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Il correttore ortografico è un componente fondamentale di ogni software di scrittura (sin dalla notte dei tempi), ma anche dei browser, che sempre più sostituiscono programmi che eravamo abituati a utilizzare ogni giorno per lavorare in offline. Blog, forum, aree di discussione più in generale. Un correttore ortografico è in grado di evitare (o almeno ci prova) che voi pubblichiate qualche strafalcione grammaticale ottenendo sicure perculate dall’altrui persona (e perculate è stato ovviamente segnalato dal mio stesso correttore).

Correttore ortografico di Firefox

Anche Firefox ha un suo correttore ortografico, e alcuni dei miei colleghi in Mozilla Italia hanno riportato ogni informazione necessaria nell’articolo di supporto disponibile sul sito ufficiale di Mozilla: support.mozilla.org/it/kb/Il correttore ortografico. L’informazione che a noi interessa riguarda il file del dizionario personale, quello popolato dai termini che non si trovano all’interno della selezione di base del browser, quelli che manualmente abbiamo selezionato e fatto imparare al programma, così da non essere più segnati come errori dalla successiva digitazione.

Quel file è prezioso poiché può essere facilmente copiato e portato sulle postazioni dove siamo soliti utilizzare Firefox, può essere modificato -inoltre- per eliminare una parola che abbiamo erroneamente segnalato come corretta. Il file in questione è il persdict.dat e lo si trova nella cartella del proprio profilo.

Individuare il profilo

Ormai è semplice. Vi basterà andare nel menu di Firefox (Menu Firefox), selezionare l’aiuto (?), Risoluzione dei problemi. A questo punto potrete fare clic sul pulsante “Mostra cartella” in corrispondenza di Cartella del profilo, verrete direttamente catapultati all’interno dei file che lo costituiscono, compreso il dizionario personale.

Modificare il file

Altrettanto semplice. Il file può essere aperto con qualsiasi editor di testo e ovviamente io vi suggerisco Notepad++. Al suo interno troverete una parola per ciascuna riga. Potete aggiungerne manualmente o cancellarne a patto che Firefox venga tenuto chiuso, così che il file non sia bloccato all’atto del salvataggio.

Passaggio tra profili

Non sarebbe neanche necessario dirlo ma lo si fa: copiate il file e sostituitelo a quello presente nei profili degli altri Firefox che siete soliti utilizzare. Così facendo avrete lo stesso dizionario ovunque. Potete pensare di appoggiarvi su Dropbox, creare un batch che svolga questo mestiere al posto vostro con un semplice doppio clic, qualsiasi cosa pur di automatizzare e rendere omogenea l’esperienza di utilizzo del vostro programma di navigazione preferito.

E ora godetevi il fine settimana! :-)

Office 365 Logo IconIl passaggio a Office 2016 è importante per tutti coloro che hanno un abbonamento Office 365 e la possibilità di avere una copia della suite installata in locale. Rispetto a Office 2013 non cambia poi molto, non esteticamente almeno (escludendo la colorazione unica della barra superiore di ogni applicazione), l’eccezione c’è ma per una più alta stabilità, velocità e quella serie di novità che possono essere continuamente introdotte (correggendo eventuali problemi) da Microsoft, attraverso cicli che rispettano un po’ più gli ambienti di lavoro (era ora), così come ho avuto modo di spiegarvi in questo articolo pubblicato qualche tempo fa.

Quello che voglio affrontare oggi è un discorso che riguarda la distribuzione manuale, nel caso in cui all’utente non sia comparso a video il messaggio che gli permette di effettuare il salto verso la nuova versione del software di Redmond. Come al solito, mi baso sull’utilizzo di Dell Kace, ma è chiaro che ogni mio script può facilmente essere riadattato a un diverso ambiente o metodo di distribuzione.

Rapida analisi e svolgimento

Il caso tipo prevede un Office 2013 licenziato a nome dell’utente, che dovrà essere aggiornato a 2016. Una qualsiasi versione, sia chiaro, che poi saltare all’ultima patch è sempre semplice (e si fa in completa autonomia dal menu Account di una qualsiasi tra le applicazioni che compongono la suite). Sono partito dal presupposto che la base sia proprio Office 365 ProPlus (2013). Visio e Project, citati nel titolo, verranno in seguito, sempre in upgrade manuale se necessario, anch’essi controllati da uno script.

Prima di partire con l’upgrade vi servirà creare / appoggiarvi a una cartella che sia raggiungibile dalla rete e dai vostri client (aperta in sola lettura per tutti sarà più sufficiente, nda), all’interno della quale depositare i file di installazioni di Office 2016 sia in versione x86 che x64, scaricato tramite C2R, come spiegato in questo articolo, nel paragrafo relativo al metodo Click-to-Run. Quando ho preparato l’ambiente, la versione disponibile sui server di Microsoft era la 16.0.6568.2025, ormai abbondantemente superata nel ramo Current. Nulla cambia. La base potrà essere lei, verrà poi aggiornata in maniera automatica e notificata all’utente per l’installazione finale.

Lo script analizza il sistema, verifica una eventuale presenza di Office 2016 (facendo una query sul registro) e lancia il giusto setup in base all’architettura di sistema, questa la traduzione in soldoni:

set LogLocation=\\FILESERVER\Client_Logs
reg query HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Office\16.0\ClickToRunStore\Packages\{9AC08E99-230B-47e8-9721-4577B7F124EA}
if %errorlevel%==1 (goto SelectOS) else (goto End)

:SelectOS
if not defined ProgramFiles(x86) goto 32bit else goto 64bit

:64bit
set DeployServer="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Office-x64 16.0.6568.2025"
set ConfigFile="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Office-x64 16.0.6568.2025\configuration.xml"
goto DeployOffice

:32bit
set DeployServer="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Office-x86 16.0.6568.2025"
set ConfigFile="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Office-x86 16.0.6568.2025\configuration.xml"
goto DeployOffice

:DeployOffice
echo %date% %time% Setup started. >> %LogLocation%\%computername%.txt
%DeployServer%\setup.exe /configure %ConfigFile%
echo %date% %time% Setup ended with error code %errorlevel%. >> %LogLocation%\%computername%.txt

:End

Ho aggiunto qualche riga di codice in più per permettere allo script di tracciare la sua attività in file di testo, utilizzando una cartella di rete che per l’occasione ho reso scrivibile agli utenti. Cosa sostituire quindi all’interno dello script?

  • \\FILESERVER\Client_Logs è la cartella dove depositare i log di cui vi ho appena parlato una riga più sopra.
  • \\$SERVERK1000 è la vostra macchina DELL Kace, o la cartella di rete dove tutti devono poter avere accesso (anche in sola lettura), ciò include ovviamente anche il resto del percorso “\client\resources\eccetera“.

Una volta lanciato lo script sulla macchina interessata, tramite Kace, si noterà l’operazione di upgrade nel Task Manager, rimanendo così invisibile agli occhi dell’utente che dovrà limitarsi a non avviare alcuna applicazione Office nel frattempo (ovviamente sarà stato preventivamente avvisato, con la speranza che poi collabori!):

Kace: (RTOFC16) Road To Office 2016 (installare Office)

L’operazione (dipende molto dalla velocità della rete e da quanto il client finale è scarico in termini di lavoro) dura all’incirca 20 minuti, al termine dei quali si potrà accedere alle nuove versioni 2016 degli applicativi Office. A questo punto sarà necessario confermare la password dell’account di posta (che verrà richiesta all’apertura di Outlook, nda) e accettare nuovamente i termini di licenza, quindi dare un semplice OK a video quando vi verrà mostrato il popup con le novità della versione installata.

Potrebbe capitarvi a video un messaggio di errore per installazione danneggiata. Facendo clic su “Ripristina ora“, il programma aperto verrà terminato dopo qualche secondo. Potrete riaprirlo immediatamente, tutto dovrebbe funzionare correttamente.

Visio & Project

Kace: Upgrade a Office 2016 (dal 2013), Visio, Project Kace: Upgrade a Office 2016 (dal 2013), Visio, Project 1Contrariamente a quanto sempre accaduto (spiegato anche da Microsoft in un documento dove viene espressamente negata la possibilità di far co-esistere sulla stessa macchina un’installazione C2R con una MSI, se si parla di prodotti Office), la società di Redmond ha finalmente ampliato le possibilità offerte da Office 365 e portato a bordo cloud anche Visio e Project. In soldoni, vi sarà finalmente possibile gestire un’installazione di più prodotti sotto licenza 365 sulla stessa macchina, installati tutti con metodo C2R, un bel respiro, meglio tardi che mai.

Anche noi (in ufficio) abbiamo scelto di far convertire le nostre vecchie licenze MSI (Professional) in paritarie (o quasi) 365 ProPlus. Così facendo è possibile toglierle e metterle direttamente dal pannello di Exchange (ECP), includendole o escludendole sul singolo utente.

Lo script viene pressoché da sé, facile intuire anche il metodo per il download dato che si tratta dello stesso identico utilizzato per Office, con una ovvia modifica al configuration.xml:

<Configuration>
  <Add OfficeClientEdition="64" Branch="Current">
    <Product ID="VisioProRetail">
      <Language ID="it-it" />
    </Product>
  </Add>
  <Updates Enabled="TRUE" Branch="Current" />
  <Display Level="None" AcceptEULA="TRUE" />
  <Property Name="AUTOACTIVATE" Value="1" />
</Configuration>

Che, tradotto, permetterà di scaricare l’ultima versione a 64 bit e in italiano del programma Visio, pronto per essere affiancato a un Office 2016 già presente a bordo macchina. Modificate il 64 della OfficeClientEdition portandolo a 32 se necessario, inserite ProjectProRetail al posto di VisioProRetail per cambiare il programma da scaricare / installare. Il risultato lo si porta a casa facilmente, basta sapere cosa si intende ottenere.

L’installazione tramite Kace è un passaggio altrettanto semplice:

set LogLocation=\\FILESERVER\Client_Logs

:SelectOS
REM Termino le applicazioni di Office lasciate aperte
taskkill /IM ONENOTE.EXE /F
taskkill /IM OUTLOOK.EXE /F
taskkill /IM MSACCESS.EXE /F
taskkill /IM MSPUB.EXE /F
taskkill /IM WINWORD.EXE /F
taskkill /IM EXCEL.EXE /F
taskkill /IM POWERPNT.EXE /F

REM Verifico il SO
if not defined ProgramFiles(x86) goto 32bit
:64bit
set DeployServer="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Project-x64 16.0.6741.2021"
set ConfigFile="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Project-x64 16.0.6741.2021\configuration.xml"
goto DeployOffice
:32bit
set DeployServer="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Project-x86 16.0.6741.2021"
set ConfigFile="\\$SERVERK1000\client\resources\o365\Project-x86 16.0.6741.2021\configuration.xml"

:DeployOffice
echo %date% %time% Setup started. >> %LogLocation%\%computername%_Project16.txt
%DeployServer%\setup.exe /configure %ConfigFile%
echo %date% %time% Setup ended with error code %errorlevel%. >> %LogLocation%\%computername%_Project16.txt
goto End

:End
echo %date% %time% Project16 batch terminated. >> %LogLocation%\%computername%_Project16.txt

Rispetto allo script precedente, questo si occupa anche di terminare i programmi di Office lasciati aperti, perché in caso contrario l’installazione non potrà essere portata a termine (già provato, nulla da fare, dispiace). Anche stavolta viene prodotto un piccolo file di log per tracciare quanto fatto. Restano identiche le modifiche da eseguire rispetto a quelle che vi ho riportato nel paragrafo precedente. Stupido dirlo: modificando lo script pubblicato qui sopra, potrete ovviamente installare anche Visio (utilizzando un solo batch, oppure creandone uno nuovo e separato).

In conclusione

Più facile scriverlo che realizzarlo, un po’ come succede quasi sempre. Si tratta di batch banali, che chiunque può scrivere in mille modi diversi pur arrivando allo stesso obbiettivo. Una volta ottenuto il materiale necessario, il resto è tutto in discesa. Stiamo portando a termine una migrazione sufficientemente unattended con la collaborazione dei nostri utenti, è questo lo scopo di tutto il gioco. Ogni nuovo consiglio o confronto è ben accetto, l’area commenti è a vostra disposizione (anche senza registrazione).

Riferimenti ad altri articoli

Office 365 ProPlus (2016): modifica versione installata

Office 2013, 2016, 365 ProPlus, download diretti e C2R

Apple-icon-BugSembra che oltre all’ormai superato bug di Safari nelle versioni 9.3 di iOS, ci sia qualcosa di “storto” anche nel file di installazione dell’ultimo iTunes, quello che introduce la compatibilità con iPhone SE e nuovo iPad Pro, la versione 12.3.3.17 (Current, al momento della stesura dell’articolo). Per la precisione il problema l’ho riscontrato su una macchina a 32 bit, con circa 4 anni di lavoro sulle spalle, e riguarda l’impossibilità di avviare il servizio Mobile Device dell’azienda di Cupertino.

iTunes: Apple Mobile Device failed to start

Le ho provate tutte. Qualsiasi tipo di installazione, da qualsiasi tipo di utente, partendo da pulito, senza più alcun software Apple a bordo macchina, nulla da fare. Cercando in giro ho scoperto di non essere l’unico ad avere problemi. In particolare si parla di pacchetti impossibili da installare su macchine a 64 bit con schede video superate, ma nessuna traccia di quelli che girano ancora con sistemi a 32. Un articolo che ho trovato molto interessante è quello scritto da Ruben Alamina:

Fix iTunes Apple Mobile Device failed to start

Io, in tutta onestà, mi sono limitato a fare una cosa tanto stupida quanto lineare. Ho cercato e tirato fuori dal cappello un articolo del 2014, pubblicato sempre su questi lidi:

iTunes 11.1.4: Apple Mobile Device failed to start, risolvere il problema

Risultato? Un buco nell’acqua. Non mi è rimasta che una sola via da percorrere. L’utente ha bisogno di gestire (e pure raramente) un iPhone 6, cosa che funziona perfettamente anche con la versione subito antecedente alla Current, la 12.3.2.35, rilasciata poco prima della fine dello scorso anno. Fortunatamente Apple rende disponibile i vecchi installer per Windows a 32 e 64 bit in una sola ricca pagina, raggiungibile da tutti all’indirizzo discussions.apple.com/docs/DOC-6562#versions. Che poi è in pratica una scorciatoia per un articolo che avevo già pubblicato in passato e che vi indirizzava verso il download del vecchio software Apple, più in generale:

iTunes: serve una vecchia versione?

E ora non resta che aspettare il prossimo aggiornamento, con la speranza che possa correggere l’anomalia.

Colpa di Carlo e di un suo messaggio su Facebook di qualche tempo fa. Mi ha presentato Franz.

Non so ancora se mi piace, di certo c’è che lo sto provando da un paio di settimane e ho eliminato un po’ di carico di lavoro su Firefox (vuoi sapere di cosa sto parlando? Leggi in coda a questo articolo!) disattivando le estensioni dedicate ai pannelli di Whatsapp e Facebook Messenger. Franz è un client che porta sotto lo stesso tetto molti dei servizi di messaggistica istantanea che vengono quotidianamente utilizzati da miliardi di persone, disponibile gratuitamente sul sito web ufficiale meetfranz.com, compatibile con i 3 sistemi operativi più comuni (Windows, OS X, Linux).

Franz: un'app per Facebook, Whatsapp, Telegram, ecc. 3

Provato su ambo i sistemi che utilizzo quotidianamente, Franz utilizza il motore di Google Chrome e le versioni mobile dei siti web dei servizi di messaggistica istantanea. Per questo motivo, contrariamente a Whatsapp e Facebook Messenger (parlo dei servizi che ho relamente messo alla prova e per i quali posso quindi esprimere un parere decente), la parte relativa a Telegram resta anni luce indietro rispetto al client Desktop rilasciato tramite sito web ufficiale (desktop.telegram.org). Ho preferito quindi affiancarlo al client Telegram (sia su Windows che OS X) e tenerlo attivo per evitare di dover mettere mano al cellulare (Whatsapp) o aprire quel mastodonte fatto pagina web (Facebook, che poi in realtà preferisco passare da messenger.com, decisamente più leggero e fluido).

L’interfaccia principale di Franz permette di controllare, aggiungere o rimuovere i servizi di cui avete necessità. Ciascuna tab caricata sotto Franz, avrà poi necessità di login specifico per il servizio, con eventuale autenticazione a due fattori (come succede per Facebook Messenger, ammesso che l’abbiate attivata). Circa 150 i MB occupati in memoria (OS X, dove i compressi raggiungono i 50 circa). Su Windows, essendo in fase beta, tutto è sempre molto variabile, si attende una release più stabile per poterne parlare con cognizione di causa.

Mi piace l’utilizzo di Chrome? Lo sopporto. Mi piace come gestisce i servizi e le notifiche? Decisamente migliorabile, credetemi. Il progetto è giovane ed è giusto che faccia esperienza sul campo, parte con un bagaglio molto interessante sul fronte della compatibilità con i servizi di terze parti. Il bouquet iniziale propone Slack, WhatsApp, WeChat, HipChat, Facebook Messenger, Telegram, Google Hangouts, GroupMe, Skype (molto interessante questo, dato che l’interfaccia web inizia a sostituire egregiamente il pesante client Desktop originale) e Grape. Su Windows non esiste la possibilità di ridurre il programma a icona nella tray di sistema, dovrete quindi tenerlo semplicemente ridotto nella barra di Start. Impossibile avviarlo nascosto. Su OS X è sempre possibile chiudere la finestra principale (⌘ W) ma anche in questo caso si può fare molto di più per le notifiche (passano inosservate facilmente, IMHO) e per tenere il programma ridotto a icona nella barra superiore.

Insomma, lo avrete capito. La buona volontà c’è, la strada tracciata idem, bisogna solo perseverare nello sviluppare un’applicazione che ha certamente del potenziale, che può fare bene con i giusti suggerimenti da parte degli utilizzatori e che si spera possa raggiungere molti utenti lì fuori, alle prese ormai con mille servizi di messaggistica che devono essere tenuti a bada, in qualche maniera!

Good Job Franz, continua così! :-)

A proposito di Firefox, Whatsapp e Messenger

Vi avevo parlato di alcune estensioni che permettono di gestire servizi di messaggistica istantanea, come Whatsapp e Facebook Messenger, direttamente tramite il browser Mozilla. Vi ripropongo gli articoli precedentemente pubblicati su questo blog:

Firefox per “il Social”: WhatsApp Panel

Firefox per “il Social”: Facebook Messenger

Mi hanno sottoposto un interessante caso di MacBook Pro Retina (Late 2013) completamente spaccato in fase di aggiornamento a El Capitan. Il risultato? Un sistema non più in grado di avviarsi né tanto meno di fare rollback a quando tutto funzionava correttamente con la precedente versione del SO. Parliamo di un prodotto che ha un costo medio-elevato, dal quale si pretende (giustamente) il massimo, non è accettabile avere a che fare con l’incapacità totale di reagire a un problema sopraggiunto durante un upgrade rilasciato direttamente dalla casa madre.

AppleFacepalm

È un po’ questa la sensazione che ho provato nei primi 30 minuti di inutili tentativi di rianimazione del Mac. Sensazione alimentata e inasprita ulteriormente dal fatto che sia io stesso possessore del medesimo notebook, fortunatamente funzionante e ancora vivo e vegeto dopo l’aggiornamento a El Capitan con relative patch pubblicate poi in seguito (mi tocco lo stesso, con permesso). Pensateci: magari è il vostro unico PC e qualcosa va storto rendendolo inutilizzabile, senza possibilità alcuna di reagire. Cosa fate? Lo lanciate fuori dalla finestra per sfogarvi e poi vi disperate perché non c’è più nulla da fare?

Se proprio non volete spendere degli ulteriori soldi per acquistare un NAS o un Time Capsule, pensate all’acquisto di un ormai comune Hard Disk esterno, USB 3, con almeno 500 GB di spazio. Costa molto meno e può salvarvi la vita (considerando l’importanza dei dati che quotidianamente maciniamo con i nostri PC e che spesso non vengono salvati neanche in cloud). È ciò che ha salvato capra e cavoli anche al proprietario di quel Mac, l’unica maniera con la quale sono riuscito a cavarmela, perché di risolvere questo simpatico errore in figura, il Mac proprio non ne ha avuto voglia.

L'importanza di Time Machine 1

Dopo averne fatto una copia DMG (così com’era, così da non peggiorare ulteriormente la situazione, nda) su un mio disco esterno, posso assicurarvi di averle provate tutte, consigliate e altamente sconsigliate (ma documentate, mah). Ho letto documenti ufficiali Apple, ho consultato forum, ho preso appuntamento con uno sciamano di quartiere, ho cercato soluzioni in ogni lago e in ogni luogo, senza mai riuscire a vedere la luce. Mi sono arreso 24 ore dopo, ho scelto di formattare completamente il portatile e, con l’aiuto di una chiave USB con a bordo una copia pulita di OS X, reinstallare El Capitan per poi riversare al suo interno i dati recuperati da un disco Time Machine fortunatamente recuperato a casa dell’utente, per poi montare in un secondo momento la mia immagine DMG su disco esterno e allineare i dati cambiati nel frangente tra l’ultimo backup di Time Machine e la distruzione di ogni cosa.

Cosa vi serve:

Scegliendo come disco di avvio la chiave USB, partirà il wizard di installazione del sistema operativo. Seguitelo, ignorando ogni passaggio non necessario, e solo quando questo sarà installato a bordo macchina, potrete dichiarare di possedere un backup Time Machine, quindi collegare il disco esterno, accenderlo e darlo in pasto al sistema per recuperarne ogni file e configurazione. Non preoccupatevi se in questo momento non potete eseguire questo step, c’è sempre l’Assistente di Migrazione che potrà essere richiamato in qualsiasi momento per ripristinare i dati in seguito.

L’operazione (che venga fatta ora o successivamente) potrebbe durare diverse ore. Tutto dipende dalla quantità di dati da recuperare e dalla velocità del disco che contiene il backup (e del collegamento al MacBook). In ogni caso nulla potrà essere comparato all’importanza del recupero di tutto ciò che costituisce il vostro quotidiano.

L'importanza di Time Machine 2

Al termine dell’operazione vi basterà montare il DMG dell’installazione danneggiata, precedentemente esportato su disco esterno, per recuperare quel delta costituito dai file modificati nel periodo di tempo intercorso tra l’ultimo backup e il tentativo fallito di aggiornamento del sistema operativo. Se sulla macchina avevate installato Dropbox o un’applicazione simile, sarà questa a permettervi di colmare il gap senza il vostro intervento, ulteriore benedizione che salverà capra, cavoli e soprattutto tempo, mai abbastanza nell’arco della giornata.

Lo avrete quindi capito. Non si tratta del solito articolo più tecnico che teorico (una volta tanto fa bene invertire la rotta, anche per me) ma di una prolissa raccomandazione a investire (poco) denaro e tempo per tenere sempre i vostri backup aggiornati, ma soprattutto non effettuare operazioni così importanti (come l’aggiornamento della versione del sistema operativo) prima di averne uno recente.

Io sono stato molto fortunato (in realtà l’utente, io avevo dato poche speranze già all’arrivo del MacBook così ridotto) e ho potuto restituire una macchina completamente aggiornata, fresca (quindi più veloce, avendo formattato e recuperato i dati) e con solo qualche “anno di vita perso” a causa dell’esito dell’operazione non chiaro fino all’ultimo momento.

Occhio, sempre.