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Xiaomi Mi Band 3

Gioxx  —  01/10/2018 — Leave a comment

Raccogliere l’eredità pesante del predecessore non è mai cosa semplice, capiamoci: per me Mi Band 2 è stato il prodotto che ha cambiato il personale punto di vista sui dispositivi indossabili di fascia bassa, quelli che portano a casa il risultato, la sostanza, senza metterci di mezzo la leggenda popolare che narra: “il buon prodotto deve costare per forza caro“. Mi Band 3 è quindi un approdo dovuto ma mai certo, che deve poter dimostrare di saper fare di meglio rispetto a prima, convincere chi si è affezionato e non vuole staccarsi da Mi Band 2 o l’alternativa più elegante costituita da Amazfit.

Xiaomi Mi Band 3

Xiaomi Mi Band 3

È la forma dell’evoluzione quella che vedi: un monitor più grande e più tondo, caratteri più grandi e più chiari, maggiori informazioni mostrate, cinturino indubbiamente migliorato rispetto al passato seppur non cambi la forma mentis e la realizzazione tecnica di base, una culla di ricarica di poco modificata, la vecchia ancora utilizzabile (ma che va per forza di cose sotto sforzo), costringendoti a comprarne un’altra di scorta se sei solito averne almeno un paio in giro. Mi Band 3 non cambia il prezzo sul mercato ma arriva ufficialmente in Italia, tra store fisici e virtuali, in attesa di poter mettere le mani sulla sua variante completa di chip NFC.

Pilastri fondamentali di una generazione solida, Mi Band 3 continua a pesare circa una ventina di grammi (praticamente inesistente) e nonostante la grandezza del sensore sia cresciuta, continua a non dare fastidio alcuno sul polso, merito anche del cinturino e del nuovo sistema di blocco, il salto in avanti c’è ma non si vede, e non è necessariamente un male, il passaggio al nuovo prodotto è del tutto trasparente. Risponde all’appello anche la batteria da 110mAh, durata dichiarata da laboratorio 20 giorni circa (un pelo più capiente per supportare il nuovo hardware, nda); nonostante io ci sia abituato con Mi Band 2, Mi Band 3 non supera la prova alla prima ricarica completa, arrivando a un 9% residuo dopo soli 14 giorni di utilizzo, ma è certamente un risultato figlio della novità e della voglia di mettere alla prova il bracciale, sono certo che andrà meglio con il prossimo ciclo (sto aspettando che si scarichi completamente per provare a fare una carica completa partendo dallo zero):

Xiaomi Mi Band 3 1

Cambia invece la resistenza all’acqua, che migliora e arriva a sopportare 50mt di profondità (contro la resistenza agli spruzzi IP67 di prima, che concedeva comunque l’ingresso in piscina senza troppi problemi, bastava non andarci giù pesante con le profondità), un dettaglio affatto trascurabile è inoltre la scelta di non tagliare il pulsante per attivare il monitor (quello del Mi Band 2 era separato rispetto al resto del display), bensì ricavarlo dal pezzo unico che copre il display (è sagomato e spancia verso il basso), permettendo finalmente di controllare orario e ulteriori informazioni anche quando si sta in piscina, senza necessità di aspettare che quel paio di gocce d’acqua infilatesi nel pulsante del Mi Band 2 smettessero di mettere i bastoni tra le ruote.

Un monitor più grande e tante informazioni in più

Che poi è questo il reale cambiamento rispetto al passato. Mi Band 2 permetteva di ottenere notifiche con pochissime informazioni annesse, ho dovuto / voluto modificare quel comportamento appoggiandomi a un’applicazione di terza parte che ne aumentava (e parecchio) le capacità (te ne parlo tra un po’), cosa che su Mi Band 3 non è praticamente più necessaria (ma io il test l’ho rifatto, trovando una giusta via di mezzo che ho preferito mantenere).

Il monitor permette di contenere 24 caratteri all’interno della schermata, propone non solo la sorgente di notifica, ma anche il contenuto del testo (parlo di messaggi WhatsApp o Telegram, giusto per fare un paio di esempi), ti consente di scorrere tra più schermate per arrivare a leggere fino in fondo, è comodo, fuori da ogni dubbio, potrai addirittura andare a recuperare le notifiche “perse” (quelle che non hai fatto in tempo a leggere quando ti sono arrivate in diretta) semplicemente facendo swipe verso il basso un paio di volte (fino alla schermata dedicata alle notifiche) e spostandoti verso destra, perché Mi Band 3 è full touchscreen, curiosa tra i menu, troverai diverse novità (previsioni meteo, possibilità di mettere in modalità Non disturbare il bracciale, cercare il tuo smartphone facendolo vibrare, ecc.).

È sempre il pulsante centrale ricavato sul monitor a poterti riportare indietro rapidamente (un po’ come succede da sempre con il pulsante Home di Android, quello centrale, se sai di cosa sto parlando), così come la capacità di cancellare tutte le notifiche o confermare operazioni che necessitano di un tuo assenso esplicito (rifiuto di una telefonata, avvio del cronometro o misurazione precisa del battito del cuore, per farti qualche esempio). A proposito di battito: puoi ancora una volta tenerlo disattivato completamente, tracciarlo ogni tanto (magari impostandolo per funzionare puntualmente solo durante la fase di sonno, come ho scelto di fare io) o costante nell’arco delle 24 ore, tutti comportamenti che influenzano chiaramente i consumi batteria del prodotto, sta a te valutare qual è la strada da intraprendere e quanto sei disposto a ricaricare Mi Band 3 nel corso del mese (una volta ogni 10, 15 o 20 giorni circa).

Dato che però non di soli giudizi positivi si può comporre un articolo (o almeno, non così semplicemente), tocca arrendersi ancora una volta davanti al peggiore tallone d’Achille di Mi Band, a prescindere dalla sua versione (3 compresa): non riuscirai a leggere nulla sul monitor sotto la luce diretta del sole. Questo è un difetto che ci si trascina dalla precedente generazione, e che continua a caratterizzare –male– un prodotto che diversamente sarebbe quasi del tutto inattaccabile nel suo rapporto tra qualità e prezzo, dove comunque vince a mani basse rispetto a tanti altri competitor diretti.

Mi Fit

Nulla cambia (o quasi) quando si parla dell’applicazione per tracciare risultati e pilotare Mi Band 3: Mi Fit, un costante miglioramento in usabilità e ricchezza di contenuti che ti permetterà di configurare ogni dettaglio del tuo nuovo amico di polso, del quale ti avevo già parlato nella recensione dedicata al Mi Band 2.

Ciò che troverai oggi, dedicato a Mi Band 3, è la voce relativa alla Modalità notte (che abbassa automaticamente la luminosità della band in base agli orari di tramonto e alba, o pianificabile in base a tue specifiche esigenze), l’ordine delle voci da visualizzare su Mi Band 3 (che puoi finalmente ritoccare), le impostazioni del Meteo (che puoi modificare manualmente, impostandole su una diversa città rispetto a quella rilevata dal tuo GPS), ma non solo.

Xiaomi Mi Band 3 15

La modifica: Tools & Mi Band

Tools & Mi Band
Tools & Mi Band
Price: 3,39 €

Acquistato circa 3 mesi dopo aver torturato Mi Band 2 e aver già apprezzato l’ottima base di partenza, ho configurato ad-hoc Tools & Mi Band per rispondere alle mie esigenze e necessità di avere maggiori informazioni rispetto a quelle mostrate dal bracciale Xiaomi di precedente generazione, rimanendo più che soddisfatto del risultato. Tools & Mi Band è volutamente rimasto disattivo per i primi 10 giorni di test del nuovo Mi Band 3, per poi essere tirato nuovamente fuori dal cilindro, puntato al nuovo MAC Address e riconfigurato per incontrare e abbracciare le novità costituite dal nuovo display più capiente, che ora mi permette di leggere agilmente il contenuto del testo di un messaggio, di una mail, di un appuntamento di calendario.

Xiaomi Mi Band 3 18

Ho disattivato le notifiche native di Mi Fit, lasciando solo le notifiche di chiamata (e relativo chiamante) e le sveglie attive e insostituibili, passando alla configurazione pilotata dall’applicazione terza parte, la quale trasmette al mio bracciale gli appuntamenti della mia agenda, i messaggi SMS e le chat di WhatsApp e Telegram, il tutto condito di personalizzazione per vibrazione, ripetizioni, disabilitazione delle stesse a schermo acceso (cosa oggi possibile anche attraverso l’applicazione nativa Mi Fit, per la cronaca), icona personalizzata e corretta (rispetto a quella proposta da Mi Fit, con il suo generico “App”):

Questo mi permette di risparmiare alcuni caratteri che l’applicazione nativa inserisce, concedendomi inoltre un pieno controllo delle informazioni che trasmetto a bracciale, seguendo le mie esigenze anziché quelle generiche dettate dal comunque ottimo lavoro della società cinese. Ti condividerei più che volentieri il file di configurazione usato per Mi Band 3, ma non sapendo se all’interno del file d’esportazione vengano immessi dati personali o di licenza (è tutto criptato aprendolo con un normale editor di testo), passo e mi scuso per la “non completezza del gesto“.

In conclusione

Un salto generazionale certamente importante per ciò che riguarda il monitor, un pelo meno per tutto il resto dei dettagli. Si continua in ogni caso a portare freschezza e calma ragionata in un mercato dove altri tentennano o tentano di gridare alla terra promessa con funzionalità spesso superflue o che calcolano male dettagli fondamentali come possono essere passi semplici e attività fisiche da palestra o aria aperta. Xiaomi immette quindi sul mercato una novità con il sapore del vecchio, quello a cui personalmente sono affezionato e che speravo di non dover abbandonare del tutto. Non stupisce, conferma, e spesso, per ciò che mi riguarda, credo possa essere un risultato soddisfacente e più che sufficiente.

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione, l’area commenti è ora pronta ad accoglierti :-)

 

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Xiaomi, tornerà all'ovile al termine del test.
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Xiaomi è fatta così: la ami, la odi, puoi scegliere di appartenere a un gruppo che preferisce la via di mezzo e che si diverte a modificare quanto realizzato da questa splendida squadra cinese che ha deciso di scendere in campo per fare la differenza rispetto ai grandi giocatori. La Mi Home Security Camera 360° è un altro degli esempi disponibili sul mercato, piccolo occhio vigile con la capacità di tenere d’occhio un intero ambiente casalingo.

Mi Home Security Camera 360°

Mi Home Security Camera 360°

Un prodotto dalle giuste pretese, a un prezzo contenuto (stiamo pur sempre parlando di circa 50€ considerando l’altalenarsi di prezzi che Keepa ha osservato tenendo d’occhio Amazon), che si spaccia per IPCam ma che poi nella realtà dei fatti si propone come soluzione chiusa e apparentemente accessibile solo tramite programma e servizio di Xiaomi / Miija, rendendo di fatto difficile (attualmente pressoché impossibile) un interfacciamento con soluzioni di controllo centralizzate come possono essere DSCam o IP Cam Viewer su Android.

Mi Home Security Camera 360° 3

La Mi Home Security Camera 360° ti viene consegnata nella sua scatola completa di cavo microUSB, alimentatore da muro e l’attacco necessario se vuoi montarla su una parete anziché tenerla appoggiata su un piano differente (tipo il mobile del televisore in sala, per fare un esempio). È poco pesante (si parla di circa 250 grammi), essenziale nell’aspetto e tutto sommato bella da vedere, con quel suo led che ti permette di capire quando è in funzione (ma che puoi scegliere di spegnere nelle opzioni dell’applicazione di controllo) e con l’alloggiamento della microSD (non inclusa nella confezione, nda) che si trova sotto all’obiettivo principale del prodotto, per arrivarci ti toccherà far sollevare l’inquadratura quanto più possibile e infine inserire la scheda di memoria. Occhio a ciò che acquisti, la Mi Home Security Camera 360° supporta al massimo una scheda da 32 GB.

Mi Home Security Camera 360° 1

Risoluzione di ripresa che puoi spingere fino al full HD da 1920×1080px, con apertura focale f1.8 e uno zoom digitale 4x (che può sgranare progressivamente e che ti consiglio quindi di non mettere troppo alla prova). Il suo corpo a forma di palla che può spaziare nei 360° di osservazione dell’ambiente è dotato anche di Night Vision, Sound e Motion Detection, con microfono e altoparlante che puoi usare sia per ascoltare cosa accade nell’ambiente, sia per far arrivare la tua voce dall’altro lato ed essere ascoltato. Connettività esclusivamente WiFi 802.11 b/g/n a 2,4GHz, scordati la banda 5, che ancora sembra costituire uno dei più grandi tallone d’Achille di queste soluzioni che ci arrivano dal paese della bandiera rossa a cinque stelle. Questa tecnologia è certamente più affidabile sulla lunga distanza, ma soffre ormai troppo la saturazione dei canali dovuta alla molteplicità di segnali e SSID trasmessi dai vicini di casa (e forse anche da te, che se mi faccio un esame di coscienza mi rendo conto che solo io spingo 3 SSID diversi dai router di casa!).

Un’occhiata alla configurazione e all’utilizzo

Di facile configurazione, la Mi Home Security Camera 360° ti costringerà a scaricare e utilizzare l’applicazione Mi Home, disponibile sia per iOS che Android:

Mi Home
Mi Home
Developer: Xiaomi Inc.
Price: Free

Si tratta dell’applicazione che il produttore cinese sviluppa per tenere sotto controllo tutti i dispositivi Xiaomi che possono trovarsi all’interno di casa tua, un minimo comune denominatore attraverso il quale tu puoi pilotare la “domotica” che scegli di installare tra le mura che ospitano le tue ore di meritato riposo e condivisione del tempo con la famiglia. Ti verrà chiesto di creare un account (nel caso tu non lo avessi) e di avvicinare all’obiettivo della telecamera di sicurezza un codice QR che questa potrà leggere, per far partire poi una configurazione automatica durante la quale non ti verrà richiesto di fare assolutamente nulla (le informazioni sulla WiFi da usare, la relativa password e altro ancora verranno passate proprio da quel QR code). Non sempre infallibile e veloce, è comunque ben sviluppata e pensata per dare un senso agli ambienti, alle possibili configurazioni, alle tue esigenze, può inoltre gestire una serie di comandi d’automazione che puoi imporre con la formula dell’If, Then (un po’ come sei forse già abituato a fare con il servizio di terza parte IFTTT, giocatore che però non si interfaccia con il prodotto in questo caso).

Nello specifico caso della Mi Home Security Camera 360°, hai a disposizione tutti quei controlli che servono chiaramente a muovere l’obiettivo, ma anche a modificare la risoluzione del video in streaming (che non necessita di configurazione alcuna sul tuo router, poggiando completamente sulla struttura Cloud di Xiaomi), a catturare una singola fotografia o registrare un video (solo se hai una microSD montata al suo interno), a parlare con chi c’è dall’altro lato della telecamera e molto altro ancora.

Mi Home Security Camera 360° 2

Tra le opzioni disponibili nell’applicazione, troverai anche la possibilità di verificare l’indirizzo IP (rete locale) del prodotto, l’impostazione della modalità Sleep (una sorta di modalità Privacy durante la quale la Mi Home Security Camera 360° non terrà conto dei movimenti o rumori rilevati, girandosi dall’altro lato rispetto al puntamento dell’obiettivo, “non vedo, non sento“), quella della Night Vision (visione notturna) e del relativo comportamento (se entrare in funzione automaticamente o forzatamente, o magari non entrarci affatto), la sensibilità dell’allarme (riguardo movimenti e rumori rilevati), attivare una password (ma anche l’impronta, se lo smartphone lo permette) per accedere al flusso video che sta catturando Mi Home Security Camera 360°.

Di Storage e NAS

E a proposito di flusso video, ecco che una delle funzioni comprese nell’applicazione (e quindi compatibili con Mi Home Security Camera 360°) si presenta e rende disponibile solo nel caso in cui tu scelga di inserire una microSD nel dispositivo: la registrazione h24 su NAS, la quale sposta dalla scheda di memoria a quelli del tuo NAS, permettendo così di salvare più dati e magari andare indietro nel tempo molto più di quanto non sia possibile fare con soli 32 GB di memoria massima (quelli della microSD). Nonostante sia tutto stato configurato ad-hoc e l’account del NAS venga accettato, non viene vista alcuna cartella SMB da poter utilizzare per effettuare la copia dati, un problema che rilevo esclusivamente con l’applicazione Mi Home e che non sono riuscito a superare, bocciato (e non intendo me medesimo).

Appunti sparsi su DSCam e Xiaomi / Miija

È per questo motivo che ho voluto quindi provare a cambiare direzione e approfondire l’argomento flusso video e DSCam / Video Surveillance di Synology, che utilizzo già quotidianamente con altri tipi di prodotti (D-Link, per la cronaca), sbattendo però ancora una volta contro un muro difficile da sorpassare, perché pieno di dubbi e soluzioni che non trovano reale risposta alle mie esigenze. Ti lascio più che volentieri il materiale reperito e le fonti consultate, dalle quali però non sono riuscito a estrarre una chiave di volta realmente funzionante e ideale per i miei scopi (ben vengano quindi i consigli nell’area commenti, se sei a conoscenza di work-around e metodi per far dialogare le due soluzioni tra di loro):

In conclusione

Come avrai forse capito, non è la qualità video o audio a preoccuparmi, quella è accettabile e posso lasciarla passare indenne da giudizio se rapportata al prezzo di una soluzione chiaramente casalinga e realizzata per chi non ha grosse pretese. Ciò che più mi delude è questa chiusura mentale che non appartiene solitamente a Xiaomi, questo mancato dialogo con altre soluzioni, piattaforme, protocolli più che rodati e stabili, al limite della stupidità e dell’incapacità di guardare oltre il proprio naso, forse il primo prodotto che realmente delude le aspettative.

Mi Home Security Camera 360° va bene per essere acquistata, configurata e posizionata dove più ti interessa, poi controllata esclusivamente dalla sua applicazione che tra l’altro non offre (almeno su Android) neanche un widget per poter avere un flusso streaming continuo (o fotografie a intervalli precedentemente stabiliti, come accade per esempio con IP Cam Viewer Pro) e buttare un occhio su cosa accade tra le proprie mura. Quella che altri come me definirebbero una “black-box” che potrà funzionare fino a quando Xiaomi manterrà in vita la propria struttura Cloud. È davvero questo il compromesso a cui si vuole scendere con il cliente finale?

A te la parola per dubbi, domande o semplici chiacchierate a proposito del sempre più ampio argomento della sicurezza in casa, sorveglianza e prodotti “intelligenti“.

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Prodotto: acquistato di tasca mia all'inaugurazione del primo Mi Store milanese, più per sfizio che reale necessità, a dirla tutta.
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Scaldo la voce e la tastiera, è la prima volta che collaboro ufficialmente con Huawei, e vale ciò che accade anche per le altre nuove collaborazioni, non si vuole mica fare brutta figura! Durante queste ultime settimane le pubblicazioni sono diminuite drasticamente, il lavoro d’ufficio assorbe ogni mia goccia di sudore, minuto, respiro, è un periodo molto intenso ma non per questo motivo è passata la voglia di provare nuovi gadget e raccontarti di loro su questo blog, tutt’altro, approfitto di questo fine settimana di riposo per buttare giù qualche riga e introdurti al P20 di Huawei, smartphone che è stato ormai presentato lo scorso marzo ma che è ancora saldamente al suo posto nel mercato di fascia medio-alta, scontrandosi con altri mostri sacri del settore, sua versione Pro in primis (il P20 pro, per l’appunto). Può ancora oggi essere considerato un acquisto conveniente?

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 1

Huawei P20

Realizzato ancora una volta in collaborazione con Leica, con una doppia fotocamera potenziata dall’intelligenza artificiale, Huawei è chiaramente schierata a favore dello smartphone in grado di sostituire (o quanto meno avvicinarsi il più possibile) la macchina fotografica più professionale, quella che generalmente scegli di portare con te quando osservi la tua città come turista, o ne visiti un’altra per catturare e conservare bei momenti e relativi ricordi sotto forma di scatti che rimarranno inalterati nel tempo, pronti per farti rivivere quelle sensazioni provate sul luogo qualche tempo prima. P20, così come l’ormai vecchio P10, può essere considerato un pioniere di settore, una bandiera definita “rinascimento della fotografia“. Fortunatamente per chi non non pensa che giri tutto intorno a uno scatto, Huawei P20 offre ulteriori punti di forza in diverse sue caratteristiche, lasciando però alcuni nervi scoperti che tenterò di snocciolare nelle prossime righe.

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 2

Costruzione

Huawei P20 propone uno schermo da 5,8″ (TFT, parliamo di un LCD) con una risoluzione massima di 2244 x 1080px e un peso di 165 grammi, si impugna bene e sta senza troppa difficoltà nella tasca dei pantaloni, senza farti provare quella sensazione della costrizione e del “oddio, lo rompo da un momento all’altro” che spesso mi capita di provare quando ho a che fare con smartphone dalle dimensioni più generose. C’è il notch (la tacca, per chi preferisce dirla o leggerla in italiano) ma è disattivabile dalle opzioni del Display, piccolo particolare molto apprezzato per chi proprio non sopporta la (ormai non più tanto) novità.

Huawei P20 risponde immediatamente ai comandi impartiti, è veloce, preciso, ha un bel monitor e adatta la sua luminosità in base all’ambiente in maniera precisa (il sole di agosto in spiaggia è stata un’ottima scusa per metterlo alla prova), è elegante da vedere e comodo da usare, anche senza custodia, che troverai comunque inclusa nella confezione del prodotto, ma non senza pellicola, che ti consiglio di prendere immediatamente in considerazione.

Monta un HUAWEI Kirin 970 octa-core, con configurazione quad-core a 2.36GHz (Cortex A73) coadiuvato dall’ulteriore quad-core a 1.8GHz (Cortex A53). 4 GB di RAM e 128 GB di memoria a tua e sua disposizione (dovrai infatti condividerli con il SO e i suoi aggiornamenti), la memoria non è espandibile, ma questo non costituisce un gran problema se come me fai molto uso delle tecnologie Cloud (e considera che il mio abituale taglio in cui faccio comodamente stare i miei dati si ferma a 64 GB). Buono, anzi buonissimo, anche il lettore di impronte che troverai nella parte frontale del monitor: lo prendi immediatamente (senza star lì a cercarlo come in altri smartphone), è reattivo e lo puoi chiamare in causa anche quando il P20 è appoggiato sulla scrivania. C’è la possibilità di sblocco con il volto, ma per ciò che mi riguarda continuo a preferire impronta o PIN.

Batteria da 3400 mAh che puoi ricaricare molto rapidamente (meno di due ore) utilizzando il caricabatterie in dotazione (22,5w), ti accompagna nel corso della giornata e nel caso di scarso utilizzo ti permette di arrivare anche alla successiva, chiaramente tirando la cinghia su qualche tua operazione. Il Kirin ne mette alla prova la resistenza, ma non scalda eccessivamente, permettendo anche una perdita inferiore alle aspettative.

Singolo lo slot per la SIM (nano), al contrario del doppio disponibile nella variante Pro. Connettività WiFi che abbraccia ogni sistema solitamente utilizzato (802.11 a / b / g / n / ac, 2,4 GHz e 5 GHz), così come il Bluetooth in versisone 4.2, con tecnologia aptX, aptX HD e LDAC. C’è il chip NFC e il connettore USB è di tipo C (USB Type-CTM, USB 3.1 Gen 1), il quale permette di trasmettere / ricevere dati in OTG, MTP, PTP, Audio, PD, DP.

Le cuffie incluse nella confezione hanno l’attacco USB-C, perché il jack audio manca all’appello, ed è subito iPhone (nella confezione troverai l’adattatore, che per tua convenienza ti toccherà lasciare attaccato al tuo set di auricolari preferito).

Software

È qui che risiede il mio personale tallone d’Achille. Parliamo di un Android Oreo 8.1, patch ferme a maggio di quest’anno (e l’ho restituito a fine agosto, quindi è effettivamente più indietro del dovuto), con relativa EMUI anch’essa in versione 8(.1). Sarà completa, sarà ricca, ma a me l’EMUI emoziona poco (per rimanere in tema con il nome della stessa), crea talvolta confusione e non mi piace quando mette mano all’organizzazione applicativa e stilistica della mia Home. Ho provato a modificarne l’aspetto attraverso i temi, ma anche loro possono poco e subiscono le imposizioni del launcher che Huawei ha pensato per i suoi smartphone, che spesso però non incontra le reali esigenze dell’utilizzatore “non alle prime armi“.

Capiamoci: ho scelto per mia madre un Huawei P8 lite (2017) che ancora oggi le regala soddisfazioni e con il quale si trova benissimo, ma lei non va oltre le chat di WhatsApp e Telegram (quest’ultimo principalmente), le telefonate e sporadicamente gli SMS. Naviga, si fa per dire, e scatta qualche fotografia senza chiedere più del dovuto. Per lei l’EMUI va più che bene, ma non è un utilizzatore “d’assalto“. Huawei P20 funziona bene, le Impostazioni sono davvero complete, posso pilotare quasi qualunque dettaglio del prodotto, posso fare ciò che solitamente non è possibile fare su un Android più puro, ma dopo due settimane di utilizzo EMUI sono tornato a usare Nova, e tutto si è normalizzato per la mia felicità.

So che c’è in ballo qualcosa di grande per EMUI, che potrebbe finalmente far cambiare idea ai suoi detrattori, non vedo l’ora che questo accada, sono davvero curioso di mettere mano su ciò che la grande società cinese ha pensato per il rilancio della sua interfaccia grafica. Non so se sia colpa o meno di EMUI, la tacca che è possibile disattivare tramite le impostazioni del Display non viene completamente digerita da alcune applicazioni che la rilevano ancora, facendo un pelo di confusione e nascondendo alla vista qualcosa che in realtà esiste. Si tratta di errori sporadici che ho notato in un più complesso e completo utilizzo dello smartphone e del suo sistema, che non inficiano ai fini della valutazione ultima di Huawei P20.

Multimedia

Reparto fotografico di assoluto rispetto per chi vuole imporsi nell’ambito della fotografia portata a livelli della professionale, ma ti ricordo che in questo caso il P20 pro è in grado di dare una spanna (e forse più) al già buon risultato prodotto da Huawei P20. Sul posteriore troverai una Leica doppia, Big Pixel 12MP RGB f1.8 insieme a una 20MP BW f1.6, 2x Ibrido Zoom, AIS, LED bicolore. Sull’anteriore trova spazio invece un 24MP, f2.0, indubbiamente una scelta molto più che sufficiente (stiamo sforando oltre la necessità) per gli autoscatti.

Ciò che in alcuni casi stona (volutamente lasciata attiva per metterla alla prova) è proprio l’intelligenza artificiale, che va a modificare il risultato finale di uno scatto che probabilmente sarebbe venuto meglio senza (in alcuni casi ho disattivato AI proprio per questo motivo). Se le fotografie scattate in ambienti ben illuminati sono più che accettabili, il risultato migliore lo si ottiene invece in situazioni di penombra, tramonti, soggetti che si vuole catturare e mostrare nella versione più romantica e “soffusa” possibile, come a voler fedelmente riprodurre ciò che l’occhio sta vedendo in quel momento, sapientemente miscelato a ciò che il cuore prova nel medesimo momento, qui di seguito ti propongo qualche scatto rubato in una zona di Milano che adoro:

Quella del tram l’adoro in maniera particolare, e dimostra che in alcuni casi l’intelligenza artificiale è in grado di metterci del suo per aiutare a riprodurre la situazione che si vuole davvero conservare e condividere con le altre persone che osserveranno poi la medesima fotografia. Avrei voluto mostrarti anche un video girato con Huawei P20, ma gli unici che ho includono persone che nulla hanno a che fare con la recensione, sbadatamente non ho creato un Demo ad-hoc.

In conclusione

Credo di averti dato tutte le informazioni necessarie per la valutazione di questo smartphone che trova oggi un posizionamento prezzo che ancora lo attesta nella fascia medio-alta, poiché acquistabile a circa 480€. Ho dato un’occhiata al suo andamento su PagoMeno e ho scaricato l’immagine aggiornata del grafico:

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 27

Se consideri che la variante Pro è attualmente presente sul mercato con un costo di circa 580€, è possibile che la bilancia possa pendere verso quest’ultima, considerando che le caratteristiche hardware cambiano sul fronte display (monitor AMOLED), fotografico (in maniera sensibile) e di impermeabilità, senza considerare (per chi ne fa uso) della possibilità di alloggiamento di una seconda scheda SIM. Diciamo che per un centinaio di euro il sacrificio, se stai pensando di cambiare smartphone e tenerlo per un po’ di tempo, puoi anche pensare di farlo. Nulla da togliere -in ogni caso- alla valutazione positiva che caratterizza Huawei P20. Io ho cercato per te qualche offerta su Amazon (compresa una relativa alla versione Pro di P20), la trovi qui di seguito:

Credo di aver ormai concluso. Ringrazio Huawei per la collaborazione e lascio a te l’area commenti nel caso in cui tu voglia parlare di questo terminale, segnalarmi punti sui quali non sei d’accordo o chiedere maggiori informazioni (spolvererò la memoria per rispondere dato che il telefono è stato ormai restituito) :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Prodotto: fornito da Huawei e già tornato all'ovile al termine delle mie ferie.
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In un mondo fatto di squali in grado di fare un solo boccone dei propri competitor, Xiaomi e le società alle quali essa ha permesso di crescere, grazie a importanti investimenti, sono vere e proprie alternative alle quali rivolgere particolare attenzione. C’è fame, c’è quella sana (e sempre più rara) voglia di competere e mettere sul piatto alternative dai costi più ridotti ma dalle qualità in grado di tenere testa a chi determinati mestieri li svolge da una vita intera. YI Technology è una di quelle società capaci di far parlare di sé a suon di Action Cam, VR e molto altro. Io oggi ti voglio parlare di YI 4K Action Camera, una reale alternativa a GoPro, un po’ più alla portata (economica) di tutti.

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore

YI 4K Action Camera

È piccola, leggera, estremamente maneggevole, tutto ciò che di base è assolutamente necessario per un prodotto di questo tipo. È touch-screen, con facile accesso a batteria e memoria SD (microSD, nda), con una buona ottica e un microfono in grado di catturare sufficientemente bene tutto ciò che accade nei dintorni dell’oggetto. Può essere acquistata con la custodia già pronta per andare sott’acqua, ma sarà poi tuo compito cercare gli accessori compatibili e di contorno per poterla portare davvero con sé in ogni occasione. La YI 4K Action Camera è l’Action Cam per chi vuole entrare in punta di piedi in questo mondo fatto di momenti da non dimenticare, di immagini, video, ricordi teoricamente indelebili e facilmente condivisibili con il resto del mondo.

Acquistata non in tempo per la rapida toccata e fuga in Calabria (con un mare spettacolare a fare da sfondo), ho rimediato in accordo con Ilaria per le nostre ferie estive. Ha catturato momenti al fiume, al mare, al parco acquatico, tutte occasioni dove l’ho messa alla prova quasi sempre in custodia, usando diversi accessori (anche se prevalentemente l’ho tenuta attaccata al galleggiante).

Modalità d’uso in custodia per l’acqua (tutto basato sulla pressione prolungata del pulsante unico di cattura / accensione), batteria sotto stress in registrazione 4K/25fps, condizione condivisa anche con la microSD montata inizialmente (32 GB), abbastanza veloce ma non altrettanto capiente, l’ora e mezza circa di registrazione continua garantita dal produttore non ci sarebbe stata dentro, per questo motivo ho deciso di acquistare una nuova microSD da 64 GB (massimo taglio supportato dal prodotto) e per sicurezza una seconda batteria da tenere sempre a portata di mano. Puoi trovare qui una lista di consigli per gli acquisti stilata direttamente da YI: help.yitechnology.com/hc/en-us/articles/229417467-What-are-the-requirements-for-my-microSD-card-.

Uso e prestazioni

Mi ripeto: YI 4K è tanto piccola quanto semplice da usare. Le impostazioni le tocchi grosso modo la prima volta che la tiri fuori dalla scatola e la prepari secondo il tuo modo di intendere registrazioni video e fotografie, difficilmente tornerai sui tuoi passi. Ti ricorderai di attivare quando serve il WiFi integrato per lo scambio dati immediato tra memoria microSD della camera e un qualsivoglia tuo dispositivo smart (telefono, tablet, ecc.), probabilmente modificherai la modalità di cattura per girare un video a rallentatore, ma nulla più. Punta, attiva, riprendi o scatta, l’immediatezza è certamente un punto a favore di questo prodotto (lascia i ritocchi alla post-produzione ;-)).

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore 2

Ecco, ciò che in realtà è stato meno immediato e che mi ha portato a perdere molto tempo durante la fase di configurazione è stato proprio quel tallone d’Achille costituito dalle funzionalità WiFi. Dando un’occhiata su Internet scopro che come me, moltissimi altri clienti YI hanno avuto difficoltà nel comunicare in WiFi con la YI 4K, tutto ciò sembrerebbe essere dovuto a qualche piccola rogna contenuta nel firmware della camera, che viene aggiornato (o per lo meno ti viene proposto di farlo) appena ti connetterai per la prima volta a lei tramite l’applicazione ufficiale del prodotto:

Qualche pecca della funzionalità WiFi

Quel firmware proposto diventa fondamentale nel momento in cui vuoi sfruttare la lingua italiana al posto di quella inglese, ma anche per introdurre diversi nuovi miglioramenti pressoché in ogni comparto del prodotto, dalla cattura del microfono al comportamento da adottare nei confronti della luce, all’ottimizzazione del risultato registrato per evitare di invadere inutilmente la memoria a disposizione. Insomma, un aggiornamento firmware ha senso di esistere proprio perché apporta generalmente miglioramenti al sistema, a patto che questo non vada a “spaccare” qualcosa precedentemente funzionante.

Te la faccio corta: dopo aver aggiornato la YI 4K all’ultimo firmware disponibile, non sono più riuscito a collegarmi alla sua WiFi tramite applicazione. Ho dovuto quindi effettuare un downgrade del sistema portandolo alla versione originale di fabbrica, per poi aggiornare manualmente “passo-passo”, un firmware alla volta circa, per riuscire a riprendere possesso di quelle funzionalità indubbiamente comode costituite dallo switch remoto (via applicazione) così come il download dei video o delle fotografie appena scattate.

Trovi la pagina dedicata ai firmware dei prodotti YI all’indirizzo yitechnology.com/firmware/index/class/action, tu dovrai solo iniziare a digitare il seriale prodotto che trovi nell’etichetta posta sul fondo e poi scegliere le versioni del file da scaricare. Il mio salto è stato costituito dalla versione 1.7.17 (OK) → 1.8.9 (OK) → 1.9.0 (KO) → 1.10.9. Pur notando un KO della 1.9.0, aggiornando come ultimo step alla 1.10.9 sono riuscito a ottenere tutte le ultime novità e rientrare nella WiFi creata dalla YI 4K. Per poter sovrascrivere il firmware a bordo camera dovrai semplicemente scaricare il file firmware.bin all’interno della scheda microSD e riavviare il prodotto, quindi confermare l’operazione a video (usando il touchscreen). Per tua comodità, ho caricato i file da me usati all’interno dello spazio Box personale: go.gioxx.org/yi4k-firmware.

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore 3

Copia (o sposta) il file firmware.bin direttamente nella cartella principale della microSD montata nella YI 4K

È possibile che al successivo avvio della YI 4K, dopo aver confermato la sovrascrittura del firmware, ti verrà richiesto di ritoccare nuovamente alcune delle impostazioni che avevi precedentemente messo a punto, porta pazienza e fallo ancora una volta, è il dazio da pagare per tornare indietro a correggere questi piccoli problemi di compatibilità.

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore 15

Comparto tecnico, foto e video

12 megapixel (1/2.3″) per le tue fotografie catturate da un sensore Sony IMX377, lo stesso che tra l’altro si mette al lavoro per girare i video dei momenti che vuoi conservare nel tempo (con un angolo di cattura di quasi 160°). Monitor touch-screen (come detto in apertura articolo) con una risoluzione 640×360, diagonale da 2 pollici circa (2.19 per la precisione) e 330ppi. Stabilizzazione elettronica delle immagini (e del video), regolazione automatica della cattura in caso di scarsa illuminazione, un processore abbastanza veloce, che scalda poco e che permette al prodotto di rimanere stabile nel tempo (con rapidi tempi di avvio), tutto descritto abbastanza minuziosamente nella scheda Features della YI 4K (e in parte anche nella scheda principale del prodotto).

Quello che posso dirti io è che le fotografie sono nella media accettabili, in alcuni casi anche molto belle, ma si soffre l’alta luminosità. Ne è un esempio questo scatto (che ho solo ridotto per evitare che occupasse inutilmente 6 MB su disco, lasciando invariati però i colori e tutto il resto, oscurando solo i volti delle persone che mi circondavano, si sa mai con GDPR & Co.):

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore 1

La storia cambia di netto invece nei video, dove la qualità si vede tutta, dove la stabilizzazione è davvero palese, così come la correzione dell’occhio di pesce utilizzato per catturare quanto più panorama possibile (i famosi 160° circa di campo visivo, nda). Microfono non sempre infallibile, soprattutto in custodia, cattura male ciò che è fisicamente lontano (e neanche tanto), molto invece il rumore di fondo vicino (che poi c’è anche da aspettarselo eh, infatti la situazione cambia ancora una volta quando la YI 4K viene tenuta fuori dalla custodia impermeabile, magari su cavalletto per una registrazione diretta di un volto o di una scena panoramica).

Buona e certamente gradita la parte relativa agli effetti aggiuntivi come la ripresa in Slow Motion o il Time Lapse.

Accessori

In realtà già citati qualche riga più su, di accessori per le Action Cam ne esistono a decine, spesso compatibili con i modelli più comuni in commercio, e anche in questo caso YI 4K non fa eccezione grazie al suo tipo di attacco più che standard.

Per poter portare con me l’accessorio in acqua, ho scelto di acquistare un set che includesse anche un galleggiante, rivelatosi poi prezioso e certamente azzeccato, così come la custodia che ho trovato nel medesimo set, che contiene ora la Cam (completa di custodia subacquea), un paio di attacchi e lo spazio adatto a trasportare anche la batteria di riserva e una ulteriore microSD conservata nel suo adattatore (così da rendermi la vita più facile quando ho bisogno di scaricare i contenuti su PC e non ho con me un cavo microUSB).

In conclusione

Un prodotto che nel suo rapporto qualità-prezzo la dice lunga, YI 4K può essere una buona base di partenza per tutti coloro che desiderano immortalare bei momenti diversamente difficili da conservare su file video se non si usano smartphone resistenti all’acqua (che comunque soffrono quella di mare poiché salata). Io posso ritenermi un cliente soddisfatto del suo acquisto, ho già utilizzato il prodotto in diverse occasioni e scenari trovandomi grosso modo sempre bene. Sono certo che passando a una GoPro di ultima generazione io possa ottenere ancora più qualità, ma non posso davvero lamentarmi per la scelta operata.

Come al solito, grazie per essere arrivato a leggere fino a qui (che pazienza!) e -in caso di dubbi o curiosità- utilizza pure l’area commenti per chiedermi quello che vuoi riguardo il prodotto! :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato dal sottoscritto durante lo scorso Amazon Prime Day. Ci stavo pensando già da un po' (soprattutto in vista delle vacanze) e finalmente mi sono deciso.
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Funziona così: se fai qualcosa di buono, la prossima volta –da cliente– mi aspetterò qualcosa di meglio, e onestamente non per quanto altro tempo ancora AVM possa continuare a migliorarsi nelle soluzioni messe a disposizione di una clientela -evidentemente- sempre più esigente. Qualcuno crede che io sia tutto scemo (a ragion veduta, aggiungerei io), eppure a me questi giochini al rialzo mi piacciono assai, il FRITZ!Box 6890 LTE viene incontro persino all’esigenza ultima di cui parlavo con chi con il brand ci lavora quotidianamente: il fallback su SIM senza ulteriori dispositivi attaccati in cascata.

AVM FRITZ!Box 6890 LTE: quel 7590 col tocco in più 11

La poesia è però presto rotta, nonostante il mio entusiasmo per un prodotto simile non scemi per questo –non tanto piccolo– dettaglio: il fallback su SIM automatico può avvenire solo se si sfrutta il 6890 LTE come modem ADSL e non come router in cascata (passando quindi per la porta WAN). Poco male mi ripeto, è comunque un prodotto fenomenale, ed è facile capire il perché di questa mia affermazione.

FRITZ!Box 6890 LTE

Impossibile non chiamarlo 7590 con qualcosa in più, perché in fondo si tratta della stessa ottima macchina pensata e realizzata dall’azienda tedesca leader di mercato, quella sulla quale sai già di poter fare affidamento mettendoci la mano sul fuoco. Il 6890 LTE propone le tecnologie che hanno fatto del 7590 un top di gamma infallibile (ne sono felicissimo proprietario), aggiungendo e togliendo punti in lista in base all’esigenza di poter stare fisicamente nello stesso tipo di chassis, modificando però la parte posteriore dedicata agli attacchi, all’interno della quale ora dovranno trovare spazio i due connettori per le antenne radio esterne montabili opzionalmente (che vanno quindi ad aggiungersi a quelle interne ben nascoste, le quali erogano il segnale WiFi del router) e l’alloggiamento della scheda SIM con molla (impossibile quindi bloccarla dentro o impazzire per tirarla fuori in caso di necessità / sostituzione), lasciando fuori dai giochi una delle due porte USB 3 (il 6890 LTE, a differenza del 7590, mette a disposizione una sola porta USB ad alta velocità).

La differenza in un solo colpo d’occhio è alquanto chiara:

Eppure, lascia che te lo dica, non ti peserà affatto l’assenza della seconda porta USB (ammesso che anche tu abbia preferito una diversa gestione di dispositivi terzi come NAS o stampanti di casa).

Packaging

Manco a dirlo, il FRITZ!Box 6890 LTE non differisce in maniera alcuna da quello che è il packaging del 7590, comprensivo quindi di un’abbondante dose di cavi e adattatori che in alcuni casi mai userai. Di sicuro troverai le antenne in più ad aspettarti nella parte superiore della scatola che tiene fermo lo chassis del prodotto, per il resto conosci già la storia:

Sotto al cofano

Ne sono consapevole, mi ripeto:

Un processore dual-core di ultima generazione per un routing ottimale di tutti i dati. FRITZ!Box 7590 permette di creare e propagare una rete senza fili a velocità Gigabit, sfruttando la tecnologia 4×4 MIMO multiutente, con punte di 1700 Mbit/s circa sulla frequenza a 5 GHz (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui). Si passa poi a ulteriori 800 Mbit/s che vanno ad aggiungersi sulla frequenza da 2,4 GHz. Otto (!) è il numero totale di antenne che permettono band steering, così da veicolare la trasmissione dei dati dei dispositivi connessi al FRITZ!Box permettendo loro di usare la migliore frequenza disponibile al momento (saltando dalla WiFi 2,4 GHz a quella a 5 GHz senza che tu debba fare alcunché).

Eppure è proprio così, continuerai a poter sfruttare l’ottima tecnologia di AVM già disponibile per il FRITZ!Box 7590, ora allargata e “spalmata” sui nuovi arrivati in famiglia, 6890 LTE compreso.

La differenza è chiaramente quella costituita dal collegamento via SIM, che in questo caso sfrutta un lettore che si aspetta un taglio di dimensione tradizionale (e non mini SIM come dichiarato in scheda tecnica, tieni a portata di mano eventuali adattatori come capitato al sottoscritto e come tu stesso puoi vedere dalle fotografie scattate e pubblicate poco sopra), il tutto per poter sfruttare un collegamento LTE (4G) con velocità fino a 300 Mbit/s e via UMTS/HSPA+ (3G) fino a 42 Mbit/s in supporto multibanda (5 frequenze LTE e 2 frequenze UMTS, LTE: banda 1, 3, 7, 8 e 20; UMTS: banda 1 e 8). A questa va aggiunta anche l’altra differenza, quella relativa alla porta modem DSL integrato per tutte le porte VDSL o DSL fino a 300 Mbit/s (adatta quindi anche a chi oggi sceglie un collegamento con TIM fino a 100 Mbit/s FTTC o FTTS).

A proposito di FRITZ!OS

Ultimo arrivato è il FRITZ!OS 6.84 (da poco approdato anche su 7590) che migliora e corregge lacune e bug del precedente OS (se di lacune possiamo poi parlare), arricchendo ulteriormente l’esperienza dell’amministratore che sceglie di configurare e personalizzare in maniera puntigliosa la rete di casa, non lasciando nulla al caso. È qui che noterai –chiaramente– le differenze anche per ciò che riguarda la configurazione e gestione del collegamento LTE / 3G:

Durante il mio test su strada ho sì provato il collegamento classico in cascata al FASTGate utilizzando la porta WAN, ma poi ho deciso di staccarmi dalla tetta materna per provare a viaggiare esclusivamente dietro SIM, sfruttando la rete messa a disposizione da Iliad (prima) e ho. mobile (dopo), e nessun dispositivo si è accorto di nulla fino a quando il tappo vero e proprio lo ha costituito la potenza di fuoco delle antenne (e relativo carico utenti serviti) o dei limiti imposti da operatore (nel caso di ho. mobile ci sono tetti massimi per velocità di download e upload). In ogni caso tutto ha funzionato a meraviglia e il FRITZ!Box 6890 LTE era semplicemente collegato a una presa di corrente e nulla più, soluzione quindi ideale e certamente molto robusta anche per coloro che non sono ancora raggiunti da collegamenti ADSL / fibra ad alta velocità (spero ormai pochi su territorio italiano, anche se la speranza in questi casi è la prima a morire, contrariamente a quanto affermato dal modo comune di dire).

In conclusione

Un prodotto per chi non accetta compromessi e per chi non può accontentarsi di avere tra le mani un 6820 LTE di cui ti avevo parlato poco tempo fa, studiato appositamente per soddisfare ogni esigenza (anche se manca ancora quel piccolo pizzico di malizia necessaria a tenere d’occhio il collegamento internet via porta WAN per far intervenire in fallback la SIM) e per permetterti di tenere sempre vivi e raggiungibili i dispositivi che hai collegato a esso (che si tratti di casa tua o del tuo ufficio, poco importa). Il costo è elevato per tanti, non lo metto in dubbio, ma sono abituato a macchine da guerra che sembrano davvero valere ogni singolo euro richiesto dal produttore, si parla stavolta di circa 330€, altalenanti le offerte che ho trovato nei vari store online, Amazon compreso:

Mi sembra non manchi null’altro, buon inizio settimana! :-)

 

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Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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