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Cronache di un appartamento milanese

Io adoro Milano, forse talvolta troppo caotica e frettolosa ma tutto sommato culla per molti come me che hanno abbandonato la propria città per motivi di lavoro o di studio. Un domani magari sarà stata una bella esperienza da raccontare e consigliare, ma già oggi regala delle perle degne dei migliori diari da quattordicenne dove scrivere “ciò che è bello e ciò che non lo è”. Voglio rendervi partecipi di questa pagina del mio diario e chiedervi se anche voi siete protagonisti di un condominio così “divertente“.

L’anziana signora

Molti possono vantare una vicina con difficoltà uditive ma quanti ne hanno una che parla a voce talmente alta che riesce ad andare sopra al volume del televisore (tenuto volutamente medio-basso per evitare di disturbare) o alla conversazione con una stessa persona all’interno dello stesso appartamento alla mattina, al pomeriggio e alla sera? Vi posso assicurare che alle 7.00 del mattino sentir parlare di guerra, fascisti e donne di facili costumi che si concedevano ai generali pur di sopravvivere sono storie assolutamente affascinanti, quasi mi dispiace dover andare al lavoro e perdermele tutte.

Mi scappa, mi scappa!

Tutti andiamo al bagno, tutti tiriamo lo sciacquone, le costruzioni di questa età (anni ’60, per la cronaca) non hanno la “cassetta dell’acqua“, hanno lo scarico con rubinetto che può essere tenuto aperto tutto il tempo necessario. Tutto questo, unito agli orari differenti che ognuno ha per un motivo o per l’altro, si traduce con scarichi aperti al massimo della potenza, per tempo prolungato, a qualsiasi ora (ma in particolare dalle 00:00 alle 00:40), con il tubo posto dentro al muro che separa il bagno dalla camera da letto, più precisamente dalla testiera del letto, scenario perfetto per pensare di vivere ad Atlantide, essere sommersi d’acqua e svegliarsi nel peggior modo possibile.

Offerta speciale nel weekend

I “vicini di camera da letto” (si legga alla voce: camere da letto comunicanti) hanno una splendida bambina ancora piccina, avrà al massimo 4 o 5 anni, si comporta divinamente ed è difficile sentirla anche quando gioca o piange. Raramente è accaduto di sentirla lamentarsi durante la notte, più che altro per tosse o incubi. Ora quindi voi mi spiegherete qual è il teorema secondo il quale la stessa bambina urla e gioca -come Tarzan nella giungla- quasi sistematicamente alle 8 del mattino di sabato e domenica perché decide che è l’ora perfetta per svegliarsi e svegliare chiunque si trovi nelle sue vicinanze. Potrebbe sostituire più che egregiamente la sveglia dell’iPhone che ho impostato dal lunedì al venerdì e invece no, la sostituisce durante il fine settimana, quando generalmente questa è disattivata.

Piedi di fata

Il più classico dei problemi di condominio: il rumore al piano di sopra (nel mio caso è solo parte del pacchetto completo). Le ciabatte o le pantofole con la classica spugna sotto la pianta del piede sono troppo spesso sopravvalutate, come le frecce dell’automobile quando si intende svoltare all’ultimo secondo senza aver cura di avvisare chi vi sta dietro, o di fianco, o ancora davanti. I talloni sono il -neanche tanto- nuovo strumento preferito da suonare al piano di sopra. A nulla valgono le preghiere di utilizzare le giuste calzature, godrete di concerti offerti tipicamente alla sera, soprattutto nelle ore di riposo dalle 21:30 in poi e non termineranno prima delle 23:45 / 00.00. Il tallone può essere sostituito con i tacchi, per chi proprio non vuole rinunciare allo stile fino all’ora della nanna.

Camionisti (con rispetto parlando) mancati

Si tratta della ciliegina della torta che va a chiudere questo primo articolo (e spero ultimo) sul micromondo che mi cirdonda: l’infermiera del quinto piano che rientra a casa fradicia come una spugna dimenticata nella bacinella piena d’acqua imprecando al telefono contro Dio solo sa chi, si capisce solo (accaduto giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo articolo) che quella persona le ha rubato dei soldi da sotto al cucino, merita quindi di essere minacciata di morte più e più volte, a prescindere dall’ora, è la stessa infermiera che alle 5 del mattino della domenica mattina di qualche tempo fa si è trovata davanti alla porta dell’appartamento la Polizia di Stato: “forse si, stavano facendo un po’ di baccano ma sa, l’amica è un attimo ubriaca” (questa la risposta di quella più sana tra le due).

E’ la stessa ragazza donna umana “cosa” che senti urlare nel cortile del condominio, la sentono urlare anche i vicini, la sente l’ascensore che si prende tanti di quei pugni che quasi-quasi domattina non lo prendo perché ho paura che -essendo vecchio- possa mollare il colpo e cadere al piano terra per poi esplodere come succede nei film americani. E non sono io a farla esagerata se contemporaneamente escono fuori di casa i miei dirimpettai, la signora del piano di sopra insieme ai ragazzi che abitano sulla mia testa (si, quelli che mi offrono i concerti, sempre loro), la famiglia di cinesi che abita sullo stesso piano della “cosa” e il cane che abbaia -impaurito quasi da farsela sotto- dal settimo piano perché pensa che stia arrivando la fine del mondo e sia quindi necessario avvisare tutti del pericolo attirando l’attenzione.

La conclusione?

Non c’è. Inutili le riunioni, inutili gli aggiornamenti costantemente serviti alla padrona di casa nonostante tutta la sua buona volontà, inutile la rabbia, il nervosismo e il continuo stress accumulato che non fa bene se sommato a quello ordinario da ufficio e vita privata. Cambiare appartamento è sicuramente una soluzione ma il rischio è quello -chiaramente- di beccarne un altro con altri inquilini di qualità pari o superiore a quella degli attuali. Questi sono i momenti in cui, anziché riuscire a godermi la tranquillità di un tetto sopra la testa qualche ora prima di andare a dormire, rimpiango di non trovarmi a casa a Ravenna, 4 gatti tutti tranquilli e il riposo che ciascuno di noi meriterebbe.

Buon viaggio, Marco.

Marco Zamperini

Mi si è stretto il cuore ma posso solo augurarti buon viaggio amico mio, tanti lì fuori non potranno mai capire che vuoto hai lasciato e quanto hai fatto bene alla rete che tutti noi oggi conosciamo e utilizziamo. Il mio più grande abbraccio va alla famiglia tutta.

Tempo tiranno, ogni anno sempre più

Oggi il calendario riporta 1 ottobre e come ogni anno ho la brutta abitudine di compiere gli anni. Siamo a quota 28 e non c’è più nulla da “festeggiare“. Il lavoro, la vita privata, i progetti, le mille preoccupazioni quotidiane, gli amici che fortunatamente ti tirano su il morale e che ti stanno al fianco ogni volta che c’è bisogno, la famiglia (quella che ti ha messo al mondo e quella che ti sei costruito con le tue forze).

Oggi l’IVA passa ufficialmente al 22% e non è affatto simpatico essere ricordati o paragonati a questa ennesima cazzata del nostro governo, con i nostri conti costantemente in rosso, le tasche sempre più vuote, le persone sempre più povere e in alcuni casi senza più un tetto sopra la testa. Non c’è niente da festeggiare, non in questa nostra nazione almeno, c’è da combattere (e non c’entra nulla con la pubblicità dell’ENEL che descrive i guerrieri di oggi, non volutamente almeno) per andare avanti in modo dignitoso.

Oggi aggiungo un tassello in più allo schema esperienza della mia console biologica. Più barba, qualche occhiaia di troppo, una ruga dietro l’angolo, la forte convinzione che ci sia ancora tanto da fare e che “così non mi sta bene“. Se negli ultimi tempi non mi avete letto molto non è per la poca voglia di fare e raccontarvi esperienze e prodotti che mi diverto sempre molto a provare. Semplicemente sono preso dai miei progetti lavorativi e non, da quella famiglia che vorrei davvero costruirmi e alla quale vorrei dare tutto e anche di più e nell’inesistente tempo libero residuo cerco di dormire, si, c’è anche quello.

Giusto per allinearvi un po’, insieme agli altri della combriccola di Fuorigio.co abbiamo portato a termine a Rimini il #GameCamp2013, trovate un resoconto completo all’indirizzo fuorigio.co/2013/09/editoriali/il-nostro-gamecamp2013/12411. Dopo una breve pausa (nel frattempo ho provato e recensito DuckTales: Remastered andato online giusto stamattina) giovedì si riparte per Bruxelles. Raggiungo gli amici di Mozilla Italia per il consueto camp europeo di Mozilla durante il quale ci sarà la possibilità di conoscere ogni nuovo dettaglio riguardante il progetto più importante degli ultimi tempi: Firefox OS.

Inutile dire che -rete permettendo- aggiornerò il blog e i soliti account (twitter / facebook) quando possibile :-)

Ah si, prima di chiudere, grazie pubblicamente a tutti coloro che oggi mi hanno fatto gli auguri di buon compleanno sfruttando ogni mezzo a loro disposizione. In ordine sparso: Facebook, Twitter, SMS (ancora?), iMessage (beh va bene dai), Whatsapp, chiamate (strano anche questo ma fanno sempre molto piacere), mail, Skype (sia chat che video / voce) ma soprattutto un fax (si, avete letto bene).

Poste Italiane: chiudere il conto corrente può diventare una crociata (aggiornato)

Aggiornamento 27/08/14 17:00
Neanche a farlo apposta (dopo già diverso tempo che il mio conto corrente è stato chiuso e seguirà quello della compagna che andremo a chiudere entro questa settimana) in una mail di Altroconsumo mi ritrovo un collegamento ad una novità che riguarda proprio Poste Italiane e tutte le difficoltà sulla chiusura del loro conto corrente: nlnmac.altroconsumo.it/august-2-2014/showLandingPage?idEmail=53286865&modal=1&url=readMoreItem%3Fid%3D579908f8fe44e97e759b260fa4cbc963. A questo punto, dato l’ampio intervallo di tempo richiesto per la chiusura del mio conto, posso aspettarmi un rimborso delle trattenute di cui si parla? Ai posteri l’ardua sentenza, magari chiedo informazioni all’ufficio postale e aggiorno questo articolo per tutti coloro che si sono trovati nella stessa situazione ;-)

Dopo tanti anni di fiducia verso il gruppo Poste Italiane ho detto basta. I servizi funzionanti per metà, le “carte bancomat” che di bancomat hanno ben poco, le limitazioni, l’home banking con gli orari di chiusura notturni, ho molteplici motivi dietro questa scelta e stamattina avevo preso un appuntamento per la chiusura del mio conto corrente in Posta ma ovviamente non sono riuscito a portare a termine l’operazione, vi spiego il perché e cosa c’è da fare per portare a termine una crociata burocratica tutta italiana.

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Il mio parlare male delle Poste Italiane è un appuntamento quasi fisso in questo spazio, eppure non c’è altro modo di definire un gruppo para-statale che tutto chiede e poco da rispetto ad una crescente concorrenza che è sempre pronta ad offrire di meglio e ad un prezzo decisamente inferiore. Come forse qualcuno di voi saprà (ma credo tanti altri no, ne sono quasi certo) il vostro conto corrente postale non è pari ad un conto corrente bancario, non almeno per ciò che riguarda i circuiti usati e gli accordi tra le banche. Vi risparmierò la saccenza, l’arroganza e la presunzione delle due operatrici che ho incontrato stamani allo sportello cercando di filtrare le informazioni più utili al cliente finale che vorrebbe aprire un conto o che magari si trova nella mia stessa situazione e vorrebbe chiuderlo.

Cosa c’è da sapere?

  • La carta di debito o Postamat “BancoPosta” non è vero bancomat come vorranno farvi credere (e ci hanno provato anche stamattina quando volevano chiedermi di non chiudere il mio conto). Chi accetta solo carte bancomat respingerà la carta BancoPosta, i self-service delle pompe di benzina in primis, impossibile fare rifornimento in autonomia e senza contanti negli orari di chiusura a meno di non avere una carta di credito accettata. Negli ultimi tempi a Milano avevo trovato una pompa di benzina Q8 abilitata circuito Maestro, l’unico modo di usare quella carta.
  • E’ possibile che all’estero abbiate dei problemi nell’effettuare dei pagamenti, meno in Europa, più negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Nonostante le insistenti affermazioni dell’operatrice allo sportello posso assicurarvelo sulla base della mia esperienza personale: Repubblica Ceca, Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Canada e non finisce qui la lista dei paesi che ho avuto occasione di visitare, spesso sono stato costretto a pagare con la mia Mastercard e rimettere nel portafogli la BancoPosta.
  • Fidatevi della vostra intelligenza e chiedete consiglio ai vostri colleghi, amici e familiari quando decidete di cambiare conto corrente. Dopo un’attenta valutazione partita da più proposte e qualche chiacchierata tra colleghi di lavoro e amici ho scelto ING Direct per il mio conto corrente. Spese praticamente a zero se non per le extra (pagamenti di bollettini postali o bollo auto, tutta roba che ho sempre pagato attraverso il sito di Poste).
  • Tutto ciò che pagate in maniera schedulata andrà spostato manualmente. Quando si attiva un RID bancario e si vuole cambiare istituto, il passaggio dei RID aperti sul conto avviene ormai in maniera autonoma tra banche, non avviene invece nel caso in cui stiate passando da un conto corrente postale a uno bancario poiché i RID aperti sono postali e non bancari. Circuiti e gestione differente, le società che ricevono i vostri soldi dovranno quindi essere avvisate da voi e dovrete fare richiesta di cambio IBAN, si chiuderà il vecchio RID e si aprirà il nuovo (l’ho dovuto fare per il finanziamento dell’automobile, per la carta di credito aziendale, per la bolletta del telefono e per quella della ADSL di casa, ecc.). Tipicamente vi basterà un giro nei siti web di ciascuna società per trovare documenti ad hoc e indirizzi a cui mandarli per portare a termine questo cambio (vai al paragrafo Moduli da compilare se vuoi conoscere cosa ho utilizzato io, ndr).
  • Non rimpiangete l’area Home Banking così caruccia di Poste Italiane (sono ironico, ndr), quella che dalle 23:00 circa alle 6:00 del mattino successivo chiude manco fosse un ufficio o un negozio, solo perché i server di Poste Italiane non sono in grado di tenerla attiva durante le operazioni di ordinaria manutenzione, gli altri istituti bancari non chiudono mai quell’area a meno di operazioni di manutenzione straordinarie precedentemente annunciate e notificate ai clienti.
  • Contrariamente a molti istituti bancari, Poste Italiane considera la carta di credito come bene supplementare e a pagamento nel caso in cui un cliente lo necessiti. Inutile dire che chiederla costituirà un’ulteriore spesa mensile che verrà scalata dal vostro conto corrente. Allo stato attuale ING Direct mi offre una VISA Oro che non richiede alcun pagamento mensile, nessuna spesa di prelievo dagli sportelli bancomat in giro per il paese (e all’estero) e nessuna commissione carburante. Vi ricordo che prelevare denaro contante con la Postamat da sportelli che non siano Poste Italiane ha un costo variabile (Italia ed estero) che verrà anch’esso scalato dal vostro conto.

Moduli da utilizzare

Come detto nel primo paragrafo sarà necessario compilare alcune scartoffie prima di poter passare a RID bancari tutto ciò che è oggi RID postale.

Fortuna vuole che almeno 3 dei miei pagamenti mensili avvengano tramite addebito su carta di credito aziendale, ciò mi ha permesso in un solo colpo -previa comunicazione a Deutsche Bank del nuovo IBAN- di passare così da Poste Italiane a ING Direct, una gentilissima operatrice dall’altro lato del monitor mi ha confermato in 8 ore lavorative l’avvenuto cambio avvisandomi che l’ultimo addebito sarebbe andato a finire sul vecchio conto Poste Italiane prima di passare definitivamente a ING Direct poiché erano stati già effettuati calcoli e richieste di pagamento all’atto della ricezione della mia mail, poco male. Tutti i pagamenti schedulati su quella carta di credito non cesseranno e continueranno così ad essere erogati come se nulla fosse mai successo.

Ho spostato manualmente Fastweb, un finanziamento con Volkswagen Bank per l’automobile, l’accredito dello stipendio e il Telepass (che fa paragrafo a se a seguire).

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Nel primo caso è bastato scaricare e compilare direttamente da sito web un modulo già previsto per il cambio dell’addebito RID (vedi documento “Cambio metodo di pagamento” alla pagina fastweb.it/myfastpage/assistenza/guide/assistenza-amministrativa/il-mio-abbonamento/cambio-metodo-pagamento) disponibile nella propria area all’indirizzo fastweb.it/myfastpage/goto/?id=CMP&u=%2Fmyfastpage%2Fgoto%2Fmomi%2F%3Fid%3Dvar-cmp. A quel punto basterà scegliere l’opzione “Cambio estremi conto corrente bancario / conto banco posta“, inserire le informazioni richieste, scaricare il modulo PDF che verrà generato, stamparlo, firmarlo e inviarlo via fax (non ho trovato una casella di posta verso la quale indirizzare la richiesta) al numero che vi verrà indicato al termine della procedura. La modifica è pressoché immediata (tempi tecnici tra istituto bancario e l’amministrazione di Fastweb), la bolletta successiva sarà già scalata dal nuovo conto.

2014 World Green Car of the Year Finalists Photos (3)

Volkswagen Bank è l’istituto creditizio dell’omonima marca di automobili, a capo anche di Seat, Audi, Skoda, Lamborghini, Ducati e chi più ne ha più ne metta. Dato che il finanziamento della mia auto è ancora attivo (e lo sarà per molto altro tempo, ndr) ho chiaramente dovuto comunicare anche a loro il cambio. Recuperate il vostro codice contratto dai documenti di acquisto della vettura e preparate una nuova mail che indirizzerete alla casella clienti@vwfs.com:

Buonasera,
come da accordi telefonici invio le informazioni richieste per lo spostamento del RID per il pagamento del mio finanziamento

FINANZIARIA VOLKSWAGEN BANK – DELEGA N. RA0000XXXXXXXXXX per Seat Leon 2009 targa EX000XX.

Codice contratto XXXXXXX.

Il nuovo IBAN è il seguente: IT 57 I XXXXX XXXXX ecc. (ING Direct).

Attendo fiducioso una conferma.
Grazie mille e buon lavoro.

Chiaramente per voi non ci saranno precedenti accordi telefonici ma la sostanza può grosso modo rimanere la stessa, io ho inserito anche il codice di delega che è possibile leggere nel vostro estratto conto mensile, non si sa mai :-)

Probabilmente non vi arriverà conferma alcuna scritta -come nel mio caso- ma vedrete arrivare la richiesta di pagamento sul nuovo conto all’inizio (o alla fine, dipende dal vostro caso) del mese successivo, tutto funzionante quindi!

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L’accredito dello stipendio è ovviamente fondamentale e va spostato da un istituto all’altro con la collaborazione del vostro datore di lavoro. Nel caso specifico di ING Direct viene fornito un modulo pre-compilato con i vostri dati direttamente nell’area cliente personale. Sarà sufficiente scaricarlo, terminare la compilazione con i dati dell’azienda, firmarlo e consegnarlo al proprio ufficio risorse umane (manualmente o via posta elettronica) per far si che dal mese successivo la cifra arrivi nella sua “nuova casa“, niente di più semplice. Nel caso in cui la vostra nuova banca non lo metta a disposizione basterà comunicare allo stesso ufficio il nuovo IBAN che è più che sufficiente per poter effettuare l’accredito di ciò che vi spetta, nessun altro tipo di fronzolo! ;-)

La questione Telepass

Perché un paragrafo dedicato? Perché far andare d’accordo diverse società tra di loro non è mai cosa facile e chi ci rimette è sempre il cliente finale, occhio quindi a fare le cose correttamente!

telepass-banner

Giusto perché sia chiaro sin dall’inizio: spostare il proprio contratto Telepass dal conto delle Poste Italiane a quello nuovo è impossibile. Dovrete aprire un secondo contratto su carta di credito o sul nuovo IBAN tramite il sito di Telepass (almeno nel caso in cui abbiate un conto ING Direct o di una banca già “compatibile” con Telepass.it). Io l’ho fatto molto rapidamente e ho ricevuto a casa il pacchetto contenente il nuovo Telepass e la documentazione da firmare e spedire indietro con busta con affrancatura a carico del destinatario (almeno questo!). Il Telepass potrà essere immediatamente attivato tramite sito web nonostante la documentazione non sia ancora stata spedita (fatelo comunque nel più breve tempo possibile).

Come sarebbe dovuta andare

Ho chiamato il call center del servizio clienti Telepass chiedendo quale fosse il metodo migliore per affrontare la questione. Mi è stato chiesto di andare presso la mia filiale Poste Italiane per chiudere completamente il conto corrente. Così facendo le Poste avrebbero dovuto notificare la chiusura di contratto alla società Telepass permettendomi poi di concludere l’operazione semplicemente riportando il vecchio apparato ad un qualsiasi Punto Blu presente sul territorio. Ultima fattura ad agosto, regolare pagamento dal vecchio conto che verrà comunque tenuto aperto dalle Poste per le ultime verifiche e fine del gioco.

Ho preso un appuntamento nella filiale di Poste Italiane per fare l’operazione e sono stato trattato con enorme superficialità e un po’ da cretino. Mi è stato detto che quanto affermato è sbagliato e che devo essere io a chiudere il contratto con Telepass prima di poter chiudere il conto alle Poste. Inutile dire che richiamando il call center mi è stato confermato che devono essere le Poste a farlo dato che la prima apertura contratto è stata fatta da loro (ricordate tutta la trafila fatta per l’apertura? Io si, ne avevo parlato qui). Su nuovo suggerimento del call center ieri sono passato a restituire il vecchio apparato e mi sono fatto rilasciare una ricevuta che presenterò all’ufficio postale per chiedere la chiusura del contratto Telepass, quindi la chiusura conto corrente appena possibile.

Come sta andando

Ho preso un nuovo appuntamento per sabato mattina, con la speranza che stavolta vada un pelo meglio dell’altra, mi dispiacerebbe davvero perdere ancora del tempo solo perché un operatore ha deciso che lavorare al sabato pesa e che quindi i clienti (tra poco ex, e non vedo l’ora davvero) possono essere trattati male.

Chiaramente aggiornerò l’articolo non appena avrò novità in merito.

Mi faccio da solo un ulteriore in bocca al lupo, certo che per rendere difficili queste cose l’Italia è sempre la prima della classe.

Aggiornamento 22/07/13 20:00
Venerdì scorso intorno alle 18:30 sono passato ancora una volta dall’ufficio postale nonostante avessi fissato l’appuntamento per il mattino dopo. Ho trovato una delle due operatrici che rispetto alla scorsa volta ha tirato fuori qualche sorriso, dimenticato la saccenza e l’arroganza a casa ed è arrivata insieme al sottoscritto a fine richiesta: ho consegnato il libretto di assegni, la carta e la ricevuta dell’apparato Telepass riconsegnato al Punto Blu qualche giorno prima (per la cronaca: vi basterà portarlo al Punto Blu, far presente che volete chiudere quel contratto, restituire quindi l’apparato e attendere che vi venga rilasciato un documento che attesti il tutto).L’accordo finale è: notificare la chiusura del contratto alla società Autostrade per l’Italia S.p.A. (dato che è proprio la vostra banca -in questo caso Poste Italiane- ad aprire il contratto la prima volta), attendere che arrivi l’ultima fattura che dovrà ovviamente essere scalata dal vecchio conto quindi procedere alla chiusura dello stesso con l’accredito sul nuovo conto di ciò che avanza (a meno che non abbiate spostato tutto tramite un precedente bonifico, ve lo sconsiglio comunque per sicurezza, dato che verranno calcolate le ultime spese del conto giusto prima di terminarlo definitivamente. Basterà pazientare un po’ dando la possibilità alle Poste di riaccreditarvi la cifra che vi spetta. A questo punto dato che il pagamento dell’ultima fattura dovrebbe arrivare ad agosto mi basterà attendere una decina di giorni per capire come andrà a finire (quindi migrare anche il conto di Ilaria, tanto per fare le cose per bene! :-D)

La brutta parentesi

Durante l’attesa nella sala d’aspetto della sala consulenza io e Ilaria abbiamo assistito ad una scena a dir poco triste, subdola, quasi a non volerci credere.

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Due coniugi, un conto Bancoposta da aprire. La dipendente dell’ufficio elenca le varie condizioni e arriva a toccare il punto “Telefonia“, chiedendo se la persona fosse interessata a passare all’operatore virtuale Poste Mobile. L’anziano risponde di no, che sta bene con la sua offerta TIM grazie alla quale può chiamare ad un costo contenuto anche la Tunisia (dove evidentemente alloggiano parenti o amici) e il discorso, anziché chiudersi, evolve nella maniera più brutta che potesse esserci: la dipendente inizia ad elencare gli enormi vantaggi dell’operatore Poste Mobile arrivando addirittura a dire che per sottoscrivere un nuovo conto corrente Bancoposta è necessario avere una SIM Poste Mobile, che in caso contrario il conto sarebbe difficile da gestire, che si potrebbe rimanere appiedati nel momento peggiore possibile e che senza i servizi offerti da quell’operatore non ci sarebbe nulla da fare se non passare dall’agenzia durante gli orari di apertura per poter accedere alle proprie finanze, “e se poi si trova in difficoltà durante il fine settimana, ma ci pensa? Senza Poste Mobile lei sarebbe completamente impossibilitato a fare qualsiasi operazione sul conto“.

Da quanto ricordo (e mi sono ri-documentato in seguito) la SIM Poste Mobile non è vincolante per l’apertura di un nuovo conto e nonostante offra servizi aggiuntivi ed espressamente dedicati ai correntisti è comunque meno vantaggiosa di altri operatori reali sul mercato, primo della lista H3G del quale sono cliente io stesso. Inutile dire che con delle premesse simili la moglie dell’anziano signore ancora prima di lui stesso, comunque entrambi visibilmente preoccupati da quanto affermato dalla signora dietro quella scrivania, ha spinto per mettere la parola fine alla SIM della TIM per passare ad una “vantaggiosissima” offerta Poste Mobile con ulteriore pacchetto dedicato alle chiamate per l’estero, senza però specificare alcuna cifra e rimandando entrambi i malcapitati clienti alla lettura di un opuscolo contenente dettagli e costi che sarebbe stato inserito nel fascicolo cliente del conto corrente.

Un comportamento simile è a dir poco vergognoso, fare del “terrorismo psicologico” sue due persone evidentemente poco informate sull’apertura del conto è da bastardi. Di certo entrambi i clienti avrebbero potuto rifiutare in ogni caso l’offerta chiedendo maggiori spiegazioni in merito ma posso capire che trovandosi li davanti e con le informazioni appena ricevute non sia così semplice reagire rapidamente volgendo a proprio favore la situazione.

Che schifo.

Loro però ti cambiano le spazzole “gratuitamente”

Da diversi giorni (e molto probabilmente fino a fine mese data la promozione) sta passando in TV questa pubblicità:

Il video fa riferimento alla promozione dello scorso anno ma sostanzialmente è tutto rimasto invariato con la scadenza al maggio di quest’anno. Carglass è forse una delle aziende più conosciute vista la grande mole di pubblicità che viene trasmessa continuamente nel mainstream (radio, televisione, siti web specializzati e social network) oltre che per la diffusione delle sue filiali sul territorio.

Un paio di settimane fa ho trovato “un regalo” sulla mia auto: una crepa mica da ridere che non mi ha permesso alcuna riparazione, la sostituzione è stata obbligatoria e nonostante la mia polizza cristalli mi permetta di avere zero franchigia e 400€ di massimale ho deciso di fare un giro di telefonate per cercare di spendere meno possibile ottenendo comunque un buon servizio.

E dove sta il problema?

Ho chiamato per prima proprio Carglass che -nonostante l’aver specificato da subito l’intenzione di chiedere il prezzo prima di fissare qualsivoglia appuntamento- si è mostrata un pelo stizzita per non essere stata immediatamente scelta lasciandomi a bocca aperta con il prezzo del lavoro finito, chiavi nuovamente in mano: €682 iva inclusa, dato che possiedo una polizza cristalli (si, il prezzo cambia se non la si ha, si dovrebbe spendere di meno in teoria). Stiamo parlando del parabrezza della mia Seat Leon penultima serie, corredato di sensore luci / pioggia e senza bandella superiore parasole. Specifico che: il preventivo è stato fatto telefonicamente con una operatrice che mi ha comunicato il prezzo giusto o sbagliato che sia in base alle mie informazioni (come è successo per tutte le altre telefonate e gli altri operatori dall’altro lato della cornetta, ndr).

Fate bene attenzione alla cifra, perché ovviamente il giro telefonate si è fatto immediatamente necessario (in ogni caso non avrei voluto coprire la differenza tra 400€ di polizza cristalli a i 682 chiesti da loro) e i risultati sono stati molto simpatici oltre che inaspettati. Per la cronaca: i due migliori su Milano (l’ho sostituito dato che non c’era in previsione di scendere a Ravenna) sono stati Vetrocar (che ha diverse sedi sul territorio) e Cova Vetri in via Tortona. Quest’ultimo ha preventivato telefonicamente un lavoro da € 326 iva inclusa, chiavi riconsegnate al proprietario e pacca sulla spalla augurandosi (da ambo le parti) che da li a breve non ci si riveda. Vetri della Saint Gobain che -per la cronaca- la Seat ha utilizzato anche per il lunotto posteriore.

Si tratta di un prezzo più basso della metà del primo, eseguito in meno di due ore (ci sono andato il lunedì mattino successivo aver avuto il problema al venerdì precedente) con estrema cura del dettaglio e dell’automobile, con la giusta attenzione a ogni possibile difetto e con il vetro che ora ha anche la banda parasole superiore perché mi è stato offerto allo stesso prezzo di quello senza. Mario, il ragazzo che si è occupato del lavoro, mi ha spiegato ogni singolo passaggio (si, sono un noto scassaballe) senza mai perdere di vista però ciò che c’era da fare. Lavoro terminato, pagato, e ora non resta che attendere il rimborso dalla mia compagnia assicurativa che spero possa apprezzare anche il mio voler evitare di arrivare al massimale.

Sento di consigliarvi lo stesso tipo di ricerca in caso di danno (nella vostra città) o addirittura di andare a colpo sicuro da Cova Vetri se vi trovate a Milano? Assolutamente si. Mi è stata consigliata da un collega di lavoro che si era già trovato bene e personalmente mi sono trovato a meraviglia. Giusto per completezza e correttezza cito Vetrocar perché arrivata seconda di poco, il prezzo del preventivo si discostava molto poco da quello di Cova, da tenere quindi in considerazioni dato che possiedono diverse filiali sparse sul territorio: vetrocar.it/sito/it/ricercacentrimappa

Non so, non capisco e non penso neanche di voler sapere il perché determinate aziende applichino un tariffario decisamente fuori dalla portata delle nostre attuali tasche. Di sicuro c’è che diverse compagnie assicurative si associano a determinati partner costringendo il cliente finale a rivolgersi a questi per la sostituzione dei vetri della propria auto per ottenere il rimborso parziale o totale del danno, mettendo letteralmente “il coltello dalla parte del manico” a queste persone e i loro tariffari (un po’ come succede con il cartello della benzina).

Loro però ti cambiano le spazzole gratuitamente, ecco questo Cova non me lo ha offerto, che brutta gente ;-)

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