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Ho da poco ricevuto un prodotto del quale fatico a vedere la reale necessità, ma che dovessi valutarlo come semplice gadget beh, allora non farei fatica a identificarlo come un portachiavi fuori dal normale. Si tratta dell’altoparlante bluetooth 2.1 portatile di dodocool!

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 6

Dalle dimensioni effettivamente ridotte (comunque più grande del portachiavi di cui parlavo poco fa), è un piccolo altoparlante che include un microfono e un pulsante che, oltre ad accendere l’accessorio, ti permette di lanciare quella semplice operazione di clic sul pulsante che scatta una fotografia, in pratica un telecomando portatile per il proprio smartphone.

Con un’autonomia dichiarata di 4 ore, l’altoparlante bluetooth di dodocool permette di ascoltare musica con una qualità accettabile (meglio di alcuni speaker integrati negli smartphone, ma nulla più, sia chiaro), così come mettere in vivavoce una telefonata che diventa improvvisamente più comoda e meno pesante da reggere rispetto al proprio telefono (che così può essere tenuto in tasca, per esempio). Su Android, l’accessorio viene immediatamente rilevato come estensione della tastiera, motivo per il quale non c’è bisogno di nessuna ulteriore impostazione per poter scattare fotografie quando si apre la relativa applicazione.

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 2

Con un costo alquanto accessibile, l’altoparlante dodocool ti porta via poco più di 10€ (11,99, per la precisione al centesimo), ammesso che tu ne abbia realmente bisogno, in doppia colorazione attualmente disponibile:

Il laccetto per poterlo facilmente trasportare (o allacciare alla cintura, tanto per dirne una) è incluso all’interno della confezione del prodotto, così come un piccolissimo cavo di ricarica microUSB.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da dodocool, ho potuto tenerlo al termine del test.

Se ciò che non ti manca è lo spazio all’interno della borsa, allora i vecchi (?) 10000 mAh potrebbero diventare improvvisamente pochi, soprattutto nel caso in cui i dispositivi da alimentare e tenere sempre carichi siano due o più, ancora più oggi rispetto a ieri, con smartphone che integrano batterie sempre più capienti. Il test di oggi è dedicato nuovamente a un prodotto EasyAcc, che tutto sommato non dista poi tanto (esteticamente parlando) da quello che ho da molto tempo nella mia di borsa. Si tratta di EasyAcc 13000mAh Power Bank.

EasyAcc 13000mAh Power Bank

La tecnologia è sempre la stessa, perché tutto sommato funziona bene: una ricarica veloce (ma non Quick Charge), buone batterie al Litio che possono fare il lavoro sporco, ben due porte in ingresso per ricaricare più velocemente la power bank (anche sfruttando un solo adattatore da muro, non c’è problema) e un led ad alta luminosità che può tornare utile quando meno te lo aspetti. Anche la EasyAcc 13000mAh Power Bank ha i 4 piccoli led che ti permettono di avere immediata visibilità dello stato di carica residua al suo interno (gli stessi che lampeggiano e rimangono accessi durante la ricarica, per capire lo stato di avanzamento).

Due le porte USB in uscita, che possono alimentare altrettanti dispositivi, due i cavi presenti nella scatola così da non doverceli mettere di tasca propria. Ciò che più può lasciare perplessi quando si acquista il prodotto, è certamente la coppia spessore-peso, non banale soprattutto se comparata al prodotto di fascia subito inferiore (non per qualità, ma per carica massima), questo può essere ritenuto decisamente più ostico da portare con sé.

EasyAcc 13000mAh Power Bank 8

Se la capienza è molto buona, diverso è l’argomento tempi di ricarica. È un accessorio che è in grado di garantire diversi cicli di carica quando si è in difficoltà, tipicamente lontani da una presa di corrente e un caricabatterie, o quando si sottopone a forte stress il proprio smartphone, ma nel caso in cui non si vadano a sfruttare entrambi gli ingressi (per la ricarica della power bank) i tempi per poterla rimettere in pista si allungano notevolmente (diverse ore, davvero), questo perché per ottenere il massimo delle prestazioni bisognerebbe collegare ambo gli ingressi a due caricabatterie da 2A ciascuno (praticamente quelli degli iPad).

Il costo di EasyAcc 13000mAh Power Bank si aggira sui 20€ circa, da comprare direttamente su Amazon, anche se a ora che sto scrivendo l’articolo questa non sembra essere disponibile in stock (magari lo sarà per tempo rispetto alla pubblicazione!).

Hai domande? Sono a tua disposizione (per i miracoli sto ancora attrezzandomi, ma ci arriverò), utilizza pure l’area commenti! :-)

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Prodotto: fornito da EasyAcc, mi è stato lasciato al termine del test.

Se pensi che un top di gamma faccia sempre la differenza, ti stai sbagliando. In questo periodo ho messo mano su diversi prodotti AVM, alcuni facenti parte della nuova serie da poco lanciata, tutti di qualità, tutti con una loro storia e una ricerca tecnologica importante. In alcuni casi però serve ridimensionarsi perché –in base all’esigenza– nella botte piccola c’è il vino buono, è per questo motivo che ho messo alla prova il FRITZ!Box 4040 ;-)

AVM FRITZ!Box 4040

Solito stile inconfondibile, colori, qualità costruttiva, tutto. Un FRITZ!Box va oltre la scocca che siamo abituati a vedere quando si apre la sua scatola (che per la cronaca, adoro, si apre e chiude con facilità ogni volta), FRITZ!Box è disponibilità di porte, è sistema operativo (FRITZ!Os è ciò su cui voglio focalizzarmi un po’ di più), è possibilità di condividere facilmente una stampante o un disco fisso USB senza avere un NAS (perché lo emula basandosi sul drive esterno), è WiFi a 2,4 e 5 GHz, dove quest’ultima offre (come forse già saprai) un segnale migliore, più stabile, più pulito (grazie alla quantità di canali a disposizione), più veloce.

Pronto, chi è?!?

Metto subito le mani avanti e te lo dico chiaramente: non ho mai montato un telefono fisso in casa nostra, non ho mai voluto farlo e mai (spero) lo farò, è una cosa che mi sono lasciato alle spalle, a casa dei genitori. Ritengo che casa propria debba mettere sempre a disposizione un’ottima copertura di rete internet (in fibra ottica) e LAN (cablata dove possibile), ma per le telefonate preferisco fare uso degli smartphone (ne abbiamo 3 sotto lo stesso tetto, bastano e –in realtà– avanzano).

FRITZ!Box 4040, al contrario del suo fratello maggiore 7560 (di cui presto ti parlerò), non offre porte DECT, pace all’anima loro direbbe qualcuno. Il FRITZ!Box 4040 è ufficialmente un router da cascata.

Router da che?

Posso capirti se ti verrà da storcere il naso, ma è molto più semplice di ciò che potresti arrivare a pensare tramite ragionamenti contorti. Molto spesso, salvo il risultato messo a punto (e in commercio) da Fastweb con il neonato FASTGate, sul quale spero di poter mettere mano quanto prima, molti dei router scelti, talvolta personalizzati e poi commercializzati dagli operatori di linea fissa non sono adatti alle nuove esigenze. Problemi di copertura WiFi, potenza di calcolo non adatta, riavvii che diventano più comuni degli starnuti per un allergico in primavera. L’hardware invecchia, è inevitabile, spesso nasce già vecchio e viene spacciato per ideale per l’esigenza media, il problema nasce quando si va fuori da quella media, da qui in poi è un susseguirsi di inutili telefonate al supporto tecnico (all’estero, nda), senza apparente luce in fondo al tunnel.

È proprio per questo motivo che spesso si opta per l’acquisto di un router di fascia ben più alta, da collegare a quello fornito dall’operatore, sarà “l’unico client” e si prenderà cura a sua volta di tutto il resto della ciurma. Sarà lui a fornire il segnale WiFi (a te, ma anche agli ospiti che verranno separati dalle risorse della rete locale), sempre lui a essere realmente amministrato, l’altro continuerà a rimanere la “porta verso internet“. Questo ragionamento ti libera dai vincoli legati all’operatore. A prescindere da chi esso sia, la tua rete continuerà a rimanere configurata così come l’hai pensata, con le tue reservation sul DHCP, con i servizi, con tutto (preso con le dovute pinze, ovviamente).

FRITZ!Box 4040

AVM FRITZ!Box 4040 1

4 porte LAN in Gigabit che possono essere utilizzare anche in 10/100 per risparmiare energia (e per quegli apparati un po’ più vecchi, evidentemente), una porta USB 3.0 che può essere utilizzata per scambiare dati con un disco esterno molto rapidamente, lasciando alla porta USB 2.0 (presente anch’essa, ma lateralmente) alla stampante da condividere sui PC e smartphone della famiglia. Contrariamente a un modem completo, la porta WAN qui è separata (nasce appositamente per questo, come già detto qualche riga fa), non dovrai quindi sacrificarne una LAN. Per una particolare configurazione dell’OS, puoi pensare di lasciare la LAN4 a un allaccio ethernet ospite, un po’ come funziona con una qualsivoglia WiFi Guest.

Un pulsante per il collegamento rapido dei dispositivi (WPS) che per scelta tendo sempre a disabilitare, uno per spegnere rapidamente i segnali WiFi erogati dal router (anche questo, salvo nel caso in cui tu sia paranoico riguardo le onde radio, può rimanere sempre disattivato).

È tutta questione di OS

Se per le donne oltre le gambe c’è di più, lo stesso principio può valere per un router, fermo restando che al posto delle gambe qui c’è una scocca di plastica dura. Il vero cuore di un FRITZ!Box è il suo sistema operativo, ciò che tutto muove e che cerca di adattarsi quanto più possibile alle esigenze del suo utilizzatore. FRITZ!OS, nella sua versione 6.55 che è già stata superata (ma non ancora disponibile su questo FRITZ!Box, nda), permette di controllare ogni dettaglio della rete.

Nello specifico caso (router a cascata) ti basterà collegare il FRITZ!Box 4040 a una qualunque porta del router fornito dal provider. A quel punto lascia che sia lui a cercare la strada verso internet, prendendo un IP auto-assegnato (da Internet → Dati di accesso):

AVM FRITZ!Box 4040 2

Non serviranno altri dati di accesso, potrai al massimo specificare la velocità massima di download e upload subito sotto. Una volta applicata la modifica, il router dovrebbe collegarsi a internet (attendi giusto qualche secondo). Puoi, spostandoti sulla scheda Server DNS, impostare diversi server DNS rispetto a quelli stabiliti dal provider, io ad esempio ho scelto quelli di Google.

Puoi, sempre da questa area, gestire il Parental Control, la priorità delle applicazioni (chi potrà chiedere maggiore velocità di rete, chi meno quando c’è più saturazione), i profili di accesso per autorizzare (o negare) determinate azioni, programmi, con e senza limitazioni di tempo (molto utile per ospiti, o per figli particolarmente testardi che continuano a preferire chiudersi in casa anziché uscire a giocare con gli amici).

Ma FRITZ!OS è anche monitoraggio, in particolar modo di tutto ciò che si allaccia alla rete e che richiede connettività. Un vero addetto ai lavori potrebbe provare piacere (un po’ mi è successo, lo ammetto e torno a nascondermi) nel vedere chi chiede cosa. Tutti i dispositivi, in una schermata riepilogativa, corrispondono a una quantità di Megabit al secondo che stanno utilizzando, per cercare di capire al meglio di cosa ha realmente bisogno la tua configurazione casalinga.

AVM FRITZ!Box 4040 3

È grosso modo sempre da qui che potrai anche gestire porte (da abilitare, magari per un accesso dall’esterno utilizzando l’IP pubblico del router del provider internet), gestire i dettagli di ciascun prodotto e, nel caso in cui nella rete ci sia un altro dispositivo FRITZ!, aggiornargli il firmware in pochi clic :-)

È che in realtà queste sono solo alcune delle mille funzioni messe a disposizione dal FRITZ!OS, per spiegarle tutte non basterebbe un manuale (che esiste, certo, ma nulla sostituisce la pratica e la configurazione adatta a te). Mal che vada, in caso di emergenza e l’apparente danno fatto (tipo non so, chiuderti fuori dalla porta principale e pure quella di servizio), c’è sempre l’IP di emergenza (trovi qui il documento ufficiale che ti spiega come fare, anche se è stato pensato e scritto per un diverso prodotto).

Ci si trova qualche difetto?

Beh si, come in tutte le cose. Si può spaziare dalla banalità più stupida (quella legata alla pura estetica dell’oggetto, che può non piacere a tutti) a quella un po’ meno stupida, come l’impossibilità di pilotare i led che segnalano lo stato del router (cosa che avevo sul precedente prodotto, facilmente implementabile) e che possono essere fastidiose se qualcuno dorme nella stessa stanza del router.

Certo posso controllare ogni dispositivo FRITZ!, aggiornarlo, verificare che tutto vada liscio, ma è anche vero che una nuova versione del sistema operativo deve poter arrivare (secondo me) quasi subito anche sui prodotti di serie inferiore (vedi il caso del FRITZ!Box 4040 e del 7560).

Tutto comunque evapora in una nuvola di fumo quando puoi scendere nel dettaglio e modificare la velocità delle porte, verificare i consumi (anche energetici, non banale), modificare la priorità di applicazioni e protocolli utilizzato all’interno della rete e altro ancora.

Se poi pensi che ci sia un po’ più di difficoltà nel trovare voci banali come le reservation DHCP o il Port Forwarding beh, potresti aver ragione. Ho visto fare di meglio (in usabilità) da altri produttori, ma è anche vero che una bilancia deve poter avere due piatti e non sempre li si riesce ad allineare perfettamente. Se togli da un lato, probabilmente metti qualcosa in più sull’altro piatto.

Trovo che FRITZ!Box 4040 sia un prodotto completo e affidabile. Adatto a svolgere il lavoro pesante e prendersi cura di casa tua, della sua connettività interna ed esterna, coccolando quanto basta i tuoi dispositivi, senza mai fargli mancare nulla (a meno che non sia tu a volerlo, e quindi impostarlo). Il prezzo, che è un fattore che tendo a tenere sempre alla fine di ogni mio pezzo (o quasi) è commisurato a ciò che si ottiene. Comprando FRITZ!Box 4040 su Amazon si spendono poco meno di 100€ (99 di listino, circa 87 il prezzo applicato al pubblico). Giusto per completare il quadretto, sappi che il mio nuovo 4040 lavora in coppia con il set Powerline 1220E di cui ti ho già parlato:

Sei già abituato a utilizzare FRITZ!OS? Hai già un dispositivo FRITZ! in casa? Se si, come ti trovi? E quale prodotto hai? Parliamone nei commenti! :-)

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Prodotto: fornito da AVM Italia, ho potuto tenerlo al termine del test.

Nella mia rete casalinga avevo già installato due Powerline AVM, quelli della serie 530E, di cui ti avevo parlato qualche tempo fa. Ottimo prodotto e affidabilità nel tempo, senza dubbio alcuno. Per questo motivo ho voluto insistere e ho approfittato ancora una volta della pazienza e collaborazione di AVM Italia per mettere alla prova il nuovo set, il FRITZ!Powerline 1220E Set.

AVM FRITZ!Powerline 1220E Set

Composto ovviamente dal solito duo di adattatori (una sorgente e una destinazione, anche se in realtà puoi sempre inserirne altri “simili” per comporre una rete Powerline più complessa), il FRITZ!Powerline 1220E Set ti permetterà di raggiungere facilmente punti corrente che non sono coadiuvati da una presa RJ45 (la classica porta di rete per cavo ethernet), decisamente più facile da far comparire in un ufficio, di più difficile realizzazione a casa una volta terminati i lavori di costruzione (o ristrutturazione).

Cosa c’è di diverso rispetto al suo predecessore?

I due adattatori crescono nella dimensione (diventano più lunghi) ma integrano adesso due porte di rete ciascuno, per poter collegare fino a due postazioni contemporaneamente. Propongono ancora una presa elettrica passante (con attacco schuko), fondamentale per evitare di perdere una presa di corrente necessaria per ospitare l’adattatore (secondo me uno dei punti cardine di questo prodotto, contrariamente al set che prevede di espandere la propria rete WiFi senza rilanciare una presa di corrente). Permettono inoltre una connessione rapida senza necessità di configurazione, così da essere immediatamente pronti all’utilizzo quando li si tira fuori dalla scatola, altro vantaggio enorme per chi non ha grandi capacità di configurazione all’uso.

Per questo specifico caso (e per permettere una più agevole attività di manutenzione e aggiornamento), AVM propone una piccola utility che è possibile scaricare dal sito web ufficiale, la quale fornisce tutte le informazioni più utili riguardo il set rilevato, la trovi all’indirizzo it.avm.de/assistenza/fritzpowerline/programma-fritzpowerline se utilizzi Windows, se invece hai un MacBook in casa (come il sottoscritto) dovrai affacciarti sulla pagina tedesca, dove troverai la versione adatta a te: avm.de/service/fritzpowerline/programm-fritzpowerline.

AVM FRITZ!Powerline 1220E Set 1

Ancora una volta, come per il set già provato, tutto viene stabilito dal router, ed è da lui che potrai verificare IP (magari assegnarli in maniera statica tramite reservation DHCP), DNS e Subnet Mask. Se anche tu –come me– hai un router Fritz, potrai gestire direttamente gli aggiornamenti, le priorità e molto altro ancora. Per quanto invece riguarda la velocità, nonostante molto del merito sia certamente del router, si ottengono davvero degli ottimi risultati anche spalmandoli su più test, uno a distanza dall’altro:

Risultati assolutamente ottimi anche in rete locale, tutti figli di quella rete gigabit dovuta dall’aggiornamento del router (ti parlerò presto anche di lui). Nota dolente, dopo stuoie di complimenti e punti a favore, è il prezzo, che con AVM non è mai subito accessibile, perché ci si deve basare sul concetto che la qualità si paga, e la qualità in questo caso credo sia assolutamente garantita. Il prezzo di listino di FRITZ!Powerline 1220E Set si attesta intorno al centinaio di euro, variabile in una soglia ragionevole girovagando per i vari store web e nelle grandi catene di elettronica. Lo si trova anche su Amazon:

Non resta quindi molto altro da dire. Questa è una soluzione assolutamente ottima nel caso in cui si voglia mantenere una presa di corrente disponibile e si voglia portare un segnale di rete stabile e veloce. Può essere l’alternativa giusta per evitare di calare strane liane tra il tuo appartamento e la tua cantina, non credi? ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM Italia. Ho potuto tenerlo al termine del test.

Ok l’ho fatto. Dopo anni di giochi e modifiche varie tra firmware dei router e hard disk portatili, ho detto basta. L’ho detto per la scarsa velocità di trasferimento dei dati, l’ho detto perché mi secca dovermi ricordare di collegare un disco USB al mio MacBook per mettere al sicuro i miei dati, l’ho detto perché avevo creato alcuni “single point of failure” difficili da sopportare ormai, soprattutto perché in alcuni casi non avevo alcuna copia di sicurezza in Dropbox. L’obiettivo era diventato ormai unico: centralizzare. Per questo motivo sono tornato a far parte della schiera di clienti Synology, ho acquistato un Synology DS216j.

Un NAS per casa: Synology DS216j

La soluzione ideale sarebbe stata quella in grado di accentrare i miei dati in un unico posto, raggiungibile anche dall’esterno (adottando opportuni accorgimenti di sicurezza), che mi permettesse di recuperare file anche da postazioni remote (come i PC di casa dei miei genitori a Ravenna, tanto per dire, o magari uno smartphone). L’acquisto del Synology DS216j è stato dettato dal rapporto tra qualità e prezzo, le sue caratteristiche mi hanno soddisfatto inizialmente sulla carta, in seguito anche sul campo da battaglia. L’acquisto è stato fatto in combinazione con un doppio disco Western Digital Red da 2 TB, specifico per NAS:

Primo approccio e avvio

Il NAS è molto bello, elegante, leggero. Il suo peso maggiore deriva in realtà dalla somma del peso dei dischi che ospita, nel mio caso meccanici e “non troppo snelli“, devi però pensare che potresti utilizzare dei dischi SSD da 2,5″ (con slitta per poterli alloggiare e bloccare negli slot da 3,5”), anche se non consigliato (considera che i dischi SSD ai quali siamo abituati noi oggi, a meno di acquistarli specificatamente per questo mestiere, non sono fatti per sopportare carichi di lavoro molto pesanti, h24, per chissà quanto tempo). Nonostante quello che dice la mia dolce metà, un oggetto simile non sfigura in salotto, di fianco al televisore o in altra posizione, purché (consiglio molto spassionato) sia a portata di un cavo di rete che lo collegherà al tuo router (meglio se Gigabit). Pensare di collegarlo alla rete di casa affidandosi magari a dei rilanci WiFi è veramente un azzardo (e in alcuni casi rende inutile l’investimento).

Nella scatola c’è tutto il necessario per procedere con il montaggio dei due dischi previsti dal NAS (affinché tu possa sfruttare così il RAID 1 che nascerà senza chiederti alcunché, parte vantaggiosa anche per chi non è proprio abituato a giocare con questo tipo di strumenti) e, una volta fatto tutto, chiuso e avvitato, potrai collegarlo alla rete elettrica e quella dati, quindi accenderlo. Da ora in poi, ci vorranno circa 5 minuti prima di sentire un “bip” audio che ti permetterà di capire che il NAS è pronto a farti fare il primo accesso. Se hai confidenza con la console del tuo router, troverai facilmente l’IP che il prodotto si è preso dal DHCP (e potrai puntarci il browser sin da subito). In caso contrario, potrai (dovrai) scaricare l’applicazione “Synology Assistant” dalla pagina synology.com/it-it/support/download/DS216j, che cercherà al posto tuo il dispositivo.

Verrai così guidato verso l’interfaccia di accesso al sistema operativo montato a bordo di questi NAS (nel caso di Synology, il DiskStation Manager, DSM per comodità), che ti guiderà nel corso di una prima configurazione e preparazione dei dischi, così come all’aggiornamento del sistema operativo. Il tutto, considerando i tempi di comprensione di una persona media, occuperà circa mezz’ora di tempo (ammesso che tu abbia anche una decente connessione dati).

Un NAS per casa: Synology DS216j 1

Applicazioni

Il Synology DS216j, così come gli altri prodotti di più basso, pari o maggiore livello, propongono un collegamento a uno store (il “Centro pacchetti“) che permette di installare applicazioni a bordo dell’apparato. Tali applicazioni ti permetteranno di ampliare il bouquet di servizi a tua disposizione, che esulano dal mero spazio disco che puoi “mappare” sul tuo PC, ma che comunque riportano all’utilizzo di quei dischi che pulsano al suo interno. È così facendo che potrai –per esempio– creare un mirror dei contenuti che ospiti sul tuo Dropbox, mettere in piedi un Media Center o un punto unico che concentri tutte le fotografie scattate, tue e dei tuoi familiari, anche da cellulare.

Un NAS per casa: Synology DS216j 2

Ogni applicazione è descritta anche in italiano, tutto viene spiegato in maniera chiara, difficile sbagliarsi, tuttalpiù si farà qualche test, ci si accorgerà di non aver messo in piedi l’applicazione necessaria per la propria esigenza e la si disinstallerà, passando al successivo test, diventa anche un modo come un altro per conoscere meglio lo strumento che si ha a disposizione, le sue possibilità e le proprie capacità nel configurarlo al meglio.

Il Centro pacchetti però, come prevedibile, è limitato, il numero di applicazioni è importante ma non infinito, per questo motivo esistono fonti esterne che permettono di espandere quel catalogo proponendo nuovi software, tutti in grado di girare su DSM (appositamente pacchettizzati). Uno dei possibili assi della manica è synocommunity.com, che darà accesso in maniera semplice a un bel bouquet (qui potrai farti un’idea: synocommunity.com/packages). Una volta aggiunta la fonte al proprio Synology, si potrà aggiungere una qualsiasi tra le applicazioni disponibili passando direttamente dal Centro pacchetti, al quale nel frattempo ti sarai abituato.

Un NAS per casa: Synology DS216j 3

Personalizzazione e risorse

Personalizzare il proprio Sinology è semplice, devi soltanto curiosare tra le sue opzioni, perdi il giusto tempo per capirle e provarle, possibilmente senza spingerti oltre quello che a primo colpo non comprendi, perché si tratta di dispositivi molto venduti e quindi molto discussi e supportati dalla comunità. Se non vuoi perderti nelle decine di alternative in lingua inglese (anche se personalmente te le consiglio), puoi sempre fare riferimento a qualcosa di nostrano, come synologyitalia.com. Il forum affronta le varie tematiche legate a questo mondo, ai modelli di Synology sul mercato (e non solo), pacchetti da installare e metodi alternativi a quello previsto di fabbrica, firmware.

Un NAS per casa: Synology DS216j 4

Se vuoi evitare di configurare il tuo router (oppure non puoi perché dietro NAT) in modo da raggiungere il NAS anche quando sei fuori casa, utilizza il servizio messo a disposizione da Synology. Si chiama QuickConnect e lo trovi facilmente nelle impostazioni di connettività del prodotto. Dovrai registrare un account di posta elettronica attraverso il quale gestire il tuo ID (quindi l’URL da raggiungere) e le impostazioni di accesso alle applicazioni e ai servizi, ma per effettuare il login sul NAS continuerai a utilizzare l’utente che hai creato in fase di primo avvio (oppure un diverso utente creato successivamente, magari per essere passato alla tua compagna o a un tuo amico). Funziona un po’ come con TeamViewer o prodotti simili. A prescindere dalla tua rete di casa, farai ponte sui server Synology per raggiungere il tuo NAS, un po’ come fosse un proxy ;-)

Nella mia attuale configurazione

Avere un NAS in casa risolve molti problemi legati alla centralizzazione dei dati e alla loro sicurezza (data dal RAID), ma questo credo che tu l’abbia capito dopo così tante righe di articolo. Ciò che -forse- ti interessa di più, è capire come mettere in pratica il tutto, un suggerimento di configurazione. Provo a descriverti sommariamente la mia, magari ti può tornare utile anche per specifiche tue esigenze.

Dropbox anche per Windows Xp

Lo so benissimo, Windows Xp non dovrebbe più esistere sulla faccia della terra, hai ragione. Ho una vecchia macchina, un Netbook (te li ricordi ancora?), montava Windows Xp Sp 3 in origine, lo avevo formattato e ci avevo installato Windows 7, cercando di ottimizzarlo quanto più possibile, ma sono dovuto tornare indietro dopo circa un anno, le prestazioni sono calate (parecchio).

Lo utilizza ancora la consorte, ci tiene in ordine le ricette di cucina, le spese, ci naviga e controlla la posta, nulla più. Fino a quando vivrà, avrà bisogno di Dropbox, perché è lì sopra che tiene in backup tutto. Dropbox però non supporta più Windows Xp, dall’agosto dello scorso anno.

Utilizzo già Cloud Sync sul Synology DS216j, ho solo dovuto creare un utente ad-hoc per quel PC, aggiungere una voce all’elenco attività del connettore Dropbox (è facile, ti basterà seguire una procedura guidata molto banale) tenendo l’attività in sincronizzazione bidirezionale ed ecco fatto, una semplice mappatura di rete su quel Netbook permetterà di tenere vivo il collegamento con Dropbox, il resto è stato solo un junction su Windows Xp (roba del 2010 eh, nulla di nuovo sotto al sole).

Manca un client FTP

Davvero, una cosa stupida, che attualmente non esiste ma che spero possa essere integrata in una prossima versione del DSM. C’è il work-around, per motivi abbastanza ovvi, e si basa su un semplice script e sul sempreverde wget. Riassumo: un processo schedulato, un collegamento FTP e una cartella nella quale depositare i dati.

Il codice è abbastanza banale, e non servirà null’altro per portare a termine l’operazione:

wget -m ftp://<username>:<password>@<server_ip>/* -P /volume1/CARTELLABACKUP

Ovviamente al posto di <username> e <password> andranno indicati i relativi dati di collegamento al tuo spazio FTP, così come al posto di <server_ip> il giusto server. Dovrai modificare anche /volume1/CARTELLABACKUP con la destinazione corretta, quella scelta sul tuo NAS, per ospitare i dati che vuoi scaricare per tenere da parte un backup.

Cosa c’è di sbagliato in tutto questo? Nulla, sulla carta, nella pratica non riuscirai a controllare un avanzamento di quanto appena lanciato (puoi verificare l’occupazione cartella di destinazione e il numero di file che compariranno al suo interno, è vero), così come non riuscirai a bloccare il processo da interfaccia grafica (dovrai abilitare il collegamento SSH al tuo NAS e fare tutto da terminale), al massimo potrai monitorarlo.

Mi spiace, niente Google Photos

Un’altra mancanza. Niente work-around stavolta, a meno di far passare l’archivio fotografico da Google Drive, ma in quel caso viene a meno quella caratteristica così comoda messa a disposizione da big G, lo spazio non limitato sui server di Mountain View a patto di tenere la risoluzione non originale (ma comunque di buona qualità), ideale per le fotografie scattate da cellulare.

Avrei voluto mettere in piedi un ponte per tenere sotto backup le fotografie dei miei smartphone e di Ilaria, ma non solo. Ho provato a dare un’occhiata a Photo Station (applicazione consigliata per chi possiede un Synology) ma non mi ha soddisfatto. Resteremo su Google Photos, con la speranza che venga integrato in una delle applicazioni del DSM in futuro.

Un Plex sempre Ready to go, quasi

Ho installato Plex sul Synology DS216j, funziona bene, sono soddisfatto e ho ovviamente aggiornato il tutto secondo documentazione ufficiale, odio quando un pacchetto è troppo indietro rispetto alla release ufficiale dello sviluppatore, e quelli di terze parti su Synology non vengono proprio aggiornati tempestivamente (ho notato che la versione 0.99 è rimasta quella “più aggiornata” secondo il NAS per diverso tempo, quando in realtà eravamo arrivati ben oltre da diversi mesi). Ho scritto prima di questo rispetto al pezzo dedicato all’oggetto intero, speravo di chiuderlo un po’ prima ma evidentemente non è andata così.

Un NAS per casa: Synology DS216j 9

La pecca? Non tutti i file video vengono correttamente processati e mandati in onda sul televisore (tramite Chromecast), per alcuni serve un po’ più potenza di fuoco (CPU e RAM) per poter essere correttamente encodati e mandati in streaming. Per questo motivo sono stato costretto a riaccendere il Plex della macchina Windows sempre viva in casa, è lei che si occupa di fare quel mestiere con i file più ostici, pur prendendoli da NAS.

In conclusione

Un buon prodotto, modulabile (considerando le applicazioni disponibili ufficialmente ma anche quelle provenienti da altre repository), che si adatta abbastanza facilmente alle esigenze ma che ancora ha qualche piccola lacuna che -credo- non sarà difficile da colmare, e il tempo potrà dire se questo mio “vecchio articolo” (quando lo sarà) ci aveva visto giusto o no.

Synology non tradisce e riesce anche a mettersi al livello di quel consumatore che probabilmente non conosce poi così bene l’argomento, che non è abituato a parlare di mirroring o script da terminale, è un po’ a portata di chiunque (l’importante è volersi applicare). Non ho volutamente parlato di specifiche prettamente tecniche, non sono voluto scendere in quel dettaglio che potresti non riuscire a seguire dopo qualche riga, per i puristi c’è sempre la pagina dedicata (e qui trovi anche le prestazioni misurate).

Il costo dell’apparato è sufficientemente bilanciato a ciò che si ottiene. Rimane una spesa tutto sommato contenuta se si possiedono già i dischi fissi, tutto aumenta se devi mettere in piedi da zero il tuo concentratore di dati, come nel mio caso, e ti consiglio personalmente di investire qualche soldino in più ma fare le cose per benino, non comprare a occhi chiusi se non sei sicuro di quello che stai per fare. Già che ci sei, utilizza il sito web di Synology per verificare la compatibilità del Synology DS216j con prodotti di terze parti (hard disk compresi): synology.com/it-it/compatibility?search_by=products&product_bays=2&product_name=DS216j.

Mi sembra –e credo– di aver scritto tutto quello che mi sembrava giusto riportare, ovviamente l’area commenti è a totale disposizione, per ogni dubbio in merito al prodotto e al suo sistema operativo, nei limiti delle capacità del sottoscritto :-)

fonti utilizzate: evotec.xyz/how-to-backup-ftp-to-synology

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: tutto pagato di tasca mia (sono circa 300€ di spesa). È un bell'investimento ma risolve tante beghe.