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Qui non fai in tempo a distrarti un attimo che cambia tutto, più o meno è quanto accaduto alla gestione del servizio legato a X Files e alla sua distribuzione su tutti i browser.

ABP X Files su noads.it

Durante il mese di agosto (nonostante i primi “sintomi” siano saltati fuori a fine luglio scorso) WebPerTe / AziendeItalia ha iniziato a bloccare l’accesso al sottodominio mozilla.gfsolone.com perché invaso di richieste, tutte ovviamente verso il file dei filtri X Files per i vostri Adblock. Ciò che è sfuggito sin dal primo momento è che quel sottodominio non contiene davvero la lista filtri ma si limita a redirigere l’utente e le richieste delle estensioni verso il file vero e proprio ospitato sul Dropbox del sottoscritto, affinché voi tutti abbiate i filtri sempre aggiornati.

Ciò nonostante i problemi continuano e ogni volta i tempi di attesa per la riattivazione dei servizi che pago regolarmente diventano sempre più lunghi. Per questo motivo ho deciso di acquistare un nuovo dominio di primo livello dove spostare passo dopo passo tutto ciò che riguarda il progetto, compreso il vostro traffico, per questo ho bisogno della vostra collaborazione.

Cosa succede a X Files

Semplice: si cambia casa, spostando il traffico verso il nuovo “noads.it“: un nome, una garanzia! Tutta la descrizione del prodotto e il sito web ufficiali rimangono parte del mio sito personale, tutto il resto (file, redirect, varie ed eventuali) trovano ora spazio su questo nuovo dominio che in futuro potrà essere utilizzato per ospitare anche altro inerente lo stesso argomento.

Già da qualche tempo i collegamenti di sottoscrizione nel sito web ufficiale (dove ho cercato di inserire tempestivamente un avviso di problemi lato provider) puntano a noads.it e parte del traffico si è spostato verso il nuovo lido, molto altro rimane però allacciato al vecchio dominio che continuerà in ogni caso a funzionare. Ho cercato di alleggerire così il carico sul vecchio provider e puntare tutto sul nuovo sito ma senza arrivare all’obiettivo finale completo. Ho già segnalato i nuovi indirizzi e riferimenti per l’aggiornamento della pagina sottoscrizioni di Adblock Plus e del relativo comportamento dei componenti aggiuntivi su Google Chrome, Firefox, Opera e Internet Explorer, non resta che attendere.

Quello che voi potete fare è segnalarmi eventuali anomalie e nel caso possiate farlo (siate capaci e ne abbiate voglia / tempo) eliminare la vostra attuale sottoscrizione a X Files e rifarla dalla pagina ufficiale così da essere sicuri di sfruttare il nuovo spazio web.

Il modulo HWS è finalmente a regime

Harmful WebSitesHarmful WebSites (ridotto a HWS per comodità) ha preso vita lo scorso 8 agosto dopo un brevissimo disservizio dovuto al caricamento errato online della prima vera versione di lista stabile, qui la notizia: gfsolone.com/hws-breve-disservizio-e-nuova-versione-di-lista.html.

Sono molto soddisfatto e i filtri forniti quotidianamente dalla community di malwaredomainlist.com compongono un’ottima barriera dai siti web infetti che potrebbero quindi causare problemi al vostro browser e alla vostra macchina. L’aggiornamento viene tipicamente effettuato e rilasciato in concomitanza con quello della lista stabile di X Files.

Presto realizzerò un piccolo articolo ad-hoc per spiegarvi come viene realizzata in maniera automatizzata il modulo HWS per Adblock Plus e compatibili.

Restate informati: la newsletter

Ciò che più mi preoccupa in questi casi è la comunicazione nei vostri confronti. Nonostante io cerchi di tenere aggiornato il sito web ufficiale della lista e il forum di Mozilla Italia qualcuno può sempre sfuggire. Per questo motivo ho deciso di rendere disponibile un nuovo box all’interno della pagina di X Files attraverso il quale ognuno di voi potrà lasciare il proprio indirizzo di posta elettronica:

Nuovo box Newsletter

Nessun sistema automatico di registrazione, nessuna lista pubblica di quegli indirizzi. Il box serve a raccogliere in un foglio di calcolo sul mio Google Docs ciò che voi inserite. Sarà mia cura collocarvi a quel punto in un apposito gruppo di posta elettronica che riceverà questo tipo di aggiornamenti solo in caso di necessità. Nessuna tipo di pubblicità, sarebbe contro l’idea stessa di X Files.

Vi prego di “iscrivervi” così da essere sempre informati su ciò che accade. Personalmente ridurrò al minimo sindacale le comunicazioni cercando di riportare solo ciò di cui avete realmente necessità riguardo il progetto X Files.

Avere a che fare con grandi dump MySQL può costituire un problema soprattutto quando si ha a che fare con hosting condiviso, nessun accesso terminale e phpMyAdmin limitato da tempi o numero di istruzioni da eseguire.

Avete mai avuto la necessità di ovviare al problema? Io ho provato qualche tool trovato in rete e alla fine ho fatto la mia scelta: Sypex Dumper, il giusto compromesso tra qualità e velocità di installazione, configurazione ed utilizzo.

Cos’è e come configurarlo

Un semplice pacchetto di file PHP da caricare sullo spazio web di destinazione, quello del provider sul quale dovrete importare il DB MySQL di grandi dimensioni.

Sypex Dumper (SXD per comodità) è disponibile gratuitamente sul sito web ufficiale: sypex.net/en/. Ne esiste anche una versione PRO a pagamento, ma non è ciò che serve allo scopo basilare dell’importare un database grande senza andare contro il timeout di phpMyAdmin. Il collegamento diretto alla versione gratuita più aggiornata è sypex.net/files/SypexDumper_2010.zip.

Scompattate e caricate la cartella “sxd” sul vostro spazio web, quindi modificate i permessi della cartella “backup” portandoli a 777 (lettura, scrittura ed esecuzione completa per tutti) e dei file cfg.php e ses.php a 666 (lettura e scrittura per tutti). Prima di concludere entrate nella cartella backup e caricate il file SQL che dovete andare a ripristinare. Ho avuto qualche problema con il file compattato in ZIP, ho notato invece che non ci sono anomalie dandogli in pasto direttamente il .sql.

Siete ora pronti ad accedere al software ed effettuare le operazioni desiderate!

Accesso e utilizzo

Da qualsiasi browser puntate all’URL del vostro spazio web, quindi alla cartella dove avete caricato SXD. Nel mio caso si tratta di un semplice dominio.tld/sxd. Comparirà così la finestra di login del software:

Ho volutamente evidenziato la voce “Details” che vi permetterà di accedere alle opzioni di collegamento host e porta, altrimenti non disponibili (verrebbe preso “localhost” di default). Compilando tutti i campi richiesti e facendo clic su Enter, Sypex vi permetterà di gestire il database e di operare una serie di modifiche direttamente dalla sua interfaccia.

Quella che a noi interessa in questo caso è proprio l’importazione di un backup all’interno di un diverso database, anche se già utilizzato e popolato da altre tabelle. Per fare questo basterà andare nella schermata “Import“, dove dovrebbe già essere visibile il database di produzione e il backup pronto nella colonna di sinistra:

Inutile dire che nel caso in cui ci siano più backup disponibili nella cartella “/backup” dello spazio FTP vi basterà selezionare il menu a tendina sotto “File” per scegliere quello adatto al restore.

Per lanciare l’operazione sarà quindi sufficiente fare clic sul pulsante “Execute” in basso a destra:

e attendere che il software faccia il resto :-)

Avrete così aggirato i limiti di phpMyAdmin e dell’esecuzione degli script più in generale, dovrete solo avere pazienza affinché tutto termini. Potete seguire costantemente l’avanzamento tra percentuale e MB macinati tenendo d’occhio il Total status della finestra.

Lascio a voi l’esplorazione delle (neanche tanto) poche altre opzioni messe a disposizione dalla versione gratuita di Sypex, tutte a portata di clic :-)

Buon lavoro!

DokuWiki è l’ennesimo software in grado di mettere in piedi uno spazio dove poter salvare testo, immagini e allegati da rendere pubblici e magari modificabili da persone interessate a mandare avanti vostri lavori, idee, spunti di riflessione. Viene usato nei modi più disparati (anche come blog, ndr) ma personalmente lo preferisco per ciò che si prefigge di fare dalla nascita:

DokuWiki is a standards compliant, simple to use Wiki, mainly aimed at creating documentation of any kind. It is targeted at developer teams, workgroups and small companies. It has a simple but powerful syntax which makes sure the datafiles remain readable outside the Wiki and eases the creation of structured texts. All data is stored in plain text files – no database is required.

Liberamente scaricabile dal sito web dell’autore (splitbrain.org/projects/dokuwiki), vanta un’installazione sufficientemente semplice (occhio a modificare i permessi delle cartelle e sottocartelle in 0777, qui la lista di ciò che va toccato: public.gfsolone.com/wiki/doku.php?id=wiki:permessi_installazione) e una configurazione che può essere un pelo più complessa se si decide di mettere mano ben oltre quello che il software propone di default. In ogni caso l’abbondante documentazione a vostra disposizione vi aiuterà nello scopo. Potete vedere un’installazione funzionante sullo spazio pubblico di gfsolone.Com all’indirizzo public.gfsolone.com/wiki (che andrà a sostituire l’ormai abbandonata installazione su GxWare).

Ma parliamo dell’argomento principale dell’articolo: l’aggiornamento.

Sempre sulla PubWiki ho creato una sezione “Diff” dedicata a tutti coloro che hanno un’installazione su hosting condiviso e necessitano di fare l’aggiornamento alle nuove versioni. Attraverso un documento del supporto si può imparare ad individuare facilmente ciò che realmente cambia da una release ad un’altra: dokuwiki.org/install:diffupgrade. Per farlo è necessario avere accesso ad un terminale Linux (o equivalente) ed eseguire dei semplici comandi che serviranno a scompattare i file, quindi confrontare il loro contenuto (i file che compongono il software).

Prima di partire

Ricordate sempre di effettuare un backup della vostra configurazione e dei vostri contenuti (date un’occhiata in documentazione o consultate questo mio articolo a riguardo), quindi di aprire in modifica il file di configurazione e impostare il tema di default per evitare sgradite sorprese post-upgrade. Se vi state chiedendo perché sappiate che il sottoscritto ha “bruciato” un’installazione in produzione, rifatta quasi da capo recuperando parzialmente i dati dal backup, per poi capire che il tema custom non permetteva di far funzionare in modo corretto Adora Belle.

Si, potete insultarmi per questo.

Diff & Patch

Dato che odio dover ricaricare tutto ogni volta, preferisco seguire questo metodo, individuare i file modificati da una release all’altra ed eseguire così l’aggiornamento:

DokuWiki: Diff

Per ciascuna nuova release (entro qualche giorno al massimo, portate pazienza) creerò un pacchetto “diff” contenente i file modificati da una release all’altra, avendo cura di rimuovere anche il file install.php che non va più tenuto nella cartella ftp di DokuWiki dopo aver già effettuato la prima installazione.

Per fare ciò che ho fatto io basterà scaricare i due file corrispondenti alla release attuale di DokuWiki e quella subito precedente, quindi estrarli e confrontarli tramite questo comando:

diff -rs dokuwiki-2012-01-25b dokuwiki-2012-09-10 | awk '/identical/{print $4}' | xargs rm -v

Dove “dokuwiki-2012-01-25b” e “dokuwiki-2012-09-10” ovviamente andranno modificati di volta in volta con i nuovi numeri di versione. Lo stesso comando (per il quale ringrazio il buon Paolo) si occuperà di cancellare tutti i file non modificati da una release all’altra, permettendo così di tenere solo lo stretto indispensabile, connettersi in SFTP alla macchina, recuperare la cartella intera e preparare un file compresso con il risultato :-)

Ecco quindi ciò che ho ottenuto dal rilascio “Adora Belle“: public.gfsolone.com/wiki/doku.php?id=wiki:dokuwiki_diff:adorabelle

Il pacchetto compresso un è 7z (7zip.org) ed è disponibile per il download qui: public.gfsolone.com/wiki/lib/exe/fetch.php?media=wiki:dokuwiki_diff:dokuwiki-2012-09-10-diff.7z

Chiunque voglia collaborare o suggerire altri metodi per gestire gli aggiornamenti di DokuWiki su hosting condiviso è il benvenuto, idem chi vorrebbe provare a creare i diff da caricare poi sul Wiki. Ho anche provato ad utilizzare il plugin consigliato in documentazione ufficiale ma sfortunatamente WebPerTe (dove conservo gfsolone.com) impone alcune restrizioni che non permettono la modifica dinamica dei permessi sui file (quindi la sovrascrittura).

Anche ieri mattina i clienti Aruba hanno avuto i loro bei problemi, stavolta non causati da attacchi mirati a parte delle loro macchine ma a causa di un errore umano dichiarato poi nelle notizie del loro sito web di assistenza:

Durante i lavori di ampliamento della Sala dati A della Nostra WebFarm 1 di Arezzo, a causa di un errore umano , si è verificato lo spegnimento di emergenza dell’impianto elettrico, con la conseguente momentanea irraggiungibilità dei servizi in essa ospitati.
La sala è stata immediatamente riattivata ed il down dei servizi si è limitato al tempo di riavvio dei server.Le altre Sale Dati del Data Center hanno, invece, continuato a funzionare regolarmente.
Ci scusiamo per i disagi arrecati e per la momentanea irreperibilità del nostro servizio assistenza on line, interessato in parte dai problemi di cui sopra.
Invitiamo i clienti che ancora dovessero avere dei problemi a comunicarcelo mediante l’apertura di un ticket di Assistenza.
Aruba S.p.A -Servizio Aruba.it

Discussioni su Aruba ne potete trovare migliaia in giro per il web, c’è chi lo odia, chi lo ama, chi lo sfrutta solo ed esclusivamente per la gestione dei DNS, chi ci si appoggia totalmente per il suo lavoro, la sua vita privata, il suo blog, il suo sito personale o aziendale che sia. Veder andare giù i server come pere cotte non è mai bello, non lo è mai. Io faccio parte della prima schiera citata, ho usato per qualche tempo Aruba (parlo di tanti anni fa) e dopo innumerevoli problemi ho deciso di portar via ciò che c’era di mio migrando verso altri provider (dapprima) ed in seguito su un server dedicato (ormai da diversi anni).

Ho voluto aprire una nuova discussione su Friendfeed. Un po’ per “sfottò” (senza alcun motivo particolare), un po’ per stuzzicare gli utenti che ancora oggi scelgono il provider di Arezzo come partner per la propria creatura sul web, qualunque essa sia:

friendfeed.com/gioxx/0bcd8b38/vedere-andare-down-aruba-e-notare-quanti-ancora

Ho poi ricevuto un tweet molto interessante di Donato via Twitter, per questo motivo ho deciso di provare a buttare giù due righe trattando uno degli argomenti più spinosi che esistano in questo panorama: la scelta del giusto piano hosting.

Qualità e quantità: il giusto prezzo

Il giusto prezzo per tutti non esiste. Toglietevelo dalla testa sin da subito. Non riuscirete mai e poi mai a mettere d’accordo nessuno sul prezzo per un piano di hosting, sia questo entry-level o professionale.

Quello che per me può essere un giusto compenso per ripagare chi mi offre spazio disco, banda e visibilità sul world wide web potrebbe essere “inarrivabile” per un altro utilizzatore con finanze più limitate o che semplicemente pensa di spendere troppo per ottenere un prodotto che “potrebbe costare di meno“.

Il costo del materiale hardware oggigiorno è decisamente più a buon mercato rispetto ad anni fa. Questo ha permesso a nuove aziende di nascere e introdursi nel mercato, nella competizione più sfrenata a chi più offre e meno vuole. Aziende low-cost (un esempio italiano è Tophost, oltre che la stessa Aruba) hanno iniziato a prendere piede e conquistare clientela che mai si sarebbe sognata di investire i propri soldi in un qualcosa di “immateriale“, che andrà poi rinnovato annualmente, che richiederà sacrifici, costante attenzione e aggiornamenti.

Eppure eccoci qui, nel fatato quanto complesso mondo delle tariffe e dei servizi messi a disposizione del cliente. Spazio disco, banda dedicata, traffico garantito, SLA e chi più ne ha più ne metta. Non è geroglifico, è solo un’infima parte della corposa lista che può comporre uno schema di pacchetto hosting acquistabile oggigiorno su internet. Ciò che fa la differenza è molto spesso il tipo di supporto offerto, le garanzie, la cura per il lavoro che portate avanti ogni giorno e che mai vorreste veder cadere inesorabilmente per cause altrui.

Qualità non si traduce con “soldi a catinelle“, non sempre almeno. Anche questa è una di quelle “leggende metropolitane” che andrebbe smentita una volta per tutte. Mi sembra chiaro che pacchetti di hosting professionale con una marea di garanzie e supporto erogato da personale qualificato possano costare parecchio, ma qui stiamo parlando di prodotti adatti a gente come me, quella desiderosa di tenere in piedi un blog, un sito personale, qualcosa che va indubbiamente preservato e protetto ma che potrebbe anche essere irraggiungibile per una manciata di minuti al mese che sarebbero tutto sommato sopportabili.

Lo scandalo Tophost scoppiato pochissimo tempo fa è l’esatta dimostrazione di quanto sia perfettamente inutile lamentarsi quando un provider perde tutto il vostro lavoro giustificandosi che è già tanto quello che vi viene dato e che non è affar loro tenere sotto backup parte del vostro lavoro (nella fattispecie, parte è sostituibile con database MySQL). E’ altrettanto difficoltoso magari combattere contro un provider che –facendo forza su mail generate automaticamente e supporto pressoché assente– chiude i rubinetti del vostro dominio senza alcun preavviso e lasciando in difficoltà chiunque non abbia competenze specifiche per potersela cavare, come successo ad Aurora pochi giorni fa.

Trovare l’ago nel pagliaio

Bene, hai fatto lo sborone, e ora cosa scelgo? Cosa mi consigli?

Tra blog di appassionati e siti web specializzati potrebbero saltare fuori un centinaio (se non più) di risposte possibili a questa domanda. E’ una richiesta che generalmente spiazza chiunque, anche perché ogni casistica meriterebbe uno studio a se. In linea di massima però si potrebbe provare ad identificare dei punti saldi che aiuterebbero a delineare un particolare tipo di offerta da confrontare tra i vari provider che si ha a disposizione.

Innanzi tutto: meglio l’Italia o meglio l’estero (America, Germania, Francia, ecc.)? E’ davvero necessario scegliere un provider italiano? Lo fate per il supporto in lingua madre? Lo fate perché potete in qualunque momento pretendere di andare a vedere il padre del vostro figlioccio sul web (il server fisico, per chi non lo avesse capito, ndr), lo fate per mandare avanti l’economia e sostenere il Made in Italy che Lapo adora così tanto propagandare in giro per il globo?

Si potrebbe pensare di partire da un semplice concetto: Italians not it better. E’ chiaramente un parere personale ma in tanti anni di permanenza e lavori a stretto contatto con provider di ogni tipo ho notato una sostanziale differenza tra gli italiani e il resto del mondo, identificando le migliori farm ed i migliori trattamenti in America e in Germania. Il server che ospita questo blog (e non solo) si trova a Norimberga, montato in uno dei tanti armadi messi a disposizione e costantemente controllati da Hetzner. Mozilla Italia (tanto per fare un altro esempio che probabilmente in tanti conoscono) si appoggia a Dreamhost.

In passato ho utilizzato con soddisfazione (e lo uso tutt’oggi per un progetto non troppo esigente) OVH, francese di origine ma sbarcato anche in Italia ultimamente con un sito web ufficiale ed un supporto dedicato in lingua nostrana, con offerte che molto somigliano a quelle proposte da Aruba ma degni di maggiore fiducia in quanto forse più presenti e più interessati alla felicità del cliente (sempre ed esclusivamente da mie esperienze, sia chiaro).

Concludo la lista inserendo un italiano di fascia media sul quale io e Andrea ci poggiamo molto spesso: WebPerTe. Lavoro sulle loro macchine da un anno circa e fino ad ora non posso lamentare alcun problema davvero bloccante. Ho trovato un supporto sempre pronto a portare a termine le mie richieste in tempi brevi  e la massima disponibilità in caso di difficoltà. Succede però che in alcuni casi potrebbero sorgere incomprensioni ed evidenti scontri che portano inevitabilmente alla chiusura del rapporto di collaborazione cliente-fornitore, come successo a Dania.

Chiaro che ciascun utilizzatore ha esigenze differenti, così come le soglie di sopportazione per i down non programmati e la pazienza nell’attesa che qualcuno con diritti di amministrazione maggiori dei suoi risolva un problema quando necessario. Se a questo aggiungete le tempistiche forse eccessive per un trasferimento da un provider ad un altro come successo poco tempo fa ai due blog di Myriam (e descritto in un mio articolo) potete ottenere un risultato che comprende le casistiche più comuni di problemi che si possono incontrare sulla propria via.

Come posso dire la mia?

Ho voluto realizzare una pagina della Wiki GxWare per tentare di raccogliere testimonianze e pareri riguardo i provider di tutto il mondo da voi quotidianamente utilizzati. Mi farebbe molto piacere se i miei lettori (occasionali o abitudinari) si registrassero e dicessero la loro:

dev.gxware.org/wiki/doku.php?id=collaborare:proposte_di_hosting

Mi pare non manchi nulla. Spero di aver fatto cosa gradita a tutti introducendo per l’ennesima volta la spinosa questione, con la speranza di aiutarsi e cercare sempre di ottenere il meglio per i propri siti web.

Buon lavoro! ;)

Oggi analizzo un argomento tanto delicato quanto differente per ciascuna società. Parlo di hosting provider, aziende che mettono a vostra disposizione spazio web, domini, database MySQL e chi più ne ha più ne metta, soluzioni adatte ad ospitare un blog realizzato con WordPress, la migliore scelta –IMHO– per la propria presenza online, sia essa a livello puramente personale o a livello aziendale (nel limite della fattibilità e della flessibilità del codice). Per quest’ultimo caso suggerisco la lettura del post di Francesco.

La casistica riguarda il trasferimento di due domini, due WordPress rimessi in sesto con l’occasione, rispettivamente irrisolta.it e mimijoy.net ospitati su Tophost (il primo) e Aruba (il secondo).

il trasferimento di un dominio .it

Trasferire un dominio italiano è diventata una cosa semplicissima e immediata. Questa talvolta resta pura teoria, ahimè. Dal 28 settembre dello scorso anno, il NIC ha finalmente dato il via libera alla registrazione sincrona dei domini .it. Ciò vuol dire basta LAR, basta fax, tutto in tempo reale con domini visibili entro qualche ora dopo la registrazione, qui di seguito un buon articolo di Michele Nasi (vecchia conoscenza per noi dello staff di Mozilla Italia, ndr):

ilsoftware.it/articoli.asp?id=5553

Non tutti gli hosting provider sono però capaci di sfruttare la modalità di registrazione sincrona, mandando avanti le pratiche con l’asincrona, Tophost è uno di quelli. Trasferire quindi un “.it” necessita di un fax verso due destinazioni: il primo per il NIC, il secondo per il nuovo provider che terrà in piedi il sito web. WebPerTe (dove ho spostato il dominio) mette a disposizione una valida documentazione per capire il da farsi:

kb.aziendeitalia.com/?View=entry&EntryID=123

Vedere procedura 2.

Richiesta e fax mandati il 23 febbraio, trasferimento ottenuto giorno 1 marzo. Una settimana per poter autorizzare un’operazione di spostamento.

il trasferimento di un .net

Trasferire un qualsiasi dominio che non sia un “.it” è sempre stata cosa semplice. Un Auth. Code (Register.it spiega di cosa si tratta, per chi non lo sapesse), il pagamento per un anno in compagnia del nuovo provider, una manciata di ore per il trasferimento sulla nuova macchina server e 24 ore circa per la propagazione dei DNS. Tutto tranquillo ad eccezione del fatto che mimijoy.net si trovasse su Aruba, destinazione WebPerTe anche per quest’ultimo. Richiesta dell’auth. code avanzata giorno 19 febbraio, codice arrivato sano e salvo a casa (la casella di posta di Myriam, ndr) la sera del 24 febbraio (dopo un sollecito della pratica tramite ticket aperto lo stesso pomeriggio).

Inutile dire che da li sono bastate una manciata di ore per poter vedere tutto spostato su WebPerTe. 7 giorni per consegnare un codice.

in conclusione

Mi piacerebbe sapere perché le aziende impiegano così tanto tempo per sbrigare una normale pratica che –nel loro caso– fa parte del pane quotidiano. Posso capire i tempi tecnici e burocratici per la ricezione e la verifica di un fax, ma faccio fatica a concepire 7 giorni di attesa per un codice che generalmente un provider dovrebbe poter comunicare al cliente immediatamente. Spezzo una lancia a favore di Tophost che in questo caso lo fornisce IMMEDIATAMENTE da pannello di controllo utente (verificato personalmente con supportoinformatico.org trasferito qualche giorno fa sullo stesso server di questo blog). Aruba non cambierà mai in questo senso, me ne convinco sempre di più con il passare dei giorni :-)

Ho mandato una mail riepilogativa a Myriam con qualche numero riguardante il trasferimento dei suoi domini:

ho fatto andare avanti in autonomia l’Akismet aggiornato sul “porting” di mimijoy.net (sul mio spazio web a Roma) per 48 ore. Ha riesaminato 6400 commenti in pending scovando 6375 commenti di spam messi chiaramente in coda per un ultimo mio riesame, ora cancellati. Ho approvato i rimanenti 25 commenti buoni ripescati da vecchie approvazioni mai date da parte tua.

lo stesso porting ha consumato in soli due giorni ( tra controlli fatti e materiale caricato / scaricato per poter lavorare al trasferimento) qualcosa come 2,5 GB di traffico dati.

ti ho generato backup SQL e dati per un totale di 160 MB / spazio disco attualmente tenuti dentro al mio Dropbox che quotidianamente replica i contenuti tra web e locale / server del servizio ( prevenire è meglio che curare no?).

Le mail tra me / te / hosting provider vari ammontano a circa una trentina, lo stesso vale ( circa) per le pagine di documentazione / modulistica spulciate per poter organizzare la burocrazia dei trasferimenti da un punto all’altro.

Tutti vissero felici e contenti, Beggi magari sarà grato per la pazienza risparmiata, ora la donzella è tornata a bloggare (parzialmente) appoggiando il tutto ad un provider indubbiamente affidabile, che ne dite di una visita ad entrambi i poli? :)