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Office 365, Dropbox, Amazon, GMail. Quelli che a te sembrano semplici nomi ai quali ormai hai fatto la più completa abitudine, nascondono in realtà un minimo comune denominatore: si tratta di Public Cloud. Servizi che si trovano su server altrui, gestiti da amministratori che non sono i tuoi colleghi d’ufficio e disponibili (per definizione) 24 ore su 24, 365 giorni all’anno e 366 nei bisestili, una disponibilità garantita da strutture in grado di sopportare il carico di lavoro imposto da una clientela distribuita a livello mondiale, e altrettante strutture di backup che entrano in gioco nel caso in cui quelle di produzione diano qualche rogna.

Public Cloud: di cosa si tratta e perché lo si utilizza così tanto

Perché funziona?

Il perché del suo successo è presto detto: è adatto a tutti. Dalla casalinga di Voghera (che come ben sai, usa GMail per inviare le sue ricette e trucchi di pulizia a tutte le amiche ;-) ) alla piccola o media impresa che può scegliere un partner affidabile, che gli consenta di controllare i costi e le risorse tempo / uomo che servono per tenere vivo e in forma quel servizio, oltre ovviamente a supportarlo ed essere sempre presenti per gli utenti utilizzatori. Contrariamente alle soluzioni ibride o private, il cloud pubblico è -ovviamente- condiviso con molti altri clienti, un po’ come funziona da sempre con l’hosting condiviso sfruttato da moltissime installazioni di software (questo blog compreso). Non per questo è meno sicuro o meno affidabile, anzi, spesso un problema che affligge un cloud pubblico è anche quello che viene risolto più velocemente (proprio perché colpisce molti, spesso troppi, utilizzatori), e questo lo noto quasi ogni giorno da amministratore di un tenant Exchange (Office 365).

Chi manca all’appello? Ormai nessuno, perché sono le stesse (nuove) startup che per prime tentano l’impresa di lanciarsi (guadagnandosi l’investimento) appoggiandosi spesso al cloud pubblico e ai servizi erogati tramite esso. Parlando proprio di questi, manco a dirlo, ne è pieno il web, si spazia dal puro storage (quello professionale di Amazon, ma anche quello più semplice da utilizzare targato Dropbox, Google Drive o OneDrive) e si arriva alle istanze server vere e proprie (anche qui Amazon la fa pressoché da padrone, ma molti sono i competitor che si sono messi in gioco, e nuovi ne arrivano quasi quotidianamente), passando per applicazioni vere e proprie (GMail è forse l’esempio più lampante, ma non certo l’unico).

Sicurezza & Privacy

Inutile negarlo. Il cloud pubblico può generare preoccupazione in quelle persone particolarmente attente alla riservatezza dei dati, poiché –per definizione– condiviso con altri clienti che sfruttano una stessa piattaforma. Normalmente però, è corretto pensare che un tenant (seppur avviato su una macchina che ne ospita diversi) è isolato e protetto, limitato alla propria piccola realtà (o media azienda), e che quei dati restino al sicuro, garantiti da chi il servizio lo eroga.

Il tutto senza considerare inoltre le vigenti normative in merito e la sempre più forte intenzione di far diventare la GDPR uno standard da rispettare alla lettera (se non sai di cosa si tratta, ti rimando all’articolo completo su Wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/Regolamento_generale_sulla_protezione_dei_dati), in breve:

[…] restituire ai cittadini il controllo dei propri dati personali e di semplificare il contesto normativo che riguarda gli affari internazionali unificando i regolamenti entro l’UE.

e ancora:

La sicurezza dei dati raccolti è garantita dal titolare del trattamento e dal responsabile del trattamento chiamati a mettere in atto misure tecniche e organizzative idonee per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio. A tal fine il titolare e il responsabile del trattamento garantiscono che chiunque faccia accesso ai dati raccolti lo faccia nel rispetto dei poteri da loro conferiti e dopo essere stato appositamente istruito, salvo che lo richieda il diritto dell’Unione o degli Stati membri (Articolo 32). A garanzia dell’interessato il Regolamento UE 2016/679 regolamenta anche il caso di trasferimento dei dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale (Articolo 44 e ss) e prevede che l’interessato venga prontamente informato in presenza di una violazione che metta a rischio i suoi diritti e le sue libertà (Articolo 33).

[…]

Il titolare del trattamento dei dati avrà l’obbligo legale di rendere note le fughe di dati all’autorità nazionale. I resoconti delle fughe di dati non sono soggetti ad alcuno standard “de minimis” e debbono essere riferite all’autorità sovrintendente non appena se ne viene a conoscenza e comunque entro 72 ore. In alcune situazioni le persone di cui sono stati sottratti i dati dovranno essere avvertite.

A questo ulteriore step, si associa generalmente un uptime garantito molto alto, con relativa assistenza tecnica specializzata che è sempre disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per un totale di 365 giorni all’anno (e 366 nei bisestili!), utile per risolvere problemi tecnici ma anche di esaudire ogni nuova richiesta basata su specifiche esigenze. In un contesto pubblico, le grandi spese e gli obblighi riguardanti il trattamento dei dati sono quasi del tutto eliminati (per modo di dire).

Ricordati che garantire la manutenzione e la sicurezza di un cloud pubblico è responsabilità del provider che vende, togliendo così quel carico di lavoro all’ufficio IT del cliente, che riduce al minimo il tempo e i soldi spesi per il continuo aggiornamento del sistema e la formazione specifica (sul prodotto) del personale, permettendo a quest’ultimo di dedicarsi a nuovi progetti.

Il tuo core business è ciò che vuoi realizzare e mettere a disposizione dei clienti, non il mezzo attraverso il quale arrivi a farlo, lascia che quest’ultimo non sia più un chiodo fisso :-)

In conclusione

Veloce (sia nel provisioning iniziale, sia nell’utilizzo), economico (nella maggior parte dei casi), estremamente scalabile (le risorse possono aumentare o diminuire in base alle esigenze, in un tempo molto rapido e andando a modificare così il costo del servizio stesso), completamente supportato (da chi il servizio lo eroga, evitando di doversi specializzare in configurazione, utilizzo e soprattutto manutenzione).

Questa macchina di cui dovrai solo girare la chiave e guidare è disponibile in molti concessionari, l’Italia propone diversi provider, tra i quali c’è certamente Seeweb.

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Seeweb: una panoramica sui servizi più richiestiPiù che una vera novità, questo vuole essere un riepilogo sui servizi più importanti e richiesti di Seeweb, società della quale vi ho già parlato in passato e che continua a collaborare con il sottoscritto per promuovere prodotti e servizi che altri competitor non offrono (o lo fanno a diverso prezzo e magari con un’assistenza tecnica non sempre puntuale, pro-attiva e disponibile).

Seeweb è stata tra i primi fornitori di cloud computing in Italia (nel 2009 presentarono i primi prodotti in cloud), con quattro Data Center di proprietà (due a Milano e altrettanti a Frosinone), per un totale di 2500 mq di spazio dedicato a servizi di cololocation e cloud computing. A luglio dello scorso anno, hanno inoltre costituito una holding atta a testare un nuovo mercato, quello sud-est europeo.

Seeweb: al via Dominion Hosting Holding – DHH

Tra i vari prodotti e servizi su cui l’azienda punta, tre in particolare vengono costantemente spinti e proposti poiché considerati fiori all’occhiello del gruppo laziale, ve ne ho anche parlato in passato. “Cloud Server” (ne parlavo qui),  il programma “System Assurance” e lo “SLA Seeweb” (ne parlavo in un articolo, che racchiude anche il Pre-Sales, unico che vi propongo qui di seguito):

Seeweb: necessità di aiuto? Ecco i sistemi di Pre-Sales, System Assurance e la garanzia sull’uptime (SLA)

Non è (solo) il ferro a fare di un servizio il giusto partner tecnologico, bisogna soprattutto poter fare affidamento a una squadra di persone capaci, informate, che sappiano fare il loro mestiere e che possano quindi supportare (e sopportare, in alcuni momenti critici) le richieste di un cliente spesso non preparato, che ignora come tutto il suo palcoscenico possa stare in piedi senza perdere un colpo. Un palcoscenico dove ogni attore porta a casa la sua pagnotta, facendo allontanare soddisfatti gli spettatori a fine spettacolo. Il mestiere del provider non è mai semplice.

Provate ad immaginare migliaia (e più) di clienti, i più disparati casi di supporto, problemi legati ad aggiornamenti che spesso non vengono eseguiti nella giusta maniera, possibili falle che possono essere sfruttate da chi ha intenzioni ben poco amichevoli nei confronti del vostro sito web, e di conseguenza verso il server che vi ospita (spesso mettendo in pericolo altri clienti, se non opportunamente isolati e protetti). Chi vive il web da anni dovrebbe saperne qualcosa (me per primo).

Seeweb: una panoramica sui servizi più richiesti 1

Ma perché va così di moda parlare di Cloud, SLA & co.?

Perché l’innovazione tecnologica che stiamo vivendo ormai da qualche anno a questa parte, consente ad aziende come Seeweb (e non solo, ovviamente) di fornire un supporto più puntuale, preciso, rapido. Risorse costantemente scalabili secondo le esigenze del cliente finale, mai banale quando si tratta di tenere a bada siti web particolarmente impegnativi, che potrebbero crescere fino a superare quel pacchetto inizialmente pensato, valutato e acquistato presso il provider scelto. E se domani doveste avere necessità di più GB su disco? E se crescete a tal punto da giustificare un aumento di banda mensile che non avreste mai pensato di raggiungere? Essere online significa poter contare su un partner che assicuri una raggiungibilità pressoché eterna, sempre disponibili, h24, 365gg / anno e 366 nei bisestili. Essere offline vuol dire perdere visibilità, forse clienti, sicuramente visitatori.

Ecco perché è importante valutare provider che offrano servizi di uptime garantito, dietro condizioni di SLA che possano rimborsare una giusta cifra nel caso in cui un servizio non funzioni a dovere.

Perché mi deve interessare lo SLA?

E se proprio i tecnicismi non fanno per voi, che per tirare a campare sviluppate un sito web affidabile e bello da vivere, ricordate che ci sono persone decisamente più capaci nella valutazione di una buona struttura hardware in grado di rispondere correttamente a ogni richiesta della vostra creatura:

Seeweb: una panoramica sui servizi più richiesti 2

System Assurance: 9 motivi per sceglierla

Lo avrete capito: il partner scelto è importantissimo per la buona salute del vostro progetto. Voi chi avete scelto? Avete già avuto esperienze con Seeweb? Se si, come vi siete trovati? L’area commenti è sempre a vostra totale disposizione, anche senza obbligo di registrazione.

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icon_Cloud26736Mi è stato chiesto di fare una rapida valutazione dei servizi cloud di Seeweb, azienda della quale vi ho parlato anche l’ultima volta riguardo la protezione dei dati. Non che mi piaccia particolarmente limitarmi ad una sola azienda ma un paio di righe posso anche riportarle qui sul blog e riproporre così in salsa “pubblica” ciò che ho inviato a mezzo mail. Giusto per capirci: il chiedere parere sui servizi cloud in questo specifico caso si scinde immediatamente in due perché la stessa azienda -almeno da sito ufficiale- pare offrire sia storage puro che server virtuali, due cose ben distinte dato che si parla di una macchina vera e propria o un semplice spazio dove tenere tutti i propri dati (a movimentazione più o meno alta secondo esigenza).

Il Cloud Storage si basa sullo stesso meccanismo di Amazon S3 ma è chiaramente fatto in Italia con tutto ciò che ne consegue (nel bene e nel male), scrupolosamente definito e limitato nella quantità di spazio a disposizione e numero di letture / scritture eseguibili già comprese nel pacchetto base, un’offerta alla quale porre attenzione se avete progetti medio-grandi che potrebbero richiedere di sforare dalle cifre consentite. In tal caso bisogna “salire di livello” e considerare pagamenti doppi / tripli / ecc. per nuove unità non frazionabili che vadano ad ingrandire il monte di ciò che avete già a disposizione (moltiplicando poi quella cifra per ciascun rinnovo mensile / annuale / …). Di certo acquistare un’offerta come questa per creare il repository delle fotografie di famiglia potrebbe essere controproducente e decisamente più costoso del farsi un account “Pro” presso un qualsiasi distributore consumer (o del tenere a vostro rischio e pericolo il classico hard disk esterno), il pacchetto è ovviamente rivolto a progetti sul web per organizzazioni e aziende ma anche per piccole realtà che vogliono provare a lanciare la propria idea sfruttando già il piede giusto del “non sovraccaricare la macchina utilizzata per tenere in piedi il sito web principale” (rischio spesso non considerato nello schema iniziale di progetto).

Il server virtuale invece (o Cloud Server) è una vera e propria macchina virtuale con risorse immediatamente espandibili (ridimensionabili in generale) secondo esigenze che potrebbero crescere nel tempo ma riservare poche sorprese (e di conseguenza costare relativamente poco) nell’immediato. È una naturale evoluzione dello spazio hosting condiviso e poco sotto un server dedicato (fisico o virtuale che sia) ad alte prestazioni, è una casa ideale per tutti coloro che vogliono partire con qualcosa di medio-piccolo ma sanno già che nel tempo potrebbe crescere senza “particolari preavvisi” ed evitare di rimanere con la gomma a terra che spesso porta gli utenti a cambiare pagina per indisponibilità di servizio. In questo caso Seeweb non è la sola a fare offerte componibili in maniera modulare ma è sicuramente competitiva sul mercato italiano e affidabile grazie all’esperienza e alla disponibilità del personale di supporto. Avendo a disposizione due Datacenter in Italia permette in fase di setup di scegliere la location per il proprio server (cosa non da tutti e sicuramente gradita) oltre ovviamente al sistema operativo (che sia Linux o Windows, quest’ultimo già disponibile in versione 2012 R2), lo spazio disco, la RAM e tutto ciò che riguarda la banda (garantita, sotto penali in caso di disservizi) e con ulteriore possibilità di aggiungere un servizio di HelpDesk sempre a disposizione, backup fatto con Tivoli (IBM) e Plesk come pannello di controllo per chi non vuole “sporcarsi troppo le mani“. Dategli un’occhiata, trovate una scheda già pronta da compilare alla pagina seeweb.it/cloudserver e già da questa sarà possibile ottenere un prezzo finale da pagare mensilmente. Nel momento in cui la macchina non servirà più potrete smettere di pagarla e farla distruggere dai tecnici dell’azienda come “nulla fosse mai accaduto” (si parla di 28€/mese iva esclusa per una macchina di base).

Le offerte sul web non mancano, queste sembrano tutto sommato chiare e con calcoli accessibili per chi ha già un’idea di ciò che cerca o per chi vuole “fare un test di messa in onda“.

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