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Non è affatto semplice tornare in console e ricominciare a scrivere. Prima della consueta pausa estiva (ehilà! Bentrovato/a! Passate buone ferie? Già finite, le stai ancora facendo oppure devi ancora partire?) il ritmo era quello giusto, quello di sempre, quello che poi finisce inesorabilmente con il toccare la velocità zero al rientro, perché le cose da recuperare sono tante, anche se vorresti scrivere chilometri di testi e avrei decine di cose di cui parlare.

Ora che ho riepilogato il mio delirio da “voglia di tornare subito in vacanza“, spezzo questa settimana di silenzio con un qualcosa di molto leggero, dedicato a un’esperienza da poco conclusasi con TrenDevice. Per chi non lo conoscesse: si tratta di una società (quindi sito web) che vende iPhone e iPad ricondizionati, e che ne acquista di usati da comuni mortali come me e te. Dato che anche Ilaria è passata al lato oscuro della forza (Android), ho deciso che era arrivato il momento di vendere l’ultimo smartphone Apple rimasto in casa (tranquillo, ho ancora un iPad, e ora scrivo dal MacBook, tanto per dire, quindi fa un respiro profondo).

Di quando ho venduto un iPhone a TrenDevice

iPhone 5S in condizioni da usato, tra le mani di una ragazza che lo ha ereditato già con qualche piccolo graffio (non sul monitor) e un lieve difetto di scocca che non ne ha mai inficiato il corretto funzionamento. Era certamente da rimettere in sesto, ma con un iOS che ancora portava a termine tranquillamente il suo lavoro. Valutazione da sito web con “extra-valutazione” dovuta a un codice promo valido per qualche giorno, 110 euro.

Dato che la valutazione mi stava bene, ho inserito i dettagli per il ritiro (gratuito, a domicilio), poi ho solo dovuto aspettare:

Di quando ho venduto un iPhone su TrenDevice

Mail di rito per riepilogare quanto fatto, telefonata dal supporto di TrenDevice per spiegarmi come imballare al meglio l’oggetto e confermare ancora una volta il ritiro (copie delle bolle di trasporto e fotocopia del documento di identità da allegare, ecc.). Da quando il corriere è passato per il ritiro alla mail di conferma valutazione è passato giusto qualche giorno, con l’extra-valutazione non ho però fortuna, 90€ è la loro contro-offerta, i difetti sono “troppo evidenti“. A quel punto si hanno due vie percorribili: si richiede la spedizione del prodotto così che possa tornare all’ovile (ma queste sono a tuo carico), oppure si accetta la valutazione del tecnico di TrenDevice.

Io ho optato per la seconda strada, perché tutto sommato non avevo più bisogno di quel telefono, e i suoi difetti c’erano eccome. Ho accettato l’offerta direttamente tramite portale, a quel punto ho atteso circa quattro giorni prima di veder comparire il bonifico sul conto corrente (contro i 7 riportati sul sito web).

Posso quindi ritenermi soddisfatto? Sì. Tutto il processo è filato liscio, o quasi. Di certo mi sarebbe piaciuto molto di più mettere le mani sull’equivalente della prima valutazione, ma potevo (e dovevo) aspettarmi qualcosa di meno, perché il cliente tende sempre a chiedere più del dovuto quando deve vendere qualcosa di personale.

Pro e Contro dell’esperienza sono ben isolabili:

  • è comodo perché non si perde tempo. Si valuta in linea di massima il proprio dispositivo (tanto servirà conferma dalla società) e se entrambe le parti sono d’accordo, si procede verso lo step finale (d’altronde il dispositivo è già in mano loro), il pagamento tramite bonifico.
  • Il ritiro del dispositivo è gratuito, ma la spedizione per la restituzione del dispositivo nel caso in cui la contro-offerta di TrenDevice non soddisfi è a tuo carico. Uno a uno, palla al centro.
  • Visto il punto subito qui sopra, direi che occorre farsi bene i conti in tasca prima di richiedere il ritiro dello smartphone (o del tablet). La faccio semplice: se la valutazione è troppo bassa per te, evita di spedire lo smartphone, potrebbe abbassarsi ulteriormente (nell’ordine dei 20€ circa, nda) e quasi certamente non vorrai lasciare loro il dispositivo, quindi andresti a pagare la spedizione di rientro (una decina di euro circa). Sicuro di voler diventare protagonista del detto “tradito e bastonato“? (sì, l’ho addolcito un po’).
  • Il prezzo non può variare (che poi torno a battere nuovamente sullo stesso ferro, me ne rendo conto), funziona diversamente rispetto alla contrattazione tra privati. Non stai pubblicando un annuncio su uno dei numerosi siti web ad-hoc, stai parlando con qualcuno che dovrà necessariamente fare margine su ciò che stai vendendo (per guadagnarci a sua volta). Impossibile quindi pensare a un tira e molla che si incontra in quella via di mezzo che solitamente sta bene ad ambo le parti.

Consiglierei quindi il servizio ad altre persone? Tutto sommato sì, ma ribadisco: occorre fare bene i conti prima di chiedere al carrozzone di partire, perché la destinazione potrebbe non piacere a tutti.

Tu hai già utilizzato questo tipo di servizi in passato? Se sì, a chi ti sei affidato? Ti sei trovato bene? Raccontami qualcosa nell’area commenti, sono curioso di sapere se c’è può fare di meglio (ovviamente dal punto di vista del cliente finale ;-)).

ESC.

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Una raccolta di riferimenti, più che altro, forse utile per chi fuori da qui utilizza strumenti per il controllo remoto dei dispositivi aziendali come iPhone o iPad e necessita di aggiungere rapidamente configurazioni al dispositivo. Stavolta niente pappa pronta, più paio di collegamenti utili per costruire, come ho fatto io, un buono script PowerShell che ti permetta di creare un file di tipo MobileConfig da dare in pasto a iPhone o iPad (anche via console di terze parti come Cisco Meraki o AirWatch).

PowerShell: generare .Mobileconfig partendo dai PFX

Giusto per capirci un po’ meglio. Il file MobileConfig è in realtà un XML che puoi aprire con qualsiasi editor di testo (io utilizzo Notepad++ in ogni caso), e che propone una serie di informazioni in grado di istruire in un colpo solo il dispositivo di destinazione. Un collegamento a una particolare rete WiFi, un certificato utente che permette l’autenticazione su applicazioni web aziendali, ecc. Molte di queste informazioni possono rimanere identiche tra più utenti, altre invece no (come il certificato di sicurezza personale che permette l’autenticazione su una WiFi, per esempio).

Per questo motivo ho scritto un codice PowerShell che fonda insieme le informazioni e che, prendendo in pasto il file PFX generato da un server di dominio (esportazione del certificato utente e della chiave privata, protetto da password), generi autonomamente il XML con estensione MobileConfig da caricare successivamente sulle piattaforme di management dei dispositivi mobili.

Si tratta tutto sommato di comandi basilari, come un Add-Content "Utente.mobileconfig" -value $blocco -encoding UTF8 dove il $blocco è magari una parte di quelle informazioni precedentemente inserite nella variabile, che rimane sempre uguale, che può essere replicata per ciascun file MobileConfig da generare. Poi c’è il PFX, che va encodato e poi inserito in una variabile che utilizzerò in seguito, utilizzando un blocco simile a questo:

#Inietto contenuto PFX personale
certutil -encode ("$PFXDir\" + $($i.Name)) "Temp.enc"
$base64 = Get-Content "Temp.enc" 
$base64 = $base64[1..($base64.count - 1)]
Add-Content "Utente.mobileconfig" -value $base64 -encoding UTF8
#Rimuovo file ENC precedentemente creato
Remove-Item "Temp.enc"

Dove $PFXDir sarà la directory contenente i file PFX (ma va?) e Temp.enc viene generato esclusivamente per poterne catturare il contenuto (encodato in base64).

Da qui in poi si potranno aggiungere ulteriori blocchi già stabiliti e che rimarranno sempre uguali, se necessario (occhio agli UUID per certificati e impostazioni, ogni MobileConfig dovrà averne uno proprio, diverso dall’altro, basterà un’istruzione di tipo [guid]::NewGuid()), fino poi a chiudere il file, fino all’ultimo $blocco.

Ci ho messo un po’ a capire bene la logica che sta dietro la generazione automatica dei MobileConfig, ma una volta arrivato a far funzionare il tutto, è tutto diventato tutto più semplice. Partendo infatti da una cartella contenente i tuoi file PFX, potrai far svolgere il lavoro alla PowerShell semplicemente richiamando un blocco di questo tipo:

$ListPFX = Get-ChildItem $PFXDir | where { ! $_.PSIsContainer } | Select-Object Name
foreach ($i in $ListPFX) {
#Clono il nome PFX (senza estensione) per generare il MobileConfig
$dest = [System.IO.Path]::GetFileNameWithoutExtension($($i.Name))

Dove $ListPFX corrisponderà al contenuto della cartella contenente i PFX, che verrà quindi utilizzata per fare il lavoro sporco dal primo all’ultimo MobileConfig da generare. Vorrei poter pubblicare il codice sorgente del mio PS1 ma ci sono davvero troppi riferimenti aziendali, impiegherei un po’ di tempo a pulirlo e generalizzarlo, rischiando poi di confonderti maggiormente le idee ;-)

Con l’occasione ti lascio qualche collegamento alle fonti utilizzate:

Buon lavoro!

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L’esperienza “#BancoProva” con questi auricolari è nata un po’ per caso. In seguito a un acquisto destinato in realtà a diventare un regalo, non ho avuto modo di provare il prodotto. Amazon, come da comportamento predefinito, mi ha chiesto il solito parere post-acquisto, ho quindi pubblicato la verità facendo presente che il regalo è stato gradito ma che non ho potuto provare in prima persona la qualità degli auricolari. Cos’è successo dopo? Semplice, inaspettato e gradito: l’azienda produttrice me ne ha fornito un ulteriore pezzo per poter dire la mia! :-) (si lo so, è strano sul serio, ed è successo veramente).

Mpow Swift Auricolari Wireless Bluetooth 4.0 1

Le trovate su Amazon, a un costo tutto sommato ridotto e che può valere la candela: shortn.cf/MpowSwiftAuricolariWirelessBluetooth4. Si tratta di auricolari bluetooth sportivi, adatti quindi alla palestra, alla corsa o alla passeggiata, ma anche a chiunque voglia portarsi dietro la propria musica ma non i cavi (grovigli in seguito) in giro per il corpo. Con un archetto gommoso e morbido che può essere lasciato andare dietro al collo, gli auricolari Mpow Swift ti permettono di ascoltare la musica o rispondere a una telefonata in maniera semplice, tenendo la carica grazie alla batteria al litio integrata, facilmente ricaricabile tramite microUSB.

Mpow Swift Auricolari Wireless Bluetooth 4.0

Piccole (11,8 x 7,8 x 4 cm), pratiche e adatte a qualsiasi sorgente (basta un collegamento bluetooth, giusto per ribadirlo), pesano solo 100 grammi e sono corredate di ogni adattatore possibile, difficile quindi che il tuo padiglione auricolare si rifiuti di collaborare. Pensate sicuramente per lo sport, le ho personalmente messe alla prova durante più passeggiate (che le ginocchia qua, nonostante i 30 anni, non aiutano affatto, la corsa le distruggerebbe del tutto!).

Ciò che ho potuto notare, più che la praticità e la leggerezza, è stato il costante fastidio e inceppamento del cavo gommato sul collo, magari a causa del colletto della polo, o magari per colpa della tracolla, sono stato costretto più volte a sbloccare la situazione. Sono abbastanza sicuro che durante una corsa non ci si faccia neanche caso, soprattutto perché si indossano abiti differenti e certamente non si va in giro con una tracolla, in quei casi il dettaglio fondamentale è il blocco degli auricolari nei padiglioni, per evitare di perderli a causa dei ripetuti scatti (quello sì che sarebbe parecchio fastidioso). L’audio in telefonata invece mi ha piacevolmente stupito: ero partito molto sfiduciato a causa della distanza tra bocca e orecchio, mi sono parzialmente ricreduto perché durante i test mi è stato detto che dall’altro lato mi si sentiva sufficientemente bene, nonostante i rumori ambientali.

Mettiamola così: a questo prezzo, senza troppe pretese, credo si tratti di un prodotto nella media, in grado di soddisfare nell’immediato un’esigenza di libertà da cavo, offrendo in cambio una buona qualità (non eccelsa, occhio) e una batteria che di certo non ti abbandona se decidi di percorrere qualche kilometro in compagnia della tua beata solitudine (ogni tanto ci vuole, ammettilo!).

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un omaggio fornito da MPow, come detto nel primo paragrafo dell'articolo :-)
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Mettere mano a un iPhone oggi è roba semplice, possono farlo in tanti, eppure ho ancora ottime statistiche di accesso a un articolo tanto vecchio quanto mai passato di moda (iTunes: recuperare lo spazio “Altro” del proprio dispositivo). Sarà forse perché, in base al problema rilevato o all’esigenza che si ha, le cose iniziano a complicarsi un po’ di più? Sarà perché spesso è iTunes su Windows il vero problema rispetto a qualsiasi anomalia riscontrata su iPhone? Più o meno è ciò che predico da anni, cercando di utilizzare il software Apple fuori dal suo ambiente naturale (OS X) il meno possibile.

Ci sono alcune utility di terze parti che invece il lavoro lo svolgono abbastanza egregiamente, spesso facendo risparmiare più tempo del previsto. È il caso di Tenorshare iPhone Care Pro, che ho avuto modo di provare in questi giorni.

Tenorshare iPhone Care Pro 4

Un rapido identikit del programma: disponibile per Windows e OS X, iPhone Care Pro permette di gestire al meglio il proprio smartphone, consentendovi di effettuare o ripristinare backup (senza passare da iTunes), caricare manualmente firmware, trasferire musica o immagini (e molto altro) manualmente, non costringendovi così a mettere in sync una determinata cartella del PC con iTunes. Può inoltre pulire cache e spazzatura che finiscono inesorabilmente per popolare quello spazio “Altro” tanto odiato dagli utilizzatori. Vi da una mano quando avete necessità di avviare lo smartphone in modalità DFU, cercando inoltre di sbloccare situazioni scomode come loop o freeze del sistema.

Ha inoltre una simpatica funzione che credo possa fare felici molti utenti della mela: la possibilità di bloccare le pubblicità all’interno delle applicazioni. Anche se, in realtà, vi ricordo che spesso quella pubblicità viene mostrata per ripagare lo sviluppatore del suo operato e del fatto che abbia rilasciato gratuitamente la sua applicazione.

Il software è ancora in inglese e non propone alcuna localizzazione in italiano o altra lingua, ma è semplice da utilizzare e molto intuitiva. Si scarica in versione free trial dal sito web ufficiale, la licenza per sbloccarne ogni funzionalità ha un costo attualmente accessibile e tutto sommato giustificato: poco meno di 30$ (non giustifico invece il prezzo di listino dichiarato di circa il doppio dell’attuale richiesta). iPhone Care Pro è compatibile con tutti i prodotti della mela attualmente supportati, consentendovi così di mettere mano su iPod touch 6G/5G/4G/3G, iPod nano, iPod classic, iPod shuffle, iPad Pro, iPad Pro, iPad Air 2, iPad Air, iPad mini 4/3/2, iPad mini, iPad 4, iPhone SE, 6s, iPhone 6s Plus, iPhone 6, iPhone 6 Plus, iPhone 5s, iPhone 5c, iPhone 5, iPhone 4S e qualsiasi altro modello dimenticato per strada.

Io ho effettuato qualche test sul mio iPhone 6 aziendale:

Tenorshare iPhone Care Pro 1

Le funzioni di cui vi ho parlato sono immediatamente accessibili dalla schermata principale. Una volta scelta la strada iniziale, potrete sempre saltare su un’altra con un solo clic, riuscendo quindi a effettuare una panoramica di messa a punto del vostro smartphone pressoché totale.

Il software è leggero e funziona bene, salvo alcuni dubbi riguardo la funzione di pulizia degli ADS, che onestamente non ho visto portare a termine il suo operato (giusto per fare un esempio: YouTube viene citato tra i programmi pulibili sul sito web ufficiale, eppure l’app lo rileva come No Ads), ma è una funzione di cui non ho sentito il bisogno durante i test. Ho apprezzato la possibilità di poter evitare di aprire iTunes (che andrà comunque installato sul sistema, così da poterne sfruttare alcune librerie e driver) e di poter navigare nei miei dati (installare o disinstallare applicazioni, esportare singole fotografie, ecc.) anche se non capisco la limitazione imposta riguardo i segnalibri, i calendari e i contatti di iCloud (viene richiesto di disabilitare, seppur temporaneamente, la sincronizzazione con i server di Apple):

Tenorshare iPhone Care Pro 8

Più curata e interessante è poi la sezione dedicata (come anticipato) alla pulizia dati, che permette di cavarsela con un giro rapido, o preferirne uno più approfondito che impiegherà ovviamente più tempo per arrivare al termine. Le opzioni proposte nel primo sono già più che valide per risparmiare qualche MB di troppo (GB in alcuni casi, soprattutto quelli in cui la pulizia non è mai stata effettuata prima), e prevedono di non andare a toccare i cookie delle applicazioni che vi propongono (in alcuni casi) un ambiente lasciato impostato durante l’ultimo utilizzo dello specifico software.

La pulizia più profonda prevede invece di andare a toccare più impostazioni, così come la lista delle telefonate (fatte e ricevute), i messaggi, la cronologia di Safari e le sue impostazioni, le applicazioni ancora attive in background e molto altro, diventando così decisamente più invasiva ma certamente consigliata nel caso in cui dobbiate (per esempio) passare lo smartphone ad un’altra persona della famiglia senza però cancellare le applicazioni già installate e le configurazioni già eseguite (io consiglio sempre una formattazione, ma tant’è). È chiaro però che, se opportunamente modificata tramite gli switch “on&off“, anche una pulizia più profonda può tornarvi d’aiuto.

Tenorshare iPhone Care Pro 10

In conclusione?

Tenorshare iPhone Care Pro è un coltellino svizzero che vi evita di dover ricordare trucchi e metodi di utilizzo che passano da iTunes e mille altri software a disposizione nella rete, vi evita inoltre di affidarvi ad applicazioni IPA da far girare sul vostro smartphone e che spesso non dichiarano sul serio quello che stanno andando a rimuovere, che sono quindi poco controllabili dall’utente finale. Si tratta di un software che svolge tutto sommato bene il suo mestiere, che costa il giusto nella sua licenza professionale (allo stato attuale, nda) e che può essere utilizzato con un numero infinito di iPhone perché nessuno di questo si assocerà mai ad iTunes.

Vinci la tua copia!

Tenorshare mi ha proposto di mettere in palio 10 licenze Pro per sbloccare tutte le funzionalità del programma, per altrettanti lettori del blog provvisti di account Facebook. Ho finalmente aperto la pagina di questo blog sul social network di Zuckerberg, quale migliore occasione per dare il via alle danze? Mettete il vostro “Mi piace” e partecipate alla discussione nel post dedicato, il prossimo fine settimana scaricherò i risultati dell’interazione tramite contestcapture.com e selezionerò in maniera casuale 10 vincitori, se proprio non vi fidate posso sempre registrare un video live ;-)

Buona fortuna!

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Tenorshare, ho tenuto la mia copia e ne ho fatte regalare alcune ai primi abbonati alla pagina Gioxx's Wall su Facebook.
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Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 8Torniamo sull’argomento Office 365, che trattandosi di una tematica affrontata pressoché quotidianamente, deve e può permettersi di occupare spazio nel database di questo blog, un po’ come promemoria a lungo termine per il sottoscritto, un po’ come condivisione di esperienza per tutti coloro che hanno a che fare con lo stesso tipo di ambiente e richieste da parte degli utenti.

Stavolta la richiesta è stata abbastanza particolare, quello di cui vi parlo è in realtà un work-around che è servito ad aggirare un ostacolo diversamente non affrontabile su un sistema Android, in attesa di una soluzione un po’ più pulita e supportata, un po’ come quella spiegata già per iOS. Impariamo a gestire una casella di posta condivisa passando da OWA, l’interfaccia web di Microsoft, stesso look & feel di quello che è diventata nel corso del tempo l’applicazione di Outlook, disponibile attualmente per Android e iOS:

Microsoft Outlook
Microsoft Outlook
Price: Free

Che poi chiariamoci: non c’è nulla di così complesso da imparare, semplicemente ci vogliono i giusti passaggi per configurare la Shared Mailbox sotto il proprio account principale di OWA (quindi anche dell’applicazione di Outlook). Diamo inizio al passo-passo corredato di immagini che vi guideranno lungo l’intero articolo!

Collegatevi alla vostra casella di posta elettronica via outlook.office365.com, quindi entrate nelle sue Opzioni e selezionate la voce “Account connessi” (sotto la label Account):

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 7

Da qui potrete aggiungere un account. Inserite l’indirizzo della casella di posta elettronica condivisa. Potete inserire una qualsiasi password, anche sbagliata, non ha importanza, in questo momento non è importante:

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 1

Ignorate l’avviso di Connessione non protetta che vi comparirà quando proverete a mandare avanti la configurazione,

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox

e scegliete una connessione di tipo IMAP per gestire la casella di posta elettronica:

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 2

A questo punto vi verranno richiesti tutti i dati di connessione alla casella di posta elettronica condivisa. È qui che bisogna porre un minimo di attenzione in più a ciò che si riporta:

  • Nome visualizzato: come comparirà la casella (in colonna di sx nell’Outlook e come si presenterà all’esterno, un po’ come il suo nome e cognome).
  • Indirizzo di posta elettronica: quello della casella di posta condivisa (es. shared@contoso.com).
  • Nome utente: qui sarà necessario specificare un nome utente composto da chi possiede le ACL di lettura sulla casella condivisa, seguito dal vero ID della casella condivisa (precedentemente ottenuto da Powershell, come spiegato nell’articolo dedicato a iOS).
  • Password: il campo Password andrà ora popolato con la vera password di accesso alla casella di posta elettronica dell’utente autorizzato all’utilizzo della casella condivisa.

Le informazioni riguardanti il server di posta sono pubbliche e si trovano facilmente, ma vi basti sapere che dovrete collegarvi a outlook.office365.com, con autenticazione Standard, crittografia SSL e porta 993.

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 3

Salvo errori, dopo qualche attimo di attesa comparirà una conferma di connessione all’account, potrete ora procedere con il vostro lavoro:

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 4

E se volessi spedire a nome della casella?

Contestualmente alla configurazione di ricezione posta, vi verrà inviata una mail di verifica sull’account condiviso per permettervi di inviare mail a nome della casella condivisa stessa. Basterà fare clic sul link che compare nella mail di verifica per autorizzare l’operazione. Potrete ora configurare il vostro OWA / Outlook (mobile) per inviare con diverso mittente.

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 5

Tornando ora alla schermata degli account connessi, nel frattempo, noterete una Connessione in corso verso l’account condiviso, non preoccupatevi e continuate a lavorare, la posta è in fase di scaricamento.

Office 365 e OWA: connettersi a una Shared Mailbox 6

Gestire il flusso di posta

Perché è importante? Perché contrariamente a iOS, dove la casella verrà gestita come fosse un’entità separata con sue cartelle e sue regole, in questo caso riceverete una copia di ogni mail inviata alla casella condivisa ma direttamente nelle cartelle della vostra casella di posta personale. Non è affatto comodo, posso assicurarvelo, per questo motivo è importante gestire il flusso di posta in ingresso e uscita tramite regole da impostare tramite Outlook (o OWA).

Il mio consiglio è quello di intercettare tutto ciò che viene inviato all’indirizzo della Shared Mailbox (che sia in A: / CC: / CCN:) e spostarlo automaticamente in una cartella che andrete appositamente a creare sotto il vostro account personale. Lo stesso vale -manco a dirlo- con la posta in uscita. Ci sono filtri ad-hoc su Outlook / OWA che possono svolgere l’arduo compito di tenere le due “vite” ben separate, senza far scadere il tutto in un “mappazzone” che sarebbe ingestibile con l’avanzare del tempo.

Vi ricordo inoltre (prima di chiudere) che configurare in questa maniera un account, non permette in nessun caso di ottenere una specularità delle cartelle create sotto la casella condivisa, facendo venire a meno la comodità di condividere con un collega la posizione di una mail che in quel momento vi serve più dell’ossigeno, e creando potenzialmente più confusione che beneficio, soprattutto quando una ricerca ad ampio spettro impiega troppo tempo e non trova (magari) ciò che realmente state cercando.

Insomma, lo avrete capito: il work-around c’è, ma bisogna fare molta attenzione e valutare bene i pro e i contro della soluzione offerta.

Buon lavoro!

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