Tempo fa ti avevo parlato di un problema riguardante un mancato rollback della versione 16.0.8229.2073 (1706) di Microsoft Office 365 ProPlus (la versione 2016), risolto scaricando e installando un diverso pacchetto, inferiore a quello difettoso. Nel frattempo i problemi sono stati risolti e altri sono sorti, facendomi scegliere una diversa strada per un certo gruppo di utenti ai quali ho tolto la possibilità di aggiornare Office dal canale un po’ più rapido di Microsoft.

Dato che si tratta di semplici modifiche alle chiavi di registro, ho optato per la scrittura di un batch che potesse automatizzare le operazioni. Te lo propongo oggi, così che possa tornarti utile in caso di necessità, da tenere quindi da parte nella solita chiave USB degli strumenti da avere sempre a portata di mano :-)

Office 365 ProPlus (2016): selezione del canale di aggiornamento

Scritto a luglio e utilizzato nel corso del tempo, lo condivido e ti spiego com’è che funziona:

Il codice si basa sul fatto che:

  • l’aggiornamento arriverà dai server di Microsoft e non da una location interna alla tua rete (updatepathnon viene infatti valorizzato);
  • non c’è una versione d’arrivo dichiarata (come sopra, updatetargetversion non viene valorizzato);
  • l’unica voce che cambia (in base all’esigenza) è sempre quella relativa al canale di aggiornamento (updatebranch prende il valore in base al ramo di aggiornamento scelto).

è inoltre possibile (e previsto) che una postazione possa avere la necessità di bloccare ogni futuro aggiornamento, continuando quindi a utilizzare solo e sempre quell’unica versione di Office già a bordo. Alla stessa maniera, potrai sempre tornare indietro e chiedere a Office di aggiornarsi, in un secondo momento. In entrambi i casi, la chiave di registro da andare a ritoccare è la enableautomaticupdates.

Il batch è stato testato con successo su configurazioni Windows 7 e 10, con Office 2016 (365 ProPlus) a bordo, installato chiaramente tramite C2R. Potrai scaricarlo direttamente da GitHub e avviarlo –come amministratore locale o di dominio– sul PC che ti interessa. Se l’intervento è invece da portare a termine su più PC, ti consiglio di prelevare dal codice le chiavi di registro che ti interessano, quindi darle in pasto a uno strumento di distribuzione software (come Kace).

Buon lavoro! :-)

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Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

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Tutti noi facciamo backup delle nostre macchine, giusto? Bravo, vedo che sei convinto della tua risposta mentre continui ad annuire fintamente con la testa. Ora, archiviato questo piccolo dettaglio (non sto scherzando, il backup è fondamentale, dannazione), passiamo all’argomento chiave di questo articolo: snellire il backup di Time Machine.

macOS: come dare una snellita la backup di Time Machine

Time Machine è uno strumento eccezionale sui sistemi di casa Apple, permette di congelare lo stato di file e configurazioni ogni volta che si avvia e che fa backup su un disco esterno (che sia di rete o collegato via USB) ma, salvo diversa configurazione impostata da te, escluderà ben poca roba del sistema su cui sta girando, di certo non andrà a non considerare programmi e cartelle che possono essere facilmente scaricati in caso di rifacimento macchina (o di reinstallazione software). Sto parlando di materiale magari salvato su Dropbox, oppure degli eseguibili della suite Office, giusto per fare un paio di esempi abbastanza facili.

Si tratta infatti di GB che potrebbero mancare su un disco esterno, un NAS o un Time Capsule, ma che sono nulla per una connessione in fibra lasciata lì a fare dei download diretti da internet. O magari non si tratta neanche di spazio mancante, ma di questioni di tempo per andare a terminare il lavoro iniziato.

Te la faccio semplice: hai una buona connessione internet? Bene. Che senso ha allora fare un backup di qualcosa già in backup (Dropbox, nda)? Fermo! Prima di partire in quarta ricorda però una cosa. Una risposta possibile a questa domanda esiste, e si tratta della “profondità di versioning“. Dropbox salva infatti ogni versione modificata di un tuo file, facendola però scadere nei successivi 30 giorni di vita, oltre i quali non sarà più possibile recuperarla dai loro server a meno di avere il servizio aggiuntivo chiamato EVH (Extended Version History). Se per te questo non è un problema, allora sei a cavallo. Se invece non sono stato chiaro, prova a dare un’occhiata qui.

Andare per esclusioni

Bando alle ciance, ne abbiamo fatte abbastanza, passiamo all’esempio pratico. Ho modificato la mia configurazione di Time Machine per fare un test e rendermi conto dell’effettivo guadagno in termini di velocità di backup (lo spazio disco per il momento non è un problema). Ho escluso in un primo step la suite di Office, facilmente scaricabile per me che sono abbonato Office 365. Dalle Opzioni di Time Machine (il pulsante è in basso a destra nella finestra delle impostazioni di backup) si può andare ad aggiungere (o rimuovere) dati “ignorabili“, così:

macOS: come dare una snellita la backup di Time Machine 1

Senza troppa fatica, ho tolto 8 GB dal monte dati da mandare in backup ogni volta che macOS si trova in modalità standby, collegato alla WiFi (o al cavo cablato) e alla rete elettrica (il requisito minimo per far lavorare Time Machine mentre non si è davanti al PC).

E nel caso questo non basti, si può sempre pensare di escludere tutta la ~/Dropbox (nel mio caso altri 15 GB circa, su questo MacBook).

Chi occupa cosa / quanto

Tutto qui? No, non necessariamente. Nessuno conosce (in teoria) meglio di te il tuo Mac, ed è per questo motivo che teoricamente dovresti essere sempre tu a sapere cosa escludere e cosa no. Per aiutarti nel compito, io posso dirti cosa occupa più spazio all’interno del tuo hard disk (e quindi nel tuo backup), grazie all’utilizzo di uno strumento di terza parte. Si chiama Disk Inventory X, e si scarica gratuitamente dal sito web derlien.com.

Una volta installato e lanciato, ti permetterà di avviare una scansione di tutti i dati salvati sul tuo disco, generando poi un report visuale che ti consentirà di renderti subito conto di chi sta occupando spazio:

macOS: come dare una snellita al backup di Time Machine

Va da sé che immagini (Libreria di Foto in primis), video e musica la fanno generalmente da padrone, e tocca a te capire se vuoi tenerli in backup o meno (nel mio caso Spotify mi permette di non avere musica salvata su disco, i video li tengo già in una diversa cartella del NAS e la Libreria di Foto è un “guai a chi la tocca“, quella è fondamentale che resti sempre sotto la protezione di Time Machine). Poi magari hai una macchina virtuale (come me), una libreria giochi di Steam o chissà cos’altro.

Grazie a Disk Inventory X puoi facilmente individuare questi file e cartelle, e con la scusa approfittarne per fare una pulizia manuale, seguita eventualmente da un’esclusione nelle impostazioni di Time Machine.

Tutto chiaro? Sei già pronto a ritoccare la tua configurazione di backup? :-)

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Ieri come oggi, in palestra la cosa abbastanza fondamentale per concentrarsi e non farsi distrarre da ciò che ci circonda è quella di godere della propria playlist musicale, con i propri ritmi, le proprie canzoni preferite, quelle che ti danno la giusta carica per affrontare il tuo allenamento (cosa che succede anche per la corsa all’aperto, ne sono certo). Nel 2014 erano le WS613, oggi la batteria inizia ad accusare il colpo e io ho dovuto trovare un buon sostituto per evitare di rimanere appiedato, per questo ho valutato le in-ear MDR-XB50BS con tecnologia Extra-Bass.

SONY MDR-XB50BS (Extra Bass): compagni di palestra

Alla scoperta di MDR-XB50BS

Molto differenti dalle WS613 perché di certo non fanno parte della serie Walkman e non ti permettono di salvare musica a bordo dello stesso dispositivo, sono comunque pensate per chi è sempre in movimento, e possono permetterti di rimanere tranquillo nel caso in cui abbiano a che fare con il sudore o uno schizzo d’acqua.

Gettiamo quindi le basi:

  • ti stai allenando, ti serve perciò qualcosa che non stia in mezzo ai piedi, che non dia fastidio ai tuoi movimenti e che non ti leghi al dispositivo sorgente della musica. Via i cavi, non possono essere considerati nell’equazione (nonostante ne veda molti in sala, io fatico a sopportarli).
  • Il set non deve muoversi da lì. Deve chiaramente seguire i tuoi movimenti, certo, ma non puoi pensare di allenarti e sentir cadere anche solo un auricolare, finirebbe per tirare giù anche l’altro con il suo peso.
  • La batteria deve avere una buona durata, non devi vivere con il dubbio che non ricaricando il tuo headset al mattino, tu possa rimanere senza musica al pomeriggio, perché la dimenticanza può sempre capitare. Qualche ora in più di musica fa sempre comoda.

SONY MDR-XB50BS (Extra Bass): compagni di palestra 1

Leggerezza del set (circa 20 grammi) e comandi a disposizione sono assolutamente sufficienti, così come il blocco in silicone morbido per ancorare correttamente gli auricolari ai padiglioni delle orecchie. Accensione e collegamento in bluetooth sono molto rapidi, li ho collegati più volte anche alle macchine Technogym che ci sono in palestra, per poter vedere un po’ di televisione o qualche video su YouTube durante l’allenamento. Il NFC è solo un qualcosa in più, comoda ma non necessaria, firma di una SONY che non fa mai mancare nulla all’appello.

L’archetto morbido a malapena si sente, ma si nota tantissimo nel momento in cui si appoggia alle proprie spalle, su quel collo che si muove parecchio durante gli esercizi, che suda, si finirà per non sopportarlo, e il problema potrà essere risolto portando l’archetto davanti, facendolo poggiare sul petto anziché sulle spalle.

Il suono è coinvolgente, pieno, il basso è corposo e non disturba mai, tutto il contrario, isola perfettamente da ciò che ti circonda, ti permette di trovare la giusta concentrazione e affrontare i tuoi obiettivi. La durata della batteria è stimata in circa 8,5h di musica, da spalmare nell’arco della settimana e che può variare –come sempre– in base alla qualità del collegamento (distanza dalla sorgente, tanto per dire) e al volume medio mantenuto.

Certificato IPX4, il set sopporta gli schizzi d’acqua (può tornare comodo sotto la pioggia) e il sudore, ma non può chiaramente essere immerso in acqua (io sto continuando a fare il confronto con il mio precedente compagno di playlist, sia chiaro).

Una cosa non particolarmente funzionante c’è: la conversazione in telefonata. Nonostante la lodevole iniziativa di SONY nel voler mettere un microfono in corrispondenza dell’auricolare destro, così da permettere di rispondere a un’eventuale chiamata durante l’allenamento, questo non sembra riuscire ad adempiere al suo compito in maniera troppo impeccabile. Troppo rumore di fondo non pulito, troppo eco, in un ambiente abbastanza caotico l’interlocutore faticherà a sentire la tua voce, più volte confermato da diverse persone alle quali ho risposto tramite questo set. Se poi volessi proprio fare il puntiglioso, un ulteriore difetto potrebbe essere quello del livello batteria residuo, ben visibile e disponibile solo su sistemi iOS, ma diciamo che Android ci mette anche un po’ il suo zampino in tutto questo.

Trovi la scheda completa del prodotto sul sito web di Sony all’indirizzo sony.it/electronics/cuffie-intrauricolari/mdr-xb50bs, nel frattempo sappi che il prezzo di listino per portarsi a casa il prodotto si aggira intorno agli 80€. Come spesso accade, fortunatamente Amazon riserva qualche sconto che permette di accaparrarsi il set MDR-XB50BS con una ventina di euro in meno (più o meno, in base al colore che si sceglie).

La scatola originale include il set completo di cavo USB per la ricarica, i gommini di protezione degli auricolari lunghi in silicone ibrido (SS, S, M, L, un paio per ciascuno) e i sostegni ad arco (S, M, L, un paio per ciascuno anche in questo caso).

Insomma, come avrai capito, il prodotto è promosso con riserva. Se non avesse offerto la possibilità di utilizzarlo come sostituito di altoparlante e microfono del mio smartphone, non mi sarei neanche posto il problema, e invece vuole fare qualcosa che poi non porta correttamente a termine. Per forza di cose è un punto a sfavore che va a influenzare un risultato finale fino a ora più che buono. Prendila esattamente così com’è, una semplice critica che però non tocca la parte relativa alla resa audio, vero cardine del set MDR-XB50BS.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da SONY, ho potuto tenerlo al termine del test.
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