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Prima volta che ti parlo di HP in maniera “ufficiale” da #BancoProva, un bel respiro e gas a martello (l’ho rubata a Guido, nda), pronto a darmi da fare come si deve per raccontarti al meglio il prodotto di questa settimana, evitando di fare le figuracce tipiche da prima uscita con la nuova ragazza. Ti presento quindi HP Spectre x360, un 13 pollici sottile, con monitor touch, convertibile per poter essere utilizzato in modalità differenti rispetto alle più tradizionali (alle quali siamo tutti abituati), con quei vantaggi e svantaggi che provo a raccogliere qui di seguito.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP

HP Spectre x360: rapida occhiata

Individuo e isolo tutto ciò che Spectre x360 mi ha trasmesso durante l’utilizzo, e ti rimando al paragrafo successivo per scendere un attimo più nei dettagli se lo desideri.

  • Spectre x360 è abbastanza squadrato (nonostante gli angolo arrotondati nei giusti punti chiave), raramente gentile nelle forme ma assolutamente elegante. Cerniere morbide, con giusto movimento che andrebbe però verificato poi sul lungo termine, una scelta stilistica effetto specchio / metallizzato che avrei anche evitato, preferendo forse l’opaco, ma riprendono il logo HP sul fronte dello chassis monitor, quindi giuste nel contesto.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 1

  • Piccolo quanto basta (13 i suoi pollici), più che sufficiente per chi deve scrivere, disegnare, prendere appunti, guardare contenuti multimediali senza mai fermarsi troppo in un solo posto (a casa ho un MacBook Pro 13″ con il quale mi trovo più che bene, nda), forse insufficiente per chi deve poter affrontare il lavoro d’ufficio quotidiano e non ha la possibilità di collegarlo a un monitor esterno. Leggero, questo fa certamente coppia con le dimensioni, lo infili in borsa e te ne dimentichi, quasi non lo senti.
  • Potente e completo di tutto, caratterizzato da una fluidità nell’utilizzo che si palesa oggettivamente davanti agli occhi senza mai mostrare il fianco (nonostante lo abbia messo sufficientemente sotto torchio).
  • Tastiera abbastanza rumorosa (a me piace, adoro sentire il ticchettio del costante digitare) e con il giusto affondo, per ottenere quel feed tattile al quale difficilmente rinuncerei. Mal digerisco quel posizionamento che va oltre il tasto invio e quel voler sfruttare diversamente lo spazio a disposizione per inserire le frecce direzionali, il tasto ù, lo spostamento rapido (pag. su/giù, inizio / fine e </>), nella norma invece il tasto ins, lo stamp e il canc. Bocciata la retroilluminazione, non adattiva, non automatica, non regolabile (puoi solo disattivarla e attivarla tramite tasto funzione), in alcuni casi anche fastidiosa, tutto il contrario da ciò che mi aspetto su una macchina simile.
  • Touchpad senza lode e senza infamia. Giusta la sensibilità e l’area a disposizione per il movimento, non è però in grado di capire se la mia mano è posizionata lì sopra per sbaglio o volutamente, spostando quindi il cursore in posizione errata quando non desiderato, ti direi non all’altezza di tutto il resto.
  • Audio Bang & Olufsen che ti fa pregustare già la sua qualità sulla carta, un po’ meno nella pratica (immagino per questioni di spazio nello chassis), si comporta benissimo quando gli si danno in pasto tracce che nascondono i bassi, perché quasi totalmente assenti nella configurazione (puoi ritoccare quello che ti pare con il software dato a corredo, poco cambia) e nella sostanza.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 11

  • Batteria dalla durata (molto) più che buona, sono rimasto positivamente colpito. Ho lavorato con attivo il profilo Migliori Prestazioni per più di 6 ore, durante le quali ho usato in particolar modo Google Chrome e Spotify, oltre una luminosità medio-alta del monitor del laptop, sto scrivendo questo pezzo dallo Spectre e ancora mi godo il 27% residuo, davvero contento.

Dotazione hardware

Spectre x360 monta (nella versione che mi è stata inviata da HP per effettuare il mio test #BancoProva) un processore Intel i5 di ottava generazione (questo), un quad-core tutto pepe da 1.60GHz (per core) messo in commercio qualche mese fa, robusto e performante, con grafica integrata (Intel 620):

8 GB di RAM (ormai classici e base di partenza per ogni macchina portatile) e un disco SSD M.2 da 256 GB (Samsung, si parla di questo) che mostra buona performance nell’uso quotidiano e anche nel benchmark lanciato appositamente per studiarne le reazioni:

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 2

Tutta la parte più interessante e che si distingue dalla massa è forse quella dedicata al comparto monitor, touch e possibilità di trasformazione del laptop in tablet, grazie anche all’integrazione pressoché perfetta con Windows 10 che è nato anche per questo. HP Spectre x360 integra anche una penna (bluetooth, accoppiata già in origine con il laptop) che può fungere da puntatore ma soprattutto da mezzo di scrittura o disegno a mano libera (Windows Ink), per prendere appunti in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. Tutto molto reattivo e buona la durata della batteria integrata nell’accessorio, ma la mia paura riguardo la delicatezza del prodotto supera di gran lunga il vantaggio di poterlo convertire e utilizzare come fosse il mio iPad (che di botte ne ha prese abbastanza, senza però battere ciglio alcuno).

Cerca di capirmi, è un qualcosa che funziona davvero bene, ma non fa per me, sono io quello anomalo che ancora preferisce la modalità del pleistocene fatta di monitor davanti agli occhi e dita che vanno manco fossero impazzite o alla ricerca del record di battitura per minuto (anche perché per quest’ultimo c’è già una folla pronta a battermi lì fuori). Ciò che posso certamente dirti è che il monitor reagisce bene a ogni tocco (anche in modalità laptop, utile per allargare immagini o comunque usare lo zoom in ogni contesto possibile), e che questo non ne esce sconfitto con mille ditate perché è evidente che il trattamento riservato da HP dia i suoi frutti, niente oleosità particolari da segnalare o qualcosa che gli si avvicini, rovinando l’esperienza d’uso del prodotto.

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 14

Parliamo di collegamenti. HP Spectre x360 propone una sola porta USB 3.1 di tipo A (la classica alla quale siamo tutti abituati) nella parte sinistra, vicino alla quale troverai l’attacco audio (cuffie-microfono, come ormai ovunque) e il pulsante di accensione della macchina (con led incorporato, per capire immediatamente lo stato del laptop). Sempre sul lato sinistro, un po’ più in basso, uno slot di lettura microSD.

Sulla destra troverai invece due porte USB 3.1 di tipo C / Thunderbolt 3, il led di stato corrente del laptop (per avere immediato riscontro quando il caricabatterie viene collegato a una delle due porte USB-C, medesima scelta di Apple e altri vendor, nda), il lettore di impronte e un pulsante combo che ti permette di alzare o abbassare il volume dell’audio, strana scelta (parlo di quest’ultima), ma credo sia stata fatta pensando alla modalità tablet del prodotto.

Non c’è porta di rete, cosa che io continuo a odiare con tutto me stesso sui portatili che rinunciano a questa porta per me fondamentale, facendo nascere l’esigenza di un adattatore da collegare a una delle porte USB-C. Il comparto WiFi fa il suo lavoro, giusto, con buona velocità su più test eseguiti sempre verso lo stesso server di destinazione (qui di seguito te ne propongo giusto uno):

HP Spectre x360: il 13 pollici convertibile secondo HP 10

A completare il quadro hardware c’è la webcam HP TrueVision FHD IR camera con microfono digitale dual-array integrato, il quale lavora abbastanza bene per pulire i rumori di fondo, ma personalmente continuo a preferire una soluzione dedicata che preveda il “dinamico duo” cuffie e microfono incorporato.

Spectre x360 scalda pressoché nulla durante il suo utilizzo (a meno di metterlo realmente sotto stress), andando però a modificare questo aspetto quando si collega il caricabatterie, soprattutto nella parte destra del portatile (dove trovano spazio le porte USB-C che ti permetteranno di immagazzinare l’energia necessaria), ma mai così tanto da arrecare fastidio durante la tua sessione di lavoro o gioco. Per questo tipo di esami più specifici ti rimando a una scheda tecnica di NotebookCheck che ha preso in esame la versione più carrozzata con monitor 4K e i7 (che può in qualche maniera avvicinarsi a questo prodotto che sto usando io).

Se vuoi dare un’occhiata alla scheda tecnica completa sul sito di HP, ti rimando all’indirizzo support.hp.com/it-it/document/c05835335.

Software

HP Spectre x360 propone Microsoft Windows 10 nella sua versione Home. Al solito, con sé porta tanti software proprietari o di terza parte a corredo -talvolta non richiesto- che il cliente finale può scegliere in seguito di pulire:

Per la sicurezza HP ha scelto McAfee LiveSafe (che quindi prende il posto del Defender già vivo e vegeto su ogni sistema Windows 10, dalla nascita), ha poi aggiunto una preinstallazione di Office 365 (con un mese di abbonamento prova per il servizio, nda) in italiano e relativo OneDrive, proponendo però la possibilità di registrare un account Dropbox al quale verranno aggiunti da subito 30 GB per un periodo di tempo limitato (un anno, al termine del quale dovrai decidere se pagare un’offerta professionale o passare ai 2 GB gratuiti per tutti). Troverai inoltre una quantità non meglio definita di librerie base Visual C++ 2008 / 2010 / 2012 / 2013 / 2015 necessarie per i tanti software di HP stessa (molti dei quali possono essere certamente eliminati).

Da quando c’è Windows 10 e il relativo store, molti software che ero abituato a vedere e classificare pressoché immediatamente come bloatware sono spariti, vengono direttamente proposti (e in alcuni casi installati) direttamente da Microsoft (troverai quindi Netflix, MSN notizie, qualche gioco e altro ancora, roba che solitamente faccio sparire facendo girare un clean via PowerShell).

In conclusione

Un portatile dalle buonissime caratteristiche, non privo di difetti, ma che può chiaramente diventare una postazione da lavoro pressoché completa in base all’esigenza dell’acquirente che necessita questo tipo di caratteristiche. Anche se personalmente non l’adoro, la possibilità di sfruttare la completa apertura delle cerniere monitor è un vantaggio per chi vuole disegnare o prendere appunti senza passare per la tastiera. Il monitor è bello, con una buona luminosità anche se non mi ha convinto del tutto la mancanza della luminosità adattiva (oppure, se questa fosse disponibile e io non me ne fossi sbadatamente accorto, vorrebbe dire che non funzionerebbe come dovrebbe), così come la retroilluminazione della tastiera, troppo limitata.

Validi i tagli di RAM e SSD scelto, assolutamente nella norma odierna, ottimo il processore che mostra tutta la sua forza in ogni occasione. La scelta di Windows 10 oltre che obbligata è assolutamente azzeccata per una macchina che lo fa davvero girare senza perdere un colpo. Probabilmente avrei però scelto la sua versione Pro (ma è solo una mia idea). Adoro la tastiera e l’affondo dei pulsanti, davvero, ma odio profondamente il posizionamento scelto per alcuni tasti. Il prezzo è grosso modo in linea con il mercato, la qualità si paga.

HP Spectre X360 si trasforma da portatile in tablet, con processori quad-core, fino a 16,5 ore di durata della batteria e un nuovo schermo pensato per la privacy. Le specifiche caratteristiche includono design raffinato, con il corpo in alluminio CNC modellato con linee angolari; schermo brillante, con una diagonale di 13 pollici, cornici micro-edge e il robusto Corning Gorilla Glass NBT, che offre una risoluzione fino a 4K per esperienze di visualizzazione eccezionali. Le prestazioni sono assicurate dai processori Intel Core i5 e i7 di ottava generazione, dalla memoria LPDDR3 fino a 16 GB e delle unità SSD PCIe fino a 1TB opzionali, pensate per archiviare progetti, ricordi preziosi e contenuti di intrattenimento. Le funzionalità per la sicurezza includono un lettore di impronte digitali posizionato lateralmente per la massima accessibilità e la fotocamera IR FHD HP Wide Vision per eseguire l’accesso con riconoscimento facciale. La penna certificata per Windows Ink offre un’esperienza di disegno e scrittura più naturale grazie all’utilizzo simultaneo della penna e delle funzionalità touch. Con l’inclinazione, la penna è sensibile alla pressione per un input preciso in qualsiasi modalità. HP Spectre x360 è disponibile in Italia a partire da €1.399.

Qui il riferimento allo store. Puoi trovarlo su Amazon spendendo qualche euro in meno:

A me non resta che ringraziare HP e far tornare la macchina all’ovile. Se hai dubbi o vuoi chiedere maggiori informazioni, utilizza l’area commenti a tua disposizione, cercherò di darti una mano, ma ricorda che non potrò più eseguire alcun test sul laptop (utilizzerò la memoria di quanto sperimentato fino a oggi!).

Buon inizio settimana.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine dei test.
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Ho voluto fare una scommessa, un azzardo calcolato, una botta di fiducia nei confronti di un’azienda che mi piace e che realizza molti prodotti ai quali sono affezionato, Mi Band 2 in primis: ho acquistato uno Xiaomi Mi A1, uno smartphone di fascia medio-bassa (che di bassa ha poco e nulla), dal costo estremamente contenuto, che propone un buon hardware di base e un’esperienza assolutamente pulita grazie ad Android One, creatura Google che viene costantemente tenuta aggiornata e in sicurezza, via OTA, senza nessun componente di troppo, con tutto ciò che ti serve realmente e nulla piùt.

Xiaomi Mi A1: Android in purezza nella fascia media-bassa

Xiaomi Mi A1

Approdato nelle nostre coste negli ultimi mesi del 2017, ho pensato che Xiaomi Mi A1 potesse essere il regalo perfetto per Ilaria, per sostituire il suo precedente Motorola Moto G4 dopo anni di onorato servizio. Si tratta di un 5,5 pollici con risoluzione FullHD e un peso che si aggira intorno ai 165 grammi, quindi molto leggero e compatto, di buona maneggevolezza e con il giusto grip. Rapida lettura d’impronta posta dietro in posizione centrale (sotto al comparto fotografico) e tasti di gestione Android in “ordine Samsung” (quindi il menu sulla sinistra, centrale invariato e indietro sulla destra), con retroilluminazione che non può essere forzata a rimanere viva mentre si usa lo smartphone, che quindi si mostra alla vista solo quando interpellata (devi imparare rapidamente il posizionamento dei tasti, tutto qui, un pelo difficile per chi arriva dalla configurazione standard Android).

Prezzo di listino da vero best-buy: pagato 182€ circa un mese fa, disponibile oggi anche a 154€ in alcuni intervalli temporali d’offerta GearBest / GeekBuying di cui approfittare spudoratamente per portarsi a casa la configurazione 4 GB di RAM e 32 GB di spazio disco integrato oppure 4 GB di RAM e 64 GB di spazio disco integrato, in ambo i casi espandibile grazie a microSD (fino a 256 GB, nda) e secondo slot che dovrai però sacrificare tenendo una sola scheda SIM (diversamente, lo smartphone nasce dual-SIM). Quello che ho acquistato per Ilaria è in configurazione 4/32.

Sotto al cofano

Un modesto ma rispettabilissimo Qualcomm Snapdragon 625 da otto core a 2 GHz che scalda poco e rende più del giusto per poterci lavorare, navigare, gestire applicazioni e la posta elettronica, non certo pensato e sviluppato per il gioco più esoso, perché l’Adreno 506 non brilla certo per le sue prestazioni (e mi ripeto: è giusto così), il tutto condito dai 4 GB di RAM di cui ti avevo già parlato prima, che ti permettono di usare il navigatore insieme ad altro di aperto in contemporanea, senza rallentamenti sensibili (ho usato Waze in maniera molto soddisfacente in auto, mentre andava avanti Spotify e altri servizi di base del telefono, tutto molto fluido).

Nato con Android Nougat (7.1.2), passa immediatamente a Oreo 8.0 (aggiornamento patch di marzo, a oggi che sto scrivendo l’articolo), semplicemente andando a cercare gli aggiornamenti dalle informazioni di sistema (ti toccherà farlo più e più volte, fino ad allinearti alle ultime patch e sistema di base). Nessuna notizia in merito a Oreo 8.1, ma ti ricordo che stiamo parlando di Android One e di Google diretto, quindi mi preoccupo ben poco.

Batteria assolutamente sufficiente per questo tipo di hardware, si parla infatti di una 3080 mAh che arriva a fine giornata senza troppi sacrifici o saving da impostare tramite sistema e applicazioni di terze parti (tipo Greenify che ho adottato su S8, di cui spero di riuscire a parlarti presto, nda).

Come completamento del pacchetto ci sono anche gli infrarossi, ma li usi ancora? Cosa fai? Ci giochi con il televisore? :-)

Multimedia

Jack per le cuffie, attacco di ricarica / OTG di tipo USB-C (quindi standard con i tempi attuali), altoparlante posto subito sulla destra di quest’ultimo, si tratta di un mono dalla buona qualità e che in riproduzione musicale si fa sentire piuttosto bene (non me l’aspettavo), grosso modo si replica anche in viva voce durante una telefonata, quasi non si sente la necessità dell’ormai inevitabile “mano a conca” anche in ambiente parzialmente rumoroso. In cuffia la resa è piena e corposa, assolutamente promossa (anche in collegamento bluetooth con l’auto).

Monitor con risoluzione FullHD 1080×1920 più classico rispetto a chi oggi sceglie il borderless, cornice nera che va ad abbracciare i tre pulsanti di comando Android, Gorilla Glass e corpo metallico non impermeabile. Pulsanti tutti sulla destra della scocca, ti serviranno ad accendere o spegnere lo smartphone, alzare e abbassare il volume. Sensore delle impronte di cui ti ho già parlato e che quindi mi limito a ripetere: giusta la posizione e la reattività in analisi del dito, lo si incrocia con l’indice molto facilmente e non c’è rischio alcuno di incontrare la fotocamera dal doppio obiettivo (di cui ti parlo dopo).

Chip WiFi 802.11 a, b, g, n, ac, dual-band e Bluetooth 4.2. Non c’è NFC, non c’è VoLTE e le bande di frequenza sono le classiche: LTE, HSPA, HSUPA. Reparto GPS con A-GPS, Glonass, BeiDou assolutamente reattivo e corretto nella triangolazione.

Software e usabilità

Difficile pensare a un paragrafo intero da dedicare al software e alle eventuali personalizzazioni che in realtà non esistono! Qui l’eterna lotta è combattuta esclusivamente tra chi apprezza l’essere purista dell’esperienza Android voluta e sviluppata da Google e le personalizzazioni delle ROM proposte dai vari vendor. Lo Xiaomi Mi A1 dato in mano a un cultore Samsung (non sono io, tranquillo) ha dato libero sfogo al giudizio a metà tra l’inorridito e lo schifato, un po’ come la faccia di un bambino al quale fai assaggiare i broccoli per la prima volta (e no, non ho ancora trovato un bambino che abbia apprezzato i broccoli al primo assaggio). Io, che non disdegno il minimalismo e apprezzo la possibilità di tenere aggiornato un dispositivo senza lunghe attese, lo trovo assolutamente adeguato e per certi versi anche migliore di alcune personalizzazioni “estreme“.

La MIUI l’ho già usata in passato, non mi è dispiaciuta (ha i suoi pro e contro, come ogni cosa), qui la ritrovo esclusivamente nell’applicazione dedicata ai feedback da spedire al vendor (appunto) e in quella della fotocamera, che prende il posto della nativa Google (fortunatamente, aggiungerei). C’è anche l’applicazione per controllare la parte infrarossi dello smartphone. Per cercare di addolcire il tutto e permettere a Ilaria di avere continuità nell’esperienza d’uso, ho scelto di installare e rendere predefinito il sempre troppo poco osannato Nova Launcher.

Fotografia

Fotocamera posteriore dual da 12 MP (f/2.2, 26mm, 1.25 µm la prima, f/2.6, 50mm, 1 µm la seconda), autofocus, zoom ottico 2x, flash dual-LED dual-tone, permette di ottenere buoni scatti con un angolo leggermente più grande rispetto a quello a cui siamo generalmente abituati. Funzioni di Geo-tagging, touch focus, face detection (e questa può arrivare a metterti l’ansia quando mette in funzione il riconoscimento del volto e della possibile età del soggetto, cosa che vedrai anche negli scatti di test che ti propongo di seguito), HDR, panorama. I video vengono registrati a 2160p@30fps, 720p@120fps.

Ricorda per certi versi il comparto fotografico posteriore di iPhone 7 Plus, come riportato nel tweet di Xiaomi stessa:

Messa a fuoco non particolarmente immediata ma buona una volta puntata, tutto sommato giusti i colori e abilitazione controllata per il comparto HDR. Quando si cerca di raggiungere i soggetti un po’ più distanti, la qualità cala e molto, un limite tutto sommato prevedibile.

Fotocamera frontale da 5 MP, 1080p. Giusta per gli autoscatti e gli irresistibili (?) selfie. In comune (le due fotocamere) hanno la buona luminosità.

In conclusione

Se devo necessariamente segnalare una pecca in riferimento alla confezione del prodotto, cito la mancanza ingiustificata degli auricolari, che oggi trovi anche nel pacchetto delle patatine ma non in Xiaomi Mi A1.

Ci aggiungo il caricabatterie, che non è di tipo Quick Charge perché è lo smartphone a non esserlo per primo, quindi dovrai attendere pazientemente che Xiaomi Mi A1 si carichi completamente, cosa che puoi lasciargli fare durante la notte, o le ore di lavoro in ufficio, difficilmente la batteria ti abbandonerà durante la giornata a meno di un uso particolarmente intenso e violento.

A completare il quadro dei difetti c’è la luminosità del monitor che sotto al sole è assolutamente adeguata, ma fa da lampada abbronzante durante la notte quando cala completamente il buio, costringendoti a intervenire manualmente sulla regolazione per evitare di perdere diottrie e il sonno per le successive 24 ore.

Si tratta però di pecche su cui è possibile passare sopra, arrangiarsi per adeguarsi a un buon prodotto dal rapporto qualità / prezzo promosso a pieni voti e che certamente ricomprerei se tornassi indietro.

Puoi trovare Xiaomi Mi A1 sullo store italiano, oppure su Amazon, i prezzi oscillano molto e puoi non spendere ormai più di 180€ per portartelo a casa (basta avere pazienza o approfittare di qualche occasione a tempo):

Ilaria è molto contenta dell’acquisto e lo stesso vale per me, Xiaomi ripaga la fiducia ancora una volta, con la speranza che –una volta arrivata in Italia ufficialmente– non decida di adeguarsi alla parte peggiore del commercio fatto di cifre sempre più pompate, a pieno discapito del cliente finale.

Credo di aver detto tutto, in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni sono qui a disposizione :-)

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Prodotto: acquistato su GearBest approfittando di uno sconto temporaneo.
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Dopo uno sfortunato primo impatto con un WLAN Repeater 1750E difettoso (di fabbrica), sono riuscito a mettere le mani su un pari modello anch’esso ancora imballato, ma stavolta perfettamente funzionante, il quale mi ha riservato delle gradite sorprese nell’estendere la rete di casa con una facilità davvero disarmante. Ti presento quindi l’AVM FRITZ!WLAN Repeater 1750E, prodotto di punta della famiglia AVM dedicato a coloro che hanno necessità di creare nuovi ponti senza fili per la propria rete casalinga (o d’ufficio), per raggiungere ogni stanza (soprattutto quando si ha a che fare con più livelli).

AVM FRITZ!WLAN Repeater 1750E: estendi la tua rete WiFi su più livelli

Te lo avevo promesso che sarebbe arrivata “la seconda parte” del test ;-)

FRITZ!WLAN Repeater 1750E

Lo scopo del prodotto è chiaro, così come il suo target. Difficilmente chi abita in un appartamento di “nuova generazione” (quelli costruiti dopo gli anni ’60 direi, a sparare nel mucchio) su un livello singolo ne avrà bisogno. Penso invece a coloro che hanno a che fare con muri molto spessi (vecchio stampo, mano santa per l’isolamento acustico che oggi viene sempre più tralasciato) o più piani, persone che si lamentano –giustamente– di non riuscire a navigare decentemente perché il router si trova nella zona living e le camere da letto al piano di sopra (per non parlare della mansarda). Ecco, credo che il FRITZ!WLAN Repeater 1750E faccia proprio al caso tuo, che vivi questa situazione appena descritta.

Un ponte senza fili aggiunto a quello già presente in casa, sapientemente replicato dall’originale e senza arrecargli fastidio alcuno, per ottenere il vantaggio di poter prendere quel “poco che arriva” e creare una nuova bolla a potenza decisamente maggiore rispetto a prima, così che si possa leggere qualcosa sul tablet, o guardare sul televisore qualcosa in streaming da Netflix.

Il FRITZ!WLAN Repeater 1750E si alimenta da presa europea 2 poli 10A (anche se la miglior collocazione la trova in una presa tedesca, per poter tenere in posizione verticale il dispositivo, nda) e permette di capire “le condizioni di salute” a occhio nudo, grazie al set di led posti sulla parte frontale, i quali riportano lo stato di alimentazione, di connessione alla rete senza fili esistente e la potenza di quest’ultima, mettendoti inoltre a disposizione un pulsante WPS per l’associazione rapida dei dispositivi (ma come sai, questa è una funzione che personalmente odio e sconsiglio se non strettamente necessaria). A chiudere il cerchio e mettere la ciliegina sulla torta ci pensa la porta di rete LAN posta sul fondo, che puoi usare per collegare un dispositivo con cavo nelle vicinanze del ripetitore, se dovessi mai averne la necessità.

Trovi ogni dettaglio di FRITZ!WLAN Repeater 1750E nella sua scheda prodotto disponibile all’indirizzo it.avm.de/prodotti/fritzwlan/fritzwlan-repeater-1750e/.

Installazione e configurazione

Come anticipato in apertura articolo, è davvero –ma tanto– banale installare e configurare FRITZ!WLAN Repeater 1750E. Il software è sempre lui, ci sei abituato e forse sei anche stufo di sentirne parlare, eppure il FRITZ!OS svolge a meraviglia i suoi compiti, arrivato alla versione 06.93 anche per questo specifico prodotto.

  • Inserisci il FRITZ!WLAN Repeater 1750E nella presa elettrica (trovane una che difficilmente utilizzi, perché ruberà facilmente un paio di posti, cosa inevitabile viste le dimensioni un pelo generose), quindi attendi che esegua l’avvio e che mostri all’interno delle reti WiFi disponibili il suo nome (intendo proprio il nome prodotto, nome che sparirà a configurazione avvenuta), quindi collegati al suo interno con la password 00000000.
  • Salvo problemi, potrai accedere alla gestione del FRITZ!WLAN Repeater 1750E dall’indirizzo IP 192.168.178.2 o dall’indirizzo interno fritz.repeater (apri una nuova scheda del tuo browser, quindi digita quell’indirizzo IP o fritz.repeater all’interno della barra dell’URL per arrivare all’interfaccia di amministrazione). Specifica la lingua da utilizzare e il paese dove ti trovi, quindi conferma la scelta e attendi che il FRITZ!WLAN Repeater 1750E venga riavviato. Appena fatto, ricollegati alla sua WiFi temporanea e torna nella pagina di prima.
  • Scegli ora una password di amministrazione del dispositivo, quindi segui i passaggi richiesti per poter portare a termine la configurazione. Ciò che lui suggerisce costituisce già un buon piano d’azione per fare tutto come si deve, fidati del prodotto (salvo per casi in cui tu debba fare configurazioni particolari).

Ti propongo una panoramica degli scatti catturati durante la configurazione e l’aggiornamento del prodotto (con descrizioni al seguito):

Conclusioni

Un prodotto che mi è molto piaciuto e che ha fatto il suo sporco lavoro (rilanciando molto bene la mia rete 5 GHz che –notoriamente– è più delicata e debole di una 2,4 GHz che però perde in velocità di picco) con una fatica di installazione ridotta a zero e una immediatezza di utilizzo che lo fa finire di diritto tra quei prodotti che potrebbero essere installati anche dalla casalinga di Voghera, perché realmente chiavi in mano pronto a partire come fosse un qualsiasi Plug & Play.

Il FRITZ!WLAN Repeater 1750E può collocarsi in realtà miste già esistenti, fatte di router (di qualsiasi tipo) e adattatori Powerline (anch’essi di qualsivoglia produttore). Ha cambiato il mio modo di vedere questo tipo di dispositivi, fino a ora maltrattati (lo ammetto) e messi in secondo piano, probabilmente perché arrivavo da oggetti dal prezzo più basso e qualitativamente meno pronti di questo Repeater (anche se averne ricevuto uno nuovo e già difettoso continua a farmi storcere il naso, e non certo per colpa di AVM).

Parlando appunto di prezzo, il FRITZ!WLAN Repeater 1750E peserà un po’ più di quello che ti aspetteresti sul tuo portafogli: 79,90€ acquistandolo su Amazon (con spedizione Prime). Fai bene i tuoi conti e, se credi che questo possa risolvere un problema che senti di avere quotidianamente, butta il prodotto nel carrello e prosegui con il pagamento, ne vale la pena.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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Ci siamo, a distanza di mesi dalla presentazione ufficiale in Italia e una discreta manciata di settimane dall’averlo messo in pista al posto dell’ormai pensionato (e riutilizzato, ci mancherebbe) 4040, posso parlarti di FRITZ!Box 7590, modem router che taglia di netto con il passato per il fattore estetico (abbandona il rosso pieno e le pinne di squalo laterali), ma al quale interno batte potente il cuore del Fritz!OS (6.83 a oggi che scrivo l’articolo), che difficilmente delude.

AVM FRITZ!Box 7590: addio al passato

FRITZ!Box 7590

Il fattore estetico non è l’unico punto di rottura con il passato, perché FRITZ!Box 7590 propone anche il nuovo profilo VDSL 35b (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui) dedicato ai clienti fibra FTTS / FTTC che permette di raggiungere i 300 Mbit/s di velocità in download tramite l’attacco classico al quale TIM ci ha abituati (il doppino telefonico RJ-11), così come –finalmente!– la porta WAN separata dalle 4 ethernet disponibili nella parte posteriore, così da poterci infilare un cavo di rete RJ-45 che arriva direttamente da una delle porte Gigabit del FASTGate in FTTH, riproponendo così il mio modello di cascata al quale sono profondamente abituato (con la speranza prima o poi di poter avere esclusivamente il FRITZ!Box a comandare direttamente tutta la rete di casa, senza intermediari).

Packaging

Quando ho spacchettato il FRITZ!Box 7590 per metterlo in pista, avevo ancora il Technicolor di Fastweb (con linea FTTH 100/50), passato poi al FASTGate dopo qualche giorno. Ti propongo qualche scatto che lo mostra e lo mette anche a confronto con il FRITZ!Box 4040 smontato e riutilizzato in altro ambito nel frattempo.

Nonostante la fotografia possa ingannare, è certamente più grande del FRITZ!Box 4040 ma non in maniera così esagerata da dover impazzire nel suo riposizionamento. Ne guadagna, secondi alcuni vecchi e nuovi utilizzatori, in bellezza, nonostante esistesse quella fitta schiera di gente affezionata al vecchio look (io ero tra quelli, era certamente un segno distintivo e di immediata riconoscibilità). Innegabile però che l’eleganza di oggi possa dare spanne al vecchio design di FRITZ!Box. La scatola è completa di ogni cavo necessario (e non), con la solita apertura semplificata che AVM ha scelto da ormai diversi anni a questa parte, e che non finirò mai di lodare e apprezzare abbastanza.

Sotto al cofano

Un processore dual-core di ultima generazione per un routing ottimale di tutti i dati. FRITZ!Box 7590 permette di creare e propagare una rete senza fili a velocità Gigabit, sfruttando la tecnologia 4×4 MIMO multiutente, con punte di 1700 Mbit/s circa sulla frequenza a 5 GHz (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui). Si passa poi a ulteriori 800 Mbit/s che vanno ad aggiungersi sulla frequenza da 2,4 GHz. Otto (!) è il numero totale di antenne che permettono band steering, così da veicolare la trasmissione dei dati dei dispositivi connessi al FRITZ!Box permettendo loro di usare la migliore frequenza disponibile al momento (saltando dalla WiFi 2,4 GHz a quella a 5 GHz senza che tu debba fare alcunché).

Ancora una volta è possibile gestire la propria utenza telefonica (IP, ISDN, vecchia analogica) grazie all’utilizzo della tecnologia DECT per telefoni cordless e applicazioni Smart Home (se hai necessità di portare con te il tuo numero di telefono fisso). Come però ormai saprai (forse), ho scelto anni fa di non avere più un numero di telefonia fissa. In casa ci sono solo smartphone che ricevono chiamate dalla cerchia di contatti personali e di lavoro, cercando di arginare quanto più possibile le chiamate a scopo puramente commerciale (che su fisso invece la fanno da padrone, mio padre ne sa qualcosa!). Impossibile quindi mettere alla prova anche questo lato di FRITZ!Box 7590 per poterne parlare.

Una laterale, una posteriore. Sono due le porte USB 3.0 che potranno tornarti utili per collegare memorie di massa (hard disk esterni auto-alimentati, per esempio) per un appoggio dati da mettere a disposizione dei dispositivi collegati alla tua rete, sfruttando velocità di lettura e scrittura decisamente superiori rispetto al passato, a quei modelli FRITZ!Box di generazione precedente. Alle stesse porte USB puoi decidere di collegare anche dongle per l’accesso a Internet tramite scheda SIM (così da sfruttare le reti LTE come backup della tua connessione ADSL / fibra in caso di down) oppure stampanti, se ne hai ancora una in casa. Per aiutarti nella configurazione di ciò che scegli di collegare, c’è il FRITZ!OS, che ti darà una mano con l’emulazione di un NAS (nel caso tu scegliessi memorie di massa), backup di rete (con i dongle LTE) o ancora print server.

A proposito di FRITZ!OS

Passare da FRITZ!Box 4040 a FRITZ!Box 7590 è stato fin troppo semplice. Arrivando entrambi dalla stessa casa madre e proponendo versioni abbastanza affini di FRITZ!OS, ho dovuto semplicemente mettere in moto il nuovo arrivato, saltare a piè pari la prima configurazione e poi andare a ripristinare il backup creato qualche minuto prima dal FRITZ!BOX 4040. Il 90% della configurazione passa tramite file di backup, il restante 10 ho dovuto mettercela io manualmente ma, davvero, si tratta di roba di poco conto.

FRITZ!OS 6.83 propone una moltitudine di impostazioni liberamente modificabili secondo le proprie esigenze, con una rapidità e una facilità d’accesso disarmante. Le evoluzioni di questo sistema nel corso del tempo hanno dato frutti molto buoni e oggi ci si ritrova davanti a un’interfaccia che permette davvero di configurare ciò che si desidera senza possibilità di margine d’errore (se non umano, dettato da una distrazione o dalla poca comprensione di cosa si sta realmente toccando). Mettere a cascata il FRITZ!Box 7590 con FASTGate di Fastweb è stato semplice, non ho volutamente attivato una DMZ (preferisco piuttosto rifare le configurazioni delle porte manualmente) e tutta la comunicazione avviene tra i due in maniera liscia, pulita, con solo alcuni servizi esposti sul web.

Velocità via cavo e WiFi sono quelle pressoché proposte dall’apparato fornito dal provider, dati che ho già pubblicato in occasione dell’uscita dell’articolo riguardante il FASTGate. Posso però dirti che la cosa più palese davanti agli occhi è la qualità della rete MIMO, la quale serve ogni dispositivo connesso al router dandogli il giusto gas rispetto alla richiesta che bussa alle porte di FRITZ!Box 7590, non è strano quindi vedere uno SpeedTest da 100 Mbit/s in download contemporaneamente a un altro, su un dispositivo differente ma pur sempre sotto lo stesso tetto, collegato alla rete a 2,4 o 5 GHz. La prova del fuoco è stata superata nel momento in cui il NAS muoveva dati costanti tra lui e il piccolo Media Center che c’è in casa, insieme a Ilaria che guardava un suo programma su Netflix e io che lavoravo qui sul mio MacBook mentre scaricavo un video FullHD, cercando di impensierire quanto più possibile il Gigabit tanto decantato da Fastweb.

Ulteriore curiosità che lo riguarda, proposta nel comunicato stampa che ricevetti ad agosto dello scorso anno e che ho voluto sperimentare appena arrivato (perché ricordo bene la luce che facevano i led di stato del 4040): FRITZ!Box 7590 è il primo prodotto di AVM che propone i LED (sulla parte anteriore, nda) regolati automaticamente in base all’illuminazione dell’ambiente che lo circonda (con possibilità di metterci mano proprio da FRITZ!OS, fino a oggi attore non protagonista da chiamare in causa nel caso in cui tu volessi completamente spegnere i led di stato, senza possibilità di ulteriore ritocco).

FRITZ!Box 7590 è ufficialmente disponibile in Italia dal 1 settembre dello scorso anno al prezzo di 289,00 euro (di listino), non è difficile però trovarlo già su Amazon a un prezzo inferiore (seppur di poco), e tu puoi approfittarne se credi sia la scelta giusta per casa tua (o per il tuo piccolo ufficio):

Ho avuto modo di mettere alla prova (contestualmente) il FRITZ!WLAN Repeater 1750E, ma questa è altra storia e altro articolo, porta pazienza, arriva anche lui :-)

Buon inizio settimana!

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM. Ho potuto tenerlo al termine dei test.
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La quantità di aziende legate a Xiaomi non si conta sulle dita delle due mani (no, neanche se ci aggiungi le dita dei piedi), e questa è ormai certezza in un mercato all’interno del quale il brand cinese ha raccolto molti consensi e affezionati clienti che ormai non hanno occhi che per loro. In barba alla frammentazione, avrai già capito che Amazfit non è un’azienda legata al colosso dello shopping online, bensì il nome di una linea prodotti di Huami, società connessa a Xiaomi e che viene finanziata come progetto staccato dalla casa madre, per la produzione di indossabili tecnologicamente avanzati ed eleganti da portare al polso (ma non solo), “ispirazioni” molto ben realizzate prendendo come esempi accessori parecchio conosciuti, che occupano generalmente altre fasce di prezzo.

Amazfit Arc, l'eleganza che manca al Mi Band 2 1

Incuriosito da questi nuovi giocattoli, ho deciso di dare un’occhiata al mercato Amazfit e di individuare un prodotto con il quale partire, con la consapevolezza di dover combattere la lunga attesa e il dazio doganale per una spedizione dall’estero (Huami non è ufficialmente presente in Europa, almeno per il momento). In realtà la cosa è andata molto più in discesa di come mi aspettassi, approfittando di un’offerta sui classici siti web che fanno importazione dalla Cina, offrendo prodotti già in Europa. Ho comprato un Amazfit Arc, possibile erede del Mi Band 2.

Amazfit Arc, l'eleganza che manca al Mi Band 2 2

Se mi conosci già da tempo, saprai che ho alcuni paletti ben precisi riguardo gli indossabili, come per esempio il fatto che io prediliga gli smartband agli smartwatch (per una questione di durata batteria e funzioni che mi sono strettamente necessarie), così come alcune antipatie legate al passato con Fitbit Charge HR. Da quando ho deciso di diventare cliente Xiaomi e passare al Mi Band 2, ho individuato una serie di pro (e contro) che hanno stabilito un nuovo modo di vedere e valutare questo tipo di oggetti. Diciamo che sono partito dal presupposto che questo Amazfit Arc dovesse vedersela con un oggetto tanto piccolo ed economico quanto fantastico nel rapporto qualità-prezzo (senza troppe rinunce).

Amazfit Arc è Mi Band 2

Sì perché non c’è da girarci poi molto attorno. È come se Xiaomi avesse chiesto a dei ragazzi universitari di prendere il proprio sensore e trasformarlo in qualcosa di più accattivante, elegante, bello da mostrare in giro, una di quelle cose che abbiamo già visto anche in Italia.

Arc è il sensore di Mi Band 2 con un cinturino non removibile (sigh!), con chiusura tradizionale anziché con clip, blocco del cinturino in eccesso tramite quell’odioso pezzo di gomma flat che riporta la mia memoria agli anni dello Swatch che indossavi alle scuole elementari (e che si impiglia nella maglia a maniche lunghe, inevitabilmente e sistematicamente) e ricarica della batteria a doppio pin magnetico, e quest’ultimo è un punto a favore, giusto per chiarire (stile MagSafe di Apple, lo trovo comodo e ben funzionante, anche se bisogna giocarci un attimo prima che Amazfit Arc si accorga dell’inserimento e faccia partire la carica).

Il problema ulteriore del cinturino è quello dovuto alla non corretta traspirazione della pelle, cosa che capita molto meno con il cinturino più stretto di Mi Band 2, medesima cosa che capitava invece con Fitbit Charge HR. E se la tua osservazione in merito è “puoi stringerlo di meno“, la risposta è “hai ragione, ma non uso stringerlo al massimo, fa comunque attrito naturale con la pelle, senza considerare che se lo dovessi lasciare più largo di così, non rileverebbe correttamente i battiti durante il sonno“. Aggiungi poi a questo dettaglio quello ulteriore riguardo la velocità nell’indossarlo e rimuoverlo (è un effetto palese in palestra, nel mio caso), valore nettamente peggiorato. Entrambi se la cavano invece bene nella solidità della chiusura, ma va da sé che Amazfit Arc vince a mani più basse considerando che non essendoci clip, dovresti spaccare la chiusura in todo per poterlo perdere da qualche parte.

Software

Ho pianto, ho pianto come un bambino che riceve l’imitazione di iPhone quando in realtà si aspettava l’originale di Apple. Dai, non sono scese vere lacrime sul mio viso, ma è comparsa una maschera di delusione difficile da nascondere. Amazfit Arc propone un software dello smartband che è nettamente indietro rispetto all’ufficiale rilasciato da Xiaomi per il suo Mi Band 2.

È frustrante, maledettamente deludente, perché non ha senso alcuno considerando l’hardware di partenza. Amazfit Arc propone le stesse voci (a monitor) di Mi Band 2, con già quella piccola aggiunta del giorno (testuale) / mese / giorno (numero) corrente (un dettaglio che è arrivato solo in seguito anche su Mi Band 2, lo ricordo bene), ma senza per esempio le icone di applicazioni molto utilizzate (come Telegram, tanto per dirne una), riducendosi così a mostrare sul suo piccolo display l’oscena icona “App” generica in ingresso di una nuova notifica da smartphone.

Amazfit Arc è quello che, volendo continuare a girare il coltello nella piaga, non permette alle sveglie del mattino di vibrare nuovamente se entro 10 minuti dal primo snooze non ci è ancora alzati dal letto, costringendoti quindi a mettere in piedi scene al limite della stupidera degna di Inside Out (hai presente quando metti una sveglia alle 7:00, una alle 7:05, l’altra alle 7:10 e così via fino alle 7:40? Ecco, quello.). Eppure si tratta di un’opzione abbastanza banale considerando che il posizionamento di Amazfit Arc sul polso dovrebbe fargli capire bene cosa sto facendo (come succede già per Mi Band 2, appunto).

Sento poi la mancanza di tutte le modifiche eseguite su Mi Band 2 tramite i Tools di Zdenek Horak, ma questo ovviamente esula dal prodotto Amazfit (che tra l’altro esistono in versione appositamente realizzata, che non ho acquistato per i test, nda) e da quello ufficiale Xiaomi.

Applicazione

Separata, scaricabile gratuitamente da Play Store e iTunes Store:

Amazfit - Activity Tracker
Amazfit - Activity Tracker
Developer: Huami
Price: Free
Amazfit - Activity & Sleep Tracker
Amazfit - Activity & Sleep Tracker
Developer: Huami
Price: Free

All’apparenza più scarna, fissa in realtà l’attenzione sull’attività, ed è più bella (parere personale) nel suo look&feel, seppure vada a separare in maniera secondo me banale l’account e la configurazione dei dispositivi.

È disponibile solo in lingua inglese (non raccoglierà quindi consensi da chi ci tiene alla presenza di una localizzazione italiana) e consente di mettere mano a tutte le opzioni del dispositivo (ma va?), permettendo poi la più classica delle navigazioni indietro nel tempo per andare a visualizzare i progressi fatti nel corso delle settimane. Nota a margine dedicata a chi usa però Mi Band abitualmente: l’applicazione di Amazfit non si integra con nessun servizio di terza parte, altra pecca considerando che Mi Band 2 mi permette di replicare i dati su Google Fit.

C’è dell’altro?

Sì. Non contento di quanto mancante all’appello, potrei dirti anche che la batteria diventa uno dei punti deboli di Amazfit Arc, e questo non è certo un dettaglio trascurabile.

Amazfit Arc, l'eleganza che manca al Mi Band 2 15

Le notifiche sono poche, le misurazioni dei battiti pure (vengono eseguite di tanto in tanto e poi durante la notte tramite la funzione integrata di Sleep Assist, esattamente come faccio con Mi Band 2), gli aggiornamenti dei passi e delle calorie bruciate avvengono solo ad applicazione aperta, manca all’appello un GPS (che c’è nei modelli superiori). Eppure eccola lì, inesorabile, la discesa verso lo 0% puoi vederla tu stesso in uno degli screenshot poco sopra. 60% di batteria residua e 3 giorni dall’ultima ricarica completa. Un calo di più del 10% ogni 24h, non è affatto una buona media considerando i 20 e più giorni che può raggiungere Mi Band 2 (che passano a circa 12 con l’utilizzo di firmware custom e i Tools di Zdenek Horak sempre attivi, ma tant’è).

Parlando di visibilità, mi tocca invece sottolineare che il tallone d’Achille di Mi Band 2 viene qui riproposto e anche amplificato, poiché il vetro a protezione del monitor di Amazfit Arc è più spesso, uscendo sconfitto dai raggi solari diretti (cosa che comunque accade anche con Mi Band 2, ribadisco) e impedendo la lettura dei dati.

Il tutto a un prezzo che, stando ai listini ufficiali, si attesta sui 70$ (al cambio di oggi sono circa 56€), contro i 30€ (neanche) di Mi Band 2 (con consegna Prime). C’è però da dire che tramite GearBest si trova già a 45€ circa (ma c’è l’attesa dovuta al passaggio lungo, senza dogana). Certo Amazfit Arc è molto più elegante di Mi Band 2 (nonostante su quest’ultimo tu possa cambiare cinturino e prendere qualcosa di più accattivante per indorare un po’ la pillola) ma la differenza di prezzo e di ciò che mette a disposizione costituisce un divario davvero incolmabile.

A questo punto, probabilmente metterei da parte qualche soldino in più e punterei alla fascia più alta (il Bip potrebbe essere davvero il best buy del loro parco prodotti, ma dovrei provarlo per poterlo dire).

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato per pura curiosità di tasca mia, sono riuscito a usufruire di una buona offerta pagandolo meno del prezzo di listino (e per lo più si trovava già in Italia).
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