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Ok l’ho fatto. Dopo anni di giochi e modifiche varie tra firmware dei router e hard disk portatili, ho detto basta. L’ho detto per la scarsa velocità di trasferimento dei dati, l’ho detto perché mi secca dovermi ricordare di collegare un disco USB al mio MacBook per mettere al sicuro i miei dati, l’ho detto perché avevo creato alcuni “single point of failure” difficili da sopportare ormai, soprattutto perché in alcuni casi non avevo alcuna copia di sicurezza in Dropbox. L’obiettivo era diventato ormai unico: centralizzare. Per questo motivo sono tornato a far parte della schiera di clienti Synology, ho acquistato un Synology DS216j.

Un NAS per casa: Synology DS216j

La soluzione ideale sarebbe stata quella in grado di accentrare i miei dati in un unico posto, raggiungibile anche dall’esterno (adottando opportuni accorgimenti di sicurezza), che mi permettesse di recuperare file anche da postazioni remote (come i PC di casa dei miei genitori a Ravenna, tanto per dire, o magari uno smartphone). L’acquisto del Synology DS216j è stato dettato dal rapporto tra qualità e prezzo, le sue caratteristiche mi hanno soddisfatto inizialmente sulla carta, in seguito anche sul campo da battaglia. L’acquisto è stato fatto in combinazione con un doppio disco Western Digital Red da 2 TB, specifico per NAS:

Primo approccio e avvio

Il NAS è molto bello, elegante, leggero. Il suo peso maggiore deriva in realtà dalla somma del peso dei dischi che ospita, nel mio caso meccanici e “non troppo snelli“, devi però pensare che potresti utilizzare dei dischi SSD da 2,5″ (con slitta per poterli alloggiare e bloccare negli slot da 3,5”), anche se non consigliato (considera che i dischi SSD ai quali siamo abituati noi oggi, a meno di acquistarli specificatamente per questo mestiere, non sono fatti per sopportare carichi di lavoro molto pesanti, h24, per chissà quanto tempo). Nonostante quello che dice la mia dolce metà, un oggetto simile non sfigura in salotto, di fianco al televisore o in altra posizione, purché (consiglio molto spassionato) sia a portata di un cavo di rete che lo collegherà al tuo router (meglio se Gigabit). Pensare di collegarlo alla rete di casa affidandosi magari a dei rilanci WiFi è veramente un azzardo (e in alcuni casi rende inutile l’investimento).

Nella scatola c’è tutto il necessario per procedere con il montaggio dei due dischi previsti dal NAS (affinché tu possa sfruttare così il RAID 1 che nascerà senza chiederti alcunché, parte vantaggiosa anche per chi non è proprio abituato a giocare con questo tipo di strumenti) e, una volta fatto tutto, chiuso e avvitato, potrai collegarlo alla rete elettrica e quella dati, quindi accenderlo. Da ora in poi, ci vorranno circa 5 minuti prima di sentire un “bip” audio che ti permetterà di capire che il NAS è pronto a farti fare il primo accesso. Se hai confidenza con la console del tuo router, troverai facilmente l’IP che il prodotto si è preso dal DHCP (e potrai puntarci il browser sin da subito). In caso contrario, potrai (dovrai) scaricare l’applicazione “Synology Assistant” dalla pagina synology.com/it-it/support/download/DS216j, che cercherà al posto tuo il dispositivo.

Verrai così guidato verso l’interfaccia di accesso al sistema operativo montato a bordo di questi NAS (nel caso di Synology, il DiskStation Manager, DSM per comodità), che ti guiderà nel corso di una prima configurazione e preparazione dei dischi, così come all’aggiornamento del sistema operativo. Il tutto, considerando i tempi di comprensione di una persona media, occuperà circa mezz’ora di tempo (ammesso che tu abbia anche una decente connessione dati).

Un NAS per casa: Synology DS216j 1

Applicazioni

Il Synology DS216j, così come gli altri prodotti di più basso, pari o maggiore livello, propongono un collegamento a uno store (il “Centro pacchetti“) che permette di installare applicazioni a bordo dell’apparato. Tali applicazioni ti permetteranno di ampliare il bouquet di servizi a tua disposizione, che esulano dal mero spazio disco che puoi “mappare” sul tuo PC, ma che comunque riportano all’utilizzo di quei dischi che pulsano al suo interno. È così facendo che potrai –per esempio– creare un mirror dei contenuti che ospiti sul tuo Dropbox, mettere in piedi un Media Center o un punto unico che concentri tutte le fotografie scattate, tue e dei tuoi familiari, anche da cellulare.

Un NAS per casa: Synology DS216j 2

Ogni applicazione è descritta anche in italiano, tutto viene spiegato in maniera chiara, difficile sbagliarsi, tuttalpiù si farà qualche test, ci si accorgerà di non aver messo in piedi l’applicazione necessaria per la propria esigenza e la si disinstallerà, passando al successivo test, diventa anche un modo come un altro per conoscere meglio lo strumento che si ha a disposizione, le sue possibilità e le proprie capacità nel configurarlo al meglio.

Il Centro pacchetti però, come prevedibile, è limitato, il numero di applicazioni è importante ma non infinito, per questo motivo esistono fonti esterne che permettono di espandere quel catalogo proponendo nuovi software, tutti in grado di girare su DSM (appositamente pacchettizzati). Uno dei possibili assi della manica è synocommunity.com, che darà accesso in maniera semplice a un bel bouquet (qui potrai farti un’idea: synocommunity.com/packages). Una volta aggiunta la fonte al proprio Synology, si potrà aggiungere una qualsiasi tra le applicazioni disponibili passando direttamente dal Centro pacchetti, al quale nel frattempo ti sarai abituato.

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Personalizzazione e risorse

Personalizzare il proprio Sinology è semplice, devi soltanto curiosare tra le sue opzioni, perdi il giusto tempo per capirle e provarle, possibilmente senza spingerti oltre quello che a primo colpo non comprendi, perché si tratta di dispositivi molto venduti e quindi molto discussi e supportati dalla comunità. Se non vuoi perderti nelle decine di alternative in lingua inglese (anche se personalmente te le consiglio), puoi sempre fare riferimento a qualcosa di nostrano, come synologyitalia.com. Il forum affronta le varie tematiche legate a questo mondo, ai modelli di Synology sul mercato (e non solo), pacchetti da installare e metodi alternativi a quello previsto di fabbrica, firmware.

Un NAS per casa: Synology DS216j 4

Se vuoi evitare di configurare il tuo router (oppure non puoi perché dietro NAT) in modo da raggiungere il NAS anche quando sei fuori casa, utilizza il servizio messo a disposizione da Synology. Si chiama QuickConnect e lo trovi facilmente nelle impostazioni di connettività del prodotto. Dovrai registrare un account di posta elettronica attraverso il quale gestire il tuo ID (quindi l’URL da raggiungere) e le impostazioni di accesso alle applicazioni e ai servizi, ma per effettuare il login sul NAS continuerai a utilizzare l’utente che hai creato in fase di primo avvio (oppure un diverso utente creato successivamente, magari per essere passato alla tua compagna o a un tuo amico). Funziona un po’ come con TeamViewer o prodotti simili. A prescindere dalla tua rete di casa, farai ponte sui server Synology per raggiungere il tuo NAS, un po’ come fosse un proxy ;-)

Nella mia attuale configurazione

Avere un NAS in casa risolve molti problemi legati alla centralizzazione dei dati e alla loro sicurezza (data dal RAID), ma questo credo che tu l’abbia capito dopo così tante righe di articolo. Ciò che -forse- ti interessa di più, è capire come mettere in pratica il tutto, un suggerimento di configurazione. Provo a descriverti sommariamente la mia, magari ti può tornare utile anche per specifiche tue esigenze.

Dropbox anche per Windows Xp

Lo so benissimo, Windows Xp non dovrebbe più esistere sulla faccia della terra, hai ragione. Ho una vecchia macchina, un Netbook (te li ricordi ancora?), montava Windows Xp Sp 3 in origine, lo avevo formattato e ci avevo installato Windows 7, cercando di ottimizzarlo quanto più possibile, ma sono dovuto tornare indietro dopo circa un anno, le prestazioni sono calate (parecchio).

Lo utilizza ancora la consorte, ci tiene in ordine le ricette di cucina, le spese, ci naviga e controlla la posta, nulla più. Fino a quando vivrà, avrà bisogno di Dropbox, perché è lì sopra che tiene in backup tutto. Dropbox però non supporta più Windows Xp, dall’agosto dello scorso anno.

Utilizzo già Cloud Sync sul Synology DS216j, ho solo dovuto creare un utente ad-hoc per quel PC, aggiungere una voce all’elenco attività del connettore Dropbox (è facile, ti basterà seguire una procedura guidata molto banale) tenendo l’attività in sincronizzazione bidirezionale ed ecco fatto, una semplice mappatura di rete su quel Netbook permetterà di tenere vivo il collegamento con Dropbox, il resto è stato solo un junction su Windows Xp (roba del 2010 eh, nulla di nuovo sotto al sole).

Manca un client FTP

Davvero, una cosa stupida, che attualmente non esiste ma che spero possa essere integrata in una prossima versione del DSM. C’è il work-around, per motivi abbastanza ovvi, e si basa su un semplice script e sul sempreverde wget. Riassumo: un processo schedulato, un collegamento FTP e una cartella nella quale depositare i dati.

Il codice è abbastanza banale, e non servirà null’altro per portare a termine l’operazione:

wget -m ftp://<username>:<password>@<server_ip>/* -P /volume1/CARTELLABACKUP

Ovviamente al posto di <username> e <password> andranno indicati i relativi dati di collegamento al tuo spazio FTP, così come al posto di <server_ip> il giusto server. Dovrai modificare anche /volume1/CARTELLABACKUP con la destinazione corretta, quella scelta sul tuo NAS, per ospitare i dati che vuoi scaricare per tenere da parte un backup.

Cosa c’è di sbagliato in tutto questo? Nulla, sulla carta, nella pratica non riuscirai a controllare un avanzamento di quanto appena lanciato (puoi verificare l’occupazione cartella di destinazione e il numero di file che compariranno al suo interno, è vero), così come non riuscirai a bloccare il processo da interfaccia grafica (dovrai abilitare il collegamento SSH al tuo NAS e fare tutto da terminale), al massimo potrai monitorarlo.

Mi spiace, niente Google Photos

Un’altra mancanza. Niente work-around stavolta, a meno di far passare l’archivio fotografico da Google Drive, ma in quel caso viene a meno quella caratteristica così comoda messa a disposizione da big G, lo spazio non limitato sui server di Mountain View a patto di tenere la risoluzione non originale (ma comunque di buona qualità), ideale per le fotografie scattate da cellulare.

Avrei voluto mettere in piedi un ponte per tenere sotto backup le fotografie dei miei smartphone e di Ilaria, ma non solo. Ho provato a dare un’occhiata a Photo Station (applicazione consigliata per chi possiede un Synology) ma non mi ha soddisfatto. Resteremo su Google Photos, con la speranza che venga integrato in una delle applicazioni del DSM in futuro.

Un Plex sempre Ready to go, quasi

Ho installato Plex sul Synology DS216j, funziona bene, sono soddisfatto e ho ovviamente aggiornato il tutto secondo documentazione ufficiale, odio quando un pacchetto è troppo indietro rispetto alla release ufficiale dello sviluppatore, e quelli di terze parti su Synology non vengono proprio aggiornati tempestivamente (ho notato che la versione 0.99 è rimasta quella “più aggiornata” secondo il NAS per diverso tempo, quando in realtà eravamo arrivati ben oltre da diversi mesi). Ho scritto prima di questo rispetto al pezzo dedicato all’oggetto intero, speravo di chiuderlo un po’ prima ma evidentemente non è andata così.

Un NAS per casa: Synology DS216j 9

La pecca? Non tutti i file video vengono correttamente processati e mandati in onda sul televisore (tramite Chromecast), per alcuni serve un po’ più potenza di fuoco (CPU e RAM) per poter essere correttamente encodati e mandati in streaming. Per questo motivo sono stato costretto a riaccendere il Plex della macchina Windows sempre viva in casa, è lei che si occupa di fare quel mestiere con i file più ostici, pur prendendoli da NAS.

In conclusione

Un buon prodotto, modulabile (considerando le applicazioni disponibili ufficialmente ma anche quelle provenienti da altre repository), che si adatta abbastanza facilmente alle esigenze ma che ancora ha qualche piccola lacuna che -credo- non sarà difficile da colmare, e il tempo potrà dire se questo mio “vecchio articolo” (quando lo sarà) ci aveva visto giusto o no.

Synology non tradisce e riesce anche a mettersi al livello di quel consumatore che probabilmente non conosce poi così bene l’argomento, che non è abituato a parlare di mirroring o script da terminale, è un po’ a portata di chiunque (l’importante è volersi applicare). Non ho volutamente parlato di specifiche prettamente tecniche, non sono voluto scendere in quel dettaglio che potresti non riuscire a seguire dopo qualche riga, per i puristi c’è sempre la pagina dedicata (e qui trovi anche le prestazioni misurate).

Il costo dell’apparato è sufficientemente bilanciato a ciò che si ottiene. Rimane una spesa tutto sommato contenuta se si possiedono già i dischi fissi, tutto aumenta se devi mettere in piedi da zero il tuo concentratore di dati, come nel mio caso, e ti consiglio personalmente di investire qualche soldino in più ma fare le cose per benino, non comprare a occhi chiusi se non sei sicuro di quello che stai per fare. Già che ci sei, utilizza il sito web di Synology per verificare la compatibilità del Synology DS216j con prodotti di terze parti (hard disk compresi): synology.com/it-it/compatibility?search_by=products&product_bays=2&product_name=DS216j.

Mi sembra –e credo– di aver scritto tutto quello che mi sembrava giusto riportare, ovviamente l’area commenti è a totale disposizione, per ogni dubbio in merito al prodotto e al suo sistema operativo, nei limiti delle capacità del sottoscritto :-)

fonti utilizzate: evotec.xyz/how-to-backup-ftp-to-synology

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: tutto pagato di tasca mia (sono circa 300€ di spesa). È un bell'investimento ma risolve tante beghe.

Uso ormai Plex da una vita e, con l’arrivo del Synology DS216j in casa, ho scelto di spostare il Media Center dalla macchina Windows di casa al NAS, in fondo i contenuti si trovano su quest’ultimo, perché quindi non tenere tutto sotto lo stesso tetto? Ho trasferito tutto, installato e riconfigurato Plex esattamente come quello che ho poi spento in seguito su Windows. Il problema però è che il pacchetto Plex proposto dal centro di installazione Synology nasce vecchio.

Synology: aggiornare Plex manualmente

Si può effettuare l’aggiornamento manuale, basta solo qualche accortezza e un paio di informazioni che puoi recuperare facilmente dalle informazioni del NAS. Affrontiamo tutto per punti.

Synology: aggiornare Plex manualmente 5

Info e Download

Accedi al tuo NAS tramite interfaccia web, entra nel Pannello di controllo e accedi alle informazioni del dispositivo (Centro informazioni, nda). Ti serve verificare che tipo di processore monta, se Intel o ARM. Nel mio caso è il secondo, come da immagine:

Synology: aggiornare Plex manualmente 1

A questo punto scarica il giusto pacchetto per il tuo Synology dalla pagina plex.tv/downloads, e tienilo da parte. Dovrai prima andare a fare qualche modifica nelle impostazioni del NAS.

Accedi al Centro pacchetti, quindi alle Impostazioni. Dovrai ora modificare il livello di fiducia per le fonti di installazione. Sposta il check sulla seconda opzione (Synology Inc. ed editori fidati) e scarica nel frattempo la chiave pubblica di Plex all’indirizzo downloads.plex.tv/plex-keys/PlexSign.key. Ora spostati sulla voce “Certificato” e importa la chiave appena scaricata:

Un clic su Salva per chiudere la finestra e il gioco è fatto. La parte relativa alle impostazioni è terminata. Puoi ora caricare manualmente il pacchetto. Fai clic su “Installazione Manuale” e carica il pacchetto di Plex che hai scaricato dal suo sito ufficiale a inizio articolo, ti verrà poi richiesta ultima conferma prima di procedere (si tratta pur sempre di un pacchetto che non arriva ufficialmente da Synology):

Il gioco è fatto, la versione dovrebbe essere già cambiata nel Centro pacchetti di Synology, ti basterà accedere a Plex (via web) e andare nelle impostazioni del server per avere anche l’ultima conferma.

È una procedura semplice ma seccante, me ne rendo conto, perché Synology non propone i pacchetti costantemente rilasciati da Plex, e non c’è modo di automatizzare il processo, dovrai quindi ripetere l’operazione in futuro per tenere sempre tutto aggiornato, e sfortunatamente non puoi semplicemente fare un clic su “Aggiorna ora manualmente” quando ti compare in Plex.

fonti utilizzate:
jeremywsherman.com/blog/2015/11/08/updating-plex-on-synology-nas
support.plex.tv/hc/en-us/articles/205165858

Durante la preparazione di un B50-50 con Windows 10 Pro, ho incontrato alcune difficoltà con una periferica apparentemente sconosciuta, che non è stata messa al suo posto da nessuno dei driver disponibili nella pagina ufficiale del prodotto sul sito di Lenovo. Il metodo per aggirare l’ostacolo è sempre lo stesso, ed è quello di andare a dare un’occhiata all’ID Hardware tramite la Gestione dei dispositivi (Esegui → devmgmt.msc). A quel punto una veloce ricerca in Google risolve sempre la maggior parte dei problemi.

Windows 10 Hero

Secondo la Knowledge base di Lenovo, più precisamente la pagina disponibile all’indirizzo support.lenovo.com/it/it/solutions/ht071645, il problema nasce dalla mancata installazione di OneKey Optimizer, uno di quei software di cui si fa volentieri a meno (ricordi quell’articolo riguardante la pulizia dei bloatware presenti di fabbrica sul B50-50?). Eppure a qualcosa serve, non fosse proprio per l’INF che andrà a colmare quel vuoto del Device Management. Puoi installarlo, attendere che il driver venga installato (e la periferica riconosciuta), quindi disinstallarlo.

Se stai cercando (inutilmente) la versione adatta al tuo serie B50, compatibile con Windows 10, smetti di cercare, sono diventato (più) scemo già io: support.lenovo.com/it/it/downloads/ds103119. Questo è quello giusto, e io sono finalmente riuscito a tappare quella falla:

Inutile dire che nella pagina driver del B50-50, ovviamente filtrata per Windows 10 x64, il software non lo si trova. Aggiungerei inoltre, se posso, che il Lenovo Bridge (piccolo software che permette download simultanei dei pacchetti driver) è pessimo (e non capita raramente di ritrovarsi un eseguibile corrotto perché scaricato a metà), ma questo è ovviamente un altro discorso.

Prima di concludere

Ti ricordo che questa macchina ha la (fastidiosa) particolarità del Novo Button, quel piccolo foro che dovrai attraversare con l’equivalente di una graffetta (vale anche quella di iPhone o iPad, nda) per poter accendere il PC e mandarlo in modalità Recovery, arrivando così al menu che ti permette di entrare nel BIOS o selezionare una diversa periferica di boot. Lo trovi qui:

E se vuoi cambiare il disco

Auguri e porta tanta pazienza. Ho sostituito il disco originale della macchina con uno nuovo a stato solido. Bisogna smontarla praticamente tutta, per poter arrivare al carrello disco. Lo stesso vale per l’unico slot di RAM, nel caso nascesse la necessità di un upgrade. Ho seguito questo video su YouTube, sono riuscito a smontare, sostituire e rimontare senza problema alcuno, fa molta attenzione:

Buon lavoro!

Con Android spesso è tutto più semplice, non ha particolari restrizioni nei confronti dell’utente finale e si riescono a fare cose che su iOS attualmente non sono consentite (mi viene subito in mente il controllo remoto, tanto per fare un esempio). L’articolo di oggi parla di un prodotto utile per aggirare l’ostacolo della registrazione del monitor, per realizzare tutorial video o catturare sessioni di gioco da poter poi pubblicare su YouTube (argomento che spesso interessa i più giovani).

Si chiama –senza troppa fantasiaiPhone Screen Recorder, e lo sviluppa la AceThinker.

iPhone Screen Recorder di AceThinker

iPhone Screen Recorder sfrutta la tecnologia AirPlay di Apple per farsi trovare da iOS, e ne cattura l’output. Questo vuol dire che, sul monitor del PC, potrai vedere e registrare qualsiasi cosa accada su iPhone o iPad, audio compreso. Al termine della registrazione, otterrai un video con la qualità e il formato precedentemente stabilito. Il programma nasce evidentemente per Windows, ma è disponibile anche per il più recente macOS, quest’ultimo propone però meno opzioni rispetto a quelle disponibili su sistema Microsoft, ed è la versione che ho provato per scrivere l’articolo.

La configurazione del programma è davvero semplice (e già pronto per funzionare subito dopo l’installazione, senza necessità di particolari impostazioni). Ti basterà cercare dispositivi disponibili per la trasmissione AirPlay dal menu basso di iOS e il gioco è fatto, noterai subito l’applicazione in esecuzione:

Fai clic per trasmettere verso il dispositivo di duplicazione, partirà il mirroring del monitor all’interno dell’applicazione lanciata su PC. Potrai mostrare “la diretta” durante una proiezione, registrare un video o catturare facilmente screenshot, tutto a portata di clic, puoi anche scegliere di mettere a tutto schermo ciò che in quel momento stai facendo sul dispositivo. Ho voluto fare un paio di test con due giochi, dato che la società di sviluppo punta molto su questo aspetto.

Ti lascio vedere il risultato finale mettendo a confronto Super Mario Run e Fallout Shelter, due titoli molto diversi tra di loro, anche per lo sfruttamento delle risorse del dispositivo (un iPhone 6 con a bordo iOS aggiornato). A te la (per forza piccola) playlist:

Avrai certamente notato una mancata sincronizzazione (fluida) tra video e audio del primo e sì, non è colpa della conversione YouTube, e dubito possa essere colpa del mio MacBook (perché ho fatto un altro test passando per QuickTime). Quella mancata simbiosi si nota molto meno nella registrazione di Fallout Shelter, eseguita con l’identico hardware e software. Il programma in realtà dà il meglio di sé quando si chiede di registrare la normale attività del sistema, o magari un passo-passo di una qualche applicazione che non sia ludica, lo ritengo un utilissimo braccio destro per realizzare dei tutorial da mettere a disposizione degli utenti (anche in azienda), meno per pensare di mettermi a fare lo Youtuber imprecando e urlando sull’ultimo titolo disponibile in AppStore.

Giusto per completezza, ho registrato e caricato un terzo video, registrato con la versione per Windows che, come anticipato, integra alcune altre opzioni riguardo il formato video (e non solo). Ho selezionato prima un diverso livello del gioco, per poi tornare sul livello 1-1 per replicare la registrazione fatta nel primo video catturato dal MacBook.

iPhone Screen Recorder di AceThinker 3

Se ingrandisci l’immagine (ti basterà selezionarla con un clic), noterai una bassa qualità dell’anteprima, cosa che per fortuna sparisce nella registrazione video ad alta qualità.

La licenza (a oggi, che sto pubblicando l’articolo) costa l’equivalente di poco meno di 30€, e permette di sbloccare completamente l’applicazione che stai già provando (magari) sul tuo PC, permettendoti di registrare video lunghi e senza alcun logo all’interno. Una possibile alternativa di fascia alta è AirServer, che avevo provato con risultati molto soddisfacenti in passato, e che propone una licenza meno costosa (meno della metà di quella di iPhone Screen Recorder, nda), con diversi punti a favore e qualche piccola pecca (baso però il mio giudizio su una versione di qualche tempo fa, che potrebbe quindi essere ulteriormente migliorata), e in realtà corrisponderebbe alla mia scelta se dovesse servirmi un software di cattura monitor di iOS.

Esistono ulteriori alternative? Certamente. Con alcuni altri del “settore” bisogna però scendere a compromessi, quelli che a un cliente pagante non piacciono mai (è un po’ più facile mandare giù la pillola amara quando si sfrutta qualcosa gratuitamente, e neanche in tutti i casi).

Stavo facendo regolare manutenzione della macchina di HelpDesk (quella che in ufficio fa girare un’installazione di ServiceDesk Plus, te ne ho già parlato in passato) e mi sono accorto che nel database, la tabella relativa ai log di errore, era cresciuta fino a toccare quota 5,5 GB circa. Dato che con la migrazione a Windows 2012 Server ci siamo portati dietro lo storico di quanto operato fino a quel momento, ho contato nell’errorlog qualcosa come 200.000 eventi e più, circa 6 anni di onorato servizio. Era arrivato il momento di fare un po’ di pulizia.

ServiceDesk: una toolbar personalizzata sempre in vista 1

Per farla breve: utilizzare la GUI in questo caso è impossibile. Gli eventi sono troppi, il software di HelpDesk non è in grado di navigare correttamente tra le tab del log. È quindi consigliato operare direttamente sul database, dopo aver eseguito un backup dello stesso (non si sa mai, fallo senza pensarci due volte e mettiti al sicuro). L’operazione richiederà un rapido fermo dei servizi (immediatamente riavviabili) e non dovrebbe impattare troppo sull’attività dei tecnici e degli utenti, ammesso che il server che ospita l’applicazione abbia sufficiente RAM e CPU a disposizione per tenere a bada i consumi del motore SQL (nel mio caso MySQL) e Java.

Per effettuare una buona pulizia, sono stato anche costretto a un rapido tuning dell’applicativo, andando a modificare alcuni parametri consigliati da Manage Engine. Mettiti “comodo” (si fa per dire) e preparati a fare qualche ritocco sotto al cofano.

Pulizia e Tuning di sistema

Volendo tenere gli ultimi 60 giorni di log e quindi buttare via tutto il resto, sarà necessario dare alla macchina un attimo più di sprint, questo è necessario nel caso in cui quella tabella sia troppo ricca di eventi (puoi vederlo tu stesso con un semplice clic su Community (l’icona del supporto, nelle ultime versioni di ServiceDesk Plus) → System Log Viewer:

Pulizia e Tuning di ServiceDesk Plus

Come detto prima, quel numero “of 2368” superava i 200.000!

Una volta connesso al DB MySQL, l’operazione di pulizia fallirà quasi certamente a causa del buffer InnoDB “troppo stretto“. Puoi controllare tu stesso. Per connetterti al MySQL che sta girando sulla macchina dovrai aprire un prompt dei comandi, quindi andare in C:\ManageEngine\ServiceDesk\mysql\bin, ammesso che tu abbia installato tutto nel disco principale del server (altrimenti sostituisci C:\ con la lettera del drive all’interno del quale si trova ServiceDesk Plus).

Se anche il tuo ServiceDesk Plus utilizza MySQL, continua la lettura delle istruzioni di seguito, in caso contrario dovrai modificare il metodo di collegamento (consulta questa risposta sul forum ufficiale: forums.manageengine.com/topic/how-to-delete-all-log-files#49000007368489):

mysql.exe -u root -P 33366 servicedesk

Una volta connesso, lancia la cancellazione dell’intervallo desiderato (nell’esempio, ho mantenuto 60 giorni di storico, tu puoi ovviamente modificarlo aumentandolo o diminuendolo a piacere), l’istruzione di seguito è valida per MySQL:

delete from errorlog  WHERE DATEDIFF(NOW(),FROM_UNIXTIME(OCCURREDTIME/1000))  >60;

Quasi certamente arriverai a vedere l’errore 1206, causato dall’elevato numero di lock rispetto allo spazio a disposizione in tabella. Per verificare il perché, prova a lanciare uno show global variables like 'innodb_buffer%':

Pulizia e Tuning di ServiceDesk Plus 1

Quel valore (8,388,608 espresso in byte) è basso, è circa l’equivalente di 8MB, non è sufficiente. Per questo motivo sarai costretto a modificare il batch che si occupa di lanciare il motore SQL di ServiceDesk Plus, in base alla RAM a tua disposizione sul server, secondo quanto suggerito nel forum del prodotto: forums.manageengine.com/topic/manage-engine-supportcenter-plus-slowness-and-takes-ages-to-load-the-request-screen. La mia macchina ha più di 4GB di RAM, per questo motivo ho aperto C:\ManageEngine\ServiceDesk\bin\startDB.bat e ho inserito i vari parametri suggeriti:

@start "MySQL" /B "%DB_HOME%\bin\mysqld-nt" --standalone --lower-case-table-names=1 --basedir="%DB_HOME%" --port=%DB_PORT% --datadir="%DB_HOME%\data" --default-character-set=utf8 --set-variable=query-cache-type=2 --read_buffer_size=128K --read_rnd_buffer_size=2M --sort_buffer_size=4M --myisam_sort_buffer_size=8M --key_buffer_size=64M --innodb_buffer_pool_size=750M --bulk_insert_buffer_size=16M --table_cache=1024M --innodb_flush_log_at_trx_commit=0 --low-priority-updates

Stessa sorte toccata al file di configurazione del Wrapper Java, quello che trovi in C:\ManageEngine\ServiceDesk\server\default\conf\wrapper.conf, modificato alla stessa maniera e ritoccato sui due valori suggeriti, da:

# Initial Java Heap Size (in MB)
wrapper.java.initmemory=128

# Maximum Java Heap Size (in MB)
wrapper.java.maxmemory=256

a (nel caso della mia macchina con più di 4GB di RAM, occhio quindi alla tua):

# Initial Java Heap Size (in MB)
wrapper.java.initmemory=256

# Maximum Java Heap Size (in MB)
wrapper.java.maxmemory=1024

A questo punto potrai fermare e avviare nuovamente il tuo ServiceDesk Plus. Così facendo, collegandoti nuovamente al database, dovresti poter notare che il valore di innodb_buffer_pool_size è aumentato fino a toccare la quota richiesta dalla tua modifica nel file batch (startDB):

Pulizia e Tuning di ServiceDesk Plus 2

Ora potrai finalmente lanciare la pulizia, che non dovrebbe più bloccarsi, e che dovrebbe pulire quanto richiesto entro qualche minuto di lavoro al massimo:

Pulizia e Tuning di ServiceDesk Plus 3

Ora finalmente potrai navigare il System Log da interfaccia grafica di ServiceDesk Plus, avrai reso più rapidi i backup da eseguire quando si lancia un upgrade di prodotto e avrai risparmiato un po’ di spazio su disco, il tutto condito da una maggiore velocità di avvio della piattaforma.

Non male, vero? :-)