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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Ho voluto fare una scommessa, un azzardo calcolato, una botta di fiducia nei confronti di un’azienda che mi piace e che realizza molti prodotti ai quali sono affezionato, Mi Band 2 in primis: ho acquistato uno Xiaomi Mi A1, uno smartphone di fascia medio-bassa (che di bassa ha poco e nulla), dal costo estremamente contenuto, che propone un buon hardware di base e un’esperienza assolutamente pulita grazie ad Android One, creatura Google che viene costantemente tenuta aggiornata e in sicurezza, via OTA, senza nessun componente di troppo, con tutto ciò che ti serve realmente e nulla piùt.

Xiaomi Mi A1: Android in purezza nella fascia media-bassa

Xiaomi Mi A1

Approdato nelle nostre coste negli ultimi mesi del 2017, ho pensato che Xiaomi Mi A1 potesse essere il regalo perfetto per Ilaria, per sostituire il suo precedente Motorola Moto G4 dopo anni di onorato servizio. Si tratta di un 5,5 pollici con risoluzione FullHD e un peso che si aggira intorno ai 165 grammi, quindi molto leggero e compatto, di buona maneggevolezza e con il giusto grip. Rapida lettura d’impronta posta dietro in posizione centrale (sotto al comparto fotografico) e tasti di gestione Android in “ordine Samsung” (quindi il menu sulla sinistra, centrale invariato e indietro sulla destra), con retroilluminazione che non può essere forzata a rimanere viva mentre si usa lo smartphone, che quindi si mostra alla vista solo quando interpellata (devi imparare rapidamente il posizionamento dei tasti, tutto qui, un pelo difficile per chi arriva dalla configurazione standard Android).

Prezzo di listino da vero best-buy: pagato 182€ circa un mese fa, disponibile oggi anche a 154€ in alcuni intervalli temporali d’offerta GearBest / GeekBuying di cui approfittare spudoratamente per portarsi a casa la configurazione 4 GB di RAM e 32 GB di spazio disco integrato oppure 4 GB di RAM e 64 GB di spazio disco integrato, in ambo i casi espandibile grazie a microSD (fino a 256 GB, nda) e secondo slot che dovrai però sacrificare tenendo una sola scheda SIM (diversamente, lo smartphone nasce dual-SIM). Quello che ho acquistato per Ilaria è in configurazione 4/32.

Sotto al cofano

Un modesto ma rispettabilissimo Qualcomm Snapdragon 625 da otto core a 2 GHz che scalda poco e rende più del giusto per poterci lavorare, navigare, gestire applicazioni e la posta elettronica, non certo pensato e sviluppato per il gioco più esoso, perché l’Adreno 506 non brilla certo per le sue prestazioni (e mi ripeto: è giusto così), il tutto condito dai 4 GB di RAM di cui ti avevo già parlato prima, che ti permettono di usare il navigatore insieme ad altro di aperto in contemporanea, senza rallentamenti sensibili (ho usato Waze in maniera molto soddisfacente in auto, mentre andava avanti Spotify e altri servizi di base del telefono, tutto molto fluido).

Nato con Android Nougat (7.1.2), passa immediatamente a Oreo 8.0 (aggiornamento patch di marzo, a oggi che sto scrivendo l’articolo), semplicemente andando a cercare gli aggiornamenti dalle informazioni di sistema (ti toccherà farlo più e più volte, fino ad allinearti alle ultime patch e sistema di base). Nessuna notizia in merito a Oreo 8.1, ma ti ricordo che stiamo parlando di Android One e di Google diretto, quindi mi preoccupo ben poco.

Batteria assolutamente sufficiente per questo tipo di hardware, si parla infatti di una 3080 mAh che arriva a fine giornata senza troppi sacrifici o saving da impostare tramite sistema e applicazioni di terze parti (tipo Greenify che ho adottato su S8, di cui spero di riuscire a parlarti presto, nda).

Come completamento del pacchetto ci sono anche gli infrarossi, ma li usi ancora? Cosa fai? Ci giochi con il televisore? :-)

Multimedia

Jack per le cuffie, attacco di ricarica / OTG di tipo USB-C (quindi standard con i tempi attuali), altoparlante posto subito sulla destra di quest’ultimo, si tratta di un mono dalla buona qualità e che in riproduzione musicale si fa sentire piuttosto bene (non me l’aspettavo), grosso modo si replica anche in viva voce durante una telefonata, quasi non si sente la necessità dell’ormai inevitabile “mano a conca” anche in ambiente parzialmente rumoroso. In cuffia la resa è piena e corposa, assolutamente promossa (anche in collegamento bluetooth con l’auto).

Monitor con risoluzione FullHD 1080×1920 più classico rispetto a chi oggi sceglie il borderless, cornice nera che va ad abbracciare i tre pulsanti di comando Android, Gorilla Glass e corpo metallico non impermeabile. Pulsanti tutti sulla destra della scocca, ti serviranno ad accendere o spegnere lo smartphone, alzare e abbassare il volume. Sensore delle impronte di cui ti ho già parlato e che quindi mi limito a ripetere: giusta la posizione e la reattività in analisi del dito, lo si incrocia con l’indice molto facilmente e non c’è rischio alcuno di incontrare la fotocamera dal doppio obiettivo (di cui ti parlo dopo).

Chip WiFi 802.11 a, b, g, n, ac, dual-band e Bluetooth 4.2. Non c’è NFC, non c’è VoLTE e le bande di frequenza sono le classiche: LTE, HSPA, HSUPA. Reparto GPS con A-GPS, Glonass, BeiDou assolutamente reattivo e corretto nella triangolazione.

Software e usabilità

Difficile pensare a un paragrafo intero da dedicare al software e alle eventuali personalizzazioni che in realtà non esistono! Qui l’eterna lotta è combattuta esclusivamente tra chi apprezza l’essere purista dell’esperienza Android voluta e sviluppata da Google e le personalizzazioni delle ROM proposte dai vari vendor. Lo Xiaomi Mi A1 dato in mano a un cultore Samsung (non sono io, tranquillo) ha dato libero sfogo al giudizio a metà tra l’inorridito e lo schifato, un po’ come la faccia di un bambino al quale fai assaggiare i broccoli per la prima volta (e no, non ho ancora trovato un bambino che abbia apprezzato i broccoli al primo assaggio). Io, che non disdegno il minimalismo e apprezzo la possibilità di tenere aggiornato un dispositivo senza lunghe attese, lo trovo assolutamente adeguato e per certi versi anche migliore di alcune personalizzazioni “estreme“.

La MIUI l’ho già usata in passato, non mi è dispiaciuta (ha i suoi pro e contro, come ogni cosa), qui la ritrovo esclusivamente nell’applicazione dedicata ai feedback da spedire al vendor (appunto) e in quella della fotocamera, che prende il posto della nativa Google (fortunatamente, aggiungerei). C’è anche l’applicazione per controllare la parte infrarossi dello smartphone. Per cercare di addolcire il tutto e permettere a Ilaria di avere continuità nell’esperienza d’uso, ho scelto di installare e rendere predefinito il sempre troppo poco osannato Nova Launcher.

Fotografia

Fotocamera posteriore dual da 12 MP (f/2.2, 26mm, 1.25 µm la prima, f/2.6, 50mm, 1 µm la seconda), autofocus, zoom ottico 2x, flash dual-LED dual-tone, permette di ottenere buoni scatti con un angolo leggermente più grande rispetto a quello a cui siamo generalmente abituati. Funzioni di Geo-tagging, touch focus, face detection (e questa può arrivare a metterti l’ansia quando mette in funzione il riconoscimento del volto e della possibile età del soggetto, cosa che vedrai anche negli scatti di test che ti propongo di seguito), HDR, panorama. I video vengono registrati a 2160p@30fps, 720p@120fps.

Ricorda per certi versi il comparto fotografico posteriore di iPhone 7 Plus, come riportato nel tweet di Xiaomi stessa:

Messa a fuoco non particolarmente immediata ma buona una volta puntata, tutto sommato giusti i colori e abilitazione controllata per il comparto HDR. Quando si cerca di raggiungere i soggetti un po’ più distanti, la qualità cala e molto, un limite tutto sommato prevedibile.

Fotocamera frontale da 5 MP, 1080p. Giusta per gli autoscatti e gli irresistibili (?) selfie. In comune (le due fotocamere) hanno la buona luminosità.

In conclusione

Se devo necessariamente segnalare una pecca in riferimento alla confezione del prodotto, cito la mancanza ingiustificata degli auricolari, che oggi trovi anche nel pacchetto delle patatine ma non in Xiaomi Mi A1.

Ci aggiungo il caricabatterie, che non è di tipo Quick Charge perché è lo smartphone a non esserlo per primo, quindi dovrai attendere pazientemente che Xiaomi Mi A1 si carichi completamente, cosa che puoi lasciargli fare durante la notte, o le ore di lavoro in ufficio, difficilmente la batteria ti abbandonerà durante la giornata a meno di un uso particolarmente intenso e violento.

A completare il quadro dei difetti c’è la luminosità del monitor che sotto al sole è assolutamente adeguata, ma fa da lampada abbronzante durante la notte quando cala completamente il buio, costringendoti a intervenire manualmente sulla regolazione per evitare di perdere diottrie e il sonno per le successive 24 ore.

Si tratta però di pecche su cui è possibile passare sopra, arrangiarsi per adeguarsi a un buon prodotto dal rapporto qualità / prezzo promosso a pieni voti e che certamente ricomprerei se tornassi indietro.

Puoi trovare Xiaomi Mi A1 sullo store italiano, oppure su Amazon, i prezzi oscillano molto e puoi non spendere ormai più di 180€ per portartelo a casa (basta avere pazienza o approfittare di qualche occasione a tempo):

Ilaria è molto contenta dell’acquisto e lo stesso vale per me, Xiaomi ripaga la fiducia ancora una volta, con la speranza che –una volta arrivata in Italia ufficialmente– non decida di adeguarsi alla parte peggiore del commercio fatto di cifre sempre più pompate, a pieno discapito del cliente finale.

Credo di aver detto tutto, in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni sono qui a disposizione :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Disclaimer Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato su GearBest approfittando di uno sconto temporaneo.
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La domanda alla base di un articolo evidentemente pubblicato fuori dal tempo potrebbe essere: “Mi conviene pensare all’acquisto di un simile smartphone?“. Asus mi ha spedito uno ZenFone AR da provare per qualche tempo, portato con me e affiancato al resto dei telefoni che sono solito avere a portata di mano. Ti racconto com’è andata, tieni sempre a mente il mio schema di valutazione e che, anche questo come lo ZenFone 4, punta molto sulle sue fotocamere, soprattutto considerando la terza dedicata alla profondità, dedicata all’AR / DayDream e Tango Project di Google.

ASUS ZenFone AR (ZS571KL)

Asus ZenFone AR

Nasce dall’esigenza di Asus di esplorare un mercato ancora troppo poco ricco di giocatori di grosso calibro (è il secondo telefono a supportare la tecnologia sperimentale di Google), ma nel frattempo Tango Project muore e ci si ritrova quindi con un pezzo di tecnologia orfano inconsapevole e soprattutto incolpevole di quanto deciso da un’azienda della grandezza di big G. Non so quanto sia il caso di dirlo, ma “fortunatamente” AR ha avuto poco successo tra i papabili clienti, così come il predecessore Phab 2 Pro di Lenovo. Nessuno probabilmente piangerà la sua scomparsa, o al massimo si troverà in compagnia della particella di sodio dell’ormai nota pubblicità che tutti almeno una volta abbiamo visto in televisione o sentito in radio. Resta da capire quanto di questo hardware molto potente è ancora sfruttabile per l’ordinaria amministrazione, rapportandolo a un prezzo che potrebbe indurre all’acquisto pur sapendo che si tratta di un Walking Dead.

Con un prezzo di listino che è stato capace di toccare i 900€, oggi si trova ad almeno 300 euro in meno senza troppa fatica. Non è cosa da poco, ne sono pienamente consapevole, ma se si confronta la sua dotazione hardware con quanto disponibile sul mercato, si arriva facilmente alla conclusione che Asus (e i venditori terzi) non stanno chiedendo più di tanti altri competitor (ti ricordo che questo è da considerarsi top di gamma, almeno in una sua fascia).

Sotto al cofano

Dotazione da PC portatile a dir poco, considerando che avrai a che fare con un processore 64-bit Qualcomm Snapdragon Quad-Core 821 @2. 35 GHz (volutamente ottimizzato per Tango) e grafica Adreno 530, coadiuvato da 6 GB di RAM (il modello da me provato, perché in realtà esiste anche con 8 GB di RAM) e 128 GB di spazio disco senza espansione alcuna (con microSD si può arrivare fino a 2 TB, e ci sono anche 100 GB di spazio su Google Drive gratuiti per due anni), che diventano circa 112 perché 16 (più o meno) se li tiene da parte il sistema, riservandoli e rendendoli inaccessibili.

Android è fermo alla versione 7.0 (e ZenUI alla 3.0), e in tutta onestà non so quanto Asus voglia tenere al passo questa sua cometa, considerando che il livello di patch mi comunica come data quella del primo luglio del 2017, davvero un peccato considerando che qualche acquirente là fuori esiste per forza, e dubito sia molto contento di essere tenuto indietro. Si parla di aggiornamento major a Oreo, ma non trovo molte informazioni certe in merito, c’è addirittura aria di salto alla 8.1 senza passaggio dalla 8.0 (tante voci, qualche firmware installato in maniera forzata ma non una roadmap con date ben evidenziate, prometto di aggiornare questo paragrafo nel caso dovessi venire a conoscenza di novità in merito, e i tuoi commenti per farmele notare sono i benvenuti).

Un pelo fuori luogo la batteria, tendenza difensiva del 2017 per molti produttori. Asus ZenFone AR monta una 3300 mAh che sembra davvero piccola considerando il grande monitor da 5,7″ e le tecnologie che vuole padroneggiare (te ne sto parlando come se tutto fosse ancora vivo e vegeto, lo so, ma considera che è nato senza sapere della chiusura di Project Tango, quindi è giusto metterlo sul piatto della bilancia con tutto il corredo). C’è chiaramente la possibilità di ottimizzare i consumi del sistema (come già successo per ZenFone 4, nda), ma in alcuni casi potrebbe non essere abbastanza. Fortunatamente per la ricarica si è pensato a Quick Charge 3.0 e BoostMaster Fast Charging che permette di arrivare al 60% di carica in 39 minuti circa (con il caricabatterie originale che eroga 18W).

Multimedia

Jack per le cuffie (inutile sorridere, sai bene che ormai non possiamo più darlo per scontato!), altoparlante mono con effetto stereo, attacco USB-C. Sensore di impronte estremamente veloce e preciso (pressoché infallibile) sul fronte, subito sotto al pannello monitor (Super AMOLED WQHD 2560×1440, Gorilla Glass 4 con una cornice molto sottile inferiore ai 2mm), i pulsanti di accensione / spegnimento / standby e volume si trovano tutti sulla destra, il profilo è sottile ma buono, non danno fastidio alcuno, non ci si può sbagliare.

C’è anche la Radio FM, così come tutto un reparto audio che si fregia dei marchi DTS Headphone:X (7.1) ma in generale l’equalizzazione audio e la qualità in bluetooth non mi soddisfano, deve essere un tallone d’Achille che lo accomuna allo ZenFone 4, ed è un peccato (si nota molto la differenza quando si passa da un volume medio-basso a uno decisamente più alto, trasmissione sorgente via Spotify in altissima qualità, la medesima combinazione che con un diverso smartphone e stesso impianto funziona perfettamente).

Chip WiFi 802.11a/b/g/n/ac che funziona bene ma non brilla, nonostante sia stato messo alla prova con la stessa distanza da router e aggancio 5 GHz che dovrebbe fare molto meglio di quanto stabilito (ho provato più test passando da Google, SpeedTest e Fast):

Software e usabilità

In linea di massima ci siamo, nonostante si stia parlando di ZenUI 3.0 e una serie di ragionamenti vecchio stile che non ho mai apprezzato di Asus, primo tra tutti la presenza di una serie di software pre-installati che sostengo essere ormai gesto superato e anche fastidioso, correzione apportata in una ZenUI 4.0 che probabilmente approderà su ZenFone AR con Oreo. Tango e Daydream già installati (mi stupirei del contrario), così come alcuni giochi che possono dare il meglio su uno schermo così grande e con quella quantità di RAM associata alla GPU Adreno (nonostante si tratti di una coppia CPU/GPU appartenente a una precedente generazione, strano considerando il costo e la data d’uscita di ZenFone AR).

Troverai tutta la famiglia di applicazioni Zen, Facebook e Messenger, ma anche Instagram e una serie di applicazioni che sfruttano la realtà aumentata, come iStaging (ho aggiunto un cestino in casa, ma non credo che lo comprerò di quel colore, guarda la fotografia di seguito), Visualiser di BMW, Towers for Tango, Measure per prendere misure più o meno corrette (c’è un margine dovuto all’applicazione e uno dovuto alla tua capacità di colpire i punti giusti dai quali partire con la misurazione) e un gioco (Slingshot Island) anch’esso basato su AR.

ASUS ZenFone AR (ZS571KL) 10

Io ho installato e provato Hot Wheels Track Builder Tango solo per il mero gusto di tornare bambino e far volare quattroruote a caso per casa (sì, gioco di parole voluto). A proposito di giochi: ne troverai preinstallati alcuni della famiglia Gameloft, tra cui N.O.V.A. Legacy e Asphalt 8: Airborne, ma non solo. Diciamo che la dotazione hardware dello ZenFone AR ti permette certamente di goderti questi titoli per definizione esosi, trovandoli invece ragionevolmente fluidi e reattivi ai comandi.

Fotografia

Eccoci qui, arrivati al paragrafo indubbiamente fondamentale per un terminale di questo tipo, perché le caratteristiche di ZenFone AR parlano chiaro (in parte prese direttamente dalla scheda tecnica ufficiale, perché a elencarle tutte si finisce nella mattinata di domani!):

Fotocamera principale (posteriore)

  • Fotocamera 23 megapixel PixelMaster 3.0
  • Apertura diaframma f/2.0
  • Sensore SONY IMX 318 (sensori di grandi dimensioni 1/2.6″, 1,0 µm dimensione pixel )
  • Lunghezza focale 27mm
  • 6 lenti per 4 assi, stabilizzazione ottica dell’immagine e 4 stop per foto perfette
  • Stabilizzazione ottica dell’immagine a 3 assi per foto prive di effetto movimento
  • Videoregistrazione 4K UHD (3840px x 2160px) a 30 frame al secondo,1080p HD 30 fps o 720p HD sempre a 30 fps, con stabilizzazione elettronica dell’immagine a 3 assi (e possibilità di fotografare anche durante la ripresa video)
  • Dual-LED real tone flash

Fotocamera secondaria (anteriore)

  • Foto a 8 megapixel
  • Sensore OV 8856 (1/4″, 1.12um)
  • Apertura diaframma f/2.0
  • Screen Flash (sì, quella roba che apparteneva agli avi, all’incirca)

Più delle parole contano come al solito i fatti, ed ecco quindi che ti propongo qualche scatto catturato in ogni condizione di luce, così che tu possa trarne direttamente le conclusioni. Per ciò che mi riguarda, sembra che l’applicazione della fotocamera (nonostante il sensore di Sony, che in questo campo può insegnare a molti, nda) non carichi sufficientemente i colori e si faccia ingannare dalle luci in condizioni non ottimali (ho volutamente fatto un paio di fotografie alla tartaruga mentre la sua lampada le puntava addosso la luce UVB, tanto per dire), tutto migliora se si catturano soggetti illuminati dalla luce del giorno e, per assurdo, anche in condizioni di luce molto scarsa (guarda la foto della candela sulla scrivania, fatta completamente al buio):

E qui un esempio di video (grazie al meteo di Milano per la preziosa collaborazione :-p):

In conclusione

Nonostante alcune sbavature che onestamente non pensavo di trovare su uno smartphone che pretende quasi 1000€ in cassa (considerando il listino all’epoca della realizzazione e inserimento in commercio), l’hardware che lo ZenFone AR propone è certamente in grado di sostenere una grande mole di lavoro, seppur non correttamente coadiuvato da una batteria che poteva certamente essere più capiente e pronta a giornate di lavoro particolarmente stressanti.

Buono il materiale con il quale è stato pensato e sviluppato che ne garantisce ottima presa (nonostante le generose dimensioni), non scivola in nessuna condizione (quella che trovi sulla scocca posteriore è una finta pelle, il resto di ZenFone AR è tutto metallo).

La generazione di CPU / GPU “nata vecchia” non è necessariamente una pecca, è stabile e non scalda più del dovuto, regge bene la condizione sotto sforzo, viene quindi promossa con voti più che sufficienti. La disponibilità di un secondo slot SIM ti permette di pensare a ZenFone AR come uno smartphone unico per parenti / amici e anche colleghi d’ufficio (se, come me, hai ben pensato di tenere le due cose separate), pur facendo attenzione a ottimizzarne l’utilizzo per arrivare a sera senza troppe preoccupazioni. La confezione è molto completa e propone il solito set fatto di auricolari in-ear e caricabatterie, quest’ultimo con uscita 5 e 9 V, per dare uno sprint alla carica (come ti ho spiegato qualche paragrafo più sopra), una custodia in silicone trasparente e una pellicola in vetro (tutto materiale che solitamente si compra in un secondo momento, quindi lodevole!). Non può chiaramente mancare il visore in cartone da costruire.

Lo comprerei? Probabilmente aspetterei ancora un po’, per capire qual è il suo destino in merito ai prossimi aggiornamenti e ad Android Oreo, con l’occasione il prezzo potrebbe ulteriormente variare (in meglio, per il cliente finale). ZenFone AR potrebbe essere un buon compromesso tra qualità e costo se lo si considera come un terminale completo in grado di affrontare le sfide poste dalle applicazioni (e giochi, anche se io non sono solito giocare con lo smartphone) più pesanti, perché la fluidità è assolutamente uno dei suoi punti forti.

× Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Disclaimer Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Asus, tornerà all'ovile al termine del mio test.
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

È tempo di tirare qualche somma, tempo che, dopo la presentazione ufficiale del 21 settembre scorso a Roma, anche questo nuovo ZenFone 4 possa trovare il suo spazio tra le recensioni di casa mia. Preparato e portato con me al posto del Galaxy S8, ho messo quotidianamente alla prova ogni suo dettaglio, ZenUI di nuova generazione compresa, con conseguente sistema più pulito e personalizzato rispetto al passato.

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL)

Prima di partire, un doveroso ringraziamento: Asus ha organizzato uno splendido evento nella città eterna, prendendosi cura di centinaia di giornalisti, blogger e appassionati di settore che hanno potuto mettere sin da subito le mani sui nuovi dispositivi, intervistare chi quei prodotti li ha pensati e realizzati, godere di una serata esclusiva e fantastica, che ci ha un po’ riportato ai tempi della gita delle scuole medie. Questo è il mio pubblico ringraziamento per voi tutti, è stato bello poterci essere.

Ora, superata la fase “You Are Awesome“, si torna con i piedi per terra e si tira fuori il solito schema d’analisi basato sull’articolo pubblicato su questi lidi, cercando di buttare giù una panoramica quanto più completa possibile. Ti racconto la mia esperienza con Asus ZenFone 4.

Asus ZenFone 4

Il nuovo ZenFone 4 di Asus nasce e adotta uno slogan chiaro sin da subito: We Love Photo. Doppia fotocamera (con posizionamento posteriore o anteriore in base al prodotto) per ogni modello di questa nuova serie che conta 6 diversi dispositivi, considerando anche le varianti Pro, e tenendo fuori il “Live”. Un segnale molto chiaro, una caratteristica che evidentemente lo contraddistingue dagli altri competitor all’interno delle diverse fasce, certo tenendo da parte per il momento quello che è il Pro puro in range “Top“, che non tutti possono chiaramente permettersi (e anche io ricado facilmente in quel gruppo) visto il prezzo di lancio scelto.

In generale, credo che la fascia prezzi di ZenFone 4 –rinnovata anch’essa per l’occasione-, abbia preso le distanze con il passato, andando a seguire quella massa che sta dettando sempre più delle cifre di partenza ben lontane da quelle che ci si aspetterebbe (valutandole in base al prodotto che si ottiene), e forse è proprio questo il tallone d’Achille dell’intera nuova serie ZenFone. Questo risponde già al primo punto della mia lista, così da smorzare da subito ogni possibile entusiasmo. Per avvicinarti alla serie quattro, dovrai mettere mano al portafogli e spendere almeno 230€ per approdare sul modello Max, in fascia medio-bassa (qui trovi tutti i codici telefono, tradotti per noi comuni mortali).

Sostanza sotto al cofano

Android 7.1.1 con promessa di aggiornamento in tempi relativamente rapidi a Oreo (8). Patch aggiornate (a ora che scrivo l’articolo) al primo agosto 2017. ZenUI 4.0 che volta le spalle al passato e finalmente ascolta la voce degli utilizzatori, mia compresa, che chiedevano da tempo qualcosa di più leggero, utilizzabile, reattivo, privo di quella quantità di bloatware davvero troppo imbarazzante.

Nel mio specifico caso (si parla di ZenFone 4 ZE554KL) un display IPS da 5,5″, con un peso complessivo di soli 165 grammi, maneggiandolo ti sembrerà davvero leggerissimo, troppo grande però da utilizzare con una sola mano, e per certi versi scivoloso perché probabilmente pensato per un grip posteriore non tale da farti dormire sonni tranquilli, caratteristica che avrebbe tolto punti alla sua bellezza ed eleganza quando lo si osserva.

Immediato l’acquisto di una buona cover che non ne sacrifichi le dimensioni ridotte e una pellicola in vetro per sentirsi un pelo più tranquilli, anche se si dovrà rinunciare a quel bellissimo effetto cometa posteriore. Il processore è uno Snapdragon 630 (64 bit) con una GPU Adreno 508. Detta in soldoni, un processore che scalda molto poco, che consuma molto poco, ma che fornisce buoni risultati nell’utilizzo quotidiano, e ricorda che io tengo sempre fuori il discorso del mobile gaming

4 i GB di RAM a disposizione (non pochi, oggi potrebbero essere definiti il giusto, bilanciati per accontentare pressoché ogni esigenza), 64 i GB di memoria integrata messi a disposizione, espandibili a 256 GB utilizzando una microSD da inserire nello slot dedicato alla seconda SIM.

Al solito, Asus offre gratuitamente ulteriori 100 GB di spazio nel Cloud di Google per un anno, da aggiungere al proprio account (già nella prima fase di setup dello smartphone).

Multimedia

Parliamo subito della connettività, così possiamo passare all’argomento chiave dell’introduzione. WLAN 802.11 a/b/g/n/ac che però in casa si allaccia autonomamente alla rete WiFi 2.4 GHz anziché alla 5, senza possibilità di modifica, cosa che ovviamente non gli permette di sfruttare completamente la potenza di fuoco della fibra ottica, senza alcun senso. Bene, ma non benissimo.

Bluetooth 5.0, che fa certamente bella figura nelle specifiche tecniche della scheda prodotto pubblicamente disponibile, meno però quando si tratta di utilizzarlo nella quotidianità. Non completamente compatibile con le vecchie versioni del protocollo, lo smartphone non può essere pilotato in modalità di bluetooth audio, non permette quindi di cambiare traccia dai classici comandi al volante, e non passa le informazioni della traccia all’autoradio, bentornati negli anni dell’AUX attaccata all’iPod. Bocciato con grave disonore (io abuso di Spotify in macchina, e utilizzare Ok Google per cambiare una traccia è alquanto triste).

Reparto audio per chi non si accontenta, almeno sulla carta. Doppio speaker, considerando anche quello frontale alto, con uscita audio Hi-Res 192kHz/24-bit e tecnologia DTS Headphone:X™ 7.1, per simulare un sorround (virtuale) in cuffia. Doppio anche il microfono, che in entrambi i casi sfrutta la tecnologia NoiseZero di Asus per pulire la comunicazione ed evitare che questa venga disturbata dal rumore di fondo che ci circonda. Piccoli problemi di compatibilità ancora una volta con Spotify (che sfrutta solo lo speaker basso) e un equalizzazione che in bluetooth audio (tanto per continuare a girare il coltello nella piaga) lascia parecchio a desiderare. Rimandato a settembre, con debito da recuperare.

Software e usabilità

Tu, che forse mi conosci già da qualche tempo e che più o meno sai cosa utilizzo per sfruttare al meglio Android, dovresti anche sapere quanti io odi utilizzare un launcher che non sia Nova, vero? Ok, ciò detto, ho messo alla prova questa nuova versione di ZenUI, che prometteva grandi novità, snellendo di parecchio l’esperienza utente -ormai disperato- alle prese con il software di Asus.

Lui, contrariamente a molte altre cose di questo Asus ZenFone 4, è promosso, seppur non a pieni voti. Nato con ben poche applicazioni “necessariamente a bordo” (dai un’occhiata alla scheda del telefono sul sito di Asus e fai scroll verso il basso, così da capire cosa c’è a bordo di ZenUI 4.0), si fa apprezzare per rapidità nella risposta ma non certo per alcune scelte stilistiche riguardo le gesture che hai a disposizione.

I tasti retroilluminati finalmente ci sono, quasi non ci credevo, e per poco non mi sono commosso. Per poco eh, perché in realtà sei tu che devi specificare nelle impostazioni che questi dovranno rimanere accesi durante l’utilizzo, a dimostrazione che evidentemente in Asus faticano ancora a credere che questa opzione serva a qualcosa, magari non utilizzano il loro ZenFone di notte :-)

Giusta invece l’intensità e l’insistenza del led integrato per le notifiche (che può essere anche tenuto sempre spento, se vuoi), secondo me più comodo rispetto al passato, mai troppo invasivo, soprattutto nelle ore da dedicare al sonno.

Il sensore di lettura delle impronte, virtuale ma delineato nel vetro del telefono, è molto veloce e parecchio affidabile, riconoscendo pressoché immediatamente l’impronta (o le impronte) registrata, e sbloccando così lo smartphone, decisamente meno schizzinoso di molti altri suoi competitor attualmente sul mercato. Per portare però a patta i due piatti della stessa bilancia, il punto a sfavore riguarda il medesimo pulsante centrale, che non sveglia lo smartphone quando questo viene inserito nella più classica delle fasce da braccio (in palestra, o fuori per strada), rendendo decisamente più seccante e difficile il passaggio, che serve a dare un’occhiata rapida all’orario o alle notifiche, ti servirà arrivare alla pressione del tasto di accensione laterale. NCS: Non Ci Siamo.

Stessa sorte (NCS, intendo) per il Dialer di Asus, rimasto lo stesso rispetto al passato, se non addirittura peggiorato. Ricerca a tutto tondo (anche di dati che nulla c’entrano con i numeri in rubrica) e nessun tipo di raggruppamento, troverai contatti duplicati, triplicati e forse più, anche se in realtà si tratta sempre della stessa persona, raggiungibile in più modi.

Qualche paura riguardo il GPS, perso “per strada” (è proprio il caso di dirlo) durante una navigazione abbastanza semplice in città, nulla che un rapido riavvio di sistema non possa stavolta correggere, fortunatamente. C’è stato giusto quell’attimo di panico che ha strizzato un occhiolino a quel passato fatto di scelte forse sbagliate, qualcuno se le ricorderà ancora.

La tastiera integrata, così come il Dialer, rimane per me pessima, e contrariamente al launcher ZenUI 4.0 che ho visto più di buon occhio (e che sto ancora utilizzando), questa è stata dopo poco sostituita dalla mia SwiftKey, non aggiungo altro (ma spero che si possa fare qualcosa in merito in un prossimo futuro, d’altronde in questi casi basta un aggiornamento software OTA).

Non del tutto convinto per ciò che riguarda l’ottimizzazione della memoria e gli alert inermi riguardanti le applicazioni che consumano batteria (perché rimaste aperte in background). L’applicazione che si occupa della manutenzione ordinaria dello smartphone ormai ce l’hanno quasi tutti i grandi produttori, la differenza la fanno i dettagli e la capacità di preservare le risorse a disposizione dell’utilizzatore. La base buona c’è, va molto migliorata per ottenere i migliori risultati, riparliamone:

#WeLovePhoto

Pulisci tutto, metti da parte quanto raccontato fino a ora e parliamo insieme di fotografie, di ricordi salvati nel Cloud o nella tua Galleria personale in locale, sulla scheda microSD. Asus ZenFone 4 è #WeLovePhoto, il tag ufficialmente scelto per il suo lancio tutto italiano.

Doppia la fotocamera di Asus ZenFone 4, con un’ottica principale da 12 Megapixel (il sensore è un ottimo Sony IMX362 con apertura F1.8 e 25 mm di lunghezza focale, che equivalgono a circa 35 mm di una telecamera standard), 83° è il campo visuale che cattura grazie alle sue 6 lenti e una rapida messa a fuoco. La stabilizzazione è ottica e sfrutta 3 assi, così da evitare –quanto più possibile– di ottenere foto mosse, che verrebbero quindi inevitabilmente scartate (trovi l’intera scheda tecnica sul sito web di Asus).

Questo è qualche scatto catturato dalla fotocamera principale, che di grandangolo ne parliamo tra poco:

Colori talvolta un po’ troppo carichi, focus pressoché sempre perfetto, ma infallibile solo nel corto raggio, perché si sgrana alquanto andando a utilizzare lo zoom digitale messo a disposizione:

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL) 21

L’ottica grandangolare è fantastica quando si vuole catturare più del dovuto, immortalando così ricordi più ricchi di dettagli, una gradita sorpresa dello ZenFone 4. 8 i Megapixel, con un angolo visivo di 120° e 12 mm di lunghezza focale. Ti propongo anche stavolta qualche scatto dei giorni passati con ZenFone 4:

Ancora una volta noterai precisione negli scatti corti, meno nei lunghi (dove lo zoom software non è così infallibile). In ogni fotografia, che arrivi dall’ottica principale o dalla grandangolare, noterai l’effetto di scontornamento (in licenza poetica) che mette in primo piano il soggetto inquadrato rendendo tutto il resto sfumato, anche questo è un piccolo trucco applicato via software, quindi potresti notare delle imperfezioni, soprattutto in mancanza di una buona luce ambientale.

Ti propongo adesso un paio di piccoli set, ho voluto mettere alla prova la dotazione di ZenFone 4 in un ambiente poco illuminato e, in seguito, un altro illuminato decisamente troppo (25esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano), alternando fotocamera principale e grandangolare:


Se vuoi mettere a confronto fotocamera principale e grandangolare, in un contesto poco illuminato, questa è la differenza che noterai catturando lo stesso soggetto:

Il software della fotocamera mi piace, è ricchissimo di opzioni e permette di sfruttare in qualsiasi momento la modalità Pro, che lascia scegliere a te ogni dettaglio riguardante lo scatto, concedendo al fotografo professionista che vive nel tuo corpo di stabilire le sorti di quell’attimo da catturare e conservare per gli anni a venire.

Prima di concludere, la nota a margine per chi vive di Instagram & Co.: la fotocamera frontale propone un sensore da 8 Megapixel, apertura F2.0 e 24 mm di lunghezza focale, con un campo di visuale di 84°. In questo caso non vedrai miei selfie, non sono il tipo :-)

In conclusione

Giuro che non ce l’ho con il nuovo ZenFone, non ne avrei motivo, ma sono convinto di aver riportato molte critiche costruttive che chiunque sarebbe in grado di rilevare dopo qualche settimana di utilizzo, perché negarlo?

Si tratta di un buon telefono di fascia media che propone belle novità, una buona stabilità di sistema e un corredo hardware di tutto rispetto, ma che non trova il mio favore in quello che è il suo prezzo finale di listino, non almeno fino a quando non ci sarà quella naturale svalutazione di mercato, che lo farà “accomodare” in una fascia diversa, che potrebbe incontrare il favore di qualche futuro cliente che potrà sostituire il suo vecchio smartphone, magari nel periodo natalizio (perché no?!?). Molto si può correggere via software (e alcune cose sono già cambiate nel corso del tempo, ci sono stati ben 3 rilasci OTA per aggiornamenti vari nelle ultime quattro settimane circa).

La scatola dell’Asus ZenFone 4, per i veri feticisti, include un cavo USB-C, il caricabatterie rapido da 5V 2A 10W (per la ricarica rapida dello smartphone) e gli auricolari Asus con microfono integrato.

Finale nascosto in perfetto stile Marvel: non ho avuto molto tempo per giocare con la versione top di gamma (Asus ZenFone 4 Pro), l’unico a montare un processore di nuova generazione che promette reali faville, ma sono certo che grazie alla base -tutto sommato solida- gettata con la quarta generazione, può riservare belle sorprese a chi lo sceglierà, sarei curioso di conoscere almeno un parere (che non sia il mio, chiaro!) in merito.

Al solito, non dovrei aver dimenticato nulla (forse, o almeno spero), ma ricorda che l’area commenti è sempre lì a tua disposizione per qualsiasi dubbio, domanda, curiosità o critica costruttiva riguardo il mio articolo, i pareri contrari (se giustamente motivati) sono sempre i benvenuti :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Disclaimer Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un regalo che Asus ha consegnato ai giornalisti che hanno partecipato all'evento di lancio a Roma, di cui ti ho parlato a inizio articolo.
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

C’è un vero e proprio overflow di informazioni lì fuori. Io arrivo volutamente adesso, perché finalmente ci siamo. Samsung Galaxy S8 (e ovviamente S8+) debutta sul mercato per coloro che lo hanno pre-ordinato e chi ha costretto un corriere di Amazon Prime Now a lavorare tra le 00:00 e le 02:00 della notte a cavallo del 19 aprile, per tutti gli altri bisognerà aspettare il prossimo 28 aprile. Questo è il mio pezzo, dopo circa un mese di convivenza con S8, il (più che) degno erede del mio S6, sostituto di un S7 dalle vendite record (aiutate da un Note 7 parecchio sfortunato).

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone

Samsung Galaxy S8

Si, ero alla presentazione di S8 al Samsung District, al termine della quale ho ricevuto il mio terminale, quello sul quale ho fatto convogliare tutto il mio mondo Google (e non solo) e che la sera stessa è diventato il mio smartphone, per metterlo davvero alla prova, per capirne pregi e difetti, per affrontare insieme la giornata lavorativa e anche il weekend di sola famiglia e amici.

Volendo provare a seguire il mio punto di vista e la lista che ho stilato nell’articolo di qualche giorno fa, provo a descriverti al meglio Galaxy S8 (tieni presente che S8+ varia per alcune caratteristiche fisiche, rimane assolutamente identico per funzioni e software di base), provando a lasciare il (poco trascurabile, davvero) dettaglio riguardante il prezzo, relegandolo a fondo articolo come si fa con il conto al ristorante.

Android Nougat e personalizzazioni

Android 7.0 è il sistema operativo alla base di Samsung Galaxy S8. Non 7.1 e neanche 7.1.2 (probabilmente impensabile visto i pochi giorni di vita di quest’ultima). Samsung ha scelto di montare la prima versione dell’ultimo SO mobile di Google (agosto 2016, nda), cercando di tappare ogni possibile falla, personalizzandola in maniera non eccessivamente invasiva.

Non a tutti piace l’Android Experience nuda e cruda, è vero, ma sarebbe la giusta via per mantenere un ciclo di rilascio e aggiornamento più rapido, permettendo inoltre un’inferiore frammentazione del mercato, un ragionamento che fatica davvero a entrare nel DNA dei produttori (o semplici assemblatori) hardware. La “Samsung Experience” (così definita) a bordo del terminale (a ora che sto scrivendo) è la 8.1.

Ciò che probabilmente spiazza di più è la parte relativa alla Manutenzione del dispositivo, un agglomerato di voci che solitamente si trovano sparse altrove, e che vengono raccolte sotto uno stesso tetto per permettere all’utilizzatore di modificare il comportamento dello smartphone, di adattarlo alle proprie esigenze, di intervenire sulle sue prestazioni (che già nella modalità “Ottimizzata” sono fantastiche, tanto per dire):

Oltre questa eccezione, troverai il menu delle Impostazioni particolarmente comodo. Questo tenta di raggruppare tutto nella migliore maniera possibile (e spesso lasciando invariato il lavoro già svolto da Google, seppur modificandone in meglio la pura estetica), lasciando però un’ancora di salvezza che consiste nel box di ricerca in alto a destra richiamabile dall’icona della lente di ingrandimento.

Ulteriore personalizzazione Samsung è tutta la parte relativa al Cloud, sezione in cui troverai i riferimenti al Samsung Cloud e Profilo personale oltre a quelli nativi di Google. In quanto cliente Samsung, avrai a disposizione dello spazio sui loro server, utile per salvare i tuoi dati personali e trasferirli più facilmente su un diverso dispositivo Samsung (in futuro, o anche nell’immediato presente se Galaxy S8 non sarà il tuo unico terminale, o se intendi migrare da un vecchio smartphone dell’azienda coreana).

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone 3

Nella stessa schermata troverai Smart Switch, funzione che ti permetterà -attraverso procedura guidata- di “clonare” il tuo vecchio ambiente di lavoro migrando in sicurezza i dati dal vecchio al nuovo smartphone, tramite cavo oppure connessione sotto la stessa rete (e non solo, ma maggiori dettagli sono disponibili all’indirizzo samsung.com/it/support/smartswitch). Io ho scelto di ripartire da “zero” (si fa per dire) facendo fare a Google il lavoro sporco, il quale ha quindi ripristinato tutte le mie applicazioni e buona parte delle impostazioni. Ai contenuti ci ho pensato in seguito, la quasi totalità è ospitata in cloud ed è sempre facilmente recuperabile.

Come non parlare poi di Bixby? L’assistente sviluppato da Samsung arriva in Italia solo in parte. Pronta l’interfaccia grafica e la parte relativa alla ricerca di un prodotto che si inquadra tramite la fotocamera (anche se perde colpi abbastanza facilmente), non pervenuto il set di comandi vocali che non sono ancora disponibili al lancio, che si presume arriveranno invece per fine anno (forse, circa, chi lo sa). Samsung ci crede talmente tanto (in Bixby) che gli ha dedicato uno dei (pochi) pulsanti fisici del telefono, è quello che si trova sulla sinistra, sotto a quelli del volume.

Il comportamento di quel tasto è apparentemente modificabile e ci ho provato riuscendoci (utilizzando All in one Gestures), ma poi torna all’ovile al successivo riavvio o in seguito a un aggiornamento del sistema, quindi in fondo non penso ne valga la pena (e tutto sommato Bixby Hello, la pagina principale che viene lanciata da quel tasto, è anche utile).

All in one Gestures
All in one Gestures
Developer: YS Liang
Price: Free+

Prova a dare una possibilità a Bixby (c’è gente che lo ha portato anche su altri modelli di smartphone Samsung, non è bello ma piace direbbe qualcuno), magari non te ne pentirai, io non ancora trovato un motivo per farlo. Magari sarà bello tornare sull’argomento quando ci sarà più carne sul fuoco (e magari più possibilità per noi italiani).

Dimensioni

Se Samsung Galaxy S8 propone i suoi 148.9 (altezza) x 68.1 (larghezza) x 8.0 mm di spessore (155 grammi il suo peso) e una diagonale da 5,8″, il Galaxy S8+ arriva a 159.5 x 73.4 x 8.1 mm (173 grammi) e una diagonale da 6,2″. Sono dimensioni importanti, non semplici da tenere a bada (non subito almeno), ma chi è già abituato a un S7 o più in generale a uno smartphone tendente al phablet (o alla serie Note, tanto per dire) non farà fatica ad abituarsi rapidamente. Io mi sono abituato dopo qualche tempo, passando da S6 a S8.

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone 2

Galaxy S8 (e ancor di più S8+) propone uno schermo completamente edge, arrotondato quindi da ambo i lati, dando quella sensazione (che in realtà solo sensazione non è) di un monitor senza l’abituale limite imposto dalla cornice, molto delicato, alimentando una paura costante e un senso di ansia che ti alita sul collo perché credi che ti scivolerà via in qualsiasi momento, cadendo e rompendosi rovinosamente (e auguri con la riparazione).

Ciò che ti riporta sulla terra è però proprio quello stesso monitor, che senza più un pulsante fisico in facciata ha potuto dare il meglio di sé, espandendosi oltre i comuni limiti, portando in dono (un po’ come i Magi ma con il conto a tuo nome) una risoluzione da 2960×1440 pixel, in un 18,5:9 Quad HD+ Super AMOLED che ci puoi provare, ma al momento di meglio non ce n’è. Mettila così, puoi modificare la risoluzione (risparmiando qualcosina sulla batteria), portandola a un più “comune” (?) Full HD + (2220×1080) senza accorgerti della differenza, almeno a occhio nudo.

Fa parte del comparto display anche la funzione di Always On, quella che con un nero assolutamente perfetto (ma davvero) e un testo fioco che non disturba neanche di notte, ti permette di tenere in primo piano informazioni di base (tipo l’ora, tanto per fare un esempio) e le icone delle applicazioni che hanno quindi generato notifica. Dopo qualche giorno di test, ho scelto di non tenere più attivata la funzione. Il consumo di batteria è davvero nullo, impercettibile, cosa buona per chi quindi è abituato a farne uso quotidianamente e non vuole rinunciarci.

Sempre su quel display, il pulsante centrale in fondo c’è seppur virtuale, ed è attivabile con una pressione un pelo più decisa, come già succede per gli iPhone con il loro force-touch. Ti dà un buon feed tattile, gradevole, immediato, a quel punto ti basterà lanciare uno slide verso l’alto e sbloccare il Galaxy S8 tramite riconoscimento delle iridi o codice numerico, per lo sblocco con l’impronta ti toccherà utilizzare il lettore di impronte posto sul retro, vicino la fotocamera, ma di questo ne parliamo meglio tra poco.

E le prestazioni?

Se non lo avessi ancora capito, Samsung Galaxy S8 scende in campo con una dotazione che dovrebbe farti dimenticare ogni possibile problema legato al tuo smartphone attuale, se mai decidessi di acquistarlo.

Con un processore Exynos Serie 9 8895, octa-core a 2.3 GHz a 10nm (sigle sempre difficili, ma ti basti sapere che si tratta di una tecnologia di ultimissima generazione che scalda poco e rende moltissimo, passi da gigante rispetto a solo due anni fa, tanto per dire) che fa coppia con una GPU Mali-G71, 4 GB di RAM LPDDR4 e 64 GB di memoria interna nella quale puoi conservare i tuoi dati (e che puoi espandere fino a un massimo di 256 GB tramite scheda microSD), hai un set di armi che dovrebbero permetterti di abbattere qualsiasi barriera, sia essa applicativa pura o gaming (se ti scappa il figlio che ti ruba il telefono dalla tasca e si mette a giocare a Real Racing, che è parecchio esoso in termini di prestazioni).

Mettila così: anche se utilizzi molte applicazioni (e diversi giochi), scatti fotografie o giri video in continuazione (Google Photo è sempre lì eh, usalo!), porti in giro della musica che non proviene da Spotify (sacrilegio!), 64 GB ti devono bastare, altrimenti c’è un problema di fondo (ma poi chissenefrega, comprati una microSD e montala come espansione di memoria gestita dal sistema!).

Lode anche al comparto connessioni, che con bluetooth di quinta generazione (5.0 con LE/EDR/A2DP/aptX) permette la connessione contemporanea a due dispositivi, che riceveranno pressoché contemporaneamente l’audio in uscita dal telefono, e che non ne aumenteranno particolarmente i consumi (è molto ottimizzato). Connettività Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac 2.4+5GHz, che ti permetterà di sfruttare pienamente la tua connessione casalinga (i risultati da me con fibra FTTH sono eccezionali) e che, nel caso ti trovassi fuori, ti farà appoggiare sul suo hotspot per navigare rapidamente sul web. Il chip NFC, poco utilizzato sul Galaxy S6, torna comodo per associare rapidamente periferiche di terze parti ma anche per i pagamenti, in vista (si spera) di Samsung Pay un domani (anche questo potrebbe arrivare entro l’anno in corso).

Volendo inserirlo di straforo in questo paragrafo, ti ricordo che Samsung Galaxy S8 e S8+ sono certificati IP68. Trovi la spiegazione dei livelli su Wikipedia, ti basti sapere che lo smartphone sopporta agilmente la polvere ma anche l’immersione completa in acqua fino a 1,5 mt per 30 minuti, come riportato anche sul sito ufficiale del prodotto.

Batteria

3000 mAh. L’ho messa alla prova, più e più volte, ho sofferto insieme a lei in particolari condizioni, ho avuto sempre a portata di mano una PowerBank per evitare di rimanere appiedato (l’ho usata solo una volta, in calcio d’angolo e perché avevo realmente ignorato l’avviso di batteria quasi scarica prima di uscire di casa), ho esultato quando ha superato i due giorni lontana da un alimentatore senza troppa fatica. Ho più volte inviato screenshot dei consumi a un amico sufficientemente fissato (per molti di quel gruppo è un “fanboy”, nda) con Samsung, che non vede certamente l’ora di mettere le mani sul suo prossimo Galaxy S8 e che vuole sapere già tutto subito.

Agevolo qualche scatto giusto per capirci al volo:

A me questa batteria (abituato con ben altro, parecchio meno duraturo) piace, secondo me lavora bene e la continua ottimizzazione offerta da Nougat aggiunge quel tocco necessario per arrivare a fine giornata e dimenticarsi di mettere sotto carica il Galaxy S8, anche se con la ricarica rapida il processo dura molto poco e ti permette di arrivare al 100% in circa un’ora, dicendo addio alle lunghe attese per poter riprendere in mano il proprio terminale (che se sei in casa importa poco, ma se devi scappare via di casa la storia cambia!).

Si poteva fare di meglio? Certo (la dimostrazione è Galaxy S8+), ma è probabile che la società abbia scelto di limitarsi un pelo visto quanto accaduto con Note 7. Il tutto senza considerare che il processore di Galaxy S8 e S8+ arriva a consumare (secondo stime Samsung) fino al 40% in meno rispetto al passato (e questo si sente, ai fini della carica residua della batteria). Di certo bisognerà attendere (non qualche ciclo, ma l’anno di vita circa) per trarre giuste conclusioni a riguardo.

A proposito di sblocco

Te l’avevo promesso. Anticipato prima, ora si parla di sblocco, non molto in realtà, ma è giusto spendere qualche parola. Te la faccio semplice, un elenco puntato basta e avanza:

  • lo sblocco con il riconoscimento delle iridi funziona, ma se hai gli occhiali devi spesso toglierli. Se la luce fa riflesso sul monitor le possibilità di arrivare a uno sblocco rapido calano drasticamente, e la stessa sorte ti tocca se tenti lo sblocco al buio (nonostante il led rosso che prova a dare un minimo di illuminazione alla ricerca dei tuoi occhi), è sicuramente una bella novità ma ha ancora bisogno di qualche ritocco, forse.
  • Il lettore di impronte è posto sul retro del telefono (ovviamente), vicino alla fotocamera. Lo hanno già detto tutti ed è una delle poche cose alle quali ci si attacca per dire che “così fa schifo“. È vero, se lasci Galaxy S8 nudo e crudo come mamma l’ha pensato. Tutto questo decade (fortunatamente) se scegli di utilizzare una custodia protettiva per lo smartphone. Io ne ho scelta una perfetta per lo scopo, lo protegge e mi riesce a dare il giusto limite per prendere in pieno il lettore di impronte senza sporcare la fotocamera:
  • C’è il riconoscimento del volto. Non usarlo, puoi ingannarlo abbastanza agilmente con una fotografia, d’altronde i tratti sono quelli, e se la foto è nitida è un ottimo punto di partenza. Ne hanno parlato in tanti, è una cosa abbastanza normale (è così praticamente da sempre, non l’ha certo inventato Samsung).
  • Puoi ancora usare il PIN, funziona, è sempre una buona via d’uscita, cerca di sceglierne uno difficilmente indovinabile (anche per tentativi), ma che sia semplice da ricordare per te (evita la data di nascita tua o della moglie, e anche quella del figlio, sono tutti dati che qualcuno può recuperare senza troppa fatica).

Piccola nota a favore dello sblocco con impronta digitale: se poggi il tuo dito sul lettore e attendi (basta un secondo) lo schermo si sblocca immediatamente, senza necessità di accenderlo prima. So che è banale, ma ti assicuro che ti entra in testa dopo poco e ti permette di tornare ai tempi dello sblocco rapido ai quali eri abituato.

Altro da dichiarare?

USB-C

Beh, si, ci sarebbe da scrivere per molto altro tempo e diverse altre righe. Posso dirti che per caricare (o collegare al PC) Galaxy S8 ti servirà un cavo USB-C, e che all’interno della scatola dello smartphone ne troverai uno già pronto, insieme al solito caricabatterie da muro che eri già abituato a vedere nella precedente generazione Samsung, ma troverai anche un paio di adattatori che ti permetteranno di utilizzare “vecchi” cavi microUSB o USB standard con un ingombro assolutamente trascurabile.

Io ho scelto di non rinunciare ai cavi che avevo già in giro, e ho acquistato una piccola scatola contenente 3 adattatori da microUSB a USB-C, della Aukey, la trovi su facilmente su Amazon:

Così facendo sono riuscito ad avere nuovamente in giro 5 cavi pronti per poter ricaricare facilmente il mio terminale.

Audio

Dopo aver già parlato del bluetooth 5.0 (e averlo inserito nei pro del prodotto), bisogna riportare la prima pecca (perché non si vive certo di sole lusinghe). Lo speaker di Galaxy S8 e S8+ è singolo, posto sul lato inferiore destro dello smartphone. Scelta obbligata o meno, è comunque un punto a sfavore che ti costringe alla solita mano “a coppetta” quando vuoi ascoltare un file audio o vedere un video e il livello del volume non ti basta (perché magari ti trovi in un ambiente molto rumoroso).

Resta fortunatamente buono il livello della chiamata in vivavoce, con pulizia del rumore di fondo.

Samsung, forse per farsi perdonare, o semplicemente per giustificare un prezzo così alto, include degli auricolari in-ear AKG nella scatola. Suono pieno, pulito, preciso. Realizzati in cordura, non si avvolgono neanche per sbaglio, ti faranno così risparmiare del tempo quando li metterai via di fretta e li riprenderai solo qualche ora dopo, con altrettanta fretta, perché magari hai una telefonata importante e ti servono gli auricolari per avere le mani libere ;-)

Comparto fotografico

Passa l’esame a pieni voti. In condizioni di luce ottimale ma anche di luce scarsa / notturna, Galaxy S8 riesce a realizzare scatti precisi, mai mossi, dai colori brillanti ma mai troppo esuberanti. La rapidità dell’autofocus è eccezionale. Fotocamera posteriore da 12 Megapixel, 8 quella anteriore, registra video fino a 4K mantenendo i 30 fps. Lascio parlare le immagini, ne ho caricate alcune tra quelle scattate nell’ultimo periodo:

Si, ma il prezzo?

È qui che si conclude l’articolo, con la pecca forse più grande. Il prezzo. Samsung Galaxy S8 costa (di listino) 829€. Si arriva a 929€ per la versione Plus. Manco a dirlo, entrambi i telefoni hanno già prezzi più bassi presso rivenditori autorizzati e grandi catene, ma la differenza non è ancora sufficientemente sensibile per gridare al miracolo, presumibilmente bisognerà attendere il periodo natalizio per avere uno sconto più forte.

Il concetto è sempre lo stesso: la qualità si paga, Apple insegna (e Samsung si accoda da sempre, e tutto sommato fa bene se il mercato le dà ragione). Non è il solo costo dell’hardware ma anche dei servizi annessi, dell’ingegnerizzazione, di tutto ciò che riguarda la storia del prodotto. È chiaro che, se al Galaxy S8 o S8+, ci si associa anche uno o più accessori, allora il costo può raggiungere vette preoccupanti, ma è corretto che ognuno si faccia i conti in tasca propria, cercando di trarre le conclusioni e mettendo sul piatto un risultato che lo spingerà (o meno) verso l’acquisto.

Il mio giudizio su questo smartphone è assolutamente positivo. Ha le sue pecche, ma vengono superate di gran lunga dai vantaggi e dai punti di forza, è innegabile. Samsung ha fatto davvero un ottimo lavoro.

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Prodotto: fornito da Samsung, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee e che ha un paragrafo in meno (come potrai notare), ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Ammettilo. Per un teorema matematico che non saprei spiegare o dimostrare, sei –per forze di causa maggiore– il figlio di un genitore, il nipote di uno zio o di un nonno, l’amico dell’amico del genero del suocero che per un quarto o quinto grado si avvicina alla stirpe che ha dato origine al tuo cognome o chissà cos’altro.

Sai, conoscevo tuo $parenteapiacere” (cit.) e altre amenità che possano servire a gettare le basi di un discorso, una chiacchierata, un ponte che porterà inevitabilmente alla fatidica domanda alla quale non potrai sottrarti neanche fingendo un attacco di dissenteria imprevisto: “Senti ma, tu che capisci tutto (e qui già dovresti sentire la puzza di bruciato), che smartphone mi consigli di acquistare?” (e sono stato fin troppo ottimista, perché la parola smartphone difficilmente salta fuori, ci si ferma a un più generico ed evidentemente accessibile telefonino).

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare?

La risposta universale non esiste. Fai in modo che non possa uscire dalle labbra del tuo interlocutore, bloccala finché sei in tempo, cerca di zittirlo prima promettendo che porterai fuori il suo cane, gratuitamente. Si perché è un po’ come chiedere a un qualsiasi professionista del settore IT perché il computer ha “smesso di funzionare“, senza fornire nessun altro dettaglio.

Perché quindi non proviamo ad analizzare qualche caso insieme, cercando di mettere in risalto caratteristiche che non bisognerebbe mai sottovalutare? Nel grande bacino tecnologico mobile a nostra disposizione, bisogna fare attenzione a ogni singolo dettaglio, cercando di portare a casa un acquisto durevole nel tempo, che possa farti ritenere soddisfatto e non ti porti all’esasperazione a causa di lentezze o limitazioni, un prodotto che venga supportato nel tempo, che abbia magari una comunità di utilizzatori che possa tornare utile in caso di necessità, che ci possa permettere di spendere “il giusto“, anche se in realtà quel parametro può sensibilmente variare in base alla propria disponibilità economica, me ne rendo conto.

Non ci sono marchi, non ci sono modelli precisi (salvo quando diventa necessario per un confronto secco), ci sono punti chiave da identificare, posso darti una mano a farlo, basandomi su mie esperienze passate, è qualcosa che torna utile sempre per i futuri acquisti.

Quanto sei disposto a spendere?

Lo so, è una domanda venale, che probabilmente ti saresti aspettato al termine della lista. Credo che in realtà sia giusto proporla come primo punto chiave, perché è davvero inutile pensare in grande se sai già di non avere un budget medio-alto a disposizione. Ci sono alcuni smartphone con prezzi di listino troppo vicini (talvolta anche superiori) a quelli di PC portatili di fascia media. Non farti del male, davvero, è peggio che pensare di potersi permettere una dieci giorni a Miami all-inclusive e doversi poi rintanare a fare la “bella vita” a Casalpusterlengo.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 1

Se hai davvero necessità di cambiare smartphone, fissa un limite in base a quello che puoi spendere oggi, altrimenti metti da parte un po’ alla volta e pensa più in grande tra qualche mese. Non sempre, credimi, spendere tanto equivale ad acquistare un top di gamma infallibile, ci sono tanti bei cigni anche in un piccolo stagno che nessuno si sognerebbe di frequentare.

Da quale lato della barricata?

Con la dipartita del sistema operativo di Microsoft (in versione mobile), restano in campo i due giganti dell’eterna competizione: iOS e Android. Ancora una volta è l’esperienza personale a parlare. Sono stato utilizzatore iOS per tanti anni, un early-adopter che non smetterà mai di ringraziare l’oggettiva e innegabile genialità di un team capitanato da una grande persona che ci ha lasciato ormai qualche anno fa (ciao Steve), e che ha dato il via a una più che sana rincorsa al continuo migliorarsi, per il bene del consumatore finale. Ho due smartphone, uno personale e l’altro aziendale, rispettivamente Android e iOS.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 2

Ho imparato ad apprezzare tantissimo il sistema operativo di Google, ha fatto passi da gigante in pochissimo tempo, per alcuni versi credo abbia superato il sistema Apple, ma ciò che più devi tenere bene a mente, è che Apple ha creato un ecosistema accessibile a tutti, non tanto per la fascia di prezzo, quanto per la facilità nell’utilizzo. Uno smartphone basato su iOS può essere utilizzato da chiunque con il minimo sforzo, è a prova di scimmia, adatto quindi all’attempato genitore tanto quanto al ragazzo desideroso di mischiarsi alla folla. Android sa però comportarsi molto bene e, con la giusta confidenza padroneggiabile in una manciata di giorni, saprà rispondere a ogni tua esigenza.

Dimensioni

Le dimensioni contano (cit.). Ok, ora che ho tirato fuori la frase fatta senza neanche sforzarmi, in realtà posso confermarti che le dimensioni hanno un loro peso all’interno del panorama dei punti chiave che restituiscono un risultato finale. Il palmo della tua mano potrebbe essere troppo piccolo per acquistare uno smartphone con lo schermo più grande di 5 pollici, o magari no, perché potresti far parte di quel gruppo di papabili acquirenti che “sotto il phablet non è amore” (il phablet definisce quella fascia di dispositivi che non possono essere definiti smartphone, ma neanche tablet, una via di mezzo per grandezza del monitor e prestazioni). Apple è dovuta tornare sui suoi passi tempo addietro, quando nell’aria c’era quella voglia di abbandonare il 4,7″ in favore di qualcosa di più grande. I produttori di smartphone Android hanno invece vita più semplice, e lo sanno bene i clienti, che possono sbizzarrirsi all’interno di un parco dimensioni decisamente più ampio.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 3

Io ho avuto smartphone militanti nella fascia 4,7″-6″, probabilmente il 5,2″ è stato quello più apprezzato, a oggi ho l’accoppiata 4,7″ & 5,1″, con la quale mi trovo davvero molto bene. Ricordati che uno smartphone passa molto tempo in tasca, cerca di pensare alla sua corretta sopravvivenza, alla delicatezza che può avere un monitor in relazione a movimenti bruschi, a comportamenti non propriamente delicati (spesso accade che si finisca per sedersi “sopra” il proprio smartphone), ad azioni che possono mettere a repentaglio il portafogli, perché è difficile rinunciare a un compagno di vita che è ormai la scatola nera della nostra esistenza.

Prestazioni

Se fino a ora abbiamo parlato di budget e particolari esteriori del tuo prossimo smartphone, la ciccia vera è certamente quella costituita dal trio prestazioni, durata della batteria e quantità di memoria interna. Il mondo dei chipset non è mai cosa semplice, me ne rendo conto, ma ti assicuro che basta poco per capire che tipo di instradamento deve poter prendere il tuo ragionamento. Se per iOS e (ciò che è stato e che spero sarà in futuro) Windows Mobile la coppia processore e RAM non è mai stata un reale problema (sistemi molto ottimizzati per lavorare al meglio con una configurazione sempre identica, o quasi), per Android le cose sono diverse, e bisogna effettivamente ragionare su qualcosa che sia in grado di sopportare e supportare il susseguirsi delle tue richieste ed esigenze, rapportati alla pesantezza delle personalizzazioni operate sul sistema del robot verde di Mountain View.

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Prova a ricordarti un paio di nomi: SnapDragon e MediaTek. Si tratta di due famiglie di chipset completi (che integrano quindi le funzionalità aggiuntive di uno smartphone, come la connettività, la sicurezza, la gestione della batteria, ecc.) che propongono prestazioni più o meno alte, che si riflettono ovviamente sulla reattività dello smartphone, sulla durata della batteria, sulla qualità nell’utilizzo quotidiano del prodotto. Se per Snapdragon bisogna tenere d’occhio le serie 800 (quelle più performanti) o le 600 (ottime per il rapporto qualità-prezzo), nel campo Mediatek gli Helio P e gli Helio X la fanno da padrone (in quanto a performance), ma il giusto rapporto tra qualità e prezzo sta probabilmente nelle serie MT67 e MT65. Samsung fa eccezione e porta avanti la ricerca e lo sviluppo di un suo processore, si chiama Exynos e fornisce la linfa vitale della serie top di gamma del produttore coreano.

La scelta di un processore è spesso vincolata al produttore e alle sue valutazioni, non è possibile sceglierlo ma solo cercare quello più adatto in base alle esigenze quotidiane. Se non sei un giocatore mobile accanito non è necessario ricercare un processore performante al top della catena alimentare. Questo componente gioca un ruolo importante, ma non è l’unico asso nella manica da tenere a portata di mano.

Memoria interna

Siamo partiti con smartphone con poca memoria interna e slot microSD (per poterli espandere abbastanza facilmente) a scatole completamente sigillate, senza possibilità di espansione alcuna, senza la possibilità di accedere al vano batteria (anche quella non facilmente sostituibile), con un taglio di memoria standard e confini ben definiti entro i quali rimanere. 8, 16, 32, 64 e 128 GB in alcuni casi. Più memoria si desidera, più si paga, in maniera abbastanza sbilanciata rispetto al costo della stessa se si dovesse scegliere di acquistare una card microSD.

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Tra Dropbox, OneDrive, Google Drive e altri servizi simili si tende ormai a spostare tutto in cloud. Dalle fotografie ai documenti, senza dimenticarsi della musica. Anni fa ho avuto necessità di acquistare uno smartphone con 64 GB di memoria interna, l’avevo usata quasi tutta, cercavo di movimentare album, playlist e fotografie salvando queste ultime altrove, altrimenti “non ci si stava“. Oggi grazie a Spotify non occupo più spazio per gli Mp3, passando da Google Photos non ho bisogno di mantenere gli scatti originali in memoria, Dropbox conserva la maggior parte dei miei documenti, consultabili in qualsiasi momento e luogo.

Il taglio di memoria adatto a chi fa un uso misto del proprio smartphone è quello da 32 GB (se il produttore lo vende), altrimenti occorrerà salire di livello e andare su un 64 GB. Valuta anche il 16 GB se pensi non ti serva poi molto spazio, ma ricorda che sarebbe bene scegliere qualcosa di facilmente espandibile tramite microSD in caso di necessità. Evita come la peste i tagli da 8GB, non possono essere sufficienti per un motivo assai semplice: parte della memoria viene occupata dal sistema operativo e dai suoi aggiornamenti, è una fetta spesso importante che ti viene sottratta e che non potrai usare per ospitare applicazioni e dati personali. Occhio.

Batteria

Nulla è possibile senza di lei, e in base al proprio lavoro (o stile di vita) bisogna cercare di pretenderla il più adatta possibile. Occhio però: avere una fantastica e duratura batteria, spesso vuol dire accettare un compromesso e doversi “accontentare” di un processore più lento (mi vengono in mente alcuni esempi oggi commercializzati nella fascia Android medio-bassa), insieme (anche se in netto calo, finalmente) a una quantità di RAM non sempre sufficiente (1 GB è poco, questo non è un consiglio, è un dato di fatto). In media una batteria deve avere una buona capacità ma evitare di appesantire troppo lo smartphone, deve poter occupare uno spazio non troppo esoso (a meno di scegliere un dispositivo con un polliciaggio più alto, che consenta quindi di prendersela un po’ più comoda).

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Ci sono smartphone che ancora oggi montano batterie inferiori ai 2000 mAh, ma che grazie a un po’ di ottimizzazione riescono ad affrontare una giornata non troppo impegnativa (in consumo di risorse, ovviamente). In media si trovano più facilmente batterie intorno ai 2500 mAh o che arrivano a sfiorare i 3000 nella migliore delle ipotesi. Poi ci sono quelli che sfociano nel nucleare, che arrivano a superare abbondantemente i 3000 mAh e quasi arrivano a toccare i 5000 (si, c’è anche chi arriva a 6000 mAh, ma quella è un’altra storia).

In questo caso i top di gamma hanno sicuramente una marcia in più, ma ti assicuro che ti basterà una rapida ricerca per far saltare fuori delle piccole perle che in molti non considerano, ma che possono dare parecchie soddisfazioni, che ti mettono quindi a disposizione quel giusto rapporto tra prestazioni, memoria interna e batteria.

Una buona batteria, escludendo il mondo Apple, non deve scendere sotto ai 2500 mAh, considerando che dovrai comunque effettuare una ricarica al giorno (o anche due, nel caso in cui il tuo lavoro ti porti ben distante dal tuo ufficio, dal tuo caricabatterie lasciato lì e dalla tranquillità di poter usare più un telefono fisso che un cellulare). Se poi sei un tipo che ama giocare e perdere tempo sui Social Network beh, valuta qualcosa che offra almeno 3000 mAh o giù di lì.

Ciò che manca all’appello

Dual SIM, lettore di impronte digitale, fotocamera, ma non solo. Sono tutti dettagli da non sottovalutare ma che –secondo un mio soggettivo punto di vista– non fanno parte della lista dei punti chiave che voglio rimangano sempre ben focalizzati.

Ci sono smartphone che puntano molto sulla loro qualità fotografica, ottenuta mescolando sapientemente ottiche e ottimizzazioni software (che provano a colmare il gap che si crea rispetto a uno zoom ottico, cosa rara da trovare su uno smartphone), altri che prediligono la tecnologia applicata all’accessibilità, altri ancora che sfociano in alternative nate da un marketing estremamente fantasioso, quello che generalmente insegue la moda del momento e punta ogni riflettore sulla singola caratteristica spesso sopravvalutata (non vorrai dirmi che valuti uno smartphone dalla qualità dei selfie che sarà in grado di scattare, a meno che tu non sia un cliente molto giovane, giusto?).

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Ormai lo avrai capito. Lo smartphone perfetto e universale non esiste, esiste il dispositivo che cercherà di adattarsi al meglio alle tue esigenze, ma che tu devi essere in grado di identificare con un ragionevole margine di errore, basandoti ovviamente sul budget e sul tempo che impiegherai per acquistarlo (ricordi quello che ho detto all’inizio riguardo il mettere da parte qualche soldino in più prima della scelta finale?).

Se poi non puoi proprio resistere beh, assilla qualcuno con la fatidica domanda, mal che vada ti rimanderà a questo articolo (o da tutt’altra parte, ma quello è un altro argomento) ;-)

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