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DokuWiki: upgrade dell’installazione

DokuWiki è l’ennesimo software in grado di mettere in piedi uno spazio dove poter salvare testo, immagini e allegati da rendere pubblici e magari modificabili da persone interessate a mandare avanti vostri lavori, idee, spunti di riflessione. Viene usato nei modi più disparati (anche come blog, ndr) ma personalmente lo preferisco per ciò che si prefigge di fare dalla nascita:

DokuWiki is a standards compliant, simple to use Wiki, mainly aimed at creating documentation of any kind. It is targeted at developer teams, workgroups and small companies. It has a simple but powerful syntax which makes sure the datafiles remain readable outside the Wiki and eases the creation of structured texts. All data is stored in plain text files – no database is required.

Liberamente scaricabile dal sito web dell’autore (splitbrain.org/projects/dokuwiki), vanta un’installazione sufficientemente semplice (occhio a modificare i permessi delle cartelle e sottocartelle in 0777, qui la lista di ciò che va toccato: public.gfsolone.com/wiki/doku.php?id=wiki:permessi_installazione) e una configurazione che può essere un pelo più complessa se si decide di mettere mano ben oltre quello che il software propone di default. In ogni caso l’abbondante documentazione a vostra disposizione vi aiuterà nello scopo. Potete vedere un’installazione funzionante sullo spazio pubblico di gfsolone.Com all’indirizzo public.gfsolone.com/wiki (che andrà a sostituire l’ormai abbandonata installazione su GxWare).

Ma parliamo dell’argomento principale dell’articolo: l’aggiornamento.

Sempre sulla PubWiki ho creato una sezione “Diff” dedicata a tutti coloro che hanno un’installazione su hosting condiviso e necessitano di fare l’aggiornamento alle nuove versioni. Attraverso un documento del supporto si può imparare ad individuare facilmente ciò che realmente cambia da una release ad un’altra: dokuwiki.org/install:diffupgrade. Per farlo è necessario avere accesso ad un terminale Linux (o equivalente) ed eseguire dei semplici comandi che serviranno a scompattare i file, quindi confrontare il loro contenuto (i file che compongono il software).

Prima di partire

Ricordate sempre di effettuare un backup della vostra configurazione e dei vostri contenuti (date un’occhiata in documentazione o consultate questo mio articolo a riguardo), quindi di aprire in modifica il file di configurazione e impostare il tema di default per evitare sgradite sorprese post-upgrade. Se vi state chiedendo perché sappiate che il sottoscritto ha “bruciato” un’installazione in produzione, rifatta quasi da capo recuperando parzialmente i dati dal backup, per poi capire che il tema custom non permetteva di far funzionare in modo corretto Adora Belle.

Si, potete insultarmi per questo.

Diff & Patch

Dato che odio dover ricaricare tutto ogni volta, preferisco seguire questo metodo, individuare i file modificati da una release all’altra ed eseguire così l’aggiornamento:

DokuWiki: Diff

Per ciascuna nuova release (entro qualche giorno al massimo, portate pazienza) creerò un pacchetto “diff” contenente i file modificati da una release all’altra, avendo cura di rimuovere anche il file install.php che non va più tenuto nella cartella ftp di DokuWiki dopo aver già effettuato la prima installazione.

Per fare ciò che ho fatto io basterà scaricare i due file corrispondenti alla release attuale di DokuWiki e quella subito precedente, quindi estrarli e confrontarli tramite questo comando:


diff -rs dokuwiki-2012-01-25b dokuwiki-2012-09-10 | awk '/identical/{print $4}' | xargs rm -v

Dove “dokuwiki-2012-01-25b” e “dokuwiki-2012-09-10″ ovviamente andranno modificati di volta in volta con i nuovi numeri di versione. Lo stesso comando (per il quale ringrazio il buon Paolo) si occuperà di cancellare tutti i file non modificati da una release all’altra, permettendo così di tenere solo lo stretto indispensabile, connettersi in SFTP alla macchina, recuperare la cartella intera e preparare un file compresso con il risultato :-)

Ecco quindi ciò che ho ottenuto dal rilascio “Adora Belle“: public.gfsolone.com/wiki/doku.php?id=wiki:dokuwiki_diff:adorabelle

Il pacchetto compresso un è 7z (7zip.org) ed è disponibile per il download qui: public.gfsolone.com/wiki/lib/exe/fetch.php?media=wiki:dokuwiki_diff:dokuwiki-2012-09-10-diff.7z

Chiunque voglia collaborare o suggerire altri metodi per gestire gli aggiornamenti di DokuWiki su hosting condiviso è il benvenuto, idem chi vorrebbe provare a creare i diff da caricare poi sul Wiki. Ho anche provato ad utilizzare il plugin consigliato in documentazione ufficiale ma sfortunatamente WebPerTe (dove conservo gfsolone.com) impone alcune restrizioni che non permettono la modifica dinamica dei permessi sui file (quindi la sovrascrittura).

Sicurezza: la 2-step verification di Dropbox

Era assolutamente prevedibile e già annunciato, anche Dropbox dopo i recenti problemi di sicurezza ha finalmente introdotto in via sperimentale (non obbligatoria ma già disponibile per chi lo desidera) la 2-step verification:

Di cosa si tratta?

Il concetto è lo stesso identico di Google (vedi mio precedente articolo): per accedere al proprio account via web o installando il client su una nuova macchina occorrerà utilizzare la propria coppia di credenziali ed un codice di sicurezza a scadenza (breve) generato randomicamente e visibile tramite applicazione specifica o SMS.

Nel caso in cui l’utente non abbia a disposizione il suo smartphone o la SIM si potrà inserire un codice di backup rilasciato da Dropbox (uno ed uno solo, ndr) che ci permetterà di andare a disabilitare la 2-step verification fino a quando torneremo in possesso della SIM o dello Smartphone sul quale è installato l’authenticator.

Si, lo voglio

Contrariamente alla più complessa (neanche tanto) 2-step verification di Google (vedi articolo) quella di Dropbox è molto più semplice e non riguarda i client già installati e funzionanti sui vostri computer. Come anticipato nel precedente paragrafo questa sarà necessaria solo per collegarsi al proprio pannello di controllo via web o per installare il client su una nuova macchina non ancora presente tra quelle collegate all’account.

Abilitarla è molto semplice, basterà collegarsi a Dropbox.com con le proprie credenziali e andare nelle impostazioni (o potete fare clic direttamente qui):

Dropbox: Settings

Quindi nella sezione Security scorrere la pagina fino ai dettagli dell’account in basso a sinistra e modificare lo stato della 2-step verification:

2-step verification: modifica dello stato

Nel mio caso (come da immagine) è già abilitata, nel vostro sarà impostata su “Disabled“, facendo clic su “change” comincerà il wizard di attivazione della nuova verifica doppia.

Wizard

Di una semplicità imbarazzante, la procedura guidata vi permetterà di abilitare la verifica in doppio passaggio:

Dropbox 2-step verification: comincia la configurazione!

Una volta partiti verrà immediatamente richiesto il metodo di autenticazione secondario. Io ho preferito l’applicazione installata su smartphone, questo perché -come per l’account Google- sarà possibile utilizzare l’applicazione sviluppata a Mountain View anche per generare codici validi per l’ingresso su Dropbox! In un solo colpo (e in una sola applicazioni) più codici sfruttabili:

Dropbox 2-step verification: scelta del metodo di autenticazione

Scegliendo la prima opzione ovviamente configurerete un numero di cellulare sul quale Dropbox invierà un SMS contenente il codice, anch’esso valido per un solo accesso. Utilizzando l’authenticator si arriverà invece ad una successiva schermata che proporrà un codice QR da “fotografare” direttamente dall’applicazione (ho rimosso ovviamente il codice QR dall’immagine qui di seguito):

Dropbox 2-step verification: codice QR da scansionare

Aprendo ora Google Authenticator (vedi paragrafo successivo per maggiori informazioni) sarà possibile fare clic sul pulsante “+” in basso a destra e selezionare la voce “Leggi codice a barre“, quindi fotografare il codice mostrato a video da Dropbox per aggiungerlo alla lista:

Dropbox 2-step verification: Dropbox su Google Authenticator

Prendete il codice appena generato dall’Authenticator e inseritelo nel box apparso nel sito web per un’ultima conferma:

Dropbox 2-step verification: conferma del codice generato

A meno di errori l’operazione è terminata e Dropbox richiederà ora una doppia autenticazione prima di dare accesso al vostro pannello web (o nuova installazione client)!

Dropbox 2-step verification: Congratulazioni! Hai attivato la 2-step verification!

Google Authenticator

L’applicazione nata per iOS / Android (gratuita, disponibile su AppStore: itunes.apple.com/it/app/google-authenticator/id388497605?mt=8 o su Play Store: play.google.com/store/apps/details?id=com.google.android.apps.authenticator2) della quale ho discusso nell’articolo dedicato alla 2-step verification di Google, che consiglio a tutti di abilitare:

gioxx.org/2012/08/10/google-2step-verification

Qui c’è un documento che spiega come funziona: support.google.com/a/bin/answer.py?hl=en&answer=1037451, e come associarlo al proprio account: support.google.com/accounts/bin/answer.py?hl=en&answer=1066447.

In conclusione

Un’opzione da abilitare immediatamente e tenere attiva vita del vostro account natural durante. La sicurezza è un argomento di massima importanza, soprattutto quando si ha a che fare con ricordi preziosi, documenti personali e qualsiasi altro tipo di dato digitale ritenuto fondamentale per la vostra quotidianità. Dropbox si è finalmente allineata a quello che è il ragionamento di Google, e spero sinceramente che altri seguano l’esempio quanto prima.

Enjoy!

DokuWiki: automatizzare il backup dei dati con SyncBack

DokuWiki, per chi non lo conoscesse, è un software (uno dei tanti, ndr) che vi permette di avere sul vostro spazio web un Wiki completo di ogni dettaglio:

DokuWiki è un software lato server basato sulla filosofia wiki, scritto in PHP e utilizzabile senza database: i dati inseriti vengono infatti gestiti dal file system.

Il software è stato sviluppato con l’intento evidente di fornire un supporto adeguato a chi ha la necessità di pubblicare contenuti di tipo manualistico: il nome stesso, DokuWiki, non è altro che la contrazione di “documentation wiki”.

fonte: Wikipedia

L’articolo di oggi riguarda nello specifico la programmazione dei backup della piattaforma, studiati in modo da essere automatici e a cadenza regolare, affinché l’operazione impatti il meno possibile sulla persona che cura il sistema e venga eseguita senza la necessità di ricordarsene ogni volta (cosa che tipicamente fa cadere il backup nel dimenticatoio fino a quando qualcosa si spacca e c’è la necessità di rifare tutto da zero!).

Il documento che riporta ciò che c’è da salvare per un eventuale ripristino è disponibile all’indirizzo dokuwiki.org/faq:backup. Le cartelle sono davvero poche, il resto è pura piattaforma che potrete facilmente scaricare e reinstallare da zero in ogni momento.

Non so voi, ma a me basta un semplice prodotto in grado di connettersi ad uno spazio FTP e replicare i contenuti con una versione che si trova nel disco locale, opportunamente tenuto sotto backup. E’ il modo attraverso il quale mi accerto di non perdere dati e di poterli ripristinare in caso di necessità. Il tutto si riassume con un semplice prodotto gratuito che utilizzo con soddisfazione da anni: SyncBack Freeware, della 2BrightSparks.

Al solito, il consiglio è sempre lo stesso:

ATTENZIONE: Prima di eseguire qualsiasi modifica ai vostri file e/o dispositivi siete pregati di effettuare un backup di questi. Solo così sarete capaci di tornare indietro ponendo rimedio ad eventuali errori di distrazione. L’articolo e l’autore non possono essere ritenuti responsabili di alcun danno subito dalla vostra strumentazione. Buon lavoro.

Fa chiaramente sorridere parlare di “backup prima del backup” ma è proprio così. Non mettete in piedi questa nuova soluzione su un  software in produzione, magari sfruttate un’installazione demo o due cartelle sullo stesso disco (o anche su FTP) per provare che tutto funzioni correttamente.

Installazione e configurazione

Una volta scaricato dal sito web ufficiale basterà installarlo ed avviarlo per la prima volta per arrivare al wizard di prima configurazione. Non c’è nulla da scegliere se non il tipo di comportamento da applicare al profilo in creazione (Backup / Synchronization). Nel nostro caso si tratta del secondo citato, una sincronizzazione dei dati in locale con quelli presenti sul server (e viceversa). Facendo clic sul pulsante “Expert” nella finestra comparsa dopo la conferma del comportamento si potranno visualizzare tutte le opzioni disponibili:

SyncBack: finestra “Expert” per profilo di sincronizzazione

Questo mi permette di effettuare diverse personalizzazioni sul profilo, e magari inserire un paio di specifiche che possano permettermi di essere notificato in caso di fallimento dell’operazione. Vediamo nello specifico cosa fare.

Prima di tutto il resto: “FTP Destination”

Prima ancora di mettere mano ad altro, è bene far presente al software che la sincronizzazione avverrà tra una cartella in locale ed uno spazio FTP. Basterà fare clic sul pulsante che porta il nome del protocollo e specificare le informazioni di base utili alla connessione (hostname, nome utente e password), quindi fare un test di connessione facendo clic sul pulsante “Test FTP settings“. Se le informazioni sono corrette e il PC ha connessione verso internet senza particolari restrizioni, il test andrà a buon fine.

Sarà ora possibile fare clic sul pulsante con la cartella in corrispondenza della directory di destinazione per cominciare ad esplorare lo spazio FTP:

SyncBack: la destinazione si trova su uno spazio FTP

Facendo clic sul pulsante “OK” si confermerà al programma la cartella da utilizzare per la sincronizzazione. Inutile dire che dovrà essere la cartella padre, sotto la quale sono contenute le varie directory che ci interessano ;-)

Cosa copiare e perché

Rispettivamente “Advanced” e “Filter” (ho volutamente installato e tenuto SyncBack in inglese, lo preferisco nel caso in cui compaia qualche errore -in qualsiasi programma- poiché maggiormente ricercabile e risolvibile via internet), le due schermate che contengono il comportamento da adottare e cosa includere o lasciare fuori durante il processo di confronto e copia dei file in locale.

Il comportamento da adottare in questo caso è: i nuovi file sovrascrivono i vecchi già presenti, cancellare su locale i file che non sono più presenti sul server e -ovviamente- copiarli in locale se sono presenti sul server, partendo dal presupposto che la sorgente sia “locale” e la destinazione lo spazio FTP (unica modalità di funzionamento del software) si traduce con questo:

SyncBack: comportamento da adottare

Senza dimenticare però di specificare cosa verrà analizzato e copiato o ignorato. Secondo il documento ufficiale -infatti- va tenuto sotto backup un numero molto limitato di cartelle. Per questo motivo basterà isolarle nella schermata dedicati ai filtri:

SyncBack: i filtri per tenere sotto giusto backup DokuWiki

Tenendo l’asterisco nei file da copiare ma limitando le cartelle si otterrà il risultato desiderato. SyncBack analizzerà solo ed esclusivamente ciò che è contenuto nelle cartelle suggerite dallo stesso programmatore, permettendo di non occupare spazio disco inutilmente con dati facilmente recuperabili dal pacchetto di installazione pulito.

C’è tutto?

Diciamo di si, il profilo così com’è è già pronto per partire nonostante si possano ulteriormente personalizzare le impostazioni. Lascio a voi il compito di esplorare tutto quello che vi può permettere il software, può tornarvi comodo farvi notificare via mail (o direttamente con un file di log in HTML aperto in real-time sul browser predefinito) eventuali errori dell’operazione, così come lanciare operazioni o script prima o dopo l’operazione stessa.

SyncBack: schedulare l’operazione di backup

Sicuramente c’è la necessità di far si che l’operazione si ripeta in autonomia. Una volta salvato il profilo è importante fare clic sul pulsante “Schedule” e iniziare a specificare quando ripetere lo stesso tipo di operazioni, ricordandosi di inserire la vostra password di accesso al PC se volete che tutto funzioni anche se siete distanti dalla macchina (questa dovrà essere ovviamente accesa).

In conclusione

Programmi come SyncBack sono vere e proprie manne dal cielo per chi necessita di tenere sotto sincronizzazione o backup più cartelle o siti web. Entrare nell’ottica di dover schedulare questo tipo di operazioni giornalmente (o settimanalmente) è molto importante. Ricordatevi che un backup può decisamente salvare ore (se non giorni, mesi o addirittura anni) di lavoro che potrebbe andare perduto per una distrazione umana o un errore di sistema.

Ho voluto cogliere “due piccioni con una fava” per parlare di DokuWiki e di SyncBack, pubblicando un metodo papabile di backup, molto comodo e semplice da mettere in pratica. Se “dall’altro lato” (in locale, ndr) date in pasto una cartella di Dropbox la sicurezza aumenta ancora di più. Se anche l’operazione di SyncBack dovesse sfociare in errore, attraverso Dropbox potrete facilmente riportare la situazione alla normalità, e basterebbe variare un paio di opzioni in SyncBack per ottenere un rapido restore del vostro lavoro.

Basta poco, che ce vò!

Al solito: in caso di problemi l’area commenti è a vostra totale disposizione. Se vi chiedete quanti dati riesco a gestire tramite SyncBack beh, sappiate che i miei profili del software superano la trentina di entry, senza contare quelli che ho nei PC di casa! ;-)

Sicurezza: la 2-step verification di Google

Sarà il periodo poco fortunato per dei big nel campo tecnologico, sarà la sempre più forte pressione del dover tenere in sicurezza assoluta i propri dati, eppure durante questi giorni ho ricominciato a leggere e sentire della 2-step verification, una policy a disposizione di tutti gli utenti della grande G che personalmente utilizzo da circa un anno e che l’azienda sembra voler spingere sempre più per una diffusione capillare in questi giorni.

Di cosa si tratta?

Il concetto è semplice: per accedere al proprio account Google (collegato a sua volta a tutti i servizi offerti dalla stessa azienda o da terze parti che si appoggiano alla loro autenticazione oauth) potrà terminare con esito positivo solo utilizzando la password scelta dall’utente ed un codice a scadenza (breve) generato da Google tramite applicazione specifica, SMS o telefonata, o utilizzando uno tra i 10 codici di sblocco one-shot (moriranno subito dopo il loro utilizzo) generati per casi di emergenza.

Dove sta l’inghippo?

Detta così sembra molto semplice (e lo è, posso assicurarvelo, basta solo entrare nell’ottica di questo servizio). L’unica “complicazione” nasce dal fatto che sarà necessario creare accessi secondari per ciascuna applicazione che utilizza un account Google.

Cerco di spiegarmi meglio: Google Talk, Chrome Sync, Picasa Uploader e tantissime altre applicazioni anche di terze parti che fanno accesso ai dati salvati sui server Google hanno bisogno di una username (tipicamente ciò che precede @gmail.com) e la password (quella che avete scelto voi). Attivando la 2-step verification smetteranno di funzionare (errore di autenticazione fallita, ndr) e sarà necessario creare nel proprio pannello di sicurezza Google delle nuove password random che dovranno essere date in pasto a ciascun programma voi necessitiate. Stesso username, password sempre diversa (o unica, se volete generarne una che darete in pasto a tutti, ma lo sconsiglio fortemente).

Google 2-step verification: una parte degli account specifici creati.

Il vero vantaggio in questo specifico caso è che potreste creare una password di accesso ad un software che utilizza l’account Google e sfruttarla in posti “non sicuri” (internet cafè?) per poi distruggerla in un secondo momento. Questo impedirà al programma di continuare a funzionare anche se vi siete dimenticati di effettuare il logout. In caso di furto, ci sarà sempre la via d’uscita facile :-)

Fa parte dello stesso “circoletto” anche Mail su iOS, bisognerà quindi generare una password specifica da inserire nelle impostazioni dell’account di posta configurato sul vostro iPhone o iPad, occhio quindi alla facile distrazione ;-)

Si, lo voglio

Titolo del paragrafo stupido a parte, abilitare la 2-step verification richiede pochi minuti, un altro po’ di tempo verrà impiegato per rimettere a posto i programmi che necessitano di un accesso con password specifica.

Dalla propria pagina di Google (accounts.google.com) selezionare la voce “Sicurezza” sulla sinistra, quindi “Verifica in due passaggi” (il pulsante Modifica, ndr) per attivarla. Partirà una configurazione guidata che richiederà un numero di telefono valido per procedere (dove ricevere i codici di sicurezza ed effettuare la prima verifica):

Google 2-step verification: numero di telefono di riferimento

Una volta ricevuto il messaggio con il codice di conferma basterà inserirlo e procedere, tenendo spuntata l’opzione per rendere “attendibile” il PC dal quale state lavorando. Ciò permetterà di non richiedere il codice di verifica per i successivi 30gg (togliete il segno di spunta se non state utilizzando il vostro computer). A questo punto sarà sufficiente un’ultima conferma per attivare la verifica in due passaggi:

Google 2-step verification: configurazione completata, pronta all’attivazione!

Il lavoro è terminato per quello che riguarda il tipo di autenticazione ai servizi principali di Google. Serve ora creare accessi secondari per le applicazioni che utilizzano lo stesso account.

Le porte di servizio

Tutto quello che è collegato al vostro account Google (servizi di terze parti che hanno usato o continuano a utilizzare oauth) viene riepilogato nella stessa pagina dove sarà possibile creare gli accessi (le password, ndr) dedicati alle applicazioni installate sul vostro PC (e non solo): google.com/accounts/b/0/IssuedAuthSubTokens. Potete raggiungere la pagina sempre dal menu di sinistra (in Google Accounts) tramite “Sicurezza” ed in seguito il tasto Modifica in corrispondenza di “Autorizzazione di applicazioni e siti“. Vi verrà richiesta nuovamente la vostra password, quindi (se corretta) vi verrà mostrata la schermata riepilogativa.

Tanto per farvi un’idea, questa è parte della mia:

Google 2-step verification: tokens attivi

Scorrendo la schermata verso il basso troverete l’area dedicata alle “ Password specifiche per le applicazioni“, che vi ho mostrato nell’immagine poco dopo l’inizio dell’articolo. Un video girato proprio da Google spiega il perché della loro esistenza (e necessità) (fare clic qui per andare direttamente alla parte interessata):

Per poterne creare una basterà inserire il nome dell’applicazione o del servizio (o qualsiasi altra cosa possa essere facilmente ricordata) nel box apposito, quindi fare clic su “Genera password” per ottenerla:

Google 2-step verification: crea la nuova password

La password appena mostrata sarà visibile fino alla pressione del pulsante Fine o la chiusura della finestra. Non sarà successivamente consultabile e la si potrà solo revocare, quindi fate attenzione e non abbiate fretta di nasconderla, inseritela nel dispositivo o nella pagina web che ne fa richiesta e poi dimenticatela con tutta tranquillità, farete sempre in tempo a crearne una nuova:

Google 2-step verification: nuovo token

Si, ho già revocato quella che vedete in figura :-D

Non mi sembra poi così difficile, voi cosa ne pensate? :-)

E il codice come lo genero?

In diversi modi, ma quello più comodo (almeno nel mio caso) è far lavorare l’applicazione iOS / Android (gratuita, disponibile su AppStore: itunes.apple.com/it/app/google-authenticator/id388497605?mt=8 o su Play Store: play.google.com/store/apps/details?id=com.google.android.apps.authenticator2) alla quale ho fatto (solo la prima volta) scansionare il codice QR per collegarla al mio account.

Mi basta quindi avviarla ogni volta che ne ho bisogno per sfruttare un codice appena generato (con scadenza a circa un minuto) per poter effettuare il login a doppia verifica su Google.

Qui c’è un documento che spiega come funziona: support.google.com/a/bin/answer.py?hl=en&answer=1037451, e come associarlo al proprio account: support.google.com/accounts/bin/answer.py?hl=en&answer=1066447.

In conclusione

L’ennesimo servizio volto alla maggiore sicurezza dell’utente, fino ad ora non mi ha mai giocato brutti scherzi e sembra essere affidabile al punto giusto.

Se anche voi volete proteggere un’identità digitale sempre più “preziosa“, basata su un account Google magari connesso a molteplici servizi e applicazioni (e -perché no- anche al telefono, soprattutto quando decidete di farlo diventare fonte principale di contatti, calendari e posta elettronica, ndr) sfruttare la verifica a doppio passaggio può avere senso.

Attivarla richiede (come descritto sopra) pochi minuti e sfruttarla nel tempo ancora meno, ci si fa presto l’abitudine, e nel caso dimenticaste il telefono a casa avete sempre a disposizione i 10 codici di emergenza che Google vi farà arrivare tramite posta, da stampare e portare con se.

Enjoy!

Gioxx’s Wall approda ufficialmente su FourSquare

Non credo ci sia bisogno di presentare FourSquare, il social network è sufficientemente diffuso, ciascuno di voi sa più o meno di cosa si tratta. Nel caso non fosse così vi consiglio la lettura di questo articolo molto completo pubblicato su HTML.it: html.it/articoli/foursquare-cos-e-come-funziona-1.

Benvenuti quindi nella “4Square Area” di Gioxx’s Wall, da tempo “ferma” nelle bozze del blog ma soprattutto in quelle di FourSquare, dove avevo creato una Brand Page senza però alcun dato al suo interno. Dato che non accetto tutte le richieste di amicizia sul social network, ho deciso di duplicare le liste dei luoghi da me consigliati rendendole pubbliche e facilmente accessibili:

gioxx.org/4sq

Buon cibo, eventi, salute e shopping, una serie di luoghi provati direttamente e consigliati (o non, ovviamente) con i pro ed i contro riscontrati. Liste informative, raggruppamenti utili per una rapida consultazione e tanto altro ancora. Una Brand Page su FourSquare permette di tenere sotto allo stesso tetto una miriade di informazioni utili per vivere al massimo la propria città, e nel mio caso (per ovvi motivi, ndr) vi permetterò di scoprire quanto di meglio trovo regolarmente nella grande capitale lombarda e nell’adorata città romagnola dove cerco di risiedere il più possibile, lavoro permettendo :-)

Il lavoro è appena cominciato e chiaramente può solo migliorare, nel frattempo perché non venite a farmi visita e inserire la pagina tra le vostre preferite? ;-)

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