Repubblica, chettefumi?

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Ultima modifica: 19/06/2013 ore 17.17


Chi sguazza quotidianamente nella rete saprà benissimo che ieri Twitter è rimasto sotto attacco DDOS per diverse ore, tornando ad essere nuovamente fruibile solo nelle ore serali. Classica pagina impossibile da caricare, comunicazione ufficiale nel blog del servizio e utenti riversati quasi completamente su friendfeed.

Nulla di preoccupante o nuovo se non fosse che -dato il recente boom mediatico smosso- Twitter è ora conosciuto a livello mondiale anche dalle testate giornalistiche e dalle agenzie stampa, italiane comprese.

Vorrei quindi focalizzare la vostra attenzione su un articolo uscito su Repubblica.it che parla proprio dell’accaduto:

repubblica.it/2009/06/sezioni/tecnologia/twitter/twitter-tilt/twitter-tilt.html

Nel caso in cui sparisca o venga ritoccata la versione originale, propongo un PNG fresco fresco dell’intera pagina web:

images.gxware.org/articoli/italia/twitter_ddos-repubblica.it_07082009.png

L’ignoranza che galoppa

Vorrei riproporre due passaggi dell’articolo e vi pregherei di fare attenzione a quanto riportato, leggete attentamente:

Quello lanciato dagli hacker è stato un attacco in piena regola, che ha costretto i gestori del network a sospendere il servizio. Dagli Stati Uniti al Brasile all’Europa il servizio elettronico è andato in tilt lasciando senza comunicazione milioni di utenti. A chi ha cercato di collegarsi via web è andata ancora peggio: il server ha rifiutato l’accesso costringendo a riavviare i computer per il pericolo di infezioni.

Pericolo di infezioni? Chi ha mai parlato di infezioni all’interno del sito web? L’attacco portato a compimento da “sconosciuti acari della polvere” (l’abuso del termine hacker in Italia è moda da sempre) ha semplicemente fatto cedere i server per il carico di richieste eccessivo.

Provate ad immaginare che effetto farebbero 2 milioni o più di utenti (tanto per sparare un numero a caso) collegati contemporaneamente su un unico sito web: esattamente ciò che è accaduto a Twitter. Nessuno ha “bucato” il loro spazio web inserendo codice malevolo che si sarebbe scaricato sulle macchine di ignari utenti capitati per caso da quelle parti.

E, come se non bastasse:

I responsabili del servizio hanno dovuto riconoscere di essere oggetto di un attacco rivelando al contempo anche la vulnerabilità di un sistema a cui milioni di persone affidano le proprie informazioni. Subito sul web si sono moltiplicati gli alert e gli inviti a non procedere con gli acquisti e le comunicazioni elettroniche che utilizzano questo servizio. Proprio l’ecommerce è stato uno dei volani principali del successo di Twitter. “Non potremo riprendere prima di aver assicurato la sicurezza ai nostri utenti”, hanno specificato dall’ufficio newyorchese

Qualcuno ha mai visto pagine dedicate all’e-commerce su Twitter? Io no, e forse neanche i milioni di utenti che lo utilizzano quotidianamente. Twitter è un sistema di microblogging, non un mirror di MediaShopping del “Papi“, a meno che il giornalista de La Repubblica non stia usando una versione Alpha di Twitter che uscirà nei prossimi anni.

La cosa ridicola e preoccupante allo stesso momento è sempre la stessa: ignari utenti che navigano sporadicamente nel web e magari hanno aperto tempo fa un account su Twitter perché costretti dal figlio / nipote / fratello / sorella / altro individuo, sentiranno quel sottile brivido percorrere la schiena per la paura di aver regalato i propri dati sensibili all’uomo nero, alzeranno la cornetta e chiameranno l’amico dell’amico che “è tanto bravo coi compiutérrrr e lo tortureranno con domande stupide per cercare di capire il da farsi, come se fosse successo chissà cosa.

Repubblica … un consiglio spassionato: magari fate aprire al giornalista un account sul noto Social Network, capirà da solo che razza di puttanate ha scritto, magari già che ci siete cambiate anche revisore, così forse certi articoli muoiono ancora prima di essere accettati e pubblicati sul web, dove “anarchici blogger saccenti pensano di saperne più di voi e osano correggere ciò che voi predicate“.

Con tanta stima e affetto.

  • http://www.giovy.it Giovy

    ‘mazza che cazzone appeso!
    Mai lette tante minchiate in un articolo solo! Bah…

  • http://gioxx.org gioxx

    @ Giovy:
    vuol dire che si sono impegnati Giò! ;-P

  • http://matteo.cisilino.com Matteo Cisilino

    Bhe murdoch lo ha detto ” la comunicazione gratuita non è di qualità” per quello quelle sottospecie di articoli vengono pubblicati a gratis , solo castronerie .. vorresti pagarle ? :)

  • scorp

    Ma li leggessero sti articoli i redattori di Repubblica… =P

  • Sanghino

    E pensate, a noi spesso capita di sorridere (piangere) quando vengono scritti questi articoli che parlano di rete … e se lo stesso capitasse anche su tutti gli altri argomenti ?!?! Se questo è il livello dell’informazione in Italia … e stiamo parlando del secondo quotidiano per diffusione e del primo come accessi web …

    W i blogger !!!

  • http://gioxx.org gioxx

    @ Matteo Cisilino:
    Guarda, se dovessi pagare certe notizie preferirei andare a chiedere alla portinaia di un qualche palazzo piuttosto che “alla comara di paese”, forse sarebbero più attendibili :P

    @ Sanghino:
    Ecco, preferisco mille volte l’informazione che “viene dal basso”, quella vissuta dai protagonisti che la raccontano … la considero certamente più attendibile di quella recuperata dal sito dell’ANSA e amplificata con parole / situazioni / citazioni pescate a caso per far numero ;)

  • Pingback: RSS Week #64: letture per il weekend - Matteo Moro

  • http://www.wintricks.it RNiK

    Questo tuo post mi ha fatto venire in mente una serie di considerazioni che volevo condividere.

    Partiamo da una tua (giusta) affermazione:

    “l’abuso del termine hacker in Italia è moda da sempre”

    Da qui mi sono chiesto: quale termine avrebbe dovuto usare il giornalista?

    Ho dato un’occhiata sia su Wikpedia che (per scrupolo) al Jargon File ma non ho trovato un sostantivo che indichi come chiamare chi effettua un attacco DDoS.

    Nel caso dell’attacco a Twetter ed altri social network non si può parlare di cracker perché, come hai scritto tu “nessuno ha “bucato” il loro spazio web”. Non si può parlare neppure di script kiddie poiché, verosimilmente, l’attacco non è stato ad opera di una banda di ragazzini che gesticono una bot-net. Abbiamo già detto che hacker non va bene e tantomeno lamer. IMHO neppure il termine pirata informatico, tanto caro ai nostri media, è corretto visto che è abbinato al termine “pirateria” e più specificatamente a chi scarica illegalmente materiale coperto da copyright.

    Alla fine mi sono persuaso che la frase esatta da utilizzare nel contesto sarebbe stata:

    “Quello lanciato da tutt’ora ignoti criminali informatici è stato un attacco in piena regola, che ha costretto i gestori del network a sospendere il servizio.”

    Che ne pensi?

    P.S. Ovviamente non mi esprimo sul resto dei contenuti dell’articolo. Il mio disprezzo per i media-mainstream è noto a tutti e non ritengo valga la pena spenderci sopra ulteriori parole.

  • http://gioxx.org gioxx

    @ RNiK:
    come si suol dire: “ti sei fatto un gran viaggio” (mentale, chiaramente) che tutto sommato ha però portato ad una conclusione degna di nota. Criminali informatici mi sembra ovviamente il termine più adatto, va da se che le esclusioni che hai riportato sono più che valide per ciascun termine proposto ;)

    Per i giornalisti d’assalto (stile quello sopra) sai bene cosa penso: gente pagata che vive grazie a chi di queste cose ne capisce poco.