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Colpo 2 di 4: il #4WeekendApps torna anche questa domenica per provare a farti scoprire una nuova applicazione, o magari parlare della tua preferita. Io continuo a curiosare e provare novità, alternative, un po’ per capire cosa mette a disposizione il mercato, un po’ per tenermi sempre una porta di emergenza aperta in caso di necessità.

Di cosa si tratta?

4 settimane per 4 app: Prime Foto4 settimane per 4 app (#4WeekendApps) è la classica iniziativa a tempo che ti propone un articolo leggero, adatto al sabato alla domenica (stavolta), alle tue letture da viaggio, senza l’abuso di quel povero neurone messo sotto torchio durante i giorni feriali passati in ufficio (o altrove, ma pur sempre #PerLavoro!).

Perché Android? Perché è il sistema operativo che utilizza il mio smartphone personale, che sfrutto principalmente, perché lo preferisco spesso a iOS. Questo non vuol dire che le applicazioni di cui ti parlo esistono solo su Play Store (anzi, tutto il contrario), vuol solo dire che immagini e riferimenti sono stati catturati da Android, #Gomblottoh!

Oggi ti parlo di: Amazon Prime Foto

Non so voi, ma io utilizzo Google Foto da quando è nato. Lo trovo perfetto per le mie esigenze, sempre pronto a tenere al sicuro le fotografie scattate dal mio smartphone (evitando sterili polemiche su quanto sicure possano essere nelle mani di big G.), accessibili anche da browser (un plus che mi torna utile quando scatto screenshot per il blog, da recuperare direttamente da Mac), che mi libera spazio nella memoria del telefono (mai abbastanza) e molto altro ancora. È un’applicazione che continua a evolversi visto il forte interesse da parte dell’utenza finale, bene così e avanti tutta.

Ma perché diamine sto allora parlando di Amazon? Perché l’applicazione Prime Foto è rimasta in sordina, nascosta, al buio, ma è già lì da tempo. È un’alternativa ed è giusto -secondo me- darle una possibilità e un’occhiata. Ho quindi deciso di installarla e avviarla per la prima volta, per fargli recuperare gli scatti che avevo lasciato sul telefono (molti li avevo già spazzati via grazie alla funzione che libera spazio, inclusa -appunto- in Google Foto):

Prime Foto di Amazon
Price: Free
Prime Foto di Amazon
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

La formula è sempre quella, spazio gratuito illimitato per le fotografie, limitato invece per i video personali che non possono evidentemente essere ottimizzati e resi più agili da tenere a bada, ricevi 5 GB di spazio se sei già cliente Amazon.

Il tutto si basa sul servizio Drive del grande dell’e-commerce, il quale ti consentirà di liberare (anche lui) spazio sul telefono (utile soprattutto a chi ha tagli di memoria non espandibili e bassi dalla nascita), come riportato (insieme a molti altri dettagli) nella pagina ufficiale all’indirizzo amazon.com/clouddrive/learnmore.

Impossibile però non star lì a cercare ogni singola differenza con l’applicazione di Google, ed è così che si arriva a notare che il riconoscimento dei volti non funziona poi così bene (non tanto quanto la più utilizzata alternativa), che gli album devono essere creati in modalità manuale senza suggerimento alcuno o proposta basata sul giorno e sul luogo in cui sei stato rilevato, non ci sono momenti riproposti o disegni “a mano” da salvare nella galleria, non c’è alcuna reale lavorazione in background che possa dare quel qualcosa in più, quella sciocchezza che colpisce senza troppa fatica e sudore della fronte. Esiste anche qui la possibilità di condividere i propri scatti con la propria famiglia (amici, conoscenti, ecc.).

Amazon Prime Foto è un’applicazione per il backup delle fotografie di smartphone e tablet (ma non solo, vale quanto fatto per Google Foto grazie al client da installare sul proprio PC per inviare in cloud altre immagini e archivi fotografici mai passati dai propri dispositivi mobili), null’altro. È volutamente (credo) spartana, un esperimento di Amazon sul quale forse non è stato puntato un grandissimo investimento e che lentamente evolve, ma che fa già il suo mestiere, quello principale per lo meno. Volendo la si può tenere installata insieme a Google Foto per avere un paio di uscite di emergenza sempre pronte, ridondate, forse per alcuni superflue ma chissenefrega.

Al solito: per suggerimenti, commenti e alternative (anche metodi particolari per la misurazione o hardware che esula da applicazioni installabili sul proprio smartphone), l’area commenti è a tua totale disposizione.

Buona domenica! ;-)

G

Seeweb: una panoramica sui servizi più richiestiPiù che una vera novità, questo vuole essere un riepilogo sui servizi più importanti e richiesti di Seeweb, società della quale vi ho già parlato in passato e che continua a collaborare con il sottoscritto per promuovere prodotti e servizi che altri competitor non offrono (o lo fanno a diverso prezzo e magari con un’assistenza tecnica non sempre puntuale, pro-attiva e disponibile).

Seeweb è stata tra i primi fornitori di cloud computing in Italia (nel 2009 presentarono i primi prodotti in cloud), con quattro Data Center di proprietà (due a Milano e altrettanti a Frosinone), per un totale di 2500 mq di spazio dedicato a servizi di cololocation e cloud computing. A luglio dello scorso anno, hanno inoltre costituito una holding atta a testare un nuovo mercato, quello sud-est europeo.

Seeweb: al via Dominion Hosting Holding – DHH

Tra i vari prodotti e servizi su cui l’azienda punta, tre in particolare vengono costantemente spinti e proposti poiché considerati fiori all’occhiello del gruppo laziale, ve ne ho anche parlato in passato. “Cloud Server” (ne parlavo qui),  il programma “System Assurance” e lo “SLA Seeweb” (ne parlavo in un articolo, che racchiude anche il Pre-Sales, unico che vi propongo qui di seguito):

Seeweb: necessità di aiuto? Ecco i sistemi di Pre-Sales, System Assurance e la garanzia sull’uptime (SLA)

Non è (solo) il ferro a fare di un servizio il giusto partner tecnologico, bisogna soprattutto poter fare affidamento a una squadra di persone capaci, informate, che sappiano fare il loro mestiere e che possano quindi supportare (e sopportare, in alcuni momenti critici) le richieste di un cliente spesso non preparato, che ignora come tutto il suo palcoscenico possa stare in piedi senza perdere un colpo. Un palcoscenico dove ogni attore porta a casa la sua pagnotta, facendo allontanare soddisfatti gli spettatori a fine spettacolo. Il mestiere del provider non è mai semplice.

Provate ad immaginare migliaia (e più) di clienti, i più disparati casi di supporto, problemi legati ad aggiornamenti che spesso non vengono eseguiti nella giusta maniera, possibili falle che possono essere sfruttate da chi ha intenzioni ben poco amichevoli nei confronti del vostro sito web, e di conseguenza verso il server che vi ospita (spesso mettendo in pericolo altri clienti, se non opportunamente isolati e protetti). Chi vive il web da anni dovrebbe saperne qualcosa (me per primo).

Seeweb: una panoramica sui servizi più richiesti 1

Ma perché va così di moda parlare di Cloud, SLA & co.?

Perché l’innovazione tecnologica che stiamo vivendo ormai da qualche anno a questa parte, consente ad aziende come Seeweb (e non solo, ovviamente) di fornire un supporto più puntuale, preciso, rapido. Risorse costantemente scalabili secondo le esigenze del cliente finale, mai banale quando si tratta di tenere a bada siti web particolarmente impegnativi, che potrebbero crescere fino a superare quel pacchetto inizialmente pensato, valutato e acquistato presso il provider scelto. E se domani doveste avere necessità di più GB su disco? E se crescete a tal punto da giustificare un aumento di banda mensile che non avreste mai pensato di raggiungere? Essere online significa poter contare su un partner che assicuri una raggiungibilità pressoché eterna, sempre disponibili, h24, 365gg / anno e 366 nei bisestili. Essere offline vuol dire perdere visibilità, forse clienti, sicuramente visitatori.

Ecco perché è importante valutare provider che offrano servizi di uptime garantito, dietro condizioni di SLA che possano rimborsare una giusta cifra nel caso in cui un servizio non funzioni a dovere.

Perché mi deve interessare lo SLA?

E se proprio i tecnicismi non fanno per voi, che per tirare a campare sviluppate un sito web affidabile e bello da vivere, ricordate che ci sono persone decisamente più capaci nella valutazione di una buona struttura hardware in grado di rispondere correttamente a ogni richiesta della vostra creatura:

Seeweb: una panoramica sui servizi più richiesti 2

System Assurance: 9 motivi per sceglierla

Lo avrete capito: il partner scelto è importantissimo per la buona salute del vostro progetto. Voi chi avete scelto? Avete già avuto esperienze con Seeweb? Se si, come vi siete trovati? L’area commenti è sempre a vostra totale disposizione, anche senza obbligo di registrazione.

Mi hanno sottoposto un interessante caso di MacBook Pro Retina (Late 2013) completamente spaccato in fase di aggiornamento a El Capitan. Il risultato? Un sistema non più in grado di avviarsi né tanto meno di fare rollback a quando tutto funzionava correttamente con la precedente versione del SO. Parliamo di un prodotto che ha un costo medio-elevato, dal quale si pretende (giustamente) il massimo, non è accettabile avere a che fare con l’incapacità totale di reagire a un problema sopraggiunto durante un upgrade rilasciato direttamente dalla casa madre.

AppleFacepalm

È un po’ questa la sensazione che ho provato nei primi 30 minuti di inutili tentativi di rianimazione del Mac. Sensazione alimentata e inasprita ulteriormente dal fatto che sia io stesso possessore del medesimo notebook, fortunatamente funzionante e ancora vivo e vegeto dopo l’aggiornamento a El Capitan con relative patch pubblicate poi in seguito (mi tocco lo stesso, con permesso). Pensateci: magari è il vostro unico PC e qualcosa va storto rendendolo inutilizzabile, senza possibilità alcuna di reagire. Cosa fate? Lo lanciate fuori dalla finestra per sfogarvi e poi vi disperate perché non c’è più nulla da fare?

Se proprio non volete spendere degli ulteriori soldi per acquistare un NAS o un Time Capsule, pensate all’acquisto di un ormai comune Hard Disk esterno, USB 3, con almeno 500 GB di spazio. Costa molto meno e può salvarvi la vita (considerando l’importanza dei dati che quotidianamente maciniamo con i nostri PC e che spesso non vengono salvati neanche in cloud). È ciò che ha salvato capra e cavoli anche al proprietario di quel Mac, l’unica maniera con la quale sono riuscito a cavarmela, perché di risolvere questo simpatico errore in figura, il Mac proprio non ne ha avuto voglia.

L'importanza di Time Machine 1

Dopo averne fatto una copia DMG (così com’era, così da non peggiorare ulteriormente la situazione, nda) su un mio disco esterno, posso assicurarvi di averle provate tutte, consigliate e altamente sconsigliate (ma documentate, mah). Ho letto documenti ufficiali Apple, ho consultato forum, ho preso appuntamento con uno sciamano di quartiere, ho cercato soluzioni in ogni lago e in ogni luogo, senza mai riuscire a vedere la luce. Mi sono arreso 24 ore dopo, ho scelto di formattare completamente il portatile e, con l’aiuto di una chiave USB con a bordo una copia pulita di OS X, reinstallare El Capitan per poi riversare al suo interno i dati recuperati da un disco Time Machine fortunatamente recuperato a casa dell’utente, per poi montare in un secondo momento la mia immagine DMG su disco esterno e allineare i dati cambiati nel frangente tra l’ultimo backup di Time Machine e la distruzione di ogni cosa.

Cosa vi serve:

Scegliendo come disco di avvio la chiave USB, partirà il wizard di installazione del sistema operativo. Seguitelo, ignorando ogni passaggio non necessario, e solo quando questo sarà installato a bordo macchina, potrete dichiarare di possedere un backup Time Machine, quindi collegare il disco esterno, accenderlo e darlo in pasto al sistema per recuperarne ogni file e configurazione. Non preoccupatevi se in questo momento non potete eseguire questo step, c’è sempre l’Assistente di Migrazione che potrà essere richiamato in qualsiasi momento per ripristinare i dati in seguito.

L’operazione (che venga fatta ora o successivamente) potrebbe durare diverse ore. Tutto dipende dalla quantità di dati da recuperare e dalla velocità del disco che contiene il backup (e del collegamento al MacBook). In ogni caso nulla potrà essere comparato all’importanza del recupero di tutto ciò che costituisce il vostro quotidiano.

L'importanza di Time Machine 2

Al termine dell’operazione vi basterà montare il DMG dell’installazione danneggiata, precedentemente esportato su disco esterno, per recuperare quel delta costituito dai file modificati nel periodo di tempo intercorso tra l’ultimo backup e il tentativo fallito di aggiornamento del sistema operativo. Se sulla macchina avevate installato Dropbox o un’applicazione simile, sarà questa a permettervi di colmare il gap senza il vostro intervento, ulteriore benedizione che salverà capra, cavoli e soprattutto tempo, mai abbastanza nell’arco della giornata.

Lo avrete quindi capito. Non si tratta del solito articolo più tecnico che teorico (una volta tanto fa bene invertire la rotta, anche per me) ma di una prolissa raccomandazione a investire (poco) denaro e tempo per tenere sempre i vostri backup aggiornati, ma soprattutto non effettuare operazioni così importanti (come l’aggiornamento della versione del sistema operativo) prima di averne uno recente.

Io sono stato molto fortunato (in realtà l’utente, io avevo dato poche speranze già all’arrivo del MacBook così ridotto) e ho potuto restituire una macchina completamente aggiornata, fresca (quindi più veloce, avendo formattato e recuperato i dati) e con solo qualche “anno di vita perso” a causa dell’esito dell’operazione non chiaro fino all’ultimo momento.

Occhio, sempre.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 7

As such, we have made the difficult decision to discontinue our Copy and CudaDrive services. We certainly do not take this lightly, and we appreciate the millions of customers who have used the service, as well as the hard work and dedication of our product team over the past 4+ years.

Comincia tutto così. Siamo fighi, siamo belli, abbiamo grandi progetti di conquista del mondo e quindi, già che ci siamo, chiudiamo un servizio di cloud storage che magari avete scelto di utilizzare come ancora di salvezza per tutti i vostri file che siete soliti tenere su un solo disco esterno, single point of failure da evitare come la peste bubbonica. Fortunatamente non è il mio caso (sono utente Dropbox Pro dalla notte dei tempi e spero di rimanere tale ancora per molto, nda), ma immagino tutti coloro che avevano provato e apprezzato Copy (di cui vi avevo parlato in questo articolo), scegliendolo come compagno di viaggio.

Copy è morto, lunga vita a Copy, ma adesso cosa si fa? Si trasferiscono i dati, se di questi non avete più un backup locale sulla vostra macchina. Si chiede al client di copiare tutto in un vostro disco fisso, o magari si sceglie di traslocare il materiale da Copy a Dropbox (o altro servizio di cloud storage) come nel mio caso. Su Copy ho conservato per molto tempo le ISO dei miei CD e DVD di installazione software. Da Windows a Office, passando per Acronis e molto altro ancora. Tutti file sacrificabili, che potrei ricostruire in poco tempo, ma che ovviamente vorrei poter migrare senza perdite ancora oggi che sono in tempo.

Mover

Semplice, pulito, gratuito. Mover è un’applicazione web che permette di eseguire un’operazione molto semplice e fondamentale in questi casi: copiare o spostare dati da un servizio all’altro. Sfrutta le API di Copy, di Dropbox, di molti altri servizi di cloud storage che siamo abituati a utilizzare quotidianamente, per account casalinghi o per quelli professionali (offerte business quindi, non le pro che vengono comunque riconosciute come fossero casalinghe in molti casi).

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 3

Dalla sorgente alla destinazione, senza la necessità di utilizzare il proprio PC, la propria connessione, tempo e risorse che chiaramente diventerebbero troppo aleatorie e costose. Non occorrerà quindi installare alcunché, né tanto meno veder crollare la RAM a causa delle finestre del browser sempre aperte sui due servizi di storage che intendete mettere in trasfusione. Create un account gratuito su Mover.io e iniziate a selezionare la sorgente dati dalla quale copiare i file (Source). Date un nome alla prima connessione, autenticatevi e permettere a Mover di ottenere diritti di lettura e scrittura:

Fate lo stesso con la destinazione, arriverete così a poter mettere a confronto le due e scegliere quindi dove posizionare i vostri file:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 2

L’operazione di setup è talmente semplice che ho stentato a credere che bastassero così pochi clic, manco fosse un comando lanciato in un prompt di DOS. Una volta fatto attivato il pulsante Start Copy, si accederà alla schermata di attività (Activity Logs) che mostrerà l’operazione in corso, l’ora e la data di avvio, la sorgente, la destinazione e il progresso (comprensivo di quantità di MB o GB scaricati e caricati). Questa potrà essere aggiornata manualmente per verificare l’andamento della stessa, oppure potrete scegliere di chiudere la tab e attendere un risultato a mezzo posta elettronica.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox)

Già, a mezzo posta elettronica. Perché Mover, al termine dell’operazione richiesta, vi invierà un report sulla vostra casella e-mail includendo le informazioni di base della copia del file e l’esito, allegando eventualmente un log più dettagliato riguardo errori di copia (e possibilità quindi di individuare i file incriminati e rilanciarne lo spostamento), un po’ come successo a me:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 6

Ho lanciato l’operazione di copia dei file alle 14:42 del 2 febbraio, è arrivata la mail di conferma alle 02:59 del 3 febbraio. 11254 file portati su Dropbox, per un totale di 56,6GB. Non sono poi molti (i GB) ma si trattava per lo più di piccoli file (infatti il conteggio è abbastanza corposo), per questo motivo la copia è certamente durata più di quanto avessi previsto, ma volete mettere la comodità di lanciare un job da eseguire e dimenticarsene? La possibilità di lasciarlo andare a prescindere che ci sia o meno una macchina con i client di entrambi i servizi installati da lasciare accesa a scaricare per poi ricaricare online tutto? Una risposta presa dalla Knowledge Base del servizio calza a pennello:

That being said, by the time you’ve read this article, you could’ve moved more than a few gigabytes.

It can be difficult to predict how long a given transfer will take.  Depending on the number of directories, the number of files, and the size of those files, and the source/destination it can sometimes take longer than expected to move your data.

What may be surprising is how large of an impact factors other than the size of the data you are moving can have. For example, it is not uncommon for there to be 0.5-1 second of overhead per file being moved.  If you are trying to move 200,000 files, this would be 100,000 – 200,000 seconds, or up to two and a half days of overhead alone!

Regardless, Mover is going to be consistently faster than dragging and dropping or doing a transfer manually from your home. You also won’t need to keep the app or your browser open, or remain online for the transfers.

In grassetto ho voluto evidenziare il passaggio fondamentale. Non ha importanza quanto tempo impiegherà per voi Mover, è tutto tempo che voi non perderete.

Al termine dell’operazione, nel caso non vogliate lasciare aperta la porta del vostro servizio di cloud storage, potrete sempre rimuovere l’accesso a Mover (nell’immagine di seguito, l’esempio catturato nella scheda sicurezza del mio profilo Dropbox):

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (a Dropbox o altro servizio)

Addio Copy, e grazie per tutto il pesce.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.