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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Sono una persona abbastanza abitudinaria per alcuni aspetti, uno tra questi riguarda l’affezionarmi al software che funziona bene nel corso degli anni, perché cambiare qualcosa che sta lavorando esattamente come tu desideri? Il ragionamento vale in linea di massima anche per quelle utility che mi porto avanti su Mac da quando ne ho memoria, Keka faceva parte di quel gruppo. Dico faceva dopo aver provato qualche attimo di panico dovuto alla mancata apertura corretta dei file RAR, costringendomi a dare un’occhiata fuori dalla finestra alla scoperta del motivo e della possibile alternativa da utilizzare.

Dopo aver risolto il problema con Keka, che aveva deciso di non aggiornarsi in autonomia e per il quale è bastato passare al nuovo pacchetto 1.1.3, ho comunque dato un’occhiata al mercato, imbattendomi in The Unarchiver, tool gratuito al pari di Keka, estremamente minimale, comodo, rapido, utilizzabile come sempre con un clic destro (Apri con) del mouse. L’ho scaricato, gli ho dato un’occhiata e ho deciso di mantenerlo installato, affiancandolo a quello che da sempre è il mio tool per compattare / scompattare archivi su Mac, e che continuerà a mantenere quel posto –spero– per molto altro tempo ancora.

The Unarchiver per macOS

Tu che strumento utilizzi per lavorare con gli archivi compressi? Suggerimenti che esulino da queste due alternative? Considera che io sono solito utilizzare con 7-Zip su sistemi Windows, ed è per questo motivo che ho adottato Keka dalla notte dei tempi su Mac :-)

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Scaldo la voce e la tastiera, è la prima volta che collaboro ufficialmente con Huawei, e vale ciò che accade anche per le altre nuove collaborazioni, non si vuole mica fare brutta figura! Durante queste ultime settimane le pubblicazioni sono diminuite drasticamente, il lavoro d’ufficio assorbe ogni mia goccia di sudore, minuto, respiro, è un periodo molto intenso ma non per questo motivo è passata la voglia di provare nuovi gadget e raccontarti di loro su questo blog, tutt’altro, approfitto di questo fine settimana di riposo per buttare giù qualche riga e introdurti al P20 di Huawei, smartphone che è stato ormai presentato lo scorso marzo ma che è ancora saldamente al suo posto nel mercato di fascia medio-alta, scontrandosi con altri mostri sacri del settore, sua versione Pro in primis (il P20 pro, per l’appunto). Può ancora oggi essere considerato un acquisto conveniente?

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 1

Huawei P20

Realizzato ancora una volta in collaborazione con Leica, con una doppia fotocamera potenziata dall’intelligenza artificiale, Huawei è chiaramente schierata a favore dello smartphone in grado di sostituire (o quanto meno avvicinarsi il più possibile) la macchina fotografica più professionale, quella che generalmente scegli di portare con te quando osservi la tua città come turista, o ne visiti un’altra per catturare e conservare bei momenti e relativi ricordi sotto forma di scatti che rimarranno inalterati nel tempo, pronti per farti rivivere quelle sensazioni provate sul luogo qualche tempo prima. P20, così come l’ormai vecchio P10, può essere considerato un pioniere di settore, una bandiera definita “rinascimento della fotografia“. Fortunatamente per chi non non pensa che giri tutto intorno a uno scatto, Huawei P20 offre ulteriori punti di forza in diverse sue caratteristiche, lasciando però alcuni nervi scoperti che tenterò di snocciolare nelle prossime righe.

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 2

Costruzione

Huawei P20 propone uno schermo da 5,8″ (TFT, parliamo di un LCD) con una risoluzione massima di 2244 x 1080px e un peso di 165 grammi, si impugna bene e sta senza troppa difficoltà nella tasca dei pantaloni, senza farti provare quella sensazione della costrizione e del “oddio, lo rompo da un momento all’altro” che spesso mi capita di provare quando ho a che fare con smartphone dalle dimensioni più generose. C’è il notch (la tacca, per chi preferisce dirla o leggerla in italiano) ma è disattivabile dalle opzioni del Display, piccolo particolare molto apprezzato per chi proprio non sopporta la (ormai non più tanto) novità.

Huawei P20 risponde immediatamente ai comandi impartiti, è veloce, preciso, ha un bel monitor e adatta la sua luminosità in base all’ambiente in maniera precisa (il sole di agosto in spiaggia è stata un’ottima scusa per metterlo alla prova), è elegante da vedere e comodo da usare, anche senza custodia, che troverai comunque inclusa nella confezione del prodotto, ma non senza pellicola, che ti consiglio di prendere immediatamente in considerazione.

Monta un HUAWEI Kirin 970 octa-core, con configurazione quad-core a 2.36GHz (Cortex A73) coadiuvato dall’ulteriore quad-core a 1.8GHz (Cortex A53). 4 GB di RAM e 128 GB di memoria a tua e sua disposizione (dovrai infatti condividerli con il SO e i suoi aggiornamenti), la memoria non è espandibile, ma questo non costituisce un gran problema se come me fai molto uso delle tecnologie Cloud (e considera che il mio abituale taglio in cui faccio comodamente stare i miei dati si ferma a 64 GB). Buono, anzi buonissimo, anche il lettore di impronte che troverai nella parte frontale del monitor: lo prendi immediatamente (senza star lì a cercarlo come in altri smartphone), è reattivo e lo puoi chiamare in causa anche quando il P20 è appoggiato sulla scrivania. C’è la possibilità di sblocco con il volto, ma per ciò che mi riguarda continuo a preferire impronta o PIN.

Batteria da 3400 mAh che puoi ricaricare molto rapidamente (meno di due ore) utilizzando il caricabatterie in dotazione (22,5w), ti accompagna nel corso della giornata e nel caso di scarso utilizzo ti permette di arrivare anche alla successiva, chiaramente tirando la cinghia su qualche tua operazione. Il Kirin ne mette alla prova la resistenza, ma non scalda eccessivamente, permettendo anche una perdita inferiore alle aspettative.

Singolo lo slot per la SIM (nano), al contrario del doppio disponibile nella variante Pro. Connettività WiFi che abbraccia ogni sistema solitamente utilizzato (802.11 a / b / g / n / ac, 2,4 GHz e 5 GHz), così come il Bluetooth in versisone 4.2, con tecnologia aptX, aptX HD e LDAC. C’è il chip NFC e il connettore USB è di tipo C (USB Type-CTM, USB 3.1 Gen 1), il quale permette di trasmettere / ricevere dati in OTG, MTP, PTP, Audio, PD, DP.

Le cuffie incluse nella confezione hanno l’attacco USB-C, perché il jack audio manca all’appello, ed è subito iPhone (nella confezione troverai l’adattatore, che per tua convenienza ti toccherà lasciare attaccato al tuo set di auricolari preferito).

Software

È qui che risiede il mio personale tallone d’Achille. Parliamo di un Android Oreo 8.1, patch ferme a maggio di quest’anno (e l’ho restituito a fine agosto, quindi è effettivamente più indietro del dovuto), con relativa EMUI anch’essa in versione 8(.1). Sarà completa, sarà ricca, ma a me l’EMUI emoziona poco (per rimanere in tema con il nome della stessa), crea talvolta confusione e non mi piace quando mette mano all’organizzazione applicativa e stilistica della mia Home. Ho provato a modificarne l’aspetto attraverso i temi, ma anche loro possono poco e subiscono le imposizioni del launcher che Huawei ha pensato per i suoi smartphone, che spesso però non incontra le reali esigenze dell’utilizzatore “non alle prime armi“.

Capiamoci: ho scelto per mia madre un Huawei P8 lite (2017) che ancora oggi le regala soddisfazioni e con il quale si trova benissimo, ma lei non va oltre le chat di WhatsApp e Telegram (quest’ultimo principalmente), le telefonate e sporadicamente gli SMS. Naviga, si fa per dire, e scatta qualche fotografia senza chiedere più del dovuto. Per lei l’EMUI va più che bene, ma non è un utilizzatore “d’assalto“. Huawei P20 funziona bene, le Impostazioni sono davvero complete, posso pilotare quasi qualunque dettaglio del prodotto, posso fare ciò che solitamente non è possibile fare su un Android più puro, ma dopo due settimane di utilizzo EMUI sono tornato a usare Nova, e tutto si è normalizzato per la mia felicità.

So che c’è in ballo qualcosa di grande per EMUI, che potrebbe finalmente far cambiare idea ai suoi detrattori, non vedo l’ora che questo accada, sono davvero curioso di mettere mano su ciò che la grande società cinese ha pensato per il rilancio della sua interfaccia grafica. Non so se sia colpa o meno di EMUI, la tacca che è possibile disattivare tramite le impostazioni del Display non viene completamente digerita da alcune applicazioni che la rilevano ancora, facendo un pelo di confusione e nascondendo alla vista qualcosa che in realtà esiste. Si tratta di errori sporadici che ho notato in un più complesso e completo utilizzo dello smartphone e del suo sistema, che non inficiano ai fini della valutazione ultima di Huawei P20.

Multimedia

Reparto fotografico di assoluto rispetto per chi vuole imporsi nell’ambito della fotografia portata a livelli della professionale, ma ti ricordo che in questo caso il P20 pro è in grado di dare una spanna (e forse più) al già buon risultato prodotto da Huawei P20. Sul posteriore troverai una Leica doppia, Big Pixel 12MP RGB f1.8 insieme a una 20MP BW f1.6, 2x Ibrido Zoom, AIS, LED bicolore. Sull’anteriore trova spazio invece un 24MP, f2.0, indubbiamente una scelta molto più che sufficiente (stiamo sforando oltre la necessità) per gli autoscatti.

Ciò che in alcuni casi stona (volutamente lasciata attiva per metterla alla prova) è proprio l’intelligenza artificiale, che va a modificare il risultato finale di uno scatto che probabilmente sarebbe venuto meglio senza (in alcuni casi ho disattivato AI proprio per questo motivo). Se le fotografie scattate in ambienti ben illuminati sono più che accettabili, il risultato migliore lo si ottiene invece in situazioni di penombra, tramonti, soggetti che si vuole catturare e mostrare nella versione più romantica e “soffusa” possibile, come a voler fedelmente riprodurre ciò che l’occhio sta vedendo in quel momento, sapientemente miscelato a ciò che il cuore prova nel medesimo momento, qui di seguito ti propongo qualche scatto rubato in una zona di Milano che adoro:

Quella del tram l’adoro in maniera particolare, e dimostra che in alcuni casi l’intelligenza artificiale è in grado di metterci del suo per aiutare a riprodurre la situazione che si vuole davvero conservare e condividere con le altre persone che osserveranno poi la medesima fotografia. Avrei voluto mostrarti anche un video girato con Huawei P20, ma gli unici che ho includono persone che nulla hanno a che fare con la recensione, sbadatamente non ho creato un Demo ad-hoc.

In conclusione

Credo di averti dato tutte le informazioni necessarie per la valutazione di questo smartphone che trova oggi un posizionamento prezzo che ancora lo attesta nella fascia medio-alta, poiché acquistabile a circa 480€. Ho dato un’occhiata al suo andamento su PagoMeno e ho scaricato l’immagine aggiornata del grafico:

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 27

Se consideri che la variante Pro è attualmente presente sul mercato con un costo di circa 580€, è possibile che la bilancia possa pendere verso quest’ultima, considerando che le caratteristiche hardware cambiano sul fronte display (monitor AMOLED), fotografico (in maniera sensibile) e di impermeabilità, senza considerare (per chi ne fa uso) della possibilità di alloggiamento di una seconda scheda SIM. Diciamo che per un centinaio di euro il sacrificio, se stai pensando di cambiare smartphone e tenerlo per un po’ di tempo, puoi anche pensare di farlo. Nulla da togliere -in ogni caso- alla valutazione positiva che caratterizza Huawei P20. Io ho cercato per te qualche offerta su Amazon (compresa una relativa alla versione Pro di P20), la trovi qui di seguito:

Credo di aver ormai concluso. Ringrazio Huawei per la collaborazione e lascio a te l’area commenti nel caso in cui tu voglia parlare di questo terminale, segnalarmi punti sui quali non sei d’accordo o chiedere maggiori informazioni (spolvererò la memoria per rispondere dato che il telefono è stato ormai restituito) :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Huawei e già tornato all'ovile al termine delle mie ferie.
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Una manciata di settimane fa ti ho parlato della possibilità di provare in anteprima le nuove versioni di iOS per iPhone (e non solo). L’articolo è andato piuttosto bene e vedo (dalle statistiche) che continua ad attirare l’interesse dei lettori, forse te compreso. Per questo motivo torno sull’argomento e ti parlo di un possibile “problema” dovuto al mancato aggiornamento automatico di iOS 12 attualmente rilasciato in beta sui melafonini. Mi è capitato di trovarmi davanti a questa schermata:

Quando iOS 12 non vuole saperne di aggiornarsi automaticamente

Il mio iOS 12 è impostato per eseguire automaticamente gli aggiornamenti nel caso in cui questi vengano resi disponibili da Cupertino, eppure quel messaggio compariva inesorabilmente a ogni sblocco, senza che fosse presente all’appello alcun aggiornamento, almeno secondo il pannello delle Impostazioni di iPhone. Per questo motivo ho ripreso in mano l’articolo precedentemente scritto, visitato il sito web che mette a disposizione i certificati di installazione delle versioni beta dei firmware della mela e rifatto l’installazione di questo.

Provare le nuove versioni di iOS (e non solo) con un clic

Al successivo riavvio del telefono l’aggiornamento era lì ad aspettarmi, mi è bastato lanciarlo per approdare sulla versione 11 (di iOS 12), quella che qualche giorno dopo avrebbe lasciato il posto alla GM annunciata durante l’ultima conferenza di Apple dello scorso 12 settembre, esattamente ciò che c’è a bordo del mio iPhone 8 oggi:

Ti ricordo che secondo l’annuncio di Apple, iOS 12 sarà disponibile per tutti a partire da lunedì 17 settembre.

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In un mondo fatto di squali in grado di fare un solo boccone dei propri competitor, Xiaomi e le società alle quali essa ha permesso di crescere, grazie a importanti investimenti, sono vere e proprie alternative alle quali rivolgere particolare attenzione. C’è fame, c’è quella sana (e sempre più rara) voglia di competere e mettere sul piatto alternative dai costi più ridotti ma dalle qualità in grado di tenere testa a chi determinati mestieri li svolge da una vita intera. YI Technology è una di quelle società capaci di far parlare di sé a suon di Action Cam, VR e molto altro. Io oggi ti voglio parlare di YI 4K Action Camera, una reale alternativa a GoPro, un po’ più alla portata (economica) di tutti.

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore

YI 4K Action Camera

È piccola, leggera, estremamente maneggevole, tutto ciò che di base è assolutamente necessario per un prodotto di questo tipo. È touch-screen, con facile accesso a batteria e memoria SD (microSD, nda), con una buona ottica e un microfono in grado di catturare sufficientemente bene tutto ciò che accade nei dintorni dell’oggetto. Può essere acquistata con la custodia già pronta per andare sott’acqua, ma sarà poi tuo compito cercare gli accessori compatibili e di contorno per poterla portare davvero con sé in ogni occasione. La YI 4K Action Camera è l’Action Cam per chi vuole entrare in punta di piedi in questo mondo fatto di momenti da non dimenticare, di immagini, video, ricordi teoricamente indelebili e facilmente condivisibili con il resto del mondo.

Acquistata non in tempo per la rapida toccata e fuga in Calabria (con un mare spettacolare a fare da sfondo), ho rimediato in accordo con Ilaria per le nostre ferie estive. Ha catturato momenti al fiume, al mare, al parco acquatico, tutte occasioni dove l’ho messa alla prova quasi sempre in custodia, usando diversi accessori (anche se prevalentemente l’ho tenuta attaccata al galleggiante).

Modalità d’uso in custodia per l’acqua (tutto basato sulla pressione prolungata del pulsante unico di cattura / accensione), batteria sotto stress in registrazione 4K/25fps, condizione condivisa anche con la microSD montata inizialmente (32 GB), abbastanza veloce ma non altrettanto capiente, l’ora e mezza circa di registrazione continua garantita dal produttore non ci sarebbe stata dentro, per questo motivo ho deciso di acquistare una nuova microSD da 64 GB (massimo taglio supportato dal prodotto) e per sicurezza una seconda batteria da tenere sempre a portata di mano. Puoi trovare qui una lista di consigli per gli acquisti stilata direttamente da YI: help.yitechnology.com/hc/en-us/articles/229417467-What-are-the-requirements-for-my-microSD-card-.

Uso e prestazioni

Mi ripeto: YI 4K è tanto piccola quanto semplice da usare. Le impostazioni le tocchi grosso modo la prima volta che la tiri fuori dalla scatola e la prepari secondo il tuo modo di intendere registrazioni video e fotografie, difficilmente tornerai sui tuoi passi. Ti ricorderai di attivare quando serve il WiFi integrato per lo scambio dati immediato tra memoria microSD della camera e un qualsivoglia tuo dispositivo smart (telefono, tablet, ecc.), probabilmente modificherai la modalità di cattura per girare un video a rallentatore, ma nulla più. Punta, attiva, riprendi o scatta, l’immediatezza è certamente un punto a favore di questo prodotto (lascia i ritocchi alla post-produzione ;-)).

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore 2

Ecco, ciò che in realtà è stato meno immediato e che mi ha portato a perdere molto tempo durante la fase di configurazione è stato proprio quel tallone d’Achille costituito dalle funzionalità WiFi. Dando un’occhiata su Internet scopro che come me, moltissimi altri clienti YI hanno avuto difficoltà nel comunicare in WiFi con la YI 4K, tutto ciò sembrerebbe essere dovuto a qualche piccola rogna contenuta nel firmware della camera, che viene aggiornato (o per lo meno ti viene proposto di farlo) appena ti connetterai per la prima volta a lei tramite l’applicazione ufficiale del prodotto:

Qualche pecca della funzionalità WiFi

Quel firmware proposto diventa fondamentale nel momento in cui vuoi sfruttare la lingua italiana al posto di quella inglese, ma anche per introdurre diversi nuovi miglioramenti pressoché in ogni comparto del prodotto, dalla cattura del microfono al comportamento da adottare nei confronti della luce, all’ottimizzazione del risultato registrato per evitare di invadere inutilmente la memoria a disposizione. Insomma, un aggiornamento firmware ha senso di esistere proprio perché apporta generalmente miglioramenti al sistema, a patto che questo non vada a “spaccare” qualcosa precedentemente funzionante.

Te la faccio corta: dopo aver aggiornato la YI 4K all’ultimo firmware disponibile, non sono più riuscito a collegarmi alla sua WiFi tramite applicazione. Ho dovuto quindi effettuare un downgrade del sistema portandolo alla versione originale di fabbrica, per poi aggiornare manualmente “passo-passo”, un firmware alla volta circa, per riuscire a riprendere possesso di quelle funzionalità indubbiamente comode costituite dallo switch remoto (via applicazione) così come il download dei video o delle fotografie appena scattate.

Trovi la pagina dedicata ai firmware dei prodotti YI all’indirizzo yitechnology.com/firmware/index/class/action, tu dovrai solo iniziare a digitare il seriale prodotto che trovi nell’etichetta posta sul fondo e poi scegliere le versioni del file da scaricare. Il mio salto è stato costituito dalla versione 1.7.17 (OK) → 1.8.9 (OK) → 1.9.0 (KO) → 1.10.9. Pur notando un KO della 1.9.0, aggiornando come ultimo step alla 1.10.9 sono riuscito a ottenere tutte le ultime novità e rientrare nella WiFi creata dalla YI 4K. Per poter sovrascrivere il firmware a bordo camera dovrai semplicemente scaricare il file firmware.bin all’interno della scheda microSD e riavviare il prodotto, quindi confermare l’operazione a video (usando il touchscreen). Per tua comodità, ho caricato i file da me usati all’interno dello spazio Box personale: go.gioxx.org/yi4k-firmware.

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Copia (o sposta) il file firmware.bin direttamente nella cartella principale della microSD montata nella YI 4K

È possibile che al successivo avvio della YI 4K, dopo aver confermato la sovrascrittura del firmware, ti verrà richiesto di ritoccare nuovamente alcune delle impostazioni che avevi precedentemente messo a punto, porta pazienza e fallo ancora una volta, è il dazio da pagare per tornare indietro a correggere questi piccoli problemi di compatibilità.

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Comparto tecnico, foto e video

12 megapixel (1/2.3″) per le tue fotografie catturate da un sensore Sony IMX377, lo stesso che tra l’altro si mette al lavoro per girare i video dei momenti che vuoi conservare nel tempo (con un angolo di cattura di quasi 160°). Monitor touch-screen (come detto in apertura articolo) con una risoluzione 640×360, diagonale da 2 pollici circa (2.19 per la precisione) e 330ppi. Stabilizzazione elettronica delle immagini (e del video), regolazione automatica della cattura in caso di scarsa illuminazione, un processore abbastanza veloce, che scalda poco e che permette al prodotto di rimanere stabile nel tempo (con rapidi tempi di avvio), tutto descritto abbastanza minuziosamente nella scheda Features della YI 4K (e in parte anche nella scheda principale del prodotto).

Quello che posso dirti io è che le fotografie sono nella media accettabili, in alcuni casi anche molto belle, ma si soffre l’alta luminosità. Ne è un esempio questo scatto (che ho solo ridotto per evitare che occupasse inutilmente 6 MB su disco, lasciando invariati però i colori e tutto il resto, oscurando solo i volti delle persone che mi circondavano, si sa mai con GDPR & Co.):

YI 4K Action Camera: la piccola Xiaomi tra le grandi di settore 1

La storia cambia di netto invece nei video, dove la qualità si vede tutta, dove la stabilizzazione è davvero palese, così come la correzione dell’occhio di pesce utilizzato per catturare quanto più panorama possibile (i famosi 160° circa di campo visivo, nda). Microfono non sempre infallibile, soprattutto in custodia, cattura male ciò che è fisicamente lontano (e neanche tanto), molto invece il rumore di fondo vicino (che poi c’è anche da aspettarselo eh, infatti la situazione cambia ancora una volta quando la YI 4K viene tenuta fuori dalla custodia impermeabile, magari su cavalletto per una registrazione diretta di un volto o di una scena panoramica).

Buona e certamente gradita la parte relativa agli effetti aggiuntivi come la ripresa in Slow Motion o il Time Lapse.

Accessori

In realtà già citati qualche riga più su, di accessori per le Action Cam ne esistono a decine, spesso compatibili con i modelli più comuni in commercio, e anche in questo caso YI 4K non fa eccezione grazie al suo tipo di attacco più che standard.

Per poter portare con me l’accessorio in acqua, ho scelto di acquistare un set che includesse anche un galleggiante, rivelatosi poi prezioso e certamente azzeccato, così come la custodia che ho trovato nel medesimo set, che contiene ora la Cam (completa di custodia subacquea), un paio di attacchi e lo spazio adatto a trasportare anche la batteria di riserva e una ulteriore microSD conservata nel suo adattatore (così da rendermi la vita più facile quando ho bisogno di scaricare i contenuti su PC e non ho con me un cavo microUSB).

In conclusione

Un prodotto che nel suo rapporto qualità-prezzo la dice lunga, YI 4K può essere una buona base di partenza per tutti coloro che desiderano immortalare bei momenti diversamente difficili da conservare su file video se non si usano smartphone resistenti all’acqua (che comunque soffrono quella di mare poiché salata). Io posso ritenermi un cliente soddisfatto del suo acquisto, ho già utilizzato il prodotto in diverse occasioni e scenari trovandomi grosso modo sempre bene. Sono certo che passando a una GoPro di ultima generazione io possa ottenere ancora più qualità, ma non posso davvero lamentarmi per la scelta operata.

Come al solito, grazie per essere arrivato a leggere fino a qui (che pazienza!) e -in caso di dubbi o curiosità- utilizza pure l’area commenti per chiedermi quello che vuoi riguardo il prodotto! :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato dal sottoscritto durante lo scorso Amazon Prime Day. Ci stavo pensando già da un po' (soprattutto in vista delle vacanze) e finalmente mi sono deciso.
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Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Un problema tanto banale quanto fastidioso che ho avuto migrando i contenuti del vecchio al nuovo portatile lavorativo: uso il Remote Desktop Connection Manager (più facilmente: RDCMan) per collegarmi rapidamente ad alcune delle macchine dell’azienda (quelli più d’uso comune), e aprendo il file RDG per la prima volta sul nuovo PC, mi ritrovo davanti a una nutrita serie di errori riguardanti tutti lo stesso argomento, il mancato decrypt delle password d’accesso precedentemente salvate (Failed to decrypt using $$ credential).

RDCMan: risolvere il problema del decrypt password

Il file RDG altro non è che un XML modificabile con Notepad++, il quale con un’espressione regolare può cercare ed eliminare i campi logonCredentials che contengono –tra le altre cose– anche le password custom precedentemente salvate. Così facendo non otterrai più errori in apertura di RDCMan, tuttalpiù ti toccherà inserire nuovamente quelle password non decriptate.

Apri il file RDG con Notepad++, lancia un “Cerca e sostituisci” (CTRL+H), quindi inserisci nel campo “Trova” l’espressione <logonCredentials[\s\S]*?<\/logonCredentials>, lasciando invece vuoto il campo “Sostituisci con“. Assicurati di selezionare “Espressione regolare” nel tipo di ricerca e fai partire la sostituzione:

RDCMan: risolvere il problema del decrypt password 1

Salvo errori, la sostituzione produrrà un numero di risultati che varia in base a quante password personalizzate hai salvato nel tuo file. Puoi ora chiudere Notepad++ e riaprire RDCMan, per verificare che questo non ti dia più errori a video. Se così non fosse, assicurati che non ci siano ulteriori tag password dichiarati (se così fosse, ti basta cancellarli lasciando solo <password></password> dove presenti).

Buon lavoro.


crediti: community.spiceworks.com/how_to/116471-fix-remote-desktop-connection-manager-rdcman-failed-to-decrypt-error

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