Cronache di un appartamento milanese

Gioxx  —  04/12/2013 — 1 Comment

Io adoro Milano, forse talvolta troppo caotica e frettolosa ma tutto sommato culla per molti come me che hanno abbandonato la propria città per motivi di lavoro o di studio. Un domani magari sarà stata una bella esperienza da raccontare e consigliare, ma già oggi regala delle perle degne dei migliori diari da quattordicenne dove scrivere “ciò che è bello e ciò che non lo è”. Voglio rendervi partecipi di questa pagina del mio diario e chiedervi se anche voi siete protagonisti di un condominio così “divertente“.

L’anziana signora

Molti possono vantare una vicina con difficoltà uditive ma quanti ne hanno una che parla a voce talmente alta che riesce ad andare sopra al volume del televisore (tenuto volutamente medio-basso per evitare di disturbare) o alla conversazione con una stessa persona all’interno dello stesso appartamento alla mattina, al pomeriggio e alla sera? Vi posso assicurare che alle 7.00 del mattino sentir parlare di guerra, fascisti e donne di facili costumi che si concedevano ai generali pur di sopravvivere sono storie assolutamente affascinanti, quasi mi dispiace dover andare al lavoro e perdermele tutte.

Mi scappa, mi scappa!

Tutti andiamo al bagno, tutti tiriamo lo sciacquone, le costruzioni di questa età (anni ’60, per la cronaca) non hanno la “cassetta dell’acqua“, hanno lo scarico con rubinetto che può essere tenuto aperto tutto il tempo necessario. Tutto questo, unito agli orari differenti che ognuno ha per un motivo o per l’altro, si traduce con scarichi aperti al massimo della potenza, per tempo prolungato, a qualsiasi ora (ma in particolare dalle 00:00 alle 00:40), con il tubo posto dentro al muro che separa il bagno dalla camera da letto, più precisamente dalla testiera del letto, scenario perfetto per pensare di vivere ad Atlantide, essere sommersi d’acqua e svegliarsi nel peggior modo possibile.

Offerta speciale nel weekend

I “vicini di camera da letto” (si legga alla voce: camere da letto comunicanti) hanno una splendida bambina ancora piccina, avrà al massimo 4 o 5 anni, si comporta divinamente ed è difficile sentirla anche quando gioca o piange. Raramente è accaduto di sentirla lamentarsi durante la notte, più che altro per tosse o incubi. Ora quindi voi mi spiegherete qual è il teorema secondo il quale la stessa bambina urla e gioca -come Tarzan nella giungla- quasi sistematicamente alle 8 del mattino di sabato e domenica perché decide che è l’ora perfetta per svegliarsi e svegliare chiunque si trovi nelle sue vicinanze. Potrebbe sostituire più che egregiamente la sveglia dell’iPhone che ho impostato dal lunedì al venerdì e invece no, la sostituisce durante il fine settimana, quando generalmente questa è disattivata.

Piedi di fata

Il più classico dei problemi di condominio: il rumore al piano di sopra (nel mio caso è solo parte del pacchetto completo). Le ciabatte o le pantofole con la classica spugna sotto la pianta del piede sono troppo spesso sopravvalutate, come le frecce dell’automobile quando si intende svoltare all’ultimo secondo senza aver cura di avvisare chi vi sta dietro, o di fianco, o ancora davanti. I talloni sono il –neanche tantonuovo strumento preferito da suonare al piano di sopra. A nulla valgono le preghiere di utilizzare le giuste calzature, godrete di concerti offerti tipicamente alla sera, soprattutto nelle ore di riposo dalle 21:30 in poi e non termineranno prima delle 23:45 / 00.00. Il tallone può essere sostituito con i tacchi, per chi proprio non vuole rinunciare allo stile fino all’ora della nanna.

Camionisti (con rispetto parlando) mancati

Si tratta della ciliegina della torta che va a chiudere questo primo articolo (e spero ultimo) sul micromondo che mi cirdonda: l’infermiera del quinto piano che rientra a casa fradicia come una spugna dimenticata nella bacinella piena d’acqua imprecando al telefono contro Dio solo sa chi, si capisce solo (accaduto giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo articolo) che quella persona le ha rubato dei soldi da sotto al cucino, merita quindi di essere minacciata di morte più e più volte, a prescindere dall’ora, è la stessa infermiera che alle 5 del mattino della domenica mattina di qualche tempo fa si è trovata davanti alla porta dell’appartamento la Polizia di Stato: “forse si, stavano facendo un po’ di baccano ma sa, l’amica è un attimo ubriaca” (questa la risposta di quella più sana tra le due).

E’ la stessa ragazza donna umanacosa” che senti urlare nel cortile del condominio, la sentono urlare anche i vicini, la sente l’ascensore che si prende tanti di quei pugni che quasi-quasi domattina non lo prendo perché ho paura che -essendo vecchio- possa mollare il colpo e cadere al piano terra per poi esplodere come succede nei film americani. E non sono io a farla esagerata se contemporaneamente escono fuori di casa i miei dirimpettai, la signora del piano di sopra insieme ai ragazzi che abitano sulla mia testa (si, quelli che mi offrono i concerti, sempre loro), la famiglia di cinesi che abita sullo stesso piano della “cosa” e il cane che abbaia –impaurito quasi da farsela sotto– dal settimo piano perché pensa che stia arrivando la fine del mondo e sia quindi necessario avvisare tutti del pericolo attirando l’attenzione.

La conclusione?

Non c’è. Inutili le riunioni, inutili gli aggiornamenti costantemente serviti alla padrona di casa nonostante tutta la sua buona volontà, inutile la rabbia, il nervosismo e il continuo stress accumulato che non fa bene se sommato a quello ordinario da ufficio e vita privata. Cambiare appartamento è sicuramente una soluzione ma il rischio è quello -chiaramente- di beccarne un altro con altri inquilini di qualità pari o superiore a quella degli attuali. Questi sono i momenti in cui, anziché riuscire a godermi la tranquillità di un tetto sopra la testa qualche ora prima di andare a dormire, rimpiango di non trovarmi a casa a Ravenna, 4 gatti tutti tranquilli e il riposo che ciascuno di noi meriterebbe.

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