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Buongiorno, ancora buon anno, bentrovato (sento voci dal fondo della fila che inneggiano al buongiorno un …, più o meno ciò che ho pensato io rientrando in ufficio la settimana scorsa). Fai finta che tu abbia già letto un fantastico post di chiusura anno, di quelli che tirano una riga (tanto adorata da Lapo) e fanno le varie somme, qualcosa di davvero gradevole, perché nonostante la buona volontà il tempo è tiranno e non sono riuscito a scriverne uno, quindi continuiamo con i soliti contenuti del blog come nulla fosse, ci sarà tempo per dire “benvenuto” al 2017.

Dopo circa un mese di onorato servizio (in realtà qualche giorno in più, e ancora io e Ilaria dobbiamo smontare l’albero e l’illuminazione fuori dal balcone, non voglio pensarci), posso finalmente parlarti delle prese intelligenti, quelle che –secondo una mia personale visione– vanno a sostituire in maniera egregia e più tecnologica i temporizzatori (questi, per capirci).

Prese intelligenti: cosa acquistare?

Il tuo smartphone, l’applicazione dedicata, la presa collegata al WiFi di casa e un clic, così puoi accendere o spegnere qualsiasi dispositivo collegato a quella presa, anche se ti sei dimenticato di impostarne l’accensione o lo spegnimento automatico, una comodità –a patto di avere una WiFi sempre attiva in casa– che ha pochi eguali. Pensa all’utilizzo in una casa di campagna fredda durante l’inverno o troppo calda in estate, e ora pensa ai pochi secondi che ci vogliono per accendere una piccola stufetta che hai lasciato collegata a quella presa, prima che tu arrivi ad aprire le porte della casa, la troverai già calda, ti sembra poco? :-)

Il mio utilizzo è stato decisamente più spartano e bislacco, ma comunque ha risolto qualcosa per me scomodo: il dover accendere e spegnere le luci di natale fuori dal balcone. Si, ho una compagna anche io, quella alla quale ha fatto piacere avere già le luci accese al rientro a casa e spente al mattino, al primo sorgere del sole. Studiati gli orari migliori, restava l’acquisto della presa intelligente da tenere sul balcone, protetta da pioggia e sole diretto. Ho fatto due acquisti per valutare un prodotto di fascia medio-bassa e uno di alta.

Da Yongse a D-Link

Acquistata su Amazon a circa 20€, costa una decina di euro in meno di una D-Link (l’alternativa di fascia più alta, acquistata insieme alla prima approfittando di uno sconto), svolge però lo stesso mestiere principale: accende e spegne a comando qualcosa che è stata collegata a lei, con schedulazione oraria oppure manualmente, dall’applicazione.

Rapidamente, qualche osservazione: l’applicazione “Broadlink” per controllare la presa Yongse si scarica dal sito web del produttore, non da Play Store, fonte “non sicura” (qui ne trovi una copia sul mio Dropbox), dovrai abilitare l’opzione di installazione pacchetti di terze parti sul tuo Android. Non ho provato (in tutta onestà) l’applicazione iOS. Non la conoscevo prima, l’ho scaricata, creato un account per la prima volta (utilizzando una password dedicata) e tutt’oggi la utilizzo. Tutto sommato spartana, potrebbe fare più di quanto sia realmente necessario.

Sotto rete WiFi è alquanto schizzinosa, lenta nel collegarsi all’account, spesso fallisce proprio. Basta un attimo sotto rete 4G (o 3G, ovviamente) e tutto si risolve. Anche dopo un login fallito sotto WiFi (non si capisce per quale strana magia) riuscirai comunque a controllare la tua presa intelligente, anche se non sei teoricamente connesso (all’account, intendo, ricorda che comunque avrai effettuato almeno un login precedentemente).

Un pulsante, un’azione, è semplice, saprebbe usarla davvero chiunque (e secondo me vale anche per la parte relativa alla schedulazione di giorni e fasce orarie). Altri difetti non ne ho trovati, davvero (ma ricorda che non puoi farla lavorare su WiFi 5GHz, e questo per alcuni potrebbe essere un problema, così come una password superiore ai 16 caratteri o con caratteri particolari come lo spazio).

La presa è sul balcone di casa da più di un mese, in perfetta forma, non perde un colpo e nonostante le temperature non siano proprio tra le più tropicali, non mostra segni di cedimento. Ah si, un’altra cosa: nella stessa presa intelligente c’è un attacco USB femmina, che puoi utilizzare per alimentare contemporaneamente un’altra periferica, come un cellulare o equivalente.

Con D-Link la storia invece è diversa, lo si capisce già da come è costruita, dai dettagli e dalla sua applicazione fatta per tenere sotto lo stesso tetto più tipi di dispositivi (vale anche con alcune delle loro telecamere, giusto per dire). Costa di più (circa 40€, tranne negli ultimi tempi, attestatasi ormai sui 30€ circa), è meno dolce nei lineamenti, per certi versi più tedesca, lavora bene, l’applicazione permette di dare un’occhiata anche ad altri dettagli (come il consumo di kW/h e il loro costo). Anche questa permette di fissare una schedulazione oraria per l’accensione e lo spegnimento automatico del dispositivo connesso, così come la creazione di un ambiente fatto da più prese, da poter controllare contemporaneamente (immagina un ambiente intero, come una stanza).

L’applicazione è gratuita e disponibile sugli store Apple e Android:

mydlink Home
Price: Free
mydlink Home
Price: Free

E si presenta in maniera estremamente intuitiva, aiutandoti anche nella fase di setup del dispositivo (un po’ come vale per la Yongse, una procedura adatta a chi ha il WiFi in casa, ma non ha molta confidenza con le impostazioni del router, e vuole passare quindi da un semplice accoppiamento rapido, magari in WPS).

Questa, un po’ per non fare torto all’altra, l’ho usata per il medesimo scopo, ma tenendola indoor. È servita per accendere e spegnere le luci dell’albero di Natale, senza dover andare a staccare e riattaccare la spina nascosta volutamente dietro il divano (avevo pensato inizialmente di mettere una ciabatta con interruttore, ma così facendo è stato ancora più comodo, da smartphone è tutt’altra cosa) :-)

Migliore la fattura, un pelo più grande l’ingombro (un po’ come detto già all’inizio evidenziando il particolare riguardo la sua estetica), in entrambi i casi però è perfetta la profondità della spina che andrà a fare da tramite tra la spina vera e l’accensione completamente comandata (o programmata, poco importa).

Sono prodotti (entrambi) che torneranno nella scatola entro breve, e che potranno essere riutilizzati certamente nel corso dell’anno, per poi rendere più facile e snella la vita quando incomberà la festività del Natale del 2017. In tutto questo, l’unico gesto di mancata benedizione di Ilaria è stato quello che ha riguardato il prezzo. Per me è stato tutto sommato bilanciato rispetto ai produttori (forse sul primo avrei avuto un pelo più di riserva, ma volevo metterne due sui piatti della bilancia, per capire che differenza ci fosse tra le varie prese disponibili sul mercato).

Aukey non ne esce bene

Si perché in realtà era partito tutto dalla necessità di una semplice presa “parzialmente intelligente“, qualcosa che poteva andare bene anche controllandola con un telecomando lasciato sul tavolo di casa, da accendere e spegnere senza necessità di uscire in balcone, a prendere freddo per staccare o riattaccare la spina nella presa a muro. Per questo motivo avevo dato una possibilità ad Aukey, ottima azienda dalla quale ho acquistato diversi loro prodotti in passato e mi sono sempre trovato bene, ma che stavolta non ha fatto centro rispetto alla mia esigenza.

Sono 3, è vero, ma soffrono di una necessità di occupazione spazio non indifferente, senza contare che non sono affatto adatte a prese schuko di ogni tipo (nel caso della mia esterna, non riuscivano a rimanere attaccate, costringendomi a utilizzare un adattatore!), la ciliegina sulla torta che ha fatto partire il reso verso Amazon è stata l’impossibilità di attaccare una spina schuko a mia volta (quella delle luci esterne), costringendomi ancora una volta a prendere un adattatore. Ho voluto stare al gioco e provarci, in pratica da muro avevo circa 25cm di distanza tra un adattatore e l’altro, una vera schifezza.

Dopo questo tentativo andato a male, sono passato alle prese intelligenti di cui ti ho parlato nella prima parte dell’articolo, com’è andata lo sai già (se hai letto fino a qui) :-)

Se hai domande, come al solito, l’area commenti è a tua totale disposizione.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ogni prodotto è stato acquistato in completa autonomia, nulla mi è stato fornito per realizzare questo articolo.

Non è affatto piccolo ma è elegante, con un suo peso specifico importante e dalla batteria che forse è meno capiente di quanto ci si aspettasse. Una buona qualità audio e la possibilità di collegarlo alla propria WiFi di casa per poterlo sfruttare come dispositivo Spotify Connect, magari collegato in bluetooth (contemporaneamente) al cellulare per rispondere alle telefonate. Questo è un po’ il sunto di quello che ho potuto notare nel continuo utilizzo di Libratone Zipp, prodotto di fascia medio-alta (almeno secondo ciò che dice il listino prezzi) dedicato a chi vuole ascoltare la musica in casa (e non solo) libero da cavi, come ormai permette la maggior parte dei prodotti presenti sul mercato.

Libratone Zipp

Muovere i primi passi con Libratone Zipp

All’apparenza, Libratone Zipp può sembrare l’ennesima cassa bluetooth attraverso la quale ascoltare la propria musica liberi da fili. In realtà questo utilizzo è permesso ma non è il consigliato, non è quello che permette di sfruttare completamente ciò che il produttore ha pensato, è un po’ come andare in Ferrari ma non accelerare mai, rimanendo nella modalità Fiat 500 con il 1.2 a benzina montato sotto al cofano. Ho reso l’idea?

Potrebbe essere una buona idea informarsi e dare un’occhiata al documento di quick start pensato e realizzato da Libratone, lo trovi in italiano all’indirizzo assets.libratone.com/wp-content/uploads/2016/05/Italiano.pdf.

Cosa posso dirti direttamente io?

Con un peso 1,5 Kg ti porti dietro un suono a 360° prodotto da un totale di 5 speaker, si tratta di un woofer da 4″, 2 tweeter e 2 medi a bassa frequenza. È tutto amplificato e protetto grazie a amplificatore DSP che dovrebbe riuscire a raggiungere il centinaio di watt in uscita (totali). Il tutto va moltiplicato (volendo) per 6, perché è il numero massimo di Libratone Zipp che si possono associare tra loro (per 8 se si sfrutta una rete WiFi nella quale farli collegare).

Libratone Zipp 1

Ovviamente c’è un microfono e una tecnologia in grado di ridurre il rumore di fondo, così da permetterti di rispondere al telefono anche quando il telefono è lontano da te. In input puoi sfruttare invece l’attacco AUX per un jack da 3,5 mm oppure la porta USB che all’occorrenza passa da USB play in a USB charge out per ricaricare la batteria di un tuo diverso dispositivo scalando così l’energia contenuta in Libratone Zipp (non è molto comoda come batteria tampone, me ne rendo conto, ma non si sa mai). Niente NFC, niente slot per schede di memoria.

C’è però, come ciliegina sulla torta, un controllo a ghiera posto sulla parte alta di Libratone Zipp. È completamente touch e permette di muoversi agilmente tra le funzioni disponibili. Puoi alzare (e abbassare) ovviamente il volume, puoi cambiare traccia, abbandonare Spotify passando su una Internet Radio (bella cosa, quest’ultima), zittire anche solo temporaneamente la cassa (basterà appoggiare il palmo della mano sul controllo touch).

Libratone Zipp: l'audio a 360 gradi

Trovi ulteriori specifiche tecniche nella scheda ufficiale disponibile sul sito web del produttore: libratone.com/it/products/zipp-speakers/zipp

Tutto nell’applicazione

Si, esiste un’applicazione per gestire al meglio Libratone Zipp, servirà alla sua prima configurazione, alla modifica delle stazioni radio preferite, a permetterti di sfruttare il prodotto nella modalità Spotify Connect (solo per utenti Premium del servizio di streaming, nda). Ovviamente l’applicazione è gratuita, la trovi su Play Store (Android) e App Store (iOS):

Libratone
Developer: Libratone
Price: Free
Libratone
Developer: Libratone
Price: Free

Avviandola sarai costretto a creare un nuovo account, servirà a salvare la configurazione degli ambienti, le internet radio preferite e altro ancora:

Laddove non arriva la logica di utilizzo dell’applicazione, arriva la documentazione messa a disposizione dal produttore (in costante aggiornamento), molte delle risposte alle tue possibili domande si trovano infatti sul sito web support.libratone.com/hc/en-us, anche se mi è sembrato di capire che fino a ora non è possibile andare oltre l’inglese (parlo dei prodotti della serie Zipp, perché per cuffie e auricolari trovi anche la sezione in italiano), probabilmente arriverà in futuro dato che si tratta di un mercato nuovo per loro (quello italiano, intendo).

Qualcosa da mettere a posto c’è

Impossibile uscire sul mercato senza difetti, sarebbe troppo bello per essere vero. Qualcosa che non va proprio come te lo aspetti l’ho trovato. Secondo me sono due gli aspetti a cui fare particolare attenzione:

  • Risvegliare il proprio smartphone che -come anticipato in apertura articolo- è ancora connesso in bluetooth al dispositivo, farà verificare un fastidioso problema di blocco della traccia in ascolto. Verrà messa in pausa, questo perché evidentemente il telefono proverà a verificare che il Libratone Zipp è ancora a sua disposizione in caso di necessità (hai presente quando ti arriva una notifica e sei connesso in bluetooth all’autoradio? Stesso problema, la traccia subisce un attimo di stacco e poi -almeno quella- ricomincia ad andare in automatico).
  • Collegandoti in bluetooth al prodotto (anziché sfruttando il WiFi e l’ottimo Connect di Spotify o la funzione radio integrata), noterai che servirà alzare molto il volume per avere un buon riempimento della stanza in cui Libratone Zipp si trova. Non è un difetto legato al (giusto) limite imposto sul volume di Android (anche perché è facilmente aggirabile), si sente molto la differenza.

In conclusione, potrei tirare le somme e cercare di riepilogare utilizzando i soliti box:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Qualità audio, Spotify Connect, touch per un più rapido controllo. Tutto sembra essere al suo posto, se posso rompere le scatole e trovargli una virgola fuori posto, non mi piace la posizione del pulsante di accensione, avrei preferito qualcosa più vicino alla ghiera (quel pulsante servirà anche a verificare lo stato di batteria, basterà premerlo una sola volta mentre è in funzione Libratone Zipp).
  • Mi piace il voler in ogni caso “offrire della musica“, se manca la sorgente audio, Libratone Zipp ti permette di avviare una Internet Radio (fino a 5 subito memorizzabili e selezionabili da apparecchio o da app). Ci sono praticamente tutti all’appello ma manca Radio Deejay, assurdo ma vero.
  • Contrariamente a molti, Libratone Zipp è compatibile con WiFi a 2,4 ma anche 5 GHz. E non dimentichiamoci di AirPlay (per iOS) e del fatto che ha un servizio DLNA sempre attivo.
  • Il packaging, curato e assolutamente perfetto per tenere al sicuro il prodotto, contiene parte della manualistica e il caricabatterie da muro.

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Il prezzo non è certamente popolare. Portarsi a casa un Libratone Zipp come quello che mi è stato spedito ti costerà circa 300€. L’azienda però offre la modalità soddisfatti o rimborsati in 30 giorni, che ti permetterà di restituire il prodotto gratuitamente entro i 30 giorni dal tuo acquisto.
  • Posso dire che il difetto della connessione in bluetooth e Spotify Connect contemporanea è davvero seccante? Spotify lo lascio aperto sullo smartphone e lo uso come telecomando verso Libratone Zipp. Se voglio cambiare una traccia (perché la cassa è lontana e non posso usare il touch) tutto diventa improvvisamente scomodo.
  • Manca una sorgente che altri competitor offrono: uno slot microSD, adatto a chi non ha Spotify o tracce salvate nella memoria del telefono, che preferisce magari salvarle su una scheda di memoria. Manca inoltre la connessione rapida in NFC.

Credo di aver detto tutto. Per Libratone, quello italiano è un mercato nuovo e tutto da esplorare, spero che possano raccogliere commenti e migliorare ulteriormente il prodotto. Di certo la base di partenza è molto buona (sul serio). Se vuoi acquistare Libratone Zipp, puoi trovarlo anche su Amazon, il prezzo però non cambia: amzn.to/2hfs1nL (in alternativa puoi valutare l’acquisto di un prodotto di classe subito inferiore, come Libratone Zipp Mini, pur mettendo in gioco qualche compromesso).

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito dal produttore, ho potuto tenerlo al termine del test.

Su consiglio di Andrea, ho acquistato questo “coso” qualche tempo fa su Amazon, approfittando di una promozione che ne aveva fatto scendere ulteriormente il prezzo già tutto sommato basso. Perché acquistarlo? Perché è comodo e permette alcune interessanti cose, tra cui la condivisione di una rete cablata (che trasformerà in WiFi da 2.4GHz di tipo 802.11b/g/n) o di contenuti da chiave o disco USB esterno a lui attaccato (fino a 4 TB). Piccolo, leggerissimo, alimentato tramite porta micro USB (quindi può essere attaccato anche al PC, nda), sufficientemente semplice da configurare anche per chi ha poca confidenza con gadget e apparati di rete.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità

Inizia tutto dall’alimentazione. Per il momento puoi anche evitare di attaccare alcunché al piccolo TM02, lo farai in seguito alla primissima configurazione. Se sei uno a cui piace “studiare” (si fa per dire), puoi fare riferimento al manuale ufficiale del prodotto, altrimenti c’è sempre la strada dell’avanzo e scopro passo-passo. Di default infatti, TM02 andrà a creare una rete WiFi sua, nella quale potrai collegarti tramite password che trovi sul retro del prodotto, nella sua etichetta. Lì troverai anche le credenziali amministrative (admin senza password, la prima volta, nda) e il tipo di indirizzamento IP utilizzato (su rete 10).

Entrando nella sua Dashboard, scoprirai che è nettamente più semplice del previsto, e che l’interfaccia è molto intuitiva (se sei abituato a giocare con questo tipo di prodotti, ovviamente). Puoi scegliere (e ti viene proposto) di seguire un piccolo Wizard che ti permetterà di andare a modificare i dettagli più importanti, come il nome e la relativa password della rete WiFi creata dal TripMate, oppure la password di amministratore dell’interfaccia.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 1

Una volta scelte le impostazioni di base, ti verrà richiesto di riavviare il TripMate. Dovrai ovviamente ricollegarti nella sua WiFi quando tornerà a essere disponibile. A questo punto, prendendo come esempio il mio specifico caso, ho scelto di usare il TM02 per condividere (molto facilmente) i dati salvati su un disco esterno USB. L’utente (admin) e la password scelta, corrisponderanno alla stessa coppia di credenziali utili alla mappatura del disco (che verrà ora riconosciuto come disco di rete).

Puoi collegare la penna (o disco USB esterno) al TM02 in qualsiasi momento, lui penserà a riconoscerlo e prepararlo per la condivisione (non lo formatterà, tranquillo), tu lo vedrai come volume dall’interfaccia di amministrazione di Hootoo:

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 2

Ogni impostazione del TripMate è modificabile, una volta ritoccati i parametri di rete (ricorda che per passare a rete cablata da WiFi o viceversa devi utilizzare il piccolo interruttore fisico presente nello stesso lato dell’attacco micro USB per l’alimentazione, nda) puoi completamente integrarlo nella tua rete pre-esistente, perché magari hai solo necessità di rendere “di rete” un disco che non lo è nativamente (il mio caso, appunto), dargli un indirizzo preciso tramite reservation del DHCP, amministrarlo come fosse uno dei tanti apparati connessi, ecc. Mi viene da pensare che -date le informazioni a video- potrebbe persino accettare un hub in ingresso, al quale collegare più dispositivi di memoria USB (dovrei provarci).

Anche se non precedentemente specificato, sappi che il dispositivo ha un servizio a bordo che lo rende visibile in DLNA, così che tu possa esplorare il contenuto del disco anche da televisore o ulteriore apparato compatibile, guardandoti così i film senza necessità di ulteriore fatica (o senza dover montare un server PLEX o equivalente nella stessa rete LAN).

Tienilo aggiornato

Dubito ce ne saranno altre versioni in futuro (spero di sbagliarmi), ma ricorda che rispetto alla versione in commercio, Hootoo ha rilasciato un firmware più aggiornato, disponibile all’indirizzo hootoo.com/downloads-81-88001-006.html#downloads-2000. L’operazione di update è banale (qui se vuoi trovi un documento in caso di difficoltà) ma manda in reset la configurazione della WiFi, dovrai quindi ricollegarti e rimettere a posto le cose. TM02 mantiene invariata la tua password amministrativa e la condivisione del tuo disco dati, quelle sono cose che non dovrai quindi andare a ritoccare.

Il nuovo firmware introduce, tra le novità, la possibilità di bloccare l’accesso all’amministrazione del TripMate da una rete che non sia quella erogata da lui stesso, a meno di andarlo a riabilitare nei servizi (Wan port Service, nda).

A questo punto, un veloce riepilogo per punti:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Maledettamente compatto, lo porti proprio ovunque e lo alimenti persino con una batteria tampone (che per forza di causa maggiore ti porti dietro per non rimanere mai appiedato con il cellulare), immagina quindi il suo utilizzo in macchina, quando i bambini o la mamma vogliono vedere contenuti diversi sui loro dispositivi, magari tutti memorizzati in una chiave USB o un disco esterno da alloggiare nel porta oggetti della vettura, per risparmiare prezioso piano dati. Spettacolare.
  • Costa poco, offre più del giusto. Personalmente considero sempre il fattore prezzo e possibile ritorno dell’investimento (se così si può chiamare).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un sistema non immediato per chi è davvero alle prime armi, seppure il Wizard tamponi parecchio e colmi un gap che non tutti potrebbero essere capaci di colmare in autonomia. Lo switch per selezionare da rete cablata a WiFi sull’apparecchio aiuta. Se lo si lascia così com’è, si può utilizzare direttamente la rete e la password di default.
  • Se per qualsivoglia motivo il router principale dovesse riavviarsi o perdere temporaneamente la connettività, il TripMate scomparirà dalla rete e non riuscirà più a recuperare il suo indirizzo IP (e quindi tornare operativo) a meno che non lo si riavvii (togliendo e ridando alimentazione via micro USB), parecchio scomodo, soprattutto se non è facilmente raggiungibile o se non si torna a casa per qualche tempo.
  • Sarebbe stato bello poter avere uno slot SIM integrato nel dispositivo, per rendere il tutto più completo (sai che combo?).

I miei personalissimi punti focali sono quelli poco sopra.

Tu cosa ne pensi? Dubbi? Domande? Curiosità? Utilizza l’area commenti, proverò a risponderti nel limite del provato (o del provabile) :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di mia tasca su Amazon, lo puoi acquistare anche tu facendo clic qui.

È piccola, molto compatta, dal peso davvero contenuto, certificata IP66 (qui trovi una piccola tabella in grado di darti la corrispondenza del grado di protezione IP) e quindi resistente alla polvere e alle ondate (non puoi portarla durante le tue immersioni ma può anche ricevere diversi schizzi d’acqua in piscina o in doccia, mettiamola così ;-)). È Creative Muvo 2, piccolo speaker bluetooth che ti permette di portare sempre con te la musica (nonostante i miei ricordi vadano verso un’altra periferica con lo stesso nome, che possedevo e che mi è piaciuta molto), è una moda scoppiata e non ancora sgonfiata, che offre sempre nuove alternative.

Creative Muvo 2: piccola e splashproof

Ha lo stesso suono di accensione della serie Roar ma non è certo una Roar, giusto per essere subito chiari. Qui si parla di una categoria differente e volutamente inferiore, che offre la possibilità di dare maggiore volume alla propria musica (senza esagerare), in collegamento costante con il proprio smartphone oppure in riproduzione da una scheda microSD grazie alla funzione di lettore Mp3 integrato, con compatibilità estesa anche ai file FLAC, Wav e WMA (non supporta però WMA Pro/Lossless). L’alternativa ultima è il collegamento diretto via USB al portatile o un altro dispositivo che lo permette, così da continuare ad alimentarla e ascoltare contemporaneamente la propria musica.

A proposito di alimentazione: la batteria integrata è da 2200mAh, teoricamente in grado di reggere il lavoro per una decina di ore, ovviamente variabili in base al volume tenuto (più alto è, più sarà necessaria energia, manco a dirlo) e alle condizioni ambientali (così scrivono nella scheda sul sito ufficiale), anche se ancora sto cercando di capire a cosa facciano riferimento :-)

Conferme

Succede come quando vai a prendere una nuova vettura pur rimanendo nella stessa casa automobilistica, ritrovi quelli che per gli altri sono spesso optional, ma che per quella casa automobilistica sono cose date per scontate, come gli alzacristalli elettrici o l’aria condizionata. Si ripropone lo stesso ragionamento anche con Creative. Troverai sempre la possibilità di rispondere alle telefonate tramite il loro speaker, attaccarci un qualsiasi dispositivo che abbia un’uscita per gli auricolari (quindi AUX) evitando l’utilizzo del bluetooth e risparmiando batteria.

Modalità e stato della batteria

Creative Muvo 2 può essere utilizzata per riprodurre musica da diverse fonti, come già detto. Per poter fare switch tra queste, Creative ha inserito un pulsante “M” (Mode) insieme agli altri ai quali siamo generalmente abituati. Secondo istruzioni (verificate) a ciascun led corrisponde la sua modalità: blu per bluetooth, verde per AUX, viola per USB. Il celeste, solitamente non visibile, indica un secondo speaker connesso, così da avere il doppio della potenza.

Premere invece due volte il tasto M (un attimo più velocemente, ma non troppo) ti permetterà di capire lo stato di carica della batteria senza necessità di ulteriori software (per esempio iOS connesso in bluetooth): verde per il range da 100 a 75%, giallo per quello dal 75 al 50%, viola per il 50-25%, rosso per il 25-1%, quando è arrivato sul serio il momento di ricaricare il prodotto (cavo microUSB, incluso nella confezione, e il caricabatterie del proprio smartphone che chiunque ha in casa, un modo come un altro per evitare di metterlo nella scatola, cosa sempre più diffusa). Lo speaker si spegnerà da solo dopo 10 minuti di inattività o mancata connessione a un dispositivo, per evitare di sprecare energia.

Avanti e indietro

Il tasto M è costretto ad avere molteplici scopi, sarebbe stato scomodo e forse complicato mettere una trafila di altri pulsanti sulla parte alta del prodotto. Per questo motivo, cambiare la traccia, cosa apparentemente non possibile, si può fare con una combinazione di tasti. Basterà infatti premere contemporaneamente M + o M - per andare avanti e indietro nella playlist. Basterà premere semplicemente la M per mettere in muto il microfono durante una conversazione telefonica oppure premere il pulsante con l’icona del bluetooth per un paio di secondi per rifiutarla, quella chiamata in arrivo che ti porterebbe alla conversazione evidentemente non gradita (sotto la doccia vorrei vedere te!).

In conclusione

Il prezzo di Creative Muvo 2 è di 80€ (79,99) di listino, che scendono a 70€ (69,99) attualmente in promozione sul sito web ufficiale.

Inauguro un paio di box che fino a oggi non ho mai utilizzato, per cercare di riepilogare più rapidamente perché acquistare (o perché no) un prodotto che mi passa sotto le mani, con la speranza di renderti la vita più semplice (se vuoi evitare di leggere tutto il dettaglio fino a ora):

Potrebbe valerne la pena perché

  • La qualità dell’audio è più che accettabile, il basso è sufficientemente profondo e non c’è distorsione se non a volume più che sostenuto, più che normale per cuffie e speaker.
  • Creative Muvo 2 è compatto, leggero e facilmente trasportabile, lo si infila agilmente in borsa e ci si dimentica di averlo, lo si tira fuori quando si ha necessità (se di necessità si può davvero parlare), è sicuramente più comodo di ogni altro speaker avuto fino a oggi.
  • Trovo particolarmente comodo poter controllare Spotify direttamente dallo speaker. Portare Creative Muvo 2 in doccia è un invito a nozze, si può agilmente saltare una traccia non troppo gradita o riascoltarne una appena passata. Di certo c’è che eviterei di rispondere al telefono e dire al tuo capo che non puoi perché sotto la doccia (si chiederebbe perché diamine ti sei portato un vivavoce in quel posto e in quel momento! ;-))

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Inizio a stufarmi dei prodotti che includono il cavo microUSB ma non il caricabatterie, costringendo all’utilizzo del proprio (solitamente quello dello smartphone o del tablet), solo perché si dà per scontato che ci sia in qualsiasi abitazione o ufficio. D’accordo risparmiare dello spazio nel pacchetto del prodotto (e anche il prezzo dell’accessorio stesso), ma si rischia ormai di arrivare ad avere più prodotti e meno caricabatterie, costringendo l’utente ad acquistarne altri in completa autonomia. Non credo che il prezzo possa impennare poi molto includendolo (considerando che acquistarne uno su Amazon costa meno di 10€).

Buon ascolto :-)

G

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Creative, ho potuto tenerlo al termine del test.

Dopo aver terminato di giocare con la Canon SX540 HS, mi è stato permesso di passare a un differente tipo di macchina, per spaziare e dare un’occhiata anche a qualcosa di diverso dal solito. Dopo anni di Reflex, Canon mi ha messo a disposizione una Mirrorless, per la precisione una Canon EOS M10 (EF-M15-45 IS STM Kit).

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless

Nera, rispetto alla foto qui sopra, ma completamente identica nel resto dei dettagli, la Canon EOS M10 si presenta come una compatta con un obiettivo molto più simile a quello che tanti sono abituati a vedere montato generalmente sulla propria reflex. Dato che, come l’ultima volta, non mi considero affatto un fotografo professionista o un appassionato con il pallino per lo scatto perfetto (sono molto più naturale e spensierato, mantenendo un hobby e nulla più), continuerò a parlare di questo tipo di prodotti come fossi il cliente qualsiasi, quello che va nel grande store d’elettronica a leggere qualche dettaglio e il prezzo, per poi consultare internet, interpellare gli amici che di fotografia ne masticano decisamente più di me, perché -senza offesa- spesso il ragazzo di corsia non è davvero preparato su quello che sta vendendo (ho detto spesso, non sempre, non sentirti preso all’interno di un unico fascio che non ho fatto, nel caso tu fossi uno di quei commessi).

Canon EOS M10

Corpo macchina, obiettivo, culla di ricarica per la batteria al litio inclusa, nastro per portare la macchina al collo, solita manualistica. La Canon EOS M10 ha un attacco per un treppiede come quello che utilizzo con la custodia ad-hoc dello smartphone o con il QX10 di Sony, riesce a tenersi in piedi senza necessità di prenderne uno più robusto o specifico. Nonostante non avessi mai avuto occasione di provarla prima, non si tratta di una macchina nuova, la EOS M10 è sul mercato dal termine dello scorso anno (circa).

Un sensore da 18 megapixel, un flash integrato che basta a far luce in un’area molto ristretta (e non c’è slitta per poterlo sostituire con qualcosa di più potente), WiFi e NFC per un rapido collegamento allo smartphone, un monitor integrato da 3 pollici con touch-screen che può essere ribaltato per potersi scattare selfie, se proprio devi ;-)

Batteria? Pessima (con le dovute pinze che stai per leggere), così come i tempi di ricarica della batteria tramite culla. Nonostante gli scatti dichiarati da Canon (250, secondo sito web), tenendo accesa la macchina e gironzolando per la città per scattare quando si vuole (vale anche per qualcosa che non sia il centro cittadino, fiere e feste comprese), si finirà per toccare il monitor tenendola sempre attiva, con quell’auto-focus sempre pronto a inquadrare al meglio il soggetto in primo piano. Chi è abituato alla reflex, si beccherà una prima sessione di fotografie molto breve, per il semplice errore dovuto al sopravvalutare una funzione di standby che non esiste. Come risolvere il problema? Spegni la fotocamera, tappa l’obiettivo anche senza ritrarlo completamente, ricordati di riaccendere tutto quando ti servirà, il boot è pressoché immediato e la macchina è subito utilizzabile.

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless 1

I comandi sono pochi e immediati, anche per chi non è esperto e preferisce lo scatto completamente automatico. Anche questa, come la PowerShot SX540 HS, permette di fare ponte su uno smartphone per scaricare immediatamente il risultato delle proprie fatiche, se lo si desidera, vale anche per la pubblicazione immediata sul web.

Qualità dell’immagine

Soddisfacente, considerando le dimensioni assolutamente contenute di tutto il blocco corpo macchina e obiettivo. L’alternativa mirrorless di questa fascia (ne esistono di molto più professionali, Canon e non) è decisamente la via di mezzo perfetta tra la compatta per tutti e la reflex professionale, fermo restando che -se ne discuteva giusto qualche sera fa- molti fotografi (di professione) scelgono una mirrorless anche come macchina principale.

Ho realizzato gli scatti della Milan Games Week 2016 con la Canon EOS M10 (non tutti, ma la maggior parte si), in condizioni di luce non certo ottimali (dove volevo capire quanto potesse essere valida anche al buio), ho anche realizzato qualche scatto in giro per Trento a fine ottobre (mano mia ma non solo, ho voluto far provare il giocattolo), in occasione di un lieto evento (non mi sono sposato io, tranquillo), ho caricato anche questi su Flickr, ne ripropongo qui alcuni a più bassa risoluzione (vai a vedere gli originali però, sono nettamente superiori):

Qualche sopportabile rallentamento in fase di focus e la necessità (questa meno sopportabile, decisamente) di metterci una pezza manuale quando il fuoco non è davvero sul soggetto desiderato, con un risultato pessimo garantito. Sorvolo sulla parte video che non brilla affatto anche se parecchio valida sulla carta. I video sono infatti tendenti all’eccessivo contrasto e non fluidi come ci si aspetterebbe, a completare il tutto c’è un eccessivo consumo di batteria che se aggiunto a quanto già specificato prima, fa rima con “scappa, scappa ed evita di registrare video, non farlo!” (come fa a fare la rima? Non lo so, licenza poetica vale?).

Si ma quindi?

Quindi il concetto di Mirrorless a me sconosciuto fino a oggi ha finalmente trovato un significato. Risposte a domande che avevo posto ad amici e conoscenti che avevano già avuto modo di mettere mano su macchine di questo tipo, che in parte ho ritrovato anche in questo kit firmato Canon. Non ho ancora avuto modo di approfondire il panorama obiettivi, ma sono certo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta e la possibilità di sfruttare punti in comune con il parco reflex (mica banale, se si sceglie di rimanere in famiglia), non ho attrezzatura fotografica Canon (sono uomo Nikon, lo ammetto).

Il prezzo è il neo per chi ama fotografare soggetti in movimento e non vuole i compromessi che bisogna trangugiare se si sceglie questo prodotto, si parla di circa 300€ per il kit completo, si scende a 250€ circa per il solo corpo (l’usato, secondo Keepa, si attesta sui circa 200€ per il corpo).

Cheeeeeeeeese!

G

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornerà all'ovile come sempre.