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Rispondo a una domanda abbastanza comune che viene generalmente rivolta a mezzo mail o tra una chiacchiera e l’altra quando ci si trova con conoscenti che muovono passi autonomi sul web. WordPress è meraviglioso, è adatto a qualsiasi tipo di sito web e sì, può contare su una miriade di temi e plugin disponibili gratuitamente e a pagamento.

Quali sono però i 5 passi comuni per evitare che qualcosa vada storto esponendosi a un attacco dall’esterno? Provo a darti una base –spero– solida.

WordPress: 5 step per la sua (e tua) sicurezza

Questo nuovo articolo va a riprendere (parzialmente) e fare coppia con uno più vecchio, che trovi ancora qui. Cominciamo?

Occhio a username e password

Che vuol dire tutto e nulla.

WordPress: 5 step per la sua (e tua) sicurezza 3

Ciò che intendo è, per esempio, non utilizzare l’account amministrativo di default (che va quanto prima degradato a semplice utente, se non addirittura eliminato), in favore di un nuovo account da te appositamente realizzato, amministrativo, con username non facilmente indovinabile e con una password complessa (parleremo anche di password robuste quanto prima, ma ti porto a questa vignetta, che tanto spiega in merito). Non utilizzare la stessa password che hai già usato in passato per altri servizi. Fatti aiutare da un buon password manager se ti serve.

Inutile dire che l’autenticazione e due fattori è ormai una cosa fondamentale. Dai un’occhiata qui per capire di cosa sto parlando: gioxx.org/2016/09/01/wordpress-e-authy-autenticazione-onetouch.

Verifica i plugin installati

Che si traduce con:

  • utilizza dei plugin costantemente mantenuti, che non superino (se possibile) i 6 mesi dall’ultima data di aggiornamento;
  • cancella quelli non più utilizzati, che non ti servono, non pensare che un domani possano tornarti utili ancora, perché si fa sempre in tempo a ricercarli nuovamente e reinstallarli;
  • cerca di rimanere informato in merito ai loro cambiamenti, perché è facile che un attacco possa sfruttare falle in loro integrate (oppure in servizi a cui si appoggiano).

Capisco che spesso non è cosa semplice, però potrai sempre chiedere un aiuto alle community di condivisione e assistenza sul mondo WordPress in giro per il web, già più approcciabile per chiunque.

Aggiorna WordPress

Ma anche i plugin, che poi potrebbe ricadere nella voce precedente.

WordPress: 5 step per la sua (e tua) sicurezza 2

Tenere aggiornato ogni sistema (non solo operativo) è fondamentale per tappare falle scoperte e dichiarate, prima che qualcuno le sfrutti nella peggior maniera possibile. Quando viene pubblicata una nuova versione di WordPress, questa va a correggere problemi e anomalie generalmente importanti, che ti permettono di dormire sonni tranquilli. Per fortuna, salvo problemi o limitazioni imposte, WordPress aggiorna automaticamente ogni minor release, lasciando a te l’onere di pensare alle major.

Aggiornare costa solo un paio di clic, ma prima di farlo ricorda di verificare che non ci sia del codice personalizzato che possa smettere di funzionare in seguito all’operazione (chiedi aiuto al tuo sviluppatore nel caso non sia tu direttamente a occuparti del tuo blog).

Tieni sempre un backup aggiornato

WordPress: 5 step per la sua (e tua) sicurezza 4

Sia del database, sia dei file salvati sullo spazio disco del server. Se i secondi cambiano forse meno spesso (occhio però alle immagini e più in generale ai media caricati online), il primo è in costante crescita e modifica. Avere una copia di backup aggiornata è fondamentale per evitare di incorrere in possibili disastri (causati da te, dal tuo provider o da qualcuno di completamente estraneo).

Per portare a termine questa operazione esistono decine di plugin, sia gratuiti che a pagamento. Io ho scelto di affidarmi a BackUpWordPress della Human Made.

BackUpWordPress
BackUpWordPress
Price: Free

Comodo, molto personalizzabile e disponibile anche in versione gratuita limitata (io uso questa), lasciando fare poi a SyncBack il lavoro sporco (quello del download totale di tutti i file, backup compresi). Ce ne sono anche altri (di plugin, intendo), magari prova a dare un’occhiata a questo articolo di ThemeTrust pubblicato qualche tempo fa: themetrust.com/wordpress-backup-plugins (e provali sempre in ambiente di test, mai di produzione!)

Utilizza un plugin di sicurezza

WordPress: 5 step per la sua (e tua) sicurezza 1

Che sembra una sciocchezza, forse, ma non lo è. Un plugin di sicurezza ti aiuta a prenderti cura della tua installazione WordPress, suggerendoti dove mettere mano per evitare sgradite sorprese. Ne esistono di ogni tipo, e generalmente sono tutti in grado di suggerire buone strategie di protezione della propria area amministrativa, fare scansioni alla ricerca di possibili anomalie (sfruttabili dall’esterno), limitare gli accessi di ogni utente conosciuto (e non, soprattutto).

Io utilizzo da tempo iThemes Security (ex Better WP Security). Ne ho parlato in maniera approfondita in un precedente articolo disponibile qui:

Proteggere WordPress da login non autorizzati

Tutto chiaro? Al solito: per consigli, suggerimenti e critiche costruttive, l’area commenti è a tua totale disposizione, sempre ben felice di leggere cose nuove e interessanti! Per il supporto, invece, vi rimando al forum di ogni singolo plugin, o genericamente al forum della community italiana di WordPress.

Buon lavoro!

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Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

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Di come bloccare facilmente il PC grazie all’aiuto della tecnologia bluetooth ne abbiamo già parlato in passato, stavolta però si va sull’altro lato della spiaggia, si parla di sblocco, forse l’operazione più desiderata dall’utente. Dedicato ai clienti Samsung, “Flow” è l’applicazione che tramite un agente installato sul PC (che dovrà avere Windows 10 Home o Professional a bordo), e la relativa applicazione su Android, ti permetterà di avvicinarti al PC e sbloccarlo in maniera del tutto automatica.

Samsung Flow: sblocca il PC con il tuo smartphone

Trovi la pagina informativa riguardante Samsung Flow all’indirizzo samsung.com/it/support/samsungflow, così ci siamo tolti di mezzo l’introduzione. Sì perché il succo vero di questo articolo vuole essere proprio l’utilizzo del servizio per sbloccare il proprio PC, anche in ambito aziendale (ammesso che la configurazione amministrativa non vada a bloccare determinate cose del tuo terminale, in quel caso dovrai appoggiarti al reparto IT). Ora procediamo!

Installazione

Per poter utilizzare Samsung Flow dovrai scaricare l’applicazione per Android, direttamente dal Play Store, e l’agente da installare sul tuo Windows 10, passando per lo store di Microsoft:

Samsung Flow
Samsung Flow
Samsung Flow
Samsung Flow
Developer: Samsung Electronics Co, Ltd.
Price: Free

Samsung Flow: sblocca il PC con il tuo smartphone 1

Una volta fatto, avvia l’applicazione sul PC, probabilmente ti verrà richiesto di installare degli specifici driver in base allo smartphone che andrai ad utilizzare (nel mio caso, con Samsung Galaxy S8, ho scaricato e installato il pacchetto Samsung_Flow_Driver_v2.0.1.3.exe, che trovi in copia anche qui).

Configurazione

L’applicazione sul PC ti permetterà di eseguire un percorso guidato per la configurazione dei due moduli fondamentali per il corretto funzionamento dello sblocco (occhio: io ti sto parlando sempre di sblocco, ma Samsung Flow permette anche altro, ne parliamo dopo), il quale richiederà:

  • il collegamento Bluetooth tra smartphone e PC (se il tuo PC non comprende un chip bluetooth integrato, puoi sempre comprarne uno da attaccare a una porta USB),
  • la possibilità di inserire un PIN per sbloccare Windows 10 (Impostazioni → Account → Opzioni di accesso → PIN).

È il secondo punto della lista quello “scomodo” in alcune realtà, forse non del tutto pronte a Windows 10, con le sue diversificate possibilità di accesso. Nel caso in cui il tuo PC non permetta di impostare un PIN, è possibile che il motivo sia da ricondurre al fatto di essere associato a un dominio aziendale, prova a dare un’occhiata a questo articolo: thewindowsclub.com/enable-pin-sign-disabled-domain-users-windows, scoprirai che ci sono un paio di cose da ritoccare nei criteri di gruppo locali:

  • Configurazione Computer Modelli amministrativi Sistema Accesso Attiva accesso con PIN (dovrai abilitarlo)

Samsung Flow: sblocca il PC con il tuo smartphone 5

in aggiunta, cosa che difficilmente troverai in giro e che ho scoperto solo dopo aver scritto al supporto di Samsung, c’è un ulteriore modifica da eseguire:

  • Configurazione Computer Modelli amministrativi Componenti di Windows Fattore di autenticazione secondaria Microsoft Consenti dispositivo complementare per l’autenticazione secondaria (dovrai abilitarlo)

Samsung Flow: sblocca il PC con il tuo smartphone 6

Questo ti permetterà di procedere senza intoppi, cosa che a me è capitata e che voglio evitare che accada a te (meno tempo sprecato). Vai quindi a impostare un PIN e arriva al termine della configurazione del tuo nuovo metodo di sblocco automatizzato:

Ora che conosci un metodo per lo sblocco rapido del tuo PC Windows (ammesso che tu sia cliente Samsung e che possiedi un dispositivo compatibile con Samsung Flow), sei a metà dell’opera. Che ne dici di implementare anche il blocco automatico quando ti allontani dalla postazione (nell’attesa che migliori quello integrato in Windows 1703 Creators Update)? ;-)

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Sono anni che mi diletto nel provare telecamere di sicurezza pensate e realizzate per la casa. Materiale certamente non professionale, senza unità centrale, che appoggia le registrazioni su scheda SD (o server FTP) e che viene collegata alla rete tramite cavo o WiFi, validi aiutanti per capire che succede in casa quando si è via, e salvare ogni fotogramma in caso di necessità.

Sempre da qualche anno, ho scelto D-Link come mia marca principale. Telecamere diverse, periodi diversi, software diversi (seppur molto simili tra loro), possibilità di controllarle tutte tramite IP Cam Viewer Pro su Android (e tutte configurate per scattare fotografie e registrare video salvando nel più breve tempo possibile altrove, dove tutto resta sempre accessibile a prescindere da loro). Oggi ti parlo dell’ultimo acquisto: la D-Link DCS-960L.

D-Link DCS-960L: una visione HD a 180°

Acquistata su Amazon, in occasione di un’offerta abbastanza conveniente, lo scorso maggio, ho aspettato a parlarne perché in un paio di occasioni mi ha fatto degli scherzi che sembravano voler sfociare in un recupero da parte del corriere con conseguente restituzione al magazzino del big dell’e-Commerce. A oggi la telecamera è però ancora in casa, funziona bene ma ha un piccolo particolare che è fastidioso e non risolto, ma te ne parlerò in seguito.

Punti di forza

Ho voluto mettere le mani su un prodotto Wide Eye 180° perché, contrariamente al solito, volevo provare a tenere d’occhio una stanza abbastanza grande senza la necessità di utilizzare due prodotti contemporaneamente, sbloccandone così uno che si sarebbe potuto dedicare ad altro (ed è quello che è successo, in effetti).

D-Link DCS-960L: una visione HD a 180° 1

La D-Link DCS-960L lo permette eccome. Posta più o meno al centro del salotto, è in grado di mostrarmelo per intero, con un’ottima resa dell’immagine (1280×720 px, 30 fps, 3 Mbps) e una fluidità eccezionale (coadiuvata ovviamente dalla connessione in fibra che verso l’esterno ha un buon upload, chiaro). Salvataggio dell’immagine (fino a 6 screenshot) e del video che potranno essere spediti via mail, tenuti su SD (inclusa nella confezione, da 16 GB) o caricati su uno spazio FTP. Alimentata tramite porta microUSB (posta sul retro della telecamera), può essere collegata alla corrente elettrica tramite adattatore e cavo forniti nella scatola del prodotto, o magari puoi allacciarti a qualcosa che sia costantemente alimentato nei pressi del posto dove hai intenzione di collocare la DCS-960L (la mia è collegata a una multipresa USB già presente vicino al televisore, tanto per dire).

La configurazione del prodotto è semplice e si può affrontare scaricando l’applicazione del vendor dallo store del proprio smartphone o tablet:

mydlink Lite
mydlink Lite
Price: Free
mydlink Lite
mydlink Lite
Price: Free
mydlink Lite
mydlink Lite
Developer: D-LINK CORPORATION.
Price: Free

Io, fatto lo stretto indispensabile con l’applicazione, ho poi portato a termine tutto il resto manualmente, impostando un IP riservato sul router, e aprendo la porta che mi serviva per il controllo da remoto quando mi trovo fuori casa.

Cosa non mi ha convinto

La scena si fa calda

In generale il prodotto si comporta molto bene ed è un piacere vederlo all’opera. Ciò che però mi ha convinto meno rispetto agli altri tipi di telecamere usate, è che questa scalda molto durante il corso della giornata, e con le temperature afose di una casa milanese a giugno e luglio (prima dell’arrivo e conseguente accensione del climatizzatore) ha causato un paio di KO tecnici. Telecamera non più raggiungibile, accesa ma completamente inerme, con obbligo di togliere e rimettere il cavo di alimentazione per farla ripartire (dopo qualche minuto però, così da farla raffreddare).

Sia chiaro, non sono proprio alle prime armi, non ho messo la telecamera in una posizione in cui non respira. Ha la giusta distanza da altri apparati, il ricircolo è abbastanza giusto, ma certamente soffre tanto quanto un decoder o un televisore che ne condividono la porzione di suolo occupata e la temperatura interna dell’appartamento (mai oltre i 34° con il climatizzatore spento).

Se in quei periodi bui io non avessi avuto altre telecamere in funzione o magari fossi stato in villeggiatura, mi sarei arrabbiato non poco (d’altronde voglio avere questo tipo di prodotti in casa per tenerla d’occhio di tanto in tanto, no?). Oltre però quei due casi, non ne ho avuti altri da riportare, motivo per il quale non ho neanche voluto richiamare in causa Amazon per un ritiro / sostituzione prodotto.

Una questione di notifiche

A questo aggiungo un ulteriore problema che si verifica anch’esso sulla “lunga distanza“, l’invio degli alert di movimento via posta elettronica. Le telecamere sparse nella casa avvisano il mio account di posta ogni volta che rivelano un movimento davanti al loro obiettivo, allegando inoltre 6 scatti presi a corto raggio l’uno dall’altro. La DCS-960L lo fa, almeno inizialmente, poi smette. Mi pongo relativamente il problema, uso un’applicazione che mi permette di tenerle d’occhio sempre sullo smartphone (con widget, te ne parlo dopo), ma è comunque parecchio fastidioso che un prodotto di così nuova generazione abbia così tante pecche rispetto agli altri più vecchi.

Inizialmente ho dato la colpa alla configurazione da me modificata. Poi sono passato al mail server (GMail), che probabilmente doveva gestirne troppe nell’arco di poco tempo (ci sono i limiti specificati qui, anche se non avevo alcuna mail di avviso da big G.). A quel punto ho fatto un paio di giochi sul pannello DNS di un dominio di test, ho girato il parametro MX verso l’IP di casa mia e ho avviato un nuovo Mail Server sul mio Synology (che funziona a meraviglia, sono estasiato da questo giocattolino), nessun limite imposto ma stesso risultato, per curiosità ci ho spostato sopra anche le altre telecamere, che inviano mail in maniera assolutamente regolare:

D-Link DCS-960L: una visione HD a 180° 2

Sto ancora giocando con la sua configurazione, prima di arrendermi definitivamente e contattare il supporto D-Link.

In linea un po’ più generica mi aspetto che il prezzo di questi apparati, abbastanza superiore rispetto alle sorelle “più standard“, ne certifichi anche una migliore costruzione e una maggiore affidabilità (nel tempo, chiaro, ma anche nell’immediato utilizzo), ma anche una robustezza software sulla quale poter contare.

Un occhio sempre vigile

L’interfaccia web di amministrazione dell’apparato propone un set di pagine ASP che controllano ogni dettaglio, dalla qualità dell’immagine (e del video) alle impostazioni dell’invio alert via mail, passando inoltre per una Live View e il Motion Detection. C’è sempre differenza tra una telecamera e l’altra, nonostante nasca dalle “stesse mani“, e un po’ fatico a comprendere questa cosa (opzioni sotto altre voci, voci che non corrispondono, ecc.).

Quello che è certo è che bisogna sempre tenere d’occhio i rilasci da parte del vendor, cosa che va portata a termine manualmente, passando dalla pagina web del prodotto (nel caso di D-Link DCS-960L, questa: dlink.com/it/it/products/dcs-960l-hd-180-panoramic-camera, scorri leggermente più in basso e spostati nella tab Download), quindi andandolo a caricare proprio in interfaccia di amministrazione (Maintenance → Firmware Upgrade).

IP Cam Viewer Pro

D-Link DCS-960L: una visione HD a 180° 3

Non uso myDlink, preferisco guardare lo streaming delle telecamere tramite l’applicazione (Android) IP Cam Viewer Pro. La uso da tanto tempo ormai, e credo valga tutti i 4€ circa richiesti (a oggi). Si tratta della versione a pagamento di IP Cam Viewer in versione Basic, completa, senza pubblicità, con possibilità di inserire il widget di una (o di tutte) telecamera su una delle schermate principali del proprio smartphone.

Con poca fatica potrai tenere sotto lo stesso tetto più prodotti di diversi vendor, pilotarli, vederli in schermata singola (così da avere una più completa panoramica), trovo che sia la vera alternativa all’applicazione ufficiale di D-Link, anni luce indietro:

IP Cam Viewer Pro
IP Cam Viewer Pro
Developer: Robert Chou
Price: 4,29 €

Nello specifico caso della DCS-960L, andrà selezionata la voce relativa alla versione DCS-960.

In conclusione

Mi ritengo abbastanza soddisfatto dell’acquisto. Non è stato economico certamente, ma ho approfittato di una buona offerta grazie al monitoraggio dei prezzi sul big del commercio elettronico, e io ero curioso di provare per la prima volta un prodotto casalingo con così ampio raggio di visione. Il prezzo pieno di oggi è di circa 120€ (su store alternativi si va a toccare anche quota 170/180€), in consegna immediata per i clienti Prime:

I difetti sono seccanti, lo ammetto candidamente, ma questo prodotto ha risolto un problema che mi si era posto e ha incontrato le mie esigenze di tutti i giorni. Mi piacerebbe (e spero di riuscirci) tornare ad avere le notifiche via mail con puntualità, mentre non ho avuto ulteriori segni di cedimento dovuti alle alte temperature raggiunte (e spero che continui così).

Se hai domande o dubbi, l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato su Amazon.it di tasca mia. Nessuna collaborazione da parte di D-Link (nonostante io abbia più volte richiesto un sample dedicato alla stampa all'agenzia che se ne occupa in Italia).
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Mi scrive Marika, di CopyTrans (ho parlato del loro software qualche tempo fa), introducendomi un nuovo prodotto, qualcosa di relativo alla sicurezza e che continua a rimanere nel perimetro Apple. Si chiama CopyTrans Cloudly:

A while ago you wrote about CopyTrans, so we thought you might be interested in our latest app, CopyTrans Cloudly. It can delete and download photos from iCloud to PC all at once. This is as opposed to icloud.com, which requires you to go one-by-one.

We also have a unique feature developed by our programmers that allows us to recover permanently deleted photos. It actually helped us discover some serious Apple privacy breach. You can read about it here: copytrans.net/blog/like-the-titanic-icloud-photos-are-easy-to-sync-but-might-stay-there-forever

CopyTrans Cloudly: cancellare definitivamente le foto di iCloud

Riepilogando: le fotografie, seppur cancellate dai propri dispositivi, vengono spostate nel cestino di iOS, una sorta di soft-delete dei file, che possono così essere facilmente recuperati già dal proprio smartphone, tablet o PC. Questo però lo si sapeva già da tempo.

Il problema nasce nel momento in cui la fotografia viene cancellata definitivamente, anche dal cestino, ordinando così ad Apple di distruggerla dai loro server, cosa che secondo CopyTrans non accade per almeno un anno (circa). Per questo motivo, un’applicazione rilasciata gratuitamente (CopyTrans Cloudly, chiaramente), permette di metterci una pezza e fare quello che andava fatto sin da subito, cancellando definitivamente i file precedentemente eliminati, o permettendone il recupero nel caso in cui torni utile questa “svista” (?) di Apple.

Ho provato a utilizzare l’applicazione ma, nel mio caso, ha ben poca utilità. Io ho disabilitato (su ambo gli account che utilizzo) l’upload delle fotografie nel Cloud. Non l’ho fatto per paranoia o perché non sia comodo. Sono un utente Google e spesso cerco di utilizzare suite di prodotti di uno stesso sviluppatore, e nello specifico credo che Google Photo sia un ottimo prodotto che si sta evolvendo parecchio nel corso dei mesi, e che ha superato già da tempo la iCloud Photo Library. Le fotografie scattate da iOS o Android finiscono nel mio account Google, fine dei giochi.

CopyTrans Cloudly: cancellare definitivamente le foto di iCloud 1

Ho quindi riabilitato il servizio sul mio iPad e fatto qualche prova, e in effetti va esattamente come dice CopyTrans. Ho catturato qualche screenshot di test, dagli un’occhiata (fai clic sulla prima fotografia per aprire la galleria e leggere la descrizione completa dei passaggi):

L’applicazione funziona su sistemi Windows, si scarica gratuitamente da copytrans.net/copytranscloudly e non necessita di installazione, funziona da subito ed è perfettamente compatibile con l’autenticazione a due fattori. Le credenziali non vengono (credo volutamente) memorizzate: se chiudi l’applicazione e la riapri, sei costretto ad autenticarti ancora. È un tool che puoi tenere sicuramente a portata di mano, utile a chi necessita di disintossicarsi da iCloud e non vuole aspettare i tempi di pulizia di Apple.

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