Cambia il Sistema Operativo alla base ma non la risoluzione del problema. Inserire l’icona Computer (This PC in una installazione in lingua inglese) su un server Windows 2016 ti farà incorrere nello stesso errore di Windows 2012 R2 di cui ti avevo parlato qualche tempo fa:

Windows 2012 R2: mostrare l’icona This PC senza Desktop Experience

Windows 2016

Provando infatti a navigare nelle Impostazioni rinnovate di Windows e andando nello specifico in quella del Tema, un clic sulla voce relativa alle icone del Desktop ti mostrerà molto probabilmente un errore di questo tipo:

Windows 2016: mostrare l’icona This PC senza Desktop Experience

Per aggirare l’ostacolo utilizzerai ancora una volta la riga di comando per richiamare "%Systemroot%\system32\rundll32.exe" shell32.dll,Control_RunDLL desk.cpl,,0 o, se preferisci, la più lunga C:\Windows\System32\rundll32.exe shell32.dll,Control_RunDLL desk.cpl,,0 (equivalente, anche se io tendo a preferire la prima perché si occupa autonomamente di selezionare la lettera assegnata al drive che ospita Windows). A questo potrai aggiungere le icone di cui necessiti sul Desktop.

Creare un collegamento rapido

Puoi in qualsiasi momento creare un collegamento rapido a questo pannello di configurazione. Ti basterà ovviamente fare clic con il tasto destro del mouse in un’area libera di Desktop o cartella del drive, quindi scegliere Nuovo Collegamento, quindi copia e incolla la riga di comando che ti ho già inserito poco sopra queste righe e premi invio per confermare.

Windows 2016: mostrare l’icona This PC senza Desktop Experience 1

Il gioco è fatto.

Buon lavoro.


fonte: winaero.com/blog/desktop-icon-settings-shortcut-windows-10
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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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Quando si parla di backup lo scopo principale del gioco è sempre e solo uno: cercare di non perdere i propri file. Che tu li voglia salvare in copia singola o doppia poco importa, ciò che spesso serve è la delocalizzazione dei file per evitare che il Single Point of Failure sia dietro l’angolo (ho i file sul disco in casa! Ok, e se ti entrano in casa?). Per fare questo mestiere esistono già diverse soluzioni NAS in grado di replicarsi tra loro anche su differenti reti fisiche e in Cloud, ma se volessimo farlo tramite RPi?

Dato che ci stiamo per addentrare un po’ più nella ciccia, è il momento giusto per il doveroso (e assente da un po’) …

Attenzione: articolo ad alto tasso di tecnicismi lavorativi, nerditudine, viaggi mentali che potrebbero non interessare ai più, comunque vada perdete ogni speranza o voi che leggete.
RPi3 e rclone: sincronizzazione dei file tra locale e Cloud

source: unsplash.com / author: Fredy Jacob

rclone

Si chiama rclone e permette di sincronizzare file (in più modi / vie) tra locale e Cloud, non necessariamente con ambo i protagonisti presi in causa. Cosa vuol dire? Vuol dire che nessuno ti vieta di utilizzare rclone per scambiare dati tra due punti in locale (forse poco utile) o tra due punti in Cloud (e qui torna utile in caso di migrazioni), o locale misto Cloud che riguarda forse la maggior parte dei casi. Si tratta di una soluzione completamente open, trovi tutto il progetto su GitHub.

rclone è in grado di dialogare con una quantità molto elevata di servizi di Cloud Storage, è un po’ un coltellino svizzero da tenere a portata di mano (anche sotto forma di soluzione portable). Esistono alcune interfacce grafiche per Windows o macOS ma alcune di queste non vengono più sviluppate e supportate, quindi ti consiglio caldamente di imparare a utilizzare la sua riga di comando: rclone.org/docs.

Qualche esempio pratico

Con l’arrivo di RPi3 B+ in casa, ho scelto di iniziare a giocare con rclone e migrare (in test) quei backup oggi portati a termine da Windows e SyncBack Free. Ti faccio quindi qualche esempio pratico di come sia possibile ottenere lo stesso risultato passando da tutt’altro Sistema Operativo e relativo software di copia dati.

Partendo dal presupposto che tu abbia già configurato rclone e inserito quindi i vari connettori che ti servono (in questo caso parliamo di puro SFTP e nulla più), ti basterà realizzare un piccolo script bash contenente poche e semplici istruzioni, come questo:

rclone sync "gioxx_org:html/wp-content/backupwordpress" "Dropbox:DBBackup/gioxx.org" -P --transfers 9 --include *.zip

La stringa si traduce in questa maniera:

  • gioxx_org è il nome che ho dato al connettore rclone che si occupa di collegarsi a questo blog, dopo i due punti occorre inserire il percorso della cartella che si intende raggiungere. Per arrivare alla backupwordpress mi servirà attraversare prima html/wp-content. Questo percorso è lo stesso che vedresti utilizzando un qualsiasi client FTP per collegarti al tuo spazio web.
  • Dropbox è il nome (molto banale, ne sono consapevole) che ho dato al connettore rclone che si collega al mio account Dropbox. All’interno della home del mio Dropbox esiste una cartella chiamata DBBackup e al suo interno un’ulteriore cartella chiamata gioxx.org, è qui che finiscono tutti i file zip contenenti i backup del mio database MySQL (nota infatti il --include *.zip finale nella riga di comando, che obbliga rclone a scaricare solo file di tipo ZIP).
  • Il parametro -P equivale al “Progress“, rclone mi mostrerà a video l’avanzamento delle operazioni.
  • Il parametro --transfers 9 serve a forzare rclone a trasferire fino a 9 file alla volta, contemporaneamente, perché la mia macchina e la connettività possono sopportarlo. Più è alto il numero, più consumerai RAM e CPU della tua macchina (e occuperai banda internet in download e upload dato che il trasferimento viene eseguito dallo spazio FTP a Dropbox).

Tutto chiaro? Vuoi un altro esempio?

rclone sync "fuorigioco:html" "Dropbox:WebBackup/fuorigio.co" -P --transfers 9 --filter-from /home/pi/exclude-fCo.txt

Cosa è cambiato?

  • Nulla cambia per il sync in sé. Sto chiedendo a rclone di tenere sincronizzati tutti i file della cartella html di fuorigioco (connettore che si collega al buon vecchio fuorigio.co) con una apposita cartella sull’account Dropbox. Restano i 9 trasferimenti contemporanei e la visualizzazione dei progressi, ma.
  • Ma in questo caso utilizzo il filtering messo a disposizione da rclone per escludere una lista di file e cartelle che non mi interessano (vedi: rclone.org/filtering). Sto chiedendo a rclone di aprire il file di testo exclude-fCo.txt e leggere cosa non voglio che venga sottoposto a sincronizzazione, per capirci:
# Esclusioni Fuorigio.co
- /wp-admin/**
- /wp-includes/**

Salta la prima riga, un commento per capire di che lista stiamo parlando nel momento in cui apro il file di testo. Da lì in poi potrai notare un elenco fatto di cartelle che voglio saltare a piè pari, che rclone quindi ignorerà passando oltre. Nessuno ti vieta, come specificato nella documentazione ufficiale, di inserire ulteriori cartelle o singoli file, anche utilizzando delle wildcard che possono quindi fare match con più dati contemporaneamente.

Non ti resta che il crontab

Se non sai di cosa stiamo parlando (sei serio? E hai avuto la pazienza di leggere fino a qua? Fatti abbracciare!), trovi tutto ciò che c’è da sapere riguardo crontab su Raspbian (ma non solo) all’indirizzo raspberrypi.org/documentation/linux/usage/cron.md.

L’attività via rclone la sappiamo padroneggiare e lo script bash è pronto. Lo hai già reso eseguibile, non ti resta che programmarne l’esecuzione secondo esigenza. In questo momento possono quindi tornarti utili un paio di siti web dedicati alla generazione di righe crontab da copiare e riportare facilmente nel file di sistema (sudo crontab -e):

Io utilizzo un pelo più il primo che il secondo (quest’ultimo è molto utile quando vuoi immediatamente leggere in maniera più sensata una riga di Crontab più che crearla da zero). Specifica l’intervallo di esecuzione del tuo script e fornisci ogni dettaglio richiesto, così arriverai a un risultato che potrebbe essere simile a questo:

0 2 * * * /home/pi/DBBackup.sh

Come lo si legge? Ecco: lo script di backup verrà eseguito alle ore 2 del mattino (il 2) in punto (lo 0, che diversamente avrebbe dovuto riportare un altro numero da 1 a 59 se avessi voluto un diverso orario più “esotico“), di ogni giorno (il primo asterisco, avrebbe potuto avere valore da 1 a 31), di ogni mese (il secondo asterisco, avrebbe potuto avere valore da 1 a 12), di ogni giorno della settimana (l’ultimo asterisco, e questo sta a indicare che l’esecuzione deve essere quotidiana, altrimenti avrebbe potuto avere valore da 0 a 6). Ti sembra difficile? Inizialmente lo è, ma poi si entra nell’ottica e lo si capisce immediatamente, ti ho fornito quei due siti web poco sopra proprio per iniziare a fare pratica.

Salva la modifica al crontab e attendi fiducioso che i tuoi file finiscano correttamente nella cartella di backup (ovviamente controlla che vada tutto liscio).

L’articolo si conclude qui (per la tua certa felicità), in caso di problemi o dubbi puoi sempre lasciare un commento. Utilizzi già rclone? Se sì, come gestisci i tuoi backup? Sono curioso di confrontarmi con altre persone nella mia stessa situazione e voglia di sperimentare 🙂

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Utilitaria” e “alto livello” forse non stanno poi così tanto bene nella stessa frase, eppure credo che ciò costituisca quello scontro in grado di descrivere al meglio un FRITZ!Box 7530. Arrivato ormai qualche mese fa a casa (dicembre 2018), è rimasto per diverso tempo a fare da ripetitore per la rete Mesh, per poi passare a fare da router primario e primo master Mesh, così da permettermi di vederlo operare in ogni condizione, per farmi un’idea chiara e necessaria a stendere questo articolo e raccontarti la mia esperienza con questo piccolo gioiello di AVM.

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello

FRITZ!Box 7530

Caratteristiche da capo della classe ma con le forme più esili e meno generose del fratello maggiore 7590, questo perché all’appello manca la porta WAN dedicata, ma anche alcune altre piccole caratteristiche che in molti casi non sono necessarie per la tua configurazione casalinga. La scheda tecnica del prodotto la trovi all’indirizzo it.avm.de/prodotti/fritzbox/fritzbox-7530/dati-tecnici.

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello 15

Noterai che al momento del confronto molte delle voci sono comuni ad ambo i prodotti (magari con qualche piccola variazione):

  • Modem ADSL/ADSL2+ e VDSL (con disponibilità del profilo VDSL Supervectoring 35b).
  • Rete wireless Dual (2,4 e 5GHz) con uno spunto in più sul 7590 che può arrivare a un massimo di 1.733 + 800 Mbit/s (contro i 866 + 400 Mbit/s del 7530).
  • Centralino e relativa Telefonia VoIP/HD con Segret./Fax e Base DECT.
  • Media server (nel caso tu non lo volessi far fare a un NAS o altro dispositivo della tua rete).
  • 4 le porte LAN Gigabit per entrambi, ma sul 7530 se ne perde una se vuoi sfruttare la LAN 1 come porta WAN, come anticipato qualche riga fa.
  • Porta USB: una sul 7530, due sul 7590.

Il 7590 ha in più tutta la parte relativa alla gestione della rete analogica (la porta analogica c’è comunque anche sul 7530, ci mancherebbe) e fissa ISDN, e un po’ di memoria interna da poter sfruttare. Puoi sempre dare un’occhiata alla scheda comparativa dei prodotti AVM puntando il browser all’indirizzo it.avm.de/prodotti/prodotti-avm-a-confronto/fritzbox/tutte-le-connessioni.

La scatola è quella solita di AVM: comoda e completa. Aprendola accederai al prodotto principale, ai fogli illustrativi e guida rapida per la prima installazione e configurazione, ai cavi che AVM ti mette immediatamente a disposizione (alimentazione, LAN, RJ11 per connessione rame ADSL). Il sistema preinstallato è il FRITZ!OS in versione 7, io ho dovuto portarlo alla 7.02 (in un paio di clic). La configurazione guidata ti permette di allacciarti a svariate reti già conosciute, puoi sempre dirgli di prendere connettività da LAN oppure da segnale WiFi già esistente (comodissimo per trasformarlo immediatamente in repeater).

Rete Mesh

Mi rendo conto oggi che ti sto parlando di rete Mesh da mesi senza mai però averti spiegato cosa si intende realmente per Mesh e perché questo porta vantaggi tangibili all’interno della tua rete.

Se te la volessi riassumere in un colpo solo potrei dirti che la rete Mesh altro non è che Peer-to-Peer applicato in maniera del tutto semplice e lineare al concetto di estensione della portata del tuo segnale WiFi.

La rete casalinga per come la conosciamo in tanti è un router con funzione di Access Point Wireless che tiene in piedi ogni cosa, questo vuol dire che trasmette il nome (SSID) della tua rete WiFi e che tutti i dispositivi possono collegarsi a questa (PC, smartphone, tablet, ecc.). Tutti su un punto solo, e se quel punto crolla, crollano tutti i dispositivi, il tutto senza minimamente considerare la lontananza dal router stesso (è cosa nota che un dispositivo nelle dirette vicinanze dell’Access Point WiFi abbia migliore connettività di uno posto ben più lontano). Perché quindi la rete Mesh può risolvere questo problema? Provo a spiegartelo prima con un’immagine:

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello 14

Il router continuerà a esistere e sarà lui a trasmettere il segnale originale della tua rete senza fili, ma ogni nodo di quella rete diventa un ripetitore di segnale, permettendo così di estenderlo e coprire un’area ben più grande e consentire a un qualsivoglia dispositivo di percorrere a ritroso la strada verso il router in maniera intelligente, impiegando meno nodi possibili (o per lo meno utilizzando quelli che possono portarlo al collegamento a Internet in maniera più rapida), e tu di questo non devi assolutamente preoccuparti o occuparti (ogni nodo dispone di una sua intelligenza per portare a termine questo compito). Il segnale sarà così pieno in ogni ambiente, e pur cambiando stanza il dispositivo continuerà a rimanere collegato alla stessa rete (quindi stesso nome, SSID), senza mai “crollare” (questo perché se un nodo dovesse venire a mancare, gli altri costruiranno comunque una strada per poter mantenere viva la comunicazione con il router).

La tecnologia è di origine militare e applicandola alle reti casalinghe (o aziendali) è possibile ottenere migliori prestazioni e stabilità anche in ambienti “ostili” (pensa alle vecchie costruzioni con muri molto spessi o villette con più piani dove il router non può certamente trasmettere un segnale così potente da coprire ogni piano!).

Il problema è che ogni produttore tende a rendere la comunicazione Mesh proprietaria, offrendo così la possibilità di estenderne capacità e potenza utilizzando prodotti propri. La Wi-Fi Alliance sta già muovendosi in tal senso, per spingere l’utilizzo di EasyMesh (wi-fi.org/discover-wi-fi/wi-fi-easymesh) e certificare i vendor che ne permettono l’implementazione. FRITZ!OS a partire dalla versione 7 permette di creare reti Mesh con una facilità pazzesca ma non è ancora certificato EasyMesh.

Se vuoi approfondire questo aspetto puoi leggere un paio di articoli in italiano oppure fare riferimento a Wikipedia (o cercare ulteriori fonti su Google, non ne mancano di certo):

7530 e rete Mesh

FRITZ!Box 7530 può chiaramente creare una rete Mesh (grazie al suo FRITZ!OS) o farne parte come nodo, la decisione sta a te. Di certo credo sia un po’ sprecato fargli fare il nodo, ma nel mio specifico caso ho voluto provare e l’ho fatto dialogare con il mio 7590, il quale gli ha distribuito connettività tramite la rete WiFi a 5 GHz, poi rimbalzata dal 7530 verso gli apparati che occupano la seconda metà di casa (la zona notte), il tutto senza che io mi dovessi più occupare di nulla, ma soprattutto senza che i dispositivi si accorgessero di nulla (se non giovandone in velocità massima toccata nella zona notte).

A quel punto ho invece staccato il client IP (quindi il nodo) dalla Mesh principale e ho voluto provare a creare una seconda rete che passa comunque dalla prima utilizzando WiFi:

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello 16

Ho cercato di ipotizzare (e verificare) ogni tipo d’uso (dal più normale al più malato, me ne rendo conto) senza mai riscontrare una difficoltà che fosse una, continuando così a sfruttare la rete di casa per navigare e lavorare senza problemi. Puoi espandere in qualsiasi momento la tua rete Mesh installando un ripetitore o un ulteriore router, anche se ovviamente la soluzione da me consigliata è la prima citata (a prescindere che si tratti di un rilancio senza fili o cablato tramite Powerline), io ho fatto un test che ha chiamato in causa il 1750E di cui ti ho parlato un anno fa circa (AVM FRITZ!WLAN Repeater 1750E: estendi la tua rete WiFi su più livelli).

Utilizzo come modem principale

Domanda che mi aspetto e alla quale cerco di rispondere sin da subito. Sì. Il FRITZ!Box 7530 è pensato anche per fungere da modem router principale per la tua abitazione, ma molto dipende dall’operatore e dal tipo di tecnologia che arriva in casa (FTTH / FTTC / VULA / ecc.). Ci sono miriadi di discussioni a riguardo sui forum (specializzati e non), molti clienti sfruttano il 7530 senza problemi, poi ci sono quelli che riscontrano ancora difficoltà con l’utilizzo del VoIP e che sono quindi costretti a tenerlo come router a cascata rispetto al principale fornito da TIM o Fastweb (e non solo).

Ogni operatore pubblica i requisiti necessari e le opportune configurazioni per cercare di favorire la diffusione del “Modem libero” così come impone l’AGCOM ormai da un po’. Provo a fornirti qualche riferimento utile:

Nell’articolo dedicato al FASTGate di Fastweb (Una panoramica sul FASTGate di Fastweb) e al 7590 (AVM FRITZ!Box 7590: addio al passato) che ho pubblicato in passato si è sviluppata nel corso dei mesi una buona discussione con molti lettori che hanno cercato di scavalcare le difficoltà imposte dagli operatori italiani per provare a utilizzare un solo prodotto per il collegamento a Internet e per continuare a utilizzare la tecnologia VoIP (su quest’ultimo aspetto ci sono sempre le maggiori difficoltà), prova a dargli un’occhiata se ti va.

In conclusione

Il FRITZ!Box 7530 è certamente un prodotto da tenere d’occhio nel caso in cui tu stia valutando di dare una svecchiata alla rete casalinga per passare alla tecnologia Mesh e/o per valutare l’utilizzo di un solo dispositivo per il collegamento a Internet. Fratello di sangue del 7590 seppur con qualcosa ancora “da imparare“, ti offre comunque la possibilità di sfruttare un ottimo sistema operativo alla base e personalizzare l’esperienza in base a ciò che realmente ti serve. I Megabit/s che mancano all’appello della rete WiFi non costituiscono forse il tallone d’Achille in grado di giustificare la differenza di prezzo che c’è con il top della gamma del costruttore tedesco.

Per me è certamente un quattro e mezzo pieno su cinque, risponde infatti alle esigenze di tutti coloro che non hanno bisogno di “tutto” (e lo dice un soddisfatto proprietario di 7590 che – in ogni caso – non mi offre la possibilità di staccarmi definitivamente dal FASTGate di Fastweb a causa della porta WAN non adatta alle specifiche richieste dall’operatore!).

Trovi FRITZ!Box 7530 su Amazon, nello stesso gruppo prezzi infilerei certamente il 7590 (per permetterti un confronto diretto e successiva valutazione) e il repeater di cui ti ho parlato nell’articolo (il 1750E, sicuramente un ottimo prodotto per coprire meglio casa tua, anche su più piani).

L’area commenti è a tua totale disposizione per dubbi e domande, ti ricordo che non è necessario registrarsi a Disqus per partecipare.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM che ringrazio come sempre per la collaborazione. Non ho notizie in merito al rientro del prodotto.
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Utilizzi WhatsApp (già provato Telegram?), ma probabilmente non sai che cambiando smartphone (per qualsivoglia motivo) puoi portare con te tutti i messaggi, le immagini e i video che hai ricevuto. Controlla di avere il backup attivo (nel caso non lo fosse, attivalo subito) e modifica l’intervallo così che venga effettuato ogni giorno, solo via WiFi, così da preservare i GB della tua offerta dati :-)

Apri WhatsApp, vai in Impostazioni, seleziona Chat e infine Backup delle chat.

Seleziona adesso Account e fai clic sul tuo indirizzo di posta, quello che hai utilizzato per configurare il tuo smartphone Android. Scegli un backup su Google Drive Quotidiano, includi i video e assicurati (come già detto) che tutto venga effettuato via Wi-Fi (a meno che i GB non siano per te un problema, in tal caso puoi anche scegliere Wi-Fi o rete cellulare).

Occhio ai backup di WhatsApp

Tutto pronto? Lancia ora un backup, fai clic su Esegui backup! :-)

× A piccoli passi, la serie di articoli dedicata a chi muove ancora i primi passi nel mondo della tecnologia

A piccoli passi

A piccoli passi è una serie di articoli dedicata a chi non è solito districarsi tra termini tecnici e procedure troppo complesse. Righe di testo di facile comprensione corredate di immagini, semplici procedure che tutti possono imparare e mettere subito in pratica.
Eredità di un vecchio esperimento nel frattempo abbandonato e chiuso, ma con uno storico che non intendo perdere e che preferisco pubblicare nel corso del fine settimana.
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