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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Un articolo per la serie cazzenger, lo scrivo solo perché ho visto alcune cifre che, rispetto al solito, non sono abituato a vedere. Dopo una doppia tappa all’Artigiano in Fiera, una in Darsena e Navigli (compreso quello Pavese per la festa del cioccolato), fiera degli Oh bej Oh bej nel ponte di S. Ambrogio e dell’Immacolata, Duomo, San Babila, e chi più ne ha più ne metta (siamo stati in casa pochissimo), ho potuto mettere alla prova piedi e Mi Band 2 (oltre che i miei piedi e una schiena pressoché schifosa a causa del lavoro che svolgo), questo il risultato (considerando i primi due giorni della settimana lavorativi che mi hanno zavorrato, lasciando l’arduo compito ai restanti in “libera uscita“):

Non ricordavo passeggiate così lunghe da molto tempo a questa parte (mi mettevo più sotto torchio quando si andava in Virgin quasi ogni giorno), mi mancava, si sta bene, di sicuro meglio rispetto ai vari dolori dovuti a una postura certamente sbagliata, che per lunghe ore davanti al monitor non cambia mai o quasi, salvo qualche pausa di tanto in tanto. Qui non si arriva neanche ai 40 anni e già mi sento da rottamare manco fossi una Fiat Panda.

Approfittane anche tu, basta un giro su Google per renderti conto di quanti eventi ci siano su Milano (alcuni passati, altri in corso, altri ancora che dovranno partire). Io ti posso segnalare un ulteriore post su MilanoToday riguardo gli eventi di Natale e Capodanno, ma ne saltano fuori di nuovi ogni giorno, spesso li rilancio anche sul mio account Twitter, seguimi! :-)

Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Ho pagato il bollo della mia auto (ti passo quel “esticazzi” che hai sicuramente pensato ma non detto, magari lo hai anche detto). Migrata dall’Emilia Romagna alla Lombardia, anche qui avrei potuto sfruttare il servizio online di ACI, oppure pagare direttamente tramite il sito web della Regione.

La domanda però è “perché pagare di più?“. Sfruttando questi servizi occorre aggiungere sempre il balzello destinato a chi ti permette di non fare code kilometriche chilometriche alle Poste, o magari in tabaccheria, o direttamente in ACI (ammesso che tu riesca a raggiungere uno degli uffici preposti in orario a te comodo). Ho avuto problemi di pagamento tramite il sito della mia banca (ING Direct) per targa non presente nel database (sigh), ovviamente segnalato ma con tempi di lavorazione che non sarebbero rientrati nei limiti del pagamento (avrei sforato il mese di settembre).

Seguendo un consiglio sul forum dei clienti, ho scoperto che la Banca Popolare di Sondrio permette il pagamento con carta di debito (V-Pay) presso ogni suo sportello Bancomat, a costo zero:

Bollo auto Lombardia: zero spese con Banca Popolare di Sondrio

Ci ho provato, ci sono riuscito, inaspettato ma ben felice di non aver dovuto versare ulteriori denari su quanto già richiesto (continuo a considerare il bollo auto –oggi– una tassa senza alcun senso).

Bollo auto Lombardia: zero spese con Banca Popolare di Sondrio 1

Speriamo che duri anche in futuro (a meno che la banca non metta a posto quanto promesso).

Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Era da qualche tempo che non si tornava a parlare di Car Sharing. Il mercato si è pressoché stabilizzato (ovviamente faccio sempre riferimento a Milano, città dove vivo) e sembra che la vita sorrida anche a Share’NGo (di cui ti parlerò presto, giusto per esprimere un paio di dubbi in merito). Car2Go ha appena rinnovato la sua flotta e introdotto anche la ForFour, lo scorso 1 ottobre, per accogliere più persone a bordo di una sola vettura, aumentando però i costi di noleggio al minuto per quest’ultima (dici che serve fare un articolo riepilogativo sulla situazione attuale?). Oggi però il protagonista vuole e deve essere BMW. Dopo un primo tentativo non andato in porto, pare che il grande marchio tedesco sia pronto per approdare a Milano. Dal prossimo 19 ottobre sarà infatti possibile salire a bordo di un parco auto molto interessante.

Car Sharing: BMW approda a Milano con DriveNow 2

Lo si definisce Car Sharing di lusso. Sicuramente il parco auto è diverso da quello al quale siamo un po’ tutti abituati. Si passa da macchine agili e piccole (Smart, Fiat 500 e le piccole elettriche ZD1 made in China, escludendo scooter e il servizio di ATM, nda) a BMW Serie 2 Active Tourer (anche Cabrio), MINI Clubman, MIINI 5 porte, la BMW Serie 1, BMW e MINI cabrio. Trasmissioni manuali e automatiche, un po’ in base alle esigenze, un po’ alla disponibilità sul territorio e alla richiesta degli utenti.

Allo stato attuale l’iscrizione è gratuita, e tramite questo link otterrai anche 20 minuti di bonus gratuito: drive-now.com/f/IT/NR3ZRI2EX8GJ. Passerà in seguito a 29€ una tantum.

Area di copertura del servizio

Funziona –ahimé e forse ahinoi– come con Car2Go. C’è una Milano di serie A e una di serie B, torna quindi in auge la mappa con doppia tariffazione, all’interno della quale un ulteriore balzello di 4,90€ verrà richiesto a coloro che abitano (o hanno necessità di arrivare) nell’area non centrale, quella considerata gialla:

Car Sharing: BMW approda a Milano con DriveNow 3

Saranno invece incentivati coloro che inizieranno il noleggio in area gialla e porteranno la vettura in area verde, mostrando una percentuale bonus sull’applicazione, nulla di nuovo quindi rispetto al servizio di “Car2Go Prendimi” del quale mi sono lamentato all’epoca del lancio e che –ancora oggi– continua a non convincere perché non ha dato –secondo me– i miglioramenti sperati in fase di valutazione e lancio (lo scopo era quello del permettere a tutti di trovare un’auto, in qualsiasi momento, nella maggior parte delle posizioni coperte dal servizio).

La mappa non è ancora molto dettagliata e non si vedono le piccole traverse che incrociano le principali, spero onestamente in una mappa più dettagliata o qualche chiarimento in più a partire dalla data di lancio del servizio, magari nell’articolo scritto e pubblicato in origine sul blog italiano del servizio.

Dalla registrazione all’area personale

Ho trovato la registrazione molto semplice. L’ho eseguita tramite PC (via drive-now.com/f/IT/NR3ZRI2EX8GJ) ma è fattibile anche via applicazione, ovviamente gratuita e disponibile per tutte le piattaforme:

DriveNow Carsharing
DriveNow Carsharing
Developer: DriveNow
Price: Free
DriveNow Car Sharing
Developer: DriveNow GmbH and Co. KG
Price: Free

Il tutto in attesa che gli sviluppatori terze parti, quelli delle applicazioni di gestione account Car Sharing (ti avevo parlato in passato di eVeryride e Bat Sharing, anche se nel frattempo hanno cambiato nome), aggiornino le loro creature per introdurre il parco vetture BMW e Sixt.

La registrazione ti chiederà tutti i classici dati fondamentali per sfruttare questo tipo di servizi. Dovrai riportare le tue generalità, i riferimenti della patente, e della carta di credito che verrà chiamata in causa per ciascun pagamento al termine del tuo noleggio. Ti verrà inviata una mail di conferma (occhio, finisce nello spam, dai un’occhiata e tirala fuori da lì) e contemporaneamente un SMS sul tuo cellulare. Servono entrambe le cose. Nella mail troverai un collegamento per aprire una pagina web che chiederà un codice numerico di 4 cifre, è quello che hai ricevuto via SMS.

Termina qui la fase di prima registrazione. Scarica ora l’applicazione (ti ho messo sopra i riferimenti rapidi) e avviala. Autenticati con il tuo account e potrai finalmente caricare i documenti necessari. Nessuna scansione, basta una fotografia. Il fronte e il retro della tua patente, il fronte e il retro di un tuo documento di identità (carta di identità o passaporto), e per finire un tuo selfie.

Quando avrai terminato di inviare le fotografie (inserendole negli appositi spazi dichiarati nell’applicazione e facendo partire l’upload, nda), dovrai attendere che lo staff di DriveNow effettui la sua verifica. Allo stato attuale sembra che il processo richieda fino a 48 ore, ma ti lascio immaginare quanti controlli saranno arrivati nel frattempo allo staff, porta pazienza, sono certo che prima della data di lancio tutto sarà pronto. Solo allora potrai considerare davvero conclusa la registrazione e iniziare così a utilizzare il servizio.

Costi e inizio del noleggio

Guidare una vettura del parco auto DriveNow costerà 31 centesimi di euro al minuto (non per tutte le vetture). Ho lavorato su un piccolo specchietto Excel per tracciare una rapida panoramica:

Iscrizione Al minuto Flat/h Km flat 24h Km extra Fuori Zona
Car2Go: ForTwo 9,00 € 0,24 € 13,90 € 200 59,00 € 0,29 € 4,90 €
Car2Go: ForFour 9,00 € 0,26 € 13,90 € 200 59,00 € 0,29 € 4,90 €
Enjoy: 500 / 500L 0,00 € 0,25 € 50 50,00 € 0,25 €
Enjoy: Mp3 0,00 € 0,35 € 50 60,00 € 0,35 €
Share’NGO 10,00 € 0,28 € 12,00 € 80 50,00 €
DriveNow: base 29,00 € 0,31 € 4,90 €
DriveNow: premium 29,00 € 0,34 € 4,90 €

Giusto qualche nota:

  • Car2Go ha tariffe promozionali fino al 31/12/16 (car2go.com/IT/it/milano/costs).
  • Ho inserito un 80 in corrispondenza dei Km “flat” di Share’NGO perché sono quelli che può fare con una carica massima delle batterie.
  • DriveNow “base” è per identificare BMW Serie 1, MNI, MINI Clubman.
  • DriveNow “premium” è per identificare BMW Serie 2 Active Tourer, BMW Serie 2 Cabrio, MINI Cabrio.

Ho caricato il file Excel sul mio Dropbox, lo trovi qui: dropbox.com/s/w3e3xnj1q7ta7s1/Prezzi%20Car%20Sharing%20Milano.xlsx?dl=0 (magari così facendo potrò aggiornarlo facilmente in futuro). Ti ricordo che il mio specchietto non include molti altri costi, come quelli relativi alle spese di gestione multe, ai danni, alle franchigie e molto altro ancora, quindi ti conviene sempre fare riferimenti ai listini disponibili sui siti web ufficiali (enjoy.eni.com/it/milano/tariffe, sharengo.it/pdf/Regolamento_Sharengo.pdf, it.drive-now.com/#!/rates, Car2Go l’ho già citato nelle note).

All’inizio del prossimo anno arriveranno pacchetti minuti per risparmiare qualche soldino e prevedere un noleggio più esteso, come già accade con i competitor. DriveNow prevede inoltre un quarto d’ora di prenotazione gratuito, oltre il quale cominceremo a pagare 15 centesimi di euro al minuto (fino a quando non comincerà il noleggio o al massimo per 8 ore successive). Una particolarità del servizio BMW prevede invece -sin da subito- qualcosa di molto simile alla reservation. Potrai tenere prenotata una vettura dalla mezzanotte fino alle 6:00 (weekend escluso) gratuitamente, come riportato nel blog ufficiale.

A proposito di inizio noleggio: al contrario dei servizi attualmente presenti e attivi in città, DriveNow darà inizio alla tariffazione / minuto solo alla pressione dell’avvio motore reale. Lodevole.

Così come Car2Go, anche DriveNow permette di sfruttare il servizio nelle altre città servite, in tutta Europa, una volta accettate le condizioni di utilizzo per il paese interessato, magari destinazione del tuo prossimo viaggio privato o di lavoro (vedi: blog.drive-now.it/2016/10/07/drivenow-in-tutto-il-mondo-roaming). In questo caso, è forse più conveniente richiedere la carta che va a sostituire il lavoro che fa l’applicazione, mi piacerebbe sapere come fare, ma le FAQ nel sito italiano non esistono ancora, probabilmente si può portare a termine l’operazione andando presso gli uffici italiani:

DriveNow Italy S.r.l.
Via Carlo Ottavio Cornaggia 16, 20123 Milano
tel: 02 94754881 mail: servizioclienti@drive-now.it

  • Domenica: chiuso
  • Sabato: chiuso
  • Lun. – Ven.: 09:00 – 18:00

Il tuo account

Non ho potuto provare poi molto dell’applicazione o dell’account tramite sito web ufficiale, ovvio. Bisognerà aspettare il prossimo 19 ottobre, trovare un’occasione per provare il servizio (anche solo per curiosità). Via PC Desktop potrai accedere all’account, visualizzare la mappa (e quindi le macchine disponibili sul territorio coperto), modificare i tuoi dati, scaricare le tue fatture e il solito set di altre cose necessarie.

Car Sharing: BMW approda a Milano con DriveNow 1

La vera novità è costituita da un paio di dettagli disponibili anche sull’applicazione. Quella più importante è la programmazione del tuo viaggio, molto utile per risparmiare minuti preziosi. Puoi prenotare l’auto, attendere il SMS di conferma e accedere così al “Configura viaggio“, così stabilirai da subito la destinazione e il navigatore della vettura si imposterà automaticamente una volta entrato in macchina. Comodo? Si, parecchio.

Car Sharing: BMW approda a Milano con DriveNow 6

Alla stessa maniera, a quanto pare, potrai salvare delle destinazioni preferite che il navigatore potrà leggere ogni volta che accedi alla vettura, così da facilitarti di parecchio la vita, ho già visto dove mettere le mani nelle impostazioni dell’account sul sito web. C’è da fidarsi? Non lo so. Probabilmente non salverei mai un indirizzo relativo a casa mia nel database del servizio, forse ci metterei quello dell’ufficio. Sicuramente è utile quando si deve raggiungere una destinazione a fini ludici (sabato sera con gli amici?), forse nulla più.

In conclusione

Non vedo l’ora di provare il servizio, come già successo per gli altri competitor.

Il Car Sharing è maledettamente comodo quando si ha una sola macchina in famiglia e magari ti serve andare in centro per un appuntamento dell’ultimo minuto, ovviamente pregando pegno in quanto a traffico e tempi di percorrenza, questo però succede già, il milanese imbruttito che è in ognuno di noi lo sa bene.

Benvenuta BMW :-)

Ricevo quasi quotidianamente dei comunicati stampa di Codacons, l’associazione nata nel 1986 per difendere l’ambiente e i diritti dei consumatori. Si tratta per lo più di concentrati di parole che mi portano alla mente forconi e caccia alle streghe, ma questo è esclusivamente un parere soggettivo basato su quei testi, perché in realtà credo che associazioni come questa possano avere una loro utilità, soprattutto quando il cittadino e cliente finale, quello piccolo che “non conta nulla” per le grandi aziende, si trova in difficoltà e senza arma alcuna per far valere i propri diritti di consumatore.

Codacons: qui nessuno è esperto.

La regola è sempre la stessa: io guadagno uno stipendio con sudore e dedizione al lavoro, perché dovrei tacere di fronte ad abusi, scarso potere d’acquisto e truffe ben mascherate da aziende forti? Il Codacons (e non solo lui) ha un ruolo in tutto questo. Nota bene: sto sorvolando su nomi precisi e su “accuse” ridicole come quelle relative a Pokémon GO di qualche tempo fa.

Tolto il dovuto cappello per mettere a tacere eventuali troll della prima ora, voglio proporti parte del testo ricevuto una manciata di giorni fa:

Il Codacons mette in guardia tutti gli utenti dalle truffe online: “tutti i giorni siamo bersagliati da un numero incredibile di mail spam e truffaldine che ci raggiungono tramite indirizzo e-mail – afferma il Presidente Marco Maria Donzelli del Codaconse da cui dobbiamo ben guardarci per evitare di cadere vittima di malfattori che ci sottraggono i nostri dati personali.”  Ecco il decalogo anti-truffa del Codacons:

1) Mai diffondere il proprio indirizzo e-mail principale su forum, blog, messaggi o altri siti internet.
2) Evitare di iscriversi col proprio indirizzo e-mail ai siti web sconosciuti.
3) Utilizzare uno dei migliori servizi di posta ossia Gmail, Yahoo Mail ecc.
4) Nel caso di invio di e-mail a più persone, spedirle sempre con gli indirizzi dei destinatari in chiaro, ma nascosti in CCN, per evitare di entrare in mailing list o catene di sant’Antonio molto fastidiose.
5)  Con tutte le e-mail di spam che si ricevono, andare a difendersi facendo denunce per ciascuna di esse, potrebbe essere un lavoro davvero impegnativo e, probabilmente, senza risultati.
Difficilmente infatti la polizia postale darà retta a queste denunce che, per la maggior parte dei casi, rimarranno solo un numero statistico.
6) Non rispondere mai alle e-mail di spam perché esse provengono da indirizzi fasulli.
7) Dotarsi di un antivirus sicuro e che svolga automaticamente un controllo dei contenuti del computer, per evitare che esse venga infettato nel caso di apertura di e-mail di spam.
8) Prestare la massima attenzione e non cliccare su pop-up che vengono visualizzati quando apriamo una mail o una pagina internet.
9) Navigare sempre su siti internet sicuri e con connessione protetta. Non andare su siti identificati come pericolosi.
10) Non inserire mai i propri dati personali se non si è del tutto certi della pagina che abbiamo aperto.

Ho letto la mail e ho riso su un paio di punti, in particolar modo sul terzo, in seguito al quale lanciato un tweet un po’ da pirla (lo ammetto):

Pentito a corto raggio dell’aver messo online una polemica abbastanza sterile senza spiegare in alcun modo il perché del mio ridere, ho aggiunto informazioni in coda al primo tweet, senza aspettarmi una risposta da Codacons, o per lo meno aspettandomene forse una più politicamente corretta:

È chiaro che io abbia fatto un primo gesto errato, ma non è servito a nulla aggiungere informazioni, se non a prendersi una risposta al limite del “ti vedo dall’alto verso il basso“. Ora, dato che non mi piacciono le polemiche sterili e lasciate un po’ a metà, vorrei chiedere a Codacons di mettersi nei panni dell’utente finale, spesso molto ignorante in materia informatica, e provare a mettere in pratica quello che suggeriscono nel decalogo stilato da chissà quale esperto in sicurezza informatica probabilmente assunto nei loro uffici. Vorrei poter rispondere (nonostante io non mi definisca certo un esperto, pur svolgendo un mestiere che mi porta a rimanere particolarmente informato) punto per punto, dove necessario, per confrontarmi con l’esperto dall’altro lato del monitor:

  1. Chiedere di non diffondere l’indirizzo e-mail “principale” all’utente è alquanto improbabile. Moduli delle carte fedeltà del supermercato sotto casa, whois su un dominio registrato per la propria attività, una scuola, un progetto personale, iscrizione a Facebook, rubriche di amici e parenti e chissà cos’altro. In passato (e succederà ancora in futuro) alcuni dei provider che mettono a disposizione il servizio di mailbox gratuita sono i primi a vendere quegli indirizzi a chi lo spam lo mangia e invia a colazione (parliamo di email.it, Hotmail, o magari Libero e compari vari). Là fuori è pieno di persone che non hanno neanche un indirizzo di posta elettronica (e non lo vogliono), figurarsi un master e uno slave.
  2. Ogni sito web è potenzialmente sconosciuto. Fatta eccezione per Google, Amazon e altri nomi altisonanti che più o meno tutti conoscono, il resto è sconosciuto per definizione. L’utente medio non ha idea di chi ci sia dall’altro lato, i suoi dati sono sempre e comunque in “pericolo“, vale anche per i “big“.
  3. Migliori servizi di posta. È quello che mi ha fatto più ridere. Viene citato Yahoo. Davvero non leggete cosa succede su internet? Qui trovate l’articolo scritto da Graham Cluley: grahamcluley.com/yahoo-confirms-500-million-accounts-hacked-2014-data-breach, basta lanciare una ricerca Google per trovare tutti gli altri.
  4. Prima di inviare una mail, soprattutto con molti destinatari (ciò che succede soprattutto quando si parla di newsletter e simili) è bene controllare possibili errori di battitura. Qui si tratta solo di banalità: si consiglia di mettere gli indirizzi di più destinatari in chiaro, poi si corregge il tiro parlando della copia carbone nascosta. Le catene di S.Antonio non piacciono a nessuno, peccato che ancora oggi ne saltino fuori parecchie, alcune volta causate anche da finti esperti.
  5. Tutto corretto. Inutile far perdere tempo alle forze dell’ordine.
  6. Difficile. Gli spammer sono sempre più furbi e i sistemi automatici di invio delle mail pubblicitarie (e non solo, qui c’è di mezzo anche il phishing) sempre più validi. I più classici errori dovuti a un italiano errato iniziano a diventare sempre meno. Le mail che arrivano agli utenti finali sono tutto sommato corrette, possono trarre in inganno. Combatto ogni giorno con quelle mail, cerco più e più volte di formare gli utenti, qualcuno scappa sempre, qualcuno apre quelle bollette dalle cifre spropositate che si rivelano poi essere tentativi di infezione (fortunatamente bloccati da buoni antivirus e sistemi di protezione perimetrale), un po’ quello che dice il punto 7. Non esiste nulla che possa bloccare il 100% di queste mail, esiste solo il buon senso e la generica sfiducia, con conseguente telefonata al reparto IT o all’amico che ha il figlio diplomato o laureato in informatica.
  7. Hai letto il punto 6?
  8. Auguri. I siti web non invasi dalla pubblicità e dai pop-up aperti a tradimento si possono contare sulle dita di una mano. Ci sono soluzioni alternative, si parte dall’utilizzo di browser che non vengano sviluppati da Microsoft all’utilizzo di componenti aggiuntivi come Adblock e simili. Nel mio piccolo –da non esperto– posso solo mantenere la lista X Files, compatibile con i browser più comunemente utilizzati.
  9. Impossibile. L’italiano medio è quello che cerca l’ultimo film uscito al cinema su internet, neanche due ore dopo dalla messa in onda della prima, in italiano, in qualità BluRay, con audio Dolby. Chiaramente quel file non esiste, ma lo cercherà e scaricherà qualsiasi schifezza esistente sulla faccia della terra, probabilmente infettandosi, probabilmente in barba a un buon antivirus sempre aggiornato, probabilmente regalando accesso al suo indirizzo di posta principale aggirando quindi l’ostacolo mentalmente posto dal punto 1. Il problema dell’utente poco informato e inesperto è sempre lo stesso, sta tra la tastiera e la poltrona, è se stesso.
  10. Si rifà un po’ al punto 2.

Ora credo di aver dettagliato il mio punto di vista, per quello che vale. Nessuno qui è esperto, al massimo ci si permette di dare dei consigli, per evitare che informazione certamente non falsa, ma neanche correttamente dettagliata, possa finire in giro per il web, che ne è già sufficientemente pieno. Magari, ammesso ci siano fondi spendibili, perché non investirne qualcuno per pagare un esperto che metta in scacco tutti e ci salvi dalla infezione eterna?

Ora posso tornare nel mio loculo.

Cheers.

Il protagonista della richiesta di supporto sono io, giusto per chiarire, e inizio a scrivere questo articolo oggi che ho notato il problema (segnalandolo al supporto tramite canali ufficiali). Lo aggiornerò man mano che avrò novità e lo pubblicherò al termine dell’assistenza, così da riepilogare e permetterti di leggere cosa è successo, cosa ho dovuto fare e com’è andata.

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto

Di cosa si tratta? Di un prodotto che ho acquistato meno di un anno fa e che mi ha già dato problemi, coperto quindi da garanzia e che ha ceduto in una parte non elettronica, parlo del mio Fitbit Charge HR, protagonista di un articolo Banco Prova di qualche tempo fa:

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso

Con Fitbit non è stato amore a prima vista, tanti i difetti e le piccolezze che mi hanno fatto storcere il naso, soprattutto quelle relative alla durata della batteria se tenuto in connessione al dispositivo, alla lentezza delle notifiche su Android e altro ancora, vale tutto sommato ciò che ho scritto nell’articolo precedente. A oggi questi problemi non sono stati del tutto risolti. Su alcuni c’è stata (fortunatamente) messa “una pezza” sopra nel corso del tempo e degli aggiornamenti rilasciati, su altri tutto tace ancora.

Ciò che forse meno mi aspettavo era la delicatezza del dispositivo e dei suoi accessori. Un prodotto di questo tipo viene indossato spesso giorno e notte, deve poter vivere insieme a noi, resistendo a ciò che accade. Ricordo bene che dopo pochi mesi (due o tre al massimo) avevo già danneggiato il cavo di ricarica semplicemente tenendolo nella mia borsa (piegato più del dovuto, esattamente come il cavo Lightning del mio iPhone o il microUSB del mio Android che però non hanno mai mostrato segni di cedimento nel tempo), acquistato poi su Amazon e tenuto in teca d’oro con accesso dell’iride per evitare ulteriori scherzi (meglio riderci sopra). Oggi aggiungiamo il bracciale in gomma che custodisce e crea un tutt’uno con il monitor del Fitbit Charge HR, che ha deciso di scollarsi nella sua parte superiore:

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto 1

22/8/16 – Prima telefonata

Ho chiamato il Call Center di Fitbit al numero pubblicato sul loro sito web (indirizzo: help.fitbit.com/?l=it&cu=1&fs=ContactUs), lo 02 36 009 815, disponibile nella fascia L-V 9:00 – 18:00. Mi ha risposto una gentilissima operatrice che ha aperto immediatamente il caso (dopo una sommaria descrizione del problema e aver verificato il dispositivo associato alla mailbox registrata sul servizio Fitbit) e mi ha indicato gli step da seguire, per la precisione:

  • Fotografia del danno e foglio bianco subito sotto sul quale scrivere il numero del caso che arriverà comodamente via mail (esattamente la foto che vedi poco sopra).
  • Prova di acquisto (ho scaricato la fattura di Amazon e l’ho allegata alla mail di risposta).
  • Qualche dato su di te. Ti viene inviata una lista (all’interno della stessa mail di apertura caso) di domande secche a cui rispondere. Nome, cognome, indirizzo di spedizione, ma soprattutto il colore e la misura del prodotto che Fitbit invierà a destinazione.

Si perché, ammesso che il prodotto sia sotto garanzia, l’azienda ne manda uno nuovo all’indirizzo da te fornito, a costo zero. Io ho incontrato la prima sfiga di percorso, notificata via mail dalla stessa operatrice che ha aperto il mio caso:

Purtroppo in questo momento non abbiamo disponibile la misura L di Charge HR di colore nero o blu. Dovra’ aspettare 2-3 settimane per aver la sostituzione di colore nero.

Se non vuole aspettare puoi scegliere tra gli altri colori.

Poco male. Ho scelto di aspettare il tempo necessario perché vorrei ottenere lo stesso colore e la stessa misura del mio attuale bracciale. Se tu invece pensi di voler cambiare colore beh, il piatto è già praticamente servito! :-)

A conferma della mia scelta, ecco comparire dopo poco una mail del supporto:

Gentile Giovanni,
L’ordine del tuo Charge HR (nero L) e’  in corso di elaborazione. Il numero di conferma è XXXXXXXXX

A breve riceverai un’altra e-mail da Fitbit.com con un collegamento dello stato dell’ordine. Quando l’ordine viene spedito, puoi visualizzare il tracking number. Il rilevatore dovrebbe arrivare entro 5-7 giorni lavorativi dalla data di spedizione.

Ti suggeriamo di smaltire il dispositivo difettoso attraverso il programma di riciclaggio dei componenti elettronici locale.

Non esitare a contattarci per eventuali domande.
Buona giornata.

Ora non devo fare altro che attendere ulteriori aggiornamenti.

19/9/16 – C’è nessuno?

Ieri sera ho inviato una mail, allacciandomi all’ultima ricevuta dal supporto, per richiedere a che punto fosse la spedizione del mio nuovo Fitbit Charge HR. Sono ormai passato a Mi Band 2, non ho fretta, ma ci tengo comunque a essere informato. Ho atteso qualche ora e alle 7:45 del 19/9 ho ricevuto una risposta:

Ciao Giovanni,
Grazie mille per contattarci sarà un piacere dargli l’informazione del suo ordine.

Il ordine QBPREZJ3B è stato spedito il 15 settembre verso le 11:26 del mattino il numero di tracciamento verso DHL è JVGL0596510800028125.

Non tarderà in ricevere il Fitbit di sostituzione, ringraziandola della sua pazienza.

Porgiamo i nostri più disntinti saluti.

Cordialmente,
Paola Gi e il team di Fitbit

Ho immediatamente controllato sul sito di DHL e tutto combacia. A questo punto manca poco, ho sguinzagliato Trackbot per tenere traccia degli spostamenti del pacchetto e in serata ho già ricevuto un aggiornamento, la consegna sta transitando verso Milano, credo che domani il mio Fitbit Charge HR sostitutivo arriverà a destinazione!

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto 2

20/9/16 – “Replacement Band

Talvolta neanche le tasse sono così puntuali, di certo non si sorride quando si riceve una cartella esattoriale o qualcosa di simile. Il corriere ha consegnato il mio pacco, lo dice anche Trackbot in tempo pressoché reale. Il pezzo di ricambio è arrivato a destinazione e io sono felice che tutto sia filato abbastanza liscio, tempi di attesa a parte (che comunque erano stati messi in conto nel momento in cui ho richiesto la sostituzione con un altro dispositivo di colore nero, non disponibile nel loro magazzino quando ho aperto la segnalazione di “guasto“).

Tutto il contenuto della scatola originale rimane quindi lo stesso in tuo possesso già precedentemente, viene cambiato esclusivamente lo smartband, che dovrà essere ora associato al proprio account Fitbit (lo si fa direttamente da applicazione su iOS o Android) andando a sostituire quello attuale, che potrà essere pensionato (smaltito in modo corretto). Il prodotto dovrebbe arrivare con una carica minima in grado di sopportare queste prime operazioni, dovrai poi caricarlo completamente in un secondo momento.

Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free
Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free

Un ringraziamento quindi al supporto di Fitbit per aver gestito così correttamente la richiesta (in realtà 3 in totale, considerando che il mio capo ha fatto due richieste di assistenza identiche alla mia, per problemi legati comunque al cinturino anche nel suo caso, evidentemente nato male su questo prodotto).