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WhatsApp su PC? Perché no! :-)

Avere a disposizione un po’ di tempo per portare a termine alcuni esperimenti che passano per la testa non è sempre un bene, potreste incappare in idee malate come quella che ho avuto qualche tempo fa: portare WhatsApp su Desktop. Di cosa stiamo parlando? Dite seriamente? WhatsApp è l’applicazione che ha fatto la felicità dei fanatici di SMS e la scontentezza degli operatori che tutt’oggi applicano tariffe non esattamente simpatiche sul singolo messaggio di puro testo inviato verso un numero telefonico mobile.

Quello che WhatsApp fa è molto semplice: inviare messaggi di testo, immagini, suoni e altro ancora ma via internet, utilizzando la sola connessione dati, non producendo quindi ulteriori costi per chi lo utilizza, a patto che dall’altro lato ci sia un telefono con lo stesso software installato, cosa decisamente comune oggigiorno (per fortuna, aggiungerei).

L’applicazione per chi ancora non lo sapesse è disponibile su tutte le piattaforme più comuni, a pagamento o gratuitamente (dipende proprio dalla piattaforma che si ha a disposizione).

L’idea

Quello che ho voluto fare è stato provare a farla girare su un Android emulato dato che possiedo solo telefoni iOS. Perché fare una cosa simile? Soprattutto curiosità, poi la comodità di poter usare la tastiera fisica estesa, un mouse ed un monitor dove tenere in primo piano lo scambio di messaggi tra me e gli amici :-)

Unica pecca: se intendete portare WhatsApp su Desktop, sappiate che il client installato sul telefono con la vostra SIM principale smetterà di funzionare. Può esistere un solo client WhatsApp collegato per numero di telefono. Scegliendo quello emulato sul Desktop, quello mobile non scaricherà più i messaggi, dando il ben servito con un semplice messaggio a video per errore di autenticazione, con necessità di ricollegare (quindi effettuare una nuova verifica) del numero di telefono tramite SMS o telefonata.

La fattibilità

Presto detto (e fatto). Contrariamente ad un passato fatto di macchine virtuali più o meno aggiornate e pronte per VMWare, oggi è possibile trovare software che permettono di mettere in piedi il tutto senza la benché minima conoscenza, sforzo ed eccessivo impiego di tempo. Quello che ho personalmente provato è YouWave: un Virtual PC (Microsoft) ben mascherato che permette di accedere ad un Gingerbread 2.3 e a qualsiasi applicazione liberamente scaricabile da Google Play.

YouWave è un software a pagamento (circa 15$, spesa effettivamente bassa considerando il cambio di moneta favorevole), ma potete scaricarlo e provarlo gratuitamente per 7 giorni.

Attenzione: Se avete già un Virtual PC installato sulla macchina potrebbe dare dei problemi, l’importante è che durante l’installazione questo non sia già aperto e in uso.

Inutile parlarvi dell’installazione, è un banale avanti-avanti-fine come da “migliore tradizione“. Quello che c’è da sapere è -una volta avviato l’Androide- che basterà aprire il browser, navigare sul sito di WhatsApp (www.whatsapp.com) quindi andare nella sezione Download e scegliere Android, o più semplicemente puntare direttamente al pacchetto di installazione disponibile su whatsapp.com/android/current/WhatsApp.apk!

A pacchetto installato vi verrà chiesto di inserire manualmente un numero di telefono così da poter verificarne la proprietà. Ovviamente non essendoci una SIM installata nel sistema virtuale non sarà possibile ricevere il SMS di conferma con il codice da inserire. Vi toccherà quindi attendere che il countdown arrivi al termine per far partire la telefonata che arriverà sul vostro vero cellulare e vi permetterà di ascoltare la voce automatica che vi “consegnerà” il codice da inserire a video.

Il risultato? Giudicate voi stessi! :-)

YouWave - WhatsApp su Desktop! (clicca per ingrandire)

Velocità di consegna e qualità del servizio identiche rispetto al client installato sul telefono, potete in ogni caso inviare e ricevere file multimediali e -ammesso che abbiate caricato la rubrica nel sistema virtuale- vedere e chattare anche con altre persone che usano già WhatsApp. Non avete a disposizione l0 storico delle chat (succede anche sul telefono fisico, ndr) e tutto quello che scrivete o ricevete durante questo esperimento NON sarà disponibile in seguito sul cellulare.

Attenzione: Ancora una volta occorre fare attenzione al fatto che il servizio consente una verifica ogni ora circa. Ciò vuol dire che se avviate e verificate il vostro client WhatsApp emulato su Android alle 15, non potrete farlo ripartire correttamente sul cellulare prima delle 16.00!

Insomma, si tratta di un esperimento tanto semplice quanto veloce da mettere in pratica. L’unico fastidioso difetto trovato è l’impossibilità di cambiare il layout della tastiera, l’italiano non compare tra le lingue disponibili, vi toccherà quindi ricordare di avere a che fare con una tastiera americana dove tutti gli accenti e parte della punteggiatura è in posti differenti a dove solitamente siete abituati a premere. Per farvi un’idea date un’occhiata alla scheda (e l’immagine della mappatura pulsanti) su Wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/File:Computer_keyboard_US.svg. Non so (e non ho fatto ricerche in merito) se esiste la possibilità di aggiungere un pacchetto lingue in seguito (magari usate i commenti per farmelo sapere :-)) così da rendere assolutamente perfetto il software.

Solo ieri sono venuto a conoscenza che esiste un secondo software stile YouWave, ma gratuito e disponibile già in versione beta su bluestacks.com:

Mancano alcune feature ma ce ne sono delle altre niente male, soprattutto se possedete già un telefono Android e volete sincronizzare la “versione” Mobile con quella Desktop!

L’unico limite è la vostra fantasia e il tempo che deciderete di investire in questi strani esperimenti, che permettono però di avere il proprio mondo a portata di click ovunque voi siate, cosa che allo stato attuale con iOS desidererei tanto ma che non è possibile fare!

Buon divertimento!

Il mondo Ultrabook: Asus Zenbook sul banco prova

La sempre più insistente ricerca del portabile ci porta oggi a parlare di Ultrabook, concetto sviluppato e realizzato anche grazie a (ed in contrasto con) Apple e all’introduzione del suo MacBook Air, non troppo “espandibile” ma perfetta soluzione quando c’è da avere a disposizione un portatile con il minimo ingombro e il minimo peso.

L’obiettivo di Intel è molto semplice: conquistare la sua fetta di mercato posizionandosi ambiziosamente tra l’affermato portatile di casa Apple e i tablet che negli ultimi anni hanno permesso a tanti utenti (entry-level e non) di vivere costantemente “al passo” con la propria vita digitale. Quello che manca ad un tablet è ciò che da sempre caratterizza un portatile con sistema operativo completo (e applicazioni annesse), possibilmente Windows per chi non vuole passare al sistema operativo di Cupertino o pensa di non voler spendere la cifra richiesta per poi installarci un doppio sistema a bordo.

Insomma, quello che ho fatto è stato prendere, utilizzare e mettere a confronto i due portatili che Intel spinge molto in questo momento: Acer Aspire S3 e Asus Zenbook UX31E.

Asus Zenbook UX31E

Senza perdere troppo tempo sulle specifiche tecniche che potrete trovare sui rispettivi siti web dei produttori (vi basterà fare clic su uno dei due modelli appena citati, verrete immediatamente riportati alla pagina riepilogativa del prodotto), quello su cui mi vorrei focalizzare è il mio soggettivo parere. Sono entrambe belle macchine nella totalità, nonostante quella ricerca della perfezione estetica da parte di Asus che da sempre la contraddistingue dal resto del mercato, già a partire dal packaging, ed è proprio su questa macchina che baso il mio articolo.

Proviamo quindi a capire perché mai si dovrebbe scegliere un Ultrabook al posto di un MacBook Air o di un qualsivoglia altro portatile “standard“. I miei punti vengono discussi prendendo in considerazione proprio il modello Asus:

  • la differenza di prezzo è tutto sommato accettabile, si parla di 957€ per un modello base Air (quello più simile allo Zenbook costa attualmente 1260€) contro i 1170€ per lo Zenbook Asus, prezzo più basso disponibile secondo Google, quindi più basso anche del modello Air equivalente;
  • la (tutto sommato, ndr) piccola differenza di prezzo non equivale quella prestazionale tra i due prodotti, si salta da un i5 ad un più performante i7, entrambi con 4GB di memoria a bordo, con uno schermo da 13,3″ nonostante l’Asus lo proponga HD con risoluzione massima a 1600×900;
  • assolutamente valido lo spazio disco: ben 256GB sullo Zenbook, rigorosamente a stato solido, contrariamente all’Air che monta di default 128GB (256 disponibili nel portatile da 1512€);
  • stesse caratteristiche per la scheda video e per il peso e le dimensioni della macchina, fondamentali quando si parla di portabilità.

Insomma, due macchine davvero molto performanti e simili per qualità finale, ma differenti quando servite sul piatto “as-is“, è palese che Intel e le aziende che hanno deciso di schierarsi a favore degli Ultrabook vogliono offrire un prodotto che rispetti le aspettative e che valga il denaro speso, uno dei motivi principali che spinge troppo spesso ad arrangiarsi a favore dell’economicità più che della qualità.

Ma avete realmente necessità di un Ultrabook?

Un po’ come l’angelo e il diavolo della coscienza, la domanda posta mi sembra più che lecita, e va molto ben analizzata prima di spendere una cifra importante. L’Ultrabook ha -come tutto- diversi pregi e difetti, questi ultimi piccoli o grandi in base a quelle che sono le esigenze dell’utilizzatore finale.

Nonostante non si faccia praticamente più uso del lettore / masterizzatore DVD (non è il mio caso, ndr) questo vi tornerà utile o addirittura necessario nel peggiore momento che possiate aspettarvi. Si chiama legge di Murphy e tanti miei colleghi (e non solo) la conoscono bene: it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Murphy.

Lo stesso dicasi per le porte USB, mai abbastanza quando si ha la necessità di attaccare…

il mouse (sa, non so usare bene il touch!), la tastiera (sa, la comodità!), l’iPod, l’iPhone e l’iPad (sa, sono fan Apple e ho tutto anche se non utilizzo niente), le due o tre chiavette USB (sa, è bene averne sempre più di una!) insieme all’hard disk esterno (le serie televisive non ci stanno nelle chiavi!) e lo sparamissili o lo scaldatazza (non ho resistito all’acquisto).

Chi però fa un mestiere più a contatto con il cliente finale e magari non troppo tecnico, probabilmente non avrà necessità di tutte queste porte libere o di drive dichiarati “obsoleti“. E’ la “classe iPad”, che grazie ad un Ultrabook potrebbero finalmente ottenere il giusto mezzo di cui hanno necessità per la sopravvivenza quotidiana nella giungla lavorativa, grazie anche all’ottima durata della batteria (ottimizzata anche grazie al software Asus già installato da fabbrica) e la facilità / velocità della sospensione del sistema.

In conclusione

Una prova che mi ha permesso di arrivare ad un risultato ben definito: adoro e continuerò ad andare fiero della mia macchina più standard, comunque Intel-dotata ma meno alla moda (occhio, non è dispregiativo), questa estrema portabilità non mi è necessaria e lo zaino mi permette di trasportare senza troppa fatica il mio portatile (al resto ci pensa l’automobile o il mezzo pubblico!).

Nonostante questo posso assicurarvi che questo tipo di prodotto è molto valido, un acquisto sicuramente consigliato nel caso in cui voleste prendere un Air (per necessità, sia chiaro) ma voleste risparmiare qualche soldino pur rinunciando all’ottima qualità.

A me non resta che ringraziare Intel e augurare a tutti vuoi un buon lavoro :-)

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Navigazione: Garmin nüvi® 3490LMT sul banco prova!

Il navigatore GPS è uno degli oggetti che difficilmente manca nelle vetture di tutti coloro che viaggiano abitualmente, sottoscritto compreso. Qualche anno fa sono passato da Tom Tom a Garmin e nonostante tutti i “cavalieri” che difendono a spada tratta la casa olandese, quella americana non mi ha mai dato tutti quei problemi dei quali si sente o legge in giro. Fortunato? Attento e sempre al passo con gli aggiornamenti? In ogni caso fino ad oggi posso ritenermi soddisfatto dai loro prodotti (stand-alone o software per telefoni).

Un paio di settimane fa sono stato contattato dall’agenzia che cura i rapporti con la stampa per conto di Garmin, mi ha fornito un’interessante immagine che riepiloga la storia del navigatore satellitare, dagli inizi a come lo conosciamo oggi noi tutti, che ripropongo volentieri:

GPS TimeLine di Garmin (clicca per ingrandire)

E’ bello vedere come una tecnologia nata militare ha lentamente potuto prendere piede, vivendo poi una rapidissima escalation negli ultimi anni che l’ha portata ad entrare nella vita del guidatore :-)

Ma più di tutto mi interessava mettere le mani sul loro ultimo prodotto di punta: il nüvi 3490LMT, che sono riuscito ad ottenere per un test.

Sottile (parecchio), leggero, molto simile ad un iPod Touch o un iPhone dal quale ha “ereditato” la possibilità di sfruttare la modalità landscape, una delle due ‘posizioni‘ di utilizzo per sfruttare la base in automobile o la semplice mano magari durante una passeggiata. Porta con se le ultime mappe realizzate da Navteq e include tutto quello che potete trovare in un qualsiasi navigatore di fascia minore della stessa casa produttrice.

Perché quindi spendere di più? Quello che fa la differenza è il tipo di servizi e supporto legato a questo prodotto specifico, probabilmente il primo così “in alto” a stabilire un fermo pagamento per l’ottenimento di mappe sempre aggiornate e aggiornamenti traffico in tempo reale anch’esso “lifetime“. Entrambi i servizi sono sempre stati offerti nel primo anno (massimo due) di vita di qualsiasi dispositivo commerciale, passando poi a pagamento per permettere l’allungamento della vita dell’hardware, quasi sempre già pronto per durare nel tempo.

Schermo full-touch da 4,3 pollici, funzione anti-traffico costantemente aggiornata (un aggiornamento ogni mezzo minuto), al prodotto finale contribuiscono anche il chip bluetooth integrato (che quindi permette di avere un vivavoce per il proprio telefono a costo zero) e i comandi vocali che permettono di non togliere le mani dal volante e di partire immediatamente senza perdere tempo a programmare il proprio viaggio!

Ho avuto modo di usare il navigatore per 15 giorni, ho cercato di tenerlo attivo in tratte cittadine e autostradali, valutando ogni cosa e tenendo d’occhio anche le segnalazioni riguardanti gli autovelox. Il 3490LMT si è sempre comportato bene ma non mi ha mai fatto rimpiangere il mio 255 W(T), un navigatore di diversi anni fa che con le giuste mappe (aggiornate lo scorso anno su giusta segnalazione automatica all’accensione) e gli aggiornamenti dei PDI disponibili grazie ai ragazzi di POIGps ancora riesce a portare a termine il suo sporco lavoro. Insomma, un prodotto che nulla introduce ma piacevolmente conferma. Conferma che Garmin ancora una volta può e vuole tenere al passo l’hardware, basandosi su un software solido e sempre semplice come anni fa.

Deluso? Forse un po’, eppure in fin dei conti un dispositivo di navigazione deve svolgere un semplice compito: portare la persona dal punto A al punto B, con delle deviazioni, autovelox e salti di coda dove possibile, nonostante non ci sia alcuna soluzione definitiva al traffico (se non abbandonare completamente i mezzi privati, navigatori compresi! :-D).

Grazie a Garmin per avermi permesso di fare questo test, spero capiscano le mie perplessità e invito chiunque voglia discuterne e mettere in dubbio il mio personale giudizio (senza polemiche sterili, possibilmente ;-)) a lasciare un commento.

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Xbox 360: FIFA 12

Il doversi ricredere è sempre difficile, ma è importante farlo quando un titolo merita la “sentenza d’appello” dell’inesorabile controller con giocatore annesso ;-)

Ho giocato la mia prima vera partita a Fifa 12 in occasione dell’evento Telecom, sfidando persone che avevano già giocato il titolo e che magari non si lasciano sfuggire qualche partita di tanto in tanto, portando a casa risultati inaspettati. Oltre a sorridere per le vittorie o i pareggi strappati a gente con più esperienza di me, ho potuto realmente apprezzare alcune delle caratteristiche del titolo EA che tanto va a competere con l’azienda rivale per eccellenza, Konami.

Devo ammettere immediatamente una cosa: se hai imparato a giocare a Pro Evolution Soccer, Fifa è più semplice da tenere a bada. Certo il primo momento di smarrimento c’è, e bisogna in ogni caso prendere confidenza con i controlli (da mettere rigorosamente in stile “Alternativo”, ndr). Eppure lo trovo decisamente più semplice da giocare, sto provando a tenerlo un livello di difficoltà più alto rispetto a PES per farmi un’idea di quella che può essere realmente l’intelligenza artificiale che muove i giocatori ed il portiere avversario.

Di sicuro c’è che la mancanza della UEFA Champions League si fa sentire, non avere la corretta licenza per la gestione del prestigioso torneo è indubbiamente una grande pecca che gioca a sfavore del titolo, che sa farsi perdonare solo per altri aspetti più curati rispetto al rivale nipponico.

La grafica -almeno su console- è sicuramente uno dei punti di forza del titolo EA, la precisione nella riproduzione dei calciatori, degli stadi e la giusta quantità di complessità e quantità di elementi nei menu aggiungono un ulteriore tocco di qualità.

Si, il titolo Electronic Arts è meritevole di attenzione da parte dei giocatori che amano il genere, e nonostante io sia legato particolarmente all’avversario di scaffale targato Konami devo comunque ammettere che negli ultimi tempi tengo molto volentieri il DVD di Fifa all’interno della console, per poterlo avviare e vivere ogni volta che posso, magari dopo il  lavoro.

La nuova sfida serale è targata Fifa 12 ed è un peccato che allo stato attuale non esista però un corretto rilascio di patch che possano aggiornare le rose, gli scarpini o i palloni. Su questo bisogna ammettere la superiorità di PES che, soprattutto grazie agli amanti che ne rilasciano patch “casalinghe”, offre quel qualcosa in più che sa colmare le lacune del nostro mercato in evoluzione anche nel mese di gennaio. Come se non bastasse, un altro grande bug decisamente più comune rispetto a Pro Evolution la fa da padrone: gli errori nella telecronaca. Tra rigori inesistenti, calciatori che si scambiano identità e portieri imbattibili anche dopo aver preso 6 pappine nel primo tempo ce n’è per tutti i colori e per tutti i gusti. Davvero è così difficile riuscire a correggere questo errore che ricordo essere presente anche sui titoli che giocavo sul PC? :-(

Ho avuto anche modo di provare la modalità online, anch’essa ben realizzata e con tempi di risposta tutto sommato buoni, ma chi gioca in multiplayer lo sa bene: tutto dipende dalla qualità della connessione, non solo la vostra, ma anche di quella che c’è dall’altro lato, non è sempre valida come sperato.

E ora tutti a prendere un thè caldo con Caressa, se sommo tutti quelli che ha preso alla fine del primo tempo di tutte le mie partite immagino che quell’uomo soffrirà di insonnia per diversi anni a venire!

Telecom Italia: Opzione Play, un occhio di riguardo per i giocatori o il dovuto a pagamento?

Sono l’ultimo dei tre (qui gli altri due, Andrea assente neanche tanto giustificato!) che hanno avuto modo di provare l’opzione Internet Play di Telecom Italia, circa un paio di settimane fa, nella sede di Piazza Enaudi a Milano. Bando alle ciance di rito e ai ringraziamenti, vorrei passare ad una personale riflessione che ho avuto modo di approfondire solo parzialmente in sede, dato che la persona di riferimento doveva spostarsi rapidamente in aeroporto per tornare a Roma.

Prima di cominciare, questo è quello che è successo durante la serata:

Due Xbox 360, due connessioni di cui solo una in configurazione “Play” e due copie di Fifa 12, che ho cominciato a giocare proprio in questa occasione.

Attraverso un tecnicismo che potrebbero non capire tutti (me ne scuso), l’opzione Play configura la connessione ADSL casalinga di Telecom Italia in modalità “FastPath“, rinunciando quindi a quella Interleaved e alla sicurezza di trasmissione dei pacchetti, limitando di parecchio la latenza, i tempi di risposta / ping verso i server di gioco (e non solo, ovviamente), guadagnando così una connessione sempre reattiva. Per chi non ha capito nulla di questo periodo basta un riassunto di poche parole: meno latenza, più velocità di risposta sui server multiplayer.

Non ho alcun dubbio sul beneficio di questa modifica su una connessione casalinga usata prevalentemente per il gaming online, il VoIP o il continuo caricamento / scaricamento dati in videochat (Skype in primis), così come non è mai da sottovalutare la banda disponibile in upload, ed è proprio di questo che vorrei parlarvi, il vero tallone d’Achille italiano.

Internet Play fa parte del set di offerte Super Internet di Telecom Italia, che promettono faville per tutti i clienti che sceglieranno di versare un numero di oboli superiori a quelli inizialmente pattuiti per il normale abbonamento ADSL di casa. Lo stesso Savino ci mostra quanto è facile e veloce caricare su YouTube il video della storia di Venezia tra una tubatura rotta e una gondola di fortuna. Quella che ci viene mostrata (e metto anche me nel gruppo dei fruitori di pubblicità passate ripetutamente sul mainstream) è una barra di caricamento degna di una connessione fibra americana. Un video sufficientemente lungo caricato però in pochissimi secondi. Quello che nella realtà vedrete, è la stessa barra di caricamento un pelo più appesantita, come se nella scalata verso quel 100% gli venisse caricata addosso un panda, un elefante e l’avanzo di una zebra passata di li per caso.

L’offerta infatti riporta che la banda disponibile in upload può arrivare fino ad 1Mbit/s. Per capirci, potrete caricare un video a circa 105Kb/s. Se il video occuperà 10MB, ci vorranno circa due minuti e mezzo prima di arrivare al completamento, a patto che le condizioni rimangano buone e che la velocità di upload non oscilli troppo.

Quello che ho “lamentato” nell’adatta sede è stato proprio questo, il voler spacciare quello che già abbiamo come un nuovo servizio dalla velocità imbattibile. Sono un cliente Fastweb, tanti di voi lo sanno e ho voluto dirlo chiaramente anche durante la presentazione, eppure sarei felice se Telecom Italia -proprietaria della maggior parte delle linee fisiche italiane- decidesse finalmente di cambiare le carte in tavola e offrire quello che nessuno ha ancora osato darci: la simmetria, o per lo meno (data l’attuale impossibilità della prima detta) la verità.

Cosa offre quindi la madre delle aziende di telecomunicazioni ai clienti finali che scelgono di pagare quei 3€ in più (tornando a parlare di Internet Play)? Una configurazione più dinamica e scattante mista al maggiore supporto. Se c’è una cosa che nel 90% dei casi esiste solo sulla carta è proprio il supporto tecnico. La figura astratta che sta dietro la cornetta, il malcapitato che svolge il brutto lavoro dell’operatore di call-center, pagato poco ma sfruttato tanto, colui che deve sorbirsi tutte le lamentele dei clienti imbestialiti a causa di qualcosa pagato a prezzo pieno ma utilizzato a meno della metà per cause troppo spesso tecniche.

Torna quindi in primo piano la domanda posta nel titolo dell’articolo: quanto promesso vi è già dovuto a costo zero? Forse no, o per lo meno non vi è dovuto un trattamento migliore di tutti gli altri clienti. Se è vero (non posso dimostrarlo non essendo loro cliente, ma voglio essere fiducioso) che nei primi mesi di vita la linea viene costantemente monitorata e un tecnico si prenderà cura di modifiche e miglioramenti affinché questa resti performante e stabile nel tempo, allora posso pensare che il gioco valga la candela. Da gamer e da “internet lover” (proprio come piace a Telecom) questo potrebbe certamente giovare all’uso intensivo della propria rete ADSL e alla soddisfazione finale da cliente pagante, meno rabbia e meno operatori di call-center stressati non solo dalla casalinga di Voghera, ma anche dal giocatore che paga qualche euro in più ed è autorizzato a pretendere maggiore tutela e cura. Quei 3 euro mensili in più devono essere davvero giustificati, altrimenti non c’è motivo alcuno per scegliere un’offerta più costosa rispetto ai competitor presenti sul territorio nazionale con pari tecnologie e conto bimestrale inferiore.

Vorrei che questo articolo venisse preso come spunto di riflessione, soprattutto dall’azienda stessa, e -perché no- come spazio commenti per i clienti che hanno scelto o stanno scegliendo queste due nuove offerte, fermo restando che sono convinto di quanto detto nel mio video riepilogativo e della bontà della modifica che durante il gioco si nota, è quella sottile differenza che determina o meno un’azione vincente a spese dell’avversario:

A questo punto i ringraziamenti di rito in chiusura ci vogliono sul serio: grazie a Donato (Hagakure), Anna (Telecom Italia) e tutti coloro che in qualche modo sono stati coinvolti nell’organizzazione del test (me compreso, due giorni prima di tutti gli altri, neve inclusa nel prezzo!), con la speranza che questo articolo non venga preso come sterile polemica ;-)

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