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Ed ecco l’articolo che avevo fatto uscire per sbaglio, del quale avevo gettato le basi ma al quale mancava l’intero corpo. Si torna a parlare di MIUI e quindi del mondo Xiaomi, di bug (evviva!), di quelle cose assai stupide perché in realtà non sto facendo null’altro che sfruttare quello che il software custom del grande gruppo cinese mette a disposizione. È un po’ come una coperta corta, se la tiri da un lato resti scoperto dall’altro, seccante, basta però “sapere le cose” in attesa di risoluzione ufficiale, con tanto di workaround attualmente funzionante.

MIUI e Android Auto: errore di comunicazione 16 1

Come da titolo l’errore di oggi è il “16” e riguarda Android Auto, il quale smetterà di funzionare se hai anche solo un’applicazione clonata tramite funzione di sistema (cosa assai comune quando gestisci più account su applicazioni differenti). Bella forza venirlo a scoprire così, pappa pronta e subito.

Tra l’ultimo collegamento Android Auto con la mia vettura e quello che mi ha restituito questo errore 16 avevo modificato il tema utilizzato dal sistema (ho abilitato il Dark Mode reso da poco disponibile in MIUI) e il comportamento del Bluetooth affinché non mostrasse a chicchessia il nome del mio smartphone (MIUI e Bluetooth sempre visibile, come rimediare), mai avrei pensato all’applicazione clonata, per questo motivo sono tornato indietro sulle altre due modifiche citate senza giovarne assolutamente:

MIUI e Android Auto: errore di comunicazione 16

A questo punto mi è bastato cercare altri casi simili per approdare a un paio di discussioni nel forum della community MIUI, en.miui.com/thread-3806629-2-1.html e en.miui.com/thread-3328762-2-1.html. Reddit era quindi il colpevole (tengo attivo un mio profilo personale che include il cazzeggio Marvel & Co. e uno lavorativo più orientato a temi seri e talvolta noiosi oltre le ore d’ufficio), la soluzione allo stato attuale è ovviamente una sola fino a quando Xiaomi non correggerà questo stupido bug:

MIUI e Android Auto: errore di comunicazione 16 2

Una volta eliminate le applicazioni clonate tramite funzione di MIUI tutto tornerà a funzionare correttamente, potrai utilizzare nuovamente Android Auto. Come ho risolto il problema del doppio account di Reddit? Passo da un diverso client, sto provando Sync.

Sync for reddit
Sync for reddit
Developer: Red Apps LTD
Price: Free+
× Android's Corner Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Sono anni che spero in questa feature di Spotify che fatica però ad arrivare su ogni piattaforma e client attualmente disponibile, mi sembra corretto nei confronti di un cliente pagante che vorrebbe evitare che all’interno delle playlist generate casualmente ci si infilino degli artisti che nulla hanno a che fare con i propri gusti musicali. Sembra che una scappatoia esista, disponibile solo se si utilizza l’applicazione di Spotify da un tablet (come iPad), io ci ho provato, ti farò sapere se questo “trucco” funziona.

Spotify: impedire l'ascolto di un artista specifico

Se vuoi riprodurre la procedura su un tuo dispositivo compatibile (ripeto: io ho potuto provare la procedura tramite iPad, non ho idea se su tablet Android si possa fare la stessa cosa, segnalamelo nei commenti se ci riesci) ti basta avviare l’applicazione di Spotify, cercare un artista e dal pulsante extra (quello raffigurato dai 3 pallini in alto a destra) selezionare la voce Non riprodurre questo artista:

La teoria dice che questa azione dovrebbe impedire a Spotify (anche sulle altre piattaforme) di riprodurre tracce cantate dall’artista. Sarà che io avevo già aperto il client su macOS ma una traccia dello scappato di casa nei miei screenshot l’ha riprodotta ugualmente, proverò post-riavvio dell’applicazione e ti farò sapere. La domanda ora è: cosa aspetta il gigante dello streaming musicale a rendere ufficiale la cosa e permetterla su qualsiasi Sistema Operativo e dispositivo?


immagine di copertina: unsplash.com / author: Heidi Sandstrom.
grazie a: howtogeek.com/fyi/how-to-block-specific-artists-on-spotify
× Le pillole del Dr.Mario

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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Mi sono lasciato convincere dai colleghi di lavoro e alla fine ho ceduto alla tentazione dopo aver a lungo aspettato e resistito nel gioco del “stacca e attacca” tra alimentazione e vecchi auricolari con adattatore, ho comprato le AirPods. Nella quotidianità il cellulare squilla diverse volte (meno o più del telefono fisso, dipende dalla giornata e da dove sto lavorando, se in ufficio, mobilità o smart working) e odio tenerlo attaccato all’orecchio per troppo tempo, ho sempre preferito l’utilizzo di auricolari con cavo o cuffie bluetooth in base a ciò che mi trovo a portata di mano in quel momento, con le AirPods ho risolto il problema seppur non mi convincano del tutto (si tratta della generazione precedente, ma dubito che la nuova differisca poi così tanto).

Apple AirPods

Piccole, leggere, con tutti i difetti del mondo ma anche con una capacità di integrarsi con dispositivi Apple che ovviamente nessun altro può garantire, non almeno a questo livello, facile intuire il perché. Ho quasi sempre parlato male di questo accessorio studiato e messo al mondo dal team di Cupertino, non c’è una motivazione realmente valida per l’acquisto ma si finisce per ammettere che sono comode e che tornano utili troppo spesso all’interno dell’intervallo di tempo che metti a disposizione della vita lavorativa (ma non solo), inevitabilmente moltiplicato per cinque giorni su sette (perché – spero per te – nel fine settimana si deve provare in tutti i modi a stare lontani da smartphone, tablet e qualsiasi altra amenità tecnologica non necessaria).

Sono circondato da colleghi di lavoro che hanno fatto “l’incauto acquisto” già da tempo, talvolta fregandosene di offerte e prezzi da Black Friday pur di possedere ‘sta scatoletta da tenere nella tasca dei jeans e tirare fuori all’occorrenza. Io ho sborsato circa 130€ oggi che Apple ha ormai tirato fuori la seconda versione del prodotto, approfittando di un buon prezzo di uno store eBay che si è rivelato essere affidabile, preciso e puntuale nella transazione (lui: go.gioxx.org/airpods-ebay). Ci ho aggiunto in seguito una custodia per proteggere quanto più possibile l’involucro originale (questa: amzn.to/2Rytc1t), tanto per non farmi mancare nulla.

E ora?

E ora cosa vuoi che ti dica? Un’associazione per la quale mi è bastato aprire la culla e attendere un secondo prima di confermare che si trattava delle mie nuove AirPods, collegamento bluetooth immediato a ogni successiva esigenza, verifica dello stato di carica della culla e dei singoli auricolari tutto sommato rapidissimo e di semplice consultazione (qualche volta può fallire o metterci più tempo ad aprire il popup riepilogativo dello stato di salute AirPods, ma si tratta di casi sporadici e del tutto sopportabili), una quantità di autonomia di carica che può coprire l’intera giornata lavorativa senza battere ciglio per almeno un paio di cicli in culla senza la necessità di ricaricare quest’ultima (e la ricarica è in ogni caso lesta).

È un buon prodotto (data anche la sua gioventù e il fatto che la batteria sia nuova)? . Resisterà nel corso del tempo? Ne dubito, avevo letto e rilanciato questo articolo poco tempo fa (si parla di maggio): vice.com/it/article/neaz3d/gli-apple-airpod-sono-una-tragedia, credo che in tal senso l’affermazione alla base sia del tutto inattaccabile.

Con iPhone 7 e superiori (io utilizzo un 8 come aziendale) Apple ha creato dal nulla la domanda per questo tipo di prodotto, rendendo di fatto scomoda la convivenza tra il cavo di ricarica Lightning e l’adattatore (anch’esso con stessa tecnologia) per utilizzare i vecchi EarPods che vengono tutt’ora inclusi nella scatola dello smartphone. Esistono adattatori multipli su Amazon che non fanno altro però che rendere l’esperienza d’uso più difficoltosa e intricata più delle liane di Indiana Jones, qualcosa da scartare più che preferire (seppur il prezzo da pagare sia nettamente inferiore a quello di AirPods prima o seconda generazione).

Quello che è certo è il falso senso di isolamento che le AirPods danno quando ci si trova in ambienti particolarmente rumorosi, perché la cancellazione del rumore di fondo è applicata esclusivamente ai microfoni dei due auricolari, lasciando però scoperto il fianco dell’ascolto che viene così fortemente penalizzato, cosa che è possibile verificare ulteriormente in riproduzione musicale in un luogo affollato come può essere quello di una palestra (e di ragazzi con AirPods indosso ne vedo davvero tanti, e mi convinco che sia più per scena che reale qualità dell’audio misto comodità del non avere cavi penzolanti lungo il corpo), sono immediatamente tornato al mio set bluetooth che con l’isolamento e volume massimo scherza molto poco seppur privo di cancellazione di rumore a bordo (Creative Outlier Sports: attività in movimento secondo Creative).

In conclusione

Comprare delle Apple AirPods oggi vuol dire abbattere in un solo colpo la scomodità di dover scegliere se ricaricare il proprio smartphone o parlare con qualcuno senza la necessità di tenere iPhone (o qualsiasi altro telefono compatibile) attaccato all’orecchio per troppo tempo. Non è un passo economico, porta i suoi frutti in termini di rapidità di collegamento (tiro fuori l’auricolare destro quando il mio telefono inizia a squillare, rispondo alla chiamata quasi immediatamente con un doppio tap sull’auricolare una volta che l’ho indossato) e pulizia della conversazione (non al pari livello dell’uso del telefono diretto, ma ci siamo quasi) ma se ne può anche fare a meno, soprattutto visto il contatore alla rovescia che comincia a partire un po’ da quando le si acquista già consapevoli dell’impossibilità di un cambio batteria agevole che costringerà quindi a passare – se si intende continuare a sfruttare il vantaggio – a una nuova generazione del prodotto o alla medesima generazione ma comunque a un qualcosa già presente a magazzino (e i soldi da spendere saranno grosso modo sempre quelli).

Ci sono competitor molto più costosi sul mercato che offrono ulteriori caratteristiche (Noise Cancelling in primis) ma chiaramente non è un qualcosa alla portata di tutti (già non lo sono le AirPods, ribadisco), c’è da ragionarci un attimo sopra e capire bene la propria esigenza e il valore che si vuole dare a un prodotto di questo tipo. Ognuno le valuta per punti che spesso non sono “condivisi” dall’ottica comune, basti pensare che il mio giudizio è molto più “pacato” rispetto a quello di alcuni colleghi.

Io ti lascio i soliti collegamenti allo store Amazon dove puoi trovare AirPods di attuale e vecchia generazione, l’area commenti è invece a disposizione per scambiare opinioni e mettere in evidenza insieme pro e contro di questo accessorio Apple.


immagine di copertina: unsplash.com / author: Suganth
× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato dal sottoscritto su eBay a circa 130€. Durante il fine settimana del 22/23-6 sono saltati fuori ulteriori sconti (si arrivava a 127€ per dire) ma si trovano ormai abbastanza facilmente (quelle della generazione precedente).
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Mi ero accorto di questo alquanto fastidioso dettaglio qualche tempo fa, poi per un motivo o l’altro ho sempre rimandato la verifica vera e propria con relativa ricerca all’interno della community internazionale Xiaomi. Quel momento è poi arrivato e ho avuto conferma: il mio Mi 9 (e non solo il Mi 9, nda) non offre la possibilità di rendersi nativamente invisibile ai dispositivi che non sono stati precedentemente associati tramite Bluetooth. Non è un’opzione disponibile nella MIUI, punto. La domanda è solo una: perché? (avrei detto WTF, ma volevo essere politicamente corretto) …

Mi 9 e Bluetooth sempre visibile, come rimediare

It’s not a bug, it’s a feature!

Per chi non conoscesse citazione e cenni storici della stessa: wired.com/story/its-not-a-bug-its-a-feature

Ci sarà un assurdo motivo per il quale qualcuno ha deciso che “così va bene“, è evidente, eppure io non lo riesco a individuare in nessuna possibile e plausibile analisi. Mi è bastato girare in lungo e largo per le opzioni offerte dalla MIUI per non individuare la voce che non permette di individuare via Bluetooth il mio smartphone, senza successo. A quel punto ho fatto qualche ricerca, non ci vuole molto per arrivare alla conclusione che non è possibile farlo in via ufficiale.

Si torna indietro fino al 2017 volendo, se ne parla come possibile bug all’interno del forum dove i beta tester si erano già accorti dell’anomalia (en.miui.com/thread-641388-1-1.html) segnalandola come ci si aspetta, per poi trovarsi davanti a una risposta degna del miglior reparto marketing di Apple da anni a questa parte: “Non è un bug, è una miglioria“. Gli ultimi interventi all’interno della discussione che ti ho proposto arrivano anche a gennaio di quest’anno, tanto per farti capire da quanto ci si trascina avanti questa “ottimizzazione“, il tutto – posso assicurartelo – sottolineando una falsa sicurezza in merito alla visibilità del terminale solo quando ci si trova nella schermata Bluetooth, falso, lo smartphone è sempre individuabile a prescindere da cosa si stia facendo in quel momento.

Di discussioni in merito ne puoi trovare facilmente diverse altre ma te la faccio breve: il metodo per risolvere è custodito all’interno di un’applicazione di terza parte che aggira l’ostacolo e si rifà ai principi fondamentali di Android e a una opzione che possiede anche il più vecchio Nokia Symbian based che custodisci gelosamente nel cassetto. La soluzione porta il nome di Bluetooth Settings (poca fantasia, tanta la resa) e la si trova agilmente nello Store:

Bluetooth Settings
Bluetooth Settings
Developer: 4A
Price: Free

Una volta installata la risposta alla tua esigenza è presto servita su un piatto d’argento, spostati su “Limit to devices that are already discovered” o – in alternativa ancora più ristretta – “Limit to devices that are already paired“. La modifica è immediata e non serve pulsante alcuno per confermarla.

MIUI e Bluetooth sempre visibile, come rimediare

In questa maniera non avrai problema a comunicare via Bluetooth con dispositivi che hai già incontrato e configurato per essere utilizzati con il tuo smartphone o altro dispositivo basato su MIUI, lasciando però tutto il resto fuori. Lo svantaggio dell’utilizzare un’applicazione simile? Il doversene ricordare un domani quando avrai bisogno di associare un nuovo dispositivo, dovrai aprirla, rendere “Fully discoverable and pairable” il dispositivo e fare ciò che ti serve, per poi riportarlo fuori dal campo visivo dei dispositivi che ti circondano.

Ora, tornando alla domanda principale dell’articolo: perché escludere dalla MIUI l’opzione? Io credo che non ci sia giustificazione e senso in quanto fatto da Xiaomi, evidentemente però non è così per tutti. Poco male fino a quando ci sarà sempre una via secondaria d’accesso a ciò che ti serve per raggiungere l’obiettivo (seppur possa scocciare doversi sempre rifare a dei work-around per ciò che prima veniva dato per scontato).

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Parlare di prese smart in tempi di assistenti vocali (Google Home e Alexa primi su tutti) è come parlare tra anziane signore della mutevolezza del meteo e di quei nuovi arrivati nel paesello, pura formalità e una certezza sulla quale poter scommettere a occhi chiusi. D’esperienza nel campo credo di essermene fatta un pelo (vedi il vecchio articolo Prese intelligenti: cosa acquistare?, il tutto senza considerare i nuovi acquisti portati a casa nel frattempo di cui effettivamente non ti ho mai parlato, vabbè), il FRITZ!DECT 210 di AVM è solo l’ultimo arrivato (fratello più giovane dello storico FRITZ!DECT 200), pensato per l’outdoor più che per l’appartamento (dove – appunto – il 200 è più che sufficiente). Estensione Smart Home di qualsivoglia router FRITZ! di generazione sufficientemente nuova (si parla di compatibilità con quei prodotti che montano un FRITZ!OS 6.0 o superiore).

AVM FRITZ!DECT 210: la presa Smart per l'Outdoor

AVM FRITZ!DECT 210

Smart Home e Splash protection sono i termini chiave di un prodotto che si propone in una non più tanto nicchia di accessori per la propria casa da collegare a servizi e strutture già esistenti. Il grande vantaggio di FRITZ!DECT 210 è forse il suo essere già pronto per associarsi simbioticamente con il router della medesima casa, tagliando fuori passaggi in più generalmente richiesti da produttori terzi per far collegare un accessorio proprio sfruttando modem / router evidentemente altrui. Qui non c’è da conoscere la password del WiFi, non c’è da impazzire più del dovuto, bisognerà solo collegare il DECT alla presa di corrente (inizialmente una non tanto distante dal router, nda) e far partire l’associazione entro due minuti, semplicemente tenendo premuto il tasto DECT sul router per una manciata di secondi (fino a quando questo non inizierà a lampeggiare).

Io ho eseguito l’associazione con il mio 7590, tempo totale credo non più di 15 secondi tra tutto (connessione del FRITZ!DECT 210 alla presa di corrente, pulsante DECT tenuto premuto sul router e associazione eseguita con tanto di email inviata al mio account di posta a conferma dell’operazione terminata, questo perché ho abilitato e configurato le notifiche push di FRITZ!OS).

Trattandosi di un prodotto molto “chiavi in mano, collega e usa immediatamente” noterai anche tu una certa scarsità di qualsivoglia inutilità all’interno della scatola caratterizzata dall’irresistibile apertura facilitata di AVM (null’altro oltre il prodotto e la sua manualistica, nda):

Una volta collegato, FRITZ!DECT 210 può essere gestito direttamente dall’interfaccia amministrativa del router. Da qui potrai cambiare nome (per meglio identificarlo), regolarne accensione o spegnimento (cosa che puoi gestire anche da applicazione ufficiale su smartphone, nda), verificarne i consumi (impostando anche l’invio del report a mezzo posta elettronica, sempre tramite servizio push del FRITZ!OS), ecc.

MyFRITZ!App
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Developer: AVM GmbH
Price: Free
MyFRITZ!App
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Prima di pensare di mettere il FRITZ!DECT 210 a stretto contatto con la piscina di gomma che hai comprato per tenerla sul caldo balcone in caso di emergenza, sappi che la certificazione con la quale questo prodotto viene identificato è la IP44, ciò vuol dire che il FRITZ!DECT 210 può sopportare degli spruzzi d’acqua ma nulla più di questo, non puoi pensare che resista a dei gavettoni d’acqua appositamente pensati per metterlo alla prova, soprattutto quando occupa prese di corrente che non rispettano alcuno standard di protezione dai liquidi. Diciamo che è più pensato per un uso in giardino (dove certamente può sopportare qualche goccia di pioggia e delle temperature dai forti sbalzi) o in bagno.

La scheda tecnica completa è disponibile sul sito ufficiale del produttore (it.avm.de/prodotti/fritzdect/fritzdect-210/dati-tecnici), per l’acquisto puoi puntare il browser su Amazon o fare un salto nel MediaWorld più vicino a casa tua. Parlando di Amazon noterai con i tuoi stessi occhi che allo stato attuale la differenza prezzo tra il FRITZ!DECT 210 e il maggiormente rodato DECT 200 è talmente irrisoria da far propendere verso il prodotto più giovane tra i due (che ne eredita la robustezza e il software aggiornato ma che include inoltre la possibilità di sopravvivenza in campo “un po’ più ostile“).

A me non resta che ringraziare AVM per avermi fatto avere il prodotto da testare e ovviamente assegnare un voto che non può che essere positivo vista la facilità di installazione, configurazione e utilizzo di un prodotto che può trasformare in smart qualsiasi presa di casa tua. Occhio però (c’è sempre un “ma“), anche il DECT!210 soffre dello stesso problema di qualsiasi altro adattatore sul mercato: finisce per tenere tutto per sé lo spazio di una placchetta biposto di prese a muro, rendendoti difficile l’utilizzo del secondo slot di alimentazione.

In caso di dubbi, domande o qualsivoglia altro dettaglio legato al prodotto sentiti libero di lasciare un commento qui di seguito all’articolo.

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Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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