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Argomento mai troppo spinoso e discusso ormai dagli albori della tecnologia. Non è un mio articolo, è una raccolta di fonti, pensieri, video, contributi che voglio ti servano per farti una tua idea, un tuo ragionamento, che ti permettano totale libertà nel capire che tipo di password vuoi creare e utilizzare sui tuoi servizi.

Non ho mai detto e mai dirò che sia un quesito semplice dal quale uscire, eppure è un interrogativo che devi porti perché la vita – volente o nolente – è ormai sempre più online e quanto mai poco offline, un minimo storico che continuerà a diventare sempre più piccolo.

Password e metodi di protezione

È davvero necessario cambiare la password così spesso?

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Fonti consultate e screenshot

Buona lettura, la discussione è aperta nell’area commenti se ti va.


immagine di copertina: pixel2013 / Pixabay
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In realtà Captura c’entra molto relativamente, eppure avevo bisogno di correlarti questo specifico articolo (e codice sorgente di un batch di cui ti parlerò nei prossimi paragrafi) con lo strumento di cui ti ho parlato in un precedente articolo che ti consiglio di leggere se non lo hai ancora fatto (Cattura video gratuita su Windows e macOS: Captura e Kap). Captura utilizza FFmpeg per creare il file video che scegli di salvare sul tuo PC, è comodo perché lo rende leggero e più facilmente trasportabile o caricabile su Internet (YouTube in primis), eppure volendo ha una riga di comando ben più ricca che puoi sfruttare facilmente via Prompt dei comandi, oggi ti spiego come ritoccare la velocità di un video che hai precedentemente salvato.

Lirofilm / Pixabay

Cambia la velocità del video

Ci possono essere svariati motivi per i quali sei costretto a modificare la velocità di un video, poco mi importa perché evidentemente avrai le tue necessità e io ho la risposta che non richiede di installare alcunché sulla macchina, comoda quindi nel caso in cui il tuo PC sia bloccato da un amministratore. Se hai usato Captura in passato avrai quasi sicuramente scaricato FFmpeg per codificare i video che hai salvato. Questo – forse non lo sai – non ha fatto altro che scaricare il file ffmpeg.exe e memorizzarlo nella cartella %LocalAppData%\Captura per poter essere facilmente richiamato dallo strumento di cattura open-source.

Io non faccio altro che riutilizzare quell’eseguibile con una stringa di comando in grado di prendere un video già esistente e produrre il suo gemello velocizzato. Nello specifico ti sto parlando di questa stringa (assunto che ci si trovi nella cartella che contiene ffmpeg.exe, quindi %LocalAppData%\Captura):

ffmpeg.exe -i C:\Users\giovanni.solone\Downloads\VideoOriginale.mp4 -vf "setpts=(PTS-STARTPTS)/4" -crf 18 C:\Users\giovanni.solone\Downloads\VideoOriginale_4x.mp4

Sto chiedendo a FFmpeg di produrre un video che vada 4 volte più veloce e scriverlo nel nuovo file VideoOriginale_4x.mp4, per scoprire nel dettaglio i parametri utilizzati ti rimando direttamente alla documentazione del programma. A te può fare comodo sapere che il 4x è determinato da "setpts=(PTS-STARTPTS)/4" dove quel /4 corrisponde proprio al moltiplicatore utilizzato, variando il 4 varierai anche la velocità d’uscita del video (dal 2 in poi è tutto più velocizzato per ovvi motivi). Dato che la stringa però non la si ricorda così facilmente e che potresti avere dei problemi nel dichiarare cartella e relativo file d’ingresso / uscita ho pensato di scrivere qualche riga di batch che possa aiutarti a cercare il file da lavorare, dichiarare il moltiplicatore e ottenere il risultato comodamente conservato nella stessa cartella del file video originale che vuoi accelerare.

ChangeVideoSpeed

Rilasciato pubblicamente su GitHub all’indirizzo github.com/gioxx/SomePublicStuff/tree/master/ChangeVideoSpeed, il software è composto da un file batch e un VBScript che permette di esplorare facilmente cartelle e file del tuo PC utilizzando la finestra dell’Esplora Risorse alla quale siamo tutti abituati. Scarica il file ZIP completo da go.gioxx.org/changevideospeed, scompattalo nella cartella che preferisci sul tuo PC e avvia ChangeVideoSpeed.bat.

A questo punto ti verrà chiesto di cercare il file video da lavorare nel tuo PC e il moltiplicatore da utilizzare, ho pensato di permettere un intervallo dal 2 al 9 dove il 2 servirà chiaramente a raddoppiare la velocità originale del video, il 9 simulerà ciò che Flash (il supereroe DC) è abituato a fare quotidianamente: correre molto veloce.

Captura: modifica della velocità video da batch (con FFmpeg) 1

A questo punto non dovrai fare altro che aspettare che FFmpeg realizzi il video modificato depositandolo direttamente nella cartella del file originale. Al termine del processo ti verrà chiesto di premere un pulsante qualsiasi per uscire dal programma.

Captura: modifica della velocità video da batch (con FFmpeg) 2

Il tutto è stato testato su Windows 10 a 64 bit ma dovrebbe poter funzionare agilmente anche su un più vecchio Windows 7 (a prescindere che si tratti di 32 o 64 bit). Chiaramente il batch richiederà l’esistenza di FFmpeg nella cartella di Captura in %LocalAppData% come detto inizialmente nell’articolo. Se così non fosse non sarà capace di portare a termine il compito e andrà in errore, si tratta di uno strumento appositamente nato per completare ciò che permette di fare già Captura. Se non vuoi avere Captura sul tuo PC poco male, scarica FFmpeg da qui e fai in modo che ffmpeg.exe si trovi nella cartella %LocalAppData%\Captura (se non esiste la cartella Captura creala).

L’area commenti è a tua totale disposizione nel caso in cui tu abbia problemi o dubbi in merito a questo articolo.


Ringraziamenti vari:
stackoverflow.com/questions/28239363/only-accept-numeric-characters-in-batch-file-input/28239618#28239618
video.stackexchange.com/questions/18469/is-it-possible-to-speed-up-a-video-using-handbrake
daniweb.com/programming/code/516427/vbscript-browse-for-folder-or-file
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Sul perché farsi del male gratuitamente utilizzando ancora quella gruviera di Skype (come non bastasse in così vecchia versione dato che risale ad anni fa) non voglio fare approfondimento alcuno, io mi limito a dirti che nel caso in cui ti compaia un errore a video riguardante una DLL mancante (quella citata nel titolo dell’articolo) dovrai installare il Visual C++ Redistributable per Visual Studio 2015 di Microsoft, disponibile all’indirizzo microsoft.com/it-it/download/details.aspx?id=48145.

Skype 7 ed errori di MSVCP140.DLL

Una volta installato riprova ad avviare Skype (non c’è bisogno di riavviare il PC), funziona tutto? Ottimo, ora pensa seriamente a cambiare programma di messaggistica istantanea, o per lo meno aggiornalo all’ultima versione disponibile!

Buon lavoro.


Ringraziamenti vari:
trickit.it/windows/skype-7-errore-di-sistema-msvcp140-dll-non-presente
immagine di copertina: secondfromthesun0 / Pixabay
× Le pillole del Dr.Mario

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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Prima messo a disposizione in versione Beta per tutti gli abbonati Business (in azienda usiamo il pacchetto Enterprise, non ho idea se fosse immediatamente disponibile anche per i pacchetti inferiori) e poi approdato sugli abbonamenti Personal (mantenendo la dicitura Beta), Dropbox Transfer è l’imitazione più classica di WeTransfer, dotato però di steroidi che ne aumentano le capacità e ti portano a un pieno controllo dei file che stai rilasciando e a chi.

Dropbox Transfer è il WeTransfer con gli steroidi

Dropbox Transfer

Trasferisci una serie di file da A a B, è tutto molto semplice. Peculiarità dello strumento ormai conosciuto da tutti è che dopo 7 giorni di permanenza sui server del servizio il tuo file viene automaticamente distrutto e non sarà più possibile scaricarlo successivamente (a meno di caricarlo ancora). Tutto questo c’è anche in Dropbox Transfer, al quale però si aggiunge:

  • un limite di GB che puoi caricare nello spazio Cloud davvero alto, si parla di 25 GB a tua disposizione per ciascun Transfer (e no, non è quello del tuo abbonamento, è uno spazio differente che viene utilizzato per il Transfer),
  • una data di scadenza del file (o dei file se più di uno) che può variare in base alla tua esigenza (3 o 7 giorni per il piano Personal, si arriva a una data personalizzata quando si utilizza un piano Professional o superiore),
  • una password a protezione del Transfer che stai creando (disponibile solo però per i piani Professional o superiori).

A questo si può aggiungere un logo e uno sfondo personalizzato, opzioni disponibili anch’esse per piani Professional o superiori. Sono tutte limitazioni che con un piano Enterprise ho sbloccato di default ma che, a vederle dal piano Personal, possono essere considerate tante e pesanti. A mio parere se confronti lo strumento WeTransfer standard con Dropbox Transfer hai già la risposta davanti agli occhi: non lo sono.

Al termine del caricamento otterrai chiaramente un collegamento che puoi copiare e incollare ovunque tu voglia, condividendolo via email, Social Network e chi più ne ha più ne metta, il tutto senza aver mai abbandonato Dropbox che sei già abituato a utilizzare per una serie di altre cose. Da qui in poi otterrai una notifica a mezzo posta elettronica e client Dropbox ogni volta che il tuo collegamento di download verrà utilizzato, così che tu possa renderti conto se tutto è nella norma o c’è qualcosa che non ti torna, andando immediatamente a intervenire, magari cancellando immediatamente l’accesso al tuo Transfer, direttamente dal pannello del nuovo servizio: dropbox.com/transfer/manage.

Dropbox Transfer è il WeTransfer con gli steroidi 1

È qui che puoi verificare quali Transfer sono attualmente attivi e quali scaduti, numero di visualizzazioni e di download, possibilità di andare a cancellare immediatamente il collegamento al Transfer (facendolo quindi scadere prima del dovuto). Nel piano Professional o superiore hai anche accesso alla cronologia dei Transfer passati, cosa invece non accessibile per chi possiede un piano Personal.

Ti stai chiedendo se con un piano Professional o superiore puoi resuscitare un Transfer generando un nuovo collegamento nel caso in cui ti serva ancora? No, eppure mi rendo conto che a questo punto potrebbe tornare utile in sporadici casi (e perché no, lo butto lì come suggerimento a Dropbox stessa).

In ogni caso si tratta di un ottimo nuovo ingresso all’interno di un ecosistema che sta andando sempre più espandendosi e che continuerà a farlo soprattutto per ciò che riguarda l’offerta rivolta alle aziende, hai già dato un’occhiata alla registrazione del keynote del “Work in Progress” dello scorso 25 settembre? Ti do una manina:

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Bella domanda eh? In un’epoca che ci vede e identifica come fossimo tutti dei prodotti dai quali ottenere quante più informazioni possibili su abitudini e orientamenti di qualsivoglia tipo (e qui strizzo l’occhio ad Emanuele che so che mi leggerà e sorriderà sotto ai baffi) l’argomento VPN è prepotentemente presente sulla bocca di tutti e non solo. Se ne parla su vecchia carta stampata tanto quanto su blog, siti web specializzati e non solo. Non è della rete TOR che parlo, ma di portali di accesso alla rete Internet che ti permettano di nasconderti, di restituire quell’anonimato che il web voleva e aveva dato a noi tutti agli albori.

Serve davvero utilizzare una VPN?

VPN

Virtual Private Network. Mi rendo conto che a parlare per sigle e acronimi spesso si lasciano indietro coloro che non sono esattamente ferrati sull’argomento. Tu connetti il tuo PC o il tuo smartphone (o qualsiasi altro dispositivo) a Internet tramite il modem che hai in casa o la SIM dati, ottieni un indirizzo IP tramite il quale sei in qualche maniera identificabile e rintracciabile, navigando arrivano poi i cookie e altri metodi di controllo che in qualche maniera costruiscono il tuo io digitale con relative abitudini. Ti ho inserito una visione estremamente semplicistica e fin troppo riassuntiva della tecnologia che oggi permette alla maggior parte delle aziende di confezionare una navigazione che sia quanto più calzante con le tue necessità e abitudini.

Esistono componenti aggiuntivi che proteggono la navigazione effettuata dal browser sul tuo PC, ci sono metodi che bloccano in qualche maniera le richieste che Facebook e simili sono in grado di fare per ottenere informazioni dalla tua postazione anche quando navighi ben distante dai loro server (i casi di analisi Facebook in applicazioni Android e software che nulla in teoria c’entrano con il colosso di Zuckerberg hanno fatto parte della cronaca di qualche settimana fa, nda), c’è Pi-hole in casa (ma anche fuori con le opportune modifiche). Perché allora una VPN?

Perché il tuo IP ti identifica ancora prima di qualsiasi altro software. Perché il tuo IP ti lega alla località di connessione, alle limitazioni imposte dal paese all’interno del quale ti trovi, a una traccia che in qualche maniera permetterà a chi lo vuole o deve di identificarti in caso dovesse succedere qualcosa di male, di sbagliato. L’argomento pirateria televisiva che è sulle principali testate giornalistiche nell’ultimo periodo (il caso di Xtream Codes, nda) non fa altro che confermare la necessità in alcuni specifici casi di proteggere la propria identità, questo è però l’esempio più sbagliato perché non è certo per favorire la pirateria che nascono le VPN.

Pensa alla sicurezza dei tuoi dati quando ti connetti a reti pubbliche non sicure, pensa a quelle situazioni in cui ti trovi all’estero e hai bisogno di comunicare con i tuoi servizi e non vuoi certo che un provider per te completamente sconosciuto possa in qualche maniera infilarsi nella comunicazione tra te e la destinazione scelta. Pensa a quei professionisti che senza una connessione VPN rischierebbero la vita in molti casi (parlo di zone di guerra dove la privacy è fondamentale per la sopravvivenza). Ci sono davvero molti buoni motivi (positivi) per scegliere di dare una possibilità a una VPN, per abbonarsi a qualche servizio Premium che ti garantisca anonimato, sicurezza e tranquillità prima di un viaggio all’estero. Un argomento off-limits per molti fino a qualche tempo fa (parlo di anni) è oggi davvero alla portata di tutti.

Locale o SaaS?

Per VPN locale intendo quella che puoi farti a casa lasciando un apparato connesso alla rete e che possa garantirti un accesso dall’esterno, permettendoti così di navigare, risolvere query DNS e molto altro ancora sfruttando la tua connettività casalinga. Così facendo tutto transiterà da casa tua in maniera più sicura e controllata, ma non è una cosa che tutti possono fare (anche se prendere un Raspberry e metterci sopra Wireguard è davvero un attimo). Questo in ogni caso renderà pubblico il tuo indirizzo IP (quello di casa), è giusto che tu lo sappia se l’intenzione è quella di preservarlo quanto più possibile.

Per VPN come SaaS (Software as a Service) intendo uno dei tanti servizi che puoi acquistare in abbonamento da chi lo fa per mestiere e ti fornisce un client che puoi installare su qualsiasi piattaforma (PC / smartphone / SmartTV / console / browser tramite componenti aggiuntivi / ecc.), router di casa compreso, per incanalare tutto il traffico verso un server esterno che a sua volta ti permetterà di navigare e fare qualsiasi attività su Internet passando da un IP completamente diverso rispetto al tuo. Questo potrà garantirti privacy e parzialmente anonimato (dipende poi da dove effettui il login con i tuoi account, usando quale browser e quali accorgimenti in merito a cookie & co.).

In linea di massima puoi pensare di usare un SaaS se non vuoi minimamente impegnarti nell’approfondire l’argomento e ti serve qualcosa di immediatamente fruibile. Un abbonamento a questo tipo di servizio può essere molto utile se spesso ti trovi in giro per città di altri paesi dalle quali devi lavorare e connetterti ai tuoi account, se prevedi di fare un viaggio e sfruttare quindi punti di accesso alla rete non particolarmente sicuri, se vuoi provare servizi che sei solito utilizzare a casa ma con cataloghi diversamente limitati perché si arriva da una diversa connessione (penso al catalogo Netflix, per fare un esempio).

Perché a pagamento?

Perché quando un servizio ti viene offerto gratuitamente vuol dire che al 99,9% i dati ottenuti “in cambio” sono la moneta di scambio apparentemente trasparente per l’utilizzatore finale, rileggiti tutta la pippa tremenda che ti ho fatto per introdurre l’articolo e capirai quanto questo sia fondamentalmente sbagliato. Ci sono servizi che ti permettono di essere messi alla prova pagando una mensilità e ricevere un rimborso completo se non ci si trova bene, altri che partono gratuiti e si trasformano successivamente (passerai a pagamento tipicamente una settimana o un mese dopo l’inizio dell’utilizzo, un periodo di prova che va bene ad ambo le parti in causa), altri ancora che necessitano da subito di essere pagati e senza forma di cautela alcuna sul trovarsi o non trovarsi bene.

Questo mercato è in forte fermento, i giocatori in campo iniziano a diventare tanti e tutti molto agguerriti, le differenze si assottigliano e posso affermare con sufficiente tranquillità che le caratteristiche iniziano a livellarsi su piani che portano risultati soddisfacenti per il tuo uso quotidiano, che si tratti di pura navigazione o ulteriori servizi a corredo (persino il gaming o lo streaming a qualità massima, fidati). Io sto mettendo alla prova alcuni dei competitor più importanti della scena e sono fiducioso sul poterti parlare dei risultati quanto prima.

L’outsider che nulla ha a che fare con tutto questo mondo (inteso come servizio a pagamento di pura VPN full-traffic) ma che ha voluto in qualche maniera lanciarsi nel calderone offrendo una buona alternativa che fa uso dei tuoi dati in maniera responsabile e apparentemente non invasiva (apparentemente perché non essendo dall’altro lato della barricata non posso sapere esattamente ciò che accade) è Cloudflare. Ha lanciato Warp una manciata di giorni fa, andando ad arricchire quanto già fatto con 1.1.1.1 e l’applicazione per deviare le query DNS su sistemi Android / iOS, tutto riportato all’indirizzo blog.cloudflare.com/1111-warp-better-vpn.

‎1.1.1.1: Faster Internet
‎1.1.1.1: Faster Internet
Developer: Cloudflare
Price: Free+

Non credo possa essere considerato un servizio di VPN a tutti gli effetti, Michele Nasi ha fatto un’analisi più approfondita (trovando anche un possibile baco di sicurezza) e ci ha scritto sopra un articolo che ti consiglio di leggere: ilsoftware.it/articoli.asp?tag=Cloudflare-WARP-da-oggi-per-tutti-cos-e-e-come-funziona-Ma-non-e-una-VPN_19976.

In conclusione

Forse lo avrai capito: non esiste una risposta universale per dare conclusione a quanto posto nel titolo dell’articolo. Utilizzare una connessione VPN è certamente una buona soluzione per tanti motivi e tanti di questi dipendono dalle tue abitudini quotidiane. Se ti colleghi a reti non protette o pubbliche con scarse protezioni allora la risposta è sì, un collegamento VPN andrà a proteggerti in moltissimi casi incanalando il tuo traffico e tenendolo lontano quanto più possibile da sguardi indiscreti e comportamenti potenzialmente dannosi o fraudolenti. Se sei solito frequentare i soliti posti (casa e ufficio) e tenere esclusivamente la rete LTE accesa quando sei in giro con lo smartphone o il tablet la storia cambia, viene un po’ a meno quella sua utilità di spicco.

Curiosare non è mai un male e non può che farti bene per imparare qualcosa di nuovo. Scegli il tuo collegamento VPN da mettere alla prova, porta con te quella configurazione su smartphone e PC quando vai in giro, prova a configurare il tuo router per uscire su Internet incanalando tutto il traffico verso un server remoto sicuro e protetto, non ti nascondo però che gli abbonamenti ai servizi VPN iniziano ad essere particolarmente economici solo quando gli si assicura una permanenza su quei lidi per 12 o 24 mesi (quest’ultima opzione rende tutto quasi sempre davvero molto economico e accessibile), ma anche pagare un solo mese per fare le tue valutazioni non costituisce una spesa che ti manderà in rovina.

Io sono ben contento di scambiare opinioni con te in area commenti, lascia un suggerimento, un parere se hai già messo alla prova qualcuno di questi servizi in attesa che io pubblichi il mio risultato con annesso parere soggettivo sui competitor messi alla prova.

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