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Dopo aver terminato di giocare con la Canon SX540 HS, mi è stato permesso di passare a un differente tipo di macchina, per spaziare e dare un’occhiata anche a qualcosa di diverso dal solito. Dopo anni di Reflex, Canon mi ha messo a disposizione una Mirrorless, per la precisione una Canon EOS M10 (EF-M15-45 IS STM Kit).

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless

Nera, rispetto alla foto qui sopra, ma completamente identica nel resto dei dettagli, la Canon EOS M10 si presenta come una compatta con un obiettivo molto più simile a quello che tanti sono abituati a vedere montato generalmente sulla propria reflex. Dato che, come l’ultima volta, non mi considero affatto un fotografo professionista o un appassionato con il pallino per lo scatto perfetto (sono molto più naturale e spensierato, mantenendo un hobby e nulla più), continuerò a parlare di questo tipo di prodotti come fossi il cliente qualsiasi, quello che va nel grande store d’elettronica a leggere qualche dettaglio e il prezzo, per poi consultare internet, interpellare gli amici che di fotografia ne masticano decisamente più di me, perché -senza offesa- spesso il ragazzo di corsia non è davvero preparato su quello che sta vendendo (ho detto spesso, non sempre, non sentirti preso all’interno di un unico fascio che non ho fatto, nel caso tu fossi uno di quei commessi).

Canon EOS M10

Corpo macchina, obiettivo, culla di ricarica per la batteria al litio inclusa, nastro per portare la macchina al collo, solita manualistica. La Canon EOS M10 ha un attacco per un treppiede come quello che utilizzo con la custodia ad-hoc dello smartphone o con il QX10 di Sony, riesce a tenersi in piedi senza necessità di prenderne uno più robusto o specifico. Nonostante non avessi mai avuto occasione di provarla prima, non si tratta di una macchina nuova, la EOS M10 è sul mercato dal termine dello scorso anno (circa).

Un sensore da 18 megapixel, un flash integrato che basta a far luce in un’area molto ristretta (e non c’è slitta per poterlo sostituire con qualcosa di più potente), WiFi e NFC per un rapido collegamento allo smartphone, un monitor integrato da 3 pollici con touch-screen che può essere ribaltato per potersi scattare selfie, se proprio devi ;-)

Batteria? Pessima (con le dovute pinze che stai per leggere), così come i tempi di ricarica della batteria tramite culla. Nonostante gli scatti dichiarati da Canon (250, secondo sito web), tenendo accesa la macchina e gironzolando per la città per scattare quando si vuole (vale anche per qualcosa che non sia il centro cittadino, fiere e feste comprese), si finirà per toccare il monitor tenendola sempre attiva, con quell’auto-focus sempre pronto a inquadrare al meglio il soggetto in primo piano. Chi è abituato alla reflex, si beccherà una prima sessione di fotografie molto breve, per il semplice errore dovuto al sopravvalutare una funzione di standby che non esiste. Come risolvere il problema? Spegni la fotocamera, tappa l’obiettivo anche senza ritrarlo completamente, ricordati di riaccendere tutto quando ti servirà, il boot è pressoché immediato e la macchina è subito utilizzabile.

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless 1

I comandi sono pochi e immediati, anche per chi non è esperto e preferisce lo scatto completamente automatico. Anche questa, come la PowerShot SX540 HS, permette di fare ponte su uno smartphone per scaricare immediatamente il risultato delle proprie fatiche, se lo si desidera, vale anche per la pubblicazione immediata sul web.

Qualità dell’immagine

Soddisfacente, considerando le dimensioni assolutamente contenute di tutto il blocco corpo macchina e obiettivo. L’alternativa mirrorless di questa fascia (ne esistono di molto più professionali, Canon e non) è decisamente la via di mezzo perfetta tra la compatta per tutti e la reflex professionale, fermo restando che -se ne discuteva giusto qualche sera fa- molti fotografi (di professione) scelgono una mirrorless anche come macchina principale.

Ho realizzato gli scatti della Milan Games Week 2016 con la Canon EOS M10 (non tutti, ma la maggior parte si), in condizioni di luce non certo ottimali (dove volevo capire quanto potesse essere valida anche al buio), ho anche realizzato qualche scatto in giro per Trento a fine ottobre (mano mia ma non solo, ho voluto far provare il giocattolo), in occasione di un lieto evento (non mi sono sposato io, tranquillo), ho caricato anche questi su Flickr, ne ripropongo qui alcuni a più bassa risoluzione (vai a vedere gli originali però, sono nettamente superiori):

Qualche sopportabile rallentamento in fase di focus e la necessità (questa meno sopportabile, decisamente) di metterci una pezza manuale quando il fuoco non è davvero sul soggetto desiderato, con un risultato pessimo garantito. Sorvolo sulla parte video che non brilla affatto anche se parecchio valida sulla carta. I video sono infatti tendenti all’eccessivo contrasto e non fluidi come ci si aspetterebbe, a completare il tutto c’è un eccessivo consumo di batteria che se aggiunto a quanto già specificato prima, fa rima con “scappa, scappa ed evita di registrare video, non farlo!” (come fa a fare la rima? Non lo so, licenza poetica vale?).

Si ma quindi?

Quindi il concetto di Mirrorless a me sconosciuto fino a oggi ha finalmente trovato un significato. Risposte a domande che avevo posto ad amici e conoscenti che avevano già avuto modo di mettere mano su macchine di questo tipo, che in parte ho ritrovato anche in questo kit firmato Canon. Non ho ancora avuto modo di approfondire il panorama obiettivi, ma sono certo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta e la possibilità di sfruttare punti in comune con il parco reflex (mica banale, se si sceglie di rimanere in famiglia), non ho attrezzatura fotografica Canon (sono uomo Nikon, lo ammetto).

Il prezzo è il neo per chi ama fotografare soggetti in movimento e non vuole i compromessi che bisogna trangugiare se si sceglie questo prodotto, si parla di circa 300€ per il kit completo, si scende a 250€ circa per il solo corpo (l’usato, secondo Keepa, si attesta sui circa 200€ per il corpo).

Cheeeeeeeeese!

G

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornerà all'ovile come sempre.

Lo so, non ho le fette di prosciutto davanti agli occhi, non così spesse almeno! Le vacanze sono terminate per la maggior parte di noi. Sono tornato in ufficio lo scorso 22 agosto, ormai quella manciata di giorni liberi è solo un puro ricordo quasi del tutto scomparso, eppure qualcosa mi è rimasto. Il regalo che SONY mi ha riservato subito prima di partire, un accessorio per chi è amante della musica “CCiovane“, magari proprio quella estiva, da ascoltare a volume alto, mente libera, anima leggera. Oggi ti parlo delle compagne di viaggio di quei giorni liberi, le MDR-XB650BT, serie Extra Bass, senza fili.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo

Qualche rapido aggettivo per meglio descrivere il prodotto: leggere, pratiche, comode (ma non sempre), potenti (quanto basta), durevoli (per quel che riguarda i materiali utilizzati, ma anche per il più banale comparto batteria).

Proviamo ad andare più nello specifico, a scendere anche da quel piedistallo che si era involontariamente creato grazie alle Sony h.ear on (MDR-100AAP), un altro livello per estetica, particolari e qualità del suono.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 2

Le MDR-XB650BT

Oh, sia chiaro, non sto dicendo che questo prodotto sia scadente, affatto, è semplicemente parte di una famiglia differente, qui il basso è pieno, da subito, non c’è bisogno di aspettare, non c’è bisogno di alzare poi così tanto il volume, una qualunque traccia diventa immediatamente l’ultimo ritrovato del sapiente miscelare tipico da ultima notte di festa a Ibiza, in console potrebbe persino esserci Raoul Casadei, poco importerebbe, ciò che spinge le MDR-XB650BT è la tecnologia EXTRA BASS proprietaria di SONY, che va a isolare e rendere decisamente più netti e “secchi” i colpi di basso della traccia in esecuzione. Piccola sbavatura notata durante i test è però il tremolio del driver di destra a volume davvero elevato (si, ho voluto provare per curiosità), come se andasse a toccare la parte di protezione in plastica dello stesso, generando quindi il rumore di fondo non appartenente alla traccia e per certi versi davvero fastidioso.

Inutile dire che se si cambia la traccia e ne si sceglie già una ricca di bassi (tipico scenario commerciale, EDM, house, trance e simili) tutto diventa quasi incontrollabile, mai caotico però, un piacere che si prova solo in quelle occasioni in cui tu, nato negli anni ’80 o giù di lì, vieni trascinato in quel locale che per una sera ripropone canzoni dei tuoi anni più belli e spensierati, quando a farla da padrone c’era solo Gigi D’Agostino. Ho reso l’idea?

Abbastanza limpido e trasparente è ciò che si può confermare (o correggere, almeno in parte) rispetto a quanto pubblicato nella scheda ufficiale del prodotto sul sito web di SONY (disponibile all’indirizzo sony.it/electronics/cuffie-archetto/mdr-xb650bt).

Un esempio pratico? Durata della batteria ottima. Riproduzione per ore senza minimamente accorgermi di cali prestazionali, di fatica, di possibili cedimenti. Sono arrivato a toccare (senza ricarica alcuna) le 30 ore circa (considerando tre ore al giorno tra spiaggia o equivalente, spostamenti, lettura prima di dormire, per i 10 giorni di stop dall’ufficio). A quel punto si va incontro allo spegnimento senza riserva alcuna (annunciato dalla voce sintetizzata che ti guida lungo il percorso di gestione dell’accessorio, dal pairing alla verifica del livello di batteria). Occhio però, vale uno standard comune a tutti questi prodotti: volume molto alto, distanza medio-alta dal dispositivo che riproduce le tracce (un PC, o magari lo smartphone), stand-by non sfruttato a dovere o qualsiasi altra condizione “peggiorativa“, non faranno altro che portare verso il basso quel monte ore a tua disposizione prima della necessità di attaccare a una presa di corrente le MDR-XB650BT, un po’ come quando in autostrada decidi che è arrivato il momento di pigiare sull’acceleratore ma poi ti rendi conto che devi per forza fermarti dal benzinaio.

Battery level: high!

Già, a tal proposito, nel caso in cui tu possieda o voglia acquistare questo prodotto, ricorda che sarà solo iOS a mostrare l’icona relativa allo stato di carica quando connesso in bluetooth al tuo smartphone. Se pensi che per i possessori Android non ci sia alternativa, ti sbagli. Premi una sola volta (normalmente, senza “sostarci sopra”) il tasto di accensione delle cuffie, la voce della gentile signorina intrappolata nel prodotto SONY ti dirà il livello di carica della batteria (in inglese), così potrai regolarti prima di lasciare casa e dimenticare lì il tuo cavo microUSB ;-)

Come si comportano i controlli?

Dritti al punto, senza mai un’esitazione. Ho utilizzato le MDR-XB650BT prevalentemente con il mio smartphone Android e Spotify. Ho potuto cambiare facilmente traccia (ma non farla scorrere rapidamente avanti o indietro, nda), metterla in pausa per rispondere a una telefonata (utilizzando poi il microfono omnidirezionale integrato nelle cuffie) o semplicemente per parlare con coloro che mi circondavano. Ho alzato e abbassato il volume, ho avviato l’ascolto anche con Spotify completamente chiuso e subito dopo aver fatto l’accensione del prodotto precedentemente autorizzato a effettuare pairing bluetooth.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 5

E allora cosa c’è che non va?

Ne ho appena parlato in pratica. Dal banale pairing del secondo dispositivo (utilizzabile non in contemporanea a un qualsiasi altro) affrontato più con la logica del neurone in uso anziché con il libretto di istruzioni, più ostico rispetto al primo che parte praticamente da sé, alla comodità che viene quasi subito a mancare per chi -come me- utilizza occhiali da vista, passando per l’imbarazzo del non conoscere la posizione dei molti tasti posti sul padiglione destro, che tutto controlla e tutto può. Per concludere? La possibilità di girare i padiglioni per metterli in pari con il resto dell’archetto, senza però rendere meno ingombrante la cuffia nella sua completezza, il trasporto del prodotto non è quindi del tutto agevole (ho avuto per un attimo la classica paura di rompere le cuffie).

Per effettuare un pairing con il secondo dispositivo (o il terzo, ricorda che tanto ne puoi utilizzare uno alla volta) dovrai semplicemente spegnere le cuffie (se le hai già accese) e poi tenere premuto il pulsante di accensione per 7 secondi circa, superando la fase di accensione e continuando a tenerlo premuto, fino a sentire la voce annunciare il pairing in corso, il led alternerà luce rossa e blu di continuo a conferma dell’operazione in corso, a questo punto le cuffie saranno ricercabili da qualsiasi dispositivo bluetooth nelle vicinanze.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 3 SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 4

Il led e il pulsante di accensione non sono le uniche due cose che troverai sul padiglione di destra. Mi ricollego al terzo “difetto” che ho avuto modo di notare, perché sul padiglione destro del prodotto c’è proprio tutto. Dall’accensione al volume, passando per il microfono, il play / pausa, l’avanti / indietro, l’attacco microUSB e anche la risposta alla telefonata in arrivo. Prima di imparare l’esatta posizione di tutto impiegherai qualche minuto, usando le cuffie tutti i giorni (o quasi) sarà tutto ancora più rapido (piccolo hint: sul tasto per aumentare il volume c’è un piccolo punto in rilievo :-) ). Ovviamente inserire il circuito stampato con tutto a bordo su un solo padiglione costa certamente meno (in termini di produzione) rispetto alla separazione di comandi e attacchi su ambo i padiglioni.

Per il secondo difetto invece non c’è molto da fare. L’archetto regolabile è rigido ed è stato appositamente studiato e realizzato da SONY per ridurre al minimo le vibrazioni generate dai bassi più profondi, erogati dal driver da 30 mm nascosto dai padiglioni imbottiti, che per una riproduzione prolungata non evita però di generare dolore proprio dove terminano generalmente le stecche della montatura degli occhiali. È un problema che conosco fin troppo bene e che riscontro in diversi modelli di cuffie, in casa mi limito ad alzare la montatura (togliendola da dietro le orecchie) e appoggiandola quasi ai padiglioni, mi sento molto “nonno in fase di lettura“, ma almeno non sento male alcuno, anche durante la stesura di questo articolo.

Prezzo e saluti

Per portarti a casa le MDR-XB650BT dovrai sborsare circa 130€ di listino. Fortunatamente su Amazon le puoi trovare a poco meno di 85€, uno sconto che solo fino a pochi giorni fa non esisteva (al 30 di agosto, appena controllato, il prezzo era ancora fermo a 129,99€), decidi tu (in base anche a ciò che ti ho raccontato) se può valere la pena fare questo investimento, fermo restando che la qualità di SONY difficilmente può mettersi in discussione data la loro pluriennale esperienza nel settore.

Inutile dire che per qualsiasi dubbio o richiesta, l’area commenti è a tua totale disposizione. Ancora una volta grazie a SONY per la loro massima collaborazione :-)

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Prodotto: è il regalo da parte di SONY per portare con me la musica in vacanza. Ho deciso spontaneamente di recensirlo.

Non di solo maranza è fatta la cuffia da poter sfoggiare in giro, soprattutto quando Sony, dopo tanti anni, ci ha tenuto a sottolineare che questo suo prodotto è tutto tranne che qualcosa di eccessivo, pur rimanendo qualcosa da poter mostrare, in mezzo a tutti. Un prodotto che segue la moda e dall’estetica molto ricercata, senza rinunciare però alla qualità assoluta alla quale si è abituati. Si tratta della serie h.ear on, e nonostante sia ormai acquistabile dall’ottobre dello scorso anno, alcuni ancora non la conoscono. In questo pezzo vi parlo della mia esperienza personale :-)

Sony h.ear on (MDR-100AAP)

Belle (ma questo era dato per scontato già dalle prime battute) e abbastanza compatte, con colori che fino a oggi non avevo mai personalmente visto utilizzare per realizzare questo tipo di accessorio, un compagno di vita per molti, un gadget sicuramente molto apprezzato anche da chi –come me– adora poter ascoltare la propria musica isolandosi da tutto ciò che lo circonda, un po’ come accade durante la stesura di questo articolo, come a voler creare un piccolo ritaglio di tempo e spazio che nel quotidiano è sempre più difficile avere.

Le MDR-100AAP (pubblicizzate come h.ear on) vengono proposte in una confezione estremamente curata, con il cavo separato (ormai diventato uno standard per Sony) che integra un microfono in linea per poter essere utilizzato anche con lo smartphone (o il PC, utile per una videochiamata Skype, per esempio), piatto e decisamente poco incline all’attorcigliamento (per fortuna!). Il peso delle sole cuffie, escludendo quindi il cavo, è di 220g, sono leggere e possono essere facilmente trasportate anche grazie alla custodia in ecopelle inclusa nella confezione, è bella anche quella, con impresso il logo Sony nel caso in cui vi foste dimenticati nel frattempo chi ha prodotto il vostro nuovo accessorio ;-)

I padiglioni delle cuffie, manco a dirlo, avvolgono perfettamente il vostro orecchio, lo coccolano nella loro morbidezza (e non stiamo certo facendo una pubblicità al nuovo Coccolino, nda), isolano molto bene da ciò che avete attorno ma riuscirete comunque a sentire la compagna urlare nel caso in cui abbia bisogno di voi. Non è necessario tenere alto il volume, la qualità si sente (a patto che stiate utilizzando una buona sorgente) già a basso regime. Pur alzandolo di molto, non proverete fastidio alcuno, sarà estremamente gradevole e vorrete tenerlo fisso così in alto per molto tempo, sconsigliato per ovvi motivi di sopravvivenza dei vostri timpani, inizierete inoltre a farvi sentire anche fuori dai padiglioni delle cuffie (seppur in maniera non troppo sensibile, ma pur sempre fastidioso, un po’ come in metropolitana a Milano, per chi conosce l’ambiente).

Sony h.ear on (MDR-100AAP) 1

Contrariamente ad altri prodotti della stessa fascia, queste h.ear on di Sony propongono la tecnologia audio ad alta risoluzione, in grado di far arrivare a destinazione una quantità di dati trasmessi pari a 3,2 volte quelli di un CD musicale:

Sony h.ear on (MDR-100AAP) 2Con audio ad alta risoluzione si intende una raccolta di processi e formati digitali che ti consentono di codificare e riprodurre la musica utilizzando una velocità di campionamento maggiore rispetto agli standard utilizzati per i CD. Non esiste uno standard unico per l’audio ad alta risoluzione, sebbene le specifiche maggiormente utilizzate siano 24 bit/96 kHz (3,2 volte di dati in più in trasmissione rispetto ai CD) e 24 bit/192 kHz (6,5 volte di dati in più in trasmissione rispetto ai CD).

Maggiori dettagli su sony.it/electronics/audio-ad-alta-risoluzione

Ma di tecnicismi e caratteristiche puramente tecniche potete trovarne quante ne volete nella scheda ufficiale sul sito web del produttore: sony.it/electronics/cuffie-archetto/mdr-100aap/specifications.

Se dovessi trovare un difetto a queste cuffie, probabilmente mi lamenterei del loro essere così delicate, almeno all’apparenza, impossibile portarle in trincea ogni giorno senza la paura costante di rovinarle, ma pur dopo averle messe alla prova e non averle neanche scalfite, continuo a nutrire quella sensazione, alimentata un po’ dal prezzo di listino del prodotto che ovviamente si vuole preservare nella migliore maniera possibile.

Altro giro? Il telecomando integrato, il microfono, non propone null’altro che un unico pulsante attraverso il quale attivare l’assistenza vocale del proprio smartphone ammesso che sia compatibile (come Siri) o rispondere direttamente a una telefonata, ma nessuna traccia della modifica del volume, che viene così demandata al dispositivo sorgente. Scomodo, sul serio, provate a immaginare il vostro smartphone schiacciato in tasca, impossibile da raggiungere, che smette di suonare la vostra musica nel momento più sbagliato possibile, o magari una traccia scelta da Spotify che non avreste ascoltato neanche sotto tortura. Un possibile miglioramento per una prossima versione del prodotto? Probabile, ma perché aspettare?

Ne vale quindi la pena?

Sony h.ear on (MDR-100AAP) 3

State valutando l’acquisto di un prodotto che propone una qualità e un’estetica sopra ogni rosea aspettativa, dovrete quindi pagare il corrispettivo per entrambe le caratteristiche richieste. Ci sono diversi prodotti di fascia medio-alta, difficile trovare però una precisa alternativa alle Sony h.ear on, è forse per questo motivo che il cliente che sceglierà questo prodotto non andrà alla ricerca di un’alternativa a più basso prezzo. Il listino per accaparrarsi le h.ear on riporta € 180,00 (iva inclusa), ma non è difficile trovarle su Amazon con un risparmio superiore ai 50€.

La valutazione dipende da ciò che l’utente finale ricerca, come sempre. La qualità del prodotto c’è tutta e convince, senza esagerare in nessuno dei suoi reparti.

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Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.

La sigla ricorda più C-3PO, ma in realtà si tratta dell’ennesima batteria tampone che possiamo tenere a portata di mano per evitare di rimanere con lo smartphone a terra, ormai per molti più grave di una gomma forata in autostrada alle tre di notte e senza copertura assistenziale. Non è certo un prodotto nuovo e ovviamente ne esistono di nuovi, il vantaggio di questa soluzione Sony è però l’essere comoda, soprattutto per chi va in giro con un marsupio o equivalente (io uso il borsello e mi faccio odiare dai tradizionalisti, poco male).

Sony CP-V5G: non di soli colori tradizionali è fatta l'energia

Parte della famiglia CycleEnergy, è molto diversa dalla sorella minore CP-V3A che utilizza quotidianamente Ilaria e della quale si ritiene più che soddisfatta. Si passa dai 3000 ai 5000 mAh per permettere di sfruttare una carica e mezza circa di una batteria da smartphone o circa mezza carica di tablet, dato che oggi ci si estende tra i 2500 e gli 8000 mAh circa (questi ultimi basati sui poco più di 7300 di iPad Air 2, preso come esempio, nda).

Nel pacchetto del prodotto troverete la batteria (ma va?) e un cavo microUSB che servirà ovviamente a caricarla e scaricarla, ammesso che voi abbiate un dispositivo Android. Diversamente dovrete procurarvi un cavo 30 pin (iPhone 4S e inferiori) o Lightning (attuale) da portare oltre il cavo microUSB. Nessun attacco a muro, dovrete procurarvelo in autonomia (ormai nulla di più semplice) o caricare la batteria tramite una delle porte USB del vostro PC. Se siete possessori di iPhone o iPad con cavo Lightning vi consiglio l’acquisto di un cavo corto perfettamente compatibile (che uso quotidianamente): AUKEY Cavo Lightning da 20cm bianco (certificato Apple MFi), comprato ormai qualche mese fa (giugno, nda) e che porto in una bustina contenente tutti i cavi “in caso di emergenza” ;-)

Aukey Lightning 20cm - Sony CP-V5G: non di soli colori tradizionali è fatta l'energia 1

Accanto alla porta microUSB (della batteria tampone) troverete un indicatore a led per conoscere lo stato di carica di Sony CP-V5G (i colori sono 4 e vi faranno capire a occhio a che stadio di ricarica ci si trova). I tempi però sono certamente lunghi e per poterli “sopportare” potreste pensare di sfruttare la notte. Si parla infatti di circa 6 ore se collegata a un adattatore c.a. e 12 se si utilizza una delle porte USB del PC. È ovvio che possiate staccarla prima del dovuto, ma ovviamente non potrete godere di una carica completa del vostro smartphone (figurarsi del tablet, per il quale però si adatta a 1,5A in uscita, in completa autonomia). Lo stato di scarico totale si raggiunge in 120 minuti al massimo.

Sony garantisce la qualità del proprio prodotto, e dice che questa batteria è in grado di conservare oltre il 90% della sua energia anche dopo 1000 ricariche. Io ovviamente non posso ancora testimoniarlo (e spero di impiegarci ancora molto ad arrivare a quel numero di cicli) ma spero che questo oggetto possa vivere più a lungo possibile, per non rimanere mai a secco di energia ;-)

Il perché del titolo è facile intuirlo. Io possiedo quella con la colorazione verde mela (che vedete nell’immagine principale dell’articolo), ma esiste in diversi altri colori, che voi stessi potete vedere nella scheda del prodotto sul sito di Sony.

Sony CP-V5G è disponibile sul mercato a un prezzo consigliato di 29,90€, la si trova facilmente su Amazon a 25,90€ e consegna gratuita per i clienti Prime (a ora, che sto scrivendo l’articolo), potete acquistarla puntando il vostro browser a questo indirizzo.

Disclaimer per un mondo più pulito
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Prodotto: fornito da Sony. Mi è stato lasciato al termine del test.

Dapprima il sensore Nike+ da inserire all’interno della scarpa da corsa appositamente pensata e realizzata, poi l’orologio che collegato alla fascia cardio era in grado di monitorare il battito costantemente, poi il report, poi ancora il personal trainer in grado di darci la giusta dritta sull’associazione alimentare da avvicinare allo sport, e poi, poi, poi. Il mondo della tecnologia associato al movimento non ha mai smesso di correre, tanto per restare in tema. La sua è una continua evoluzione alla scoperta della funzione sempre più allettante, ma non è necessario essere super-palestrati per potersi regalare un aggeggio di questo tipo, basta anche la semplice curiosità applicata al quotidiano, è per questo che oggi vi parlo del Fitbit Charge HR.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso

Io pensavo che il massimo della tortura psicologica potesse consistere nel prendersi cura di un Tamagotchi (ve li ricordate? Era il 1996, sentitevi vecchi quanto basta), e invece mi sbagliavo alla grande. Sì, perché siamo diventati estremamente sedentari, odiamo muoverci, cominciamo ad andare in palestra con lo stesso entusiasmo di un ragazzo che scopre la pubertà e finiamo per mollarla con la stessa faccia di un marito che rientra a casa dopo una giornata di lavoro e si becca uno shampoo dalla moglie per aver lasciato la tavoletta del water alzata.

Fortunatamente ci sono tante eccezioni che non confermano questa regola, e sono felice per loro, ma passiamo al succo della questione e discutiamo insieme dei pro e dei contro di questa soluzione.

Altalenarsi tra positivo e negativo

Un solo dispositivo con più funzioni a portata di clic, può quindi sostituire un orologio già al polso, rinunciando ovviamente alla cassa in titanio e al cinturino in acciaio (se non di più), dipende ovviamente dai gusti ma l’estetica è certamente accettabile, è molto sportivo, passa abbastanza inosservato agli occhi di chi non è abituato a utilizzare questo tipo di dispositivi.

Di contro? Un cinturino che non posso cambiare e che mi riporta indietro nel tempo all’era dello Swatch che portavo al polso quando frequentavo le scuole medie, non è esattamente la cosa che più mi è piaciuta. Ho anche provato a cercare sul web eventuali pezzi di ricambio ottenendo però pressoché nulla, qualcuno può magari dirmi che mi sto sbagliando (nei commenti) e suggerirmi dove poter acquistare eventuali pezzi di ricambio?

Il materiale utilizzato (a base gommosa, come quasi tutti i dispositivi di questo tipo) deve essere stretto tanto da non far scappare via Fitbit Charge HR e far risultare efficace il rilevatore di battito cardiaco, ma non troppo da lasciare il segno. Inoltre andrebbe rimosso spesso per poter essere lavato, pulito e tenere il polso libero di respirare prima di tornare a essere intrappolato. Per ogni ulteriore informazione in merito, vi suggerisco di leggere fitbit.com/it/productcare.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 1

Fitbit Charge HR ha una batteria ai polimeri di litio che dura fino a 5 giorni, ammesso che disattiviate la sincronizzazione continua con lo smartphone predefinito. Tenendola attiva si arriva ai 4 giorni circa, quindi tutto sommato “perché non approfittarne?“, tanto non cambia molto per un solo giorno di carica in meno. Occhio in ogni caso: è bene aprire l’applicazione su smartphone (o altro dispositivo collegato in bluetooth al Fitbit) per scaricare e archiviare i dati registrati almeno una volta alla settimana, altrimenti si rischia di sforare i limiti della memoria interna.

Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free
Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free

Fitbit Charge HR tiene conto dei passi, del battito cardiaco (già detto), dei piani di scale fatti, delle ore di sonno e della propria attività fisica (se opportunamente attivato). Oltre a questo, permette di ricevere una notifica in caso di chiamata in entrata sul proprio smartphone, vibrando e mostrando a monitor il nome del chiamante. Sapete cosa manca in tutto questo? Lo stato della batteria, mai visibile.

È fastidioso perché dipende da una notifica che dovrebbe arrivare sia tramite applicazione, sia tramite mail, il problema è che quelle notifiche arriveranno solo sincronizzando il device, non è capitato poche volte in questo esteso periodo di prova (per la cronaca: il Fitbit Charge HR me lo sono regalato e lo porto ormai quotidianamente, 24h/giorno) che io restassi a secco senza possibilità di visualizzare le statistiche dal device (che continuerà comunque a registrarle fino al minimo di carica, nda). Poco male, sia chiaro, in un paio di ore al massimo Fitbit Charge HR sarà nuovamente carico al 100% e pronto per tornare al polso. Il tutto grazie al cavo in dotazione (USB) con attacco proprietario, lo stesso che verrebbe a costarvi circa 14€ nel caso in cui ne voleste uno di riserva o se perdeste quello originale, giusto per informazione.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 2

Un altro aspetto difficile da sopportare è la velocità di notifica della chiamate in ingresso. Giusto per dirla tutta: sono passato da un SONY SmartBand SWR10 (associato al mio Xperia Z2) al Fitbit Charge HR. Il primo mi notificava le chiamate in ingresso, i messaggi Whatsapp e Telegram (e non solo), le mail, la lontananza dal mio smartphone e qualsiasi altra cosa io volessi, il tutto in tempi pressoché immediati. Il secondo notifica esclusivamente le chiamate in ingresso, e pure in ampio ritardo. Magari si tratta di un problema relativo ad Android, magari no. Magari sarebbe stato carino permettere di silenziare la chiamata semplicemente con un clic sul Fitbit Charge HR, ma niente da fare. Magari (poi giuro che la smetto), una differenza di prezzo avrebbe giustificato la perfezione in questo campo (pura utopia?).

Il rilevamento viene effettuato di continuo e sulla base delle oscillazioni del polso. Questo è il suo punto di forza ma anche un grande punto debole. Così come ogni rilevatore, ciò che l’utilizzatore chiede è la precisione nel rilevamento, riporto dal sito web ufficiale del produttore:

Fitbit si impegna a realizzare i rilevatori di attività da polso più precisi del mercato. Il nostro team ha completato una serie di studi interni, mirati a testare rigorosamente la precisione del dispositivo Charge. I risultati ottenuti confermano che Charge è uno dei più precisi tra i dispositivi di rilevamento wireless specificatamente realizzati per essere indossati al polso.

Charge HR è un sensore di movimento installato sul polso. Spesso le mani si muovono senza che il resto del corpo lo faccia, ad esempio quando suoni uno strumento, cucini o culli un bambino. Charge HR potrebbe aggiungere passi extra per rendere conto di questi momenti, in cui ti ritiene attivo. Per ulteriori informazioni, consulta Come funziona il conteggio dei passi?

Il resto si trova alla pagina help.fitbit.com/articles/it/Help_article/Quanto-%C3%A8-preciso-Charge-HR-1416094246215. Il problema è che seppur specificato, la differenza nei passi è abbastanza elevata, e faccio sempre il confronto con un dispositivo di diverso produttore e con un rilevamento molto simile a quello proposto da Fitbit Charge HR. Giusto per capirci, 150 passi dopo aver lavato i denti con la mano dichiarata “dominante” tramite impostazioni dell’applicazione (e dello smartwatch), mi sembra forse un pelo fuori norma. Capisco di averli lavati (come sempre) per 5 minuti e di aver fatto diverse oscillazioni con la mano, eppure credo che l’elevato conteggio fatichi a tornare. Quanti dei passi rilevati durante l’arco della giornata è da ritenersi mal calcolato? Ci sarebbero una riflessione e un conteggio forse da fare.

Fortunatamente però, così come per il SWR10, anche Fitbit Charge HR propone una comoda sveglia silenziosa (tramite vibrazione) da poter utilizzare al posto di quella classica da smartphone, quella che tipicamente disturba chi sta nelle immediate vicinanze e che magari non deve svegliarsi alla stessa ora. Contrariamente a un diverso dispositivo, Fitbit Charge HR propone un set di sveglie programmabili a diversi orari (e con ripetizioni nel tempo) che non si appoggiano allo smartphone. Anche se questo è spento, Fitbit Charge HR potrà vibrare e svegliarvi regolarmente, potrete quindi rinunciare alle sveglie classiche impostate su Android (o iOS). Di contro, se il sito web di Fitbit non dovesse essere momentaneamente raggiungibile (si, mi è capitato), non riuscirete a sincronizzare un’eventuale modifica alle sveglie così da renderla effettiva sul vostro device indossabile. Fortunatamente si è trattato di un caso isolato.

Voi cosa ne pensate?

Di recensioni ne è pieno il web, Amazon per primo (vedi: amazon.it/Fitbit-Charge-Rilevatore-Attivit%C3%A0-Fitness/product-reviews/B00SHNAF3E). Quanto scritto fino a ora è il mio personale parere dopo diversi mesi di utilizzo del prodotto. Ha punti a favore, molti altri no. I report mi piacciono molto, così come l’applicazione e il sito web che gira attorno a Fitbit Charge HR (così come qualsiasi altro prodotto Fitbit).

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 4

 

Ci sarebbe molto altro da fare, spero che lo sviluppo non si fermi qui, soprattutto per giustificare il costo di questo tipo di prodotti confrontati con competitor di ieri e di oggi (e dei rumors appartenenti al domani).

A voi la palla.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: il mio portafogli e Amazon. Incauto acquisto direi, ovviamente con il senno di poi ;-)