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Proprio così. Amazon allarga il bouquet di servizi messi a disposizione degli utenti, introducendo il loro servizio di streaming video, Amazon Prime Video, ritagliandosi (ci prova, solo il tempo ci dirà se ci riuscirà o meno) il suo piccolo spazio tra i grandi player di settore, come Sky, Mediaset, Netflix ma non solo. Il tutto risponde all’URL primevideo.com.

Amazon Prime Video approda in Italia

Amazon Prime Video

Sbloccato per l’Italia e per ulteriori 199 paesi (noi facciamo parte dei 200 totali, tanto per dirla in altra maniera) solo qualche giorno prima di Natale, vanta serie televisive originali e film concessi in licenza. Interfaccia non ancora localizzata (è in inglese, nda), propone però sottotitoli e doppiaggio anche in italiano (per buona parte del catalogo, non ancora per tutto).

Come ogni servizio di streaming attualmente disponibile sul mercato, propone un periodo di prova gratuita (7 giorni, contrariamente al mese proposto da Netflix per esempio), un prezzo mensile di 5,99€ (ma per i primi 6 mesi di abbonamento potrai usufruire di uno sconto del 50% e pagare 2,99€), compreso invece (e quindi a costo zero, per il momento) per gli utenti Amazon Prime. Dubito fortissimamente possa rimanere tale per molto tempo, in America l’abbonamento Prime di Amazon include altri servizi e arriva a costare quasi 100$ all’anno (qui da noi si arriva a malapena ai 19,90€).

Cosa serve

Una connessione a banda larga da almeno 900 Kbit/s, anche se i contenuti in HD necessitano almeno di 3.5 Mbit/s. Servirà un tablet o uno smartphone, ma anche un televisore che possa sfruttare l’app scaricabile dal proprio store, o magari una console (e relativo store anche in quel caso, anche se su One non è ancora disponibile nello store Microsoft italiano e si è costretti a passare da un’alternativa, come quella US). È chiaro che l’obiettivo finale di Amazon (come è stato per i competitor in passato) è rendersi disponibile ovunque, su ogni dispositivo.

Amazon Prime Video approda in Italia 1

Di base si può utilizzare Amazon Prime Video su ogni browser: da Firefox a Chrome, passando per Internet Explorer e qualsiasi altra alternativa compatibile HTML5, o almeno in grado di eseguire Silverlight (5.1 o superiore). Su mobile è necessario almeno Android 4 o iOS 8, sono compatibili (manco a dirlo) i tablet Fire della stessa Amazon.

Amazon Prime Video
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free
Amazon Prime Video
Price: Free

Se invece hai un televisore connesso a internet puoi pensare di scaricare direttamente su di lui l’applicazione (Samsung conferma la compatibilità con i modelli 2015 e quelli 2016 con sistema operativo Tizen. LG conferma la compatibilità con le serie G6, E6, C6, B6, UH9500, UH8500, UH7700, UH7500, UH 6500, UH 6300, UH 6100 con a bordo WebOS 3.0, e le serie EG960V, EF950V, EG920V, EG910V, UC9V, UB980V, UF950V, UG870V, UF8507, UF7787, UF7767, UF6807, UF6407, LF652V, LF630V, UF776V, UF850V del 2015 che sfruttano ancora WebOs 2.0).

Peccato che

Nonostante la compatibilità con così tanti dispositivi, non potrai utilizzare direttamente AppleTV o ChromeCast. Già solo questa pecca vale tutta la candela e abbassa drasticamente il giudizio finale del servizio, almeno per quanto mi riguarda.

Così facendo, viene completamente a meno la qualità video pensata per il servizio: si parte dalla qualità DVD di base (576p), che viene automaticamente alzata fino a 2160p (corrispondente all’UltraHD) e supporto HDR, ammesso che tu abbia a disposizione una connessione in grado di sopportare un carico di 15 MBit/s (nulla di inarrivabile per la fibra ottica, forse meno per chi sfrutta le classiche 20 Mbit/s in rame). In mezzo troverai anche la più abbordabile 1080p (Blu-Ray), anche con audio in multi canale 5.1 e non solo MPEG.

Limiti

Ti ho già parlato di cosa serve e cosa c’è che non va proprio. Torniamo a parlare di limiti (leciti): possono essere connessi (e avviare lo streaming, nda) all’account Prime Video fino a tre dispositivi contemporaneamente (niente male davvero, considerando che per Netflix serve l’account più costoso per averne fino a 4), ma solo uno può eseguire un determinato video, gli altri due dovranno guardare altro.

Devo abbonarmi?

Mah. In tutta onestà non c’è una risposta secca che sono in grado di darti. Più che altro valuterei le opzioni a disposizione:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Il servizio funziona e propone già una buona quantità di contenuti, la localizzazione in italiano mancante e la forzatura all’inglese può non essere a portata di tutti, alcuni potrebbero ritenerla addirittura più fastidiosa del previsto, ma sono certo che Amazon risolverà questo problema entro breve.
  • Il fatto che il servizio venga offerto ai clienti Amazon Prime in maniera gratuita è sicuramente un plus (anche se ho paura che ciò farà lievitare quanto prima la cifra richiesta a fine anno a noi abbonati, spero si possa scegliere di staccare un determinato prodotto dal bouquet e scegliere di pagare la stessa cifra di oggi).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un servizio già esistente in America deve poter arrivare preparato sui mercati restanti, soprattutto quando fa un lancio in “pompa magna” e lancia il guanto di sfida ai competitor già robusti e pronti a difendersi. Non puoi non avere già a disposizione l’applicazione su ogni store e la piena compatibilità con AppleTV e ChromeCast. Fare streaming del monitor del proprio smartphone fa schifo per questo tipo di contenuti, e onestamente l’applicazione scaricata dallo store USA su Xbox One non funziona ancora perfettamente.

Fai la tua valutazione, pensaci sopra. Sfrutta un abbonamento Prime già esistente o creane uno nuovo (ricorda di disattivare il rinnovo automatico, altrimenti pagherai l’abbonamento per intero già al secondo mese di attivazione), oppure prenditi quei 7 giorni senza account Prime, poi dimmi cosa ne pensi e se credi che valga la pena essere iscritto all’ennesimo servizio di streaming video.

Di certo, in tutto questo, c’è un pensiero comune di tanti, me compreso, che ha espresso Ciro giusto qualche giorno fa:

Perché se aggiungo anche Sky (la sua offerta satellitare per me e l’abbonamento online per i miei genitori) allora sì, la lotta alla pirateria ha vinto con le regole che il popolo del web suggeriva già tanti anni fa (che poi tanto i pirati continuano a esistere e continueranno in futuro, ma poco importa, una gran fetta è ormai stata resa acqua passata).

Oggi torno a parlarti di Telegram, niente adesivi però, stavolta l’argomento principale si sposta sui bot. Conosci già i bot? Sono stati una vera e propria rivoluzione per il client di messaggistica istantanea. Lo stesso blog ufficiale della piattaforma ne ha diffusamente parlato, focalizzando l’attenzione su due articoli in particolare: telegram.org/blog/bot-revolution e telegram.org/blog/bots-2-0 (se ti va, puoi dare anche un’occhiata a telegram.org/blog/inline-bots). Esistono centinaia di bot, tutti partono da una buona idea (alcuni proprio no, ma tendiamo a tenere esclusi proprio questi), alcuni entrano in top 10 per la loro indiscutibile utilità.

Puoi pensare ai bot come a più volti di una stessa medaglia. Un client di messaggistica, un device (o anche più, poco importa) e mille differenti utilizzi, è un po’ come portarsi dietro un coltellino svizzero, sempre utile in caso di necessità!

Telegram: caccia ai bot più utili

Che poi di bot ce ne sono davvero per tutti i gusti. Si va da quello che è in grado di ricordarti cosa devi acquistare quando vai a fare la spesa (sostituendo i sempre inutili bigliettini scritti a mano), a quello che ti dice quali sono gli ultimi contenuti caricati su Netflix, passando per quello che riesce a darti le informazioni sulla sala cinematografica più vicina alla tua posizione e dirti gli orari degli spettacoli. Se poi invece cerchi qualcosa di più complesso, puoi sempre affidarti a un traduttore che in maniera estremamente veloce saprà trasformare, in maniera comprensibile, testo in lingue differenti dalla tua.

Tanti hanno provato a stilare una lista dei migliori bot da tenere a portata di mano, io voglio provare a stilarne una mia, basata più che altro sulle quotidiane esigenze, suggerendo possibili alternative e magari tenendo aperta la porta ai vostri commenti (sempre preziosissimi) così da scoprire insieme nuovi bot interessanti da testare e tirare fuori dal cappello al momento opportuno :-)

Start Your Engine

Parti da un presupposto: esiste un concentratore per tutti i bot di Telegram, un censimento in grado di farti vedere tutto ciò che è disponibile e sfruttabile via client di messaggistica istantanea, il sito web risponde all’URL storebot.me. Al suo interno troverai anche un motore di ricerca e delle viste rapide che ti daranno massima libertà di movimento, potrai da subito scegliere ciò che più ti aggrada, ciò di cui hai veramente necessità. La classifica dei migliori bot Telegram è assolutamente soggettiva, le esigenze cambiano da persona a persona, non servo mica io per dire questa ovvietà :-)

Intrattenimento

Ho individuato un paio di bot sicuramente utili allo scopo. Ho anticipato qualcosa di entrambi in apertura articolo, servono rispettivamente a seguire le nuove uscite di Netflix e andare a colpo sicuro verso lo spettacolo che si intende andare a guardare nella sala cinematografica più vicina alla propria posizione (o anche no, non è certo necessario).

telegram.me/netflixnewsbot permette di seguire (una volta iscritti) tutte le uscite pubblicate su Netflix, in riferimento alla località del proprio abbonamento (io ho un abbonamento italiano, ma conosco diverse persone che sfruttano account Netflix esteri per una maggiore ricchezza di catalogo, tanto per dire). Il comando /region (Add a Region per aggiungere l’Italia, Remove a Region per eliminarsi dalle notifiche di default, quelle americane, Done with Regions per terminare la configurazione, nda) servirà a impostare su cosa puntare la lente di ingrandimento. Da questo momento sarai iscritto al flusso di notizie riguardante i rilasci.

telegram.me/CinemasBot permette invece di cercare sale cinematografiche, spettacoli, orari. Servirà inviare la location, toccherà quindi utilizzare un dispositivo in grado di inviarla (non potrai utilizzare il client Telegram per PC). A quel punto otterrai una lista delle sale più abbordabili e la lista dei film disponibili in questo momento. Per ciascun film selezionato, otterrai gli orari di proiezione, il gioco è fatto!

telegram.me/MuseiMibactBot è tutto un programma, permette di ottenere tutte le informazioni disponibili su musei e mostre nei diretti dintorni o presso una location da specificare manualmente al bot. Funziona bene, le ricerche fanno sempre centro e i dati sono abbastanza aggiornati (ma questo esula dallo sviluppatore, che si appoggia su basi dati disponibili pubblicamente, nda). In molti casi riuscirai a ottenere informazioni preziose quali orari di apertura e contatti dei musei che potresti voler visitare durante una tua visita turistica o nel fine settimana da passare nella tua città. Questo è solo uno di tanti bot sviluppati dalla stessa identica persona, si tratta di Francesco Piero Paolicelli (@Piersoft), evidentemente innamorato degli OpenData e pronto a rendere più accessibili informazioni già disponibili in rete, ma (troppo) spesso non conosciute o comunque non sfruttate a dovere, trovate gli altri all’indirizzo piersoft.it/?p=626.

Quotidianità

telegram.me/rifiutariobot è il classico vorrei ma non posso. Bella l’idea (fa bene all’ambiente e a noi tutti), buona la base, manca probabilmente il tempo per seguirla a dovere e ascoltare (forse) i suggerimenti degli utenti. Ho provato a dare del lavoro in pasto al bot, cercando prodotti credo semplici, come una lampadina o una busta, ottenendo però la classica risposta del “non ce l’ho ma ti prometto che lo avrò presto“. Non occorre forse perderci altro tempo, spero solo che possa (il progetto) riprendersi e arricchire sempre più il suo database di corrispondenza per un corretto riciclo dei rifiuti!

telegram.me/Grocerylistbot è ciò che probabilmente ti salverà dalle ire della moglie quando verrai spedito al supermercato con una sola missione: acquistare tutto ciò di cui c’è bisogno in casa senza dimenticare nulla. Il funzionamento è chiaramente banale: si potranno aggiungere prodotti, toglierli, visualizzare una lista completa. Nelle opzioni (del bot) potrai modificare il suo comportamento nei tuoi confronti. Il miglior utilizzo? Inserire il bot all’interno di un gruppo di amici (o della famiglia) per utilizzarlo tutti insieme e mettere così a punto una lista della spesa che non manchi di nulla per il classico pranzo della domenica o per la grigliata tra amici.

Shopping

telegram.me/PriceTrackBot è il bot di cui ti ho parlato qualche giorno fa nell’articolo dedicato ad Amazon e al suo Prime Day, quello in cui ti ho raccontato come capire se hai fatto o meno un affare (oggi, ma anche in futuro) attraverso l’utilizzo di un plugin per il browser, oppure proprio di questo bot. Ti rimando direttamente all’articolo, all’URL gioxx.org/2016/07/22/amazon-prime-day-ho-fatto-un-buon-affare. Utilizzare il bot è davvero semplice: basterà chiedergli di tenere traccia di un prodotto, notificandovi ogni variazione di prezzo. Quel prodotto rimarrà in lista fino a quando lo vorrai, potrai eliminarlo in ogni momento.

telegram.me/TrackBot è invece un po’ come il fratello maggiore. L’acquisto è fatto, stai attendendo il pacchetto e ormai fremi per mettere le mani sul nuovo giocattolo. Conosco bene questa sensazione, sono cliente Prime e puoi facilmente comprendere come qualsiasi cosa vada oltre il giorno di consegna mi riporta ai tempi di eBay e di quando facevo contrattazione, acquisto e preghiere che tutto arrivasse a destinazione, pagando magari qualcosa in più per un corriere assicurato. TrackBot, dato un numero di spedizione, ti permetterà di seguirne il percorso, fatta eccezione per quelle entry che lo stesso corriere non ha ancora inserito a sistema. Un esempio? Bartolini lo fa un giorno si e l’altro pure, o quasi. Ti basterà mettere sotto osservazione in ogni caso il numero di spedizione, compariranno le informazioni non appena disponibili.

Ok, basta stickers e bot!

All’indirizzo inten.to/?q=&p=true&lng=it&t=c potrai trovare una lista dei canali italiani più frequentati su Telegram. Spesso avrai a che fare con piazze parecchio frequentate dove Youtubers famosi distribuiscono saggezza popolare ai loro fan (si nota l’ironia?), in altri casi potrai effettivamente conoscere canali realmente utili (anche se meno invasi), in linea generale un maggiore numero di persone iscritte a un canale non vuol dire necessariamente che da quelle parti la qualità sia poi così eccelsa (e non ci vuole certo una laurea per dirlo!).

Tu hai per caso ulteriori suggerimenti in merito? Sentiti libero di parlarne nell’area commenti! :-)

Dice bene Guido Meda che, nonostante la sua proverbiale imparzialità nei confronti dei campioni della MotoGP (si, sono ironico), riporta un’equazione esatta: i clienti di SKY pagano un servizio, quello che deve essere sempre all’altezza delle aspettative, quelle più complesse, quelle che non permettono il minimo errore, si pretende il massimo e anche ciò che ancora non si può sapere di desiderare. L’ho certamente condito con ulteriori mie osservazioni (da cliente), ma il succo della questione è proprio questo, discusso durante la conferenza stampa dedicata al lancio della nuova stagione motori tenutasi al circuito di Franciacorta lo scorso 29 febbraio, la #SKYMotoriStart. Questo doppio nastro di partenza non è però l’unica novità di marzo proposta dal colosso di Rogoredo, scopriamo insieme il ventaglio e ragioniamoci sopra.

SKY: a marzo c'è tanta carne al fuoco

Non ci saranno più le mezze stagioni

È ciò che recita la pubblicità che tappezza Milano. Nei cartelloni a scorrimento in mezzo alla strada (alle stazioni di attesa bus, nda), nella metropolitana, nei quotidiani. Di cosa si tratta? Di tempi maturi. Abbiamo Sky On Demand (da tempo, ormai), abbiamo Netflix, abbiamo diversi altri servizi che propongono streaming di buona qualità e che permettono di vedere ciò che si desidera, quando lo si desidera. È la TV che deve sottostare ai nostri orari, non noi ai suoi, non più ormai. Tempi maturi, si diceva, e ne parlavo giusto lunedì scorso con un amico che in Sky ci lavora sul serio. Le statistiche parlano loro in maniera chiara, e negli ultimi 18 mesi quelli che finalmente hanno capito che la fruizione dei contenuti può e deve essere controllata dal proprio telecomando (o altro device mobile), sono aumentati, hanno permesso di far nascere una tecnologia che già c’era, esisteva, dormiente, pronta per essere messa a disposizione di tutti ma non ancora giustificata.

Si chiama Sky Box Sets e va a completare un ventaglio diversamente non accessibile su piattaforme concorrenti: propone stagioni intere di serie televisive sotto licenza Sky.

SKY: a marzo c'è tanta carne al fuoco 1

Prendiamo colui che ho continuato a citare fino a ora come punto di riferimento. Sono cliente Sky, sono anche cliente Netflix (e si, ho anche un abbonamento Infinity perché a me questo mondo piace, assai, brutta piaga). Non si tratta della stessa cosa ed è difficile metterli al confronto, nascono diversi. Non c’è possibilità di accedere ai contenuti da più postazioni, non per il momento almeno (eccezione fatta per chi ha Sky Go già attivo). L’offerta è dedicata esclusivamente agli abbonati Sky, chi non lo è non accede, è molto semplice. Non c’è neanche un periodo di prova. È compreso nell’offerta HD o Famiglia, a pagamento per tutti gli altri che non hanno almeno una delle due opzioni. Non occorrerà registrarsi da nessuna parte, imparare alcunché, configurare chissà quale applicazione o dispositivo, è già tutto pronto, basterà il telecomando del proprio decoder.

Grazie agli accordi con HBO, Showtime e ABC Studios (tanto per citarne tre) e le produzioni originali Sky, Sky Box Sets approda sui televisori degli abbonati con 50 titoli, alcuni tra i quali hanno permesso al gruppo di Murdoch di conquistare la fiducia e la fedeltà di tanti nuovi clienti. Si arriverà a 100 titoli entro il primo anno di vita del servizio. Non è male, non è certo oro che cola. Ricordo ancora fin troppo bene le lamentele per un Netflix che è partito un po’ in sordina e con parte dei titoli non disponibili, alcuni facenti parte proprio del ventaglio di esclusive Sky. Non è stata presa bene dai puristi, si è cercata, imparata e utilizzata la soluzione VPN per aggirare l’ostacolo e accedere al catalogo completo. Come si reagirà a Sky Box Sets?

Ciò che davvero manca è un tetto unico, e mi rendo conto che sto chiedendo la Luna. Un servizio, uno solo, la possibilità di accedere a un catalogo talmente vasto da non farsi bastare una sola vita per vedere tutto ciò che ci interessa, a un prezzo onesto che possa essere sostenuto mensilmente. Ci siamo lamentati per anni e anni dell’abbonamento RAI (io mi lamento ancora, non guardo i loro programmi e non mi sembra giusto pagare, ma è obbligatorio), perché non ci si lamenta mai per la cifra in fondo a destra in un ipotetico foglio di calcolo a fine anno? Quella cifra è data dalla somma dei pagamenti mensili di ciascun servizio che si sfrutta. Se mensilmente non fanno certo paura, vedere quella somma un po’ lascia perplessi e ci si chiede se ne vale davvero la pena. Potranno nascere nuovi servizi, ogni giorno, lo stipendio non aumenta e neanche le ore che compongono la giornata e quel poco tempo libero che ci rimane a disposizione dopo aver assolto a ogni nostro dovere, trovate l’errore.

Mi piace Sky Box Sets? Si, perché funziona, e perché fa parte del mio abbonamento senza la necessità di dover sborsare ulteriori soldi, difficilmente sarei disposto a sopperire all’ulteriore spesa se così non fosse, rinunciando alla possibilità di recuperare puntate di stagioni che magari mi sono perso, e che nel frattempo sono scadute e non più reperibili nel normale On Demand. D’altronde il disco fisso presente nel decoder ha solo 500GB, bisogna fare i conti con la molteplicità di titoli che si è finiti per seguire! :-)

Non di solo serie

Si perché, escludendo gli introiti portati dal calcio, i motori sono quelli che attirano più l’attenzione e, di conseguenza, abbonamenti. Si parla della migliore stagione che si sia mai vista, ma suona un po’ come la pubblicità dell’iPhone di Apple, sempre migliore rispetto all’ultimo, come potrebbe essere altrimenti? Mi concedete una citazione? Nessuno scrittore resiste a una buona storia, così come un politico non resiste a far promesse che non può mantenere (no, tocca a voi capire o ricordare a chi sto facendo riferimento). Funziona così con tutti, Sky compreso, e questo esula dalla fiducia che un cliente può (o non) avere. Sarà molto difficile battere l’adrenalina che si è diffusa nel corpo durante l’ultima stagione di MotoGP, lo stesso Meda dovrebbe saperne qualcosa.

Facili ironie a parte, i numeri sventolati dal gruppo di entertainment parlano chiaro: 9 mesi di gare (si arriva alla fine di novembre), 39 GP rigorosamente in diretta e in alta definizione, 11 le esclusive in diretta per il canale F1 (21 le totali), 10 per il canale MotoGP (18 le totali). Non so se il gruppo sarà capace di battere i 7,1 milioni di spettatori unici raggiunti lo scorso anno (Sky Go ha contato 630.000 contatti e oltre 1 milione sull’interattività con i canali, per una crescita complessiva del 40% rispetto allo stesso risultato, immagino, del precedente anno) e quel tetto di 10 milioni raggiunto con la sola gara di Valencia, ma posso certamente augurarglielo. Con l’occasione, sono stati rinnovati anche i mosaici, che permetteranno di seguire costantemente tempi e on-board del proprio campione.

Condite il tutto con le voci e i volti di coloro che sull’argomento possono permettersi il lusso di parlare con cognizione di causa, senza inutili lamentele (ogni riferimento al commento gara F1 dello scorso anno quando la Ferrari non è stata inquadrata per lungo tempo è puramente casuale). Polemiche che fanno bene allo sport e alla discussione, le eterne sfide e sfottò da tifosi quando ci si ritrova con gli amici per una birra o un saluto su Facebook.

Dal 20 marzo prossimo non ce ne sarà più per nessuno, si partirà con la contemporaneità dei due mondiali ai nastri di partenza 2016, in Qatar (MotoGP) e in Australia (F1), fortunatamente in orari diversi, sfortunatamente con una levataccia necessaria (e una notte giovane). Che poi sapete che vi dico? Stimo Vettel, tantissimo, e adoro la Ferrari, ma proprio no, quel giorno per me ci sarà solo la MotoGP e un nuovo tentativo di andare a completare la decima, che io ci credo ancora, e sono pronto a perdere la voce saltando come un canguro sul divano (o forse no, che è nuovo e magari la compagna mi ammazza).

Scaldate i motori.

Giusto per la cronaca e per un mondo migliore: NON si tratta di un articolo sponsorizzato. Ho preso parte alla conferenza stampa di Sky, mi sono divertito e l’ho trovata molto interessante, mi è piaciuto poter dare un volto a quella che spesso è solo una voce. Ho inoltre provato Sky Box Sets direttamente tramite il mio decoder, sono un cliente pagante, nessun regalo da parte di nessuno, ho semplicemente espresso le mie opinioni e snocciolato qualche numero ottenuto in conferenza, per il puro piacere di parlare di questo tipo di argomento che mi appassionano.

Il primo mese è passato (quello della mia prova gratuita, nda) ed è tempo di tirare una riga e riportarvi qualche impressione riguardo Netflix, re incontrastato della nuova televisione, quella on-demand, sempre disponibile, sempre pronta a seguire le esigenze del cliente, approdato in Italia lo scorso 22 ottobre dopo anni di esperienza sulle spalle maturata negli USA.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo streaming

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: un buon divano, un paio di ciotole di pop-corn che non vanno assolutamente condivisi con la propria signora (il mio tesssssoro, cit.) e il telecomando. Sì perché non serve nient’altro, non serve neanche preoccuparsi per capire come noi possiamo arrivare a Netflix, sarà Netflix ad arrivare a noi, questo grazie al suo essere disponibile per quasi ogni piattaforma esistente. Netflix in un solo colpo ha fatto ciò che altri hanno impiegato mesi a fare, merito di quanto già fatto in altre nazioni e che è stato semplicemente messo a disposizione anche degli IP italiani.

Smart TV, PlayStation, Xbox, Chromecast, Apple TV, lettori Blu-ray, smartphone, tablet e ovviamente PC (la lista è lunga, non ho riportato tutte le piattaforme), Netflix è la reincarnazione perfette dello slogan di un noto operatore telefonico, di qualche tempo fa: “è tutto intorno a te“.

Accordi commerciali, offerte personalizzate, mesi di prova gratuiti che si susseguono e che possono essere guadagnati; un nuovo competitor all’interno di questo mercato che anni fa potevamo solo ipotizzare e sperare di vivere (ancora sorrido pensando a quando ne parlavo con amici e conoscenti, io che cercavo costantemente fonti video alternative al tradizionale cavo dell’antenna utilizzando le prime versioni di VLC, nda) può solo far bene al cliente finale. Sono contento di poterlo vivere, contento di farne parte e ancora più contento di poter usufruire di contenuti originali, in diretta e storici che sono sotto il mio totale controllo (i miei orari, le mie pause, i miei gusti), a portata di telecomando, connessione e legalità che mi ha fatto quasi dimenticare come si usa Torrent.

Cosa cambia quindi per noi tutti? Vediamolo insieme.

Netflix

Bello, facile da usare, apprende costantemente da ciò che si guarda, propone e mette a disposizione un catalogo ricco di titoli originali e sotto licenza. Non è ancora perfetto per il mercato italiano perché perde alcuni dei titoli più interessanti che sono stati concessi in licenza a player già presenti sul nostro territorio da più anni (Sky e Mediaset), ma con una grande voglia di fare bene, crescere e giustificare il balzello mensile richiesto ai clienti, offrendo una qualità che altri possono ancora sognare. Ha dei pro e dei contro come ogni prodotto, che ho provato a raccogliere in un piccolo elenco:

  • Bello, comodo, facile da usare, anche insieme: non serve poi molto tempo per imparare a muoversi nell’ecosistema Netflix, l’ho già detto a inizio paragrafo e lo ribadisco. Si crea il proprio utente, si crea il proprio profilo (utile per poter condividere l’abbonamento, possibile dall’offerta media) e si parte con la visione dei contenuti basata sui propri gusti (vi verrà chiesto di selezionare qualche titolo che si ritiene potenzialmente interessante per stilare una prima lista). Il tutto anche tenendo due (o più) profili attivi contemporaneamente, ovvero il tallone d’Achille dei competitor che invece pretendono che un solo account possa essere utilizzato su un solo dispositivo alla volta. Io posso guardare un contenuto sul televisore, la mia compagna potrebbe fare lo stesso sull’iPad in un’altra camera di casa, tanto per dire, devo aggiungere altro riguardo questa killer-feature?
  • L’interfaccia controlla ogni cosa: cosa abbiamo visto e quando, stato di avanzamento della stagione (cosa dobbiamo quindi guardare: addio alle amnesie o alla necessità di tracciare ciò che si guarda, costantemente), a prescindere che si tratti di serie televisive o film. Da una puntata all’altra viene automaticamente rimossa l’eventuale sigla così da passare direttamente “alla ciccia“, noi potremo solo rifiutarci di continuare la visione della serie.
  • Sempre uguale: che venga acceduto tramite iPhone, Apple TV o console, Netflix è sempre lo stesso. Corrispondono le voci, corrisponde il contenuto, corrisponde ogni cosa. Magari l’interfaccia su Apple TV (3, quella sulla quale ho effettuato parte del test) è leggermente diversa per scelte dell’azienda di Cupertino, ma capirete immediatamente come muovervi, senza troppa fatica.
  • Non ho tempo ora, riprendo dopo: state guardando una puntata della vostra serie televisiva preferita ma dovete recarvi a un appuntamento, magari in metropolitana o bus. Fermate lo streaming, spegnete il televisore, chiudete casa. Ora che siete saliti sul mezzo di trasporto scelto, nessuno vi impedirà di prendere il telefono e continuare a fare ciò che stavate facendo prima. Giusto per rendere l’idea, questo è successo durante una delle code dell’ultimo giorno di Expo 2015:
  • Titoli originali: la punta di diamante dell’offerta. Serie televisive realizzate direttamente da Netflix, pubblicate in un solo colpo, dando così al cliente la possibilità di vedere gli episodi che compongono la stagione quando meglio crede. Da Daredevil a Jessica Jones passando per Narcos, il catalogo ne può vantare diverse, spesso molto valide (tutto dipende dai gusti, ovviamente).

Non tutto oro è, però, ciò che luccica. Se da una parte adoro Netflix perché fa esattamente ciò che gli viene chiesto ed è nato per esaudire i desideri di chi è appassionato di serie televisive e film, dall’altra ha qualche pecca che in tutta onestà non comprendo.

Adoro, a-do-ro la qualità in HD che può addirittura spingersi fino ai 4K nell’offerta più costosa e ricca del pacchetto (in termini di connessioni contemporanee), ma non riesco a comprendere il perché (tanto per fare un esempio banale) io debba dare le mie credenziali di accesso anche alla persona con la quale condivido l’abbonamento. Nel mio caso si tratta di mia sorella (io e Ilaria utilizziamo un solo profilo), d’accordo, nulla quindi di preoccupante. Ma se volessi dividere l’abbonamento con un amico e non volessi permettergli di modificare le preferenze dell’account? Entrando con quella coppia di credenziali non verrà posto alcun limite alla modifica di account e profili configurati. Mia sorella potrebbe tranquillamente disattivare l’abbonamento, eliminare il mio profilo (facendomi perdere tutto lo storico), ritoccare il metodo di pagamento o, “piccolezza“, modificare la password di accesso e fare il logout delle mie sessioni. Comodo, eh?

E se questo tipo di accesso fosse ipoteticamente alla portata di mio figlio, cosa gli impedirebbe di rimuovere ogni filtro di parental-control sul suo profilo? Un PIN numerico potrebbe mettervi al riparo da possibili problemi? Vi rispondo io: no, non basta.

Altra particolarità negativa: perché pensare a un sistema di attivazione delle sessioni tramite PIN temporaneo, se poi sono costretto a inserire la password su ogni dispositivo? Basterebbe generare un codice di accoppiamento sul nuovo dispositivo e farlo confermare da un altro già connesso, o magari da PC, tutto pur di non re-inserire ogni volta una password kilometrica che protegge l’accesso al mio account. Lo fanno già molti altri software, perché Netflix non lo permette ancora, nonostante tutta la sua esperienza nel campo? A quando un’eventuale autenticazione in 2-step (volendo continuare sulla falsa riga dell’argomento discusso)?

Netflix: è ora di passare alla videoteca americana?

Altri difetti clamorosi, in tutta onestà, non sono stato in grado di trovarne, fatta forse eccezione per la necessità di un plugin Silverlight (su Mozilla Firefox, utilizzato anche lui durante i test) per poter gestire i contenuti protetti da DRM, fastidioso e costoso in termini di risorse utilizzate dal PC, nonostante tutti i passi in avanti fatti con HTML5.

Come tenersi al passo con le novità?

Non è difficile, di siti web e comunità che tengono d’occhio Netflix ce ne sono tanti. Potreste tenere d’occhio le nuove pubblicazioni tramite whatsnewonnetflix.com/italy (in inglese, ma facilmente consultabile anche da chi non mastica la lingua straniera), tanto per fare un esempio. Oppure, se volete aggiungere una possibile fonte al vostro profilo Facebook (che tanto si è abituati a utilizzare forse più volte al giorno), potreste pensare di seguire la pagina “Nuove uscite Netflix Italia“, o farvi aggiungere al gruppo “Utenti Netflix Italia“. Si tratta di fonti che possono dare consigli, calendari sulle nuove uscite (programmate e non), uno spazio dove parlare, confrontarsi, magari chiedere supporto per qualcosa che non è ancora chiaro per voi.

Ho poi trovato, e vi segnalo, un articolo completo che parla di trucchi, estensioni e scorciatoie per l’utilizzo di Netflix, su SmartWorld.it: smartworld.it/audio-e-video/netflix-estensioni-app-sottotitoli-scorciatoie-e-siti-web.html.

Cosa cambia per i competitor?

Apparentemente nulla, qualcosa però c’è se si scende nei particolari. Sono cambiate le politiche sui periodi di prova, ora sono gratuiti i primi 30 giorni anche per Sky Online, per esempio. C’è poi la nuova stagione di The Big Bang Theory in contemporanea USA e rilasciata puntata dopo puntata su Infinity (c’era stata anche una prima stagione di The Musketeers rilasciata tutta in blocco, qualche tempo fa, sempre su piattaforma Mediaset) e dietro la regia si stanno facendo quei piccoli e grandi movimenti di marketing per mettere in risalto le proprie caratteristiche, come fosse una danza di accoppiamento per cercare la femmina adatta a procreare. Non c’è nulla di male, è giusto, bisogna però essere estremamente rispettosi e trasparenti nei confronti dei clienti, senza mai dimenticarsi che il proprio successo è determinato proprio da questi. È quindi necessario innovare, migliorarsi, sempre, senza mai fermarsi, bisogna farlo per sé stessi e per i clienti, sono loro che ne scoveranno altri per voi e sono sempre la migliore pubblicità, non di solo marketing è fatto il mondo.

Dare ascolto ai clienti ed essere sempre presenti è la chiave di volta.

Perché sceglierne più di uno?

Non c’è motivo alcuno, non sarò io certamente a dirvi perché abbonarvi o non abbonarvi a più servizi contemporaneamente. Io posso solo dirvi che ho scelto di essere un abbonato dei servizi in streaming che mi permettono di accedere a un catalogo pressoché infinito. Mi piacerebbe risparmiare qualche soldino? Certamente, impossibile metterlo in dubbio, ma sono soddisfatto e posso guardare qualsiasi cosa io voglia in qualunque momento, ciò mi basta, è lo stesso ragionamento alla base del mio abbonamento mensile di Spotify, considerando che ho abbattuto completamente la libreria di iTunes e tutti gli Mp3 che avevo nei miei dischi. Se oggi dovessi fare il conteggio delle possibili spese a fine anno (acquisto di musica e noleggio di contenuti video, cinema, ecc.) supererei abbondantemente la spesa totale generata da ogni abbonamento che pago mese dopo mese.

C’è un vincitore?

No, nessuno in particolare almeno. Ci sono buoni motivi per amare o odiare (un parolone, in realtà) ciascuno dei competitor. Si passa dal target più anziano a quello più giovane, cercando poi una via di mezzo che possa accontentare un po’ tutti. Prendete Sky Online, ha qualcosa che nessun altro ha almeno fino a ora: gli show. Sembrerà una sciocchezza, ma quando in casa ci si diverte insieme guardando e commentando una puntata di X Factor oppure Masterchef, è giusto riconoscere che sia Sky a realizzarla e trasmetterla, anche tramite la sua piattaforma Online.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo dello streaming

Certo questa ha delle pecche, un problema di banda di tanto in tanto (no, non è la linea di casa totalmente scarica, fidatevi) e un’interfaccia che diventa immediatamente “banale e piena di mancanze” quando si è abituati a usare poi quella di Netflix (e la stessa sorte tocca a Infinity, giusto per essere chiari) ma propone contenuti che altri non hanno, in diretta e on-demand. Ecco perché non rinuncerei a Sky Online. Il catalogo è giovane, le serie televisive di Fox sono quelle che seguo di più e AXN è forse l’unico che manca all’appello del bouquet (insieme ai canali Comedy, a dirla tutta). La speranza? Quella che anche Sky Online possa imparare da Netflix e non solo per il periodo di prova gratuito, ma anche per l’interfaccia e per dare ascolto ai suoi clienti, migliorando costantemente le offerte a disposizione così come i canali, sono quelli la vera forza della piattaforma, anche se spesso so che si tratta di problemi legati alle licenze.

E ora torno a guardarmi Jessica Jones, con permesso, e complimenti per essere arrivati a leggere fino a qui.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: abbonamenti di Netflix e Sky di tasca mia. Per Infinity ho un abbonamento messo a disposizione da Mediaset.

Volendolo definire con parole estremamente semplici, Sky Online TV Box è il bouquet dei canali Sky più main-stream che potete facilmente installare ovunque sia disponibile una connessione a internet. È Sky anche dove Sky non c’è, non con la sua offerta di punta con parabola, possibilità di registrazione dei programmi e servizi annessi ma pur sempre una buona parte dei programmi migliori sempre disponibili on-demand e l’aggiunta di canali live per seguire in diretta gli show più discussi e i film da poco usciti nelle grandi sale.

Potrete godere della comodità di Sky Online (che nel frattempo ha compiuto il suo primo anno di vita e del quale vi ho parlato in una mia comparativa per la migliore offerta in streaming) senza necessità di passare da console o smart-TV. Insieme all’applicazione presente su smartphone e tablet questa costituisce la terza soluzione “portabile” legata al proprio account.

SkyOnline-TVBox

Perché la necessità di un ulteriore device da collegare al proprio televisore? Perché così facendo chiunque può realmente sfruttare le potenzialità di Sky Online anche nel caso in cui non abbia a disposizione alcun apparato compatibile proiettabile sul televisore, io fino ad oggi ho sfruttato appieno il mio abbonamento passando per Xbox One e l’applicazione appositamente sviluppata, fermo restando che quest’ultima ha ancora qualche pecca e quell’instabilità che di tanto in tanto la rende “peggiore” di quella offerta sull’hardware Roku sul quale gira la sua versione ad-hoc sviluppata per il colosso di Rupert Murdoch.

A proposito di hardware: nessuno ha inventato nulla. Roku da tempo produce i suoi media player che sono parecchio conosciuti nel mondo, avevo avuto l’occasione di provarne uno qualche tempo fa. La possibilità di installare applicazioni (canali, ndr) come fosse uno smartphone (anche se in maniera più limitata, ovviamente) è sicuramente una gran comodità, quella sfruttata da Sky è quindi un’ottima opportunità di espansione che si spera non diventi soluzione blackbox nonostante tutti i dubbi leciti.

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Installazione tramite il contenuto della scatola acquistabile comodamente su Amazon (contenente già un mese di servizio gratuito con ticket intrattenimento e cinema ed un secondo mese a solo 1€, ndr), la creazione di un account sul sito del servizio (skyonline.it) e l’inserimento delle credenziali a video (sia per collegarsi alla WiFi di casa, sia per entrare nell’account di Sky Online). Nel frattempo il dispositivo rileverà un aggiornamento che dovrà chiaramente eseguire (sarà proprio quest’ultimo a personalizzarlo e permettergli di installare il canale di Sky Online).

Onestamente per l’ultima fase di autenticazione avrei preferito un codice di associazione. Riportare username e password tramite il telecomando è scomodo e lento oltre che ricco di possibilità di errore (con conseguente nervosismo dell’utente finale), sarebbe bastato generare un codice in grado di –una volta riportato nella propria pagina utente sul sito di Sky Online– associare il dispositivo all’account, dettaglio comunque trascurabile (è una procedura che non vi toccherà rifare) che non abbassa di molto la valutazione di Sky Online TV Box.

A questo punto il device è pronto per dar spettacolo. L’applicazione è ben realizzata, sufficientemente intuitiva nel controllo e nell’esplorazione di titoli e canali disponibili anche se in tutta onestà preferisco quella sviluppata per le console (forza dell’abitudine, evidentemente). Di pecche non ce ne sono, non di nuove almeno: il flusso video era ed è rimasto in definizione Standard, nulla a che vedere con la qualità dell’HD offerta nell’abbonamento con parabola. D’accordo l’upscale sul proprio televisore, ma è ormai stupido pensare che le nuove offerte in fibra non possano sopportare la quantità di dati da scaricare (ne è la dimostrazione la nuova offerta digitale siglata da TIM e Sky). Possibilità di rivedere ciò che si è perso o rivedere ciò che è particolarmente piaciuto è un pacchetto facente parte di quell’offerta “On Demand” ampiamente rodata, solida e più che soddisfacente, tutto il resto “è noia, chiacchiere e distintivo“.

Il prodotto viene venduto ad un prezzo più che prevedibile considerando che si ha da sempre l’abitudine di sostituire il simbolo dell’euro a quello del dollaro e che un media player di nuova generazione Roku costa proprio 49,99$ oltreoceano. In più si vanno a risparmiare quei (circa) 20€ tra ticket cinema e intrattenimento (se in passato avete già sfruttato dei periodi di prova a 0,99€). A questo punto le domande d’obbligo diventano sicuramente un paio (soprattutto perché noi arriviamo a questo tipo di soluzione dopo che la stessa è già approdata da tempo nel Regno Unito): a quando uno streaming in alta definizione liberamente selezionabile al posto dello standard utilizzato di default e -ancora più importante- la sicurezza che la soluzione non venga abbandonata (con un fermo firmware allo stato attuale) senza possibilità di accedere agli altri canali già selezionabili su Roku considerando inoltre che Netflix presto sbarcherà in Italia con un’offerta sicuramente competitiva (con l’unica paura relativa al catalogo titoli disponibili) e possibili altri device e applicazioni dedicate?

Il detto lo conoscono tutti: chi vivrà vedrà, nel frattempo ci godiamo ciò che il mercato ha da offrire, passando sempre per il competitor più preparato e avanzato tecnologicamente, lo stesso che però non riesce proprio a portare Sky Go sulle stesse periferiche dove Sky Online “pascola” tranquillamente senza alcun nemico facente parte della stessa casata, che il Multivision viene fatto pagare come opzione e “sia mai” che io quando sono fuori per lavoro riesca a godermi il mio abbonamento sul televisore dell’appartamento che mi ospita.

In ogni caso sono contento che si sia avverato quanto sperato e discusso così tanto anni e anni fa con amici, colleghi e parenti. Lo streaming è ormai una realtà consolidata che permette di godersi i propri programmi e film in piena libertà e senza più la necessità di fare della pirateria il proprio grido di battaglia contro gli orari e le condizioni imposte dai big della comunicazione del piccolo schermo.

Good job, guys.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: il box è stato fornito da Sky, ho potuto tenerlo al termine del test. Abbonamento di Sky Online di tasca mia.