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Se ti sei perso la “precedente puntata” ti invito a dare un’occhiata al mio vecchio articolo datato 10 luglio scorso, all’interno del quale ti parlo del recupero pagamenti in eccesso per le TARI del Comune di Milano (in particolare, nel mio caso), ma non solo (perché di Comuni che hanno commesso qualche “errore” ce ne sono stati altri):

TARI 2018: recupero dei pagamenti in eccesso degli anni scorsi

Mi scrive Alessandro, un lettore del blog che saluto e ringrazio per lo scambio di mail e che invito anche a commentare questo nuovo articolo nel caso lo ritenesse opportuno (e lo stesso vale per qualsiasi altro lettore del blog, te compreso!), il quale mi ha segnalato alcune novità riguardanti il provvedimento, non esattamente allegre per coloro che hanno già versato più del dovuto:

Sono solo due delle svariate altre fonti che hanno sì parlato del problema e delle poco gradevoli novità, ma passando in sordina senza dare troppo risalto a quanto accaduto, un po’ a voler evitare di fare troppo baccano. Ti propongo un estratto del secondo articolo segnalato:

Secondo la sentenza infatti «per gli anni in esame», appunto quelli compresi fra il 2014 e il 2017, «era dovuta anche per i box di pertinenza la quota variabile, come applicata dal Comune».
Secondo la Commissione tributaria l’amministrazione comunale «ha correttamente proceduto – come si legge nella sentenza – visto anche che il legislatore non ha mai precisato il concetto di pertinenzialità». Di conseguenza la circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze del novembre 2017, che puntava il dito contro un errore di calcolo della tassa, «è ininfluente».

Alessandro mi scrive a tal proposito che:

Altroconsumo mi ha anche spiegato il motivo di questo ritardo, ma grazie alla mia fantastica memoria ora le esatte parole non le ricordo, se ho capito bene loro sono in contatto con la ragioneria (se si chiama così) del Comune, che deve dare l’ok e ha accennato che dovrebbero avere risposta a breve, comunque al più tardi entro fine dicembre.
[…]

Quello che mi lascia un po’ dubbioso è che ha accennato ad una eventuale class action in caso di rifiuto, su cui non ho voluto approfondire, ma ripensandoci ora, spero non si arrivi a tanto.

Ciò a cui lui fa riferimento è un intervento che evidentemente Altroconsumo vuole avviare nel caso in cui le porte chiuse inizino a diventare più del dovuto, cosa non ancora accaduta se si fa riferimento a quanto riportato nel loro articolo (quello che puoi trovare al medesimo indirizzo segnalato nel mio primo pezzo: altroconsumo.it/soldi/imposte-e-tasse/news/errore-calcolo-tari):

Errore calcolo Tari: primo round al Comune di Milano. Ma la battaglia continua

[…] Tuttavia sono da poco uscite le prime sentenze di primo grado della Commissione tributaria provinciale, presentate da acluni cittadini milanesi: l’esito è purtroppo favorevole al Comune di Milano. Noi comunque continuiamo a chiedere che venga fatta giustizia e ci batteremo in tutti gli altri gradi di giudizio: la battaglia infatti non è affatto conclusa perché l’iter è ancora lungo.

Ho aspettato a pubblicare l’articolo per capire quali sviluppi ci potessero essere in merito ma, come anche tu stesso puoi vedere, dicembre volge ormai al suo giro di boa, i giorni che ci separano dal Natale sono sempre meno e lo saranno anche quelli da qui alla fine del 2018. Stapperemo quasi certamente lo spumante senza sapere alcunché in merito ai rimborsi che –forse?– non ci spettano più, dipende chiaramente da chi riuscirà a uscirne vincitore dall’ennesimo errore che si trasforma per magia in azione intrapresa lecita e conseguente svista del consumatore che pretende ciò che non gli spetta.

Nel caso in cui ci fossero novità non esiterò ad aggiornare questo nuovo articolo. Nel frattempo tocca pazientare, come sempre (lo diceva mio nonno, lo ripete sempre mia madre e non posso fare altro che pensarlo anche io: a chiedere e prendere i soldi si fa sempre tanto in fretta, è a restituirli che ci si mette sempre un sacco di tempo!).

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Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!
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Un altoparlante intelligente in ogni camera di casa, in fondo è un po’ questo l’obiettivo di chi produce questo tipo di prodotti, a prescindere che si chiami Google, Amazon o Apple. La versione complottistica dell’osservazione prevede che chiunque ci spii e conosca le nostre abitudini e i nostri gusti per piazzare al meglio le pubblicità, ma questo è altro tipo di argomento, io vado alla ciccia e preferisco mettere alla prova questi prodotti per capire se possono tornare utili nella quotidianità, ecco quindi che oggi ti parlo di Google Home Mini, l’altoparlante intelligente compatto di Google.

L'assistente in casa: Google Home Mini

Google Home
Google Home
Developer: Google LLC
Price: Free
Google Home
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Developer: Google LLC
Price: Free

Google Home Mini

Approfittando di un’ottima offerta di Unieuro, ho deciso di acquistare un paio di Google Home Mini da installare in casa e tenere sotto la lente di ingrandimento, andando così a completare un quadro che stava prendendo forma già via assistente sugli smartphone Android di famiglia, condizione però un pelo più scomoda perché richiede comunque che tu debba andare a recuperare uno dei telefoni che hai lasciato da qualche parte in casa o in borsa. Installare Google Home Mini avrebbe permesso di tenere sempre viva una sentinella azionabile tramite voce e senza necessità di sblocco tramite impronta o PIN. Nella peggiore delle ipotesi, ricordo bene di averlo detto, rivenderò quanto acquistato perdendoci il meno possibile; non è successo.

Google Home Mini è caratterizzato dalle sue ridotte dimensioni e peso, è davvero molto compatto e necessita solo di un’alimentazione via cavo microUSB che è incluso nella confezione facendo tutt’uno con il caricabatterie da muro, con cavo gommato anti-intreccio e un paio di fermi removibili che aiutano a raccoglierlo al meglio, una soluzione elegante e che calza a pennello. All’interno della stessa scatola troverai anche un piccolo opuscolo che ti istruisce al primo avvio prodotto. Una volta acceso, Google Home Mini eseguirà un rapido boot che ti permetterà poi di intercettarlo tramite smartphone grazie al rilevamento di prossimità (un po’ come succede con Chromecast o qualsiasi altro accessorio Google). Prendi quindi il tuo smartphone Android e fai clic sulla voce di notifica che sarà nel frattempo comparsa per cominciare l’operazione di configurazione, questa utilizzerà il tuo account Google (ma va?) e ti consentirà in seguito di aggiungere altri utilizzatori così da rendere Google Home Mini un vero assistente vocale per la tua famiglia.

Ciò che contraddistingue invece in maniera più negativa questo piccolo giocattolo è la sua prestazione musicale sul campo. Google Home Mini è prima di tutto uno speaker attraverso il quale ascoltare musica, quel suo essere così compatto non porta a nulla di buono sul fronte dei bassi, fondamentali senza dovere di esagerazione (come in altri casi e produttori), ma quasi del tutto assenti se non si va a ritoccare un pelino l’equalizzazione tramite applicazione Home, cosa che comunque porta a un risultato accettabile più che brillante.

Fortunatamente ci si può mettere una pezza con l’intervento di una terza parte, uno speaker bluetooth che –seppur non nativamente compatibile con Google Home– potrai collegare al Google Home Mini scegliendo di utilizzarlo come fonte primaria per l’output audio in riproduzione. Questo non vuol dire che la voce dell’assistente uscirà dall’altoparlante scelto, bensì che l’audio riprodotto lo sarà su questa terza parte, lasciando al Google Home Mini il compito di farti da puro assistente vocale.

Questione di lingua

Una volta impostato il mio modello vocale (l’ho rifatto da zero, andando e eliminare quello già studiato e riconosciuto dal mio smartphone), ho avuto accesso a quanto già configurato in passato dentro casa, dalla lampadina smart di Yeelight alle valvole termostatiche di tado°, il tutto parlando con l’assistente in maniera del tutto naturale, senza formazione alcuna o libretto di istruzioni, facendo poi riferimento all’abbondante documentazione Google ufficiale quando ho voluto approfondire un attimo l’argomento e capire fino a dove potessi spingermi. Dall’ascolto (banale) della musica trasmessa dal mio account Spotify Premium (che così facendo può essere sfruttato da tutti, ma che ha anche qualche svantaggio che ti descriverò più avanti) al cambio di temperatura in una determinata stanza, passando per l’invio di un messaggio Telegram o l’annuncio vocale trasmesso in un solo colpo a ogni altoparlante di casa come se si utilizzare un interfono.

IFTTT

In linea di massima non ci sono limiti anche grazie all’integrazione con IFTTT e la possibilità quindi di insegnare nuove frasi al proprio Google Home Mini (e perciò anche all’assistente vocale richiamabile sullo smartphone). Sfruttando questa potenzialità ho creato pubblicato tre semplicissime applet che ti consentono –giusto per fare un esempio– di parlare con l’assistente Google interagendo con il bulbo intelligente di Yeelight:

Vantaggi e svantaggi della condivisione

Un paragrafo che si scrive da solo e che non credo serva approfondire più di tanto. I Google Home Mini installati in casa si appoggiano al mio account (come già specificato qualche riga più sopra). Ciò vuol dire che se in questo momento Ilaria decide di ascoltare della musica su Spotify, lo farà utilizzando il mio account Premium, senza che io possa usarlo su un’altra postazione. In soldoni: o tutti ascoltiamo la stessa cosa, oppure qualcuno in casa deve ascoltare dell’altro proveniente da diversa sorgente.

Lo stesso scenario si prospetta per Netflix, ma in quello specifico caso ci pensa l’abbonamento da due sessioni contemporaneamente a mettere a disposizione contenuti differenti in altrettante stanze e relative Chromecast.

Nulla di tutto questo accade invece con le radio, le quali passano per TuneIn senza necessità alcuna di registrare un account sul noto sito web. Ciascuno può chiedere al Google Home Mini più vicino di fargli ascoltare lo streaming che preferisce, c’è quindi chi ascolta Radio 105, chi Deejay, e via così.

Non ho invece avuto modo di testare e verificare gli altri account collegabili come Deezer o YouTube Music, che probabilmente dovranno sottostare alle stesse regole di Spotify (o magari no, se tu che mi stai leggendo lì fuori sei in grado di illuminarmi, fallo pure, l’area commenti è a tua totale disposizione!).

Cos’altro può fare?

Ho collegato al mio “Home” un bulbo Yeelight (come già detto), le valvole termostatiche intelligenti di tado° (detto anche questo), la Chromecast di terza generazione (che ha da poco sostituito la gloriosa e ancora perfettamente funzionante seconda generazione, spero di parlartene quanto prima) e infine un paio di prese intelligenti che sfruttano il WiFi e Google Assistant per essere completamente pilotabili. Ho da poco acquistato un interruttore Sonoff che però devo ancora decidere bene come sfruttare (l’idea iniziale è sfumata, devo quindi trovare un’alternativa).

In generale il mondo dell’assistenza Google è già grande e in continua espansione, trovi un nutrito catalogo di compatibilità, prodotti e comandi disponibili sul sito ufficiale di riferimento: assistant.google.com/explore?hl=it_it, e se non dovesse bastarti puoi anche dare un’occhiata a YouTube e alle sue decine di video amatoriali (e non) dedicati a chi ha sperimentato integrazioni di ogni tipo con Google Home (Mini e non).

In generale, posto un primo periodo di conoscenza reciproca, troverai l’utilizzo della tua voce una cosa estremamente naturale e logica per controllare ciò che di domotico hai installato o installerai all’interno di casa tua, lo darai per scontato e inizierai a non apprezzare particolarmente l’uso delle mani per interagire con quanto ti circonda, è un “brutto vizio” al quale farai presto l’abitudine, non fosse per la comodità di accendere una luce al rientro a casa con le buste della spesa o la carrozzina del pargolo, o magari il mettere in pausa, avanzare o indietreggiare rapidamente in un video che stai guardando sul televisore di casa, senza mai toccare il telecomando. Altro utilizzo molto comune (per gli sbadati, giusto Valentina e Luca?) è quello di rintracciare lo smartphone facendolo squillare a volume massimo, ovunque si trovi disperso in borsa o chissà dove.

Qualche esempio pratico?

  • Ehi Google, dove ho messo il mio telefono? Questo è esattamente ciò di cui ti ho parlato nelle due righe precedenti. Google Home, se confermerai l’operazione, farà squillare a volume massimo il tuo smartphone, anche se questo è stato precedentemente messo in modalità silenzioso. Comodo, sul serio.
  • Ehi Google, trasmetti a tutti. Ammesso tu abbia uno o più Google Home Mini (e non) in casa, questo comando ti permetterà di specificare un messaggio che verrà riprodotto su tutti gli speaker contemporaneamente, anche a distanza (lo puoi fare dallo smartphone mentre sei fuori casa, nessun problema!), funzione assai comoda se vuoi effettivamente avvisare qualcuno del tuo arrivo, ma non solo.
  • Ehi Google, parla con Esselunga. Ora, che tu sia milanese trapiantato o D.O.C., Esselunga è un’autorità che non può non trovare spazio nella tua quotidianità. Una volta collegato il tuo account con l’assistente Google potrai aggiungere prodotti alla lista della spesa, operazione che puoi comunque effettuare anche senza passare da Esselunga semplicemente dicendo un “Ehi Google, aggiungi il latte alla lista della spesa“, facendolo poi finire su shoppinglist.google.com, spazio che puoi condividere con la tua famiglia così come sei abituato a fare con un appuntamento di calendario :-)

In conclusione

Non credere che sia finita qui, c’è molto altro da dire riguardo l’assistente Google e più in generale Google Home Mini e il suo fratello maggiore o la versione più ristretta integrata nello smartphone, è che dopo aver raggiunto le 1400 parole forse è il caso di tagliare corto e rimandare alla prossima puntata un approfondimento sulle routine e non solo. Google Home Mini è un prodotto ben bilanciato con un costo non esattamente corretto, diventa un best-buy nel momento in cui Google o un rivenditore di terza parte decide di scontarlo.

Contando che lo si acquista anche per la musica oltre che per la pura assistenza vocale, direi che la mancanza di bassi di cui ti ho parlato nel bel mezzo dell’articolo gioca uno scherzo neanche tanto bello, ma puoi far fronte a questa mancanza collegando in bluetooth un differente speaker con migliori caratteristiche, e qui nel blog te ne ho proposti molti in passato. C’è solo da capire, nel tuo specifico caso, quanto questo influisca nella tua valutazione finale d’acquisto. Nel mio caso è certamente un “contro” importante, ma non a tal punto da farmi desistere dall’acquistare gli altri Google Home Mini mancanti all’appello (che portano così il servizio nelle altre stanze di casa).

Occhio alle offerte

Se l’articolo ti ha convinto a provare uno degli accessori Google (che si tratti di Google Home Mini o qualsiasi altro) sappi che big G. ha già in programma l’abbassamento prezzi in occasione del Black Friday, questo è uno screenshot catturato oggi dal sito web ufficiale, porta quindi pazienza e approfittane già dal prossimo 22 novembre. Per accessori o altro ancora riguardante questo mondo, puoi tenere d’occhio Amazon e seguire i consigli che ti ho dato nell’articolo riguardante il prossimo Black Friday!

L'assistente in casa: Google Home Mini 10

Ora tocca a te: se hai dubbi o commenti riguardanti l’articolo, Google Assistant o Google Home Mini, usa l’area a tua totale disposizione in fondo all’articolo, NON necessita di registrazione!

Buon inizio settimana :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

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Funziona così: se fai qualcosa di buono, la prossima volta –da cliente– mi aspetterò qualcosa di meglio, e onestamente non per quanto altro tempo ancora AVM possa continuare a migliorarsi nelle soluzioni messe a disposizione di una clientela -evidentemente- sempre più esigente. Qualcuno crede che io sia tutto scemo (a ragion veduta, aggiungerei io), eppure a me questi giochini al rialzo mi piacciono assai, il FRITZ!Box 6890 LTE viene incontro persino all’esigenza ultima di cui parlavo con chi con il brand ci lavora quotidianamente: il fallback su SIM senza ulteriori dispositivi attaccati in cascata.

AVM FRITZ!Box 6890 LTE: quel 7590 col tocco in più 11

La poesia è però presto rotta, nonostante il mio entusiasmo per un prodotto simile non scemi per questo –non tanto piccolo– dettaglio: il fallback su SIM automatico può avvenire solo se si sfrutta il 6890 LTE come modem ADSL e non come router in cascata (passando quindi per la porta WAN). Poco male mi ripeto, è comunque un prodotto fenomenale, ed è facile capire il perché di questa mia affermazione.

FRITZ!Box 6890 LTE

Impossibile non chiamarlo 7590 con qualcosa in più, perché in fondo si tratta della stessa ottima macchina pensata e realizzata dall’azienda tedesca leader di mercato, quella sulla quale sai già di poter fare affidamento mettendoci la mano sul fuoco. Il 6890 LTE propone le tecnologie che hanno fatto del 7590 un top di gamma infallibile (ne sono felicissimo proprietario), aggiungendo e togliendo punti in lista in base all’esigenza di poter stare fisicamente nello stesso tipo di chassis, modificando però la parte posteriore dedicata agli attacchi, all’interno della quale ora dovranno trovare spazio i due connettori per le antenne radio esterne montabili opzionalmente (che vanno quindi ad aggiungersi a quelle interne ben nascoste, le quali erogano il segnale WiFi del router) e l’alloggiamento della scheda SIM con molla (impossibile quindi bloccarla dentro o impazzire per tirarla fuori in caso di necessità / sostituzione), lasciando fuori dai giochi una delle due porte USB 3 (il 6890 LTE, a differenza del 7590, mette a disposizione una sola porta USB ad alta velocità).

La differenza in un solo colpo d’occhio è alquanto chiara:

Eppure, lascia che te lo dica, non ti peserà affatto l’assenza della seconda porta USB (ammesso che anche tu abbia preferito una diversa gestione di dispositivi terzi come NAS o stampanti di casa).

Packaging

Manco a dirlo, il FRITZ!Box 6890 LTE non differisce in maniera alcuna da quello che è il packaging del 7590, comprensivo quindi di un’abbondante dose di cavi e adattatori che in alcuni casi mai userai. Di sicuro troverai le antenne in più ad aspettarti nella parte superiore della scatola che tiene fermo lo chassis del prodotto, per il resto conosci già la storia:

Sotto al cofano

Ne sono consapevole, mi ripeto:

Un processore dual-core di ultima generazione per un routing ottimale di tutti i dati. FRITZ!Box 7590 permette di creare e propagare una rete senza fili a velocità Gigabit, sfruttando la tecnologia 4×4 MIMO multiutente, con punte di 1700 Mbit/s circa sulla frequenza a 5 GHz (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui). Si passa poi a ulteriori 800 Mbit/s che vanno ad aggiungersi sulla frequenza da 2,4 GHz. Otto (!) è il numero totale di antenne che permettono band steering, così da veicolare la trasmissione dei dati dei dispositivi connessi al FRITZ!Box permettendo loro di usare la migliore frequenza disponibile al momento (saltando dalla WiFi 2,4 GHz a quella a 5 GHz senza che tu debba fare alcunché).

Eppure è proprio così, continuerai a poter sfruttare l’ottima tecnologia di AVM già disponibile per il FRITZ!Box 7590, ora allargata e “spalmata” sui nuovi arrivati in famiglia, 6890 LTE compreso.

La differenza è chiaramente quella costituita dal collegamento via SIM, che in questo caso sfrutta un lettore che si aspetta un taglio di dimensione tradizionale (e non mini SIM come dichiarato in scheda tecnica, tieni a portata di mano eventuali adattatori come capitato al sottoscritto e come tu stesso puoi vedere dalle fotografie scattate e pubblicate poco sopra), il tutto per poter sfruttare un collegamento LTE (4G) con velocità fino a 300 Mbit/s e via UMTS/HSPA+ (3G) fino a 42 Mbit/s in supporto multibanda (5 frequenze LTE e 2 frequenze UMTS, LTE: banda 1, 3, 7, 8 e 20; UMTS: banda 1 e 8). A questa va aggiunta anche l’altra differenza, quella relativa alla porta modem DSL integrato per tutte le porte VDSL o DSL fino a 300 Mbit/s (adatta quindi anche a chi oggi sceglie un collegamento con TIM fino a 100 Mbit/s FTTC o FTTS).

A proposito di FRITZ!OS

Ultimo arrivato è il FRITZ!OS 6.84 (da poco approdato anche su 7590) che migliora e corregge lacune e bug del precedente OS (se di lacune possiamo poi parlare), arricchendo ulteriormente l’esperienza dell’amministratore che sceglie di configurare e personalizzare in maniera puntigliosa la rete di casa, non lasciando nulla al caso. È qui che noterai –chiaramente– le differenze anche per ciò che riguarda la configurazione e gestione del collegamento LTE / 3G:

Durante il mio test su strada ho sì provato il collegamento classico in cascata al FASTGate utilizzando la porta WAN, ma poi ho deciso di staccarmi dalla tetta materna per provare a viaggiare esclusivamente dietro SIM, sfruttando la rete messa a disposizione da Iliad (prima) e ho. mobile (dopo), e nessun dispositivo si è accorto di nulla fino a quando il tappo vero e proprio lo ha costituito la potenza di fuoco delle antenne (e relativo carico utenti serviti) o dei limiti imposti da operatore (nel caso di ho. mobile ci sono tetti massimi per velocità di download e upload). In ogni caso tutto ha funzionato a meraviglia e il FRITZ!Box 6890 LTE era semplicemente collegato a una presa di corrente e nulla più, soluzione quindi ideale e certamente molto robusta anche per coloro che non sono ancora raggiunti da collegamenti ADSL / fibra ad alta velocità (spero ormai pochi su territorio italiano, anche se la speranza in questi casi è la prima a morire, contrariamente a quanto affermato dal modo comune di dire).

In conclusione

Un prodotto per chi non accetta compromessi e per chi non può accontentarsi di avere tra le mani un 6820 LTE di cui ti avevo parlato poco tempo fa, studiato appositamente per soddisfare ogni esigenza (anche se manca ancora quel piccolo pizzico di malizia necessaria a tenere d’occhio il collegamento internet via porta WAN per far intervenire in fallback la SIM) e per permetterti di tenere sempre vivi e raggiungibili i dispositivi che hai collegato a esso (che si tratti di casa tua o del tuo ufficio, poco importa). Il costo è elevato per tanti, non lo metto in dubbio, ma sono abituato a macchine da guerra che sembrano davvero valere ogni singolo euro richiesto dal produttore, si parla stavolta di circa 330€, altalenanti le offerte che ho trovato nei vari store online, Amazon compreso:

Mi sembra non manchi null’altro, buon inizio settimana! :-)

 

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Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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Avevo letto qualcosa in merito neanche tanto tempo fa, dimenticandomi poi di fare un banale test con il mio S8, e invece Google si conferma in costante movimento (come se ci fosse bisogno di conferme), alla ricerca di ciò che l’utente di oggi vuole conoscere, anticipando per alcuni di essi i tempi rispetto alla richiesta stessa.

Ne è un esempio la qualità dell’aria, argomento molto a cuore di tanti oggi (giusto, tirando le somme), ora dato –a quanto pare– disponibile anche via Google, che risponde con rilevazioni alla mano se glielo si chiede tramite la sua applicazione ufficiale su Android e iOS.

Di quando Google si mette a valutare la qualità dell'aria

Puoi visualizzare la qualità dell’aria nella tua zona semplicemente lanciando la ricerca sulla base dei termini “qualità dell’aria” (esattamente come in immagine), per poi attivare anche gli aggiornamenti nel caso in cui questa inverta la sua rotta verso il più pericoloso rosso nel grafico proposto (nella zona 100-125). Non sempre il trucco sembra funzionare, un po’ come se avessimo a che fare con uno dei tanti test messi in piedi dall’azienda californiana), ma tentare non credo possa nuocere:

Google
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Cheers.

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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