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Buongiorno, ancora buon anno, bentrovato (sento voci dal fondo della fila che inneggiano al buongiorno un …, più o meno ciò che ho pensato io rientrando in ufficio la settimana scorsa). Fai finta che tu abbia già letto un fantastico post di chiusura anno, di quelli che tirano una riga (tanto adorata da Lapo) e fanno le varie somme, qualcosa di davvero gradevole, perché nonostante la buona volontà il tempo è tiranno e non sono riuscito a scriverne uno, quindi continuiamo con i soliti contenuti del blog come nulla fosse, ci sarà tempo per dire “benvenuto” al 2017.

Dopo circa un mese di onorato servizio (in realtà qualche giorno in più, e ancora io e Ilaria dobbiamo smontare l’albero e l’illuminazione fuori dal balcone, non voglio pensarci), posso finalmente parlarti delle prese intelligenti, quelle che –secondo una mia personale visione– vanno a sostituire in maniera egregia e più tecnologica i temporizzatori (questi, per capirci).

Prese intelligenti: cosa acquistare?

Il tuo smartphone, l’applicazione dedicata, la presa collegata al WiFi di casa e un clic, così puoi accendere o spegnere qualsiasi dispositivo collegato a quella presa, anche se ti sei dimenticato di impostarne l’accensione o lo spegnimento automatico, una comodità –a patto di avere una WiFi sempre attiva in casa– che ha pochi eguali. Pensa all’utilizzo in una casa di campagna fredda durante l’inverno o troppo calda in estate, e ora pensa ai pochi secondi che ci vogliono per accendere una piccola stufetta che hai lasciato collegata a quella presa, prima che tu arrivi ad aprire le porte della casa, la troverai già calda, ti sembra poco? :-)

Il mio utilizzo è stato decisamente più spartano e bislacco, ma comunque ha risolto qualcosa per me scomodo: il dover accendere e spegnere le luci di natale fuori dal balcone. Si, ho una compagna anche io, quella alla quale ha fatto piacere avere già le luci accese al rientro a casa e spente al mattino, al primo sorgere del sole. Studiati gli orari migliori, restava l’acquisto della presa intelligente da tenere sul balcone, protetta da pioggia e sole diretto. Ho fatto due acquisti per valutare un prodotto di fascia medio-bassa e uno di alta.

Da Yongse a D-Link

Acquistata su Amazon a circa 20€, costa una decina di euro in meno di una D-Link (l’alternativa di fascia più alta, acquistata insieme alla prima approfittando di uno sconto), svolge però lo stesso mestiere principale: accende e spegne a comando qualcosa che è stata collegata a lei, con schedulazione oraria oppure manualmente, dall’applicazione.

Rapidamente, qualche osservazione: l’applicazione “Broadlink” per controllare la presa Yongse si scarica dal sito web del produttore, non da Play Store, fonte “non sicura” (qui ne trovi una copia sul mio Dropbox), dovrai abilitare l’opzione di installazione pacchetti di terze parti sul tuo Android. Non ho provato (in tutta onestà) l’applicazione iOS. Non la conoscevo prima, l’ho scaricata, creato un account per la prima volta (utilizzando una password dedicata) e tutt’oggi la utilizzo. Tutto sommato spartana, potrebbe fare più di quanto sia realmente necessario.

Sotto rete WiFi è alquanto schizzinosa, lenta nel collegarsi all’account, spesso fallisce proprio. Basta un attimo sotto rete 4G (o 3G, ovviamente) e tutto si risolve. Anche dopo un login fallito sotto WiFi (non si capisce per quale strana magia) riuscirai comunque a controllare la tua presa intelligente, anche se non sei teoricamente connesso (all’account, intendo, ricorda che comunque avrai effettuato almeno un login precedentemente).

Un pulsante, un’azione, è semplice, saprebbe usarla davvero chiunque (e secondo me vale anche per la parte relativa alla schedulazione di giorni e fasce orarie). Altri difetti non ne ho trovati, davvero (ma ricorda che non puoi farla lavorare su WiFi 5GHz, e questo per alcuni potrebbe essere un problema, così come una password superiore ai 16 caratteri o con caratteri particolari come lo spazio).

La presa è sul balcone di casa da più di un mese, in perfetta forma, non perde un colpo e nonostante le temperature non siano proprio tra le più tropicali, non mostra segni di cedimento. Ah si, un’altra cosa: nella stessa presa intelligente c’è un attacco USB femmina, che puoi utilizzare per alimentare contemporaneamente un’altra periferica, come un cellulare o equivalente.

Con D-Link la storia invece è diversa, lo si capisce già da come è costruita, dai dettagli e dalla sua applicazione fatta per tenere sotto lo stesso tetto più tipi di dispositivi (vale anche con alcune delle loro telecamere, giusto per dire). Costa di più (circa 40€, tranne negli ultimi tempi, attestatasi ormai sui 30€ circa), è meno dolce nei lineamenti, per certi versi più tedesca, lavora bene, l’applicazione permette di dare un’occhiata anche ad altri dettagli (come il consumo di kW/h e il loro costo). Anche questa permette di fissare una schedulazione oraria per l’accensione e lo spegnimento automatico del dispositivo connesso, così come la creazione di un ambiente fatto da più prese, da poter controllare contemporaneamente (immagina un ambiente intero, come una stanza).

L’applicazione è gratuita e disponibile sugli store Apple e Android:

mydlink Home
Price: Free
mydlink Home
Price: Free

E si presenta in maniera estremamente intuitiva, aiutandoti anche nella fase di setup del dispositivo (un po’ come vale per la Yongse, una procedura adatta a chi ha il WiFi in casa, ma non ha molta confidenza con le impostazioni del router, e vuole passare quindi da un semplice accoppiamento rapido, magari in WPS).

Questa, un po’ per non fare torto all’altra, l’ho usata per il medesimo scopo, ma tenendola indoor. È servita per accendere e spegnere le luci dell’albero di Natale, senza dover andare a staccare e riattaccare la spina nascosta volutamente dietro il divano (avevo pensato inizialmente di mettere una ciabatta con interruttore, ma così facendo è stato ancora più comodo, da smartphone è tutt’altra cosa) :-)

Migliore la fattura, un pelo più grande l’ingombro (un po’ come detto già all’inizio evidenziando il particolare riguardo la sua estetica), in entrambi i casi però è perfetta la profondità della spina che andrà a fare da tramite tra la spina vera e l’accensione completamente comandata (o programmata, poco importa).

Sono prodotti (entrambi) che torneranno nella scatola entro breve, e che potranno essere riutilizzati certamente nel corso dell’anno, per poi rendere più facile e snella la vita quando incomberà la festività del Natale del 2017. In tutto questo, l’unico gesto di mancata benedizione di Ilaria è stato quello che ha riguardato il prezzo. Per me è stato tutto sommato bilanciato rispetto ai produttori (forse sul primo avrei avuto un pelo più di riserva, ma volevo metterne due sui piatti della bilancia, per capire che differenza ci fosse tra le varie prese disponibili sul mercato).

Aukey non ne esce bene

Si perché in realtà era partito tutto dalla necessità di una semplice presa “parzialmente intelligente“, qualcosa che poteva andare bene anche controllandola con un telecomando lasciato sul tavolo di casa, da accendere e spegnere senza necessità di uscire in balcone, a prendere freddo per staccare o riattaccare la spina nella presa a muro. Per questo motivo avevo dato una possibilità ad Aukey, ottima azienda dalla quale ho acquistato diversi loro prodotti in passato e mi sono sempre trovato bene, ma che stavolta non ha fatto centro rispetto alla mia esigenza.

Sono 3, è vero, ma soffrono di una necessità di occupazione spazio non indifferente, senza contare che non sono affatto adatte a prese schuko di ogni tipo (nel caso della mia esterna, non riuscivano a rimanere attaccate, costringendomi a utilizzare un adattatore!), la ciliegina sulla torta che ha fatto partire il reso verso Amazon è stata l’impossibilità di attaccare una spina schuko a mia volta (quella delle luci esterne), costringendomi ancora una volta a prendere un adattatore. Ho voluto stare al gioco e provarci, in pratica da muro avevo circa 25cm di distanza tra un adattatore e l’altro, una vera schifezza.

Dopo questo tentativo andato a male, sono passato alle prese intelligenti di cui ti ho parlato nella prima parte dell’articolo, com’è andata lo sai già (se hai letto fino a qui) :-)

Se hai domande, come al solito, l’area commenti è a tua totale disposizione.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ogni prodotto è stato acquistato in completa autonomia, nulla mi è stato fornito per realizzare questo articolo.

Proprio così. Amazon allarga il bouquet di servizi messi a disposizione degli utenti, introducendo il loro servizio di streaming video, Amazon Prime Video, ritagliandosi (ci prova, solo il tempo ci dirà se ci riuscirà o meno) il suo piccolo spazio tra i grandi player di settore, come Sky, Mediaset, Netflix ma non solo. Il tutto risponde all’URL primevideo.com.

Amazon Prime Video approda in Italia

Amazon Prime Video

Sbloccato per l’Italia e per ulteriori 199 paesi (noi facciamo parte dei 200 totali, tanto per dirla in altra maniera) solo qualche giorno prima di Natale, vanta serie televisive originali e film concessi in licenza. Interfaccia non ancora localizzata (è in inglese, nda), propone però sottotitoli e doppiaggio anche in italiano (per buona parte del catalogo, non ancora per tutto).

Come ogni servizio di streaming attualmente disponibile sul mercato, propone un periodo di prova gratuita (7 giorni, contrariamente al mese proposto da Netflix per esempio), un prezzo mensile di 5,99€ (ma per i primi 6 mesi di abbonamento potrai usufruire di uno sconto del 50% e pagare 2,99€), compreso invece (e quindi a costo zero, per il momento) per gli utenti Amazon Prime. Dubito fortissimamente possa rimanere tale per molto tempo, in America l’abbonamento Prime di Amazon include altri servizi e arriva a costare quasi 100$ all’anno (qui da noi si arriva a malapena ai 19,90€).

Cosa serve

Una connessione a banda larga da almeno 900 Kbit/s, anche se i contenuti in HD necessitano almeno di 3.5 Mbit/s. Servirà un tablet o uno smartphone, ma anche un televisore che possa sfruttare l’app scaricabile dal proprio store, o magari una console (e relativo store anche in quel caso, anche se su One non è ancora disponibile nello store Microsoft italiano e si è costretti a passare da un’alternativa, come quella US). È chiaro che l’obiettivo finale di Amazon (come è stato per i competitor in passato) è rendersi disponibile ovunque, su ogni dispositivo.

Amazon Prime Video approda in Italia 1

Di base si può utilizzare Amazon Prime Video su ogni browser: da Firefox a Chrome, passando per Internet Explorer e qualsiasi altra alternativa compatibile HTML5, o almeno in grado di eseguire Silverlight (5.1 o superiore). Su mobile è necessario almeno Android 4 o iOS 8, sono compatibili (manco a dirlo) i tablet Fire della stessa Amazon.

Amazon Prime Video
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free
Amazon Prime Video
Price: Free

Se invece hai un televisore connesso a internet puoi pensare di scaricare direttamente su di lui l’applicazione (Samsung conferma la compatibilità con i modelli 2015 e quelli 2016 con sistema operativo Tizen. LG conferma la compatibilità con le serie G6, E6, C6, B6, UH9500, UH8500, UH7700, UH7500, UH 6500, UH 6300, UH 6100 con a bordo WebOS 3.0, e le serie EG960V, EF950V, EG920V, EG910V, UC9V, UB980V, UF950V, UG870V, UF8507, UF7787, UF7767, UF6807, UF6407, LF652V, LF630V, UF776V, UF850V del 2015 che sfruttano ancora WebOs 2.0).

Peccato che

Nonostante la compatibilità con così tanti dispositivi, non potrai utilizzare direttamente AppleTV o ChromeCast. Già solo questa pecca vale tutta la candela e abbassa drasticamente il giudizio finale del servizio, almeno per quanto mi riguarda.

Così facendo, viene completamente a meno la qualità video pensata per il servizio: si parte dalla qualità DVD di base (576p), che viene automaticamente alzata fino a 2160p (corrispondente all’UltraHD) e supporto HDR, ammesso che tu abbia a disposizione una connessione in grado di sopportare un carico di 15 MBit/s (nulla di inarrivabile per la fibra ottica, forse meno per chi sfrutta le classiche 20 Mbit/s in rame). In mezzo troverai anche la più abbordabile 1080p (Blu-Ray), anche con audio in multi canale 5.1 e non solo MPEG.

Limiti

Ti ho già parlato di cosa serve e cosa c’è che non va proprio. Torniamo a parlare di limiti (leciti): possono essere connessi (e avviare lo streaming, nda) all’account Prime Video fino a tre dispositivi contemporaneamente (niente male davvero, considerando che per Netflix serve l’account più costoso per averne fino a 4), ma solo uno può eseguire un determinato video, gli altri due dovranno guardare altro.

Devo abbonarmi?

Mah. In tutta onestà non c’è una risposta secca che sono in grado di darti. Più che altro valuterei le opzioni a disposizione:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Il servizio funziona e propone già una buona quantità di contenuti, la localizzazione in italiano mancante e la forzatura all’inglese può non essere a portata di tutti, alcuni potrebbero ritenerla addirittura più fastidiosa del previsto, ma sono certo che Amazon risolverà questo problema entro breve.
  • Il fatto che il servizio venga offerto ai clienti Amazon Prime in maniera gratuita è sicuramente un plus (anche se ho paura che ciò farà lievitare quanto prima la cifra richiesta a fine anno a noi abbonati, spero si possa scegliere di staccare un determinato prodotto dal bouquet e scegliere di pagare la stessa cifra di oggi).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un servizio già esistente in America deve poter arrivare preparato sui mercati restanti, soprattutto quando fa un lancio in “pompa magna” e lancia il guanto di sfida ai competitor già robusti e pronti a difendersi. Non puoi non avere già a disposizione l’applicazione su ogni store e la piena compatibilità con AppleTV e ChromeCast. Fare streaming del monitor del proprio smartphone fa schifo per questo tipo di contenuti, e onestamente l’applicazione scaricata dallo store USA su Xbox One non funziona ancora perfettamente.

Fai la tua valutazione, pensaci sopra. Sfrutta un abbonamento Prime già esistente o creane uno nuovo (ricorda di disattivare il rinnovo automatico, altrimenti pagherai l’abbonamento per intero già al secondo mese di attivazione), oppure prenditi quei 7 giorni senza account Prime, poi dimmi cosa ne pensi e se credi che valga la pena essere iscritto all’ennesimo servizio di streaming video.

Di certo, in tutto questo, c’è un pensiero comune di tanti, me compreso, che ha espresso Ciro giusto qualche giorno fa:

Perché se aggiungo anche Sky (la sua offerta satellitare per me e l’abbonamento online per i miei genitori) allora sì, la lotta alla pirateria ha vinto con le regole che il popolo del web suggeriva già tanti anni fa (che poi tanto i pirati continuano a esistere e continueranno in futuro, ma poco importa, una gran fetta è ormai stata resa acqua passata).

Colpo 2 di 4: il #4WeekendApps torna anche questa domenica per provare a farti scoprire una nuova applicazione, o magari parlare della tua preferita. Io continuo a curiosare e provare novità, alternative, un po’ per capire cosa mette a disposizione il mercato, un po’ per tenermi sempre una porta di emergenza aperta in caso di necessità.

Di cosa si tratta?

4 settimane per 4 app: Prime Foto4 settimane per 4 app (#4WeekendApps) è la classica iniziativa a tempo che ti propone un articolo leggero, adatto al sabato alla domenica (stavolta), alle tue letture da viaggio, senza l’abuso di quel povero neurone messo sotto torchio durante i giorni feriali passati in ufficio (o altrove, ma pur sempre #PerLavoro!).

Perché Android? Perché è il sistema operativo che utilizza il mio smartphone personale, che sfrutto principalmente, perché lo preferisco spesso a iOS. Questo non vuol dire che le applicazioni di cui ti parlo esistono solo su Play Store (anzi, tutto il contrario), vuol solo dire che immagini e riferimenti sono stati catturati da Android, #Gomblottoh!

Oggi ti parlo di: Amazon Prime Foto

Non so voi, ma io utilizzo Google Foto da quando è nato. Lo trovo perfetto per le mie esigenze, sempre pronto a tenere al sicuro le fotografie scattate dal mio smartphone (evitando sterili polemiche su quanto sicure possano essere nelle mani di big G.), accessibili anche da browser (un plus che mi torna utile quando scatto screenshot per il blog, da recuperare direttamente da Mac), che mi libera spazio nella memoria del telefono (mai abbastanza) e molto altro ancora. È un’applicazione che continua a evolversi visto il forte interesse da parte dell’utenza finale, bene così e avanti tutta.

Ma perché diamine sto allora parlando di Amazon? Perché l’applicazione Prime Foto è rimasta in sordina, nascosta, al buio, ma è già lì da tempo. È un’alternativa ed è giusto -secondo me- darle una possibilità e un’occhiata. Ho quindi deciso di installarla e avviarla per la prima volta, per fargli recuperare gli scatti che avevo lasciato sul telefono (molti li avevo già spazzati via grazie alla funzione che libera spazio, inclusa -appunto- in Google Foto):

Prime Foto di Amazon
Price: Free
Prime Foto di Amazon
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

La formula è sempre quella, spazio gratuito illimitato per le fotografie, limitato invece per i video personali che non possono evidentemente essere ottimizzati e resi più agili da tenere a bada, ricevi 5 GB di spazio se sei già cliente Amazon.

Il tutto si basa sul servizio Drive del grande dell’e-commerce, il quale ti consentirà di liberare (anche lui) spazio sul telefono (utile soprattutto a chi ha tagli di memoria non espandibili e bassi dalla nascita), come riportato (insieme a molti altri dettagli) nella pagina ufficiale all’indirizzo amazon.com/clouddrive/learnmore.

Impossibile però non star lì a cercare ogni singola differenza con l’applicazione di Google, ed è così che si arriva a notare che il riconoscimento dei volti non funziona poi così bene (non tanto quanto la più utilizzata alternativa), che gli album devono essere creati in modalità manuale senza suggerimento alcuno o proposta basata sul giorno e sul luogo in cui sei stato rilevato, non ci sono momenti riproposti o disegni “a mano” da salvare nella galleria, non c’è alcuna reale lavorazione in background che possa dare quel qualcosa in più, quella sciocchezza che colpisce senza troppa fatica e sudore della fronte. Esiste anche qui la possibilità di condividere i propri scatti con la propria famiglia (amici, conoscenti, ecc.).

Amazon Prime Foto è un’applicazione per il backup delle fotografie di smartphone e tablet (ma non solo, vale quanto fatto per Google Foto grazie al client da installare sul proprio PC per inviare in cloud altre immagini e archivi fotografici mai passati dai propri dispositivi mobili), null’altro. È volutamente (credo) spartana, un esperimento di Amazon sul quale forse non è stato puntato un grandissimo investimento e che lentamente evolve, ma che fa già il suo mestiere, quello principale per lo meno. Volendo la si può tenere installata insieme a Google Foto per avere un paio di uscite di emergenza sempre pronte, ridondate, forse per alcuni superflue ma chissenefrega.

Al solito: per suggerimenti, commenti e alternative (anche metodi particolari per la misurazione o hardware che esula da applicazioni installabili sul proprio smartphone), l’area commenti è a tua totale disposizione.

Buona domenica! ;-)

G

Su consiglio di Andrea, ho acquistato questo “coso” qualche tempo fa su Amazon, approfittando di una promozione che ne aveva fatto scendere ulteriormente il prezzo già tutto sommato basso. Perché acquistarlo? Perché è comodo e permette alcune interessanti cose, tra cui la condivisione di una rete cablata (che trasformerà in WiFi da 2.4GHz di tipo 802.11b/g/n) o di contenuti da chiave o disco USB esterno a lui attaccato (fino a 4 TB). Piccolo, leggerissimo, alimentato tramite porta micro USB (quindi può essere attaccato anche al PC, nda), sufficientemente semplice da configurare anche per chi ha poca confidenza con gadget e apparati di rete.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità

Inizia tutto dall’alimentazione. Per il momento puoi anche evitare di attaccare alcunché al piccolo TM02, lo farai in seguito alla primissima configurazione. Se sei uno a cui piace “studiare” (si fa per dire), puoi fare riferimento al manuale ufficiale del prodotto, altrimenti c’è sempre la strada dell’avanzo e scopro passo-passo. Di default infatti, TM02 andrà a creare una rete WiFi sua, nella quale potrai collegarti tramite password che trovi sul retro del prodotto, nella sua etichetta. Lì troverai anche le credenziali amministrative (admin senza password, la prima volta, nda) e il tipo di indirizzamento IP utilizzato (su rete 10).

Entrando nella sua Dashboard, scoprirai che è nettamente più semplice del previsto, e che l’interfaccia è molto intuitiva (se sei abituato a giocare con questo tipo di prodotti, ovviamente). Puoi scegliere (e ti viene proposto) di seguire un piccolo Wizard che ti permetterà di andare a modificare i dettagli più importanti, come il nome e la relativa password della rete WiFi creata dal TripMate, oppure la password di amministratore dell’interfaccia.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 1

Una volta scelte le impostazioni di base, ti verrà richiesto di riavviare il TripMate. Dovrai ovviamente ricollegarti nella sua WiFi quando tornerà a essere disponibile. A questo punto, prendendo come esempio il mio specifico caso, ho scelto di usare il TM02 per condividere (molto facilmente) i dati salvati su un disco esterno USB. L’utente (admin) e la password scelta, corrisponderanno alla stessa coppia di credenziali utili alla mappatura del disco (che verrà ora riconosciuto come disco di rete).

Puoi collegare la penna (o disco USB esterno) al TM02 in qualsiasi momento, lui penserà a riconoscerlo e prepararlo per la condivisione (non lo formatterà, tranquillo), tu lo vedrai come volume dall’interfaccia di amministrazione di Hootoo:

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 2

Ogni impostazione del TripMate è modificabile, una volta ritoccati i parametri di rete (ricorda che per passare a rete cablata da WiFi o viceversa devi utilizzare il piccolo interruttore fisico presente nello stesso lato dell’attacco micro USB per l’alimentazione, nda) puoi completamente integrarlo nella tua rete pre-esistente, perché magari hai solo necessità di rendere “di rete” un disco che non lo è nativamente (il mio caso, appunto), dargli un indirizzo preciso tramite reservation del DHCP, amministrarlo come fosse uno dei tanti apparati connessi, ecc. Mi viene da pensare che -date le informazioni a video- potrebbe persino accettare un hub in ingresso, al quale collegare più dispositivi di memoria USB (dovrei provarci).

Anche se non precedentemente specificato, sappi che il dispositivo ha un servizio a bordo che lo rende visibile in DLNA, così che tu possa esplorare il contenuto del disco anche da televisore o ulteriore apparato compatibile, guardandoti così i film senza necessità di ulteriore fatica (o senza dover montare un server PLEX o equivalente nella stessa rete LAN).

Tienilo aggiornato

Dubito ce ne saranno altre versioni in futuro (spero di sbagliarmi), ma ricorda che rispetto alla versione in commercio, Hootoo ha rilasciato un firmware più aggiornato, disponibile all’indirizzo hootoo.com/downloads-81-88001-006.html#downloads-2000. L’operazione di update è banale (qui se vuoi trovi un documento in caso di difficoltà) ma manda in reset la configurazione della WiFi, dovrai quindi ricollegarti e rimettere a posto le cose. TM02 mantiene invariata la tua password amministrativa e la condivisione del tuo disco dati, quelle sono cose che non dovrai quindi andare a ritoccare.

Il nuovo firmware introduce, tra le novità, la possibilità di bloccare l’accesso all’amministrazione del TripMate da una rete che non sia quella erogata da lui stesso, a meno di andarlo a riabilitare nei servizi (Wan port Service, nda).

A questo punto, un veloce riepilogo per punti:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Maledettamente compatto, lo porti proprio ovunque e lo alimenti persino con una batteria tampone (che per forza di causa maggiore ti porti dietro per non rimanere mai appiedato con il cellulare), immagina quindi il suo utilizzo in macchina, quando i bambini o la mamma vogliono vedere contenuti diversi sui loro dispositivi, magari tutti memorizzati in una chiave USB o un disco esterno da alloggiare nel porta oggetti della vettura, per risparmiare prezioso piano dati. Spettacolare.
  • Costa poco, offre più del giusto. Personalmente considero sempre il fattore prezzo e possibile ritorno dell’investimento (se così si può chiamare).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un sistema non immediato per chi è davvero alle prime armi, seppure il Wizard tamponi parecchio e colmi un gap che non tutti potrebbero essere capaci di colmare in autonomia. Lo switch per selezionare da rete cablata a WiFi sull’apparecchio aiuta. Se lo si lascia così com’è, si può utilizzare direttamente la rete e la password di default.
  • Se per qualsivoglia motivo il router principale dovesse riavviarsi o perdere temporaneamente la connettività, il TripMate scomparirà dalla rete e non riuscirà più a recuperare il suo indirizzo IP (e quindi tornare operativo) a meno che non lo si riavvii (togliendo e ridando alimentazione via micro USB), parecchio scomodo, soprattutto se non è facilmente raggiungibile o se non si torna a casa per qualche tempo.
  • Sarebbe stato bello poter avere uno slot SIM integrato nel dispositivo, per rendere il tutto più completo (sai che combo?).

I miei personalissimi punti focali sono quelli poco sopra.

Tu cosa ne pensi? Dubbi? Domande? Curiosità? Utilizza l’area commenti, proverò a risponderti nel limite del provato (o del provabile) :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di mia tasca su Amazon, lo puoi acquistare anche tu facendo clic qui.

Ormai è un appuntamento al quale siamo abituati, è a scadenza precisa e ogni anno Amazon (mio e probabilmente tuo spacciatore di fiducia) ci prepara al #BlackFriday promettendo mari e monti. Ogni scusa è buona, si va ad aggiungere legna a quel fuoco che già scoppietta allegramente in occasione del #PrimeDay e di ogni nuovo sconto giornaliero del big dell’e-commerce. Il consiglio è però sempre lo stesso: occhio ai prezzi, non tutto è davvero un affare.

Il #BlackFriday di Amazon è arrivato, occhio ai prezzi!

Per credenza molto popolare, si è portati a pensare che Amazon offra sconti pazzi ogni giorno, non è così. Si parte da una base (il prezzo di listino) tipicamente molto alto, un prezzo Amazon (che ci sembra dannatamente vantaggioso) e un ulteriore sconto offerto per un tempo limitato.

Andiamo con ordine: il prezzo di listino è più bufala di una mozzarella preparata nella zona della Campania. Amazon non ti offrirà mai (o quasi) il prezzo di listino, partirà già da posizione privilegiata e da una evidente quota d’acquisto (presso il reale fornitore del prodotto) più vantaggiosa di qualsiasi tua in altra condizione, potendosi poi permettere di far scendere un’asticella difficile da battere, andando in diretta competizione contro altri player di settore (fisici e virtuali, poco importa), tutto sommando facendo un favore all’acquirente. Parti quindi dal presupposto che il prezzo di ciò che desideri è quello che vedi subito sotto il barrato al quale siamo ormai abituati:

Il #BlackFriday è arrivato, occhio ai prezzi! 1

Perché dico questo? Perché quel 279,99€ (nell’immagine qui sopra) è il prezzo che dovrebbe avere il prodotto fuori da Amazon, ma che su Amazon non ha mai avuto. Il suo prezzo reale è di 224,90€. Il risparmio c’è rispetto a una catena fisica come Media World (e non è neanche detto, non considero possibili offerte di questa o di qualsiasi altra catena). Per capire se ci può davvero essere un ulteriore risparmio e per non correre alla finta offerta (Amazon non fa eccezione rispetto a qualsiasi altro venditore lì fuori, anche se ho visto più raramente fare il giochino del rialzo subito prima dello sconto), puoi usare strumenti ad-hoc, quelli di cui ti ho già parlato molte volte e che ti ripropongo oggi attraverso articoli già scritti che si adattano perfettamente alla veste del Black Friday di quest’anno. Due in particolare, il primo è più aggiornato e più semplice da tenere d’occhio al momento giusto, il secondo è sempre funzionante ma richiede un mezzo intervento manuale e forse diventa meno comodo quando hai fretta di capire se un acquisto può valere davvero la pena della spesa o meno.

Amazon Prime Day: ho fatto un buon affare?

Il secondo articolo è invece quello scritto un po’ prima (come anticipato) e che parlava di CamelCamelCamel, strumento ancora oggi molto potente e pratico ma che richiede quel “mezzo intervento manuale” di cui parlavo qualche riga fa:

Arrivare preparati al Prime Day di Amazon

Valgono inoltre risorse preziose come Telegram, con i suoi bot e i canali dedicati al followup di ogni possibile offerta vantaggiosa o “sfiziosa“, se per sfiziosa si può intendere il gadget talmente ignorante (o utile, dipende dall’occasione) al quale non si può proprio rinunciare. Un paio da seguire con attenzione e che hanno già cominciato a tirare conigli fuori dal cappello dalla mezzanotte sono @scontiamolo e @tariffandoIT.

Divertiti, spendi il giusto, non comprare stronzate. Ce la farai? :-)