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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

In attesa di passare ancora qualche giorno in compagnia della mia nuova SIM Fastweb prima di pronunciarmi ufficialmente,ho notato un crollo vertiginoso delle prestazioni della batteria del mio Galaxy S6. Roba mai vista, tanto per essere precisi, in apparenza dovuta allo standby cella e alla ricezione non proprio perfetta ovunque, pur non avendo modificato le mie abitudini.

Samsung Galaxy S6: analizzare i consumi di batteria (Wakelock) 3

Ne ho parlato con un amico che mi ha quindi suggerito di provare ad approfondire, utilizzando qualche tool che mi ha permesso di raccogliere statistiche più dettagliate, senza passare dal root del telefono (cosa che lui ha su S6, ma che io preferisco non avere, non mi serve). Gli step da riprodurre non sono immediatamente semplici, soprattutto se si interviene per la prima volta sul proprio smartphone e se non hai mai aperto un prompt dei comandi in cui utilizzare adb. Provo a riepilogarli per renderti tutto più semplice.

Per punti: una più approfondita analisi dei propri consumi passa per l’installazione di un’applicazione sul tuo Android, la quale permetterà di avere accesso (da concedere via adb manualmente) a ogni dettaglio di consumo batteria, cosa normalmente non accessibile su un sistema 6 (Marshmallow).

GSam Battery - Root Companion
GSam Battery - Root Companion
Developer: GSam Labs
Price: Free

Scarica e installa GSam Battery – Root Companion, non preoccuparti per la sua richiesta di root, possiamo aggirarla. Nel frattempo vai su forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2588979 e scarica il pacchetto che ti permette di portare adb sul tuo PC senza necessità di essere uno sviluppatore Android (cos’è adb?).

ADB Installer (ho scaricato e installato l’attuale versione 1.4.3, che quasi certamente in futuro verrà aggiornata per aumentare la sua compatibilità e abbracciare anche Android 7 Nougat) è un piccolo setup realizzato amatorialmente, che installa su Microsoft Windows il necessario per comunicare con il tuo telefono, via cavo USB, come se stessi facendo un debug.

Samsung Galaxy S6: analizzare i consumi di batteria (Wakelock) 4

Rispondi Y a ogni domanda posta, così da procedere con l’installazione, che non durerà più di una manciata di secondi. A ora dovresti quindi avere tutto il necessario per procedere. Noterai che, aprendo GSam Battery – Root Companion sul tuo smartphone, non potrai procedere poiché senza root e senza i giusti permessi di accesso alle statistiche della batteria. Chiudi l’applicazione, apri un prompt dei comandi (di DOS, quello che ogni Windows ha a bordo) e spostati in C:\adb.

Prima di procedere, ti ricordo che devi aver attivato le Opzioni sviluppatore sul tuo smartphone. Per farlo, ti basterà andare in Impostazioni, spostarti nelle Informazioni del telefono, quindi Informazioni software e fare clic 7 volte sulla Versione build.

Prendi il tuo telefono, spostati nel menu Impostazioni, scorri fino a Opzioni Sviluppatore e attivale. Più in basso cerca e attiva anche la voce Debug USB. Prendi un cavo microUSB e collega adesso il telefono al PC, sul suo monitor conferma la richiesta di connessione MTP.

Torna ora al prompt dei comandi che avevi precedentemente aperto su Windows e prova a connetterti al tuo smartphone lanciando direttamente la stringa di modifica permessi per permettere a GSam Battery – Root Companion di accedere le statistiche di batteria, copia e lancia quindi:

adb shell pm grant com.gsamlabs.bbm.rootcompanion android.permission.BATTERY_STATS

Se adb non riesce ad accedere al telefono per effettuare la modifica (perché non autorizzato), probabilmente vedrai qualcosa di molto simile alla seguente schermata (nella sua prima parte):

Samsung Galaxy S6: analizzare i consumi di batteria (Wakelock)

Puoi avere conferma dell’autorizzazione mancante lanciando il comando adb devices che probabilmente ti mostrerà il codice univoco del tuo telefono seguito da “unauthorized“.

Stacca il telefono dal cavo microUSB, vai nuovamente in Impostazioni, quindi Opzioni sviluppatore, cerca e fai clic su Revoca autorizzazioni debug USB, conferma il tutto e attacca nuovamente il cavo microUSB al telefono (così da connetterlo ancora una volta al PC). Torna sul prompt dei comandi e riavvia il servizio ADB:

adb kill-server
adb start-server

A questo punto dovresti poter ottenere un popup a video (sul telefono!) che ti chiederà di autorizzare il collegamento tra ADB e smartphone.

Samsung Galaxy S6: analizzare i consumi di batteria (Wakelock) 5

Autorizzalo e verifica che ora il dispositivo risulti correttamente connesso rilanciando un adb devices (ora dovresti notare quel device al posto del precedente unauthorized). Puoi rilanciare adesso il comando per modificare le autorizzazioni di GSam Battery – Root Companion, dovrebbe andare a buon fine. Per avere conferma, apri l’applicazione, noterai che ora non mostra a video alcun errore, potrà così raccogliere le giuste informazioni riguardo i consumi di batteria.

Samsung Galaxy S6: analizzare i consumi di batteria (Wakelock) 6

Lascia che il telefono continui a scaricare la sua batteria (staccalo quindi dal cavo microUSB) e, prima che sia troppo tardi, collegalo nuovamente al PC, torna in un prompt dei comandi con la cartella C:\adb pronta ed esegui il comando adb bugreport > NOMECHEVUOI.txt. Il comando, entro un minuto circa, produrrà un report completo di tutte le statistiche di consumo (e non solo) del telefono, salvato in un file di testo che troverai in C:\adb.

Resta così un ultimo importante passaggio, l’analisi.

Devo interpretare cosa c’è scritto nel file?

No, non tramite il doppio clic sul file generato almeno. Ti serve un tool che possa darti una mano organizzando al meglio quei dati diversamente poco leggibili. Apri il tuo browser (in teoria è già aperto se stai leggendo qui, ma tant’è) e puntalo all’indirizzo bathist.ef.lc. Sfoglia le cartelle spostandoti in C:\adb e seleziona il report che hai generato, ora porta pazienza (il tempo necessario per l’upload varia in base alla tua connessione internet, il file gravita generalmente sui 30MB circa di occupazione).

Al termine, avrai accesso alle schermate che già tracciano in maniera molto più chiara cosa succede al tuo smartphone. Non sono ironico, sono veramente più accessibili, puoi muoverti utilizzando i filtri, i collegamenti ipertestuali

Per avere un’idea abbastanza immediata di chi usa cosa, spostati nella voce App Wakeup Alarms nella colonna di sinistra, scoprirai immediatamente quali sono le applicazioni che risvegliano più spesso il telefono. È così che si scopre che Facebook rompe le scatole anche quando hai spento tutte le notifiche, e sempre così scoprirai quali sono i tempi di scansione segnale (perché la cella non viene agganciata al primo colpo, o quasi) e i tempi totali durante i quali il telefono non sta realmente dormendo (Signal Scanning Time e Full Wakelock Time nelle statistiche aggregate, sempre disponibili nelle voci della colonna di sinistra). Puoi investire molto altro tempo per curiosare in ciò che accade nel tuo smartphone, per tentare di risparmiare energia e arrivare un po’ più agilmente a fine giornata lavorativa.

Troverai all’indirizzo reddit.com/r/GooglePixel/comments/5b4yeo/guide_finding_battery_issues_with_googles_battery una serie di spiegazioni e ottimi riferimenti (in inglese) per comprendere al meglio ogni singola voce del report, così da ricercare la causa della tua perdita anomala di batteria e provare a metterci la pezza ;-)

Ci sono problemi con il collegamento via adb?

Se ancora non sei riuscito a collegarti via adb al tuo telefono, è possibile che i driver ufficiali di Google non bastino. Puoi rimediare passando dall’installazione dei driver ufficiali di Samsung, si trovano sul sito del produttore (manco a dirlo), all’indirizzo samsung.com/us/support/owners/product/galaxy-s6-unlocked#productInfo (quelli che ho scaricato e installato in questo momento li trovi a questo collegamento diretto).

Samsung Galaxy S6: analizzare i consumi di batteria (Wakelock) 7

Una volta terminata l’installazione e il riconoscimento dell’hardware, dovresti riuscire tranquillamente ad accoppiare PC e smartphone.

fonti utilizzate:
forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2588979
reddit.com/r/androidapps/comments/59wvwg/how_to_view_wakelocks_in_gsam_battery_monitor
reddit.com/r/GooglePixel/comments/5b4yeo/guide_finding_battery_issues_with_googles_battery

Un ultimo ringraziamento va proprio ad Andrea, che mi ha dato i giusti suggerimenti e riferimenti, e che avuto la pazienza di seguire i miei deliri ;-)

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Ricevo quasi quotidianamente dei comunicati stampa di Codacons, l’associazione nata nel 1986 per difendere l’ambiente e i diritti dei consumatori. Si tratta per lo più di concentrati di parole che mi portano alla mente forconi e caccia alle streghe, ma questo è esclusivamente un parere soggettivo basato su quei testi, perché in realtà credo che associazioni come questa possano avere una loro utilità, soprattutto quando il cittadino e cliente finale, quello piccolo che “non conta nulla” per le grandi aziende, si trova in difficoltà e senza arma alcuna per far valere i propri diritti di consumatore.

Codacons: qui nessuno è esperto.

La regola è sempre la stessa: io guadagno uno stipendio con sudore e dedizione al lavoro, perché dovrei tacere di fronte ad abusi, scarso potere d’acquisto e truffe ben mascherate da aziende forti? Il Codacons (e non solo lui) ha un ruolo in tutto questo. Nota bene: sto sorvolando su nomi precisi e su “accuse” ridicole come quelle relative a Pokémon GO di qualche tempo fa.

Tolto il dovuto cappello per mettere a tacere eventuali troll della prima ora, voglio proporti parte del testo ricevuto una manciata di giorni fa:

Il Codacons mette in guardia tutti gli utenti dalle truffe online: “tutti i giorni siamo bersagliati da un numero incredibile di mail spam e truffaldine che ci raggiungono tramite indirizzo e-mail – afferma il Presidente Marco Maria Donzelli del Codaconse da cui dobbiamo ben guardarci per evitare di cadere vittima di malfattori che ci sottraggono i nostri dati personali.”  Ecco il decalogo anti-truffa del Codacons:

1) Mai diffondere il proprio indirizzo e-mail principale su forum, blog, messaggi o altri siti internet.
2) Evitare di iscriversi col proprio indirizzo e-mail ai siti web sconosciuti.
3) Utilizzare uno dei migliori servizi di posta ossia Gmail, Yahoo Mail ecc.
4) Nel caso di invio di e-mail a più persone, spedirle sempre con gli indirizzi dei destinatari in chiaro, ma nascosti in CCN, per evitare di entrare in mailing list o catene di sant’Antonio molto fastidiose.
5)  Con tutte le e-mail di spam che si ricevono, andare a difendersi facendo denunce per ciascuna di esse, potrebbe essere un lavoro davvero impegnativo e, probabilmente, senza risultati.
Difficilmente infatti la polizia postale darà retta a queste denunce che, per la maggior parte dei casi, rimarranno solo un numero statistico.
6) Non rispondere mai alle e-mail di spam perché esse provengono da indirizzi fasulli.
7) Dotarsi di un antivirus sicuro e che svolga automaticamente un controllo dei contenuti del computer, per evitare che esse venga infettato nel caso di apertura di e-mail di spam.
8) Prestare la massima attenzione e non cliccare su pop-up che vengono visualizzati quando apriamo una mail o una pagina internet.
9) Navigare sempre su siti internet sicuri e con connessione protetta. Non andare su siti identificati come pericolosi.
10) Non inserire mai i propri dati personali se non si è del tutto certi della pagina che abbiamo aperto.

Ho letto la mail e ho riso su un paio di punti, in particolar modo sul terzo, in seguito al quale lanciato un tweet un po’ da pirla (lo ammetto):

Pentito a corto raggio dell’aver messo online una polemica abbastanza sterile senza spiegare in alcun modo il perché del mio ridere, ho aggiunto informazioni in coda al primo tweet, senza aspettarmi una risposta da Codacons, o per lo meno aspettandomene forse una più politicamente corretta:

È chiaro che io abbia fatto un primo gesto errato, ma non è servito a nulla aggiungere informazioni, se non a prendersi una risposta al limite del “ti vedo dall’alto verso il basso“. Ora, dato che non mi piacciono le polemiche sterili e lasciate un po’ a metà, vorrei chiedere a Codacons di mettersi nei panni dell’utente finale, spesso molto ignorante in materia informatica, e provare a mettere in pratica quello che suggeriscono nel decalogo stilato da chissà quale esperto in sicurezza informatica probabilmente assunto nei loro uffici. Vorrei poter rispondere (nonostante io non mi definisca certo un esperto, pur svolgendo un mestiere che mi porta a rimanere particolarmente informato) punto per punto, dove necessario, per confrontarmi con l’esperto dall’altro lato del monitor:

  1. Chiedere di non diffondere l’indirizzo e-mail “principale” all’utente è alquanto improbabile. Moduli delle carte fedeltà del supermercato sotto casa, whois su un dominio registrato per la propria attività, una scuola, un progetto personale, iscrizione a Facebook, rubriche di amici e parenti e chissà cos’altro. In passato (e succederà ancora in futuro) alcuni dei provider che mettono a disposizione il servizio di mailbox gratuita sono i primi a vendere quegli indirizzi a chi lo spam lo mangia e invia a colazione (parliamo di email.it, Hotmail, o magari Libero e compari vari). Là fuori è pieno di persone che non hanno neanche un indirizzo di posta elettronica (e non lo vogliono), figurarsi un master e uno slave.
  2. Ogni sito web è potenzialmente sconosciuto. Fatta eccezione per Google, Amazon e altri nomi altisonanti che più o meno tutti conoscono, il resto è sconosciuto per definizione. L’utente medio non ha idea di chi ci sia dall’altro lato, i suoi dati sono sempre e comunque in “pericolo“, vale anche per i “big“.
  3. Migliori servizi di posta. È quello che mi ha fatto più ridere. Viene citato Yahoo. Davvero non leggete cosa succede su internet? Qui trovate l’articolo scritto da Graham Cluley: grahamcluley.com/yahoo-confirms-500-million-accounts-hacked-2014-data-breach, basta lanciare una ricerca Google per trovare tutti gli altri.
  4. Prima di inviare una mail, soprattutto con molti destinatari (ciò che succede soprattutto quando si parla di newsletter e simili) è bene controllare possibili errori di battitura. Qui si tratta solo di banalità: si consiglia di mettere gli indirizzi di più destinatari in chiaro, poi si corregge il tiro parlando della copia carbone nascosta. Le catene di S.Antonio non piacciono a nessuno, peccato che ancora oggi ne saltino fuori parecchie, alcune volta causate anche da finti esperti.
  5. Tutto corretto. Inutile far perdere tempo alle forze dell’ordine.
  6. Difficile. Gli spammer sono sempre più furbi e i sistemi automatici di invio delle mail pubblicitarie (e non solo, qui c’è di mezzo anche il phishing) sempre più validi. I più classici errori dovuti a un italiano errato iniziano a diventare sempre meno. Le mail che arrivano agli utenti finali sono tutto sommato corrette, possono trarre in inganno. Combatto ogni giorno con quelle mail, cerco più e più volte di formare gli utenti, qualcuno scappa sempre, qualcuno apre quelle bollette dalle cifre spropositate che si rivelano poi essere tentativi di infezione (fortunatamente bloccati da buoni antivirus e sistemi di protezione perimetrale), un po’ quello che dice il punto 7. Non esiste nulla che possa bloccare il 100% di queste mail, esiste solo il buon senso e la generica sfiducia, con conseguente telefonata al reparto IT o all’amico che ha il figlio diplomato o laureato in informatica.
  7. Hai letto il punto 6?
  8. Auguri. I siti web non invasi dalla pubblicità e dai pop-up aperti a tradimento si possono contare sulle dita di una mano. Ci sono soluzioni alternative, si parte dall’utilizzo di browser che non vengano sviluppati da Microsoft all’utilizzo di componenti aggiuntivi come Adblock e simili. Nel mio piccolo –da non esperto– posso solo mantenere la lista X Files, compatibile con i browser più comunemente utilizzati.
  9. Impossibile. L’italiano medio è quello che cerca l’ultimo film uscito al cinema su internet, neanche due ore dopo dalla messa in onda della prima, in italiano, in qualità BluRay, con audio Dolby. Chiaramente quel file non esiste, ma lo cercherà e scaricherà qualsiasi schifezza esistente sulla faccia della terra, probabilmente infettandosi, probabilmente in barba a un buon antivirus sempre aggiornato, probabilmente regalando accesso al suo indirizzo di posta principale aggirando quindi l’ostacolo mentalmente posto dal punto 1. Il problema dell’utente poco informato e inesperto è sempre lo stesso, sta tra la tastiera e la poltrona, è se stesso.
  10. Si rifà un po’ al punto 2.

Ora credo di aver dettagliato il mio punto di vista, per quello che vale. Nessuno qui è esperto, al massimo ci si permette di dare dei consigli, per evitare che informazione certamente non falsa, ma neanche correttamente dettagliata, possa finire in giro per il web, che ne è già sufficientemente pieno. Magari, ammesso ci siano fondi spendibili, perché non investirne qualcuno per pagare un esperto che metta in scacco tutti e ci salvi dalla infezione eterna?

Ora posso tornare nel mio loculo.

Cheers.

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Non è Natale, ma credo sia la giusta occasione per utilizzare questo video:

Si, perché per ogni conferenza Apple, c’è sempre un prima, un durante, un dopo. Non ti trovi al banco delle ovvietà, è solo un pensiero personale, qualcosa che ho già visto mille volte, molto probabilmente lo hai visto anche tu. I rumors, i suggerimenti per includere ogni cosa nella nuova versione dello smartphone che ha cambiato la storia, le conferme e i tick ✔ per capire quanto il totoscommesse ci abbia preso, per pura fortuna o perché c’è qualche uccellino che cinguetta più del dovuto.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 4

Lui è 7

iPhone 7 è stato svelato, ufficialmente presentato, e insieme a lui anche gli accessori e le novità che Apple ha scelto per vecchi e nuovi clienti. Riporto le parole di un amico con le quali sono in accordo al 90%: per quanto schifo ci faccia, l’iPhone segna la strada che prenderanno anche gli altri costruttori (prendo in prestito Luca, poi restituisco, promesso!). Il restante 10% in realtà riguarda il fatto che a me iPhone non fa schifo, affatto. È sempre stato un buon telefono, perfetto anche nei suoi difetti, adatto a tutti, anche a chi non ha mai maneggiato uno smartphone poiché estremamente intuitivo e difficile da mettere in ginocchio con passaggi sbagliati fatti solo perché non si sa dove mettere mano. Di motivi per i quali non sceglierei di tornare su di lui (come telefono personale) ce ne sono, ma sono di altro tipo.

"Il miglior iPhone di sempre" (TM) 2

Con l’arrivo sul mercato di iPhone 6, Apple aveva deciso di eliminare il taglio di memoria da 32 GB, fino ad allora il migliore nel rapporto qualità-prezzo sul listino di Cupertino. Siamo seri, oggi molti di noi fanno un uso intensivo di servizi di storage in cloud, da Dropbox a Spotify, passando per iCloud o scegliendo Google Photos per conservare tutto lo storico del proprio rullino fotografico. Cosa c’entra Spotify? So bene che non si tratta di “spazio disco in rete“, ma nel mio caso ha completamente sostituito la libreria musicale che prima facevo -per forza di cose- entrare nella memoria locale di un iPhone 4S, tutt’al più oggi mi limito a conservare in offline qualche album, stando intorno ai 4 o 5 GB di cache, per evitare di consumare il piano dati in palestra o in luoghi non ben coperti da connettività.

Prezzi

Ma torniamo sulla questione memoria (che richiama inevitabilmente anche il dettaglio sui prezzi). Ancora una volta è Apple a decidere. Il taglio da 32 GB è tornato sul mercato ma è considerato adesso l’entry-level, si passa infatti ai superiori 128 o 256 senza alcuna via di mezzo, dicendo definitivamente addio a quel piccino 8 GB durato molto poco (per fortuna, peccato però che sia stato acquistato da parecchi clienti poi –ovviamente– scontenti nel corso del tempo) e quel 16 sempre esistito, così come per il 64 che ci ha accompagnato per un po’. C’è molta confusione agli occhi dei clienti, molta meno nel reparto di marketing. Se credi che il 32 GB sarà piccolo, stai sicuro che ti fionderai sul 128 senza battere ciglio, pagando a caro prezzo un upgrade di spazio locale. I prezzi? Sono quelli già disponibili alla luce del sole. In Italia si va dai 799€ ai 1019€ (rispettivamente per taglio da 32 GB e 256 GB, il 128 GB costa 909€) per un iPhone 7 standard, si sale invece di un gradino per quello Plus, dai 939€ ai 1159€ (rispettivamente per taglio da 32 GB e 256 GB, il 128 GB costa 1049€), tenendo però presente che in entrambi i casi, la nuova colorazione Jet Black non verrà venduta nel taglio più piccolo. Vuoi fare il figo? Fallo come si deve.

"Il miglior iPhone di sempre" (TM) 1

Le vere novità (ironia come l’IVA, al 22%)

L’ho già detto che si tratta del miglior iPhone di sempre? È l’impronta stessa dell’azienda, difficile pensare che possa fare peggio dell’iPhone subito antecedente, è giusto che ci creda, è giusto che ci credano i fanatici e anche quelli che probabilmente stanno per scegliere un iPhone come prossimo loro smartphone. È per forza di cose il migliore di sempre perché tecnologicamente avanzato, perché introduce novità spesso belle, perché fa scelte stilistiche azzeccate, perché è un maledetto status symbol. Al diavolo se si sceglie di eliminare il jack delle cuffie e si include uno splendido adattatore per andare a bloccare l’unica porta lightning che quindi non potrà essere contemporaneamente utilizzata per caricare la batteria del telefono.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM)

Apple vuole un futuro libero da fili, non manca di dirlo nel video di presentazione ufficiale di quello che sarà l’accessorio più desiderato, delicato e facilmente smarribile del mercato, gli AirPods.

Che te lo dico a fare? Sono belli vero? Come dici? Ti fanno schifo perché sembrano gli auricolari attuali con il filo tagliato? Beh si, forse hai ragione, ma ti assicuro che funziona un po’ come quella canzone che all’inizio dell’estate non potevi sopportare, ora la canticchi in macchina mentre gli altri passeggeri non sopportano te. Tutto studiato, nei minimi dettagli, al resto ci pensa il marketing d’assalto che nel caso di Apple potrebbe fare scuola da qui all’eternità, potrebbero vendere frigoriferi agli eschimesi o preservativi agli uomini di chiesa (uhm). AirPods, non avrai altro suono all’infuori di loro, con la massima resa sonora, la leggerezza di una piuma, il microfono ambientale in grado di togliere qualsiasi rumore di fondo, persino quello prodotto dalle flatulenze alle quali darai libero sfogo sul divano mentre sei in conversazione con il tuo capo.

Il tutto per la modica cifra di 179€ da listino Apple. E non mi soffermo certo a parlare del loro fantastico contenitore che in un solo colpo farà da custodia e culla di ricarica. Parla da sé.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 1

Ho amici che fanno chiaramente già ironia su chi fa a sua volta ironia sulla quantità di AirPods che verranno smarriti, lasciando orfani il proprio fratello di sinistra (o di destra, dipende da quello che si smarrisce per un qualsiasi motivo). Dai ragazzi, si fa per ridere, anche perché mi auguro che per quella cifra ci si metta una catena per tenerli ben allacciati al collo e non perderli neanche volendo. Ricordo ancora bene quella volta che ho deciso di abbandonare gli auricolari standard di Apple per acquistare la versione in-ear, era la prima realizzata da Cupertino, bellissima e dalla qualità audio eccezionale. Li ho rotti, pur trattandoli bene e tenendoli nella custodia appositamente acquistata, dopo circa un anno di attività. La terza volta che il centro assistenza mi ha visto tornare con quegli auricolari mi ha pregato di accettare un buono di pari valore per acquistare un diverso prodotto. L’ho fatto, un equivalente di diversa marca, ce l’ho ancora oggi, perfettamente funzionante.

E qui rispondo anche a Paolo, altro amico che giustamente critica coloro che criticano Apple e le sue scelte. Faccio parte della schiera di quelli che hanno un iPhone, un MacBook Retina, un iPad Mini, un Magic Mouse e fino a poco tempo fa un Apple TV. Io amo Apple, realizza prodotti straordinari, poi ogni tanto ci molla la stronzata come è giusto che sia, non siamo mica perfetti, ma permettimi di pensarlo e dirlo, al massimo genero qualche flame con i fanboy che per Apple si strapperebbero i peli dal petto.

Che poi, in realtà, non sono certo si possa parlare di stronzate, perché in fondo se Apple continua a vendere e guadagnare su qualsiasi cosa faccia, un motivo ci sarà, giusto? Penso sia proprio questo il succo di questo mio pensiero e relativo pezzo scritto, il permetterti di capire che non c’è giusto e sbagliato. C’è chi fa parlare le vendite, i piazzamenti, quei corridoi brulicanti di sapientoni e scommettitori del sabato sera sempre pronti a darti la notizia come ricevuta da Tim durante l’ultima colazione insieme a Cupertino. È una versione più evoluta della videosorveglianza di quartiere dei tempi delle nostre nonne, ovvero le stesse nonne affacciate alle finestre e pronte a controllare ogni cosa.

Abbiamo riso (me per primo) e criticato tantissimo in occasione del lancio del primo iPad. Sappiamo tutti com’è andata a finire. La storia si ripete e coinvolge anche Apple Watch (la seconda serie) e quella linea lanciata da Nike che assomiglia fin troppo alla grafica utilizzata nelle autoradio del 2001, eppure…

Sei pronto al mercato del futuro e ai prezzi sempre più simili al mercato del laptop? Samsung è già lì che si sfrega le mani per il prossimo S8, ammesso che risolva il più attuale problema delle batterie dei suoi nuovi Note.

Seven: "Il miglior iPhone di sempre" (TM) 3

Che poi tutto questo frastuono per cosa? Il miglior annuncio è senz’altro lui, quello che attenderò con tanta pazienza e dita pronte a tornare a giocare sullo schermo di iPhone, non lo faccio da anni (se non con l’eccezione di Pokémon Go, mi hanno trascinato dentro, giuro, non c’entro, non è colpa mia).

30 anni (e più, ormai) e non sentirli, Nintendo ha vinto tutto un tempo, riesce a farlo ancora senza cambiare pressoché nulla, alla faccia di chi impiega anni per studiare, realizzare e pubblicare giochi “da togliere il fiato“, che a nulla serve se poi si torna alle origini ed è subito lo scatto zero-cento per andare a prendere il fungo verde, per tirare a campare una vita in più.

Lunga vita ad Apple e a chi la sostiene rendendola sempre più forte (compresi quelli che piantano la tenda fuori dallo Store già due settimane prima per mettersi in fila e acquistare il nuovo iPhone 7).

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Non è una novità, sul web è rimbalzato pressoché ovunque e nonostante mi fossi imposto di riprendere “i lavori” la prossima settimana, pubblico questo piccolo articolo per te che probabilmente hai visto sommarie informazioni in merito e non hai capito bene cosa sta succedendo. In parole estremamente povere: WhatsApp comincerà a condividere dati con Facebook.

WhatsApp, Facebook e la privacy: condivisione dei dati

Per spiegarla meglio: dato che Facebook detiene la proprietà del famoso colosso della messaggistica istantanea (dal 2014, nda), qualcuno ha ben pensato di sfruttare la possibilità di catturare qualche statistica di utilizzo e informazioni basilari (come il numero di telefono dell’utilizzatore, o degli amici in rubrica) per offrire una migliore esperienza di utilizzo (guarda, gli asini che volano!) e pubblicità più focalizzata sui propri interessi quando si apre il Social Network tutto blu. Conclude questo idilliaco quadretto la possibilità di bloccare la condivisione dati entro 30 giorni al massimo dall’aggiornamento dell’applicazione che proporrà poi, alla sua apertura, le nuove condizioni di privacy da accettare.

Se vuoi approfondire maggiormente la questione, ti rimando al buon articolo di Forbes pubblicato ieri: forbes.com/sites/thomasbrewster/2016/08/25/whatsapp-facebook-share-your-number-and-usage-data/#6d92c26e3bee

Quello che invece puoi fare subito è sapere dove mettere le mani per evitare di incrociare i flussi tra i due big della comunicazione.

Se hai già aggiornato l’applicazione, sappi che ti troverai davanti all’accettazione delle nuove condizioni subito dopo la riapertura, è proprio da qui che potrai metterci una pezza e rifiutare la novità, senza perdere la possibilità di utilizzare il programma di messaggistica istantanea:

La procedura da seguire si trova nella descrizione delle immagini, la riporto qui di seguito per tua comodità:

  • Apertura del programma dopo l’aggiornamento. Viene mostrato un avviso di aggiornamento delle condizioni sulla Privacy. Fai clic sull’avviso in basso (Per saperne di più …).
  • Scegli di NON condividere le informazioni con Facebook togliendo il segno di spunta all’unica opzione disponibile.
  • A conferma della modifica, vedrai il popup in immagine, il quale ti farà presente che facendo clic su “Accetto” non permetterai la condivisione delle informazioni tra WhatsApp e Facebook.

E se ho già accettato la condivisione distrattamente?

È facile che ti sia capitato di fare clic su “Accetto” subito dopo la riapertura del programma, senza fare caso a cosa stavi realmente accettando. Nessun problema, è il sito di WhatsApp stesso a dare la procedura da seguire.

La trovi all’indirizzo whatsapp.com/faq/en/general/26000016, si tratta semplicemente di andare in Settings (Impostazioni, localizzato in italiano) → AccountShare my account info, come da immagine pubblicata da WhatsApp stessa:

WhatsApp, Facebook e la privacy: condivisione dei dati 4

Buon fine settimana ormai prossimo! :-)

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