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Prima volta che ti parlo di HP in maniera “ufficiale” da #BancoProva, un bel respiro e gas a martello (l’ho rubata a Guido, nda), pronto a darmi da fare come si deve per raccontarti al meglio il prodotto di questa settimana, evitando di fare le figuracce tipiche da prima uscita con la nuova ragazza. Ti presento quindi HP Spectre x360, un 13 pollici sottile, con monitor touch, convertibile per poter essere utilizzato in modalità differenti rispetto alle più tradizionali (alle quali siamo tutti abituati), con quei vantaggi e svantaggi che provo a raccogliere qui di seguito.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP

HP Spectre x360: rapida occhiata

Individuo e isolo tutto ciò che Spectre x360 mi ha trasmesso durante l’utilizzo, e ti rimando al paragrafo successivo per scendere un attimo più nei dettagli se lo desideri.

  • Spectre x360 è abbastanza squadrato (nonostante gli angolo arrotondati nei giusti punti chiave), raramente gentile nelle forme ma assolutamente elegante. Cerniere morbide, con giusto movimento che andrebbe però verificato poi sul lungo termine, una scelta stilistica effetto specchio / metallizzato che avrei anche evitato, preferendo forse l’opaco, ma riprendono il logo HP sul fronte dello chassis monitor, quindi giuste nel contesto.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 1

  • Piccolo quanto basta (13 i suoi pollici), più che sufficiente per chi deve scrivere, disegnare, prendere appunti, guardare contenuti multimediali senza mai fermarsi troppo in un solo posto (a casa ho un MacBook Pro 13″ con il quale mi trovo più che bene, nda), forse insufficiente per chi deve poter affrontare il lavoro d’ufficio quotidiano e non ha la possibilità di collegarlo a un monitor esterno. Leggero, questo fa certamente coppia con le dimensioni, lo infili in borsa e te ne dimentichi, quasi non lo senti.
  • Potente e completo di tutto, caratterizzato da una fluidità nell’utilizzo che si palesa oggettivamente davanti agli occhi senza mai mostrare il fianco (nonostante lo abbia messo sufficientemente sotto torchio).
  • Tastiera abbastanza rumorosa (a me piace, adoro sentire il ticchettio del costante digitare) e con il giusto affondo, per ottenere quel feed tattile al quale difficilmente rinuncerei. Mal digerisco quel posizionamento che va oltre il tasto invio e quel voler sfruttare diversamente lo spazio a disposizione per inserire le frecce direzionali, il tasto ù, lo spostamento rapido (pag. su/giù, inizio / fine e </>), nella norma invece il tasto ins, lo stamp e il canc. Bocciata la retroilluminazione, non adattiva, non automatica, non regolabile (puoi solo disattivarla e attivarla tramite tasto funzione), in alcuni casi anche fastidiosa, tutto il contrario da ciò che mi aspetto su una macchina simile.
  • Touchpad senza lode e senza infamia. Giusta la sensibilità e l’area a disposizione per il movimento, non è però in grado di capire se la mia mano è posizionata lì sopra per sbaglio o volutamente, spostando quindi il cursore in posizione errata quando non desiderato, ti direi non all’altezza di tutto il resto.
  • Audio Bang & Olufsen che ti fa pregustare già la sua qualità sulla carta, un po’ meno nella pratica (immagino per questioni di spazio nello chassis), si comporta benissimo quando gli si danno in pasto tracce che nascondono i bassi, perché quasi totalmente assenti nella configurazione (puoi ritoccare quello che ti pare con il software dato a corredo, poco cambia) e nella sostanza.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 11

  • Batteria dalla durata (molto) più che buona, sono rimasto positivamente colpito. Ho lavorato con attivo il profilo Migliori Prestazioni per più di 6 ore, durante le quali ho usato in particolar modo Google Chrome e Spotify, oltre una luminosità medio-alta del monitor del laptop, sto scrivendo questo pezzo dallo Spectre e ancora mi godo il 27% residuo, davvero contento.

Dotazione hardware

Spectre x360 monta (nella versione che mi è stata inviata da HP per effettuare il mio test #BancoProva) un processore Intel i5 di ottava generazione (questo), un quad-core tutto pepe da 1.60GHz (per core) messo in commercio qualche mese fa, robusto e performante, con grafica integrata (Intel 620):

8 GB di RAM (ormai classici e base di partenza per ogni macchina portatile) e un disco SSD M.2 da 256 GB (Samsung, si parla di questo) che mostra buona performance nell’uso quotidiano e anche nel benchmark lanciato appositamente per studiarne le reazioni:

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 2

Tutta la parte più interessante e che si distingue dalla massa è forse quella dedicata al comparto monitor, touch e possibilità di trasformazione del laptop in tablet, grazie anche all’integrazione pressoché perfetta con Windows 10 che è nato anche per questo. HP Spectre x360 integra anche una penna (bluetooth, accoppiata già in origine con il laptop) che può fungere da puntatore ma soprattutto da mezzo di scrittura o disegno a mano libera (Windows Ink), per prendere appunti in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. Tutto molto reattivo e buona la durata della batteria integrata nell’accessorio, ma la mia paura riguardo la delicatezza del prodotto supera di gran lunga il vantaggio di poterlo convertire e utilizzare come fosse il mio iPad (che di botte ne ha prese abbastanza, senza però battere ciglio alcuno).

Cerca di capirmi, è un qualcosa che funziona davvero bene, ma non fa per me, sono io quello anomalo che ancora preferisce la modalità del pleistocene fatta di monitor davanti agli occhi e dita che vanno manco fossero impazzite o alla ricerca del record di battitura per minuto (anche perché per quest’ultimo c’è già una folla pronta a battermi lì fuori). Ciò che posso certamente dirti è che il monitor reagisce bene a ogni tocco (anche in modalità laptop, utile per allargare immagini o comunque usare lo zoom in ogni contesto possibile), e che questo non ne esce sconfitto con mille ditate perché è evidente che il trattamento riservato da HP dia i suoi frutti, niente oleosità particolari da segnalare o qualcosa che gli si avvicini, rovinando l’esperienza d’uso del prodotto.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 14

Parliamo di collegamenti. HP Spectre x360 propone una sola porta USB 3.1 di tipo A (la classica alla quale siamo tutti abituati) nella parte sinistra, vicino alla quale troverai l’attacco audio (cuffie-microfono, come ormai ovunque) e il pulsante di accensione della macchina (con led incorporato, per capire immediatamente lo stato del laptop). Sempre sul lato sinistro, un po’ più in basso, uno slot di lettura microSD.

Sulla destra troverai invece due porte USB 3.1 di tipo C / Thunderbolt 3, il led di stato corrente del laptop (per avere immediato riscontro quando il caricabatterie viene collegato a una delle due porte USB-C, medesima scelta di Apple e altri vendor, nda), il lettore di impronte e un pulsante combo che ti permette di alzare o abbassare il volume dell’audio, strana scelta (parlo di quest’ultima), ma credo sia stata fatta pensando alla modalità tablet del prodotto.

Non c’è porta di rete, cosa che io continuo a odiare con tutto me stesso sui portatili che rinunciano a questa porta per me fondamentale, facendo nascere l’esigenza di un adattatore da collegare a una delle porte USB-C. Il comparto WiFi fa il suo lavoro, giusto, con buona velocità su più test eseguiti sempre verso lo stesso server di destinazione (qui di seguito te ne propongo giusto uno):

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 10

A completare il quadro hardware c’è la webcam HP TrueVision FHD IR camera con microfono digitale dual-array integrato, il quale lavora abbastanza bene per pulire i rumori di fondo, ma personalmente continuo a preferire una soluzione dedicata che preveda il “dinamico duo” cuffie e microfono incorporato.

Spectre x360 scalda pressoché nulla durante il suo utilizzo (a meno di metterlo realmente sotto stress), andando però a modificare questo aspetto quando si collega il caricabatterie, soprattutto nella parte destra del portatile (dove trovano spazio le porte USB-C che ti permetteranno di immagazzinare l’energia necessaria), ma mai così tanto da arrecare fastidio durante la tua sessione di lavoro o gioco. Per questo tipo di esami più specifici ti rimando a una scheda tecnica di NotebookCheck che ha preso in esame la versione più carrozzata con monitor 4K e i7 (che può in qualche maniera avvicinarsi a questo prodotto che sto usando io).

Se vuoi dare un’occhiata alla scheda tecnica completa sul sito di HP, ti rimando all’indirizzo support.hp.com/it-it/document/c05835335.

Software

HP Spectre x360 propone Microsoft Windows 10 nella sua versione Home. Al solito, con sé porta tanti software proprietari o di terza parte a corredo -talvolta non richiesto- che il cliente finale può scegliere in seguito di pulire:

Per la sicurezza HP ha scelto McAfee LiveSafe (che quindi prende il posto del Defender già vivo e vegeto su ogni sistema Windows 10, dalla nascita), ha poi aggiunto una preinstallazione di Office 365 (con un mese di abbonamento prova per il servizio, nda) in italiano e relativo OneDrive, proponendo però la possibilità di registrare un account Dropbox al quale verranno aggiunti da subito 30 GB per un periodo di tempo limitato (un anno, al termine del quale dovrai decidere se pagare un’offerta professionale o passare ai 2 GB gratuiti per tutti). Troverai inoltre una quantità non meglio definita di librerie base Visual C++ 2008 / 2010 / 2012 / 2013 / 2015 necessarie per i tanti software di HP stessa (molti dei quali possono essere certamente eliminati).

Da quando c’è Windows 10 e il relativo store, molti software che ero abituato a vedere e classificare pressoché immediatamente come bloatware sono spariti, vengono direttamente proposti (e in alcuni casi installati) direttamente da Microsoft (troverai quindi Netflix, MSN notizie, qualche gioco e altro ancora, roba che solitamente faccio sparire facendo girare un clean via PowerShell).

In conclusione

Un portatile dalle buonissime caratteristiche, non privo di difetti, ma che può chiaramente diventare una postazione da lavoro pressoché completa in base all’esigenza dell’acquirente che necessita questo tipo di caratteristiche. Anche se personalmente non l’adoro, la possibilità di sfruttare la completa apertura delle cerniere monitor è un vantaggio per chi vuole disegnare o prendere appunti senza passare per la tastiera. Il monitor è bello, con una buona luminosità anche se non mi ha convinto del tutto la mancanza della luminosità adattiva (oppure, se questa fosse disponibile e io non me ne fossi sbadatamente accorto, vorrebbe dire che non funzionerebbe come dovrebbe), così come la retroilluminazione della tastiera, troppo limitata.

Validi i tagli di RAM e SSD scelto, assolutamente nella norma odierna, ottimo il processore che mostra tutta la sua forza in ogni occasione. La scelta di Windows 10 oltre che obbligata è assolutamente azzeccata per una macchina che lo fa davvero girare senza perdere un colpo. Probabilmente avrei però scelto la sua versione Pro (ma è solo una mia idea). Adoro la tastiera e l’affondo dei pulsanti, davvero, ma odio profondamente il posizionamento scelto per alcuni tasti. Il prezzo è grosso modo in linea con il mercato, la qualità si paga.

HP Spectre X360 si trasforma da portatile in tablet, con processori quad-core, fino a 16,5 ore di durata della batteria e un nuovo schermo pensato per la privacy. Le specifiche caratteristiche includono design raffinato, con il corpo in alluminio CNC modellato con linee angolari; schermo brillante, con una diagonale di 13 pollici, cornici micro-edge e il robusto Corning Gorilla Glass NBT, che offre una risoluzione fino a 4K per esperienze di visualizzazione eccezionali. Le prestazioni sono assicurate dai processori Intel Core i5 e i7 di ottava generazione, dalla memoria LPDDR3 fino a 16 GB e delle unità SSD PCIe fino a 1TB opzionali, pensate per archiviare progetti, ricordi preziosi e contenuti di intrattenimento. Le funzionalità per la sicurezza includono un lettore di impronte digitali posizionato lateralmente per la massima accessibilità e la fotocamera IR FHD HP Wide Vision per eseguire l’accesso con riconoscimento facciale. La penna certificata per Windows Ink offre un’esperienza di disegno e scrittura più naturale grazie all’utilizzo simultaneo della penna e delle funzionalità touch. Con l’inclinazione, la penna è sensibile alla pressione per un input preciso in qualsiasi modalità. HP Spectre x360 è disponibile in Italia a partire da €1.399.

Qui il riferimento allo store. Puoi trovarlo su Amazon spendendo qualche euro in meno:

A me non resta che ringraziare HP e far tornare la macchina all’ovile. Se hai dubbi o vuoi chiedere maggiori informazioni, utilizza l’area commenti a tua disposizione, cercherò di darti una mano, ma ricorda che non potrò più eseguire alcun test sul laptop (utilizzerò la memoria di quanto sperimentato fino a oggi!).

Buon inizio settimana.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine dei test.
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Mi capita di tanto in tanto di imbattermi in vecchie caselle di posta utenti che hanno ancora i nomi delle cartelle in inglese, eredità di una precedente vita su IBM Lotus Domino, oggi non più giustificate su Office 2016 ProPlus interamente installati in italiano. Esistono diversi metodi per riportare alla lingua nostrana quei nomi, un paio di questi sono quelli che generalmente utilizzo (o faccio utilizzare direttamente all’utente finale).

Outlook e Shared Mailbox: Auto-Mapping o più file dati? 1

Partiamo da un presupposto molto semplice: quanto fatto e spiegato in questo articolo è frutto della scoperta dell’acqua calda, tutto è infatti già ben documentato da Microsoft all’indirizzo support.microsoft.com/en-us/help/2826855/folder-names-are-incorrect-or-displayed-in-an-incorrect-language-in-ou. Io mi sono limitato a isolare i due metodi che fino a oggi hanno dato puntualmente risultati (lato utente o lato diretto Exchange in cloud).

Via Outlook

Chiudi Outlook e dallo StartEsegui (su Windows 10 ti basta la combinazione  + R, oppure clic destro su tasto Windows → Esegui) digita il comando Outlook /resetfoldernames, quindi premi invio.

Questo farà partire il client di posta elettronica che, salvo sporadici casi (non rari, ma neanche così normali) effettuerà un reset del nome delle cartelle del tuo account personale (no, niente caselle di posta condivise mappate in automatico, nda), trasformando l’inglese in italiano.

In alternativa, se il /resetfoldernames non dovesse sortire alcun effetto, puoi ripetere il procedimento ma richiamando Outlook /resetfolders.

Via PowerShell

Che poi, come al solito, è il metodo che preferisco perché immediato e valido per qualsiasi casella di posta, anche quelle condivise che nel paragrafo precedente ho specificato essere intoccabili se un Outlook le mappa in maniera automatica. La PowerShell modifica la lingua adottata dalle cartelle di posta elettronica dando retta a un comando “parlante” secondo una tabella di localizzazione sempre aggiornata, disponibile anch’essa in documentazione Microsoft.

Il comando di cui ti parlo è il Set-MailboxRegionalConfiguration, trovi la documentazione all’indirizzo docs.microsoft.com/en-us/powershell/module/exchange/client-access/Set-MailboxRegionalConfiguration?view=exchange-ps.

Se ti interessa il succo, questa è la stringa che ho utilizzato da prompt:

Set-MailboxRegionalConfiguration -id mario.rossi@contoso.com -LocalizeDefaultFolderName:$true -Language it-IT

Dovrai semplicemente sostituire mario.rossi@contoso.com con un indirizzo appartenente al tuo tenant, il resto puoi lasciarlo invariato. Trovi la tabella delle lingue disponibili all’indirizzo msdn.microsoft.com/it-it/library/system.globalization.cultureinfo%28vs.71%29.aspx?f=255&MSPPError=-2147217396.

Outlook: forzare i nomi delle cartelle in italiano

A comando eseguito non otterrai conferma alcuna, passerai semplicemente a una riga vuota di PowerShell, in attesa che tu dica cos’altro fare. La modifica è immediata e l’utente potrà accorgersene autonomamente dando un’occhiata al suo Outlook.

Buon lavoro.

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Parte tutto da un documento più che approfondito disponibile nel sito di supporto Office (support.office.com): support.office.com/en-us/article/use-network-upload-to-import-your-organization-s-pst-files-to-office-365-103f940c-0468-4e1a-b527-cc8ad13a5ea6, e questo altro non è che un articolo promemoria per ricordare a me (in futuro) e a te (che forse sei capitato da queste parti per caso) la serie di passaggi da portare a termine per eseguire il caricamento di un file PST (che forse hai salvato da qualche parte sul tuo disco locale) su Exchange Online, quindi sul tuo spazio Office 365.

Office 365: importazione PST da disco locale a Exchange Online

I passaggi sono diversi e in alcuni casi macchinosi, ma non sono difficili, ti toccherà semplicemente avere pazienza nei tempi apparentemente morti (diciamo che questa attività -a un certo punto- potrà proseguire in background senza che tu debba necessariamente star fermo lì ad attendere che termini).

Qualsiasi operazione da ora in poi andrà eseguita con un amministratore di Office 365, o per lo meno un livello che abbia tra i suoi ruoli “Mail Recipients” (vedi qui). Io ho usato un amministratore globale.

Carica i dati

Accedi a protection.office.com e spostati in Governance dei dati, quindi in Importa. Ammesso che sia la prima volta che stai per fare questa operazione, dovrai creare una nuova attività di importazione con relativa chiave / URL SAS. Fai clic sul pulsante preposto (Nuovo processo di importazione) e dai un nome al processo (tutto minuscolo, senza spazi), quindi fai presente che caricherai i dati via rete (upload diretto sui server Azure, nda).

Scarica il tool AzCopy in versione più aggiornata, direttamente dai server di Microsoft, e installalo. Ora fai clic su Mostra l’URL della firma di accesso condiviso per il caricamento in rete (nella pagina web dell’importazione) e copia il contenuto mostrato a video, ti servirà entro poco.

Apri un prompt dei comandi e spostati nella cartella di installazione di AzCopy (%ProgramFiles(x86)%\Microsoft SDKs\Azure\AzCopy), quindi avvia AzCopy seguendo poche regole fondamentali:

AzCopy.exe /Source:<CartellaPST> /Dest:<URL SAS> /V:<File di log> /Y
  • <CartellaPST> dovrà corrispondere alla cartella locale all’interno della quale hai posizionato i file PST (anche uno singolo eh, la storia non cambia).
  • <URL SAS> dovrà corrispondere all’URL che hai copiato “poco fa“, generato dalla pagina di importazione dati di Office 365.
  • <File di log> corrisponderà, se lo vuoi, alla posizione personalizzata del file di log sul tuo disco locale.

Volendo fare un esempio, potresti ottenere qualcosa di simile:

AzCopy.exe /Source:"C:\temp\Posta" /Dest:"https://3c3e5952a2764023ad14984.blob.core.windows.net/ingestiondata?sv=2012-02-12&se=9999-12-31T23%3A59%3A59Z&sr=c&si=IngestionSasForAzCopy201601121920498117&sig=Vt5S4hVzlzMcBkuH8bH711atBffdrOS72TlV1mNdORg%3D" /V:"c:\temp\upload.log" /Y

Una volta lanciato il comando, salvo errori, partirà l’upload dei dati verso Azure (ti ricordo che verranno caricati tutti i dati nella cartella sorgente, non fare il mio stesso errore lasciando in quella cartella anche i file di log, finiti anch’essi sullo spazio in cloud, inutilmente!):

Office 365: importazione PST da disco locale a Exchange Online 3

Specifica le corrispondenze

Una volta terminato potrai procedere con lo step successivo, la preparazione del file di corrispondenza tra ciò che tu hai caricato su Azure e la destinazione di ciascun file PST. Per capirci, potresti aver caricato uno, due o forse più file PST dal disco locale, che in realtà appartengono a un solo utente su Office 365. Grazie al file di mappatura (un normale CSV, nda) potrai fare in modo che il contenuto di quei dati finisca tutto nella mailbox di un solo utente.

Nel mio caso la corrispondenza era quella più semplice, 1:1, così come singolo era il file caricato su Azure per fare l’importazione di test (giusto per imparare a usare lo strumento). Tradotto in (pochi) soldoni, questo è il risultato d’esempio:

Workload,FilePath,Name,Mailbox,IsArchive,TargetRootFolder,ContentCodePage,SPFileContainer,SPManifestContainer,SPSiteUrl
Exchange,,CartelleLocali.pst,shared_mailbox@contoso.onmicrosoft.com,FALSE,/,,,,

Tu puoi scaricare il file di esempio e modificarlo partendo da qui. Rapidamente, come fatto per la stringa di upload di AzCopy, ti spiego le corrispondenze dei parametri principali:

  • Workload corrisponde a Exchange se devi importare dei file PST all’interno di caselle di posta ospitate su Office 365.
  • FilePath rimane vuoto se hai caricato i file PST all’interno dello spazio Azure senza specificare una particolare cartella di destinazione, in pratica la cartella radice.
  • Name deve essere sostituito con il vero nome del file PST caricato, occhio al case-sensitive (lettera maiuscola è diversa dalla stessa lettera minuscola). Nel mio esempio qui sopra, il file si chiama CartelleLocali.pst (andrebbe in errore se il file si chiamasse in realtà cartellelocali.pst)
  • Mailbox deve corrispondere alla casella di posta elettronica (personale o condivisa, poco importa) all’interno della quale verranno importati i contenuti del tuo file PST. Sostituisci quindi shared_mailbox@contoso.onmicrosoft.com con il vero indirizzo di posta corrispondente nel tuo Exchange online. Puoi anche importare i contenuti del PST in una Cartella Pubblica, in quel caso ti rimando alla documentazione di Microsoft.
  • IsArchive ti permette di indirizzare il caricamento dei dati verso la casella di posta viva o il suo archivio online (in-place Archive). Nel mio esempio impostata a FALSE, mi permetter di importare i dati del PST nella casella di posta “viva“.
  • TargetRootFolder ti permette di specificare in che cartella importare i contenuti del PST. Lasciando il campo vuoto verrà creata una cartella chiamata “Imported” all’interno della quale finiranno tutti i dati del PST. Diversamente, specificando “/” (sì, senza virgolette!), i contenuti finiranno nella cartella della Posta in arrivo. Puoi altrimenti forzare la cartella di destinazione specificandone il nome, per esempio “Backup” cercherebbe la cartella Backup allo stesso livello della Posta in arrivo, facendoci finire dentro tutti i dati. Se hai possibilità, meglio fare qualche test giusto per capire come funziona.

Scegli se e cosa filtrare, quindi termina

Il processo di importazione dei dati può ormai cominciare. Microsoft analizzerà quanto gli hai chiesto di trasferire e valuterà sulla base dell’età dei contenuti il miglior suggerimento da fornirti, per esempio potrebbe capitarti (come nel mio caso) che quei contenuti siano più vecchi di 12 mesi e che quindi potresti non volerli trasportare tutti online. A te la scelta, chiaramente puoi ignorare il suggerimento e procedere con un’importazione totale.

Non devi fare null’altro. Dovrai esclusivamente attendere il termine del processo, puoi chiudere la finestra e aspettare che venga consegnata una mail di fine lavori alla tua casella di posta elettronica, così da andare poi a verificare che non ci siano stati degli errori di importazione (e se sì, come risolverli). Apri la casella di posta che hai scelto come destinazione di quei contenuti e verifica che ci sia tutto :-)

Cos’altro c’è da sapere?

Una rapida curiosità riguardo i file caricati su Azure, perché volevo sapere come cancellarli, andando invece incontro a una FAQ già eloquente in merito. Copio e incollo:

After I upload my PST files to the Azure storage area, how long are they kept in Azure before they’re deleted?

When you use the network upload method to import PST files, you upload them to an Azure blob container named ingestiondata. If there are no import jobs in progress on the Import page in the Security & Compliance Center), then all PST files in the ingestiondata container in Azure are deleted 30 days after the most recent import job was created in the Security & Compliance Center. That also means you have to create a new import job in the Security & Compliance Center (described in Step 5 in the network upload instructions) within 30 days of uploading PST files to Azure.

This also means that after PST files are deleted from the Azure storage area, they’re no longer displayed in the list of files for a completed import job in the Security & Compliance Center. Although an import job might still be listed on the Import page in the Security & Compliance Center, the list of PST files might be empty when you view the details of older import jobs.

vedi: support.office.com/en-us/article/FAQ-about-importing-PST-files-to-Office-365-2fe71b05-f5a2-4182-ade7-4dc5cabdfd51?ui=en-US&rs=en-US&ad=US

Non dovrei aver dimenticato altro. Nell’eventualità ci fosse qualcosa di poco chiaro inerente lo specifico argomento, lascia pure un commento e cercherò di darti una mano più che volentieri.

Buona importazione!

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