Sto sperimentando sulla mia stessa pelle (sì fa per dire, di sicuro è sul mio stesso smartphone). Dopo qualche mese di utilizzo del Mi 9 di Xiaomi e diverse patch (di sicurezza e non) installate senza mai fare wipe dello smartphone, eccoci arrivati al solito punto: il battery drain. La batteria completamente carica quasi fatica ad arrivare alla giornata completa di utilizzo, un risultato tutt’altro che soddisfacente e che è ben distante da quello raggiunto nei primi tempi di vita del prodotto.

Xiaomi Mi 9: combattere il consumo eccessivo di batteria

Sto cercando di informarmi, di mettere in pratica tutti quegli accorgimenti che conosco già a memoria e ho introdotto ormai ovunque io possa l’utilizzo del tema scuro che continuo a preferire a quello chiaro. Nonostante tutto questo continuo però ad avere perdite di carica difficilmente giustificabili, soprattutto durante l’arco delle ore notturne che non vedono utilizzo interattivo alcuno del Mi 9. La situazione è ulteriormente peggiorata da quando ho montato Arlo in casa (Arlo Pro di Netgear, parliamo dell’incauto acquisto), la sua applicazione configurata per sfruttare il Geofencing (quindi l’accensione o spegnimento del sistema in base alla localizzazione GPS) è clamorosamente più dispendiosa rispetto alla medesima funzione messa a disposizione – per esempio – dall’applicazione di tado° (Il riscaldamento intelligente di casa secondo tado° (aggiornato)), si accettano consigli per eliminare questa opzione da Arlo e passare a qualcos’altro di altrettanto efficace e dalla esigua richiesta di sforzo.

Appunti vari

Tutto sotto monitoraggio e sottoscritto alla costante ricerca del o dei colpevoli in questa triste storia. Allo stato attuale ho acquistato BetterBatteryStats e ho modificato via ADB le autorizzazioni dell’applicazione per permetterle di accedere a ciò che le serve, così da stilare un quadro più dettagliato e completo di chi consuma e quanto.

BetterBatteryStats
BetterBatteryStats
Developer: Sven Knispel
Price: 2,39 €

Se anche tu hai bisogno di fare la medesima cosa sul tuo smartphone Xiaomi con MIUI a bordo ti basti sapere che dovrai:

  • abilitare il menu Sviluppatore andando in Impostazioni → Info sistema → Versione MIUI (fai clic qui sopra fino a quando non si sbloccherà il menu Sviluppatore, ti verrà notificato a video).
  • Restando in Impostazioni, andare in Impostazioni aggiuntive → Opzioni sviluppatore. Abilitare Debug USB e subito dopo Debug USB (Impostazioni sicurezza). Quest’ultima voce chiederà 3 conferme che potrai dare solo dopo aver atteso (tutte e 3 le volte) che termini un conto alla rovescia di 5 secondi.
  • Collegare via USB lo smartphone al PC, abilitare il trasferimento file (da smartphone), scaricare il necessario dai server Google (ADB per Windows, macOS o Linux) e scompattare il file ZIP in C:\adb.
  • Aprire ora un prompt dei comandi, spostarsi in C:\adb e lanciare il comando adb devices per verificare che lo smartphone risulti connesso. Se la risposta è affermativa si potrà procedere con le modifiche dei permessi per BetterBatteryStats.

I comandi ADB da lanciare dal prompt dei comandi sono questi:

adb -d shell pm grant com.asksven.betterbatterystats android.permission.BATTERY_STATS
adb -d shell pm grant com.asksven.betterbatterystats android.permission.DUMP
adb -d shell pm grant com.asksven.betterbatterystats android.permission.PACKAGE_USAGE_STATS

Non ti verrà restituita conferma alcuna a video. Per controllare che tutto sia andato bene riavvia BetterBatteryStats e controlla che non si lamenti di non riuscire ad accedere a ciò che gli serve.

Lascia che la batteria si scarichi così da poter controllare tramite applicazione i processi che ne richiedono così tanta e intervenire sulle specifiche applicazioni o servizi. Nel frattempo quello che posso suggerirti è dare un’occhiata a un thread su XDA dedicato al risparmio energetico con Xiaomi Mi 9 (forum.xda-developers.com/Mi-9/how-to/discussion-xiaomi-mi-9-battery-life-t3922281).

Nel frattempo, nel caso in cui tu voglia dare un’occhiata alle impostazioni diversamente non accessibili del telefono, ti rimando a un documento completo disponibile su hardreset.info/devices/xiaomi/xiaomi-mi-9/codes, nel caso tu vada a incorrere nell’errore “Non posso completare l’azione, questa non è la tua tastiera predefinita” ti rimando a questo thread nel forum della Mi Community, la colpa è quasi certamente di un’applicazione Dialer differente (TrueCaller, Who’s Call, ecc.).

Io nel frattempo continuo a indagare per poter tornare qui con dei risultati e aggiornare l’articolo, a meno che Xiaomi non decida con un colpo di coda di risolvere questo enorme problema con l’aggiornamento alla MIUI 11 (in arrivo per Mi 9 a novembre, almeno in teoria). Se come me possiedi uno Xiaomi Mi 9 e vuoi darmi ulteriori consigli sei assolutamente il benvenuto, sentiti libero di lasciare un commento nell’area apposita o contattarmi in maniera alternativa.

Mi sento molto Liam Neeson in Taken, alla ricerca di chi mi ha sottratto la durata della mia batteria.

Xiaomi Mi 9: combattere il consumo eccessivo di batteria 1


Ringraziamenti vari:
xda-developers.com/install-adb-windows-macos-linux
androidworld.it/2018/03/12/betterbatterystats-adb-no-root-539160
stackoverflow.com/questions/52079343/how-can-i-use-adb-to-grant-permission-without-root
forum.xda-developers.com/Mi-9/help/insane-battery-drain-t3927735
× Android's Corner Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Stasera (inteso come domenica sera, l’articolo che stai leggendo è stato scritto durante la mattina del 6/10/19) dovrò portare il mio MacBook nuovo di pacca (arrivato e ritirato a cavallo tra giugno e luglio 2019) in Apple Store per sostituzione della tastiera (twitter.com/Gioxx/status/1177609425823117316) e probabilmente dell’intera scheda logica a causa di un problema dovuto all’alimentazione. Certo che sarà necessario resuscitarlo dagli inferi facendo restore dei miei dati appena me lo restituiranno ho chiaramente fatto un completo backup di Time Machine sul mio NAS, non certo però liscio come me lo sarei aspettato, la causa porta il nome di Dropbox.

macOS: modificare la schedulazione di Time Machine

Che c’entra Dropbox?

Te la faccio semplice: se sei utilizzatore della funzionalità di Smart Sync non riuscirai a fare un backup Time Machine completo, o per lo meno non se i dati che tieni sui server di Dropbox occupano davvero molto spazio. Nel mio caso si parla di circa 1 TB di materiale, spazio che posso tranquillamente dedicare anche sul NAS di casa ma che per una questione di ordine e pippa mentale del sottoscritto ho limitato a quota 512GB per il mio MacBook (sarà Time Machine a cancellare il backup più vecchio ogni volta che lo ritiene necessario). Il risultato? Impossibile effettuare un backup completo del MacBook via Time Machine. Di thread simili il forum di Dropbox ne è pieno, qualche esempio:

Bella forza dirai: 1 TB di materiale sul PC e ti lamenti? No. Il mio SSD è da 256 GB e la funzione Smart Sync è fatta apposta per tenere a portata di clic il tuo materiale ma senza che ne esista una copia in locale sul disco del MacBook, questa verrà scaricata solo in caso sia necessario aprire un file per poterlo lavorare, è una killer-feature di Dropbox che amo su Windows tanto quanto su macOS, funziona molto bene ma evidentemente non va proprio d’accordo con Time Machine.

Sarai costretto a fare una scelta, escludere l’intera cartella di Dropbox dal backup di Time Machine oppure tornare a utilizzare la vecchia e secondo me ormai sorpassata Selective Sync. Dato che però a me la cosa non va a genio in nessuno dei casi descritti, ho scelto di escludere dal backup di Time Machine quelle cartelle di Dropbox che allo stato attuale si trovano nella condizione “Online Only” su questo MacBook.

Quando la Smart Sync di Dropbox e Time Machine non vanno d'accordo

Così facendo tu non dovrai ritoccare lo stato della sincronizzazione (mantenendo la Smart Sync e non la Selective) pur modificandolo in qualche maniera via Time Machine. Immagino (lo proverò sulla mia pelle) che al termine del restore dei dati il mio client Dropbox recupererà rapidamente le cartelle mancanti integrandole tramite Smart Sync, o almeno è ciò che spero considerando che le preferenze del client sono salvate altrove e che quindi in qualche maniera dovrebbero conoscere la situazione di partenza alla quale tornare non appena accederò nuovamente al sistema. Sarà mia cura pregare affinché questo accada e aggiornare l’articolo non appena tornerò in possesso del mio laptop.

Incrocio le dita.

Cosa può succedere di male? Semplice. Il restore dei dati potrebbe essere interpretato da Dropbox come la cancellazione delle cartelle che gli ho detto di ignorare nel backup di Time Machine. Se così fosse pensa a tutti gli altri client che perderebbero in contemporanea quei dati per poi doverseli riprendere (sì, anche tramite Smart Sync che è un pelo più semplice e veloce) dai server del servizio dopo che io sarò andato a effettuare il restore via Dropbox.com. Insomma, non un gran bello scenario (in alternativa dovrei disconnettere il client Dropbox installato sul MacBook per poi ricollegarlo quando tornerò in possesso del laptop). Una scocciatura per la quale tocca ringraziare Apple in ogni caso.
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Tra le novità introdotte da iOS 13 ci sono gli sticker personalizzati che puoi creare cercando di riprodurre fedelmente le tue sembianze, Apple penserà al resto integrando poi ulteriori elementi accessori e posizioni del tuo io digitale. Ma se tu volessi in qualche maniera esportare quegli sticker e farli diventare un pacchetto personalizzato di Telegram da poter utilizzare da qualsiasi piattaforma (Android, web, client Desktop)? Nulla di più semplice, ti spiego come procedere.

Porta i tuoi stickers iOS personalizzati su Telegram, su qualsiasi piattaforma

Da iOS a Telegram via StickerSetBot

Partendo dal presupposto che tu abbia già creato i tuoi sticker personalizzati su iOS e che siano quindi già visibili nei programmi installati sullo smartphone (o tablet) della mela, ti basterà aprire Telegram e contattare t.me/StickerSetBot, un bot che può ricevere immagini e generare un pacchetto che le contenga tutte, scaricabile successivamente come file ZIP per ogni disparato utilizzo successivo. È un bot che ho già utilizzato diverse volte in passato e che ritengo davvero molto utile e comodo.

Per cominciare dovrai chiedere al bot di prepararsi a ricevere degli sticker che dovrà successivamente inserire nel file ZIP che ti metterà a disposizione con il comando /newpack. Il limite di immagini che può ricevere per volta è di 200, nettamente superiore a ciò che ti serve. Comincia ora a inserire in chat gli sticker personalizzati tramite il tuo iPhone o iPad, non ti preoccupare di attendere il messaggio di conferma da parte del bot (con i posti residui per le nuove immagini), prenderà in carico tutte quelle che gli darai. Al termine del lavoro dovrai comunicargli che sei pronto a scaricare il file ZIP, impartisci quindi il comando /finish per permettere al bot di inviarti il risultato.

Ci sei, scompatta il file ZIP e otterrai le immagini che hai dato in pasto al bot, già pronte con la giusta dimensione ed estensione (cerca le versioni PNG). Ora devi solo fare il lavoro inverso, creare il pacchetto sticker Telegram personalizzato. Chiama in causa t.me/Stickers, bot ufficiale messo a disposizione dagli sviluppatori Telegram, lancia il comando /newpack, scegli il nome da dare al pacchetto e comincia a fare l’upload delle immagini come file (file completo senza compressione, NdR) e subito dopo indica le emoji che vuoi assegnare a quello sticker che hai appena caricato.

Nel caso in cui le immagini originali superino la dimensione massima (occupazione disco) concessa da Telegram puoi ottimizzare i file PNG con l’applicazione che preferisci, snellendoli un po’. Io utilizzo XnConvert (di cui ti parlerò presto) sia su Windows che su macOS, ma ti ricordo che su quest’ultimo puoi sempre fare appoggio sul Terminale (Ridimensionare un set di immagini direttamente da Terminale).

Continua ad aggiungere le immagini e dire a al bot di Telegram a quali emoji farle corrispondere fino a quando non avrai terminato i file sorgenti da dargli in pasto, al termine inserisci il comando /publish per concludere. In questo momento il bot Stickers ti chiederà – opzionalmente – di dargli in pasto un logo che puoi assegnare al pacchetto sticker che stai creando, io gli ho dato in pasto il mio logo personalizzato (che vedi anche qui sul blog). Per uscire dalla procedura guidata dovrai dare a Stickers il nome breve da assegnare al nuovo pacchetto di adesivi, così da permettergli di generare un link che può essere facilmente pubblicato e condiviso con chiunque tu voglia, nel mio caso questo è l’URL finale: t.me/addstickers/helloimgioxx.

Porta i tuoi stickers iOS personalizzati su Telegram, su qualsiasi piattaforma

In questa maniera potrò utilizzare i miei sticker personalizzati iOS anche su Android o su Telegram installato su Windows e macOS (client, ma volendo puoi utilizzarli anche nella versione web del noto programma di messaggistica istantanea), il tutto senza la necessità di inserirli dal mio iPhone. Necessario o fondamentale? Affatto, ma è un’idea secondo me carina per portarsi ovunque e su qualsiasi dispositivo il proprio pacchetto adesivi personalizzato.

In caso di dubbi o ulteriori domande non esitare a lasciare un commento nell’area qui di seguito 🙂

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È iniziato tutto in un piccolo bilocale dove avevo posizionato il mio primo test di questo tipo, si trattava di una IP Cam che forniva un servizio di accesso Cloud e un’applicazione su smartphone (Banco Prova: Atlantis +Cam (A02-Pluscam)), era il 2013, da lì in poi la strada è sempre stata in salita e di prodotti ne ho provati davvero tanti, tutti in grado di tenere d’occhio l’appartamento da più punti di vista, da più angoli, sono approdato su D-Link e ho aumentato il numero di dispositivi quando ho traslocato. Oggi ho tolto via tutto, sono passato ad Arlo di Netgear, ti spiego il perché.

Arlo di Netgear, tutti per uno, uno per tutti (speriamo!)

Netgear Arlo Pro

Kit ormai superato ma ancora perfettamente funzionante e integrato con i servizi di Netgear e le sue applicazioni. Non si tratta di vere IPCam, sono sì telecamere di sicurezza ma la registrazione – così come il collegamento alla rete – viene eseguita esclusivamente dalla stazione centrale del prodotto che deve avere corrente e connettività via cavo (non puoi farlo funzionare con WiFi a meno di mettere in piedi strani esperimenti), le registrazioni possono andare nel Cloud di Netgear a pagamento come funzione extra quando si supera la settimana dall’evento registrato, diversamente possono essere ospitate da una chiavetta USB o un disco esterno collegato in ogni caso via USB alla centrale. La stessa centrale integra anche la sirena per l’allarme acustico (e di baccano ne fa davvero tanto per essere in appartamento).

Ho sentito l’esigenza di mettere d’accordo tutto il mio “comparto di videosorveglianza“, le diverse marche, modelli di dispositivo e modalità di registrazione ormai avevano stancato. Tutte le D-Link erano state collegate al router con reservation DHCP e mandate in registrazione sulla Surveillance Station di Synology, la eufyCam era quella che teneva d’occhio al situazione all’esterno perché adatta anche all’outdoor (ma non poteva essere integrata nella Synology S.S. fino a quando non è stato reso disponibile il protocollo RTSP), con la sua centrale, la sua sirena e tutto il suo sistema di contorno, nonché applicazione per controllarla e verificare le registrazioni. Quest’ultima lavorava con la batteria integrata, le altre con un cavo allacciato alla presa di corrente più vicina, non c’era più omogeneità.

Tante le ricerche, tante le possibilità, c’è un mondo vasto lì fuori e la stessa eufyCam era nata proprio come principale competitor della serie Arlo Pro. Nessuna scelta è del tutto giusta o del tutto sbagliata, si cerca di posizionarsi in una media che funzioni e che ti porti il risultato sperato, soprattutto quando ci va di mezzo un investimento economico mica tanto da ridere (dato che a nessuno crescono spontaneamente i soldi nel conto in banca, giusto?). Ho provato a chiedere in giro, informarmi, documentarmi, il nome di Arlo Pro spuntava fuori più e più volte in maniera prepotente, è chiaro che nel mercato è stato un innovatore e che gode quindi di una solida base utenti che già lo usa da molto, arrivato ormai a quella che sarà la sua terza versione e che introduce costanti miglioramenti mai realmente “disruptive“, credo che in un certo senso lo faccia perché così facendo può giustificare la versione dopo, prevedibile e scontato.

Di cosa stiamo parlando

Di un kit composto da più telecamere e relative batterie al litio (perché Arlo funziona a batteria, nel caso della versione Pro può funzionare anche attaccando la telecamera alla presa di corrente, nda), un’unità centrale, qualche supporto per il montaggio e null’altro. La scatola è importante e cerca di contenere il tutto con la massima cura e precisione, per evitare che qualcosa al suo interno possa danneggiarsi.

Arlo di Netgear, parliamo dell'incauto acquisto 1

Quando riuscirai ad aprire il tutto senza devastare alcun imballo (io ci tengo e sono un rompiballe precisino in questi casi) allora potrai cominciare a configurare il tuo nuovo prodotto. La prima da montare sarà chiaramente l’unità centrale con sirena integrata. Trovale un posto vicino al router se puoi, il cablaggio con cavo è fondamentale e l’unica alternativa che hai è pensare a un powerline laddove non dovessi riuscire a trovare una giusta posizione, non puoi collegare l’unità centrale di Arlo Pro via WiFi, non almeno in via ufficiale. Applicazione alla mano, crea un nuovo account e inizia a preparare la tua “videosorveglianza casalinga“.

Arlo
Arlo
Price: Free
‎Arlo
‎Arlo
Price: Free

La stazione base o hub si connetterà chiedendo un indirizzo IP al tuo router (passaggio per te assolutamente trasparente dato che stai usando un cavo e non il WiFi), quindi contatterà i server di Netgear e tu dovrai esclusivamente fare il pairing con l’applicazione che hai appena installato sul tuo smartphone, verrai guidato passo-passo dal software stesso. La stessa cosa si può dire per le telecamere che – una volta accese – potranno essere associate alla stazione base, rinominate in base all’ambiente in cui intendi inserirle e visualizzate da applicazione. Anche questo articolo fa parte di quel gruppo chiamato “Ultimamente ho dimenticato di scattare qualche fotografia durante l’apertura / montaggio prodotto e configurazione dello stesso“, fermo restando che gli screenshot del software potrei ancora farli ma no, si tratta pur sempre di dati e riferimenti alla mia abitazione 😅

Stai divagando

Arlo di Netgear, parliamo dell'incauto acquisto

Sì lo so, hai ragione. Caratteristiche principali del prodotto che ho acquistato sono disponibili sul sito ufficiale all’indirizzo arlo.com/it/products/arlo-pro/default.aspx. Le hai lette? Sembra tutto molto bello, funzionante e assolutamente infallibile, giusto? Bene, perché ora tocca al parere che si basa sulla mia esperienza dopo aver messo in piedi il kit da circa un paio di mesi, bussando quotidianamente alle porte del controllo via applicazione e notifiche push con tanto di ulteriori azioni intraprese tramite IFTTT, da subito compatibile con Arlo Pro ma con molte poche opzioni alle quali ho cercato di aggiungerne altri tramite suggerimenti al produttore (dubito li metteranno in pista).

Contro

  • Non c’è allarme in caso di manomissione della singola telecamera. eufyCam ce l’aveva e lo ritenevo assolutamente intelligente nel caso in cui qualcuno provi a togliere di mezzo il controllore.
  • Lo storage in Cloud è quasi un “must-have” se si intende recuperare un video più vecchio di una settimana, il costo non è esattamente basso, aggiungilo al già costoso kit che hai acquistato (o che intendi acquistare). Alcune delle funzioni spacciate come assoluta novità in realtà su eufyCam esistevano di default, come il riconoscimento facciale e l’esclusione degli animali o ancora il riconoscimento delle targhe, senza necessità dell’intervento dell’intelligenza artificiale applicata dai server del produttore. Ne puoi fare a meno? Sì, in alcuni casi esistono anche metodi che puoi adottare tramite Raspberry (e non solo) che vanno a coprire queste mancanze, chiaramente ti tocca smanettare (lo so, può essere divertente per molti ma non per tutti).
  • Qualità video certamente migliore dell’intero parco composto dalle precedenti telecamere D-Link, ma non migliore di eufyCam, non in maniera così abissale almeno. La differenza non si nota tanto (in realtà affatto) con la luce solare, si nota tutta di notte, quando la nitidezza dovrebbe farti sentire al sicuro, cosa che non accade come dovrebbe. Buono comunque il grandangolare in grado di tenere d’occhio i 130° di campo visivo.

Pro

  • Impermeabili e resistenti alla polvere, questo è sicuramente un punto a favore delle telecamere Arlo Pro, c’è anche il magnete che mi permette di attaccarle facilmente su parti metalliche esattamente come facevo con eufyCam.
  • C’è il geofencing via applicazione e GPS dello smartphone, su eufyCam non c’è mai stato dal Day-1 (nonostante fosse stato promesso), funziona bene e sono molto contento di poterlo sfruttare, le registrazioni si fermano quando io o Ilaria torniamo a casa, ripartono non appena abbandoniamo l’area che ho stabilito, un perimetro piuttosto preciso della casa.
  • Durata delle batterie stimata in 6 mesi. La carica “originale di fabbrica” non era completa, allo stato attuale mi trovo intorno al 50% di energia residua per ciascuna telecamera, sono passati circa 2 mesi e mezzo da quando ho montato Arlo Pro, vediamo quanto è capace di resistere senza che io ricarichi le batterie. eufyCam mi garantiva un anno di durata, non volendo giocare a chi ce lo ha più lungo ti posso dire che mi sta benissimo anche una durata inferiore purché io non sia costretto a ricaricare le batterie ogni mese.

Mi rimane tutto sommato neutro l’audio sul quale sorvolo, l’ho sempre utilizzato poco (sia a una che a due vie, poco importa), qui non brilla certamente ma non posso neanche dire che sia completamente da bocciare. Un grande meh invece per l’applicazione, a tratti lenta e comunque non il miglior esempio di usabilità e bellezza, non c’è widget da poter inserire su Android (mi viene in mente l’esempio di IP Cam Viewer, nda), da poco è stata modificata per introdurre l’autenticazione a due fattori (bene).

Che altro dire? Credo di aver “vomitato” un po’ tutto quello che c’era da buttare sul tavolo riguardo quello che definirei un incauto acquisto degli ultimi tempi. Mi sono forse lasciato trascinare in maniera errata. Non credo si tratti di un cattivo prodotto ma sono sufficientemente certo di poter affermare che si potrebbe fare molto di più con quanto già chiesto al cliente finale (e pensare che io ho pagato l’intero kit molto meno rispetto al prezzo di listino approfittando dell’Amazon Prime Day). Lo ricomprerei? Non a queste condizioni, probabilmente darei molta più fiducia al progetto di Anker.

Io ti lascio in ogni caso i riferimenti per visualizzare la scheda prodotto Arlo Pro sullo store Amazon, puoi darci un’occhiata se proprio non sai come spendere i tuoi soldi 🙃

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho atteso l'Amazon Prime Day per fare il mio acquisto pur essendo consapevole che non si trattasse dell'ultima versione del kit Arlo. Poco importa, funziona decentemente (con i limiti descritti nell'articolo) e ho speso una cifra inferiore al dovuto.
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Prima messo a disposizione in versione Beta per tutti gli abbonati Business (in azienda usiamo il pacchetto Enterprise, non ho idea se fosse immediatamente disponibile anche per i pacchetti inferiori) e poi approdato sugli abbonamenti Personal (mantenendo la dicitura Beta), Dropbox Transfer è l’imitazione più classica di WeTransfer, dotato però di steroidi che ne aumentano le capacità e ti portano a un pieno controllo dei file che stai rilasciando e a chi.

Dropbox Transfer è il WeTransfer con gli steroidi

Dropbox Transfer

Trasferisci una serie di file da A a B, è tutto molto semplice. Peculiarità dello strumento ormai conosciuto da tutti è che dopo 7 giorni di permanenza sui server del servizio il tuo file viene automaticamente distrutto e non sarà più possibile scaricarlo successivamente (a meno di caricarlo ancora). Tutto questo c’è anche in Dropbox Transfer, al quale però si aggiunge:

  • un limite di GB che puoi caricare nello spazio Cloud davvero alto, si parla di 25 GB a tua disposizione per ciascun Transfer (e no, non è quello del tuo abbonamento, è uno spazio differente che viene utilizzato per il Transfer),
  • una data di scadenza del file (o dei file se più di uno) che può variare in base alla tua esigenza (3 o 7 giorni per il piano Personal, si arriva a una data personalizzata quando si utilizza un piano Professional o superiore),
  • una password a protezione del Transfer che stai creando (disponibile solo però per i piani Professional o superiori).

A questo si può aggiungere un logo e uno sfondo personalizzato, opzioni disponibili anch’esse per piani Professional o superiori. Sono tutte limitazioni che con un piano Enterprise ho sbloccato di default ma che, a vederle dal piano Personal, possono essere considerate tante e pesanti. A mio parere se confronti lo strumento WeTransfer standard con Dropbox Transfer hai già la risposta davanti agli occhi: non lo sono.

Al termine del caricamento otterrai chiaramente un collegamento che puoi copiare e incollare ovunque tu voglia, condividendolo via email, Social Network e chi più ne ha più ne metta, il tutto senza aver mai abbandonato Dropbox che sei già abituato a utilizzare per una serie di altre cose. Da qui in poi otterrai una notifica a mezzo posta elettronica e client Dropbox ogni volta che il tuo collegamento di download verrà utilizzato, così che tu possa renderti conto se tutto è nella norma o c’è qualcosa che non ti torna, andando immediatamente a intervenire, magari cancellando immediatamente l’accesso al tuo Transfer, direttamente dal pannello del nuovo servizio: dropbox.com/transfer/manage.

Dropbox Transfer è il WeTransfer con gli steroidi 1

È qui che puoi verificare quali Transfer sono attualmente attivi e quali scaduti, numero di visualizzazioni e di download, possibilità di andare a cancellare immediatamente il collegamento al Transfer (facendolo quindi scadere prima del dovuto). Nel piano Professional o superiore hai anche accesso alla cronologia dei Transfer passati, cosa invece non accessibile per chi possiede un piano Personal.

Ti stai chiedendo se con un piano Professional o superiore puoi resuscitare un Transfer generando un nuovo collegamento nel caso in cui ti serva ancora? No, eppure mi rendo conto che a questo punto potrebbe tornare utile in sporadici casi (e perché no, lo butto lì come suggerimento a Dropbox stessa).

In ogni caso si tratta di un ottimo nuovo ingresso all’interno di un ecosistema che sta andando sempre più espandendosi e che continuerà a farlo soprattutto per ciò che riguarda l’offerta rivolta alle aziende, hai già dato un’occhiata alla registrazione del keynote del “Work in Progress” dello scorso 25 settembre? Ti do una manina:

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