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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Riferendomi al titolo dell’articolo, se me lo avessi chiesto nella prima settimana di vita di questo mio acquisto, la risposta sarebbe stata secca e seccata: no. Ho lasciato passare del tempo però, l’ho fatto apposta, ho voluto dare fiducia al cambiamento e oggi posso affermare che tutto sommato ho fatto un errore “contenuto“, tra alti, bassi e qualcosa che mi piacerebbe ci fosse ma che no, non c’è, tipo una batteria e un’ottimizzazione del sistema e dei consumi più affidabile, che permetta di arrivare a fine giornata in scioltezza. Ti presento i risultati dell’acquistare oggi un Samsung Galaxy S6, provati sulla mia pelle.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 1

Ho approfittato di una discreta offerta al Media World (affatto lontana da quella di Amazon, ma volevo “tutto e subito”) e mi sono fatto un regalo prima delle ferie, in concomitanza con l’apparente dipartita del mio ZTE e degli spiacevoli eventi accaduti con gli Stockisti. Ho scelto una serie sorpassata per più motivi: risparmio economico (nessuno lo dice, tutti lo pensano, io te lo confermo così ci togliamo il pensiero), hardware ancora molto valido, un bel design e nessuna brutta sorpresa perché tutto ormai è stato provato, scritto, superato o fintamente ignorato. Lo smartphone viene tenuto aggiornato (con i rilasci patch mensili) e ha ovviamente a bordo MarshMallow, con la speranza di vedere quanto prima Nougat, teoricamente previsto.

Samsung Galaxy S6

Galaxy S6 è un bel telefono. Ho preferito prendere quello standard, l’edge non mi ha mai convinto del tutto e non ho cambiato idea al momento dell’acquisto, nonostante la differenza accettabile di prezzo. È elegante, ha un bel profilo, è essenziale e con il suo colore blu marino è davvero bello da vedere. La fotocamera sporge ma chissenefrega, con la custodia protettiva neanche si nota ed è tutto a pari livello (ho scelto questa della Spigen), non riuscirei a portarlo in tasca così come esce dalla scatola, rischierei di rovinarlo troppo facilmente, basterebbe il classico movimento sbagliato.

Samsung Galaxy S6, è un giusto acquisto oggi? 8

A proposito di scatola: il contenuto è quello che si deve pretendere da ciascuno smartphone, ricalca quindi lo standard composto da auricolari, caricabatteria da muro, cavo microUSB. Apprezzo che Samsung mantenga questo standard e non abbia scelto di passare a USB-C come molti ormai (costringendo all’acquisto di mille cavi in più per poter essere sempre “coperti“). Scelta confermata anche con Galaxy S7, tra l’altro.

Al solito, non faccio mancare la rapida panoramica sulle caratteristiche hardware rilevate da CPU-Z.

Aperta la scatola, ho avviato il sistema e cominciato a la configurazione, per recuperare l’ultimo backup disponibile prima che lo ZTE mi abbandonasse, così da poter avere ogni mia applicazione e preferenza (fatta eccezione per quelle applicazioni che ancora non riescono a fare salvataggio dei propri dati sotto l’account Google). Ho evitato di metterlo in carica, ho cercato di sfruttare ciò che avevo a disposizione di fabbrica, peccato però che ho dovuto necessariamente arrendermi dopo poco, troppa poca energia (sono arrivato a malapena ad accedere al Desktop del telefono e ho dovuto metterlo in carica durante il download delle mie applicazioni).

Carica!

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 12 - Batteria

Ho poi continuato a metterci mano una volta a casa, per evitare di perdere ulteriore tempo in ufficio (ok la prima fase, poi basta). A tarda serata, ho dato un’occhiata alle statistiche di consumo energia perché ormai quasi morto (io, non il telefono). Perdona il colore, ho scattato gli screenshot con il filtro luce notturno attivo (si era fatta una certa):

Da lì a poco la batteria sarebbe morta, nonostante il buon livello di carica negli screenshot. Ho ripetuto in seguito i test e ho continuato a salvare screenshot, la situazione è rimasta la stessa nei giorni seguenti, non ho mai potuto fare reale affidamento al mio nuovo smartphone, troppo facile scaricarlo con un utilizzo –secondo me– non realmente intensivo, che anche lasciato al suo destino senza toccarlo, non pareggiava i conti con il mio secondo smartphone in borsa (un iPhone 6 aziendale). Ero in ferie, sempre in giro, con la necessità di poterlo utilizzare per scattare fotografie, magari portarmi a destinazione con Google Maps o Waze, rispondere e fare telefonate.

Il colpevole è sempre lui, almeno nei primi tempi di assestamento. A nulla servono kilometriche discussioni su più forum, tentativi di cancellazioni cache, dati in memoria e qualsiasi altra precauzione. I “Servizi Google” (Google Play Services, nda) continuano a consumare molta batteria almeno per un primo periodo. Solo a distanza di una o due settimane (forse anche tre) ho potuto apprezzare un miglioramento dovuto all’inferiore consumo prodotto.

Oggi Samsung Galaxy S6 arriva al termine della giornata se la batteria è carica al 100% quando esco di casa, ammesso che non dia troppo da fare al reparto fotografico. A tal proposito: si dice il peccato ma non il peccatore. Ho cercato consigli sull’uso di Galaxy S6 per evitare di vederlo morire facilmente nel corso delle ore, una fonte web “autorevole” italiana consiglia di non fare troppe fotografie perché l’alta qualità della fotocamera richiede molta energia. Te la butto lì un po’ così, magari ridi anche tu di gusto come ho riso io, un po’ come acquistare la Ferrari ma farsi problemi nel fermarsi a fare carburante dal benzinaio.

Comparto fotografico

Rido perché quel reparto lì è ciò che sicuramente può vantare Samsung tra i vari suoi competitor. È un reparto molto curato, che senza scendere nei tecnicismi ti fa ammettere che le fotografie scattate con un Galaxy S6 sono davvero molto belle, anche in condizioni non proprio buone, anche con luce scarsa (qui chiaramente la qualità degrada abbastanza, lo fanno tutti, fatta eccezione per coloro che si focalizzano per tirare fuori un prodotto appositamente studiato per evitare queste situazioni).

Ti propongo qualche scatto catturato durante le ferie, talvolta ho utilizzato filtri che lo stesso Galaxy S6 propone di default, con possibilità di aggiungerne di nuovi scaricandoli dallo store Samsung.

Le fotografie parlano da sole. Sullo smartphone sono semplicemente spettacolari. Viste sul monitor del mio MacBook sono altrettanto belle, il resto sta alla mano dell’utilizzatore, non sono un fotografo professionista e mi diletto a catturare momenti della giornata quando mi va, senza troppo impegno, è un hobby estremamente amatoriale e tale deve rimanere. Anche i video (nonostante non ne abbia caricati qui) sono molto belli, fluidi, ben stabilizzati.

Quotidianità

Provo a farti la conta di ciò che più mi manca rispetto al passato e ciò che c’è su Galaxy S6, che quindi posso sfruttare quando voglio. Nessuna polemica, semplicemente quelle differenze nella customizzazione che, chi mi conosce sa bene ormai, non apprezzo mai, prediligendo una esperienza pura di Android, come pensato, voluto e sviluppato da Google.

Not ready to Cast

Quando ho portato Google Chromecast in casa, sostituendo la AppleTV 3, ho notato l’immediatezza della condivisione del monitor del mio smartphone verso il televisore della sala, una cosa che ho assolutamente apprezzato e amato, così come l’amavo da iPhone ad AppleTV. Ecco, Samsung non offre la stessa possibilità, manca infatti il pulsante di cast (Trasmetti), qui sostituito con un pulsante “Smart View” che però non equivale affatto, e cerca dispositivi della stessa casa costruttrice, il prodotto Google non è contemplato.

Per poter aggirare l’ostacolo, sarà necessario utilizzare direttamente l’applicazione di Google, che rimane comunque più scomoda rispetto a qualsiasi altro competitor:

Google Home
Developer: Google Inc.
Price: Free

È una cosa assai stupida, perché le singole applicazioni come Netflix, Plex o lo stesso Chrome (browser) possono effettuare cast con un singolo clic, con estrema facilità e fluidità massima (parametri che possono cambiare in base alla tua rete di casa, sia LAN che internet). Pensare che questa funzione appartenga a cellulari di fascia ben più bassa, mi delude un po’.

Accessibilità

Ho notato sporadicamente problemi con il sensore luce, che regola automaticamente la luminosità del monitor di Galaxy S6, non sempre reattivo (o addirittura troppo reattivo in altri casi), producendo uno sfarfallio che si nota immediatamente, che sarà possibile bloccare solo se hai la prontezza di andare a togliere la luminosità automatica dalla dashboard superiore di Android.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi?

Lo stesso vale per il lettore di impronte, non sempre impeccabile, più spesso impreciso e lento nel riconoscimento rispetto a iPhone ma anche all’ultimo smartphone di Vodafone che ho provato pochissimo tempo fa. Io capisco che si tratta di una generazione antecedente all’attuale, ma giuro che non comprendo come sia possibile fare peggio di iPhone 6 che è nato in contemporanea (anche quest’ultimo ogni tanto è lento, ma mai impreciso). Ho già provato a far rileggere l’impronta del mio pollice destro, ho mosso anche il dito per dargli maggiori informazioni, a nulla è attualmente valso lo sforzo, devo cercare di tenere sempre la stessa identica posizione di sblocco per non avere rogne, altrimenti conviene passare ancora dalla sequenza a monitor.

Ricollegandomi allo sblocco del telefono (o alla semplice lettura delle notifiche) sento anche la mancanza del doppio tocco su monitor, qui inesistente, tornava comodo quando avevo bisogno di leggere l’orario senza necessità di andare a cercare il pulsante laterale di stand-by/accensione. Si vive anche senza, non c’è dubbio.

Sono piccoli problemi di percorso

Li ho avuti anche (i problemi di percorso, nda) con la funzione del DND (Do Not Disturb) che andava in costante crash quando provavo ad accedere alle sue opzioni dalle Impostazioni del prodotto. Ho trovato alcuni riferimenti sul web e nei forum degli utilizzatori, persone che hanno risolto l’anomalia con vere e proprie tecniche Vodoo, magari imitando posizioni del Kamasutra, senza mai però una procedura facilmente riproducibile, che risolvesse una volta per tutte il problema. A nulla sono valsi i miei tentativi di arresto forzato dell’applicazione Impostazioni del telefono o pulizia di cache e dati.

Cosa ho fatto per risolvere l’errore? Bella domanda. Non te lo saprei spiegare. Avevo il DND impostato sul mio precedente telefono, anche Samsung Galaxy S6 ha fatto partire la modalità al vecchio orario prestabilito, da quel momento ho potuto accedere finalmente alle impostazioni della funzione e ritoccare la whitelist dei contatti che possono cercarmi fuori dagli orari concessi a tutti. Assurdo ma vero, contento che ora tutto funzioni correttamente.

In conclusione

Decidile tu. Io ho tratto le mie e sono a metà strada. Non sono positive ma non possono essere per questo motivo negative, c’è una via di mezzo che può essere giusta in base alle aspettative dell’utente finale e alle sue reali esigenze nel quotidiano. Per quello che mi riguarda, probabilmente non avrei concluso l’acquisto (con il senno di poi) ma ero curioso di capire dove fosse arrivata Samsung, soprattutto con S6 e S7 perché ultime punte di diamante di una storia costellata di problemi e lamentele, ma anche di fanboy che difendono il marchio coreano.

Ho voluto dargli fiducia perché gliel’avevo completamente tolta in seguito all’estrema personalizzazione dell’Android a bordo dei dispositivi da loro realizzati, che avevo avuto modo di provare (per lavoro o per pura casualità) in passato. Tanto è rimasta di quella personalizzazione, ma moltissimo è stato standardizzato ed è ora più simile all’esperienza Android pura (ma volendo si possono fare ulteriori passi da gigante). Sarei davvero curioso di capire e toccare con mano ciò che è cambiato con Galaxy S7 ma dubito che il grande marchio ci tenga a darmi ascolto e farmi ricredere, magari attenderò di avere un prossimo colpo di testa, a prezzi più contenuti (perché se c’è un difetto davvero grande di Apple e Samsung, è vendere i loro dispositivi a prezzi molto poco competitivi rispetto al resto del mercato, dimenticando che non si vende il brand, ma il dispositivo che arriva tra le mani del cliente) :-)

Cheers.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato presso Media World (approfittando di una loro offerta), serve scansione dello scontrino? ;-)
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Da circa un mese ho in mano un ASUS ZenFone Max, uno tra i tanti terminali della casa di Taiwan, la quale propone smartphone per tutti i gusti e tutte le tasche, senza fermarsi (fortunatamente) mai, con l’unica pecca però del perdere di vista un obiettivo principale che pecca quasi in ogni loro realizzazione: la cura del sistema operativo. Vediamo insieme pro e contro di questo terminale dalla batteria evidentemente pensata e montata per coloro che hanno necessità di un compagno di lavoro affidabile e sempre carico!

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 1

Rompiamo il ghiaccio con qualche aggettivo che lo descrive secondo la mia esperienza: elegante, robusto, pesante, lento, impressionante. Non ci avete capito nulla? Poco male, cerco di snocciolarvi ogni sua caratteristica al meglio e vi invito a chiedere ulteriori informazioni nei commenti nel caso in cui abbiate dubbi in merito ;-)

Di cosa si tratta?

Asus Zenfone Max è un terminale di fascia medio-bassa, con un prezzo molto accattivante (205€ su Amazon con Prime, lo si può trovare anche a meno con una semplice ricerca su Google, nda), dalle buone caratteristiche e con il plus dell’aver ricevuto un’evidente dose di uranio arricchito con particelle nucleari al posto della batteria, in grado di toccare picchi di durata pazzeschi per i canoni odierni ai quali siamo abituati, un dettaglio che mi ha lasciato allibito nonostante un regolare utilizzo quotidiano fatto di posta elettronica, navigazione su internet, social e tentativi (non proprio andati bene) di utilizzo nel traffico cittadino trasformandolo in navigatore satellitare, per me (quest’ultimo detto) assolutamente fondamentale per gli spostamenti di lavoro tanto quanto quelli privati.

Buono il processore e anche la RAM, anche se sembra che quest’ultima venga a mancare quando ci sono un paio di attività simultanee importanti (come ad esempio il voler leggere gli ultimi tweet degli amici e installare l’aggiornamento di una o più applicazioni da Play Store), probabilmente sarebbe stato opportuno osare con un terzo GB o dotare lo smartphone di una memoria più performante in fase di lettura / scrittura.

Un grande display da 5.5″ al quale ormai non riesco più a rinunciare (comodo, ci sta tutto, e sempre ben visibile), IPS LCD, risoluzione ormai classica da 720x1280px, con touchscreen capacitivo che raramente perde colpi, reattivo quando si tratta di dover svegliare lo Zenfone Max dal letargo. Il vetro è un Gorilla Glass 4 che dovrebbe garantire una buona resistenza anche agli urti (ma sappiamo tutti com’è andata a finire con il mio Zenfone Selfie l’ultima volta).

Buono il reparto fotografico, con una fotocamera frontale da 5 Mp (dotata di ogni tecnologia software Asus per rendere gli scatti migliori, a prescindere da chi farà clic sul pulsante di scatto) e una posteriore da 13 Mp. I video possono essere registrati in full-HD a 30 fps, auto-focus e stabilizzatore rispondono all’appello. Il tutto è ovviamente riportato nella scheda delle specifiche sul sito web del produttore.

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 2

Traducendo i tecnicismi, queste di seguito sono parte delle fotografie scattata dallo smartphone (ridotta in seguito a massimo 1920px giusto per non esagerare con lo spazio occupato sul blog ;-)):

Android Lollipop 5.0.2, tenuto sotto patching, sulla via verso Marshmallow, in rilascio (teoricamente) tra aprile e maggio, come riportato dal forum ufficiale: asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=55985. Android 5.0 è ricco di bug e problemi, poi corretti (la maggior parte, almeno) nella versione 5.1, non pervenuta in nessun caso su parecchi dei telefoni di Asus. Capisco il voler impiegare le risorse per il salto a un nuovo SO (major), ma di questo passo, e con tutte le personalizzazioni inflitte dal team cinese alla creatura di Google, quando si risolveranno i numerosi bug che vanno sopportati quotidianamente? È un problema che ho notato anche su Selfie e che amici (che qualcosa su questi argomenti capiscono pure loro, a voler essere ironici) mi riportano per altri telefoni dello stesso produttore.

ASUS ZenFone Max

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

Il riferimento è ovviamente cercato e voluto, e riassume l’esperienza avuta con la parte GPS e navigazione satellitare. Pare infatti che un problema di software affligga il reparto e metta in seria difficoltà qualsiasi applicazione debba fare uso della triangolazione satellitare, vitale per aggiornare costantemente la propria posizione quando si cammina in macchina (e non solo) e si ha necessità di passare a tutto schermo applicazioni come Waze o Google Maps.

ASUS ZenFone Max 1

Provo a rendere meglio l’idea: ho perso almeno dieci volte la mia posizione nella tratta Milano-Ravenna, sulla A1. Conoscete la A1, vero? Un enorme rettilineo che per la maggior parte del tempo passa in mezzo ai campi, tutto completamente libero, un terreno fertile per i satelliti che non ti possono mai perdere di vista, neanche per sbaglio. Una tratta dove il mio Smart Ultra 6 o il mio iPhone 6 aziendale non hanno mai fallito un colpo in vita loro. Certo un errore di tanto in tanto può starci, è concesso, ma non concepisco la possibilità di non riallacciarsi in tempi rapidi ai satelliti precedentemente persi rimanendo anche 20 o 30 minuti senza segnale, dispersi nel vuoto cosmico delle mappe a video.

Un paio di bug segnalati su ZenTalk ne parlano, senza proporre però soluzioni realmente efficaci che permettano di far funzionare correttamente il modulo (asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=69798asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=66907), ci sono poi alcuni riferimenti sparsi che parlano anche di altri modelli, con lo stesso problema, e per i quali ancora una volta non esiste soluzione alcuna (asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=16874 oppure waze.com/forum/viewtopic.php?f=6&t=162109). Ho effettuato ogni test possibile, ho cercato di ricalibrare il sensore e utilizzo applicazioni che vanno a scaricare i dati A-GPS per effettuare reset della cache e della posizione, nulla da fare.

La speranza è quella che un aggiornamento a Marshmallow possa ridare vita al criceto che non collabora, dato che fino a oggi i fix rilasciati e installati non hanno portato ad alcun miglioramento. Questo è un tallone d’Achille pesantissimo per il prodotto, che abbassa qualsiasi giudizio positivo precedentemente guadagnato sul campo. Sono dovuto tornare a utilizzare iPhone e Google Maps (niente male, nonostante io preferisca l’accoppiata Android e Waze).

Ho dimenticato il caricabatterie!

Echissenefrega, potrei facilmente esclamare. Si perché ASUS ZenFone Max monta una batteria integrata al Litio da 5000mAh. Non so quanto possa esservi chiaro e trasparente che una simile fonte di energia è in grado di alimentare per molto tempo il vostro smartphone. Si parla di quasi 40 ore di conversazione in 3G, 32 ore di navigazione via WiFi oppure 22 ore di riproduzione video senza interruzioni. È assolutamente imbarazzante e ho faticato a portarla a zero nel primo giorno di utilizzo intensivo, fermo restando che non pretendo di portare con me uno studio di registrazione e post-produzione di video avanzati!

ASUS ZenFone Max 2

Ho infatti ottenuto il terminale con circa il 40% di carica (poco meno) e sono riuscito a farlo durare 2 giorni lavorandoci quasi ininterrottamente (l’ho aggiornato, configurato per il primo utilizzo, scaricato le mie applicazioni e avviato restore di diversi dati). Ho poi effettuato una carica completa e l’ho utilizzato di continuo, ancora una volta. Nelle immagini qui di seguito potete dare un’occhiata ai consumi, ai giorni di carica e agli orari. Per farla breve: caricato al 100% il 22 marzo scorso, è arrivato al 3% di batteria residua nel tardo pomeriggio del 26 marzo, con forte utilizzo di Waze (nella famosa tratta Milano-Ravenna), segnale GPS spesso impossibile da catturare (continui tentativi), rete voce / dati altalenante (tra verde non sempre pieno e rosso continuo in alcuni frangenti).

Insomma: un ottimo risultato che non mi sarei aspettato di vedere mai (o quasi) su uno smartphone di attuale generazione. Pensate: la batteria è talmente capiente che può anche fungere da PowerBank per altri dispositivi!

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 34

Il tutto viene gestito in maniera più che sapiente da una delle personalizzazioni Asus (forse una di quelle che più sopporto), coadiuvata da ciò che il processore Snapdragon 410 permette di fare, limitandone le prestazioni ma rendendo di fatto più longeva la durata della carica. Nessuno vi impedisce però (in qualsiasi momento) di portare le prestazioni al massimo o addirittura abbassarle ulteriormente, pur di allungare la vita di ZenFone Max.

Altri aspetti e conclusioni

Utilizzare tutti i giorni Asus ZenFone Max, vuol dire poterne vedere tutti gli aspetti, positivi e negativi. Punti di forza che speri di poter trovare in altri telefoni (anche di altri produttori), pecche che speri che possano essere corrette in tempi brevi (che rasentano lo zero, per chi ha scarsa pazienza) ma che invece perdurano nel tempo abbassando -di fatto- qualunque tipo di giudizio positivo riguardo le caratteristiche più valide del prodotto. Siamo onesti: anche se la batteria dura tantissimo (e sono stra-contento di poterlo collegare all’alimentazione solo una o due volte nell’arco dell’intera settimana), questo non serve a nulla nel momento in cui ho bisogno di spostarmi in una parte della città per me sconosciuta e senza la possibilità di sfruttare il navigatore satellitare (per fortuna posso contare sull’aiuto di un secondo smartphone, cosa non da tutti).

A causa poi di un rallentamento generico di sistema che interviene dopo qualche tempo (vi consiglio di effettuare un riavvio ogni 10 giorni almeno), anche altri aspetti ne risentono. Ad esempio un cambio schermata che dovrebbe essere cosa banale, diventa improvvisamente un’azione lenta e a scatti, o magari un comando bluetooth lanciato dai controlli vocali o da quelli al volante in auto, porta a nulla di fatto insopportabile (si fatica persino a lanciare una chiamata verso un numero di telefono).

Per quelli più schizzinosi c’è poi la questione leggerezza. Il telefono pesa, è robusto e si fa sentire, non potrebbe essere altrimenti con uno schermo così grande e una batteria così cicciona. Sono poche le alternative in grado di offrire un peso piuma senza rinunciare però a caratteristiche da top.

Insomma: ciò che rende questo prodotto qualcosa da non acquistare è certamente quel voler continuare a perseguire una strada che ha portato (e porta ancora) Android a una frammentazione insostenibile sul mercato. Ne fa certamente il campione indiscusso di vendite rispetto a competitor ben più blasonati e apprezzati (per molti versi), ma a che prezzo? Continuo a credere che un Android stock (o quasi) non lo si possa battere, che Google abbia ragione nel voler cercare di impedire ai produttori di modificare così pesantemente il suo OS rendendo quasi impossibile aggiornarlo in tempi rapidi sull’hardware venduto nel mondo. Posso solo sperare che il corposo aggiornamento di sistema (che spero arrivi presto) porti delle belle novità e una maggiore stabilità su tutto il fronte, solo così potrò ritenermi davvero soddisfatto di quanto prodotto dall’azienda cinese, giustificando cifra richiesta e pazienza del cliente finale.

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Prodotto: fornito da ASUS, tornato all'ovile.
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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Avete letto, solo pochi giorni fa, come formattare in maniera sicura il vostro vecchio smartphone Android. Ora che lo avrete certamente fatto, sapete che il vostro vecchio smartphone continuerà a vivere sotto l’account Google? Si, andrà rimosso manualmente, l’operazione è veloce e semplicissima.

Basterà entrare nella sezione “Dispositivi utilizzati di recente” sul proprio account Google (qui per arrivarci in un solo clic, a patto di essere autenticati: security.google.com/settings/security/activity?pli=1), così da poter accedere a un elenco dettagliato di tutti i dispositivi connessi (ora o in passato) all’account o a uno qualsiasi dei servizi protetti dal vostro utente.

Tra questi troverete certamente il dispositivo precedentemente formattato, con relativo ultimo accesso. Vi basterà quindi fare clic su di lui per ottenere i dettagli:

Android: rimuovere il vecchio telefono dall'account Google

Fate ora clic su Rimuovi e date ulteriore conferma al popup che comparirà, quello che vi avviserà riguardo la disconnessione di ogni accesso app sul dispositivo (“Se rimuovi l’accesso, uscirai dal tuo account Google e dalle app collegate sul dispositivo.”) per terminare il processo.

Dovreste avere un’ultima conferma a video:

Android: rimuovere il vecchio telefono dall'account Google 1

Cheers.

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Android: eseguire una formattazione sicura 1Avete acquistato il vostro smartphone basato su Android, lo avete utilizzato, giorno dopo giorno, soddisfatti (o magari no) dell’acquisto. I tempi cambiano, così come le esigenze, volete quindi cambiare anche smartphone, e magari recuperare qualche spicciolo dalla vendita del vostro usato. Vi siete mai chiesti se riportare il telefono allo stato di fabbrica basti a farvi dormire sonni tranquilli riguardo i dati precedentemente memorizzati nella scheda SD o nella memoria del telefono?

Nel 2014 Avast ha condotto un’indagine prendendo in esame 20 smartphone Android usati, acquistati regolarmente da siti web come eBay (e simili), trovate l’articolo sul loro blog all’indirizzo blog.avast.com/2014/07/09/android-foreniscs-pt-2-how-we-recovered-erased-data.

Per evitare che i vostri dati possano essere in qualche maniera recuperati da una terza parte, potete ricorrere a un metodo certamente più sicuro del semplice factory reset previsto di fabbrica. È infatti consigliato criptare tutti i dati presenti sul telefono prima di riportarlo allo stato di fabbrica. Questo consentirà a voi di vivere più sereni, e a una terza parte di poter recuperare sì dei dati, ma impossibili da leggere perché privi della chiave di sicurezza che solo voi potete conoscere (un PIN di protezione, o la sequenza di sblocco del telefono).

Come procedere

Lo smartphone dovrà avere la batteria carica (l’operazione di criptazione dei dati può durare anche più di un’ora, dipende dalla quantità di dati contenuta all’interno del dispositivo, nda) e in alcuni casi dovrà essere necessariamente collegato al caricabatterie (viene eventualmente richiesto a video).

A questo punto il passo è breve. Dalle Impostazioni del telefono, fate clic su Sicurezza, quindi Esegui crittografia dispositivo. La posizione della specifica voce cambiare in base alla versione di Android e alle personalizzazioni operate sul sistema dal vendor, ma in linea di massima il percorso è sempre quello, ed è facile da individuare.

Vi verrà richiesto di inserire il PIN o la sequenza di sblocco che già conoscete e che utilizzate per proteggere l’accesso al telefono ogni giorno (occhio: non ha nulla a che fare con il PIN della SIM, non fate confusione!). Il processo inizierà ora a proteggere i vostri dati, e potrebbe durare diverso tempo. Il telefono verrà riavviato in automatico, anche più volte, e ovviamente sarà irraggiungibile e inutilizzabile per tutto il corso dell’operazione.

Android: eseguire una formattazione sicura 2

Ricordate che crittografando i dati, sarà necessario inserire il PIN (o sequenza di sblocco) già in fase di accensione del telefono. Se non si passa questo controllo di sicurezza, Android non riuscirà neanche a terminare il suo caricamento, e sarete costretti (se dimenticate il codice) a fare un reset totale del sistema, perdendo ogni dato non precedentemente messo al sicuro (backup).

Ultimo step, finalmente. Andate in Impostazioni, Backup e ripristino, e fate quindi clic su Ripristino dati di fabbrica.

Ora potete impacchettare il vostro vecchio smartphone e lasciarlo andare ;-)

Giusto per completezza di informazioni: ci sono molte applicazioni che promettono di fare la stessa cosa e senza passare dalla crittografia dei dati. Funzionano, qualcuna è anche affidabile, ma in linea di massima io continuo a preferire il metodo “manuale” che mi dia la maggiore sicurezza riguardo possibili fughe di dati, soprattutto quando si tratta di dispositivi che siamo abituati a trattare ormai come naturale estensione del nostro corpo.

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Perché Asus è sulla bocca di tutti? Si tratta di uno dei produttori hardware più interessanti nel panorama tecnologico, dapprima molto discusso per ciò che riguardava il personal computing (ancora ben presente sul mercato odierno), negli ultimi tempi forse più per tutto quello che è il mondo smartphone Android. Ciò che forse più stupisce gli addetti del settore, mettendo invece in difficoltà l’acquirente medio, è la quantità di dispositivi lanciati sul mercato, in versione originale o “rivista” (e migliorata) qualche tempo dopo.

ASUS Zenfone Selfie (ZD551KL) 1

Una rapida panoramica

Ho portato sul Banco Prova proprio una rivisitazione: Asus Zenfone Selfie ZD551KL. Smartphone che monta un Android Lollipop 5.0.2 (troppo) personalizzato, e che propone ben 3GB di RAM (al posto dei due previsti inizialmente) e 32GB di memoria espandibile (al posto degli iniziali 16), il tutto accompagnato da una batteria da 3000 mAh. È nato per la fotografia, propone infatti una doppia fotocamera da 13MPixel (frontale e posteriore) difficile da trovare in qualsiasi alternativa presente sul mercato, entrambe dotate di tecnologie nate per essere veloci e precise. La fotocamera frontale f/2.2 vi permette scatti a 1080p, con focus automatico e doppio led flash. Alla posteriore andrà aggiunta la capacità di focus automatico tramite laser, ovviamente entrambe possono fare accesso alla geolocalizzazione, rilevamento automatico del volto, funzione panorama, HDR e possibilità di scatto facendo pressione su qualsiasi punto del monitor (che personalmente sconsiglio, nda).

È ben carrozzato (qui la pagina ufficiale del sito web, qui la scheda tecnica di GSM Arena) e dovrebbe riuscire a gestire ogni vostra richiesta, anche sotto pressione. Lanciato sul mercato nell’agosto dello scorso anno, si allaccia sulle reti LTE ad alta velocità (comprensive di LTE+) e permette di tenere attive fino a due SIM, tendenza evidentemente apprezzata dal grande pubblico data la forte presenza dello slot doppio nell’ultimo periodo (microSIM, nda). Il monitor (IPS) ha una risoluzione full-HD ormai comune (1080×1920) e monta vetri Corning Gorilla Glass 4, sicuramente resistenti sulla carta, un po’ meno nella pratica (tra qualche riga capirete il perché).

Chipset Qualcomm MSM8939 Snapdragon 615 con processore Quad-core Cortex-A53 & Quad-core Cortex-A53 e GPU Adreno 405 si occupano di tenere in piedi il sistema e ogni sua caratteristica, non con la massima stabilità, si tentenna soprattutto sulle applicazioni meno ottimizzate e più esose in termini di risorse, che mostrano incertezze in fase di apertura o di utilizzo continuativo (una tra tante è Feedly).

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Developer: Feedly Team
Price: Free

Al contrario della maggior parte dei telefoni, lo Zenfone Selfie (ZD551KL) non monta un chip NFC, diventa quindi un pelo più lento e macchinoso l’accoppiamento delle periferiche bluetooth (v4.0, A2DP, EDR). Confermato invece il reparto di rete Wi-Fi con 802.11 a/b/g/n/ac, Wi-Fi Direct e possibilità di fare da hotspot condividendo l’offerta dati della vostra SIM. Per gli amanti della radio FM, c’è anche quella. Non ancora specificato nel dettaglio, sappiate che la memoria di 16 o 32 GB già a disposizione sul dispositivo, può essere portata a 128 GB tramite scheda microSD.

Software

Non ce la posso fare, no, davvero. L’amore incontrastato per l’Android Experience pura vi farà odiare tutto ciò che è personalizzazione estrema, nella quale ricade senza ombra di dubbio la Asus ZenUI. Ve la faccio semplice: la fine di questa storia non è colpa tua amore, è mia, non ti merito (inserire qui colonna sonora tipicamente adolescenziale, a piacere). In sé la realizzazione di Asus può anche essere apprezzata da chi non ha mai avuto un telefono Android o magari non ha molta confidenza con il sistema, chi preferisce avere tutto e subito senza passare dal Via, da una scelta delle applicazioni da utilizzare, da quella che è certamente la parte più bella in ogni nostro smartphone: il fatto che sia nostro, appunto.

ASUS Zenfone Selfie (ZD551KL) 8

Asus ha fatto una scelta ben precisa: mettere a disposizione quante più funzioni possibili all’interno del sistema operativo di base, così che l’utente non sia costretto ad avere conoscenze che vanno oltre la base, senza così la necessità di cercare e imparare a utilizzare una diversa applicazione dello store (tanto per fare un esempio: la funzione del Non Disturbare durante le ore notturne, nda). All’accensione dello smartphone ho fatto un rapido giro nelle applicazioni installate di fabbrica e ho trovato giusto qualcosa da poter eliminare o disattivare: Calculator – Widget e Floating, Do It Later: Compiti e Fare, Bbblet Actors, Dr. Safety, MiniMovie, ZenCircle, 50 Giochi, Asus ZenUI, Chat di Omlet, ZenTalk, Zinio.

È solo una parte della lista, volendo è possibile fare di meglio. Ho trovato un articolo su Android Central che parla di Bloatware, anche se in riferimento allo Zenfone 2, che lamenta grosso modo la stessa cosa (potete leggerlo anche voi all’indirizzo androidcentral.com/getting-rid-bloatware-asus-zenfone-2). È una pratica che spero possa completamente sparire dalla faccia della Terra, prima o poi. Odio quando viene adottata su PC, la odio ancora di più su Android, perché spesso è impossibile disinstallare completamente un software (a meno di effettuare il root del sistema).

Tutto questo rallenta il rilascio di sistemi operativi aggiornati, di patch, troppo importanti per attendere i lunghi tempi necessari ad adattare e testare tutto ciò che si intende includere nel sistema di Google, è ciò che più di qualsiasi altra cosa ha generato la frammentazione di un prodotto diversamente molto valido e che tanti non adottano proprio per questo motivo. Se Apple è nata così (soprattutto perché produce hardware e software, nda), molti altri produttori hanno finalmente capito la scarsa validità della soluzione, abbandonando questa strada, so che puoi farlo anche tu, Asus.

Scelte stilistiche e resistenza

Alcune discutibili, almeno secondo i miei gusti personali. Quell’essere stondato è strano rispetto al solito, certamente questione di abitudine, ma continuo a preferire lo standard “a mattonella“. Parliamo poi dei tasti fisici privi di qualsiasi retroilluminazione. D’accordo che ormai l’abitudine la fa da padrona (e che è quindi semplice andare a occhi chiusi), ma perché non completare l’opera e illuminarla completamente? O magari decidere di rendere il fisico virtuale, a monitor?

Un Pro per sanare la situazione? Il tasto volume posizionato subito sotto la fotocamera posteriore (scuola LG, nda) aiuta a modificare in corsa il settaggio audio in maniera semplice, anche con un monitor importante come quello dello Zenfone Selfie. A proposito però di reparto audio, chiedo a eventuali altri possessori del medesimo telefono, avete mai avuto problemi in conversazione? Sembra che l’interlocutore, parlando, blocchi il mio microfono, devo spesso attendere che termini prima di poter dire la mia. Non lo fa sempre, è strano, sto cercando di capire come aggirare l’ostacolo (e spero che possa trattarsi di un baco corretto in una prossima versione di Android modificato da Asus). Un consiglio spassionato che è invece valido in ogni caso: l’altoparlante è posizionato in verticale ed è un pelo più scomodo rispetto al solito (generalmente posizionato in orizzontale), trovate quindi la posizione migliore di ascolto e non alzate il volume al massimo, non ce n’è bisogno, eviterete così di far sentire la vostra telefonata a chiunque vi circondi :-)

La scocca nella sua interezza è solida, robusta, la plastica è necessaria per la facile removibilità e per non appesantire ulteriormente il telefono (che ha già un buon peso in mano, 170 g). Il problema è dovuto ai soliti punti critici. Il telefono mi è scivolato e poi atterrato sulla scarpa per una manciata di centimetri davvero banale (altezza pari a quella di quando siete seduti sul sedile dell’auto). Sicuro di averlo “protetto” nonostante la distrazione, ha comunque colpito uno spigolo e questo è il risultato:

ASUS Zenfone Selfie (ZD551KL) 4

Capo cosparso di cenere e riparazione in vista. In ogni caso il touch continua a funzionare bene, così come il monitor e i comandi. Mea culpa per non aver messo una pellicola di protezione per tempo, c’è sempre una prima volta nella vita (non avevo mai rotto nessuno smartphone prima a ora), ma è comunque lodevole come il telefono continui a funzionare come nulla fosse. Nello specifico momento di rottura ho imprecato, innegabile, il Gorilla Glass dovrebbe essere molto resistente, ma nulla si può contro una caduta in un punto di debolezza.

Riepilogo e conclusione

Costo di listino: 299€. Caratteristiche hardware molto buone, software decisamente meno, considerando la quantità di materiale inutile a bordo (ma questa è un’altra storia, comune ad altri). Si tratta di uno smartphone di fascia media, arriva in confezione completa di caricabatteria e cavo microUSB ma senza auricolari (perché mai?). Comparto grafico di tutto rispetto, una vera gioia per i maniaci della fotografia frontale facile, il retro propone stessa qualità e caratteristiche (oltre il focus laser automatico).

Buono lo schermo. Full-HD IPS, valida la resa dei colori e la luminosità che però ogni tanto perde colpi, così come il touch (pochi casi, davvero, non ci ho fatto pressoché caso), fortunatamente risponde all’appello il doppio tocco per risvegliarlo dallo standby.

Non mi pronuncio su Asus ZenUI, sapete cosa penso di chi personalizza troppo il sistema operativo. È comunque oggettivamente valido per tutti coloro che non vogliono perdere tempo alla ricerca di applicazioni che possano offrire le stesse funzioni proposte invece da Asus, di fabbrica. Facile da amministrare e personalizzare secondo propri gusti, adatta anche a chi desidera filtrare ciò che lo smartphone ha da offrire, soprattutto quando si parla di telefoni da acquistare per i più piccoli. Rallentamenti sporadici del sistema si ottengono con più applicazioni aperte, a prescindere dal launcher utilizzato.

La batteria invece è adatta allo scopo. Supererete la giornata di autonomia, tanto basta oggigiorno, la ricarica è sempre rapida, tutto sommato.

Il mio giudizio è che Zenfone Selfie svolge il suo lavoro in maniera valida e che si tratti di un buon compromesso tra qualità e prezzo. Pensate sia lo smartphone adatto alle vostre esigenze? Potete procedere con l’acquisto tramite Amazon risparmiando qualche soldino (circa 30 euro).

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Asus, ho potuto tenerlo al termine del test.