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Quello nel titolo è un errore che potresti ritrovarti di fronte se lanci lo script di aggiornamento di ServiceDesk manualmente. Spiego meglio: lanciando con il classico doppio clic l’Update Manager potresti ritrovarti davanti al nulla più completo, una finestra che si apre solo per un secondo e che si richiude subito dopo. Per questo motivo apri un prompt dei comandi, ti sposti nella cartella di Manage Engine e quindi nella relativa scripts in bin, lanciando il UpdMgr.bat per arrivare a questo:

Error occurred during initialization of VM
Could not reserve enough space for object heap
Could not create the Java virtual machine.

ServiceDesk: Could not reserve enough space for object heap

Non sei tu il problema, sono io!” (cit.). Sì perché è proprio così, apparentemente la macchina non ha sufficienti risorse da riservare all’Update Manager per le sue operazioni. Per questo motivo rimani fermo al palo a meno di andare a mettere mano a quella richiesta di risorse che si trova all’interno dello script batch (C:\ManageEngine\ServiceDesk\bin\scripts\UpdMgr.bat), e più precisamente in questa istruzioni che occupa (a oggi) la penultima riga del file:

"%JAVA_HOME%\bin\java" -Xmx2512m %JAVA_OPTS% -Dtier-type=BE -Djava.library.path=.\lib\native -Dtier-id=BE1 com.adventnet.tools.update.installer.UpdateManager -u conf %*

Da quanto imparato e provato sul campo, ti basterà andare a variare la memoria richiesta per l’ambiente virtuale (JVM), portando quel -Xmx2512m a –Xmx512m, trasformando quindi l’istruzione in qualcosa di molto simile (se non identico) a questo:

"%JAVA_HOME%\bin\java" -Xmx512m %JAVA_OPTS% -Dtier-type=BE -Djava.library.path=.\lib\native -Dtier-id=BE1 com.adventnet.tools.update.installer.UpdateManager -u conf %*

Come discusso su stackoverflow.com/questions/4401396/could-not-reserve-enough-space-for-object-heap, il parametro -XX:MaxHeapSize=512m può essere accorciato nel più conciso -Xmx512m, all’interno del quale tu puoi tranquillamente variare il valore dei megabyte messi a disposizione della JVM, per evitare di ottenere l’errore riportato in apertura articolo. Io mi sono fermato a 512 MB messi a disposizione del processo, e sono più che sufficienti per eseguire l’Update Manager, ho poi modificato nuovamente il batch e riportato il valore al suo stato originale (nel frattempo ci sarà modo di riavviare la macchina e scaricarla un po’).

Buon lavoro.

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L’ultima versione di Sticky Notes Backup & Restore per Windows 10 risale ormai a circa un anno fa, da quel giorno le cose sono leggermente cambiate e oggi si può agire diversamente per ciò che riguarda backup e restore delle note di Microsoft e dei file da prendere in considerazione. La versione 0.3 del programma porta con sé alcune correzioni dovute a banali distrazioni del passato e lo snellimento dell’eseguibile che rinuncia al 7-Zip da riga di comando, diventato inutile nel momento in cui Microsoft ha introdotto l’uso del file SQLite per conservare le informazioni.

Microsoft Notes Backup and Restore 0.3: si passa al plum.sqlite

Cosa cambia oggi?

Microsoft Notes Backup and Restore for Windows 10 (il nuovo nome che l’eseguibile mostrerà in apertura) si occuperà di conservare una copia del file plum.sqlite che trovi nella cartella %LOCALAPPDATA%\Packages\Microsoft.MicrosoftStickyNotes_8wekyb3d8bbwe\LocalState, per poi ripristinarla quando ne avrai necessità, sostituendo quella esistente a prescindere dal suo stato (occhio quindi a ciò che sovrascrivi! :-)).

La nuova versione è già disponibile al solito indirizzo, che per comodità ho anche trasformato in URL breve un pelo più “leggibile“: go.gioxx.org/win10-msnotes-backuprestore. Al solito, tutto gratuito, ma le donazioni sono sempre ben accette.

Gioxx’s Wall loves Dropbox

Gioxx's Wall loves Dropbox

Microsoft Notes Backup and Restore è stato sviluppato e testato per funzionare “live“, senza necessità di installazione alcuna, portalo con te salvandolo sul tuo account Dropbox (o qualsiasi altro fornitore di Cloud Storage), puoi scegliere di effettuare backup e restore delle tue preziose note appoggiandoti direttamente alle cartelle del tuo account di Storage in Cloud.

Next Step (?)

Rimane quanto specificato precedentemente (ma sto valutando l’interesse pubblico): mi piacerebbe integrare la possibilità di pilotare l’applicazione da riga di comando permettendoti così di inserire i comandi diretti tra le schedulazioni di Windows e utilizzare Microsoft Notes Backup and Restore senza che sia più necessario il tuo intervento. Se hai altre idee, utilizza pure l’area commenti per raccontarmele.

Buon lavoro!

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ServiceDesk Plus è solito forzare un backup completo dei dati dell’applicazione (database e allegati delle mail ricevute) ogni volta che si installa una major-version del software. Nonostante questa sia un’operazione assolutamente lecita e ragionevole (nonché caldamente consigliata anche dal sottoscritto), in alcuni casi potrebbe rivelarsi deleteria e ripetitiva, soprattutto se l’applicazione è ospitata su macchina virtuale (con snapshot appena eseguita) o nel caso in cui tu abbia deciso di lanciare un backup manuale subito prima dell’upgrade.

HDD - Hard Disk, Spazio disco

Per questo motivo esiste un piccolo trucco, previsto dagli sviluppatori, che ti permette di saltare questo passaggio obbligatorio. Ti basterà andare a ritoccare il file UpdateManager.bat che trovi nella cartella C:\ManageEngine\ServiceDesk\bin (ammesso che tu abbia scelto la root di C: per ospitare il software) con un editor di testo qualsiasi (il mio consiglio è sempre quello: Notepad++ o Atom) e riportare in coda il parametro -DSkipBackUp=true, ottenendo così un risultato molto simile (se non identico) al seguente:

@echo off
call RunAsAdmin.exe scripts\UpdMgr.bat -DSkipBackUp=true

Salva il file batch e lancia ora l’Update Manager, dandogli in pasto il Service Pack che ti permetterà di aggiornare il tuo software. Dovresti arrivare a una schermata come questa, che ti permetterà di proseguire ignorando il backup precedentemente obbligatorio:

ServiceDesk: bloccare il backup forzato durante un aggiornamento 1

Fatto ciò, puoi in qualsiasi momento andare a eliminare quel parametro dal file batch, per evitare che in futuro tu vada a saltare a piè pari una fase importante di qualsivoglia upgrade, il backup dei tuoi preziosi –e mai troppo messi al sicuro– dati.

Buon lavoro!


fonte: pitstop.manageengine.com/portal/community/topic/upgrade-to-9400-without-no-backup

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Conosco e sfrutto da moltissimi anni ormai le soluzioni di Cloud Storage più famose al mondo, per scopi personali (Dropbox Plus da 1 TB circa e Box free con 50 GB di spazio lifetime) e anche lavorativi (Dropbox for Business, spazio illimitato), ognuna di queste con i propri punti di forza e debolezza, con un occhio di riguardo alla tecnologia, alle novità e alla sicurezza dei dati (chi più, chi meno), e poi arriva lui, pCloud, un terzo player che sembra farsi spazio tra i grandi e che nell’ultimo anno ha anche guadagnato una menzione d’onore tra i migliori servizi di Cloud Storage al mondo. Ma di che si tratta esattamente?

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box

pCloud

Si tratta dell’ennesimo spazio disco sul PC di qualcun altro, che poi è il concetto alla base del Cloud Storage. Ora, tolto di mezzo il tipico modo di dire che tutti noi ormai conosciamo (e che alla lunga stufa, davvero), posso affermare che pCloud è una soluzione pensata per aggiungere spazio a quelle macchine che non ne hanno più, andando a offrire soluzioni e tagli / abbonamenti a prezzi molto ragionevoli (soprattutto se comparati a quelli di Drobox che sono solito pagare ogni anno), condendo il tutto con ulteriori proposte che possono far la differenza sul piatto della bilancia, ma andiamo con ordine.

Da cosa si parte?

Dalla base che ormai è giusto dare per scontato: un sito web, un client PC disponibile per ogni sistema operativo (e anche un paio di plugin per browser e software di terze parti), applicazioni per Android (qui l’APK diretto) e iOS. Manca all’appello un WebDav funzionante (almeno nel mio caso, con autenticazione a due fattori attiva) e un’integrazione con QNap e Synology, e questo è davvero un peccato.

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 1

C’è la creazione dei collegamenti pubblici ai file, c’è la cartella Public (da qualche tempo abbandonata da Dropbox) con la possibilità di ospitare siti web HTML semplici, c’è una visualizzazione apposita per le tracce audio che si caricano nel proprio spazio (come fosse una sorta di libreria / player meglio organizzato rispetto a una cartella semplice). Manca (assurdo ma vero) il Drag and Drop tra file e cartelle nell’interfaccia web, sostituito da una selezione multipla che poi lascia il passo alle voci di menu specifico che si caricheranno (tra cui quella relativa allo spostamento di ciò che è stato selezionato, appunto).

C’è la funzione di “Rewind“, per il recupero delle versioni precedenti dei tuoi file ma non solo:

pCloud Rewind ti permette di ripristinare tutto il contenuto del tuo account a una precedente versione fino a 180 giorni. Puoi navigare liberamente attraverso tutti i tuoi file non criptati, ripristinarli o scaricarli.
Se decidi di ripristinare i tuoi file, saranno copianti nella cartella Rewind nella principale directory della struttura delle cartelle. Per esempio, se ripristini 5 file da 01/02/2017 alle 1 e 30 p.m, troverai una sottocartelle nella cartella “Rewind” nominata “5 file ripristinati dal 1 Febbraio 2017 13:30”. Puoi quindi spostare i i file dove desideri nel tuo account.

vedi: pcloud.com/it/help/general-help-center/what-is-pcloud-rewind

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 2

Tale funzione è però limitata a 15 giorni di profondità se si utilizza un account gratuito, su Dropbox ti ricordo che è pari a quella offerta a un account Plus (non Pro, quella è già più alta), quindi 30 giorni.

Offre da subito, e in più rispetto ad altri competitor, il montaggio di un drive che ufficialmente non risiede (e quindi non occupa spazio) sul tuo PC e simula così la funzione Smart Sync di Dropbox, disponibile -quest’ultima- solo per i clienti Pro e Business (uno dei grandissimi punti a sfavore del gigante californiano). Oltre questa funzione di “Smart Sync” nativa, offre la possibilità di aggiungere la tecnologia pCloud Crypto che permette di criptare e decriptare automaticamente ogni file caricato in una specifica cartella del proprio account (crittografia lato client, nda), con un costo aggiuntivo ma con il vantaggio del non dover conoscere assolutamente nulla in merito all’argomento, una soluzione chiavi in mano.

Risponde all’appello, come per Dropbox e non solo, la creazione di un collegamento di upload file (dal mondo internet verso di te, scegliendo una specifica cartella del tuo account pCloud) che potrai pilotare impostando una data di scadenza e un limite di caricamento:

Lo stesso dicasi per la condivisione verso internet, che propone qualche opzione in più anche all’account gratuito (cosa che invece non è possibile fruire sul suo maggiore competitor, neanche con un account Plus!):

Pensando a una possibile migrazione dati da altro Cloud Storage, pCloud permette di connettersi agli account dei servizi che hai già sottoscritto, facilitando così il passaggio da uno all’altro, evitando l’uso di uno strumento di terza parte o un tuo lavoro più manuale e certamente seccante. Questo è certamente un gesto gradito. A questa particolare schermata si aggiungono anche Facebook e Instagram, facendo così diventare pCloud il tuo spazio di backup ufficiale per la “vita Social” costruita sui prodotti di Zuckerberg.

Quel ragionamento “al contrario”

È forse ciò che più mi piace di pCloud, quel ragionare al contrario in merito al caricamento dei file sul Cloud, senza necessariamente tenerne una copia sulla propria macchina. È stata un po’ l’idea vincente di Dropbox e del suo Smart Sync, anche se a oggi questa caratteristica funziona non senza qualche difficoltà (non ne ho mai parlato pubblicamente, ma qualche tempo fa in azienda abbiamo individuato un bug e lo abbiamo fatto correggere, eppure questo oggi esiste ancora e lo si può far attivare in maniera differente, cosa già discussa con Dropbox privatamente e in fase di correzione, nuovamente). pCloud ti fa da disco fisso finto, come fosse una mappatura di rete diretta, come un Virtual Drive al pari di VeraCrypt & Co., funziona, è di immediato utilizzo eppure quei file non risiedono sul tuo PC, è facile da capire e da fartelo entrare nell’ottica della quotidianità, la cache che pCloud crea sul tuo PC serve un po’ a fare da tampone a eventuali problemi di lentezza di scaricamento dati dalla loro rete (cosa che io in tutto il periodo di test non ho notato, nda).

Potrai sempre decidere in un secondo momento di creare un collegamento che scatenerà invece la copia costante della cartella all’interno del tuo PC, una cartella sorgente e una di destinazione che vivranno in simbiosi e che -per forza- saranno soggette al medesimo destino scelto dall’utilizzatore. Se si cancella un file nella cartella sorgente, questo sparisce anche dalla destinazione, e viceversa, come fosse una copia speculare (a quel punto potrai effettuare un recupero tramite la funzione di Rewind di pCloud).

In conclusione

Un prodotto che ha chiaramente dei vantaggi e qualche svantaggio forse dovuto alla sua gioventù, forse a un’altra visione del mondo degli utilizzatori di Cloud Storage rispetto ad altri giocatori della stessa scacchiera. pCloud è certamente un’alternativa da tenere in conto quando di sceglie un possibile sbocco e posto dove conservare copie dei propri file. L’account gratuito (se correttamente sbloccato) offre 10 GB di spazio per cominciare, oltre i quali sarà necessario valutare l’upgrade verso le offerte a pagamento. Nota di merito per la Lifetime che permette un pagamento one-shot di una quota certamente importante, ma che non toccherà rinnovare negli anni.

La mancata comunicazione -a oggi- con il mio NAS ne costituisce grave pecca per la quale dubito molto fortemente di abbandonare Dropbox, ma è chiaro che il prezzo pagato per quest’ultimo è ormai fuori mercato quando i competitor iniziano a giocare duro sullo stesso terreno, senza considerare che l’arrivo ormai annunciato delle soluzioni One di Google potrebbero rimescolare ancora una volta le carte e dare linfa nuova alla sfida. Io per il momento rimango sul mio account gratuito, con il quale continuerò a sperimentare e tenere d’occhio la crescita del pargolo svizzero. Per me si va con una votazione di 3.5 punti su un massimo di 5, il margine di miglioramento c’è sicuramente ed è abbastanza largo.


C’è un extra ulteriore in conclusione di questo mio articolo, che va a porsi subito sullo stesso piano di un competitor ben più conosciuto e importante, WeTransfer, nel caso di pCloud questo si chiama semplicemente Transfer, e permette di inviare file (anche di grandi dimensioni, fino a 5 GB) senza necessità di registrazione e con possibilità di proteggere i file con una password, lo trovi all’indirizzo transfer.pcloud.com (ci sono capitato per caso e certamente lo userò prossimamente).

Tu hai già utilizzato pCloud o è la prima volta che ne senti parlare? Pensi di registrarti gratuitamente al servizio? Fammelo sapere tramite l’area commenti sotto questo articolo e parliamo insieme di questo diverso competitor in una terra già “proprietà” di alcuni mostri sacri difficilmente attaccabili.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho provato pCloud di mia sponte, sto usando un account gratuito. L'articolo non è in alcun modo sponsorizzato.
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ServiceDesk Plus, come tanti altri software (Microsoft Windows ne è un esempio comune e pratico), permette di effettuare rollback di versione nel caso in cui qualcosa vada storto o non convinca gli utilizzatori post-upgrade. L’operazione viene permessa tramite la finestra dell’Update Manager, la medesima che utilizzi per installare un Service Pack di programma, basta dare un’occhiata alla parte bassa della finestra, solitamente “lasciata lì e ignorata”:

ServiceDesk: recuperare lo spazio disco occupato dagli aggiornamenti

Selezionando un SP e facendo clic su Uninstall… potrai tornare indietro alla versione interessata, e fin qui tutto bene (dirai). Se la tua intenzione è invece quella di fare pulizia perché gli aggiornamenti funzionano correttamente, sappi che puoi recuperare lo spazio occupato da quelle patch in qualsiasi momento, semplicemente andando a cancellare i file che si trovano nella cartella ManageEngine\ServiceDesk\Patch (all’interno del disco fisso di installazione del programma). Puoi fare pulizia completa, ciò non impatterà ServiceDesk Plus, che non dovrà neanche essere fermato:

ServiceDesk: recuperare lo spazio disco occupato dagli aggiornamenti 1

La questione è stata discussa più volte all’interno del forum della Community, ti basta una ricerca per arrivare a molteplici risultati simili a questo (vecchissimo, ma ancora valido): pitstop.manageengine.com/portal/community/topic/safe-to-delete-servicedesk-patch-folder-18-10-2012.

Buon lavoro.

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