Archives For Microsoft Windows

Mi è stato dato in pasto un vecchio HP 620. Dati su disco (quindi da formattare), nessun supporto di Recovery per riportare il sistema alle impostazioni di fabbrica (e no, neanche una Recovery Partition nascosta). Unico dettaglio è l’etichetta di Windows 7 Pro OEM posta sotto la sua scocca. Volendo evitare costi e tempi di attesa per un supporto HP (chiave USB o disco ottico), ho preferito cercare qualcosa in giro sul web, per capire se era possibile partire con un Windows 7 pulito sul quale reinstallare in seguito le applicazioni di base e gli aggiornamenti di sistema. Si può (con qualche accortezza).

Reinstallare Windows OEM quando il supporto di Recovery non c'è 7

Ottenere un file ISO di Windows

Parto dal principio e comincio dando per scontato che qualsiasi dato sensibile sia stato messo al sicuro dal tuo utente, che il tuo lavoro quindi si limiti a dover preparare da zero la macchina, radendo al suolo qualsiasi cosa viva attualmente sul disco fisso. Né HP, né Microsoft permettono in maniera pulita di ottenere un’immagine pulita del sistema. HP ti permette di ordinare i supporti originali del tuo prodotto, Microsoft invece mette a disposizione l’interfaccia di accesso facilitato a Digital River ma, nel caso in cui si tratti di un prodotto OEM e non Retail (cioè una licenza acquistata a parte, da qualsiasi rivenditore autorizzato), ti tira fuori un poco simpatico dito medio:

Per questo motivo ho cercato un’alternativa, la quale si è materializzata con il nome di Microsoft Windows and Office ISO Download Tool.

Si tratta di uno strumento abbastanza banale ma assolutamente adatto all’occasione (attuale, ma anche futura, non si sa mai), perché scavalca la limitazione imposta da Microsoft e permette la navigazione all’interno del loro sito web, consentendoti di selezionare l’intero percorso a te utile, per sistema operativo, versione, lingua e architettura. Una volta scaricata e avviata (non serve installazione) ti basterà selezionare il tipo di software da scaricare nel box in alto a destra (c’è anche Office, nda) e seguire la procedura guidata. Ho fatto qualche screenshot per farti vedere meglio di cosa si tratta:

A selezione completata, partirà il download del file ISO che hai scelto, porta pazienza (tutto dipende dalla tua connessione). Al termine, chiudi il tool, non ti dovrebbe più servire (tienilo da parte, magari in futuro potrebbe tornarti utile).

Creare il supporto di installazione

Di questo io e te ne abbiamo già parlato in realtà, ma probabilmente non lo ricordi. Ho tirato fuori Rufus dalla polvere, e con l’occasione l’ho aggiornato alla versione 2.14 (build 1086), mantenendo ovviamente la sua release Portable, così da non dover installare alcunché sulla macchina.

Trova una memoria USB che abbia almeno 3 GB di spazio disponibile da dedicare alla ISO di Windows scompattata (una stick da 4 GB andrà benissimo, tanto per capirci), mantieni le impostazioni suggerite dal programma e dagli in pasto il file precedentemente scaricato:

Reinstallare Windows OEM quando il supporto di Recovery non c'è 5

Rufus è pronto a creare il supporto USB avviabile per l’installazione di Windows 7 Pro Sp1 OEM in italiano, a 32 bit!

Ci siamo, lancia la preparazione del supporto facendo clic su Avvia e conferma l’operazione di formattazione della memoria USB, attendi quindi che il procedimento arrivi a completamento (impiegherà circa 15, 20 minuti al massimo). Espelli la chiave, infilala in una porta USB del PC che devi preparare da zero e falla partire, il resto è storia.

Riattivazione di Windows

Al completamento dell’installazione del sistema operativo, questo ti chiederà di essere attivato. Inserisci la Product Key che trovi sull’etichetta generalmente posta sulla scocca del portatile, tenta l’attivazione immediata perché –anche se dovesse fallire– la procedura proseguirà fino a portarti al Desktop del tuo PC appena formattato.

Controlla in autonomia se l’attivazione è andata a buon fine. Fai clic con il tasto destro su Computer, seleziona Proprietà e guarda in fondo alla schermata se il sistema è attivato o meno. Nel caso in cui non lo fosse, procedi con il riconoscimento telefonico. Ho provato un brivido lungo la schiena che mi ha riportato subito a una decina di anni fa, ma tutto funziona ancora, ti tocca solo di sopportare quella decina di minuti (circa) che serviranno ad ascoltare la voce guida, inserire i blocchi di numeri generati (ID di attivazione, nda) e ottenere quindi quelli in risposta, da inserire a video. Una volta fatto tutto, otterrai il tuo Windows 7 OEM completamente attivato e pronto per essere preparato.

Installazione del software

I driver vengono (teoricamente) scaricati da Microsoft Update se hai connesso la macchina a internet, puoi quindi non preoccupartene (in alternativa puoi navigare il sito web del costruttore della tua macchina, cercare la pagina del prodotto ed esplorare i driver messi a disposizione). Ciò che devi installare è il solito Firefox (o Chrome, in base alla tua preferenza), Java, Skype, ma anche Java, Dropbox e altro ancora.

Avevo pubblicato qualche tempo fa un documento per riepilogare un’installazione tipo (uno dei possibili esempi), la trovi ancora oggi all’indirizzo public.gfsolone.com/wiki/doku.php?id=documenti:setuppc, ma l’alternativa “all’olio di gomito“, download multiplo e “Next, Next, Done” si chiama Ninite. Si tratta di un sito web che ti permette di selezionare i software che ti interessano da una lista abbastanza nutrita e, una volta terminato, scaricare un piccolo pacchetto eseguibile da lanciare sul PC interessato.

Reinstallare Windows OEM quando il supporto di Recovery non c'è 6

Penserà lui a scaricare le ultime versioni dei software che hai scelto, installandole subito dopo, senza chiederti nulla a video (evitando così possibili errori e flag inopportuni che talvolta installano software ulteriore non richiesto, tipicamente pubblicitario). Si tratta di uno di quei tool che può essere utilizzato anche per aggiornare il software in seguito, replicando il solo clic necessario (si collegherà ai siti web delle applicazioni richieste, verificherà le ultime versioni disponibili e le confronterà con quelle a bordo del tuo PC), da tenere quindi da parte in caso di necessità.

Probabilmente superfluo dirlo, ma ricorda di far girare un Windows Update che possa rimettere completamente in bolla il sistema neonato. Le immagini ISO di Windows su Digital River sono aggiornate, ma non quelle relative a Windows 7 (e forse neanche quelle 8), immagino che Microsoft abbia maggiore interesse a tenere in linea quelle relative al suo ultimo prodotto sul mercato (giustamente, aggiungerei). In alternativa (se preferisci qualcosa di meno tradizionale ma efficace), ricorda che c’è sempre WSUS Offline.

In conclusione

Mi sembra di aver detto tutto, non dovrei aver saltato nulla, ma l’area commenti è ovviamente a tua totale disposizione nel caso in cui ti siano venuti dei dubbi o mi voglia richiedere qualcosa inerente l’argomento affrontato. Magari hai anche un consiglio alternativo a quello fornito, nel caso in cui mi capiti in futuro di avere ancora a che fare con PC che non hanno a portata di mano il loro disco di Recovery! ;-)

Update

Gironzolando sul web, ho notato di essere in buona compagnia per il più generico discorso relativo alla “Reinstallazione di Windows“. Ti consiglio quindi un ulteriore articolo (molto completo) che riprende buona parte di quanto sopra riportato, suggerendo inoltre delle possibili soluzioni a problemi che potresti riscontrare, soprattutto se hai a che fare con BIOS differenti. Ecco il collegamento: dellwindowsreinstallationguide.com/windows-7-sp1-iso-download

Cos’è un VHD? È un disco virtuale (da lì Virtual Hard Disk), riconosciuto nativamente da Windows 7 o versione più recente. Emula in tutto e per tutto un disco fisico, puoi crearlo, montarlo sul tuo PC caricandolo magari da rete, o altro dispositivo esterno / portatile. Sorvolando sulla sua storia e sul suo possibile utilizzo, questo è il classico “articolo appunti“.

Montare un disco VHD con un clic destro del mouse

Ho trovato un paio di alternative valide, che ho sfruttato su un PC dove avevo la necessità di montare sporadicamente un file VHD dedicato a un backup di posta elettronica. Una soluzione un po’ più home-made (in realtà quella che ho preferito, basata su batch e diskpart), l’altra esteticamente più bella e sicuramente più comoda per un utilizzatore meno spartano, il suo codice sorgente è disponibile su Github.

Batch & Diskpart

Tutto descritto in un articolo neanche tanto giovane di How-to-Geek (si parla del 2010), che trovi all’indirizzo howtogeek.com/51174/mount-and-unmount-a-vhd-file-in-windows-explorer-via-a-right-click. Volendolo riassumere brevemente, ti basterà creare due file batch all’interno del menu SendTo di Windows (quello che vedi tu stesso quando fai clic con il tasto destro su un file e poi ti sposti in “Invia a“). Il primo batch servirà a montare il file VHD, il secondo a smontarlo.

Per il mount lo script è questo:

SETLOCAL
SET DiskPartScript="%TEMP%\DiskpartScript.txt"
ECHO SELECT VDISK FILE="%~1" > %DiskPartScript%
ECHO ATTACH VDISK >> %DiskPartScript%
DiskPart /s %DiskPartScript%
ENDLOCAL

per smontare il file (unmount) è invece:

SETLOCAL
SET DiskPartScript="%TEMP%\DiskpartScript.txt"
ECHO SELECT VDISK FILE="%~1" > %DiskPartScript%
ECHO DETACH VDISK >> %DiskPartScript%
DiskPart /s %DiskPartScript%
ENDLOCAL

Dovrai quindi individuare il file VHD (ovunque lui sia), farci clic sopra con il tasto destro del mouse, selezionare “Invia a” e scegliere lo script di montaggio o smontaggio in base all’azione desiderata.

VHD Attach

L’altro metodo non differisce poi molto in quanto a clic destro del mouse (le voci saranno sempre lì), ma non sarà necessario andare nel menu “Invia a” e potrai inoltre installare e disinstallare il tool direttamente da Pannello di controllo, oltre che sfruttare la sua GUI dalla quale puoi gestire anche più file VHD contemporaneamente. Si chiama VHD Attach e viene sviluppato e rilasciato gratuitamente. Lo trovi su medo64.com/vhdattach. Lo trovo estremamente intuitivo, sufficientemente accattivante nella sua basilare grafica, con opzioni che si mostrano solo in base a ciò che puoi fare (per capirci, facendo clic con il tasto destro su un disco virtuale montato, ti mostrerà solo un Detach, per smontarlo).

Dallo stesso programma potrai analizzare le statistiche e informazioni più approfondite del file VHD, potrai farlo montare automaticamente e molto altro ancora. È certamente l’alternativa meno spartana e più indicata per essere utilizzata dalle masse.

Ci hai mai pensato? Utilizzi una casella di Google come principale. Probabilmente ci fai arrivare qualsiasi tua e-mail, che sia personale o di lavoro, senza pensarci su due volte. È capitato solo una manciata di giorni fa che una mia collega di lavoro si sia chiusa la porta dietro le spalle. Un banale cambio password che, per un motivo o l’altro, dopo un soffio è scappato via. Ha dimenticato quella password appena modificata perché il processo non era andato a buon fine al primo colpo. Una scemenza? Certo che sì. Una cosa che non potrebbe mai capitare a te? Forse. C’è modo di rimediare al detto “il backup è quella cosa di cui ti preoccupi dopo aver fatto il danno“? Si.

SMTP di GMail: l'utilizzo tramite app 2

Prima di arrivare alla situazione attuale ho provato diverse alternative. Non vorrei perdere da un giorno all’altro l’accesso al mio indirizzo e alla cronistoria scritta. Per il primo non c’è problema (il dominio è mio, posso facilmente reindirizzare la posta in ingresso), per il secondo un po’ meno, serve giusto il tempo di fare restore verso una diversa casella. Questo grazie a Gmvault, programma gratuito che funziona su più sistemi.

Senza scendere troppo nel dettaglio, puoi scaricare e installare facilmente Gmvault sul tuo PC. A quel punto dovrai semplicemente autenticarti e iniziare la prima sincronizzazione che creerà una copia di tutte le tue e-mail all’interno di una directory da te scelta.

Autenticazione

Una volta avviata la shell di Gmvault, potrai semplicemente lanciare un gmvault sync tuoaccount@gmail.com per chiedere al software di far partire una nuova finestra del browser tramite la quale autenticarti sul tuo account di posta elettronica, quindi tornare indietro con il token che autorizza l’azione e procedere con la prima sincronizzazione. Tutto viene riportato nella documentazione ufficiale, e nello specifico all’indirizzo gmvault.org/in_depth.html#authentication

Un backup in locale di GMail con Gmvault

Se hai un’autenticazione in due fattori e preferisci passare da una password specifica per applicazione, puoi lanciare un gmvault sync tuoaccount@gmail.com -p, ti verrà richiesto di inserire la password a video subito dopo. Aggiungendo in coda il parametro --store-passwd potrai chiedere a Gmvault di salvare quella password nelle sue impostazioni così da non doverla specificare successivamente (basterà un -p senza null’altro, Gmvault utilizzerà la password memorizzata), ma ricorda che seppur offuscata è pur sempre rischioso.

Dove salvare

Gmvault, salvo diversa specifica da parte tua, salverà ogni singola mail in formato eml, con un ulteriore file .meta in cui inserirà ulteriori informazioni (utili per un successivo restore, se mai dovesse servire), il tutto all’interno di una cartella predefinita chiamata gmail-db che troverai nella tua cartella utente di Windows. Per questo motivo ho preferito sin da subito modificare il puntamento di quella cartella, stessa cosa che puoi fare anche tu con il parametro -d. Tanto per farla completa, potrai lanciare Gmvault passandogli il giusto parametro per l’autenticazione e modificare la directory dove effettuare il salvataggio, per esempio gmvault sync tuoaccount@gmail.com -p -d C:\BackupGmail

Da qui in poi è solo attesa e velocità della connessione per scaricare tutto il contenuto della tua casella di posta elettronica.

Un backup in locale di GMail con Gmvault 1

Ora manca solo uno step, quello che riguarda la costanza.

Schedulazione

Ammirevole voler effettuare un backup ora che il disastro è stato sfiorato (nel caso della mia collega abbiamo fatto un redirect temporaneo verso un’altra casella grazie a un’ultima sessione viva collegata ancora al suo account principale, poi recuperato l’accesso dopo circa tre settimane di attesa e innumerevoli tentativi di farsi riconoscere da Google), ma ciò che è davvero importante è continuare a essere costanti, ripetere l’operazione nel tempo, basta una schedulazione :-)

Sul PC dove è stato installato e utilizzato per la prima volta Gmvault, ti basterà aprire l’Utilità di Pianificazione di Windows, quindi creare una nuova attività di base. Pubblico qui di seguito una galleria che ti permette di vedere tutti i passaggi, dopo riporto ciò che c’è da sapere / copiare per rendere tutto più semplice:

Crea una nuova attività di base e programmala per partire quando credi di averne necessità (io, visto il carico di posta ricevuta e inviata, ho programmato un job alle 20:30, 4 volte alla settimana), seleziona l’avvio di un programma e scegli gmvault.bat, lo trovi in %LocalAppdata%\gmvault (ti ricordo che %LocalAppData% corrisponde alla cartella C:\Users\TUONOME\AppData\Local), aggiungi un comando in coda (quindi specificalo nella riga “Aggiungi argomenti”) che permette al batch di lanciare la sincronizzazione:

sync -t quick TUOACCOUNT@gmail.com -d C:\BackupGMail

Tranne la prima parte (dove ritoccare solo il tuo indirizzo di posta elettronica), la seconda è del tutto modificabile. Il -d dovrà essere utilizzato solo per variare la directory dove salvare le nuove mail trovate sul tuo account. Ovviamente, alla stessa maniera, potrai specificare il -p se hai inserito e memorizzato precedentemente una password, e così via (vale quanto già raccontato nel paragrafo relativo al backup, ma anche ogni diverso riferimento riportato nella documentazione ufficiale del programma).

Se vuoi verificare di aver fatto tutto per bene, puoi provare ad avviare manualmente il job (tasto destro sull’operazione schedulata, un clic su Esegui), quindi dare un’occhiata alla finestra che ti comparirà a video, la quale dovrebbe portare a termine il lavoro in maniera del tutto automatica, per poi chiudersi.

Tutto funziona bene, i file EML li puoi aprire con Outlook (o altri programmi compatibili) e il tutto è fatto perché un domani tu possa recuperare ciò che hai perso eseguendo un restore con la stessa facilità del backup, anche se non te lo auguro! ;-)

Ho aggiornato il DSM installato sul mio Synology. È uscita la nuova versione 6.1 dopo il suo periodo di beta testing, la quale introduce alcune novità, ma che al contempo impedisce il corretto funzionamento di Plex, compreso quell’ultimo pacchetto disponibile sul sito ufficiale (installato come suggerito nell’articolo di una manciata di giorni fa). In attesa che una delle due parti corregga il problema (immagino toccherà a Plex), c’è un work-around funzionante che è possibile attivare manualmente da SSH oppure da script personalizzato.

DSM 6.1: Plex non funziona? C'è un work-around

La risposta si trova all’interno di uno dei tanti commenti disponibili sul forum ufficiale di Plex, in particolare in una discussione dedicata proprio ai problemi della versione 6.1 (quando si trovava in beta) e il noto Media Center. L’autore del commento ha fatto centro in due mosse, come spiegato all’indirizzo  forums.plex.tv/discussion/comment/1292473/#Comment_1292473 (il tutto risale addirittura a novembre dello scorso anno!):

cd /var/packages/Plex Media Server/scripts
 ./start-stop-status start

Si tratta di due banalissime istruzioni da lanciare via terminale SSH, o magari da inserire in uno script personalizzato da lanciare all’avvio del SO di Synology (perché, salvo problemi ed errori legati a Plex, quest’ultimo rimarrà attivo fino al successivo reboot di sistema).

Via SSH

Controlla di aver attivato il servizio SSH da Pannello di controlloTerminale e SNMP:

DSM 6.1: Plex non funziona? C'è un work-around 1

Fai clic sul checkbox in corrispondenza di “Attiva servizio SSH” e applica la modifica.

A questo punto collegati via PuTTY (su Windows) o Terminale (Mac OS) utilizzando il nome utente con il quale amministri il tuo NAS, quindi spostati nella cartella script di Plex (cd /var/packages/Plex Media Server/scripts) e lancia l’applicazione (./start-stop-status start).

DSM 6.1: Plex non funziona? C'è un work-around 2

A questo punto, navigando verso la dashboard principale di Plex installato sul Synology, dovresti notare che tutto è tornato alla normalità, e che ti è possibile esplorare i tuoi contenuti, senza ulteriori errori.

Via Utilità di pianificazione

Decisamente più comodo per il momento, e non richiede intervento manuale né per l’abilitazione di SSH (che ti consiglio di tenere disabilitato se il tuo IP è pubblico e non vuoi lasciare esposto il servizio sulla rete), né per inserire manualmente le istruzioni per l’avvio. Lo si fa una volta e ce ne si dimentica –ripeto– fino a quando non verrà risolto il problema dagli sviluppatori di Plex.

Unica nota differente alla quale fare molta attenzione: il cambio di directory tramite script deve essere fatto includendo dei backslash in caso di spazi in mezzo al nome delle cartelle, quindi:

cd /var/packages/Plex\ Media\ Server/scripts/

Accedi all’Utilità di pianificazione di Synology da Pannello di controllo, quindi crea una nuova attività azionata:

Hai terminato il tuo lavoro, lo script dovrebbe essere ormai capace di avviare Plex insieme al DSM, almeno fino a quando “la pezza” non sarà più utile e una nuova versione di Plex correggerà il problema definitivamente (e dovrai quindi andare a eliminare lo script che hai definito, per evitare possibili conflitti o errori).

Se vuoi fare un test (e capire se hai sbagliato qualcosa) puoi riavviare immediatamente il tuo NAS, e verificare che Plex venga avviato senza battere ciglio.

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Breve articolo ad perpetuam rei memoriam (non si sa mai, potrebbe sempre tornare utile in futuro). Non ti parlerò di WSUS Offline Update, è una fantastica utility che risolve molti dei problemi legati alle lunghe attese di ricerca, download e installazione patch per Windows quando si ha a che fare con macchine particolarmente datate e non aggiornate da diverso tempo, semplicemente saltando a piè pari l’ostacolo.

WSUS Offline Update: esclusione rapida di una patch

Il tool è gratuito, lo si scarica da wsusoffline.net ed è molto semplice da utilizzare (basta dare un’occhiata ai mille tutorial presenti sul web o magari giocarci sul proprio PC, perché di danni non è che tu ne possa poi fare molti). Facciamo finta che tu sappia già tutto e passiamo al succo della pillola. A me è servito escludere una particolare patch di Windows, affinché questa non venisse scaricata e installata da WSUS Offline Update. Riporto il pezzo della documentazione utile alla specifica esigenza:

b) Dynamically determined updates
To exclude dynamically determined updates from installation, insert their knowledge base ID (KBxxxxxx or simply xxxxxx) into the file “ExcludeList.txt” (directory .\client\exclude\custom). These updates will now be ignored; and you’ll receive a warning in the log.

Il tutto si traduce con un semplice file chiamato ExcludeList.txt, che andrà inserito nella cartella \exclude\custom\ di WSUS Offline Update (solo per fare un esempio: C:\wsusoffline\exclude\custom\ExcludeList.txt). All’interno del file dovrai dichiarare il KB da escludere, uno per riga se hai necessità di specificarne più di uno. Nel mio caso ho dovuto escludere una singola patch che sul vero WSUS aziendale è stata bloccata (aveva procurato problemi in passato). Così facendo posso evitare che lui debba andare a disinstallarla in seguito all’installazione eseguita tramite tool. La stessa cosa puoi applicarla direttamente alla cartella client (scaricherai la patch ma non la installerai), ti basterà inserire il file all’interno della cartella \client\exclude\custom.

Non servirà fare null’altro, la modifica è già operativa, tu potrai ora impostare che tipo di patch scaricare (e in seguito installarle tramite il client della stessa applicazione).

Buon lavoro!