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Succedeva lo scorso anno, si è ripetuto e concluso da poco anche in questo. C’è un giorno in cui Amazon decide (in collaborazione con chi i prodotti li mette sul mercato) di fare sconti molto superiori al normale (non per tutto, sia chiaro) per un tempo e per uno stock limitato, rispettando il più classico dei “chi prima arriva, meglio alloggia“. Il Prime Day, dedicato ai clienti Amazon Prime, si è concluso con cifre che hanno battuto persino il Black Friday, considerato il giorno di vendite per eccellenza per Amazon e per molti altri player dell’e-Commerce (e non solo).

Amazon Prime ti costa troppo? Rinuncia all'abbonamento!

Inutile forse dirlo, ma puntuali come le tasse o l’invito della compagna ad andare all’Ikea quando meno te lo aspetti, anche quest’anno ci si è presi la solita ondata di polemiche gratuite, radical chic e semplici troll che hanno pensato di andare contro corrente, magari comprare qualcosa ma continuare a raccontare che “non c’era nulla di buono“, “tutta roba da garage, quella che volevano togliersi di mezzo“. Io ho personalmente trovato qualche sconto appetibile sia lo scorso anno che questo, ho partecipato come cliente al Prime Day e portato a casa qualcosa che tenevo d’occhio da tempo ma che non avevo ancora acquistato, proprio in attesa di uno sconto maggiore.

Come si può rispondere però a questo tipo di polemiche? Come si può realmente capire se hai acquistato qualcosa facendo un buon affare o se sei semplicemente caduto nella trappola del prezzo fintamente ribassato rispetto al listino di mercato o allo stesso prezzo impostato però qualche mese prima? Funziona un po’ come con i saldi in città, quando un cartellino viene appositamente modificato tirando un pelo più su il prezzo “di listino” e mostrando uno sconto superiore a quello che in realtà viene applicato al cliente finale. Il metodo per proteggersi esiste ed è facile da utilizzare.

Add-on per i browser

Si chiama Keepa ed è il componente aggiuntivo di cui vi parlo oggi. Ricordi il sito web CamelCamelCamel di cui ti ho parlato lo scorso anno? Grosso modo non ci si allontana da quell’idea, anzi, la si migliora integrando qualcosa in più all’interno della pagina web del prodotto che stai tenendo d’occhio su Amazon. Keepa è disponibile per Firefox e per Chrome, puoi recuperare l’estensione direttamente da qui:

Keepa.com - Amazon Price Tracker
Keepa - Amazon Price Tracker
Developer: keepa.com
Price: Free

Facciamo un esempio pratico. Durante l’ultimo Prime Day ho acquistato un pacco convenienza di capsule per la lavastoviglie. Solitamente lo trovo al centro commerciale, nelle catene specializzate o comunque su Amazon, ma a prezzo di poco superiore a quello che ho trovato durante la giornata di sconti. Facile ricordare (o quasi) il prezzo applicato dai negozianti, forse meno quello di Amazon, per questo Keepa propone un grafico di variazione dei prezzi iniettato direttamente nella pagina del prodotto, subito sotto al blocco principale, proprio come puoi vedere nella figura qui di seguito:

Amazon Prime Day: ho fatto un buon affare?

Nelle sue impostazioni è possibile modificare l’intervallo di date da analizzare, ma anche visualizzare (o no) il prezzo di mercato, quello nelle giornate speciali su Amazon, quello nell’usato (ovviamente non vale con le capsule della lavastoviglie!). Insomma, puoi capire da solo e in maniera estremamente semplice se stai per fare (o se hai fatto, post-acquisto) un buon affare, oppure se ti sei fatto ingannare da quello sconto apparentemente “pazzo“. Durante il Prime Day questo specifico prodotto ha raggiunto un ottimo prezzo, che poche altre volte ho trovato facendo la spesa al supermercato, per questo motivo ho deciso di procedere con l’acquisto :-)

Cosa cambia quando c’è di mezzo il mercato del nuovo e dell’usato? Poco, nel senso che potrai vedere una diversa linea e un ulteriore prezzo che ti permetterà di farti un’idea della convenienza dell’acquisto tramite Amazon, è un dettaglio in più da non trascurare.

Amazon Prime Day: ho fatto un buon affare? 1

L’alternativa firmata Telegram

Si chiama PriceTrackBot e ne parlerò anche in un prossimo articolo dedicato ai migliori bot per Telegram, che sto cercando di ultimare. Funziona allo stesso modo di CamelCamelCamel ma anche di Keepa. Traccia infatti le modifiche di prezzo di uno o più prodotti da te sottoposti al bot. Li tiene d’occhio, ti avvisa ogni volta che c’è una variazione così che tu possa valutare se procedere o meno con un acquisto. I comandi sono sempre disponibili nell’interfaccia di Telegram, non serve impararli, dovrai solo aggiungere il bot alle tue chat e iniziare a interagire con lui. Sviluppato da un team italiano, puoi dare inizio alle danze andando all’URL telegram.me/PriceTrackBot.

Price Trackbot su Telegram

In conclusione

Questi sono solo due metodi possibili per seguire l’andamento del prezzo di un prodotto a cui sei interessato e che segui già su Amazon, il terzo è certamente CamelCamelCamel del quale ho già parlato lo scorso anno. In realtà ne esistono molti altri e variano di poco, bisogna solo che tu capisca quale può fare al caso tuo e perché, che vantaggi e svantaggi porta nell’utilizzo, quali sono i possibili miglioramenti e (se puoi) segnalarli allo sviluppatore. Il web fortunatamente offre sempre una moltitudine di strumenti che possono tornare utili ai clienti per evitare di incorrere in incauti acquisti a prezzi superiori al dovuto.

Tu conosci altri tool che vuoi suggerire? Approfitta dell’area commenti per partecipare alla discussione!

Era da qualche tempo che non ospitavo più un “Guest blogger” su Gioxx’s Wall. È tornato a farmi visita Michele, ha già scritto in passato, è un collega del forum di Mozilla Italia e grande curioso del World Wide Web. Si diletta a realizzare di tanto in tanto articoli che descrivano le sue esperienze alle prese con sistemi non sempre performanti e di ultima generazione, che lo costringono quindi a ricercare work-around che possano garantire un certo livello di soddisfazione. Stavolta si parla di un’alternativa a Mozilla Firefox, buona lettura :-)

E la Luna bussò, alle porte dei browserPerché provare Pale Moon

Dopo avere provato SeaMonkey e averne spiegato le ragioni nel topic di Mozilla Italia “Seamonkey, l’alternativa ad un Firefox che vi piace sempre di meno“, tocca adesso ad un altro browser alternativo.
Questa volta il mio ricercare un browser alternativo a Firefox (che rimane il mio browser preferito, sia ben chiaro!) è dovuto ad una semplice ma inevitabile esigenza: con il tempo un mio PC è diventato obsoleto e poiché – causa configurazione hardware – in esso utilizzo anche Windows XP (cosa che vi sconsiglio di fare per i noti problemi di abbandono degli aggiornamenti di sicurezza) all’improvviso anche il mio Firefox – così come è accaduto a tanti altri utenti con Windows XP nel forum di Mozilla Italia – ha iniziato a navigare in maniera penosa…

Quindi, ISP a parte, ho cercato di capire come rimediare a questa lentezza generale (Windows + Firefox).

SeaMonkey è più o meno sullo stesso gradino di lentezza, però all’improvviso ho letto questo articolo di Navigareweb.net e incuriosito ho voluto provare il browser Pale Moon derivato da Firefox, anche perché spesso si trovano sul Web dei trucchi su come ottimizzare Firefox ed alleggerirlo di orpelli inutili e io stesso ne sconsiglio l’applicazione.

Scaricare Pale Moon

Stavolta però la tentazione, mista soprattutto a curiosità, era forte ed ecco che ho scaricato la versione PORTATILE dedicata a Windows XP.
E sì, perché Pale Moon ha un grande rispetto anche per i poveri utenti parsimoniosi, tirchi e/o morti di fame (come me): ci ha dedicato un browser pure per il nostro antidiluviano sistema.

C’è Pale Moon per Linux (32 e 64 bit), Windows (32 e 64 bit, ricordo che per Windows XP o i processori Atom c’è una versione specifica e c’è anche, fornita direttamente da loro, la versione portatile), BSD e Android.

Avrei potuto provare anche dei cloni di Chrome/Chromium? Sì, ma grazie io – sono razzista, lo ammetto – mi tengo lontano dagli adbrowser di Microsoft, di Google e di Facebook (infatti, se tanto mi dà tanto mi sa che tra non molto ci sarà pure ‘sto nuovo browser). Inoltre Pale Moon – come Firefox e SeaMonkey – ha il vantaggio di creare diversi profili di navigazione, cosa che trovo indispensabile in tutti i miei PC.

Prime sorprese all’avvio di Pale Moon

Dopo avere scaricato Pale Moon ed averlo avviato ecco la prima sorpresa: uno splash screen. C’è chi lo ama, chi no, chi lo utilizza per fini promozionali e chi ci cincischia per sbizzarrirsi con la fantasia; ebbene lo splash screen di Pale Moon è personalizzabile con la semplice sostituzione dell’immagine di default, non occorre un apposito programma come invece accade con le versioni PortableApps.

Ma c’è la seconda piacevole sorpresa che decisamente mi ha ben predisposto verso questo browser: l’articolo non lo dice, ma si apre una bella home page, eccola nell’immagine sotto.

E la Luna bussò, alle porte dei browser 1

Come vedete, la home page è personalizzabile (“costruibile”, direi) con i link che si desiderano, utilizzando widget e cosine di questo genere. Per me si è trattata della prima volta che mi capitava una cosa simile, magari tanti browser ce l’hanno già questa caratteristica ma per uno che nel 2002 si è dovuto costruire la propria home page a mano con i link in HTML pur non masticandolo… beh, è proprio una bella cosa! Mozilla… che cosa aspetti a fare una cosa del genere anche tu? Mica le buone idee vengono solo da Chrome…

Non so poi quanti altri browser abbiano una guida (momentaneamente in inglese) della personalizzazione di questa home page addirittura animata nella pagina web stessa!

Ed ecco una sorpresa dopo avere aperto un po’ di schede: provate a fare clic sul pulsante all’estrema destra “Elenco di tutte le schede” (oppure Ctrl + Maiusc + Tab oppure Ctrl + Tab): avrete questo risultato:

E la Luna bussò, alle porte dei browser 2

Le schede sono spostabili tramite “drag and drop”. Hanno il tastino per chiuderle (appare passandoci sopra il mouse). E come se non bastasse c’è la ricerca su tutte le schede, quelle visualizzate diminuiscono man mano che il termine cercato restringe il numero dei siti possibili!

Non ricordo di avere mai visto di default una cosa del genere su Firefox! Molto più pratica che trascinare le schede facendole scorrere sulla barra delle schede o cercare un termine passando di scheda in scheda!

Il Language Pack di Pale Moon

Proseguiamo: la prima cosa che faremmo tutti è scaricare il language pack, no? Beh, purtroppo tutto questo fa parte di un punto debole di Pale Moon:

  • si può scaricare una sola versione di browser per il proprio s.o ed è in inglese;
  • esiste un language pack italiano, scaricabile da qui, ma la traduzione è incompleta (ho trovato anche un language pack non ufficiale, qui e funziona pure meglio, ve lo consiglio);
  • anche se scaricate la traduzione, potreste ritrovarvi misteriosamente l’interfaccia sempre in inglese e a nulla serviranno i numerosi riavvii o le ricerche di chissà quale nascosta opzione;
  • semplicemente occorre installare l’estensione Zing, che “provides a quick, easy, and reliable way to switch your browser between different locales that are available to it”. Damn! Ma in un browser così “utentecentrico” non potevano installare quell’estensione di default?

Altra cosa che non mi è piaciuta: alla chiusura di Pale Moon non viene chiesto se salvare la sessione… bruttissimo vizio ereditato da Firefox 4, per fortuna facilmente aggirabile.

Proseguiamo.

Importare il proprio profilo in Pale Moon

Dopo il language pack, copio e incollo brutalmente il contenuto del mio profilo nella cartella Palemoon\User\Palemoon\Profiles\Default e al riavvio trovo tutto come sono solito trovare: segnalibri, password, moduli precompilati ma… una piccola delusione (minore che in SeaMonkey, comunque) arriva dalle estensioni che mi sono portato appresso, leggete quindi il prossimo capitolo riguardante proprio le estensioni.

Pale Moon e le estensioni

Passiamo al capitolo estensioni. Prima di tutto c’è Pale Moon Addons con la sua pagina di guida alle estensioni.

Vi sono quindi:

  • estensioni per Firefox gran parte sono già compatibili anche su Pale Moon;
  • estensioni specifiche che funzionano solo su Pale Moon;
  • estensioni che non sono compatibili nella loro ultima versione ma che lo diventano se sono installate in una versione precedente;
  • estensioni che non sono comunque compatibili delle quali va cercata una alternativa;
  • estensioni non più compatibili con Firefox che però funzionano su Pale Moon (quasi tutte quelle abbandonate con l’avvento di Australis). Fare attenzione perché quelle tabelle nella pagina delle estensioni, create con il supporto degli utenti, sono in costante evoluzione. Nel dubbio fate voi stessi una verifica, tenendo anche presente che le vecchie guide delle estensioni potrebbero ritornare ad essere molto utili.

Infine esiste una speciale estensione Pale Moon Commander che mette in bella copia e facilita l’impostazione dei principali parametri in about:config. Con tanto di guida in pdf. Peccato sia tutto solo in inglese. Ecco un’immagine di uno dei suoi 27 pannelli di impostazioni.

E la Luna bussò, alle porte dei browser 3

Per quanto mi riguarda, l’importazione brutale del mio profilo da Firefox a Pale Moon mi ha fatto sbattere un po’ per le poche estensioni non funzionanti, per le quali il rimedio è stato semplicemente utilizzare una versione più vecchia (ma alcune estensioni che ho installato per sopperire a funzioni mancanti in Firefox qui non servono proprio! Bello, eh?).

Quindi anche per voi probabilmente il riscontro sarà meno deludente di quanto appare.

Per quanto riguarda la vitale ma “non funzionante” AdBlock Plus, però, c’è la possibilità di installare AdBlock Latitude (fork di ABP, che non prevede pubblicità non invasiva neanche a volerla, infatti “ABL is more than that. It intends to also replace Adblock Edge by removing the hard coded Acceptable Ads feature” ).

Riepilogo la situazione delle mie estensioni:

  • AdBlock Plus: non funziona, ma è egregiamente sostituita da AdBlock Latitude.
  • Boss Key: funziona.
  • Classic Theme Restorer: non serve perché la funzione non è stata soppressa in Pale Moon.
  • Clippings: non funziona ma funziona la versione 4.1.2.
  • Extension List Dumper revived: non funziona ma funziona la versione originale (non la “Revived” o la “2”).
  • FAYT Revived: non serve perché la funzione non è stata soppressa in Pale Moon.
  • Lazarus Form Recovery: funziona.
  • Nuke Anything Enhanced: funziona.
  • ProfilePassword-Firefox: funziona.
  • User Agent Overrider: non funziona ma funziona la versione 0.2.4.

Quello che Firefox non ha più o che non ha mai avuto

Navigando più a fondo, non ho l’impressione che la velocità di navigazione e di avvio del programma sia nettamente migliore di Firefox desktop installer, portable o SeaMonkey, tuttavia le sorprese positive non mancano.

  • Nella libreria c’è l’opzione per visualizzare il percorso completo al segnalibro, annoso problema di Firefox, mai affrontato.
  • C’è una opzione per vietare i cross-site scripting. Senza estensioni!
  • “Abbandona questa pagina” e “Rimani in questa pagina”: opzione in about:config per rimuovere questo avviso, ottimo per non essere tediati da finestre pubblicitarie invadenti o compromettenti.
  • Possibilità di installare estensioni fatte in casa oppure estensioni senza firma.
  • Gestione personalizzata della velocità di scrolling. Senza estensioni!
  • L’estensione Classic Theme Restorer (che ripristina l’interfaccia di Firefox prima della versione 29-Australis) non serve. Niente icone grigio topo. Il pulsante della home page è lì a sinistra, dove è sempre stato dai tempi di Netscape Navigator. C’è un tasto per andare avanti e uno per tornare indietro, niente unico pulsante che già mi fa impazzire per azzerare il contakm della mia automobile (puntualmente azzero l’orologio…). I tasti dell’interfaccia sono tutti spostabili, nessun tasto inamovibile o in posizione obbligata. Questi tasti hanno poi il loro contorno ben definito, non sembrano appiccicati tutti assieme sulla barra di navigazione. Niente scimmiottamento perverso di Chrome. Niente ciclo di rapid release. Nessuna funzione miracolosa sviluppata con mille fatiche… per di più non apprezzata… non funzionante… in seguito rimossa… (ogni riferimento a “Gruppi di Schede” è puramente casuale…).
  • L’estensione Downloads Window (che ripristina una finestra separata per i download, c’è però di default in SeaMonkey) non serve.
  • L’estensione Stylish (che permette di personalizzare l’aspetto dei siti e dell’interfaccia utente del browser) non è indispensabile.
  • Telemetria e Healthreport non sono disattivabili… semplicemente perché questi impicci sono stati rimossi del tutto all’origine!
  • Le schede si possono posizionare in alto o in basso come vuole l’utente; poi c’è la rimozione della barra delle schede con solo una scheda aperta. Schede squadrate così ci vanno più caratteri. Scheda attiva ben evidenziata. Tutto questo senza estensioni!
  • Non fatevi sfuggire le possibilità offerte da una voce che Firefox non ha in “Strumenti -> Opzioni barra di stato”!. :shock: Altro che sopprimere la barra di stato! Altro che estensioni per riattivare la barra di stato!

E la Luna bussò, alle porte dei browser 4

  • Chi ha mai letto questa discussione? Disabilitare javascript solo per qualche sito. Da un paio di anni il trucco suggerito dal moderatore gialloporpora su Firefox non va più, serve una estensione. Su Pale Moon, oggi 11 febbraio 2016, funziona! Un’altra estensione in meno.
  • E se volessi cambiare useragent? Il parametro per cambiare useragent solo per un sito: general.useragent.override.”nome.del.sito” = “specifico user agent”. Per esempio, per il sito PSC occorre creare questo parametro di tipo stringa: general.useragent.override.peugeotscootersclub.it valore se si preferisce apparire come Linux: Mozilla/5.0 (X11; Linux i686; rv:38.0) Gecko/20100101 Firefox/38.0 valore se si preferisce apparire come Windows: Mozilla/5.0 (Windows NT 5.1; rv:38.0) Gecko/20100101 Firefox/38.0. È stato rimosso da Firefox due anni fa, su Pale Moon c’è ancora e funziona. Un’altra estensione in meno!
  • Altre raffinatezza: il parametro browser.padlock.style cambia la posizione del lucchetto, valori da 1 a 10. browser.padlock.urlbar_background; 0 non fa nulla; 1 mette una cornice verde o blu alla barra degli indirizzi in caso di domini verificati o identità verificate. Senza estensioni e senza userChrome!
  • Scopro con gioia che quando digito un termine di ricerca, quello rimane inchiodato laggiù dove appare anche se cambio milleduecento schede o passano ventidue ore, senza costringermi a ridigitare lo stesso termine per milleduecento volte.
  • Esiste il parametro browser.urlbar.rss nell’about:config per avere o non avere l’icona dei feed nella barra degli indirizzi. Nessun bisogno di userChrome per rimuoverla. A parte che da poco l’hanno rimossa del tutto da Firefox Questo parametro non era presente neanche sulla mitica versione 3.6.28.
  • Esiste il servizio Pale Moon Sync Service, per chi utilizza questo servizio (io no).
  • Probabilmente Pale Moon ha anche altre chicche, però io lo sto utilizzando da poco tempo e comunque già da parecchie versioni ho talmente personalizzato il mio Firefox (per di più in versione ESR) che non so se nel frattempo siano state perdute altre opzioni col rilascio rapido…

Vi chiederete allora: visto che Pale Moon conserva funzioni soppresse o disattivate in Firefox chissà quanto “pesa” poiché il suo codice non è ottimizzato come il browser di casa Mozilla? Sorpresa!

La Luna nel pozzo: Pale Moon è più completo di Firefox, ma anche più leggero

La sorpresa è questa. La dimensione della mia cartella di SeaMonkey PortableApps è di 846 MB. Se tolgo dalla cartella tutti (o quasi) i file relativi al client email- che in effetti non mi serve – sono ben 477 MB di cartelle di posta in meno e quindi il peso scende a 369 MB. Firefox ESR Portable MozUp ha invece una dimensione di 266 MB. Pale Moon invece, con lo stesso mio profilo dei due precedenti browser, ha una dimensione di appena 112 MB!

Se facciamo un confronto sui file di installazione, poi, scopriamo che per Windows il file firefox setup 43.0.1.exe “pesa” 45,1 MB, il file SeaMonkey Setup 2.39.exe “pesa” 34,1 MB e il file palemoon_26.0.3win64.installer.exe“pesa” 23,5 MB. Confrontando le varie versioni dei file di installazione dei diversi sistemi operativi si scopre che la differenza tra Firefox e Pale Moon si aggira sempre sui 21 MB… lascio a voi le relative considerazioni.

Un’altra curiosità. In C:\Documents and Settings\Michele\Dati applicazioni\Moonchild Productions\Pale Moon\Profiles non viene salvato nessun file, quindi il progetto portable è di chiara derivazione WinPenPack.

Ultima curiosità: con le stesse schede aperte ecco un test che non mi interessa mai molto, il consumo di risorse.

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Mi spiace però non aver fatto il confronto anche con SeaMonkey aperto, ma avevo l’unità esterna ove risiede il mio SeaMonkey temporaneamente scollegata.

Non voglio mica la luna: Pale Moon è sviluppato sulle esigenze degli utenti

Cosa vedo? Un browser sviluppato sulle esigenze degli utenti. Mi ricorda Firefox di un bel po’ di tempo fa…

Così intendo io lo sviluppo di Firefox. Rincorrere Chrome, copiandolo in tutto, è una sfida persa in partenza e senza senso. A quel punto un utente utilizza direttamente Chrome. Mozilla invece, le critiche non dovrebbe lasciarle perdere, dovrebbe continuare per la propria strada, mettere in conto di perdere utenti però gli utenti che le resteranno saranno soddisfatti, avranno qualcosa che sentiranno veramente loro e veramente alternativo. Non staranno tutto il giorno a lamentarsi di quanto era bello Firefox 3.6.28 ma aiuteranno attivamente allo sviluppo. Non come certi utenti che ogni volta che esce una nuova funzione si mettono a scrivere una guida su come rimuoverla. Oppure perdono tempo, ogni volta che viene soppressa una funzione, a scrivere una guida su come ripristinarla.

Tutto questo pur considerando che in Pale Moon ci sono varie cose perfettibili, ma teniamo presente che queste cose perfettibili sono dovute al fatto che questa nuova generazione di Pale Moon è recentissima, del 26 gennaio scorso, quindi il programma avrà bisogno di tempo per perfezionarsi.

Comunque, recandosi tra le pagine web di Mozilla, in special modo su quella delle estensioni, appare l’avviso “Sembra che tu stia utilizzando una vecchia versione di Firefox”. La ragione è che Pale Moon in quelle pagine si fa passare per Firefox 24. Questo è un trucco per fare in modo che le estensioni siano installabili direttamente dal sito, altrimenti andrebbero scaricate e installate da file, a mano.

Altri link “Lunatici”

  • Pagina Release Notes, molto interessante per capire la linea di sviluppo. Con la recentissima versione 26 sono passati dal motore di rendering Gecko a Goanna (molto imparentati), per poter continuare a vivere se Mozilla dovesse fare altre sciocchezze. Tipo abolire i temi o cambiare la tecnologia delle estensioni (ad oggi sopravviverebbero forse solo NoScript e AdBlock).
  • Pagina delle FAQ.
  • Pagina del forum di supporto dove gli interessati potranno cercare e chiedere informazioni (in inglese): forum.palemoon.org. Ricordo che il forum di Mozilla Italia in ogni caso NON fornisce supporto a Pale Moon.

Curiosità finale: dietro Pale Moon c’è Moonchild, al secolo M.C. Straver, un olandese di 45 anni che vive in Svezia. Quindi la sede di Pale Moon è in Svezia, Europa. Europei come tutti noi, insomma. Noi che abbiamo piene le scatole di questo giovane invadente americano :-)

Aggiornamento 12/2/16, 11:00
Includo direttamente qui quanto riportato nel commento di Miki (gioxx.org/2016/02/12/palemoon/#comment-2509604210):Non salvando le password importanti nel browser, non mi ero accorto prima che in effetti Pale Moon salva le password con la vecchia accoppiata di file (key3.db + signons.sqlite) mentre ovviamente Firefox a partire dalla versione 32 le salva con la nuova accoppiata di file key3.db + logins.json. In Firefox c’è (e fin quando ci sarà non lo so) una preferenza in about:config

signon.importedFromSqlite

per importare le password. Si va a utilizzare questa procedura:

  • Parametro true.
  • Chiudere Firefox
  • Spostare in una cartella diversa da quella del profilo il file logins.json
  • Incollare nel profilo di Firefox il file signons.sqlite di Pale Moon
  • Riavviare Firefox: importazione delle password di Pale Moon su Firefox

Forse è meglio questa estensione, che dovrebbe permettere pure il processo inverso: addons.mozilla.org/it/firefox/addon/password-exporter. Uno dei due autori è l’amministratore di Mozilla Addons, saprà come fare e se non lo sa lui…

Per completezza includo anche un video:

Su Pale Moon va messa la versione 1.2.1.1, il changelog di quelle più recenti mi sembra che non riporti nulla di rilevante. La versione 1.2.1.1 e la versione 1.3.1.1 dovrebbero “parlarsi” (addons.mozilla.org/it/firefox/addon/password-exporter/versions).

Sempre più siti web, anche di un certo livello (come SourceForge, tanto per dire), propongono download di software corredati di prodotti di terze parti molto spesso inutili, addirittura potenzialmente dannosi quando si parla di raccolta dati a fini pubblicitari. Per questo motivo navigare in maniera responsabile e attenta è sempre stato importante, oggi ancora più di ieri.

Firefox (& Co.): download senza "aggiunte" (AntiAdware)

In soccorso dei naviganti possono arrivare ulteriori software, quelli che stanno dalla parte “dei buoni“, e che aiutano i meno capaci a cavarsela anche in questi casi, per evitare poi di incorrere in sgradite sorprese che necessitano dell’aiuto di un tecnico in un secondo momento. Ciò di cui parlo oggi è AntiAdware, un piccolo ma potente script per Greasemonkey che vi farà tirare un sospiro di sollievo quando andrete a fare clic su “Download” nella pagina del software che vi interessano.

Se avete già installato Greasemonkey andate alla pagina greasyfork.org/en/scripts/4294-antiadware e selezionate Install this script, confermando poi la scelta. La differenza è immediatamente visibile e il test eseguito riguarda FileZilla, che viene rilasciato tramite SourceForge, così prima (notare “Installer Enabled” nel pulsante verde del Download):

Firefox (& Co.): download senza "aggiunte" (AntiAdware) 1

così dopo (si arriva immediatamente al pacchetto per OS X, sistema dal quale sto facendo i test e scrivendo l’articolo):

Firefox (& Co.): download senza "aggiunte" (AntiAdware) 2

Risultato che si ottiene anche sul sito di Adobe quando si vuole scaricare Flash (o Acrobat Reader e qualsiasi altro tipo di software da loro rilasciato, ndr) e altri siti web ancora, più di 100 quelli attualmente supportati, sempre in aumento (grazie anche alla segnalazione degli utilizzatori che possono suggerirne di nuovi), disponibile sulla pagina di progetto GitHub: github.com/HandyUserscripts/AntiAdware/wiki/Supported-Websites.

Vi ricordo che Greasemonkey è disponibile anche per Google Chrome, nel caso in cui non siate utilizzatori Firefox, con il nome di Tampermonkey:

Tampermonkey
Developer: tampermonkey.net
Price: Free

Una piccola accortezza dal peso contenuto che potrà certamente fare bene alla vostra navigazione, sempre in “pericolo” considerando l’eterna e sempre più insistente necessità di posizionamento di prodotti pubblicitari anche nei software gratuiti.

2StepSecurityOrmai diversi mesi fa, complice il cambio dello smartphone e di sistema operativo (sono passato da iOS ad Android, ndr), ho cercato un’alternativa al sempre adorato e perfetto Google Authenticator perché allo stato attuale non è possibile effettuare un passaggio dei suoi dati da un telefono all’altro, non esiste un backup in cloud (previa autenticazione del mio account Google) né tanto meno un file di configurazione che possa essere copiato tra dispositivi, necessità dettata certamente dai criteri di sicurezza che devono poter impedire l’eventuale clonazione delle mie chiavi di autenticazione venendo così meno al concetto di sicurezza a due fattori.

A questo ho aggiunto la personale necessità di adottare una soluzione che potesse essere acceduta sia dal mio telefono personale che da quello aziendale. Mi sono trovato (un solo caso in tutti questi anni, fortunatamente) in una situazione spiacevole che mai mi era capitata prima: lasciare il cellulare personale a casa, distrattamente dimenticato sotto il cuscino del divano e ovviamente lasciato lì una volta che me ne sono accorto in macchina. Per tutto il corso della giornata non ho potuto utilizzare uno dei miei servizi perché non avevo modo di generare un codice di autenticazione e no, questo servizio non permetteva di generare codici di backup, in pratica sono rimasto chiuso fuori.

L’alternativa esiste da diverso tempo, si chiama Authy e anche se non è open source come Google Authenticator (nonostante pubblichi molto codice su Github) garantisce massima protezione dei vostri dati permettendo inoltre di generare i codici su più dispositivi contemporaneamente (previa autenticazione con password master dell’account).

Authy 2-Factor Authentication
Developer: Authy
Price: Free
Authy
Authy
Developer: Authy Inc.
Price: Free

Registrare un account è gratuito e l’applicazione per generare i codici è compatibile con pressoché qualsiasi piattaforma: authy.com/users. Inoltre se siete utilizzatori di Google Chrome potete utilizzare l’estensione che vi permette di non staccare le mani dalla tastiera del PC e generare i codici di autenticazione “in diretta” (chrome.google.com/webstore/detail/authy/gaedmjdfmmahhbjefcbgaolhhanlaolb?hl=en) permettendo così di rendere Authy compatibile anche con Windows, OS X o Linux (a quando la stessa estensione per Firefox o magari stand-alone?).

In breve: funzionamento

Installate l’applicazione e avviatela, potrete creare il vostro account immediatamente. Al momento vi basterà inserire il vostro numero di cellulare e il vostro indirizzo di posta elettronica, quindi richiedere la verifica tramite SMS o chiamata (è gratuito in entrambi i casi) e inserirlo nel box a video per confermare la vostra identità (qui di seguito inserisco le schermate iOS, non differiscono da quelle Android):

A questo punto sarà già possibile aggiungere nuovi account che richiedono di generare un secondo codice di autenticazione (come GMail o WordPress.com, tanto per citarne due che utilizzo regolarmente). Date un’occhiata alle impostazioni dell’applicazione, scoprirete che potrete tenere sotto backup tutti i vostri dati, aggiungere un PIN di protezione per evitare che chiunque possa aprire Authy e leggere i codici di autenticazione 2-Step e altro ancora (come spiegato anche sul sito web ufficiale). Authy è un’applicazione molto semplice da utilizzare, veloce, precisa, unica con quella sua possibilità di poter portare il proprio account su qualsiasi dispositivo, una comodità pazzesca.

Migrazione dei codici di autenticazione

Questo paragrafo si basa sulla mia personale esperienza e ovviamente non tutti i miei software / servizi utilizzano l’autenticazione 2-Step con Google Authenticator / Authy, alcuni “fanno tutto in casa“: Facebook genera codici tramite la sua applicazione ufficiale così come Twitter genera le richieste di autorizzazione login all’interno della sua di applicazione (o via SMS in alternativa). Ecco quindi il da farsi con il resto della compagnia. Si parla di WordPress (.com e Self Hosted), di Dropbox, di TeamViewer ed infine di Hootsuite, in futuro aggiungerò sicuramente altri servizi di cui vi parlerò anche qui sul blog, potete seguire tutto ciò che scrivo a proposito di autenticazione a due fattori filtrando il tag “2-step-verification“.

Google è quello più “guidato” da migrare. Permette infatti, tramite il suo stesso sito, di spostare l’autenticazione da un cellulare all’altro, da un sistema (iOS) all’altro (Android). Basterà andare sulla pagina dedicata all’indirizzo accounts.google.com/b/0/SmsAuthSettings#devices e scegliere di modificare il telefono seguendo le istruzioni a video (e cominciando facendo clic su “Sposta su un altro telefono“), come nel passo-passo delle immagini qui di seguito:

A questo punto dovrete invece fare “la fatica” poiché sono diversi i siti web sui quali bisognerà rifare il lavoro. Si comincia da WordPress.com dove l’autenticazione a due fattori va prima disattivata e poi riattivata facendo uso di Authy (dato che cambiano le chiavi di backup, che andranno quindi nuovamente copiate e tenute in un luogo sicuro, mi raccomando), così come TeamViewer, da gestire anche lui tramite sito web (con nuova chiave di recupero annessa).

Senza far troppa fatica invece potrete semplicemente scansionare con Authy il token già generato sia su Dropbox (dove sarà necessario modificare il metodo di autenticazione, selezionare ancora una volta applicazione e seguire le istruzioni a video) che su Hootsuite. Persino i plugin di protezione del login form per WordPress basati su autenticazione Google (come Google Authenticator).

In questi mesi di utilizzo ho potuto realmente apprezzare Authy e la serie di servizi annessi. La comodità di poter generare codici con qualunque dei miei dispositivi è fuori di dubbio il migliore tra i punti a favore della soluzione. Su iPhone 5 (o superiore) l’applicazione potrà essere anche protetta tramite TouchID (altrimenti per Android e iPhone inferiori si potrà utilizzare il più classico e sempre funzionale codice di blocco).

larry_inv-firefoxIl ricordo di eXtenZilla è ancora vivo nonostante il progetto sia ufficialmente terminato nel 2013 dopo quasi 9 anni di vita. Nato nel 2005 da una costola di Mozilla Italia è servito a fornire a voi tutti componenti aggiuntivi per Firefox (e non solo) in italiano, con un forum di supporto e documentazione sempre aggiornata per cercare di guidarvi passo-passo alla personalizzazione del vostro browser o a collaborare per mettere sul fuoco sempre più carne.

AMO (addons.mozilla.org) è cresciuto tanto nel frattempo, così come altri progetti internazionali che sono in grado di garantire quel lavoro che un tempo era solo di eXtenZilla nella nostra penisola. Negli stessi anni Firefox si è diffuso parecchio e come ogni software ad alta diffusione attrae l’attenzione di sviluppatori (fortunatamente non molti) che vogliono trarne un profitto in maniera poco ortodossa. Sono nate estensioni malevole che aprono finestre pubblicitarie indesiderate o fanno comparire banner all’interno di pagine che in realtà non ne contengono. Sono anni che sviluppo e mantengo liste Adblock e leggo report su report di questo tipo (diciamo che posso vantare una certa esperienza in merito). Ne ho parlato, ne ho scritto (e lo faccio tutt’ora), sfortunatamente però le vittime non accennano a diminuire. Bisogna fare attenzione ragazzi, molta attenzione. Quando installate software gratuiti che promettono di farvi conquistare il mondo a colpi di clic spesso non fate caso a quelle piccole caselle spuntate dove si dice “Accetti di installare anche il componente Ti Metto Pubblicità Ovunque” o cose simili, non le togliete, andate avanti fino alla fine ed ecco servito il problema per il quale poi correre a lamentarsi (è un po’ come mettere volutamente le mani sul fuoco e poi piangere per essersi scottati).

C’è uno strumento utile che ho trovato per puro caso e che spero potrà essere tenuto aggiornato (anche grazie alla collaborazione degli utilizzatori, sia chiaro) per permetterci di essere sempre informati su estensioni potenzialmente dannose per la vostra installazione di Firefox, si chiama Extension Defender e lo trovate su extensiondefender.com.

screenshot-www extensiondefender com 2015-02-02 08-54-04

Sito web minimalista, un database ancora scarno (e in realtà è meglio, basta che non sia per colpa di chi deve mantenerlo), nomi e collegamenti diretti alle estensioni che non dovete installare perché contengono adware o simili. La parte relativa al database di Chrome è decisamente più nutrita e potete fare una nuova segnalazione in maniera decisamente più semplice rispetto a Firefox ma è comunque possibile farcela (un paio di passaggi in più, nulla di che). L’idea è sicuramente valida, la risorsa può e dovrebbe fungere da gateway per la consapevolezza dell’utilizzatore affinché non faccia un errore banale e assolutamente evitabile. Utile anche per capire -una volta diventati vittime- come tirarsi fuori dai guai in autonomia.

Esistono alternative valide che voi sappiate? Se si, non esitate a parlarne nei commenti ;-)