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Tutto parte da un computer. È piccolo, consuma poco, è affidabile in linea con la capacità di poter rimanere acceso ininterrottamente e perdersi per strada quasi sempre non per colpa sua, quanto per la fragilità che può avere una tradizionale scheda microSD sulla lunga distanza. Si chiama Raspberry Pi (raspberrypi.org) e se non hai mai sentito prima questo nome, vuol dire che tutto sommato dell’argomento tecnologia e informatica forse non sei realmente appassionato (e qui qualche fischio in fondo alla sala lo sento arrivare eccome).

Raspberry Pi: la base di partenza

RPi3

Eppure secondo me è proprio così, non prenderla sul personale o come attacco diretto. Di Raspberry Pi se ne parla ormai da tanti anni (è stata presentata come single-board computer nel 2011, nda) e oggi siamo ormai arrivati a poter sfruttare la sua terza generazione, nel modello B+ (che è quello che inizia a diffondersi sempre più). Io ci ho giocato in passato, ma non ne ho mai posseduto e tenuto uno in casa, fino a ora. Per “colpa” (se così si può chiamare) dei ragazzi di Cubbit ho deciso di acquistare proprio un RPi3 B+ da mettere in casa e nascondere nel ripostiglio, dove tengo anche il vecchio Media Center basato su Windows 7 e Plex (che tutto sommato svolge ancora il suo lavoro) e dove ho potuto portare dei cavi di rete che comunicano direttamente con il mio router (7590).

Starter Kit

Ho acquistato un modello completo, che propone anche il case, la scheda microSD e ulteriori accessori, lo prepara la ABOX, lo puoi trovare anche tu su Amazon:

Io ho scelto lo Starter Kit un pelo più costoso, ma con la scheda di memoria da 32 GB, così da non avere problemi di spazio per qualche tempo (sì, scoprirai che con RPi quei GB di spazio possono essere anche più che sufficienti). Tutto arrivato con i soliti rapidi tempi di Amazon, quindi montato e preparato per la prima installazione (che tra breve ti spiegherò come modificare rispetto all’originale prevista). RPi, se volessi fartela molto breve e chiara, è un ambiente di laboratorio, test, sviluppo, nuove scoperte.

Non è e non potrà mai sostituire il tuo PC di casa o il tuo laptop, ma potrà certamente farti da concentratore per la gestione della domotica, da server DNS con possibilità di oscurare le pubblicità invasive (e di questo ne parliamo in un prossimo articolo), da server Plex (con diverse limitazioni, occhio) o da piattaforma di gioco retrò e chissà quanta altra roba ancora, tutto racchiuso nel palmo di una mano e con una spesa tutto sommato limitata.

Partendo dal presupposto che tu abbia scelto un RPi3 B+, le caratteristiche della single-board dovrebbero più o meno essere queste:

  • CPU Broadcom BCM2837B0, Quad-Core a 64-bit 1.4 GHz con 1 GB di SDRAM LPDDR2.
  • WiFi e Bluetooth a doppia banda (2,4 GHz e 5 GHz IEEE 802.11.b/g/n/ac, versione bluetooth 4.2, BLE).
  • Velocità massima dell’attacco ethernet 300 Mbps, supporto Power-over-Ethernet (PoE) tramite HAT PoE separato rispetto allo Starter Kit.

A ciò va sempre associato un alimentatore capace di erogare 5V/ 3A per rimanere tranquilli e non incorrere nel più classico degli alert a video che lamentano una scarsa alimentazione (che potrebbe non essere sufficiente per servire anche hard disk esterni USB e simili) e, per le configurazioni un pelo più complesse in grado di tenere in piedi software più esosi, un paio di dissipatori in rame da poter installare secondo esigenza (tieni quindi a portata di mano la cara vecchia pasta termoconduttiva se pensi di voler fare cose turche con il tuo nuovo giocattolo!).

Cerca di avere sempre a che fare con microSD di qualità, classe 10 di nuova generazione possibilmente. Nel caso tu stessi acquistando il mio stesso Starter Kit, questo arriverà con una microSD sulla quale troverai già installato NOOBS (New Out Of Box Software), “an easy operating system installation manager for the Raspberry Pi“, in pratica è un bivio verso il tuo Sistema Operativo preferito, ma senza che questi ti obblighi a sceglierne per forza uno.

Io la microSD però l’ho formattata, e ci ho messo esclusivamente Raspbian:

Raspbian is a free operating system based on Debian optimized for the Raspberry Pi hardware. An operating system is the set of basic programs and utilities that make your Raspberry Pi run. However, Raspbian provides more than a pure OS: it comes with over 35,000 packages, pre-compiled software bundled in a nice format for easy installation on your Raspberry Pi.

Puoi farlo anche tu: è supportata, è parecchio comune tra proprietari di RPi e quindi gode di una comunità in grado di aiutarti e di portarci sopra sempre più software e utilità che potrebbero tornare utili anche a te, senza considerare la moltitudine di progetti che per la propria installazione consigliano e preparano procedure semplici proprio per questa distribuzione Linux ottimizzata. Io ti spiego quindi che fare se anche tu vuoi seguire il mio percorso.

Prima installazione

Inserisci la microSD nel tuo PC (io ho utilizzato il mio MacBook, ma i software che ho utilizzato sono disponibili anche per gli altri sistemi operativi), quindi scarica l’immagine di Raspbian che intendi utilizzare, io ho scelto quella completa di interfaccia grafica e qualche software di base (pesa un pelo di più ma ti permette di andare oltre l’uso del terminale e della connessione e amministrazione via SSH): raspberrypi.org/downloads/raspbian (il collegamento diretto alla versione che ho utilizzato è questo: downloads.raspberrypi.org/raspbian_full_latest).

Scarica ora il software gratuito balenaEtcher, ti permetterà di portare l’immagine di Raspbian su microSD e renderla avviabile, gli darai i pasto il file ZIP che hai scaricato qualche secondo fa. Non è necessario installarlo se usi Windows, puoi scaricare la versione portable (mentre su macOS io l’ho installato). Avvialo, ti si presenterà davanti la sua schermata principale, tu dovrai solo indicargli dove prendere il file ZIP contenente il sistema operativo da portare su microSD, selezionare quest’ultima e poi fare clic su Flash, è una procedura estremamente semplice (devi solo portare la necessaria pazienza affinché termini l’operazione).

Senza rimuovere la microSD dal PC, una volta chiuso balenaEtcher, dobbiamo abilitargli la possibilità di connetterci in SSH al Raspberry quando questo sarà in funzione. Per farlo hai metodi diversi in base al tuo sistema operativo. Come già detto, io ho eseguito tutta la procedura da macOS, ma ti fornisco anche un’alternativa Windows.

Abilita SSH

  • Se hai macOS, apri un Terminale e spostati nella microSD (cd /Volumes/NomeScheda, aiutati con il tabulatore), quindi – una volta dentro – crea un file vuoto chiamato ssh (touch ssh). Rimuovi correttamente la microSD da macOS, inseriscila nel Raspberry e avvialo.
  • Se hai Windows, apri un Prompt dei comandi e spostati nella microSD (verifica che lettera di unità è stata assegnata da Computer, quindi nel prompt digitala seguita dai due punti, esempio e:, premi invio), quindi – una volta dentro – crea un file vuoto chiamato ssh (echo ""> ssh). Rimuovi correttamente la microSD da Windows, inseriscila nel Raspberry e avvialo.

Cerca il Raspberry e collegati

Che tu abbia macOS o Windows poco importa, scarica PiFinder, un’utilità gratuita che cerca all’interno della tua rete il Raspberry e ti permette di collegarti rapidamente tramite un terminale. La trovi su GitHub all’indirizzo github.com/adafruit/Adafruit-Pi-Finder/releases/latest. Non si installa, si avvia e si utilizza immediatamente, in maniera del tutto semplice: cerchi e ti colleghi.

La password di default di una nuova installazione è sempre raspberry, ti verrà chiesto di cambiarla al primo accesso. Il sistema è immediatamente funzionante, noterai che collegandoti con un VNC potrai già operare sull’interfaccia grafica di Raspbian, modificare le proprietà del Desktop e lanciare i programmi installati. Sei a bordo.

E ora?

C’è un mondo davanti a te. RPi è collegato nella tua rete ed è pronto a lavorare per te. Solo facendo qualche ricerca Google arriverai a mille possibili utilizzi del nuovo giocattolo, l’importante è metterci della pazienza, della testa e della voglia di imparare. Nei prossimi articoli ti parlerò certamente di alcune delle possibilità che hai a tua disposizione, dal backup dei dati fatto tramite Raspberry e un NAS disponibile nella tua rete (io ho montato le unità del mio Synology) all’utilizzo come DNS server veloce e in grado di ripulire il web da possibili minacce, proteggendo te, la tua famiglia e sicuramente i più piccoli. Io attualmente lo sto usando come nodo Cubbit (per sperimentare il software in attesa delle Cubbit Cell) ma non solo, presto ne saprai di più.

Per me il Raspberry è certamente un giocattolo molto divertente in grado di portare via del lavoro al Media Center e forse anche al NAS, consumando meno risorse e dandomi la possibilità di imparare cose nuove. È un “esperimento” che sento di consigliare a tutti i patiti della materia che ancora non hanno fatto l’incauto acquisto.

Sei possessore anche tu di Raspberry? Cosa gli fai fare? Utilizziamo insieme l’area commenti per parlarne, e ricorda che non serve registrarsi a Disqus per poter lasciare il tuo contributo, dai un’occhiata qui.

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon, esattamente un giorno prima che lo Starter Kit andasse in forte sconto (la mia solita botta di fortuna).
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Questo è un articolo che voglio dedicare a Massimo, collega di lavoro che mi ha giustamente fatto notare che non sto più pubblicando pezzi della categoria Banco Prova, e ha ragione 😏. Il Banco Prova richiede più tempo di approfondimento e quel pelo di attenzione maggiore rispetto ad altri articoli del blog più “rapidi” da scrivere, ma ora è certamente arrivato il momento di rispolverare la categoria, lo faccio parlandoti di eufy RoboVac 30C, un aiuto in casa per ridurre la polvere (e non solo, vale anche per capelli o peli di animali) che si deposita sui pavimenti.

eufy RoboVac 30C: pulisci casa ma solo da una certa altezza in su

fonte immagine: androidpit.it

eufy RoboVac 30C

Era da qualche tempo che meditavamo di acquistare un robot per le pulizie di casa “più basilari“, l’allergia del sottoscritto alla polvere ha semplicemente accelerato il processo di scelta e acquisto del prodotto che mi è sembrato probabilmente più in linea con il rapporto qualità-prezzo che mi ero prefissato, anche più dei dispositivi Xiaomi che tenevo d’occhio da tempo (come questo). L’indispensabile era chiaramente costituito dalla capacità di gironzolare agilmente per casa, salire sul tappeto della cucina quando necessario e sapersi districare tra gli ostacoli senza incorrere in difficoltà che richiedessero l’intervento umano. Pur non essendo andata esattamente così, il risultato ottenuto è soddisfacente e ci ha aiutato a prendere migliori abitudini nella nostra quotidianità, ti racconterò perché nel corso dell’articolo.

RoboVac 30C costituisce la nuova generazione dei prodotti di pulizia eufy (società del gruppo Anker, ben più nota agli addetti ai lavori e a tutti coloro che utilizzano gadget per smartphone o tablet), si tratta dell’attuale – a oggi che sto scrivendo l’articolo – top di gamma che ti mette davanti a una scatola completa di accessori e parti di ricambio (quanto basta per qualche tempo) e che ti consente di configurare il dispositivo per allacciarsi alla rete WiFi di casa, ciò che permette il controllo da smartphone anziché dal telecomando che troverai incluso all’interno del pacchetto.

La scheda tecnica del prodotto non è ancora disponibile in italiano, ma puoi trovarla in inglese all’indirizzo eufylife.com/products/variant/robovac-30c/T2118111, in attesa che eufy approdi ufficialmente in Italia, poiché al momento è possibile acquistare solo alcuni prodotti passando per Amazon e per il suo progetto Amazon Launchpad. Prezzo pagato dal sottoscritto 224,99€, approfittando di uno sconto temporaneo dello scorso 20 dicembre. Allo stato attuale questo è il riepilogo prezzi completo di variazioni:

eufy RoboVac 30C: pulisci casa ma solo da una certa altezza in su 1

Contenuto della scatola e applicazione per smartphone

RoboVac 30C (ovviamente), due spazzole da montare e due aggiuntive da poter sostituire nel corso del tempo, un filtro extra (l’originale è già montato all’interno del robot), il telecomando, la base con l’alimentatore e due strisce adesive magnetiche che puoi tagliare in dimensione secondo esigenza, da posizionare lì dove vorrai impedire al robot di andare, isolando così delle zone da proteggere o vietare. Si conclude il tour “unpacking” con delle fascette per legare i cavi, dotazione di base di qualsivoglia elettricista o tecnico di base.

La base di ricarica andrà posizionata in luogo facilmente accessibile in manovra da RoboVac 30C; ci sono delle distanze molto generose suggerite dal manuale del prodotto (che trovi in versione cartacea, anche in italiano, all’interno della scatola, oppure in PDF che puoi scaricare dal sito web ufficiale), io ho trovato posto ai piedi di una piantana nel nostro living, posizione che offriva anche una presa di alimentazione a muro che mi è così caduta a fagiolo per l’esigenza. La distanza dal muro non è elevata ma è posizionata affinché RoboVac 30C possa facilmente terminare la sua corsa al termine delle pulizie e tornare lì per ricaricare la sua batteria integrata.

Oltre allo spegnimento / standby previsto da software c’è un interruttore hardware del prodotto che potrai trovare nella parte inferiore della macchina, protetta da una guaina di plastica molto intelligentemente (così da evitare infiltrazioni di polvere che potrebbero danneggiarlo). Quello andrà acceso quando avrai terminato le preparazione di RoboVac 30C e sarai quindi pronto a configurarlo per poter operare.

A tal proposito, io salto a piè pari ogni nota riguardante il telecomando (che funziona più che bene, sia chiaro) per andare dritto all’applicazione EufyHome disponibile per Android e iOS:

EufyHome
EufyHome
Developer: Anker
Price: Free
EufyHome
EufyHome
Price: Free

Crea il tuo account e inizia la configurazione di un nuovo prodotto. RoboVac 30C verrà rilevato e tu potrai dirgli con che password (e a quale rete) accedere al WiFi. Da questo momento il tuo smartphone è il telecomando del prodotto, anche se probabilmente ti limiterai come me a programmare la pulizia pianificata durante la settimana, in orario durante il quale sei generalmente lontano da casa, così da lasciare totale campo libero al prodotto.

Non c’è scansione laser del perimetro, non c’è quindi rappresentazione visiva di casa propria, lui continuerà a gironzolare per i pavimenti fino a quando non terminerà la carica della batteria, si contano all’incirca 100 minuti di operatività altalenanti (qualche volta meno, qualche volta si spacca il secondo). La stessa applicazione può essere utilizzata per fare da concentratore (quindi telecomando universale) di altri prodotti della stessa azienda, ma ci vorrà del tempo prima che questi arrivino e si diffondano nel nostro stivale.

La pulizia

Lungi da me dal volerti mostrare accurato report con annessa galleria fotografica dei pavimenti di casa, posso comunque dirti che RoboVac 30C svolge correttamente il suo lavoro (e questo è il TL;DR che forse stavi cercando).

È mediamente rumoroso (non al pari di un aspirapolvere tradizionale, questo è certo, ma non ho idea se gli altri robot di questo tipo producano gli stessi decibel di rumore), cerca di infilarsi ovunque e in alcuni casi questo non premia la buona volontà: il tappeto della cucina è rimasto un ostacolo non tanto per l’altezza (molto limitata), quanto per la difficoltà di salirci e aspirarlo senza farlo ritrarre su sé stesso, producendo così l’effetto affatto desiderato (il robot si bloccava perché non riusciva più a fare scalata alcuna, aspettando l’intervento umano per salvarlo da quella posizione scomoda). Alla stessa maniera ha sempre cercato di superare i piedini degli stendibiancheria non aggirandoli, ma scalandoli, questo perché sopperisce la mancanza di una mappatura laser di casa con l’intenzione di voler arrivare in qualunque angolo, utilizzando poi il riconoscimento del vuoto o degli ostacoli più grandi, rimediando invece con i suoi bumper su ciò che è più piccolo ed evidentemente non bloccante per lui. Non credo sia sempre la mossa vincente, un paio di volte ho dovuto riportarlo sulla terra piatta, ma non è più successo in seguito.

È un funzionamento se vuoi stupido, eppure efficace nell’arco dell’ora e mezza circa che utilizza per pulire le stanze di casa prima di tornare alla sua base di ricarica rallentando la rotazione delle spazzole e il movimento a terra (ti da quella stessa sensazione del Walkman negli anni ’90 quando avevi ormai scaricato le batterie e di certo ti toccava usare la biro per goderti ancora qualche minuto di musica).

La ricarica dura poco più di due ore, non è velocissima ma finisci per dimenticartene perché di certo non vorrai pulire casa più volte al giorno a distanza di così poco tempo l’uno dall’altro giro (giusto? Libero di correggermi se sbaglio, magari hai un quadrupede che lascia in giro moltissimi peli).

In conclusione

È certamente un prodotto in grado di svolgere un compito seccante per chiunque, ti dà una mano e nulla più, non è fondamentale ma torna comodo quando lo hai in casa. Migliorabile? Sì, per molti aspetti, ma al prezzo che l’ho pagato c’era davvero poca valida alternativa (dove valida vuol dire portare a termine il compito senza lasciare topi morti in giro, come tanti prodotti entry-level fanno).

Prima di concludere, nota di demerito per quello che riguarda l’integrazione con i servizi di assistenza vocale Google che eufy vanta di avere, peccato che questo valga solo per il territorio americano (e non solo, probabilmente), escludendo l’Italia per evidente mancanza di localizzazione: assistant.google.com/services/a/uid/00000026f4992f70?hl=en-US (noterai che forzando hl in IT la pagina risponderà con errore 404), rimandato a settembre.


A questo punto non resta che proporti l’acquisto tramite Amazon (il collegamento contiene il referral del blog, come sempre, a te non costa nulla e puoi sostenere la sopravvivenza di questa mia opera) e allegare al box anche un’offerta interessante per ciò che riguarda i pezzi di ricambio che ti toccherà di tanto in tanto sostituire, per un funzionamento continuo e corretto del dispositivo. A tal proposito, dammi retta: verifica spesso (e fai pulizia) filtro, spazzole e rotelle di RoboVac 30C, lasciarlo incurato a lungo non è buona cosa, rischi di dover fare un lavoraccio quando ti accorgerai che farà fatica a portare a termine il compito che ha sempre svolto senza troppe remore.

L’area commenti è a tua totale disposizione per ogni dubbio in merito al prodotto, chiedi pure quello che vuoi :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: comprato di tasca mia approfittando di un piccolo sconto su Amazon durante il Cyber Monday dello scorso anno.
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Poco importa se si tratta di Chillout, Pop, Rock o Jazz, nessuno è qui per giudicare i tuoi gusti musicali e tanto meno schierarsi nelle zone dedicate ai fanboy, qui si torna a parlare dell’hardware che quella musica, quella che piace a te, te la fa ascoltare esattamente come desideri, senza nessuno attorno: tu, la tua concentrazione massima e l’assoluta tranquillità garantita dall’abbattimento di rumori e più in generale suoni che ti accerchiano. Sony mi ha permesso di andare in vacanza (quelle di Natale) e godermi ancora un po’ quello splendido prodotto che porta il nome di WH-1000XM3.

SONY WH-1000Xm3: bentrovate mie care!

Gli ho fatto il filo, e dirlo di un paio di cuffie può sembrare una becera battuta, ma ti giuro che in realtà è la verità applicata a ciò che probabilmente faresti con una donna da corteggiare, che vuoi assolutamente conquistare perché sai che è lei quella giusta. Credo che Sony mi abbia dato un po’ retta per sfinimento, e parto quindi con il ringraziare per la pazienza che ogni volta ci mettete con me, ne serve tanta, ne sono consapevole. La musica è il veicolo migliore per provare delle belle sensazioni, per rilassarsi dopo una giornata frenetica o mantenere un certo savoir-faire durante le ore di lavoro, quando in realtà probabilmente vorresti strozzare chi continua a non permetterti di portare a termine i tuoi compiti al meglio delle tue capacità, distraendoti continuamente. Ecco, è qui che continuano a metterci lo zampino le WH-1000XM3.

Sony WH-1000XM3

Sono tornate, e sono inconfondibilmente loro. La struttura robusta, l’archetto morbido ma non per questo debole, i padiglioni avvolgenti e quei controlli a sfioro che ti ricordano che in alcuni casi o è amore a prima vista, oppure finirai per litigarci per delle stupidate che mai avresti immaginato potessero richiedere più di due minuti della tua attenzione. Bluetooth, rigorosamente, ma anche il cavo non scherza affatto, e ti assicuro che se non ti da fastidio alcuno lo amerai certamente (un po’ per il risparmio energetico, un po’ per l’assoluta perfezione e continuità del suono, senza interferenza alcuna).  L’audio è quello di alta qualità che ti meriti, con le confermate tecnologie DSEE HX e LDAC, il basso è pieno, avvolgente, caldo e dal colpo secco, è potente quanto basta ma non sfocerà in nessun caso nel fastidioso, anche a volume mediamente sostenuto.

La batteria è quella che ti permette di ascoltare ciò che preferisci in modalità senza fili per 30 ore (che possono ovviamente variare in base alle condizioni di ascolto, ma che arrivano anche a 38 se non vuoi utilizzare l’eliminazione del rumore!), con una velocità di ricarica a rapporto “10 minuti:5 ore circa” utilizzando un adattatore da muro (o una batteria portatile, per esempio) con uscita da 1,5 A o più, cosa ormai sempre più comune in casa e mobilità (opzionale rispetto alla scatola del prodotto, occhio!). Se invece hai più tempo a disposizione, una ricarica completa del prodotto richiede solo 3 ore.

Costruzione e attenzione al dettaglio

Le WH-1000XM3 pesano poco meno rispetto alle sorelle ormai più anziane (si parla di circa 255 grammi contro i precedenti 275), portano con sé il solito cavo lungo 1,2mt (poco più corto rispetto al 1,5mt precedente) e una rinnovata sensibilità e risposta in frequenza che ti invito a consultare direttamente da specifiche complete (che qui sul blog non ho solo lettori fissati, e capisco che asciugarli non è proprio buona pratica) ;-)

Versione del bluetooth utilizzata è la 4.2, sicuramente ottimizzata e dai consumi più ridotti rispetto a tanti altri competitor, ma è anche vero che si tratta di una tecnologia già superata dal mercato e che ci si poteva aspettare “qualcosa di più” (occhio, non serve, non è necessario, è solo giusto specificarlo), nell’arco dei 10 metri di distanza dalla sorgente non noterai problema o esitazione alcuna nel trasmettere un suono corretto senza interferenze, ma ricorda bene che allontanarti “così tanto” richiederà maggiore energia da investire nel tenere stabile il collegamento.

In questo paio di mesi di test circa, ore di ascolto si sono susseguite senza il minimo fastidio, è certamente merito dei cuscinetti auricolari in uretano espanso (sono morbidi, parecchio), i quali allentano la pressione senza però mai mollare la giusta presa per ottenere il contatto più corretto con i padiglioni, una stabilità affatto scontata per chi porta –come me– degli occhiali da vista (i quali con parecchi altri modelli di cuffie risultano troppo stancanti dopo poco tempo). La struttura è ancora una volta pieghevole e comoda da riporre facilmente nell’astuccio incluso nella scatola delle WH-1000XM3, che ti permetterà di trasportare in sicurezza il prodotto (anche perché con il sacrificio che si fa per acquistarle, ti scoccerebbe alquanto rovinarle, anche fosse per un invisibile graffio sulla scocca).

NC

La cancellazione del rumore, che poi è chiaramente il fiore all’occhiello di queste Sony WH-1000XM3, è qualcosa di assolutamente fantastico, io amo questa tecnologia, ed è un naturale completamento di ciò che gira intorno a una qualità del suono ineccepibile (ma che già ti aspetti da un vendor come Sony, sbagliando certamente nel darlo per scontato, forse colpa dell’educazione alla stessa ricevuta negli anni passati). Hai un interruttore rapido per attivare e disattivare il Noise Cancelling secondo tua esigenza (padiglione di sinistra, nda), il tutto coadiuvato da un sistema automatico in grado di riconoscere l’ambiente che ti circonda e di adattarsi al meglio alla situazione, con una “scappatoia” sempre utilizzabile, costituita dalla modalità di “Rapida attenzione” (ti basterà poggiare la mano sul padiglione di destra per riuscire a sentire cosa ti sta dicendo la moglie o il vicino di scrivania, per poi tornare nel silenzio tombale della tua musica) non appena la allontanerai nuovamente. Il processore su cui si basa questo rinnovato sistema di Noise Cancelling è proprietario Sony, si tratta del QN1 HD, il quale –essendo dedicato– non intaccherà in alcun modo la lavorazione dell’audio in ingresso dalla tua sorgente, che continuerà a scorrere fluido verso i tuoi timpani.

SONY WH-1000Xm3: bentrovate mie care! 7

Al solito, Sony consiglia di scaricare, installare e personalizzare l’esperienza tramite la propria applicazione Headphones Connect disponibile per Android e iOS:

Di comandi da padiglione e collegamento non credo di dovertene parlare ancora, d’altronde li avevo già ampiamente descritti nell’articolo dedicato alle WH-1000XM2, lo trovi qui: SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie.

In conclusione

Cosa vuoi che ti dica rispetto a quanto già abbondantemente riportato nelle righe che hai letto fino a qui? Le Sony WH-1000XM3 sono cuffie pensate e realizzate per chi dalla musica pretende tutto, un trasporto totale, un’esperienza che vuole e deve farti isolare da tutto il resto del mondo (se è quello che stai cercando), senza rinunciare pressoché a niente, forse solo a qualche risparmio che hai volutamente tenuto da parte, perché il costo è tutto fuorché popolare, si parla di 380€ di listino, ma la qualità ha un costo, sempre, e tu questo lo sai. A me questo prodotto è piaciuto, e pure tanto considerando a che livello di gradimento ero arrivato con le precedenti. Il voto è pressoché scontato.

Se intendi risparmiare qualcosa e pensi di voler rimanere in famiglia, puoi sempre pensare all’acquisto postumo del top di gamma scorso (WH-1000XM2), che di certo ti permette di cadere sempre in piedi, rinunciando a qualcosina.

A questo punto a me non resta che dirti altro, devo solo prepararmi alla nota dolente della inevitabile restituzione, a malincuore più di quanto già non sia capitato in passato. Grazie ancora una volta a Sony per la collaborazione, a te lascio spazio nell’area commenti o in Reddit per porre domande in merito al prodotto :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
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Prodotto: fornito da Sony. Dovrà tornare all'ovile al termine dei test e conseguente pubblicazione di questo articolo (sfortunatamente!).
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Il mio è chiaramente un eufemismo preso in prestito dalla cucina, argomento poco avvezzo al mio banco di prova tecnologico certo, ma rende bene l’idea se penso a quei piatti fantastici da vedere che si rivelano specchietti per le allodole facendoti cantare vittoria troppo presto. Quando ho voluto credere e investire nell’idea di Anker su Kickstarter l’ho fatto perché mi sono basato su promesse; essere utente di Kickstarter e investire il tuo denaro vuol dire rischiare, metterci del fiuto per le buone idee (o della sfiga mista speranza da uccidere per quelle non così buone), anche quelle un pelino più rischiose perché non di semplicissima realizzazione, come successo per l’eufyCam che oggi ho a disposizione e che sto usando.

eufyCam è quel progetto più bello da vedere che buono da mangiare

eufyCam

$3,139,558 raccolti, quasi 9000 persone ci hanno creduto e hanno investito del denaro nell’idea e nella sua realizzazione, eufyCam è certamente la promessa dal grandissimo potenziale ma che oggi si esprime più o meno quanto una Fiat 500 messa a confronto con una Ferrari. Sulla carta ha grandi capacità, nella pratica ha un software che la limita. Ho ricevuto il prodotto a me destinato poco prima delle feste natalizie, dopo mesi di attesa e una lista consegne che ha visto l’Europa all’ultimo posto per i recapiti Worldwide. Packaging molto interessante e completo, non molto compatto ma preserva ottimamente la HomeBase e la telecamera:

L’eufyCam HomeBase ha bisogno di un collegamento ethernet (no, niente WiFi) e una presa di corrente a sua disposizione, la terrai quasi sicuramente vicino al router come ho fatto io, la telecamera può invece prendere posto un po’ dove ti pare a patto che resti nel raggio d’azione del segnale wireless che viene propagato dalla HomeBase (non potrai quindi allontanarti moltissimo, in barba a quanto da te fatto con il router di casa ed eventuali rilanci studiati e ottimizzati); lei è magnetica e può quindi fare a meno di essere fissata a supporti che richiedono passaggi di trapano e tasselli (io ho usato una staffa sospesa del motore del climatizzatore di casa, tanto per dire), è una caratteristica estremamente comoda, lo ammetto.

La batteria dalle enormi promesse arriva già parzialmente carica, il consiglio di Anker è quello di caricarla totalmente prima dell’uso, io non l’ho fatto ma tieni conto che posso recuperare in qualsiasi momento.

Configurazione di eufyCam

Molto intuitiva e sufficientemente semplice, l’applicazione Eufy Security è già disponibile gratuitamente per Android e iOS, e ha ricevuto nel corso di questi giorni ulteriori aggiornamenti che hanno migliorato alcuni aspetti e colmato certe lacune fastidiose perché teoricamente pronte per il lancio o comunque per le consegne presso gli indirizzi specificati dai clienti KickStarter.

Eufy Security
Eufy Security
Developer: Anker
Price: Free
Eufy Security
Eufy Security
Developer: fanghao zhu
Price: Free

Creato l’account, sarà possibile aggiungere i dispositivi come la HomeBase, l’eufyCam e il sensore di apertura porta che ho ricevuto con la stessa spedizione, ho catturato qualche screenshot giusto per farti capire i passaggi eseguiti e la loro semplicità:

Tra gli scatti, noterai gli ultimi due specificatamente dedicati all’energia della camera, con un doppio profilo a disposizione per adattarsi meglio alle tue specifiche esigenze, di cui solo uno in grado di garantire (tutto da dimostrare) il famoso anno di carica senza necessità di ciclo, operazione che può essere effettuata in maniera rapida passando dalla porta USB posta sul retro di eufyCam HomeBase, diversamente sarà possibile ricaricare la batteria interna di eufyCam tramite un normale attacco a muro, come sei già solito fare con il tuo smartphone o tablet.

Inutile dire che il profilo meno energivoro limiterà in parte le funzionalità della registrazione (20 secondi al massimo per episodio manuale o automatico basato sul movimento) ma anche della visione in diretta dello streaming (ti verranno presentati dei messaggi a video che ti ricordano che stare lì a guardare non fa altro che consumare più energia). Nulla di così apocalittico, per carità, è solo che credo sia bene che tu lo sappia.

Spunti interessanti e possibili miglioramenti

Lo è certamente (uno spunto interessante, nda) la Smart detection per il riconoscimento dei volti familiari, funzione alla quale insegnare a riconoscere facce amiche in base alle quali non allarmarsi e lasciar passare come nulla fosse. È una funzione già disponibile al lancio, lavora abbastanza bene ma va un pelo in difficoltà nel momento in cui si indossa un berretto contro il freddo (e in inverno non è poi così tanto anomalo), quindi ampio spazio ai miglioramenti futuri.

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Interessante e certamente gradita è anche la questione relativa alla sopravvivenza del sistema in caso di blackout della corrente e della rete internet (per caso fortuito o per intervento di manomissione voluto): eufyCam ha –come già ripetuto allo sfinimento– la propria batteria integrata a lunga durata, ma quello che forse non sai è che anche la HomeBase ne possiede una, ed è in grado di alimentare la base con relativa registrazione su microSD (quella inclusa nel kit è da 16GB ma puoi sostituirla con un’altra card fino a 128GB) e allarme acustico per un paio di giorni.

Qualche difficoltà invece per ciò che riguarda altre promesse non mantenute, ampiamente discusse nella community su KickStarter o nelle mail che Anker fa susseguire verso le caselle di posta elettronica dei suoi backers, passaggi poi spesso raccolti sotto le FAQ (community.anker.com/t/eufycam-faq/64127) seppur non sempre aggiornate tempestivamente.

Una grande assenza è certamente quella relativa alla funzione di Geofence che rende parecchio scomoda da utilizzare la scheda “Mode” dell’applicazione, quella pensata per saltare da un profilo comportamentale all’altro, uno di quei casi in cui una programmazione dello stesso non è cosa percorribile, perché non è mai detto che ci siano orari assolutamente precisi per essere o non essere in casa. Se ne parla nel forum e a quanto pare toccherà aspettare una prossima versione dell’applicazione (e no, non c’è scritto nulla nelle FAQ nonostante ciò che dice Anker), vedi: community.anker.com/t/geofencing-in-the-eufy-security-app-where-is-this-option/64156.

A questa si aggiungono in maniera sparpagliata e comunque fastidiosa l’incapacità di interfacciarsi con IFTTT, Google Home e Alexa, l’applicazione per PC e altro ancora. Voci che fanno parte di una lista (una roadmap) che i clienti hanno ricevuto via mail qualche tempo fa, che ti ripropongo qui di seguito:

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Se RTSP è da poco arrivato (nei primi giorni del 2019) con ancora dei problemi a dialogare correttamente in reti DMZ (come la mia), per le altre funzioni occorrerà armarsi di pazienza (e di IFTTT neanche si parla più). Aggiungerei inoltre dei problemi di raggiungibilità dei sistemi eufy dall’esterno, evidentemente collegati a utilizzo di porte non immediatamente standard (com’è invece le 443 per HTTPS), cosa che segnalerò quanto prima al supporto.

Configurazione del sensore

Al pari della telecamera, il sensore è molto piccolo e facile da montare sulla porta di ingresso (ma non solo) di casa propria, la configurazione via applicazione richiederà giusto qualche minuto e non di più. Il sensore, così come eufyCam, si configura come ulteriore prodotto da tenere d’occhio tramite l’applicazione eufySecurity e può seguire i profili comportamentali del sistema intero che tiene d’occhio casa, inviando notifiche push agli smartphone e/o facendo attivare l’allarme quando viene rilevata l’apertura della porta / finestra.

eufyCam nel quotidiano

Si tratta di un prodotto certamente robusto e ben ingegnerizzato, con caratteristiche che lo mettono in un segmento di mercato dove giocano squadre già molto ben organizzate e con grande esperienza alle spalle, la sfida è interessante ma il prezzo non immediatamente accessibile (il mio kit è costato 219$), seppur in linea -per esempio- ad Arlo di Netgear (209€ per un kit base con singola camera, a oggi che sto scrivendo questo pezzo).

L’applicazione funziona abbastanza bene ma è solo in inglese (penso a una diffusione più capillare anche in territorio italiano), le funzioni sono ancora limitate e alcune promesse non sono state mantenute (ed è grave considerando i soldi raccolti dalla campagna), il prodotto fa parte di quegli acquisti che probabilmente non avrei fatto se avessi avuto la possibilità di provarlo prima su strada. L’allarme, che poi è una caratteristica fondamentale per un simile sistema, si fa certamente sentire ma non si tratta di quel frastuono che mette a disagio il vicino che verrà così a controllare (non fosse almeno per dirti di far smettere di suonare quell’oggetto), impressione che era invece stata molto positiva durante il test del sistema integrato di Somfy.

Il giudizio complessivo viene fuori quasi da sé:

C’è ancora troppo da mettere a posto, l’idea è quella che qualcosa verrà certamente fatta e portata avanti, ma non credo che questo gap verrà colmato per tutto ciò che la carta garantiva mesi fa. Spero vivamente di sbagliarmi, e nel frattempo continuerò a testare ogni novità e mettere a posto i malfunzionamenti per ciò che riguarda la rete e l’automazione del sistema (così da poterlo integrare in quello che già funziona a casa).

L’area commenti è a tua totale disposizione, sei il/la benvenuto/a per chiedere maggiori delucidazioni o dire la tua in merito, chissà se c’è qualche altro backer che leggerà questo articolo e vorrà partecipare :-)

9/1/19

Anker ha riassunto gli obiettivi raggiunti nel corso del 2018 (la prima delle due immagini di seguito), anticipando le prossime mosse che dovrebbe portare a termine nel corso di questo 2019:

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: sono stato uno dei "backer" su KickStarter che hanno partecipato al progetto everCam diventato poi eufyCam. Ho atteso qualche mese per permettere la conclusione della costruzione dispositivi e spedizione in tutto il mondo (l'Europa è arrivata per ultima).
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Un altoparlante intelligente in ogni camera di casa, in fondo è un po’ questo l’obiettivo di chi produce questo tipo di prodotti, a prescindere che si chiami Google, Amazon o Apple. La versione complottistica dell’osservazione prevede che chiunque ci spii e conosca le nostre abitudini e i nostri gusti per piazzare al meglio le pubblicità, ma questo è altro tipo di argomento, io vado alla ciccia e preferisco mettere alla prova questi prodotti per capire se possono tornare utili nella quotidianità, ecco quindi che oggi ti parlo di Google Home Mini, l’altoparlante intelligente compatto di Google.

L'assistente in casa: Google Home Mini

Google Home
Google Home
Developer: Google LLC
Price: Free
Google Home
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Developer: Google LLC
Price: Free

Google Home Mini

Approfittando di un’ottima offerta di Unieuro, ho deciso di acquistare un paio di Google Home Mini da installare in casa e tenere sotto la lente di ingrandimento, andando così a completare un quadro che stava prendendo forma già via assistente sugli smartphone Android di famiglia, condizione però un pelo più scomoda perché richiede comunque che tu debba andare a recuperare uno dei telefoni che hai lasciato da qualche parte in casa o in borsa. Installare Google Home Mini avrebbe permesso di tenere sempre viva una sentinella azionabile tramite voce e senza necessità di sblocco tramite impronta o PIN. Nella peggiore delle ipotesi, ricordo bene di averlo detto, rivenderò quanto acquistato perdendoci il meno possibile; non è successo.

Google Home Mini è caratterizzato dalle sue ridotte dimensioni e peso, è davvero molto compatto e necessita solo di un’alimentazione via cavo microUSB che è incluso nella confezione facendo tutt’uno con il caricabatterie da muro, con cavo gommato anti-intreccio e un paio di fermi removibili che aiutano a raccoglierlo al meglio, una soluzione elegante e che calza a pennello. All’interno della stessa scatola troverai anche un piccolo opuscolo che ti istruisce al primo avvio prodotto. Una volta acceso, Google Home Mini eseguirà un rapido boot che ti permetterà poi di intercettarlo tramite smartphone grazie al rilevamento di prossimità (un po’ come succede con Chromecast o qualsiasi altro accessorio Google). Prendi quindi il tuo smartphone Android e fai clic sulla voce di notifica che sarà nel frattempo comparsa per cominciare l’operazione di configurazione, questa utilizzerà il tuo account Google (ma va?) e ti consentirà in seguito di aggiungere altri utilizzatori così da rendere Google Home Mini un vero assistente vocale per la tua famiglia.

Ciò che contraddistingue invece in maniera più negativa questo piccolo giocattolo è la sua prestazione musicale sul campo. Google Home Mini è prima di tutto uno speaker attraverso il quale ascoltare musica, quel suo essere così compatto non porta a nulla di buono sul fronte dei bassi, fondamentali senza dovere di esagerazione (come in altri casi e produttori), ma quasi del tutto assenti se non si va a ritoccare un pelino l’equalizzazione tramite applicazione Home, cosa che comunque porta a un risultato accettabile più che brillante.

Fortunatamente ci si può mettere una pezza con l’intervento di una terza parte, uno speaker bluetooth che –seppur non nativamente compatibile con Google Home– potrai collegare al Google Home Mini scegliendo di utilizzarlo come fonte primaria per l’output audio in riproduzione. Questo non vuol dire che la voce dell’assistente uscirà dall’altoparlante scelto, bensì che l’audio riprodotto lo sarà su questa terza parte, lasciando al Google Home Mini il compito di farti da puro assistente vocale.

Questione di lingua

Una volta impostato il mio modello vocale (l’ho rifatto da zero, andando e eliminare quello già studiato e riconosciuto dal mio smartphone), ho avuto accesso a quanto già configurato in passato dentro casa, dalla lampadina smart di Yeelight alle valvole termostatiche di tado°, il tutto parlando con l’assistente in maniera del tutto naturale, senza formazione alcuna o libretto di istruzioni, facendo poi riferimento all’abbondante documentazione Google ufficiale quando ho voluto approfondire un attimo l’argomento e capire fino a dove potessi spingermi. Dall’ascolto (banale) della musica trasmessa dal mio account Spotify Premium (che così facendo può essere sfruttato da tutti, ma che ha anche qualche svantaggio che ti descriverò più avanti) al cambio di temperatura in una determinata stanza, passando per l’invio di un messaggio Telegram o l’annuncio vocale trasmesso in un solo colpo a ogni altoparlante di casa come se si utilizzare un interfono.

IFTTT

In linea di massima non ci sono limiti anche grazie all’integrazione con IFTTT e la possibilità quindi di insegnare nuove frasi al proprio Google Home Mini (e perciò anche all’assistente vocale richiamabile sullo smartphone). Sfruttando questa potenzialità ho creato pubblicato tre semplicissime applet che ti consentono –giusto per fare un esempio– di parlare con l’assistente Google interagendo con il bulbo intelligente di Yeelight:

Vantaggi e svantaggi della condivisione

Un paragrafo che si scrive da solo e che non credo serva approfondire più di tanto. I Google Home Mini installati in casa si appoggiano al mio account (come già specificato qualche riga più sopra). Ciò vuol dire che se in questo momento Ilaria decide di ascoltare della musica su Spotify, lo farà utilizzando il mio account Premium, senza che io possa usarlo su un’altra postazione. In soldoni: o tutti ascoltiamo la stessa cosa, oppure qualcuno in casa deve ascoltare dell’altro proveniente da diversa sorgente.

Lo stesso scenario si prospetta per Netflix, ma in quello specifico caso ci pensa l’abbonamento da due sessioni contemporaneamente a mettere a disposizione contenuti differenti in altrettante stanze e relative Chromecast.

Nulla di tutto questo accade invece con le radio, le quali passano per TuneIn senza necessità alcuna di registrare un account sul noto sito web. Ciascuno può chiedere al Google Home Mini più vicino di fargli ascoltare lo streaming che preferisce, c’è quindi chi ascolta Radio 105, chi Deejay, e via così.

Non ho invece avuto modo di testare e verificare gli altri account collegabili come Deezer o YouTube Music, che probabilmente dovranno sottostare alle stesse regole di Spotify (o magari no, se tu che mi stai leggendo lì fuori sei in grado di illuminarmi, fallo pure, l’area commenti è a tua totale disposizione!).

Cos’altro può fare?

Ho collegato al mio “Home” un bulbo Yeelight (come già detto), le valvole termostatiche intelligenti di tado° (detto anche questo), la Chromecast di terza generazione (che ha da poco sostituito la gloriosa e ancora perfettamente funzionante seconda generazione, spero di parlartene quanto prima) e infine un paio di prese intelligenti che sfruttano il WiFi e Google Assistant per essere completamente pilotabili. Ho da poco acquistato un interruttore Sonoff che però devo ancora decidere bene come sfruttare (l’idea iniziale è sfumata, devo quindi trovare un’alternativa).

In generale il mondo dell’assistenza Google è già grande e in continua espansione, trovi un nutrito catalogo di compatibilità, prodotti e comandi disponibili sul sito ufficiale di riferimento: assistant.google.com/explore?hl=it_it, e se non dovesse bastarti puoi anche dare un’occhiata a YouTube e alle sue decine di video amatoriali (e non) dedicati a chi ha sperimentato integrazioni di ogni tipo con Google Home (Mini e non).

In generale, posto un primo periodo di conoscenza reciproca, troverai l’utilizzo della tua voce una cosa estremamente naturale e logica per controllare ciò che di domotico hai installato o installerai all’interno di casa tua, lo darai per scontato e inizierai a non apprezzare particolarmente l’uso delle mani per interagire con quanto ti circonda, è un “brutto vizio” al quale farai presto l’abitudine, non fosse per la comodità di accendere una luce al rientro a casa con le buste della spesa o la carrozzina del pargolo, o magari il mettere in pausa, avanzare o indietreggiare rapidamente in un video che stai guardando sul televisore di casa, senza mai toccare il telecomando. Altro utilizzo molto comune (per gli sbadati, giusto Valentina e Luca?) è quello di rintracciare lo smartphone facendolo squillare a volume massimo, ovunque si trovi disperso in borsa o chissà dove.

Qualche esempio pratico?

  • Ehi Google, dove ho messo il mio telefono? Questo è esattamente ciò di cui ti ho parlato nelle due righe precedenti. Google Home, se confermerai l’operazione, farà squillare a volume massimo il tuo smartphone, anche se questo è stato precedentemente messo in modalità silenzioso. Comodo, sul serio.
  • Ehi Google, trasmetti a tutti. Ammesso tu abbia uno o più Google Home Mini (e non) in casa, questo comando ti permetterà di specificare un messaggio che verrà riprodotto su tutti gli speaker contemporaneamente, anche a distanza (lo puoi fare dallo smartphone mentre sei fuori casa, nessun problema!), funzione assai comoda se vuoi effettivamente avvisare qualcuno del tuo arrivo, ma non solo.
  • Ehi Google, parla con Esselunga. Ora, che tu sia milanese trapiantato o D.O.C., Esselunga è un’autorità che non può non trovare spazio nella tua quotidianità. Una volta collegato il tuo account con l’assistente Google potrai aggiungere prodotti alla lista della spesa, operazione che puoi comunque effettuare anche senza passare da Esselunga semplicemente dicendo un “Ehi Google, aggiungi il latte alla lista della spesa“, facendolo poi finire su shoppinglist.google.com, spazio che puoi condividere con la tua famiglia così come sei abituato a fare con un appuntamento di calendario :-)

In conclusione

Non credere che sia finita qui, c’è molto altro da dire riguardo l’assistente Google e più in generale Google Home Mini e il suo fratello maggiore o la versione più ristretta integrata nello smartphone, è che dopo aver raggiunto le 1400 parole forse è il caso di tagliare corto e rimandare alla prossima puntata un approfondimento sulle routine e non solo. Google Home Mini è un prodotto ben bilanciato con un costo non esattamente corretto, diventa un best-buy nel momento in cui Google o un rivenditore di terza parte decide di scontarlo.

Contando che lo si acquista anche per la musica oltre che per la pura assistenza vocale, direi che la mancanza di bassi di cui ti ho parlato nel bel mezzo dell’articolo gioca uno scherzo neanche tanto bello, ma puoi far fronte a questa mancanza collegando in bluetooth un differente speaker con migliori caratteristiche, e qui nel blog te ne ho proposti molti in passato. C’è solo da capire, nel tuo specifico caso, quanto questo influisca nella tua valutazione finale d’acquisto. Nel mio caso è certamente un “contro” importante, ma non a tal punto da farmi desistere dall’acquistare gli altri Google Home Mini mancanti all’appello (che portano così il servizio nelle altre stanze di casa).

Occhio alle offerte

Se l’articolo ti ha convinto a provare uno degli accessori Google (che si tratti di Google Home Mini o qualsiasi altro) sappi che big G. ha già in programma l’abbassamento prezzi in occasione del Black Friday, questo è uno screenshot catturato oggi dal sito web ufficiale, porta quindi pazienza e approfittane già dal prossimo 22 novembre. Per accessori o altro ancora riguardante questo mondo, puoi tenere d’occhio Amazon e seguire i consigli che ti ho dato nell’articolo riguardante il prossimo Black Friday!

L'assistente in casa: Google Home Mini 10

Ora tocca a te: se hai dubbi o commenti riguardanti l’articolo, Google Assistant o Google Home Mini, usa l’area a tua totale disposizione in fondo all’articolo, NON necessita di registrazione!

Buon inizio settimana :-)

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