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MediaWorld, Apple, cortesia e puntualità?

Non so se avete presente il tipo di auricolari In-Ear proposti da Apple alla modica cifra di 79 euro (Dio NON vi benedica figlioli!), questi per la precisione:

store.apple.com/it/product/MA850G/B?fnode=MTY1NDA0Ng&mco=MTE0Mjg5NDA

Li ho acquistati circa un anno fa a Milano, presso il Saturn di Assago, avevo pubblicato un tweet per chiedere consigli in merito e le poche risposte arrivate erano tutte positive, anche perché era ancora abbastanza difficile trovare auricolari in-ear decenti che includessero anche il microfono per poter essere utilizzati quotidianamente con iPhone.

Acquistati, utilizzati, trattati bene come tutto ciò che utilizzo regolarmente. Giusto poco prima della fine dell’anno scorso l’auricolare destro perde potenza, il telecomando e il microfono (posti sullo stesso lato) continuano a funzionare correttamente. Ho aspettato il 7 gennaio per andare presso il Mediaworld di Ravenna, stesso identico gruppo di vendita (Mediamarket S.p.a.). Ho provato a sfruttare un amico che lavora in quella sede per far mandare in riparazione gli auricolari e ce l’ho fatta, non è stato necessario tornare a Milano (avevo prima chiamato Apple Italia per capire se potevo portarli in riparazione e mi hanno consigliato di passare da chi me li ha venduti, ndr). Il 14 gennaio successivo ho ottenuto un nuovo paio di auricolari, sostituiti in garanzia da Kronos, azienda forlivese autorizzata alla vendita ed all’assistenza di prodotti Apple. Estremamente soddisfatto di Mediaworld e grato all’amico per avermi evitato la bega del dover passare dal Saturn di Milano.

La storia si ripete

La storia ha la brutta abitudine di ripetersi troppo spesso per i miei gusti.

Agosto di quest’anno: l’auricolare destro perde potenza fino a non produrre alcun suono, ancora una volta. Anche in questo caso microfono e telecomando perfettamente funzionanti. Squadra che vince non si cambia, torno quindi da Mediaworld martedì 10 agosto e faccio compilare la richiesta per l’assistenza (ancora Kronos ovviamente). Mi viene immediatamente specificato che essendo agosto un mese di chiusura delle attività commerciali, fino al 31/08 gli auricolari non sarebbero stati consegnati all’assistenza. Poco male, rimanevano giusto 2 settimane prima che riaprissero tutti. A quel punto ho semplicemente pregato l’addetta di far consegnare gli auricolari nei primissimi giorni di settembre così da poterli riavere verso la metà del mese.

Ho pazientemente atteso fino al 16/09 prima di chiamare Mediaworld e chiedere lo stato di avanzamento della mia “riparazione” (sostituzione in garanzia, roba da pochi giorni davvero, vedi il primo caso), ottenendo in risposta che gli auricolari erano stati già consegnati da qualche giorno e che il centro di assistenza si prendeva ancora un po’ di tempo per poterli riparare o attendere i nuovi da far avere a Ravenna. Da li a breve sarei potuto rientrare in possesso del mio oggetto, fantastico!

Nuovo giro, nuova attesa, martedì 28 settembre nuova chiamata per sapere se a distanza di 10 giorni circa i miei auricolari erano riusciti a trovare la via di casa. Ci sono novità, il centro di assistenza ha dato il benestare per il ritiro. Ho sfruttato ancora una volta un’amicizia, un collega di lavoro ha chiamato la sede di Kronos di Forlì chiedendo notizie in merito ai miei auricolari. Dalla data di consegna sarebbero bastati semplicemente 3 giorni per fornirmi dei nuovi auricolari.

Sono stato contattato da Mediaworld mercoledì 29 settembre (24 ore dopo circa) per il ritiro del pezzo sostituito ma sono riuscito a fare un salto la sera del giorno dopo causa altri impegni. Vorrei mostrarvi uno scatto fatto con il mio iPhone, in “primo piano” c’è l’adesivo che indica la data della presa in carico da parte di Kronos:

Consegna auricolari al centro di assistenza Kronos

Sembrerebbe proprio che la data del mio primo sollecito corrisponda a quella di consegna dell’oggetto difettoso al centro di assistenza. A questo punto mi chiedo perché mentire quando probabilmente sarebbe stato più semplice un sincero “si, non ho ancora portato perché oggi gira così!“. E mi viene anche da pensare che se bastano davvero 3 giorni per la sostituzione degli auricolari, altri 10 giorni siano stati persi “tanto per“. Voglio credere che i viaggi per andare a consegnare / ritirare i pezzi rotti / riparati siano sporadici, ma davvero serve tenere all’oscuro il cliente? Davvero serve così tanto tempo per fare circa 30 km?

Cortesia e qualità della prima volta contro negligenza e false informazioni fornite alla seconda occasione, palla al centro, speriamo non capiti più.

Quella classica giornata di merda

Apparentemente ce ne sono poche all’anno, credo che questo sia un voler vedere il bicchiere mezzo pieno, altrimenti non vedo altra spiegazione per la serie di eventi che hanno caratterizzato questa mezza giornata (e non è ancora finita, a questo punto potrei aspettarmi qualcos’altro …).

Partiamo con ordine, quello che in questo momento manca in una testa che generalmente rimane molto pacata, fredda e prova a ragionare velocemente per risolvere i problemi che le vengono posti giorno dopo giorno.

Distrazioni

Date una occhiata alla foto qui di seguito. I possessori di una Seat Ibiza probabilmente riconosceranno il joystick che consente di regolare entrambi gli specchietti retrovisori laterali posti sulla propria automobile …

Cliccare per ingrandire, se proprio devi!

La scorsa settimana salendo di fretta in macchina ho colpito il joystick con il ginocchio, rompendolo e sparandolo a velocità non meglio definita fuori dal finestrino lato passeggero (per fortuna / sfortuna aperto, dipende da quanti danni avrebbe potuto fare).

Ho quindi chiamato l’officina Seat Ghetti di Ravenna chiedendo di ordinare il pezzo e quanto questo venisse a costare. Il magazziniere mi ha garantito che quel joystick era quotato intorno ai 30-35 euro e che era necessario sostituire l’intera placchetta senza possibilità di riparazione. Un lavoro rapido, costo della placchetta e della manodopera, niente di particolarmente costoso, appuntamento preso per stamattina.

Ho portato l’Ibiza in officina, ho fatto sostituire il pezzo, mi è stato consegnato il conto, ve lo riporto qui di seguito:

  • 66571900 Interr. Specchio Retr. El. Smon Rimo: 8,52 €
  • 6J1 959 565 A At7 Interrutt: 84,14 €
  • Sconto incondizionato: 0,86 €

Un totale di 110 euro ivati chiavi -nuovamente- in mano. Ho chiaramente fatto presente che dovevo spendere intorno ai 40 / 50 euro al massimo (comprensivi di manodopera), il ragazzo ha quindi chiesto informazioni al magazziniere che ha ammesso di aver sbagliato a dirmi il prezzo al telefono qualche giorno prima. La sua colpa sta nell’aver visto il prezzo (a suo dire) del pezzo per la Golf e non per l’Ibiza, peccato che io abbia accettato il prezzo (quindi l’ordine) sulla sua parola.

Due le possibilità offerte: pagare e andare via oppure far tornare la macchina in officina per smontare il pezzo appena montato e rimettere quello rotto.

Ora. A prescindere dal fatto che chi abbia studiato l’usabilità del joystick ad altezza ginocchio durante l’ingresso in auto sia davvero un cane (lasciatevelo dire, progettisti cari), ho deciso di pagare perché quel regolatore è necessario se qualcun altro deve guidare al mio posto (Ilaria, tanto per dire) e non mi sembrava giusto tenerlo rotto ed inservibile per troppo tempo. La questione è finita con un niente di fatto in attesa di parlare con il responsabile nel pomeriggio, che più volte mi ha aiutato a risolvere svariati piccoli problemi post-vendita.

Mi è stato già suggerito di mandare due righe in proposito alla casa madre ma preferisco aspettare. Sfortunatamente ancora oggi le ripicche sono “cosa facile“. Prendersela con il mezzo è decisamente più semplice che confrontarsi con un cliente incazzato. Avendo già fissato un secondo appuntamento per check-up lunedì prossimo, tengo a cuccia mail e fax. Se dovesse passare qualcuno di Seat da questo articolo prima, poco male, sarà per me un piacere scambiare due chiacchiere riguardo la soddisfazione del cliente (no dico, quasi 85 euro per un pezzo di plastica? Dite davvero?).

Fretta

Come qualcuno di voi già saprà, sto combattendo da circa un anno per tutte le questioni legate al futuro (si spera) appartamento mio e di Ilaria. Solo una settimana fa ci sono stati consegnati i documenti catastali e -murphy permettendo- siamo sulla via dell’accollo di mutuo e di tutte le questioni legate all’indebitamento che ci accompagnerà negli anni a venire.

Stamane mi è stata data una notizia inaspettata dal collega di lavoro che ha acquistato un appartamento posto giusto sopra il mio: pare che la ditta costruttrice abbia terminato i lavori nel mio. Fantastica notizia vero? Peccato che né io, né Ilaria abbiamo scelto i componenti da utilizzare da capitolato. Ciò vuol dire che i muratori hanno scelto per noi i pavimenti, le piastrelle in cucina e nel bagno, i sanitari da utilizzare, gli elementi termici, le porte, chi più ne ha più ne metta.

Morale della favola? Appuntamento in cantiere per domani all’ora di pranzo affinché si possa dare una occhiata a ciò che hanno scelto ed eventualmente “correggere” quello che c’è di sbagliato, lasciando ciò che può piacerci. Inutile dire che se fosse per me farei staccare ogni singola mattonella e ogni singola piastrella con i denti del capocantiere e dei suoi degni soci, ma occorre rimanere calmi (per quanto possibile) e provare a valutare quanto può andare bene il lavoro fatto, facendo “rimettere a posto” solo quello che proprio non va giù.

Mancano ancora troppe ore alla fine di questa giornata.

Cinema: Giustizia Privata

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler, roba particolarmente sgradita ai fanatici di cinema nella maggior parte dei casi, da qui in poi è tutto offerto “as-is“, fattazzi vostri se continuerete a leggere! ;-P

Tanta pubblicità -e troppo spesso- durante l’arco dell’intera giornata: sui teleschermi, per radio, sul web. Giustizia Privata arriva e prende posto nella vostra testa senza neanche chiedere permesso, uno di quei film che ancora prima dell’esito del botteghino “ha già fatto successo” a dar retta agli uffici marketing cinematografici.

Eppure non si tratta ne più ne meno che dell’ennesima americanata che prende come argomento principale la scarsa efficienza dei canali ordinari che permettono a noi essere umani di ottenere giustizia per eventi che subiamo improvvisi, involontari, impotenti.

Se lo scopo è quello di portare gente all’interno del cinema per guadagnare soldi, allora posso affermare con una discreta certezza che la pubblicità -nonostante tutto- funziona ancora. Giustizia Privata, volenti o nolenti, è un po’ sulla bocca di tutti e la curiosità di andare a vedere una pellicola che si mostra aggressiva e decisa nei trailer attira molto, me compreso, data soprattutto la passione per i film d’azione e thriller (come in questo caso).

La fregatura nasce però nel momento in cui si scopre che il trailer ha già detto tutto mostrando il meglio di cento e più minuti dedicati alla trama che già dal primo tempo comincia ad essere assolutamente comprensibile e sulla quale si azzarda un risultato finale con un buon 50% di probabilità di prenderci (per la cronaca: ho tirato ad indovinare come sarebbe finito, ci ho preso in pieno).

Uscito lo scorso anno negli Stati Uniti, approdato solo una manciata di giorni fa in terra nostrana, Giustizia Privata potrebbe essere considerato un mix neanche tanto esplosivo ottenuto mischiando tra loro film già visti. Uno su tanti? The Punisher, lo ricordate? La storia della famiglia distrutta con  il sopravvissuto che si vendica di tutto e tutti è trita e ritrita, l’unica vera novità stavolta sta nel finale che vuole il protagonista come ultima vittima di se stesso.

Sicuramente buoni gli effetti speciali, buona anche la selezione degli attori, sufficientemente adatti ai ruoli ricoperti nel film (era da tanto che non vedevo Jamie Foxx sul grande schermo!), meno buona la trama -appunto- troppo prevedibile. Più o meno elaborate le morti scelte dallo stratega per le sue vittime, nota di merito però (anch’essa prevedibile ma comunque da applausi) per l’uccisione del giudice che aveva evidentemente mal sentenziato alla fine della causa di Clyde Shelton.

Un film da cinema quindi?

No, assolutamente, soprattutto se non avete a fianco qualcuno che apprezza realmente queste realizzazioni. Ha sicuramente più senso attendere che il film esca in DVD o in download digitale tramite canali convenzionali per poter pensare di noleggiarlo e goderselo in casa con la propria metà, vietati per ovvi motivi i più piccoli.

Buona visione!

Scacco matto alla pubblicità invasiva

Altro giro, altro articolo. Seconda mia realizzazione pubblicata su Wired, dedicato alle polemiche riguardo la scelta di ospitare pubblicità invasiva su siti web parecchio conosciuti e visitati, il caso Corriere di qualche tempo fa e il caso Repubblica di oggi, perfettamente descritto dall’intervento di Livia su Friendfeed:

Oggi La Repubblica si fa pubblicità sul sito di Vodafone. Non viceversa :)

AdBlock Plus: X Files

Che la pubblicità sia un tassello fondamentale della nuova economia fatta di siti web e portali sociali lo sanno un po’ tutti. E’ grazie a lei se il consumatore può usufruire di contenuti gratuiti sempre aggiornati, senza la necessità di abbandonare la propria poltrona. Cosa succede però quando la pubblicità arriva ad occupare più spazio dei contenuti? Casi come quello del Corriere (successo poco tempo fa) e di Repubblica (oggi) sono due di tanti, magari più eclatanti del dovuto perché si tratta di testate giornalistiche visitate da tantissimi utenti.

Che siano piccoli o grandi popup, pagine aggiuntive aperte a nostra insaputa o banner in mezzo alla pagina o ancora peggio degli sfondi che riempiono la pagina e appesantiscono notevolmente la navigazione non ha importanza, è sempre bene fare pulizia!

AdBlock Plus per Firefox

AdBlock Plus è un’estensione progettata e realizzata inizialmente per Mozilla Firefox, portata poi su diversi altri browser come Google Chrome o Apple Safari con diversi nomi. La sua funzione principale? Bloccare pubblicità e parti di codice CSS indesiderate nelle pagine web che quotidianamente visitiamo. Il funzionamento è estremamente semplice ed efficace: attraverso una lista di filtri (raccolti in un file di puro testo) bloccherà il caricamento di immagini, video, animazioni flash e tanto altro ancora. Si risparmierà banda e si potrà finalmente dire stop alla pubblicità invasiva!

Vi rimando all’articolo pubblicato su Wired:

wired.it/news/archivio/2010-04/21/pubblicita-invasive-ecco-il-modo-per-bloccarle.aspx

Buona lettura :)

Proud to be an asshole

Mille modi di definirmi, mille errori, mille anormalità rispetto a quello che è lo standard adottato da chi mi circonda, sono un anomalo.

Non fumo (ci scappa una sigaretta di tanto in tanto, me ne pento ogni volta a scoppio ritardato), non bevo tanto da arrivare a “sbronzarmi” (e non mi sono mai ubriacato, penso che farlo sia un’assoluta stronzata), non faccio uso di droghe, neanche le più leggere.

Coltivo diverse passioni come qualunque altro essere vivente di questa terra. Adoro il tuning, comunemente definito “roba da tamarri“. Mi piace la fotografia, tante idee e scatti poco più che mediocri, c’è sempre tempo per migliorare, l’importante è non perdere la voglia di farlo.Adoro il web, tutto ciò che offre, la comunicazione, gli strumenti sociali, sono drogato di tecnologia per passione e per mestiere, troppo spesso queste cose vanno in conflitto tra di loro anche se non lo do a vedere. Tanta voglia di scoprire e di studiare ciò che più mi piace, troppo spesso poco riscontro e approvazioni da parte di chi ci mette lo stipendio.

Questo essere multitasking porta frequentemente ad accese discussioni tra colleghi e talvolta tra sottoscritto e diretti superiori. Ogni volta mi sembra di aver ucciso qualcuno, mi sento in colpa anche per diverse ore, poi mi godo il sorriso di una donna che ti aspetta all’uscita da lavoro e la tranquillità di casa, mi ricaricano, mi danno nuovamente pace, il giorno dopo è tutto “acqua passata“, soprattutto perché faccio sempre il mio dovere e non c’è motivo alcuno per cui dovrei vergognarmi per ciò che faccio “in più“. Adoro questa capacità di archiviare facilmente le brutte cose nonostante non funzioni con tutto.

L’avere il blog (e i vari account sparsi per i Social Network) non aiuta affatto, le tue attività extra possono essere sempre tracciate, chiunque può sapere se in un determinato momento stai perdendo tempo sul blog, se stai riportando uno stato su Twitter o magari rispondendo ad una discussione su Friendfeed. Puntare il dito è quindi cosa estremamente semplice, più difficile è farlo in verso contrario, soprattutto quando “non si lasciano tracce” … l’essere totalmente trasparenti e non nascondere alcunché non costituiscono sempre una buona soluzione.

E’ facile litigare, facile non capirsi, facile sembrare ciò che non si è, essere etichettati senza speranza che ci sia un’altra possibilità per poter modificare quell’etichetta. Bisogna apparire, non c’è spazio per chi si mostra com’è davvero, per chi non indossa una maschera. Sarebbe bello poter andare d’accordo con tutti e tutto, il non lasciar passare inosservato nulla (o quasi) non aiuta affatto, l’aver la lingua lunga è -in questi casi- un difetto, trattenersi è difficile, nonostante ogni volta ci si provi (e -inesorabilmente- si fallisca).

Nessuno è perfetto, tutti facciamo degli errori, continuamente, 365 giorni all’anno per il numero di anni che separa la nascita dalla morte, non è affatto semplice plasmare se stessi per piacere a tutti, è praticamente impossibile, peggio ancora essere un “diverso“.

A tal proposito dimenticavo: sono un terrone, per comune di nascita e -spesso- mentalità, ne vado fiero.

Questo sono io, mi dispiace non andare d’accordo con tutti. Sento il bisogno di avere vicino le persone alle quali tengo di più e che -conoscendomi- hanno imparato davvero ad apprezzarmi e condividono con me le belle e le brutte esperienze, crescendo e imparando sempre qualcosa di nuovo. Sono quelle persone che hanno tutta la mia stima, il mio affetto, la mia disponibilità, il mio appoggio, per quel che vale tutto ciò. Sono le stesse persone da anni, quelle che non si sono fermate all’apparenza, al primo strato, quelle che se ne fregano se sono uno stronzo perché hanno capito che in fondo non lo sono affatto.

A loro dedico questo sfogo. A chi si sente invece preso in causa da questa serie di righe chiedo di non pensarci troppo, tanto non ne vale la pena, giusto?

Giovanni

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