Archives For Eventi

Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:
Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

La comunicazione a mezzo mail dovrebbe essere arrivata a tutti i clienti, ma cerco di riepilogare un po’, nero su bianco per ciò che cambia per te che –come me– utilizzi già Telepass Pyng, l’applicazione di cui ti avevo parlato ormai diverso tempo fa e che facilita la sosta nelle strisce blu (per le città coperte dal servizio), che nel frattempo ti si sarà aggiornata e sarà cambiata in Pyng+.

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente

La mail originale e completa è attualmente consultabile qui (fino a quando non verrà spazzata via). Le principali novità riportate sono:

  • L’app Pyng di Telepass diventa Pyng+ di Telepass Pay (come detto in apertura articolo):
Pyng+
Pyng+
Developer: Telepass Pay
Price: Free
  • Fino al 31 ottobre 2017 puoi continuare ad utilizzare l’attuale app Pyng di Telepass per pagare la sosta sulle strisce blu.
  • Dal 1 novembre 2017 per usufruire del servizio di pagamento della sosta sulle strisce blu dovrai aderire all’offerta Telepass Pay. Le condizioni contrattuali del servizio Telepass riferite al pagamento del pedaggio, dei parcheggi in struttura, dei traghetti e dell’Area C non subiscono variazioni.
  • Se attiverai con Telepass Pay solo il servizio di pagamento delle strisce blu non ti sarà addebitato alcun costo aggiuntivo.
  • Se vorrai utilizzare tutti i nuovi servizi offerti da Telepass Pay consulta per maggiori informazioni il Foglio Informativo (scorri la schermata, troverai tutti i documenti scaricabili).

Il sito web del nuovo servizio è disponibile all’indirizzo telepass.com/it/telepass-pay, e permette di aderire all’offerta in maniera gratuita fino al 31/12/2017 (almeno per il momento). Il canone sarà poi di 1,50€ / mese per continuare a utilizzare tutto ciò che è collegato a Pyng+. In caso contrario, potrai passare al piano free e continuare a pagare la sosta nelle strisce blu gratuitamente, cosa che probabilmente io farò.

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 3

La scelta è attualmente basata sull’unico servizio extra disponibile (pagamento carburante, nda) e dal tipo di accordo che Telepass ha stretto con i gestori delle stazioni di servizio autostradali. La possibilità di effettuare il pieno pagando tramite fattura Telepass è infatti limitato al solo “Servito, notoriamente più costoso del già troppo esoso prezzo richiesto per il litro di carburante. Se preferisci quindi fermarti al Self Service, dovrai continuare a ricorrere alla solita carta di credito presso l’ufficio del gestore, piuttosto che al bancomat accettato dalla colonnina a fianco del distributore stesso.

La storia cambia (e parecchio) quando invece si rimane in città. In quel caso potrai utilizzare l’applicazione Pyng+ per pagare il carburante anche in modalità Self Service (a prezzi più che accettabili rispetto alla rete autostradale), ed è di una manciata di giorni fa questa mia fotografia scattata in un’area Q8, che già accetta questo tipo di pagamento (sono sempre avanti, te ne avevo già parlato!):

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 2

Come funziona?

Funziona che dal momento in cui fai richiesta di attivazione dei servizi di Pyng+ (firma del contratto, copia del documento, ecc. tutto da sito web, nda), ti viene aperto un nuovo contratto online che va ad affiancarsi al tuo già esistente, e ti viene migrato l’account sulla nuova Dashboard di Telepass. Ciò però andrà anche a rendere temporaneamente inaccessibili i servizi legati alla tua utenza precedentemente funzionante, che tornerà tale solo dopo che un operatore avrà attivato il tuo nuovo contratto (a ora che sto scrivendo, sto ancora aspettando che questa cosa accada).

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 4

Telepass (fisico) e Pyng+ sul telefono non dovrebbero smettere di funzionare, ma non prevedo grossi spostamenti in questo weekend (che poi sarà lo scorso, quando leggerai l’articolo!), anche per evitare possibili rogne in merito.

e il rifornimento?

Ecco, questo è proprio il pezzo che andrò a completare riportandoti la mia esperienza quando il nuovo servizio sarà attivo, non ti resta quindi che aspettare :-)

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 6

Update

Ho avuto accesso alla mia nuova Dashboard, tutto trasferito e funzionante. Il serbatoio dell’auto è circa al termine della sua autonomia, stazione di servizio Q8, quella che uso di tanto in tanto rientrando dalla tangenziale (dove ho scattato la fotografia pubblicata in questo articolo), pagamento con Pyng+, ed ecco com’è andata.

A contratto finalmente verificato e attivato, l’applicazione di Pyng+ sullo smartphone ha chiesto l’accettazione delle condizioni d’uso, una sequenza numerica inviata via SMS al numero di cellulare dichiarato nel contratto (come una verifica in due passaggi) e un codice PIN che dovrà essere utilizzato a ogni avvio dell’applicazione stessa (giusta mossa, considerando che è possibile spendere soldi che verranno poi addebitati sul proprio conto corrente). Da questo momento in poi, anche la funzione di rifornimento carburante da applicazione è sfruttabile.

Spostandomi nell’opzione dedicata, ho potuto verificare da mappa quale fosse la stazione di servizio più vicina a me (ovviamente ero già arrivato), selezionandola per il rifornimento (occhio: occorre prima farci clic sopra fino a far comparire la conferma del metodo di pagamento via App, quindi schiacciare “Nuovo rifornimento“), ecco qualche immagine:

Un punto a favore che si nota immediatamente è il tetto massimo che si può raggiungere per fare il pieno, ben 150€, al contrario invece della carta di debito o del bancomat che hanno quella pre-transazione di 100€ massimi. Nel mio caso non mi cambia la vita, non ho mai messo più di 100€ nel serbatoio dell’auto, ma è comunque qualcosa in più rispetto al solito. Ciò che invece suona un pelo male è quel tetto massimo di 10 minuti per sfruttare il codice generato, non ne capisco il motivo.

A questo punto, mi è bastato chiedere alla colonnina di pagamento automatica di farmi inserire il codice di pagamento (stesso pulsante dedicato al codice cliente per la raccolta punti Q8) e, una volta terminato, avere la disponibilità massima dei 150€ per fare il pieno!

Terminata l’operazione, ho ricevuto una notifica di pagamento sullo smartphone, la classica ricevuta cartacea stampata dalla colonnina e, in seguito, ho potuto visualizzare transazione e relativa ricevuta anche tramite App e sul sito web di Telepass:

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente (aggiornato) 9

Insomma, per farla breve, tutto è regolarmente funzionante e abbastanza lineare (crash alla prima ricerca stazione di servizio di Pyng+ a parte). Ho trovato però il pagamento un po’ macchinoso, molto più di quanto non lo sia il tirare fuori la carta di credito dal portafogli. Se però si va ad analizzare oggettivamente il servizio, si capisce che può fare da sostituto proprio di quel portafogli, forse dimenticato, forse senza la carta di credito, agilmente sfilata dalla moglie magari. Non è poi di molto tempo fa un episodio di un amico che ha lasciato il portatogli a casa –Torino– ed era a secco di carburante a Milano, dopo una giornata di lavoro.

Il pagamento del carburante altro non è che una nuova variante del servizio già esistente nelle stazioni di servizio Q8, basato però su PayPal anziché su Telepass. Funziona, è rodato, è giusto che qualcuno voglia approfittare di una tecnologia già presente sul mercato, “rimarchiandola” e permettendo a un bacino molto esteso di clienti di approfittarne, rendendogli il tutto più facile.

Una pre-conclusione

Ogni nuova facilitazione per chi deve usare servizi di rifornimento carburante, car-sharing, mezzi pubblici (e così via) è sempre ben accetta. Se poi a metterla in campo è una società con la quale si è già abituati ad avere a che fare, tanto meglio. Meno siti web dove inserire le proprie coordinate bancarie, meno sbattimento per verificare decine di fatture, più tranquillità e rapidità nell’accesso a ciò di cui si necessita concretamente.

Vedo di buon occhio Pyng+, almeno per il momento, ma tutto dipenderà dalla velocità con la quale i servizi accessori verranno attivati, ma soprattutto dai prezzi / maggiorazioni che verranno applicate per poter salire sul carro della comodità e dimenticarsi davvero il portafogli a casa. Non dimentichiamo inoltre la “compatibilità” con il territorio, fondamentale anch’essa. Perché se è vero che anni fa ING Direct (faccio un esempio pratico basato su esperienza personale) ha sostituito la carta Bancomat con una di debito (circuito V-Pay) promettendo zero problemi, è altrettanto vero che la quasi totalità delle stazioni di servizio sparse tra i nostri paesi e città non accettano quel tipo di carta per i rifornimenti in Self Service, cosa che mi fa tuffare di testa nei primi anni 2000, quando si impazziva per cercare l’attività commerciale che accettava il pagamento con la carta Banco Posta.

Dopo l’area C di Milano (con quell’addebito automatico su fattura Telepass che mi ha salvato un paio di volte) e il pagamento delle strisce blu accettato sempre più, ora tocca nuovamente a te, Telepass, fai la prossima mossa.

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Non è affatto semplice tornare in console e ricominciare a scrivere. Prima della consueta pausa estiva (ehilà! Bentrovato/a! Passate buone ferie? Già finite, le stai ancora facendo oppure devi ancora partire?) il ritmo era quello giusto, quello di sempre, quello che poi finisce inesorabilmente con il toccare la velocità zero al rientro, perché le cose da recuperare sono tante, anche se vorresti scrivere chilometri di testi e avrei decine di cose di cui parlare.

Ora che ho riepilogato il mio delirio da “voglia di tornare subito in vacanza“, spezzo questa settimana di silenzio con un qualcosa di molto leggero, dedicato a un’esperienza da poco conclusasi con TrenDevice. Per chi non lo conoscesse: si tratta di una società (quindi sito web) che vende iPhone e iPad ricondizionati, e che ne acquista di usati da comuni mortali come me e te. Dato che anche Ilaria è passata al lato oscuro della forza (Android), ho deciso che era arrivato il momento di vendere l’ultimo smartphone Apple rimasto in casa (tranquillo, ho ancora un iPad, e ora scrivo dal MacBook, tanto per dire, quindi fa un respiro profondo).

Di quando ho venduto un iPhone a TrenDevice

iPhone 5S in condizioni da usato, tra le mani di una ragazza che lo ha ereditato già con qualche piccolo graffio (non sul monitor) e un lieve difetto di scocca che non ne ha mai inficiato il corretto funzionamento. Era certamente da rimettere in sesto, ma con un iOS che ancora portava a termine tranquillamente il suo lavoro. Valutazione da sito web con “extra-valutazione” dovuta a un codice promo valido per qualche giorno, 110 euro.

Dato che la valutazione mi stava bene, ho inserito i dettagli per il ritiro (gratuito, a domicilio), poi ho solo dovuto aspettare:

Di quando ho venduto un iPhone su TrenDevice

Mail di rito per riepilogare quanto fatto, telefonata dal supporto di TrenDevice per spiegarmi come imballare al meglio l’oggetto e confermare ancora una volta il ritiro (copie delle bolle di trasporto e fotocopia del documento di identità da allegare, ecc.). Da quando il corriere è passato per il ritiro alla mail di conferma valutazione è passato giusto qualche giorno, con l’extra-valutazione non ho però fortuna, 90€ è la loro contro-offerta, i difetti sono “troppo evidenti“. A quel punto si hanno due vie percorribili: si richiede la spedizione del prodotto così che possa tornare all’ovile (ma queste sono a tuo carico), oppure si accetta la valutazione del tecnico di TrenDevice.

Io ho optato per la seconda strada, perché tutto sommato non avevo più bisogno di quel telefono, e i suoi difetti c’erano eccome. Ho accettato l’offerta direttamente tramite portale, a quel punto ho atteso circa quattro giorni prima di veder comparire il bonifico sul conto corrente (contro i 7 riportati sul sito web).

Posso quindi ritenermi soddisfatto? Sì. Tutto il processo è filato liscio, o quasi. Di certo mi sarebbe piaciuto molto di più mettere le mani sull’equivalente della prima valutazione, ma potevo (e dovevo) aspettarmi qualcosa di meno, perché il cliente tende sempre a chiedere più del dovuto quando deve vendere qualcosa di personale.

Pro e Contro dell’esperienza sono ben isolabili:

  • è comodo perché non si perde tempo. Si valuta in linea di massima il proprio dispositivo (tanto servirà conferma dalla società) e se entrambe le parti sono d’accordo, si procede verso lo step finale (d’altronde il dispositivo è già in mano loro), il pagamento tramite bonifico.
  • Il ritiro del dispositivo è gratuito, ma la spedizione per la restituzione del dispositivo nel caso in cui la contro-offerta di TrenDevice non soddisfi è a tuo carico. Uno a uno, palla al centro.
  • Visto il punto subito qui sopra, direi che occorre farsi bene i conti in tasca prima di richiedere il ritiro dello smartphone (o del tablet). La faccio semplice: se la valutazione è troppo bassa per te, evita di spedire lo smartphone, potrebbe abbassarsi ulteriormente (nell’ordine dei 20€ circa, nda) e quasi certamente non vorrai lasciare loro il dispositivo, quindi andresti a pagare la spedizione di rientro (una decina di euro circa). Sicuro di voler diventare protagonista del detto “tradito e bastonato“? (sì, l’ho addolcito un po’).
  • Il prezzo non può variare (che poi torno a battere nuovamente sullo stesso ferro, me ne rendo conto), funziona diversamente rispetto alla contrattazione tra privati. Non stai pubblicando un annuncio su uno dei numerosi siti web ad-hoc, stai parlando con qualcuno che dovrà necessariamente fare margine su ciò che stai vendendo (per guadagnarci a sua volta). Impossibile quindi pensare a un tira e molla che si incontra in quella via di mezzo che solitamente sta bene ad ambo le parti.

Consiglierei quindi il servizio ad altre persone? Tutto sommato sì, ma ribadisco: occorre fare bene i conti prima di chiedere al carrozzone di partire, perché la destinazione potrebbe non piacere a tutti.

Tu hai già utilizzato questo tipo di servizi in passato? Se sì, a chi ti sei affidato? Ti sei trovato bene? Raccontami qualcosa nell’area commenti, sono curioso di sapere se c’è può fare di meglio (ovviamente dal punto di vista del cliente finale ;-)).

ESC.

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:
Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Ci sono poche certezze nella vita di un milanese medio, l’Esselunga è certamente una di queste. Tutti pensati e realizzati con una logica ormai consolidata, buone offerte, qualche modifica non proprio gradevole nel post-Caprotti (che continua a mancarci tantissimo), il Presto Spesa, la cassiera che ti sorride quando è in buona, i suoi banchi del fresco.

Dall’altro lato Satispay, nata da cuore e menti italiane, con investimenti internazionali che stanno permettendole di crescere rapidamente e catturare l’attenzione di ulteriori commercianti (e gruppi) che decidono di accettare i pagamenti portati a termine tramite l’applicazione disponibile sulle piattaforme mobile più diffuse (Android, iOS, Windows Phone). Si dice che l’unione faccia la forza, giusto?

Ho fatto la spesa all'Esselunga con Satispay (un sacco bello)

Da un paio di settimane circa, l’Esselunga dove io e Ilaria siamo soliti fare la spesa, ha aggiornato i propri terminali includendo la possibilità di pagare con Satispay, e noi ne abbiamo approfittato immediatamente. Utilizzavo già Satispay, più sporadicamente, perché non propriamente circondato da esercizi commerciali che si appoggiavano a lui per il pagamento elettronico, ma con l’arrivo di Esselunga mi è toccato pure aumentare il budget settimanale da tenere sempre sotto ricarica!

Regole del gioco: quelle che durano ormai da qualche tempo. Il pagamento è sempre erogabile, ma per alcuni esercizi commerciali c’è in più quel cashback che ti permette di recuperare parte della spesa, subito dopo aver pagato. Esempio pratico? Pagamento di 100€ con cashback al 20%, 20€ tornano immediatamente nel budget di Satispay. Un modo come un altro per invogliare gli utilizzatori a passare dall’applicazione anziché dai contanti o dalle carte di pagamento.

Ho fatto la spesa all'Esselunga con Satispay (un sacco bello) 1

Ma perché Satispay?

Perché è comodo, funziona su iPhone ma anche sul mio Galaxy S8, su entrambi condivido l’account e non importa quale telefono sto utilizzando nello specifico momento. Un amico dice che Apple Pay è più comodo, in realtà credo e sostengo che si tratti di due metodi di pagamento molto differenti, dove il primo citato è dedicato esclusivamente ai clienti della mela, escludendo tutto il resto del mondo. Apple Pay si appoggia sulla propria carta di credito (ammesso questa sia compatibile), Satispay sul conto corrente bancario (o una carta con IBAN).

Satispay, una volta sbloccato con la propria impronta digitale o il PIN scelto in fase di installazione e prima configurazione, permetterà di inviare denaro al negozio preferito o all’amico che l’altra sera ha anticipato per tutti pagando il conto in pizzeria. È molto veloce (pressoché immediato, giusto il tempo della preparazione del pagamento) e preciso, tutto fila liscio e spero che continuerà a evolvere nel corso del tempo.

L’iscrizione al servizio è gratuita, così come ogni operazione eseguita. Se utilizzi il codice GIOVANNISOLO ottieni anche 5€ come “bonus di benvenuto” al completamento delle operazioni di riconoscimento e invio delle fotografie del tuo documento di identità. Il processo porterà via qualche giorno, potrai poi impostare il budget da tenere sempre a portata di clic e ricaricare ogni settimana (solo quando necessario).

Satispay
Satispay
Developer: Satispay S.p.A
Price: Free
Satispay
Satispay
Developer: SATISPAY S.P.A.
Price: Free

Ti iscriverai? :-)

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Lo scorso 30 giugno Authy (fai clic qui se non sai di cosa sto parlando) ha annunciato la disponibilità di una prima versione beta del suo client per PC Windows e macOS:

View story at Medium.com

Dopo anni passati tra smartphone (o tablet) e la sola estensione per Google Chrome, sembra che finalmente si sia arrivati a un’intenzione concreta, per portare l’autenticazione a due fattori più vicino a ciò che spesso la richiede, un PC. Ci si autentica al servizio desiderato e si ottiene il codice direttamente con un ALT + TAB (Windows, ovviamente, su macOS ⌘⇥), il tutto risparmiando preziosi secondi ed escludendo l’ingaggio di uno smartphone che spesso si vorrebbe lasciare in tasca, o nel cassetto della scrivania.

Il pacchetto di installazione si scarica dal sito web ufficiale e Authy invita gli utilizzatori a inviare ogni feedback all’indirizzo di posta elettronica beta@authy.com, per permettere agli sviluppatori di correggere rapidamente errori e sviste, ma anche di introdurre quanto prima tutte le funzioni già disponibili sul ben più stabile e ricco client per Android e iOS.

La funzione di OneTouch Authentication, che è una tra le cose più interessanti e comode dell’applicazione Mobile, arriverà anche su questa beta PC / macOS di Authy, insieme alla versione del programma per i sistemi Linux. Ciò che nel frattempo puoi già fare e che consiglio caldamente, è proteggere (ulteriormente) i tuoi accessi 2-Step tramite codice di sblocco del nuovo software beta (la Master Password, stesso concetto messo in atto sul software mobile).

In attesa che vengano rilasciate nuove versioni di Authy PC (da capire se riuscirà questa ad aggiornarsi in autonomia o se sarà necessario scaricare e installare manualmente un nuovo pacchetto prendendolo dal sito web dell’azienda), a te non resta che tenerti una copia installata sul tuo smartphone e mettere in funzione anche la versione PC, così da avere sempre a portata di mano i tuoi codici di autenticazione randomici.

Authy
Authy
Developer: Authy Inc.
Price: Free
Authy 2-Factor Authentication
Authy 2-Factor Authentication
Developer: Authy
Price: Free

esc.

Condividi l'articolo con i tuoi contatti: