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Una pillola dedicata a chi ha necessità di catturare screenshot direttamente dalla propria Amazon Fire TV Stick (non c’è differenza tra la versione Basic e la nuova 4K) e non ha ben chiaro come procedere. Io sono solito operare direttamente tramite Apps2Fire (te ne ho parlato nell’articolo dedicato alla Stick di prima generazione, Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato?) ma esistono chiaramente altre alternative percorribili.

Amazon Fire TV Stick 4K: ha senso l'upgrade? 6

Apps2Fire

È l’applicazione fondamentale per installare APK non previsti dallo store di Amazon, comodamente dal proprio smartphone o tablet Android. Ne ho parlato approfonditamente in Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato?, qui di seguito mi limito a ricordarti i riferimenti per scaricarla dal Google Play Store e come procedere per la cattura di uno screenshot direttamente dal televisore a un’immagine che puoi scegliere di utilizzare come preferisci.

Apps2Fire
Apps2Fire
Developer: Koni
Price: Free

Niente di più semplice da usare (salvo qualche gesto pressoché macchinoso). Collegati alla Fire TV Stick (consulta il primo articolo per capire come) e spostati quindi nella scheda Imposta. Guarda in alto a destra, dovresti notare l’icona di una macchina fotografica, facendo clic sull’icona potrai chiedere di catturare lo schermo e salvarlo nella memoria della Fire TV Stick:

A questo punto dovrai semplicemente selezionare la voce Scheda SD della Fire TV e dare un’occhiata in fondo alla lista, dovresti trovare la tua cattura schermo pronta per essere scaricata sul telefono (o cancellata se lanciata per sbaglio):

Tutto qui, semplice, immediato e integrato in un’applicazione che già avrai utilizzato per operare sulla Fire TV Stick.

Alternative ne abbiamo?

Sì, voglio usare questo articolo come blocco appunti (come spesso accade).

Se puoi muoverti utilizzando un PC puoi fare riferimento ad ADB (quindi il debug va comunque attivato sulla Fire TV Stick, NdR) e collegarti alla Fire TV Stick se ti trovi all’interno della stessa LAN (cablata o WiFi poco importa). Se non hai ancora scaricato ADB è arrivato il tempo di farlo (nell’elenco inserisco i 3 principali sistemi operativi presenti sul mercato):

Scompatta il file ZIP, naviga tramite prompt dei comandi nella cartella scompattata e sei pronto per procedere. Per capirci, sta tutto in 3 comandi fondamentali:

adb connect 192.168.0.10
adb shell screencap -p /sdcard/cattura.png
adb pull /sdcard/cattura.png

Sostituisci 192.168.0.10 con il vero IP della tua Amazon Fire TV Stick e una volta collegato cattura la schermata (screencap -p) quindi porta quella schermata nella cartella dalla quale stai eseguendo ADB sul tuo PC Windows tramite un semplice pull.

Volendo provare ad automatizzare qualcosa e migliorare l’esperienza si può passare da uno script di Shell (ammesso tu stia usando macOS o Linux, su Windows non ho avuto modo di provare) così come suggerito nel forum di XDA all’indirizzo forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2797707 dove fireTVnews.com poggia piano un consiglio davvero niente male:

The following command is what I use. It may need to be modified for windows, as I use it in OS X’s terminal. The command takes a screenshot, names it with a timestamp, and saves it to the connected PC (not the Fire TV).

./adb shell screencap -p | perl -pe "s/\x0D\x0A/\x0A/g" > "~/Downloads/firetvscreenshot_$(date +%Y%m%d-%H%M%S).png"

Chiaramente dovrai aver effettuato prima la connessione tramite adb connect, se leggi un pelo più in basso (faccio riferimento sempre alla discussione sul forum di XDA) trovi anche un ulteriore consiglio, mettere quel comando tra gli alias riconosciuti dal Terminale di macOS, per rendere il tutto ancora più rapido.

Io ringrazio, porto a casa e ti auguro buon proseguimento 🙂


Ringraziamenti vari:
homemediaportal.com/how-to-take-a-screenshot-on-amazon-fire-tv-stick-with-adb
xda-developers.com/install-adb-windows-macos-linux
forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2797707
× Android's Corner Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Lascia che io te la faccia semplice: , ora puoi anche smettere di leggere l’articolo se ti accontenti del giudizio finale, in caso contrario accomodati e goditi il viaggio. Quando ti avevo parlato dell’Amazon Fire TV Stick (Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato?) di prima generazione (almeno qui in Italia) l’avevo acquistata con le migliori intenzioni: la provo, la configuro ad-hoc per i miei genitori e la monto sul loro televisore da rendere smart dato che non lo è. Ecco, non l’ho mai fatto.

Amazon Fire TV Stick 4K: ha senso l'upgrade? 6

L’ho tenuta, l’ho personalizzata, l’ho sfruttata parecchio per farci girare Plex e altre amenità varie, Kodi compreso, è la soluzione più comoda (ancora oggi) per accedere i contenuti di Amazon Prime Video. L’articolo originale del mio Banco Prova ha riportato grosso modo tutto quello che ho combinato con quel prodotto. Poi è arrivata lei, la versione 4K, la seconda generazione annunciata insieme a tanti altri prodotti tutti molto interessanti (Fire TV Announces More Than 20 New Products), l’intenzione era quella di lasciar perdere, ho detto di voler comprare un nuovo televisore già anni fa ma non l’ho ancora fatto e quello che c’è in sala non è 4K, potevo evitare. Non l’ho fatto, colpa dei miei amici e quella maledetta mania del sottoscritto che vuole sempre provare il giocattolo nuovo. Ti racconto com’è andata e il perché ho cambiato idea non pentendomi affatto dell’acquisto.

Amazon Fire TV Stick 4K

Amazon Fire TV Stick 4K: ha senso l'upgrade? 7

Non è solo questione di Alexa, tutt’altro, Alexa c’è, funziona ma è totalmente secondaria e non ha costituito un punto importante della mia decisione d’acquisto. Amazon Fire TV Stick 4K integra infatti l’assistente vocale di Amazon che con un clic sul nuovo telecomando ti permette di parlare con il televisore come già probabilmente fai se sei cliente Sky Q. Magari non conosci il tuo vicino di casa e non vuoi rivolgergli la parola, eppure continui a farlo imperterrito con il televisore che esegue quello che tu gli chiedi (e forse è per questo che con il vicino non vuoi farlo, lui non eseguirebbe il comando alla stessa maniera, magari ti risponderebbe pure con un insulto!). Non è solo questione di voce, è questione di velocità. Amazon Fire TV Stick 4K è maledettamente rapida nell’eseguire le operazioni.

Solito pacchetto, le dimensioni però sono un pelo più generose e lo è anche il peso della Stick che rispetto alla vecchia versione di base è davvero cresciuta quasi quanto un adolescente rispetto all’età più gioiosa (forse) della vita. Amazon rispetto al passato abbandona quelle icone generiche riportate sulla scatola del prodotto andandoci giù secca e mostrando i partner con i quali ha stretto accordi e che sono perfettamente compatibili con il suo hardware, si parla chiaramente di Amazon Prime Video ma anche di Netflix, DAZN, Spotify e altri ancora. Una volta avviata per la prima volta ti ritroverai davanti a un carosello di novità pescate anche da Mediaset Infinity, RAI Play e TIM Vision, seppur non riportate in bella vista sulla scatola della Fire TV Stick 4K.

Tutto confermato il suo trascorso, quel passato fatto di compatibilità con Plex, Kodi (seppur in via non del tutto ufficiale), lo store Android di Amazon tutto, accessibile in maniera semplice ma forse non del tutto ben organizzato. Poco importa, Alexa in questo caso torna davvero utile e può ricercare per te ciò che ritieni necessario, altrimenti c’è il metodo sempreverde dell’Apps2Fire tramite uno smartphone o tablet Android già in casa (te ne avevo parlato nell’articolo della prima Stick). È così facendo che ho potuto installare anche un client VPN direttamente sulla Stick, cosa assai comoda quando vuoi sperimentare cose non esattamente lecite per il gusto di provare a spingere più in là l’hardware per poi tornare nella tua Comfort Zone.

Manca ancora all’appello Sky Go, e forse è ciò che più infastidisce il cliente finale, questo perché non c’è modo di avere attualmente un’unica Stick o box TV (legalmente parlando, sia chiaro) che possa permettermi di vedere i contenuti video di tutti i maggiori giocatori di questo mercato che cresce sempre più (pure troppo, considerando l’imminente arrivo di Apple e Disney previsto per i primi giorni di novembre).

Quello che in alcuni casi soffre ancora la limitazione imposta dal telecomando fisico e che non permette l’uso della tastiera completa magari tramite applicazione Fire TV è proprio il software installato in maniera “non ufficiale“, non da store Amazon ma da Apps2Fire o altro metodo consentito, anche se a ricordarci che c’è sempre l’eccezione che conferma la regola basta l’applicazione Infinity di Mediaset che ti costringe a mettere utente e password utilizzando la ghiera del telecomando e il clic su ogni singolo carattere, roba da suicidio al primo collegamento.

Amazon Fire TV
Amazon Fire TV
Developer: Amazon Mobile LLC
Price: Free
‎Amazon Fire TV
‎Amazon Fire TV
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

In ogni caso questa Fire TV Stick 4K è nettamente superiore rispetto al prodotto che la precede e non parlo certo di qualche codec in più che permette di poter spingere audio e video a qualità non raggiungibili in passato, parlo proprio di quelle caratteristiche che tra processore e RAM (e un sistema evidentemente più ottimizzato) le permettono di non avere ritardi di risposta ogni qual volta si decide di tornare al menu principale, lanciare una diversa applicazione e cominciare a utilizzarla. Nel caso di Netflix (uno dei casi in cui si nota davvero molto la differenza e il taglio netto con il passato) si arriva quasi a predire la successiva azione che l’utente andrà a compiere navigando nei menu del noto big dello streaming. Il risultato ottenuto è brillante e fa decadere ogni dubbio riguardo il prezzo pagato per ottenere questo upgrade diversamente evitabile per chi già possiede una Fire TV Stick Basic Edition.

Amazon Fire TV Stick 4K porta con sé un processore Quad-core da 1,7 GHz, 1.5 GB di RAM DDR4 e 8 GB di spazio disco che puoi sfruttare al netto dell’occupazione blindata dal Sistema Operativo e dalle applicazioni installate di default a bordo del prodotto. Migliora rispetto al passato ovviamente il comparto video (4K Ultra HD, HDR, HDR10, Dolby Vision, HLG, HDR10+) ma anche il WiFi, ora Dual-band con doppia antenna 2×2 MIMO 802.11a/b/g/n/ac (il comparto WiFi è rimasto identico alla vecchia Fire TV Stick, come mi viene giustamente fatto notare nei commenti) e l’integrazione con la tecnologia audio Dolby che ora è Atmos. Si poteva certamente fare di meglio, forse prevedibile che Amazon voglia trattenersi in vista di una futura versione rivisitata, eppure ti posso assicurare che le prestazioni sono davvero tutt’altro mondo rispetto alla vecchia Basic Edition. Il telecomando nettamente più completo ed elegante integra ora i comandi volume (finalmente!) oltre al già citato microfono e relativo pulsante di attivazione Alexa.

Prima di concludere ti lascio un’ultima nota importante se in casa hai scelto di installare l’assistente di Amazon (Alexa) anche tramite altoparlanti / monitor intelligenti: la nuova Fire TV Stick 4K andrà a integrarsi perfettamente con il tuo parco IoT e quei prodotti che – per esempio – ti consentono di tenere d’occhio un ambiente (pensa a una telecamera di sicurezza che puoi chiedere ad Alexa di mostrarti in diretta sul televisore).

Lo avrai capito, il giudizio è chiaramente positivo e sono molto contento dell’acquisto, ora posso anche portare la pensionata Basic Edition dai miei genitori (sono una brutta persona, me ne rendo conto) 😏. Ti lascio alla votazione complessiva (non piena solo perché l’interfaccia è certamente migliorata ma nasconde ancora una sommaria confusione di base) e ai soliti riferimenti diretti sullo store di Amazon per l’acquisto, carosello all’interno del quale ti inserisco anche la vecchia Basic Edition se proprio credi di non voler partire direttamente con la Fire TV Stick 4K.

Per ogni dubbio, perplessità o domanda specifica sul prodotto ti lascio all’area commenti, chiedimi pure ciò che vuoi in merito al prodotto, cercherò di risponderti non appena possibile.


immagine di copertina: unsplash.com / author: Glenn Carstens-Peters
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× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: prodotto acquistato al Day-1, colpa degli amici e della mia voglia di provare sempre il giocattolo più nuovo. Mi sono pentito dell'acquisto? Affatto, la mossa è stata giusta.
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Sto sperimentando sulla mia stessa pelle (sì fa per dire, di sicuro è sul mio stesso smartphone). Dopo qualche mese di utilizzo del Mi 9 di Xiaomi e diverse patch (di sicurezza e non) installate senza mai fare wipe dello smartphone, eccoci arrivati al solito punto: il battery drain. La batteria completamente carica quasi fatica ad arrivare alla giornata completa di utilizzo, un risultato tutt’altro che soddisfacente e che è ben distante da quello raggiunto nei primi tempi di vita del prodotto.

Xiaomi Mi 9: combattere il consumo eccessivo di batteria

Sto cercando di informarmi, di mettere in pratica tutti quegli accorgimenti che conosco già a memoria e ho introdotto ormai ovunque io possa l’utilizzo del tema scuro che continuo a preferire a quello chiaro. Nonostante tutto questo continuo però ad avere perdite di carica difficilmente giustificabili, soprattutto durante l’arco delle ore notturne che non vedono utilizzo interattivo alcuno del Mi 9. La situazione è ulteriormente peggiorata da quando ho montato Arlo in casa (Arlo Pro di Netgear, parliamo dell’incauto acquisto), la sua applicazione configurata per sfruttare il Geofencing (quindi l’accensione o spegnimento del sistema in base alla localizzazione GPS) è clamorosamente più dispendiosa rispetto alla medesima funzione messa a disposizione – per esempio – dall’applicazione di tado° (Il riscaldamento intelligente di casa secondo tado° (aggiornato)), si accettano consigli per eliminare questa opzione da Arlo e passare a qualcos’altro di altrettanto efficace e dalla esigua richiesta di sforzo.

Appunti vari

Tutto sotto monitoraggio e sottoscritto alla costante ricerca del o dei colpevoli in questa triste storia. Allo stato attuale ho acquistato BetterBatteryStats e ho modificato via ADB le autorizzazioni dell’applicazione per permetterle di accedere a ciò che le serve, così da stilare un quadro più dettagliato e completo di chi consuma e quanto.

BetterBatteryStats
BetterBatteryStats
Developer: Sven Knispel
Price: 2,39 €

Se anche tu hai bisogno di fare la medesima cosa sul tuo smartphone Xiaomi con MIUI a bordo ti basti sapere che dovrai:

  • abilitare il menu Sviluppatore andando in Impostazioni → Info sistema → Versione MIUI (fai clic qui sopra fino a quando non si sbloccherà il menu Sviluppatore, ti verrà notificato a video).
  • Restando in Impostazioni, andare in Impostazioni aggiuntive → Opzioni sviluppatore. Abilitare Debug USB e subito dopo Debug USB (Impostazioni sicurezza). Quest’ultima voce chiederà 3 conferme che potrai dare solo dopo aver atteso (tutte e 3 le volte) che termini un conto alla rovescia di 5 secondi.
  • Collegare via USB lo smartphone al PC, abilitare il trasferimento file (da smartphone), scaricare il necessario dai server Google (ADB per Windows, macOS o Linux) e scompattare il file ZIP in C:\adb.
  • Aprire ora un prompt dei comandi, spostarsi in C:\adb e lanciare il comando adb devices per verificare che lo smartphone risulti connesso. Se la risposta è affermativa si potrà procedere con le modifiche dei permessi per BetterBatteryStats.

I comandi ADB da lanciare dal prompt dei comandi sono questi:

adb -d shell pm grant com.asksven.betterbatterystats android.permission.BATTERY_STATS
adb -d shell pm grant com.asksven.betterbatterystats android.permission.DUMP
adb -d shell pm grant com.asksven.betterbatterystats android.permission.PACKAGE_USAGE_STATS

Non ti verrà restituita conferma alcuna a video. Per controllare che tutto sia andato bene riavvia BetterBatteryStats e controlla che non si lamenti di non riuscire ad accedere a ciò che gli serve.

Lascia che la batteria si scarichi così da poter controllare tramite applicazione i processi che ne richiedono così tanta e intervenire sulle specifiche applicazioni o servizi. Nel frattempo quello che posso suggerirti è dare un’occhiata a un thread su XDA dedicato al risparmio energetico con Xiaomi Mi 9 (forum.xda-developers.com/Mi-9/how-to/discussion-xiaomi-mi-9-battery-life-t3922281).

Nel frattempo, nel caso in cui tu voglia dare un’occhiata alle impostazioni diversamente non accessibili del telefono, ti rimando a un documento completo disponibile su hardreset.info/devices/xiaomi/xiaomi-mi-9/codes, nel caso tu vada a incorrere nell’errore “Non posso completare l’azione, questa non è la tua tastiera predefinita” ti rimando a questo thread nel forum della Mi Community, la colpa è quasi certamente di un’applicazione Dialer differente (TrueCaller, Who’s Call, ecc.).

Io nel frattempo continuo a indagare per poter tornare qui con dei risultati e aggiornare l’articolo, a meno che Xiaomi non decida con un colpo di coda di risolvere questo enorme problema con l’aggiornamento alla MIUI 11 (in arrivo per Mi 9 a novembre, almeno in teoria). Se come me possiedi uno Xiaomi Mi 9 e vuoi darmi ulteriori consigli sei assolutamente il benvenuto, sentiti libero di lasciare un commento nell’area apposita o contattarmi in maniera alternativa.

Mi sento molto Liam Neeson in Taken, alla ricerca di chi mi ha sottratto la durata della mia batteria.

Xiaomi Mi 9: combattere il consumo eccessivo di batteria 1


Ringraziamenti vari:
xda-developers.com/install-adb-windows-macos-linux
androidworld.it/2018/03/12/betterbatterystats-adb-no-root-539160
stackoverflow.com/questions/52079343/how-can-i-use-adb-to-grant-permission-without-root
forum.xda-developers.com/Mi-9/help/insane-battery-drain-t3927735
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Tra le novità introdotte da iOS 13 ci sono gli sticker personalizzati che puoi creare cercando di riprodurre fedelmente le tue sembianze, Apple penserà al resto integrando poi ulteriori elementi accessori e posizioni del tuo io digitale. Ma se tu volessi in qualche maniera esportare quegli sticker e farli diventare un pacchetto personalizzato di Telegram da poter utilizzare da qualsiasi piattaforma (Android, web, client Desktop)? Nulla di più semplice, ti spiego come procedere.

Porta i tuoi stickers iOS personalizzati su Telegram, su qualsiasi piattaforma

Da iOS a Telegram via StickerSetBot

Partendo dal presupposto che tu abbia già creato i tuoi sticker personalizzati su iOS e che siano quindi già visibili nei programmi installati sullo smartphone (o tablet) della mela, ti basterà aprire Telegram e contattare t.me/StickerSetBot, un bot che può ricevere immagini e generare un pacchetto che le contenga tutte, scaricabile successivamente come file ZIP per ogni disparato utilizzo successivo. È un bot che ho già utilizzato diverse volte in passato e che ritengo davvero molto utile e comodo.

Per cominciare dovrai chiedere al bot di prepararsi a ricevere degli sticker che dovrà successivamente inserire nel file ZIP che ti metterà a disposizione con il comando /newpack. Il limite di immagini che può ricevere per volta è di 200, nettamente superiore a ciò che ti serve. Comincia ora a inserire in chat gli sticker personalizzati tramite il tuo iPhone o iPad, non ti preoccupare di attendere il messaggio di conferma da parte del bot (con i posti residui per le nuove immagini), prenderà in carico tutte quelle che gli darai. Al termine del lavoro dovrai comunicargli che sei pronto a scaricare il file ZIP, impartisci quindi il comando /finish per permettere al bot di inviarti il risultato.

Ci sei, scompatta il file ZIP e otterrai le immagini che hai dato in pasto al bot, già pronte con la giusta dimensione ed estensione (cerca le versioni PNG). Ora devi solo fare il lavoro inverso, creare il pacchetto sticker Telegram personalizzato. Chiama in causa t.me/Stickers, bot ufficiale messo a disposizione dagli sviluppatori Telegram, lancia il comando /newpack, scegli il nome da dare al pacchetto e comincia a fare l’upload delle immagini come file (file completo senza compressione, NdR) e subito dopo indica le emoji che vuoi assegnare a quello sticker che hai appena caricato.

Nel caso in cui le immagini originali superino la dimensione massima (occupazione disco) concessa da Telegram puoi ottimizzare i file PNG con l’applicazione che preferisci, snellendoli un po’. Io utilizzo XnConvert (di cui ti parlerò presto) sia su Windows che su macOS, ma ti ricordo che su quest’ultimo puoi sempre fare appoggio sul Terminale (Ridimensionare un set di immagini direttamente da Terminale).

Continua ad aggiungere le immagini e dire a al bot di Telegram a quali emoji farle corrispondere fino a quando non avrai terminato i file sorgenti da dargli in pasto, al termine inserisci il comando /publish per concludere. In questo momento il bot Stickers ti chiederà – opzionalmente – di dargli in pasto un logo che puoi assegnare al pacchetto sticker che stai creando, io gli ho dato in pasto il mio logo personalizzato (che vedi anche qui sul blog). Per uscire dalla procedura guidata dovrai dare a Stickers il nome breve da assegnare al nuovo pacchetto di adesivi, così da permettergli di generare un link che può essere facilmente pubblicato e condiviso con chiunque tu voglia, nel mio caso questo è l’URL finale: t.me/addstickers/helloimgioxx.

Porta i tuoi stickers iOS personalizzati su Telegram, su qualsiasi piattaforma

In questa maniera potrò utilizzare i miei sticker personalizzati iOS anche su Android o su Telegram installato su Windows e macOS (client, ma volendo puoi utilizzarli anche nella versione web del noto programma di messaggistica istantanea), il tutto senza la necessità di inserirli dal mio iPhone. Necessario o fondamentale? Affatto, ma è un’idea secondo me carina per portarsi ovunque e su qualsiasi dispositivo il proprio pacchetto adesivi personalizzato.

In caso di dubbi o ulteriori domande non esitare a lasciare un commento nell’area qui di seguito 🙂

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È iniziato tutto in un piccolo bilocale dove avevo posizionato il mio primo test di questo tipo, si trattava di una IP Cam che forniva un servizio di accesso Cloud e un’applicazione su smartphone (Banco Prova: Atlantis +Cam (A02-Pluscam)), era il 2013, da lì in poi la strada è sempre stata in salita e di prodotti ne ho provati davvero tanti, tutti in grado di tenere d’occhio l’appartamento da più punti di vista, da più angoli, sono approdato su D-Link e ho aumentato il numero di dispositivi quando ho traslocato. Oggi ho tolto via tutto, sono passato ad Arlo di Netgear, ti spiego il perché.

Arlo di Netgear, tutti per uno, uno per tutti (speriamo!)

Netgear Arlo Pro

Kit ormai superato ma ancora perfettamente funzionante e integrato con i servizi di Netgear e le sue applicazioni. Non si tratta di vere IPCam, sono sì telecamere di sicurezza ma la registrazione – così come il collegamento alla rete – viene eseguita esclusivamente dalla stazione centrale del prodotto che deve avere corrente e connettività via cavo (non puoi farlo funzionare con WiFi a meno di mettere in piedi strani esperimenti), le registrazioni possono andare nel Cloud di Netgear a pagamento come funzione extra quando si supera la settimana dall’evento registrato, diversamente possono essere ospitate da una chiavetta USB o un disco esterno collegato in ogni caso via USB alla centrale. La stessa centrale integra anche la sirena per l’allarme acustico (e di baccano ne fa davvero tanto per essere in appartamento).

Ho sentito l’esigenza di mettere d’accordo tutto il mio “comparto di videosorveglianza“, le diverse marche, modelli di dispositivo e modalità di registrazione ormai avevano stancato. Tutte le D-Link erano state collegate al router con reservation DHCP e mandate in registrazione sulla Surveillance Station di Synology, la eufyCam era quella che teneva d’occhio al situazione all’esterno perché adatta anche all’outdoor (ma non poteva essere integrata nella Synology S.S. fino a quando non è stato reso disponibile il protocollo RTSP), con la sua centrale, la sua sirena e tutto il suo sistema di contorno, nonché applicazione per controllarla e verificare le registrazioni. Quest’ultima lavorava con la batteria integrata, le altre con un cavo allacciato alla presa di corrente più vicina, non c’era più omogeneità.

Tante le ricerche, tante le possibilità, c’è un mondo vasto lì fuori e la stessa eufyCam era nata proprio come principale competitor della serie Arlo Pro. Nessuna scelta è del tutto giusta o del tutto sbagliata, si cerca di posizionarsi in una media che funzioni e che ti porti il risultato sperato, soprattutto quando ci va di mezzo un investimento economico mica tanto da ridere (dato che a nessuno crescono spontaneamente i soldi nel conto in banca, giusto?). Ho provato a chiedere in giro, informarmi, documentarmi, il nome di Arlo Pro spuntava fuori più e più volte in maniera prepotente, è chiaro che nel mercato è stato un innovatore e che gode quindi di una solida base utenti che già lo usa da molto, arrivato ormai a quella che sarà la sua terza versione e che introduce costanti miglioramenti mai realmente “disruptive“, credo che in un certo senso lo faccia perché così facendo può giustificare la versione dopo, prevedibile e scontato.

Di cosa stiamo parlando

Di un kit composto da più telecamere e relative batterie al litio (perché Arlo funziona a batteria, nel caso della versione Pro può funzionare anche attaccando la telecamera alla presa di corrente, nda), un’unità centrale, qualche supporto per il montaggio e null’altro. La scatola è importante e cerca di contenere il tutto con la massima cura e precisione, per evitare che qualcosa al suo interno possa danneggiarsi.

Arlo di Netgear, parliamo dell'incauto acquisto 1

Quando riuscirai ad aprire il tutto senza devastare alcun imballo (io ci tengo e sono un rompiballe precisino in questi casi) allora potrai cominciare a configurare il tuo nuovo prodotto. La prima da montare sarà chiaramente l’unità centrale con sirena integrata. Trovale un posto vicino al router se puoi, il cablaggio con cavo è fondamentale e l’unica alternativa che hai è pensare a un powerline laddove non dovessi riuscire a trovare una giusta posizione, non puoi collegare l’unità centrale di Arlo Pro via WiFi, non almeno in via ufficiale. Applicazione alla mano, crea un nuovo account e inizia a preparare la tua “videosorveglianza casalinga“.

Arlo
Arlo
Price: Free
‎Arlo
‎Arlo
Price: Free

La stazione base o hub si connetterà chiedendo un indirizzo IP al tuo router (passaggio per te assolutamente trasparente dato che stai usando un cavo e non il WiFi), quindi contatterà i server di Netgear e tu dovrai esclusivamente fare il pairing con l’applicazione che hai appena installato sul tuo smartphone, verrai guidato passo-passo dal software stesso. La stessa cosa si può dire per le telecamere che – una volta accese – potranno essere associate alla stazione base, rinominate in base all’ambiente in cui intendi inserirle e visualizzate da applicazione. Anche questo articolo fa parte di quel gruppo chiamato “Ultimamente ho dimenticato di scattare qualche fotografia durante l’apertura / montaggio prodotto e configurazione dello stesso“, fermo restando che gli screenshot del software potrei ancora farli ma no, si tratta pur sempre di dati e riferimenti alla mia abitazione 😅

Stai divagando

Arlo di Netgear, parliamo dell'incauto acquisto

Sì lo so, hai ragione. Caratteristiche principali del prodotto che ho acquistato sono disponibili sul sito ufficiale all’indirizzo arlo.com/it/products/arlo-pro/default.aspx. Le hai lette? Sembra tutto molto bello, funzionante e assolutamente infallibile, giusto? Bene, perché ora tocca al parere che si basa sulla mia esperienza dopo aver messo in piedi il kit da circa un paio di mesi, bussando quotidianamente alle porte del controllo via applicazione e notifiche push con tanto di ulteriori azioni intraprese tramite IFTTT, da subito compatibile con Arlo Pro ma con molte poche opzioni alle quali ho cercato di aggiungerne altri tramite suggerimenti al produttore (dubito li metteranno in pista).

Contro

  • Non c’è allarme in caso di manomissione della singola telecamera. eufyCam ce l’aveva e lo ritenevo assolutamente intelligente nel caso in cui qualcuno provi a togliere di mezzo il controllore.
  • Lo storage in Cloud è quasi un “must-have” se si intende recuperare un video più vecchio di una settimana, il costo non è esattamente basso, aggiungilo al già costoso kit che hai acquistato (o che intendi acquistare). Alcune delle funzioni spacciate come assoluta novità in realtà su eufyCam esistevano di default, come il riconoscimento facciale e l’esclusione degli animali o ancora il riconoscimento delle targhe, senza necessità dell’intervento dell’intelligenza artificiale applicata dai server del produttore. Ne puoi fare a meno? Sì, in alcuni casi esistono anche metodi che puoi adottare tramite Raspberry (e non solo) che vanno a coprire queste mancanze, chiaramente ti tocca smanettare (lo so, può essere divertente per molti ma non per tutti).
  • Qualità video certamente migliore dell’intero parco composto dalle precedenti telecamere D-Link, ma non migliore di eufyCam, non in maniera così abissale almeno. La differenza non si nota tanto (in realtà affatto) con la luce solare, si nota tutta di notte, quando la nitidezza dovrebbe farti sentire al sicuro, cosa che non accade come dovrebbe. Buono comunque il grandangolare in grado di tenere d’occhio i 130° di campo visivo.

Pro

  • Impermeabili e resistenti alla polvere, questo è sicuramente un punto a favore delle telecamere Arlo Pro, c’è anche il magnete che mi permette di attaccarle facilmente su parti metalliche esattamente come facevo con eufyCam.
  • C’è il geofencing via applicazione e GPS dello smartphone, su eufyCam non c’è mai stato dal Day-1 (nonostante fosse stato promesso), funziona bene e sono molto contento di poterlo sfruttare, le registrazioni si fermano quando io o Ilaria torniamo a casa, ripartono non appena abbandoniamo l’area che ho stabilito, un perimetro piuttosto preciso della casa.
  • Durata delle batterie stimata in 6 mesi. La carica “originale di fabbrica” non era completa, allo stato attuale mi trovo intorno al 50% di energia residua per ciascuna telecamera, sono passati circa 2 mesi e mezzo da quando ho montato Arlo Pro, vediamo quanto è capace di resistere senza che io ricarichi le batterie. eufyCam mi garantiva un anno di durata, non volendo giocare a chi ce lo ha più lungo ti posso dire che mi sta benissimo anche una durata inferiore purché io non sia costretto a ricaricare le batterie ogni mese.

Mi rimane tutto sommato neutro l’audio sul quale sorvolo, l’ho sempre utilizzato poco (sia a una che a due vie, poco importa), qui non brilla certamente ma non posso neanche dire che sia completamente da bocciare. Un grande meh invece per l’applicazione, a tratti lenta e comunque non il miglior esempio di usabilità e bellezza, non c’è widget da poter inserire su Android (mi viene in mente l’esempio di IP Cam Viewer, nda), da poco è stata modificata per introdurre l’autenticazione a due fattori (bene).

Che altro dire? Credo di aver “vomitato” un po’ tutto quello che c’era da buttare sul tavolo riguardo quello che definirei un incauto acquisto degli ultimi tempi. Mi sono forse lasciato trascinare in maniera errata. Non credo si tratti di un cattivo prodotto ma sono sufficientemente certo di poter affermare che si potrebbe fare molto di più con quanto già chiesto al cliente finale (e pensare che io ho pagato l’intero kit molto meno rispetto al prezzo di listino approfittando dell’Amazon Prime Day). Lo ricomprerei? Non a queste condizioni, probabilmente darei molta più fiducia al progetto di Anker.

Io ti lascio in ogni caso i riferimenti per visualizzare la scheda prodotto Arlo Pro sullo store Amazon, puoi darci un’occhiata se proprio non sai come spendere i tuoi soldi 🙃

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho atteso l'Amazon Prime Day per fare il mio acquisto pur essendo consapevole che non si trattasse dell'ultima versione del kit Arlo. Poco importa, funziona decentemente (con i limiti descritti nell'articolo) e ho speso una cifra inferiore al dovuto.
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