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Cosa c’è di più antico, bramato e difeso a spada tratta del controllo? Il dominio, la conoscenza, la possibilità di sapere ogni cosa, controllare gli eventi, le persone, il destino. Avanzano gli anni ma la storia è un continuo racconto dell’inevitabile egoismo umano, delle lotte di classe, dei sotterfugi per arrivare a ottenere ciò che si desidera, senza fare la conta di ciò che ci si lascia dietro, quello poco importa. Assassin’s Creed Odyssey è il nuovo capitolo della storia Ubisoft, quello che racconta della storia di Sparta, Atene, dei suoi filosofi, dei suoi combattenti, dei suoi segreti più profondi. Un mondo davvero enorme che sfrutta le meccaniche di gioco rinnovate con il precedente titolo della saga, che mette alla prova il giocatore su più livelli ma che in alcuni casi finisce per essere ripetitivo, snoccioliamo insieme tutto quello che c’è da sapere.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 2

Assassin’s Creed Odyssey

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene

Assassin’s Creed Odyssey è immenso. Questo è il dato di fatto con il quale voglio partire a scrivere di un gioco che sconfina rispetto a qualsiasi suo predecessore, che permette di battagliare sulla terra ferma e in mare, campi di scontro molto lontani e diversi tra di loro, mancherebbe giusto qualche scontro tra i cieli, ma di certo questo non avrebbe poi nulla a che fare con la splendida ambientazione e periodo storico scelti. Ci troviamo nel 480 a.C., tutto parte con la battaglia di Leonida che –come i libri ci raccontano– morì per difendere la sua Terra, l’appartenenza a quel popolo spartano fiero che, in un ultimo disperato tentativo, provò a respingere la potenza persiana, un inizio di gioco che ci permette di prendere immediatamente confidenza con i comandi e che ci fa un po’ impettire per cercare di difendere quello che sappiamo già essere stato conquistato, almeno fino a quando questo termina e ci sposta in avanti di 50 anni, al 431 a.C., in una Grecia nuovamente involontaria protagonista di una faida interna che –incontrollata– diventa guerra tra Sparta e Atene.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 3

È in questo momento che conoscerai i protagonisti della storia, i quali non vivono esclusivamente bei momenti con la propria famiglia da ricordare in futuro (provo a non spoilerare, promesso), bensì approdano in una terra un po’ più lontana che li adotterà e formerà per diventare ciò che la storia e il loro destino vogliono. Parlo al plurale perché i protagonisti di Assassin’s Creed Odyssey in realtà sono due, e sarai tu a scegliere chi dei due portare avanti con il tuo controller, forgiandone il condottiero che tu vuoi che venga fuori, a mostrare muscoli, astuzia e capacità di sopravvivenza. Alexios e Kassandra sono due fratelli, non importa chi dei due sceglierai, vedrai entrambi nel corso della storia a ruoli invertiti rispetto alla tua selezione iniziale.

Cefalonia

La tua storia comincia realmente da qui, il tuo rapporto con il passato è burrascoso e lo sarà sempre più con l’avanzare della storia principale del gioco. A Cefalonia Marco, tuo patrigno adottivo, ti darà un tetto sotto il quale dormire e crescere, per diventare ciò che sei oggi, non certo evitando di cacciarti nei guai che lui procura, avendo a che fare con persone davvero poco raccomandabili e situazioni incresciose e rischiose dalle quale dovrai portare fuori la pelle e anche quei bottini che lo stesso Marco ti chiederà (e dei quali terrai una parte, ovvio, sei pur sempre un mercenario, un Misthios) e che tu potrai usare per migliorare l’attrezzatura a tua disposizione, per creare nuovi oggetti.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 4

Considera Cefalonia come un paese in grado di mettere alla prova la tua preparazione e il tuo modo di muoverti sul campo di battaglia, è qui che affronterai certamente le tue prime difficoltà e potrai permettere al tuo personaggio (nel mio caso Alexios) di ottenere nuove armi e capacità, di portare più in alto l’asticella della sua resistenza fisica, delle sue capacità di guerriero a petto fiero e assassino silenzioso, serviranno entrambe le “specialità” in base alle missioni affrontate. Fai in fretta però, perché il tempo è poco clemente, la storia deve andare avanti e conoscerai presto Elpenore, personaggio alquanto discutibile che –presto capirai– trae vantaggio da questo caos incontrollato. È a causa sua se alcuni spettri del passato torneranno a farsi prepotenti tra i tuoi ricordi e il tuo presente. A te toccherà cercare di mettere ordine, capire cosa sta accadendo, arrivando a qualche centimetro di distanza dal tuo vecchio “biologico” e a quella notizia che non ti aspetteresti: tua madre è viva, si trova in una posizione non meglio specificata all’interno delle isole greche, ed è –come non bastasse– in pericolo, perché una setta è sulle sue tracce, il Culto di Kosmos, gruppo che intende dominare di nascosto il mondo ellenico, tenendo in costante movimento pedine assai importanti.

Da ora in poi tutto ciò che farai, dirai e sceglierai di seguire contribuirà all’arrivo verso uno dei nove finali di gioco disponibili. Sì, hai letto bene, ci sono nove possibili modi di veder concludersi la storia di Assassin’s Creed Odyssey, tu arriverai solo a uno di questi (certo, potresti sempre decidere di giocare una nuova partita e prendere scelte differenti! ;-)). Questo tipo di modifica dinamica non tocca esclusivamente al finale, bensì a qualsiasi altro passaggio della nostra sessione di gioco: sei tu a decidere se risparmiare, uccidere o farti amici dei nemici; ognuna di queste scelte ha una conseguenza che può modificare le sorti della tua missione, che può portarti vantaggio in futuro o maggiore complessità nell’avanzamento della storia. Magari spesso si tratta di piccole modifiche di gioco, ma alcune volte possono aggiungere quel pepe sulla coda che probabilmente ti saresti evitato ben volentieri.

Istinto da esploratore

È quello che dovrà contraddistinguerti dal resto della massa. Durante la fase di setup di Assassin’s Creed Odyssey non ti limiterai a scegliere il tuo personaggio principale (impostazione che non potrai modificare in seguito), bensì la modalità di gioco a cui prenderai parte, l’assistenza. Sei abituato (un po’ come me) a giocare un Assassin’s Creed abbastanza lineare, certo da esplorare, ma con una linea temporale da poter seguire e degli indizi sulla mappa ben visibili. E se tutto questo sparisse e lasciasse spazio solo alle tue capacità di esploratore? Missioni secondarie ti permetteranno di perderti tra le terre greche e raggiungere obiettivi che vengono assegnati da personaggi che incontrerai durante la tua avventura, i quali ti indicheranno in maniera non troppo dettagliata che strada prendere, nulla più. Tocca a te porre massima attenzione a ciò che ti circonda, osservare qualsiasi dettaglio, soffermarti anche più del dovuto.

Durante il mio walkthrough (che poi tanto dettagliato non è, perché include anche errori e quel mio girovagare per scoprire un po’ il titolo nelle sue prime ore) ho preferito tenere Assassin’s Creed Odyssey a livello facile e senza la modalità di esplorazione senza indizi, per evitare di perdere troppo tempo e permetterti di guardare meglio con che tipo di titolo hai a che fare:

Ti capiterà abbastanza spesso di spostarti da un punto all’altro della mappa, incontrando indizi e persone con cui parlare che ti aiuteranno a chiudere anche missioni secondarie precedentemente accettate ma non immediatamente gestite, ma occhio ai tempi massimi di risoluzione a tua disposizione, talvolta fallirai senza volerlo, solo perché sei andato troppo oltre e non hai rispettato le condizioni di un contratto da te accettato.

E se ciò che si muove sulla terraferma non ti basta, ecco che Assassin’s Creed Odyssey torna prepotentemente a proporre epiche e violente battaglie anche in mare aperto, passaggio che certo non potrai perderti perché obbligato per potersi spostare più agilmente in terre diversamente inaccessibili a cavallo (in alcuni casi così non è, ma ci si impiega davvero una vita e si possono anche incontrare nemici di livello molto più alto, pronti a inseguirti per mettere fine alla parola “vita“, la tua). Dovrai equipaggiare quindi al meglio la tua imbarcazione, renderla sempre più resistente, assoldare ufficiali che potranno guardarti le spalle, aiutarti durante gli arrembaggi (che consiglio rispetto allo speronamento semplice, per portare a casa maggiori ricompense), resistere ad attacchi nemici molto prepotenti e in alcuni casi così incessanti da metterti in ginocchio e farti correre –doverosamente– ai ripari, per evitare di soccombere.

Una differenziazione nel combattimento

Lo avrai ormai capito: Assassin’s Creed Odyssey non è solo una mappa davvero molto estesa (ma parecchio, credimi), è anche combattimento, istinto, fiuto per gli indizi, scelte, situazioni e bivi ai quali prendere una posizione o scegliere di percorrere una via che non sai poi tanto bene dove ti porterà. Una delle particolarità aggiunta è proprio una molteplicità di situazioni all’interno delle quali ti ritroverai (per scelta tua o di altri), come le le Battaglie di Conquista, i mercenari messi sulle tue tracce (per terminarti, manco a dirlo) e la vera e propria Guerra al Culto.

La prima è forse quella più facilmente intuibile rispetto alle altre due che hai già in qualche maniera visto in passato o che ti aspetti di vedere in Assassin’s Creed Odyssey dopo aver letto la parte introduttiva di questo mio articolo. Ti ritrovi catapultato nella Guerra del Peloponneso, i territori appartengono agli ateniesi e agli spartani, sta a te mettere maggiore peso sul piatto della bilancia di uno o dell’altro schieramento, e potrai farlo proprio durante le Battaglie di Conquista, situazioni nelle quali verrà indebolito il dominio di uno o dell’altro esercito (sarai tu a farlo, attraverso le tue missioni o semplicemente perché ne hai voglia e capacità), con possibilità di scagliarsi quindi contro ciò che rimane e cercare di conquistare quella regione (o difenderla dall’imminente attacco, a te la scelta). Durante questa battaglia (che vivrai immediatamente da protagonista, la scena verrà tagliata e tu verrai portato immantinente nell’area dello scontro) avrai a che fare con decine di soldati (di ambo le fazioni) e tu dovrai sconfiggerne quanti più possibile nel minor tempo, attaccando anche i capitani e i mercenari più forti e meglio addestrati, portando così a casa la vittoria, i crediti (l’esperienza) e le attrezzature migliori. L’esito è tutt’altro che scontato, credimi, non dipenderà tutto da te (l’altra fazione attaccherà i tuoi alleati, non hai molto tempo a tua disposizione), cerca di muoverti bene e subito.

I mercenari, come già anticipato, sono personaggi controllati dalla IA, ben addestrati e pronti a raccogliere la taglia che qualcuno ha deciso di mettere sulla tua testa a causa del tuo comportamento. Portare a termine missioni, dare fastidio ai civili e ai soldati, distruggere scorte o rubare concorrerà a non farti passare inosservato come vorresti. Per questo motivo dovrai difenderti da questo tipo di imprevisto (non tanto imprevisto, a dirla tutta) che potrebbe comparire nel momento peggiore (durante una missione per esempio), rendendo più difficile la tua sopravvivenza e attaccandoti mentre lo stanno già facendo altri nemici, il tutto andandosi a sommare con una rabbia e caparbietà data dal livello del tuo oppositore (mercenario come te), dai suoi punti di forza e dal fatto che è in grado di raggiungerti molto rapidamente, insistendo molto nelle ricerche anche quando tendi a rimanere nell’ombra.

Hai qualche metodo pratico per far valere le tue ragioni con queste figure (che verranno -una volta viste in fase di gioco- mostrate sulla mappa e nel menu dei mercenari, dove potrai dare un’occhiata alla classifica e alle loro qualità): ucciderle in combattimento (e talvolta non vengono da sole, ma sono accompagnate dai loro fedeli a quattro zampe), uccidere chi ha messo la taglia sulla tua testa (questo viene indicato sulla mappa, e non è pressoché mai un obiettivo facilmente raggiungibile) o pagare, rimettendoci di tasca tua è vero, ma in alcuni casi può aiutare a non perdere tempo e andare avanti con quanto programmato.

Per concludere in bellezza, la Guerra di Culto è un po’ ciò che ho precedentemente anticipato, e riguarda il Culto di cui sei venuto a conoscenza, composto da elementi particolarmente importanti, pedine di livello medio-alto alle quali dovrai avvicinarti per ottenere informazioni, mettendo poi fine alle loro vite, scalando così una piramide affatto semplice con la quale confrontarsi. Un menu di gioco ti permetterà di tenere traccia di quanto già scoperto, identificare i successivi obiettivi, scoprirne di nuovi (tramite indizi o semplicemente avanzando con la storia principale di Assassin’s Creed Odyssey).

Scontrarsi con questi personaggi (ma in generale anche contro qualsiasi altro nemico presente sulla mappa) richiede che il tuo personaggio venga potenziato costantemente, nell’arsenale tanto quanto nelle sue capacità di cacciatore, guerriero e assassino; potrai farlo attraverso i bottini conquistati, da migliorare presso i fabbri che potranno incidere le armi e le difese rendendole migliori nelle caratteristiche, mentre grazie ai punti conquistati con l’avanzare dei tuoi livelli nel gioco potrai imparare nuove mosse e padroneggiarne sempre meglio di altre già precedentemente possedute, per diventare più forte e resistente. Se a tutto questo vai ad aggiungere il sistema di spostamento rapido tramite sincronizzazione (il tuo fedele compagno di viaggio da posizione privilegiata è Ikaros, il cavallo invece dipende dalla tua scelta!), non hai più scuse per non esplorare e fare tue la totalità delle terre greche riportate in vita da questo splendido titolo.

In conclusione

Un ricchissimo Open-World a totale disposizione fa di Assassin’s Creed Odyssey un titolo da non lasciarsi sfuggire, dalle tante sfaccettature che imparerai ad amare nel corso della tua personale avventura. Le ambientazioni sono affascinanti, i vari ambienti ben distinti tra di loro in quanto a realizzazione, ma amalgamati sapientemente per fondersi nella migliore maniera possibile. Il mare ti richiama, così come le spiagge e tutto ciò che le circonda, con le loro storie, i tesori affondati da scoprire e conquistare. Il sistema di combattimento è quello proposto in Origins, ci dovresti ormai essere abituato. Le missioni non mancano, la storia principale (e qualche inevitabile secondaria) ti richiederà circa 50 ore di gioco.

Dato però che non di soli giudizi positivi può vivere un titolo, Assassin’s Creed Odyssey non può fare certo eccezione, ed è in questo caso che è diventato fastidioso (dopo qualche ora di gioco) il dover affrontare diverse secondarie per portare il livello di Alexios più in alto rispetto a quello maturato durante la storia principale (che inevitabilmente diventerà poco affrontabile quando ci si scontra con nemici di maggiore esperienza e resistenza), così come altrettanto fastidioso può essere considerato quel guizzo mancante rispetto alle vere novità introdotte lo scorso anno con Origins, e tutto ciò nonostante si stia parlando di qualcosa di parecchio più ricco ed esplorabile. La storia di Alexios e Kassandra c’è, esiste, viene in qualche maniera vissuta, raccontata e scoperta progressivamente, ma è solo un dettaglio che non inficia ai fini della trama principale, del susseguirsi di corpi privi di vita che ci lasceremo alle spalle, di quelle Battaglie di Conquista che ho scoperto essere quasi del tutto inutili (il quasi l’ho usato perché servono pur sempre a guadagnare migliori armi e punti esperienza preziosi) e che lasciano un po’ il tempo che trovano.

Ciò detto, il giudizio è comunque positivo, incontrando un mio 4 su 5 e l’impossibilità a essere ignorato da un appassionato della serie.

Tu ci hai giocato? Cosa ne pensi? Sarei curioso di conoscere la tua opinione, l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

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Prodotto: fornito da Ubisoft.
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Estasiato credo possa essere il termine più adatto da cucire al petto di quella che è la serie automobilistica che regna sovrana nella mia personale classifica di gradimento, da anni ormai, in maniera grosso modo incontrastata. Playground Games e Microsoft tornano a far parlare di sé grazie all’arrivo di Forza Horizon 4, l’ultimo nato dalle sapienti mani dello studio di sviluppo britannico che dopo così tanti anni decide finalmente di farci approdare nella propria terra natia. Horizon 4 ci lascia sfrecciare sulle strade inglesi, attraversando sterrato, asfalto, laghi ghiacciati e chi più ne ha più ne metta, lasciandoci alle spalle il correre del tempo e il susseguirsi delle 4 stagioni che compongono il periodo freddo e caldo, con in mezzo le burrascose situazioni impreviste e la caduta delle foglie con quei colori spettacolari e accattivanti.

Forza Horizon 4 ti catapulta nelle 4 stagioni inglesi

Forza Horizon 4

Benvenuto in Gran Bretagna

Tutto comincia dalla novità principale del gioco: le Stagioni. Potrai (in realtà dovrai) metterti immediatamente alla guida di alcuni modelli di quattro ruote che incontrerai nel corso del festival, iniziando a prenderci la mano, cercando di capire e carpire tecniche di guida che cambiano in base alle condizioni climatiche e il tipo di strada. Sarai protagonista di cambi repentini tra primavera, estate, autunno e inverno, assaggerai il sapore della strada libera e dritta in grado di farti scaricare a terra tutti i cavalli che hai sotto quel cofano motore, ti ritroverai a derapare nel momento in cui la pioggia decide di rendersi inopportunamente ospite della prossima curva, darai tutto te stesso quando la neve cadrà e metterà a dura prova la tua capacità di controllo del mezzo, cercando di non colpire nulla di ciò che ti circonda, tutto ti può rallentare e tu non vuoi certo farlo, ma tranquillo, è solo una dimostrazione di cosa è capace di trasmettere Forza Horizon 4, il festival non è ancora cominciato e tu non hai certo scelto la tua prossima compagna di viaggio, lo farai tra un po’.

Forza Horizon 4 ti catapulta nelle 4 stagioni inglesi 2

Metti a posto il tuo look, scegli il tuo avatar, personalizzalo per renderlo quanto più somigliante al tuo vero io, o per lo meno a colui che vestirà i panni di pilota durante l’intero arco del festival, in ogni tappa, gara regolare o non (si fa riferimento alle corse clandestine che scoprirai quasi subito), sfida di mezzi di trasporto che difficilmente potrebbero essere realmente comparati all’automobile (anche se Top Gear prima, e Grand Tour dopo, ha insegnato per anni che questa cosa è possibile). Parti dal basso, profilo entry-level, dovrai farti notare, mettere in mostra le tue capacità e dimostrare che meriti un posto alla festa, guadagna notorietà e influenza, un concetto ormai adottato da molti giochi (vedi la stessa serie Forza o The Crew 2, anche se quest’ultimo calca un pelo troppo la mano), solo così potrai sbloccare nuove gare e round, ma soprattutto nuove sfide esibizione che ti permetteranno di mettere la parola fine a una stagione, per poterti mettere alla prova con quella successiva.

Insieme è più bello (?)

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Che non è né una domanda, né una affermazione. Forza Horizon 4 porta all’interno della serie Horizon quello che viene definito Mondo Condiviso, una simbiosi tra esperienza di gioco single-mode e multiplayer, andando a inserire all’interno di uno stesso mondo giocatori collegati nel tuo stesso momento al Live di Xbox, che stanno anch’essi giocando a Forza Horizon 4, esplorando magari le tu stesse strade, intraprendendo sfide o carovane che possono essere sfruttate per affrontare insieme il gioco. Nulla di tutto questo è però obbligatorio, una notizia che può rassicurare quelli che -come me- preferiscono guidare da soli, alla ricerca della prossima sfida senza una precisa meta, vagando anche un po’ per la sconfinata mappa messa a disposizione dagli sviluppatori che -aggiungo- hanno realizzato un fantastico lavoro riguardante l’interazione con gli oggetti all’interno della stessa. Potrai abbattere muretti e tronchi di piccolo taglio (quelli più grandi ti metteranno ancora una volta alle strette portando da 100 a 0 la tua velocità, in un solo bruttissimo colpo che però non danneggerà la vettura più dell’estetica esteriore).

Ogni giocatore collegato alla nostra sessione non interagisce direttamente con noi a meno che non lo vogliamo, accentando per esempio di partecipare a una gara organizzata sul momento (tutti con lo stesso mezzo, per non creare disparità), o lanciandogli un guanto di sfida da consumare su una parte di mappa decisa nello specifico momento dalla IA; sì insomma, meno Drivatar (che hanno sempre e comunque caratterizzato in maniera molto positiva il gioco) e più umani a giocare sul medesimo server, il tutto senza notare rallentamento alcuno, anche durante le gare lanciate sul momento, cosa che costituisce chiaramente punto a favore del team di sviluppo e di Microsoft che mantiene la struttura tecnologica su cui appoggia Forza Horizon 4.

Anche le gare comprese nella storia della mappa (quindi le tappe del Festival) possono essere giocate contro altri utenti reali, o magari in collaborazione con loro. La scelta ti viene proposta ogni volta che ne avvii una, puoi quindi combinare più modi di vivere Forza Horizon 4 secondo il tuo umore del momento.

Un’occhiata agli eventi Live

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Live che tornano a essere protagonisti della tua storia solo nel momento in cui, dopo qualche ora di gioco, andrai a chiudere il primo ciclo stagionale. Questo ti permetterà di far prendere vita al tuo mondo Horizon, un susseguirsi rinnovato delle stagioni, che ora saranno sincronizzate con gli altri giocatori della tua sessione, permettendoti di partecipare ai nuovi Forzathon e guadagnare crediti che potranno essere spesi in uno shop di nuova concezione, presso il quale potrai sbloccare nuove auto, accessori, potenziamenti. Ti accorgerai di tutto questo grazie al comparire di alcuni messaggi sul tuo schermo, potrai accettare di entrare a far parte di un evento e raggiungere il luogo stabilito entro un tempo limite, accodandoti poi a una serie di altri giocatori (fino a un massimo di 11) con i quali dovrai collaborare per ottenere il risultato sperato.

Ogni evento live è suddiviso in tre stage uno in fila all’altro, con una durata massima di 15 minuti in totale, le regole verranno dettate dal gioco e tu dovrai solo cercare di rispettarle e portare a termine il compito richiesto. Preparati a sfrecciare davanti a un autovelox o concatenare una serie di spettacolari derapate (senza perdere il controllo dell’auto o distruggere i punteggi sbattendo dove non devi), ma non solo.

Tutti i tuoi risultati andranno a comporre uno schema “Vita Horizon” che riepilogherà i risultati raggiunti nelle varie categorie, costruendo così una tua personalità all’interno del gioco (tutto concorre al miglioramento del tuo Drivatar, che continuerà comunque a esistere e farsi vedere all’interno delle sessioni di gioco dei tuoi amici di Live). Più punti guadagni in ogni categoria, più potrai ambire a diventarne il re, portando progressivamente a casa crediti, ruote della fortuna (in questo capitolo del gioco anche in versione “Super” con 3 premi per ciascun giro) e novità da dedicare alle tue vetture o al tuo personaggio.

Casa è dove puoi avere il tuo garage a portata di mano

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Altra novità del gioco, in Forza Horizon 4 potrai “mettere radici” in svariati punti della mappa, grazie all’acquisto di case (dalla più modesta a quella più assurda e costosa) che ti permetteranno così di accedere al tuo garage e mettere a punto facilmente le vetture, ma anche di avanzare nelle stagioni (inizialmente) a sfide esibizione concluse, come se ci si spostasse in auto verso il Festival Horizon che però spesso si troverà più lontano rispetto a queste abitazioni.

Ogni casa porta con sé un bonus, il quale potrà essere sbloccato portando lì la propria residenza (c’è infatti la possibilità di scegliere dove trasferirsi in pianta più stabile, condizione che sfrutta il bonus e non cambia null’altro ai fini della propria storia e dell’avanzare del Festival). La casa, così come l’epicentro del Festival Horizon, costituisce un punto di spostamento rapido, che però andrà sbloccato in ogni caso con qualche credito (in media i soliti 8000 se ben ricordo, non lo uso praticamente mai). Sia la propria casa che il Festival Horizon permettono l’accesso, oltre che al proprio garage, al salone d’auto (per comprarne di nuove) e alla casa d’asta, per provare ad aggiudicarci qualche pezzo raro (ammesso che i crediti offerti bastino) oppure vendere i propri gioielli inutilizzati, metodo certamente utile per fare una robusta base crediti da utilizzare per migliorare ciò che si è soliti guidare di più.

C’è altro?

C’è tanto, tantissimo, come sempre. Ci sono i gioielli dimenticati che potrai scoprire e recuperare in posti della mappa generalmente ben nascosti, c’è la modalità Drone che può aiutarti a scoprirne di nuovi e che permette ancora una volta di scattare splendide fotografie da salvare e condividere nella galleria personale, c’è la possibilità di personalizzare ogni vettura del proprio garage grazie all’utilizzo di design splendidi già realizzati e messi a disposizione dalla community o di partire da zero creandone uno proprio, c’è la messa a punto delle vetture che ti consentirà di migliorarne le prestazioni (o anche solo l’estetica esteriore fatta di paraurti, spoiler, cerchi e molto altro ancora). C’è un mondo intero racchiuso in circa 60 GB di gioco (non considerando i pacchetti auto extra, i nuovi contenuti che arriveranno, le espansioni, ecc.) che ho potuto cominciare ad apprezzare un pelo prima del dovuto grazie all’edizione Ultimate che ho comprato (con un buono sconto, che non si scherza mica considerando il prezzo di listino!).

Ho catturato circa tre di ore di gioco (le prime), senza tagli, con una marea di errori e con alcune perdite di tempo dovute alla scoperta dei menu e delle funzionalità. Le ho mandate in streaming come sempre sul mio account Mixer e caricate successivamente sul mio canale YouTube, il risultato è questo:

In conclusione

Forza Horizon 4 è un capolavoro della tecnica e del divertimento, è un risultato sotto al quale Playground Games non è ormai capace di abbassarsi, e il giocatore finale solo sa quanto questa sia cosa buona e giusta. La contemporaneità dei giocatori connessi e degli elementi caricati, le sfide, le mille sfaccettature dovute al cambio stagionale e ai panorami che questo porta con sé, i paesaggi sempre in movimento e “distruttibili” con i quali interagire, gli animali (ai quali non potrai fare del male, fortunatamente), le vetture dell’intelligenza artificiale che aggiungo quel tocco di piccantezza alla guida spericolata con la quale vuoi portare a casa alti punteggi.

Tutto di Forza Horizon 4 racconta una storia, si vive ciascuna rotonda o taglio netto come fosse l’ultimo, freno a mano tirato e giù con una derapata quanto più spettacolare possibile (ma la figura becera con incidente annesso è sempre dietro l’angolo, ne so qualcosa), poi giù tutto il piede a chiedere gas, fino alla prossima sfida. Questo gioco rappresenta il meglio che l’azienda videoludica ha offrire, non me ne vogliano i puristi di GT e simili, per me il racing game per eccellenza è Forza, Horizon è l’espressione più scanzonata e libertina, ma è probabilmente questo (in concomitanza con la mancanza di errori tecnici) a renderla assolutamente perfetta, con quel 99,9% di risultato raggiunto, perché lo 0,01% voglio tenermelo (e ci tengo particolarmente) da parte, per quando decideranno -se mai lo faranno- di reintegrare la lingua italiana nei dialoghi, dato che tutto il resto del gioco è perfettamente localizzato.

Dal canto mio non posso quindi fare altro che consigliarti l’acquisto del titolo, a prescindere dalla versione che sceglierai ti divertirai comunque come un pazzo.

Novità, proprio a partire da questa recensione, è il nuovo sistema di Rating interno, che darà finalmente un voto (da 1 a 5) ai prodotti provati :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
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Prodotto: comprato di tasca mia, non potevo non averlo, possiedo tutti i capitoli di Forza nonostante Microsoft abbia deciso di interrompere la collaborazione con il sottoscritto.
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The Crew 2

Gioxx  —  26/07/2018 — Leave a comment

Di acqua sotto i ponti ne è passata dall’ormai lontano 2014, il figlio era buono ma non si applicava fino in fondo, almeno secondo alcune delle voci appartenenti ai giocatori e critici dell’epoca. Ivory Tower –a mio parere– ci aveva già visto giusto, proponendo qualcosa di nuovo all’interno di un mondo fatto di percorsi da A a B, dove fortunatamente Turn 10 dava già quel dettaglio in più nei titoli realizzati per conto di Microsoft, facendoci però mancare quella varietà di mezzi e sfondi che lo studio appartenente a Ubisoft voleva invece portare davanti agli occhi di tutti. Quel sogno sembra essere diventato realtà e si è concretizzato nell’abito che veste The Crew 2.

The Crew 2 1

The Crew 2

Una scusa qualsiasi, quella del programma basato sulla spettacolarità delle modalità di gioco disponibili, una triste realtà, quella del “più follower, più fama, più soldi“, insieme a una serie di sfide che progressivamente andranno a presentarsi su una vastissima mappa americana che ti permetterà di accontentare ogni tua voglia, basta che questa abbia a che fare con un motore, un acceleratore e del protossido di azoto (che avrai su qualsiasi mezzo da subito, non ci sarà bisogno di acquistarlo, tuttalpiù potenziarlo). Non importa se si tratta di velivolo, motoscafo, automobile o due ruote da off road, l’importante è divertirsi, far divertire e scalare chiaramente la piramide sociale fino a quando non si potrà andare a conquistare la vetta occupata da chi –in quella specifica disciplina o a bordo del mezzo giusto– sembrerà avere tutte le carte in tavola per non essere spodestato. The Crew 2 per certi versi può ricordarti il bel festival di Horizon (e non per nulla ti ho parlato di Turn 10 in apertura articolo) e del fatto che lo spettatore dall’altro lato debba potersi appagare di quanto da te trasmesso, è solo una mia impressione o forse anche la tua che hai provato magari entrambi i titoli?

Questione di Classe

Street Racing, Off Road, Freestyle e Pro Racing costituiscono il poker di classi principali, il quale potrà poi suddividersi in alcune altre sotto-categorie che ti permetteranno di provare altri mezzi di trasporto e discipline non necessariamente su strada.

The Crew 2 2

Lo Street Racing è forse quello con cui hai (come me) maggiore confidenza, e ti permette di sfrecciare in piena città con le vetture più belle e potenti che esistono oggi (e in parte anche ieri) sul mercato. È questa la classe che ti permetterà di metterti alla prova anche con gare di Drift, accelerazione o grandi traversate. L’Off Road è fatto di Raid Rally e Cross, rispettivamente basati sulla gara fatta di checkpoint –dai quali dovremo sì passare, ma decidendo noi che percorso intraprendere (il rischio è quello di allungare troppo e perdere terreno rispetto agli avversari)– o percorsi ben stabiliti da affrontare in sella alla due ruote.

Il Free Style è la valvola di sfogo fatta di acrobazie spettacolari in aria (velivoli), in acqua (motoscafi) o su strada (Monster Truck!), ma anche di Pro Racing che mette alla prova le tue abilità nel Power Boat (motoscafi), Touring Cars / Alpha GP (automobili) e Air Race (velivoli), con checkpoint da rispettare e tempi che possono improvvisamente diventare stretti (e nel mio caso ciò che più mi ha portato quasi al rage-quit è il tipo di acrobazie richieste!). Il risultato della somma di questo grande bacino di competizioni è la Live Xtrem Series, una “puntata in diretta” dello show per follower tuoi (e non solo), durante la quale sarai chiamato a pilotare più mezzi, uno in seguito all’altro, cercando di portare a casa il miglior risultato possibile.

Vincere è certamente la migliore delle opzioni, ma non è sempre necessario, spesso un piazzamento sul podio (primi 3 posti) sarà più che sufficiente per guadagnare crediti, follower e potenziamenti per il mezzo guidato al momento della sfida. Il tutto concorrerà a far salire la percentuale di completamento della disciplina, la quale –arrivata almeno al 70% di completamento– ti permetterà di andare a sfidare il campione della stessa, con la possibilità di chiudere al primo posto e prenderti le chiavi (e tutto il resto) del suo mezzo, che immagino possa farti gola.

Al di fuori della scalata, potrai metterti alla prova con rapide sfide basate su velocità di punta contro autovelox che immortaleranno il tuo passaggio, raccolta di bonus lasciati liberi per strada (le Live Rewards) e fotografie da scattare seguendo indicazioni che ti verranno date durante il free-roaming. Tutto, ma proprio tutto, è raggiungibile da mappa senza la necessità di spostarsi a bordo del proprio mezzo, un rapido salto alla tappa interessata ti permetterà di prendere immediatamente parte alla competizione successiva, senza la necessità di arrivarci “manualmente” (e forse questo toglie un po’ il bello dell’esplorazione libera e del mero divertimento nel sentire rombare la propria macchina, moto, scafo o velivolo).

Questione di feeling

Non è tutta guida Arcade e storia finita (anche se di questo stiamo parlando se si bada al mero meccanismo di base e all’impossibilità di riportare danni al mezzo usato). Ogni vettura ha le proprie peculiarità, vantaggi e svantaggi, modi di comportarsi e reazioni al tentato controllo da parte tua, ne ho pagato le conseguenze pensando di poter guidare la Mustang GT del 2015 come fosse una qualsiasi berlina e nulla più (te ne accorgerai dando un’occhiata alla video-cattura del giocato). È forse questo un grande pregio di The Crew 2, non “mollarla troppo facilmente“, quasi al limite della sopportazione per un casual-gamer che si avvicina al titolo per la prima volta e al quale mancano le basi.

The Crew 2 è spettacolarità sotto ogni condizione climatica e nell’arco delle intere 24h, in alcuni casi con seria difficoltà (credimi) nell’individuare il giusto percorso in mancanza di buona illuminazione (e questo, in tutta onestà, non l’ho realmente apprezzato); è quantità e qualità nei mezzi di trasporto e nelle ambientazioni proposte (perché ce n’è veramente per tutti i gusti), senza considerare che oltre le molte competizioni per la scalata nelle varie classi c’è anche tutta una base di free-roaming assolutamente previsto e messo a disposizione (seppur non per tutti i singoli dettagli, ma diversamente non ci avrei proprio creduto). Puoi davvero spaziare in ogni dove e mettendoti alla guida di qualsiasi mezzo tu conosca (persino di una macchina di Formula 1, alquanto inusuale in un titolo di questo genere, che non sia quindi specializzato e focalizzato sull’argomento).

Sì, ma quindi?

The Crew 2 5

Rispetto al primo episodio del gioco, in The Crew 2 trovo una localizzazione italiana migliorata (dialoghi e sottotitoli), così come una colonna sonora valida e gradevole che ti accompagna durante l’intera sessione di gioco. Buonissimi i caricamenti, estremamente rapidi (e non faccio riferimento alla velocità raggiunta grazie all’evoluzione di Microsoft per Xbox One X) e con possibilità di saltare ogni convenevole legato all’esplorazione forzata dell’ambiente (il famoso trasporto rapido di cui ti ho parlato prima). Viene a mancare una caratterizzazione maggiore del personaggio utilizzato (ma non sposta poi troppo l’asticella del risultato finale) e del metodo di avvicinamento al mezzo da scegliere (la camminata fatta in prima persona è al limite dell’osceno), ma anche di coloro che ti circondano e che ti accompagnano nel percorso di crescita, è evidente che i maggiori sforzi profusi dai ragazzi di Ivory Tower siano sbilanciati verso la cura del dettaglio dei mezzi usati, delle ambientazioni e delle possibilità di esplorazione del mondo libero.

Mi è piaciuto The Crew 2? Per certi versi è confusionario, con un sistema di progressione discutibile e con alcuni comportamenti e reazioni dei mezzi che non mi convincono, eppure l’evoluzione c’è e si vede, la quantità di mezzi che è possibile provare è davvero vasta e il divertimento è certamente assicurato. È quindi promosso, con quella riserva che avrai da solo capito dalle mie parole, ma che non cambia la sufficienza più che piena che si porta a casa (non arriva all’8, ma ci va molto vicino).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: copia gioco fornita da Ubisoft
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HP OMEN 17-w102nl

Gioxx  —  18/06/2018 — Leave a comment

Dopo aver avuto a che fare con un portatile estremamente orientato al business o all’appassionato che vuole avere un prodotto dai molteplici comportamenti e facilmente trasportabile senza troppe rinunce (hardware), oggi ti parlo nuovamente di HP, ma mi sposto nel reparto Gaming, per dare nuova linfa a questa sezione da poco tornata ufficialmente sul mio blog, ti presento HP OMEN 17-w102nl.

HP OMEN 17-w102nl

HP OMEN 17-w102nl

Laptop di fascia alta dedicato al videogiocatore che non vuole vincolarsi al più classico degli spazi in casa (generalmente nella propria camera), HP OMEN 17-w102nl è definibile come postazione “portabile” (dato il suo peso e le generose dimensioni) che può tranquillamente prendere il posto del PC fisso più volte modificato per stare al passo con tempi dettati da chi i giochi li sviluppa, sfruttando ogni tecnologia disponibile di ultima generazione.

Quello dei portatili da gioco è un mercato che ha attratto molto l’attenzione negli ultimi anni, che convince sempre più coloro che non vogliono perdere tempo nella scelta e costruzione del proprio asset videoludico e che hanno la possibilità di investire diversi soldini a ripetizione nell’arco di qualche anno (questo portatile, per fare un esempio, ha più di un anno di vita sulle spalle, con un ottimo processore però fermo alla sesta generazione, con l’ottava già sugli scaffali).

Costruzione

Con una scocca estremamente solida e in grado certamente di sopportare qualche colpo (anche se non è un esperimento che intendo eseguire su questo sample fornitomi), HP OMEN 17-w102nl si contraddistingue per il logo della omonima serie realizzata da HP, pensata appositamente per i videogiocatori fedeli ancora al sistema operativo di casa Microsoft (che poi è lo stesso alla base di Xbox One X, sapientemente modificato e snellito) e alle potenzialità che Windows 10 può esprimere con hardware di alto livello. Monitor da 17,3 pollici con una risoluzione di 1920×1080 pixel a 127 PPI in 16:9 (non è lucido, per la felicità mia e di molti altri utilizzatori). Monta un Intel Core i7-6700HQ (sesta generazione dell’era moderna, Skylake, 12esima se consideriamo la storia complessiva di Intel), con 16 GB di RAM DDR4-2133 (due banchi da 8 GB cadauno) e un’ancora fantastica NVIDIA GeForce GTX 1070 (Laptop) con a bordo 8 GB di RAM dedicati in GDDR5, hardware di elevata qualità che permette di avviare e settare i titoli installati a bordo disco tenendo pressoché tutto al massimo (e non preoccupandosene poi troppo).

Insieme alla dotazione base cito anche il doppio disco (1 TB meccanico, con una memoria PCIe NVMe M.2 SSD da 256 GB).

HP OMEN 17-w102nl 9

Connettività completa di attacco RJ45 LAN (10/1000/1000), WiFi 802.11 a/b/g/n/ac (a/b/g/n/ac) e Bluetooth 4.2, con 3 porte USB 3.1 di seconda generazione, 1 porta HDMI e 1 DisplayPort. C’è anche un lettore di card microSD sulla destra, dove trovi anche l’attacco dell’alimentazione. Jack microfono e cuffie separati (come non ero più abituato a vederli da un po’ di tempo ormai).

La tastiera è estesa, con tastierino numerico e alcuni posizionamenti di HP che non mi hanno mai convinto (e non parlo della serie OMEN, parlo più in generale), retroilluminazione rossa che è possibile disattivare ma non regolare (c’è o non c’è, a risposta secca), certamente accattivante e che forse stona con quel led bianco del pulsante di accensione, un po’ fuori dal coro. Touchpad con giusto affondo ma al quale mancano i due pulsanti di selezione tipici (sinistro / destro, chiaramente) che va un po’ in contrasto con la mia idea di comodità durante l’utilizzo (soprattutto durante un trascinamento).

Audio Bang & Olufsen, con tecnologia HP Audio Boost e ben quattro altoparlanti, posso assicurarti che la resa è davvero ottima considerando che non si ha a che fare con altoparlanti esterni o sistemi ben più complessi.

Gioco

Ho messo alla prova HP OMEN 17-w102nl con alcuni titoli a cui tengo parecchio (Forza Horizon 3 e Forza Motorsport 7) ma anche con una novità che ho iniziato a giocare proprio in questi giorni e che ancora deve entrarmi nelle corde: Fortnite.

In ogni caso ho sempre usato qualità massima del dettaglio e nessun compromesso, mettendo sotto stress la macchina e il relativo sistema di raffreddamento che va a fare da colonna sonora un po’ di tutta la sessione di gioco e registrazione Clip. A tal proposito, ti propongo qui di seguito un paio di video catturati in gioco, avrei voluto caricare anche il terzo ma durante l’esecuzione di Forza Horizon 3 ho avuto diversi problemi di stabilità e non mi è mai riuscita, un dettaglio assolutamente seccante che non mi sarei aspettato. In tutti i casi ho sempre usato Windows 10 aggiornato all’ultima versione stabile (1803) e i controlli integrati di Xbox Layer richiamabili tramite la combinazione tasto Windows + G. Ah già, a proposito di Xbox: ho collegato e usato sempre uno dei miei controller Xbox One (che Windows 10 ha immediatamente riconosciuto e installato).

In conclusione

Una macchina dalle prestazioni ancora oggi molto più che accettabili (il livello è ancora più elevato di tante altre macchine presenti lì fuori sul mercato), e con un prezzo che rispecchia il tipo di hardware che ci si sta portando a casa, pagando pegno anche per il fatto di scegliere una macchina più facilmente trasportabile rispetto all’impacchettare tutta la propria “strumentazione fissa“. HP OMEN 17-w102nl balla intorno ai 2000€ “chiavi in mano ed è ancora disponibile in tante catene di commercio della grande distribuzione ma anche online (Amazon in primis).

Scheda tecnica completa disponibile sul sito web ufficiale di HP all’indirizzo support.hp.com/it-it/product/omen-by-hp-17-w100-laptop-pc/12499486/document/c05346014, io mi ritengo abbastanza soddisfatto (salvo quelle piccole pecche di cui ti ho già parlato, alle quali forse aggiungerei la configurazione ibrida con un SSD oggi ormai piccolo) e sono pronto a farlo tornare all’ovile, dopo essermi divertito a rimettere in pista quella modalità di gioco che ormai da tanti anni ho abbandonato (diciamo che la valvola di sfogo predefinita è Xbox, che trova spazio sotto al televisore della sala) :-)

Alla prossima!

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine del test.
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Non sei impazzito, né tu, né il feed, né tanto meno io (oddio, non più del solito almeno). Hai notato qualcosa di nuovo, seppur vecchio. Occhio di falco, non ti sfugge nulla, hai perfettamente ragione e mi scuso per questa invasione di materiale d’archivio che è comparsa inaspettata tra le tue letture se usi un feed reader particolarmente schizzinoso e attento. Ho portato sul mio blog circa 200 tra recensioni di giochi, approfondimenti e prove prodotto, frutto di 5 anni di lavoro sul progetto Fuorigio.co, quello che –nato per tutti il 3/3/13volge per me al termine in questi giorni, dopo un lungo ragionamento e sofferta decisione.

Che sta succedendo al feed?

Notti in bianco, eventi, risate, pizze e birra, cazzate (tante) e ogni buona occasione sfruttata per incontrarci. Porto con me qualcosa di bellissimo e che ripeterei se dovessi tornare indietro, nascondendo sotto al tappeto ciò che c’è stato di meno bello, perché non voglio dargli importanza. Fuorigio.co è nato per caso, ho voluto salvare l’immagine di quell’articolo che ho scritto a un mese dalla sua nascita:

Fuorigio.co è nato tra una birra e una chiacchierata tra amici, pensato e voluto ma mai concretizzato fino ad un mese fa. Di idee ne sono state tirate fuori tante e molte di queste probabilmente vedranno la luce con il tempo, ammesso che il progetto abbia quel minimo di successo prefissato (siamo piccoli pesci in una vasca di squali ma l’intenzione è quella di sopravvivere!).

Gli amici restano, il tempo vola via ed è sempre più tiranno, si scontra con le esigenze che ognuno di noi ha nel quotidiano, con il lavoro, con la famiglia. Fuorigio.co è stato per me foglio bianco dove far volare liberamente la mia penna, per scrivere di una delle mie passioni più vecchie e belle, quella che mi tiene legato al mio io da bambino, perché nonostante la carta d’identità dica il contrario, non si cresce mai sul serio, mai completamente, si impara passo dopo passo, ci si evolve e si abbandona il vecchio per il nuovo.

Sono cresciuto insieme ai videogiochi, figlio di un’epoca che ha potuto osservare i passi da gigante fatti dai grandi geni che hanno permesso a tutti di poter stringere tra le mani un controller, staccarsi dalla realtà in maniera sana e divertente per qualche ora. Non ho mai smesso di giocare e mai smetterò, cercherò di trasmettere questa passione anche alle prossime generazioni della mia famiglia e continuerò a parlarne su questo blog. Il mio non è un addio, è un voler preservare il mio piccolo spazio sul web riportando a casa anche questo argomento che avevo staccato dal blog personale per renderlo comune al progetto cercato e realizzato insieme ai miei compagni di viaggio.

Oggi Fuorigio.co viene sempre meno aggiornato, e quegli amici stanno lentamente mollando il colpo per cause di forza maggiore. Ho cercato di tenerlo a galla quanto più possibile ma lo sforzo non basta, non riesco a stare al passo. Cercherò quindi di resistere e continuare -quando potrò- a giocare, e raccontarti che bella esperienza può essere per tutti, lo farò qui, dove sei già abituato a leggermi.

È per questo motivo che nella colonna di destra del blog (lo si vede solo visitando gioxx.org) potrai notare un nuovo widget che riporta l’estratto del testo relativo all’ultimo gioco provato o editoriale videoludico scritto (e relativo collegamento ad articolo completo), e poco più in basso un blocco “G:Gaming&Tech/News” che ti riporterà alle ultime notizie riguardanti questo mondo (comunicati stampa e simili). Se mi leggi via feed otterrai ora le recensioni dei giochi (articoli come tutti gli altri, nda), altrimenti potrai decidere di seguire specificatamente questi due nuovi filoni puntando il tuo Feed Reader verso gioxx.org/category/games/feed (per le recensioni) e gaming.gioxx.org/rss (notizie e comunicati stampa).

Salvo nuovi subentri per la parte tecnica (sempre portata avanti dal sottoscritto) e grafica (con a capo Lorenzo), Fuorigio.co chiuderà i suoi battenti il prossimo novembre, in concomitanza con la scadenza dell’abbonamento hosting. Un esperimento fantastico che a oggi conta più di 6000 articoli, quasi 30000 file multimediali, circa 30 GB di backup (senza contare il database), dal quale ho imparato tanto e al quale ho dato tantissimo.

Grazie ragazzi, a voi tutti, è stato davvero bello.

I’m out.

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