Quanto vale il tuo lavoro?

Gioxx  —  22/05/2008 — 27 Comments

Un paio di giorni fa sono passato al bar con qualche collega di lavoro per prendere il caffè. Solito posto, solita miscela, solito tutto, le buone abitudini generalmente non si cambiano.

Il proprietario è un gentile signorotto con un unico figlio che –contrariamente a tutti gli altri della sua età (più o meno)– si interessa poco di informatica, videogiochi e navigazione. Preferisce quelle nuove vaccate ultra-trendy come High School Musical e simili vantando una vasta collezione di immagini e canzoni a riguardo (sic!).

Si scambiano due chiacchiere, si parla del più e del meno per finire poi con l’uscita di quella maledetta fatidica ed inevitabile frase:

ma voi che ne capite di computer …

(ecco, lo sapevo, vorrei tanto dire che in realtà in azienda ammaestro scimmie e pulisco i cessi ma tant’è …)

avrei necessità di fare un pò di pulizia sul mio computer e se possibile vorrei capire come mettere le canzoni sull’iPod nuovo che ho regalato a mio figlio

E sei li, a guardare negli occhi i tuoi colleghi sperando che inventino delle scuse come “non offriamo servizi di assistenza ai bar di Ravenna“, oppure “siamo momentaneamente presi da alcuni Dinosauri che ci stanno facendo dei corsi di aggiornamento“, o ancora “vorremmo ma stiamo cercando di smettere per andare a fare gli operatori ecologici” ma niente da fare. Ci ragionano su e fanno il gioco del soldato volontario, il primo che dice “lui” vince e mette nelle beghe quel povero malcapitato che si occuperà di fare il favore.

Ti metti li. Fai qualche test, ti assicuri che tutto sia in ordine e pulisci il “di troppo“. Ci perdi qualche manciata di minuti mentre risolvi i tuoi ticket di assistenza e, quando il legittimo proprietario ripassa a prendere la macchina, gliela consegni con il tuo bel sorrisone e con il resoconto di quanto fatto / di cosa ci sarebbe da cambiare o mettere a posto.

Ti becchi il ringraziamento per aver fatto questo favore che farà la felicità del pargolo e vorresti chiudere li. Invece no, ti piacerebbe eh? Lui tira fuori il portafogli e quell’ennesima frase che ti spinge nell’oblio delle difficoltà a mò di Leonida in 300 nel pozzo senza fondo:

“dimmi quanto ti devo dai!”

E sei li ancora… tu non vuoi nulla a patto che raccolga le sue cose e vada via. Insiste, perché insistere se ti dico di no? Se gli chiedessi la tariffa normale così da fatturare l’intervento allora il prezzo sarebbe troppo alto, se gli sparo una cifra qualsiasi vado contro il mio contratto perché non posso fare questo tipo di cose non dichiarandole nello scarico tempi giornaliero, un caffè offerto basta e avanza. Apre il portafogli, tira fuori 10 euro e la brillante frase “ciascuno sforzo ha il suo prezzo, in più caffè pagato la prossima volta che passi da me“.

Ecco, in quel momento capisco di aver scelto il lavoro sbagliato. La prossima volta farò il politico o la badante rumena, perché quantificare (in denaro sonante) il lavoro di un informatico è cosa impossibile, nessuno ce la fa. Lo stesso vale per “l’informatico dichiarato“, quello senza esperienza che pur di vendersi (si, il vendersi è voluto) inventa cose astruse sostenendo di saper fare… ne parlava Paolo qualche giorno fa…

e voi, stesse difficoltà nello stesso campo? Valgono –chiaramente– anche i vicini che ti fanno gli appostamenti nelle scale con tanto di frase “ehi, guarda che coincidenza! Ti posso chiedere qualcosa su $programmarandom tu che ne sai??

Sic!

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