Public Cloud: di cosa si tratta e perché lo si utilizza così tanto

Gioxx  —  12/06/2017 — Leave a comment
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La regia si prende un piccolo break e vi lascia ai consigli per gli acquisti, articoli scritti sempre e comunque dal proprietario della baracca ma -contrariamente al solito- sponsorizzati. Il giudizio è e sarà sempre imparziale come il resto delle pubblicazioni. D'accordo pagare le spese di questo blog, ma mai vendere giudizi positivi se non meritati.

Office 365, Dropbox, Amazon, GMail. Quelli che a te sembrano semplici nomi ai quali ormai hai fatto la più completa abitudine, nascondono in realtà un minimo comune denominatore: si tratta di Public Cloud. Servizi che si trovano su server altrui, gestiti da amministratori che non sono i tuoi colleghi d’ufficio e disponibili (per definizione) 24 ore su 24, 365 giorni all’anno e 366 nei bisestili, una disponibilità garantita da strutture in grado di sopportare il carico di lavoro imposto da una clientela distribuita a livello mondiale, e altrettante strutture di backup che entrano in gioco nel caso in cui quelle di produzione diano qualche rogna.

Public Cloud: di cosa si tratta e perché lo si utilizza così tanto

Perché funziona?

Il perché del suo successo è presto detto: è adatto a tutti. Dalla casalinga di Voghera (che come ben sai, usa GMail per inviare le sue ricette e trucchi di pulizia a tutte le amiche ;-) ) alla piccola o media impresa che può scegliere un partner affidabile, che gli consenta di controllare i costi e le risorse tempo / uomo che servono per tenere vivo e in forma quel servizio, oltre ovviamente a supportarlo ed essere sempre presenti per gli utenti utilizzatori. Contrariamente alle soluzioni ibride o private, il cloud pubblico è -ovviamente- condiviso con molti altri clienti, un po’ come funziona da sempre con l’hosting condiviso sfruttato da moltissime installazioni di software (questo blog compreso). Non per questo è meno sicuro o meno affidabile, anzi, spesso un problema che affligge un cloud pubblico è anche quello che viene risolto più velocemente (proprio perché colpisce molti, spesso troppi, utilizzatori), e questo lo noto quasi ogni giorno da amministratore di un tenant Exchange (Office 365).

Chi manca all’appello? Ormai nessuno, perché sono le stesse (nuove) startup che per prime tentano l’impresa di lanciarsi (guadagnandosi l’investimento) appoggiandosi spesso al cloud pubblico e ai servizi erogati tramite esso. Parlando proprio di questi, manco a dirlo, ne è pieno il web, si spazia dal puro storage (quello professionale di Amazon, ma anche quello più semplice da utilizzare targato Dropbox, Google Drive o OneDrive) e si arriva alle istanze server vere e proprie (anche qui Amazon la fa pressoché da padrone, ma molti sono i competitor che si sono messi in gioco, e nuovi ne arrivano quasi quotidianamente), passando per applicazioni vere e proprie (GMail è forse l’esempio più lampante, ma non certo l’unico).

Sicurezza & Privacy

Inutile negarlo. Il cloud pubblico può generare preoccupazione in quelle persone particolarmente attente alla riservatezza dei dati, poiché –per definizione– condiviso con altri clienti che sfruttano una stessa piattaforma. Normalmente però, è corretto pensare che un tenant (seppur avviato su una macchina che ne ospita diversi) è isolato e protetto, limitato alla propria piccola realtà (o media azienda), e che quei dati restino al sicuro, garantiti da chi il servizio lo eroga.

Il tutto senza considerare inoltre le vigenti normative in merito e la sempre più forte intenzione di far diventare la GDPR uno standard da rispettare alla lettera (se non sai di cosa si tratta, ti rimando all’articolo completo su Wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/Regolamento_generale_sulla_protezione_dei_dati), in breve:

[…] restituire ai cittadini il controllo dei propri dati personali e di semplificare il contesto normativo che riguarda gli affari internazionali unificando i regolamenti entro l’UE.

e ancora:

La sicurezza dei dati raccolti è garantita dal titolare del trattamento e dal responsabile del trattamento chiamati a mettere in atto misure tecniche e organizzative idonee per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio. A tal fine il titolare e il responsabile del trattamento garantiscono che chiunque faccia accesso ai dati raccolti lo faccia nel rispetto dei poteri da loro conferiti e dopo essere stato appositamente istruito, salvo che lo richieda il diritto dell’Unione o degli Stati membri (Articolo 32). A garanzia dell’interessato il Regolamento UE 2016/679 regolamenta anche il caso di trasferimento dei dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale (Articolo 44 e ss) e prevede che l’interessato venga prontamente informato in presenza di una violazione che metta a rischio i suoi diritti e le sue libertà (Articolo 33).

[…]

Il titolare del trattamento dei dati avrà l’obbligo legale di rendere note le fughe di dati all’autorità nazionale. I resoconti delle fughe di dati non sono soggetti ad alcuno standard “de minimis” e debbono essere riferite all’autorità sovrintendente non appena se ne viene a conoscenza e comunque entro 72 ore. In alcune situazioni le persone di cui sono stati sottratti i dati dovranno essere avvertite.

A questo ulteriore step, si associa generalmente un uptime garantito molto alto, con relativa assistenza tecnica specializzata che è sempre disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per un totale di 365 giorni all’anno (e 366 nei bisestili!), utile per risolvere problemi tecnici ma anche di esaudire ogni nuova richiesta basata su specifiche esigenze. In un contesto pubblico, le grandi spese e gli obblighi riguardanti il trattamento dei dati sono quasi del tutto eliminati (per modo di dire).

Ricordati che garantire la manutenzione e la sicurezza di un cloud pubblico è responsabilità del provider che vende, togliendo così quel carico di lavoro all’ufficio IT del cliente, che riduce al minimo il tempo e i soldi spesi per il continuo aggiornamento del sistema e la formazione specifica (sul prodotto) del personale, permettendo a quest’ultimo di dedicarsi a nuovi progetti.

Il tuo core business è ciò che vuoi realizzare e mettere a disposizione dei clienti, non il mezzo attraverso il quale arrivi a farlo, lascia che quest’ultimo non sia più un chiodo fisso :-)

In conclusione

Veloce (sia nel provisioning iniziale, sia nell’utilizzo), economico (nella maggior parte dei casi), estremamente scalabile (le risorse possono aumentare o diminuire in base alle esigenze, in un tempo molto rapido e andando a modificare così il costo del servizio stesso), completamente supportato (da chi il servizio lo eroga, evitando di doversi specializzare in configurazione, utilizzo e soprattutto manutenzione).

Questa macchina di cui dovrai solo girare la chiave e guidare è disponibile in molti concessionari, l’Italia propone diversi provider, tra i quali c’è certamente Seeweb.

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