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Conosco e sfrutto da moltissimi anni ormai le soluzioni di Cloud Storage più famose al mondo, per scopi personali (Dropbox Plus da 1 TB circa e Box free con 50 GB di spazio lifetime) e anche lavorativi (Dropbox for Business, spazio illimitato), ognuna di queste con i propri punti di forza e debolezza, con un occhio di riguardo alla tecnologia, alle novità e alla sicurezza dei dati (chi più, chi meno), e poi arriva lui, pCloud, un terzo player che sembra farsi spazio tra i grandi e che nell’ultimo anno ha anche guadagnato una menzione d’onore tra i migliori servizi di Cloud Storage al mondo. Ma di che si tratta esattamente?

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box

pCloud

Si tratta dell’ennesimo spazio disco sul PC di qualcun altro, che poi è il concetto alla base del Cloud Storage. Ora, tolto di mezzo il tipico modo di dire che tutti noi ormai conosciamo (e che alla lunga stufa, davvero), posso affermare che pCloud è una soluzione pensata per aggiungere spazio a quelle macchine che non ne hanno più, andando a offrire soluzioni e tagli / abbonamenti a prezzi molto ragionevoli (soprattutto se comparati a quelli di Drobox che sono solito pagare ogni anno), condendo il tutto con ulteriori proposte che possono far la differenza sul piatto della bilancia, ma andiamo con ordine.

Da cosa si parte?

Dalla base che ormai è giusto dare per scontato: un sito web, un client PC disponibile per ogni sistema operativo (e anche un paio di plugin per browser e software di terze parti), applicazioni per Android (qui l’APK diretto) e iOS. Manca all’appello un WebDav funzionante (almeno nel mio caso, con autenticazione a due fattori attiva) e un’integrazione con QNap e Synology, e questo è davvero un peccato.

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 1

C’è la creazione dei collegamenti pubblici ai file, c’è la cartella Public (da qualche tempo abbandonata da Dropbox) con la possibilità di ospitare siti web HTML semplici, c’è una visualizzazione apposita per le tracce audio che si caricano nel proprio spazio (come fosse una sorta di libreria / player meglio organizzato rispetto a una cartella semplice). Manca (assurdo ma vero) il Drag and Drop tra file e cartelle nell’interfaccia web, sostituito da una selezione multipla che poi lascia il passo alle voci di menu specifico che si caricheranno (tra cui quella relativa allo spostamento di ciò che è stato selezionato, appunto).

C’è la funzione di “Rewind“, per il recupero delle versioni precedenti dei tuoi file ma non solo:

pCloud Rewind ti permette di ripristinare tutto il contenuto del tuo account a una precedente versione fino a 180 giorni. Puoi navigare liberamente attraverso tutti i tuoi file non criptati, ripristinarli o scaricarli.
Se decidi di ripristinare i tuoi file, saranno copianti nella cartella Rewind nella principale directory della struttura delle cartelle. Per esempio, se ripristini 5 file da 01/02/2017 alle 1 e 30 p.m, troverai una sottocartelle nella cartella “Rewind” nominata “5 file ripristinati dal 1 Febbraio 2017 13:30”. Puoi quindi spostare i i file dove desideri nel tuo account.

vedi: pcloud.com/it/help/general-help-center/what-is-pcloud-rewind

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 2

Tale funzione è però limitata a 15 giorni di profondità se si utilizza un account gratuito, su Dropbox ti ricordo che è pari a quella offerta a un account Plus (non Pro, quella è già più alta), quindi 30 giorni.

Offre da subito, e in più rispetto ad altri competitor, il montaggio di un drive che ufficialmente non risiede (e quindi non occupa spazio) sul tuo PC e simula così la funzione Smart Sync di Dropbox, disponibile -quest’ultima- solo per i clienti Pro e Business (uno dei grandissimi punti a sfavore del gigante californiano). Oltre questa funzione di “Smart Sync” nativa, offre la possibilità di aggiungere la tecnologia pCloud Crypto che permette di criptare e decriptare automaticamente ogni file caricato in una specifica cartella del proprio account (crittografia lato client, nda), con un costo aggiuntivo ma con il vantaggio del non dover conoscere assolutamente nulla in merito all’argomento, una soluzione chiavi in mano.

Risponde all’appello, come per Dropbox e non solo, la creazione di un collegamento di upload file (dal mondo internet verso di te, scegliendo una specifica cartella del tuo account pCloud) che potrai pilotare impostando una data di scadenza e un limite di caricamento:

Lo stesso dicasi per la condivisione verso internet, che propone qualche opzione in più anche all’account gratuito (cosa che invece non è possibile fruire sul suo maggiore competitor, neanche con un account Plus!):

Pensando a una possibile migrazione dati da altro Cloud Storage, pCloud permette di connettersi agli account dei servizi che hai già sottoscritto, facilitando così il passaggio da uno all’altro, evitando l’uso di uno strumento di terza parte o un tuo lavoro più manuale e certamente seccante. Questo è certamente un gesto gradito. A questa particolare schermata si aggiungono anche Facebook e Instagram, facendo così diventare pCloud il tuo spazio di backup ufficiale per la “vita Social” costruita sui prodotti di Zuckerberg.

Quel ragionamento “al contrario”

È forse ciò che più mi piace di pCloud, quel ragionare al contrario in merito al caricamento dei file sul Cloud, senza necessariamente tenerne una copia sulla propria macchina. È stata un po’ l’idea vincente di Dropbox e del suo Smart Sync, anche se a oggi questa caratteristica funziona non senza qualche difficoltà (non ne ho mai parlato pubblicamente, ma qualche tempo fa in azienda abbiamo individuato un bug e lo abbiamo fatto correggere, eppure questo oggi esiste ancora e lo si può far attivare in maniera differente, cosa già discussa con Dropbox privatamente e in fase di correzione, nuovamente). pCloud ti fa da disco fisso finto, come fosse una mappatura di rete diretta, come un Virtual Drive al pari di VeraCrypt & Co., funziona, è di immediato utilizzo eppure quei file non risiedono sul tuo PC, è facile da capire e da fartelo entrare nell’ottica della quotidianità, la cache che pCloud crea sul tuo PC serve un po’ a fare da tampone a eventuali problemi di lentezza di scaricamento dati dalla loro rete (cosa che io in tutto il periodo di test non ho notato, nda).

Potrai sempre decidere in un secondo momento di creare un collegamento che scatenerà invece la copia costante della cartella all’interno del tuo PC, una cartella sorgente e una di destinazione che vivranno in simbiosi e che -per forza- saranno soggette al medesimo destino scelto dall’utilizzatore. Se si cancella un file nella cartella sorgente, questo sparisce anche dalla destinazione, e viceversa, come fosse una copia speculare (a quel punto potrai effettuare un recupero tramite la funzione di Rewind di pCloud).

In conclusione

Un prodotto che ha chiaramente dei vantaggi e qualche svantaggio forse dovuto alla sua gioventù, forse a un’altra visione del mondo degli utilizzatori di Cloud Storage rispetto ad altri giocatori della stessa scacchiera. pCloud è certamente un’alternativa da tenere in conto quando di sceglie un possibile sbocco e posto dove conservare copie dei propri file. L’account gratuito (se correttamente sbloccato) offre 10 GB di spazio per cominciare, oltre i quali sarà necessario valutare l’upgrade verso le offerte a pagamento. Nota di merito per la Lifetime che permette un pagamento one-shot di una quota certamente importante, ma che non toccherà rinnovare negli anni.

La mancata comunicazione -a oggi- con il mio NAS ne costituisce grave pecca per la quale dubito molto fortemente di abbandonare Dropbox, ma è chiaro che il prezzo pagato per quest’ultimo è ormai fuori mercato quando i competitor iniziano a giocare duro sullo stesso terreno, senza considerare che l’arrivo ormai annunciato delle soluzioni One di Google potrebbero rimescolare ancora una volta le carte e dare linfa nuova alla sfida. Io per il momento rimango sul mio account gratuito, con il quale continuerò a sperimentare e tenere d’occhio la crescita del pargolo svizzero. Per me si va con una votazione di 3.5 punti su un massimo di 5, il margine di miglioramento c’è sicuramente ed è abbastanza largo.


C’è un extra ulteriore in conclusione di questo mio articolo, che va a porsi subito sullo stesso piano di un competitor ben più conosciuto e importante, WeTransfer, nel caso di pCloud questo si chiama semplicemente Transfer, e permette di inviare file (anche di grandi dimensioni, fino a 5 GB) senza necessità di registrazione e con possibilità di proteggere i file con una password, lo trovi all’indirizzo transfer.pcloud.com (ci sono capitato per caso e certamente lo userò prossimamente).

Tu hai già utilizzato pCloud o è la prima volta che ne senti parlare? Pensi di registrarti gratuitamente al servizio? Fammelo sapere tramite l’area commenti sotto questo articolo e parliamo insieme di questo diverso competitor in una terra già “proprietà” di alcuni mostri sacri difficilmente attaccabili.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho provato pCloud di mia sponte, sto usando un account gratuito. L'articolo non è in alcun modo sponsorizzato.
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Acquisto fatto ormai mesi fa, articolo di quelli costruiti nel corso del tempo e che solo ora può prendere davvero forma e iniziare a macinare risultati. L’argomento riscaldamento intelligente richiamava la mia attenzione da un paio di anni circa, ma lo avevo rimandato a “data da destinarsi”, in attesa di fare chiarezza e capire in che direzione andare, a che “partner” rivolgermi. Io e Ilaria viviamo in condominio, il riscaldamento è centralizzato, questo non ci permette di avere un termostato collegato a caldaia personale, ci dobbiamo arrangiare agendo sui singoli termosifoni e relative valvole, farlo singolarmente è sempre stato seccante, senza ombra di dubbio. tado°, e in particolare le sue teste termostatiche intelligenti, è sembra essere stata la risposta al nostro quesito.

Il riscaldamento intelligente di tado°

Ho fatto le mie ricerche, valutazioni, ho coinvolto amici e più semplici conoscenti per capire le loro impressioni, pro e contro di soluzioni che si trovano sul mercato a prezzo più o meno altalenante ma che comunque occupano una determinata fascia medio-alta di listino, vendor blasonati e altri meno, opzioni alternative che arrivano dalla Cina con furore. Approdare su tado° ha costituito l’uscita da uno scontro finale con Netatmo. Ciò non vuol dire che sia arrivato a scalare la piramide fino ai due contendenti “assoluti“, ma che per le specifiche esigenze del sottoscritto avevo posto per queste due opzioni.

tado°: Teste Termostatiche Intelligenti

Starter Kit, applicazione e montaggio

Ho acquistato lo Starter Kit (l’internet bridge per la comunicazione tra rete di casa e server di tado° e due teste termostatiche intelligenti) approfittando di una buona offerta su Amazon. Packaging essenziale (pratico, elegante e con possibilità di conservare le precedenti valvole termostatiche che andrai chiaramente a sostituire) e montaggio assolutamente a prova di impedito (mi ero fatto un film su chissà quale grande difficoltà), il tutto comodamente spiegato anche tramite immagini e testo proposti dall’applicazione ufficiale del vendor, scaricabile sia per iOS che Android, così come dal sito web di tado° vistato via PC (soluzione che io ho preferito).

tado°
tado°
Developer: tado°
Price: Free+
tado°
tado°
Developer: tado
Price: Free+

Registrato il mio account sul sito web del produttore ho semplicemente seguito le istruzioni a video, montato l’Internet Bridge (associandolo al mio account) e quindi la prima delle due teste termostatiche intelligenti, che occorrerà inserire in pairing con il bridge, attendendo poi che questa si calibri in maniera del tutto automatica. L’operazione potrà essere ripetuta con qualsiasi altra testa termostatica o ulteriore accessorio da includere all’interno della famiglia tado°. Noterai che i cavi di alimentazione e rete inclusi nella scatola dell’Internet Bridge sono assolutamente perfetti per essere utilizzati con il modem di casa tua, il quale però dovrà avere una porta USB libera (che verrà usata per alimentare il bridge); in alternativa dovrai attaccare al prodotto un cavo microUSB più lungo, che finisca in un caricabatterie da muro (stile quello del tuo smartphone).

Configurazione

A questo punto il più del lavoro è fatto. Le teste termostatiche collegate al bridge cominceranno a comunicare con il tuo account sul Cloud tado°, e tu potrai iniziare a configurare la temperatura da tenere in ogni ambiente coperto dal servizio, magari affidandoti ai consigli del produttore per muovere i primi passi al meglio. Potrai inoltre accedere alla schedulazione della giornata (giorni / fasce orarie / temperature), alla localizzazione dei tuoi dispositivi (smartphone, ma non solo) e conseguente variazione di temperatura da mantenere in casa, l’avvio anticipato (un pre-riscaldamento) e altro ancora.

L’esperienza con questo tipo di prodotto va certamente costruendosi nel corso del tempo, dalle condizioni climatiche fuori da casa tua alla soggettiva sensazione di caldo o freddo (motivo di discussione in qualsiasi ambiente, dal lavorativo al privato). Pensare oggi di configurare al “primo colpo” un profilo ideale spalmato sull’intera settimana è un pelo pretenzioso, è giusto che ci si bilanci nel tempo ottenendo la condizione ideale da quasi ogni membro del nucleo familiare.

Apri ora l’applicazione (o il sito web, è sviluppato in maniera tale da riproporti l’esperienza mobile) e accedi alle sue funzioni di Programmazione intelligente (Home / Away) con selezione dello scherma giorni (Lun-Dom, Lun-Ven / Sab / Dom, Lun/Mar/Mer/Gio/Ven/Sab/Dom), Avvio anticipato e reportistica contenente le temperature misurate nell’arco della giornata, l’umidità, temperatura esterna (condizioni meteo costantemente aggiornate) e rilevamento del riscaldamento naturale dovuto al sole. Puoi tenere sotto controllo ogni dettaglio, in qualsiasi momento, il sistema ti aiuterà a tirare le somme a fine mese con un rapporto di risparmio energetico basato sulle temperature da te impostate e da quelle raggiunte durante la tua assenza (momento in cui le teste termostatiche tado° interrompono l’erogazione fino al raggiungimento di un tetto minimo da te impostato precedentemente).

Il riscaldamento intelligente di tado° 1

Controllo vocale e automatizzato

Works with the Google Assistant

L’integrazione con IFTTT e Google Assistant (ma anche Alexa di Amazon) è cosa nota e disponibile già da tempo, le possibili integrazioni sono differenti, così come i comandi vocali a tua disposizione. Puoi certamente conoscere la temperatura rilevata in un ambiente servito da una testa termostatica intelligente (ehi Google, che temperatura c’è in sala?), puoi anche aumentarne la temperatura o scegliere di spegnere completamente il riscaldamento (support.tado.com/hc/it/articles/115005867823-Quali-comandi-e-lingue-sono-disponibili-su-Google-Home-). La sezione più in generale dedicata a Google Assistant (e relative funzioni disponibili) la trovi all’indirizzo support.tado.com/hc/it/sections/115001614203, e non si limita al riscaldamento.

IFTTT

Alla stessa maniera puoi pensare di interagire con il sistema e IFTTT che forse già userai e conoscerai (e che di certo ho già citato in altri miei articoli in passato), attraverso il quale puoi puntare all’uso di combinazioni che riguardano i sistemi tado° e le funzioni che già usi tramite applicazione o sito web del vendor. Facciamo un esempio pratico. Ho creato tre applet che mi permettono di essere avvisato in caso di attivazione della modalità Home, disattivazione della stessa e aumento della temperatura basato su un mio comando vocale impartito tramite assistente Google:

Il riscaldamento intelligente di tado° 18

La modalità Home attivata o disattivata in automatico dalla localizzazione dello smartphone di un membro della famiglia è un ottimo metodo (abbastanza spartano e immediato) per sapere se c’è qualcuno di fidato in casa o se tutti si trovano fuori dal raggio d’azione (che puoi impostare tu in qualsiasi momento). In tal caso ho pensato di farmi inviare un messaggio privato su Telegram, direttamente dal bot di IFTTT. In aggiunta a queste due applet, ne ho creata una terza per far aumentare la temperatura (da raggiungere) negli ambienti serviti, portandola quanto prima a 25° (ehi Google, fa freddo!). Ho trasportato tutte e 3 le applet in ambiente Platform così da poterle rendere pubbliche, le puoi trovare a questi indirizzi:

Se noti delle anomalie, mancanze o volessi segnalarmi delle papabili modifiche, lascia un commento nell’area sotto all’articolo, sarà mia premura rimettere le mani nel cofano e cercare di rendere possibili le tue richieste (limitatamente ai comandi che si possono gestire tramite IFTTT, chiaramente) :-)

In conclusione

Un sistema che per il momento convince e rispetta le mie aspettative, con un costo non troppo contenuto ma neanche impossibile da affrontare. La facilità del montaggio dei dispositivi hardware e la validità del software e delle sue possibili integrazioni costituisce certamente buona parte di un voto indubbiamente positivo, che non raggiunge la sua totale perfezione per quel prezzo che potrebbe essere un pelo inferiore a quanto attualmente richiesto, eppure sono certo che approfitterò di una prossima offerta per acquistare altre due teste termostatiche e completare così il controllo degli ambienti di casa.


Già anticipato ma lo ribadisco: l’area commenti è lì per te, lascia un commento se anche tu hai provato questa soluzione (o una sua alternativa) e vuoi parlarne analizzando punti forti e deboli. Commenta se hai bisogno di ulteriori informazioni in merito al sistema intelligente di tado° o se hai dubbi in merito all’articolo :-)

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: comprato di tasca mia, volevo poter controllare i termosifoni di casa, regolarli in base alla stanza e poterli pilotare da remoto. tado° è stata la mia scelta (dopo più valutazioni effettuate).
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No, non è un nuovo servizio inventato da Mozilla, è semplicemente un’ulteriore freccia all’arco di quell’azienda che sta progressivamente (sempre più) muovendosi in una direzione ben precisa, più dedicata alla libertà, educazione e sicurezza della navigazione, lasciando un po’ da parte quello che era il core business fatto di corsa alle statistiche di utilizzo del proprio browser e ulteriori applicativi disponibili nel bouquet. Oggi si parla quindi di Firefox Monitor, strumento che può tornarti utile per sapere se i tuoi dati e –ancora peggio– le tue credenziali sono finite in mani sbagliate, per cercare di correre ai ripari nel più breve tempo possibile.

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali

Firefox Monitor

Tutto parte da HIBP

Si chiama “have i been pwned?” (HIBP, per l’appunto), ed è il sito web che ha dato inizio a tutto, pensato, voluto, sviluppato e mantenuto da Troy Hunt, il quale permette un’operazione molto complicata se non si conosce dove mettere le mani: partendo da un indirizzo di posta elettronica (dato fondamentale per la registrazione a qualsivoglia servizio nel 99% dei casi), il sito è in grado di interrogare un database contenente una mole di dati enorme, generalmente sottratti ad aziende che non li hanno protetti a dovere, esposti in seguito sul web, messi a disposizione di un mercato nero che con questo tipo di materiale ci va a nozze (materiale che può servire diversi scopi, così come diversi sono i modi di venderlo e reperirlo anche in un secondo momento, quando le acque si calmano), facendoci sapere se siamo vittime impotenti e spesso inconsapevoli di quegli attacchi.

A spiegare il perché e il come di HIBP è proprio Troy Hunt nella pagina About del sito web ufficiale: haveibeenpwned.com/About. Io ho interrogato diversi indirizzi di posta elettronica appartenenti al sottoscritto, l’ho fatto ormai qualche anno fa, e ho approfittato della possibilità di iscriversi al servizio di alert per ricevere successive comunicazioni in caso di nuovi attacchi contenenti i miei dati personali. In quei dati possono esserci riferimenti alla persona e alla sua posizione (indirizzo di residenza, ufficio, ecc.) ma non solo (password, IBAN, potenzialmente anche riferimenti alle carte di pagamento, seppur privi di date di scadenza e CVV2). Nel tempo si sono susseguiti miglioramenti della piattaforma e ricerca anche per dominio colpito, ma il cuore pulsante è e rimane il servizio basato sull’interrogazione dell’indirizzo di posta elettronica e alert impostabile per futuri attacchi.

Cos’è quindi Firefox Monitor?

Firefox Monitor è un po’ la personalizzazione di un servizio che forse non tutti conoscono, ma che continua a svolgere il suo prezioso lavoro ogni giorno. In collaborazione con HIBP, un apposito nuovo sito web (monitor.firefox.com, manco a volerlo rendere troppo complicato) si occuperà di lanciare l’interrogazione e mostrare i risultati a video (oltre che notificarli a mezzo posta elettronica, se lo vorrai), tutto minuziosamente spiegato nell’articolo pubblicato lo scorso 25 settembre sul blog della società:

Introducing Firefox Monitor, Helping People Take Control After a Data Breach

Io ho ovviamente fatto qualche test con alcuni dei miei account, ottenendo i medesimi risultati che conoscevo già (in seguito ai quali ho chiaramente cambiato password dove e quando necessario):

Anche in questo caso potrai iscriverti per futuri aggiornamenti automatici (Firefox Monitor Protection), che ti verranno consegnati a mezzo posta elettronica dai server di Mozilla, rendendo il tutto un po’ più ufficiale e forse fidato rispetto al progetto autonomo di Troy (che comunque, continuo a ribadire, è il primo ed è in fin dei conti quello che ci mette le ricerche, le API e tutto ciò che serve per analizzare i dati recuperati dopo gli attacchi e individuare al loro interno il tuo account di posta elettronica). Ciò che tu dovrai fare in seguito alla consultazione dei risultati è seguire quanto suggerito dal sito web e, per non saper né leggere né scrivere, andare a cambiare la password degli account colpiti. Mozilla usa il nuovo sito web per riepilogare le mosse da intraprendere, tutte abbastanza comprensibili nonostante non siano ancora localizzate in italiano:

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali 3

Ciò che posso consigliarti è dare un’occhiata al mio vecchio –seppur ancora valido– articolo dedicato alla scelta di una password robusta e sempre diversa per ogni tuo servizio, pubblicato in occasione dell’ultimo attacco a Twitter e a molti dei suoi account:

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia la password di Twitter

Al solito, per qualsiasi dubbio o informazione riguardante l’argomento discusso in questo articolo, l’area commenti è a tua totale disposizione, così come il forum di Mozilla Italia dove –se ti va– possiamo approfondire l’argomento relativo a Firefox Monitor.

Buon proseguimento :-)

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Non di solo Telepass sembra essere fatta la sosta comoda della propria vettura, eppure io ci ho fatto l’abitudine, penso che il servizio possa contare su alcune killer-features e apprezzo in maniera netta la possibilità di pagare ciò che devo in fattura trimestrale senza preoccuparmi di null’altro (stessa cosa dicasi per Area C a Milano), eppure. L’eppure è diventato d’obbligo nel momento in cui ho lasciato la mia comfort-zone cittadina per godermi qualche giorno di sacrosanto riposo in Romagna, dove ho trascorso le ferie d’agosto e dove Telepass Pay non c’è (senza voler scendere nei dettagli).

È per questo motivo che ho approfondito nuovamente l’argomento e mi sono rivolto a due competitor che mi hanno offerto grosso modo la stessa possibilità di pagamento delle soste, con alcuni pro e contro che provo a raccogliere e raccontarti di seguito.

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 1

myCicero

Non è bella, per certi specifici versi neanche intuitiva per chi magari si ritrova alle “prime armi” (non pensare a me, pensa a tuo babbo o tua mamma!), eppure funziona a dovere. myCicero è l’applicazione che senza troppe scuse ti garantisce la possibilità di pagare le soste della tua vettura nelle strisce blu, di prendere i biglietti dell’autobus, della metropolitana o del treno, navette per raggiungere centri commerciali, aeroporti e imbarcazioni, è indubbiamente un coltellino svizzero del trasporto, e include anche ulteriori informazioni come luoghi di interesse ed eventi che si trovano nei paraggi della tua posizione (rilevata via GPS).

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 2

myCicero-Sosta Treno Bus Metro
myCicero-Sosta Treno Bus Metro

Più una WebApp correttamente riadattata al monitor che un qualcosa di costruito ad-hoc per il tuo smartphone, myCicero prevede la registrazione di un account personale, il quale avrà a sua disposizione un borsellino all’interno del quale caricare un credito che verrà usato per pagare i servizi che si intende usufruire. Questo è secondo me un punto a sfavore del software, perché costringe a tenere sempre da parte qualcosa. Sì, è molto comoda la ricarica tramite Satispay o PayPal, eppure è fastidioso non poter pagare esclusivamente quello che si usufruisce.

Tornando all’argomento principale dell’articolo e a myCicero, posso confermare con piacere che troverai molto facilmente i cartelli contenenti il codice dell’area di sosta, posti generalmente sotto quelli generici e informativi riguardo orari e giorni durante i quali è necessario pagarla, informazione che troverai inoltre sul parchimetro più vicino, per evitare qualsiasi tipo di errore dovuto –per esempio– a un rilevamento GPS errato, dato che talvolta una differenze di pochi metri può determinare due tariffe differenti applicate (e la possibile multa che bene certo non fa).

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 7

Non ci sono costi ulteriori da sostenere, l’applicazione svolge quindi il suo compito avvisandoti per tempo di soste che stanno per terminare (così da poterle prolungare in caso di necessità), mantenendo un pieno controllo così come offerto dal competitor Telepass Pay, con la relativa tranquillità di passare indenne controlli da parte delle autorità (o poter fare contestazione in opportuna sede dimostrando date e orari del pagamento della sosta). Messa alla prova sul lungomare di Punta Marina Terme (RA), myCicero è tornata utile e mi ha permesso di rilassarmi, correggendo una sola volta il tiro (ho prolungato la sosta quasi all’ultimo minuto, quando ci siamo decisi a rimanere ancora un po’ in spiaggia anziché tornare in città).

La medesima applicazione usata invece a Rimini per pagare il trasporto pubblico ha superato brillantemente la prova relativa all’acquisto del ticket, forse un pelo meno quella relativa all’obliterazione che –sostituendo la tradizionale macchina appositamente montata sugli autobus con un QR Code stampato su carta adesivanon è sempre operazione semplice da portare a termine: riflessi, calca all’interno del mezzo di trasporto e guida dell’autista che non attende certo te per ripartire possono rendere complicato confermare l’inizio del tuo viaggio e metterti al riparo da possibili multe da parte dei controllori di bordo. Promossa, seppur con qualche riserva.

EasyPark

Ultima non certo per importanza, EasyPark è la terza opzione se consideriamo Telepass Pay e myCicero. Anch’essa ben presente sul territorio (per lo meno quello da me visitato e a cui sono abituato, da verificare un pelo più a sud se queste tecnologie sono disponibili, dimmelo pure nei commenti!), EasyPark propone lo stesso modello di myCicero per ciò che riguarda la sosta del tuo veicolo nelle aree di parcheggio della città.

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 8

EasyPark
EasyPark
Developer: EasyPark AS
Price: Free
EasyPark
EasyPark
Developer: EasyPark
Price: Free

Non ci sono mezzi pubblici, non ci sono eventi, non c’è nulla oltre la sosta del tuo mezzo di trasporto personale. EasyPark è immediata, facile da capire e utilizzare, fastidiosa tanto quanto myCicero per ciò che riguarda il portafogli personale che dovrai in qualche maniera riempire per usufruire del servizio in aree coperte, senza possibilità di scalare i soldi direttamente da un tuo conto PayPal / Satispay o carta di credito. Un’idea di business ben precisa, che tenta di trovare riparo economico anche in altre voci di servizio definite extra, ma che in un’epoca come la nostra hanno tanto il sapore di anomalo (forse non tanto il messaggio SMS quanto la mail, vedi immagine 3 di seguito):

Intelligente e certamente comoda l’idea e possibilità di aggiungere un conto aziendale all’interno delle forme di pagamento accettate dall’applicazione, permettendo così a realtà con personale assunto (immagino agenti di commercio e professionisti che macinano chilometri ogni settimana) di pagare le soste e tenerle d’occhio, evitando note spese e possibili raggiri, con un’immediata visibilità da parte di un ufficio amministrativo pronto a tenere tutto in ordine.

Apri EasyPark, individua il codice di zona (funziona alla stessa identica maniera di myCicero, troverai nel 90% dei casi un’indicazione bene in vista sul parchimetro più vicino o direttamente sotto le targhe informative piantate a terra nelle dirette adiacenze del parcheggio), regola i tempi della tua sosta e falla partire, potrai interromperla in qualsiasi momento (se arrivi prima del previsto all’automobile), potrai prolungarla chiedendo all’applicazione di avvisarti prima della scadenza (troverai la possibilità di modificare il tempo di avviso all’interno delle Impostazioni del programma):

In conclusione

Due ottime alternative che pareggiano i conti in quelle zone non coperte dal servizio offerto da Autostrade per l’Italia attraverso la soluzione Telepass Pay, che in ogni caso continuo a preferire per i tanti motivi sopra riportati (e non solo). Hanno entrambe (myCicero e EasyPark) il medesimo punto a sfavore che le accomuna: un credito da ricaricare e che rischia di rimanere lì a far la muffa fino a oltranza, senza possibilità di riscattarlo per poterlo rimettere in un diverso borsellino rispetto a quello dell’applicazione: il proprio. Non ci sono altre osservazioni negative a loro carico, ma restano per me una seconda scelta (a pari merito) con alcuni margini di miglioramento, ancore di salvataggio –anyway– quando ci si deve arrendere alla non-presenza del servizio principale.

Se hai qualche dubbio o commento da fare, qualche alternativa da proporre, qualche ulteriore suggerimento, l’area commenti è a tua totale disposizione, sono certo che ci siano altre soluzioni per pagare la sosta della vettura, magari qualcuna di queste addirittura migliore di Telepass Pay e le ulteriori due sopra riportate, fatti avanti!

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Xiaomi Mi Band 3

Gioxx  —  01/10/2018 — Leave a comment

Raccogliere l’eredità pesante del predecessore non è mai cosa semplice, capiamoci: per me Mi Band 2 è stato il prodotto che ha cambiato il personale punto di vista sui dispositivi indossabili di fascia bassa, quelli che portano a casa il risultato, la sostanza, senza metterci di mezzo la leggenda popolare che narra: “il buon prodotto deve costare per forza caro“. Mi Band 3 è quindi un approdo dovuto ma mai certo, che deve poter dimostrare di saper fare di meglio rispetto a prima, convincere chi si è affezionato e non vuole staccarsi da Mi Band 2 o l’alternativa più elegante costituita da Amazfit.

Xiaomi Mi Band 3

Xiaomi Mi Band 3

È la forma dell’evoluzione quella che vedi: un monitor più grande e più tondo, caratteri più grandi e più chiari, maggiori informazioni mostrate, cinturino indubbiamente migliorato rispetto al passato seppur non cambi la forma mentis e la realizzazione tecnica di base, una culla di ricarica di poco modificata, la vecchia ancora utilizzabile (ma che va per forza di cose sotto sforzo), costringendoti a comprarne un’altra di scorta se sei solito averne almeno un paio in giro. Mi Band 3 non cambia il prezzo sul mercato ma arriva ufficialmente in Italia, tra store fisici e virtuali, in attesa di poter mettere le mani sulla sua variante completa di chip NFC.

Pilastri fondamentali di una generazione solida, Mi Band 3 continua a pesare circa una ventina di grammi (praticamente inesistente) e nonostante la grandezza del sensore sia cresciuta, continua a non dare fastidio alcuno sul polso, merito anche del cinturino e del nuovo sistema di blocco, il salto in avanti c’è ma non si vede, e non è necessariamente un male, il passaggio al nuovo prodotto è del tutto trasparente. Risponde all’appello anche la batteria da 110mAh, durata dichiarata da laboratorio 20 giorni circa (un pelo più capiente per supportare il nuovo hardware, nda); nonostante io ci sia abituato con Mi Band 2, Mi Band 3 non supera la prova alla prima ricarica completa, arrivando a un 9% residuo dopo soli 14 giorni di utilizzo, ma è certamente un risultato figlio della novità e della voglia di mettere alla prova il bracciale, sono certo che andrà meglio con il prossimo ciclo (sto aspettando che si scarichi completamente per provare a fare una carica completa partendo dallo zero):

Xiaomi Mi Band 3 1

Cambia invece la resistenza all’acqua, che migliora e arriva a sopportare 50mt di profondità (contro la resistenza agli spruzzi IP67 di prima, che concedeva comunque l’ingresso in piscina senza troppi problemi, bastava non andarci giù pesante con le profondità), un dettaglio affatto trascurabile è inoltre la scelta di non tagliare il pulsante per attivare il monitor (quello del Mi Band 2 era separato rispetto al resto del display), bensì ricavarlo dal pezzo unico che copre il display (è sagomato e spancia verso il basso), permettendo finalmente di controllare orario e ulteriori informazioni anche quando si sta in piscina, senza necessità di aspettare che quel paio di gocce d’acqua infilatesi nel pulsante del Mi Band 2 smettessero di mettere i bastoni tra le ruote.

Un monitor più grande e tante informazioni in più

Che poi è questo il reale cambiamento rispetto al passato. Mi Band 2 permetteva di ottenere notifiche con pochissime informazioni annesse, ho dovuto / voluto modificare quel comportamento appoggiandomi a un’applicazione di terza parte che ne aumentava (e parecchio) le capacità (te ne parlo tra un po’), cosa che su Mi Band 3 non è praticamente più necessaria (ma io il test l’ho rifatto, trovando una giusta via di mezzo che ho preferito mantenere).

Il monitor permette di contenere 24 caratteri all’interno della schermata, propone non solo la sorgente di notifica, ma anche il contenuto del testo (parlo di messaggi WhatsApp o Telegram, giusto per fare un paio di esempi), ti consente di scorrere tra più schermate per arrivare a leggere fino in fondo, è comodo, fuori da ogni dubbio, potrai addirittura andare a recuperare le notifiche “perse” (quelle che non hai fatto in tempo a leggere quando ti sono arrivate in diretta) semplicemente facendo swipe verso il basso un paio di volte (fino alla schermata dedicata alle notifiche) e spostandoti verso destra, perché Mi Band 3 è full touchscreen, curiosa tra i menu, troverai diverse novità (previsioni meteo, possibilità di mettere in modalità Non disturbare il bracciale, cercare il tuo smartphone facendolo vibrare, ecc.).

È sempre il pulsante centrale ricavato sul monitor a poterti riportare indietro rapidamente (un po’ come succede da sempre con il pulsante Home di Android, quello centrale, se sai di cosa sto parlando), così come la capacità di cancellare tutte le notifiche o confermare operazioni che necessitano di un tuo assenso esplicito (rifiuto di una telefonata, avvio del cronometro o misurazione precisa del battito del cuore, per farti qualche esempio). A proposito di battito: puoi ancora una volta tenerlo disattivato completamente, tracciarlo ogni tanto (magari impostandolo per funzionare puntualmente solo durante la fase di sonno, come ho scelto di fare io) o costante nell’arco delle 24 ore, tutti comportamenti che influenzano chiaramente i consumi batteria del prodotto, sta a te valutare qual è la strada da intraprendere e quanto sei disposto a ricaricare Mi Band 3 nel corso del mese (una volta ogni 10, 15 o 20 giorni circa).

Dato che però non di soli giudizi positivi si può comporre un articolo (o almeno, non così semplicemente), tocca arrendersi ancora una volta davanti al peggiore tallone d’Achille di Mi Band, a prescindere dalla sua versione (3 compresa): non riuscirai a leggere nulla sul monitor sotto la luce diretta del sole. Questo è un difetto che ci si trascina dalla precedente generazione, e che continua a caratterizzare –male– un prodotto che diversamente sarebbe quasi del tutto inattaccabile nel suo rapporto tra qualità e prezzo, dove comunque vince a mani basse rispetto a tanti altri competitor diretti.

Mi Fit

Nulla cambia (o quasi) quando si parla dell’applicazione per tracciare risultati e pilotare Mi Band 3: Mi Fit, un costante miglioramento in usabilità e ricchezza di contenuti che ti permetterà di configurare ogni dettaglio del tuo nuovo amico di polso, del quale ti avevo già parlato nella recensione dedicata al Mi Band 2.

Ciò che troverai oggi, dedicato a Mi Band 3, è la voce relativa alla Modalità notte (che abbassa automaticamente la luminosità della band in base agli orari di tramonto e alba, o pianificabile in base a tue specifiche esigenze), l’ordine delle voci da visualizzare su Mi Band 3 (che puoi finalmente ritoccare), le impostazioni del Meteo (che puoi modificare manualmente, impostandole su una diversa città rispetto a quella rilevata dal tuo GPS), ma non solo.

Xiaomi Mi Band 3 15

La modifica: Tools & Mi Band

Tools & Mi Band
Tools & Mi Band
Price: 3,39 €

Acquistato circa 3 mesi dopo aver torturato Mi Band 2 e aver già apprezzato l’ottima base di partenza, ho configurato ad-hoc Tools & Mi Band per rispondere alle mie esigenze e necessità di avere maggiori informazioni rispetto a quelle mostrate dal bracciale Xiaomi di precedente generazione, rimanendo più che soddisfatto del risultato. Tools & Mi Band è volutamente rimasto disattivo per i primi 10 giorni di test del nuovo Mi Band 3, per poi essere tirato nuovamente fuori dal cilindro, puntato al nuovo MAC Address e riconfigurato per incontrare e abbracciare le novità costituite dal nuovo display più capiente, che ora mi permette di leggere agilmente il contenuto del testo di un messaggio, di una mail, di un appuntamento di calendario.

Xiaomi Mi Band 3 18

Ho disattivato le notifiche native di Mi Fit, lasciando solo le notifiche di chiamata (e relativo chiamante) e le sveglie attive e insostituibili, passando alla configurazione pilotata dall’applicazione terza parte, la quale trasmette al mio bracciale gli appuntamenti della mia agenda, i messaggi SMS e le chat di WhatsApp e Telegram, il tutto condito di personalizzazione per vibrazione, ripetizioni, disabilitazione delle stesse a schermo acceso (cosa oggi possibile anche attraverso l’applicazione nativa Mi Fit, per la cronaca), icona personalizzata e corretta (rispetto a quella proposta da Mi Fit, con il suo generico “App”):

Questo mi permette di risparmiare alcuni caratteri che l’applicazione nativa inserisce, concedendomi inoltre un pieno controllo delle informazioni che trasmetto a bracciale, seguendo le mie esigenze anziché quelle generiche dettate dal comunque ottimo lavoro della società cinese. Ti condividerei più che volentieri il file di configurazione usato per Mi Band 3, ma non sapendo se all’interno del file d’esportazione vengano immessi dati personali o di licenza (è tutto criptato aprendolo con un normale editor di testo), passo e mi scuso per la “non completezza del gesto“.

In conclusione

Un salto generazionale certamente importante per ciò che riguarda il monitor, un pelo meno per tutto il resto dei dettagli. Si continua in ogni caso a portare freschezza e calma ragionata in un mercato dove altri tentennano o tentano di gridare alla terra promessa con funzionalità spesso superflue o che calcolano male dettagli fondamentali come possono essere passi semplici e attività fisiche da palestra o aria aperta. Xiaomi immette quindi sul mercato una novità con il sapore del vecchio, quello a cui personalmente sono affezionato e che speravo di non dover abbandonare del tutto. Non stupisce, conferma, e spesso, per ciò che mi riguarda, credo possa essere un risultato soddisfacente e più che sufficiente.

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione, l’area commenti è ora pronta ad accoglierti :-)

 

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Xiaomi, tornerà all'ovile al termine del test.
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