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No, non è un nuovo servizio inventato da Mozilla, è semplicemente un’ulteriore freccia all’arco di quell’azienda che sta progressivamente (sempre più) muovendosi in una direzione ben precisa, più dedicata alla libertà, educazione e sicurezza della navigazione, lasciando un po’ da parte quello che era il core business fatto di corsa alle statistiche di utilizzo del proprio browser e ulteriori applicativi disponibili nel bouquet. Oggi si parla quindi di Firefox Monitor, strumento che può tornarti utile per sapere se i tuoi dati e –ancora peggio– le tue credenziali sono finite in mani sbagliate, per cercare di correre ai ripari nel più breve tempo possibile.

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali

Firefox Monitor

Tutto parte da HIBP

Si chiama “have i been pwned?” (HIBP, per l’appunto), ed è il sito web che ha dato inizio a tutto, pensato, voluto, sviluppato e mantenuto da Troy Hunt, il quale permette un’operazione molto complicata se non si conosce dove mettere le mani: partendo da un indirizzo di posta elettronica (dato fondamentale per la registrazione a qualsivoglia servizio nel 99% dei casi), il sito è in grado di interrogare un database contenente una mole di dati enorme, generalmente sottratti ad aziende che non li hanno protetti a dovere, esposti in seguito sul web, messi a disposizione di un mercato nero che con questo tipo di materiale ci va a nozze (materiale che può servire diversi scopi, così come diversi sono i modi di venderlo e reperirlo anche in un secondo momento, quando le acque si calmano), facendoci sapere se siamo vittime impotenti e spesso inconsapevoli di quegli attacchi.

A spiegare il perché e il come di HIBP è proprio Troy Hunt nella pagina About del sito web ufficiale: haveibeenpwned.com/About. Io ho interrogato diversi indirizzi di posta elettronica appartenenti al sottoscritto, l’ho fatto ormai qualche anno fa, e ho approfittato della possibilità di iscriversi al servizio di alert per ricevere successive comunicazioni in caso di nuovi attacchi contenenti i miei dati personali. In quei dati possono esserci riferimenti alla persona e alla sua posizione (indirizzo di residenza, ufficio, ecc.) ma non solo (password, IBAN, potenzialmente anche riferimenti alle carte di pagamento, seppur privi di date di scadenza e CVV2). Nel tempo si sono susseguiti miglioramenti della piattaforma e ricerca anche per dominio colpito, ma il cuore pulsante è e rimane il servizio basato sull’interrogazione dell’indirizzo di posta elettronica e alert impostabile per futuri attacchi.

Cos’è quindi Firefox Monitor?

Firefox Monitor è un po’ la personalizzazione di un servizio che forse non tutti conoscono, ma che continua a svolgere il suo prezioso lavoro ogni giorno. In collaborazione con HIBP, un apposito nuovo sito web (monitor.firefox.com, manco a volerlo rendere troppo complicato) si occuperà di lanciare l’interrogazione e mostrare i risultati a video (oltre che notificarli a mezzo posta elettronica, se lo vorrai), tutto minuziosamente spiegato nell’articolo pubblicato lo scorso 25 settembre sul blog della società:

Introducing Firefox Monitor, Helping People Take Control After a Data Breach

Io ho ovviamente fatto qualche test con alcuni dei miei account, ottenendo i medesimi risultati che conoscevo già (in seguito ai quali ho chiaramente cambiato password dove e quando necessario):

Anche in questo caso potrai iscriverti per futuri aggiornamenti automatici (Firefox Monitor Protection), che ti verranno consegnati a mezzo posta elettronica dai server di Mozilla, rendendo il tutto un po’ più ufficiale e forse fidato rispetto al progetto autonomo di Troy (che comunque, continuo a ribadire, è il primo ed è in fin dei conti quello che ci mette le ricerche, le API e tutto ciò che serve per analizzare i dati recuperati dopo gli attacchi e individuare al loro interno il tuo account di posta elettronica). Ciò che tu dovrai fare in seguito alla consultazione dei risultati è seguire quanto suggerito dal sito web e, per non saper né leggere né scrivere, andare a cambiare la password degli account colpiti. Mozilla usa il nuovo sito web per riepilogare le mosse da intraprendere, tutte abbastanza comprensibili nonostante non siano ancora localizzate in italiano:

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali 3

Ciò che posso consigliarti è dare un’occhiata al mio vecchio –seppur ancora valido– articolo dedicato alla scelta di una password robusta e sempre diversa per ogni tuo servizio, pubblicato in occasione dell’ultimo attacco a Twitter e a molti dei suoi account:

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia la password di Twitter

Al solito, per qualsiasi dubbio o informazione riguardante l’argomento discusso in questo articolo, l’area commenti è a tua totale disposizione, così come il forum di Mozilla Italia dove –se ti va– possiamo approfondire l’argomento relativo a Firefox Monitor.

Buon proseguimento :-)

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macOS Mojave è stato ormai rilasciato pubblicamente il 24 settembre scorso, le installazioni sui vari Mac compatibili proseguono –immagino– progressivamente, probabilmente qualche utilizzatore (come me, vecchia scuola) di Caffeine se ne sarà già accorto: la preziosa utilità tenuta a portata di Spotlight per tanti anni ha smesso definitivamente di funzionare. Un addio al quale in realtà mi ero già preparato qualche tempo fa (te lo ricordi questo articolo?), ma al quale non ho mai davvero fatto l’abitudine, continuando a utilizzare per praticità il software di Lighthead.

E adesso che si fa?

Addio Caffeine, benvenuto KeepingYouAwake!

Si utilizza il comando da Terminale o si sostituisce Caffeine con un’applicazione che offre le stesse caratteristiche? La scelta è tua, io ti elenco le possibilità.

Caffeinate

Lo ripropongo ancora una volta. Il comando da Terminale è ormai disponibile da diverse versioni del Sistema Operativo di casa Apple, è semplice da ricordare e, nel caso in cui non ti venissero in mente i parametri da passargli, puoi sempre usare il manuale da riga di comando:

OS X: bisogno di Caffeina?

KeepingYouAwake

Nato come progetto pubblico su GitHub, raccoglie un po’ l’eredità del Sacro Graal e la plasma secondo canoni più odierni, al passo con i tempi e con le necessità di praticità che noi tutti abbiamo. Se per la prima questione legata alla contemporaneità ti basta buttare nel calderone una buona icona che non sfiguri in mezzo alle altre che generalmente vedi nella barra Menu alta del Sistema Operativo, per la seconda ti tocca di donare all’applicazione un pannello Impostazioni degno di questo nome, che possa magari introdurre qualche novità.

Addio Caffeine, benvenuto KeepingYouAwake! 9

È ciò che KeepingYouAwake in realtà fa, perché oltre al classico singolo clic che ti permette di abilitare o disabilitare il caffeinate (alla base del funzionamento del programma), le sue Impostazioni (che puoi richiamare con il tasto destro sull’icona del programma quando questo è in esecuzione) ti permetteranno di regolarne il funzionamento secondo comportamenti a te più consoni, in base alle tue esigenze. Potrai scegliere di avviarlo insieme al Sistema Operativo, di farlo entrare in funzione appena lo si lancia, configurarne tempi di funzionamento predefiniti, farlo disattivare se la tua batteria sta per lasciarti appiedato.

KeepingYouAwake svolge perfettamente il mestiere per il quale è stato “ideato“, ti evita di dover imparare la sintassi da utilizzare da Terminale e aggiunge quella componente di comodità in più che per molti utenti può diventare irrinunciabile, è certamente uno strumento da tenere a portata di mano e installare sul proprio macOS anche a costo di doverlo utilizzare una sola volta. Questa è certamente la mia scelta tra le proposte elencate in articolo.

Amphetamine

Alternativa al sopra citato KeepingYouAwake, Amphetamine svolge lo stesso identico lavoro di base, proviene da Mac App Store (puoi scaricarlo gratuitamente utilizzando il badge qui di seguito) e include diversi altri accorgimenti che possono attivarne o disattivarne l’effetto in base a determinate condizioni.

Amphetamine
Amphetamine
Price: Free

Dietro un motore così carino e coccoloso, Amphetamine nasconde una serie di optional mica tanto da ridere. Questi possono costituire il bivio al quale sarai costretto a prendere una decisione, scegliendo di percorrere una o l’altra strada. Il software sviluppato da William Gustafson permette infatti di intervenire su una moltitudine di condizioni per le quali mettere il tuo Mac in condizioni di poter andare in sleep o meno, chiamando in causa azioni come il download di un file tramite una specifica applicazione o la connessione a una particolare WiFi (esempio -quest’ultimo- che ti mostro qui di seguito, chiedendo al mio MacBook di non spegnersi se collegato alla WiFi di casa):

La personalizzazione non finisce certo qui. Puoi chiamare in causa diverse altre condizioni, o anche attivare il Drive Alive, per tenere sempre viva e in allerta un’unità disco (poco importa se si tratta di una interna al tuo Mac o esterna, collegata magari via USB). Forse inutile aggiungere che –così come per KeepingYouAwake– anche Amphetamine permette di tenere d’occhio i consumi di batteria quando non si è attaccati alla corrente, consentendo di disattivare il caffeinate sotto una certa soglia e riattivarlo non appena possibile.

A queste funzioni si aggiungono quelle relative alle scorciatoie da tastiera per richiamare le azioni principali del programma, l’aspetto visivo (con possibilità di modificare l’icona usata da Amphetamine e tornare alla più conosciuta tazza di caffè) comprensivo di notifiche video e audio, l’uso dei profili rapidi da icona (in una configurazione standard il clic con il tasto sinistro richiamerà il menu completo, mentre quello da tasto destro permetterà di attivare o disattivare rapidamente il caffeinate).

Lo avrai capito: Amphetamine lo è di nome e di fatto, perché qui si va molto più in là rispetto al semplice tenere attivo e sveglio il proprio Mac. Si condisce questa banale ma fondamentale funzione di sistema con una serie di condizioni che possono permetterne o meno l’attivazione, una quantità non indifferente di variabili completamente pilotabili. Puoi adattare l’uso del programma alle tue esigenze, questo non è affatto un dettaglio da trascurare, ma tutto dipende dall’uso che vuoi fare di questo comando.

Oltre Amphetamine e KeepingYouAwake troverai svariate alternative disponibili, magari gratuite e con tanto di codici sorgenti pubblicati su GitHub, o pronte da scaricare su App Store. Io ho preso quelle forse più conosciute o che più mi sono piaciute, sperando di aver fatto cosa gradita ad altri utilizzatori orfani come me. Se hai ulteriori suggerimenti ti prego di lasciare il tuo commento in coda all’articolo, aiuterai il sottoscritto e probabilmente tanti altri lettori.

A te la scelta quindi, con cosa intendi sostituire il caro vecchio Caffeine? :-)

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Che si tratti di testo e non, talvolta ti può capitare di dover o voler mettere in evidenza un particolare all’interno di un’immagine che stai caricando sul blog, o magari inserendo all’interno di un documento che intendi condividere con qualcuno a cui spiegare una determinata cosa. Per fare ciò utilizzando GIMP, c’è un metodo abbastanza rapido che richiede solo qualche passaggio e un nuovo livello da applicare all’immagine che stai lavorando. Ti spiego rapidamente come fare.

macOS: Gimp 2.10 (non ufficiale)

Le immagini e il video che vedrai fanno riferimento a McGimp su macOS (che ho usato durante la stesura dell’articolo e la registrazione del monitor), ma nulla cambia rispetto alla versione ufficiale che utilizzi abitualmente sulla tua macchina Windows.

Evidenziare un particolare

Do per scontato che tu abbia già scelto il colore che utilizzerai per evidenziare il particolare che ti interessa sull’immagine in lavorazione (in caso contrario fai clic sul colore primario nella colonna di sinistra, e modifica la tua scelta puntando il colore con il mouse o inserendo manualmente il codice HEX che desideri), io ho scelto molto banalmente un giallo pieno, non in stile evidenziatore (#ffff00).

Fatto ciò, utilizza lo strumento di selezione dell’area e raccogli al suo interno ciò che vuoi mettere in evidenza. Fai ora clic con il tasto destro su quest’area e applica un nuovo livello all’immagine, quindi trascina il colore primario al suo interno; questa operazione applicherà un colore all’area che coprirà anche il testo posto sotto. Ora, assicurandoti che il livello sia ancora selezionato, fai clic sul menu Modalità (nella colonna di destra, in alto) e scegli la voce Moltiplica. Questo ti permetterà di riportare nuovamente in primo piano il testo che avevi precedentemente coperto, lasciando però che quell’area rimanga evidenziata, che poi è esattamente (spero) ciò che volevi ottenere come risultato.

Per rendere la spiegazione più semplice, ho catturato il mio monitor durante l’operazione di preparazione di un’immagine che mi serviva inserire all’interno di un articolo del blog (quello dedicato al Mi Band 3, che ti consiglio di leggere se non lo hai ancora fatto!), realizzando così un video che ho caricato sul mio canale YouTube, te lo mostro qui di seguito:

L’operazione è davvero molto semplice e veloce, inutile dire che allo stesso nuovo livello immagine potrai aggiungere ulteriori aree da mettere in evidenza (non serve assolutamente creare più livelli) all’interno della stessa immagine in lavorazione. In caso di dubbi puoi sempre usare l’area commenti qui di seguito, io ringrazio a mia volta chi il metodo l’ha spiegato pubblicamente (in lingua originale, inglese), dal quale ho tratto la versione localizzata sul mio blog.


fonte: gimplearn.net/viewtopic.php/Highlighting-an-image-text-in-GIMP?t=49

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Scoperto per puro caso mentre ero alla ricerca di un buon metodo per individuare e rimuovere più facilmente doppioni fotografici finalmente messi a posto dopo anni di archiviazione su Dropbox alla “meno peggio“, Gemini è un programma tanto semplice quanto fondamentale per questo tipo di attività. Interfaccia assolutamente intuitiva, rapidità, buona analisi e pressoché zero falsi positivi. Macina –senza fare troppi complimenti– una mole di dati potenzialmente enorme (gli ho dato in pasto foto di amici e famiglia per un totale di circa 175 GB) e restituisce ciò che c’è da fare, senza prendere iniziative a meno che non sia tu a ordinarglielo.

Gemini 2 è evidentemente l’evoluzione di un primo già riuscito progetto, ed è oggi disponibile per macOS 10.10 o superiore, in versione gratuita che permette un numero limitato di operazioni e pulizie, completo se sbloccato da store ufficiale o direttamente da App Store su macOS, io ho optato per la licenza singola che viene poco meno di 20€, costa il 50% in meno se possiedi la prima versione del programma. Se non sei sicuro in merito all’acquisto, sappi che sullo store viene riportata la garanzia del soddisfatti o rimborsati entro 30 giorni (ed è stata quella a convincermi ad acquistare la licenza per capire se ne poteva davvero valere la pena).

Gemini 2: The Duplicate Finder
Gemini 2: The Duplicate Finder

Il programma è disponibile anche in italiano e no, se te lo stai chiedendo, non ricevo alcun compenso per questo mio articolo. Ho scaricato e sbloccato Gemini 2 ormai un paio di mesi fa o forse più, sono rimasto soddisfatto dell’acquisto e l’ho utilizzato per un paio di occasioni in cui è stato alleato prezioso, mi limito quindi a consigliarlo a chi dovesse trovarsi nella stessa condizione / esigenza :-)

Buon lavoro!

P.S. Nota a margine: mi accorgo solo durante la stesura finale del pezzo che Gemini 2 fa parte della famiglia software di MacPaw, la stessa alla base di The Unarchiver del quale ti ho parlato qualche giorno fa, poco c’entra, ma a questo punto penso darò un’occhiata anche ad altro loro software.

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Sono una persona abbastanza abitudinaria per alcuni aspetti, uno tra questi riguarda l’affezionarmi al software che funziona bene nel corso degli anni, perché cambiare qualcosa che sta lavorando esattamente come tu desideri? Il ragionamento vale in linea di massima anche per quelle utility che mi porto avanti su Mac da quando ne ho memoria, Keka faceva parte di quel gruppo. Dico faceva dopo aver provato qualche attimo di panico dovuto alla mancata apertura corretta dei file RAR, costringendomi a dare un’occhiata fuori dalla finestra alla scoperta del motivo e della possibile alternativa da utilizzare.

Dopo aver risolto il problema con Keka, che aveva deciso di non aggiornarsi in autonomia e per il quale è bastato passare al nuovo pacchetto 1.1.3, ho comunque dato un’occhiata al mercato, imbattendomi in The Unarchiver, tool gratuito al pari di Keka, estremamente minimale, comodo, rapido, utilizzabile come sempre con un clic destro (Apri con) del mouse. L’ho scaricato, gli ho dato un’occhiata e ho deciso di mantenerlo installato, affiancandolo a quello che da sempre è il mio tool per compattare / scompattare archivi su Mac, e che continuerà a mantenere quel posto –spero– per molto altro tempo ancora.

The Unarchiver per macOS

Tu che strumento utilizzi per lavorare con gli archivi compressi? Suggerimenti che esulino da queste due alternative? Considera che io sono solito utilizzare con 7-Zip su sistemi Windows, ed è per questo motivo che ho adottato Keka dalla notte dei tempi su Mac :-)

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