Di lavoro e soddisfazioni

11 July, 2008 | da gioxx |

Ripenso ad un post di Rossella pubblicato qualche giorno fa, guardo l’orizzonte, rilasso lo sguardo e continuo a pensare. Uno squillo alla dolce metà, penso a lei, ed ancora una volta lo sguardo perso nel vuoto. Colonna sonora che mi riporta a qualche manciata di anni fa, una poltrona comoda sulla quale rilassarmi.


Maturità - da L’Orso Ciccione

Sbuffo, penso al tempo che è andato via senza che me ne accorgessi, ripenso a quei giorni tra i banchi di scuola, sono giovane lo so, sto facendo discorsi che generalmente intavola mio padre che di “piste me ne da 3” rispetto alla mia veneranda età… eppure ci penso!

Pensateci un pò su. Da piccini sognavate di terminare quanto prima la scuola per poter avere in bocca quel sapore di libertà che puntualmente vi veniva tolta da una cartella, libri pesanti e odiose persone che stavano sedute dietro un “banco più grande“, parlavano per ore, non si stancavano mai, in compenso la palpebra talvolta calava e si pensava che un giorno tutto quello sarebbe terminato e che “si sarebbe diventati grandi“. Mi girava un pensiero fisso in testa: “Meglio lavorare che stare dietro questo banco e penare come un povero disgraziato“, lo ripetevo continuamente.

Cosa buffa è che ora, quasi quotidianamente, ripeto una frase che gli somiglia molto: “A quando la pensione?“. Ed ecco quindi che si avanza per stadi, si cresce ancora, si abbandonano quei pensieri che il ragazzetto ha continuamente in testa (figa, figa, figa) e si pensa da grandi (vagina, vagina, vagina). Siamo moneta di scambio, qualcuno più in alto di noi (no, non così tanto in alto) sfrutta otto (e più) ore della nostra vita scambiando la prestazione con vile danaro, strumento principale di acquisto dei beni che ci circondano, talvolta futili, talvolta necessari.

Liberate la mente, analizzate attentamente quella che è la vita di molti di noi ogni giorno, 365 giorni all’anno, 366 nei bisestili, talvolta anche di più se siete un supereroe o una qualche entità sconosciuta all’umanità intera … La mattina ci si alza, ci si prepara a fatica, l’occhio ancora mezzo chiuso gioca brutti scherzi e si rischia sempre di prendere in pieno la colonna del bagno che “separa” l’area scarico dall’area rinfresco, la macchina / il treno / il tram / l’aereo / la navicella spaziale / la groppa di Yoshi per arrivare in ufficio in orario, timbrare il nostro bel cartellino e cominciare a lavorare. C’è chi fa la cassiera, c’è chi noleggia automobili, c’è chi come il sottoscritto sopporta mandrie di bestie che hanno molta poca confidenza con quegli strani scatolotti che prendono polvere sotto le scrivanie. La storia si ripete per 5 giorni lavorativi, talvolta 6, raramente 7.

Chi te lo fa fare direbbe il figlio di papà con il Maserati e l’unico obbligo di riposarsi per la maggior parte delle ore che compongono una normale giornata da comune mortale. E’ vero, molte volte passa per la testa quella frase, rimbomba come fa il subwoofer nel baule della mia macchina (206, altro che Maserati, tzè), forse anche più. Siamo stressati, alla costante ricerca di qualcosa che possa portare soldi nelle nostre tasche cercando di fare meno fatica possibile, sporadicamente ci si inventa qualifiche appositamente per avere il bell’ufficio, la bella segretaria sotto la scrivania, la bella macchina, la bella famiglia di facciata. Spesso si cerca il posto che possa permetterci di arrivare a fine mese senza la preoccupazione di restare in mezzo ad una strada.

Sapete che vi dico? 3 anni fa ho deciso di abbandonare il posto statale perché non mi soddisfaceva. I miei vecchi colleghi sono ancora li a lavorare 6 ore al giorno (e 2 rientri pomeridiani, ndr), 5 giorni alla settimana, prendendo uno stipendio base più alto del mio e con una miriade di diritti (e assurdi vantaggi) che gli vengono concessi dalla madre patria. Ho deciso di decidere che farne della mia vita, almeno per il momento. Mi faccio un “culo a mandolino” ™ come tanti li fuori per 8 ore al giorno, lunedì o sabato non hanno differenze tra di loro, festività talvolta inesistenti. Eppure, cara Rossella, lavoro per gente che apprezza gli sforzi (i clienti, mica i capi né! :P ), ringrazia qualche volta, ti dona quella sensazione che -una volta usciti da quel maledetto loculo- ti fa sentire bene e ti permette di esclamare: “Si, oggi sono soddisfatto e ho fatto il mio porco lavoro!” (dove “porco” è voluto), ti fa rientrare a casa e apprezzare quello che hai, salutare la tua metà sorridendo perché anche oggi sei un pò più ricco dentro avendo dato quel minimo di senso alla giornata, un abbraccio vale più di mille pensieri e parole.

C’est la vie, e noi ce la si vive così come ce la danno! (da leggere a mò di Roberto Benigni Style), dai che ce la fai anche tu ;)

Addendum: avete notato che ’sto post è tutto un pensiero? Carini e coccolosi lettori, voi non avete letto nulla! :mrgreen:

  1. 5 Risposte a “Di lavoro e soddisfazioni”

  2. da NinnaNo Gravatar il 11 Jul, 2008 | Replica

    Dipende caro Gioxx.
    Io ho già grandi soddisfazioni. Potrei fare mille lavori ma niente supererebbe quello che ho già.
    Lavoro per non annoiarmi a casa.
    Sono ancora libera di pensare di poter stravolgere la mia vita quando più ne ho voglia perché sono già soddisfatta.
    Il lavoro è solo una cosa in più e non mi dona la sensazione di cui parli.
    Mi fa solo sentire che sto combinando qualcosa di diverso dal fissare il muro.
    La mia ricchezza non risiede nelle ore scritte sulla mia busta paga e spero che possa essere così per molto ancora.
    Quando il lavoro sarà la mia più grande soddisfazione vorrà dire che allora avrò sbagliato qualcosa nella mia vita.

  3. da gioxxNo Gravatar il 11 Jul, 2008 | Replica

    Mi sa che hai sbagliato coordinate: non ho detto che il lavoro è la più grande soddisfazione della vita ma solo che bisogna sforzarsi di andare avanti e fare anche quello! :D

    La mia mica era paternale, era solo riflessione aperta a discussione! ;)

    e, tanto per dire, se leggo l’ultima frase con “fatto qualcosa di sbagliato nella vita” sembra quasi che io sia in errore secondo il tuo giudizio, porca vacca… mordi prima che io cominci a ringhiare? :P

  4. da NinnaNo Gravatar il 11 Jul, 2008 | Replica

    Io parlavo per me e non per te.
    E’ la mia filosofia di vita, stessa filosofia che non prevede il dovermi sforzare per qualcosa che non sarà di sicuro la soddisfazione che “ti fa rientrare a casa e apprezzare quello che hai, salutare la tua metà sorridendo perché anche oggi sei un pò più ricco dentro avendo dato quel minimo di senso alla giornata, un abbraccio vale più di mille pensieri e parole.”
    Non è questo che mi arricchisce.
    Ognuno poi è libero di arricchirsi con quello che meglio crede.
    Il lavoro non mi rende migliore. Sono le scelte che faccio e le decisioni che prendo e le persone con cui mi confronto tutti i giorni a rendermi migliore e soddisfatta di me stessa.
    Sono punti di vista.
    Per me il lavoro è solo un passatempo e lo tratto come tale. Il giorno che diventerà una ragione di vita forse cambierò idea.

  5. da gioxxNo Gravatar il 14 Jul, 2008 | Replica

    Te rasò, solo punti di vista, meglio non continuare quindi, altrimenti ci cozziamo malamente e non voglio / volevo assolutamente! :P

  6. da DanieleNo Gravatar il 15 Jul, 2008 | Replica

    Ninna, quando dici “Per me il lavoro è solo un passatempo e lo tratto come tale” si può convalidare il concetto nel momento in cui si può vivere con altre entrate o quanto meno avere determinate aspettative entro il proprio budget.

    Vero dire che il lavoro non deve essere tutto nella vita, ma si possono intravedere mille sfumature a seconda di chi pensa e legge il post e i commenti qui pubblicati. Potrebbe essere un lavoro in proprio, una propria attività, un proprio investimento (con o senza la famiglia). Qualcosa che si costruisce nel tempo e può essere passato da generazione a generazione.

    my 0.01 euro

Risposta al commento