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Il risultato non cambia, e questa è un po’ la chiusa che potrei già raccontarti in fase di apertura articolo. Un ossimoro niente male, non trovi anche tu? L’estate è ormai scoppiata e nonostante qualche incertezza nel clima (dove le piogge di stagione hanno lasciato spazio a grandinate tropicali che Miami levati) torna prepotente la presenza della musica nelle ore che ci accompagnano durante le nostre ferie, è un argomento che si ripete tanto quanto i servizi di Studio Aperto sul non uscire nelle ore calde. Contrariamente al solito però oggi si parla nuovamente di SONY e della possibilità di acquistare un buon prodotto che ti tenga compagnia ma a un prezzo molto più che accessibile: lo speaker bluetooth SRS-XB01.

Sony SRS-XB01: cambiando l'ordine degli addendi ...

SONY SRS-XB01

Colori vivaci, compatto e leggero, suono deciso, pulito, con un basso onesto per una dimensione così contenuta, titolo dell’articolo e introduzione vogliono sottolineare quanto una ricerca e relativo sviluppo già ben rodato possano permettere a un’azienda come SONY di introdurre sul mercato concetti nuovi nelle forme mantenendo pur sempre un forte legame con il passato e con quanto già provato tempo addietro (Sony SRS-XB10 è il degno erede dell’adorato Sony SRS-X11? o ancora Sony SRS-X11: Speaker wireless portatile con Bluetooth), approvato e utilizzato da molti clienti che ancora oggi non sentono assolutamente il bisogno di cambiare qualcosa che funziona bene.

SRS-XB01 è un altoparlante mono da 37,5mm con diffusione full range racchiuso in 160 grammi totali di prodotto dalle dimensioni molto contenute (L x A x P: circa L81,5 x A57,5 x P56,5 mm secondo i dati ufficiali che trovi tu stesso nella scheda tecnica disponibile su sony.it/electronics/speaker-wireless/srs-xb01/specifications), con connessione Bluetooth (principale nonché consigliata) e un ingresso Mini-jack stereo (AUX) al quale puoi anche scegliere di collegare un lettore Mp3 esterno o il tuo smartphone nel caso in cui tu non abbia necessità di allontanarlo dallo speaker (il range di copertura arriva a circa 10 mt quando si sfrutta il Bluetooth, per completezza di informazioni).

La durata della batteria integrata (parametro sempre fondamentale per una valutazione completa) di SRS-XB01 si attesta sulle 6 ore secondo la scheda caratteristiche pubblicata da SONY, quello che io posso dirti è che il valore può ballare come in ogni altro caso / prodotto / occasione, il volume tenuto e la distanza dalla sorgente sono punti da tenere sempre all’interno di un’equazione non sempre ben bilanciata. Di certo non sono poche le ore di riproduzione, devi pensare quindi a questo speaker come a un compagno di avventure nel caso in cui tu stia uscendo in bicicletta o per andare al mare, da utilizzare in un intervallo di tempo tutto sommato definito, non è certo la soluzione perfetta per un’intera giornata fuori di casa (a meno di non portare con sé una batteria tampone diventata ormai molto comune nella dotazione di noi tutti). Una ricarica della batteria (se questa è a zero) richiede 3 ore.

Come ogni speaker Bluetooth SONY che si rispetti anche questo permette un controllo totale della playlist grazie ai pulsanti rapidi che puoi utilizzare per mettere in pausa (e riprendere) l’ascolto della traccia, alzare o abbassare il volume, rispondere al telefono grazie alla possibilità di trasformarlo in dispositivo vivavoce per lo smartphone, cambiare traccia con un piccolo trucco: due colpi sul pulsante di play/pausa per mandare avanti, tre colpi per tornare indietro (qui trovi il manuale completo del prodotto).

Aggiungo inoltre che SRS-XB01 è protetto contro spruzzi d’acqua e polvere, per la precisione si parla di una certificazione IPX5 (riporto fedelmente):

IPX5 (grado di protezione contro spruzzi d’acqua): il sistema è stato testato e mantiene la propria funzionalità anche se esposto a spruzzi d’acqua da qualsiasi direzione utilizzando una bocchetta dal diametro interno di 6,3 mm in una quantità di circa 12,5 litri d’acqua al minuto per una durata di oltre 3 minuti da una distanza di circa 3 metri. Liquidi a cui si applicano le specifiche di prestazioni waterproof: acqua dolce, acqua di rubinetto, sudore. Le specifiche non si applicano a liquidi diversi da quelli elencati (acqua contenente detersivo, acqua di piscina, acqua di mare, ecc.).

Ciò vuol dire che puoi certamente portarlo in piscina ma non potrai fargli fare il bagno insieme a te, né tanto meno continuare a tirarlo dentro a eventuali battaglie di gavettoni senza esclusione di colpi ?

In conclusione

Un prodotto che ha certamente delle limitazioni ma che svolge egregiamente il lavoro che è chiamato a fare. Si tratta di un investimento che richiede davvero una cifra irrisoria, si parla di 35€ di listino che diventano anche meno se si passa da Amazon (dove costa meno di 20€!) e affini. È SONY, motivo per il quale guadagna punti fiducia e non tradisce anche quando messo seriamente alla prova, è il vorrei ma non posso dei suoi fratelli più grandi, ma in quel caso si parla di tutt’altro tipo di prodotto e di budget da mettere a disposizione dell’acquisto musicale estivo.

Promosso come entry-level dalle caratteristiche “limpide” e senza pretese, un piccolo che sa farsi sentire.

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un regalo di SONY arrivato a dirla tutta un bel po' di tempo fa, utilizzato più volte ma mai recensito in questo blog. Perché non farlo adesso in occasione della stagione più calda dell'anno?
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Mi sono lasciato convincere dai colleghi di lavoro e alla fine ho ceduto alla tentazione dopo aver a lungo aspettato e resistito nel gioco del “stacca e attacca” tra alimentazione e vecchi auricolari con adattatore, ho comprato le AirPods. Nella quotidianità il cellulare squilla diverse volte (meno o più del telefono fisso, dipende dalla giornata e da dove sto lavorando, se in ufficio, mobilità o smart working) e odio tenerlo attaccato all’orecchio per troppo tempo, ho sempre preferito l’utilizzo di auricolari con cavo o cuffie bluetooth in base a ciò che mi trovo a portata di mano in quel momento, con le AirPods ho risolto il problema seppur non mi convincano del tutto (si tratta della generazione precedente, ma dubito che la nuova differisca poi così tanto).

Apple AirPods

Piccole, leggere, con tutti i difetti del mondo ma anche con una capacità di integrarsi con dispositivi Apple che ovviamente nessun altro può garantire, non almeno a questo livello, facile intuire il perché. Ho quasi sempre parlato male di questo accessorio studiato e messo al mondo dal team di Cupertino, non c’è una motivazione realmente valida per l’acquisto ma si finisce per ammettere che sono comode e che tornano utili troppo spesso all’interno dell’intervallo di tempo che metti a disposizione della vita lavorativa (ma non solo), inevitabilmente moltiplicato per cinque giorni su sette (perché – spero per te – nel fine settimana si deve provare in tutti i modi a stare lontani da smartphone, tablet e qualsiasi altra amenità tecnologica non necessaria).

Sono circondato da colleghi di lavoro che hanno fatto “l’incauto acquisto” già da tempo, talvolta fregandosene di offerte e prezzi da Black Friday pur di possedere ‘sta scatoletta da tenere nella tasca dei jeans e tirare fuori all’occorrenza. Io ho sborsato circa 130€ oggi che Apple ha ormai tirato fuori la seconda versione del prodotto, approfittando di un buon prezzo di uno store eBay che si è rivelato essere affidabile, preciso e puntuale nella transazione (lui: go.gioxx.org/airpods-ebay). Ci ho aggiunto in seguito una custodia per proteggere quanto più possibile l’involucro originale (questa: amzn.to/2Rytc1t), tanto per non farmi mancare nulla.

E ora?

E ora cosa vuoi che ti dica? Un’associazione per la quale mi è bastato aprire la culla e attendere un secondo prima di confermare che si trattava delle mie nuove AirPods, collegamento bluetooth immediato a ogni successiva esigenza, verifica dello stato di carica della culla e dei singoli auricolari tutto sommato rapidissimo e di semplice consultazione (qualche volta può fallire o metterci più tempo ad aprire il popup riepilogativo dello stato di salute AirPods, ma si tratta di casi sporadici e del tutto sopportabili), una quantità di autonomia di carica che può coprire l’intera giornata lavorativa senza battere ciglio per almeno un paio di cicli in culla senza la necessità di ricaricare quest’ultima (e la ricarica è in ogni caso lesta).

È un buon prodotto (data anche la sua gioventù e il fatto che la batteria sia nuova)? . Resisterà nel corso del tempo? Ne dubito, avevo letto e rilanciato questo articolo poco tempo fa (si parla di maggio): vice.com/it/article/neaz3d/gli-apple-airpod-sono-una-tragedia, credo che in tal senso l’affermazione alla base sia del tutto inattaccabile.

Con iPhone 7 e superiori (io utilizzo un 8 come aziendale) Apple ha creato dal nulla la domanda per questo tipo di prodotto, rendendo di fatto scomoda la convivenza tra il cavo di ricarica Lightning e l’adattatore (anch’esso con stessa tecnologia) per utilizzare i vecchi EarPods che vengono tutt’ora inclusi nella scatola dello smartphone. Esistono adattatori multipli su Amazon che non fanno altro però che rendere l’esperienza d’uso più difficoltosa e intricata più delle liane di Indiana Jones, qualcosa da scartare più che preferire (seppur il prezzo da pagare sia nettamente inferiore a quello di AirPods prima o seconda generazione).

Quello che è certo è il falso senso di isolamento che le AirPods danno quando ci si trova in ambienti particolarmente rumorosi, perché la cancellazione del rumore di fondo è applicata esclusivamente ai microfoni dei due auricolari, lasciando però scoperto il fianco dell’ascolto che viene così fortemente penalizzato, cosa che è possibile verificare ulteriormente in riproduzione musicale in un luogo affollato come può essere quello di una palestra (e di ragazzi con AirPods indosso ne vedo davvero tanti, e mi convinco che sia più per scena che reale qualità dell’audio misto comodità del non avere cavi penzolanti lungo il corpo), sono immediatamente tornato al mio set bluetooth che con l’isolamento e volume massimo scherza molto poco seppur privo di cancellazione di rumore a bordo (Creative Outlier Sports: attività in movimento secondo Creative).

In conclusione

Comprare delle Apple AirPods oggi vuol dire abbattere in un solo colpo la scomodità di dover scegliere se ricaricare il proprio smartphone o parlare con qualcuno senza la necessità di tenere iPhone (o qualsiasi altro telefono compatibile) attaccato all’orecchio per troppo tempo. Non è un passo economico, porta i suoi frutti in termini di rapidità di collegamento (tiro fuori l’auricolare destro quando il mio telefono inizia a squillare, rispondo alla chiamata quasi immediatamente con un doppio tap sull’auricolare una volta che l’ho indossato) e pulizia della conversazione (non al pari livello dell’uso del telefono diretto, ma ci siamo quasi) ma se ne può anche fare a meno, soprattutto visto il contatore alla rovescia che comincia a partire un po’ da quando le si acquista già consapevoli dell’impossibilità di un cambio batteria agevole che costringerà quindi a passare – se si intende continuare a sfruttare il vantaggio – a una nuova generazione del prodotto o alla medesima generazione ma comunque a un qualcosa già presente a magazzino (e i soldi da spendere saranno grosso modo sempre quelli).

Ci sono competitor molto più costosi sul mercato che offrono ulteriori caratteristiche (Noise Cancelling in primis) ma chiaramente non è un qualcosa alla portata di tutti (già non lo sono le AirPods, ribadisco), c’è da ragionarci un attimo sopra e capire bene la propria esigenza e il valore che si vuole dare a un prodotto di questo tipo. Ognuno le valuta per punti che spesso non sono “condivisi” dall’ottica comune, basti pensare che il mio giudizio è molto più “pacato” rispetto a quello di alcuni colleghi.

Io ti lascio i soliti collegamenti allo store Amazon dove puoi trovare AirPods di attuale e vecchia generazione, l’area commenti è invece a disposizione per scambiare opinioni e mettere in evidenza insieme pro e contro di questo accessorio Apple.


immagine di copertina: unsplash.com / author: Suganth
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Prodotto: acquistato dal sottoscritto su eBay a circa 130€. Durante il fine settimana del 22/23-6 sono saltati fuori ulteriori sconti (si arrivava a 127€ per dire) ma si trovano ormai abbastanza facilmente (quelle della generazione precedente).
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Parlare di prese smart in tempi di assistenti vocali (Google Home e Alexa primi su tutti) è come parlare tra anziane signore della mutevolezza del meteo e di quei nuovi arrivati nel paesello, pura formalità e una certezza sulla quale poter scommettere a occhi chiusi. D’esperienza nel campo credo di essermene fatta un pelo (vedi il vecchio articolo Prese intelligenti: cosa acquistare?, il tutto senza considerare i nuovi acquisti portati a casa nel frattempo di cui effettivamente non ti ho mai parlato, vabbè), il FRITZ!DECT 210 di AVM è solo l’ultimo arrivato (fratello più giovane dello storico FRITZ!DECT 200), pensato per l’outdoor più che per l’appartamento (dove – appunto – il 200 è più che sufficiente). Estensione Smart Home di qualsivoglia router FRITZ! di generazione sufficientemente nuova (si parla di compatibilità con quei prodotti che montano un FRITZ!OS 6.0 o superiore).

AVM FRITZ!DECT 210: la presa Smart per l'Outdoor

AVM FRITZ!DECT 210

Smart Home e Splash protection sono i termini chiave di un prodotto che si propone in una non più tanto nicchia di accessori per la propria casa da collegare a servizi e strutture già esistenti. Il grande vantaggio di FRITZ!DECT 210 è forse il suo essere già pronto per associarsi simbioticamente con il router della medesima casa, tagliando fuori passaggi in più generalmente richiesti da produttori terzi per far collegare un accessorio proprio sfruttando modem / router evidentemente altrui. Qui non c’è da conoscere la password del WiFi, non c’è da impazzire più del dovuto, bisognerà solo collegare il DECT alla presa di corrente (inizialmente una non tanto distante dal router, nda) e far partire l’associazione entro due minuti, semplicemente tenendo premuto il tasto DECT sul router per una manciata di secondi (fino a quando questo non inizierà a lampeggiare).

Io ho eseguito l’associazione con il mio 7590, tempo totale credo non più di 15 secondi tra tutto (connessione del FRITZ!DECT 210 alla presa di corrente, pulsante DECT tenuto premuto sul router e associazione eseguita con tanto di email inviata al mio account di posta a conferma dell’operazione terminata, questo perché ho abilitato e configurato le notifiche push di FRITZ!OS).

Trattandosi di un prodotto molto “chiavi in mano, collega e usa immediatamente” noterai anche tu una certa scarsità di qualsivoglia inutilità all’interno della scatola caratterizzata dall’irresistibile apertura facilitata di AVM (null’altro oltre il prodotto e la sua manualistica, nda):

Una volta collegato, FRITZ!DECT 210 può essere gestito direttamente dall’interfaccia amministrativa del router. Da qui potrai cambiare nome (per meglio identificarlo), regolarne accensione o spegnimento (cosa che puoi gestire anche da applicazione ufficiale su smartphone, nda), verificarne i consumi (impostando anche l’invio del report a mezzo posta elettronica, sempre tramite servizio push del FRITZ!OS), ecc.

MyFRITZ!App
MyFRITZ!App
Developer: AVM GmbH
Price: Free
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Prima di pensare di mettere il FRITZ!DECT 210 a stretto contatto con la piscina di gomma che hai comprato per tenerla sul caldo balcone in caso di emergenza, sappi che la certificazione con la quale questo prodotto viene identificato è la IP44, ciò vuol dire che il FRITZ!DECT 210 può sopportare degli spruzzi d’acqua ma nulla più di questo, non puoi pensare che resista a dei gavettoni d’acqua appositamente pensati per metterlo alla prova, soprattutto quando occupa prese di corrente che non rispettano alcuno standard di protezione dai liquidi. Diciamo che è più pensato per un uso in giardino (dove certamente può sopportare qualche goccia di pioggia e delle temperature dai forti sbalzi) o in bagno.

La scheda tecnica completa è disponibile sul sito ufficiale del produttore (it.avm.de/prodotti/fritzdect/fritzdect-210/dati-tecnici), per l’acquisto puoi puntare il browser su Amazon o fare un salto nel MediaWorld più vicino a casa tua. Parlando di Amazon noterai con i tuoi stessi occhi che allo stato attuale la differenza prezzo tra il FRITZ!DECT 210 e il maggiormente rodato DECT 200 è talmente irrisoria da far propendere verso il prodotto più giovane tra i due (che ne eredita la robustezza e il software aggiornato ma che include inoltre la possibilità di sopravvivenza in campo “un po’ più ostile“).

A me non resta che ringraziare AVM per avermi fatto avere il prodotto da testare e ovviamente assegnare un voto che non può che essere positivo vista la facilità di installazione, configurazione e utilizzo di un prodotto che può trasformare in smart qualsiasi presa di casa tua. Occhio però (c’è sempre un “ma“), anche il DECT!210 soffre dello stesso problema di qualsiasi altro adattatore sul mercato: finisce per tenere tutto per sé lo spazio di una placchetta biposto di prese a muro, rendendoti difficile l’utilizzo del secondo slot di alimentazione.

In caso di dubbi, domande o qualsivoglia altro dettaglio legato al prodotto sentiti libero di lasciare un commento qui di seguito all’articolo.

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Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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Fidati, non tutti hanno la possibilità di stendere cavi in giro per casa, può quindi capitare che sia necessario adattarsi, collegare postazioni tramite WiFi. Nessun problema tu dirai, d’altronde siamo ormai abituati a lavorare tutti con il PC portatile, eppure anche in questo caso esistono delle eccezioni costituite da PC fissi che hanno la necessità di lavorare online in maniera decente, senza perdite di pacchetti (quanto più possibile) e con una buona velocità di comunicazione tra questi e il router. Ho messo alla prova un mio vecchio MediaCenter casalingo (collegato solitamente via ethernet) utilizzando l’AVM FRITZ!WLAN Stick AC860, adattatore WiFI USB in linea con gli standard di quanto prodotto dalla casa tedesca.

Come dici? Cosa c’entrano le caramelle e tutto il resto? Beh diamine, mi sembra ovvio: ho mangiato gli orsetti durante i test, meritavano uno spazio in foto! ??

AVM FRITZ!WLAN Stick AC860

Scatola minimale e con la solita apertura facilitata. Al suo interno il FRITZ!WLAN Stick AC860, il materiale informativo compreso di guida rapida per l’utilizzo e una base con prolunga (chiaramente anch’essa USB) che ti permette di posizionare l’adattatore dove più preferisci. Si tratta di un accessorio in apparenza inutile ma che ho personalmente apprezzato moltissimo considerando che un’antenna WiFi tendenzialmente scalda durante l’utilizzo, è sconsigliato quindi tenere il dongle attaccato direttamente alla presa USB del PC e – già che ci sei – mettere il tutto in posizione privilegiata per una migliore ricezione del segnale.

Dopo aver connesso il FRITZ!WLAN Stick AC860 al PC potrai far partire il programma di installazione che si occuperà di caricare i driver necessari sul tuo Sistema Operativo. Al termine dell’operazione il prodotto verrà riconosciuto e tu vedrai una nuova scheda di rete senza fili tra quelle disponibili sul PC, potrai quindi collegarti alla tua WiFi e iniziare a fare tutti i test che desideri. Nel mio caso ho sostituito un dongle precedentemente installato sulla medesima macchina, il salto generazionale si è sentito eccome, non tanto in velocità Internet quanto nella comunicazione con le risorse presenti sulla stessa LAN (NAS e televisore in primis):

Tecnicamente parlando FRITZ!WLAN Stick AC860 offre la possibilità di connettersi alla propria rete WiFi con una velocità che può arrivare fino a 300 Mbit/s tramite lo standard N, compatibile sia con reti 2,4 che 5 GHz (dual band). La compatibilità è comunque garantita anche per tecnologie 802.11g/a (54 Mbit/s) e 802.11b (11 Mbit/s). Oltre all’installazione semplificata che richiede pochi minuti, troverai anche la facilitazione data dal supporto al WPS, anche se – come ti ho già detto più volte – continuo a preferire una connessione tramite password da inserire manualmente dopo aver selezionato la rete a cui collegarsi, tenendo quindi disabilitato WPS direttamente sul router.

La FRITZ!WLAN Stick AC860 ha necessità di una porta USB 2.0 ma è compatibile anche con USB 3.0. Per maggiori informazioni ti rimando alla pagina ufficiale del prodotto disponibile sul sito di AVM.

Il prezzo del prodotto è veramente basso, si parla di circa 30€, su Amazon la trovi facilmente anche a qualcosina in meno (ti lascio qui di seguito un riferimento diretto).

Non credo ci sia molto altro da aggiungere riguardo questo piccolo ma comodo prodotto che va ad aggiungersi al bouquet di quelli commercializzati da AVM. Il prossimo articolo (che spero di tirare fuori dal cilindro entro breve) lo dedicherò a un differente accessorio dello stesso vendor, rimani sintonizzato per saperne di più ?

Nel frattempo se hai qualsiasi domanda riguardante FRITZ!WLAN Stick AC860 sentiti libero di lasciare un commento, sarà mia premura risponderti in tempi brevi.

Cheers!

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM. Ho potuto tenerlo al termine dei test.
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Lascia che te ne parli chi il telefono non lo riceve da Xiaomi ma lo compra direttamente su Amazon al Day-1 (che si fa molto prima), con tutta l’intenzione di utilizzare questo regalo di non compleanno per andare a sostituire un ormai acciaccato seppur glorioso e mai troppo apprezzato Samsung Galaxy S8, che personalmente ringrazio per quanto dato in questi anni. Xiaomi Mi 9 è lo smartphone che ho dallo scorso 1 marzo, un top di gamma per l’azienda cinese, un ottimo terminale che mostra talvolta un fianco che si può certamente giustificare per il prezzo di listino, un po’ meno per il segmento di mercato che va a occupare.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 1

Xiaomi Mi 9

Non è la prima volta che porto uno Xiaomi in famiglia, anzi, a dirla tutta io sono l’ultimo componente che ancora non aveva scelto uno dei loro prodotti come terminale principale da tenere in tasca (giro sempre con due smartphone, ho un iPhone aziendale per tenere separate le due vite), la decisione è stata presa sicuramente sulla base delle caratteristiche tecniche dichiarate, mescolate a un pizzico di avventatezza e tranquillità mentale concessa da Amazon (che permette la restituzione semplice dell’acquisto nel primo mese di vita). Prezzo del carrello: 448,96€.

Un ottimo processore, tanta RAM (ne avevo bisogno, capirai il perché tra qualche riga) e una memoria libera a disposizione che va a ricalcare fedelmente quella del mio vecchio S8, non ho necessità alcuna dei 128 GB di spazio, ho molti dati in cloud (fotografie) e ascolto musica direttamente da Spotify, diciamo che riesco a rimanere sotto il tetto dei 40 GB occupati.

Costruzione

Il cuore che batte sotto la scocca di Mi 9 è Qualcomm, per la precisione si tratta dello Snapdragon 855: un octa-core che spinge fino a 2,84 GHz con GPU Adreno 640, 6GB LPDDR4x di RAM a 2133MHz in dual-channel, 64 i GB (della mia configurazione, come già scritto poco fa) di spazio disponibile a tua disposizione (esiste il modello da 128GB, entrambi montano memorie flash UFS2.1).

Il display è davvero molto bello, viene prodotto da Samsung e si tratta di un AMOLED Full Screen da 6.39″ con risoluzione 2340×1080 FHD+ e 403 PPI, una misura importante che in mano fa certamente la differenza rispetto al mio passato, che mi fa un po’ tornare alla memoria quei terminali di Sony che occupavano davvero del gran spazio (anche in tasca). La luminosità è giusta, anche contro luce diretta del sole, ho solo notato che in alcuni casi il sensore adattivo può fare confusione e cambiare le carte in tavola in maniera non sempre precisa, qualche sbavatura qua e là da controllare manualmente tramite il menu a tendina di Android. Sempre nel display segnalo il notch a goccia che non dà fastidio alcuno all’estetica complessiva dello smartphone, io arrivo da un terminale senza notch e ti assicuro che per Mi 9 è come non fosse lì.

Il lettore di impronte è posto sotto al vetro, luce verde pulsata come quella che ci si ritrova degli smart band per la misurazione del battito cardiaco. Nonostante le promesse fatte il lettore è lento, spesso impreciso, nulla che abbia a che fare con il lettore di impronte fisico al quale ero abituato e che tutto sommato non mi sarebbe dispiaciuto ritrovare pure su Mi 9 (a meno di proporre qualcosa di effettivamente più veloce, almeno tanto quanto quello classico). Sono molto deluso da questo punto, non sto dicendo che sia un completo fallimento (direi il falso, la lettura va a buon fine molto spesso e in alcuni casi anche molto rapidamente), ma talvolta preferisco inserire il codice di sblocco numerico per fare prima.

Per un lettore di impronte che vira verso un’evoluzione, un connettore cuffie fa esattamente il contrario: manca all’appello. C’è un adattatore ormai per tutto, mi sembra di ribadire quel concetto fatto proprio da Apple per dire alla clientela che “c’è un’app per tutto“. Passeremo la nostra vita ad adattare la qualunque, per accontentare un’industria che difficilmente sa mettersi d’accordo sul cosa utilizzare e quando. Xiaomi Mi 9 ha un unico attacco USB-C, servirà quindi per caricare la batteria, scambiare dati con un PC oppure ascoltare la musica (o chiacchierare con un proprio contatto) attraverso l’uso di auricolari non più tradizionali. A mio parere questo resta un punto a sfavore nonostante ciò che vuole farci pensare il mercato. Non si parla di drive ottico sui laptop, ormai scarsamente utilizzati, si parla di un paio di auricolari economici e che si possono trovare ovunque, che non potrai usare a meno di adattarli e trasformarli in USB-C.

La batteria è quella che mi sta dando forse più soddisfazioni rispetto agli ultimi smartphone messi in campo. Offre 3300mAh e sulla carta non dovrebbe essere la scelta vincente e definiva, eppure funziona molto bene e l’ottimizzazione in alcuni casi troppo violenta del software Xiaomi la preserva nel corso della giornata, permettendoti di arrivare di toccare durate anche di due giorni se non martelli il tuo smartphone con applicazioni molto esose di risorse come Facebook e affini. La batteria supporta la ricarica rapida via cavo USB-C (27W) e senza fili (20W) con protocollo QuickCharge 4.0. Il caricabatterie incluso nella confezione non è però all’altezza delle aspettative, fermandosi a 18W erogati (io l’ho lasciato praticamente in scatola).

In mano lo si tiene abbastanza tranquillamente ma con qualche difficoltà nella maneggevolezza e scivolosità da “nudo“, il consiglio è quello di utilizzare da subito la custodia gommata trasparente che troverai nella scatola di Mi 9, e di comprarne una che ti piace un po’ di più alla prima occasione utile (io l’ho già fatto, e pensa che nei primi tempi su Amazon non esistevano custodie per Mi 9!).

Software

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 61

Android 9 Pie, le patch a oggi sono quelle di febbraio 2019 ma è chiaro che mi aspetto un allineamento sempre molto rapido nel primo anno di vita del dispositivo (e spero in quelli futuri). La MIUI è la 10.2 Global, interfaccia grafica e launcher costruito in Xiaomi che è certamente fluido e buono come base di partenza per chi non pretende più di tanto, ma continua a essere all’opposto delle mie abitudini e della rapidità che solo Nova è in grado di darmi a oggi (ho resistito un paio di settimane, sono ora a bordo della beta di Nova, come mio solito).

Come anticipato è la MIUI a fare il lavoro sporco per ciò che riguarda ottimizzazioni della batteria e pulizia del sistema, in alcuni casi esagerando e necessitando di intervento da parte tua per rimettere a posto le cose. Mi è capitato infatti di dover modificare le impostazioni di Waze, Spotify e Android Auto. Quest’ultimo ha dato diversi problemi in vettura fino a quando non ho chiesto allo smartphone di ignorare i consumi della batteria e permettere alle applicazioni di partire da sole quando necessario.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 62

Questo problema (se non hai ancora ritoccato le impostazioni batteria e avvio automatico) è il medesimo che può causare un errore simile su Android Auto quando si vuole far partire la musica direttamente dal monitor dell’automobile:

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa?

La soluzione è arrivata tramite il forum della Community, fortunatamente: en.miui.com/thread-1491073-1-1.html.

Altro grande assente è parte del comparto Google, del quale fanno certamente parte Google Smart Lock e Google AR. Il primo citato viene eseguito come modulo e funziona parzialmente, ma non sarà modificabile e richiamabile in alcun modo da parte tua (scelta che onestamente non capisco e non condivido con gli sviluppatori Xiaomi), il secondo manca completamente all’appello (vedi developers.google.com/ar/discover/supported-devices, e qui vai a capire cosa stanno aspettando considerando che nell’elenco compare il vecchio Mi 8). Non ho potuto godermi il lancio in beta chiusa delle mappe di Google (a piedi) in realtà aumentata, spero di poter sfruttare questa bellissima funzione (che nel frattempo ho testato grazie a S8) quando sarà disponibile per tutti.

Multimedia

Il comparto sul quale Xiaomi ha certamente convogliato tutte le forze del suo reparto Marketing e in parte di quello sviluppo. Fotocamera tripla Sony ultra-grandangolare da 48MP, una sporgenza abbastanza esagerata che bisogna in qualche maniera controllare solo tramite una buona custodia.

La fotocamera principale porta con sé 48MP grazie al sensore Sony IMX586 con apertura 0,8μm ƒ/1,75, il quale supporta la registrazione video in HD. La seconda fotocamera è in realtà un teleobiettivo da 12 megapixel con apertura 1,0μm ƒ/2,2 e supporto alla fotografia macro. Si conclude con l’obiettivo ultra-grandangolare da 16MP con apertura 1,0μm ƒ/2,2. Lo zoom è di tipo ottico 2x in modalità triple camera, al quale si associa lo zoom digitale 10x. La messa a fuoco è laser con rilevamento di fase e rilevamento a contrasto.

La fotocamera frontale porta con sé 20MP con apertura ƒ/2.0 da 0,9μm.

È un comparto di tutto rispetto con grandi punteggi su DxO, ma che messo in seria difficoltà ogni tanto mostra il fianco caricando un pelo troppo i colori e talvolta non ricalcando fedelmente la realtà, ma non c’è poi così tanto da lamentarsi a guardare i risultati che vado a mostrarti qui di seguito. Non ho avuto occasione di caricare alcun video, ma la registrazione è fluida e non mette il terminale in difficoltà (anche in termini di riscaldamento).

Illuminazione normale

Fotografie realizzate tra Milano e Como, con condizioni di luce normali (in alcune occasioni anche ottimali) e dei soggetti catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare.

Scarsa illuminazione

Fotografie scattate qua e là a Milano, con condizioni di luce poco ottimali, soggetti talvolta in movimento catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare, nella quasi totalità delle occasioni ho scelto di mettere in campo il profilo Notte offerto da Xiaomi e della sua applicazione Foto ufficiale.

Lascio trarre a te le conclusioni in merito ad ambo le situazioni.

In conclusione

Xiaomi Mi 9 è un terminale molto completo, veloce e dal prezzo indubbiamente competitivo rispetto agli altri top di gamma proposti dai maggiori protagonisti di mercato. Ha caratteristiche evidentemente da primo della classe ma in alcuni casi non si impegna esattamente come detto nella più classica delle situazioni professori-genitori. Sporadici talloni d’Achille ti fanno storcere il naso, su quelli avrei preferito maggiore attenzione.

Non pensavo, ma devo ammettere che un po’ mi manca l’impermeabilità e la spensieratezza di portare vicino all’acqua lo smartphone senza dovermene preoccupare. A questa ci aggiungerei certamente la nota storta sul sensore di luminosità così suscettibile, che viene totalmente ignorato quando si lancia un’applicazione che fa uso del lettore impronte nelle ore serali, causando l’uscita forzata dalla bassa luminosità ed eliminazione della luce blu, per permetterti la corretta lettura della tua impronta.

Tanto per non farci mancare nulla, segnalo che in un paio di casi ho dovuto riavviare Mi 9 dopo essere stato in posti dove non c’era ricezione di segnale alcuna (dei veri e propri bunker!), perché una volta uscito da lì lo smartphone non è stato più in grado di ricercare la prima antenna disponibile, condizione dalla quale non sono uscito neanche mettendolo manualmente in modalità aereo e riportandolo allo stato normale.

Trovi la scheda tecnica completa di Mi 9 sul sito web ufficiale di Xiaomi, punta il browser all’indirizzo mi.com/it/mi9/specs. Per tutto il resto dovresti già saperlo: l’area commenti è a tua disposizione, usala per chiedermi tutto quello che vuoi sapere sul prodotto ?

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.

Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon. Preordinato quando annunciato e arrivato con un giorno di ritardo rispetto alla promessa fatta (consegna al Day-1), e ora eccoci qui!

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