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Proprio così. Amazon allarga il bouquet di servizi messi a disposizione degli utenti, introducendo il loro servizio di streaming video, Amazon Prime Video, ritagliandosi (ci prova, solo il tempo ci dirà se ci riuscirà o meno) il suo piccolo spazio tra i grandi player di settore, come Sky, Mediaset, Netflix ma non solo. Il tutto risponde all’URL primevideo.com.

Amazon Prime Video approda in Italia

Amazon Prime Video

Sbloccato per l’Italia e per ulteriori 199 paesi (noi facciamo parte dei 200 totali, tanto per dirla in altra maniera) solo qualche giorno prima di Natale, vanta serie televisive originali e film concessi in licenza. Interfaccia non ancora localizzata (è in inglese, nda), propone però sottotitoli e doppiaggio anche in italiano (per buona parte del catalogo, non ancora per tutto).

Come ogni servizio di streaming attualmente disponibile sul mercato, propone un periodo di prova gratuita (7 giorni, contrariamente al mese proposto da Netflix per esempio), un prezzo mensile di 5,99€ (ma per i primi 6 mesi di abbonamento potrai usufruire di uno sconto del 50% e pagare 2,99€), compreso invece (e quindi a costo zero, per il momento) per gli utenti Amazon Prime. Dubito fortissimamente possa rimanere tale per molto tempo, in America l’abbonamento Prime di Amazon include altri servizi e arriva a costare quasi 100$ all’anno (qui da noi si arriva a malapena ai 19,90€).

Cosa serve

Una connessione a banda larga da almeno 900 Kbit/s, anche se i contenuti in HD necessitano almeno di 3.5 Mbit/s. Servirà un tablet o uno smartphone, ma anche un televisore che possa sfruttare l’app scaricabile dal proprio store, o magari una console (e relativo store anche in quel caso, anche se su One non è ancora disponibile nello store Microsoft italiano e si è costretti a passare da un’alternativa, come quella US). È chiaro che l’obiettivo finale di Amazon (come è stato per i competitor in passato) è rendersi disponibile ovunque, su ogni dispositivo.

Amazon Prime Video approda in Italia 1

Di base si può utilizzare Amazon Prime Video su ogni browser: da Firefox a Chrome, passando per Internet Explorer e qualsiasi altra alternativa compatibile HTML5, o almeno in grado di eseguire Silverlight (5.1 o superiore). Su mobile è necessario almeno Android 4 o iOS 8, sono compatibili (manco a dirlo) i tablet Fire della stessa Amazon.

Amazon Prime Video
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free
Amazon Prime Video
Price: Free

Se invece hai un televisore connesso a internet puoi pensare di scaricare direttamente su di lui l’applicazione (Samsung conferma la compatibilità con i modelli 2015 e quelli 2016 con sistema operativo Tizen. LG conferma la compatibilità con le serie G6, E6, C6, B6, UH9500, UH8500, UH7700, UH7500, UH 6500, UH 6300, UH 6100 con a bordo WebOS 3.0, e le serie EG960V, EF950V, EG920V, EG910V, UC9V, UB980V, UF950V, UG870V, UF8507, UF7787, UF7767, UF6807, UF6407, LF652V, LF630V, UF776V, UF850V del 2015 che sfruttano ancora WebOs 2.0).

Peccato che

Nonostante la compatibilità con così tanti dispositivi, non potrai utilizzare direttamente AppleTV o ChromeCast. Già solo questa pecca vale tutta la candela e abbassa drasticamente il giudizio finale del servizio, almeno per quanto mi riguarda.

Così facendo, viene completamente a meno la qualità video pensata per il servizio: si parte dalla qualità DVD di base (576p), che viene automaticamente alzata fino a 2160p (corrispondente all’UltraHD) e supporto HDR, ammesso che tu abbia a disposizione una connessione in grado di sopportare un carico di 15 MBit/s (nulla di inarrivabile per la fibra ottica, forse meno per chi sfrutta le classiche 20 Mbit/s in rame). In mezzo troverai anche la più abbordabile 1080p (Blu-Ray), anche con audio in multi canale 5.1 e non solo MPEG.

Limiti

Ti ho già parlato di cosa serve e cosa c’è che non va proprio. Torniamo a parlare di limiti (leciti): possono essere connessi (e avviare lo streaming, nda) all’account Prime Video fino a tre dispositivi contemporaneamente (niente male davvero, considerando che per Netflix serve l’account più costoso per averne fino a 4), ma solo uno può eseguire un determinato video, gli altri due dovranno guardare altro.

Devo abbonarmi?

Mah. In tutta onestà non c’è una risposta secca che sono in grado di darti. Più che altro valuterei le opzioni a disposizione:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Il servizio funziona e propone già una buona quantità di contenuti, la localizzazione in italiano mancante e la forzatura all’inglese può non essere a portata di tutti, alcuni potrebbero ritenerla addirittura più fastidiosa del previsto, ma sono certo che Amazon risolverà questo problema entro breve.
  • Il fatto che il servizio venga offerto ai clienti Amazon Prime in maniera gratuita è sicuramente un plus (anche se ho paura che ciò farà lievitare quanto prima la cifra richiesta a fine anno a noi abbonati, spero si possa scegliere di staccare un determinato prodotto dal bouquet e scegliere di pagare la stessa cifra di oggi).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un servizio già esistente in America deve poter arrivare preparato sui mercati restanti, soprattutto quando fa un lancio in “pompa magna” e lancia il guanto di sfida ai competitor già robusti e pronti a difendersi. Non puoi non avere già a disposizione l’applicazione su ogni store e la piena compatibilità con AppleTV e ChromeCast. Fare streaming del monitor del proprio smartphone fa schifo per questo tipo di contenuti, e onestamente l’applicazione scaricata dallo store USA su Xbox One non funziona ancora perfettamente.

Fai la tua valutazione, pensaci sopra. Sfrutta un abbonamento Prime già esistente o creane uno nuovo (ricorda di disattivare il rinnovo automatico, altrimenti pagherai l’abbonamento per intero già al secondo mese di attivazione), oppure prenditi quei 7 giorni senza account Prime, poi dimmi cosa ne pensi e se credi che valga la pena essere iscritto all’ennesimo servizio di streaming video.

Di certo, in tutto questo, c’è un pensiero comune di tanti, me compreso, che ha espresso Ciro giusto qualche giorno fa:

Perché se aggiungo anche Sky (la sua offerta satellitare per me e l’abbonamento online per i miei genitori) allora sì, la lotta alla pirateria ha vinto con le regole che il popolo del web suggeriva già tanti anni fa (che poi tanto i pirati continuano a esistere e continueranno in futuro, ma poco importa, una gran fetta è ormai stata resa acqua passata).

Non è affatto piccolo ma è elegante, con un suo peso specifico importante e dalla batteria che forse è meno capiente di quanto ci si aspettasse. Una buona qualità audio e la possibilità di collegarlo alla propria WiFi di casa per poterlo sfruttare come dispositivo Spotify Connect, magari collegato in bluetooth (contemporaneamente) al cellulare per rispondere alle telefonate. Questo è un po’ il sunto di quello che ho potuto notare nel continuo utilizzo di Libratone Zipp, prodotto di fascia medio-alta (almeno secondo ciò che dice il listino prezzi) dedicato a chi vuole ascoltare la musica in casa (e non solo) libero da cavi, come ormai permette la maggior parte dei prodotti presenti sul mercato.

Libratone Zipp

Muovere i primi passi con Libratone Zipp

All’apparenza, Libratone Zipp può sembrare l’ennesima cassa bluetooth attraverso la quale ascoltare la propria musica liberi da fili. In realtà questo utilizzo è permesso ma non è il consigliato, non è quello che permette di sfruttare completamente ciò che il produttore ha pensato, è un po’ come andare in Ferrari ma non accelerare mai, rimanendo nella modalità Fiat 500 con il 1.2 a benzina montato sotto al cofano. Ho reso l’idea?

Potrebbe essere una buona idea informarsi e dare un’occhiata al documento di quick start pensato e realizzato da Libratone, lo trovi in italiano all’indirizzo assets.libratone.com/wp-content/uploads/2016/05/Italiano.pdf.

Cosa posso dirti direttamente io?

Con un peso 1,5 Kg ti porti dietro un suono a 360° prodotto da un totale di 5 speaker, si tratta di un woofer da 4″, 2 tweeter e 2 medi a bassa frequenza. È tutto amplificato e protetto grazie a amplificatore DSP che dovrebbe riuscire a raggiungere il centinaio di watt in uscita (totali). Il tutto va moltiplicato (volendo) per 6, perché è il numero massimo di Libratone Zipp che si possono associare tra loro (per 8 se si sfrutta una rete WiFi nella quale farli collegare).

Libratone Zipp 1

Ovviamente c’è un microfono e una tecnologia in grado di ridurre il rumore di fondo, così da permetterti di rispondere al telefono anche quando il telefono è lontano da te. In input puoi sfruttare invece l’attacco AUX per un jack da 3,5 mm oppure la porta USB che all’occorrenza passa da USB play in a USB charge out per ricaricare la batteria di un tuo diverso dispositivo scalando così l’energia contenuta in Libratone Zipp (non è molto comoda come batteria tampone, me ne rendo conto, ma non si sa mai). Niente NFC, niente slot per schede di memoria.

C’è però, come ciliegina sulla torta, un controllo a ghiera posto sulla parte alta di Libratone Zipp. È completamente touch e permette di muoversi agilmente tra le funzioni disponibili. Puoi alzare (e abbassare) ovviamente il volume, puoi cambiare traccia, abbandonare Spotify passando su una Internet Radio (bella cosa, quest’ultima), zittire anche solo temporaneamente la cassa (basterà appoggiare il palmo della mano sul controllo touch).

Libratone Zipp: l'audio a 360 gradi

Trovi ulteriori specifiche tecniche nella scheda ufficiale disponibile sul sito web del produttore: libratone.com/it/products/zipp-speakers/zipp

Tutto nell’applicazione

Si, esiste un’applicazione per gestire al meglio Libratone Zipp, servirà alla sua prima configurazione, alla modifica delle stazioni radio preferite, a permetterti di sfruttare il prodotto nella modalità Spotify Connect (solo per utenti Premium del servizio di streaming, nda). Ovviamente l’applicazione è gratuita, la trovi su Play Store (Android) e App Store (iOS):

Libratone
Developer: Libratone
Price: Free
Libratone
Developer: Libratone
Price: Free

Avviandola sarai costretto a creare un nuovo account, servirà a salvare la configurazione degli ambienti, le internet radio preferite e altro ancora:

Laddove non arriva la logica di utilizzo dell’applicazione, arriva la documentazione messa a disposizione dal produttore (in costante aggiornamento), molte delle risposte alle tue possibili domande si trovano infatti sul sito web support.libratone.com/hc/en-us, anche se mi è sembrato di capire che fino a ora non è possibile andare oltre l’inglese (parlo dei prodotti della serie Zipp, perché per cuffie e auricolari trovi anche la sezione in italiano), probabilmente arriverà in futuro dato che si tratta di un mercato nuovo per loro (quello italiano, intendo).

Qualcosa da mettere a posto c’è

Impossibile uscire sul mercato senza difetti, sarebbe troppo bello per essere vero. Qualcosa che non va proprio come te lo aspetti l’ho trovato. Secondo me sono due gli aspetti a cui fare particolare attenzione:

  • Risvegliare il proprio smartphone che -come anticipato in apertura articolo- è ancora connesso in bluetooth al dispositivo, farà verificare un fastidioso problema di blocco della traccia in ascolto. Verrà messa in pausa, questo perché evidentemente il telefono proverà a verificare che il Libratone Zipp è ancora a sua disposizione in caso di necessità (hai presente quando ti arriva una notifica e sei connesso in bluetooth all’autoradio? Stesso problema, la traccia subisce un attimo di stacco e poi -almeno quella- ricomincia ad andare in automatico).
  • Collegandoti in bluetooth al prodotto (anziché sfruttando il WiFi e l’ottimo Connect di Spotify o la funzione radio integrata), noterai che servirà alzare molto il volume per avere un buon riempimento della stanza in cui Libratone Zipp si trova. Non è un difetto legato al (giusto) limite imposto sul volume di Android (anche perché è facilmente aggirabile), si sente molto la differenza.

In conclusione, potrei tirare le somme e cercare di riepilogare utilizzando i soliti box:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Qualità audio, Spotify Connect, touch per un più rapido controllo. Tutto sembra essere al suo posto, se posso rompere le scatole e trovargli una virgola fuori posto, non mi piace la posizione del pulsante di accensione, avrei preferito qualcosa più vicino alla ghiera (quel pulsante servirà anche a verificare lo stato di batteria, basterà premerlo una sola volta mentre è in funzione Libratone Zipp).
  • Mi piace il voler in ogni caso “offrire della musica“, se manca la sorgente audio, Libratone Zipp ti permette di avviare una Internet Radio (fino a 5 subito memorizzabili e selezionabili da apparecchio o da app). Ci sono praticamente tutti all’appello ma manca Radio Deejay, assurdo ma vero.
  • Contrariamente a molti, Libratone Zipp è compatibile con WiFi a 2,4 ma anche 5 GHz. E non dimentichiamoci di AirPlay (per iOS) e del fatto che ha un servizio DLNA sempre attivo.
  • Il packaging, curato e assolutamente perfetto per tenere al sicuro il prodotto, contiene parte della manualistica e il caricabatterie da muro.

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Il prezzo non è certamente popolare. Portarsi a casa un Libratone Zipp come quello che mi è stato spedito ti costerà circa 300€. L’azienda però offre la modalità soddisfatti o rimborsati in 30 giorni, che ti permetterà di restituire il prodotto gratuitamente entro i 30 giorni dal tuo acquisto.
  • Posso dire che il difetto della connessione in bluetooth e Spotify Connect contemporanea è davvero seccante? Spotify lo lascio aperto sullo smartphone e lo uso come telecomando verso Libratone Zipp. Se voglio cambiare una traccia (perché la cassa è lontana e non posso usare il touch) tutto diventa improvvisamente scomodo.
  • Manca una sorgente che altri competitor offrono: uno slot microSD, adatto a chi non ha Spotify o tracce salvate nella memoria del telefono, che preferisce magari salvarle su una scheda di memoria. Manca inoltre la connessione rapida in NFC.

Credo di aver detto tutto. Per Libratone, quello italiano è un mercato nuovo e tutto da esplorare, spero che possano raccogliere commenti e migliorare ulteriormente il prodotto. Di certo la base di partenza è molto buona (sul serio). Se vuoi acquistare Libratone Zipp, puoi trovarlo anche su Amazon, il prezzo però non cambia: amzn.to/2hfs1nL (in alternativa puoi valutare l’acquisto di un prodotto di classe subito inferiore, come Libratone Zipp Mini, pur mettendo in gioco qualche compromesso).

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito dal produttore, ho potuto tenerlo al termine del test.

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Ti ho già dato qualche consiglio sul resize in batch delle immagini, sia per Windows che OS X (ora macOS). Quello di oggi riguarda proprio macOS Sierra ed è molto semplice, dedicato soprattutto a chi non è abituato a utilizzare Terminale e non vuole passare tramite applicazioni di terze parti.

macOS: cambia la dimensione delle immagini

Una volta aperto un gruppo di immagini in Anteprima (Preview), selezionale tutte dalla colonna laterale (basta un CTRL + A), quindi vai in StrumentiRegola dimensioni. A questo punto potrai modificare le opzioni disponibili e ottenere il risultato inizialmente desiderato.

Ciò non include un’ottimizzazione dell’immagine per il web (nel caso tu la volessi caricare online, magari in WordPress), ma di certo quelle sorgenti snelliranno data la dimensione più contenuta.

Cheers.

Credits: lh.com

Una raccolta di riferimenti, più che altro, forse utile per chi fuori da qui utilizza strumenti per il controllo remoto dei dispositivi aziendali come iPhone o iPad e necessita di aggiungere rapidamente configurazioni al dispositivo. Stavolta niente pappa pronta, più paio di collegamenti utili per costruire, come ho fatto io, un buono script PowerShell che ti permetta di creare un file di tipo MobileConfig da dare in pasto a iPhone o iPad (anche via console di terze parti come Cisco Meraki o AirWatch).

PowerShell: generare .Mobileconfig partendo dai PFX

Giusto per capirci un po’ meglio. Il file MobileConfig è in realtà un XML che puoi aprire con qualsiasi editor di testo (io utilizzo Notepad++ in ogni caso), e che propone una serie di informazioni in grado di istruire in un colpo solo il dispositivo di destinazione. Un collegamento a una particolare rete WiFi, un certificato utente che permette l’autenticazione su applicazioni web aziendali, ecc. Molte di queste informazioni possono rimanere identiche tra più utenti, altre invece no (come il certificato di sicurezza personale che permette l’autenticazione su una WiFi, per esempio).

Per questo motivo ho scritto un codice PowerShell che fonda insieme le informazioni e che, prendendo in pasto il file PFX generato da un server di dominio (esportazione del certificato utente e della chiave privata, protetto da password), generi autonomamente il XML con estensione MobileConfig da caricare successivamente sulle piattaforme di management dei dispositivi mobili.

Si tratta tutto sommato di comandi basilari, come un Add-Content "Utente.mobileconfig" -value $blocco -encoding UTF8 dove il $blocco è magari una parte di quelle informazioni precedentemente inserite nella variabile, che rimane sempre uguale, che può essere replicata per ciascun file MobileConfig da generare. Poi c’è il PFX, che va encodato e poi inserito in una variabile che utilizzerò in seguito, utilizzando un blocco simile a questo:

#Inietto contenuto PFX personale
certutil -encode ("$PFXDir\" + $($i.Name)) "Temp.enc"
$base64 = Get-Content "Temp.enc" 
$base64 = $base64[1..($base64.count - 1)]
Add-Content "Utente.mobileconfig" -value $base64 -encoding UTF8
#Rimuovo file ENC precedentemente creato
Remove-Item "Temp.enc"

Dove $PFXDir sarà la directory contenente i file PFX (ma va?) e Temp.enc viene generato esclusivamente per poterne catturare il contenuto (encodato in base64).

Da qui in poi si potranno aggiungere ulteriori blocchi già stabiliti e che rimarranno sempre uguali, se necessario (occhio agli UUID per certificati e impostazioni, ogni MobileConfig dovrà averne uno proprio, diverso dall’altro, basterà un’istruzione di tipo [guid]::NewGuid()), fino poi a chiudere il file, fino all’ultimo $blocco.

Ci ho messo un po’ a capire bene la logica che sta dietro la generazione automatica dei MobileConfig, ma una volta arrivato a far funzionare il tutto, è tutto diventato tutto più semplice. Partendo infatti da una cartella contenente i tuoi file PFX, potrai far svolgere il lavoro alla PowerShell semplicemente richiamando un blocco di questo tipo:

$ListPFX = Get-ChildItem $PFXDir | where { ! $_.PSIsContainer } | Select-Object Name
foreach ($i in $ListPFX) {
#Clono il nome PFX (senza estensione) per generare il MobileConfig
$dest = [System.IO.Path]::GetFileNameWithoutExtension($($i.Name))

Dove $ListPFX corrisponderà al contenuto della cartella contenente i PFX, che verrà quindi utilizzata per fare il lavoro sporco dal primo all’ultimo MobileConfig da generare. Vorrei poter pubblicare il codice sorgente del mio PS1 ma ci sono davvero troppi riferimenti aziendali, impiegherei un po’ di tempo a pulirlo e generalizzarlo, rischiando poi di confonderti maggiormente le idee ;-)

Con l’occasione ti lascio qualche collegamento alle fonti utilizzate:

Buon lavoro!

Non è Natale, ma credo sia la giusta occasione per utilizzare questo video:

Si, perché per ogni conferenza Apple, c’è sempre un prima, un durante, un dopo. Non ti trovi al banco delle ovvietà, è solo un pensiero personale, qualcosa che ho già visto mille volte, molto probabilmente lo hai visto anche tu. I rumors, i suggerimenti per includere ogni cosa nella nuova versione dello smartphone che ha cambiato la storia, le conferme e i tick ✔ per capire quanto il totoscommesse ci abbia preso, per pura fortuna o perché c’è qualche uccellino che cinguetta più del dovuto.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 4

Lui è 7

iPhone 7 è stato svelato, ufficialmente presentato, e insieme a lui anche gli accessori e le novità che Apple ha scelto per vecchi e nuovi clienti. Riporto le parole di un amico con le quali sono in accordo al 90%: per quanto schifo ci faccia, l’iPhone segna la strada che prenderanno anche gli altri costruttori (prendo in prestito Luca, poi restituisco, promesso!). Il restante 10% in realtà riguarda il fatto che a me iPhone non fa schifo, affatto. È sempre stato un buon telefono, perfetto anche nei suoi difetti, adatto a tutti, anche a chi non ha mai maneggiato uno smartphone poiché estremamente intuitivo e difficile da mettere in ginocchio con passaggi sbagliati fatti solo perché non si sa dove mettere mano. Di motivi per i quali non sceglierei di tornare su di lui (come telefono personale) ce ne sono, ma sono di altro tipo.

"Il miglior iPhone di sempre" (TM) 2

Con l’arrivo sul mercato di iPhone 6, Apple aveva deciso di eliminare il taglio di memoria da 32 GB, fino ad allora il migliore nel rapporto qualità-prezzo sul listino di Cupertino. Siamo seri, oggi molti di noi fanno un uso intensivo di servizi di storage in cloud, da Dropbox a Spotify, passando per iCloud o scegliendo Google Photos per conservare tutto lo storico del proprio rullino fotografico. Cosa c’entra Spotify? So bene che non si tratta di “spazio disco in rete“, ma nel mio caso ha completamente sostituito la libreria musicale che prima facevo -per forza di cose- entrare nella memoria locale di un iPhone 4S, tutt’al più oggi mi limito a conservare in offline qualche album, stando intorno ai 4 o 5 GB di cache, per evitare di consumare il piano dati in palestra o in luoghi non ben coperti da connettività.

Prezzi

Ma torniamo sulla questione memoria (che richiama inevitabilmente anche il dettaglio sui prezzi). Ancora una volta è Apple a decidere. Il taglio da 32 GB è tornato sul mercato ma è considerato adesso l’entry-level, si passa infatti ai superiori 128 o 256 senza alcuna via di mezzo, dicendo definitivamente addio a quel piccino 8 GB durato molto poco (per fortuna, peccato però che sia stato acquistato da parecchi clienti poi –ovviamente– scontenti nel corso del tempo) e quel 16 sempre esistito, così come per il 64 che ci ha accompagnato per un po’. C’è molta confusione agli occhi dei clienti, molta meno nel reparto di marketing. Se credi che il 32 GB sarà piccolo, stai sicuro che ti fionderai sul 128 senza battere ciglio, pagando a caro prezzo un upgrade di spazio locale. I prezzi? Sono quelli già disponibili alla luce del sole. In Italia si va dai 799€ ai 1019€ (rispettivamente per taglio da 32 GB e 256 GB, il 128 GB costa 909€) per un iPhone 7 standard, si sale invece di un gradino per quello Plus, dai 939€ ai 1159€ (rispettivamente per taglio da 32 GB e 256 GB, il 128 GB costa 1049€), tenendo però presente che in entrambi i casi, la nuova colorazione Jet Black non verrà venduta nel taglio più piccolo. Vuoi fare il figo? Fallo come si deve.

"Il miglior iPhone di sempre" (TM) 1

Le vere novità (ironia come l’IVA, al 22%)

L’ho già detto che si tratta del miglior iPhone di sempre? È l’impronta stessa dell’azienda, difficile pensare che possa fare peggio dell’iPhone subito antecedente, è giusto che ci creda, è giusto che ci credano i fanatici e anche quelli che probabilmente stanno per scegliere un iPhone come prossimo loro smartphone. È per forza di cose il migliore di sempre perché tecnologicamente avanzato, perché introduce novità spesso belle, perché fa scelte stilistiche azzeccate, perché è un maledetto status symbol. Al diavolo se si sceglie di eliminare il jack delle cuffie e si include uno splendido adattatore per andare a bloccare l’unica porta lightning che quindi non potrà essere contemporaneamente utilizzata per caricare la batteria del telefono.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM)

Apple vuole un futuro libero da fili, non manca di dirlo nel video di presentazione ufficiale di quello che sarà l’accessorio più desiderato, delicato e facilmente smarribile del mercato, gli AirPods.

Che te lo dico a fare? Sono belli vero? Come dici? Ti fanno schifo perché sembrano gli auricolari attuali con il filo tagliato? Beh si, forse hai ragione, ma ti assicuro che funziona un po’ come quella canzone che all’inizio dell’estate non potevi sopportare, ora la canticchi in macchina mentre gli altri passeggeri non sopportano te. Tutto studiato, nei minimi dettagli, al resto ci pensa il marketing d’assalto che nel caso di Apple potrebbe fare scuola da qui all’eternità, potrebbero vendere frigoriferi agli eschimesi o preservativi agli uomini di chiesa (uhm). AirPods, non avrai altro suono all’infuori di loro, con la massima resa sonora, la leggerezza di una piuma, il microfono ambientale in grado di togliere qualsiasi rumore di fondo, persino quello prodotto dalle flatulenze alle quali darai libero sfogo sul divano mentre sei in conversazione con il tuo capo.

Il tutto per la modica cifra di 179€ da listino Apple. E non mi soffermo certo a parlare del loro fantastico contenitore che in un solo colpo farà da custodia e culla di ricarica. Parla da sé.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 1

Ho amici che fanno chiaramente già ironia su chi fa a sua volta ironia sulla quantità di AirPods che verranno smarriti, lasciando orfani il proprio fratello di sinistra (o di destra, dipende da quello che si smarrisce per un qualsiasi motivo). Dai ragazzi, si fa per ridere, anche perché mi auguro che per quella cifra ci si metta una catena per tenerli ben allacciati al collo e non perderli neanche volendo. Ricordo ancora bene quella volta che ho deciso di abbandonare gli auricolari standard di Apple per acquistare la versione in-ear, era la prima realizzata da Cupertino, bellissima e dalla qualità audio eccezionale. Li ho rotti, pur trattandoli bene e tenendoli nella custodia appositamente acquistata, dopo circa un anno di attività. La terza volta che il centro assistenza mi ha visto tornare con quegli auricolari mi ha pregato di accettare un buono di pari valore per acquistare un diverso prodotto. L’ho fatto, un equivalente di diversa marca, ce l’ho ancora oggi, perfettamente funzionante.

E qui rispondo anche a Paolo, altro amico che giustamente critica coloro che criticano Apple e le sue scelte. Faccio parte della schiera di quelli che hanno un iPhone, un MacBook Retina, un iPad Mini, un Magic Mouse e fino a poco tempo fa un Apple TV. Io amo Apple, realizza prodotti straordinari, poi ogni tanto ci molla la stronzata come è giusto che sia, non siamo mica perfetti, ma permettimi di pensarlo e dirlo, al massimo genero qualche flame con i fanboy che per Apple si strapperebbero i peli dal petto.

Che poi, in realtà, non sono certo si possa parlare di stronzate, perché in fondo se Apple continua a vendere e guadagnare su qualsiasi cosa faccia, un motivo ci sarà, giusto? Penso sia proprio questo il succo di questo mio pensiero e relativo pezzo scritto, il permetterti di capire che non c’è giusto e sbagliato. C’è chi fa parlare le vendite, i piazzamenti, quei corridoi brulicanti di sapientoni e scommettitori del sabato sera sempre pronti a darti la notizia come ricevuta da Tim durante l’ultima colazione insieme a Cupertino. È una versione più evoluta della videosorveglianza di quartiere dei tempi delle nostre nonne, ovvero le stesse nonne affacciate alle finestre e pronte a controllare ogni cosa.

Abbiamo riso (me per primo) e criticato tantissimo in occasione del lancio del primo iPad. Sappiamo tutti com’è andata a finire. La storia si ripete e coinvolge anche Apple Watch (la seconda serie) e quella linea lanciata da Nike che assomiglia fin troppo alla grafica utilizzata nelle autoradio del 2001, eppure…

Sei pronto al mercato del futuro e ai prezzi sempre più simili al mercato del laptop? Samsung è già lì che si sfrega le mani per il prossimo S8, ammesso che risolva il più attuale problema delle batterie dei suoi nuovi Note.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 3

Che poi tutto questo frastuono per cosa? Il miglior annuncio è senz’altro lui, quello che attenderò con tanta pazienza e dita pronte a tornare a giocare sullo schermo di iPhone, non lo faccio da anni (se non con l’eccezione di Pokémon Go, mi hanno trascinato dentro, giuro, non c’entro, non è colpa mia).

30 anni (e più, ormai) e non sentirli, Nintendo ha vinto tutto un tempo, riesce a farlo ancora senza cambiare pressoché nulla, alla faccia di chi impiega anni per studiare, realizzare e pubblicare giochi “da togliere il fiato“, che a nulla serve se poi si torna alle origini ed è subito lo scatto zero-cento per andare a prendere il fungo verde, per tirare a campare una vita in più.

Lunga vita ad Apple e a chi la sostiene rendendola sempre più forte (compresi quelli che piantano la tenda fuori dallo Store già due settimane prima per mettersi in fila e acquistare il nuovo iPhone 7).