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Scaldo la voce e la tastiera, è la prima volta che collaboro ufficialmente con Huawei, e vale ciò che accade anche per le altre nuove collaborazioni, non si vuole mica fare brutta figura! Durante queste ultime settimane le pubblicazioni sono diminuite drasticamente, il lavoro d’ufficio assorbe ogni mia goccia di sudore, minuto, respiro, è un periodo molto intenso ma non per questo motivo è passata la voglia di provare nuovi gadget e raccontarti di loro su questo blog, tutt’altro, approfitto di questo fine settimana di riposo per buttare giù qualche riga e introdurti al P20 di Huawei, smartphone che è stato ormai presentato lo scorso marzo ma che è ancora saldamente al suo posto nel mercato di fascia medio-alta, scontrandosi con altri mostri sacri del settore, sua versione Pro in primis (il P20 pro, per l’appunto). Può ancora oggi essere considerato un acquisto conveniente?

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 1

Huawei P20

Realizzato ancora una volta in collaborazione con Leica, con una doppia fotocamera potenziata dall’intelligenza artificiale, Huawei è chiaramente schierata a favore dello smartphone in grado di sostituire (o quanto meno avvicinarsi il più possibile) la macchina fotografica più professionale, quella che generalmente scegli di portare con te quando osservi la tua città come turista, o ne visiti un’altra per catturare e conservare bei momenti e relativi ricordi sotto forma di scatti che rimarranno inalterati nel tempo, pronti per farti rivivere quelle sensazioni provate sul luogo qualche tempo prima. P20, così come l’ormai vecchio P10, può essere considerato un pioniere di settore, una bandiera definita “rinascimento della fotografia“. Fortunatamente per chi non non pensa che giri tutto intorno a uno scatto, Huawei P20 offre ulteriori punti di forza in diverse sue caratteristiche, lasciando però alcuni nervi scoperti che tenterò di snocciolare nelle prossime righe.

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 2

Costruzione

Huawei P20 propone uno schermo da 5,8″ (TFT, parliamo di un LCD) con una risoluzione massima di 2244 x 1080px e un peso di 165 grammi, si impugna bene e sta senza troppa difficoltà nella tasca dei pantaloni, senza farti provare quella sensazione della costrizione e del “oddio, lo rompo da un momento all’altro” che spesso mi capita di provare quando ho a che fare con smartphone dalle dimensioni più generose. C’è il notch (la tacca, per chi preferisce dirla o leggerla in italiano) ma è disattivabile dalle opzioni del Display, piccolo particolare molto apprezzato per chi proprio non sopporta la (ormai non più tanto) novità.

Huawei P20 risponde immediatamente ai comandi impartiti, è veloce, preciso, ha un bel monitor e adatta la sua luminosità in base all’ambiente in maniera precisa (il sole di agosto in spiaggia è stata un’ottima scusa per metterlo alla prova), è elegante da vedere e comodo da usare, anche senza custodia, che troverai comunque inclusa nella confezione del prodotto, ma non senza pellicola, che ti consiglio di prendere immediatamente in considerazione.

Monta un HUAWEI Kirin 970 octa-core, con configurazione quad-core a 2.36GHz (Cortex A73) coadiuvato dall’ulteriore quad-core a 1.8GHz (Cortex A53). 4 GB di RAM e 128 GB di memoria a tua e sua disposizione (dovrai infatti condividerli con il SO e i suoi aggiornamenti), la memoria non è espandibile, ma questo non costituisce un gran problema se come me fai molto uso delle tecnologie Cloud (e considera che il mio abituale taglio in cui faccio comodamente stare i miei dati si ferma a 64 GB). Buono, anzi buonissimo, anche il lettore di impronte che troverai nella parte frontale del monitor: lo prendi immediatamente (senza star lì a cercarlo come in altri smartphone), è reattivo e lo puoi chiamare in causa anche quando il P20 è appoggiato sulla scrivania. C’è la possibilità di sblocco con il volto, ma per ciò che mi riguarda continuo a preferire impronta o PIN.

Batteria da 3400 mAh che puoi ricaricare molto rapidamente (meno di due ore) utilizzando il caricabatterie in dotazione (22,5w), ti accompagna nel corso della giornata e nel caso di scarso utilizzo ti permette di arrivare anche alla successiva, chiaramente tirando la cinghia su qualche tua operazione. Il Kirin ne mette alla prova la resistenza, ma non scalda eccessivamente, permettendo anche una perdita inferiore alle aspettative.

Singolo lo slot per la SIM (nano), al contrario del doppio disponibile nella variante Pro. Connettività WiFi che abbraccia ogni sistema solitamente utilizzato (802.11 a / b / g / n / ac, 2,4 GHz e 5 GHz), così come il Bluetooth in versisone 4.2, con tecnologia aptX, aptX HD e LDAC. C’è il chip NFC e il connettore USB è di tipo C (USB Type-CTM, USB 3.1 Gen 1), il quale permette di trasmettere / ricevere dati in OTG, MTP, PTP, Audio, PD, DP.

Le cuffie incluse nella confezione hanno l’attacco USB-C, perché il jack audio manca all’appello, ed è subito iPhone (nella confezione troverai l’adattatore, che per tua convenienza ti toccherà lasciare attaccato al tuo set di auricolari preferito).

Software

È qui che risiede il mio personale tallone d’Achille. Parliamo di un Android Oreo 8.1, patch ferme a maggio di quest’anno (e l’ho restituito a fine agosto, quindi è effettivamente più indietro del dovuto), con relativa EMUI anch’essa in versione 8(.1). Sarà completa, sarà ricca, ma a me l’EMUI emoziona poco (per rimanere in tema con il nome della stessa), crea talvolta confusione e non mi piace quando mette mano all’organizzazione applicativa e stilistica della mia Home. Ho provato a modificarne l’aspetto attraverso i temi, ma anche loro possono poco e subiscono le imposizioni del launcher che Huawei ha pensato per i suoi smartphone, che spesso però non incontra le reali esigenze dell’utilizzatore “non alle prime armi“.

Capiamoci: ho scelto per mia madre un Huawei P8 lite (2017) che ancora oggi le regala soddisfazioni e con il quale si trova benissimo, ma lei non va oltre le chat di WhatsApp e Telegram (quest’ultimo principalmente), le telefonate e sporadicamente gli SMS. Naviga, si fa per dire, e scatta qualche fotografia senza chiedere più del dovuto. Per lei l’EMUI va più che bene, ma non è un utilizzatore “d’assalto“. Huawei P20 funziona bene, le Impostazioni sono davvero complete, posso pilotare quasi qualunque dettaglio del prodotto, posso fare ciò che solitamente non è possibile fare su un Android più puro, ma dopo due settimane di utilizzo EMUI sono tornato a usare Nova, e tutto si è normalizzato per la mia felicità.

So che c’è in ballo qualcosa di grande per EMUI, che potrebbe finalmente far cambiare idea ai suoi detrattori, non vedo l’ora che questo accada, sono davvero curioso di mettere mano su ciò che la grande società cinese ha pensato per il rilancio della sua interfaccia grafica. Non so se sia colpa o meno di EMUI, la tacca che è possibile disattivare tramite le impostazioni del Display non viene completamente digerita da alcune applicazioni che la rilevano ancora, facendo un pelo di confusione e nascondendo alla vista qualcosa che in realtà esiste. Si tratta di errori sporadici che ho notato in un più complesso e completo utilizzo dello smartphone e del suo sistema, che non inficiano ai fini della valutazione ultima di Huawei P20.

Multimedia

Reparto fotografico di assoluto rispetto per chi vuole imporsi nell’ambito della fotografia portata a livelli della professionale, ma ti ricordo che in questo caso il P20 pro è in grado di dare una spanna (e forse più) al già buon risultato prodotto da Huawei P20. Sul posteriore troverai una Leica doppia, Big Pixel 12MP RGB f1.8 insieme a una 20MP BW f1.6, 2x Ibrido Zoom, AIS, LED bicolore. Sull’anteriore trova spazio invece un 24MP, f2.0, indubbiamente una scelta molto più che sufficiente (stiamo sforando oltre la necessità) per gli autoscatti.

Ciò che in alcuni casi stona (volutamente lasciata attiva per metterla alla prova) è proprio l’intelligenza artificiale, che va a modificare il risultato finale di uno scatto che probabilmente sarebbe venuto meglio senza (in alcuni casi ho disattivato AI proprio per questo motivo). Se le fotografie scattate in ambienti ben illuminati sono più che accettabili, il risultato migliore lo si ottiene invece in situazioni di penombra, tramonti, soggetti che si vuole catturare e mostrare nella versione più romantica e “soffusa” possibile, come a voler fedelmente riprodurre ciò che l’occhio sta vedendo in quel momento, sapientemente miscelato a ciò che il cuore prova nel medesimo momento, qui di seguito ti propongo qualche scatto rubato in una zona di Milano che adoro:

Quella del tram l’adoro in maniera particolare, e dimostra che in alcuni casi l’intelligenza artificiale è in grado di metterci del suo per aiutare a riprodurre la situazione che si vuole davvero conservare e condividere con le altre persone che osserveranno poi la medesima fotografia. Avrei voluto mostrarti anche un video girato con Huawei P20, ma gli unici che ho includono persone che nulla hanno a che fare con la recensione, sbadatamente non ho creato un Demo ad-hoc.

In conclusione

Credo di averti dato tutte le informazioni necessarie per la valutazione di questo smartphone che trova oggi un posizionamento prezzo che ancora lo attesta nella fascia medio-alta, poiché acquistabile a circa 480€. Ho dato un’occhiata al suo andamento su PagoMeno e ho scaricato l’immagine aggiornata del grafico:

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 27

Se consideri che la variante Pro è attualmente presente sul mercato con un costo di circa 580€, è possibile che la bilancia possa pendere verso quest’ultima, considerando che le caratteristiche hardware cambiano sul fronte display (monitor AMOLED), fotografico (in maniera sensibile) e di impermeabilità, senza considerare (per chi ne fa uso) della possibilità di alloggiamento di una seconda scheda SIM. Diciamo che per un centinaio di euro il sacrificio, se stai pensando di cambiare smartphone e tenerlo per un po’ di tempo, puoi anche pensare di farlo. Nulla da togliere -in ogni caso- alla valutazione positiva che caratterizza Huawei P20. Io ho cercato per te qualche offerta su Amazon (compresa una relativa alla versione Pro di P20), la trovi qui di seguito:

Credo di aver ormai concluso. Ringrazio Huawei per la collaborazione e lascio a te l’area commenti nel caso in cui tu voglia parlare di questo terminale, segnalarmi punti sui quali non sei d’accordo o chiedere maggiori informazioni (spolvererò la memoria per rispondere dato che il telefono è stato ormai restituito) :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Huawei e già tornato all'ovile al termine delle mie ferie.
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Funziona così: se fai qualcosa di buono, la prossima volta –da cliente– mi aspetterò qualcosa di meglio, e onestamente non per quanto altro tempo ancora AVM possa continuare a migliorarsi nelle soluzioni messe a disposizione di una clientela -evidentemente- sempre più esigente. Qualcuno crede che io sia tutto scemo (a ragion veduta, aggiungerei io), eppure a me questi giochini al rialzo mi piacciono assai, il FRITZ!Box 6890 LTE viene incontro persino all’esigenza ultima di cui parlavo con chi con il brand ci lavora quotidianamente: il fallback su SIM senza ulteriori dispositivi attaccati in cascata.

AVM FRITZ!Box 6890 LTE: quel 7590 col tocco in più 11

La poesia è però presto rotta, nonostante il mio entusiasmo per un prodotto simile non scemi per questo –non tanto piccolo– dettaglio: il fallback su SIM automatico può avvenire solo se si sfrutta il 6890 LTE come modem ADSL e non come router in cascata (passando quindi per la porta WAN). Poco male mi ripeto, è comunque un prodotto fenomenale, ed è facile capire il perché di questa mia affermazione.

FRITZ!Box 6890 LTE

Impossibile non chiamarlo 7590 con qualcosa in più, perché in fondo si tratta della stessa ottima macchina pensata e realizzata dall’azienda tedesca leader di mercato, quella sulla quale sai già di poter fare affidamento mettendoci la mano sul fuoco. Il 6890 LTE propone le tecnologie che hanno fatto del 7590 un top di gamma infallibile (ne sono felicissimo proprietario), aggiungendo e togliendo punti in lista in base all’esigenza di poter stare fisicamente nello stesso tipo di chassis, modificando però la parte posteriore dedicata agli attacchi, all’interno della quale ora dovranno trovare spazio i due connettori per le antenne radio esterne montabili opzionalmente (che vanno quindi ad aggiungersi a quelle interne ben nascoste, le quali erogano il segnale WiFi del router) e l’alloggiamento della scheda SIM con molla (impossibile quindi bloccarla dentro o impazzire per tirarla fuori in caso di necessità / sostituzione), lasciando fuori dai giochi una delle due porte USB 3 (il 6890 LTE, a differenza del 7590, mette a disposizione una sola porta USB ad alta velocità).

La differenza in un solo colpo d’occhio è alquanto chiara:

Eppure, lascia che te lo dica, non ti peserà affatto l’assenza della seconda porta USB (ammesso che anche tu abbia preferito una diversa gestione di dispositivi terzi come NAS o stampanti di casa).

Packaging

Manco a dirlo, il FRITZ!Box 6890 LTE non differisce in maniera alcuna da quello che è il packaging del 7590, comprensivo quindi di un’abbondante dose di cavi e adattatori che in alcuni casi mai userai. Di sicuro troverai le antenne in più ad aspettarti nella parte superiore della scatola che tiene fermo lo chassis del prodotto, per il resto conosci già la storia:

Sotto al cofano

Ne sono consapevole, mi ripeto:

Un processore dual-core di ultima generazione per un routing ottimale di tutti i dati. FRITZ!Box 7590 permette di creare e propagare una rete senza fili a velocità Gigabit, sfruttando la tecnologia 4×4 MIMO multiutente, con punte di 1700 Mbit/s circa sulla frequenza a 5 GHz (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui). Si passa poi a ulteriori 800 Mbit/s che vanno ad aggiungersi sulla frequenza da 2,4 GHz. Otto (!) è il numero totale di antenne che permettono band steering, così da veicolare la trasmissione dei dati dei dispositivi connessi al FRITZ!Box permettendo loro di usare la migliore frequenza disponibile al momento (saltando dalla WiFi 2,4 GHz a quella a 5 GHz senza che tu debba fare alcunché).

Eppure è proprio così, continuerai a poter sfruttare l’ottima tecnologia di AVM già disponibile per il FRITZ!Box 7590, ora allargata e “spalmata” sui nuovi arrivati in famiglia, 6890 LTE compreso.

La differenza è chiaramente quella costituita dal collegamento via SIM, che in questo caso sfrutta un lettore che si aspetta un taglio di dimensione tradizionale (e non mini SIM come dichiarato in scheda tecnica, tieni a portata di mano eventuali adattatori come capitato al sottoscritto e come tu stesso puoi vedere dalle fotografie scattate e pubblicate poco sopra), il tutto per poter sfruttare un collegamento LTE (4G) con velocità fino a 300 Mbit/s e via UMTS/HSPA+ (3G) fino a 42 Mbit/s in supporto multibanda (5 frequenze LTE e 2 frequenze UMTS, LTE: banda 1, 3, 7, 8 e 20; UMTS: banda 1 e 8). A questa va aggiunta anche l’altra differenza, quella relativa alla porta modem DSL integrato per tutte le porte VDSL o DSL fino a 300 Mbit/s (adatta quindi anche a chi oggi sceglie un collegamento con TIM fino a 100 Mbit/s FTTC o FTTS).

A proposito di FRITZ!OS

Ultimo arrivato è il FRITZ!OS 6.84 (da poco approdato anche su 7590) che migliora e corregge lacune e bug del precedente OS (se di lacune possiamo poi parlare), arricchendo ulteriormente l’esperienza dell’amministratore che sceglie di configurare e personalizzare in maniera puntigliosa la rete di casa, non lasciando nulla al caso. È qui che noterai –chiaramente– le differenze anche per ciò che riguarda la configurazione e gestione del collegamento LTE / 3G:

Durante il mio test su strada ho sì provato il collegamento classico in cascata al FASTGate utilizzando la porta WAN, ma poi ho deciso di staccarmi dalla tetta materna per provare a viaggiare esclusivamente dietro SIM, sfruttando la rete messa a disposizione da Iliad (prima) e ho. mobile (dopo), e nessun dispositivo si è accorto di nulla fino a quando il tappo vero e proprio lo ha costituito la potenza di fuoco delle antenne (e relativo carico utenti serviti) o dei limiti imposti da operatore (nel caso di ho. mobile ci sono tetti massimi per velocità di download e upload). In ogni caso tutto ha funzionato a meraviglia e il FRITZ!Box 6890 LTE era semplicemente collegato a una presa di corrente e nulla più, soluzione quindi ideale e certamente molto robusta anche per coloro che non sono ancora raggiunti da collegamenti ADSL / fibra ad alta velocità (spero ormai pochi su territorio italiano, anche se la speranza in questi casi è la prima a morire, contrariamente a quanto affermato dal modo comune di dire).

In conclusione

Un prodotto per chi non accetta compromessi e per chi non può accontentarsi di avere tra le mani un 6820 LTE di cui ti avevo parlato poco tempo fa, studiato appositamente per soddisfare ogni esigenza (anche se manca ancora quel piccolo pizzico di malizia necessaria a tenere d’occhio il collegamento internet via porta WAN per far intervenire in fallback la SIM) e per permetterti di tenere sempre vivi e raggiungibili i dispositivi che hai collegato a esso (che si tratti di casa tua o del tuo ufficio, poco importa). Il costo è elevato per tanti, non lo metto in dubbio, ma sono abituato a macchine da guerra che sembrano davvero valere ogni singolo euro richiesto dal produttore, si parla stavolta di circa 330€, altalenanti le offerte che ho trovato nei vari store online, Amazon compreso:

Mi sembra non manchi null’altro, buon inizio settimana! :-)

 

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Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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Piccolo ma pur sempre FRITZ, il 6820 LTE è un router compatto dalle grandi capacità (monta un Fritz!OS 6.83, esattamente in linea con il 4040 o il 7590). Già superato dal recentemente annunciato 6890 LTE (di cui ti parlerò presto) è l’ultimo router che segue ancora il vecchio stile FRITZ!Box, chiudendo così un importante capitolo della storia del design del produttore tedesco, riconoscibilissimo per evidenti motivi. FRITZ!Box 6820 LTE è un prodotto non portatile (più portabile ti direi) che ti permette di propagare un segnale WiFi (o se preferisci una connessione LAN grazie all’uscita unica posta sul retro) in qualsiasi luogo tu voglia (che abbia però una presa di corrente a tua disposizione).

AVM FRITZ!Box 6820 LTE:

FRITZ!Box 6820 LTE

L’alloggiamento della SIM si trova nella parte bassa (mettilo a testa in giù e guarda sotto la base, nda) e accetta il formato più grande, che fa molto anni ’90 ma è piuttosto normale per prodotti di questo tipo (ti toccherà quindi utilizzare un adattatore –non incluso nella confezione– nel caso in cui tu voglia inserirci una nano o microSIM). Aggancio ed espulsione a molla, non lo puoi mettere sotto sforzo e non puoi sbagliare, toglierai sempre facilmente la SIM nel caso tu voglia cambiarla (apprezzabilissimo), devi solo seguire il giusto verso che è comunque impresso nella plastica così da guidarti al meglio. Nel mio sample (non so se sia voluto o meno, ma immagino proprio di no) l’adesivo contenente le informazioni sulla rete WiFi / MAC / password della Dashboard era stato attaccato per sbaglio sull’alloggiamento SIM anziché a fianco di quest’ultimo, la scatola l’ho aperta io per la prima volta, quindi l’errore era per forza di fabbrica :-) (mi è bastato staccare l’etichetta e attaccarla nella giusta posizione, senza perdita alcuna di collante che avrebbe reso forse difficile inserire la SIM nello spazio a lei dedicato).

AVM FRITZ!Box 6820 LTE: 8

Ideato e realizzato per rimanere in piedi, nella parte frontale è possibile notare i LED relativi alla potenza di ricezione del segnale mobile (per un massimo di tre tacche), quello della WLAN (che rimarrà fisso quando il 6820 LTE propagherà la sua rete senza fili) e infine quello di Power, per segnalare la corretta alimentazione dell’apparato. Nella parte posteriore troverai il tasto WLAN (attivazione/disattivazione manuale della rete wireless) e quello di WPS per associare più rapidamente nuovi dispositivi alla rete senza fili (mi conosci, questo è il pulsante che -fosse per me- non troveresti da nessuna parte). Sempre dietro è disponibile anche una porta di rete RJ45 per dare connettività a un apparato tramite cavo, interessante quindi la papabile opzione per tenere in piedi il proprio router di casa nel caso in cui –per qualsivoglia motivo– il tuo provider principale vada in down (garantendo così una sorta di raggiungibilità di backup). L’attacco per l’alimentazione è nella base, vicino all’alloggiamento SIM (così da non rimanere in mezzo ai piedi).

Caratteristiche tecniche e prove sul campo

Snoccioliamo ora qualche caratteristica tecnica utile (le puoi trovare tutte qui):

LTE

La velocità in LTE è quella di prima generazione (chiamiamola così, perché tecnicamente si tratterebbe della categoria 4 FDD), senza quindi la possibilità di superare i 150 Mbit/s in download e i 50 Mbit/s in upload, compatibile con ogni banda utilizzata qui da noi (20 compresa) e coadiuvata dalla tecnica MIMO In ricezione (ci sono più antenne nell’apparato, in grado di gestire input e output multipli contemporaneamente) che fa coppia con le antenne LTE integrate, utile per fare i test che ho cercato di portare a termine tra Milano e Ravenna (insieme alla scheda Iliad che sto malmenando da quando è arrivata).

Riepilogando:

  • modem LTE categoria 4 (FDD);
  • velocità di download fino a 150 Mbit/s e velocità di upload fino a 50 Mbit/s;
  • supporto multibanda: banda 1 (2,1 GHz), banda 3 (1,8 GHz), banda 5 (850 MHz), banda 7 (2,6 GHz), banda 8 (900 MHz) e banda 20 (800 MHz);
  • supporta le larghezze di banda di canale 1,4, 3, 5, 10, 15 e 20 MHz;
  • tecnica di ricezione MIMO (tecnologia di antenna multiple-input and multiple-output);
  • antenne LTE integrate.

Internet

Nella media (capirai meglio tra poco di che media parlo) soddisfacente se si considera il limite imposto dalla categoria LTE e dalle evidenti difficoltà di un operatore ancora troppo giovane (parlo di Iliad), con caratteristiche hardware teoriche di tutto rispetto che trovano riscontro nella realtà grazie anche all’utilizzo dell’ottimo FRITZ!OS che dà vita alla quasi totalità dei prodotti di AVM. Il 6820 LTE è un router con firewall/NAT, server DHCP, client DynDNS e UPnP (esattamente come tu sei abituato a vedere / utilizzare su un prodotto di fascia più alta dedicato alla casa, del medesimo produttore), con abilitazione porte per una navigazione sicura in Internet, protocolli IPv4 e IPv6, accesso remoto sicuro via Internet con VPN (IPSec), parental control con liste di filtri e manutenzione remota via HTTPS.

I test eseguiti con la scheda Iliad all’interno (e ricezione abbastanza variabile mostrata dai led fronte 6820 LTE) non hanno soddisfatto le mie aspettative (cosa totalmente modificatasi quando nel router ci ho inserito una scheda Vodafone, raggiungendo velocità parecchio vicine al limite imposto dal prodotto), confermando i dubbi che continuo ad avere a riguardo dell’operatore francese piazzatosi in fascia costi bassa:

Rete wireless

Contrariamente a ciò che ci si aspetta oggi (ma a questo punto riparliamone quando avrai modo di leggere il pezzo sul FRITZ!Box 6890 LTE), la rete senza fili propagata dal FRITZ!Box 6820 LTE è di tipo 802.11n (fino a 450 Mbit/s lordi; 2,4 GHz; MIMO 3 x 3) e 802.11b/g, con grande assenza del 5 GHz. Il resto risponde fortunatamente all’appello, e ti parlo della codifica WPA2 integrata attivata (WPA2, WPA/WPA2 Mixed Mode), così come del tasto (già detto prima) WLAN (per l’attivazione/disattivazione manuale della rete wireless), Wi-Fi Protected Setup (WPS) per connessioni wireless sicure mediante pulsante o PIN (che ti consiglio di continuare a evitare se possibile), accesso ospite da dedicare a ospiti e amici (da tenere lontano dalle risorse interne) e infine rete wireless Eco per prestazioni ottimali con un consumo minimo di corrente.

Software

La solita strada in discesa della quale ormai non dovremmo neanche più parlare. Il FRITZ!OS è una certezza, dovresti averlo ormai compreso. Una volta inserita la SIM all’interno del FRITZ!Box 6820 LTE ho dovuto semplicemente procedere con una configurazione di base, chiaramente senza possibilità di specificare un operatore tra quelli più importanti e già previsti dal software, ma passando per il sempreverde “Altro provider di internet“, scegliendo poi il nome e la password da assegnare alla nuova rete senza fili e godendomi infine l’accesso alla Dashboard alla quale sono già abituato:

Da qui in poi è tutta una personalizzazione in base alle tue esigenze e, contrariamente ai prodotti per la connettività cablata di casa (fibra o classico doppino in rame), hai accesso anche alle informazioni riguardanti il ponte radio e la connettività della SIM:

In conclusione

Sì, è davvero piccolo e facilmente trasportabile ma, non avendo a disposizione una batteria integrata, sarà necessario collegarlo a una presa di corrente, questo è forse un piccolo dettaglio che potrebbe fare la differenza ai fini della valutazione; mi ripeto però che non è questo lo scopo per il quale è nato, e in fondo è giusto così. Il FRITZ!Box 6820 LTE paga oggi lo scotto di essere “vecchio” e limitato dal punto di vista della massima velocità in download e upload sulla rete mobile LTE di ultima generazione, motivo per il quale è da considerarsi forse più appetibile il nuovo arrivato 6890 (di cui presto ti parlerò come anticipato in apertura articolo), con un prezzo però prevedibilmente differente.

Se il pallino della velocità non è affar tuo e non ti cambia poi così tanto la vita, considera che il FRITZ!Box 6820 LTE può costituire un’ottima scelta per una connettività basata su SIM di un operatore che copre bene la tua zona (magari non raggiunta da diversa connettività cablata), lo puoi trovare a prezzo medio-alto su Amazon (ma anche presso catene fisiche della tua città o e-Store alternativi a una media di 210€ circa):

Se hai domande o curiosità in merito, l’area commenti è pronta ad accoglierti, cercherò di rispondere nei limiti della mia memoria (considera che il prodotto rientrerà in AVM al termine dei test) :-)

Buon inizio settimana!

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM, torna all'ovile al termine dei test.
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HP OMEN 17-w102nl

Gioxx  —  18/06/2018 — Leave a comment

Dopo aver avuto a che fare con un portatile estremamente orientato al business o all’appassionato che vuole avere un prodotto dai molteplici comportamenti e facilmente trasportabile senza troppe rinunce (hardware), oggi ti parlo nuovamente di HP, ma mi sposto nel reparto Gaming, per dare nuova linfa a questa sezione da poco tornata ufficialmente sul mio blog, ti presento HP OMEN 17-w102nl.

HP OMEN 17-w102nl

HP OMEN 17-w102nl

Laptop di fascia alta dedicato al videogiocatore che non vuole vincolarsi al più classico degli spazi in casa (generalmente nella propria camera), HP OMEN 17-w102nl è definibile come postazione “portabile” (dato il suo peso e le generose dimensioni) che può tranquillamente prendere il posto del PC fisso più volte modificato per stare al passo con tempi dettati da chi i giochi li sviluppa, sfruttando ogni tecnologia disponibile di ultima generazione.

Quello dei portatili da gioco è un mercato che ha attratto molto l’attenzione negli ultimi anni, che convince sempre più coloro che non vogliono perdere tempo nella scelta e costruzione del proprio asset videoludico e che hanno la possibilità di investire diversi soldini a ripetizione nell’arco di qualche anno (questo portatile, per fare un esempio, ha più di un anno di vita sulle spalle, con un ottimo processore però fermo alla sesta generazione, con l’ottava già sugli scaffali).

Costruzione

Con una scocca estremamente solida e in grado certamente di sopportare qualche colpo (anche se non è un esperimento che intendo eseguire su questo sample fornitomi), HP OMEN 17-w102nl si contraddistingue per il logo della omonima serie realizzata da HP, pensata appositamente per i videogiocatori fedeli ancora al sistema operativo di casa Microsoft (che poi è lo stesso alla base di Xbox One X, sapientemente modificato e snellito) e alle potenzialità che Windows 10 può esprimere con hardware di alto livello. Monitor da 17,3 pollici con una risoluzione di 1920×1080 pixel a 127 PPI in 16:9 (non è lucido, per la felicità mia e di molti altri utilizzatori). Monta un Intel Core i7-6700HQ (sesta generazione dell’era moderna, Skylake, 12esima se consideriamo la storia complessiva di Intel), con 16 GB di RAM DDR4-2133 (due banchi da 8 GB cadauno) e un’ancora fantastica NVIDIA GeForce GTX 1070 (Laptop) con a bordo 8 GB di RAM dedicati in GDDR5, hardware di elevata qualità che permette di avviare e settare i titoli installati a bordo disco tenendo pressoché tutto al massimo (e non preoccupandosene poi troppo).

Insieme alla dotazione base cito anche il doppio disco (1 TB meccanico, con una memoria PCIe NVMe M.2 SSD da 256 GB).

HP OMEN 17-w102nl 9

Connettività completa di attacco RJ45 LAN (10/1000/1000), WiFi 802.11 a/b/g/n/ac (a/b/g/n/ac) e Bluetooth 4.2, con 3 porte USB 3.1 di seconda generazione, 1 porta HDMI e 1 DisplayPort. C’è anche un lettore di card microSD sulla destra, dove trovi anche l’attacco dell’alimentazione. Jack microfono e cuffie separati (come non ero più abituato a vederli da un po’ di tempo ormai).

La tastiera è estesa, con tastierino numerico e alcuni posizionamenti di HP che non mi hanno mai convinto (e non parlo della serie OMEN, parlo più in generale), retroilluminazione rossa che è possibile disattivare ma non regolare (c’è o non c’è, a risposta secca), certamente accattivante e che forse stona con quel led bianco del pulsante di accensione, un po’ fuori dal coro. Touchpad con giusto affondo ma al quale mancano i due pulsanti di selezione tipici (sinistro / destro, chiaramente) che va un po’ in contrasto con la mia idea di comodità durante l’utilizzo (soprattutto durante un trascinamento).

Audio Bang & Olufsen, con tecnologia HP Audio Boost e ben quattro altoparlanti, posso assicurarti che la resa è davvero ottima considerando che non si ha a che fare con altoparlanti esterni o sistemi ben più complessi.

Gioco

Ho messo alla prova HP OMEN 17-w102nl con alcuni titoli a cui tengo parecchio (Forza Horizon 3 e Forza Motorsport 7) ma anche con una novità che ho iniziato a giocare proprio in questi giorni e che ancora deve entrarmi nelle corde: Fortnite.

In ogni caso ho sempre usato qualità massima del dettaglio e nessun compromesso, mettendo sotto stress la macchina e il relativo sistema di raffreddamento che va a fare da colonna sonora un po’ di tutta la sessione di gioco e registrazione Clip. A tal proposito, ti propongo qui di seguito un paio di video catturati in gioco, avrei voluto caricare anche il terzo ma durante l’esecuzione di Forza Horizon 3 ho avuto diversi problemi di stabilità e non mi è mai riuscita, un dettaglio assolutamente seccante che non mi sarei aspettato. In tutti i casi ho sempre usato Windows 10 aggiornato all’ultima versione stabile (1803) e i controlli integrati di Xbox Layer richiamabili tramite la combinazione tasto Windows + G. Ah già, a proposito di Xbox: ho collegato e usato sempre uno dei miei controller Xbox One (che Windows 10 ha immediatamente riconosciuto e installato).

In conclusione

Una macchina dalle prestazioni ancora oggi molto più che accettabili (il livello è ancora più elevato di tante altre macchine presenti lì fuori sul mercato), e con un prezzo che rispecchia il tipo di hardware che ci si sta portando a casa, pagando pegno anche per il fatto di scegliere una macchina più facilmente trasportabile rispetto all’impacchettare tutta la propria “strumentazione fissa“. HP OMEN 17-w102nl balla intorno ai 2000€ “chiavi in mano ed è ancora disponibile in tante catene di commercio della grande distribuzione ma anche online (Amazon in primis).

Scheda tecnica completa disponibile sul sito web ufficiale di HP all’indirizzo support.hp.com/it-it/product/omen-by-hp-17-w100-laptop-pc/12499486/document/c05346014, io mi ritengo abbastanza soddisfatto (salvo quelle piccole pecche di cui ti ho già parlato, alle quali forse aggiungerei la configurazione ibrida con un SSD oggi ormai piccolo) e sono pronto a farlo tornare all’ovile, dopo essermi divertito a rimettere in pista quella modalità di gioco che ormai da tanti anni ho abbandonato (diciamo che la valvola di sfogo predefinita è Xbox, che trova spazio sotto al televisore della sala) :-)

Alla prossima!

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine del test.
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Complice l’arrivo della SIM Iliad (se vorrai, potrai leggere il mio articolo riepilogativo mercoledì mattina, nda), ho potuto mettere in pista due prodotti in un colpo solo, l’altro è il protagonista di questo pezzo di apertura settimana dopo un weekend non esattamente da ricordare: Asus ZenFone 5.

Asus Zenfone 5 (ZE620KL) 1

Archiviato il capitolo Roma e ZenFone 4 (qui la recensione dello smartphone messo in commercio meno di un anno fa), Asus propone un’evoluzione sulla base del “non posso farne a meno, stagione 2018“, quella serie di caratteristiche che ormai ci si aspetta (seppur non sia necessariamente un bene) da un medio-alto di gamma: dal notch alla doppia fotocamera, passando per l’all-screen design e l’ormai immancabile (inevitabile?) intelligenza artificiale.

Asus ZenFone 5

Con la conferma della linea “We Love Photo” Asus ci riprova con ZenFone 5, cercando di migliorare e correggere quanto –rispettivamente– fatto ed errato sul precedente modello che –ancora oggi– può considerarsi un buon fascia media così come avevo segnalato in chiusura del mio pezzo (con quell’inevitabile cammino verso uno street-price più competitivo e appetibile per il cliente finale che deve cambiare smartphone).

Costruzione

Lo ZenFone 5 porta sul mercato il suo ampio display da 6,2″ con risoluzione in 19:9 (Super IPS Full HD+ a 2246 x 1080 pixel ma senza HDR) con un notch davvero inutile e non disattivabile dalle Impostazioni (qui trovi il work-around), esteticamente brutto quando si va a utilizzare un’applicazione non compatibile che ne lascia quindi fuori uno sfondo che nulla c’entra con il resto delle informazioni a video. Il monitor è brillante e reagisce bene anche sotto la luce del sole cocente di questo periodo che non sa ancora bene come comportarsi, regolando la luminosità in maniera abbastanza efficiente e rapida (in alcuni casi esita, è vero, ma nella media il risultato è positivo).

Scocca bella da vedere, elegante, con i pulsanti laterali (solo sulla destra, perché sulla sinistra troverai il carrello SIM, dual o con espansione memoria fino a 2 TB, partendo dalla base con 64 GB già difficilmente riempibili nell’era Cloud) in leggero rilievo così come le fotocamere posteriori in verticale, con subito sotto il loro flash LED. I vetri sono Corning Gorilla e la presa è sufficientemente sicura, non lo si perde sbadatamente dalla mano ma può scivolare se lo si lascia senza custodia su superficie liscia (occhio), e tende a diventare scomodo quando lo si usa per più tempo con una sola mano (quella presa non tanto scomoda inizialmente tende poi a diventare innaturale e stancante). Complessivamente si ha a che fare con un terminale lungo 153mm, largo 75.65mm e profondo 7.7mm, con un peso di appena 155 grammi (niente male considerando il generoso polliciaggio).

Oltre ai 64 GB di memoria di base di cui ti ho parlato qualche riga più sopra, ZenFone 5 monta un Qualcomm Snapdragon 636 Octa-core a 64 bit, il comparto grafico è affidato all’Adreno 509. Al solito, ho catturato le specifiche direttamente via CPU-Z (in cui dovresti notare un Adreno 512 che non so quanto sia realmente montato su scheda madre, suppongo si tratti di un problema lato CPU-Z come già accaduto raramente in passato):

La memoria RAM può arrivare fino a 6 GB (LPDDR4X), nel mio caso ho provato un modello con un paio di GB in meno (4 in totale, in media ne ho usati 3 quasi sempre).

Spazio poi al fingerprint reader, posto centralmente in alto, in corrispondenza del flash, non sempre facile da raggiungere e non sempre infallibile, in generale non troppo veloce per lo standard a cui oggi io (e quasi certamente anche tu) sono abituato, mi ha costretto in alcuni casi a utilizzare il mio PIN di sblocco (non guasta e permette di ricordarlo facilmente, ma è questione di comodità). Questo è il solo metodo funzionante per far riprendere il telefono dallo standby (oltre chiaramente alla pressione del tasto di accensione laterale destro), non esiste infatti un doppio tap sul monitor per farlo riprendere (o un tasto virtuale attivabile con una pressione più forte come previsto sui Galaxy S8/9 di Samsung, per esempio). C’è anche il riconoscimento facciale ma, come detto, non faccio parte dei suoi sostenitori.

Infine, una rapida nota sulla ricarica dello smartphone, Boost Master di Asus tramite alimentatore a muro 5V 2A 10W, non brilla come avrei pensato, ma puoi avere il 50% di batteria in circa mezz’ora di carica (3300mAh è la capienza della batteria al litio integrata e non rimovibile), e puoi sempre sostituire l’alimentatore con qualcosa di più carrozzato, fino a 18W.

Nella confezione del prodotto, oltre all’alimentatore di cui ti ho parlato, troverai anche un cavo USB-C, gli auricolari (sufficienza raggiunta) e una cover morbida per proteggerlo (che però non ho trovato nel mio sample, nda).

Software

Android Oreo 8.0 con patch aggiornate a marzo 2018 (siamo un pelo indietro, decisamente). La ZenUI è la 5, porta con sé una serie di applicazioni di fabbrica non invasive che rispettano l’ottimo lavoro fatto da Asus con i suoi ultimi terminali, sempre meno ricchi di bloatware che verrebbero diversamente disinstallati (o per lo meno ignorati) dall’utente; si può (si deve) ancora lavorarci sopra, ma non posso chiedere la luna, me ne rendo conto (e sicuramente qualcos’altro cambierà in futuro).

Asus Zenfone 5 (ZE620KL) 10

La confusione tra le voci di menu è ancora presente, così come le icone volutamente renderizzate in maniera differente rispetto a un’esperienza più stock che –seppur più spartana– è quasi sempre più chiara e semplice per qualsivoglia livello di utilizzatore. Bisognerebbe provare seriamente a standardizzarsi più di quanto si sia voluto fare fino a oggi, per il bene del cliente finale e della sua pazienza (soprattutto quando si deve cercare una particolare voce che sparisce da ogni radar, motore di ricerca interno compreso).

Carine alcune piccole “chiccherie” introdotte, come la possibilità di cambiare il posizionamento dei tasti virtuali (multitasking / home / indietro invertendo quindi multitasking e indietro) o di scattare un’istantanea del monitor semplicemente tenendo premuto il tasto relativo al multitasking, meno appetibile è invece quella del volume (basso) che richiama la fotocamera solo se ci si trova in modalità standby e senza Spotify –o equivalente lettore multimediale– avviato (diversamente, abbasserà il volume, ignorando la scorciatoia verso la fotocamera, com’è logico che sia).

C’è –come per ZenFone 4– un set di impostazioni che rileva i consumi ed eventuali anomalie da parte delle applicazioni installate e in uso, per evitare che queste pretendano più del dovuto o vadano seriamente a impattare sulle prestazioni dello smartphone che, per alcuni versi e in alcuni momenti, mostra il fianco quando viene messo sotto sforzo, con un utilizzo un pelo più elevato rispetto alla semplice navigazione o “passeggiata tra i Social Network“. C’è l’AI Boost, vero, ma non può fare miracoli (interviene, non posso negarlo, ma non sposta l’asse terrestre e causa anche un lieve surriscaldamento che di certo non può fare bene alla batteria).

Confermato anche per ZenFone 5 il solito abbonamento a Google Drive con 100GB di spazio di archiviazione gratuito (per 1 anno, oltre il quale sarà necessario pagare o smettere di sfruttare lo spazio in Cloud), con possibilità di sfruttarlo in fase di prima preparazione del sistema.

Se posso dirla chiaramente, non noto il passo da gigante che mi sarei aspettato rispetto a quanto già raccontato per ZenFone 4 e il relativo ZenUI a bordo.

Multimedia

Inevitabile arrivare a questo punto, fotocamera principale con sensore di immagine dual-pixel flagship Sony IMX363 da 12MP e dimensioni 1/2.55″ (con dimensione specifica del pixel da 1.4µm), apertura F1.8 per un campo visivo di 83°. Per aiutare chi non ha la mano esattamente ferma, Asus propone 4 assi, stabilizzazione ottica dell’immagine e 4 stop. A questo va ad associarsi l’ormai immancabile grandangolare da 120° con 12 mm di lunghezza focale (equivalente a una fotocamera o telecamera da 35 mm). L’ottica grandangolare viene esclusa (in realtà viene suggerito di farlo) in notturna o più genericamente in caso di scarsa illuminazione, lasciando quindi il compito più gravoso al sensore Sony principale.

In tutto questo ho notato un buon risultato di media (non nettamente più valido di quello notato nello ZenFone 4) ma una qualità non eccelsa quando si scala in modalità video, il quale non mi ha soddisfatto poi troppo in condizioni di illuminazione medio-scarsa. Qui è dove Asus ci fa sapere che i video possono essere girati in 4K UHD (3840×2160) a 30 fps con la fotocamera principale posteriore, la registrazione video in 1080p FHD avviene a 30/60 fps e quella a 720p è invece in HD a 30 fps. EIS a 3 assi per le fotocamere posteriori, così da stabilizzare il risultato (via software) un po’ più di quanto non si sia capaci a mano libera.

Concludo con una nota sull’audio stereo grazie all’utilizzo della capsula auricolare che però, nonostante tutta la buona volontà, diventa inutile nel momento in cui si tappa il mono fianco USB-C, facendo capire quanto realmente spinge uno rispetto all’altro. Migliora la situazione se modificando il volume si attiva l’opzione “All’aperto“, prerogativa di Asus da qualche tempo, che dona maggiore potenza al dinamico duo andando così a guadagnare qualche punto in più nella cella in fondo a destra nella scheda di valutazione prodotto. C’è il jack (ormai bisogna specificarlo) per le cuffie.

In conclusione

Si tratta di un medio gamma bilanciato in ogni sua componente, che non brilla in nessuna di queste in particolare, ma che continua a tracciare e rendere riconoscibile quella strada che Asus ha scelto di percorrere ormai da tempo. La ZenUI ha ancora tanto da ritoccare e migliorare, l’hardware è di buon livello ma in alcuni casi mostra il fianco e –in tutta onestà– inizia a non poterselo più permettere in un mercato che ha visto arrivare sulle nostre spiagge altri competitor che possono e sanno fare di meglio allo stesso prezzo o quasi. Non è IP67/68 ma non è un dettaglio che ne varia il giudizio finale.

Lo ZenFone 5 si trova a un prezzo di listino di circa 400€ e, chiaramente, va a combattere con i medio gamma di blasonati competitor che in parte ho già citato nell’articolo, e di altri facilmente intuibili.


In memoria della nostra piccola grande creatura, Forti.

Asus Zenfone 5 (ZE620KL)

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Prodotto: Sample fornito da Asus, torna all'ovile giusto nel giorno di pubblicazione dell'articolo.
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