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Google Now: stop al servizio di localizzazione sempre attivo

Google Now è il nuovo servizio di Google che permette tra le altre cose di tenere traccia dei nostri percorsi, della posta, degli appuntamenti e dei dati che “ci circondano” (meteo, risultati sportivi, ecc.), una serie di servizi Google sempre a vostra disposizione, molto carino e già disponibile tramite applicazione “Google” per chi usa iOS.

Un problema comune a molti utilizzatori e lamentato immediatamente nonostante le rassicurazioni di chi lo ha sviluppato e testato. Su iPhone (in generali su dispositivi iOS che non abbiano la stessa capienza di batteria dell’iPad) tenere sempre attiva la localizzazione del telefono scarica rapidamente la batteria come se già non bastassero le mille notifiche sparse tra applicazioni, posta e chissà cos’altro.

Per questo motivo potrebbe esservi utile disabilitare la localizzazione costante ed in background di Google Now, lasciandola attiva solo quando utilizzate l’applicazione o comunque tenere l’interruttore su off fino a vostro nuovo ordine. Per farlo basterà semplicemente aprire l’applicazione Google, andare nelle Impostazioni (non nel Now, direttamente da applicazione principale), selezionare la voce “Privacy” e scorrere fino a vedere il paragrafo relativo alla Posizione, dove potrete cambiare lo stato di “Segnalazione posizione“:

Inutile ricordare che quello stato attivo consente all’applicazione di funzionare al meglio, ma se proprio siete in carenza di energia e non avete così necessità delle funzionalità di Now in quel preciso istante, questo potrebbe tornarvi utile.

BitTorrent Sync: spostare dati facilmente ed in sicurezza

Se ne fa tanto discutere in questi giorni e svariati blog italiani molto conosciuti puntano il dito su quello che è l’ultimo dei diversi esperimenti disponibili nei laboratori dove nasce BitTorrent, si chiama Sync e potete facilmente immaginare quale sia il suo scopo.

Tutte le informazioni ufficiali sul progetto sono contenute all’indirizzo labs.bittorrent.com/experiments/sync.html. Vediamo insieme di cosa stiamo parlando, come funzione e come si è comportato alla fine di un test durato qualche giorno e che ha visto come protagoniste una macchina Desktop a Ravenna e una a Milano.

Setup & Go

Scaricate gratuitamente il file di installazione da labs.bittorrent.com/experiments/sync.html (scegliendo il sistema operativo, BTSync è già compatibile anche con sistemi per NAS!) e scegliete una nuova installazione senza chiave alcuna.

Il funzionamento è molto banale e una volta compreso abbatterà ogni limite di quantità dati che possono essere scambiati tra device che possiedono la stessa chiave generata dal “server” (se così si può chiamare, in realtà è la macchina che per prima condividerà il materiale permettendo alle altre di scaricare ed in seguito caricare ulteriori dati se l’accesso è lettura e scrittura). La prima cartella “gentilmente offerta” all’atto dell’installazione verrà stabilita dall’utente, potrà essere una cartella già esistente o creata ad-hoc per BTSync, non ha nessuna importanza, potrete cancellarla subito dopo il termine dell’installazione proprio perché non vincolata in nessun caso alla sopravvivenza del client.

Si tratta di un esperimento ed in quanto tale il client è estremamente scarno di opzioni e di finezze grafiche ma poco importa, la sostanza è ciò che conta e l’importante è che tutto funzioni no? Appunto, funziona. Sfruttando la potenza della rete BitTorrent e la sicurezza della stessa (condita con un’ulteriore protezione dettata da una chiave a 256 bit associata ad una stringa random di ulteriori 20 byte o più se l’utente lo desidera per ciascuna cartella condivisa, ndr) BTSync permette di aprire l’accesso in lettura e scrittura (sta a voi scegliere) ad una o più cartelle dei vostri dischi fissi collegati al PC acceso e collegato ad internet.

Attraverso il pulsante “Add” all’interno della tab “Shared Folders” potrete ovviamente aggiungere tutte le cartelle che desiderate, per ciascuna potrete generare una chiave segreta e randomica che potrete incollare su un secondo device per cominciare la sincronizzazione dei dati tra le due (o più) parti. Facendo clic con il tasto destro su una singola cartella condivisa e scegliendo “Show folder preferences” potrete inoltre modificare le opzioni specifiche, compresa la possibilità di copiare una chiave segreta di sola lettura (così da non permettere agli altri device di modificare il contenuto della cartella) o addirittura generare una chiave “one-shot” che si auto-distruggerà dopo il primo utilizzo (nel corso delle 24 ore successive alla generazione) anch’essa regolabile in lettura e scrittura, consentendovi di dormire sonni tranquilli :-)

Entro anche io!

Rispetto ai concorrenti, Dropbox (senza il quale sarei perso, ndr) in primis, BTSync consente di sincronizzare qualsiasi cartella del sistema e con una moltitudine di device e utenti sparsi per la rete, senza necessità alcuna che le cartelle si trovino nello stesso posto, con la possibilità di renderle accessibili in sola lettura e non permetterne quindi la modifica, con un domani già segnato da interfacce più accessibili e applicazioni studiate e realizzate per device mobili (ormai necessarie per una sopravvivenza e forte crescita di questo tipo di servizi).

Così come per qualsiasi loro concorrente (anche se di vero concorrente non si può parlare poiché non esiste spazio alcuno sui loro server designato alla conservazione dei vostri dati) basterà dare una “leggera spintarella” per cominciare il processo di sincronizzazione unidirezionale o bidirezionale che sia. In questo specifico caso una seconda postazione con un client BTSync installato potrà inserire la chiave segreta e la cartella di destinazione, quindi attendere qualche secondo (al più un minuto) per veder partire il download o l’upload dei dati contenuti:

Ciò vuol dire che backup ed errori sono a vostro carico ma che nessuno nel mezzo riceverà quei dati per tenerne una copia. E’ un pro ed un contro allo stesso tempo, lascio a voi la valutazione. La velocità di trasferimento tra le macchine è anch’essa a vostro carico, che poi più che vostro è del provider scelto per collegare in internet le abitazioni (o l’ufficio), funziona allo stesso modo di Dropbox con l’unica differenza che l’upload corrisponderà grosso modo al download dall’altro lato proprio perché quest’ultimo è generalmente più “aperto” e riesce a stare al passo con la velocità di upload (anche in contemporanea con altre operazioni).

In un certo senso BTSync potrebbe essere messo alla stregua di una chiave USB (non considerando la velocità di trasferimento, ovviamente) per passare i dati da una macchina all’altra, ha il vantaggio di poter essere lasciato ad operare durante la notte se entrambe le macchine sono accese e connesse alla rete (e magari non avete neanche fretta di avere i vostri dati duplicati tra le due postazioni), il tutto mantenendo la massima sicurezza e la flessibilità dato che i dati che andrete a modificare torneranno a sincronizzarsi con quelli più vecchi sugli altri device aggiornandoli.

In conclusione

Il suo lavoro lo svolge già bene nonostante si tratti di un esperimento con ampi margini di miglioramento sia per correzione di eventuali bug (non ne ho trovati, più che altro una svista che non ti avvisa nel caso in cui il sync tra i device venga messo in pausa e non più modificato) che veri e propri ritocchi al reparto grafico e nelle opzioni aggiuntive. Il punto forse più scoperto e a sfavore di Dropbox (sincronizzazione di qualsiasi cartella all’interno del sistema, comunque facilmente aggirabile tramite work-around già spiegato in queste pagine) volge a favore di questa soluzione che -almeno per ora- voglio provare ad utilizzare per sincronizzare dati non importanti tra le postazioni delle due città, può tornare davvero molto comodo :-)

A voi la prova e l’area commenti per dire cosa ne pensate e come vi siete / vi state trovando!

Banco prova: Kaspersky PURE 3.0 Total Security

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Parlare di un prodotto antivirus non è mai cosa semplice. La sicurezza del client oggi non si limita al semplice “programma antivirus“, l’utente medio-basso è potenzialmente esposto a mille rischi più o meno riconoscibili “dall’odore” e un buon prodotto dovrebbe poter prevedere e prevenire ogni possibile tipo di attacco, nel 99% dei casi oggi giorno proveniente dalla rete (navigazione, posta elettronica, reti locali in azienda), nonostante le chiavi USB, i dischi esterni e supporti di memoria un pelo più vecchi mantengano sufficientemente alta la loro statistica.

Qualche giorno fa vi ho parlato di Kaspersky PURE 3.0, la nuova versione della suite russa che intende dedicare all’utente un intero ecosistema di protezione che spazia dal “semplice” antivirus al controllo dello stato di sicurezza della casa passando per la protezione degli acquisti online e la reazione più o meno immediata contro qualsiasi malware proveniente dalla rete.

In realtà la lista completa prevede le più avanzate tecnologie di “Internet Security“, il “Parental Control“, backup e ripristino dei dati delle proprie macchine (funzionalità non certo nativa dei prodotti antivirus ma offerta, un punto sicuramente a favore), un Password Manager per tenere al sicuro le proprie password e per poterle facilmente richiamare tramite browser, moduli di criptaggio dei dati, ottimizzazione del PC e -come già detto- la gestione centralizzata dei PC della rete domestica.

Installazione e prestazioni

Forse quello che i più dimenticano è la possibilità di rimanere costantemente aggiornati e protetti anche se non si ha a disposizione l’ultimo ritrovato della tecnologia. Per l’appunto, ho voluto installare PURE 3.0 su una macchina virtuale XP (più resistente di un albero sempreverde) con soli 512MB di RAM e senza alcuna limitazione disco (libero sciacallaggio delle risorse del mio portatile). Lo scopo è dimostrare che un prodotto ben studiato e “garantito” anche su macchine datate sia davvero in grado di girare senza alcun problema:

Ho già detto che la macchina di base aveva a sua disposizione solo 512MB di RAM vero? Certo è difficile trovare macchine così in giro ma ne ho viste tante in passato e continuano ad essercene ancora molte. Chiaramente in questa condizione si rende difficile la convivenza con il resto del software a bordo della stessa macchina, non tanto per l’occupazione disco quanto per la possibilità di convivere ed essere eseguito in contemporanea con Pure. Una volta installato e attivato il prodotto ho lanciato immediatamente il primo corposo aggiornamento che ha impiegato molto tempo per scaricarsi (dipende dalla vostra linea ADSL e dall’occupazione dei server di aggiornamento prodotto) e al primo riavvio per l’applicazione delle modifiche la macchina si è addirittura bloccata costringendomi al riavvio forzato. Non è affatto un buon inizio.

Console, comandi, integrazione

Console molto intuitiva e accessibile per ogni tipo di utente, funzioni di aggiornamento automatiche con la solita possibilità di forzarne l’avvio e una marea di opzioni aggiuntive che potrebbero sfuggire al controllo.

PURE 3.0 come ogni altro software Kaspersky installa all’interno dei browser dei componenti aggiuntivi che vanno ad integrare così alcune funzionalità proprie della suite. Chi utilizza come me una versione di Firefox non ancora Stabile (io sono sul canale Aurora, due release più avanti rispetto all’attuale Firefox rilasciato pubblicamente) non potrà utilizzare questi componenti aggiuntivi in quanto non ufficialmente supportati e non compatibili con la versione del browser, cosa che chiaramente non accade per Google Chrome o Internet Explorer (installati anche loro sulla stessa macchina virtuale.

Una perdita? Forse no. La tastiera virtuale, l’integrazione con il Password Manager o le funzioni di verifica dell’URL che si vuole andare a visitare hanno le loro alternative native e non (c’è persino un Anti-Banner che potrebbe sostituire AdBlock e simili, ndr). Tanto per capirci: la tastiera virtuale è fatta per evitare possibili Keylogger residenti sulla macchina che però dovrebbero essere intercettati dall’antivirus Kaspersky stesso, per il Password Manager esiste Keepass con i suoi componenti aggiuntivi o con le funzionalità integrate per l’auto-compilazione dei campi (nativa, senza alcuna installazione di ulteriore materiale) e per il controllo dei siti web vi ricordo che Firefox si appoggia al Safe Browsing di Google con un database molto più che aggiornato.

Parental Control

Una delle funzioni che ho preferito in questo software probabilmente. Senza star li a d inventarsi soluzioni home-made o cercare soluzioni alternative spesso complicate (ma delle quali comunque parlerò quanto prima, ndr) Kaspersky offre filtri di Parental Control già preconfezionati e la possibilità di realizzarne di propri per personalizzare al massimo l’utilizzo della macchina da parte dei membri della famiglia:

La password impostata per il Parental Control può essere immediatamente impostata anche ad altre porzioni del software, compresa la sua disinstallazione, a prova di figlio che decide di mettere fine alla presenza del prodotto sulla macchina (ammesso che gli abbiate lasciato un utente amministratore della macchina, ndr).

Social Network, applicazioni, file da scaricare o bloccare e molte altre informazioni che è possibile inserire / modificare / ritoccare rispetti ai profili suggeriti dal prodotto, il tutto assegnabile ad uno specifico utente della macchina. Molto comoda la possibilità di limitare l’utilizzo della macchina e di internet per ore totali, giorni e orari:

Bravi, molto ben realizzata, semplice da impostare ed immediatamente efficace, il rapporto che potrà essere visualizzato dall’amministratore completa un quadro già ben realizzato.

Gestione centralizzata della rete domestica

Quello che succede con le console di gestione centralizzata dell’antivirus nelle grandi aziende, in piccolo però:

L’idea di fondo è la stessa ed è chiaramente vincente. Se una sola macchina è in grado di monitorare e permettermi di accedere alla gestione della parte security delle altre perdo la metà del mio tempo e posso risolvere eventuali problemi con un paio di clic e senza le necessità di collegarmi da remoto (o fisicamente con monitor, tastiera e mouse) alla macchina interessata. Molto rapido nella ricerca (nell’immagine qui sopra si vede chiaramente la sola macchina virtuale ma ho avuto modo di provarlo anche in una rete con più macchine protette) e altrettanto nella reportistica / ricezione stato degli altri PC ed eventuali adeguamenti a decisioni della console centrale. Qualsiasi Pure 3.0 con la giusta password amministrativa può fare da ponte verso gli altri.

Strumenti aggiuntivi

Ovvero il coltellino svizzero in caso di necessità:

Impostazioni del browser (integrazione dei componenti, ecc.), Rescue Disk per avviare la macchina anche nel caso in cui ci sia qualche infezione che non permette il corretto avvio del sistema operativo (creando un apposito CD/DVD o chiavetta USB di boot), Risoluzione dei problemi post-infezione (per rimuovere ogni traccia) ed Eliminazione definitiva dei file (con più passaggi proprio per evitare che programmi appositi possano recuperare facilmente dati che si intendono cancellare definitivamente).

Costi e conclusioni

La licenza per un solo PC costa circa 60 euro (59,95), passando a quasi 80 (79,95) per 3 PC e 100 (99,95) per 5. Il pacchetto è acquistabile direttamente da kaspersky.com/it/pure. Senza infamia e senza lode ha i suoi pro e i suoi contro come per qualsiasi altro prodotto sul mercato.

Di sicuro Kaspersky offre maggiori strumenti che permettono all’utente di non passare da soluzioni alternative facendo risparmiare tempo e denaro, un punto a loro vantaggio, con una buona configurazione l’ho trovato persino accettabile e neanche troppo esoso ma ho preferito continuare a tenere bloccate le pesanti “infiltrazioni” all’interno di software terzi (come i browser) per evitare di appesantire ulteriormente sistema e navigazione, cosa mai buona per chi lavora tutto il giorno con quel tipo di strumenti, quasi a voler fare una “doppia scansione di tutto“.

Sicurezza: la 2-step verification di WordPress.com

L’inserimento dell’autenticazione a due fattori sta diventando molto comune ultimamente e la cosa non può che far piacere. Anche WordPress.com ha quindi deciso di introdurre la possibilità di aggiungere uno “strato di protezione ulteriore” alla semplice autenticazione con password, vediamo insieme come abilitarla rapidamente.

Google Authenticator

Prima di partire la domanda di rito: lo avete già il Google Authenticator sul telefono? In entrambi gli articoli dedicati all’autenticazione in due passaggi per Dropbox o Google ho parlato della creazione del codice di autenticazione tramite l’applicazione rilasciata gratuitamente dal grande fratello Google. E’ il modo più semplice e veloce per ottenere il codice di verifica senza la necessità del messaggio via SMS che impiega sicuramente più tempo ad arrivare a destinazione. Nel caso di WordPress.com è inoltre obbligatorio, non c’è (almeno per ora) alternativa.

Per chi non lo avesse già può scaricarlo per qualsiasi piattaforma, date un’occhiata al documento ufficiale Google con i vari collegamenti diretti: support.google.com/accounts/bin/answer.py?hl=en&answer=1066447.

Abilitare la verifica 2-step

3 semplici passaggi vi separano da una maggiore sicurezza per il vostro account WordPress.com che può (ve lo ricordo) fare anche da OpenID per autenticarsi su diversi siti di terze parti che offrono ulteriori servizi, dettaglio quindi da non sottovalutare.

Una volta collegati su WordPress.com sarà necessario passare il puntatore sul proprio profilo (in alto a destra, ndr) e selezionare Impostazioni, quindi Sicurezza (dal menù a destra):

Si parte già con l’attivazione della verifica in due passaggi e nella prima schermata (come potete vedere qui sopra) si fa riferimento immediato al download di Google Authenticator che -come anticipato- è richiesto per poter proseguire. Selezionate una delle 3 alternative così da ottenere il collegamento diretto al pacchetto da scaricare e installare, quindi confermate per arrivare al terzo passaggio, lo scan del codice:

Una volta “fotografato” con Google Authenticator vi basterà inserire il codice di risposta e proseguire, il gioco è fatto e da ora in poi sarà attiva la verifica dell’account in due passaggi! :-)

Attenzione: non perdete tempo e richiedete subito i codici di backup per poter accedere al vostro account. Questi saranno preziosi come l’oro se un domani non doveste avere accesso al telefono per poter generare un codice di verifica. Vi basterà fare clic sul pulsante “Generate Backup Codes” (che vedete anche nell’immagine qui sopra), verranno generati all’interno di un piccolo popup che si aprirà a video. Copiate e incollate il contenuto in un posto sicuro al quale non dovranno poter accedere sconosciuti e dimenticatevi di quel file, sarà necessario solo in caso di emergenza un domani.

Riceverete una mail di conferma al vostro indirizzo di posta elettronica per confermare l’avvenuta attivazione del servizio. Un altro importante tassello contro accessi non autorizzati ;-)

E su WordPress.org (hosted WordPress)

Per tutti coloro che come me hanno scelto di ospitare il proprio WordPress in uno spazio tutto suo (hosting condiviso, server virtuale o fisico dedicato, ecc.) esiste l’autenticazione in due passaggi già da tempo tramite Google Authenticator, basta un apposito plugin e una rapida configurazione, presto vi spiegherò i passaggi da seguire in un articolo dedicato :-)

Banco prova: Microsoft Surface

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Ho avuto tra le mani Microsoft Surface (in versione RT) per qualche tempo, il nuovo tablet di Microsoft che sfida re iPad e qualsiasi altro concorrente in un mercato già in forte espansione (soprattutto negli ultimi tempi) e che non ammette né errori né compromessi proprio perché gli utenti vogliono poter lavorare in mobilità senza la necessità di un PC portatile. Vediamo insieme com’è andata :-)

Ah, prima di partire metto in chiaro una cosa che sfugge ancora a molti: è solo un tablet come tanti, uno della già lunga lista (almeno nella sua versione RT) e come tutti avrà pro e contro che si cuciono addosso alle necessità dell’acquirente.

La prima occhiata

In realtà la prima occhiata l’avevo già data all’evento di presentazione che Microsoft aveva organizzato qualche tempo fa a Milano.

In ogni caso è sempre bene “approfondire“. Surface RT si presenta in una elegante scatola che contiene al suo interno il tablet e la ormai famosa tastiera che farà anche da cover.

A tal proposito, personalmente ho apprezzato molto più la Type Cover rispetto alla scelta originale Microsoft. Se non ho tasti che posso sentir battere contro la plastica classica della tastiera l’abitudine gioca brutti scherzi e induce a pensare di non aver premuto correttamente qualche lettera. Chiaramente al confronto la nuova Touch Cover di Microsoft dallo spessore pressoché inesistente vince in fatto di design, comodità e praticità, la Type Cover potrà comunque essere tenuta a casa (o in ufficio) pronta per essere collegata al tablet (magari con l’aletta posteriore aperta per farlo assomigliare ancora più ad un vero portatile).

La robusta scocca della quale va molto fiera Microsoft è fatta di magnesio scuro e quel satinato le dona parecchio. Peccato per il peso, nonostante l’impegno posso assicurarvi che reggerlo può dare davvero fastidio al polso, non è certo una piuma, pesa più dell’iPad 3 tanto per farvi un’idea (nel caso in cui abbiate avuto modo di tenerlo in mano). Alla lunga stanca e l’utilizzo sul divano o nel letto (tipico per chi sceglie di prendere un tablet) è un pelo ostico, soprattutto per la scelta del giusto posizionamento. In ogni caso la sensazione è quella di robustezza e buona scelta dei materiali, magari non sarà il tablet da tenere nella borsetta ma ci si può anche passare sopra se questo non vi preoccupa.

Brillante, wide, sempre in landscape

L’ho notato immediatamente: la brillantezza del monitor e il fatto di nascere in 16:9 aiuta e migliora di molto l’esperienza di navigazione, la visione di contenuti multimediali, la videochiamata tramite il “pupillo di casa” (Skype, ndr), certo avrei preferito utilizzare il mio Firefox con preferiti sincronizzati e componenti aggiuntivi ma di questo parlerò nel paragrafo successivo, anche Internet Explorer 10 (non potendo avere altro, ndr) è una valida alternativa, un po’ come il dover utilizzare Safari su iPad.

Perché Landscape? Perché contrariamente al solito iPad o ad un qualsiasi altro tablet Android, Microsoft propone il suo unico “tasto” (è una piccola area sensibile al tocco) fronte macchina sulla parte inferiore del tablet a patto che questo venga tenuto -appunto- in orizzontale e non in verticale, anche perché questo sarebbe fortemente antiestetico e scomodo anche da reggere. Al contrario poggiarlo sul tavolo o sulla scrivania utilizzando l’aletta posteriore che permette di tenerlo nella giusta inclinazione è tutta un’altra cosa.

La migliore esperienza me l’ha data il nuovo Skype per Windows 8 (versione quindi per la nuova interfaccia e non per Desktop) in fase di videochiamata, dove la qualità video e audio viene ottimizzata molto per ottenere il miglior risultato tra massima fluidità e ottima qualità del video, la fotografia non rende giustizia, posso assicurarvelo:

Mi perdonerà il mio “anziano” se lo rendo protagonista non retribuito di questo articolo (si arrabbierà soprattutto per il non retribuito ;-). Ho notato qualche pecca solo nell’amplificazione dell’audio in ricezione. Se la persona dall’altro lato non è proprio vicina al microfono l’alzare completamente il vostro volume potrebbe non bastare nel caso in cui ci fosse un minimo rumore di sottofondo. Al contrario (stranamente, ndr) la stessa applicazione su iPad o Desktop sa far di meglio, evidentemente anche grazie all’hardware di base.

Quella sensazione di parziale libertà

Ce n’è un’altra di sensazione oltre quella di bellezza e nitidezza data dallo Skype in full screen, ed è quella della parziale libertà. Sia chiaro: Microsoft Surface RT è solo un altro tablet tra tanti, come abbondantemente sottolineato ad inizio articolo, bisogna ripeterselo in testa più e più volte per evitare di prenderlo e lanciarlo dalla finestra quando il processore Tegra alla base della versione RT non permetterà di installare nessuna applicazione all’infuori di quelle proposte nello store di Windows.

Si perché è chiaro: l’essere cresciuti con Windows ci mette tutti nella condizione del “posso installare quello che mi pare” e doversi limitare su Surface RT non è affatto semplice, almeno una volta proverete stupidamente a scaricare un eseguibile da installare su Desktop, ottenendo così il popup di errore e di obbligo a passare dallo Store, il quale ovviamente conta si moltissime applicazioni, ma è ricco inoltre di grandi assenze in attesa che le aziende e gli sviluppatori indipendenti vadano a colmare questa grave lacuna.

Niente di irrisolvibile in ogni caso, l’importante è aspettare e pensare che anche gli altri big di settore hanno avuto lo stesso problema in fase di avvio. Tanto per capirci: durante la mia fase di test prodotto ho utilizzato (e l’ho trovato molto valido, ndr) MetroTweet, giusto una manciata di giorni dopo Twitter ha lanciato l’applicazione ufficiale anche su Windows 8! :-)

Installazione, aggiornamento e rimozione delle applicazioni sono operazioni banali e così come vale per Apple o Google anche Microsoft richiederà l’utilizzo di un ID, quello Live per l’esattezza, lo stesso che avrete utilizzato in passato per collegarvi a MSN o passare a Skype in questi giorni, lo stesso di Outlook.com e di una miriade di altri servizi Microsoft, niente di nuovo fortunatamente!

Connessione wireless, bluetooth e USB

E’ fuori di dubbio che questo sia un punto di forza. Oltre lo standard che è ormai minimo sindacale su qualsiasi dispositivo trasportabile, Surface offre una porta USB che può essere sfruttata per collegare penne USB, dischi esterni, macchine fotografiche e molto altro ancora con la facilità d’importazione contenuti tipica di Windows. E nel caso in cui questo non bastasse, lo slot MicroSD per l’espansione di memoria vi convincerà con i suoi ulteriori 64 GB di spazio riservato in qualsiasi momento, una tra le cose più comode e uniche rispetto alla concorrenza.

In conclusione

La macchina fa la sua buona figura ma in ogni caso non la comprerei. Nonostante la presenza di Office 2013 on-board (il che non è affatto da sottovalutare) preferirei investire qualche soldino in più pur di andare sulla versione PRO che combina le qualità complessive di Surface RT con un Windows 8 ed un processore Intel i5 che permettono di installare qualsiasi applicazione di terze parti avendo inoltre delle prestazioni indubbiamente superiori al fratello minore: microsoft.com/surface/it-IT/surface-with-windows-8-pro.

Surface RT almeno nel mio caso non è il tablet adatto alla quotidianità, è meno supportato e meno comune (almeno per ora) di un iPad o di un Galaxy Tab (a livello di applicazioni intendo) e ha molto meno mercato, non basta l’Office a bordo per convincermi, contrariamente (come già detto) ad una macchina PRO che potrebbe trasformarsi in postazione di lavoro o tablet semplicemente staccando e attaccando la tastiera (oltre che il mouse in bluetooth o connesso alla porta USB del tablet, ndr).

Prima dell’addio

Per gli amici: “Come formattare un Microsoft Surface“. Dato che potrebbe capitarvi di voler vendere o regalare Surface RT, vi spiego come riportarlo allo stato “di fabbrica” così da non lasciar scappare via i vostri dati. Microsoft ha chiaramente previsto anche questo. Dalle impostazioni del sistema occorrerà andare in Generali quindi selezionare l’avvio avanzato di sistema (le fotografie sono state scattate al RT provato da me e tenuto in lingua inglese, ndr).

Quando richiesto occorrerà selezionare “Troubleshoot” (eliminazione / correzione del problema):

e procedere con un Reset della macchina perdendo così impostazioni e dati utente:

Il reset si compone di due passaggi e occorrerà prima prendere visione di quello che potrebbe accadere, quindi scegliere il tipo di reset da effettuare. Inutile dire che nel mio caso si è trattato del secondo:

Restart: fase 1 Reset: fase 2

All ready to go guys, We can start the process” o per meglio dire: premi il pulsante rosso e attendi il termine dell’autodistruzione:

Microsoft Surface partirà da una condizione di fabbrica, pronto per essere configurato come fosse la sua prima volta fuori dalla scatola. Giusto il tempo di impostare la lingua e l’account come succede per un qualsiasi Windows anche antecedente all’ultimo arrivato.

That’s all folks

Penso di aver fatto una sufficiente panoramica di pro & contro trovati, la mia esperienza è stata istruttiva e spero possa tornare utile a chi sta valutando l’acquisto del suo prossimo tablet. Fabio ha voluto sottolineare l’aspetto ludico collegato allo strumento, ne ha scritto pochi giorni fa su fuorigio.co, dateci un’occhiata magari :-)

Già che ci sono vi segnalo altri due articoli dedicati a Surface, li ha scritti Andrea: qui il primo, qui il secondo.

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