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Xbox 360 tra abbonamenti Gold e giochi: il risparmio è possibile!

A due giorni di distanza dall’articolo scritto e comparso in origine su Wired.it (gadget.wired.it/news/videogiochi/acquistare-videogiochi-all-estero.html) vi ripropongo una riflessione a metà tra idea personale e provocazione riguardo il mercato videoludico estero messo al confronto con quello italiano fatto di tasse e corse ai rialzi, forse una manna dal cielo per i rivenditori, sicuramente meno per il cliente finale …

Chi possiede una console in casa (o in ufficio, data la sempre maggiore presenza in sala / angolo relax) probabilmente conoscerà già l’argomento, ma è bene provare a diffonderlo maggiormente per poter capire come risparmiare qualche soldino quando si tratta di metter mano al portafogli, tipicamente in concomitanza con l’uscita di un nuovo gioco o del rinnovo del proprio abbonamento al network di gioco di appartenenza (PSN, XBox Live).

GameStop, BlockBuster e i più piccoli rivenditori italiani hanno tariffe di vendita al pubblico sempre più improponibili. Acquistare un gioco vuol dire investire circa 60 euro (più o meno) per poi -magari- trovarsi di fronte a 5 ore di intrattenimento single-player o poco più. Federico ha analizzato già l’argomento durata e difficoltà oggigiorno, nettamente modificatosi rispetto agli standard di qualche tempo fa. Condivido quasi del tutto le sue motivazioni ma se provo a pensarla da cliente e rapportare il costo del titolo a ciò che offre, i conti non tornano.

Per questo motivo, chi ha possibilità di farlo e chi lo ha già fatto in passato, oggi acquista i propri giochi all’estero, tipicamente in Inghilterra, dove il costo finale del prodotto è sensibilmente inferiore.

Fatti alla mano signori: ho ordinato personalmente Assassin’s Creed: Brotherhood il 16 giugno 2010 (non appena è stata data la possibilità del pre-ordine) per un costo totale di £39.94 che -al cambio di oggi- equivalgono a € 47, comprensivi di costi di spedizione pari a una sterlina. Lo stesso titolo, uscito sui nostri scaffali lo scorso 18 novembre, costa € 69,90, prendendo come esempio lo store di Multiplayer.com. Matematica permettendo, mi sembra che il risparmio ci sia e che questa raggiunga la modica cifra di 22 euro circa.

La teoria mi piace, ma la pratica?

La pratica è presto fatta. Esistono diversi store inglesi che vendono giochi e accessori tramite comode interfacce web che permettono di gestire il proprio carrello dall’inizio alla fine dello shopping. La consegna viene generalmente evasa in pochi giorni lavorativi, un pacchetto dall’Inghilterra impiega un massimo di 10 giorni per arrivare comodamente a casa.

Alcuni esempi molto conosciuti sono: Zavvi.com, Play.com, BlahDVD.com. Tre siti web che permettono di accedere ad una serie di offerte “al ribasso” ogni qual volta esce sul mercato un nuovo titolo. La fatica più grande che l’utente è costretto a portare a termine è quella di verificare chi fornisce il miglior prezzo e mettere ciò che desidera nel carrello, quindi pagare e attendere la consegna.

Può tornarvi utile -e per questo lo segnalo- un convertitore di valute come quello proposto gratuitamente da Yahoo: it.finance.yahoo.com/valute/convertitore.

Tutta questione di lingua

La maggiore preoccupazione per chi acquista all’estero è chiaramente la lingua dei testi e del parlato contenuta nel gioco. Lecito, ma non bloccante. C’è chi apprezza poter mettere le mani su un gioco in lingua originale, chi proprio non riesce a fare a meno della localizzazione. In ogni caso -e per ogni esigenza- si può sperare e ci si può informare preventivamente riguardo la lingua contenuta nel titolo che si andrà ad acquistare.

Diversi forum di settore dedicano interi thread sulle versioni internazionali dei giochi, discutendo -appunto- di lingue contenute nelle versioni disponibili in giro per il globo, stando sempre attenti a evitare le versioni NTSC dedicate solo ed esclusivamente al mercato americano (l’Europa tutta, Italia compresa, usa la codifica PAL). Da poco tempo è stato inoltre aperto un sito web totalmente dedicato allo shop d’oltremare con consigli, prezzi più bassi e lingua contenuta: GamePal.it. A voler prendere spunto ancora una volta da “ACB” (Assassin’s Creed: Brotherhood, ndr), questa è la conferma di lingua italiana contenuta nel disco del gioco per Xbox 360: gamepal.it/archives/2128 (qui la conferma per PS3), una certezza in più per chi intende acquistare fuori porta risparmiando i 20 euro dei quali vi ho parlato ad inizio articolo.

E per giocare online?

Possessori di Xbox Live Silver unitevi, l’abbonamento Gold a prezzo ridotto aspetta solo voi! Microsoft rende disponibili abbonamenti alla piattaforma con tagli da 3 e 12 mesi, a prezzi che variano dai 30 ai 60 euro (date una occhiata a questa lista generata da Twenga). Esistono diversi siti web (o lo stesso eBay attraverso le sue aste) che permettono di ottenere card di abbonamento in modo facile e veloce. Basta selezionare il taglio mesi scelto, pagare tramite un ormai comune account PayPal (vita facile anche per i possessori di carta PostePay quindi) e attendere la scansione della propria card via posta elettronica, il tutto entro pochi minuti, massimo un’ora.

Fino ad ora ho avuto una buona esperienza con 360XboxLiveCode che però risulta da tempo in “Sold Out” su tutta la linea. Nella stanza Xbox 360 Gamers su Friendfeed ho dato personalmente origine ad una discussione con l’intento di raccogliere riferimenti e siti web affidabili per l’acquisto di codici XBox Live Gold 12 mesi (e non solo) a prezzi più bassi. Anche in questo caso si parla di un risparmio che può variare dai 10 ai 20 euro per abbonamento da 12 mesi (diversa è la proporzione per minori mesi o per l’acquisto di Microsoft Points), il che -se sommato ai precedenti 20 risparmiati per titolo a prezzi italiani attuali- costituisce una buona alternativa al mercato ordinario facendo pendere l’ago della bilancia verso “l’e-shopping” che può portare diverse soddisfazioni.

In ogni caso è d’obbligo ricordare di informarsi bene prima di fare acquisti e spendere i propri soldi. Fare errori è semplice e può capitare a chiunque, bisogna solo perdere qualche minuto in più prima di dare in giro i propri dati. Occhio sempre alla vostra carta di credito, se potete utilizzate sempre carte prepagate (PostePay andrà benissimo).

Divertitevi, le alternative ci sono, possono essere sfruttate da chiunque, basta volerlo! :-)

iTunes: storie di una casistica

Era ormai da qualche giorno che l’iTunes installato a casa (e anche quello installato sul portatile dell’ufficio) tentava di scaricare “South Africa 2010“, piccola applicazione che ho utilizzato durante i mondiali di calcio che si sono tenuti quest’anno e che ho cancellato al loro termine. Causa distrazione avevo lasciato l’applicazione salvata nel disco del mio portatile, cancellata solo in occasione di un ultimo aggiornamento di una manciata di tempo fa, senza però riuscire ad impedire ad iTunes di tentare di riscaricarla ogni volta.

Inutili i tentativi di capire dove mettere mani. Ovunque il mio account si connettesse, faceva partire automaticamente il download dell’applicazione da iTunes Store. A questo punto ho trovato e compilato il modulo che serve a contattare il supporto Apple per poter ricevere aiuto riguardo le tematiche legate proprio allo Store. Una volta inseriti i miei dati e dichiarato il nome dell’applicazione ho semplicemente fatto presente che non riuscivo a liberarmi dell’applicazione ormai non più gradita:

Ecco quindi la richiesta (togliendo giusto qualche campo):

Web Order # :
Support Subject : App Store
Sub Issue : Downloading and updating Applications
See additional info below
OS version: Windows XPSP2+
Country: Italy
iTunes version: iTunes 10
Specific request: I have another App Store related question (explain below)
Device: iPhone 3GS
Item title: South Africa 2010
Details:
I continually receive an error message when I attempt to resume the download. I don’t want to download this application. Can you help me? Thanks in advance. Is not in my iTunes Library but iTunes try to download the app every day.

La risposta è arrivata via posta elettronica esattamente 5 ore dopo:

Dear Giovanni,
Greetings from iTunes Store Customer Support!!

My name is Soumya. I understand that the App is giving download error. I am sorry for the inconvenience caused due to this.

I have manually removed it from your pending download. Everything seems to be fine now.
If you have any further query regarding iTunes Store please write back to me. I would be more than happy to assist you further. Thank you for being a valued iTunes Store Customer.
Have a great day, Giovanni!!
Sincerely,

Soumya
iTunes Store Customer Support

I work from Wednesday to Sunday in 7.00 AM to 4.00 PM (CST).
Thank you for allowing me the opportunity to assist you. You may receive an AppleCare survey email, any feedback you provide would be greatly appreciated.

Inutile dire che dalla ricezione della mail, nel mio account iTunes non era più presente alcun messaggio per download in sospeso, lasciandomi di stucco per la rapidità e la cortesia dell’operatore nel togliere di mezzo il fastidio. Chiaro che sarebbe più bello poter gestire in autonomia questo tipo di cose ma almeno -non potendolo fare-  è bello contare su qualcuno che dall’altro lato è pronto a gestire e risolvere la problematica.

Spero di poter essere di aiuto a qualcuno nella stessa condizione :)

Foursquare: è caccia al badge!

Buongiorno e buon sabato a tutti i miei lettori. Oggi voglio riservare uno spazio del blog al fenomeno Foursquare e alla geolocalizzazione. Ho risposto in modo riassuntivo ad una domanda posta a Wired riguardo la possibilità di sbloccare i badge più rari, qui la mia risposta:

gadget.wired.it/faq/applicazioni/come-sblocco-i-badge-piu-rari-su-foursquare-kikkax.html

e qui di seguito l’articolo intero che vi introduce alla funzione puramente ludica del servizio ideato e offerto da Dennis Crowley e Naveen Selvadurai.

Geolocalizzazione? Reperibili sempre e ovunque con un semplice clic e una connessione mobile?

Con buona probabilità tutto questo può essere tradotto con una sola parola: Foursquare. Servizio neanche tanto innovativo che sfrutta la solita salsa social e che ha a capo chi nel 2000 aveva già introdotto l’argomento finendo per essere il primo team a riuscire a realizzare un progetto valido che ha catturato l’attenzione di Google nel 2005, che solo oggi (a distanza di un anno circa dalla chiusura di Dodgeball datata febbraio 2009) è rinato dalle ceneri migiorando notevolmente e conquistando la massa, la stessa che lo utilizza tramite dispositivi mobili o dal browser del proprio PC (aziendale o privato che sia).

Tanti dibattiti sulla validità dell’idea, su quanto possa rimetterci la privacy di ognuno di noi e sul prendere sul serio o meno questo grande gioco che può essere mandato avanti in qualsiasi punto del globo, ovunque ci si trovi. Quello di cui parleremo oggi però è la parte puramente ludica del tutto. Foursquare mette infatti “in palio” decine di badge che possono essere sbloccati solo in particolari condizioni, in luoghi ben definiti, durante eventi sporadici. La lista originale è molto lunga e potrebbe non interessarvi perché diversi badge sono ormai “scaduti“. Ecco quindi cosa rimane, ciò che l’utente potrà conquistare. Immagini e spiegazioni potranno aiutarci in questo veloce viaggio nel panorama badge di Foursquare! :)

Newbie (Neofita) Badge Adventurer (Avventuriero) Badge Explorer (Esploratore) Badge Superstar (Superstar) Badge Bender (Sbronza Lunga) Badge Crunked (Stonato) Badge Local (Del Posto) Badge Super User (Super Utente) Badge Player Please! (Latin Lover) Badge School Night (Notte Infrasettimanale) Badge Far Far Away (Molto Molto Lontano) Badge Brooklyn 4 Life (Brooklyn Per Sempre) Badge Photogenic (Fotogenico) Badge Gossip Girl (Gossip Girl) Badge Douchebag (Idiota) Badge Animal House (Animal House) Badge Socialite (Persona Mondana) Badge Overshare (Troppe Informazioni) Badge Ziggy's Wagon (Furgoncino di Ziggy) Badge Don't Stop Believin' (Non Smettere di Crederci) Badge Gym Rat (Fissato con la Palestra) Badge Trainspotter Badge Road Warrior (Sempre in Strada) Badge Jetsetter Badge 16 Candles (16 Candeline - Compleanno) Badge Zoetrope (Film) Badge Pizzaiolo (Pizza) Badge Jobs Apple Badge Warhol (Warhol) Badge Babysitter Badge Swarm (Sciame) Badge Super Mayor (Super Sindaco) Badge I'm on a Boat (Sono in Barca) Badge Yard Bird (Harvard) Badge Metro Badge Bravo Badge Real Housewife (Vera Casalinga) Badge Top Chef (Miglior Chef) Badge Fashionista Badge Lookin' for Love (Cercando l'Amore) Badge Foodie (Appassionato di Cibo) Badge Groupie (SXSW 2010) Badge Historian (Storico) Badge Graphic.ly Badge A-List Badge

Immagini e schede dedicate sono fornite da Enrico attraverso foursquarebadges.it, che ha da poco portato in Italia una copia in lingua nostrana di quanto già aveva messo in piedi e reso pubblico il sito 4squarebadges.com tempo fa. Ciascun badge è dedicato ad un evento, ad una condizione particolare che l’utilizzatore dovrà riprodurre per poter sbloccare il proprio riconoscimento, si va dal più semplice al più difficile, ormai questo gli utenti dovrebbero saperlo ;)

Una difficile conquista

Contrariamente ai tanti facilmente ottenibili con un quotidiano utilizzo dell’applicazione, ci sono diversi riconoscimenti che possono essere sbloccati solo in particolari luoghi e / o in particolari date. Ne ho scelto qualcuno, ecco cosa potrebbe quindi capitarvi …

Siete tipi da “Rhythm and blues” e vi capita casualmente di far una sosta a Chicago? Explore Chicago ha permesso la realizzazione di un riconoscimento che dopo aver effettuato 5 check-in in 5 luoghi differenti a scelta tra quelli proposti vi permetterà di sbloccare il “Chicago Blues Badge“!

Se invece doveste capitarvi prossimamente di far tappa a New York per un viaggio di piacere o di lavoro, sappiate ad esempio che il badge “Far Far Away” (Molto Molto Lontano) potrà essere sbloccato a Manhattan, effettuando un check-in in un luogo a vostra scelta situato a nord della 59a strada.

Se New York non fa per voi consiglio il Canada, magari Vancouver a voler essere particolarmente puntigliosi. Qui potrete gironzolare per la città utilizzando i mezzi TransLink SkyTrain e sbloccare dopo 10 check-in il badge “Transit Champion Badge“.

Per concludere questa piccola parentesi sulla stranezza di taluni badge potrei affidarvi una missione tanto particolare quanto costosa, potrei chiedervi un semplice check-in da effettuare a soli 30.000 piedi di distanza da terra! Già perché il riconoscimento “Mile High Badge” potrà essere ottenuto esclusivamente connettendosi da un volo aereo coperto da connettività GoGo WiFi alla “modica cifra” di 12 dollari e 95 cent.

La lista delle stranezze e della particolarità è davvero lunga. Peccato che mote di queste siano realmente accessibili solo per chi vive fuori dall’Italia, America in prima fila. Una piccola eccezione che va molto di moda è offerta dalla nota catena di caffetterie Starbucks che -creato il proprio Barista Badge- chiede 5 check-in in 5 sue coffeehouse differenti, ve la cavate con poco, basterà fare una puntatina a Londra o in un qualunque aeroporto limitrofo all’Italia per trovarne diverse a vostra disposizione :)

Giocare sporco, una mancata netiquette

E’ di una manciata di giorni fa una discussione molto accesa riguardante il “corretto utilizzo” del servizio, la caccia senza sosta al badge (evidentemente ci si accontenta di poco) e il diverbio sul cosa è giusto fare e cosa no. Giocare sporco su Foursquare è molto semplice: esiste un controllo basilare che oltre a segnalare che probabilmente non ci si trova realmente nei pressi di un determinato posto dove vogliamo effettuare il check-in, lascia comunque proseguire il salvataggio della propria posizione, assegnando punti e sbloccando badge (non sempre funziona, ndr).

E’ intervenuto sull’argomento Donato, stilando una serie di buone regole che sarebbe bene seguire se si decide di giocare pulito e “sudarsi” i propri riconoscimenti. E’ ovvio che la discussione è solo all’inizio, l’argomento è relativamente giovane e merita un’analisi più approfondita, magari proposte da parte di chi abitualmente utilizza questo tipo di applicativi e adora rendersi partecipe del gioco.

E voi utenti registrati e futuri utilizzatori, come preferite utilizzare Foursquare? :)

iPhone, iOS 4 e problemi con le autoradio non di serie

Le discussioni ormai abbondano e al posto dei problemi e dei dubbi rimangono solo le certezze. Con l’avvento di iOS 4 (quindi anche con l’ultimo firmware 4.1 disponibile e probabilmente con il prossimo 4.2 attualmente in beta) Apple ha evidentemente cambiato qualcosa nella gestione della musica tramite connessione USB, la più utilizzata dalle autoradio attuali (e non solo) che permettono di pilotare l’iPod o l’iPhone e godersi la propria libreria musicale comodamente seduti in automobile.

I lettori abituali di Gioxx’s Wall dovrebbero ricordarsi di un (neanche tanto) vecchio articolo dove parlavo proprio dei primissimi problemi generati dal firmware 4 appena installato, riguardavano un messaggio di errore per accessorio non compatibile quando l’iPhone veniva collegato all’autoradio (la mia Alpine W407BT), qui c’è l’articolo completo.

Con il firmware 4.1 le cose sono cambiate, ma in peggio. Una volta connesso via USB il proprio dispositivo, parte la riproduzione decisamente disturbata del flusso audio. Si finisce per ascoltare canzoni con quel retrogusto di antico, come se un vecchio vinile venisse attraversato dalla puntina che incappa in polvere ed imperfezioni della superficie, che salta, che “sa di guasto” …

Ho già provato a fare diverse ricerche sul web, ho trovato “qualcosa” a tal proposito:

e una notizia su iSpazio uscita il mese scorso (me l’ero persa evidentemente) dove hanno finalmente pubblicato un articolo nato evidentemente dalle voci dei protagonisti, di coloro che riscontrano il mio stesso problema con le più disparate case produttrici di autoradio che dichiarano “iPod / iPhone compatibleun hardware che sfortunatamente ha smesso di essere realmente compatibile con i dispositivi di Cupertino, almeno per il momento.

Proprio nei primi giorni di settembre ho chiamato la sede di Alpine Italia (a Milano, Trezzano sul Naviglio per la precisione, poco distante dalla sede H3G) e ho parlato con un tecnico del loro reparto supporto che ha scaricato ogni colpa su Apple e sulla mancata consegna -per tempo- delle modifiche apportate ad iOS 4, impossibile quindi per il reparto di sviluppo preparare patch e aggiornamenti di firmware ad-hoc per i prodotti in vendita. Mi ha inoltre specificato che la nella stessa situazione si trovano altri produttori come Pioneer, Sony, JVC, ecc.

Ho ringraziato per le informazioni e chiesto una data ipotetica per il rilascio di un eventuale firmware che potesse correggere definitivamente il problema. Immagino che la risposta sia intuibile da chiunque abbia letto fin qui: nessuno ha date certe, nessuno sa se Apple consegnerà il proprio codice in mano a loro, nessuno offre garanzie sulla compatibilità con iOS 4, tutto invece invariato per chi ancora monta un firmware 3 (qualunque esso sia).

Che poi mi chiedo: ma il firmware non è pubblico per gli sviluppatori? Cosa c’è di nascosto che non permette ai produttori hardware di rendere perfettamente compatibili i loro prodotti con quelli Apple? Spero che passi di qui uno sviluppatore per provare a dare una risposta …

La maledizione dell’hosting perduto

Anche ieri mattina i clienti Aruba hanno avuto i loro bei problemi, stavolta non causati da attacchi mirati a parte delle loro macchine ma a causa di un errore umano dichiarato poi nelle notizie del loro sito web di assistenza:

Durante i lavori di ampliamento della Sala dati A della Nostra WebFarm 1 di Arezzo, a causa di un errore umano , si è verificato lo spegnimento di emergenza dell’impianto elettrico, con la conseguente momentanea irraggiungibilità dei servizi in essa ospitati.
La sala è stata immediatamente riattivata ed il down dei servizi si è limitato al tempo di riavvio dei server.Le altre Sale Dati del Data Center hanno, invece, continuato a funzionare regolarmente.
Ci scusiamo per i disagi arrecati e per la momentanea irreperibilità del nostro servizio assistenza on line, interessato in parte dai problemi di cui sopra.
Invitiamo i clienti che ancora dovessero avere dei problemi a comunicarcelo mediante l’apertura di un ticket di Assistenza.
Aruba S.p.A -Servizio Aruba.it

Discussioni su Aruba ne potete trovare migliaia in giro per il web, c’è chi lo odia, chi lo ama, chi lo sfrutta solo ed esclusivamente per la gestione dei DNS, chi ci si appoggia totalmente per il suo lavoro, la sua vita privata, il suo blog, il suo sito personale o aziendale che sia. Veder andare giù i server come pere cotte non è mai bello, non lo è mai. Io faccio parte della prima schiera citata, ho usato per qualche tempo Aruba (parlo di tanti anni fa) e dopo innumerevoli problemi ho deciso di portar via ciò che c’era di mio migrando verso altri provider (dapprima) ed in seguito su un server dedicato (ormai da diversi anni).

Ho voluto aprire una nuova discussione su Friendfeed. Un po’ per “sfottò” (senza alcun motivo particolare), un po’ per stuzzicare gli utenti che ancora oggi scelgono il provider di Arezzo come partner per la propria creatura sul web, qualunque essa sia:

friendfeed.com/gioxx/0bcd8b38/vedere-andare-down-aruba-e-notare-quanti-ancora

Ho poi ricevuto un tweet molto interessante di Donato via Twitter, per questo motivo ho deciso di provare a buttare giù due righe trattando uno degli argomenti più spinosi che esistano in questo panorama: la scelta del giusto piano hosting.

Qualità e quantità: il giusto prezzo

Il giusto prezzo per tutti non esiste. Toglietevelo dalla testa sin da subito. Non riuscirete mai e poi mai a mettere d’accordo nessuno sul prezzo per un piano di hosting, sia questo entry-level o professionale.

Quello che per me può essere un giusto compenso per ripagare chi mi offre spazio disco, banda e visibilità sul world wide web potrebbe essere “inarrivabile” per un altro utilizzatore con finanze più limitate o che semplicemente pensa di spendere troppo per ottenere un prodotto che “potrebbe costare di meno“.

Il costo del materiale hardware oggigiorno è decisamente più a buon mercato rispetto ad anni fa. Questo ha permesso a nuove aziende di nascere e introdursi nel mercato, nella competizione più sfrenata a chi più offre e meno vuole. Aziende low-cost (un esempio italiano è Tophost, oltre che la stessa Aruba) hanno iniziato a prendere piede e conquistare clientela che mai si sarebbe sognata di investire i propri soldi in un qualcosa di “immateriale“, che andrà poi rinnovato annualmente, che richiederà sacrifici, costante attenzione e aggiornamenti.

Eppure eccoci qui, nel fatato quanto complesso mondo delle tariffe e dei servizi messi a disposizione del cliente. Spazio disco, banda dedicata, traffico garantito, SLA e chi più ne ha più ne metta. Non è geroglifico, è solo un’infima parte della corposa lista che può comporre uno schema di pacchetto hosting acquistabile oggigiorno su internet. Ciò che fa la differenza è molto spesso il tipo di supporto offerto, le garanzie, la cura per il lavoro che portate avanti ogni giorno e che mai vorreste veder cadere inesorabilmente per cause altrui.

Qualità non si traduce con “soldi a catinelle“, non sempre almeno. Anche questa è una di quelle “leggende metropolitane” che andrebbe smentita una volta per tutte. Mi sembra chiaro che pacchetti di hosting professionale con una marea di garanzie e supporto erogato da personale qualificato possano costare parecchio, ma qui stiamo parlando di prodotti adatti a gente come me, quella desiderosa di tenere in piedi un blog, un sito personale, qualcosa che va indubbiamente preservato e protetto ma che potrebbe anche essere irraggiungibile per una manciata di minuti al mese che sarebbero tutto sommato sopportabili.

Lo scandalo Tophost scoppiato pochissimo tempo fa è l’esatta dimostrazione di quanto sia perfettamente inutile lamentarsi quando un provider perde tutto il vostro lavoro giustificandosi che è già tanto quello che vi viene dato e che non è affar loro tenere sotto backup parte del vostro lavoro (nella fattispecie, parte è sostituibile con database MySQL). E’ altrettanto difficoltoso magari combattere contro un provider che -facendo forza su mail generate automaticamente e supporto pressoché assente- chiude i rubinetti del vostro dominio senza alcun preavviso e lasciando in difficoltà chiunque non abbia competenze specifiche per potersela cavare, come successo ad Aurora pochi giorni fa.

Trovare l’ago nel pagliaio

Bene, hai fatto lo sborone, e ora cosa scelgo? Cosa mi consigli?

Tra blog di appassionati e siti web specializzati potrebbero saltare fuori un centinaio (se non più) di risposte possibili a questa domanda. E’ una richiesta che generalmente spiazza chiunque, anche perché ogni casistica meriterebbe uno studio a se. In linea di massima però si potrebbe provare ad identificare dei punti saldi che aiuterebbero a delineare un particolare tipo di offerta da confrontare tra i vari provider che si ha a disposizione.

Innanzi tutto: meglio l’Italia o meglio l’estero (America, Germania, Francia, ecc.)? E’ davvero necessario scegliere un provider italiano? Lo fate per il supporto in lingua madre? Lo fate perché potete in qualunque momento pretendere di andare a vedere il padre del vostro figlioccio sul web (il server fisico, per chi non lo avesse capito, ndr), lo fate per mandare avanti l’economia e sostenere il Made in Italy che Lapo adora così tanto propagandare in giro per il globo?

Si potrebbe pensare di partire da un semplice concetto: Italians not it better. E’ chiaramente un parere personale ma in tanti anni di permanenza e lavori a stretto contatto con provider di ogni tipo ho notato una sostanziale differenza tra gli italiani e il resto del mondo, identificando le migliori farm ed i migliori trattamenti in America e in Germania. Il server che ospita questo blog (e non solo) si trova a Norimberga, montato in uno dei tanti armadi messi a disposizione e costantemente controllati da Hetzner. Mozilla Italia (tanto per fare un altro esempio che probabilmente in tanti conoscono) si appoggia a Dreamhost.

In passato ho utilizzato con soddisfazione (e lo uso tutt’oggi per un progetto non troppo esigente) OVH, francese di origine ma sbarcato anche in Italia ultimamente con un sito web ufficiale ed un supporto dedicato in lingua nostrana, con offerte che molto somigliano a quelle proposte da Aruba ma degni di maggiore fiducia in quanto forse più presenti e più interessati alla felicità del cliente (sempre ed esclusivamente da mie esperienze, sia chiaro).

Concludo la lista inserendo un italiano di fascia media sul quale io e Andrea ci poggiamo molto spesso: WebPerTe. Lavoro sulle loro macchine da un anno circa e fino ad ora non posso lamentare alcun problema davvero bloccante. Ho trovato un supporto sempre pronto a portare a termine le mie richieste in tempi brevi  e la massima disponibilità in caso di difficoltà. Succede però che in alcuni casi potrebbero sorgere incomprensioni ed evidenti scontri che portano inevitabilmente alla chiusura del rapporto di collaborazione cliente-fornitore, come successo a Dania.

Chiaro che ciascun utilizzatore ha esigenze differenti, così come le soglie di sopportazione per i down non programmati e la pazienza nell’attesa che qualcuno con diritti di amministrazione maggiori dei suoi risolva un problema quando necessario. Se a questo aggiungete le tempistiche forse eccessive per un trasferimento da un provider ad un altro come successo poco tempo fa ai due blog di Myriam (e descritto in un mio articolo) potete ottenere un risultato che comprende le casistiche più comuni di problemi che si possono incontrare sulla propria via.

Come posso dire la mia?

Ho voluto realizzare una pagina della Wiki GxWare per tentare di raccogliere testimonianze e pareri riguardo i provider di tutto il mondo da voi quotidianamente utilizzati. Mi farebbe molto piacere se i miei lettori (occasionali o abitudinari) si registrassero e dicessero la loro:

dev.gxware.org/wiki/doku.php?id=collaborare:proposte_di_hosting

Mi pare non manchi nulla. Spero di aver fatto cosa gradita a tutti introducendo per l’ennesima volta la spinosa questione, con la speranza di aiutarsi e cercare sempre di ottenere il meglio per i propri siti web.

Buon lavoro! ;)

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