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Buongiorno, ancora buon anno, bentrovato (sento voci dal fondo della fila che inneggiano al buongiorno un …, più o meno ciò che ho pensato io rientrando in ufficio la settimana scorsa). Fai finta che tu abbia già letto un fantastico post di chiusura anno, di quelli che tirano una riga (tanto adorata da Lapo) e fanno le varie somme, qualcosa di davvero gradevole, perché nonostante la buona volontà il tempo è tiranno e non sono riuscito a scriverne uno, quindi continuiamo con i soliti contenuti del blog come nulla fosse, ci sarà tempo per dire “benvenuto” al 2017.

Dopo circa un mese di onorato servizio (in realtà qualche giorno in più, e ancora io e Ilaria dobbiamo smontare l’albero e l’illuminazione fuori dal balcone, non voglio pensarci), posso finalmente parlarti delle prese intelligenti, quelle che –secondo una mia personale visione– vanno a sostituire in maniera egregia e più tecnologica i temporizzatori (questi, per capirci).

Prese intelligenti: cosa acquistare?

Il tuo smartphone, l’applicazione dedicata, la presa collegata al WiFi di casa e un clic, così puoi accendere o spegnere qualsiasi dispositivo collegato a quella presa, anche se ti sei dimenticato di impostarne l’accensione o lo spegnimento automatico, una comodità –a patto di avere una WiFi sempre attiva in casa– che ha pochi eguali. Pensa all’utilizzo in una casa di campagna fredda durante l’inverno o troppo calda in estate, e ora pensa ai pochi secondi che ci vogliono per accendere una piccola stufetta che hai lasciato collegata a quella presa, prima che tu arrivi ad aprire le porte della casa, la troverai già calda, ti sembra poco? :-)

Il mio utilizzo è stato decisamente più spartano e bislacco, ma comunque ha risolto qualcosa per me scomodo: il dover accendere e spegnere le luci di natale fuori dal balcone. Si, ho una compagna anche io, quella alla quale ha fatto piacere avere già le luci accese al rientro a casa e spente al mattino, al primo sorgere del sole. Studiati gli orari migliori, restava l’acquisto della presa intelligente da tenere sul balcone, protetta da pioggia e sole diretto. Ho fatto due acquisti per valutare un prodotto di fascia medio-bassa e uno di alta.

Da Yongse a D-Link

Acquistata su Amazon a circa 20€, costa una decina di euro in meno di una D-Link (l’alternativa di fascia più alta, acquistata insieme alla prima approfittando di uno sconto), svolge però lo stesso mestiere principale: accende e spegne a comando qualcosa che è stata collegata a lei, con schedulazione oraria oppure manualmente, dall’applicazione.

Rapidamente, qualche osservazione: l’applicazione “Broadlink” per controllare la presa Yongse si scarica dal sito web del produttore, non da Play Store, fonte “non sicura” (qui ne trovi una copia sul mio Dropbox), dovrai abilitare l’opzione di installazione pacchetti di terze parti sul tuo Android. Non ho provato (in tutta onestà) l’applicazione iOS. Non la conoscevo prima, l’ho scaricata, creato un account per la prima volta (utilizzando una password dedicata) e tutt’oggi la utilizzo. Tutto sommato spartana, potrebbe fare più di quanto sia realmente necessario.

Sotto rete WiFi è alquanto schizzinosa, lenta nel collegarsi all’account, spesso fallisce proprio. Basta un attimo sotto rete 4G (o 3G, ovviamente) e tutto si risolve. Anche dopo un login fallito sotto WiFi (non si capisce per quale strana magia) riuscirai comunque a controllare la tua presa intelligente, anche se non sei teoricamente connesso (all’account, intendo, ricorda che comunque avrai effettuato almeno un login precedentemente).

Un pulsante, un’azione, è semplice, saprebbe usarla davvero chiunque (e secondo me vale anche per la parte relativa alla schedulazione di giorni e fasce orarie). Altri difetti non ne ho trovati, davvero (ma ricorda che non puoi farla lavorare su WiFi 5GHz, e questo per alcuni potrebbe essere un problema, così come una password superiore ai 16 caratteri o con caratteri particolari come lo spazio).

La presa è sul balcone di casa da più di un mese, in perfetta forma, non perde un colpo e nonostante le temperature non siano proprio tra le più tropicali, non mostra segni di cedimento. Ah si, un’altra cosa: nella stessa presa intelligente c’è un attacco USB femmina, che puoi utilizzare per alimentare contemporaneamente un’altra periferica, come un cellulare o equivalente.

Con D-Link la storia invece è diversa, lo si capisce già da come è costruita, dai dettagli e dalla sua applicazione fatta per tenere sotto lo stesso tetto più tipi di dispositivi (vale anche con alcune delle loro telecamere, giusto per dire). Costa di più (circa 40€, tranne negli ultimi tempi, attestatasi ormai sui 30€ circa), è meno dolce nei lineamenti, per certi versi più tedesca, lavora bene, l’applicazione permette di dare un’occhiata anche ad altri dettagli (come il consumo di kW/h e il loro costo). Anche questa permette di fissare una schedulazione oraria per l’accensione e lo spegnimento automatico del dispositivo connesso, così come la creazione di un ambiente fatto da più prese, da poter controllare contemporaneamente (immagina un ambiente intero, come una stanza).

L’applicazione è gratuita e disponibile sugli store Apple e Android:

mydlink Home
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Price: Free
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E si presenta in maniera estremamente intuitiva, aiutandoti anche nella fase di setup del dispositivo (un po’ come vale per la Yongse, una procedura adatta a chi ha il WiFi in casa, ma non ha molta confidenza con le impostazioni del router, e vuole passare quindi da un semplice accoppiamento rapido, magari in WPS).

Questa, un po’ per non fare torto all’altra, l’ho usata per il medesimo scopo, ma tenendola indoor. È servita per accendere e spegnere le luci dell’albero di Natale, senza dover andare a staccare e riattaccare la spina nascosta volutamente dietro il divano (avevo pensato inizialmente di mettere una ciabatta con interruttore, ma così facendo è stato ancora più comodo, da smartphone è tutt’altra cosa) :-)

Migliore la fattura, un pelo più grande l’ingombro (un po’ come detto già all’inizio evidenziando il particolare riguardo la sua estetica), in entrambi i casi però è perfetta la profondità della spina che andrà a fare da tramite tra la spina vera e l’accensione completamente comandata (o programmata, poco importa).

Sono prodotti (entrambi) che torneranno nella scatola entro breve, e che potranno essere riutilizzati certamente nel corso dell’anno, per poi rendere più facile e snella la vita quando incomberà la festività del Natale del 2017. In tutto questo, l’unico gesto di mancata benedizione di Ilaria è stato quello che ha riguardato il prezzo. Per me è stato tutto sommato bilanciato rispetto ai produttori (forse sul primo avrei avuto un pelo più di riserva, ma volevo metterne due sui piatti della bilancia, per capire che differenza ci fosse tra le varie prese disponibili sul mercato).

Aukey non ne esce bene

Si perché in realtà era partito tutto dalla necessità di una semplice presa “parzialmente intelligente“, qualcosa che poteva andare bene anche controllandola con un telecomando lasciato sul tavolo di casa, da accendere e spegnere senza necessità di uscire in balcone, a prendere freddo per staccare o riattaccare la spina nella presa a muro. Per questo motivo avevo dato una possibilità ad Aukey, ottima azienda dalla quale ho acquistato diversi loro prodotti in passato e mi sono sempre trovato bene, ma che stavolta non ha fatto centro rispetto alla mia esigenza.

Sono 3, è vero, ma soffrono di una necessità di occupazione spazio non indifferente, senza contare che non sono affatto adatte a prese schuko di ogni tipo (nel caso della mia esterna, non riuscivano a rimanere attaccate, costringendomi a utilizzare un adattatore!), la ciliegina sulla torta che ha fatto partire il reso verso Amazon è stata l’impossibilità di attaccare una spina schuko a mia volta (quella delle luci esterne), costringendomi ancora una volta a prendere un adattatore. Ho voluto stare al gioco e provarci, in pratica da muro avevo circa 25cm di distanza tra un adattatore e l’altro, una vera schifezza.

Dopo questo tentativo andato a male, sono passato alle prese intelligenti di cui ti ho parlato nella prima parte dell’articolo, com’è andata lo sai già (se hai letto fino a qui) :-)

Se hai domande, come al solito, l’area commenti è a tua totale disposizione.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ogni prodotto è stato acquistato in completa autonomia, nulla mi è stato fornito per realizzare questo articolo.
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

È di qualche giorno fa la notizia di una sorta di attacco ai danni di Telegram, il programma di messaggistica che adoro più di tutti su mobile (e non solo). Più che un attacco però, la definirei una ricerca condotta in maniera giusta, atta a mettere in evidenza un aspetto che passa spesso inosservato da chi troppo spesso sceglie di installare un’applicazione senza però configurarla come si deve.

Telegram: 2-step verification e opzioni di sicurezza

Tutto è partito da questo tweet:

e sia chiaro: ha ragione. C’è un possibile leak ed è causato da noi utenti. Avete presente quando ripeto che il problema è quasi sempre tra la tastiera e la poltrona? Beh, stavolta potrebbe trovarsi tra il monitor dello smartphone e chi o cosa sta dietro di noi, la sostanza non cambia affatto. Un client di terze parti ha messo in evidenza una caratteristica del software, che notifica a tutti i contatti i momenti in cui siamo online oppure offline. Così facendo, triangolando nella giusta maniera i dati, si potrebbe arrivare a capire quando un utente comunica con un altro, in maniera “semplice” (non certo per i non addetti ai lavori). Perché quindi non mettere al sicuro il proprio account Telegram e approfittarne anche per aggiungere un tocco di sicurezza in più, che non può mai fare male?

Intanto installate un software decisamente più valido di quella blasonata alternativa chiamata WhatsApp:

Telegram
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Price: Free
Telegram Messenger
Telegram Messenger
Developer: Telegram LLC
Price: Free

e ora procediamo con ordine.

2-step Verification

Predico la verifica in due passaggi da molto tempo ormai, non smetterò di farlo. Si tratta di un layer fondamentale da aggiungere alla semplice autenticazione tramite password alla quale siamo tutti abituati. Lo ripeterò fino allo sfinimento: abilitate la 2-step Verification ovunque possiate. Telegram, fortunatamente, non fa eccezione, ormai da diversi mesi.

La 2-step Verification di Telegram permette di bloccare eventuali nuovi login da dispositivi che non abbiamo espressamente autorizzato con una ulteriore password, con tanto di notifica su ogni dispositivo con accesso già effettuato e che possa così terminare un’eventuale sessione “infiltrata“.

La verifica può essere abilitata sia via web che da applicazione. Io ho utilizzato quest’ultima per una questione di comodità e rapidità. Dalle Impostazioni basterà selezionare la voce Privacy e sicurezza, quindi Verifica in due passaggi. Da qui basterà seguire poche istruzioni a video (e scegliere una ulteriore password per autorizzare i nuovi accessi all’account).

Cercate di non dimenticarla, vi servirà da ora in poi.

Telegram: 2-step verification e opzioni di sicurezza 1

Occhio alle sessioni

Pensate sia finita così? No, vi sbagliate. Avete già dato un’occhiata alle sessioni attive? Le sessioni attive corrispondono ai client connessi al vostro account Telegram. Potrebbero essere tutte sessioni vive e corrette, potrebbero essercene di vecchie, inutilizzate, potenzialmente dannose se il dispositivo con Telegram a bordo finisse nelle mani di una persona sbagliata.

Le sessioni attive si trovano in Impostazioni, Privacy e sicurezza, quindi Sessioni attive. Da qui potrete visualizzarle e terminarle con un clic su ciascuna, o direttamente su “Termina le altre sessioni” per chiuderle tutte a eccezione di quella che state utilizzando per gestire il vostro account:

Il nome del sistema utilizzato, la versione e un IP vi aiuteranno a ricordare dov’è che vi siete autenticati a Telegram per poterlo utilizzare. Fate pulizia, fatela ogni volta che potete, tenete sempre d’occhio le sessioni aperte e ricordatevi che Telegram ricarica ogni chat singola, gruppo e allegato che costituisce la vostra “storia” sull’applicazione, è un bene tecnologico prezioso da proteggere, estremamente confidenziale oggigiorno.

Si ma il problema del leak?

Ah già, giusto, dimenticavo da dove tutto è cominciato. Il leak si basa sull’impostazione che Telegram propone di default e che informa ogni account della piattaforma riguardo la vostra presenza online. Inutile dire che siete voi a poter controllare questa impostazione, e che questa andrebbe un po’ incattivita per il vostro bene. Andate in Impostazioni, quindi Privacy e sicurezza e infine Ultimo accesso.

La voce sarà impostata (di default) a Tutti, spostatela su “I miei contatti” e confermate la scelta. Così facendo eviterete che chiunque abbia un account Telegram possa verificare il vostro stato di presenza online:

Ancora una volta si tratta di una modifica tanto banale quanto importante. Scegliete di proteggere la vostra privacy. Sembra solo uno scontato gioco di parole, è molto di più.

Tutto chiaro? Bene. In caso contrario l’area commenti è a vostra totale disposizione.

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Quando sottoscrivete un abbonamento ad iTunes Match, Apple inserirà un rinnovo automatico che vi permetterà di sbloccare il pagamento annuale (ammesso che ci sia disponibilità nel conto / carta di credito, ovviamente) senza la necessità del vostro intervento, così facendo si gode ovviamente di una continuità di servizio diversamente non disponibile, soprattutto nel caso in cui vi dimentichiate la data di scadenza (difficile dato che Apple manda una mail di promemoria, ma tant’è).

Se però non avete più necessità di rinnovare la sottoscrizione e non avete a portata di mano il vostro iTunes potete gestire il tutto dal vostro telefono, la procedura è davvero molto semplice. Basterà andare in Impostazioni, iTunes e App Store, fare clic sul vostro Apple ID (generalmente la prima riga) quindi selezionare “Visualizza ID Apple“. A questo punto vi toccherà inserire la vostra password per accedere alla successiva schermata dove, scrollando la pagina verso il basso (se necessario) potrete facilmente disabilitare il rinnovo automatico dell’opzione :-)

In caso di problemi potete fare riferimento al documento ufficiale Apple (che spiega anche come rimuovere il rinnovo da iTunes) all’indirizzo support.apple.com/kb/ht4914.

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Ne hanno parlato praticamente tutti, insieme ad altri programmi che fanno grosso modo la stessa cosa con più o meno servizi offerti e piattaforme coperte, Telegram è l’ennesima imitazione di Whatsapp, decisamente ben fatta a dirla tutta, a tratti migliore e sicuramente con alcuni punti a favore da non sottovalutare. Vediamo insieme di cosa si tratta.

TelegramHome

Cerchiamo di farla breve: a me gli “estremisti” che hanno deciso di cancellare il loro account subito dopo l’acquisto di Whatsapp da parte del gruppo di Zuckerberg per proteggere la loro privacy fanno un po’ ridere. Senza offesa, davvero, ma in mezzo a voi sono quasi certo che ci siano tanti utilizzatori di GMail, Outlook.com e chissà quanti altri servizi in grado di sincronizzare contatti, posta e impegni, nulla di nuovo sotto al sole quindi, c’è già chi ha una copia della rubrica e di tutte le connessioni che compongono la fitta rete di amicizie e parentele sparse per il globo. Whatsapp non ha fatto eccezione nel suo periodo “indipendente“, ora che è entrata nella grande famiglia di Facebook va a completarsi un panorama ricco del quale Paolo ha già parlato, vi rimando al suo ottimo articolo.

Telegram: scegli la tua piattaforma

Io sono qui per parlarvi di Telegram, per capire se vale davvero la pena dargli una possibilità. Un progetto decisamente interessante, open-source, con applicazioni disponibili su Android e iPhone (ufficiali) ma anche su Windows, Linux e Mac OS X (non ufficiali e basate sulle API) o web per essere disponibili tramite qualsiasi browser e presto anche per Windows Phone (già disponibili le prime Alpha nella pagina del progetto) e chissà quante altre piattaforme. Posso assicurarvi che scrivere nelle chat di gruppo o nelle singole tramite il mio Macbook o il mio portatile Windows è decisamente più comodo che star sempre con il cellulare in mano!

Un account, più dispositivi

La comodità dell’avere più piattaforme coperte è nulla senza la possibilità di condividere il proprio account su più dispositivi, soprattutto ad oggi che molti di noi possiedono un portatile ed un telefono, magari anche un tablet e in alcuni specifici casi anche un secondo telefono. Un solo account principale basato sul proprio numero di telefono e la possibilità tramite codice inviato via SMS di autenticare qualsiasi altro dispositivo, è tutto ciò di cui avete bisogno, lo stesso Telegram -se attivato su almeno un altro device- vi avviserà del neo-arrivo di diverso tipo:

Telegram_notifica

Velocità, sicurezza, flessibilità

Ciò che rende Telegram diverso da molti altri programmi del genere, Whatsapp compreso, è l’estrema velocità di consegna dei messaggi e di ogni sua notifica, ve ne accorgerete sin da subito, vi basterà utilizzarlo qualche minuto mettendolo a confronto con le altre applicazioni di messaggistica istantanea che avete sul vostro smartphone, magari con la “stessa cavia” dall’altro lato (al tempo: il destinatario dei vostri messaggi). Lo stesso vale da PC: la ricezione è immediata su di se e su qualsiasi altro dispositivo collegato all’account. Se a questo si aggiunge la possibilità di creare gruppi con fino a 200 partecipanti, l’opportunità di inviare qualsiasi tipo di file e la tanto vantata sicurezza il quadro è completo. Sto seguendo una discussione che mi ha segnalato un amico sull’argomento appena citato: unhandledexpression.com/2013/12/17/telegram-stand-back-we-know-maths. Nei commenti potrete trovare voi stessi diversi botta e risposta sul sistema di criptaggio utilizzato e sulla sua -almeno attualmente- inattaccabilità.

Quasi dimenticavo: Telegram è gratuito e senza alcuna pubblicità al suo interno, no banner né testo con strani collegamenti a chissà quale prodotto da sponsorizzare. Una rarità e una stranezza al tempo stesso. Whatsapp aveva fatto la stessa scelta e io stesso faccio parte di quella cerchia di persone che ha ereditato di diritti un abbonamento a vita senza la necessità di rinnovare annualmente l’obolo degli 89 centesimi di euro da pagare all’azienda (una sciocchezza se pensiamo al risparmio che è in grado di farci raggiungere una così utile applicazione, nda). Non so quanto e se durerà, ma per il momento lo considero un ottimo punto a favore che non va ad invadere un’interfaccia grafica estremamente pulita e semplice da utilizzare, dove l’unico impedimento alla sua diffusione massiva nella nostra nazione può essere dettato unicamente dalla mancanza di una localizzazione pressoché inutile per molti, ma necessaria per coloro che non capiscono neanche una parola in inglese.

In conclusione

Si insomma a vederla così Telegram porta una ventata di aria fresca che tutto sommato può sempre servire in questo campo, una alternativa secondo me migliore di quelle proposte dai big player del settore come Line o WeChat di cui vi ho parlato qualche tempo fa. Contrariamente a loro, come avevo già detto, fa una sola cosa e la fa bene: mandare messaggi ai propri contatti, all’occasione qualche fotografia o altro tipo di file ma nessun’altra particolarità, nessun gioco, nessuna fenomenale emoticon che indica lo stato d’animo quando non si ha voglia di andare a scuola o chissà cosa, non serve nient’altro.

E voi, cosa aspettate a registrare il vostro nuovo account e scaricare l’applicazione ovunque vogliate? :-)

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Google ReaderForse la bastardata più grande che Google potesse fare a chi quotidianamente utilizza (tra poco “utilizzava”) il suo feed reader per tenersi aggiornato su tutto ciò che gli interessa prendendo le informazioni dagli RSS pubblici. D’altronde lo strumento è di Google e lo ha sempre offerto gratuitamente ai suoi utenti, può fare un’azione simile senza neanche chiedere permesso, limitandosi (come successo) ad avvisare la popolazione di internet quale gesto di cortesia.

La notizia (pubblicata nel blog di Google Reader) ha già fatto il giro del mondo e della blogosfera, ho voluto aspettare almeno un po’ per pubblicare un consiglio, una transizione verso un differente strumento che possa in qualche modo andare a sanare la falla che si creerà definitivamente dal prossimo primo luglio.

Per chi volesse farsi un’idea a più ampio spettro posso consigliare la lettura di qualche valido articolo: lifehacker.com/5990456/google-reader-is-getting-shut-down-here-are-the-best-alternatives, fogliata.net/alternative-google-reader o ancora ispazio.net/400209/google-reader-cessera-di-funzionare-dall1-luglio-ecco-quali-potrebbero-essere-le-migliori-alternative.

Giusto per farvi un’idea di dove spinge la massa: replacereader.com

Per quel che mi riguarda nessuno attualmente è in grado di arrivare al livello di Google Reader, gli ultimi anni lo hanno visto come protagonista indiscusso della lettura in differita e mi auguro davvero che Google possa tornare sui suoi passi leggendo le centinaia di proteste e firme raccolte per una petizione che vuole fermare la chiusura inaspettata (magari annunciata da molti che tengono spesso d’occhio Google ma non per la gente comune che ha sempre utilizzato il servizio).

Feedly

La mia personalissima scelta è ricaduta su Feedly, servizio di lettura RSS online tramite interfaccia web / estensione di Firefox e client per iOS che ho installato su iPhone e iPad. Si basa per il momento sulle API di Google Reader, presto migrerà sulle proprie per continuare ad offrire il servizio nonostante l’abbandono della nave da parte del capitano Big G.

Iscrizione e “migrazione dati” per il momento sono semplicissimi e non richiedono di portare fuori i propri dati tramite Takeout (in ogni caso fatelo, non fa mai male). Basterà infatti collegarsi con il proprio account Google, autorizzare Feedly a gestire i dati di Reader e attendere che termini (quasi immediatamente, ndr) l’importazione dei feed. Toccherà poi a voi selezionare uno stile più adatto al vostro utilizzo, eventuali servizi di sharing collegati e così via. Il risultato? Presto detto, le abitudini sono dure a morire:

Potete conoscere tutte le impostazioni e i tasti rapidi da tastiera consultando questo articolo chiaramente scritto ad hoc dai ragazzi di Feedly: blog.feedly.com/2013/03/14/tips-for-google-reader-users-migrating-to-feedly.

E’ fuori di dubbio che Feedly sia un servizio migliorabile e che possa imparare molto dal grande competitor sulla via del tramonto, è per questo che lo staff sembra voler dare voce a tutti gli utenti vecchi e nuovi attraverso il forum e l’area suggerimenti: feedly.uservoice.com/forums/192636-suggestions, potete investire qualche minuto del vostro tempo per votare proposte già fatte o suggerirne di nuove altrettanto valide ;-)

iOS

Interfaccia molto pulita e buona la lettura, valide le gesture (banali ma funzionanti, ndr). Potete scaricare l’applicazione gratuita da iTunes Store universale per iPhone e iPad all’indirizzo itunes.apple.com/it/app/feedly/id396069556, entrate e collegatevi con il vostro account Google, il resto verrà da se.

Basterà toccare una notizia o un’area dal menu di sinistra per saltare al contenuto desiderato, sfogliare gli articoli come fossero pagine di un libro per passare al successivo documento e così via. Tutte opzioni modificabili tramite le preferenze del programma che vi consiglio di visitare per personalizzarle il più possibile, allo stato attuale però sono disponibili solo in lingua inglese (presumibilmente i ragazzi di feedly localizzeranno l’applicazione e il sito quanto prima visti tutti i nuovi utenti registrati).

La pecca più grande

Contrariamente a Google Reader, Feedly non è una vera applicazione web accessibile da qualunque postazione. Sarà infatti necessario installare un componente aggiuntivo per poter gestire le proprie iscrizioni e la lettura dal sito web del produttore. Se la persona non ha modo di installare alcunché sulla sua macchina e sul suo browser è automaticamente fermo al punto di partenza, allo stesso modo viene a mancare la possibilità di accesso universale dalle varie piattaforme non coperte da applicazione o da componente aggiuntivo che riducono di molto l’accessibilità al servizio.

Una pecca che immagino verrà presto presa in considerazione per poter essere risolta. Altre piccolezze e differenze da Google Reader esistono solo perché il nostro occhio e il nostro mouse sono abituati all’utilizzo, cosa che lentamente cambierà utilizzando un diverso servizio, ne sono certo.

In conclusione

Una buona alternativa da tenere d’occhio e alla quale dare fiducia, perché anche se in cuor mio spero che Google torni sui suoi passi è giusto dare una possibilità ai competitor che fino ad ora si sarebbero sognati una tale attenzione.

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