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Il mio è chiaramente un eufemismo preso in prestito dalla cucina, argomento poco avvezzo al mio banco di prova tecnologico certo, ma rende bene l’idea se penso a quei piatti fantastici da vedere che si rivelano specchietti per le allodole facendoti cantare vittoria troppo presto. Quando ho voluto credere e investire nell’idea di Anker su Kickstarter l’ho fatto perché mi sono basato su promesse; essere utente di Kickstarter e investire il tuo denaro vuol dire rischiare, metterci del fiuto per le buone idee (o della sfiga mista speranza da uccidere per quelle non così buone), anche quelle un pelino più rischiose perché non di semplicissima realizzazione, come successo per l’eufyCam che oggi ho a disposizione e che sto usando.

eufyCam è quel progetto più bello da vedere che buono da mangiare

eufyCam

$3,139,558 raccolti, quasi 9000 persone ci hanno creduto e hanno investito del denaro nell’idea e nella sua realizzazione, eufyCam è certamente la promessa dal grandissimo potenziale ma che oggi si esprime più o meno quanto una Fiat 500 messa a confronto con una Ferrari. Sulla carta ha grandi capacità, nella pratica ha un software che la limita. Ho ricevuto il prodotto a me destinato poco prima delle feste natalizie, dopo mesi di attesa e una lista consegne che ha visto l’Europa all’ultimo posto per i recapiti Worldwide. Packaging molto interessante e completo, non molto compatto ma preserva ottimamente la HomeBase e la telecamera:

L’eufyCam HomeBase ha bisogno di un collegamento ethernet (no, niente WiFi) e una presa di corrente a sua disposizione, la terrai quasi sicuramente vicino al router come ho fatto io, la telecamera può invece prendere posto un po’ dove ti pare a patto che resti nel raggio d’azione del segnale wireless che viene propagato dalla HomeBase (non potrai quindi allontanarti moltissimo, in barba a quanto da te fatto con il router di casa ed eventuali rilanci studiati e ottimizzati); lei è magnetica e può quindi fare a meno di essere fissata a supporti che richiedono passaggi di trapano e tasselli (io ho usato una staffa sospesa del motore del climatizzatore di casa, tanto per dire), è una caratteristica estremamente comoda, lo ammetto.

La batteria dalle enormi promesse arriva già parzialmente carica, il consiglio di Anker è quello di caricarla totalmente prima dell’uso, io non l’ho fatto ma tieni conto che posso recuperare in qualsiasi momento.

Configurazione di eufyCam

Molto intuitiva e sufficientemente semplice, l’applicazione Eufy Security è già disponibile gratuitamente per Android e iOS, e ha ricevuto nel corso di questi giorni ulteriori aggiornamenti che hanno migliorato alcuni aspetti e colmato certe lacune fastidiose perché teoricamente pronte per il lancio o comunque per le consegne presso gli indirizzi specificati dai clienti KickStarter.

Eufy Security
Eufy Security
Developer: Anker
Price: Free
Eufy Security
Eufy Security
Developer: fanghao zhu
Price: Free

Creato l’account, sarà possibile aggiungere i dispositivi come la HomeBase, l’eufyCam e il sensore di apertura porta che ho ricevuto con la stessa spedizione, ho catturato qualche screenshot giusto per farti capire i passaggi eseguiti e la loro semplicità:

Tra gli scatti, noterai gli ultimi due specificatamente dedicati all’energia della camera, con un doppio profilo a disposizione per adattarsi meglio alle tue specifiche esigenze, di cui solo uno in grado di garantire (tutto da dimostrare) il famoso anno di carica senza necessità di ciclo, operazione che può essere effettuata in maniera rapida passando dalla porta USB posta sul retro di eufyCam HomeBase, diversamente sarà possibile ricaricare la batteria interna di eufyCam tramite un normale attacco a muro, come sei già solito fare con il tuo smartphone o tablet.

Inutile dire che il profilo meno energivoro limiterà in parte le funzionalità della registrazione (20 secondi al massimo per episodio manuale o automatico basato sul movimento) ma anche della visione in diretta dello streaming (ti verranno presentati dei messaggi a video che ti ricordano che stare lì a guardare non fa altro che consumare più energia). Nulla di così apocalittico, per carità, è solo che credo sia bene che tu lo sappia.

Spunti interessanti e possibili miglioramenti

Lo è certamente (uno spunto interessante, nda) la Smart detection per il riconoscimento dei volti familiari, funzione alla quale insegnare a riconoscere facce amiche in base alle quali non allarmarsi e lasciar passare come nulla fosse. È una funzione già disponibile al lancio, lavora abbastanza bene ma va un pelo in difficoltà nel momento in cui si indossa un berretto contro il freddo (e in inverno non è poi così tanto anomalo), quindi ampio spazio ai miglioramenti futuri.

eufyCam è quel progetto più bello da vedere che buono da mangiare 27

Interessante e certamente gradita è anche la questione relativa alla sopravvivenza del sistema in caso di blackout della corrente e della rete internet (per caso fortuito o per intervento di manomissione voluto): eufyCam ha –come già ripetuto allo sfinimento– la propria batteria integrata a lunga durata, ma quello che forse non sai è che anche la HomeBase ne possiede una, ed è in grado di alimentare la base con relativa registrazione su microSD (quella inclusa nel kit è da 16GB ma puoi sostituirla con un’altra card fino a 128GB) e allarme acustico per un paio di giorni.

Qualche difficoltà invece per ciò che riguarda altre promesse non mantenute, ampiamente discusse nella community su KickStarter o nelle mail che Anker fa susseguire verso le caselle di posta elettronica dei suoi backers, passaggi poi spesso raccolti sotto le FAQ (community.anker.com/t/eufycam-faq/64127) seppur non sempre aggiornate tempestivamente.

Una grande assenza è certamente quella relativa alla funzione di Geofence che rende parecchio scomoda da utilizzare la scheda “Mode” dell’applicazione, quella pensata per saltare da un profilo comportamentale all’altro, uno di quei casi in cui una programmazione dello stesso non è cosa percorribile, perché non è mai detto che ci siano orari assolutamente precisi per essere o non essere in casa. Se ne parla nel forum e a quanto pare toccherà aspettare una prossima versione dell’applicazione (e no, non c’è scritto nulla nelle FAQ nonostante ciò che dice Anker), vedi: community.anker.com/t/geofencing-in-the-eufy-security-app-where-is-this-option/64156.

A questa si aggiungono in maniera sparpagliata e comunque fastidiosa l’incapacità di interfacciarsi con IFTTT, Google Home e Alexa, l’applicazione per PC e altro ancora. Voci che fanno parte di una lista (una roadmap) che i clienti hanno ricevuto via mail qualche tempo fa, che ti ripropongo qui di seguito:

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Se RTSP è da poco arrivato (nei primi giorni del 2019) con ancora dei problemi a dialogare correttamente in reti DMZ (come la mia), per le altre funzioni occorrerà armarsi di pazienza (e di IFTTT neanche si parla più). Aggiungerei inoltre dei problemi di raggiungibilità dei sistemi eufy dall’esterno, evidentemente collegati a utilizzo di porte non immediatamente standard (com’è invece le 443 per HTTPS), cosa che segnalerò quanto prima al supporto.

Configurazione del sensore

Al pari della telecamera, il sensore è molto piccolo e facile da montare sulla porta di ingresso (ma non solo) di casa propria, la configurazione via applicazione richiederà giusto qualche minuto e non di più. Il sensore, così come eufyCam, si configura come ulteriore prodotto da tenere d’occhio tramite l’applicazione eufySecurity e può seguire i profili comportamentali del sistema intero che tiene d’occhio casa, inviando notifiche push agli smartphone e/o facendo attivare l’allarme quando viene rilevata l’apertura della porta / finestra.

eufyCam nel quotidiano

Si tratta di un prodotto certamente robusto e ben ingegnerizzato, con caratteristiche che lo mettono in un segmento di mercato dove giocano squadre già molto ben organizzate e con grande esperienza alle spalle, la sfida è interessante ma il prezzo non immediatamente accessibile (il mio kit è costato 219$), seppur in linea -per esempio- ad Arlo di Netgear (209€ per un kit base con singola camera, a oggi che sto scrivendo questo pezzo).

L’applicazione funziona abbastanza bene ma è solo in inglese (penso a una diffusione più capillare anche in territorio italiano), le funzioni sono ancora limitate e alcune promesse non sono state mantenute (ed è grave considerando i soldi raccolti dalla campagna), il prodotto fa parte di quegli acquisti che probabilmente non avrei fatto se avessi avuto la possibilità di provarlo prima su strada. L’allarme, che poi è una caratteristica fondamentale per un simile sistema, si fa certamente sentire ma non si tratta di quel frastuono che mette a disagio il vicino che verrà così a controllare (non fosse almeno per dirti di far smettere di suonare quell’oggetto), impressione che era invece stata molto positiva durante il test del sistema integrato di Somfy.

Il giudizio complessivo viene fuori quasi da sé:

C’è ancora troppo da mettere a posto, l’idea è quella che qualcosa verrà certamente fatta e portata avanti, ma non credo che questo gap verrà colmato per tutto ciò che la carta garantiva mesi fa. Spero vivamente di sbagliarmi, e nel frattempo continuerò a testare ogni novità e mettere a posto i malfunzionamenti per ciò che riguarda la rete e l’automazione del sistema (così da poterlo integrare in quello che già funziona a casa).

L’area commenti è a tua totale disposizione, sei il/la benvenuto/a per chiedere maggiori delucidazioni o dire la tua in merito, chissà se c’è qualche altro backer che leggerà questo articolo e vorrà partecipare :-)

9/1/19

Anker ha riassunto gli obiettivi raggiunti nel corso del 2018 (la prima delle due immagini di seguito), anticipando le prossime mosse che dovrebbe portare a termine nel corso di questo 2019:

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× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: sono stato uno dei "backer" su KickStarter che hanno partecipato al progetto everCam diventato poi eufyCam. Ho atteso qualche mese per permettere la conclusione della costruzione dispositivi e spedizione in tutto il mondo (l'Europa è arrivata per ultima).
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Un altoparlante intelligente in ogni camera di casa, in fondo è un po’ questo l’obiettivo di chi produce questo tipo di prodotti, a prescindere che si chiami Google, Amazon o Apple. La versione complottistica dell’osservazione prevede che chiunque ci spii e conosca le nostre abitudini e i nostri gusti per piazzare al meglio le pubblicità, ma questo è altro tipo di argomento, io vado alla ciccia e preferisco mettere alla prova questi prodotti per capire se possono tornare utili nella quotidianità, ecco quindi che oggi ti parlo di Google Home Mini, l’altoparlante intelligente compatto di Google.

L'assistente in casa: Google Home Mini

Google Home
Google Home
Developer: Google LLC
Price: Free
Google Home
Google Home
Developer: Google LLC
Price: Free

Google Home Mini

Approfittando di un’ottima offerta di Unieuro, ho deciso di acquistare un paio di Google Home Mini da installare in casa e tenere sotto la lente di ingrandimento, andando così a completare un quadro che stava prendendo forma già via assistente sugli smartphone Android di famiglia, condizione però un pelo più scomoda perché richiede comunque che tu debba andare a recuperare uno dei telefoni che hai lasciato da qualche parte in casa o in borsa. Installare Google Home Mini avrebbe permesso di tenere sempre viva una sentinella azionabile tramite voce e senza necessità di sblocco tramite impronta o PIN. Nella peggiore delle ipotesi, ricordo bene di averlo detto, rivenderò quanto acquistato perdendoci il meno possibile; non è successo.

Google Home Mini è caratterizzato dalle sue ridotte dimensioni e peso, è davvero molto compatto e necessita solo di un’alimentazione via cavo microUSB che è incluso nella confezione facendo tutt’uno con il caricabatterie da muro, con cavo gommato anti-intreccio e un paio di fermi removibili che aiutano a raccoglierlo al meglio, una soluzione elegante e che calza a pennello. All’interno della stessa scatola troverai anche un piccolo opuscolo che ti istruisce al primo avvio prodotto. Una volta acceso, Google Home Mini eseguirà un rapido boot che ti permetterà poi di intercettarlo tramite smartphone grazie al rilevamento di prossimità (un po’ come succede con Chromecast o qualsiasi altro accessorio Google). Prendi quindi il tuo smartphone Android e fai clic sulla voce di notifica che sarà nel frattempo comparsa per cominciare l’operazione di configurazione, questa utilizzerà il tuo account Google (ma va?) e ti consentirà in seguito di aggiungere altri utilizzatori così da rendere Google Home Mini un vero assistente vocale per la tua famiglia.

Ciò che contraddistingue invece in maniera più negativa questo piccolo giocattolo è la sua prestazione musicale sul campo. Google Home Mini è prima di tutto uno speaker attraverso il quale ascoltare musica, quel suo essere così compatto non porta a nulla di buono sul fronte dei bassi, fondamentali senza dovere di esagerazione (come in altri casi e produttori), ma quasi del tutto assenti se non si va a ritoccare un pelino l’equalizzazione tramite applicazione Home, cosa che comunque porta a un risultato accettabile più che brillante.

Fortunatamente ci si può mettere una pezza con l’intervento di una terza parte, uno speaker bluetooth che –seppur non nativamente compatibile con Google Home– potrai collegare al Google Home Mini scegliendo di utilizzarlo come fonte primaria per l’output audio in riproduzione. Questo non vuol dire che la voce dell’assistente uscirà dall’altoparlante scelto, bensì che l’audio riprodotto lo sarà su questa terza parte, lasciando al Google Home Mini il compito di farti da puro assistente vocale.

Questione di lingua

Una volta impostato il mio modello vocale (l’ho rifatto da zero, andando e eliminare quello già studiato e riconosciuto dal mio smartphone), ho avuto accesso a quanto già configurato in passato dentro casa, dalla lampadina smart di Yeelight alle valvole termostatiche di tado°, il tutto parlando con l’assistente in maniera del tutto naturale, senza formazione alcuna o libretto di istruzioni, facendo poi riferimento all’abbondante documentazione Google ufficiale quando ho voluto approfondire un attimo l’argomento e capire fino a dove potessi spingermi. Dall’ascolto (banale) della musica trasmessa dal mio account Spotify Premium (che così facendo può essere sfruttato da tutti, ma che ha anche qualche svantaggio che ti descriverò più avanti) al cambio di temperatura in una determinata stanza, passando per l’invio di un messaggio Telegram o l’annuncio vocale trasmesso in un solo colpo a ogni altoparlante di casa come se si utilizzare un interfono.

IFTTT

In linea di massima non ci sono limiti anche grazie all’integrazione con IFTTT e la possibilità quindi di insegnare nuove frasi al proprio Google Home Mini (e perciò anche all’assistente vocale richiamabile sullo smartphone). Sfruttando questa potenzialità ho creato pubblicato tre semplicissime applet che ti consentono –giusto per fare un esempio– di parlare con l’assistente Google interagendo con il bulbo intelligente di Yeelight:

Vantaggi e svantaggi della condivisione

Un paragrafo che si scrive da solo e che non credo serva approfondire più di tanto. I Google Home Mini installati in casa si appoggiano al mio account (come già specificato qualche riga più sopra). Ciò vuol dire che se in questo momento Ilaria decide di ascoltare della musica su Spotify, lo farà utilizzando il mio account Premium, senza che io possa usarlo su un’altra postazione. In soldoni: o tutti ascoltiamo la stessa cosa, oppure qualcuno in casa deve ascoltare dell’altro proveniente da diversa sorgente.

Lo stesso scenario si prospetta per Netflix, ma in quello specifico caso ci pensa l’abbonamento da due sessioni contemporaneamente a mettere a disposizione contenuti differenti in altrettante stanze e relative Chromecast.

Nulla di tutto questo accade invece con le radio, le quali passano per TuneIn senza necessità alcuna di registrare un account sul noto sito web. Ciascuno può chiedere al Google Home Mini più vicino di fargli ascoltare lo streaming che preferisce, c’è quindi chi ascolta Radio 105, chi Deejay, e via così.

Non ho invece avuto modo di testare e verificare gli altri account collegabili come Deezer o YouTube Music, che probabilmente dovranno sottostare alle stesse regole di Spotify (o magari no, se tu che mi stai leggendo lì fuori sei in grado di illuminarmi, fallo pure, l’area commenti è a tua totale disposizione!).

Cos’altro può fare?

Ho collegato al mio “Home” un bulbo Yeelight (come già detto), le valvole termostatiche intelligenti di tado° (detto anche questo), la Chromecast di terza generazione (che ha da poco sostituito la gloriosa e ancora perfettamente funzionante seconda generazione, spero di parlartene quanto prima) e infine un paio di prese intelligenti che sfruttano il WiFi e Google Assistant per essere completamente pilotabili. Ho da poco acquistato un interruttore Sonoff che però devo ancora decidere bene come sfruttare (l’idea iniziale è sfumata, devo quindi trovare un’alternativa).

In generale il mondo dell’assistenza Google è già grande e in continua espansione, trovi un nutrito catalogo di compatibilità, prodotti e comandi disponibili sul sito ufficiale di riferimento: assistant.google.com/explore?hl=it_it, e se non dovesse bastarti puoi anche dare un’occhiata a YouTube e alle sue decine di video amatoriali (e non) dedicati a chi ha sperimentato integrazioni di ogni tipo con Google Home (Mini e non).

In generale, posto un primo periodo di conoscenza reciproca, troverai l’utilizzo della tua voce una cosa estremamente naturale e logica per controllare ciò che di domotico hai installato o installerai all’interno di casa tua, lo darai per scontato e inizierai a non apprezzare particolarmente l’uso delle mani per interagire con quanto ti circonda, è un “brutto vizio” al quale farai presto l’abitudine, non fosse per la comodità di accendere una luce al rientro a casa con le buste della spesa o la carrozzina del pargolo, o magari il mettere in pausa, avanzare o indietreggiare rapidamente in un video che stai guardando sul televisore di casa, senza mai toccare il telecomando. Altro utilizzo molto comune (per gli sbadati, giusto Valentina e Luca?) è quello di rintracciare lo smartphone facendolo squillare a volume massimo, ovunque si trovi disperso in borsa o chissà dove.

Qualche esempio pratico?

  • Ehi Google, dove ho messo il mio telefono? Questo è esattamente ciò di cui ti ho parlato nelle due righe precedenti. Google Home, se confermerai l’operazione, farà squillare a volume massimo il tuo smartphone, anche se questo è stato precedentemente messo in modalità silenzioso. Comodo, sul serio.
  • Ehi Google, trasmetti a tutti. Ammesso tu abbia uno o più Google Home Mini (e non) in casa, questo comando ti permetterà di specificare un messaggio che verrà riprodotto su tutti gli speaker contemporaneamente, anche a distanza (lo puoi fare dallo smartphone mentre sei fuori casa, nessun problema!), funzione assai comoda se vuoi effettivamente avvisare qualcuno del tuo arrivo, ma non solo.
  • Ehi Google, parla con Esselunga. Ora, che tu sia milanese trapiantato o D.O.C., Esselunga è un’autorità che non può non trovare spazio nella tua quotidianità. Una volta collegato il tuo account con l’assistente Google potrai aggiungere prodotti alla lista della spesa, operazione che puoi comunque effettuare anche senza passare da Esselunga semplicemente dicendo un “Ehi Google, aggiungi il latte alla lista della spesa“, facendolo poi finire su shoppinglist.google.com, spazio che puoi condividere con la tua famiglia così come sei abituato a fare con un appuntamento di calendario :-)

In conclusione

Non credere che sia finita qui, c’è molto altro da dire riguardo l’assistente Google e più in generale Google Home Mini e il suo fratello maggiore o la versione più ristretta integrata nello smartphone, è che dopo aver raggiunto le 1400 parole forse è il caso di tagliare corto e rimandare alla prossima puntata un approfondimento sulle routine e non solo. Google Home Mini è un prodotto ben bilanciato con un costo non esattamente corretto, diventa un best-buy nel momento in cui Google o un rivenditore di terza parte decide di scontarlo.

Contando che lo si acquista anche per la musica oltre che per la pura assistenza vocale, direi che la mancanza di bassi di cui ti ho parlato nel bel mezzo dell’articolo gioca uno scherzo neanche tanto bello, ma puoi far fronte a questa mancanza collegando in bluetooth un differente speaker con migliori caratteristiche, e qui nel blog te ne ho proposti molti in passato. C’è solo da capire, nel tuo specifico caso, quanto questo influisca nella tua valutazione finale d’acquisto. Nel mio caso è certamente un “contro” importante, ma non a tal punto da farmi desistere dall’acquistare gli altri Google Home Mini mancanti all’appello (che portano così il servizio nelle altre stanze di casa).

Occhio alle offerte

Se l’articolo ti ha convinto a provare uno degli accessori Google (che si tratti di Google Home Mini o qualsiasi altro) sappi che big G. ha già in programma l’abbassamento prezzi in occasione del Black Friday, questo è uno screenshot catturato oggi dal sito web ufficiale, porta quindi pazienza e approfittane già dal prossimo 22 novembre. Per accessori o altro ancora riguardante questo mondo, puoi tenere d’occhio Amazon e seguire i consigli che ti ho dato nell’articolo riguardante il prossimo Black Friday!

L'assistente in casa: Google Home Mini 10

Ora tocca a te: se hai dubbi o commenti riguardanti l’articolo, Google Assistant o Google Home Mini, usa l’area a tua totale disposizione in fondo all’articolo, NON necessita di registrazione!

Buon inizio settimana :-)

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Conosco e sfrutto da moltissimi anni ormai le soluzioni di Cloud Storage più famose al mondo, per scopi personali (Dropbox Plus da 1 TB circa e Box free con 50 GB di spazio lifetime) e anche lavorativi (Dropbox for Business, spazio illimitato), ognuna di queste con i propri punti di forza e debolezza, con un occhio di riguardo alla tecnologia, alle novità e alla sicurezza dei dati (chi più, chi meno), e poi arriva lui, pCloud, un terzo player che sembra farsi spazio tra i grandi e che nell’ultimo anno ha anche guadagnato una menzione d’onore tra i migliori servizi di Cloud Storage al mondo. Ma di che si tratta esattamente?

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box

pCloud

Si tratta dell’ennesimo spazio disco sul PC di qualcun altro, che poi è il concetto alla base del Cloud Storage. Ora, tolto di mezzo il tipico modo di dire che tutti noi ormai conosciamo (e che alla lunga stufa, davvero), posso affermare che pCloud è una soluzione pensata per aggiungere spazio a quelle macchine che non ne hanno più, andando a offrire soluzioni e tagli / abbonamenti a prezzi molto ragionevoli (soprattutto se comparati a quelli di Drobox che sono solito pagare ogni anno), condendo il tutto con ulteriori proposte che possono far la differenza sul piatto della bilancia, ma andiamo con ordine.

Da cosa si parte?

Dalla base che ormai è giusto dare per scontato: un sito web, un client PC disponibile per ogni sistema operativo (e anche un paio di plugin per browser e software di terze parti), applicazioni per Android (qui l’APK diretto) e iOS. Manca all’appello un WebDav funzionante (almeno nel mio caso, con autenticazione a due fattori attiva) e un’integrazione con QNap e Synology, e questo è davvero un peccato.

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 1

C’è la creazione dei collegamenti pubblici ai file, c’è la cartella Public (da qualche tempo abbandonata da Dropbox) con la possibilità di ospitare siti web HTML semplici, c’è una visualizzazione apposita per le tracce audio che si caricano nel proprio spazio (come fosse una sorta di libreria / player meglio organizzato rispetto a una cartella semplice). Manca (assurdo ma vero) il Drag and Drop tra file e cartelle nell’interfaccia web, sostituito da una selezione multipla che poi lascia il passo alle voci di menu specifico che si caricheranno (tra cui quella relativa allo spostamento di ciò che è stato selezionato, appunto).

C’è la funzione di “Rewind“, per il recupero delle versioni precedenti dei tuoi file ma non solo:

pCloud Rewind ti permette di ripristinare tutto il contenuto del tuo account a una precedente versione fino a 180 giorni. Puoi navigare liberamente attraverso tutti i tuoi file non criptati, ripristinarli o scaricarli.
Se decidi di ripristinare i tuoi file, saranno copianti nella cartella Rewind nella principale directory della struttura delle cartelle. Per esempio, se ripristini 5 file da 01/02/2017 alle 1 e 30 p.m, troverai una sottocartelle nella cartella “Rewind” nominata “5 file ripristinati dal 1 Febbraio 2017 13:30”. Puoi quindi spostare i i file dove desideri nel tuo account.

vedi: pcloud.com/it/help/general-help-center/what-is-pcloud-rewind

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 2

Tale funzione è però limitata a 15 giorni di profondità se si utilizza un account gratuito, su Dropbox ti ricordo che è pari a quella offerta a un account Plus (non Pro, quella è già più alta), quindi 30 giorni.

Offre da subito, e in più rispetto ad altri competitor, il montaggio di un drive che ufficialmente non risiede (e quindi non occupa spazio) sul tuo PC e simula così la funzione Smart Sync di Dropbox, disponibile -quest’ultima- solo per i clienti Pro e Business (uno dei grandissimi punti a sfavore del gigante californiano). Oltre questa funzione di “Smart Sync” nativa, offre la possibilità di aggiungere la tecnologia pCloud Crypto che permette di criptare e decriptare automaticamente ogni file caricato in una specifica cartella del proprio account (crittografia lato client, nda), con un costo aggiuntivo ma con il vantaggio del non dover conoscere assolutamente nulla in merito all’argomento, una soluzione chiavi in mano.

Risponde all’appello, come per Dropbox e non solo, la creazione di un collegamento di upload file (dal mondo internet verso di te, scegliendo una specifica cartella del tuo account pCloud) che potrai pilotare impostando una data di scadenza e un limite di caricamento:

Lo stesso dicasi per la condivisione verso internet, che propone qualche opzione in più anche all’account gratuito (cosa che invece non è possibile fruire sul suo maggiore competitor, neanche con un account Plus!):

Pensando a una possibile migrazione dati da altro Cloud Storage, pCloud permette di connettersi agli account dei servizi che hai già sottoscritto, facilitando così il passaggio da uno all’altro, evitando l’uso di uno strumento di terza parte o un tuo lavoro più manuale e certamente seccante. Questo è certamente un gesto gradito. A questa particolare schermata si aggiungono anche Facebook e Instagram, facendo così diventare pCloud il tuo spazio di backup ufficiale per la “vita Social” costruita sui prodotti di Zuckerberg.

Quel ragionamento “al contrario”

È forse ciò che più mi piace di pCloud, quel ragionare al contrario in merito al caricamento dei file sul Cloud, senza necessariamente tenerne una copia sulla propria macchina. È stata un po’ l’idea vincente di Dropbox e del suo Smart Sync, anche se a oggi questa caratteristica funziona non senza qualche difficoltà (non ne ho mai parlato pubblicamente, ma qualche tempo fa in azienda abbiamo individuato un bug e lo abbiamo fatto correggere, eppure questo oggi esiste ancora e lo si può far attivare in maniera differente, cosa già discussa con Dropbox privatamente e in fase di correzione, nuovamente). pCloud ti fa da disco fisso finto, come fosse una mappatura di rete diretta, come un Virtual Drive al pari di VeraCrypt & Co., funziona, è di immediato utilizzo eppure quei file non risiedono sul tuo PC, è facile da capire e da fartelo entrare nell’ottica della quotidianità, la cache che pCloud crea sul tuo PC serve un po’ a fare da tampone a eventuali problemi di lentezza di scaricamento dati dalla loro rete (cosa che io in tutto il periodo di test non ho notato, nda).

Potrai sempre decidere in un secondo momento di creare un collegamento che scatenerà invece la copia costante della cartella all’interno del tuo PC, una cartella sorgente e una di destinazione che vivranno in simbiosi e che -per forza- saranno soggette al medesimo destino scelto dall’utilizzatore. Se si cancella un file nella cartella sorgente, questo sparisce anche dalla destinazione, e viceversa, come fosse una copia speculare (a quel punto potrai effettuare un recupero tramite la funzione di Rewind di pCloud).

In conclusione

Un prodotto che ha chiaramente dei vantaggi e qualche svantaggio forse dovuto alla sua gioventù, forse a un’altra visione del mondo degli utilizzatori di Cloud Storage rispetto ad altri giocatori della stessa scacchiera. pCloud è certamente un’alternativa da tenere in conto quando di sceglie un possibile sbocco e posto dove conservare copie dei propri file. L’account gratuito (se correttamente sbloccato) offre 10 GB di spazio per cominciare, oltre i quali sarà necessario valutare l’upgrade verso le offerte a pagamento. Nota di merito per la Lifetime che permette un pagamento one-shot di una quota certamente importante, ma che non toccherà rinnovare negli anni.

La mancata comunicazione -a oggi- con il mio NAS ne costituisce grave pecca per la quale dubito molto fortemente di abbandonare Dropbox, ma è chiaro che il prezzo pagato per quest’ultimo è ormai fuori mercato quando i competitor iniziano a giocare duro sullo stesso terreno, senza considerare che l’arrivo ormai annunciato delle soluzioni One di Google potrebbero rimescolare ancora una volta le carte e dare linfa nuova alla sfida. Io per il momento rimango sul mio account gratuito, con il quale continuerò a sperimentare e tenere d’occhio la crescita del pargolo svizzero. Per me si va con una votazione di 3.5 punti su un massimo di 5, il margine di miglioramento c’è sicuramente ed è abbastanza largo.


C’è un extra ulteriore in conclusione di questo mio articolo, che va a porsi subito sullo stesso piano di un competitor ben più conosciuto e importante, WeTransfer, nel caso di pCloud questo si chiama semplicemente Transfer, e permette di inviare file (anche di grandi dimensioni, fino a 5 GB) senza necessità di registrazione e con possibilità di proteggere i file con una password, lo trovi all’indirizzo transfer.pcloud.com (ci sono capitato per caso e certamente lo userò prossimamente).

Tu hai già utilizzato pCloud o è la prima volta che ne senti parlare? Pensi di registrarti gratuitamente al servizio? Fammelo sapere tramite l’area commenti sotto questo articolo e parliamo insieme di questo diverso competitor in una terra già “proprietà” di alcuni mostri sacri difficilmente attaccabili.

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Prodotto: ho provato pCloud di mia sponte, sto usando un account gratuito. L'articolo non è in alcun modo sponsorizzato.
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Acquisto fatto ormai mesi fa, articolo di quelli costruiti nel corso del tempo e che solo ora può prendere davvero forma e iniziare a macinare risultati. L’argomento riscaldamento intelligente richiamava la mia attenzione da un paio di anni circa, ma lo avevo rimandato a “data da destinarsi”, in attesa di fare chiarezza e capire in che direzione andare, a che “partner” rivolgermi. Io e Ilaria viviamo in condominio, il riscaldamento è centralizzato, questo non ci permette di avere un termostato collegato a caldaia personale, ci dobbiamo arrangiare agendo sui singoli termosifoni e relative valvole, farlo singolarmente è sempre stato seccante, senza ombra di dubbio. tado°, e in particolare le sue teste termostatiche intelligenti, è sembra essere stata la risposta al nostro quesito.

Il riscaldamento intelligente di tado°

Ho fatto le mie ricerche, valutazioni, ho coinvolto amici e più semplici conoscenti per capire le loro impressioni, pro e contro di soluzioni che si trovano sul mercato a prezzo più o meno altalenante ma che comunque occupano una determinata fascia medio-alta di listino, vendor blasonati e altri meno, opzioni alternative che arrivano dalla Cina con furore. Approdare su tado° ha costituito l’uscita da uno scontro finale con Netatmo. Ciò non vuol dire che sia arrivato a scalare la piramide fino ai due contendenti “assoluti“, ma che per le specifiche esigenze del sottoscritto avevo posto per queste due opzioni.

tado°: Teste Termostatiche Intelligenti

Starter Kit, applicazione e montaggio

Ho acquistato lo Starter Kit (l’internet bridge per la comunicazione tra rete di casa e server di tado° e due teste termostatiche intelligenti) approfittando di una buona offerta su Amazon. Packaging essenziale (pratico, elegante e con possibilità di conservare le precedenti valvole termostatiche che andrai chiaramente a sostituire) e montaggio assolutamente a prova di impedito (mi ero fatto un film su chissà quale grande difficoltà), il tutto comodamente spiegato anche tramite immagini e testo proposti dall’applicazione ufficiale del vendor, scaricabile sia per iOS che Android, così come dal sito web di tado° vistato via PC (soluzione che io ho preferito).

tado°
tado°
Developer: tado°
Price: Free+
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Developer: tado
Price: Free+

Registrato il mio account sul sito web del produttore ho semplicemente seguito le istruzioni a video, montato l’Internet Bridge (associandolo al mio account) e quindi la prima delle due teste termostatiche intelligenti, che occorrerà inserire in pairing con il bridge, attendendo poi che questa si calibri in maniera del tutto automatica. L’operazione potrà essere ripetuta con qualsiasi altra testa termostatica o ulteriore accessorio da includere all’interno della famiglia tado°. Noterai che i cavi di alimentazione e rete inclusi nella scatola dell’Internet Bridge sono assolutamente perfetti per essere utilizzati con il modem di casa tua, il quale però dovrà avere una porta USB libera (che verrà usata per alimentare il bridge); in alternativa dovrai attaccare al prodotto un cavo microUSB più lungo, che finisca in un caricabatterie da muro (stile quello del tuo smartphone).

Configurazione

A questo punto il più del lavoro è fatto. Le teste termostatiche collegate al bridge cominceranno a comunicare con il tuo account sul Cloud tado°, e tu potrai iniziare a configurare la temperatura da tenere in ogni ambiente coperto dal servizio, magari affidandoti ai consigli del produttore per muovere i primi passi al meglio. Potrai inoltre accedere alla schedulazione della giornata (giorni / fasce orarie / temperature), alla localizzazione dei tuoi dispositivi (smartphone, ma non solo) e conseguente variazione di temperatura da mantenere in casa, l’avvio anticipato (un pre-riscaldamento) e altro ancora.

L’esperienza con questo tipo di prodotto va certamente costruendosi nel corso del tempo, dalle condizioni climatiche fuori da casa tua alla soggettiva sensazione di caldo o freddo (motivo di discussione in qualsiasi ambiente, dal lavorativo al privato). Pensare oggi di configurare al “primo colpo” un profilo ideale spalmato sull’intera settimana è un pelo pretenzioso, è giusto che ci si bilanci nel tempo ottenendo la condizione ideale da quasi ogni membro del nucleo familiare.

Apri ora l’applicazione (o il sito web, è sviluppato in maniera tale da riproporti l’esperienza mobile) e accedi alle sue funzioni di Programmazione intelligente (Home / Away) con selezione dello scherma giorni (Lun-Dom, Lun-Ven / Sab / Dom, Lun/Mar/Mer/Gio/Ven/Sab/Dom), Avvio anticipato e reportistica contenente le temperature misurate nell’arco della giornata, l’umidità, temperatura esterna (condizioni meteo costantemente aggiornate) e rilevamento del riscaldamento naturale dovuto al sole. Puoi tenere sotto controllo ogni dettaglio, in qualsiasi momento, il sistema ti aiuterà a tirare le somme a fine mese con un rapporto di risparmio energetico basato sulle temperature da te impostate e da quelle raggiunte durante la tua assenza (momento in cui le teste termostatiche tado° interrompono l’erogazione fino al raggiungimento di un tetto minimo da te impostato precedentemente).

Il riscaldamento intelligente di tado° 1

Controllo vocale e automatizzato

Works with the Google Assistant

L’integrazione con IFTTT e Google Assistant (ma anche Alexa di Amazon) è cosa nota e disponibile già da tempo, le possibili integrazioni sono differenti, così come i comandi vocali a tua disposizione. Puoi certamente conoscere la temperatura rilevata in un ambiente servito da una testa termostatica intelligente (ehi Google, che temperatura c’è in sala?), puoi anche aumentarne la temperatura o scegliere di spegnere completamente il riscaldamento (support.tado.com/hc/it/articles/115005867823-Quali-comandi-e-lingue-sono-disponibili-su-Google-Home-). La sezione più in generale dedicata a Google Assistant (e relative funzioni disponibili) la trovi all’indirizzo support.tado.com/hc/it/sections/115001614203, e non si limita al riscaldamento.

IFTTT

Alla stessa maniera puoi pensare di interagire con il sistema e IFTTT che forse già userai e conoscerai (e che di certo ho già citato in altri miei articoli in passato), attraverso il quale puoi puntare all’uso di combinazioni che riguardano i sistemi tado° e le funzioni che già usi tramite applicazione o sito web del vendor. Facciamo un esempio pratico. Ho creato tre applet che mi permettono di essere avvisato in caso di attivazione della modalità Home, disattivazione della stessa e aumento della temperatura basato su un mio comando vocale impartito tramite assistente Google:

Il riscaldamento intelligente di tado° 18

La modalità Home attivata o disattivata in automatico dalla localizzazione dello smartphone di un membro della famiglia è un ottimo metodo (abbastanza spartano e immediato) per sapere se c’è qualcuno di fidato in casa o se tutti si trovano fuori dal raggio d’azione (che puoi impostare tu in qualsiasi momento). In tal caso ho pensato di farmi inviare un messaggio privato su Telegram, direttamente dal bot di IFTTT. In aggiunta a queste due applet, ne ho creata una terza per far aumentare la temperatura (da raggiungere) negli ambienti serviti, portandola quanto prima a 25° (ehi Google, fa freddo!). Ho trasportato tutte e 3 le applet in ambiente Platform così da poterle rendere pubbliche, le puoi trovare a questi indirizzi:

Se noti delle anomalie, mancanze o volessi segnalarmi delle papabili modifiche, lascia un commento nell’area sotto all’articolo, sarà mia premura rimettere le mani nel cofano e cercare di rendere possibili le tue richieste (limitatamente ai comandi che si possono gestire tramite IFTTT, chiaramente) :-)

13/12/18

Ciao! Ho comprato gli ulteriori due dispositivi che mi servivano per controllare i termosifoni di camera singola e bagno (rimasti fuori dallo Starter Kit). Tutto già configurato nell’applicazione di tado° ma non in Google Home; se anche tu stai chiedendoti come farli comparire per magia tra i dispositivi disponibili, la risposta è più semplice del previsto: “Ehi Google, sincronizza i miei dispositivi“. Certe volte ti rendi conto di quanto stupido ma efficace possa essere un comando in linguaggio naturale (via: reddit.com/r/winkhub/comments/796z1h/refreshing_wink_devices_in_google_home_without). Un paio di minuti ed ecco risolto il mio problema :-)

In conclusione

Un sistema che per il momento convince e rispetta le mie aspettative, con un costo non troppo contenuto ma neanche impossibile da affrontare. La facilità del montaggio dei dispositivi hardware e la validità del software e delle sue possibili integrazioni costituisce certamente buona parte di un voto indubbiamente positivo, che non raggiunge la sua totale perfezione per quel prezzo che potrebbe essere un pelo inferiore a quanto attualmente richiesto, eppure sono certo che approfitterò di una prossima offerta per acquistare altre due teste termostatiche e completare così il controllo degli ambienti di casa.


Già anticipato ma lo ribadisco: l’area commenti è lì per te, lascia un commento se anche tu hai provato questa soluzione (o una sua alternativa) e vuoi parlarne analizzando punti forti e deboli. Commenta se hai bisogno di ulteriori informazioni in merito al sistema intelligente di tado° o se hai dubbi in merito all’articolo :-)

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: comprato di tasca mia, volevo poter controllare i termosifoni di casa, regolarli in base alla stanza e poterli pilotare da remoto. tado° è stata la mia scelta (dopo più valutazioni effettuate).
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Xiaomi Mi Band 3

Gioxx  —  01/10/2018 — Leave a comment

Raccogliere l’eredità pesante del predecessore non è mai cosa semplice, capiamoci: per me Mi Band 2 è stato il prodotto che ha cambiato il personale punto di vista sui dispositivi indossabili di fascia bassa, quelli che portano a casa il risultato, la sostanza, senza metterci di mezzo la leggenda popolare che narra: “il buon prodotto deve costare per forza caro“. Mi Band 3 è quindi un approdo dovuto ma mai certo, che deve poter dimostrare di saper fare di meglio rispetto a prima, convincere chi si è affezionato e non vuole staccarsi da Mi Band 2 o l’alternativa più elegante costituita da Amazfit.

Xiaomi Mi Band 3

Xiaomi Mi Band 3

È la forma dell’evoluzione quella che vedi: un monitor più grande e più tondo, caratteri più grandi e più chiari, maggiori informazioni mostrate, cinturino indubbiamente migliorato rispetto al passato seppur non cambi la forma mentis e la realizzazione tecnica di base, una culla di ricarica di poco modificata, la vecchia ancora utilizzabile (ma che va per forza di cose sotto sforzo), costringendoti a comprarne un’altra di scorta se sei solito averne almeno un paio in giro. Mi Band 3 non cambia il prezzo sul mercato ma arriva ufficialmente in Italia, tra store fisici e virtuali, in attesa di poter mettere le mani sulla sua variante completa di chip NFC.

Pilastri fondamentali di una generazione solida, Mi Band 3 continua a pesare circa una ventina di grammi (praticamente inesistente) e nonostante la grandezza del sensore sia cresciuta, continua a non dare fastidio alcuno sul polso, merito anche del cinturino e del nuovo sistema di blocco, il salto in avanti c’è ma non si vede, e non è necessariamente un male, il passaggio al nuovo prodotto è del tutto trasparente. Risponde all’appello anche la batteria da 110mAh, durata dichiarata da laboratorio 20 giorni circa (un pelo più capiente per supportare il nuovo hardware, nda); nonostante io ci sia abituato con Mi Band 2, Mi Band 3 non supera la prova alla prima ricarica completa, arrivando a un 9% residuo dopo soli 14 giorni di utilizzo, ma è certamente un risultato figlio della novità e della voglia di mettere alla prova il bracciale, sono certo che andrà meglio con il prossimo ciclo (sto aspettando che si scarichi completamente per provare a fare una carica completa partendo dallo zero):

Xiaomi Mi Band 3 1

Cambia invece la resistenza all’acqua, che migliora e arriva a sopportare 50mt di profondità (contro la resistenza agli spruzzi IP67 di prima, che concedeva comunque l’ingresso in piscina senza troppi problemi, bastava non andarci giù pesante con le profondità), un dettaglio affatto trascurabile è inoltre la scelta di non tagliare il pulsante per attivare il monitor (quello del Mi Band 2 era separato rispetto al resto del display), bensì ricavarlo dal pezzo unico che copre il display (è sagomato e spancia verso il basso), permettendo finalmente di controllare orario e ulteriori informazioni anche quando si sta in piscina, senza necessità di aspettare che quel paio di gocce d’acqua infilatesi nel pulsante del Mi Band 2 smettessero di mettere i bastoni tra le ruote.

Un monitor più grande e tante informazioni in più

Che poi è questo il reale cambiamento rispetto al passato. Mi Band 2 permetteva di ottenere notifiche con pochissime informazioni annesse, ho dovuto / voluto modificare quel comportamento appoggiandomi a un’applicazione di terza parte che ne aumentava (e parecchio) le capacità (te ne parlo tra un po’), cosa che su Mi Band 3 non è praticamente più necessaria (ma io il test l’ho rifatto, trovando una giusta via di mezzo che ho preferito mantenere).

Il monitor permette di contenere 24 caratteri all’interno della schermata, propone non solo la sorgente di notifica, ma anche il contenuto del testo (parlo di messaggi WhatsApp o Telegram, giusto per fare un paio di esempi), ti consente di scorrere tra più schermate per arrivare a leggere fino in fondo, è comodo, fuori da ogni dubbio, potrai addirittura andare a recuperare le notifiche “perse” (quelle che non hai fatto in tempo a leggere quando ti sono arrivate in diretta) semplicemente facendo swipe verso il basso un paio di volte (fino alla schermata dedicata alle notifiche) e spostandoti verso destra, perché Mi Band 3 è full touchscreen, curiosa tra i menu, troverai diverse novità (previsioni meteo, possibilità di mettere in modalità Non disturbare il bracciale, cercare il tuo smartphone facendolo vibrare, ecc.).

È sempre il pulsante centrale ricavato sul monitor a poterti riportare indietro rapidamente (un po’ come succede da sempre con il pulsante Home di Android, quello centrale, se sai di cosa sto parlando), così come la capacità di cancellare tutte le notifiche o confermare operazioni che necessitano di un tuo assenso esplicito (rifiuto di una telefonata, avvio del cronometro o misurazione precisa del battito del cuore, per farti qualche esempio). A proposito di battito: puoi ancora una volta tenerlo disattivato completamente, tracciarlo ogni tanto (magari impostandolo per funzionare puntualmente solo durante la fase di sonno, come ho scelto di fare io) o costante nell’arco delle 24 ore, tutti comportamenti che influenzano chiaramente i consumi batteria del prodotto, sta a te valutare qual è la strada da intraprendere e quanto sei disposto a ricaricare Mi Band 3 nel corso del mese (una volta ogni 10, 15 o 20 giorni circa).

Dato che però non di soli giudizi positivi si può comporre un articolo (o almeno, non così semplicemente), tocca arrendersi ancora una volta davanti al peggiore tallone d’Achille di Mi Band, a prescindere dalla sua versione (3 compresa): non riuscirai a leggere nulla sul monitor sotto la luce diretta del sole. Questo è un difetto che ci si trascina dalla precedente generazione, e che continua a caratterizzare –male– un prodotto che diversamente sarebbe quasi del tutto inattaccabile nel suo rapporto tra qualità e prezzo, dove comunque vince a mani basse rispetto a tanti altri competitor diretti.

Mi Fit

Nulla cambia (o quasi) quando si parla dell’applicazione per tracciare risultati e pilotare Mi Band 3: Mi Fit, un costante miglioramento in usabilità e ricchezza di contenuti che ti permetterà di configurare ogni dettaglio del tuo nuovo amico di polso, del quale ti avevo già parlato nella recensione dedicata al Mi Band 2.

Ciò che troverai oggi, dedicato a Mi Band 3, è la voce relativa alla Modalità notte (che abbassa automaticamente la luminosità della band in base agli orari di tramonto e alba, o pianificabile in base a tue specifiche esigenze), l’ordine delle voci da visualizzare su Mi Band 3 (che puoi finalmente ritoccare), le impostazioni del Meteo (che puoi modificare manualmente, impostandole su una diversa città rispetto a quella rilevata dal tuo GPS), ma non solo.

Xiaomi Mi Band 3 15

La modifica: Tools & Mi Band

Tools & Mi Band
Tools & Mi Band
Price: 3,39 €

Acquistato circa 3 mesi dopo aver torturato Mi Band 2 e aver già apprezzato l’ottima base di partenza, ho configurato ad-hoc Tools & Mi Band per rispondere alle mie esigenze e necessità di avere maggiori informazioni rispetto a quelle mostrate dal bracciale Xiaomi di precedente generazione, rimanendo più che soddisfatto del risultato. Tools & Mi Band è volutamente rimasto disattivo per i primi 10 giorni di test del nuovo Mi Band 3, per poi essere tirato nuovamente fuori dal cilindro, puntato al nuovo MAC Address e riconfigurato per incontrare e abbracciare le novità costituite dal nuovo display più capiente, che ora mi permette di leggere agilmente il contenuto del testo di un messaggio, di una mail, di un appuntamento di calendario.

Xiaomi Mi Band 3 18

Ho disattivato le notifiche native di Mi Fit, lasciando solo le notifiche di chiamata (e relativo chiamante) e le sveglie attive e insostituibili, passando alla configurazione pilotata dall’applicazione terza parte, la quale trasmette al mio bracciale gli appuntamenti della mia agenda, i messaggi SMS e le chat di WhatsApp e Telegram, il tutto condito di personalizzazione per vibrazione, ripetizioni, disabilitazione delle stesse a schermo acceso (cosa oggi possibile anche attraverso l’applicazione nativa Mi Fit, per la cronaca), icona personalizzata e corretta (rispetto a quella proposta da Mi Fit, con il suo generico “App”):

Questo mi permette di risparmiare alcuni caratteri che l’applicazione nativa inserisce, concedendomi inoltre un pieno controllo delle informazioni che trasmetto a bracciale, seguendo le mie esigenze anziché quelle generiche dettate dal comunque ottimo lavoro della società cinese. Ti condividerei più che volentieri il file di configurazione usato per Mi Band 3, ma non sapendo se all’interno del file d’esportazione vengano immessi dati personali o di licenza (è tutto criptato aprendolo con un normale editor di testo), passo e mi scuso per la “non completezza del gesto“.

In conclusione

Un salto generazionale certamente importante per ciò che riguarda il monitor, un pelo meno per tutto il resto dei dettagli. Si continua in ogni caso a portare freschezza e calma ragionata in un mercato dove altri tentennano o tentano di gridare alla terra promessa con funzionalità spesso superflue o che calcolano male dettagli fondamentali come possono essere passi semplici e attività fisiche da palestra o aria aperta. Xiaomi immette quindi sul mercato una novità con il sapore del vecchio, quello a cui personalmente sono affezionato e che speravo di non dover abbandonare del tutto. Non stupisce, conferma, e spesso, per ciò che mi riguarda, credo possa essere un risultato soddisfacente e più che sufficiente.

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione, l’area commenti è ora pronta ad accoglierti :-)

 

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Xiaomi, tornerà all'ovile al termine del test.
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