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Si legga il sottotitolo “fino a quando non vi beccano“. Sì perché oggi si torna a ospitare amici sulle frequenze web di questo blog. Non capitava da qualche tempo e fa sempre piacere. Brava persona, sviluppatore, alto, biondo e con gli occhi azzurri (ci credi?), manterrà l’anonimato perché –come me e tanti altri– ci tiene a lasciar sopravvivere i suoi account. Io che ho invece un rapporto travagliato con le creature legate a Zuckerberg sorrido, strizzo l’occhiolino e spero che si rimanga un po’ amici come prima (lo siamo mai stati Marchino?).

A te la parola, GianGiacom…oh wait.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici

Disclaimer

Non siamo (né io, né Gioxx) responsabili per qualunque cosa possa succedere al tuo account Instagram se applicherai le tecniche descritte in questo articolo.

Ovviamente utilizzare un bot che simuli l’uso di un account reale è contro le condizioni d’uso di Instagram, quindi, occhio, rischi di perdere i tuoi account, per davvero.

Ringrazio Gioxx per l’ospitalità sul suo blog, e sì, non mi firmo, non mi interessa.

Instagram e i bot

Parliamoci chiaro. Instagram (ma anche Facebook, Twitter, ecc…) è strapiena di bot.

Dai, non mi dire che non te ne eri accorto.

La maggior parte di questi sono bot dedicati palesemente allo spam, altri no, ma andiamo con ordine.

Esistono almeno tre tipologie di bot, e una di queste è al 100% umana. :P

Lo spam umano

Partiamo dagli account “più in basso” nella gerarchia dello spam: gli spammer umani. Di solito si tratta di persone, coinvolte in schemi piramidali, che seguono “a manina” migliaia di account, commentano post proponendo diete, succhi, trucchi, ecc..

Il loro obiettivo? Venderti quel prodotto che tanto pubblicizzano.

Ovviamente non ci riescono: l’effort è veramente troppo grosso. Di solito abbandonano dopo un po’.

Su Facebook è pieno di questi personaggi (di solito donne, sempre che non siano profili creati appositamente), Instagram si sta riempiendo piano piano.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 1

Buona fortuna se sei donna e hai un account Instagram

Non vogliamo parlare di questo oggi.

Gli spambot

Saliamo di un livello. Ecco gli spambot veri e propri.

Ti seguono, ti taggano, ti richiedono l’amicizia: il loro obiettivo? Venderti un servizio o un prodotto (di solito di bassa qualità o inutile, come i like sul tuo account, o illegale, tipo il viagra).

Sono gestiti da serverfarm in paesi come Cina, India, ma anche in Europa.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 2

Sono talmente “scarsi” che gli utenti, anche i meno preparati, li individuano, li bloccano e (si spera) li segnalano.

Questi bot giocano sulla quantità, non sulla qualità. I personaggi dietro questi bot creano ogni giorno centinaia di migliaia di account, spammano milioni di utenti e così via.

A chi gestisce questi bot perdere account non interessa: non puntano a far crescere un account ma puntano a far sì che i loro account siano “visti”.

Hai presente quell’account babe123456789, una tipa scosciata con 10 foto, che ti ha appena aggiunto su Instagram?

Ecco, ti svelo un segreto, non è veramente una tipa scosciata. Molto più probabilmente si tratta di un nerd brufoloso che ha creato migliaia di account che cominciano tutti per babe.

Bot dedicati ad un singolo account

Altri bot sono più subdoli ed è qui che casca l’asino.

Sono bot dedicati unicamente alla crescita di un account. Agiscono in due modi:

  • Mettono like ai contenuti dell’account che vogliono far crescere in modo che siano più “visibili” su Instagram
  • Mettono like, seguono e commentano altri account a nome dell’account originale, in modo che venga conosciuto e seguito dagli utenti (veri questa volta) che sono raggiunti dal bot.

In entrambi i casi questi bot sfruttano script creati appositamente (o pubblici, ne parleremo più avanti) per simulare l’attività di un account su Instagram.

Nel primo caso, ad esempio, recuperano liste di account compromessi sul “dark web” e li usano, effettuando il login in un account alla volta, per mettere like al nuovo contenuto dell’account da far crescere.

È la tecnica descritta in questo articolo.

Nel secondo caso il bot effettua il login all’account da far crescere e “a suo nome” va in giro per instagram a lasciare like e commenti.

Come funzionano questi bot?

Le API di Instagram sono così “chiuse” che non permettono di seguire account o mettere like facilmente. Gli script di questi bot in genere lanciano un browser (o parsano direttamente le pagine di Instagram) per poi loggarsi ed effettuare alcune operazioni.

Che browser usano? Di solito browser come Chrome Headless, tramite le API esposte da Puppeteer o soluzioni simili.

Quindi immagina che il tuo bot sia in realtà un utente che clicca una pagina di Instagram, si collega, mette like e poi sparisce.

Se ti senti più tecnico, puoi dare un’occhiata a questo video che ti permetterà di approfondire l’argomento: https://www.youtube.com/watch?v=WSnfGQFZ2F0

Il bot finge (tramite uno user agent noto) di essere un cellulare, se si “comporta” bene, è tendenzialmente indistinguibile da un utente normale.

Siamo davvero certi che funzionino?

Sì, funzionano. In 5 giorni, senza far nulla, ho fatto crescere un account Instagram da zero a 100 follower, e non mi sono impegnato più di tanto.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 3

100 follower presumibilmente reali (la certezza non c’è mai, vedi https://socialdraft.com/how-to-identify-fake-likes-and-followers/), che hanno deciso di seguire il mio account volontariamente e senza alcun obbligo.

Ok, voglio farlo anche io

Ok, te lo racconto. Ma occhio, se ti fai ingolosire troppo, Instagram potrebbe accorgersi del tuo bot e operare in questo modo:

  • Bannare l’account.
  • Disabilitare la possibilità di mettere like e commentare (o altre restrizioni).

Da qui il disclaimer ad inizio articolo che ripetiamo per i duri d’orecchio: non siamo (né io, né Gioxx) responsabili per qualunque cosa possa succedere al tuo account Instagram se applichi le tecniche descritte in questo articolo

Instabot.py

Lo script che uso di solito è InstaBot, uno script Python, che ha i seguenti pregi:

  • È facile da configurare.
  • Funziona. (non banale).
  • C’è una community attiva, il codice è aggiornato spesso.
  • Gira su Mac, Windows, Linux e anche su Raspberry Pi.

Le istruzioni che seguono sono per computer Apple, ma sulla pagina del progetto ci sono i link ai video per il setup in ambiente Windows.

Cosa ci serve

Non serve molto per lanciare Instabot.py.

Basta, non serve altro.

Configurare il tuo bot

Scarica il pacchetto di Instabot. Apri il file example.py con un qualsiasi editor di testo e cerca questa sezione:

bot = InstaBot(
    login="username",
    password="password",
    like_per_day=1000,
    comments_per_day=0,
    tag_list=['follow4follow', 'f4f', 'cute'],
    tag_blacklist=['rain', 'thunderstorm'],
    user_blacklist={},
    max_like_for_one_tag=50,
    follow_per_day=300,
    follow_time=1 * 60,
    unfollow_per_day=300,
    unfollow_break_min=15,
    unfollow_break_max=30,
    log_mod=0,
    proxy='',
    # List of list of words, each of which will be used to generate comment
    # For example: "This shot feels wow!"
    comment_list=[["this", "the", "your"],
                  ["photo", "picture", "pic", "shot", "snapshot"],
                  ["is", "looks", "feels", "is really"],
                  ["great", "super", "good", "very good", "good", "wow",
                   "WOW", "cool", "GREAT","magnificent", "magical",
                   "very cool", "stylish", "beautiful", "so beautiful",
                   "so stylish", "so professional", "lovely",
                   "so lovely", "very lovely", "glorious","so glorious",
                   "very glorious", "adorable", "excellent", "amazing"],
[".", "..", "...", "!", "!!", "!!!"]],

Cambia il campo login e password con quelli del tuo account. Lascia a 1000 il valore di like_per_day e porta il valore di comments_per_day a 200, così non sarai troppo “spammoso“.

Guarda poi il campo comment_list. È qui che genererai i tuoi commenti. Si tratta di una lista di array che il bot userà, una parola alla volta, per generare un commento “casuale”.

Vediamo un esempio.

comment_list=[["Che bella questa", "Mi piace molto questa"],
              ["foto", "immagine"],
              ["!", "!!"]]

Con questa lista, i commenti che sarà possibile generare saranno:

  • Che bella questa foto!
  • Che bella questa foto!!
  • Che bella questa immagine!
  • Che bella questa immagine!!
  • Mi piace molto questa foto!
  • Mi piace molto questa foto!!
  • Mi piace molto questa immagine!
  • Mi piace molto questa immagine!!

Ovviamente le combinazioni possibili aumentano esponenzialmente man mano che aggiungerai contenuti alla variabile comment_list. Ti consiglio CALDAMENTE di elaborare quante più combinazioni possibili, in modo da variare spesso i commenti ed evitare la falce dei ban di Instagram.

Ok, hai impostato i tuoi commenti… Passiamo alla scelta delle foto che vuoi commentare. Sceglierai le foto in base ai tag.

La sezione da cambiare è tag_list: anche in questo caso vediamo un esempio.

tag_list=['follow4follow', 'f4f', 'cute'],

Anche qui, inserirai quanti più tag possibili. L’unico suggerimento che mi sento di dare è di puntare a tag “italiani”, se il tuo account è italiano, tag più internazionali se il tuo account è di respiro globale.

Ultimo tocco, per dare un po’ più di sicurezza…

Aggiungi subito sotto la riga log_mod queste due righe:

start_at_h=9,
end_at_h=22,

Diranno al bot di commentare e mettere like dalle 9 alle 22, così si comporterà più da “umano” che da “bot” ;)

Ok, siamo pronti per partire.

Lanciare lo script

Abbiamo cambiato il nostro file, abbiamo installato PIP e Python. Eccoci pronti.

  • Andiamo nella cartella dello script
  • Digita: pip install -r requirements.txt. Questo comando installerà i pacchetti richiesti dallo script Instabot.py
  • Lancia lo script: python example.py.

Vedrai che lo script comincerà a collegarsi a Instagram, a mettere like e scrivere commenti. Se lo lascerai girare per “sempre”, ad esempio su un server sempre online o su un Raspberry Pi, continuerà a lavorare in silenzio per te!

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 4

Alcuni suggerimenti

  • Fai girare lo script su un computer sempre acceso, così sarà più efficace.
  • Ogni tanto collegati all’account che stai pompando anche dal cellulare, per rendere il tuo account “più reale”.
  • Ricordati che c’è il rischio di perdere l’account. Non esagerare cambiando il valore di like e commenti con valori troppo alti. Pochi ma buoni, dice il proverbio.
  • Ogni tanto dai un’occhiata all’output dello script. A volte si incarta e va ucciso il processo di Python CTRL+C più volte su Linux/MacOS. Puoi poi farlo ripartire.
  • Puoi lanciare più istanze del bot, se hai più account da gestire… Basta copiare example.py e cambiare le credenziali di accesso.

Buona fortuna!


immagine di copertina: unsplash.com / author: Jakob Owens

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

OS X: formattare un disco in FAT32 direttamente da Terminale 1Non ti ho mai parlato prima di InkScape perché, al contrario di GIMP, lo uso molto meno, lo prediligo per lavorare più facilmente delle immagini vettoriali o dei file SVG, prevalentemente su Windows e pressoché zero su macOS. Eppure qualche giorno fa ho avuto la necessità di creare rapidamente un file PNG partendo da un SVG sul MacBook, e l’ho fatto con una finestra di Terminale e InkScape senza necessità di lanciare l’interfaccia grafica.

InkScape

Lo scarichi gratuitamente dal sito web ufficiale e, contrariamente a GIMP, ha ancora bisogno di un sistema di finestre X, questo si appoggia nello specifico a XQuartz (che quindi ti tocca scaricare e installare a parte, anche lui gratuitamente).

Una volta fatto (sia il primo che il secondo pacchetto DMG), non avviare neanche InkScape.

Da Terminale

Supponendo che la tua immagine SVG si trovi nella cartella Download (e il programma sotto la classica /Applications), aprendo Terminale potrai richiamare script --without-gui dalle risorse di InkScape, in questa maniera:

macOS: trasformare un SVG in PNG con Terminale e InkScape

Spiegata in soldoni, il comando ti permette di richiedere a InkScape di esportare un file PNG partendo dal file SVG, specificando ovviamente l’una e l’altra cartella su cui lavorare (sorgente e destinazione, chiaramente), aggiungendo ulteriori parametri di cui potresti aver bisogno, tutti disponibili da documentazione linux.die.net/man/1/inkscape.

Nel mio caso (quello dell’immagine poco sopra), ho estratto prima un PNG a risoluzione intera, poi ho tenuto a bada la larghezza, portandola a 1000px. Ti riporto il codice qui di seguito:

/Applications/Inkscape.app/Contents/Resources/script --without-gui --export-png=/Users/gioxx/Downloads/raster-image.png /Users/gioxx/Downloads/Logo-TeamViewer-2016.svg

e:

/Applications/Inkscape.app/Contents/Resources/script --without-gui --export-png=/Users/gioxx/Downloads/raster-image.png /Users/gioxx/Downloads/Logo-TeamViewer-2016.svg -w 1000

Ovviamente la cartella dovrai modificarla (in ambo i casi) con quella che corrisponde alla tua situazione attuale, il resto è un colpo di invio e il risultato servito su un piatto d’argento.

Cheers :-)

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TeamViewer è uno strumento tutto sommato fantastico e universalmente riconosciuto per essere un giusto partner nell’assistenza remota verso PC diversamente non raggiungibili. In passato brillante per il suo modo di saltare a piè pari le limitazioni imposte dai firewall o dai NAT di rete, oggi cerca di fare bella mostra di sé per alcune finezze e servizi accessori (come la giovane assistenza remota su iOS 11+) che conquistano altre fette di mercato.

Kace: TeamViewer Remote Host Switch 3

TeamViewer è anche lo strumento utilizzato per fare assistenza remota in ufficio e, nel corso del tempo, ho costruito una serie di script che mi hanno facilitato la vita nella gestione delle sue autorizzazioni e comportamenti. Attivazione o disattivazione del popup di conferma al collegamento da parte dell’utente finale, blocco o sblocco (quindi disattivazione o attivazione) della creazione password a video (quella specificata sotto il tuo ID), possibilità di inibire il collegamento via internet lasciando solo quello da rete locale. Un piccolo coltellino svizzero in VBS, da richiamare comodamente da riga di comando in base alle esigenze.

Qualche giorno fa ho “tradotto” uno di quegli script in istruzioni per Kace. In particolare parlo dello script che abilita o disabilita l’accesso con conferma al TeamViewer di qualsiasi macchina (x86/x64) controllata all’interno del dominio / parco macchine gestito da Kace. Se la conferma di accesso è abilitata la disabilita, diversamente la abilita.

Lo script

Eseguito come Local System, si basa su due Task, si tratta rispettivamente di quello per un sistema installato a 64 bit, l’altro a 32. Basta controllare se esiste una chiave di registro partendo dalle voci di registro x64 (le Wow6432Node) e variare un valore in base alla condizione attuale, quindi passare al Task 2 nel caso si avesse a che fare con un Windows x86, a 32 bit.

Ti riporto qui di seguito i passaggi che ho salvato nel mio script.

Task 1

Verify

Verifica che la chiave di registro HKLM\SOFTWARE\Wow6432Node\TeamViewer\AccessControl esista, e che il valore AC_Server_AccessControlType sia impostato a 3 (il popup di conferma al collegamento remoto, che compare a video dell’utente finale quando ci si è autenticati dall’altro lato), tradotto quindi con:

Verify that HKLM\SOFTWARE\Wow6432Node\TeamViewer\AccessControl!AC_Server_AccessControlType is equal to “3”

Kace: TeamViewer Remote Host Switch

On Success

In caso di successo, dovrai terminare il processo relativo al servizio di TeamViewer, il client di TeamViewer stesso e modificare quel valore di chiave prima di poter riavviare il servizio di TeamViewer. Tradotto, si ottiene quindi:

Kill the process “TeamViewer_Service.exe”
Kill the process “TeamViewer.exe”
Set “HKLM\SOFTWARE\Wow6432Node\TeamViewer\AccessControl!AC_Server_AccessControlType” to “0”
Restart service “TeamViewer”

Dove lo 0 equivale a un lasciapassare che non richiede conferma alcuna da parte dell’utente finale, in pratica si va a emulare quella condizione di limbo (che permette la connessione senza conferma) di quando ci si trova nella schermata di login di Windows (CTRL+ALT+CANC).

Remediation

La Remediation serve come faultback, permettendoti quindi di riportare la situazione allo stadio precedente, perché il primo passaggio (quello di Verify, nda) ha evidentemente rilevato che il valore di AC_Server_AccessControlType era impostato su qualcosa di diverso dal 3. Quindi non farai altro che terminare il processo relativo al servizio di TeamViewer, il client di TeamViewer stesso e ritoccare quel valore di chiave prima di poter riavviare il servizio dell’applicazione. Traduco:

Kill the process “TeamViewer_Service.exe”
Kill the process “TeamViewer.exe”
Set “HKLM\SOFTWARE\Wow6432Node\TeamViewer\AccessControl!AC_Server_AccessControlType” to “3”
Restart service “TeamViewer”

Kace: TeamViewer Remote Host Switch 1

La procedura su sistemi a 64 bit è completa. Salvo errori, questa parte sarà già funzionante, a prescindere dallo stato d’uscita dello script in console (potrebbe anche dirti di aver fallito, ma mente, dall’altro lato la modifica è stata eseguita e potrai metterla subito alla prova).

Task 2

Verify

Non pensare che io lo faccia apposta, ma nulla cambia rispetto a prima. Il Task 2 serve esclusivamente nel caso in cui il primo fallisca, perché evidentemente non ci si trova davanti a una installazione di Windows a 64 bit. Questo primo passaggio pensa perciò a verificare che la chiave di registro HKLM\SOFTWARE\TeamViewer\AccessControl esista, e che il valore AC_Server_AccessControlType sia impostato a 3 (il popup di conferma al collegamento remoto, che compare a video dell’utente finale quando ci si è autenticati dall’altro lato), tradotto quindi con:

Verify that “HKLM\SOFTWARE\TeamViewer\AccessControl!AC_Server_AccessControlType” is equal to “3”

On Success

Anche in questo caso, se la ricerca ha successo, dovrai terminare il processo relativo al servizio di TeamViewer, il client di TeamViewer stesso e modificare quel valore di chiave prima di poter riavviare il servizio di TeamViewer. Tradotto, si ottiene quindi:

Kill the process “TeamViewer_Service.exe”
Kill the process “TeamViewer.exe”
Set “HKLM\SOFTWARE\TeamViewer\AccessControl!AC_Server_AccessControlType” to “0”
Restart service “TeamViewer”

Remediation

Con la Remedetion chiudi il cerchio e anche le operazioni di ambo i Task, riportando la situazione a quella considerata standard, prevedendo che sia l’utente a darti l’autorizzazione al collegamento al suo PC, senza che tu possa entrarci senza controllo alcuno:

Kill the process “TeamViewer_Service.exe”
Kill the process “TeamViewer.exe”
Set “HKLM\SOFTWARE\TeamViewer\AccessControl!AC_Server_AccessControlType” to “3"
Restart service “TeamViewer”

Lo script è utile per casi di emergenza nel caso in cui tu stia lavorando sul PC dell’utente senza presidio dall’altro lato (tipicamente quando ti lascia a fare il tuo lavoro e si allontana per una pausa, un tempo variabile non sempre ben definito), e tu ne perda il controllo per un qualsivoglia motivo, chiudendoti quindi la porta alle spalle (e senza le chiavi di casa). Non andrebbe mai utilizzato come passe-partout all’insaputa dell’utente.

Buon lavoro.

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Scenario: avevo bisogno di modificare un attributo LDAP secondario, uno di quelli che trovi solo quando abiliti l’opzione “Advanced Features” nella console di Active Directory sul domain controller del tuo ufficio. Il problema è che –almeno su Windows 2008 (R2)– la scheda degli attributi (Attribute Editor) compare solo se apri la scheda utente muovendoti manualmente tra le OU, non la vedi comparire invece se quella scheda la apri in seguito alla ricerca rapida.

VBScript: modificare un attributo di LDAP (esempio d'uso)

Per questo motivo ho accorpato qualche riga di codice VBScript che mi ha permesso di velocizzare l’operazione, sotto un tetto .vbs unico che ti richiederà il nome utente, visualizzerà il valore attuale dell’attributo e ti permetterà di modificarlo con quello che preferisci. Questo esempio d’uso (che è modellato per il mio caso specifico) agisce sul campo “personalTitle“, ma è chiaramente sostituibile con qualsiasi altro campo disponibile (principale o secondario), e in linea di massima lo script è ulteriormente modificabile per fare più operazioni, per effettuare cicli di sostituzioni e molto altro ancora, prendilo quindi solo come base (mancano una serie di controlli di sicurezza, tanto per dire).

Il codice

Pubblicato su Gist per comodità (così lo vedrai sempre aggiornato nel caso in cui ci dovessero essere modifiche future), te lo propongo qui di seguito:

Puoi scaricare il file VBS direttamente facendo clic qui, anche se è più opportuno andare su Gist e fare clic su Download ZIP per ottenere sempre la versione più aggiornata (pulsante in alto a destra, nda).

Per qualsiasi dubbio, consiglio o ulteriore informazione, l’area commenti è sempre a tua disposizione.

Buon lavoro!


Immagine di copertina: unsplash.com / author: Markus Spiske

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Non c’è bisogno di ripetere nuovamente le stesse cose. , Google ha rimosso il pulsante “Visualizza immagine” dal suo Google Images, , probabilmente c’entra l’accordo con Getty Images ma chissenefrega. In fin dei conti quello che ti interessa (soprattutto se sei finito qui per caso) è capire come tornare a vedere e utilizzare quel pulsante, cosa assolutamente fattibile almeno fino a prossima mossa di Google. Metodi verificati sia per Firefox che per Chrome, così da accontentare ambo le sponde principali nel panorama browser.

Google Immagini: riottenere il pulsante "Visualizza immagine"

Se non sai di cosa sto parlando, ti invito a dare un’occhiata all’articolo di Ghacks di qualche giorno fa. Lo stesso fornisce già alcuni validissimi suggerimenti per muoversi nell’immediato, qualcuno lo riprendo anche io.

Tasto destro del mouse

Ti sembrerà una sciocchezza, eppure la soluzione più facile è anche quella che tutti hanno già a disposizione. Utilizzando Google Images, continua a cercare ciò che ti serve come hai sempre fatto. Espandi la selezione dell’immagine, quindi fai clic con il tasto destro e scegli “Visualizza immagine“.

Google Immagini: riottenere il pulsante "Visualizza immagine" 2

Se non dovessi utilizzare Firefox ma Chrome, rimarrebbe tutto identico fatta eccezione per il comando, nel caso del browser di Google è “Apri immagine in un’altra scheda“:

Google Immagini: riottenere il pulsante "Visualizza immagine" 3

View Image di Joshua B

Componente aggiuntivo per Firefox e Chrome, View Image permette di far comparire il tasto “View Image” (con molta fantasia, eh?) al suo posto, come mai fosse sparito, magari modificato (visualizzerai “View Image” anche se il tuo Google Images è impostato in lingua italiana), ma pur sempre funzionante e quindi perfetto per lo scopo.

Update

Rapido aggiornamento per dire che la localizzazione è ora perfettamente funzionante e verrà mostrata in base alla lingua del tuo browser. Vedrai quindi il pulsante “Visualizza immagine” se il tuo Firefox / Chrome è stato installato in italiano.

View Image
View Image
Developer: Joshua B
Price: Free
View Image
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Developer: Joshua B
Price: Free

Il progetto è assolutamente Open Source e disponibile su GitHub, lo trovi all’indirizzo github.com/bijij/ViewImage, tra l’altro è disponibile anche una versione Userscript per chi già oggi utilizza software come Tampermonkey o Greasemonkey. Non devi fare altro che caricare il componente aggiuntivo nel tuo browser, non dovrai fare altro perché il pulsante sarà già lì ad aspettarti:

Google Immagini: riottenere il pulsante "Visualizza immagine" 1

Questo metodo funziona ancora meglio se in coppia con il mio Search Engine per Google Images e Firefox :-)

Userscripts

Utilizzi Tampermonkey o Greasemonkey (o magari qualche altra alternativa)? Bene, qui ho un paio di alternative che potrebbero fare al tuo caso:

StartPage (e non solo)

(Meglio con i browser di casa Mozilla, nda). Motore di ricerca alternativo che si prende cura della tua privacy, ma pur sempre basato su risultati di Google, può essere aggiunto ai tuoi Segnalibri di Firefox, specificando la parola chiave per velocizzare la ricerca (come ti ho già spiegato qui).

Riepilogando:

  • visita StartPage e fai clic con il tasto destro nel suo campo di ricerca, quindi seleziona “Aggiungi una parola chiave per questa ricerca“, specifica un termine facile da ricordare nell’unico campo libero disponibile a video (nel mio caso, quello che vedi in immagine, ho utilizzato spage):
  • nella barra dell’URL inizia a scrivere la parola chiave scelta, seguita dal termine da ricercare, verrai portato immediatamente su StartPage e sui risultati da lui trovati:

Google Immagini: riottenere il pulsante "Visualizza immagine" 5

Puoi fare la medesima cosa con qualsiasi altro motore di ricerca: da Bing a Yahoo, passando per DuckDuckGo.

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