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Lascia che te ne parli chi il telefono non lo riceve da Xiaomi ma lo compra direttamente su Amazon al Day-1 (che si fa molto prima), con tutta l’intenzione di utilizzare questo regalo di non compleanno per andare a sostituire un ormai acciaccato seppur glorioso e mai troppo apprezzato Samsung Galaxy S8, che personalmente ringrazio per quanto dato in questi anni. Xiaomi Mi 9 è lo smartphone che ho dallo scorso 1 marzo, un top di gamma per l’azienda cinese, un ottimo terminale che mostra talvolta un fianco che si può certamente giustificare per il prezzo di listino, un po’ meno per il segmento di mercato che va a occupare.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 1

Xiaomi Mi 9

Non è la prima volta che porto uno Xiaomi in famiglia, anzi, a dirla tutta io sono l’ultimo componente che ancora non aveva scelto uno dei loro prodotti come terminale principale da tenere in tasca (giro sempre con due smartphone, ho un iPhone aziendale per tenere separate le due vite), la decisione è stata presa sicuramente sulla base delle caratteristiche tecniche dichiarate, mescolate a un pizzico di avventatezza e tranquillità mentale concessa da Amazon (che permette la restituzione semplice dell’acquisto nel primo mese di vita). Prezzo del carrello: 448,96€.

Un ottimo processore, tanta RAM (ne avevo bisogno, capirai il perché tra qualche riga) e una memoria libera a disposizione che va a ricalcare fedelmente quella del mio vecchio S8, non ho necessità alcuna dei 128 GB di spazio, ho molti dati in cloud (fotografie) e ascolto musica direttamente da Spotify, diciamo che riesco a rimanere sotto il tetto dei 40 GB occupati.

Costruzione

Il cuore che batte sotto la scocca di Mi 9 è Qualcomm, per la precisione si tratta dello Snapdragon 855: un octa-core che spinge fino a 2,84 GHz con GPU Adreno 640, 6GB LPDDR4x di RAM a 2133MHz in dual-channel, 64 i GB (della mia configurazione, come già scritto poco fa) di spazio disponibile a tua disposizione (esiste il modello da 128GB, entrambi montano memorie flash UFS2.1).

Il display è davvero molto bello, viene prodotto da Samsung e si tratta di un AMOLED Full Screen da 6.39″ con risoluzione 2340×1080 FHD+ e 403 PPI, una misura importante che in mano fa certamente la differenza rispetto al mio passato, che mi fa un po’ tornare alla memoria quei terminali di Sony che occupavano davvero del gran spazio (anche in tasca). La luminosità è giusta, anche contro luce diretta del sole, ho solo notato che in alcuni casi il sensore adattivo può fare confusione e cambiare le carte in tavola in maniera non sempre precisa, qualche sbavatura qua e là da controllare manualmente tramite il menu a tendina di Android. Sempre nel display segnalo il notch a goccia che non dà fastidio alcuno all’estetica complessiva dello smartphone, io arrivo da un terminale senza notch e ti assicuro che per Mi 9 è come non fosse lì.

Il lettore di impronte è posto sotto al vetro, luce verde pulsata come quella che ci si ritrova degli smart band per la misurazione del battito cardiaco. Nonostante le promesse fatte il lettore è lento, spesso impreciso, nulla che abbia a che fare con il lettore di impronte fisico al quale ero abituato e che tutto sommato non mi sarebbe dispiaciuto ritrovare pure su Mi 9 (a meno di proporre qualcosa di effettivamente più veloce, almeno tanto quanto quello classico). Sono molto deluso da questo punto, non sto dicendo che sia un completo fallimento (direi il falso, la lettura va a buon fine molto spesso e in alcuni casi anche molto rapidamente), ma talvolta preferisco inserire il codice di sblocco numerico per fare prima.

Per un lettore di impronte che vira verso un’evoluzione, un connettore cuffie fa esattamente il contrario: manca all’appello. C’è un adattatore ormai per tutto, mi sembra di ribadire quel concetto fatto proprio da Apple per dire alla clientela che “c’è un’app per tutto“. Passeremo la nostra vita ad adattare la qualunque, per accontentare un’industria che difficilmente sa mettersi d’accordo sul cosa utilizzare e quando. Xiaomi Mi 9 ha un unico attacco USB-C, servirà quindi per caricare la batteria, scambiare dati con un PC oppure ascoltare la musica (o chiacchierare con un proprio contatto) attraverso l’uso di auricolari non più tradizionali. A mio parere questo resta un punto a sfavore nonostante ciò che vuole farci pensare il mercato. Non si parla di drive ottico sui laptop, ormai scarsamente utilizzati, si parla di un paio di auricolari economici e che si possono trovare ovunque, che non potrai usare a meno di adattarli e trasformarli in USB-C.

La batteria è quella che mi sta dando forse più soddisfazioni rispetto agli ultimi smartphone messi in campo. Offre 3300mAh e sulla carta non dovrebbe essere la scelta vincente e definiva, eppure funziona molto bene e l’ottimizzazione in alcuni casi troppo violenta del software Xiaomi la preserva nel corso della giornata, permettendoti di arrivare di toccare durate anche di due giorni se non martelli il tuo smartphone con applicazioni molto esose di risorse come Facebook e affini. La batteria supporta la ricarica rapida via cavo USB-C (27W) e senza fili (20W) con protocollo QuickCharge 4.0. Il caricabatterie incluso nella confezione non è però all’altezza delle aspettative, fermandosi a 18W erogati (io l’ho lasciato praticamente in scatola).

In mano lo si tiene abbastanza tranquillamente ma con qualche difficoltà nella maneggevolezza e scivolosità da “nudo“, il consiglio è quello di utilizzare da subito la custodia gommata trasparente che troverai nella scatola di Mi 9, e di comprarne una che ti piace un po’ di più alla prima occasione utile (io l’ho già fatto, e pensa che nei primi tempi su Amazon non esistevano custodie per Mi 9!).

Software

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 61

Android 9 Pie, le patch a oggi sono quelle di febbraio 2019 ma è chiaro che mi aspetto un allineamento sempre molto rapido nel primo anno di vita del dispositivo (e spero in quelli futuri). La MIUI è la 10.2 Global, interfaccia grafica e launcher costruito in Xiaomi che è certamente fluido e buono come base di partenza per chi non pretende più di tanto, ma continua a essere all’opposto delle mie abitudini e della rapidità che solo Nova è in grado di darmi a oggi (ho resistito un paio di settimane, sono ora a bordo della beta di Nova, come mio solito).

Come anticipato è la MIUI a fare il lavoro sporco per ciò che riguarda ottimizzazioni della batteria e pulizia del sistema, in alcuni casi esagerando e necessitando di intervento da parte tua per rimettere a posto le cose. Mi è capitato infatti di dover modificare le impostazioni di Waze, Spotify e Android Auto. Quest’ultimo ha dato diversi problemi in vettura fino a quando non ho chiesto allo smartphone di ignorare i consumi della batteria e permettere alle applicazioni di partire da sole quando necessario.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 62

Questo problema (se non hai ancora ritoccato le impostazioni batteria e avvio automatico) è il medesimo che può causare un errore simile su Android Auto quando si vuole far partire la musica direttamente dal monitor dell’automobile:

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa?

La soluzione è arrivata tramite il forum della Community, fortunatamente: en.miui.com/thread-1491073-1-1.html.

Altro grande assente è parte del comparto Google, del quale fanno certamente parte Google Smart Lock e Google AR. Il primo citato viene eseguito come modulo e funziona parzialmente, ma non sarà modificabile e richiamabile in alcun modo da parte tua (scelta che onestamente non capisco e non condivido con gli sviluppatori Xiaomi), il secondo manca completamente all’appello (vedi developers.google.com/ar/discover/supported-devices, e qui vai a capire cosa stanno aspettando considerando che nell’elenco compare il vecchio Mi 8). Non ho potuto godermi il lancio in beta chiusa delle mappe di Google (a piedi) in realtà aumentata, spero di poter sfruttare questa bellissima funzione (che nel frattempo ho testato grazie a S8) quando sarà disponibile per tutti.

Multimedia

Il comparto sul quale Xiaomi ha certamente convogliato tutte le forze del suo reparto Marketing e in parte di quello sviluppo. Fotocamera tripla Sony ultra-grandangolare da 48MP, una sporgenza abbastanza esagerata che bisogna in qualche maniera controllare solo tramite una buona custodia.

La fotocamera principale porta con sé 48MP grazie al sensore Sony IMX586 con apertura 0,8μm ƒ/1,75, il quale supporta la registrazione video in HD. La seconda fotocamera è in realtà un teleobiettivo da 12 megapixel con apertura 1,0μm ƒ/2,2 e supporto alla fotografia macro. Si conclude con l’obiettivo ultra-grandangolare da 16MP con apertura 1,0μm ƒ/2,2. Lo zoom è di tipo ottico 2x in modalità triple camera, al quale si associa lo zoom digitale 10x. La messa a fuoco è laser con rilevamento di fase e rilevamento a contrasto.

La fotocamera frontale porta con sé 20MP con apertura ƒ/2.0 da 0,9μm.

È un comparto di tutto rispetto con grandi punteggi su DxO, ma che messo in seria difficoltà ogni tanto mostra il fianco caricando un pelo troppo i colori e talvolta non ricalcando fedelmente la realtà, ma non c’è poi così tanto da lamentarsi a guardare i risultati che vado a mostrarti qui di seguito. Non ho avuto occasione di caricare alcun video, ma la registrazione è fluida e non mette il terminale in difficoltà (anche in termini di riscaldamento).

Illuminazione normale

Fotografie realizzate tra Milano e Como, con condizioni di luce normali (in alcune occasioni anche ottimali) e dei soggetti catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare.

Scarsa illuminazione

Fotografie scattate qua e là a Milano, con condizioni di luce poco ottimali, soggetti talvolta in movimento catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare, nella quasi totalità delle occasioni ho scelto di mettere in campo il profilo Notte offerto da Xiaomi e della sua applicazione Foto ufficiale.

Lascio trarre a te le conclusioni in merito ad ambo le situazioni.

In conclusione

Xiaomi Mi 9 è un terminale molto completo, veloce e dal prezzo indubbiamente competitivo rispetto agli altri top di gamma proposti dai maggiori protagonisti di mercato. Ha caratteristiche evidentemente da primo della classe ma in alcuni casi non si impegna esattamente come detto nella più classica delle situazioni professori-genitori. Sporadici talloni d’Achille ti fanno storcere il naso, su quelli avrei preferito maggiore attenzione.

Non pensavo, ma devo ammettere che un po’ mi manca l’impermeabilità e la spensieratezza di portare vicino all’acqua lo smartphone senza dovermene preoccupare. A questa ci aggiungerei certamente la nota storta sul sensore di luminosità così suscettibile, che viene totalmente ignorato quando si lancia un’applicazione che fa uso del lettore impronte nelle ore serali, causando l’uscita forzata dalla bassa luminosità ed eliminazione della luce blu, per permetterti la corretta lettura della tua impronta.

Tanto per non farci mancare nulla, segnalo che in un paio di casi ho dovuto riavviare Mi 9 dopo essere stato in posti dove non c’era ricezione di segnale alcuna (dei veri e propri bunker!), perché una volta uscito da lì lo smartphone non è stato più in grado di ricercare la prima antenna disponibile, condizione dalla quale non sono uscito neanche mettendolo manualmente in modalità aereo e riportandolo allo stato normale.

Trovi la scheda tecnica completa di Mi 9 sul sito web ufficiale di Xiaomi, punta il browser all’indirizzo mi.com/it/mi9/specs. Per tutto il resto dovresti già saperlo: l’area commenti è a tua disposizione, usala per chiedermi tutto quello che vuoi sapere sul prodotto 🙂

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon. Preordinato quando annunciato e arrivato con un giorno di ritardo rispetto alla promessa fatta (consegna al Day-1), e ora eccoci qui!
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Gioxx’s Wall ospita oggi una figura paterna che porta con sé un argomento spinoso e certamente delicato. Non sono coinvolto in prima persona (non essendo ancora genitore) ma è una lettura abbastanza interessante che parla di un prodotto a pagamento che ha desiderato sponsorizzare la recensione. Noterai che non c’è valutazione vera e propria, c’è un’esperienza d’uso di chi ha avuto a che fare con più applicazioni diverse e ha poi scelto quella da utilizzare nel quotidiano. Ogni commento è ben accetto ammesso che rispetti tutti.
Buona lettura :-)

Di fronte alle nuove tecnologie noi genitori siamo un po’ spiazzati.

Da una parte ci piacerebbe dare fiducia ai nostri figli, lasciare loro lo spazio per fare le prime esperienze in autonomia e, chissà, trovare soluzioni ai problemi della vita cui noi non abbiamo pensato. Dall’altra sappiamo bene che il mondo non è sempre un luogo da fiaba.

La verità è che in alcuni specifici casi controllare con chi parlano i nostri figli online e sul cellulare può essere davvero indispensabile. Fortunatamente per farlo mi è bastato scaricare sul telefono da monitorare un software per il controllo parentale.

Controllare i figli online e su cellulare: come farlo e perché

Per scegliere il programma giusto l’aspetto principale che ho tenuto in considerazione è stato quello relativo alla sicurezza.

Le tante app per controllare l’attività WhatsApp dei figli scaricabili gratis andrebbero evitate, in alcuni casi potrebbero esporti a malware e tentativi di phishing. Sviluppare un’applicazione per il controllo del cellulare che sia sicura per i tuoi figli ed efficace per te non è evidentemente lavoro che si può realizzare gratuitamente, comporta un investimento economico più facilmente sostenuto da un’azienda che commercializza software.

Una buona app per il controllo parentale dovrebbe essere compatibile con qualsiasi cellulare, sia iPhone che Android, e offrirti anche la possibilità di eseguire alcune azioni “di emergenza“, come bloccare le chiamate in ingresso e in uscita o impedire l’uso del cellulare in caso di smarrimento.

Un esempio di app per il controllo parentale

Una delle migliori app che ho avuto l’occasione di utilizzare per il controllo parentale è quella sviluppata da mSpy. Tra le sue tantissime funzionalità c’è la possibilità di vedere:

  • chiamate in entrata e in uscita;
  • SMS;
  • e-mail;
  • messaggi istantanei (WhatsApp, Instagram, Skype, Telegram, Viber, Tinder, Hangouts, iMessage e tanti altri);
  • attività sui Social Network;
  • cronologia web;
  • foto;
  • video;
  • applicazioni installate;
  • rubrica e calendario.

Inoltre mSpy per cellulari ti consente di controllare la posizione dei tuoi figli sia con il GPS (più preciso) che localizzando la rete WiFi cui si collega il cellulare, utile anche quando viene disattivata la posizione. Con mSpy puoi, oltre che bloccare il cellulare in caso di furto o impedire che possano essere effettuare e ricevute chiamate (come dicevo prima), impostare un avviso se il cellulare entra in alcune aree da te stabilite.

Il costo è molto accessibile: se la provi per un solo mese costa 26,99 €, ma se ti piace e decidi di continuare a utilizzarla il costo scende a 14,16 € al mese, con sconti aggiuntivi se hai un coupon.

In alcuni casi è persino possibile controllare il cellulare dei figli installando l’app di mSpy a distanza, senza avere il telefono. Per vedere quali sono visita le F.A.Q. di mSpy.

Come gestire il telefono dei figli: alcuni consigli

Controllare il telefonino dei figli è sempre giusto?

Chiaramente no, ma ci sono dei casi specifici in cui bisogna tenere questa opzione in seria considerazione. Ecco quali secondo il mio punto di vista:

  • Minori di 14 anni: un’eccessiva indipendenza e una scarsa sorveglianza possono essere dannosi in età così precoce. Controllare discretamente l’attività del bambino su siti web, messaggerie istantanee e Social Network, molto utilizzati anche dai giovanissimi, ti aiuterà a orientarlo in un mondo che riserva ancora grandi pericoli per i bambini non guidati da un adulto attento.
  • Troppo tempo online: specie se il bambino è piccolo, l’uso dello smartphone o del computer andrebbe concesso per un tempo limitato e solamente per alcune finalità, ad esempio per rimanere in contatto con i genitori quando è fuori casa o per fare i compiti. Limitare efficacemente il tempo passato online e sul cellulare gli assicurerà più tempo per conoscersi, fare attività fisica, sviluppare amicizie reali, giocare, riposare e rilassarsi.
  • Problemi comportamentali: i minori di 18 anni sono comunque da tenere d’occhio se si notano problemi comportamentali, ad esempio una tendenza all’oppositività o all’impulsività, al contrario, inibizione o difficoltà nell’instaurare relazioni con i coetanei. Per non citare l’uso di droghe leggere e i problemi con la legge, purtroppo sempre più frequenti anche nei minori. In queste circostanze il monitoraggio del ragazzo deve essere certamente più stretto.
  • Ragazzi disabili o con DSA: ragazzi con disabilità fisiche e intellettive, disturbi specifici dell’apprendimento, disturbi del neurosviluppo (autismo, deficit di attenzione) possono essere facili vittime di adescamento e bullismo online e andrebbero sorvegliati più attentamente.
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La regia si prende un piccolo break e vi lascia ai consigli per gli acquisti, articoli scritti sempre e comunque dal proprietario della baracca (o da ospiti di vecchia data) ma -contrariamente al solito- sponsorizzati.
Il giudizio è e sarà sempre imparziale come il resto delle pubblicazioni. D'accordo pagare le spese di questo blog, ma mai vendere giudizi positivi se non meritati.

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Ho voluto fare una scommessa, un azzardo calcolato, una botta di fiducia nei confronti di un’azienda che mi piace e che realizza molti prodotti ai quali sono affezionato, Mi Band 2 in primis: ho acquistato uno Xiaomi Mi A1, uno smartphone di fascia medio-bassa (che di bassa ha poco e nulla), dal costo estremamente contenuto, che propone un buon hardware di base e un’esperienza assolutamente pulita grazie ad Android One, creatura Google che viene costantemente tenuta aggiornata e in sicurezza, via OTA, senza nessun componente di troppo, con tutto ciò che ti serve realmente e nulla piùt.

Xiaomi Mi A1: Android in purezza nella fascia media-bassa

Xiaomi Mi A1

Approdato nelle nostre coste negli ultimi mesi del 2017, ho pensato che Xiaomi Mi A1 potesse essere il regalo perfetto per Ilaria, per sostituire il suo precedente Motorola Moto G4 dopo anni di onorato servizio. Si tratta di un 5,5 pollici con risoluzione FullHD e un peso che si aggira intorno ai 165 grammi, quindi molto leggero e compatto, di buona maneggevolezza e con il giusto grip. Rapida lettura d’impronta posta dietro in posizione centrale (sotto al comparto fotografico) e tasti di gestione Android in “ordine Samsung” (quindi il menu sulla sinistra, centrale invariato e indietro sulla destra), con retroilluminazione che non può essere forzata a rimanere viva mentre si usa lo smartphone, che quindi si mostra alla vista solo quando interpellata (devi imparare rapidamente il posizionamento dei tasti, tutto qui, un pelo difficile per chi arriva dalla configurazione standard Android).

Prezzo di listino da vero best-buy: pagato 182€ circa un mese fa, disponibile oggi anche a 154€ in alcuni intervalli temporali d’offerta GearBest / GeekBuying di cui approfittare spudoratamente per portarsi a casa la configurazione 4 GB di RAM e 32 GB di spazio disco integrato oppure 4 GB di RAM e 64 GB di spazio disco integrato, in ambo i casi espandibile grazie a microSD (fino a 256 GB, nda) e secondo slot che dovrai però sacrificare tenendo una sola scheda SIM (diversamente, lo smartphone nasce dual-SIM). Quello che ho acquistato per Ilaria è in configurazione 4/32.

Sotto al cofano

Un modesto ma rispettabilissimo Qualcomm Snapdragon 625 da otto core a 2 GHz che scalda poco e rende più del giusto per poterci lavorare, navigare, gestire applicazioni e la posta elettronica, non certo pensato e sviluppato per il gioco più esoso, perché l’Adreno 506 non brilla certo per le sue prestazioni (e mi ripeto: è giusto così), il tutto condito dai 4 GB di RAM di cui ti avevo già parlato prima, che ti permettono di usare il navigatore insieme ad altro di aperto in contemporanea, senza rallentamenti sensibili (ho usato Waze in maniera molto soddisfacente in auto, mentre andava avanti Spotify e altri servizi di base del telefono, tutto molto fluido).

Nato con Android Nougat (7.1.2), passa immediatamente a Oreo 8.0 (aggiornamento patch di marzo, a oggi che sto scrivendo l’articolo), semplicemente andando a cercare gli aggiornamenti dalle informazioni di sistema (ti toccherà farlo più e più volte, fino ad allinearti alle ultime patch e sistema di base). Nessuna notizia in merito a Oreo 8.1, ma ti ricordo che stiamo parlando di Android One e di Google diretto, quindi mi preoccupo ben poco.

Batteria assolutamente sufficiente per questo tipo di hardware, si parla infatti di una 3080 mAh che arriva a fine giornata senza troppi sacrifici o saving da impostare tramite sistema e applicazioni di terze parti (tipo Greenify che ho adottato su S8, di cui spero di riuscire a parlarti presto, nda).

Come completamento del pacchetto ci sono anche gli infrarossi, ma li usi ancora? Cosa fai? Ci giochi con il televisore? :-)

Multimedia

Jack per le cuffie, attacco di ricarica / OTG di tipo USB-C (quindi standard con i tempi attuali), altoparlante posto subito sulla destra di quest’ultimo, si tratta di un mono dalla buona qualità e che in riproduzione musicale si fa sentire piuttosto bene (non me l’aspettavo), grosso modo si replica anche in viva voce durante una telefonata, quasi non si sente la necessità dell’ormai inevitabile “mano a conca” anche in ambiente parzialmente rumoroso. In cuffia la resa è piena e corposa, assolutamente promossa (anche in collegamento bluetooth con l’auto).

Monitor con risoluzione FullHD 1080×1920 più classico rispetto a chi oggi sceglie il borderless, cornice nera che va ad abbracciare i tre pulsanti di comando Android, Gorilla Glass e corpo metallico non impermeabile. Pulsanti tutti sulla destra della scocca, ti serviranno ad accendere o spegnere lo smartphone, alzare e abbassare il volume. Sensore delle impronte di cui ti ho già parlato e che quindi mi limito a ripetere: giusta la posizione e la reattività in analisi del dito, lo si incrocia con l’indice molto facilmente e non c’è rischio alcuno di incontrare la fotocamera dal doppio obiettivo (di cui ti parlo dopo).

Chip WiFi 802.11 a, b, g, n, ac, dual-band e Bluetooth 4.2. Non c’è NFC, non c’è VoLTE e le bande di frequenza sono le classiche: LTE, HSPA, HSUPA. Reparto GPS con A-GPS, Glonass, BeiDou assolutamente reattivo e corretto nella triangolazione.

Software e usabilità

Difficile pensare a un paragrafo intero da dedicare al software e alle eventuali personalizzazioni che in realtà non esistono! Qui l’eterna lotta è combattuta esclusivamente tra chi apprezza l’essere purista dell’esperienza Android voluta e sviluppata da Google e le personalizzazioni delle ROM proposte dai vari vendor. Lo Xiaomi Mi A1 dato in mano a un cultore Samsung (non sono io, tranquillo) ha dato libero sfogo al giudizio a metà tra l’inorridito e lo schifato, un po’ come la faccia di un bambino al quale fai assaggiare i broccoli per la prima volta (e no, non ho ancora trovato un bambino che abbia apprezzato i broccoli al primo assaggio). Io, che non disdegno il minimalismo e apprezzo la possibilità di tenere aggiornato un dispositivo senza lunghe attese, lo trovo assolutamente adeguato e per certi versi anche migliore di alcune personalizzazioni “estreme“.

La MIUI l’ho già usata in passato, non mi è dispiaciuta (ha i suoi pro e contro, come ogni cosa), qui la ritrovo esclusivamente nell’applicazione dedicata ai feedback da spedire al vendor (appunto) e in quella della fotocamera, che prende il posto della nativa Google (fortunatamente, aggiungerei). C’è anche l’applicazione per controllare la parte infrarossi dello smartphone. Per cercare di addolcire il tutto e permettere a Ilaria di avere continuità nell’esperienza d’uso, ho scelto di installare e rendere predefinito il sempre troppo poco osannato Nova Launcher.

Fotografia

Fotocamera posteriore dual da 12 MP (f/2.2, 26mm, 1.25 µm la prima, f/2.6, 50mm, 1 µm la seconda), autofocus, zoom ottico 2x, flash dual-LED dual-tone, permette di ottenere buoni scatti con un angolo leggermente più grande rispetto a quello a cui siamo generalmente abituati. Funzioni di Geo-tagging, touch focus, face detection (e questa può arrivare a metterti l’ansia quando mette in funzione il riconoscimento del volto e della possibile età del soggetto, cosa che vedrai anche negli scatti di test che ti propongo di seguito), HDR, panorama. I video vengono registrati a 2160p@30fps, 720p@120fps.

Ricorda per certi versi il comparto fotografico posteriore di iPhone 7 Plus, come riportato nel tweet di Xiaomi stessa:

Messa a fuoco non particolarmente immediata ma buona una volta puntata, tutto sommato giusti i colori e abilitazione controllata per il comparto HDR. Quando si cerca di raggiungere i soggetti un po’ più distanti, la qualità cala e molto, un limite tutto sommato prevedibile.

Fotocamera frontale da 5 MP, 1080p. Giusta per gli autoscatti e gli irresistibili (?) selfie. In comune (le due fotocamere) hanno la buona luminosità.

In conclusione

Se devo necessariamente segnalare una pecca in riferimento alla confezione del prodotto, cito la mancanza ingiustificata degli auricolari, che oggi trovi anche nel pacchetto delle patatine ma non in Xiaomi Mi A1.

Ci aggiungo il caricabatterie, che non è di tipo Quick Charge perché è lo smartphone a non esserlo per primo, quindi dovrai attendere pazientemente che Xiaomi Mi A1 si carichi completamente, cosa che puoi lasciargli fare durante la notte, o le ore di lavoro in ufficio, difficilmente la batteria ti abbandonerà durante la giornata a meno di un uso particolarmente intenso e violento.

A completare il quadro dei difetti c’è la luminosità del monitor che sotto al sole è assolutamente adeguata, ma fa da lampada abbronzante durante la notte quando cala completamente il buio, costringendoti a intervenire manualmente sulla regolazione per evitare di perdere diottrie e il sonno per le successive 24 ore.

Si tratta però di pecche su cui è possibile passare sopra, arrangiarsi per adeguarsi a un buon prodotto dal rapporto qualità / prezzo promosso a pieni voti e che certamente ricomprerei se tornassi indietro.

Puoi trovare Xiaomi Mi A1 sullo store italiano, oppure su Amazon, i prezzi oscillano molto e puoi non spendere ormai più di 180€ per portartelo a casa (basta avere pazienza o approfittare di qualche occasione a tempo):

Ilaria è molto contenta dell’acquisto e lo stesso vale per me, Xiaomi ripaga la fiducia ancora una volta, con la speranza che –una volta arrivata in Italia ufficialmente– non decida di adeguarsi alla parte peggiore del commercio fatto di cifre sempre più pompate, a pieno discapito del cliente finale.

Credo di aver detto tutto, in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni sono qui a disposizione :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato su GearBest approfittando di uno sconto temporaneo.
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La domanda alla base di un articolo evidentemente pubblicato fuori dal tempo potrebbe essere: “Mi conviene pensare all’acquisto di un simile smartphone?“. Asus mi ha spedito uno ZenFone AR da provare per qualche tempo, portato con me e affiancato al resto dei telefoni che sono solito avere a portata di mano. Ti racconto com’è andata, tieni sempre a mente il mio schema di valutazione e che, anche questo come lo ZenFone 4, punta molto sulle sue fotocamere, soprattutto considerando la terza dedicata alla profondità, dedicata all’AR / DayDream e Tango Project di Google.

ASUS ZenFone AR (ZS571KL)

Asus ZenFone AR

Nasce dall’esigenza di Asus di esplorare un mercato ancora troppo poco ricco di giocatori di grosso calibro (è il secondo telefono a supportare la tecnologia sperimentale di Google), ma nel frattempo Tango Project muore e ci si ritrova quindi con un pezzo di tecnologia orfano inconsapevole e soprattutto incolpevole di quanto deciso da un’azienda della grandezza di big G. Non so quanto sia il caso di dirlo, ma “fortunatamente” AR ha avuto poco successo tra i papabili clienti, così come il predecessore Phab 2 Pro di Lenovo. Nessuno probabilmente piangerà la sua scomparsa, o al massimo si troverà in compagnia della particella di sodio dell’ormai nota pubblicità che tutti almeno una volta abbiamo visto in televisione o sentito in radio. Resta da capire quanto di questo hardware molto potente è ancora sfruttabile per l’ordinaria amministrazione, rapportandolo a un prezzo che potrebbe indurre all’acquisto pur sapendo che si tratta di un Walking Dead.

Con un prezzo di listino che è stato capace di toccare i 900€, oggi si trova ad almeno 300 euro in meno senza troppa fatica. Non è cosa da poco, ne sono pienamente consapevole, ma se si confronta la sua dotazione hardware con quanto disponibile sul mercato, si arriva facilmente alla conclusione che Asus (e i venditori terzi) non stanno chiedendo più di tanti altri competitor (ti ricordo che questo è da considerarsi top di gamma, almeno in una sua fascia).

Sotto al cofano

Dotazione da PC portatile a dir poco, considerando che avrai a che fare con un processore 64-bit Qualcomm Snapdragon Quad-Core 821 @2. 35 GHz (volutamente ottimizzato per Tango) e grafica Adreno 530, coadiuvato da 6 GB di RAM (il modello da me provato, perché in realtà esiste anche con 8 GB di RAM) e 128 GB di spazio disco senza espansione alcuna (con microSD si può arrivare fino a 2 TB, e ci sono anche 100 GB di spazio su Google Drive gratuiti per due anni), che diventano circa 112 perché 16 (più o meno) se li tiene da parte il sistema, riservandoli e rendendoli inaccessibili.

Android è fermo alla versione 7.0 (e ZenUI alla 3.0), e in tutta onestà non so quanto Asus voglia tenere al passo questa sua cometa, considerando che il livello di patch mi comunica come data quella del primo luglio del 2017, davvero un peccato considerando che qualche acquirente là fuori esiste per forza, e dubito sia molto contento di essere tenuto indietro. Si parla di aggiornamento major a Oreo, ma non trovo molte informazioni certe in merito, c’è addirittura aria di salto alla 8.1 senza passaggio dalla 8.0 (tante voci, qualche firmware installato in maniera forzata ma non una roadmap con date ben evidenziate, prometto di aggiornare questo paragrafo nel caso dovessi venire a conoscenza di novità in merito, e i tuoi commenti per farmele notare sono i benvenuti).

Un pelo fuori luogo la batteria, tendenza difensiva del 2017 per molti produttori. Asus ZenFone AR monta una 3300 mAh che sembra davvero piccola considerando il grande monitor da 5,7″ e le tecnologie che vuole padroneggiare (te ne sto parlando come se tutto fosse ancora vivo e vegeto, lo so, ma considera che è nato senza sapere della chiusura di Project Tango, quindi è giusto metterlo sul piatto della bilancia con tutto il corredo). C’è chiaramente la possibilità di ottimizzare i consumi del sistema (come già successo per ZenFone 4, nda), ma in alcuni casi potrebbe non essere abbastanza. Fortunatamente per la ricarica si è pensato a Quick Charge 3.0 e BoostMaster Fast Charging che permette di arrivare al 60% di carica in 39 minuti circa (con il caricabatterie originale che eroga 18W).

Multimedia

Jack per le cuffie (inutile sorridere, sai bene che ormai non possiamo più darlo per scontato!), altoparlante mono con effetto stereo, attacco USB-C. Sensore di impronte estremamente veloce e preciso (pressoché infallibile) sul fronte, subito sotto al pannello monitor (Super AMOLED WQHD 2560×1440, Gorilla Glass 4 con una cornice molto sottile inferiore ai 2mm), i pulsanti di accensione / spegnimento / standby e volume si trovano tutti sulla destra, il profilo è sottile ma buono, non danno fastidio alcuno, non ci si può sbagliare.

C’è anche la Radio FM, così come tutto un reparto audio che si fregia dei marchi DTS Headphone:X (7.1) ma in generale l’equalizzazione audio e la qualità in bluetooth non mi soddisfano, deve essere un tallone d’Achille che lo accomuna allo ZenFone 4, ed è un peccato (si nota molto la differenza quando si passa da un volume medio-basso a uno decisamente più alto, trasmissione sorgente via Spotify in altissima qualità, la medesima combinazione che con un diverso smartphone e stesso impianto funziona perfettamente).

Chip WiFi 802.11a/b/g/n/ac che funziona bene ma non brilla, nonostante sia stato messo alla prova con la stessa distanza da router e aggancio 5 GHz che dovrebbe fare molto meglio di quanto stabilito (ho provato più test passando da Google, SpeedTest e Fast):

Software e usabilità

In linea di massima ci siamo, nonostante si stia parlando di ZenUI 3.0 e una serie di ragionamenti vecchio stile che non ho mai apprezzato di Asus, primo tra tutti la presenza di una serie di software pre-installati che sostengo essere ormai gesto superato e anche fastidioso, correzione apportata in una ZenUI 4.0 che probabilmente approderà su ZenFone AR con Oreo. Tango e Daydream già installati (mi stupirei del contrario), così come alcuni giochi che possono dare il meglio su uno schermo così grande e con quella quantità di RAM associata alla GPU Adreno (nonostante si tratti di una coppia CPU/GPU appartenente a una precedente generazione, strano considerando il costo e la data d’uscita di ZenFone AR).

Troverai tutta la famiglia di applicazioni Zen, Facebook e Messenger, ma anche Instagram e una serie di applicazioni che sfruttano la realtà aumentata, come iStaging (ho aggiunto un cestino in casa, ma non credo che lo comprerò di quel colore, guarda la fotografia di seguito), Visualiser di BMW, Towers for Tango, Measure per prendere misure più o meno corrette (c’è un margine dovuto all’applicazione e uno dovuto alla tua capacità di colpire i punti giusti dai quali partire con la misurazione) e un gioco (Slingshot Island) anch’esso basato su AR.

ASUS ZenFone AR (ZS571KL) 10

Io ho installato e provato Hot Wheels Track Builder Tango solo per il mero gusto di tornare bambino e far volare quattroruote a caso per casa (sì, gioco di parole voluto). A proposito di giochi: ne troverai preinstallati alcuni della famiglia Gameloft, tra cui N.O.V.A. Legacy e Asphalt 8: Airborne, ma non solo. Diciamo che la dotazione hardware dello ZenFone AR ti permette certamente di goderti questi titoli per definizione esosi, trovandoli invece ragionevolmente fluidi e reattivi ai comandi.

Fotografia

Eccoci qui, arrivati al paragrafo indubbiamente fondamentale per un terminale di questo tipo, perché le caratteristiche di ZenFone AR parlano chiaro (in parte prese direttamente dalla scheda tecnica ufficiale, perché a elencarle tutte si finisce nella mattinata di domani!):

Fotocamera principale (posteriore)

  • Fotocamera 23 megapixel PixelMaster 3.0
  • Apertura diaframma f/2.0
  • Sensore SONY IMX 318 (sensori di grandi dimensioni 1/2.6″, 1,0 µm dimensione pixel )
  • Lunghezza focale 27mm
  • 6 lenti per 4 assi, stabilizzazione ottica dell’immagine e 4 stop per foto perfette
  • Stabilizzazione ottica dell’immagine a 3 assi per foto prive di effetto movimento
  • Videoregistrazione 4K UHD (3840px x 2160px) a 30 frame al secondo,1080p HD 30 fps o 720p HD sempre a 30 fps, con stabilizzazione elettronica dell’immagine a 3 assi (e possibilità di fotografare anche durante la ripresa video)
  • Dual-LED real tone flash

Fotocamera secondaria (anteriore)

  • Foto a 8 megapixel
  • Sensore OV 8856 (1/4″, 1.12um)
  • Apertura diaframma f/2.0
  • Screen Flash (sì, quella roba che apparteneva agli avi, all’incirca)

Più delle parole contano come al solito i fatti, ed ecco quindi che ti propongo qualche scatto catturato in ogni condizione di luce, così che tu possa trarne direttamente le conclusioni. Per ciò che mi riguarda, sembra che l’applicazione della fotocamera (nonostante il sensore di Sony, che in questo campo può insegnare a molti, nda) non carichi sufficientemente i colori e si faccia ingannare dalle luci in condizioni non ottimali (ho volutamente fatto un paio di fotografie alla tartaruga mentre la sua lampada le puntava addosso la luce UVB, tanto per dire), tutto migliora se si catturano soggetti illuminati dalla luce del giorno e, per assurdo, anche in condizioni di luce molto scarsa (guarda la foto della candela sulla scrivania, fatta completamente al buio):

E qui un esempio di video (grazie al meteo di Milano per la preziosa collaborazione :-p):

In conclusione

Nonostante alcune sbavature che onestamente non pensavo di trovare su uno smartphone che pretende quasi 1000€ in cassa (considerando il listino all’epoca della realizzazione e inserimento in commercio), l’hardware che lo ZenFone AR propone è certamente in grado di sostenere una grande mole di lavoro, seppur non correttamente coadiuvato da una batteria che poteva certamente essere più capiente e pronta a giornate di lavoro particolarmente stressanti.

Buono il materiale con il quale è stato pensato e sviluppato che ne garantisce ottima presa (nonostante le generose dimensioni), non scivola in nessuna condizione (quella che trovi sulla scocca posteriore è una finta pelle, il resto di ZenFone AR è tutto metallo).

La generazione di CPU / GPU “nata vecchia” non è necessariamente una pecca, è stabile e non scalda più del dovuto, regge bene la condizione sotto sforzo, viene quindi promossa con voti più che sufficienti. La disponibilità di un secondo slot SIM ti permette di pensare a ZenFone AR come uno smartphone unico per parenti / amici e anche colleghi d’ufficio (se, come me, hai ben pensato di tenere le due cose separate), pur facendo attenzione a ottimizzarne l’utilizzo per arrivare a sera senza troppe preoccupazioni. La confezione è molto completa e propone il solito set fatto di auricolari in-ear e caricabatterie, quest’ultimo con uscita 5 e 9 V, per dare uno sprint alla carica (come ti ho spiegato qualche paragrafo più sopra), una custodia in silicone trasparente e una pellicola in vetro (tutto materiale che solitamente si compra in un secondo momento, quindi lodevole!). Non può chiaramente mancare il visore in cartone da costruire.

Lo comprerei? Probabilmente aspetterei ancora un po’, per capire qual è il suo destino in merito ai prossimi aggiornamenti e ad Android Oreo, con l’occasione il prezzo potrebbe ulteriormente variare (in meglio, per il cliente finale). ZenFone AR potrebbe essere un buon compromesso tra qualità e costo se lo si considera come un terminale completo in grado di affrontare le sfide poste dalle applicazioni (e giochi, anche se io non sono solito giocare con lo smartphone) più pesanti, perché la fluidità è assolutamente uno dei suoi punti forti.

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Asus, tornerà all'ovile al termine del mio test.
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È tempo di tirare qualche somma, tempo che, dopo la presentazione ufficiale del 21 settembre scorso a Roma, anche questo nuovo ZenFone 4 possa trovare il suo spazio tra le recensioni di casa mia. Preparato e portato con me al posto del Galaxy S8, ho messo quotidianamente alla prova ogni suo dettaglio, ZenUI di nuova generazione compresa, con conseguente sistema più pulito e personalizzato rispetto al passato.

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL)

Prima di partire, un doveroso ringraziamento: Asus ha organizzato uno splendido evento nella città eterna, prendendosi cura di centinaia di giornalisti, blogger e appassionati di settore che hanno potuto mettere sin da subito le mani sui nuovi dispositivi, intervistare chi quei prodotti li ha pensati e realizzati, godere di una serata esclusiva e fantastica, che ci ha un po’ riportato ai tempi della gita delle scuole medie. Questo è il mio pubblico ringraziamento per voi tutti, è stato bello poterci essere.

Ora, superata la fase “You Are Awesome“, si torna con i piedi per terra e si tira fuori il solito schema d’analisi basato sull’articolo pubblicato su questi lidi, cercando di buttare giù una panoramica quanto più completa possibile. Ti racconto la mia esperienza con Asus ZenFone 4.

Asus ZenFone 4

Il nuovo ZenFone 4 di Asus nasce e adotta uno slogan chiaro sin da subito: We Love Photo. Doppia fotocamera (con posizionamento posteriore o anteriore in base al prodotto) per ogni modello di questa nuova serie che conta 6 diversi dispositivi, considerando anche le varianti Pro, e tenendo fuori il “Live”. Un segnale molto chiaro, una caratteristica che evidentemente lo contraddistingue dagli altri competitor all’interno delle diverse fasce, certo tenendo da parte per il momento quello che è il Pro puro in range “Top“, che non tutti possono chiaramente permettersi (e anche io ricado facilmente in quel gruppo) visto il prezzo di lancio scelto.

In generale, credo che la fascia prezzi di ZenFone 4 –rinnovata anch’essa per l’occasione-, abbia preso le distanze con il passato, andando a seguire quella massa che sta dettando sempre più delle cifre di partenza ben lontane da quelle che ci si aspetterebbe (valutandole in base al prodotto che si ottiene), e forse è proprio questo il tallone d’Achille dell’intera nuova serie ZenFone. Questo risponde già al primo punto della mia lista, così da smorzare da subito ogni possibile entusiasmo. Per avvicinarti alla serie quattro, dovrai mettere mano al portafogli e spendere almeno 230€ per approdare sul modello Max, in fascia medio-bassa (qui trovi tutti i codici telefono, tradotti per noi comuni mortali).

Sostanza sotto al cofano

Android 7.1.1 con promessa di aggiornamento in tempi relativamente rapidi a Oreo (8). Patch aggiornate (a ora che scrivo l’articolo) al primo agosto 2017. ZenUI 4.0 che volta le spalle al passato e finalmente ascolta la voce degli utilizzatori, mia compresa, che chiedevano da tempo qualcosa di più leggero, utilizzabile, reattivo, privo di quella quantità di bloatware davvero troppo imbarazzante.

Nel mio specifico caso (si parla di ZenFone 4 ZE554KL) un display IPS da 5,5″, con un peso complessivo di soli 165 grammi, maneggiandolo ti sembrerà davvero leggerissimo, troppo grande però da utilizzare con una sola mano, e per certi versi scivoloso perché probabilmente pensato per un grip posteriore non tale da farti dormire sonni tranquilli, caratteristica che avrebbe tolto punti alla sua bellezza ed eleganza quando lo si osserva.

Immediato l’acquisto di una buona cover che non ne sacrifichi le dimensioni ridotte e una pellicola in vetro per sentirsi un pelo più tranquilli, anche se si dovrà rinunciare a quel bellissimo effetto cometa posteriore. Il processore è uno Snapdragon 630 (64 bit) con una GPU Adreno 508. Detta in soldoni, un processore che scalda molto poco, che consuma molto poco, ma che fornisce buoni risultati nell’utilizzo quotidiano, e ricorda che io tengo sempre fuori il discorso del mobile gaming

4 i GB di RAM a disposizione (non pochi, oggi potrebbero essere definiti il giusto, bilanciati per accontentare pressoché ogni esigenza), 64 i GB di memoria integrata messi a disposizione, espandibili a 256 GB utilizzando una microSD da inserire nello slot dedicato alla seconda SIM.

Al solito, Asus offre gratuitamente ulteriori 100 GB di spazio nel Cloud di Google per un anno, da aggiungere al proprio account (già nella prima fase di setup dello smartphone).

Multimedia

Parliamo subito della connettività, così possiamo passare all’argomento chiave dell’introduzione. WLAN 802.11 a/b/g/n/ac che però in casa si allaccia autonomamente alla rete WiFi 2.4 GHz anziché alla 5, senza possibilità di modifica, cosa che ovviamente non gli permette di sfruttare completamente la potenza di fuoco della fibra ottica, senza alcun senso. Bene, ma non benissimo.

Bluetooth 5.0, che fa certamente bella figura nelle specifiche tecniche della scheda prodotto pubblicamente disponibile, meno però quando si tratta di utilizzarlo nella quotidianità. Non completamente compatibile con le vecchie versioni del protocollo, lo smartphone non può essere pilotato in modalità di bluetooth audio, non permette quindi di cambiare traccia dai classici comandi al volante, e non passa le informazioni della traccia all’autoradio, bentornati negli anni dell’AUX attaccata all’iPod. Bocciato con grave disonore (io abuso di Spotify in macchina, e utilizzare Ok Google per cambiare una traccia è alquanto triste).

Reparto audio per chi non si accontenta, almeno sulla carta. Doppio speaker, considerando anche quello frontale alto, con uscita audio Hi-Res 192kHz/24-bit e tecnologia DTS Headphone:X™ 7.1, per simulare un sorround (virtuale) in cuffia. Doppio anche il microfono, che in entrambi i casi sfrutta la tecnologia NoiseZero di Asus per pulire la comunicazione ed evitare che questa venga disturbata dal rumore di fondo che ci circonda. Piccoli problemi di compatibilità ancora una volta con Spotify (che sfrutta solo lo speaker basso) e un equalizzazione che in bluetooth audio (tanto per continuare a girare il coltello nella piaga) lascia parecchio a desiderare. Rimandato a settembre, con debito da recuperare.

Software e usabilità

Tu, che forse mi conosci già da qualche tempo e che più o meno sai cosa utilizzo per sfruttare al meglio Android, dovresti anche sapere quanti io odi utilizzare un launcher che non sia Nova, vero? Ok, ciò detto, ho messo alla prova questa nuova versione di ZenUI, che prometteva grandi novità, snellendo di parecchio l’esperienza utente -ormai disperato- alle prese con il software di Asus.

Lui, contrariamente a molte altre cose di questo Asus ZenFone 4, è promosso, seppur non a pieni voti. Nato con ben poche applicazioni “necessariamente a bordo” (dai un’occhiata alla scheda del telefono sul sito di Asus e fai scroll verso il basso, così da capire cosa c’è a bordo di ZenUI 4.0), si fa apprezzare per rapidità nella risposta ma non certo per alcune scelte stilistiche riguardo le gesture che hai a disposizione.

I tasti retroilluminati finalmente ci sono, quasi non ci credevo, e per poco non mi sono commosso. Per poco eh, perché in realtà sei tu che devi specificare nelle impostazioni che questi dovranno rimanere accesi durante l’utilizzo, a dimostrazione che evidentemente in Asus faticano ancora a credere che questa opzione serva a qualcosa, magari non utilizzano il loro ZenFone di notte :-)

Giusta invece l’intensità e l’insistenza del led integrato per le notifiche (che può essere anche tenuto sempre spento, se vuoi), secondo me più comodo rispetto al passato, mai troppo invasivo, soprattutto nelle ore da dedicare al sonno.

Il sensore di lettura delle impronte, virtuale ma delineato nel vetro del telefono, è molto veloce e parecchio affidabile, riconoscendo pressoché immediatamente l’impronta (o le impronte) registrata, e sbloccando così lo smartphone, decisamente meno schizzinoso di molti altri suoi competitor attualmente sul mercato. Per portare però a patta i due piatti della stessa bilancia, il punto a sfavore riguarda il medesimo pulsante centrale, che non sveglia lo smartphone quando questo viene inserito nella più classica delle fasce da braccio (in palestra, o fuori per strada), rendendo decisamente più seccante e difficile il passaggio, che serve a dare un’occhiata rapida all’orario o alle notifiche, ti servirà arrivare alla pressione del tasto di accensione laterale. NCS: Non Ci Siamo.

Stessa sorte (NCS, intendo) per il Dialer di Asus, rimasto lo stesso rispetto al passato, se non addirittura peggiorato. Ricerca a tutto tondo (anche di dati che nulla c’entrano con i numeri in rubrica) e nessun tipo di raggruppamento, troverai contatti duplicati, triplicati e forse più, anche se in realtà si tratta sempre della stessa persona, raggiungibile in più modi.

Qualche paura riguardo il GPS, perso “per strada” (è proprio il caso di dirlo) durante una navigazione abbastanza semplice in città, nulla che un rapido riavvio di sistema non possa stavolta correggere, fortunatamente. C’è stato giusto quell’attimo di panico che ha strizzato un occhiolino a quel passato fatto di scelte forse sbagliate, qualcuno se le ricorderà ancora.

La tastiera integrata, così come il Dialer, rimane per me pessima, e contrariamente al launcher ZenUI 4.0 che ho visto più di buon occhio (e che sto ancora utilizzando), questa è stata dopo poco sostituita dalla mia SwiftKey, non aggiungo altro (ma spero che si possa fare qualcosa in merito in un prossimo futuro, d’altronde in questi casi basta un aggiornamento software OTA).

Non del tutto convinto per ciò che riguarda l’ottimizzazione della memoria e gli alert inermi riguardanti le applicazioni che consumano batteria (perché rimaste aperte in background). L’applicazione che si occupa della manutenzione ordinaria dello smartphone ormai ce l’hanno quasi tutti i grandi produttori, la differenza la fanno i dettagli e la capacità di preservare le risorse a disposizione dell’utilizzatore. La base buona c’è, va molto migliorata per ottenere i migliori risultati, riparliamone:

#WeLovePhoto

Pulisci tutto, metti da parte quanto raccontato fino a ora e parliamo insieme di fotografie, di ricordi salvati nel Cloud o nella tua Galleria personale in locale, sulla scheda microSD. Asus ZenFone 4 è #WeLovePhoto, il tag ufficialmente scelto per il suo lancio tutto italiano.

Doppia la fotocamera di Asus ZenFone 4, con un’ottica principale da 12 Megapixel (il sensore è un ottimo Sony IMX362 con apertura F1.8 e 25 mm di lunghezza focale, che equivalgono a circa 35 mm di una telecamera standard), 83° è il campo visuale che cattura grazie alle sue 6 lenti e una rapida messa a fuoco. La stabilizzazione è ottica e sfrutta 3 assi, così da evitare –quanto più possibile– di ottenere foto mosse, che verrebbero quindi inevitabilmente scartate (trovi l’intera scheda tecnica sul sito web di Asus).

Questo è qualche scatto catturato dalla fotocamera principale, che di grandangolo ne parliamo tra poco:

Colori talvolta un po’ troppo carichi, focus pressoché sempre perfetto, ma infallibile solo nel corto raggio, perché si sgrana alquanto andando a utilizzare lo zoom digitale messo a disposizione:

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL) 21

L’ottica grandangolare è fantastica quando si vuole catturare più del dovuto, immortalando così ricordi più ricchi di dettagli, una gradita sorpresa dello ZenFone 4. 8 i Megapixel, con un angolo visivo di 120° e 12 mm di lunghezza focale. Ti propongo anche stavolta qualche scatto dei giorni passati con ZenFone 4:

Ancora una volta noterai precisione negli scatti corti, meno nei lunghi (dove lo zoom software non è così infallibile). In ogni fotografia, che arrivi dall’ottica principale o dalla grandangolare, noterai l’effetto di scontornamento (in licenza poetica) che mette in primo piano il soggetto inquadrato rendendo tutto il resto sfumato, anche questo è un piccolo trucco applicato via software, quindi potresti notare delle imperfezioni, soprattutto in mancanza di una buona luce ambientale.

Ti propongo adesso un paio di piccoli set, ho voluto mettere alla prova la dotazione di ZenFone 4 in un ambiente poco illuminato e, in seguito, un altro illuminato decisamente troppo (25esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano), alternando fotocamera principale e grandangolare:


Se vuoi mettere a confronto fotocamera principale e grandangolare, in un contesto poco illuminato, questa è la differenza che noterai catturando lo stesso soggetto:

Il software della fotocamera mi piace, è ricchissimo di opzioni e permette di sfruttare in qualsiasi momento la modalità Pro, che lascia scegliere a te ogni dettaglio riguardante lo scatto, concedendo al fotografo professionista che vive nel tuo corpo di stabilire le sorti di quell’attimo da catturare e conservare per gli anni a venire.

Prima di concludere, la nota a margine per chi vive di Instagram & Co.: la fotocamera frontale propone un sensore da 8 Megapixel, apertura F2.0 e 24 mm di lunghezza focale, con un campo di visuale di 84°. In questo caso non vedrai miei selfie, non sono il tipo :-)

In conclusione

Giuro che non ce l’ho con il nuovo ZenFone, non ne avrei motivo, ma sono convinto di aver riportato molte critiche costruttive che chiunque sarebbe in grado di rilevare dopo qualche settimana di utilizzo, perché negarlo?

Si tratta di un buon telefono di fascia media che propone belle novità, una buona stabilità di sistema e un corredo hardware di tutto rispetto, ma che non trova il mio favore in quello che è il suo prezzo finale di listino, non almeno fino a quando non ci sarà quella naturale svalutazione di mercato, che lo farà “accomodare” in una fascia diversa, che potrebbe incontrare il favore di qualche futuro cliente che potrà sostituire il suo vecchio smartphone, magari nel periodo natalizio (perché no?!?). Molto si può correggere via software (e alcune cose sono già cambiate nel corso del tempo, ci sono stati ben 3 rilasci OTA per aggiornamenti vari nelle ultime quattro settimane circa).

La scatola dell’Asus ZenFone 4, per i veri feticisti, include un cavo USB-C, il caricabatterie rapido da 5V 2A 10W (per la ricarica rapida dello smartphone) e gli auricolari Asus con microfono integrato.

Finale nascosto in perfetto stile Marvel: non ho avuto molto tempo per giocare con la versione top di gamma (Asus ZenFone 4 Pro), l’unico a montare un processore di nuova generazione che promette reali faville, ma sono certo che grazie alla base -tutto sommato solida- gettata con la quarta generazione, può riservare belle sorprese a chi lo sceglierà, sarei curioso di conoscere almeno un parere (che non sia il mio, chiaro!) in merito.

Al solito, non dovrei aver dimenticato nulla (forse, o almeno spero), ma ricorda che l’area commenti è sempre lì a tua disposizione per qualsiasi dubbio, domanda, curiosità o critica costruttiva riguardo il mio articolo, i pareri contrari (se giustamente motivati) sono sempre i benvenuti :-)

× Android's Corner Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un regalo che Asus ha consegnato ai giornalisti che hanno partecipato all'evento di lancio a Roma, di cui ti ho parlato a inizio articolo.
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