Archives For Facebook

Ricevo quasi quotidianamente dei comunicati stampa di Codacons, l’associazione nata nel 1986 per difendere l’ambiente e i diritti dei consumatori. Si tratta per lo più di concentrati di parole che mi portano alla mente forconi e caccia alle streghe, ma questo è esclusivamente un parere soggettivo basato su quei testi, perché in realtà credo che associazioni come questa possano avere una loro utilità, soprattutto quando il cittadino e cliente finale, quello piccolo che “non conta nulla” per le grandi aziende, si trova in difficoltà e senza arma alcuna per far valere i propri diritti di consumatore.

Codacons: qui nessuno è esperto.

La regola è sempre la stessa: io guadagno uno stipendio con sudore e dedizione al lavoro, perché dovrei tacere di fronte ad abusi, scarso potere d’acquisto e truffe ben mascherate da aziende forti? Il Codacons (e non solo lui) ha un ruolo in tutto questo. Nota bene: sto sorvolando su nomi precisi e su “accuse” ridicole come quelle relative a Pokémon GO di qualche tempo fa.

Tolto il dovuto cappello per mettere a tacere eventuali troll della prima ora, voglio proporti parte del testo ricevuto una manciata di giorni fa:

Il Codacons mette in guardia tutti gli utenti dalle truffe online: “tutti i giorni siamo bersagliati da un numero incredibile di mail spam e truffaldine che ci raggiungono tramite indirizzo e-mail – afferma il Presidente Marco Maria Donzelli del Codaconse da cui dobbiamo ben guardarci per evitare di cadere vittima di malfattori che ci sottraggono i nostri dati personali.”  Ecco il decalogo anti-truffa del Codacons:

1) Mai diffondere il proprio indirizzo e-mail principale su forum, blog, messaggi o altri siti internet.
2) Evitare di iscriversi col proprio indirizzo e-mail ai siti web sconosciuti.
3) Utilizzare uno dei migliori servizi di posta ossia Gmail, Yahoo Mail ecc.
4) Nel caso di invio di e-mail a più persone, spedirle sempre con gli indirizzi dei destinatari in chiaro, ma nascosti in CCN, per evitare di entrare in mailing list o catene di sant’Antonio molto fastidiose.
5)  Con tutte le e-mail di spam che si ricevono, andare a difendersi facendo denunce per ciascuna di esse, potrebbe essere un lavoro davvero impegnativo e, probabilmente, senza risultati.
Difficilmente infatti la polizia postale darà retta a queste denunce che, per la maggior parte dei casi, rimarranno solo un numero statistico.
6) Non rispondere mai alle e-mail di spam perché esse provengono da indirizzi fasulli.
7) Dotarsi di un antivirus sicuro e che svolga automaticamente un controllo dei contenuti del computer, per evitare che esse venga infettato nel caso di apertura di e-mail di spam.
8) Prestare la massima attenzione e non cliccare su pop-up che vengono visualizzati quando apriamo una mail o una pagina internet.
9) Navigare sempre su siti internet sicuri e con connessione protetta. Non andare su siti identificati come pericolosi.
10) Non inserire mai i propri dati personali se non si è del tutto certi della pagina che abbiamo aperto.

Ho letto la mail e ho riso su un paio di punti, in particolar modo sul terzo, in seguito al quale lanciato un tweet un po’ da pirla (lo ammetto):

Pentito a corto raggio dell’aver messo online una polemica abbastanza sterile senza spiegare in alcun modo il perché del mio ridere, ho aggiunto informazioni in coda al primo tweet, senza aspettarmi una risposta da Codacons, o per lo meno aspettandomene forse una più politicamente corretta:

È chiaro che io abbia fatto un primo gesto errato, ma non è servito a nulla aggiungere informazioni, se non a prendersi una risposta al limite del “ti vedo dall’alto verso il basso“. Ora, dato che non mi piacciono le polemiche sterili e lasciate un po’ a metà, vorrei chiedere a Codacons di mettersi nei panni dell’utente finale, spesso molto ignorante in materia informatica, e provare a mettere in pratica quello che suggeriscono nel decalogo stilato da chissà quale esperto in sicurezza informatica probabilmente assunto nei loro uffici. Vorrei poter rispondere (nonostante io non mi definisca certo un esperto, pur svolgendo un mestiere che mi porta a rimanere particolarmente informato) punto per punto, dove necessario, per confrontarmi con l’esperto dall’altro lato del monitor:

  1. Chiedere di non diffondere l’indirizzo e-mail “principale” all’utente è alquanto improbabile. Moduli delle carte fedeltà del supermercato sotto casa, whois su un dominio registrato per la propria attività, una scuola, un progetto personale, iscrizione a Facebook, rubriche di amici e parenti e chissà cos’altro. In passato (e succederà ancora in futuro) alcuni dei provider che mettono a disposizione il servizio di mailbox gratuita sono i primi a vendere quegli indirizzi a chi lo spam lo mangia e invia a colazione (parliamo di email.it, Hotmail, o magari Libero e compari vari). Là fuori è pieno di persone che non hanno neanche un indirizzo di posta elettronica (e non lo vogliono), figurarsi un master e uno slave.
  2. Ogni sito web è potenzialmente sconosciuto. Fatta eccezione per Google, Amazon e altri nomi altisonanti che più o meno tutti conoscono, il resto è sconosciuto per definizione. L’utente medio non ha idea di chi ci sia dall’altro lato, i suoi dati sono sempre e comunque in “pericolo“, vale anche per i “big“.
  3. Migliori servizi di posta. È quello che mi ha fatto più ridere. Viene citato Yahoo. Davvero non leggete cosa succede su internet? Qui trovate l’articolo scritto da Graham Cluley: grahamcluley.com/yahoo-confirms-500-million-accounts-hacked-2014-data-breach, basta lanciare una ricerca Google per trovare tutti gli altri.
  4. Prima di inviare una mail, soprattutto con molti destinatari (ciò che succede soprattutto quando si parla di newsletter e simili) è bene controllare possibili errori di battitura. Qui si tratta solo di banalità: si consiglia di mettere gli indirizzi di più destinatari in chiaro, poi si corregge il tiro parlando della copia carbone nascosta. Le catene di S.Antonio non piacciono a nessuno, peccato che ancora oggi ne saltino fuori parecchie, alcune volta causate anche da finti esperti.
  5. Tutto corretto. Inutile far perdere tempo alle forze dell’ordine.
  6. Difficile. Gli spammer sono sempre più furbi e i sistemi automatici di invio delle mail pubblicitarie (e non solo, qui c’è di mezzo anche il phishing) sempre più validi. I più classici errori dovuti a un italiano errato iniziano a diventare sempre meno. Le mail che arrivano agli utenti finali sono tutto sommato corrette, possono trarre in inganno. Combatto ogni giorno con quelle mail, cerco più e più volte di formare gli utenti, qualcuno scappa sempre, qualcuno apre quelle bollette dalle cifre spropositate che si rivelano poi essere tentativi di infezione (fortunatamente bloccati da buoni antivirus e sistemi di protezione perimetrale), un po’ quello che dice il punto 7. Non esiste nulla che possa bloccare il 100% di queste mail, esiste solo il buon senso e la generica sfiducia, con conseguente telefonata al reparto IT o all’amico che ha il figlio diplomato o laureato in informatica.
  7. Hai letto il punto 6?
  8. Auguri. I siti web non invasi dalla pubblicità e dai pop-up aperti a tradimento si possono contare sulle dita di una mano. Ci sono soluzioni alternative, si parte dall’utilizzo di browser che non vengano sviluppati da Microsoft all’utilizzo di componenti aggiuntivi come Adblock e simili. Nel mio piccolo –da non esperto– posso solo mantenere la lista X Files, compatibile con i browser più comunemente utilizzati.
  9. Impossibile. L’italiano medio è quello che cerca l’ultimo film uscito al cinema su internet, neanche due ore dopo dalla messa in onda della prima, in italiano, in qualità BluRay, con audio Dolby. Chiaramente quel file non esiste, ma lo cercherà e scaricherà qualsiasi schifezza esistente sulla faccia della terra, probabilmente infettandosi, probabilmente in barba a un buon antivirus sempre aggiornato, probabilmente regalando accesso al suo indirizzo di posta principale aggirando quindi l’ostacolo mentalmente posto dal punto 1. Il problema dell’utente poco informato e inesperto è sempre lo stesso, sta tra la tastiera e la poltrona, è se stesso.
  10. Si rifà un po’ al punto 2.

Ora credo di aver dettagliato il mio punto di vista, per quello che vale. Nessuno qui è esperto, al massimo ci si permette di dare dei consigli, per evitare che informazione certamente non falsa, ma neanche correttamente dettagliata, possa finire in giro per il web, che ne è già sufficientemente pieno. Magari, ammesso ci siano fondi spendibili, perché non investirne qualcuno per pagare un esperto che metta in scacco tutti e ci salvi dalla infezione eterna?

Ora posso tornare nel mio loculo.

Cheers.

Non è Natale, ma credo sia la giusta occasione per utilizzare questo video:

Si, perché per ogni conferenza Apple, c’è sempre un prima, un durante, un dopo. Non ti trovi al banco delle ovvietà, è solo un pensiero personale, qualcosa che ho già visto mille volte, molto probabilmente lo hai visto anche tu. I rumors, i suggerimenti per includere ogni cosa nella nuova versione dello smartphone che ha cambiato la storia, le conferme e i tick ✔ per capire quanto il totoscommesse ci abbia preso, per pura fortuna o perché c’è qualche uccellino che cinguetta più del dovuto.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 4

Lui è 7

iPhone 7 è stato svelato, ufficialmente presentato, e insieme a lui anche gli accessori e le novità che Apple ha scelto per vecchi e nuovi clienti. Riporto le parole di un amico con le quali sono in accordo al 90%: per quanto schifo ci faccia, l’iPhone segna la strada che prenderanno anche gli altri costruttori (prendo in prestito Luca, poi restituisco, promesso!). Il restante 10% in realtà riguarda il fatto che a me iPhone non fa schifo, affatto. È sempre stato un buon telefono, perfetto anche nei suoi difetti, adatto a tutti, anche a chi non ha mai maneggiato uno smartphone poiché estremamente intuitivo e difficile da mettere in ginocchio con passaggi sbagliati fatti solo perché non si sa dove mettere mano. Di motivi per i quali non sceglierei di tornare su di lui (come telefono personale) ce ne sono, ma sono di altro tipo.

"Il miglior iPhone di sempre" (TM) 2

Con l’arrivo sul mercato di iPhone 6, Apple aveva deciso di eliminare il taglio di memoria da 32 GB, fino ad allora il migliore nel rapporto qualità-prezzo sul listino di Cupertino. Siamo seri, oggi molti di noi fanno un uso intensivo di servizi di storage in cloud, da Dropbox a Spotify, passando per iCloud o scegliendo Google Photos per conservare tutto lo storico del proprio rullino fotografico. Cosa c’entra Spotify? So bene che non si tratta di “spazio disco in rete“, ma nel mio caso ha completamente sostituito la libreria musicale che prima facevo -per forza di cose- entrare nella memoria locale di un iPhone 4S, tutt’al più oggi mi limito a conservare in offline qualche album, stando intorno ai 4 o 5 GB di cache, per evitare di consumare il piano dati in palestra o in luoghi non ben coperti da connettività.

Prezzi

Ma torniamo sulla questione memoria (che richiama inevitabilmente anche il dettaglio sui prezzi). Ancora una volta è Apple a decidere. Il taglio da 32 GB è tornato sul mercato ma è considerato adesso l’entry-level, si passa infatti ai superiori 128 o 256 senza alcuna via di mezzo, dicendo definitivamente addio a quel piccino 8 GB durato molto poco (per fortuna, peccato però che sia stato acquistato da parecchi clienti poi –ovviamente– scontenti nel corso del tempo) e quel 16 sempre esistito, così come per il 64 che ci ha accompagnato per un po’. C’è molta confusione agli occhi dei clienti, molta meno nel reparto di marketing. Se credi che il 32 GB sarà piccolo, stai sicuro che ti fionderai sul 128 senza battere ciglio, pagando a caro prezzo un upgrade di spazio locale. I prezzi? Sono quelli già disponibili alla luce del sole. In Italia si va dai 799€ ai 1019€ (rispettivamente per taglio da 32 GB e 256 GB, il 128 GB costa 909€) per un iPhone 7 standard, si sale invece di un gradino per quello Plus, dai 939€ ai 1159€ (rispettivamente per taglio da 32 GB e 256 GB, il 128 GB costa 1049€), tenendo però presente che in entrambi i casi, la nuova colorazione Jet Black non verrà venduta nel taglio più piccolo. Vuoi fare il figo? Fallo come si deve.

"Il miglior iPhone di sempre" (TM) 1

Le vere novità (ironia come l’IVA, al 22%)

L’ho già detto che si tratta del miglior iPhone di sempre? È l’impronta stessa dell’azienda, difficile pensare che possa fare peggio dell’iPhone subito antecedente, è giusto che ci creda, è giusto che ci credano i fanatici e anche quelli che probabilmente stanno per scegliere un iPhone come prossimo loro smartphone. È per forza di cose il migliore di sempre perché tecnologicamente avanzato, perché introduce novità spesso belle, perché fa scelte stilistiche azzeccate, perché è un maledetto status symbol. Al diavolo se si sceglie di eliminare il jack delle cuffie e si include uno splendido adattatore per andare a bloccare l’unica porta lightning che quindi non potrà essere contemporaneamente utilizzata per caricare la batteria del telefono.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM)

Apple vuole un futuro libero da fili, non manca di dirlo nel video di presentazione ufficiale di quello che sarà l’accessorio più desiderato, delicato e facilmente smarribile del mercato, gli AirPods.

Che te lo dico a fare? Sono belli vero? Come dici? Ti fanno schifo perché sembrano gli auricolari attuali con il filo tagliato? Beh si, forse hai ragione, ma ti assicuro che funziona un po’ come quella canzone che all’inizio dell’estate non potevi sopportare, ora la canticchi in macchina mentre gli altri passeggeri non sopportano te. Tutto studiato, nei minimi dettagli, al resto ci pensa il marketing d’assalto che nel caso di Apple potrebbe fare scuola da qui all’eternità, potrebbero vendere frigoriferi agli eschimesi o preservativi agli uomini di chiesa (uhm). AirPods, non avrai altro suono all’infuori di loro, con la massima resa sonora, la leggerezza di una piuma, il microfono ambientale in grado di togliere qualsiasi rumore di fondo, persino quello prodotto dalle flatulenze alle quali darai libero sfogo sul divano mentre sei in conversazione con il tuo capo.

Il tutto per la modica cifra di 179€ da listino Apple. E non mi soffermo certo a parlare del loro fantastico contenitore che in un solo colpo farà da custodia e culla di ricarica. Parla da sé.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 1

Ho amici che fanno chiaramente già ironia su chi fa a sua volta ironia sulla quantità di AirPods che verranno smarriti, lasciando orfani il proprio fratello di sinistra (o di destra, dipende da quello che si smarrisce per un qualsiasi motivo). Dai ragazzi, si fa per ridere, anche perché mi auguro che per quella cifra ci si metta una catena per tenerli ben allacciati al collo e non perderli neanche volendo. Ricordo ancora bene quella volta che ho deciso di abbandonare gli auricolari standard di Apple per acquistare la versione in-ear, era la prima realizzata da Cupertino, bellissima e dalla qualità audio eccezionale. Li ho rotti, pur trattandoli bene e tenendoli nella custodia appositamente acquistata, dopo circa un anno di attività. La terza volta che il centro assistenza mi ha visto tornare con quegli auricolari mi ha pregato di accettare un buono di pari valore per acquistare un diverso prodotto. L’ho fatto, un equivalente di diversa marca, ce l’ho ancora oggi, perfettamente funzionante.

E qui rispondo anche a Paolo, altro amico che giustamente critica coloro che criticano Apple e le sue scelte. Faccio parte della schiera di quelli che hanno un iPhone, un MacBook Retina, un iPad Mini, un Magic Mouse e fino a poco tempo fa un Apple TV. Io amo Apple, realizza prodotti straordinari, poi ogni tanto ci molla la stronzata come è giusto che sia, non siamo mica perfetti, ma permettimi di pensarlo e dirlo, al massimo genero qualche flame con i fanboy che per Apple si strapperebbero i peli dal petto.

Che poi, in realtà, non sono certo si possa parlare di stronzate, perché in fondo se Apple continua a vendere e guadagnare su qualsiasi cosa faccia, un motivo ci sarà, giusto? Penso sia proprio questo il succo di questo mio pensiero e relativo pezzo scritto, il permetterti di capire che non c’è giusto e sbagliato. C’è chi fa parlare le vendite, i piazzamenti, quei corridoi brulicanti di sapientoni e scommettitori del sabato sera sempre pronti a darti la notizia come ricevuta da Tim durante l’ultima colazione insieme a Cupertino. È una versione più evoluta della videosorveglianza di quartiere dei tempi delle nostre nonne, ovvero le stesse nonne affacciate alle finestre e pronte a controllare ogni cosa.

Abbiamo riso (me per primo) e criticato tantissimo in occasione del lancio del primo iPad. Sappiamo tutti com’è andata a finire. La storia si ripete e coinvolge anche Apple Watch (la seconda serie) e quella linea lanciata da Nike che assomiglia fin troppo alla grafica utilizzata nelle autoradio del 2001, eppure…

Sei pronto al mercato del futuro e ai prezzi sempre più simili al mercato del laptop? Samsung è già lì che si sfrega le mani per il prossimo S8, ammesso che risolva il più attuale problema delle batterie dei suoi nuovi Note.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 3

Che poi tutto questo frastuono per cosa? Il miglior annuncio è senz’altro lui, quello che attenderò con tanta pazienza e dita pronte a tornare a giocare sullo schermo di iPhone, non lo faccio da anni (se non con l’eccezione di Pokémon Go, mi hanno trascinato dentro, giuro, non c’entro, non è colpa mia).

30 anni (e più, ormai) e non sentirli, Nintendo ha vinto tutto un tempo, riesce a farlo ancora senza cambiare pressoché nulla, alla faccia di chi impiega anni per studiare, realizzare e pubblicare giochi “da togliere il fiato“, che a nulla serve se poi si torna alle origini ed è subito lo scatto zero-cento per andare a prendere il fungo verde, per tirare a campare una vita in più.

Lunga vita ad Apple e a chi la sostiene rendendola sempre più forte (compresi quelli che piantano la tenda fuori dallo Store già due settimane prima per mettersi in fila e acquistare il nuovo iPhone 7).

Non è una novità, sul web è rimbalzato pressoché ovunque e nonostante mi fossi imposto di riprendere “i lavori” la prossima settimana, pubblico questo piccolo articolo per te che probabilmente hai visto sommarie informazioni in merito e non hai capito bene cosa sta succedendo. In parole estremamente povere: WhatsApp comincerà a condividere dati con Facebook.

WhatsApp, Facebook e la privacy: condivisione dei dati

Per spiegarla meglio: dato che Facebook detiene la proprietà del famoso colosso della messaggistica istantanea (dal 2014, nda), qualcuno ha ben pensato di sfruttare la possibilità di catturare qualche statistica di utilizzo e informazioni basilari (come il numero di telefono dell’utilizzatore, o degli amici in rubrica) per offrire una migliore esperienza di utilizzo (guarda, gli asini che volano!) e pubblicità più focalizzata sui propri interessi quando si apre il Social Network tutto blu. Conclude questo idilliaco quadretto la possibilità di bloccare la condivisione dati entro 30 giorni al massimo dall’aggiornamento dell’applicazione che proporrà poi, alla sua apertura, le nuove condizioni di privacy da accettare.

Se vuoi approfondire maggiormente la questione, ti rimando al buon articolo di Forbes pubblicato ieri: forbes.com/sites/thomasbrewster/2016/08/25/whatsapp-facebook-share-your-number-and-usage-data/#6d92c26e3bee

Quello che invece puoi fare subito è sapere dove mettere le mani per evitare di incrociare i flussi tra i due big della comunicazione.

Se hai già aggiornato l’applicazione, sappi che ti troverai davanti all’accettazione delle nuove condizioni subito dopo la riapertura, è proprio da qui che potrai metterci una pezza e rifiutare la novità, senza perdere la possibilità di utilizzare il programma di messaggistica istantanea:

La procedura da seguire si trova nella descrizione delle immagini, la riporto qui di seguito per tua comodità:

  • Apertura del programma dopo l’aggiornamento. Viene mostrato un avviso di aggiornamento delle condizioni sulla Privacy. Fai clic sull’avviso in basso (Per saperne di più …).
  • Scegli di NON condividere le informazioni con Facebook togliendo il segno di spunta all’unica opzione disponibile.
  • A conferma della modifica, vedrai il popup in immagine, il quale ti farà presente che facendo clic su “Accetto” non permetterai la condivisione delle informazioni tra WhatsApp e Facebook.

E se ho già accettato la condivisione distrattamente?

È facile che ti sia capitato di fare clic su “Accetto” subito dopo la riapertura del programma, senza fare caso a cosa stavi realmente accettando. Nessun problema, è il sito di WhatsApp stesso a dare la procedura da seguire.

La trovi all’indirizzo whatsapp.com/faq/en/general/26000016, si tratta semplicemente di andare in Settings (Impostazioni, localizzato in italiano) → AccountShare my account info, come da immagine pubblicata da WhatsApp stessa:

WhatsApp, Facebook e la privacy: condivisione dei dati 4

Buon fine settimana ormai prossimo! :-)

Il periodo (teoricamente) più caldo dell’anno si avvicina, qui si inizia a calare la quantità di articoli in pubblicazione e ci si prepara a qualche giorno di riposo (anche se manca ancora un po’). Volendola considerare la classica annualità di lavoro, posso dire di essere soddisfatto, ho fatto un buon lavoro e tu lì fuori ci sei sempre stato, hai letto un articolo interessante e sei rimasto, o magari sei andato via ma un domani magari tornerai per leggere ancora qualcosa. Gioxx’s Wall è cresciuto, molto del merito è proprio del lettore.

Primi passi con Google Local Guides 3

Vorrei cominciare la nuova settimana dedicando questo articolo a uno degli strumenti di Google più giovani, attraverso il quale sta attraendo l’attenzione di volontari che sono pronti a dire la propria e che magari non vogliono più lasciare il proprio contributo su piattaforme come TripAdvisor e simili. Io? Io TripAdvisor l’ho sempre usato poco. Ho creduto e dato fiducia a FourSquare, sin dalla sua nascita. Ho mal digerito la scissione dell’applicazione e relativa creazione di Swarm (fatico a sopportarla ancora oggi) perché mi è sempre piaciuto quell’essere mezzo gioco e mezzo catalogo delle attività sul territorio che FourSquare ci ha abituato ad avere nel palmo della mano.

Ho provato Google Local Guides. Big G. ha scelto di arricchire le funzioni di modifica di Google Maps e permettere all’utente finale di dire la propria, di contribuire modificando o aggiungendo informazioni ai luoghi quasi sempre presenti sulla mappa (dal mio primo contributo, due mesi fa circa, ho già trovato alcune attività non schedate nei database del grande fratello, nda). Tutto comincia con un singolo contributo, basta un parere, una fotografia, ecco quindi che si viene catturati nel vortice e si arriva facilmente al livello 2, una scalata verso piccoli riconoscimenti virtuali, talvolta anche molto graditi (come lo spazio aggiuntivo Google Drive che si ottiene a livello 4, tanto per dire).

Primi passi con Google Local Guides

Google Local Guides si basa sulla cronologia dei propri spostamenti, ma anche su contributi che puoi scegliere di dare semplicemente cercando un posto su Maps e aggiungendo un parere, un numero di telefono, qualsiasi altro dettaglio mancante o errato. Se non sai ancora cos’è la cronologia degli spostamenti e magari possiedi uno smartphone con piano dati attivo (Android in particolare), forse è il caso che tu dia un’occhiata al sito web google.com/maps/timeline. Fatto? Tutto bene? Hai appena scoperto che Google è in grado con precisione quasi millimetrica di ricostruire gli spostamenti principali della tua giornata? Puoi scegliere se continuare a tracciare questi spostamenti o disattivarli e chiedere a Google di non invadere ulteriormente la tua privacy, gestisci la cosa direttamente tramite le istruzioni presenti nella pagina web che hai da poco aperto.

Tutti possono contribuire alla crescita di Google Maps tramite Local Guide, io ho caricato qualche scatto catturato durante le mie mangiate con i colleghi o con gli amici, e ho visto crescere rapidamente le statistiche di visualizzazione poiché molti degli utenti che cercano un particolare luogo vogliono anche vedere cosa c’è di buono lì, cosa devono potersi aspettare. E se l’immagine qui di seguito ti mostra un ringraziamento da parte di Google che parla di 1000 visualizzazioni, sappi che a oggi (mentre sto scrivendo l’articolo) il numero di visualizzazioni ha superato quota 100.000.

Primi passi con Google Local Guides 1

Il tempo da dedicare alla piattaforma lo scegli tu. Pochi minuti? Una mezza giornata per clonare i pareri già dati tramite altri Social Network? Una volta ogni 3 mesi? Poco importa, non è un dovere, è e deve rimanere un piacere che possa permetterti di aiutare gli altri utenti a fare una scelta. Google Local Guides ti farà (se lo vuoi) delle domande per avere quanti più dettagli possibili riguardo un luogo che hai già frequentato, anche questa operazione porta a dei punti che permettono di far crescere le tue statistiche. Più punti corrispondono a maggiore autorevolezza sulla piattaforma (con la speranza che le tue recensioni non vengano scritte solo per crescere in classifica, creando quindi più garbage che altro), quindi a traguardi da raggiungere per ottenere bonus che vengono dichiarati nella pagina della piattaforma.

In Google Local Guides ho rivisto quella voglia di crescere e condividere informazioni tra utenti che più mi era piaciuta in FourSquare. Spero possa migliorare sempre più e permettere agli utenti di fornire maggiori contributi con più libertà e velocità nell’approvazione delle modifiche (cosa che oggi è parecchio lenta e che non sempre rema nella giusta direzione). Il vantaggio sta (tra la tante cose) nel fatto che non serve scaricare alcunché, chi ha l’applicazione di Google Maps installata sul proprio smartphone, ha già accesso a Local Guides, nella sezione “I tuoi contributi” raggiungibile tramite menu di sinistra. Sarà la stessa applicazione a rilevare la tua posizione e chiedere di effettuare l’upload delle fotografie che scatti quando vai in giro, ammesso che queste vengano realizzate all’interno di un luogo presente nella cartografia di Google. La facilità d’uso è uno dei punti a favore di Google, forse inutile da dire, a Big G. piace vincere facile.

Primi passi con Google Local Guides 2

Sei pronto alla scalata? Collegati e contribuisci anche tu! :-)

Facciamo che una volta tanto si cambia, mettiamo da parte tutti i tecnicismi, parliamo un po’ come se ci si trovasse ad andare al Media World vicino casa (o equivalente) a dare un’occhiata a una macchina fotografica, magari di quelle con cui partire, che la Reflex al momento è solo un traguardo al quale si vuole approdare appena ci si fa un pelo di esperienza e si cominciano realmente a ricercare maggiore qualità e pretese dalla propria dotazione, dai propri obiettivi. Ho potuto provare una Canon PowerShot SX540 HS, dopo anni di Reflex e dopo essere partito proprio da una PowerShot, diversi anni fa ormai.

Canon PowerShot SX540 HS

Al solito, per partire ti rimando alla scheda tecnica disponibile all’indirizzo canon.it/for_home/product_finder/cameras/digital_camera/powershot/powershot_sx540_hs, così ci siamo già tolti un pensiero. Ecco, ora possiamo partire sul serio e farci due chiacchiere come se in realtà tu fossi nello store e avessi necessità di capire cosa ti può tornare utile. Tornare indietro è strano in effetti, non sono più abituato a non avere un occhiello, a utilizzare un monitor così grande per capire cosa sto inquadrando, non modificare il fuoco dell’obiettivo per stabilire cosa inquadrare e cosa lasciare in secondo piano, molto cambia ma mi rendo conto che questa serie di facilitazioni possono tornarti utili davvero se devi partire, se devi ottenere un bel risultato con molta poca fatica. Il flash poi non parliamone, tirarlo su manualmente fa sorridere, ma tant’è.

Tanto di ciò che ho detto si risolve mettendo in modalità manuale la fotocamera, altro no, ma ricorda che stiamo parlando di una Bridge, non di una Reflex, e neanche di una semplice compatta da supermercato che si colloca in fascia tipicamente più bassa (sia per prezzo, sia per caratteristiche che mette a disposizione). La Canon PowerShot SX540 HS offre molte possibilità, uno zoom da 50x (grandangolare e ottico! Se conosci la differenza con lo zoom digitale allora capisci che è tanta roba) per riuscire a catturare anche gli elementi più lontani, registrazione dei video in Full HD (a 60fps, con microfono integrato e ben bilanciato, sa ascoltare anche audio dal volume limitato), la tecnologia Creative Shot permette di registrare piccoli video-scatti in 720p che mostrano come nasce uno scatto, in pratica questa cosa qui:

Test di scatto con Canon PowerShot SX540 HS

Cos’altro? Connettività, per esempio. La Canon PowerShot SX540 HS può connettersi a internet tramite una rete WiFi (protetta o no), caricando il risultato della tua fatica sul PC, o magari su Flickr, Google Drive, ma anche sui tuoi account sui Social Network. Ogni impostazione salvata nei Web Service di Canon Image Gateway potrà essere sincronizzato con la configurazione della macchina fotografica, così da sbloccare o bloccare le funzionalità di quest’ultima.

Canon PowerShot SX540 HS 1

Questo permette inoltre di appoggiarsi a uno smartphone (magari in tethering) sfruttando così anche la localizzazione GPS o magari mettendo a disposizione il controllo remoto delle funzionalità, così come funziona con i classici telecomandi a distanza delle Reflex, offrendo maggiore comodità e libertà a te che devi farlo, lo scatto. Prima che me lo dimentichi, ti anticipo che nella scatola del prodotto troverai tutto ciò che ti serve per partire ad eccezione della memoria (una normale SD che puoi acquistare su Amazon, tanto per dire): il corpo principale della macchina fotografica, la sua batteria (litio, viene spacciata con una durata pari a circa 205 scatti o 290 nella modalità eco, per la registrazione o riproduzione video si parla di 300 minuti circa) con relativa culla per la ricarica, il tappo per l’obiettivo e il laccetto per poterla portare più facilmente, al collo o semplicemente su una spalla.

Canon PowerShot SX540 HS 2

Ho voluto provare la Canon PowerShot SX540 HS in un paio di occasioni (oltre i primi scatti di test), con e senza luci naturali, in condizioni migliori e oggettivamente peggiori. Convinto da Ilaria, sono andato a dare un’occhiata al Festival dell’Oriente 2016, tappa di Milano, presso il parco espositivo di Novegro. Tralasciando ogni possibile parere sulla manifestazione, ho catturato qualche scatto lasciando la macchina fotografia in gestione automatica, spesso senza flash, sfruttando esclusivamente la luce solare che penetrava nei padiglioni dell’evento, cercando di mettere in primo piano splendidi vestiti caratteristici o scultore, talvolta anche protagonisti in movimento. Trovate tutti gli scatti che ho poi caricato su Flickr qui di seguito:

Festival dell'Oriente Milano 2016

Velocità di inquadratura, fuoco, scatto, stabilità assistita lato software, tutto risponde all’appello. Puoi scegliere se forzare l’utilizzo del flash semplicemente tirandolo su. Il risultato è immediatamente visibile e modificabile secondo strumenti basici che ti permetteranno di ritoccare eventuali errori senza perderci troppo tempo, chiaro che il lavoro sporco lo si può fare sempre tramite il programma che preferisci, sul PC di casa, quando avrai tempo.

Ho poi atteso qualche tempo, sono tornato nella patria Romagna e ho fatto un salto al “Mattoncini a Cervia“, un evento messo in piedi dal RomagnaLUG presso il Museo del Sale di Cervia, uno spettacolo per chi sente battere forte quel cuore da bambino, ormai i LEGO sono quasi più amati dagli adulti che dai bambini. Luci non troppo adatte alla fotografia, lontananza dalle realizzazioni (causa giusto transennamento), un mucchio di persone (molto contento quindi per gli organizzatori) e qualsiasi altra cosa non mi torna in mente in questo momento. Questo il risultato:

Mattoncini a Cervia 2016

Per entrambi i set ci sono filtri che non ho utilizzato, impostazioni manuali che ho voluto tralasciare per capire che effetto faceva una macchina fotografica simile in mano a una persona alle prime armi, appena tirata fuori dalla scatola e messa in funzione. Mi è sembrato di tornare indietro di 10 anni e tutto sommato non mi è dispiaciuto, ma sarebbe un peccato non imparare a fare qualcosa in più dato che è permesso :-)

Tutto questo ha chiaramente un costo perché può diventare potenziale soluzione da accoppiare alla Reflex per chi è già più esperto. Acquistare una Canon PowerShot SX540 HS significa spendere una cifra che può variare tra i 290 e i 320 euro circa, il listino del sito web ufficiale riporta 379,99€, con garanzia minima di due anni (si, puoi estenderla). Se sei un pelo più preparato e preferisci dare un’occhiata in autonomia alle specifiche complete per capire se ne vale la pena, ti rimando alla pagina canon.it/for_home/product_finder/cameras/digital_camera/powershot/powershot_sx540_hs/specification.aspx per poterle consultare. Se poi credi che il tuo futuro sia orientato verso Canon, potresti addirittura pensare di effettuare un altro acquisto e dare una possibilità alla Connect Station, un accessorio che permette di accedere e salvare più rapidamente gli scatti presenti sui tuoi dispositivi, con collegamenti rapidi in NFC, sembra interessante, per questo lo riporto nell’articolo (non ho avuto modo di provarlo però).

Se ti stai chiedendo chi sia la protagonista del video, beh, è quella che io e Ilaria riportiamo nei moduli di iscrizioni alle carte fedeltà del supermercato sotto la voce “Animale domestico“, la “Forti” ;-)

Test di scatto con Canon PowerShot SX540 HS

Buon divertimento!

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornato all'ovile.