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Un altoparlante intelligente in ogni camera di casa, in fondo è un po’ questo l’obiettivo di chi produce questo tipo di prodotti, a prescindere che si chiami Google, Amazon o Apple. La versione complottistica dell’osservazione prevede che chiunque ci spii e conosca le nostre abitudini e i nostri gusti per piazzare al meglio le pubblicità, ma questo è altro tipo di argomento, io vado alla ciccia e preferisco mettere alla prova questi prodotti per capire se possono tornare utili nella quotidianità, ecco quindi che oggi ti parlo di Google Home Mini, l’altoparlante intelligente compatto di Google.

L'assistente in casa: Google Home Mini

Google Home
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Developer: Google LLC
Price: Free
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Developer: Google LLC
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Google Home Mini

Approfittando di un’ottima offerta di Unieuro, ho deciso di acquistare un paio di Google Home Mini da installare in casa e tenere sotto la lente di ingrandimento, andando così a completare un quadro che stava prendendo forma già via assistente sugli smartphone Android di famiglia, condizione però un pelo più scomoda perché richiede comunque che tu debba andare a recuperare uno dei telefoni che hai lasciato da qualche parte in casa o in borsa. Installare Google Home Mini avrebbe permesso di tenere sempre viva una sentinella azionabile tramite voce e senza necessità di sblocco tramite impronta o PIN. Nella peggiore delle ipotesi, ricordo bene di averlo detto, rivenderò quanto acquistato perdendoci il meno possibile; non è successo.

Google Home Mini è caratterizzato dalle sue ridotte dimensioni e peso, è davvero molto compatto e necessita solo di un’alimentazione via cavo microUSB che è incluso nella confezione facendo tutt’uno con il caricabatterie da muro, con cavo gommato anti-intreccio e un paio di fermi removibili che aiutano a raccoglierlo al meglio, una soluzione elegante e che calza a pennello. All’interno della stessa scatola troverai anche un piccolo opuscolo che ti istruisce al primo avvio prodotto. Una volta acceso, Google Home Mini eseguirà un rapido boot che ti permetterà poi di intercettarlo tramite smartphone grazie al rilevamento di prossimità (un po’ come succede con Chromecast o qualsiasi altro accessorio Google). Prendi quindi il tuo smartphone Android e fai clic sulla voce di notifica che sarà nel frattempo comparsa per cominciare l’operazione di configurazione, questa utilizzerà il tuo account Google (ma va?) e ti consentirà in seguito di aggiungere altri utilizzatori così da rendere Google Home Mini un vero assistente vocale per la tua famiglia.

Ciò che contraddistingue invece in maniera più negativa questo piccolo giocattolo è la sua prestazione musicale sul campo. Google Home Mini è prima di tutto uno speaker attraverso il quale ascoltare musica, quel suo essere così compatto non porta a nulla di buono sul fronte dei bassi, fondamentali senza dovere di esagerazione (come in altri casi e produttori), ma quasi del tutto assenti se non si va a ritoccare un pelino l’equalizzazione tramite applicazione Home, cosa che comunque porta a un risultato accettabile più che brillante.

Fortunatamente ci si può mettere una pezza con l’intervento di una terza parte, uno speaker bluetooth che –seppur non nativamente compatibile con Google Home– potrai collegare al Google Home Mini scegliendo di utilizzarlo come fonte primaria per l’output audio in riproduzione. Questo non vuol dire che la voce dell’assistente uscirà dall’altoparlante scelto, bensì che l’audio riprodotto lo sarà su questa terza parte, lasciando al Google Home Mini il compito di farti da puro assistente vocale.

Questione di lingua

Una volta impostato il mio modello vocale (l’ho rifatto da zero, andando e eliminare quello già studiato e riconosciuto dal mio smartphone), ho avuto accesso a quanto già configurato in passato dentro casa, dalla lampadina smart di Yeelight alle valvole termostatiche di tado°, il tutto parlando con l’assistente in maniera del tutto naturale, senza formazione alcuna o libretto di istruzioni, facendo poi riferimento all’abbondante documentazione Google ufficiale quando ho voluto approfondire un attimo l’argomento e capire fino a dove potessi spingermi. Dall’ascolto (banale) della musica trasmessa dal mio account Spotify Premium (che così facendo può essere sfruttato da tutti, ma che ha anche qualche svantaggio che ti descriverò più avanti) al cambio di temperatura in una determinata stanza, passando per l’invio di un messaggio Telegram o l’annuncio vocale trasmesso in un solo colpo a ogni altoparlante di casa come se si utilizzare un interfono.

IFTTT

In linea di massima non ci sono limiti anche grazie all’integrazione con IFTTT e la possibilità quindi di insegnare nuove frasi al proprio Google Home Mini (e perciò anche all’assistente vocale richiamabile sullo smartphone). Sfruttando questa potenzialità ho creato pubblicato tre semplicissime applet che ti consentono –giusto per fare un esempio– di parlare con l’assistente Google interagendo con il bulbo intelligente di Yeelight:

Vantaggi e svantaggi della condivisione

Un paragrafo che si scrive da solo e che non credo serva approfondire più di tanto. I Google Home Mini installati in casa si appoggiano al mio account (come già specificato qualche riga più sopra). Ciò vuol dire che se in questo momento Ilaria decide di ascoltare della musica su Spotify, lo farà utilizzando il mio account Premium, senza che io possa usarlo su un’altra postazione. In soldoni: o tutti ascoltiamo la stessa cosa, oppure qualcuno in casa deve ascoltare dell’altro proveniente da diversa sorgente.

Lo stesso scenario si prospetta per Netflix, ma in quello specifico caso ci pensa l’abbonamento da due sessioni contemporaneamente a mettere a disposizione contenuti differenti in altrettante stanze e relative Chromecast.

Nulla di tutto questo accade invece con le radio, le quali passano per TuneIn senza necessità alcuna di registrare un account sul noto sito web. Ciascuno può chiedere al Google Home Mini più vicino di fargli ascoltare lo streaming che preferisce, c’è quindi chi ascolta Radio 105, chi Deejay, e via così.

Non ho invece avuto modo di testare e verificare gli altri account collegabili come Deezer o YouTube Music, che probabilmente dovranno sottostare alle stesse regole di Spotify (o magari no, se tu che mi stai leggendo lì fuori sei in grado di illuminarmi, fallo pure, l’area commenti è a tua totale disposizione!).

Cos’altro può fare?

Ho collegato al mio “Home” un bulbo Yeelight (come già detto), le valvole termostatiche intelligenti di tado° (detto anche questo), la Chromecast di terza generazione (che ha da poco sostituito la gloriosa e ancora perfettamente funzionante seconda generazione, spero di parlartene quanto prima) e infine un paio di prese intelligenti che sfruttano il WiFi e Google Assistant per essere completamente pilotabili. Ho da poco acquistato un interruttore Sonoff che però devo ancora decidere bene come sfruttare (l’idea iniziale è sfumata, devo quindi trovare un’alternativa).

In generale il mondo dell’assistenza Google è già grande e in continua espansione, trovi un nutrito catalogo di compatibilità, prodotti e comandi disponibili sul sito ufficiale di riferimento: assistant.google.com/explore?hl=it_it, e se non dovesse bastarti puoi anche dare un’occhiata a YouTube e alle sue decine di video amatoriali (e non) dedicati a chi ha sperimentato integrazioni di ogni tipo con Google Home (Mini e non).

In generale, posto un primo periodo di conoscenza reciproca, troverai l’utilizzo della tua voce una cosa estremamente naturale e logica per controllare ciò che di domotico hai installato o installerai all’interno di casa tua, lo darai per scontato e inizierai a non apprezzare particolarmente l’uso delle mani per interagire con quanto ti circonda, è un “brutto vizio” al quale farai presto l’abitudine, non fosse per la comodità di accendere una luce al rientro a casa con le buste della spesa o la carrozzina del pargolo, o magari il mettere in pausa, avanzare o indietreggiare rapidamente in un video che stai guardando sul televisore di casa, senza mai toccare il telecomando. Altro utilizzo molto comune (per gli sbadati, giusto Valentina e Luca?) è quello di rintracciare lo smartphone facendolo squillare a volume massimo, ovunque si trovi disperso in borsa o chissà dove.

Qualche esempio pratico?

  • Ehi Google, dove ho messo il mio telefono? Questo è esattamente ciò di cui ti ho parlato nelle due righe precedenti. Google Home, se confermerai l’operazione, farà squillare a volume massimo il tuo smartphone, anche se questo è stato precedentemente messo in modalità silenzioso. Comodo, sul serio.
  • Ehi Google, trasmetti a tutti. Ammesso tu abbia uno o più Google Home Mini (e non) in casa, questo comando ti permetterà di specificare un messaggio che verrà riprodotto su tutti gli speaker contemporaneamente, anche a distanza (lo puoi fare dallo smartphone mentre sei fuori casa, nessun problema!), funzione assai comoda se vuoi effettivamente avvisare qualcuno del tuo arrivo, ma non solo.
  • Ehi Google, parla con Esselunga. Ora, che tu sia milanese trapiantato o D.O.C., Esselunga è un’autorità che non può non trovare spazio nella tua quotidianità. Una volta collegato il tuo account con l’assistente Google potrai aggiungere prodotti alla lista della spesa, operazione che puoi comunque effettuare anche senza passare da Esselunga semplicemente dicendo un “Ehi Google, aggiungi il latte alla lista della spesa“, facendolo poi finire su shoppinglist.google.com, spazio che puoi condividere con la tua famiglia così come sei abituato a fare con un appuntamento di calendario :-)

In conclusione

Non credere che sia finita qui, c’è molto altro da dire riguardo l’assistente Google e più in generale Google Home Mini e il suo fratello maggiore o la versione più ristretta integrata nello smartphone, è che dopo aver raggiunto le 1400 parole forse è il caso di tagliare corto e rimandare alla prossima puntata un approfondimento sulle routine e non solo. Google Home Mini è un prodotto ben bilanciato con un costo non esattamente corretto, diventa un best-buy nel momento in cui Google o un rivenditore di terza parte decide di scontarlo.

Contando che lo si acquista anche per la musica oltre che per la pura assistenza vocale, direi che la mancanza di bassi di cui ti ho parlato nel bel mezzo dell’articolo gioca uno scherzo neanche tanto bello, ma puoi far fronte a questa mancanza collegando in bluetooth un differente speaker con migliori caratteristiche, e qui nel blog te ne ho proposti molti in passato. C’è solo da capire, nel tuo specifico caso, quanto questo influisca nella tua valutazione finale d’acquisto. Nel mio caso è certamente un “contro” importante, ma non a tal punto da farmi desistere dall’acquistare gli altri Google Home Mini mancanti all’appello (che portano così il servizio nelle altre stanze di casa).

Occhio alle offerte

Se l’articolo ti ha convinto a provare uno degli accessori Google (che si tratti di Google Home Mini o qualsiasi altro) sappi che big G. ha già in programma l’abbassamento prezzi in occasione del Black Friday, questo è uno screenshot catturato oggi dal sito web ufficiale, porta quindi pazienza e approfittane già dal prossimo 22 novembre. Per accessori o altro ancora riguardante questo mondo, puoi tenere d’occhio Amazon e seguire i consigli che ti ho dato nell’articolo riguardante il prossimo Black Friday!

L'assistente in casa: Google Home Mini 10

Ora tocca a te: se hai dubbi o commenti riguardanti l’articolo, Google Assistant o Google Home Mini, usa l’area a tua totale disposizione in fondo all’articolo, NON necessita di registrazione!

Buon inizio settimana :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

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Quando ho deciso di spendere quei 40€ per l’acquisto di una Amazon Fire TV Stick, l’intenzione era quella di provarla e capire se potesse fare al caso dell’ambiente cucina e living poco smart dei miei genitori, con televisori collegati –fino a oggi– ai piccoli Roku targati e personalizzati NOW TV, abbastanza limitati nei movimenti, ormai non al passo con i tempi. Ti racconto com’è andata e perché potresti farci anche tu un pensierino, se l’intenzione è quella di poter personalizzare (di molto, rispetto al semplice Cast) il tuo rapporto con il televisore e i contenuti video.

Amazon Fire TV Stick | Basic Edition: ha senso l'acquisto? 1

Amazon Fire TV Stick

Parto con il dirti che sono stato utilizzatore di Google Chromecast per anni, e ancora prima di Apple TV (subito prima che il TvOS lasciasse il giusto spazio allo Store e alle applicazioni di terze parti, quando statisticamente in casa Android ha preso il sopravvento), questo mi è sempre bastato, streaming diretto dai miei dispositivi e decoder satellitare per tutto il resto. Amazon Fire TV Stick non era prevista, così come un qualsiasi altro box TV Android più carrozzato e specifico. Amazon Fire TV Stick può collocarsi in una fascia di mercato medio-bassa, dedicata a chi vuole rendere smart il proprio televisore, completandolo con applicazioni che sei abituato a usare quotidianamente su smartphone o tablet (entro i limiti hardware imposti dal prodotto).

Nella sua versione Basic Edition, Amazon Fire TV Stick propone la chiave da collegare alla porta HDMI del televisore (con relativa prolunga, per farla un pelo più assomigliare a Chromecast e per aiutare chi ha posizionato il televisore a corta distanza dal muro), un cavo microUSB e un comune adattatore da inserire in una presa per l’alimentazione, inclusi anche telecomando Fire TV e 2 batterie AAA (il telecomando può essere “sostituito” dall’applicazione Fire TV per Android e iOS).

Amazon Fire TV
Amazon Fire TV
Price: Free
Amazon Fire TV
Amazon Fire TV
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

Ho iniziato a configurarlo, installare nuove applicazioni approfittando delle proposte Amazon in primo piano, per poi perdermi in un mondo di personalizzazioni fatto perlopiù di alternative realizzate da terzi, ben distanti dalla raccolta organizzata in malo modo dal big del commercio (sì, non sopporto davvero l’organizzazione delle categorie e suddivisione delle applicazioni proposte da Amazon, oltre il “Primo piano” si entra in un pozzo di confusione più unico che raro).

Acquistare una Amazon Fire TV Stick oggi vuol dire riuscire a portare sullo schermo di casa Amazon Prime Video, servizio altrimenti non “castabile” (fa schifo, lo so, è per fartela rapida) a causa della solita annosa questione legata all’antipatia tra Google e Amazon (la stessa che ha causato la magica sparizione dell’applicazione YouTube proprio da Fire TV Stick, ora accessibile solo tramite browser, nda). Fino a oggi, l’unico modo che avevo per guardare Prime Video oltre l’utilizzo dell’iPad Mini (limitato quindi dalla sua massima diagonale di monitor) era accendere la Xbox One X e utilizzare l’applicazione installata dallo Store di Microsoft:

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Developer: Amazon Development Centre (London) Ltd
Price: Gratis

L’interfaccia, fatta eccezione per l’organizzazione delle applicazioni installabili in un secondo momento (come già detto qualche riga più su), è sufficientemente valida e semplice da utilizzare, si può intuire quanto basta come e dove muoversi, ma si potrebbe fare di gran lunga meglio (qui Netflix può solo fare scuola, così come in generale un qualsivoglia buon launcher per Android).

Posso dirti che rispetto a Chromecast, Amazon Fire TV Stick è certamente più comoda per una questione di libertà rispetto ai dispositivi posseduti, ma scomoda per quello che riguarda il controllo dello streaming (un Plex che trasmette a Chromecast può essere facilmente controllato dall’area notifiche dello smartphone, per mettere in pausa o muoversi in avanti / indietro rispetto al momento che si sta visualizzando con un solo clic), con però il minimo comune denominatore dovuto alla compatibilità con un numero limitato di applicazioni, cosa che con Amazon Fire TV Stick si nota molto meno, grazie alla possibilità di personalizzazione (più ampia rispetto al concetto espresso da Amazon stessa).

Personalizzazione

È forse questo il paragrafo più interessante per il cliente finale, soprattutto con quello che adora mettere le mani sotto al cofano senza accontentarsi di ciò che che viene proposto dal libretto di istruzioni. Ciò che ti serve avere a disposizione per poter procedere con questa parte di articolo è uno smartphone o tablet Android (ultima spiaggia è un emulatore installato sul tuo PC, come BlueStacks), che ti renda la vita maggiormente comoda grazie all’applicazione Apps2Fire:

Apps2Fire
Apps2Fire
Developer: Koni
Price: Free

Prima di partire: modalità sviluppatore

Per poter operare su Fire TV Stick in totale (o quasi) libertà, ti servirà attivare la modalità sviluppatore e la comunicazione ADB (quest’ultima fondamentale per lo scambio dati via IP con Apps2Fire). Per effettuare la modifica dovrai andare nel menu Impostazioni, spostarti in Dispositivo, quindi Opzioni sviluppatore, e infine attivare Debug ADB e Applicazioni da fonti sconosciute.

Configurazione di Apps2Fire

Ora che la Fire TV Stick è pronta, apri Apps2Fire così da poterla configurare. Spostati nella schermata di Setup (l’ultima) e inserisci l’indirizzo IP della tua Fire TV Stick. Se non conosci quest’ultimo, vai nelle Impostazioni di Fire TV Stick, spostati sotto DispositivoInformazioni → Rete, leggi sulla destra i dettagli e riporta l’indirizzo IP nell’applicazione:

Fai clic su Save, verrà tentata la connessione alla tua Fire TV Stick. Fatto ciò, si può procedere con qualche piccolo esperimento.

Mediaset Infinity

Altro servizio che ho sempre mandato in streaming via Chromecast e che, con l’aiuto di Apps2Fire, è possibile installare su Fire TV Stick anche se non dichiarato compatibile (e quindi non disponibile nelle applicazioni proposte nell’elenco ufficiale di Amazon). Tutto nasce da un thread all’interno del forum di XDA, dicembre dello scorso anno: forum.xda-developers.com/fire-tv/themes-apps/app-mediaset-infinity-apk-android-tv-t3715377.

Sky Online o Mediaset Infinity? La verità sta sempre nel mezzo 5

La procedura di installazione è semplice e te la riporto qui di seguito (già verificata con successo).

Via Smartphone (e Apps2Fire)

  • Scarica tramite smartphone (tablet o Android su PC) il file APK di Infinity per TV che trovi su XDA. Per tua comodità, ne ho salvato una copia all’indirizzo gioxx.org/fire/apk/Infinity_1.0.5.apk.
  • Apri Apps2Fire, spostati sotto Fire TV Apps e fai clic sull’icona Upload (quella con la freccia rivolta verso l’alto) per iniziare la procedura di caricamento APK. Salvo errori, il pacchetto di Infinity si troverà all’interno della cartella Download del tuo smartphone, fai clic su di esso e lascia che Apps2Fire faccia il resto, caricando sulla Stick Infinity e installandola.

Avvia l’applicazione ed effettua il login, goditi ora il catalogo Mediaset al quale hai accesso.

Via Fire TV Stick

  • Installa Downloader (programma suggerito già alla prima installazione di Amazon Fire TV Stick), aprilo e puntalo all’indirizzo go.gioxx.org/infinityapk, questo ti permetterà di scaricare l’APK di Infinity nella memoria di Fire TV Stick, dovrai solo installare manualmente l’applicazione.

C’è solo Infinity?

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 3

Affatto. C’è TIMVision, ma anche SkyGo o RaiPlay, APK che trovi facilmente tramite GitHub, puntando il browser all’indirizzo github.com/TheMiguelBi/APP_for_Amazon-Fire-Tv-Stick_BasicEdition e che puoi installare con gli stessi metodi che ti ho riportato sopra per Infinity.

La RAI, per esempio, preferisco richiamarla tramite Kodi (e insieme a lei anche La7, Mediaset On Demand e altro ancora).

Kodi per Fire TV Stick

Il mondo che include altri mondi, Kodi è il Media Player che da anni monopolizza i Media Center di molti salotti o semplici postazioni da lavoro portatili. Puoi installarlo anche su Fire TV Stick, è semplice e puoi farlo rapidamente tramite Downloader. Ti ho creato un collegamento rapido che punta alla giusta versione per l’architettura utilizzata dalla Stick di Amazon: go.gioxx.org/firekodi.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 4

Una volta installato, puoi espandere i confini del semplice Media Player locale arricchendolo di plugin che puoi facilmente reperire online, chiaramente aggiungendo sorgenti sorgenti esterne.

Prima di continuare

Ti tocca abilitare l’installazione di plugin di terze parti da fonti sconosciute, un po’ come fatto prima per l’installazione degli APK in Fire TV Stick. Vai nelle Impostazioni e spostati in Add-ons, quindi abilita l’opzione Fonti sconosciute (nella parte di destra, come in immagine di seguito seppur in lingua inglese):

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 6

Ora puoi procedere

Per farlo vai nelle ImpostazioniFileAggiungi Sorgente, quindi fai clic su <Nessuno> e imposta l’URL verso il repository dei plugin (e non solo) da installare, per esempio https://gioxx.org/fire, spazio personale che ho creato per raccogliere alcuni plugin sicuramente funzionanti e testati, messi anche a tua disposizione. Una volta dato un nome e aggiunta la sorgente esterna, potrai richiamarla per l’installazione di file ZIP.

Spostati nella schermata degli Add-on e scegli di installarne da Repository (Installa da repository), quindi fai clic su “..” (è la prima voce in alto in ordine alfabetico, servirà per salire di un livello) → Installa da un file zip.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 5

Scegli ora il repository esterno che hai precedentemente inserito in Kodi e seleziona il file ZIP da installare. Nella sorgente esterna che ti ho messo a disposizione troverai alcuni plugin potenzialmente interessanti anche per te, come quello dedicato alla Rai, Mediaset On-Demand, La7 e altri ancora, devi solo prenderti un po’ di tempo per effettuare i tuoi test.

In conclusione

Da qui in poi, ti basterà qualche ricerca Google e del tempo libero perché di grandi limiti associati a Kodi io non ne ho trovati. C’è tanto da scoprire, e Amazon Fire TV Stick ti offre la possibilità di farlo a un giusto prezzo, per lo meno fino a quando non deciderai di crescere (alzare l’asticella dai, mica mi riferisco alla tua età anagrafica!) e guardare con interesse al mercato dei box Android che offrono maggiori prestazioni (processori, RAM e memoria disponibile dai tagli decisamente più alti rispetto alla configurazione comunque valida di Fire TV Stick).

Acquistare Amazon Fire TV Stick per un cliente Prime vuol dire spendere circa 40€ (39,99€), che diventano 60 (59,99€) per chi cliente Prime non lo è. Il mio consiglio è quello di acquistare il prodotto se sei cliente Prime, o farlo fare al collega di lavoro (o amico) che lo è e che potrà acquistarne fino a due con il proprio account, perché per 60€ probabilmente punterei su altro (o conserverei quel budget per aggiungerci qualcosina e acquistare un box più performante).

Di certo c’è che l’esperienza rispetto a Google Chromecast cambia parecchio, e devo rimangiarmi la parola (basata un po’ sulla fiducia) verso coloro ai quali avevo detto che acquistare Amazon Fire TV Stick era inutile se si possedeva già Chromecast. Si possono fare maggiori esperimenti e far funzionare applicazioni non compatibili con Chromecast, senza metterci di mezzo una terza parte costituita dagli smartphone o tablet che mandavano il loro Cast verso il televisore, talvolta rimettendoci in qualità e stabilità di segnale (con Plex queste cose si notavano parecchio, soprattutto su flussi streaming esosi).

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione inerente l’articolo, ti ricordo che l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia per capire se potesse fare al caso dei miei genitori, ho finito per tenerlo, personalizzandolo per le esigenze di casa mia e di Ilaria!
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Buongiorno e buon sabato mattina. Lo senti il profumo di caffè? Io lo adoro. Ora che ti sei messo comodo ti posso parlare del componente aggiuntivo che ti avevo parzialmente introdotto la scorsa settimana. Si tratta di un tool molto carino per Google Chrome, nulla da fare invece per Firefox nonostante io abbia provato a convertirlo in WebExtension per il browser di casa Mozilla (parzialmente funzionante, ma mancano dettagli importanti all’appello per considerarlo un buon porting), si tratta di Super Netflix.

Addons: Super Netflix

È un bel coltellino svizzero per quelle opzioni diversamente non modificabili perché solitamente gestite in maniera completamente autonoma dal noto servizio di streaming e produttore di contenuti originali. Trovi il componente aggiuntivo nel Chrome Store:

Super Netflix
Super Netflix
Developer: subflicks.com
Price: Free

Una volta installato, ti permetterà di modificare il comportamento standard del player, potrai ritoccare diversi parametri e forzare una visione ad alta definizione impeccabile (ammesso che la tua connessione lo permetta, occhio), così come saltare completamente le intro, avanzare o indietreggiare di 10 secondi, caricare sottotitoli diversi da quelli utilizzati da Netflix, ma non solo.

Addons: Super Netflix 1

Super Netflix è una piccola chicca da non lasciarsi sfuggire se si è soliti utilizzare il browser di big G e guardare Netflix sul proprio portatile. Inutile dire che tutto decade nel momento in cui si passa da tablet o smartphone, o browser di diverso sviluppatore. L’unica alternativa è quella di trasmettere direttamente verso una ChromeCast lasciando che sia il laptop a fare il lavoro sporco.

Addons: Super Netflix 2

Buona visione! :-)


immagine di copertina: unsplash.com / author: Jens Kreuter

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Mentre mi tocca farti aspettare ancora un po’ per leggere un articolo dedicato al mondo Adunanza (quindi Fastweb) per sostituire il client nativo ed2k su Synology (metterci l’interfaccia web e altro ancora), posso già parlarti di una modifica più semplice, dedicata a chi si è scontrato almeno una volta con l’alquanto fastidioso errore generato dalla convivenza della traccia audio DTS e Video Station, il Media Server nativo di Synology.

Synology DS216j: mettere d'accordo Video Station e DTS

Il problema è facilmente riproducibile portando su televisore la trasmissione (per esempio con Chromecast), e si può risolvere altrettanto facilmente andando a installare i codec adatti sul NAS, in questo caso ti basterà portare a bordo FFmpeg (ffmpeg.org), che ti permetterà di convertire ciò che ti serve in diretta, aggirando l’ostacolo. Nonostante le diverse fonti comunitarie che ho sottoscritto nel Centro pacchetti di Synology (SynoCommunity in primis, nda), però, sembrerebbe non esserci modo di installare FFmpeg sul DS216j basato su processore Marvell Armada.

Per poterci riuscire, potrai procedere manualmente. Ho recuperato (tramite nunobhorta.com/enable-ffmpeg-dts-synology-video-station) i pacchetti necessari per i diversi tipi di processore del prodotto, li trovi tutti in una cartella che ho condiviso su Box: app.box.com/s/92rnfvmdhbdvc4cyk0xqsu8eod8pjuy9.

Se anche tu hai un DS216j con processore Marvell Armada, scarica il file FFmpegWithDTS-comcerto2k-1.0-0005.spk e tienilo sul Desktop (o qualsiasi altra cartella). Apri il Centro pacchetti di Synology, fai partire un’installazione manuale e dagli in pasto il file SPK che hai appena scaricato, chiedendo di avviarlo al termine:

La modifica è immediatamente funzionante, prova a rilanciare il contenuto che ti interessa, non dovresti più ricevere alcun errore a video :-)

E ora porta pazienza, presto riuscirò a terminare anche l’altro pezzo dedicato a questo piccolo NAS tutto pepe, il tempo scarseggia sempre più, la sera dopo la palestra (ho ricominciato, già) arrivo praticamente cotto e più prossimo al KO che alla forza per scrivere sul blog! ;-)

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Proprio così. Amazon allarga il bouquet di servizi messi a disposizione degli utenti, introducendo il loro servizio di streaming video, Amazon Prime Video, ritagliandosi (ci prova, solo il tempo ci dirà se ci riuscirà o meno) il suo piccolo spazio tra i grandi player di settore, come Sky, Mediaset, Netflix ma non solo. Il tutto risponde all’URL primevideo.com.

Amazon Prime Video approda in Italia

Amazon Prime Video

Sbloccato per l’Italia e per ulteriori 199 paesi (noi facciamo parte dei 200 totali, tanto per dirla in altra maniera) solo qualche giorno prima di Natale, vanta serie televisive originali e film concessi in licenza. Interfaccia non ancora localizzata (è in inglese, nda), propone però sottotitoli e doppiaggio anche in italiano (per buona parte del catalogo, non ancora per tutto).

Come ogni servizio di streaming attualmente disponibile sul mercato, propone un periodo di prova gratuita (7 giorni, contrariamente al mese proposto da Netflix per esempio), un prezzo mensile di 5,99€ (ma per i primi 6 mesi di abbonamento potrai usufruire di uno sconto del 50% e pagare 2,99€), compreso invece (e quindi a costo zero, per il momento) per gli utenti Amazon Prime. Dubito fortissimamente possa rimanere tale per molto tempo, in America l’abbonamento Prime di Amazon include altri servizi e arriva a costare quasi 100$ all’anno (qui da noi si arriva a malapena ai 19,90€).

Cosa serve

Una connessione a banda larga da almeno 900 Kbit/s, anche se i contenuti in HD necessitano almeno di 3.5 Mbit/s. Servirà un tablet o uno smartphone, ma anche un televisore che possa sfruttare l’app scaricabile dal proprio store, o magari una console (e relativo store anche in quel caso, anche se su One non è ancora disponibile nello store Microsoft italiano e si è costretti a passare da un’alternativa, come quella US). È chiaro che l’obiettivo finale di Amazon (come è stato per i competitor in passato) è rendersi disponibile ovunque, su ogni dispositivo.

Amazon Prime Video approda in Italia 1

Di base si può utilizzare Amazon Prime Video su ogni browser: da Firefox a Chrome, passando per Internet Explorer e qualsiasi altra alternativa compatibile HTML5, o almeno in grado di eseguire Silverlight (5.1 o superiore). Su mobile è necessario almeno Android 4 o iOS 8, sono compatibili (manco a dirlo) i tablet Fire della stessa Amazon.

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free+
Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Price: Free+

Se invece hai un televisore connesso a internet puoi pensare di scaricare direttamente su di lui l’applicazione (Samsung conferma la compatibilità con i modelli 2015 e quelli 2016 con sistema operativo Tizen. LG conferma la compatibilità con le serie G6, E6, C6, B6, UH9500, UH8500, UH7700, UH7500, UH 6500, UH 6300, UH 6100 con a bordo WebOS 3.0, e le serie EG960V, EF950V, EG920V, EG910V, UC9V, UB980V, UF950V, UG870V, UF8507, UF7787, UF7767, UF6807, UF6407, LF652V, LF630V, UF776V, UF850V del 2015 che sfruttano ancora WebOs 2.0).

Peccato che

Nonostante la compatibilità con così tanti dispositivi, non potrai utilizzare direttamente AppleTV o ChromeCast. Già solo questa pecca vale tutta la candela e abbassa drasticamente il giudizio finale del servizio, almeno per quanto mi riguarda.

Così facendo, viene completamente a meno la qualità video pensata per il servizio: si parte dalla qualità DVD di base (576p), che viene automaticamente alzata fino a 2160p (corrispondente all’UltraHD) e supporto HDR, ammesso che tu abbia a disposizione una connessione in grado di sopportare un carico di 15 MBit/s (nulla di inarrivabile per la fibra ottica, forse meno per chi sfrutta le classiche 20 Mbit/s in rame). In mezzo troverai anche la più abbordabile 1080p (Blu-Ray), anche con audio in multi canale 5.1 e non solo MPEG.

Limiti

Ti ho già parlato di cosa serve e cosa c’è che non va proprio. Torniamo a parlare di limiti (leciti): possono essere connessi (e avviare lo streaming, nda) all’account Prime Video fino a tre dispositivi contemporaneamente (niente male davvero, considerando che per Netflix serve l’account più costoso per averne fino a 4), ma solo uno può eseguire un determinato video, gli altri due dovranno guardare altro.

Devo abbonarmi?

Mah. In tutta onestà non c’è una risposta secca che sono in grado di darti. Più che altro valuterei le opzioni a disposizione:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Il servizio funziona e propone già una buona quantità di contenuti, la localizzazione in italiano mancante e la forzatura all’inglese può non essere a portata di tutti, alcuni potrebbero ritenerla addirittura più fastidiosa del previsto, ma sono certo che Amazon risolverà questo problema entro breve.
  • Il fatto che il servizio venga offerto ai clienti Amazon Prime in maniera gratuita è sicuramente un plus (anche se ho paura che ciò farà lievitare quanto prima la cifra richiesta a fine anno a noi abbonati, spero si possa scegliere di staccare un determinato prodotto dal bouquet e scegliere di pagare la stessa cifra di oggi).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un servizio già esistente in America deve poter arrivare preparato sui mercati restanti, soprattutto quando fa un lancio in “pompa magna” e lancia il guanto di sfida ai competitor già robusti e pronti a difendersi. Non puoi non avere già a disposizione l’applicazione su ogni store e la piena compatibilità con AppleTV e ChromeCast. Fare streaming del monitor del proprio smartphone fa schifo per questo tipo di contenuti, e onestamente l’applicazione scaricata dallo store USA su Xbox One non funziona ancora perfettamente.

Fai la tua valutazione, pensaci sopra. Sfrutta un abbonamento Prime già esistente o creane uno nuovo (ricorda di disattivare il rinnovo automatico, altrimenti pagherai l’abbonamento per intero già al secondo mese di attivazione), oppure prenditi quei 7 giorni senza account Prime, poi dimmi cosa ne pensi e se credi che valga la pena essere iscritto all’ennesimo servizio di streaming video.

Di certo, in tutto questo, c’è un pensiero comune di tanti, me compreso, che ha espresso Ciro giusto qualche giorno fa:

Perché se aggiungo anche Sky (la sua offerta satellitare per me e l’abbonamento online per i miei genitori) allora sì, la lotta alla pirateria ha vinto con le regole che il popolo del web suggeriva già tanti anni fa (che poi tanto i pirati continuano a esistere e continueranno in futuro, ma poco importa, una gran fetta è ormai stata resa acqua passata).

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