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Banco prova: Kaspersky PURE 3.0 Total Security

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Parlare di un prodotto antivirus non è mai cosa semplice. La sicurezza del client oggi non si limita al semplice “programma antivirus“, l’utente medio-basso è potenzialmente esposto a mille rischi più o meno riconoscibili “dall’odore” e un buon prodotto dovrebbe poter prevedere e prevenire ogni possibile tipo di attacco, nel 99% dei casi oggi giorno proveniente dalla rete (navigazione, posta elettronica, reti locali in azienda), nonostante le chiavi USB, i dischi esterni e supporti di memoria un pelo più vecchi mantengano sufficientemente alta la loro statistica.

Qualche giorno fa vi ho parlato di Kaspersky PURE 3.0, la nuova versione della suite russa che intende dedicare all’utente un intero ecosistema di protezione che spazia dal “semplice” antivirus al controllo dello stato di sicurezza della casa passando per la protezione degli acquisti online e la reazione più o meno immediata contro qualsiasi malware proveniente dalla rete.

In realtà la lista completa prevede le più avanzate tecnologie di “Internet Security“, il “Parental Control“, backup e ripristino dei dati delle proprie macchine (funzionalità non certo nativa dei prodotti antivirus ma offerta, un punto sicuramente a favore), un Password Manager per tenere al sicuro le proprie password e per poterle facilmente richiamare tramite browser, moduli di criptaggio dei dati, ottimizzazione del PC e -come già detto- la gestione centralizzata dei PC della rete domestica.

Installazione e prestazioni

Forse quello che i più dimenticano è la possibilità di rimanere costantemente aggiornati e protetti anche se non si ha a disposizione l’ultimo ritrovato della tecnologia. Per l’appunto, ho voluto installare PURE 3.0 su una macchina virtuale XP (più resistente di un albero sempreverde) con soli 512MB di RAM e senza alcuna limitazione disco (libero sciacallaggio delle risorse del mio portatile). Lo scopo è dimostrare che un prodotto ben studiato e “garantito” anche su macchine datate sia davvero in grado di girare senza alcun problema:

Ho già detto che la macchina di base aveva a sua disposizione solo 512MB di RAM vero? Certo è difficile trovare macchine così in giro ma ne ho viste tante in passato e continuano ad essercene ancora molte. Chiaramente in questa condizione si rende difficile la convivenza con il resto del software a bordo della stessa macchina, non tanto per l’occupazione disco quanto per la possibilità di convivere ed essere eseguito in contemporanea con Pure. Una volta installato e attivato il prodotto ho lanciato immediatamente il primo corposo aggiornamento che ha impiegato molto tempo per scaricarsi (dipende dalla vostra linea ADSL e dall’occupazione dei server di aggiornamento prodotto) e al primo riavvio per l’applicazione delle modifiche la macchina si è addirittura bloccata costringendomi al riavvio forzato. Non è affatto un buon inizio.

Console, comandi, integrazione

Console molto intuitiva e accessibile per ogni tipo di utente, funzioni di aggiornamento automatiche con la solita possibilità di forzarne l’avvio e una marea di opzioni aggiuntive che potrebbero sfuggire al controllo.

PURE 3.0 come ogni altro software Kaspersky installa all’interno dei browser dei componenti aggiuntivi che vanno ad integrare così alcune funzionalità proprie della suite. Chi utilizza come me una versione di Firefox non ancora Stabile (io sono sul canale Aurora, due release più avanti rispetto all’attuale Firefox rilasciato pubblicamente) non potrà utilizzare questi componenti aggiuntivi in quanto non ufficialmente supportati e non compatibili con la versione del browser, cosa che chiaramente non accade per Google Chrome o Internet Explorer (installati anche loro sulla stessa macchina virtuale.

Una perdita? Forse no. La tastiera virtuale, l’integrazione con il Password Manager o le funzioni di verifica dell’URL che si vuole andare a visitare hanno le loro alternative native e non (c’è persino un Anti-Banner che potrebbe sostituire AdBlock e simili, ndr). Tanto per capirci: la tastiera virtuale è fatta per evitare possibili Keylogger residenti sulla macchina che però dovrebbero essere intercettati dall’antivirus Kaspersky stesso, per il Password Manager esiste Keepass con i suoi componenti aggiuntivi o con le funzionalità integrate per l’auto-compilazione dei campi (nativa, senza alcuna installazione di ulteriore materiale) e per il controllo dei siti web vi ricordo che Firefox si appoggia al Safe Browsing di Google con un database molto più che aggiornato.

Parental Control

Una delle funzioni che ho preferito in questo software probabilmente. Senza star li a d inventarsi soluzioni home-made o cercare soluzioni alternative spesso complicate (ma delle quali comunque parlerò quanto prima, ndr) Kaspersky offre filtri di Parental Control già preconfezionati e la possibilità di realizzarne di propri per personalizzare al massimo l’utilizzo della macchina da parte dei membri della famiglia:

La password impostata per il Parental Control può essere immediatamente impostata anche ad altre porzioni del software, compresa la sua disinstallazione, a prova di figlio che decide di mettere fine alla presenza del prodotto sulla macchina (ammesso che gli abbiate lasciato un utente amministratore della macchina, ndr).

Social Network, applicazioni, file da scaricare o bloccare e molte altre informazioni che è possibile inserire / modificare / ritoccare rispetti ai profili suggeriti dal prodotto, il tutto assegnabile ad uno specifico utente della macchina. Molto comoda la possibilità di limitare l’utilizzo della macchina e di internet per ore totali, giorni e orari:

Bravi, molto ben realizzata, semplice da impostare ed immediatamente efficace, il rapporto che potrà essere visualizzato dall’amministratore completa un quadro già ben realizzato.

Gestione centralizzata della rete domestica

Quello che succede con le console di gestione centralizzata dell’antivirus nelle grandi aziende, in piccolo però:

L’idea di fondo è la stessa ed è chiaramente vincente. Se una sola macchina è in grado di monitorare e permettermi di accedere alla gestione della parte security delle altre perdo la metà del mio tempo e posso risolvere eventuali problemi con un paio di clic e senza le necessità di collegarmi da remoto (o fisicamente con monitor, tastiera e mouse) alla macchina interessata. Molto rapido nella ricerca (nell’immagine qui sopra si vede chiaramente la sola macchina virtuale ma ho avuto modo di provarlo anche in una rete con più macchine protette) e altrettanto nella reportistica / ricezione stato degli altri PC ed eventuali adeguamenti a decisioni della console centrale. Qualsiasi Pure 3.0 con la giusta password amministrativa può fare da ponte verso gli altri.

Strumenti aggiuntivi

Ovvero il coltellino svizzero in caso di necessità:

Impostazioni del browser (integrazione dei componenti, ecc.), Rescue Disk per avviare la macchina anche nel caso in cui ci sia qualche infezione che non permette il corretto avvio del sistema operativo (creando un apposito CD/DVD o chiavetta USB di boot), Risoluzione dei problemi post-infezione (per rimuovere ogni traccia) ed Eliminazione definitiva dei file (con più passaggi proprio per evitare che programmi appositi possano recuperare facilmente dati che si intendono cancellare definitivamente).

Costi e conclusioni

La licenza per un solo PC costa circa 60 euro (59,95), passando a quasi 80 (79,95) per 3 PC e 100 (99,95) per 5. Il pacchetto è acquistabile direttamente da kaspersky.com/it/pure. Senza infamia e senza lode ha i suoi pro e i suoi contro come per qualsiasi altro prodotto sul mercato.

Di sicuro Kaspersky offre maggiori strumenti che permettono all’utente di non passare da soluzioni alternative facendo risparmiare tempo e denaro, un punto a loro vantaggio, con una buona configurazione l’ho trovato persino accettabile e neanche troppo esoso ma ho preferito continuare a tenere bloccate le pesanti “infiltrazioni” all’interno di software terzi (come i browser) per evitare di appesantire ulteriormente sistema e navigazione, cosa mai buona per chi lavora tutto il giorno con quel tipo di strumenti, quasi a voler fare una “doppia scansione di tutto“.

ChromeKiller: uccidere rapidamente i processi di Chrome che restano aperti

Non so voi, ma io odio particolarmente i processi che restano aperti anche quando viene richiesta la chiusura da interfaccia grafica. Google Chrome sembra essere affetto da questo problema e tanti utilizzatori ne lamentano la costante presenza nel proprio Task Manager, a prescindere dai servizi che si vuole lasciare o meno in background (nel mio caso non ho niente di “Chrome-related” che deve restare aperto dopo la sua chiusura dalla classica X): code.google.com/p/chromium/issues/detail?id=10658.

Eppure, dato che il problema sussiste da diverse versioni ormai, ho deciso di scrivere una stupida riga batch che una volta eseguita termina malamente i processi “chrome.exe“, il più banale tra i “taskkill” richiamabili dal prompt dei comandi di Windows 7:


taskkill /IM chrome.exe /F

E dato che avere un eseguibile di questo tipo a portata di click (sia esso su chiave USB o sul Desktop, ndr) potrebbe fare cosa molto gradita, ho pensato di compilarlo e renderlo pubblico tramite il solito spazio ‘fix’ di gfsolone.Com:

gfsolone.com/fix/ChromeKiller.exe

A voi basterà scaricarlo e avviarlo “as-is“, un solo pulsante (basta un invio) vi separa dal lancio dell’istruzione che cercherà tutti i processi di Chrome aperti e li terminerà.

So che si tratta di un tool davvero stupido, ma la RAM del vostro PC e la vostra pazienza ne gioveranno in tempi molto brevi, ve lo assicuro!

Buon fine settimana! :-)

Da zero a cento con Google Currents: come pubblicare la vostra opera

Dell’arrivo di Google Currents in Italia ne hanno già parlato in molti, uno fra tanti è NinjaMarketing che ha giustamente approfondito l’argomento in suo articolo. Quello che vorrei fare io invece è parlarvi (come al solito) di come mettervi rapidamente in pista per arricchire quello che è il panorama delle pubblicazioni italiane compatibili con il software di Mountain View, considerato uno dei migliori per Android lo scorso anno e disponibile anche per iOS e -soprattutto- in Italia.

Gioxx's Wall su Google Currents - gioxx.org/currents

Quello che ho personalmente fatto è stato mettere in piedi una versione di Gioxx’s Wall compatibile con Google Currents, il risultato del mio lavoro è già visibile sottoscrivendo l’edizione su gioxx.org/currents e presto rilascerò una nuova versione che metterà in primo piano più aree del blog, lasciando in secondo piano tutto il resto (Twitter, video & Co.). Già disponibile inoltre è una pubblicazione dedicata a X Files, potete sottoscriverla andando all’indirizzo mozilla.gfsolone.com/currents!

Attraverso questo articolo vorrei darvi qualche consiglio su come personalizzare l’header della tabella dei contenuti e delle sezioni, quindi quello degli articoli singoli, il tutto non accontentandosi dello stile di default proposto da Google (molto elegante, a dirla tutta).

Tutto comincia da qui

Per poter iniziare a pubblicare la vostra opera sarà necessario andare all’indirizzo google.com/producer, entrare con il vostro utente Google e accettare la licenza proposta. Unico obbligo è l’utilizzo di Google Chrome, grave pecca per chi come me preferisce usare sempre Mozilla, ma tant’è.

Scelto il nome della pubblicazione e la prima fonte dalla quale scaricare i dati (tipicamente il feed RSS del vostro blog), potrete inserire altre fonti e contenuti. Farlo è estremamente intuitivo e semplice, Google pensa grosso modo a tutto, non mi soffermerò molto su come procedere, lo lascio fare alla vostra curiosità e allo stesso Google (la parte relativa al motore di ricerca stavolta, ndr) se necessario ;-)

Tabella dei contenuti

Il cuore e la partenza di tutta la vostra testata “Currents-Ready“, da qui potrete pilotare l’utente verso le sezioni più specifiche o verso i canali esterni quali Facebook, Twitter, Youtube, Flickr e qualsiasi altro servizio vi riesca a mettere a disposizione più o meno facilmente un feed RSS sul quale poggiare il vostro lavoro di “conversione” al mobile.

La tabella dei contenuti viene composta automaticamente da Google Currents che seleziona le ultime novità presenti nei vostri feed, ne cattura un’immagine e la propone al lettore per una fruizione intelligente, immediatamente e molto semplice. Quello che è possibile fare è determinare la posizione dei feed in lista, affinché Currents vada a inserire in prima, seconda o terza pagina (potete continuare a vostro piacimento e necessità) i contenuti.

Un consiglio? Inutile dirlo, tenete in testa alla lista ciò che volete mostrare in prima pagina, in particolar modo le prime 3 posizioni che su uno smartphone la faranno da padrone, contrariamente al tablet che -per ovvi motivi- proporrà più box e contenuti nella stessa schermata grazie al monitor più grande.

E’ inoltre possibile ritoccare lo stile proposto di default, un custom si adatta meglio alle esigenze di comunque, soprattutto per mostrare un eventuale logo o personalizzare i colori che possono non piacere nonostante l’usabilità e la leggibilità siano assolutamente perfette così come proposte nativamente. Ciò che io ho fatto è stato integrare il logo di questo blog, modificando lo sfondo subito dietro (da grigio a nero), replicando poi il tutto sulle altre sezioni e pagine singole della testata.

Selezionando quindi “Custom” sotto la voce “Header Template” (in Sections), ho messo mano al CSS, caricando dapprima l’immagine desiderata tramite l’area “Media library“, quindi inserendo il collegamento diretto nel foglio di stile stesso. Ecco il risultato in codice:


<style>
.customHeader {
background-color: #000000;
background-image:url('https://producer.googleusercontent.com/producer/attachment/CAAqBwgKMKqJ4AEw8bcN-gioxx.org_headerText.png4');
background-repeat:no-repeat;
background-position:center;
display: -webkit-box;
height: 60px;
-webkit-box-flex: 0;
-webkit-box-orient: horizontal;
-webkit-box-pack: center;
}

.customHeader .editionName {
color: #FFFFFF;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
font-weight:normal;
margin: 0 10px 0 0;
max-width: 80%;
overflow: hidden;
text-align: right;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}
</style>

<g:if device='tablet'>
<style>
.customHeader { font-size: 36px; -webkit-box-align: end; }
</style>
</g:if>

<g:if device='phone'>
<style>
.customHeader { font-size: 28px; -webkit-box-align: center; }
</style>
</g:if>

<div class='customHeader'>
<div class='editionName'>
</div>
</div>

Avendo poi cura di andare a rimuovere la voce “<g:text textid=’editionName’></g:text>” nel DIV “editionName” così da non far comparire il testo scritto con il nome assegnato alla testata, lasciando spazio solo ed esclusivamente all’immagine.

La singola sezione

Contrariamente alla tabella dei contenuti, vostra home page appositamente realizzate per Currents, la singola sezione può proporre specifici contenuti per i quali è sempre bene ricordare “dove ci si trova” al lettore. Per questo motivo ho deciso non solo di inserire il logo del blog (anche in questo caso togliendo il puro testo dall’header), ma di lasciare il nome assegnato alla sezione subito dopo, in modalità “logo | nome della sezione”. Il codice ritoccato è quindi il seguente:


&lt;style&gt;
.customHeader {
background-color: #000000;
display: -webkit-box;
height: 60px;
line-height: 60px;
-webkit-box-flex: 0;
-webkit-box-orient: horizontal;
-webkit-box-pack: center;
}

.customHeader .editionName {
color: #333;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
font-weight: normal;
margin: 0 10px 0 0;
max-width: 50%;
overflow: hidden;
text-align: right;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .sectionName {
color: #DEDEDE;
font-family: 'Currents-Light-Sans';
font-weight: 300;
margin: 0 0 0 10px;
max-width: 40%;
overflow: hidden;
text-align: left;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .divider {
border-left: solid 1px #a3a3a3;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:if device='tablet'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 30px; -webkit-box-align: end; }
.customHeader .divider { height: 30px; margin-bottom: 15px; }
&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;g:if device='phone'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 22px; -webkit-box-align: center; }
.customHeader .divider { height: 22px; margin-top: 5px; }
&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;div class='customHeader'&gt;
&lt;div class='editionName'&gt;
&lt;img src=&quot;https://producer.googleusercontent.com/producer/attachment/CAAqBwgKMKqJ4AEw8bcN-gioxx.org_headerText.png4&quot; /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class='divider'&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class='sectionName'&gt;
&lt;g:text textid='sectionName'&gt;&lt;/g:text&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;

Stavolta ho deciso di non usare il logo del blog come sfondo della testata, è stato infatti inserito nel DIV “editionName“, al posto del puro testo. Il nome della sezione specifica mantiene il suo posto, così come il DIV “divider”, che produce a video quella barra verticale che permette di separare gli altri due.

Personalizzare la sezione Twitter

Decidere di inserire Twitter tra i contenuti disponibili sull’edizione Currents può sembrare una sciocchezza prima di scoprire che il noto Social Network, già da diverso tempo, non distribuisce più pubblicamente il proprio stream tramite feed RSS come un tempo.

Quello che si può fare per aggirare l’ostacolo è andarsi a ricavare i propri tweet direttamente dalle API di Twitter, il modo è piuttosto semplice e il risultato sarà effettivamente “digeribile” come feed RSS partendo dall’indirizzo https://api.twitter.com/1/statuses/user_timeline.rss?screen_name=gioxx dove -ovviamente- al posto del mio nickname andrà indicato il vostro o quello di un utente generico che volete includere nella pubblicazione.

Occhio però alle richieste, più aumentano, più c’è possibilità che vi venga bloccata la richiesta alla fonte, da quando sono state introdotte le API di Twitter c’è infatti un limite posto proprio sulle request, una veloce lettura alla sezione Developers del Social Network vi schiarirà le idee. Questa sezione sparirà dalla prossima versione di Gioxx’s Wall per Currents ;-)

Nessuno vi vieta però di rimbalzare il feed di Twitter su uno strumento di terze parti che possa tenere memoria dei vostri cinguettii e non arrabbiarsi se il numero di richieste al feed stesso aumenta nel tempo. Per la sezione Twitter ho voluto modificare lo stile prendendo quello di una qualunque sezione e arricchendolo ulteriormente con l’icona “simbolo” dell’azienda :-)


&lt;style&gt;
.customHeader {
background-color: #000000;
display: -webkit-box;
height: 60px;
line-height: 60px;
-webkit-box-flex: 0;
-webkit-box-orient: horizontal;
-webkit-box-pack: center;
}

.customHeader .editionName {
color: #333;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
font-weight: normal;
margin: 0 10px 0 0;
max-width: 50%;
overflow: hidden;
text-align: right;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .sectionName {
color: #DEDEDE;
font-family: 'Currents-Light-Sans';
font-weight: 300;
margin: 0 0 0 10px;
max-width: 40%;
overflow: hidden;
text-align: left;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .divider {
border-left: solid 1px #a3a3a3;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:if device='tablet'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 30px; -webkit-box-align: end; }
.customHeader .divider { height: 30px; margin-bottom: 15px; }
&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;g:if device='phone'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 22px; -webkit-box-align: center; }
.customHeader .divider { height: 22px; margin-top: 5px; }
&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;div class='customHeader'&gt;
&lt;div class='editionName'&gt;
&lt;img src=&quot;https://producer.googleusercontent.com/producer/attachment/CAAqBwgKMKqJ4AEw8bcN-gioxx.org_headerText.png4&quot; /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class='divider'&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class='sectionName'&gt;
&lt;img src=&quot;https://producer.googleusercontent.com/producer/attachment/CAAqBwgKMKqJ4AEw8bcN-twitter_newbird_white.png&quot; style=&quot;width: 50px; float: left;&quot; /&gt;&lt;g:text textid='sectionName'&gt;&lt;/g:text&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;

Vale lo stesso per Facebook o Google Plus, quest’ultimo integrato e già disponibile tra le sezioni inseribili in testata. Per Facebook vi servirà qualche passaggio in più, neanche troppo difficile …

L’integrazione con Facebook

Un semplice servizio online ed un URL ben preciso è tutto ciò che vi serve per avere un feed RSS da dare in pasto a Currents e pubblicare i contenuti di una timeline Facebook di una vostra pagina direttamente su smartphone e tablet senza passare dal Social Network di Mark Zuckerberg o esservi iscritti.

Find My Facebook ID è quello di cui necessitate. Andate alla pagina findmyfacebookid.com e inserite l’URL completo della pagina / profilo Facebook, quindi con l’unico pulsante disponibile ottenete l’ID numerico della pagina, copiatelo ed andate a sostituirlo nell’URL seguente che rimarrà sempre lo stesso:

https://www.facebook.com/feeds/page.php?id=182682921817&format=rss20

Dove “182682921817″ è l’ID della mia pagina dedicata a ABP X Files. Avete appena ottenuto la fonte RSS attraverso la quale pubblicare i vostri contenuti Facebook su Currents :-)

Un template custom anche per gli articoli

Cosa resta da fare? Un piccolo ritocco all’aspetto della testata per gli articoli singoli prima di andare in onda :-)

Quello seguente propone la testata standard più sottile di quella delle sezioni o della tabella dei contenuti pur permettendomi di integrare ancora un logo (cosa che però ho preferito non fare, scegliendo il puro testo almeno stavolta) e il nome della sezione dalla quale stiamo attingendo le informazioni ora presenti sullo schermo del device, il tutto con un bianco e un grigio chiaro su sfondo nero:


&lt;style&gt;
a.seeOriginalLink {
background-color: #EDEDED;
border: 1px solid #DCDCDC;
color: #333;
cursor: pointer;
display: block;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
margin: 1em auto;
max-width: 330px;
padding: 0.5em;
text-align: center;
vertical-align: middle;
-webkit-tap-highlight-color: #DCDCDC;
}

a.seeOriginalLink:active {
background-color: #DCDCDC;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:header disablePages='splash'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader {
background-color: #000000;
display: -webkit-box;
-webkit-box-flex: 0;
-webkit-box-orient: horizontal;
-webkit-box-pack: center;
}

.customHeader .editionName {
color: #FFFFFF;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
font-weight: normal;
margin: 0 10px 0 0;
max-width: 50%;
overflow: hidden;
text-align: right;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .sectionName {
color: #DEDEDE;
font-family: 'Currents-Light-Sans';
font-weight: 300;
margin: 0 0 0 10px;
max-width: 40%;
overflow: hidden;
text-align: left;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .divider {
border-left: solid 1px #a3a3a3;
color: #727271;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:if device='tablet'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 22px; height: 40px; -webkit-box-align:
center; font-weight:bold; }
.customHeader .divider { height: 22px; margin-top: 3px; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;g:if device='phone'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 17px; height: 30px; -webkit-box-align:
center; font-weight:bold; }
.customHeader .divider { height: 17px; margin-top: 1px; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;div class='customHeader'&gt;
&lt;div class='editionName'&gt;
&lt;g:text textid='editionName'&gt;
&lt;/g:text&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;div class='divider'&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;div class='sectionName'&gt;
&lt;g:text textid='sectionName'&gt;
&lt;/g:text&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/g:header&gt;

&lt;g:splash layout='spanColumns' spanHeight='fit' gravity='top'
pages='1'&gt;
&lt;style&gt;
.articleTitle {
color: #000;
font-family: 'Currents-Condensed-Sans';
margin-top: 30px;
text-align: left;
}

.articleSubtitle,
.articleByline {
color: #666;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
line-height: 30px;
text-align: left;
}

.articleByline {
border-bottom: solid 1px #ccc;
border-top: solid 1px #ccc;
font-size: 14px;
line-height: 30px;
height: 30px;
margin: 15px 0 0 0;
}

.articleByline img {
height: 16px;
margin-right: 5px;
vertical-align: sub;
width: 16px;
}

.articleCreated {
color: #999;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:if device='tablet'&gt;
&lt;style&gt;
.articleTitle { font-size: 42px; margin: 20px 0 5px 0;
line-height: 1.1em; }
.articleSubtitle { font-size: 26px;line-height: 1.1em; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;g:if device='phone'&gt;
&lt;style&gt;
.articleTitle { font-size: 30px; margin: 15px 0 5px 0;
line-height: 1.1em; }
.articleSubtitle { font-size: 22px;line-height: 1.1em; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;div class='articleTitle'&gt;
&lt;g:field fieldId='title'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;div class='articleSubtitle'&gt;
&lt;g:field fieldId='subtitle'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;div class='articleByline'&gt;
&lt;span class='articleFavicon'&gt;
&lt;g:field fieldId='favicon' hideExpansion='true'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/span&gt;

&lt;g:field fieldId='external_authorName'&gt;
&lt;/g:field&gt;

&lt;span class='articleCreated'&gt;
&lt;g:field fieldId='external_created'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/g:splash&gt;

&lt;g:include template='interstitialAd'&gt;
&lt;/g:include&gt;

&lt;g:include template='leaderboardAd'&gt;
&lt;/g:include&gt;

&lt;g:fieldgroup source='feed,discovered,user' type='' start='1'
max='1' slideshow='true'&gt;
&lt;/g:fieldgroup&gt;

&lt;g:field fieldId='body'&gt;
&lt;/g:field&gt;

&lt;g:fieldgroup source='feed,discovered,user' type='' start='2'
max='10' slideshow='true'&gt;
&lt;/g:fieldgroup&gt;

Estremamente pulito e semplice, anche sui tablet.

Articoli e template custom: Supporto Informatico

Partendo dal presupposto che tutto quello che c’era da dire è stato detto fino a due righe fa, dedico questo breve paragrafo all’integrazione che ho voluto eseguire tra il mio blog e SupportoInformatico.org, progetto personale nato qualche tempo fa che ancora oggi -statistiche alla mano- raccoglie il favore del pubblico più tecnico alla ricerca dell’URL semplice da ricordare e dire agli utenti che hanno ben poca confidenza con le macchine!

Quello che sono andato ad operare sui singoli articoli pescati da questo diverso feed è la semplice modifica dell’intestazione che ora non proporrà mai il nome della sezione ma manterrà semplicemente il testo “supporto informatico“, inserito a mano proprio nel codice qui di seguito:


&lt;style&gt;
a.seeOriginalLink {
background-color: #EDEDED;
border: 1px solid #DCDCDC;
color: #333;
cursor: pointer;
display: block;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
margin: 1em auto;
max-width: 330px;
padding: 0.5em;
text-align: center;
vertical-align: middle;
-webkit-tap-highlight-color: #DCDCDC;
}

a.seeOriginalLink:active {
background-color: #DCDCDC;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:header disablePages='splash'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader {
background-color: #000000;
display: -webkit-box;
-webkit-box-flex: 0;
-webkit-box-orient: horizontal;
-webkit-box-pack: center;
}

.customHeader .editionName {
color: #FFFFFF;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
font-weight: normal;
margin: 0 10px 0 0;
max-width: 50%;
overflow: hidden;
text-align: right;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .sectionName {
color: #DEDEDE;
font-family: 'Currents-Light-Sans';
font-weight: 300;
margin: 0 0 0 10px;
max-width: 40%;
overflow: hidden;
text-align: left;
text-overflow: ellipsis;
text-transform: lowercase;
white-space: nowrap;
}

.customHeader .divider {
border-left: solid 1px #a3a3a3;
color: #727271;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:if device='tablet'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 22px; height: 40px; -webkit-box-align:
center; font-weight:bold; }
.customHeader .divider { height: 22px; margin-top: 3px; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;g:if device='phone'&gt;
&lt;style&gt;
.customHeader { font-size: 17px; height: 30px; -webkit-box-align:
center; font-weight:bold; }
.customHeader .divider { height: 17px; margin-top: 1px; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;div class='customHeader'&gt;
&lt;div class='editionName'&gt;
&lt;!--&lt;g:text textid='editionName'&gt;--&gt;
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&lt;/g:text&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;!--&lt;div class='divider'&gt;
&lt;/div&gt;--&gt;

&lt;div class='sectionName'&gt;
&lt;!--&lt;g:text textid='sectionName'&gt;--&gt;
&lt;/g:text&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/g:header&gt;

&lt;g:splash layout='spanColumns' spanHeight='fit' gravity='top'
pages='1'&gt;
&lt;style&gt;
.articleTitle {
color: #000;
font-family: 'Currents-Condensed-Sans';
margin-top: 30px;
text-align: left;
}

.articleSubtitle,
.articleByline {
color: #666;
font-family: 'Currents-Regular-Sans';
line-height: 30px;
text-align: left;
}

.articleByline {
border-bottom: solid 1px #ccc;
border-top: solid 1px #ccc;
font-size: 14px;
line-height: 30px;
height: 30px;
margin: 15px 0 0 0;
}

.articleByline img {
height: 16px;
margin-right: 5px;
vertical-align: sub;
width: 16px;
}

.articleCreated {
color: #999;
}
&lt;/style&gt;

&lt;g:if device='tablet'&gt;
&lt;style&gt;
.articleTitle { font-size: 42px; margin: 20px 0 5px 0;
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.articleSubtitle { font-size: 26px;line-height: 1.1em; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;g:if device='phone'&gt;
&lt;style&gt;
.articleTitle { font-size: 30px; margin: 15px 0 5px 0;
line-height: 1.1em; }
.articleSubtitle { font-size: 22px;line-height: 1.1em; }

&lt;/style&gt;
&lt;/g:if&gt;

&lt;div class='articleTitle'&gt;
&lt;g:field fieldId='title'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;div class='articleSubtitle'&gt;
&lt;g:field fieldId='subtitle'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;div class='articleByline'&gt;
&lt;span class='articleFavicon'&gt;
&lt;g:field fieldId='favicon' hideExpansion='true'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/span&gt;

&lt;g:field fieldId='external_authorName'&gt;
&lt;/g:field&gt;

&lt;span class='articleCreated'&gt;
&lt;g:field fieldId='external_created'&gt;
&lt;/g:field&gt;
&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/g:splash&gt;

&lt;g:include template='interstitialAd'&gt;
&lt;/g:include&gt;

&lt;g:include template='leaderboardAd'&gt;
&lt;/g:include&gt;

&lt;g:fieldgroup source='feed,discovered,user' type='' start='1'
max='1' slideshow='true'&gt;
&lt;/g:fieldgroup&gt;

&lt;g:field fieldId='body'&gt;
&lt;/g:field&gt;

&lt;g:fieldgroup source='feed,discovered,user' type='' start='2'
max='10' slideshow='true'&gt;
&lt;/g:fieldgroup&gt;

Mentre la testata della sezione principale integra un logo completo che mostra il simbolo, il nome e l’URL del blog.

In conclusione

Currents è indubbiamente un bel progetto ed un ottimo strumento per sbarcare su smartphone e tablet con il minore sforzo possibile e la maggiore qualità disponibile allo stato attuale.

Ho avuto modo di metterlo alla prova anche sottoscrivendo importanti feed italiani e non e godendo di buona qualità di lettura e minore fatica nel destreggiarmi tra pubblicità e immagini che nulla hanno a che fare tipicamente durante la navigazione di una testata attraverso Safari (su iOS).

Sia questo blog che il progetto ABP X Files sono sbarcati sin dal primo momento su Currents, mi farebbe molto piacere se mi “portaste in giro con voi” ogni volta che potete! :-)

Gli URL diretti per sottoscrivere le edizioni sono rispettivamente gioxx.org/currents e mozilla.gfsolone.com/currents, ma potete tranquillamente puntare il vostro lettore di QR code subito qui sotto per evitare di utilizzare la tastiera!

Buona lettura! :-)

Office: Operazione annullata a causa delle restrizioni impostate nel computer. Contattare l’amministratore del sistema

In inglese si traduce con “This operation has been cancelled due to restrictions in effect on this computer.” ma in ogni caso si tratta di una stupida rogna che mi ha portato a perdere del tempo prima di capirne la giusta soluzione e correzione. Si tratta di un problema che affligge potenzialmente Excel, sia per Microsoft Office 2007 che per Office 2010 e non è detto che si presenti comunemente, nel mio caso si è presentato su una sola macchina che, nonostante una configurazione assolutamente standard e pari alle altre, ha deciso di generare questo errore:

This operation has been cancelled due to restrictions in effect on this computer.

Il problema non è risolvibile con il fix di Microsoft segnalato da decine di forum e blog nostrani (support.microsoft.com/?kbid=310049, ndr), soprattutto perché nel mio caso Outlook non era neanche installato sulla macchina, e Google Chrome non era stato installato e disinstallato come nei diversi casi descritti.

Ciò che mi ha realmente aiutato è stato un messaggio nel forum inglese di supporto di Microsoft, questo per l’esattezza:

http://answers.microsoft.com/en-us/office/forum/office_2007-outlook/cant-open-any-hyperlinks-this-operation-has-been/8815ad6c-0f44-477a-9ffa-beb98109b5a6

Che, riportando in breve qui, va a rimettere a posto alcune chiavi di registro apparentemente modificate da Chrome, nonostante il mio caso “estraneo” al browser di Google:


HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.htm /ve /d htmlfile /f
HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.html /ve /d htmlfile /f
HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.shtml /ve /d htmlfile /f
HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.xht /ve /d htmlfile /f
HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.xhtml /ve /d htmlfile /f

Associa i file HTML (e soci) al browser predefinito di sistema, che gestirà inoltre i collegamenti ipertestuali nei documenti (come in Excel o qualsiasi altro software, per l’appunto).

Mi sono quindi permesso di scrivere un piccolo batch che in automatico andrà ad effettuare il lavoro, accertandosi (e chiudendo) che non esistano sessioni aperte di Excel e Word (i programmi che hanno interessato me in particolare), al termine del quale vi basterà re-impostare il vostro browser preferito come predefinito, quindi lanciare uno dei file che precedentemente vi hanno dato il problema e riprovare a fare clic su un collegamento ipertestuale.


@echo off
cls
echo "This operation has been cancelled due to restrictions in effect on this computer"
echo Fix valido per Microsoft Office 2007/2010 su Windows Xp o superiore.
echo (Test effettuati su configurazione Win7 con Office 2010)
echo GSolone feb.2012
echo;
echo ATTENZIONE:
echo SALVARE IL PROPRIO LAVORO E CHIUDERE TUTTE LE FINESTRE DEI SOFTWARE OFFICE APERTE PRIMA DI CONTINUARE!
echo;
pause
:CHIUSURAPROGRAMMI
echo Verifica e chiusura processi Office ...
echo;
taskkill /IM WINWORD.EXE /F
if errorlevel 1 echo Processo gia' chiuso, procedo.
echo;
taskkill /IM EXCEL.EXE /F
if errorlevel 1 echo Processo gia' chiuso, procedo.
echo;
:RIPRISTINOREGISTRO
echo Ripristino valori chiavi di registro ...
REG ADD HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.htm /ve /d htmlfile /f
REG ADD HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.html /ve /d htmlfile /f
REG ADD HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.shtml /ve /d htmlfile /f
REG ADD HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.xht /ve /d htmlfile /f
REG ADD HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\.xhtml /ve /d htmlfile /f
echo;
echo Impostare ora Internet Explorer come predefinito, quindi riprovare a selezionare uno dei collegamenti ipertestuali non funzionanti prima dell'applicazione di questo fix.

E’ possibile scaricare l’eseguibile direttamente dall’area pubblica di gfsCom: gfsolone.com/fix/Office-RestrictionsFix.exe

Buon lavoro :-)

Quella malsana voglia di inseguire …

E’ la seconda volta che decido di ospitare un amico in questo blog. Stavolta si tratta di una riflessione per la quale avrei voluto esprimere un lungo parere, probabilmente però non sarei stato capace di rimanere pacato e leggibile quanto M., l’autore di questo articolo che state per leggere e che ringrazio per aver voluto comparire qui, sul mio muro :-)

Buona lettura.

Giusto tre mesi appariva su MondoZilla l’articolo  “Firefox 4: è iniziata l’estinzione del browser di Mozilla?“.

Secondo me quello che era previsto in quell’articolo si è verificato: la rincorsa all’imitazione del browser Google Chrome sta portando dei grossi strappi nelle varie comunità locali, come si può anche intuire leggendo i vari thread (ce ne sono più di uno …) sul Forum di Mozilla Italia.

Oggigiorno il browser ha sostituito i programmi di chat (istant messaging), di posta elettronica, di giochi, di indirizzi telefonici (chi ricorda il mitico CD Tel?), eccetera… questo io l’avevo previsto tanti anni fa ed avevo stupito un mio amico per come curavo maniacalmente tutti gli aspetti del mio browser.

Nella nostra vita il browser è uno strumento quotidiano di informazione (e quindi di progresso sociale), ecco perché è importante che sia sempre aggiornato, sicuro, facile da utilizzare. L’utilizzazione passa anche attraverso la personalizzazione dell’interfaccia e delle funzioni, personalizzazione che rende quindi il browser più funzionale e amichevole. Quindi l’utilizzazione è dovuta ai temi (“skin”, cioè interfacce grafiche del browser diverse) ed alle estensioni (piccoli “add-on”, cioè programmi aggiuntivi, che migliorano l’usabilità delle funzioni base del browser).

La personalizzazione di Firefox è stata anche il motivo del suo successo: migliaia di temi ed estensioni lo hanno portato a ridosso del leader Internet Explorer, ma adesso con la politica di Mozilla “simil-Chromerischia di darsi il colpo di grazia da soli.

Perché?

Perché si è passati nel giro di pochissimo tempo da Firefox 4 a Firefox 4.0.1 a Firefox 5, in un esasperante ritmo di aggiornamento del numero di versione (in stile Chrome, appunto) che però ha completamente spiazzato gli autori dei temi e delle estensioni, cioè quei volontari che sacrificano le proprie ore libere per creare qualcosa di bello e/o funzionale per tutti, per il solo piacere di condividere assieme le soluzioni create.

Tecnicamente la nuova numerazione (e tutto quello che sta dietro ad essa) comporta non pochi problemi per aggiornare temi ed estensioni, quindi Mozilla è andata a colpire proprio i volontari, alias coloro che hanno fatto la fortuna del loro browser

Le polemiche al riguardo non accennano a spegnersi, anzi… Tantissime estensioni spariranno ed è un vero peccato perché la diversità è sempre una risorsa. Quello che c’è dietro a questo comportamento autolesivo non possiamo intravvederlo, Mozilla avrà pure le sue ragioni (di solo marketing?) per farlo, ma rischia di fare divenire il prodotto Firefox simile agli altri browser (non solo esteticamente).

Un lungimirante sviluppatore italiano di estensioni ha scritto:

La nuova strategia di sviluppo avrà come conseguenza sicura la “morte” di molte estensioni, io stesso dovrò abbandonarne diverse e – ovviamente – mi dispiace molto buttare tutto il lavoro fatto in passato su di esse.

Tra l’altro gli utenti saranno spinti sempre di più a disabilitare il controllo di compatibilità, con la conseguenza di trovarsi con varie estensioni semi-funzionanti e con malfunzionamenti indiretti sempre più frequenti.

E’ un suicidio da parte di Mozilla, che ormai mi sembra completamente accecata dalla “sindrome Chrome“.

Lo stesso sviluppatore ha aggiunto dei particolari tecnici, utili per capire meglio il fenomeno che potrebbe portare all’estinzione del Panda Rosso:

Ho letto ora che a partire da Firefox 5, i componenti binari contenuti in estensioni devono essere ricompilati ogni volta che uscirà una nuova versione del browser.

Considerando che la ricompilazione riguarda almeno 5-6 sistemi operativi diversi e che andrebbe fatta ogni 3 mesi, questo di fatto rende praticamente impossibile aggiornare estensioni di questo tipo (un esempio è questa http://users.skynet.be/mgueury/mozilla/).

Inoltre, tutti i componenti XPCOM sono ora in stato di UNFROZEN, il che vuol dire che teoricamente possono essere modificati in ogni nuova release; tradotto per i non tecnici questo vuol dire che POTENZIALMENTE ogni aggiornamento di Firefox/Thunderbird può rendere incompatibile qualsiasi estensione. Non solo: vuol dire anche che tutto il lavoro (che a volte è assai complicato) fatto per rendere compatibile un’estensione con Firefox 5 per esempio, può essere vanificato completamente tre mesi dopo…

Dire che il 90% delle estensioni funziona con Firefox 5 non ha nulla di rassicurante: se si perde per strada il 10% a ogni nuova versione, in un anno si arriva al 50%.

Credetemi: questo cambiamento avrà un impatto disastroso nel medio periodo, come si può cominciare a vedere dai post che stanno spuntando nel forum di MozillaZine.

Può Mozilla non tenere conto del malumore che serpeggia tra i suoi fan?

Può, può… ma se trascura lo “zoccolo duro” degli appassionati sfegatati (per inciso: quelli che poi installano e diffondono sui computer degli amici il browser Firefox) per rincorrere le varie e più numerose casalinghe di Voghera (per inciso: quelle persone che installano un determinato browser solo perché a loro pare più semplice ed è di moda) Mozilla finirà per trovarsi come clientela solo le casalinghe di Voghera che da un momento all’altro potrebbero girargli le spalle (e comunque non lo aiutano a crescere come invece hanno fatto i suoi fan).

La rabbia cresce in me: dopo avere eliminato un componente storico molto funzionale dall’interfaccia di Firefox come la barra di stato, ecco che si sta prospettando addirittura un camuffamento della barra degli indirizzi, in nome della facilità di utilizzo e della sicurezza.

Leggete l’articolo tradotto in italiano, è molto gustoso e comprensibile: E’ la morte della barra degli indirizzi programmati?

No, una cosa del genere io non l’accetto; se avessi voluto la pappa pronta da chi voleva condizionare la mia navigazione sul web secondo i suoi standard non avrei mai cambiato il mio Internet Explorer.

L’estinzione è sempre più vicina e me ne dispiace.

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