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Partiamo subito con una certezza, per rianimare chi leggendo il titolo è già cascato dalla sedia: NON si tratta di nomi di profumi di Dolce & Gabbana. Ci siamo? Bene. Ora possiamo cominciare sul serio.

MS17-010: WannaCry, EternalBlue, DoublePulsar (c'è dell'altro?)

Mettiti comodo. L’infezione non è finita perché ne hanno parlato i giornali accantonando il tutto qualche giorno dopo. Questa, così come altre infezioni passate e future, continuano a essere all’ordine del giorno e il metodo è sempre lo stesso: punta e colpisci chi rimane indietro, per scelta o per stupidità.

Sul perché io ci abbia messo diversi giorni a uscire con un articolo beh, è presto spiegato: ho dovuto far fronte alla minaccia, verificando attentamente che ogni macchina fosse protetta, anche quelle che non potevano precedentemente esserlo ma che per qualche motivo non potevano essere aggiornate a un sistema operativo più recente (Matteo, se mi leggi incazzati pure, poi però ne riparliamo alla prima birra, offri tu, così ti spiego perché “non ce lo meritiamo“!), un lavoro che ha mosso un intero ufficio IT e che penso abbia fatto bene a tutti, per avere un polso della situazione davvero preciso, nulla deve sfuggire.

L’origine del “disastro

Inizia il weekend (quello scorso) e con lui un attacco massivo e massiccio contro i sistemi Microsoft che non sono allineati con le patch di sicurezza. Non parlo delle ultime, ma di quelle di due mesi prima. WannaCry(pt) è il suo nome, ed effettivamente da piangere c’è molto, se si fa parte del gruppo degli infettati.

Provo a fartela semplice: te lo ricordi Cryptolocker (e CryptoWall in seguito)? Non siamo andati poi molto più in là, perché di criptazione dei file tutto sommato si tratta, ma di certo ciò che mi stupisce e affascina è il modo in cui tutto ciò viene (ri)proposto, in maniera più completa e complessa, ben ideata e che lascia dietro di sé un’ombra che continua a passeggiare con il PC infetto.

Di articoli online ne trovi centinaia, alcuni più tecnici e altri più divulgativi (ed è giusto così). Io voglio limitarmi a raccogliere sotto un tetto tutto ciò che ho letto, che voglio riportare qui e ricordare in futuro. La gravità di quanto accaduto (e che ancora accade, a oggi che scrivo l’articolo) è stato evidenziato nel blog di Microsoft, scritto da Brad Smith:

The need for urgent collective action to keep people safe online: Lessons from last week’s cyberattack

Una timeline è stata pubblicata in maniera più che chiara e completa da Luigi Morelli, te la ripropongo qui di seguito:

  • 2001: Il bug in questione viene introdotto involontariamente in Windows XP, e da esso si diffonde in tutte le release successive
  • 2001–2015: Ad un dato momento NSA (probabilmente l’ Equation Group, presumibilmente una sezione di NSA) ha scoperto il bug ed ha predisposto un exploit (programma che ne consente l’utilizzo malevolo) chiamato EternalBlue, che potrebbe o potrebbe non aver utilizzato
  • 2012–2015: Un contraente NSA ruba presumibilmente più del 75% della libreria NSA’s di strumenti di hacking
  • Agosto 2016: Un gruppo chiamato “ShadowBrokers” pubblica strumenti di hacking che dichiarano essere di provenienza NSA; gli strumenti sembrano giungere dall’Equation Group
  • Ottobre 2016: Il contraente NSA di cui sopra viene accusato di aver rubato dati di proprietà NSA
  • Gennaio 2017: ShadowBrokers mettono in vendita un buon numero di strumenti per l’attacco a sistemi Windows, tra questi un exploit zero-day SMB simile ad “EternalBlue” utilizzato in WannaCry per 250 BTC (intorno ai $225.000 di allora)
  • Marzo 2017: Microsoft, senza fanfara, corregge una serie di bugs evitando di specificare chi li abbia scoperti; tra questi l’exploit EternalBlue; sembra alquanto probabile che la stessa NSA li abbia avvertiti
  • Aprile 2017: ShadowBrokers rilasciano una nuova serie di exploits, compreso EternalBlue, probabilmente perché la Microsoft li aveva già corretti, riducendo in tal modo drasticamente il valore degli zero-day exploits in particolare
  • Maggio 2017: WannaCry, basato sull’exploit EternalBlue, viene rilasciato e si diffonde su circa 200.000 computer prima che il suo kill-switch (un sistema per “spegnerlo” online) venga inavvertitamente attivato da un ricercatore ventiduenne; nuove versioni di WannaCry, prive del kill-switch sono già state segnalate

articolo completo: medium.com/@luigimorelli/wannacry-no-grazie-900cba45163a

nota a margine: mi sono permesso di barrare il termine “inavvertitamente” nell’ultima data riportata, perché quel ragazzo, in realtà, di “casuale” non ha fatto un bel niente. Magari non pensava di bloccare l’infezione intera della versione originale di WannaCry, ma di certo sapeva dove stava mettendo le mani.

Di che cacchio stai parlando?

Il protocollo SMB di Windows viene utilizzato principalmente per permettere l’accesso ai file e alle stampanti, ma serve anche per una serie di comunicazioni di sistema che vengono scambiate su una stessa rete locale, in alcuni casi anche online (se si lasciano esposte alcune porte, cosa assai pericolosa). Facendo leva su un errore contenuto all’interno del protocollo (vecchio quanto Windows Xp, appunto), è stato possibile penetrare a bordo di sistemi altrui e far partire la criptazione dei dati, il vero e proprio malware del “pacchetto sorpresa“.

Quell’errore (quel bug) è stato risolto e chiuso da Microsoft a marzo di quest’anno. Trovi tutti i dettagli del caso sulla Technet, rispondono al numero di classificazione MS17-010: technet.microsoft.com/en-us/library/security/ms17-010.aspx. Nel caso in cui questo non dovesse bastare, sappi che per un grande muro, ci vuole un grande pennello per un problema così importante, si va persino a rispolverare ciò che è fuori dal supporto da anni, rilasciando patch ad-hoc che permettono di mettere al sicuro quei terminali che ancora oggi non sono aggiornati a OS di nuova generazione: blogs.technet.microsoft.com/msrc/2017/05/12/customer-guidance-for-wannacrypt-attacks

Lo avrai capito, l’argomento è serio e fino a oggi difficilmente si erano raggiunte cifre così importanti in così poco tempo. La lista della spesa è quindi da rispettare alla lettera, e prevede che tu faccia un regolare backup dei tuoi dati (regolare vuol dire che non puoi farlo una volta al mese, soprattutto se dalla tua macchina passa una gran quantità di file ogni giorno), che il sistema operativo sia sempre aggiornato e riavviato in seguito all’installazione delle patch (rispettando i cicli di rilascio di Microsoft), che non ci siano applicazioni, porte o configurazioni delle quali non hai più necessità, perché ne perderesti facilmente il controllo con il passare del tempo, te ne dimenticheresti e potrebbero essere falle un domani. A questo va aggiunta la solita raccomandazione relativa all’evitare clic su link sospetti nelle mail (o aperture di allegati che non ti aspetti e dei quali non sei sicuro al 100% che provegano da fonte autorizzata), anche se nello specifico caso di WannaCry e del bug relativo a SMB, è bastato essere all’interno di una LAN dove almeno un PC è stato infettato, per permettere poi a quest’ultimo di fare da cavallo di troia verso il resto dei terminali (non patchati, sottolineo).

E l’antivirus?

I programmi antivirus hanno ricevuto un aggiornamento entro poche ore dall’inizio dell’attacco, per riconoscere e bloccare WannaCry, almeno nella sua versione originale. Questo perché nel corso del tempo (già dopo circa 24 ore dal primo attacco) sono uscite nuove versioni del ransomware, e altre ne usciranno in futuro, per cercare di evitare quanto più possibile di essere intercettate e fermate.

Diversi prodotti di sicurezza includono già funzioni di euristica e prevenzione che permettono di analizzare comportamenti anomali del software, bloccandone subito i possibili effetti dannosi (e mettendo così al riparo la tua macchina), ma nulla di tutto questo ti può far dormire sonni tranquilli o pensare che non sia necessaria una buona prevenzione.

Microsoft ha rilasciato degli aggiornamenti anche per i suoi prodotti di protezione da malware, Defender in primis, ma anche Security Essential (stessa famiglia). Ha inoltre organizzato un piccolo webcast su Skype per parlare di WannaCry, dei suoi effetti, dei suoi danni collaterali e di come proteggersi, pubblicando un paio di PDF che ho caricato anche qui nel blog e che ti ripropongo: [CustomerReady] WannaCrypt Guidance e MAY 2017 Premier Final.

Per concludere

Matteo, che ho citato all’inizio dell’articolo, ha registrato un video per raccontare cosa è successo, condendolo ovviamente con alcuni suoi pareri e buoni consigli. Investi qualche minuto per dargli un’occhiata e, se ti dovesse venire voglia di fucilare a distanza quella zebra che balla beh, sappi che non sei il solo, organizziamoci ;-)

Ti segnalo poi un ulteriore articolo di Feliciano Intini, pubblicato sul suo “NonSoloSecurity“, MSFT e conoscenza di vecchia data già dagli eventi legati a Conficker: blogs.technet.microsoft.com/feliciano_intini/2017/05/14/attacco-ransomware-wannacry-risorse-utili-e-chiarimenti, troverai al suo interno consigli, best practice e risposte a domande che tutti coloro che sono stati attaccati si pongono.

Puoi continuare a seguire il flusso delle informazioni su WannaCry su Twitter: twitter.com/hashtag/wannacry?f=tweets&vertical=default (inutile dire che in mezzo a tanto materiale di qualità, troverai anche battute stupide e spam che sfrutta la popolarità di quanto da poco accaduto, del tutto inevitabile).

Aggiornamenti dell’articolo

agg. 26/5

È già di qualche giorno fa (e ha fatto il giro del web), ma resta ovviamente uno di quei punti focali da scolpire su pietra: se sei stato infettato da WannaCry, NON riavviare la tua macchina. Scarica e utilizza immediatamente WanaKiwi di @gentilkiwi per cercare di recuperare quanti più file possibili.

L’articolo completo si trova su Medium e lo ha scritto Matt Suiche, è in inglese ma è spiegato in maniera talmente semplice da essere comprensibile anche per chi parla esclusivamente dialetto milanese.

In fondo dovrai solo scaricare e avviare un eseguibile nel più breve tempo possibile, così da permettergli di procedere con la ricerca dei processi del ransomware e della relativa chiave generata, così da poter cominciare una decriptazione dei tuoi file, per evitare (in realtà non avresti mai dovuto pensarlo o farlo neanche prima, nda) di dover pagare il riscatto per avere –forse– indietro il tuo materiale. Allo stato attuale, l’applicazione è stata testata con successo su sistemi Xp, Vista, 7 e relativi fratelli lato server (per capirci: Windows 2003 e 2008), con risultati più che positivi in architettura x86 (non dovresti avere problemi nel caso in cui tu abbia una macchina con OS x64).

Wanakiwi

  1. Download wanakiwi here
  2. wanakiwi.exe will automatically look for the 00000000.pky file.
  3. Cross fingers that your prime numbers haven’t been overwritten from the process address space.

continua a leggere: blog.comae.io/wannacry-decrypting-files-with-wanakiwi-demo-86bafb81112d

MS17-010: WannaCry, EternalBlue, DoublePulsar (Aggiornato)


agg. 22/5

Più sono le informazioni che vorresti riportare e citare, più facilmente le dimentichi. Mea culpa, e grazie a Elisabetta per avermi ricordato che ho mancato di portare alla tua attenzione un altro ottimo articolo, con il quale condivido pressoché il 99% del pensiero scritto riguardo i vari punti focali con i quali un amministratore di reti e sistemi si trova a combattere quotidianamente.

Ovvero, tutto quello che ho aggiunto in seguito rispetto alla pubblicazione originale del mio articolo, perché l’ho sbadatamente dimenticato o perché qualcuno mi ha segnalato buone letture che meritano di essere riportare anche in questi personali lidi. Primo tra tutti è un articolo pubblicato sul blog Agenzia Digitale, e che di seguito “embeddo“:

Wannacry, le sciocchezze che dicono gli “esperti”

In un paio di passaggi ci si rende conto di quanto possa essere difficile il nostro mestiere, e di quanto sia sciocco (oggettivamente, ma anche soggettivamente parlando) affermare che sarebbe bastato mettere una patch, sostituire un OS o tenere sempre a portata di mano un backup, per lo meno applicato a un contesto così delicato come l’azienda di medie (o più grandi) dimensioni, un panorama “multi-etnico” (se così si può definire), dalle mille sfaccettature e che non sempre (anzi, proprio mai) mostra davanti agli occhi una strada in discesa:

(4) “Ma questi non capiscono nulla, dovevano fare i backup!”. Ovviamente. Ma chi ci dice che i backup non esistono? Pensate ad un attacco di ransomware che mette fuori uso qualche centinaio di computer. Quanti ci vuole per (a) ripulire i sistemi dal malware (b) ripristinare i backup dei dati? Che nel mondo reale ci sia un periodo che può passare da qualche ora a qualche giorno di down mi sembra ragionevole.

e ancora:

(5) “Basta con Windows! Passiamo tutti a Linux!”. Bene, chi scrive utilizza praticamente solo Linux ed è un fervente sostenitore dell’open source, quindi questo discorso, perlomeno con me, sfonda una porta aperta. Il problema è che non la deve sfondare con me ma con i responsabili IT di una quantità di aziende medio-grandi che hanno svariate buone ragioni per non seguire questo consiglio – purtroppo, aggiungo io [cut …]

Perché sì, spesso siamo circondati da esperti (?!?) che –concordando con l’articolo di Alberto Berretti– hanno gestito al massimo una rete casalinga “complessa” (qualche cellulare, una ChromeCast e forse un router diverso da quello fornito dal provider della linea voce/dati), nella loro vita, è evidente.


Rimane ancora valido quanto detto nell’articolo originale: se pensi che questo articolo debba raccogliere altro materiale, vuoi proporre link di approfondimento o altro ancora, o semplicemente dire la tua in merito, l’area commenti è a tua totale disposizione! :-)

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Sembra un po’ la storia infinita, il tutto si ripete puntuale quasi quanto le tasse. Aggiornamento del client Symantec Endpoint Protection dei client aziendali, un riavvio del PC, Lotus Notes che parte (e già questo è un miracolo) ma che va automaticamente in crash non appena si prova ad aprire un allegato (doppio clic sul file allegato / apri).

Ricordate quel problema legato alle librerie DLL caricate all’avvio del client poiché richiamate dal file di configurazione notes.ini? Non ne ho parlato in questo blog ma ricordo di aver scritto qualcosa su Twitter o Facebook (ora la memoria potrebbe ingannare), lo ricordo brevemente per capire di cosa sto parlando: all’avvio del programma, Lotus Notes andava immediatamente in crash a causa del “.dll” che seguiva il nome delle librerie dichiarate nel notes.ini (contenuto nel proprio profilo in %LocalAppData%\Lotus\Notes\Data), come discusso in questo thread del forum di supporto Symantec.

Stavolta l’avvio del programma riesce senza crash ma come già detto sopra si ottiene facilmente aprendo un qualsiasi allegato. L’errore è riproducibile ed è comparso “come per magia” solo dopo l’installazione dell’ultimo aggiornamento 12.1.3001.165 del client antivirus. Avevo immediatamente pensato al problema sopra descritto ma andando a togliere il .DLL dalle librerie caricate non ottenevo il risultato sperato.

Come risolvere? Presto detto: in teoria basta una sola mossa ma potrebbero essere necessari altri due ritocchi, molto piccoli anche loro, vediamo quindi quali.

Notes.ini, ancora lui

Aprite il file “notes.ini” che trovate in %LocalAppData%\Lotus\Notes\Data e togliete tutto ciò che viene dopo “Timezone=-1” (vale anche se il valore è diverso da -1, sia chiaro), salvate e chiudete il file. Dovreste aver ottenuto qualcosa di molto simile a questo:

[Notes]
KitType=1
SharedDataDirectory=C:\ProgramData\Lotus\Notes\Data\Shared
UserInterface=it
InstallType=6
InstallMode=1
NotesProgram=c:\Program Files\IBM\Lotus\Notes\
Directory=C:\Users\MARIO.ROSSI\AppData\Local\Lotus\Notes\Data
FaultRecovery_Build=Release 8.5.3FP3
DSTLAW=3,-1,1,10,-1,1
USING_LOCAL_SHARED_MEM=1
LOCAL_SHARED_MEM_SESSION_ID=1
SU_IN_PROGRESS=0
SU_NEXT_UPDATE=17/10/2013 08:37:48
SU_FILE_CLEANUP=C:\Users\MARIO.ROSSI\AppData\Roaming\smkits
SUT_NEXT_UPDATE=17/10/2013 08:37:48
FontIncrease=0
StandardWorkspace=1
Timezone=-1

Se in mezzo a quelle prime righe doveste trovare anche questa stringa (o molto simile, basta contenga EXTMGR_ADDINS) cancellatela:

EXTMGR_ADDINS=ConnAddin

Aprendo ora Lotus Notes vi verrà richiesta la prima configurazione (nome e cognome dell’utilizzatore, server Domino, ecc.), il vostro Workspace è ancora lì ad aspettarvi, così come la rubrica personale, nulla è andato perduto se non la primissima configurazione. Fatela e portatevi sullo spazio di lavoro come nulla fosse mai successo.

Cercate ora una mail con un allegato, provate a fare doppio clic e “Apri”, Lotus Notes funziona ancora? Avete appena risolto il problema.

Il problema c’è ancora?

Oltre al notes.ini nella cartella del profilo c’è un secondo notes.ini contenente meno righe all’interno della cartella C:\Programdata\Lotus\Notes\Data (su Windows 7 e 8). Potete cancellarlo (meglio rinominarlo), il tutto rigorosamente a client di posta elettronica chiuso. Verificate ora che tutto sia tornato a funzionare.

Fermare i processi legati a Notes da CMD

Per evitare che qualche sessione di lavoro sia rimasta appesa non permettendovi così di mettere mano ai notes.ini o riavviare correttamente il client di posta è consigliato uccidere ogni processo servendovi di una funzione integrata in Notes facilmente richiamabile da command. Da Start / Esegui digitate “cmd” (senza virgolette come sempre) e premete invio. Portatevi ora all’interno della cartella del profilo dove c’è il notes.ini principale, tipicamente:

cd Appdata\Local\Lotus\Notes\Data

ora dovrete richiamare il file nsd.exe che si trova invece nella cartella di installazione del Lotus e chiedergli di fare un “kill” dei processi. Giusto per capirci, questo:

C:\Users\MARIO.ROSSI\AppData\Local\Lotus\Notes\Data>"\Program Files\IBM\Lotus\Notes\nsd.exe" -kill

Fate attenzione alle virgolette, stavolta sono necessarie :-)

Dando un colpo e aspettando qualche secondo verranno terminati eventuali processi ancora attivi di Notes e verrà loggata l’attività. Al termine potrete provare a riaprire il client di posta per verificare che tutto sia tornato correttamente funzionante.

Buon lavoro.

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sep-iconIl client Symantec Endpoint Protection, come tanti altri antivirus presenti sul mercato, prevede la possibilità che questo venga installato su una macchina che verrà poi clonata su tante altre, come nel caso di questi giorni nella mia azienda.

Diversi i modelli, tante le macchine, preparazione di un solo “master” per ciascun modello, che verrà poi replicato a catena su tutte le altre macchine ancora da preparare. Per poter intervenire nello specifico sul client Symantec basterà andare a cancellare una chiave di registro ed un file che contengono (entrambi) la chiave / ID Hardware della macchina, come suggerito dall’articolo in KB ufficiale:

symantec.com/business/support/index?page=content&id=TECH102815&locale=en_US

Per evitare di farlo a mano, ho preferito realizzare un piccolo script che –lanciato da amministratore locale della macchina prima di spegnerla– fa quanto richiesto dalla documentazione:

  • lancia una pulizia di cronologia e file temporanei dalla macchina (dato che compie operazioni dopo le quali questa verrà spenta e resa “pronta” per la clonazione);
  • verifica la presenza della cartella C:\temp (io la utilizzo per appoggiare i software da installare) e la rimuove completamente senza passare dal cestino;
  • spegne il servizio del client Symantec passando come parametro la password (-p PASSWORD-SYMANTEC), da modificare –ovviamente– nel caso in cui voi ne utilizzate una o non la utilizziate affatto;
  • dopo un’attesa di 5 secondi lancia una cancellazione del contenuto della cartella HWID sotto i file comuni di Symantec e del valore di registro relativo, quindi spegne la macchina.

espresso in codice (sporco, a dirla tutta) si ottiene questo:

REM Pulizia file temporanei e di cache
RunDll32.exe InetCpl.cpl,ClearMyTracksByProcess 8
rd /S /Q %TEMP%
REM Cancellazione cartella temp
if exist C:\temp rd /S /Q C:\temp
REM Rimozione Hardware ID SEP dalla macchina
cd "%ProgramFiles%\Symantec\Symantec Endpoint Protection\"
Smc.exe -stop -p PASSWORD-SYMANTEC
ping 127.0.0.1 -n 5 -w 1000 > nul
if exist "%ProgramFiles%\Common Files\Symantec Shared\HWID\sephwid.xml" del "%ProgramFiles%\Common Files\Symantec Shared\HWID\sephwid.xml"
REG DELETE "HKLM\SOFTWARE\Symantec\Symantec Endpoint Protection\SMC\SYLINK\SyLink" /v HardwareID /f
shutdown -s -t 5

Non ho voluto pulirlo e ho volutamente lasciato dei REM al posto dei soliti ECHO (magari con un bell’ECHO OFF a inizio codice, seguito da un CLS). A voi farlo nel caso in cui vi serva realmente, penso che per uno script “di servizio” da usare solo in questi casi non sia necessario abbellirlo più di tanto ;-)

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Quasi mi fa ribrezzo parlarne ma è giusto riportare qualcosa di potenzialmente utile per gli utenti che leggono questo blog (riceverete regolare scomunica nel momento in cui ammetterete di fare uso di Norton Antivirus, sapevatelo ;-P). Chi utilizza Norton Antivirus, magari installato di default su macchine acquistate al centro commerciale o dal “negoziante di fiducia” (bisognerebbe togliergliela quella fiducia!) potrebbe ritrovarsi una toolbar “multiuso” installata sia in Internet Explorer che Mozilla Firefox.

Con l’aggiornamento alla versione 3.5 di Firefox la toolbar potrebbe aver smesso di funzionare e ciò potrebbe infastidirvi. Le alternative sono quindi due: cambiare antivirus (magari!) o mettere a posto il tutto per far tornare alla normalità la situazione ;)

Se avete scelto la seconda possibilità non resta che mettervi sulla giusta via per la soluzione. Symantec ha infatti pubblicato un documento che spiega il da farsi nel caso in cui un semplice LiveUpdate non basti. Vi ricordo che questo tipo di operazioni vanno fatte con Firefox chiuso pena il mancato aggiornamento del software nonostante la mancanza di qualsiasi tipo di errore a video.

symantec.com/it/it/norton/support/kb/web_view.jsp?wv_type=public_web&docurl=20090707092106IT&ln=it_IT

Nel caso in cui il primo metodo suggerito (quello con il LiveUpdate appunto) non funzioni correttamente, si passa all’utilizzo di una patch che dovrebbe andare a correggere la compatibilità dell’addon su Firefox. CHIUDETE FIREFOX (meglio ripeterlo) e lanciate l’eseguibile seguendo poi le istruzioni a video, ho reso disponibile il file eseguibile anche su GxWare nel caso in cui il server FTP di Symantec dia problemi.

Buona “riparazione” ;)

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Giovedì scorso ho preso parte ad un evento tanto insolito quanto divertente. Symantec ha deciso di prendere una manciata di blogger e portarli in pista per sfidarli a suon di accelerate, derapate e curve affrontate al limite della decenza e del rischio

Tutti insieme appassionatamente alla pista MoKart, Cinisello Balsamo (qui la mappa). Non troppi gli intervenuti (c’è stato modo di divertirsi di più, IMHO), ho avuto modo di incontrare dopo tanto tempo quel maledetto neolaureato di Alessandro e ritrovare alcune conoscenze fatte allo scorso WordCamp 09 e per ultimo –non certo per importanza– non ho “dato pacco” alla povera Alessia (organizzatrice dell’evento per la Symantec) una volta tanto, dopo così tanti inviti! :P

Non ho avuto modo di fare fotografie perché non ero attrezzato (1) e poi perché ero andato lì solo ed esclusivamente per divertirmi (2)! Non ho potuto però evitare le paparazzate di Roberto che ha poi pubblicato le poche realizzazioni nel suo spazio Flickr:

flickr.com/photos/robyweb/sets/72157621212733962

Secondo classificato per la finale ma primo per la media tempi, ottimo risultato che mi ha permesso di portare a casa un week-end (il posto lo decido io … non ho ancora dato una occhiata però! :P) pagato dalla società ed il trofeo che vedete (forse sfocato, colpa dell’iPhone!) nella seconda fotografia proposta qui sopra.

C’è stato modo di chiacchierare, modo di scambiare idee con alcuni dipendenti della nota azienda, modo anche di far notare che i loro prodotti non sono poi così tanto apprezzati dalle persone comuni con un minimo di intelligenza o preparazione informatica (men che meno da coloro che lavorano in questo settore quotidianamente). Non ho in alcun modo nascosto il mio “status” attuale come certificato Sophos EndPoint S&C ed è proprio in quel caso che è scattata la richiesta forse più interessante. Salvatore Trombetta (Consumer Channel Sales Account) mi ha sfidato a provare Norton Antivirus 2009 per rendermi conto “dei sensibili miglioramenti” che ha “subito” rispetto alle precedenti versioni. Sfida raccolta, ho montato NAV09 su macchina virtuale Windows XP Sp3 e sto già provvedendo a farla girare per capire quanto può infastidirla l’AV (o quanta schifezza può lasciarsi sfuggire) ;)

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