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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Prodotto visto o acquistato? Terreno fertile per Amazon che –chiaramente– te lo riproporrà tramite newsletter, banner pubblicitari (ovunque) o ricerche all’interno del suo stesso motore. Tutto sopportabile se hai avuto la necessità di ricercare il tuo attuale smartphone comprato un mese fa, oppure se hai dato un’occhiata ai piatti nuovi per la mamma. Molto (ma molto) meno se un collega ti ha chiesto prodotti strani o che nulla c’entrano con la tua quotidianità, immagina addirittura se hai cercato un prodotto intimo.

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti"

La cronologia di Amazon è uno dei punti cardine della pubblicità del grande distributore, viene utilizzata per personalizzare e mirare con assoluta precisione l’utente finale, mostrandogli prodotti che evidentemente hanno a che fare con lui. C’è però -come anticipato- chi utilizza Amazon anche per acquistare prodotti per diverse persone, magari sfruttando l’abbonamento Prime con consegna il giorno dopo, andando però a intaccare quella che è la propria “carta d’identità” salvata sui server della creatura di Jeff Bezos.

La tua cronologia di navigazione e ricerca si trova nell’area personale, quella che si accede dalla pagina principale facendo clic sul collegamento Amazon.it di Giovanni (nel mio caso), in alto a sinistra nella pagina:

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti" 1

Spostati ora in Consigliato in base alla cronologia di navigazione:

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti" 2

È da qui che puoi rimuovere un singolo prodotto visto o cancellare l’intera cronologia (Gestisci cronologiaRimuovi tutti gli articoli, nda).

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti" 4

Se vuoi, puoi far prima e andare direttamente all’indirizzo amazon.it/gp/history/ref=sv_ys_0

Ora tocca a te fare pulizia! ;-)

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Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

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Ovviamente la risposta è nulla, ma era un modo come un altro per dare un titolo a un articolo ovviamente ironico (o che almeno ci prova), un vomito completo delle impressioni (quasi) a caldo sull’ultima pellicola di Toretto e soci. Si perché un paio di sere fa sono andato a vedere Fast & Furious 8 (The Fate of the Furious, in originale), e ho sentito la magia allontanarsi a gambe levate da quella bolla che mi ero creato, quella fantasia partita 16 anni fa (ripeto: 16 anni fa), morta insieme a Paul Walker.

Cosa si impara guardando Fast 8

Ci ho provato, giuro, ho cercato di non ridere, e non parlo certo delle battute decise a tavolino per Tyrese Gibson, parlo di ogni singola scena (circa). Inutile negarlo. Sono cresciuto a pane ed elaborazioni automobilistiche (alcuni amici lo ricorderanno bene), ho visto tutti i film che compongono la saga di Fast & Furious, i primi li ho adorati (persino Tokyo Drift, che alcuni continuano a rinnegare con fermezza), gli altri li ho digeriti e tutto sommato apprezzati a sangue un pelo più freddo (con le dovute eccezioni, perché ancora mi viene da piangere se penso a quella Giulietta in grado di tenere a terra un aeroplano).

Si ma ora basta, voglio provare a riepilogare i passaggi più belli che hanno segnato la mia visione di F8, quindi da ora in poi c’è l’allerta spoiler, leggi a tuo rischio e pericolo.

Cosa impari guardando Fast 8

  • Puoi pensare di battere Vettel in 500 Abarth, a marcia indietro, mentre lui guida la sua monoposto partendo con 800 metri di vantaggio, tu ovviamente finisci la benzina ma hai una lattina e una smisurata cultura di come si beve una Coca Cola originale, rutto compreso, riutilizzandola come parte per l’elaborazione del tuo mezzo. Puoi vincere, se ci credi fino in fondo.
  • C’è sempre una bionda in grado di rovinarti la festa, funziona un po’ come il maggiordomo, ma il maggiordomo è generalmente molto meno affascinante di Charlize Theron. Quella bionda, tanto per non farci mancare nulla, è in grado di violare tutto: dalla penna biro al pallone di gomma di tuo figlio, persino la Moleskine che hai lasciato incustodita sulla tua scrivania, il tutto con due soli clic e pressione di tasti a caso, un tanto al chilogrammo.
  • Ogni vettura ha l’autopilota. Tu non lo sai, lo hai pagato ma non è attivo. È un maledetto complotto, non c’è dubbio. Ovviamente, sempre la bionda di prima, può attivarlo a distanza, e fare con la tua vettura dei danni, tanti danni, il tutto mettendoti in seri casini con la tua assicurazione, per disattivare l’autopilota della tua macchina ti consigliamo di staccare la batteria ogni sera, quando torni a casa e la parcheggi in garage.
  • In America tutte le macchine sono oggettivamente più fighe delle nostre. Vale anche per le FIAT, che in questa pellicola hanno il sound di una 458 Italia appena uscita dalla linea di produzione. Ovviamente anche lei ha l’autopilota (come detto prima), qui da noi al massimo c’è la porta UConnect per Windows Phone. Tutte fighe, come detto, tranne la Lamborghini, nella pellicola è palesemente ufficiale il divorzio con la casa di Sant’Agata Bolognese, a prescindere che la produzione di F&F lo sappia o meno (ancora piango se penso a quanto sia stata maltrattata).
  • Sempre a proposito di differenze a chi ce lo ha più lungo, ricorda che al di sotto dei 5000 cavalli non è amore. Forse anche 6000, 7000 se credi che le prime due alternative non bastino. Sono 5500 signora, che faccio, lascio?
  • I sottomarini hanno il teletrasporto, perché non sarebbe giusto nei confronti delle macchine con l’autopilota, basta semplicemente un cambio di scena ed ecco la magia, tu non te ne sei accorto ma dalla terra ferma si passa all’acqua, e si arriva poi al fondo ghiacciato e a quelle distanze tra sottomarino e vetture che neanche in Formula 1 con un rettilineo eterno e un’ala mobile spalancata, in zona DRS.
  • Il fuoco non passa sotto le macchine, mai. Perché? Ce lo siamo chiesti anche noi. Se tu hai la risposta, ben venga nell’area commenti.

Cosa impari guardando Fast 8 2

Prima di terminare ho però una lamentela importante da avanzare. Contrariamente a quanto facente già parte della statistica di Bloomberg, tutti abbiamo notato pochi culi femminili e muscoli maschili durante l’intera proiezione, non ci si può accontentare di una (spettacolare) donzella nei primi minuti e degli armadi impiantati nelle braccia di The Rock per tutto il resto del tempo (per non parlare delle sue canottiere, di 3 o 4 misure più piccole per accentuare l’effetto Hulk).

Ora, su consiglio di Lorenzo, tutti a vedere The Fast and the Furious per riequilibrare il karma.

Cosa impari guardando Fast 8 3

Sì, la prossima volta vado a guardare qualcosa di culturalmente molto più elevato ;-p

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Questo è uno di quegli articoli che avrei dovuto terminare e pubblicare nel corso del 2016, sappiamo tutti com’è andata ed è sufficientemente evidente (senza troppa fatica) dato che lo stai leggendo adesso. Ci riprovo. L’argomento non mi riguarda nello specifico, ma è pur sempre vero che si parla di uno degli alimenti forse più apprezzati in tutto il mondo e di ciò che riguarda la più classica delle modalità di fruizione: la consegna a domicilio.

Di pizze e riflessioni sui servizi di asporto 5

Io ci ho lavorato in una pizzeria d’asporto, ai tempi delle scuole superiori (quando gli anni erano giusti per cavalcare un due ruote 50cc e cercare di non fare troppo il pirla per le strade), probabilmente ci hai lavorato anche tu per pagarti il pacchetto di sigarette o qualche piccolo gadget (non è che la paga potesse permetterti di fare chissà cosa). Ancora i problemi me li ricordo piuttosto bene: ho chiamato ma la linea era occupata, hai fatto ritardo di un minuto e ventisette secondi, la pizza è poco pizza, lo scooter ha scooterato troppo e mi hai consegnato la bufala spostata di 20 gradi a destra, e chi più ne ha più ne metta.

Da PizzaBo a JustEat, ma non solo

Le cose nel frattempo sono molto cambiate, il servizio si è evoluto nonostante l’alimento sia rimasto tale (e meno male, non lo cambierei per nessuna facilitazione al mondo) e la tecnologia è corsa in soccorso di ogni cliente. Se il nonno preferisce sempre alzare la cornetta e contattare la pizzeria più vicina a casa (sopportando la linea occupata, il baccano di sottofondo e la mancata comprensione di chi solitamente prepara i cartoni della pizza e che in quel caso scriverà la metà degli ingredienti richiesti), il giovanotto con lo smartphone integrato in una mano preferisce l’applicazione, a qualcun altro basterà la via di mezzo, il sito web. Se da soli però non si va molto lontano, insieme si mette in piedi una forza, è su questa base che PizzaBo era cresciuto e aveva potuto abbandonare la splendida Bologna (soprattutto dopo l’acquisizione di Rocket), sappiamo poi tutti (forse) com’è andata a finire, e non è stata affatto una storia a lieto fine, non per chi quel progetto l’aveva messo in piedi (su StartupItalia trovi un’evoluzione dell’intera questione, tutta ben scritta).

La strada è stata tracciata, il destino è quello, e non credo si possa tornare indietro (a meno di voler rimanere una piccola e classica pizzeria di quartiere, non necessariamente una brutta cosa). Tutto diventa più freddo ma estremamente più preciso, ci si distacca da quel povero ragazzetto che deve smettere di preparare i cartoni, cercare le vie e accorpare le consegne più vicine, insieme a tutto il resto delle cose che c’è da fare (e qualcuno dovrà pur farle). Certo ogni tanto mancano ingredienti sul divino disco di pasta lievitata, ma è qualcosa che si sopporta (al massimo un paio di volte, ti avviso in entrambi i casi, dalla terza in poi cambio pizzeria), si saltano fasi seccanti (come quella del pagamento in contanti alla consegna, con scene al limite del ridicolo per resti mai sufficienti e mancanza di appoggi validi per terminare la transazione).

Survive

Poi arriva Domino, in Italia intendo, perché in America è presente da sempre, e se la gioca con Pizza Hut per il monopolio della pizza da fast food. Nasce la prima sede della Martinella e a seguire il sito web, attraverso il quale ordinare la pizza consegnata a domicilio, chiedere di pagare immediatamente e attendere il giusto tempo per affrontare le varie fasi di preparazione e consegna, in pratica è l’arma definitiva, quella messa bene in mostra e in attesa di brevetto, il Tracker:

Di pizze e riflessioni sui servizi di asporto

Il non plus ultra dello stalking applicato all’alimento per eccellenza, un falco che guarda e pressa il pizzaiolo che riceve l’ordine e che dovrà gestirlo cercando di rispettare i termini, una garanzia che non perdona e che veleggia in bella vista sul cartone e sul sito web: una pizza che arriva a casa sempre calda (stampato sul cartone che la contiene) e addirittura una tempistica al limite di Transporter (hai presente il film? Quello in cui se non si spacca il minuto preciso si infrangono almeno 35 regole o giù di lì?), come riportato dai monitor all’interno della pizzeria (ogni tanto la si va anche a prendere direttamente) e che mostrano fieri quei 20 minuti circa dall’ordine alla consegna (oltre oceano questa tempistica ha un costo aggiuntivo).

L’evoluzione non perdona

In tutto questo, nonostante non ci siano garanzie scritte, si innesca un meccanismo al quale il cliente fa l’abitudine, e che alla lunga pretenderà, dandolo (in maniera errata, non lo metto in dubbio) come scontato. Spesso un servizio (un prodotto o un fornitore) viene scelto rispetto a un altro proprio per piccole differenze, come il tempo richiesto per ottenere il bene (e credo che in questo specifico ambito il tempo non sia un fattore così banale). Ciò non va assolutamente d’accordo con le promozioni che mettono sotto stress uno staff che però rimane sempre lo stesso (per numero di componenti) e che già affronta il normale carico di lavoro al quale è sottoposto quotidianamente. Ne è stato l’esempio proprio la Martinella (chiamo così la filiale Domino di quella via di Milano), che si è ritrovata un po’ tanto in ginocchio in quasi ogni “occasione particolare“, dagli Europei di calcio (2016) al periodo festivo di S.Ambrogio, a quello a cavallo tra vecchio e nuovo anno.

Lo ricordo ancora quell’ordine. Partito durante lo scorso ponte di S.Ambrogio (7-10 dicembre), mi aveva insospettito perché solitamente il tracker impiega molto poco a passare dalla fase 2 alla 3 (quando le pizze vanno in forno), cosa che non è successa. Nel commento sulla pagina Facebook c’è scritto tutto, l’ho pubblicato qualche tempo dopo l’accaduto, perché quella sera ho solo pensato a risolvere il problema, e quando la filiale non è riuscita a procedere per il mio rimborso (avevo pagato con carta di credito immediatamente, come sempre) ha scambiato l’ordine della mia consegna sacrificando quello di un altro cliente, una cosa che mi ha infastidito due volte, perché quel cliente (che non conosco) si è beccato ulteriore ritardo a causa mia, che però non c’entravo nulla. Sono arrivate le scuse (con molta calma) e anche il classico buono sconto su un ordine successivo, per farsi perdonare.

Da lì a una settimana ho fatto un nuovo ordine, io e Ilaria avevamo ospiti in casa, c’era la “CyberWeek“, tutto si stava ripresentando alla stessa maniera, ho chiamato a neanche 10 minuti di distanza dalla ricezione dell’ordine e indovina un po’, l’antifona era la stessa, c’erano troppi ordini. Mi è bastato dire che facevo parte della serie di errori della settimana precedente per far nuovamente scalare il mio ordine, portando così un ritardo di soli 20 minuti rispetto al previsto. Ovviamente, come per ogni cosa fatta di fretta, le pizze erano deludenti e una in particolare, nonostante una richiesta ben specifica per intolleranza ai latticini, è arrivata con la mozzarella a bordo (l’adesivo tipico di Domino attaccato al cartone della pizza riportava correttamente la mia richiesta dell’evitare i formaggi).

La gatta frettolosa …

Google conosce il resto del proverbio, nel caso in cui tu non lo conosca. Da qualche giorno è disponibile la nuova applicazione di Domino’s Pizza Italia, per iOS e Android, la quale però non condivide il database utenti con il sito web. Io, in maniera assolutamente stupida e sbadata, ho provato a entrare con la mia coppia di credenziali, ottenendo l’errore a video.

Di pizze e riflessioni sui servizi di asporto 3

Vuoi che ti dica che sono stordito perché avevo davanti agli occhi la risposta? Si, lo sono, è come se lo sguardo avesse ignorato completamente quelle prime righe in cui si spiega molto chiaramente che occorrerà registrare un nuovo utente per poter collegarsi con l’applicazione, mi sono fatto prendere per i fondelli anche dallo staff della pagina Facebook, che solitamente impiega diverso tempo a rispondere, e che invece ha rimpinguato il team dedicato, che ora risponde molto rapidamente.

Di pizze e riflessioni sui servizi di asporto 4

Perché tutto questo? Non ne ho idea, davvero, non ha alcun senso. Registri due volte la stessa identica casella di posta associata al tuo profilo Domino (la password è già diversa, tanto per dire), qualcuno provvede a verificare (in maniera automatica o manuale, chi lo sa) gli ordini arrivati da sito web e da applicazione per poter far risultare i giusti “punti” sul profilo.

Domino’s Pizza Italia
Domino’s Pizza Italia
Developer: Timeware srl
Price: Free
Domino’s Pizza Italia
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Developer: TIMEWARE SRL
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Occorrerà inserire da zero i propri dettagli, l’indirizzo di consegna, la carta di credito da utilizzare per i pagamenti. Non c’è condivisione degli ordini precedenti, non c’è nulla di nulla, non c’è persino il dettaglio del citofono, così il fattorino è costretto a chiamarti sul cellulare (come accaduto sabato sera scorso), perdendo ulteriore tempo, il tutto condito da un primo periodo di blackout totale a causa dei troppi accessi da mobile, evidentemente sottovalutati.

Di pizze e riflessioni sui servizi di asporto 6

In conclusione

Ho scritto e mi sono lamentato fin troppo, ma è chiaro che nulla (neanche la gentilezza dei fattorini, la bravura di un pizzaiolo o la bontà di una materia prima) può nulla (o quasi) contro un’arretratezza tecnologica o una serie di errori ai quali è difficile porre rimedio (a meno di non tornare indietro nel tempo).

Vola basso Domino (da non leggere con presunzione o voglia di polemica facile), sei davvero una valida alternativa a JustEat e alle pizzerie (e non solo quelle) che è in grado di raggruppare e proporre, puoi fare strada, ma devi stare al passo con i tempi (quelli di consegna previsti) e con le richieste dei tuoi clienti, non serve a nulla fare l’applicazione se poi quando la lanci sul mercato non è ancora completa. La aspettavamo da tanto tempo, è vero, ma prendersi un mese in più non vuol dire tradire la fiducia del mercato, vuol dire pubblicare qualcosa di fatto e finito, non beta (anche se non specificato), e già che ci sei sarebbe bello capire quanto carica è una tua filiale, così da evitare che possano accadere episodi come i due citati qualche riga più sopra, che poi è il problema che da sempre contraddistingue chi si associa a JustEat (zero regole realmente rispettate, indipendenza totale e ritardi all’ordine del giorno).

Ora torno nella gabbia, con permesso, e grazie a te se sei riuscito a leggere fino a qua il mio delirio colato :-)

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Un articolo per la serie cazzenger, lo scrivo solo perché ho visto alcune cifre che, rispetto al solito, non sono abituato a vedere. Dopo una doppia tappa all’Artigiano in Fiera, una in Darsena e Navigli (compreso quello Pavese per la festa del cioccolato), fiera degli Oh bej Oh bej nel ponte di S. Ambrogio e dell’Immacolata, Duomo, San Babila, e chi più ne ha più ne metta (siamo stati in casa pochissimo), ho potuto mettere alla prova piedi e Mi Band 2 (oltre che i miei piedi e una schiena pressoché schifosa a causa del lavoro che svolgo), questo il risultato (considerando i primi due giorni della settimana lavorativi che mi hanno zavorrato, lasciando l’arduo compito ai restanti in “libera uscita“):

Non ricordavo passeggiate così lunghe da molto tempo a questa parte (mi mettevo più sotto torchio quando si andava in Virgin quasi ogni giorno), mi mancava, si sta bene, di sicuro meglio rispetto ai vari dolori dovuti a una postura certamente sbagliata, che per lunghe ore davanti al monitor non cambia mai o quasi, salvo qualche pausa di tanto in tanto. Qui non si arriva neanche ai 40 anni e già mi sento da rottamare manco fossi una Fiat Panda.

Approfittane anche tu, basta un giro su Google per renderti conto di quanti eventi ci siano su Milano (alcuni passati, altri in corso, altri ancora che dovranno partire). Io ti posso segnalare un ulteriore post su MilanoToday riguardo gli eventi di Natale e Capodanno, ma ne saltano fuori di nuovi ogni giorno, spesso li rilancio anche sul mio account Twitter, seguimi! :-)

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