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Mentre mi tocca farti aspettare ancora un po’ per leggere un articolo dedicato al mondo Adunanza (quindi Fastweb) per sostituire il client nativo ed2k su Synology (metterci l’interfaccia web e altro ancora), posso già parlarti di una modifica più semplice, dedicata a chi si è scontrato almeno una volta con l’alquanto fastidioso errore generato dalla convivenza della traccia audio DTS e Video Station, il Media Server nativo di Synology.

Synology DS216j: mettere d'accordo Video Station e DTS

Il problema è facilmente riproducibile portando su televisore la trasmissione (per esempio con Chromecast), e si può risolvere altrettanto facilmente andando a installare i codec adatti sul NAS, in questo caso ti basterà portare a bordo FFmpeg (ffmpeg.org), che ti permetterà di convertire ciò che ti serve in diretta, aggirando l’ostacolo. Nonostante le diverse fonti comunitarie che ho sottoscritto nel Centro pacchetti di Synology (SynoCommunity in primis, nda), però, sembrerebbe non esserci modo di installare FFmpeg sul DS216j basato su processore Marvell Armada.

Per poterci riuscire, potrai procedere manualmente. Ho recuperato (tramite nunobhorta.com/enable-ffmpeg-dts-synology-video-station) i pacchetti necessari per i diversi tipi di processore del prodotto, li trovi tutti in una cartella che ho condiviso su Box: app.box.com/s/92rnfvmdhbdvc4cyk0xqsu8eod8pjuy9.

Se anche tu hai un DS216j con processore Marvell Armada, scarica il file FFmpegWithDTS-comcerto2k-1.0-0005.spk e tienilo sul Desktop (o qualsiasi altra cartella). Apri il Centro pacchetti di Synology, fai partire un’installazione manuale e dagli in pasto il file SPK che hai appena scaricato, chiedendo di avviarlo al termine:

La modifica è immediatamente funzionante, prova a rilanciare il contenuto che ti interessa, non dovresti più ricevere alcun errore a video :-)

E ora porta pazienza, presto riuscirò a terminare anche l’altro pezzo dedicato a questo piccolo NAS tutto pepe, il tempo scarseggia sempre più, la sera dopo la palestra (ho ricominciato, già) arrivo praticamente cotto e più prossimo al KO che alla forza per scrivere sul blog! ;-)

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Proprio così. Amazon allarga il bouquet di servizi messi a disposizione degli utenti, introducendo il loro servizio di streaming video, Amazon Prime Video, ritagliandosi (ci prova, solo il tempo ci dirà se ci riuscirà o meno) il suo piccolo spazio tra i grandi player di settore, come Sky, Mediaset, Netflix ma non solo. Il tutto risponde all’URL primevideo.com.

Amazon Prime Video approda in Italia

Amazon Prime Video

Sbloccato per l’Italia e per ulteriori 199 paesi (noi facciamo parte dei 200 totali, tanto per dirla in altra maniera) solo qualche giorno prima di Natale, vanta serie televisive originali e film concessi in licenza. Interfaccia non ancora localizzata (è in inglese, nda), propone però sottotitoli e doppiaggio anche in italiano (per buona parte del catalogo, non ancora per tutto).

Come ogni servizio di streaming attualmente disponibile sul mercato, propone un periodo di prova gratuita (7 giorni, contrariamente al mese proposto da Netflix per esempio), un prezzo mensile di 5,99€ (ma per i primi 6 mesi di abbonamento potrai usufruire di uno sconto del 50% e pagare 2,99€), compreso invece (e quindi a costo zero, per il momento) per gli utenti Amazon Prime. Dubito fortissimamente possa rimanere tale per molto tempo, in America l’abbonamento Prime di Amazon include altri servizi e arriva a costare quasi 100$ all’anno (qui da noi si arriva a malapena ai 19,90€).

Cosa serve

Una connessione a banda larga da almeno 900 Kbit/s, anche se i contenuti in HD necessitano almeno di 3.5 Mbit/s. Servirà un tablet o uno smartphone, ma anche un televisore che possa sfruttare l’app scaricabile dal proprio store, o magari una console (e relativo store anche in quel caso, anche se su One non è ancora disponibile nello store Microsoft italiano e si è costretti a passare da un’alternativa, come quella US). È chiaro che l’obiettivo finale di Amazon (come è stato per i competitor in passato) è rendersi disponibile ovunque, su ogni dispositivo.

Amazon Prime Video approda in Italia 1

Di base si può utilizzare Amazon Prime Video su ogni browser: da Firefox a Chrome, passando per Internet Explorer e qualsiasi altra alternativa compatibile HTML5, o almeno in grado di eseguire Silverlight (5.1 o superiore). Su mobile è necessario almeno Android 4 o iOS 8, sono compatibili (manco a dirlo) i tablet Fire della stessa Amazon.

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free
Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Price: Free+

Se invece hai un televisore connesso a internet puoi pensare di scaricare direttamente su di lui l’applicazione (Samsung conferma la compatibilità con i modelli 2015 e quelli 2016 con sistema operativo Tizen. LG conferma la compatibilità con le serie G6, E6, C6, B6, UH9500, UH8500, UH7700, UH7500, UH 6500, UH 6300, UH 6100 con a bordo WebOS 3.0, e le serie EG960V, EF950V, EG920V, EG910V, UC9V, UB980V, UF950V, UG870V, UF8507, UF7787, UF7767, UF6807, UF6407, LF652V, LF630V, UF776V, UF850V del 2015 che sfruttano ancora WebOs 2.0).

Peccato che

Nonostante la compatibilità con così tanti dispositivi, non potrai utilizzare direttamente AppleTV o ChromeCast. Già solo questa pecca vale tutta la candela e abbassa drasticamente il giudizio finale del servizio, almeno per quanto mi riguarda.

Così facendo, viene completamente a meno la qualità video pensata per il servizio: si parte dalla qualità DVD di base (576p), che viene automaticamente alzata fino a 2160p (corrispondente all’UltraHD) e supporto HDR, ammesso che tu abbia a disposizione una connessione in grado di sopportare un carico di 15 MBit/s (nulla di inarrivabile per la fibra ottica, forse meno per chi sfrutta le classiche 20 Mbit/s in rame). In mezzo troverai anche la più abbordabile 1080p (Blu-Ray), anche con audio in multi canale 5.1 e non solo MPEG.

Limiti

Ti ho già parlato di cosa serve e cosa c’è che non va proprio. Torniamo a parlare di limiti (leciti): possono essere connessi (e avviare lo streaming, nda) all’account Prime Video fino a tre dispositivi contemporaneamente (niente male davvero, considerando che per Netflix serve l’account più costoso per averne fino a 4), ma solo uno può eseguire un determinato video, gli altri due dovranno guardare altro.

Devo abbonarmi?

Mah. In tutta onestà non c’è una risposta secca che sono in grado di darti. Più che altro valuterei le opzioni a disposizione:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Il servizio funziona e propone già una buona quantità di contenuti, la localizzazione in italiano mancante e la forzatura all’inglese può non essere a portata di tutti, alcuni potrebbero ritenerla addirittura più fastidiosa del previsto, ma sono certo che Amazon risolverà questo problema entro breve.
  • Il fatto che il servizio venga offerto ai clienti Amazon Prime in maniera gratuita è sicuramente un plus (anche se ho paura che ciò farà lievitare quanto prima la cifra richiesta a fine anno a noi abbonati, spero si possa scegliere di staccare un determinato prodotto dal bouquet e scegliere di pagare la stessa cifra di oggi).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un servizio già esistente in America deve poter arrivare preparato sui mercati restanti, soprattutto quando fa un lancio in “pompa magna” e lancia il guanto di sfida ai competitor già robusti e pronti a difendersi. Non puoi non avere già a disposizione l’applicazione su ogni store e la piena compatibilità con AppleTV e ChromeCast. Fare streaming del monitor del proprio smartphone fa schifo per questo tipo di contenuti, e onestamente l’applicazione scaricata dallo store USA su Xbox One non funziona ancora perfettamente.

Fai la tua valutazione, pensaci sopra. Sfrutta un abbonamento Prime già esistente o creane uno nuovo (ricorda di disattivare il rinnovo automatico, altrimenti pagherai l’abbonamento per intero già al secondo mese di attivazione), oppure prenditi quei 7 giorni senza account Prime, poi dimmi cosa ne pensi e se credi che valga la pena essere iscritto all’ennesimo servizio di streaming video.

Di certo, in tutto questo, c’è un pensiero comune di tanti, me compreso, che ha espresso Ciro giusto qualche giorno fa:

Perché se aggiungo anche Sky (la sua offerta satellitare per me e l’abbonamento online per i miei genitori) allora sì, la lotta alla pirateria ha vinto con le regole che il popolo del web suggeriva già tanti anni fa (che poi tanto i pirati continuano a esistere e continueranno in futuro, ma poco importa, una gran fetta è ormai stata resa acqua passata).

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Riferendomi al titolo dell’articolo, se me lo avessi chiesto nella prima settimana di vita di questo mio acquisto, la risposta sarebbe stata secca e seccata: no. Ho lasciato passare del tempo però, l’ho fatto apposta, ho voluto dare fiducia al cambiamento e oggi posso affermare che tutto sommato ho fatto un errore “contenuto“, tra alti, bassi e qualcosa che mi piacerebbe ci fosse ma che no, non c’è, tipo una batteria e un’ottimizzazione del sistema e dei consumi più affidabile, che permetta di arrivare a fine giornata in scioltezza. Ti presento i risultati dell’acquistare oggi un Samsung Galaxy S6, provati sulla mia pelle.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 1

Ho approfittato di una discreta offerta al Media World (affatto lontana da quella di Amazon, ma volevo “tutto e subito”) e mi sono fatto un regalo prima delle ferie, in concomitanza con l’apparente dipartita del mio ZTE e degli spiacevoli eventi accaduti con gli Stockisti. Ho scelto una serie sorpassata per più motivi: risparmio economico (nessuno lo dice, tutti lo pensano, io te lo confermo così ci togliamo il pensiero), hardware ancora molto valido, un bel design e nessuna brutta sorpresa perché tutto ormai è stato provato, scritto, superato o fintamente ignorato. Lo smartphone viene tenuto aggiornato (con i rilasci patch mensili) e ha ovviamente a bordo MarshMallow, con la speranza di vedere quanto prima Nougat, teoricamente previsto.

Samsung Galaxy S6

Galaxy S6 è un bel telefono. Ho preferito prendere quello standard, l’edge non mi ha mai convinto del tutto e non ho cambiato idea al momento dell’acquisto, nonostante la differenza accettabile di prezzo. È elegante, ha un bel profilo, è essenziale e con il suo colore blu marino è davvero bello da vedere. La fotocamera sporge ma chissenefrega, con la custodia protettiva neanche si nota ed è tutto a pari livello (ho scelto questa della Spigen), non riuscirei a portarlo in tasca così come esce dalla scatola, rischierei di rovinarlo troppo facilmente, basterebbe il classico movimento sbagliato.

Samsung Galaxy S6, è un giusto acquisto oggi? 8

A proposito di scatola: il contenuto è quello che si deve pretendere da ciascuno smartphone, ricalca quindi lo standard composto da auricolari, caricabatteria da muro, cavo microUSB. Apprezzo che Samsung mantenga questo standard e non abbia scelto di passare a USB-C come molti ormai (costringendo all’acquisto di mille cavi in più per poter essere sempre “coperti“). Scelta confermata anche con Galaxy S7, tra l’altro.

Al solito, non faccio mancare la rapida panoramica sulle caratteristiche hardware rilevate da CPU-Z.

Aperta la scatola, ho avviato il sistema e cominciato a la configurazione, per recuperare l’ultimo backup disponibile prima che lo ZTE mi abbandonasse, così da poter avere ogni mia applicazione e preferenza (fatta eccezione per quelle applicazioni che ancora non riescono a fare salvataggio dei propri dati sotto l’account Google). Ho evitato di metterlo in carica, ho cercato di sfruttare ciò che avevo a disposizione di fabbrica, peccato però che ho dovuto necessariamente arrendermi dopo poco, troppa poca energia (sono arrivato a malapena ad accedere al Desktop del telefono e ho dovuto metterlo in carica durante il download delle mie applicazioni).

Carica!

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 12 - Batteria

Ho poi continuato a metterci mano una volta a casa, per evitare di perdere ulteriore tempo in ufficio (ok la prima fase, poi basta). A tarda serata, ho dato un’occhiata alle statistiche di consumo energia perché ormai quasi morto (io, non il telefono). Perdona il colore, ho scattato gli screenshot con il filtro luce notturno attivo (si era fatta una certa):

Da lì a poco la batteria sarebbe morta, nonostante il buon livello di carica negli screenshot. Ho ripetuto in seguito i test e ho continuato a salvare screenshot, la situazione è rimasta la stessa nei giorni seguenti, non ho mai potuto fare reale affidamento al mio nuovo smartphone, troppo facile scaricarlo con un utilizzo –secondo me– non realmente intensivo, che anche lasciato al suo destino senza toccarlo, non pareggiava i conti con il mio secondo smartphone in borsa (un iPhone 6 aziendale). Ero in ferie, sempre in giro, con la necessità di poterlo utilizzare per scattare fotografie, magari portarmi a destinazione con Google Maps o Waze, rispondere e fare telefonate.

Il colpevole è sempre lui, almeno nei primi tempi di assestamento. A nulla servono kilometriche discussioni su più forum, tentativi di cancellazioni cache, dati in memoria e qualsiasi altra precauzione. I “Servizi Google” (Google Play Services, nda) continuano a consumare molta batteria almeno per un primo periodo. Solo a distanza di una o due settimane (forse anche tre) ho potuto apprezzare un miglioramento dovuto all’inferiore consumo prodotto.

Oggi Samsung Galaxy S6 arriva al termine della giornata se la batteria è carica al 100% quando esco di casa, ammesso che non dia troppo da fare al reparto fotografico. A tal proposito: si dice il peccato ma non il peccatore. Ho cercato consigli sull’uso di Galaxy S6 per evitare di vederlo morire facilmente nel corso delle ore, una fonte web “autorevole” italiana consiglia di non fare troppe fotografie perché l’alta qualità della fotocamera richiede molta energia. Te la butto lì un po’ così, magari ridi anche tu di gusto come ho riso io, un po’ come acquistare la Ferrari ma farsi problemi nel fermarsi a fare carburante dal benzinaio.

Comparto fotografico

Rido perché quel reparto lì è ciò che sicuramente può vantare Samsung tra i vari suoi competitor. È un reparto molto curato, che senza scendere nei tecnicismi ti fa ammettere che le fotografie scattate con un Galaxy S6 sono davvero molto belle, anche in condizioni non proprio buone, anche con luce scarsa (qui chiaramente la qualità degrada abbastanza, lo fanno tutti, fatta eccezione per coloro che si focalizzano per tirare fuori un prodotto appositamente studiato per evitare queste situazioni).

Ti propongo qualche scatto catturato durante le ferie, talvolta ho utilizzato filtri che lo stesso Galaxy S6 propone di default, con possibilità di aggiungerne di nuovi scaricandoli dallo store Samsung.

Le fotografie parlano da sole. Sullo smartphone sono semplicemente spettacolari. Viste sul monitor del mio MacBook sono altrettanto belle, il resto sta alla mano dell’utilizzatore, non sono un fotografo professionista e mi diletto a catturare momenti della giornata quando mi va, senza troppo impegno, è un hobby estremamente amatoriale e tale deve rimanere. Anche i video (nonostante non ne abbia caricati qui) sono molto belli, fluidi, ben stabilizzati.

Quotidianità

Provo a farti la conta di ciò che più mi manca rispetto al passato e ciò che c’è su Galaxy S6, che quindi posso sfruttare quando voglio. Nessuna polemica, semplicemente quelle differenze nella customizzazione che, chi mi conosce sa bene ormai, non apprezzo mai, prediligendo una esperienza pura di Android, come pensato, voluto e sviluppato da Google.

Not ready to Cast

Quando ho portato Google Chromecast in casa, sostituendo la AppleTV 3, ho notato l’immediatezza della condivisione del monitor del mio smartphone verso il televisore della sala, una cosa che ho assolutamente apprezzato e amato, così come l’amavo da iPhone ad AppleTV. Ecco, Samsung non offre la stessa possibilità, manca infatti il pulsante di cast (Trasmetti), qui sostituito con un pulsante “Smart View” che però non equivale affatto, e cerca dispositivi della stessa casa costruttrice, il prodotto Google non è contemplato.

Per poter aggirare l’ostacolo, sarà necessario utilizzare direttamente l’applicazione di Google, che rimane comunque più scomoda rispetto a qualsiasi altro competitor:

Google Home
Google Home
Developer: Google Inc.
Price: Free

È una cosa assai stupida, perché le singole applicazioni come Netflix, Plex o lo stesso Chrome (browser) possono effettuare cast con un singolo clic, con estrema facilità e fluidità massima (parametri che possono cambiare in base alla tua rete di casa, sia LAN che internet). Pensare che questa funzione appartenga a cellulari di fascia ben più bassa, mi delude un po’.

Accessibilità

Ho notato sporadicamente problemi con il sensore luce, che regola automaticamente la luminosità del monitor di Galaxy S6, non sempre reattivo (o addirittura troppo reattivo in altri casi), producendo uno sfarfallio che si nota immediatamente, che sarà possibile bloccare solo se hai la prontezza di andare a togliere la luminosità automatica dalla dashboard superiore di Android.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi?

Lo stesso vale per il lettore di impronte, non sempre impeccabile, più spesso impreciso e lento nel riconoscimento rispetto a iPhone ma anche all’ultimo smartphone di Vodafone che ho provato pochissimo tempo fa. Io capisco che si tratta di una generazione antecedente all’attuale, ma giuro che non comprendo come sia possibile fare peggio di iPhone 6 che è nato in contemporanea (anche quest’ultimo ogni tanto è lento, ma mai impreciso). Ho già provato a far rileggere l’impronta del mio pollice destro, ho mosso anche il dito per dargli maggiori informazioni, a nulla è attualmente valso lo sforzo, devo cercare di tenere sempre la stessa identica posizione di sblocco per non avere rogne, altrimenti conviene passare ancora dalla sequenza a monitor.

Ricollegandomi allo sblocco del telefono (o alla semplice lettura delle notifiche) sento anche la mancanza del doppio tocco su monitor, qui inesistente, tornava comodo quando avevo bisogno di leggere l’orario senza necessità di andare a cercare il pulsante laterale di stand-by/accensione. Si vive anche senza, non c’è dubbio.

Sono piccoli problemi di percorso

Li ho avuti anche (i problemi di percorso, nda) con la funzione del DND (Do Not Disturb) che andava in costante crash quando provavo ad accedere alle sue opzioni dalle Impostazioni del prodotto. Ho trovato alcuni riferimenti sul web e nei forum degli utilizzatori, persone che hanno risolto l’anomalia con vere e proprie tecniche Vodoo, magari imitando posizioni del Kamasutra, senza mai però una procedura facilmente riproducibile, che risolvesse una volta per tutte il problema. A nulla sono valsi i miei tentativi di arresto forzato dell’applicazione Impostazioni del telefono o pulizia di cache e dati.

Cosa ho fatto per risolvere l’errore? Bella domanda. Non te lo saprei spiegare. Avevo il DND impostato sul mio precedente telefono, anche Samsung Galaxy S6 ha fatto partire la modalità al vecchio orario prestabilito, da quel momento ho potuto accedere finalmente alle impostazioni della funzione e ritoccare la whitelist dei contatti che possono cercarmi fuori dagli orari concessi a tutti. Assurdo ma vero, contento che ora tutto funzioni correttamente.

In conclusione

Decidile tu. Io ho tratto le mie e sono a metà strada. Non sono positive ma non possono essere per questo motivo negative, c’è una via di mezzo che può essere giusta in base alle aspettative dell’utente finale e alle sue reali esigenze nel quotidiano. Per quello che mi riguarda, probabilmente non avrei concluso l’acquisto (con il senno di poi) ma ero curioso di capire dove fosse arrivata Samsung, soprattutto con S6 e S7 perché ultime punte di diamante di una storia costellata di problemi e lamentele, ma anche di fanboy che difendono il marchio coreano.

Ho voluto dargli fiducia perché gliel’avevo completamente tolta in seguito all’estrema personalizzazione dell’Android a bordo dei dispositivi da loro realizzati, che avevo avuto modo di provare (per lavoro o per pura casualità) in passato. Tanto è rimasta di quella personalizzazione, ma moltissimo è stato standardizzato ed è ora più simile all’esperienza Android pura (ma volendo si possono fare ulteriori passi da gigante). Sarei davvero curioso di capire e toccare con mano ciò che è cambiato con Galaxy S7 ma dubito che il grande marchio ci tenga a darmi ascolto e farmi ricredere, magari attenderò di avere un prossimo colpo di testa, a prezzi più contenuti (perché se c’è un difetto davvero grande di Apple e Samsung, è vendere i loro dispositivi a prezzi molto poco competitivi rispetto al resto del mercato, dimenticando che non si vende il brand, ma il dispositivo che arriva tra le mani del cliente) :-)

Cheers.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato presso Media World (approfittando di una loro offerta), serve scansione dello scontrino? ;-)
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Il primo mese è passato (quello della mia prova gratuita, nda) ed è tempo di tirare una riga e riportarvi qualche impressione riguardo Netflix, re incontrastato della nuova televisione, quella on-demand, sempre disponibile, sempre pronta a seguire le esigenze del cliente, approdato in Italia lo scorso 22 ottobre dopo anni di esperienza sulle spalle maturata negli USA.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo streaming

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: un buon divano, un paio di ciotole di pop-corn che non vanno assolutamente condivisi con la propria signora (il mio tesssssoro, cit.) e il telecomando. Sì perché non serve nient’altro, non serve neanche preoccuparsi per capire come noi possiamo arrivare a Netflix, sarà Netflix ad arrivare a noi, questo grazie al suo essere disponibile per quasi ogni piattaforma esistente. Netflix in un solo colpo ha fatto ciò che altri hanno impiegato mesi a fare, merito di quanto già fatto in altre nazioni e che è stato semplicemente messo a disposizione anche degli IP italiani.

Smart TV, PlayStation, Xbox, Chromecast, Apple TV, lettori Blu-ray, smartphone, tablet e ovviamente PC (la lista è lunga, non ho riportato tutte le piattaforme), Netflix è la reincarnazione perfette dello slogan di un noto operatore telefonico, di qualche tempo fa: “è tutto intorno a te“.

Accordi commerciali, offerte personalizzate, mesi di prova gratuiti che si susseguono e che possono essere guadagnati; un nuovo competitor all’interno di questo mercato che anni fa potevamo solo ipotizzare e sperare di vivere (ancora sorrido pensando a quando ne parlavo con amici e conoscenti, io che cercavo costantemente fonti video alternative al tradizionale cavo dell’antenna utilizzando le prime versioni di VLC, nda) può solo far bene al cliente finale. Sono contento di poterlo vivere, contento di farne parte e ancora più contento di poter usufruire di contenuti originali, in diretta e storici che sono sotto il mio totale controllo (i miei orari, le mie pause, i miei gusti), a portata di telecomando, connessione e legalità che mi ha fatto quasi dimenticare come si usa Torrent.

Cosa cambia quindi per noi tutti? Vediamolo insieme.

Netflix

Bello, facile da usare, apprende costantemente da ciò che si guarda, propone e mette a disposizione un catalogo ricco di titoli originali e sotto licenza. Non è ancora perfetto per il mercato italiano perché perde alcuni dei titoli più interessanti che sono stati concessi in licenza a player già presenti sul nostro territorio da più anni (Sky e Mediaset), ma con una grande voglia di fare bene, crescere e giustificare il balzello mensile richiesto ai clienti, offrendo una qualità che altri possono ancora sognare. Ha dei pro e dei contro come ogni prodotto, che ho provato a raccogliere in un piccolo elenco:

  • Bello, comodo, facile da usare, anche insieme: non serve poi molto tempo per imparare a muoversi nell’ecosistema Netflix, l’ho già detto a inizio paragrafo e lo ribadisco. Si crea il proprio utente, si crea il proprio profilo (utile per poter condividere l’abbonamento, possibile dall’offerta media) e si parte con la visione dei contenuti basata sui propri gusti (vi verrà chiesto di selezionare qualche titolo che si ritiene potenzialmente interessante per stilare una prima lista). Il tutto anche tenendo due (o più) profili attivi contemporaneamente, ovvero il tallone d’Achille dei competitor che invece pretendono che un solo account possa essere utilizzato su un solo dispositivo alla volta. Io posso guardare un contenuto sul televisore, la mia compagna potrebbe fare lo stesso sull’iPad in un’altra camera di casa, tanto per dire, devo aggiungere altro riguardo questa killer-feature?
  • L’interfaccia controlla ogni cosa: cosa abbiamo visto e quando, stato di avanzamento della stagione (cosa dobbiamo quindi guardare: addio alle amnesie o alla necessità di tracciare ciò che si guarda, costantemente), a prescindere che si tratti di serie televisive o film. Da una puntata all’altra viene automaticamente rimossa l’eventuale sigla così da passare direttamente “alla ciccia“, noi potremo solo rifiutarci di continuare la visione della serie.
  • Sempre uguale: che venga acceduto tramite iPhone, Apple TV o console, Netflix è sempre lo stesso. Corrispondono le voci, corrisponde il contenuto, corrisponde ogni cosa. Magari l’interfaccia su Apple TV (3, quella sulla quale ho effettuato parte del test) è leggermente diversa per scelte dell’azienda di Cupertino, ma capirete immediatamente come muovervi, senza troppa fatica.
  • Non ho tempo ora, riprendo dopo: state guardando una puntata della vostra serie televisiva preferita ma dovete recarvi a un appuntamento, magari in metropolitana o bus. Fermate lo streaming, spegnete il televisore, chiudete casa. Ora che siete saliti sul mezzo di trasporto scelto, nessuno vi impedirà di prendere il telefono e continuare a fare ciò che stavate facendo prima. Giusto per rendere l’idea, questo è successo durante una delle code dell’ultimo giorno di Expo 2015:
  • Titoli originali: la punta di diamante dell’offerta. Serie televisive realizzate direttamente da Netflix, pubblicate in un solo colpo, dando così al cliente la possibilità di vedere gli episodi che compongono la stagione quando meglio crede. Da Daredevil a Jessica Jones passando per Narcos, il catalogo ne può vantare diverse, spesso molto valide (tutto dipende dai gusti, ovviamente).

Non tutto oro è, però, ciò che luccica. Se da una parte adoro Netflix perché fa esattamente ciò che gli viene chiesto ed è nato per esaudire i desideri di chi è appassionato di serie televisive e film, dall’altra ha qualche pecca che in tutta onestà non comprendo.

Adoro, a-do-ro la qualità in HD che può addirittura spingersi fino ai 4K nell’offerta più costosa e ricca del pacchetto (in termini di connessioni contemporanee), ma non riesco a comprendere il perché (tanto per fare un esempio banale) io debba dare le mie credenziali di accesso anche alla persona con la quale condivido l’abbonamento. Nel mio caso si tratta di mia sorella (io e Ilaria utilizziamo un solo profilo), d’accordo, nulla quindi di preoccupante. Ma se volessi dividere l’abbonamento con un amico e non volessi permettergli di modificare le preferenze dell’account? Entrando con quella coppia di credenziali non verrà posto alcun limite alla modifica di account e profili configurati. Mia sorella potrebbe tranquillamente disattivare l’abbonamento, eliminare il mio profilo (facendomi perdere tutto lo storico), ritoccare il metodo di pagamento o, “piccolezza“, modificare la password di accesso e fare il logout delle mie sessioni. Comodo, eh?

E se questo tipo di accesso fosse ipoteticamente alla portata di mio figlio, cosa gli impedirebbe di rimuovere ogni filtro di parental-control sul suo profilo? Un PIN numerico potrebbe mettervi al riparo da possibili problemi? Vi rispondo io: no, non basta.

Altra particolarità negativa: perché pensare a un sistema di attivazione delle sessioni tramite PIN temporaneo, se poi sono costretto a inserire la password su ogni dispositivo? Basterebbe generare un codice di accoppiamento sul nuovo dispositivo e farlo confermare da un altro già connesso, o magari da PC, tutto pur di non re-inserire ogni volta una password kilometrica che protegge l’accesso al mio account. Lo fanno già molti altri software, perché Netflix non lo permette ancora, nonostante tutta la sua esperienza nel campo? A quando un’eventuale autenticazione in 2-step (volendo continuare sulla falsa riga dell’argomento discusso)?

Netflix: è ora di passare alla videoteca americana?

Altri difetti clamorosi, in tutta onestà, non sono stato in grado di trovarne, fatta forse eccezione per la necessità di un plugin Silverlight (su Mozilla Firefox, utilizzato anche lui durante i test) per poter gestire i contenuti protetti da DRM, fastidioso e costoso in termini di risorse utilizzate dal PC, nonostante tutti i passi in avanti fatti con HTML5.

Come tenersi al passo con le novità?

Non è difficile, di siti web e comunità che tengono d’occhio Netflix ce ne sono tanti. Potreste tenere d’occhio le nuove pubblicazioni tramite whatsnewonnetflix.com/italy (in inglese, ma facilmente consultabile anche da chi non mastica la lingua straniera), tanto per fare un esempio. Oppure, se volete aggiungere una possibile fonte al vostro profilo Facebook (che tanto si è abituati a utilizzare forse più volte al giorno), potreste pensare di seguire la pagina “Nuove uscite Netflix Italia“, o farvi aggiungere al gruppo “Utenti Netflix Italia“. Si tratta di fonti che possono dare consigli, calendari sulle nuove uscite (programmate e non), uno spazio dove parlare, confrontarsi, magari chiedere supporto per qualcosa che non è ancora chiaro per voi.

Ho poi trovato, e vi segnalo, un articolo completo che parla di trucchi, estensioni e scorciatoie per l’utilizzo di Netflix, su SmartWorld.it: smartworld.it/audio-e-video/netflix-estensioni-app-sottotitoli-scorciatoie-e-siti-web.html.

Cosa cambia per i competitor?

Apparentemente nulla, qualcosa però c’è se si scende nei particolari. Sono cambiate le politiche sui periodi di prova, ora sono gratuiti i primi 30 giorni anche per Sky Online, per esempio. C’è poi la nuova stagione di The Big Bang Theory in contemporanea USA e rilasciata puntata dopo puntata su Infinity (c’era stata anche una prima stagione di The Musketeers rilasciata tutta in blocco, qualche tempo fa, sempre su piattaforma Mediaset) e dietro la regia si stanno facendo quei piccoli e grandi movimenti di marketing per mettere in risalto le proprie caratteristiche, come fosse una danza di accoppiamento per cercare la femmina adatta a procreare. Non c’è nulla di male, è giusto, bisogna però essere estremamente rispettosi e trasparenti nei confronti dei clienti, senza mai dimenticarsi che il proprio successo è determinato proprio da questi. È quindi necessario innovare, migliorarsi, sempre, senza mai fermarsi, bisogna farlo per sé stessi e per i clienti, sono loro che ne scoveranno altri per voi e sono sempre la migliore pubblicità, non di solo marketing è fatto il mondo.

Dare ascolto ai clienti ed essere sempre presenti è la chiave di volta.

Perché sceglierne più di uno?

Non c’è motivo alcuno, non sarò io certamente a dirvi perché abbonarvi o non abbonarvi a più servizi contemporaneamente. Io posso solo dirvi che ho scelto di essere un abbonato dei servizi in streaming che mi permettono di accedere a un catalogo pressoché infinito. Mi piacerebbe risparmiare qualche soldino? Certamente, impossibile metterlo in dubbio, ma sono soddisfatto e posso guardare qualsiasi cosa io voglia in qualunque momento, ciò mi basta, è lo stesso ragionamento alla base del mio abbonamento mensile di Spotify, considerando che ho abbattuto completamente la libreria di iTunes e tutti gli Mp3 che avevo nei miei dischi. Se oggi dovessi fare il conteggio delle possibili spese a fine anno (acquisto di musica e noleggio di contenuti video, cinema, ecc.) supererei abbondantemente la spesa totale generata da ogni abbonamento che pago mese dopo mese.

C’è un vincitore?

No, nessuno in particolare almeno. Ci sono buoni motivi per amare o odiare (un parolone, in realtà) ciascuno dei competitor. Si passa dal target più anziano a quello più giovane, cercando poi una via di mezzo che possa accontentare un po’ tutti. Prendete Sky Online, ha qualcosa che nessun altro ha almeno fino a ora: gli show. Sembrerà una sciocchezza, ma quando in casa ci si diverte insieme guardando e commentando una puntata di X Factor oppure Masterchef, è giusto riconoscere che sia Sky a realizzarla e trasmetterla, anche tramite la sua piattaforma Online.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo dello streaming

Certo questa ha delle pecche, un problema di banda di tanto in tanto (no, non è la linea di casa totalmente scarica, fidatevi) e un’interfaccia che diventa immediatamente “banale e piena di mancanze” quando si è abituati a usare poi quella di Netflix (e la stessa sorte tocca a Infinity, giusto per essere chiari) ma propone contenuti che altri non hanno, in diretta e on-demand. Ecco perché non rinuncerei a Sky Online. Il catalogo è giovane, le serie televisive di Fox sono quelle che seguo di più e AXN è forse l’unico che manca all’appello del bouquet (insieme ai canali Comedy, a dirla tutta). La speranza? Quella che anche Sky Online possa imparare da Netflix e non solo per il periodo di prova gratuito, ma anche per l’interfaccia e per dare ascolto ai suoi clienti, migliorando costantemente le offerte a disposizione così come i canali, sono quelli la vera forza della piattaforma, anche se spesso so che si tratta di problemi legati alle licenze.

E ora torno a guardarmi Jessica Jones, con permesso, e complimenti per essere arrivati a leggere fino a qui.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: abbonamenti di Netflix e Sky di tasca mia. Per Infinity ho un abbonamento messo a disposizione da Mediaset.
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Nato come adattatore universale per rendere Smart qualsiasi televisore, il Sitecom Universal Wi-Fi Adapter (WLX-2004) è un adattatore WiFi che può essere facilmente adattato ad ogni scenario perché permette di collegare qualunque dispositivo disponga di una porta ethernet alla rete senza fili di casa, compreso quel vecchio PC lontano dal router e senza alcuna scheda wireless installata perché troppo superato.

Sitecom Universal Wi-Fi Adapter (WLX-2004)

Piccolo, piccolissimo, alimentato dalla sua presa microUSB, con l’attacco ethernet subito disponibile dall’altro capo (necessiterà quindi di una porta USB dedicata, a meno di non volerlo collegare ad un alimentatore USB da muro come quello dell’iPhone). Lo si può far collegare alla propria rete WiFi tramite il tasto WPS (anche se personalmente continuo a sconsigliare questa via semplice per una questione di sicurezza, ndr) o semplicemente impostando il PC per prendere un indirizzo IP dinamicamente e collegandolo con un cavo, lui avrà indirizzo 192.168.0.234 e voi potrete accedere all’area amministrativa tramite la coppia username e password “admin / admin”, il consiglio è ovviamente quello di andare a modificare la password (lo username non è modificabile) subito dopo il primo accesso (qui eventualmente trovate il suo manuale completo, in inglese, in formato PDF).

È pensato per i televisori perché tipicamente questi hanno almeno una porta USB libera a disposizione (in alcuni casi però quella porta è fatta per leggere contenuti multimediali salvati all’interno di chiavi o dischi esterni, cercate quindi di utilizzare la porta di management ammesso che questa sia disponibile), è un po’ quel fratello maggiore di ChromeCast ma senza la necessità di un PC o di uno smartphone da utilizzare come ponte verso la rete internet, il tutto ad un prezzo di poco superiore (si parla di circa 50€ da ePrice, lo si trova anche a prezzi minori con una ricerca un pelo più approfondita).

La configurazione del Sitecom Universal Wi-Fi Adapter è semplice, ve lo assicuro, anche utilizzando l’interfaccia amministrativa di Sitecom (tipica e standard per tutti i loro apparati, ndr) ed un procedimento completamente manuale che prevede la scansione delle reti WiFi disponibili nell’area e l’inserimento della password per potersi autenticare, questa rimarrà in chiaro anche entrando in seguito nel pannello di amministrazione del dispositivo. Una connessione cablata per la vecchia Xbox 360 senza chip WiFi nativo? Il ponte per il vostro decoder SKY per poter fruire finalmente del servizio On Demand? Nessun limite imposto, la scelta è vostra. È un modo come un altro per evitare di far passare dei cavi di rete laddove diventa complesso per mancanza di spazio, antiestetico perché si potrebbero vedere “strane ragnatele” tra gli scaffali della libreria o chissà cos’altro.

Se dovessi cercare una pecca, potrebbe essere quella del calore prodotto dal dispositivo: l’ho lasciato acceso qualche ora in una posizione evidentemente scomoda (dietro la console) e vi posso assicurare che il calore prodotto unito a quello della console in funzione poteva tranquillamente essere utilizzato per cuocere un paio di uova strapazzate. Forse un vantaggio se si pensa al costante spreco di risorse (sono ironico, per quelli che non lo avessero proprio capito), non certo salutare per la console che ovviamente così facendo continua a soffrire. È abbastanza normale, inevitabile praticamente, è un dettaglio che dovrete considerare quando valuterete il posizionamento dell’oggetto.

Valido nel suo complesso, soluzione consigliata per spazi ristretti, budget medio-basso, ci sono alternative più ingombranti ma meno costose e con più disponibilità di porte ethernet, tutto dipende dall’investimento che volete sostenere e da cosa dovete collegare (magari nello stesso spazio condiviso).

Aggiornamento del 25/6/15
Allego all’articolo il manuale completo del prodotto che potrebbe tornarvi utile nel caso in cui non trovaste più la scatola del WLX-2004, in PDF, in inglese: cdromland.nl/productpdf/00950949-manual.pdf
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Prodotto: fornito da Sitecom, tornato all'ovile.
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